IL GRANDE NINO MANFREDI

Nino Manfredi è stato un attore, regista, sceneggiatore, doppiatore e cantante. Ha dedicato la sua vita all’arte, è stato un maestro della commedia all’italiana (definizione del critico Gian Piero Brunetta) e pilastro del cinema, insieme ad Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman. Nato il 22 marzo 1921 a Castro dei Volsci, in Ciociaria, Nino Manfredi presto si trasferisce con la sua famiglia a Roma. Quindici anni più tardi soggiorna per un lungo periodo in ospedale a causa di una grave tubercolosi, ma non si perde d’animo ed impara a suonare un banjo che lui stesso ha costruito. Entra in un complesso a plettro dell’ospedale e dopo un’esibizione della compagnia di Vittorio De Sica si avvicina al mondo della recitazione. Questa sorprendente passione lo spingerà a frequentare l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica di Silvio d’Amico che segnerà l’inizio della sua esplosiva carriera. Il legame che lo lega alla città di Roma è profondo. I suoi film raccontano un pezzo di storia, e le sue interpretazioni sono strabilianti e uniche grazie alla sua vena umoristica e la sua simpatia innata. Nino Manfredi coinvolge totalmente gli spettatori, e ci riesce grazie alla sua straordinaria capacità di saper umanizzare i personaggi che interpretava. Lo ricordiamo come gangster alle prime armi in “Susanna tutta Panna” (1957), come latin lover in “Tempo di Villeggiatura” (1956) e come nonno Geppetto in “Pinocchio” (1971) di Luigi Comencini. Il sabato sera entrava nelle case degli italiani intrattenendoli con “Canzonissima“. Nel 1974 recita insieme a Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Federico Fellini, Aldo Fabrizi e Stefania Sandrelli in “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola. Interpreta Nino Garofoli, emigrante in Svizzera costretto a tingersi i capelli di biondo, in “Pane e Cioccolata” (1974) di Brusati, e rappresenta, poi, Michele Abbagnano il venditore abusivo di caffè sui treni del Sud in “Café Express” (1980). Poi ancora “Audace colpo dei soliti ignoti” (1960) di Nanni Loy e “Brutti, sporchi e cattivi” (1976) di Scola. Il grande successo teatrale arriva con “Rugantino” (1963), recitando con Aldo Fabrizi e Bice Valori, che lo porterà negli Stati Uniti d’America. Molto attivo in radio, Nino Manfredi è anche cantante di storici successi musicali, tipicamente romani, come “Tanto pe’ cantà“, “Roma nun fa la stupida stasera“, solo per citarne alcuni. Ha prestato la sua voce, tra gli altri, a Robert Mitchum, Franco Fabrizi, Sergio Raimondi e a Marcello Mastroianni. In qualità di attore ha conquistato cinque Nastri d’Argento e cinque David di Donatello. La sua ironia, anche verso temi religiosi, era apprezzata da tutti, tanto da ricevere un invito dal Papa Giovanni Paolo II alla rappresentazione in Vaticano di una commedia giovanile scritta proprio dallo stesso Papa. Nino Manfredi ci lascia...

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EVENTO: VENERDI 23 PRESENTAZIONE DE ‘I SOTTERRANEI DI NOTRE DAME’ DI BARBARA FRALE

Venerdì 23 alle ore 16.30 presentazione del libro ‘I sotterranei di Notre Dame’. L’autrice dialogherà con Simona Teodori, responsabile cultura della Pro Loco e con Laura Ingrassia.  PARIGI, 1301. Perché il re di Francia e i suoi uomini più fidati si aggirano furtivi nei sotterranei di Notre-Dame? Che cosa stanno disperatamente cercando? Filippo il Bello è disposto a tutto pur di scongiurare un evento fatale per il suo regno e la sua discendenza. Anche a mobilitare i migliori consiglieri perché raggiungano Roma: proprio in Vaticano, sotto la protezione del papa, si nasconde il celebre Arnaldo da Villanova, noto come il Catalano, geniale e discusso medico di Bonifacio VIII, un tempo al servizio di Filippo il Bello, poi accusato di praticare la magia. Ora il re lo rivuole presso di sé. Per quale motivo? Il pontefice nutre dei sospetti su quella richiesta e teme che Filippo il Bello stia orchestrando un complotto contro la Santa Sede. Per questo affida il compito di indagare al nipote, Crescenzio Caetani, giovane studente in Medicina, e a Dante Alighieri, delegato della Repubblica di Firenze. Addentrandosi nei meandri della Biblioteca Apostolica, sfogliando inestimabili trattati medici del mondo antico, i due tenteranno di scoprire cos’è che tormenta il monarca più potente della cristianità. Un segreto che il Catalano, custode della tradizione magica dell’Oriente, pare conoscere, ma che non sembra disposto a rivelare… “I sotterranei di Notre-Dame” l’ultimo romanzo di Barbara Frale, nota storica dell’Archivio Segreto Vaticano non è solo un thriller storico, è qualcosa di più sofisticato e appassionante. Il romanzo si dipana nella narrazione della guerra senza quartiere che Filippo il Bello scatenò contro l’Ordine dei Cavalieri Templari fino alla loro caduta. Una parabola discendente che si concluse proprio sull’Île de la Cité, il 18 marzo 1314 con l’esecuzione del Gran Maestro Jaques De Molay, che venne arso vivo con viso rivolto verso la Cattedrale di Notre Dame. Barbara Frale, nota Medievalista e studiosa affermata delle vicende storiche dei Cavalieri del Tempio, descrive con grande attendibilità e lucido sapere circostanze che da secoli appassionano tutto il mondo, per il mistero che le avvolge e per la grandiosità dei Poteri coinvolti nello scandaloso Processo contro i Cavalieri Templari. La storia, romanzata laddove necessario, di erige su fonti storiche inattaccabili e ci conducono alle reali motivazioni che spinsero il Re di Francia a complottare contro l’Ordine Templare. Motivazioni che non furono solo di ordine politico ed economico ma anche personali, privatissime. Barbara Frale frequenta l’Università degli Studi della Tuscia-Viterbo, dove diventa la prima studentessa in Italia a laurearsi in Conservazione dei Beni Culturali. La sua tesi di storia medievale, basata sull’esame di oltre 7000 documenti notarili del...

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Videogallery VI Edizione Infiorata

La Video Gallery della VI Edizione dell’Infiorata Storica di Roma Panorama dei quadri floreali su via della Conciliazione http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/Infiorata-2016.mp4 Courtesy of Immagini romane Realizzazione del quadro floreale di Poggio Moiano http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/Infiorata-Roma-2016-28•06-San-Pietro-e-Paolo.mp4 Courtesy of Associazione turistica Pro Loco Poggio Moiano Quadro floreale Pro Loco Roma – Logo Mater Misericordiae “Madonna dell’Elemosina” di Biancavilla http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/Roma-infiorata-presente-anche-il-logo-della-Madonna-dellElemosina-di-Biancavilla.mp4 Courtesy of VideoStar Intervista agli infioratori e ai Fedeli di Vitorchiano http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/In-Vaticano-l’infiorata-per-San-Pietro-e-San-Paolo.mp4 Courtesy of alaNEWS Intervista a Mauro Abbondanza, responsabile Comunicazione Pro Loco Roma http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/L’infiorata-dei-Santi-Pietro-e-Paolo-in-via-della-Conciliazione.mp4 Courtesy of TV2000 Quadro Pro Loco Roma, logo Mater Misericordiae – Papa Francesco ringrazia la Pro Loco di Roma e tutti gli infioratori http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/Il-Logo-“Mater-Misericordiae”-nella-storica-infiorata-di-Roma-per-i-Santi-Pietro-e-Paolo.mp4 Courtesy of TelevideoAdrano   Intervista al Responsabile della Comunicazione di Pro Loco Roma Mauro Abbondanza http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/Infiorata-di-Roma-2016.mp4 Courtesy of Roma per il Giubileo...

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Infiorata Storica di Roma 2017

Anche quest’anno Pro Loco Roma Capitale ha avuto l’onore di organizzare l’Infiorata Storica di Roma, giunta nel 2017 alla sua VII Edizione. La manifestazione ha avuto luogo come ogni anno il 29 Giugno, in onore del Santo Padre e in occasione della festa dei Santi Patroni cittadini Pietro e Paolo, e ha visto la realizzazione di magnifici quadri floreali su Piazza Pio XII, fronte la Basilica di San Pietro. Come ogni anno la manifestazione ha visto la partecipazione di gruppi di infioratori provenienti da tutta Italia, che sin dal giorno precedente hanno lavorato con impegno e passione alla realizzazione dei quadri, per esporre le proprie opere concluse alla meraviglia dei visitatori nel giorno di festa. Pro Loco Acquapendente, Pro Loco Poggio Moiano, Associazione Infiorate Artistiche TruciolinArte, Associazione Infiorata Città di Aprilia, Associazione Rione Borgo Bracciano, assieme a Pro Loco Roma e ai volontari accorsi per partecipare all’evento, hanno dato vita allo spettacolo di colori che i visitatori hanno potuto ammirare sin dalle prime ore del mattino. Come ogni anno la realizzazione in notturna dei quadri ha attirato numerosi turisti e curiosi che si sono uniti agli infioratori, cimentandosi con un’arte antica e portando sicuramente via con loro un ricordo indimenticabile dell’Infiorata! Momento particolarmente emozionante della giornata di festa è stato il ringraziamento di Papa Francesco, che ha citato l’infiorata durante l’Angelus: un motivo di orgoglio per Pro Loco Roma che ci spinge con ancor più determinazione a portare avanti una tradizione antica che si era perduta e che merita di essere tramandata. Al termine dell’Angelus la banda musicale Statuario Band ha intrattenuto la piazza con una serie di marce brillanti, coinvolgendo grandi e piccini con la propria energia. Moltissimi sono i visitatori che si sono intrattenuti a guardare, commentare e fotografare i quadri, a chiacchierare allo stand e a chiedere informazioni sulle opere, sulle tecniche di realizzazione e sul significato iconografico, in un’edizione tutta dedicata all’immagine Mariana. Tra i visitatori, la manifestazione ha avuto il privilegio di annoverare il presidente dell’Unpli, Antonino La Spina, che ha omaggiato l’Infiorata Storica di Roma 2017 con la sua presenza, a riconoscimento dell’alto valore dell’evento stesso. L’infiorata Storica rappresenta un evento di valore artistico, culturale e tradizionale di alto profilo, un momento di condivisione che contribuisce a tramandare la bellezza delle nostre radici, ad esaltare la particolarità dell’artigianato floreale e valorizzare il patrimonio della Capitale e della Regione Lazio, nella splendida cornice di Piazza Pio XII, ma anche a coinvolgere e avvicinare realtà del territorio italiano unite dalla passione per questa antica arte.  Tutto ciò è possibile grazie al contributo di tutti i partecipanti, che Pro Loco Roma vuole ringraziare: Il Municipio I di Roma Capitale e la Regione Lazio, che anche quest’anno hanno patrocinato l’iniziativa; l’Unpli e il suo presidente Antonino La Spina, per...

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Rassegna stampa Infiorata Storica di Roma 2017

La VII edizione dell’Infiorata Storica di Roma ha riscosso un notevole interesse sui media prima e dopo l’evento. In questa sezione la rassegna stampa dei siti web che parlano della manifestazione. articoli, video e gallery: Corriere della Sera (con photogallery) Corriere della Sera – Video Meteoweb (con photogallery) Repubblica.it (photogallery) Repubblica.it (con video e interviste) Quotidiano.net (con photogallery) L’Unione Sarda Unpli AgenPress (intervista al presidente UNPLI Antonino La Spina) Omniroma Diario de Yucatan  El 19 El Siglo del Durango citazioni: Vaticano.com (eventi del 29 giugno) FanPage.it (eventi del 29 giugno) AdnKronos (eventi del 29 giugno) Sussidiario.net (eventi del 29 giugno) La Provincia del Sulcis (eventi del 29 giugno) WantedinRome (eventi del 29 giugno) Unpli Lazio (articolo di presentazione evento) RomaToday (articolo di presentazione evento) Roma Funweek (articolo di presentazione evento) TurismoRoma (articolo di presentazione evento) TabletRoma (articolo di presentazione evento) RomaGuide.it (articolo di presentazione evento) 060608 (articolo di presentazione evento) Sanfrancescopatronoditalia.it (discorso del Papa) Agensir (discorso del Papa) Radio Vaticana (discorso del Papa) OrvietoSì (articolo sul Pugnalone) Tusciaweb (articolo sul...

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Infiorata Storica di Roma – VII Edizione

Anche quest’anno Pro Loco Roma Capitale ha avuto l’onore di organizzare l’Infiorata Storica di Roma, giunta nel 2017 alla sua VII Edizione. La manifestazione ha avuto luogo come ogni anno il 29 Giugno, in onore del Santo Padre e in occasione della festa dei Santi Patroni cittadini Pietro e Paolo, e ha visto la realizzazione di magnifici quadri floreali su Piazza Pio XII, fronte la Basilica di San Pietro. Come ogni anno la manifestazione ha visto la partecipazione di gruppi di infioratori provenienti da tutta Italia, che sin dal giorno precedente hanno lavorato con impegno e passione alla realizzazione dei quadri, per esporre le proprie opere concluse alla meraviglia dei visitatori nel giorno di festa. Pro Loco Acquapendente, Pro Loco Poggio Moiano, Associazione Infiorate Artistiche TruciolinArte, Associazione Infiorata Città di Aprilia, Associazione Rione Borgo Bracciano, assieme a Pro Loco Roma e ai volontari accorsi per partecipare all’evento, hanno dato vita allo spettacolo di colori che i visitatori hanno potuto ammirare sin dalle prime ore del mattino. Come ogni anno la realizzazione in notturna dei quadri ha attirato numerosi turisti e curiosi che si sono uniti agli infioratori, cimentandosi con un’arte antica e portando sicuramente via con loro un ricordo indimenticabile dell’Infiorata! Momento particolarmente emozionante della giornata di festa è stato il ringraziamento di Papa Francesco, che ha citato l’infiorata durante l’Angelus: un motivo di orgoglio per Pro Loco Roma che ci spinge con ancor più determinazione a portare avanti una tradizione antica che si era perduta e che merita di essere tramandata. Al termine dell’Angelus la banda musicale Statuario Band ha intrattenuto la piazza con una serie di marce brillanti, coinvolgendo grandi e piccini con la propria energia. Moltissimi sono i visitatori che si sono intrattenuti a guardare, commentare e fotografare i quadri, a chiacchierare allo stand e a chiedere informazioni sulle opere, sulle tecniche di realizzazione e sul significato iconografico, in un’edizione tutta dedicata all’immagine Mariana. Tra i visitatori, la manifestazione ha avuto il privilegio di annoverare il presidente dell’Unpli, Antonino La Spina, che ha omaggiato l’Infiorata Storica di Roma 2017 con la sua presenza, a riconoscimento dell’alto valore dell’evento stesso. L’infiorata Storica rappresenta un evento di valore artistico, culturale e tradizionale di alto profilo, un momento di condivisione che contribuisce a tramandare la bellezza delle nostre radici, ad esaltare la particolarità dell’artigianato floreale e valorizzare il patrimonio della Capitale e della Regione Lazio, nella splendida cornice di Piazza Pio XII, ma anche a coinvolgere e avvicinare realtà del territorio italiano unite dalla passione per questa antica arte.  Tutto ciò è possibile grazie al contributo di tutti i partecipanti, che Pro Loco Roma vuole ringraziare: Il Municipio I di Roma...

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Festival di Frascati|New Year’s Parade Roma

Manifestazione promossa dalla Pro Loco di Roma La Pro Loco di Roma promuove la manifestazione ideata dalla società londinese Destination Events in collaborazione con il team americano Youth Music of the world: il Festival di Frascati e la New Year’s Parade di Roma. Giunta alla sua decima edizione, l’evento vedrà a Frascati e nella capitale esibirsi alcune tra le più prestigiose marching band americane, in collaborazione con bande italiane, majorette, artisti di strada e gruppi di danza. I luoghi dell’evento saranno diversi in entrambe le città: le vie dello shopping di Roma, prestigiose basiliche e importanti piazze. “Un’entusiasmante manifestazione internazionale della musica”: così definisce l’evento Lizzie Bone, direttrice per le operazioni in Europa di Destination Events, che è l’organizzazione promotrice anche della London’s New Year’s Day Parade e della Grand Parade de Paris on the Champs Elysee in Paris.   Il programma:  Venerdì 30 dicembre 2016 Frascati, Piazza del Mercato: 11,30 Manatee “Hurricanes” and Fleming Island “Golden Eagles” High School Marching Bands. 12,30 Germantown High School Marching Band Frascati, Piazza San Pietro: 11,45 Manatee “Hurricanes” and Fleming Island “Golden Eagles” High School Marching Bands. 12,45 Germantown High School Marching Band Roma, San Giovanni dei Fiorentini 20,00 Woodward Academy Symphonic Band, Germantown High School Band, Woodward Academy Jazz Band °°°°°°° Sabato 31 dicembre 2016 Frascati, Piazza del Mercato 10,30 The ‘Robert W. Woodruff’ Marching Band from Woodward Academy 12,00 University of South Florida, Herd of Thunder Marching Band 12,15 The University of Northern Iowa Panther Marching Band 16,00 Birmingham Seaholm High School Marching Band 16,15 Archbishop Riordan High School Crusader Marching Band Frascati, Basilica San Pietro 11,00 Woodward Academy Symphonic Band Frascati, Piazza San Pietro 12,00 The University of Northern Iowa Panther Marching Band 12,15 University of South Florida, Herd of Thunder Marching Band 16,00 Archbishop Riordan High School Crusader Marching Band 16,15 Birmingham Seaholm High School Marching Band °°°°°°° Domenica 1 gennaio 2016 Roma, Piazza San Pietro – Città del Vaticano 12 University of South Florida, Herd of Thunder Marching Band Roma, Piazza del popolo 15,30 Rome New Year’s Day Parade: Archbishop Riordan High School Crusader Marching Band, Birmingham Seaholm High School Marching Band, Germantown High School Marching Band, Manatee “Hurricanes” and Fleming Island “Golden Eagles” High School Marching Bands, Marshall University Marching Thunder, University of Northern Iowa Panther Marching Band, University of South Florida, Herd of Thunder Marching Band, The ‘Robert W. Woodruff’ Marching Band from Woodward Academy °°°°°°° Lunedì 2 gennaio Roma, Santa Maria degli Angeli e dei Martiri 18,00 University of South Florida “Wind in Rome” Curioso di scoprire quali sono le marching band che parteciperanno? Leggi...

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Video gallery VI edizione Infiorata storica di Roma

La Video Gallery della VI Edizione dell’Infiorata Storica di Roma Panorama dei quadri floreali su via della Conciliazione http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/Infiorata-2016.mp4 Courtesy of Immagini romane Realizzazione del quadro floreale di Poggio Moiano http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/Infiorata-Roma-2016-28•06-San-Pietro-e-Paolo.mp4 Courtesy of Associazione turistica Pro Loco Poggio Moiano Quadro floreale Pro Loco Roma – Logo Mater Misericordiae “Madonna dell’Elemosina” di Biancavilla http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/Roma-infiorata-presente-anche-il-logo-della-Madonna-dellElemosina-di-Biancavilla.mp4 Courtesy of VideoStar Intervista agli infioratori e ai Fedeli di Vitorchiano http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/In-Vaticano-l’infiorata-per-San-Pietro-e-San-Paolo.mp4 Courtesy of alaNEWS Intervista a Mauro Abbondanza, responsabile Comunicazione Pro Loco Roma http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/L’infiorata-dei-Santi-Pietro-e-Paolo-in-via-della-Conciliazione.mp4 Courtesy of TV2000 Quadro Pro Loco Roma, logo Mater Misericordiae – Papa Francesco ringrazia la Pro Loco di Roma e tutti gli infioratori http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2016/07/Il-Logo-“Mater-Misericordiae”-nella-storica-infiorata-di-Roma-per-i-Santi-Pietro-e-Paolo.mp4 Courtesy...

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OPERE DEL BORROMINI

Opere del Borromini: da scalpellino a San Pietro ad assistente del Bernini Francesco Borromini, nato Francesco Castelli Brumino, fu uno degli architetti più importanti e conosciuti del Barocco italiano. Nato nel 1599 sul lago di Lugano, probabilmente era figlio di un capomastro da cui imparò le principali tecniche di intaglio; in seguito passò alcuni anni a Milano per poi trasferirsi a Roma, nel 1619, dove rimase per tutto il resto della sua vita. Grazie ad una lontana parentela con Carlo Maderno, trovò impiego come scalpellino in San Pietro in Vaticano, operando principalmente sui cherubini decorativi, sui festoni e sui cancelli. Quando il Maderno morì, nel 1629, le speranze di Borromini di essere nominato architetto della “fabbrica” di S. Pietro vennero deluse con la nomina al ruolo di Gian Lorenzo Bernini il quale, però, lo confermò suo primo assistente. Borromini proseguì quindi agli ordini di Bernini contribuendo, talvolta, alla progettazione di alcune opere importanti sia di San Pietro sia di Palazzo Barberini come, ad esempio, la bellissima scala ellittica interna. Il rapporto tra i due fu tutt’altro che facile e, nel 1634, i due architetti si separarono definitivamente anche perché, in quel periodo, a Borromini si presentò la grande occasione di progettare la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane. La Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane Tra le opere del Borromini a Roma, S. Carlo alle Quattro Fontane (S. Carlino) è senza dubbio una delle più note, grazie al fatto che, malgrado le sue ridottissime dimensioni, la chiesa è una delle più geniali composizioni spaziali che siano state mai immaginate, con la sua pianta ovale, accentuata dalla cupola a nido d’ape, l’effetto flessibile delle pareti ondulate e la facciata concavo-convessa molto particolare. Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza Un’altra delle opere del Borromini a Roma è la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, del 1642 e recentemente restaurata; la chiesa ha la pianta stellare formata dall’unione di due triangoli equilateri con la cupola che, all’esterno, è coperta da un tamburo convesso e si conclude su un’alta lanterna a spirale che suggerisce un ideale percorso ascensionale; tutti elementi ripresi anche nella costruzione del tiburio e del campanile della Basilica di Sant’Andrea delle Fratte. La Chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona Un’altra delle famose opere del Borromini a Roma è la Chiesa di Santa Agnese in Agone, a piazza Navona, del 1653, in cui Borromini riprese il primo progetto dell’architetto Rainaldi apportando piccole modifiche all’interno e ridisegnando la facciata, rendendola concava. La cupola, incorniciata da eleganti torrette, costituisce una delle sue composizioni migliori anche se, prima di essere completata, l’incarico gli venne tolto e riaffidato a Rainaldi e Bernini. Secondo la tradizione, il suo...

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Le opere del Bernini: dalla Barcaccia a Palazzo Barberini

Le opere del Bernini: un nuovo modo di esprimere il barocco Nato a Napoli nel 1598, il Bernini dedicò la sua vita e la sua arte alla città di Roma dove iniziò a lavorare intorno ai sedici anni e dove morì nel 1680. Ad oggi, la Città Eterna, ospita pertanto molte delle opere del Bernini più famose. Palazzi, piazze e giardini hanno mantenuto nel tempo vivida la perfezione delle geometrie e delle forme da lui scolpite, donando a noi un tesoro unico che val la pena di esplorare, consapevoli tuttavia che quello offerto è solo uni dei tanti percorsi volti a scoprire le opere del Bernini a Roma, poiché innumerevoli e suggestive. Fu il cardinale Scipione Borghese a commissionare allo scultore la sua prima opera: la decorazione della villa del Pincio, Villa Borghese, cui seguì il David nel 1619. Grazie a queste opere del Bernini nacque un nuovo modo di esprimere la tecnica barocca sino ad allora utilizzata. La ricerca maggiore del movimento perpetuata dal Bernini, si accentua e perfeziona nell’opera di Apollo e Dafne che ad oggi è possibile ammirare all’interno di Galleria Borghese dove è possibile trovare anche: Il busto del Cardinale Scipione Borghese, il  Ritratto di fanciullo, il dipinto chiamato La Verità ed anche un Autoritratto dell’autore stesso. Bellissime sono anche le fontane che l’artista ha scolpito e che possiamo riconoscere passeggiando fra le strade della capitale. Importante è la Barcaccia, scenografica scultura posta al centro di Piazza di Spagna, oppure  la Fontana dei Quattro Fiumi o quella del Moro presenti in Piazza Navona. Considerato da Urbano VIII l’artista ufficiale della corte papale ed in particolare della famiglia Barberini, le opere del Bernini presenti in Vaticano e nel palazzo appartenente alla famiglia Barberini sono innumerevoli. Ancora una volta possiamo ammirare la maestria dell’artista nello scolpire fontane come  la Fontana delle Api e la Fontana del Tritone, presenti in Piazza Barberini. Esse ci accompagnano, quasi preannunciandoci, la bellezza di Palazzo Barberini poco distante. Il palazzo, nella sua struttura con la scala a pozzo quadrato, il suo salone centrale, la loggia ed il portico sottostante costituiscono, fra le opere del Bernini,uno dei più alti esempi di architettura. Le mura di questo palazzo sono inoltre custodi di altre opere del Bernini come: Il Busto di Antonio Barberini, di Clemente X e di Urbano VIII. Così come il dipinto del David con la Testa di Golia o ancora il Ritratto di Urbano VIII. Fra le opere di Bernini spicca inoltre la Chiesa di Santa Maria del Popolo, presso piazza del Popolo, e la facciata dell’arcata stessa che divide la via Flaminia dalla Piazza. Famoso artista anche presso la corte papale,...

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Vaticano

Visita il luogo dove arte e fede si fondono A pochi passi dalla stazione della METRO A- Ottaviano, facilmente raggiungibile dalla stazione Termini, risiede un luogo pieno di spiritualità e bellezza. Sulle vie calpestate da folle di turisti, dove il principio del cattolicesimo prende vita dinanzi ai nostri occhi, qui, nel cuore di Roma, si trova il Vaticano, pieno delle sue meraviglie tutte da scoprire. Le sue ricchezze, non risiedono semplicemente nelle architetture classiche, negli splendidi affreschi presenti nella sontuosità delle grandi stanze, ma nelle atmosfere che ognuno di questi luoghi sa evocare. Poiché legato a quel confine sottile fra ciò che è terreno e ciò che è immortale, che da sempre affascina e coinvolge. Questo stato, nello stato, si schiude a noi a poco a poco, invitandoci, con la sua forma ellittica ad accostarci al simbolo della chiesa cattolica ed una delle icone della capitale Italiana più conosciute: La Basilica di San Pietro. Come due braccia che si schiudono ad accogliere i fedeli, Piazza San Pietro, infatti, si apre al visitatore. In grado di accogliere ogni giorno migliaia di pellegrini e non, il colonnato regolare, realizzato dal Bernini, sormontato da statue perfettamente rifinite, è un chiaro esempio di architettura classica nella sua massima espressione. Le linee bianche accompagnano il visitatore armonizzandosi con la facciata della basilica su cui svetta la cupola. Summa del lavoro di svariati architetti e scultori e pittori che vi operarono dal 1506 e nel tempo a seguire, la Basilica è, nel contesto del Vaticano, un punto di riunione prezioso per i credenti, tanto quanto per coloro che sono affascinati dalle arti nella sua eccezione più grande. All’interno di questo luogo sacro non si può non visitare la Pietà di Michelangelo, o la cupola maggiore, un’opera imponente progetta dal Michelangelo stesso e conclusa in soli due anni, da cui è possibile osservare la capitale ed abbracciarne la meraviglia con lo sguardo. Nascoste alla vista, ma visitabili, sono poi le Grotte del Vaticano, che custodiscono la Tomba di Pietro e le sepolture di altri Pontefici tra cui quella di Giovanni Paolo II. Ma i tesori del Vaticano, la sua bellezza, si mostra agli occhi dei visitatori anche all’interno dei Musei Vaticani. Qui, dall’atrio dei quattro cancelli, avrete la possibilità di visitare il museo egizio, la pinacoteca che ospita opere di Giotto, Caravaggio, Beato Angelico, Perugino, Leonardo, Tiziano e Raffaello. E di quest’ultimo sono visibili le meravigliose stanze, decorate da affreschi realizzati tra il 1508 e il 1524. Il cuore dei musei resta, però, la Cappella Sistina. Una delle opere che più ha reso famoso lo stile e la pittura del Michelangelo in tutto il mondo, la...

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Campo de Fiori

    Campo de’ fiori a Roma Quella che oggi è la conosciutissima piazza di Campo de Fiori di Roma una volta non era una piazza vera e propria bensì un prato fiorito a cui la piazza, costruita nel corso del ‘400, deve il suo nome. Con la progressiva crescita di importanza del luogo sito nei pressi dell’area dei Banchi e lungo l’importante tragitto che conduceva al Vaticano, nel 1456 Papa Callisto III fece lastricare la zona in previsione di una più ampia risistemazione dell’intero rione Parione, che si protrasse anche per buona parte del secolo XVI. Questo rinnovamento portò alla costruzione di molti palazzi importanti tra cui quello della Cancelleria e il palazzo della famiglia Farnese. Piazza di Campo de Fiori divenne un luogo di passaggio obbligato per personalità di spicco quali ambasciatori e cardinali. Inoltre, ciò comportò un certo benessere economico alla zona e Campo de Fiori divenne sede di un fiorente mercato dei cavalli che si teneva due volte la settimana, il lunedì e il sabato; nelle immediate vicinanze sorsero molti alberghi, locande e negozi di artigiani e ancora oggi, le storiche vie con botteghe tradizionali portano il nome degli artigiani che un tempo vi lavoravano, come Via dei Baullari, Via dei Cappellari o via Via dei Giubbonari. Oltre ad essere sede di attività commerciali e culturali, per secoli Campo de Fiori fu il principale palcoscenico delle esecuzioni pubbliche. Tra queste la più famosa, avvenuta nel 1600, è quella di Giordano Bruno, filosofo e frate domenicano che fu arso vivo nella piazza perché accusato di eresia: la statua a lui intitolata venne posta nel centro della piazza, dove si trova ancora e prese il posto di una fontana detta “la terrina”, per la sua forma a zuppiera, spostata in piazza della Chiesa Nuova. L’attuale estensione di Campo de Fiori venne raggiunta dopo il 1858 mentre, nel 1869, il mercato di Piazza Navona venne spostato a Campo de Fiori, diventando quello che oggi è conosciuto come uno dei mercati più popolari e folkloristici della Capitale, molto vivace e frequentatissimo, tanto da ispirare perfino il film “Campo de fiori” del 1943, con Anna Magnani e Aldo Fabrizi. La sera, quando i banchi del mercato sono ormai chiusi, Campo de Fiori si trasforma completamente per diventare una delle mete più gettonate della movida notturna romana. Brulicante di giovani e piena di locali, pub, bar e ristoranti di vario genere, l’atmosfera della piazza spesso si surriscalda, tanto da far nascere anche alcuni momenti di tensione e risse tra chi ha alzato un po’ troppo il gomito, con conseguenti proteste delle persone residenti nella zona. Sempre bella e storica ma forse, ormai, troppo chiassosa durante le...

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Tour di Roma in 3 giorni

Scopri Roma in 3 giorni Se avete a disposizione solo un week-end per visitare la città eterna, noi vi segnaliamo quali sono gli itinerari che assolutamente non potete perdere! Per una delle città più belle d’Italia sono molteplici gli itinerari turistici che vengono consigliati al fine di scoprire le meraviglie che vie, piazze e palazzi, hanno da offrire. Ogni giardino, fontana, museo, ha da raccontare secoli di tradizioni, innovazione, desolazione o trionfo. Ed è prezioso questo retaggio storico che portiamo con noi nel tempo, così tanto, che se anche non potete permettervi troppi giorni lontani dalla vita lavorativa, di certo non potete mancare di visitare Roma! Così eccovi pronto un tour di Roma in 3 giorni! Forse troppo pochi per conoscere la città eterna in modo approfondito, ma abbastanza per scoprirne ed assaporarne la magia. Primo giorno Il nostro tour di Roma in 3 giorni prevede, come prima tappa, i luoghi più suggestivi dell’antico impero. Iniziamo dal simbolo di Roma per eccellenza: il Colosseo. Collocato sulla Linea B della metropolitana della capitale, l’Anfiteatro Flavio è l’inizio della più illustre via dei Fori Imperiali. Qui svettano l’Arco di Costantino sulla sinistra e l’area dei Fori Imperiali sulla destra, le bianche pietre dei musei capitolini in piazza Venezia e le strade che condurranno all’indirizzo di Piazza Navona e Piazza di Spagna. Via del Corso funge così da spartiacque dove da un lato è possibile raggiungere la “perfetta sfera” del Pantheon, antico tempio romano dedicato a tutti gli dei. Ed a poca distanza, in direzione del Tevere, incontrare la barocca Piazza Navona. Qui svettano la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, la Chiesa di Sant’Agnese in Agone e Palazzo Pamphilj. Ed a pochi passi da queste opere è possibile mangiare in uno dei luoghi più caratteristici di Roma: Lo Zozzone. Assaggerete pizza farcita in mille modi diversi, per uno street food davvero originale! E non perdete la possibilità di prendere il caffè in una delle torrefazioni e caffetterie più antiche della capitale: Sant’Eustacchio. Riprendiamo quindi la nostra visita dalla parte opposta di via del Corso, dove sarà invece possibile accedere alla Fontana di Trevi ed a Piazza di Spagna. Ed a questo punto, perché non godere dei piatti tipici della cucina romana presso una delle migliori trattorie della capitale? Trattoria Al Moro, proprio dietro la Fontana di Trevi, vi permetterà di chiudere in bellezza questa prima parte del nostro tour di Roma in 3 giorni. Secondo giorno La seconda tappa del nostro tour di Roma in 3 giorni ci vede spostarci sulla Linea A della metropolitana, fermata Ottaviano, per la visita della Città del Vaticano, dove in piazza San Pietro svetta la...

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Cosa vuol dire SPQR?

Cosa vuol dire SPQR? Si è protratto nel tempo, come uno dei giochi più antichi probabilmente, quello che riguarda la spiegazione di una delle insegne, delle targhe, delle lettere più importanti della Capitale: SPQR. Ma cosa vuol dire realmente vuol dire SPQR? Quando si studia la storia romana è di certo la domanda che ogni bambino pone. E forse l’unico momento in cui una risposta seria può essere donata. Eppure, anche in questo caso, esistono teorici e storici che hanno messo in dubbio un significato largamente riconosciuto. Secondo i Sabini, antico popolo laziale, voleva significare “Sabinis Populis Quis Resistet?”. Ma alla domanda posta, vale a dire “Chi potrà resistere ai popoli Sabini?”, la risposta non sarebbe piaciuta ai Sabini stessi, poiché essi furono facilmente sconfitti ed assimilati dal più grande popolo dei Romani. La storia tuttavia, per ogni epoca quasi, sembra avere una propria interpretazione di queste quattro lettere. E’ del 1833 il sonetto di Gioacchino Belli, dove un significato del tutto nuovo viene loro donato. SPQR vuole significare “ Soli Preti Qui Regneno”. In onore del pontefice Gregorio XVI e del potere del Vaticano che, come quello dell’impero romano un tempo, era riuscito a surclassare ogni altro potere ed a prendere il controllo di un vasto territorio nell’Italia centrale per tutto il periodo medievale e rinascimentale. Ed è di questo periodo che il significato di SPQR prende sempre più spesso sfumature ironiche riguardanti il potere e la figura del Papa. Si dice che alla morte di un Papa, qualcuno lesse le lettere SPQR come “Sublato Papa Quietum Regnum” cioè “Morto un Papa Quieto il Regno”. Ed il nuovo pontefice, a tale interpretazione sorrise, tanto che uno dei presenti gli chiese: “Sancte Pater Quare Rides?” (Santo Padre Perché Ridi) e lui rispose: “Rideo Quia Papa Sum” cioè “Rido Perché Papa Sono”. Nel corso della storia quindi spiegare che vuol dire SPQR non è sempre stato spunto per discussioni storiche, anzi, talvolta, in periodi politici molto più recenti, è stato motivo d’offesa al popolo romano; tanto che, chiedersi che vuol dire SPQR oggigiorno, porta come prima e più immediata risposta ironizzare su una società, una città storica che molto offre a chi la vive, ma che non sempre viene compresa affondo o apprezzata. Il tempo ha certamente cambiato il popolo romano, così come ha cambiato la politica che gestisce un’eredità tanto meravigliosa dal passato. La Res Publica di un tempo, con i suoi fasti, i suoi valori e di certo la gloria che possedeva, oggi più non esiste. Ma per quanto miti e leggende più o meno veritiere possano cercare di dare altro significato a queste lettere, esse rappresentano la storia e le...

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I busti del Pincio

Scoprire le bellezze della nostra città: i busti del Pincio 228 volti che ci accompagnano nella nostra passeggiata lungo il colle dei giardini Fra tutti i giardini di Roma, quello del Pincio è senza alcun dubbio il più conosciuto e di certo tra i più belli. Situato tra piazza del Popolo, Villa Medici e il Muro Torto, attraverso via delle Magnolie il Pincio ci conduce direttamente a Villa Borghese. I giardini su questo colle vennero concepiti dall’amministrazione napoleonica, intorno al 1810, ma ciò che al suo interno si trova possiede una storia differente, e di certo più difficile. Parliamo dei busti del Pincio. 228 volti che da oltre un secolo si ergono nei viali del giardino, accompagnandoci in una passeggiata di cultura, ricca di storia… malgrado gli atti di vandalismo ed i successivi restauri che cercano di porre rimedio al danno commesso. Origini dei busti Ma le loro vicissitudini travagliate hanno origine ancor più antica. I busti del Pincio, infatti, furono ideati da Giuseppe Mazzini, Triunviro della Repubblica Romana, al fine di ornare i viali del colle di tutte quelle figure che avrebbero mostrato ai visitatori i volti più illustri degli italiani nel corso della storia. Una simile idea patriottica fu subito approvata e vide un fondo di oltre 10.000 lire per la realizzazione di tali opere. Il lavoro sui busti del Pincio, tuttavia, terminò troppo tardi, quando la Repubblica ormai finita, aveva ceduto il posto al potere del Vaticano. E fu proprio la chiesa a rinchiudere in un magazzino tutti gli illustri volti realizzati in marmo, giustificando il proprio gesto con la volontà di non voler mostrare molti di quei nomi che un tempo crearono scompiglio nella nazione. Fu così che solo fra il 1851 ed il 1852 alcuni dei busti del Pincio fecero la loro apparizione. Alfieri, Canova, Tiziano, Palladio, erano fra di essi. Ma occorsero diversi anni prima che i volti di Savonarola, Caio Gracco o Pietro Colletta poterono essere prelevati e disposti sulle vie del Pincio. Eppure, anche in quest’occasione, alcuni di essi subirono cambiamenti a dir poco radicali. Grazie all’intervento dello scultore Sarrocchi, il Gattamelata divenne Orazio; Leopardi divenne Zeusi, così come Macchiavelli divenne Archimede. Affinché i sentimenti di ‘ribellione’ che un tempo quei nomi potevano suscitare, così mutati, sarebbero stati accolti differentemente. E si mostrano ancora a noi, nella loro storia difficile, i busti del Pincio così concepiti. Alcuni illustri e riconoscibili, altri mutati nell’aspetto, altri ancora, come quello di Alfieri, realizzati appositamente in un periodo successivo rispetto agli altri. Eppure, ancora oggi, sembrano essere vittime dei pensieri delle persone. Con i loro nasi rotti, la vernice scura sul loro marmo bianco, i busti del...

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La Paninoteca Borgo 139

Borgo 139: panini 100% made in Italy Nel quartiere storico di Borgo Pio, a pochi passi dalla solennità del Vaticano, si trova un locale piccolo negli spazi ma ricco di qualità gastronomica e tradizione italiana: Borgo 139. Il profumo del pane caldo s’insinua nelle strade, ci chiama e ci invita ad entrare nel locale. L’insegna è inconfondibile e l’odore che ci accoglie ci invoglia a saperne di più e si fonde con materie prime di qualità che compongono le farciture, molte a marchio DOP e IGP, permettendo a Borgo 139 la creazione di panini eccezionali, in grado di rispondere al gusto dei palati più intransigenti e dai nomi delle città italiane cui gli ingredienti provengono. Nel menù di Borgo 139 troviamo così panini come quello di Tropea con tonno, tartare di cipolla rossa di Tropea, pomodoro fresco e rucola oppure il Capri con mozzarella di bufala, pomodoro, salsa al basilico e rucola . E che dire del Sondrio con bresaola, scaglie di parmigiano, pomodori freschi e rucola? Ogni panino possiede un proprio posto sul muro ed una scheda con gli ingredienti che lo compongono, tutti freschi ed esposti dietro le vetrate del bancone. Ovviamente Borgo 139 non dimentica le esigenze di chi, vegetariano, vuole assaggiare la fragranza di un buon panino. Ecco perché sono presenti nel menù, sia tra la scelta dei panini, sia per insalate, paste fresche, frozen yogurt o dolci artigianali, valide alternative. Nato dalla passione per la cucina di due amiche, Irene e Barbara, Borgo 139 è un esempio di qualità all’interno di uno dei quartieri più turistici di Roma, che rende importante la tradizione italiana e ne consente un assaggio a tutti. Romani e non. Per conoscere gli orari e tutti i panini di Borgo 139 visitate il...

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Una gita a Collalto Sabino

Una gita a Collalto Sabino Un borgo della Sabina che offre al turista diversi luoghi da visitare e tantissime manifestazioni popolari In mezzo ai folti boschi della verde Sabina, arroccato a circa 1000 m di altezza, si trova il paesino di Collalto Sabino in provincia di Rieti. Il suo nome deriva dalla collocazione sul colle omonimo (Collis Altus) e indica anche i suoi primi signori, o domini, che diedero origine alla baronia, i Collalto. Buona parte delle tradizioni popolari di Collalto Sabino è costituita da manifestazioni di religiosità popolare che conservano ancora oggi un fascino particolare, con appuntamenti annuali che rendono particolarmente suggestivo il centro storico. Vi segnaliamo il 13 giugno la Festa di Sant’Antonio da Padova e il 3 settembre la festa patronale di San Gregorio Magno Papa. Molto caratteristiche anche le feste della Vendemmia con le cantine del borgo, allestita nelle antiche cantine del centro storico a ottobre, o la Festa dei Briganti in costumi d’epoca, entrambe manifestazioni enogastronomiche in cui potrete gustare anche i piatti tipici di Collalto Sabino, come gli gnocchetti di farina di grano e granturco, la zuppa di fave e la pizza ‘de ‘nfrasco’, cotta sotto la brace. Un po’ di storia: La storia di Collalto Sabino risale all’antichità, all’epoca dei Longobardi che, nell’Italia centro-meridionale, detenevano i ducati di Spoleto e Benevento, periodo a cui risale anche la distruzione del villaggio di Carseoli che sorgeva dove attualmente si trova Collalto; nel X secolo l’area divenne sede di un gastaldato e nell’XI divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa che vi stabilì un proprio monastero benedettino. Successivamente l’Abbazia cedette il borgo alla nobile famiglia dei Marsi. Nel secolo XIII il borgo venne ceduto da Carlo d’Angiò al Vaticano per poi passare, nel secolo XVI, alle casate dei Savelli, dei Soderini e dei Barberini fino a che, nel 1861, fu assalito e saccheggiato da bande di reazionari borbonici. Cosa visitare: In seguito a delle scorrerie saracene, gli abitanti costruirono una primitiva torre di difesa attorno alla quale si costituì il moderno centro abitato di Collalto Sabino. Il monumento principale da visitare è, infatti, il Castello baronale di origine medievale, con torri e cortine merlate, rielaborato nel XV-XVI secolo ad opera del barone Alfonso Soderini che, oltre al palazzo, fece rimaneggiare anche la rocca per trasformarla in fortezza. All’interno del Castello c’è un ampio parco con un antico pozzo e, sulla sommità, il maschio dal quale si gode di un vasto panorama in cui lo sguardo può spaziare dal Gran Sasso al Terminillo e alla Maiella. Sempre al XV secolo risale la cinta muraria che racchiude le antiche case di pietra del centro, caratterizzato da stretti vicoli in selciato in cui si possono ammirare gli splendidi portali in pietra delle abitazioni, capaci di riportare...

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Via Arco dei Banchi a Roma

Via Arco dei Banchi a Roma, nella zona del Santo Spirito Per riscoprire insieme una zona di Roma che ha in gran parte mantenuto la sua struttura, ma che non appartiene ai percorsi turistici più rinomati, parliamo oggi di via Arco dei Banchi in zona Santo Spirito, a Roma. Nel XV secolo la Basilica di S. Pietro divenne il centro politico, morale e religioso di Roma, determinando un cambio di orientamento del sistema viario verso Ponte Sant’Angelo, l’unico che unisse la città di Roma al Vaticano. Via Arco dei Banchi è una traversa di via del Banco di S. Spirito ed il nome di “banchi”, esteso alla zona che comprende anche via dei Banchi Vecchi, si riferisce ai banchi dove negozianti, banchieri, notai, scrivani e mercanti di ogni tipo esercitavano i loro affari, sfruttando la vicinanza a S. Pietro. Via del Banco di S. Spirito era anche detta “Canale di Ponte”: il nome deriva forse dal fatto che la gran massa di pellegrini provenienti dalle vie circostanti si “incanalava” in questo stretto tratto di strada per attraversare ponte Sant’ Angelo e recarsi in San Pietro o, più probabilmente, a causa delle inondazioni del Tevere che appena aumentava di livello invadeva immediatamente questo breve tragitto. All’inizio dell’arco che dà il nome a via Arco dei Banchi, in basso a sinistra, è incassata una pietra sulla quale, a caratteri semigotici, è visibile un’ iscrizione che ricorda la piena del Tevere del 1277. Il livello raggiunto dalle acque è segnato da una linea incisa che divide l’epigrafe in due parti ed è il più antico ricordo delle inondazioni tiberine. Originariamente l’iscrizione era murata sulla facciata della primitiva chiesa dei Ss. Celso e Giuliano, che venne demolita e successivamente ricostruita per ben due volte proprio a causa dei continui allagamenti del “Canale di Ponte”. Nel Cinquecento, sotto l’arco, era presente una scultura molto venerata della Vergine che fu, in seguito, asportata e poi rimpiazzata nell’Ottocento da un grande quadro ad olio, sempre raffigurante la Madonna. La via prese il nome di “Banchi Nuovi” quando, per volere di Papa Giulio II, il trasferimento della Zecca Pontificia da Palazzo Sforza Cesarini al palazzo del Banco di S. Spirito – adattato appositamente dal Bramante – indusse i banchieri ad aprire i loro uffici di cambio in questo tratto di strada. Nel 1541 la zecca fu trasferita altrove e l’edificio rimase inutilizzato ma conservò il nome di “Zecca vecchia”. Via Arco dei Banchi oggi è un breve tratto a ridosso di Corso Vittorio, rimasto pressoché immutato, ma che non evoca più la magnificenza dell’epoca rinascimentale e, soprattutto, la vivacità dell’attività commerciale che qui vi veniva praticata perfino da personalità importanti come quella di Agostino Chigi...

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Borgo Pio | Roma

Borgo Pio, a pochi passi dal Vaticano Sulla sponda destra del Tevere, con la sua pianta trapezoidale, immerso fra la Città del Vaticano, il quartiere di Prati ed il quartiere Aurelio, si trova Borgo Pio. Chiamato anche Città Leonina in nome del suo stemma rappresentante un leone accovacciato, avente di fronte i tre monti e la stella, Borgo Pio veste tuttavia l’insegna di Sisto V, il papa che lo elevò a quattordicesimo rione di Roma. All’interno di questo luogo le strade principali corrono in direzione est-ovest e non vengono chiamate vie, ma borghi, elevando questo al di sopra di altri luoghi della capitale, forse per la sua vicinanza alla Santa Sede, forse per i punti che collega. Borgo Pio, infatti, nella sua via principale, traccia un cordone che lega via di Porta Castello a via di Porta Angelica. Tale tracciato nel 5 dicembre 1565, attraverso una bolla papale di Pio IV, venne denominato “Erectionis civitatis Piae prope arcem Sancti Angeli”, ovvero “Innalzamento della Città Pia presso l’arco di S.Angelo”. La costruzione della via, avviata da papa Pio IV, fu poi proseguita e terminata da papa Gregorio XIII, permettendoci di passeggiare per Borgo Pio riconoscendone il tracciato persino ai giorni nostri. Borgo Pio, La Storia Il territorio di Borgo Pio esisteva già in epoca romana e faceva parte della quattordicesima Regio Transtiberim, con il nome di Ager Vaticanus. Costruita al di fuori dei confini dell’antico Pomerium venne usato inizialmente come luogo di sepoltura. Nel corso dell’era imperiale, tuttavia, Borgo Pio si arricchì di numerose ville e giardini, di luoghi di svago come il Circus Gaianus e di ponti che collegassero la zona, oltre il Tevere, come il Pons Aelius (oggi Ponte Sant’Angelo). Fu infine il martirio di San Pietro ai piedi del colle Vaticano nel 67, durante la prima persecuzione dei Cristiani, a rendere Borgo Pio un luogo di pellegrinaggio nel corso della storia. In epoca medievale, purtroppo, molti dei ponti edificati caddero in rovina e, trovandosi al di fuori delle mura di Aureliano, Borgo Pio fu spesso vittima di saccheggi e distruzioni nei conflitti con i barbari. Fu Leone IV il primo pontefice a decidere nell’852 la costruzione di nuove mura,calcando a piedi nudi il tracciato su cui sarebbero dovute essere erette. E per amplificare l’importanza del gesto fece risiedere in Borgo Pio diverse famiglie di Corsi dando così vita ad una vera e propria città “separata”, definita nella storia come Città Leonina. Fu solo nel 1586, sotto papa Sisto V, che Borgo Pio, come quattordicesimo rione, divenne nuovamente una parte di Roma e crebbe nello splendore e nella ricchezza nel corso dei secoli. Il suo cambiamento più drastico, tuttavia,...

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Art-O-Bama in Mostra a Spazio 5

“Art-O-Bama” in Mostra a Spazio 5 Sessanta opere del maestro Carlo Riccardi in mostra per dare il benvenuto al presidente Barack Obama in visita a Roma il 26  il 27 Marzo 2014. Sarà possibile visitare la mostra dal 26 marzo al 23 aprile a Spazio 5, via Crescenzio 99/d. L’ingresso è gratuito. La mostra riprende alcune delle più famose testate giornalistiche nazionali e internazionali, come il Corriere della Sera, il The New York Times, la Repubblica, La Stampa, il Sole 24 Ore,  Le Figaro, e altri importanti giornali, che espongono in prima pagina le foto del presidente in occasione sia della prima che della seconda elezione. Carlo Riccardi, pittore e fotografo, nasce nel 1926 a Olevano Romano. Inizia la sua carriera come ritoccatore in uno studio di foto-pittura, fino al 1940, anno in cui inizia una nuova vita professionale che lo porta a diventare il paparazzo più famoso degli anni ’50 in Italia. E’ il periodo dei primi anni della Repubblica, del boom economico, del neorealismo, delle grandi produzioni hollywoodiane. Carlo Riccardi inizia così con i suoi primi scatti, a immortalare tutti i personaggi famosi che sono passati per la città eterna. Diventa il paparazzo della “Dolce Vita”. Carlo Riccardi è conosciuto anche come “‘l’uomo dei sei Papi”, grazie ad alcuni dei suoi scatti che hanno immortalato Pio XII, Paolo VI, Giovanni XXIII, per poi passare a Papa Luciani, Giovanni Paolo II e, infine, Benedetto XVI. Le sue foto sono esposte in biblioteche e mostre e fanno il giro del mondo. Con la stessa dedizione e passione che lo contraddistingue nella fotografia, Carlo Riccardi si adopera anche nella pittura. Come pittore è diventato famoso per le sue tele a metraggio. La più famosa è la maxi tela di 800 metri dipinta nel 1978, dopo l’elezione di Papa Wojtyla. E’ una mostra composta da 25 quadri dedicati alla Polonia, esposti nell’aula Nervi in Vaticano. Il nome della mostra fu “Cattedrali a Cracovia, omaggio al Papa”, la mostra fu inaugurata dallo stesso pontefice Giovanni Paolo...

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La Statua di Pasquino e le Pasquinate romane

La Statua di Pasquino, “voce anonima” dei Romani  La  satira moderna nasce a Roma agli inizi del cinquecento. In quello che è un ambiente colto e intellettuale, si sviluppano le cosiddette poesie satiriche che vengono popolarmente chiamate Pasquinate; il loro nome deriva dalla statua di Pasquino che si trova su un lato di Palazzo Braschi a Roma, vicino a Piazza Navona. Pasquino, tra le più celebri statue della città, rappresenta probabilmente un eroe dell’antica Grecia. Qualcuno suppone Menelao, Aiace o Ercole. Purtroppo non si può affermare con certezza, perché la statua risale al III secolo d.C. e ad oggi non ci sono né le braccia, né le gambe e in più il volto è danneggiato. Il busto si trova nella Piazza di Pasquino, adiacente a Piazza Navona. Fu ritrovata nel 1500 durante alcuni lavori di ristrutturazione, della pavimentazione stradale del Palazzo Orsini, (oggi Palazzo Braschi). Divenne celebre tra il XVI e il XIX secolo grazie alla sua storia di statua “parlante”. Benché si pensi che la statua rappresenti un eroe greco, si è deciso di chiamarla Pasquino dal nome di un maestro di una scuola, che sorgeva nelle vicinanze, per la sua somiglianza con la statua. Altri raccontano che Pasquino era il nome di un bravo compositore di versi satirici ed altri ancora, dicono che deriva dal nome di uno dei personaggi del Bocaccio. Nella Roma di un tempo il popolo esprimeva il suo malcontento affiggendo dei manifesti con versi satirici contro i politici dell’epoca sulle statue, in modo che al mattino tutti potessero leggerli, soprattutto i politici. Pasquino era la statua che per eccellenza mostrava il malcontento del popolo, così le insoddisfazioni popolane vennero chiamate Pasquinate. In seguito, Pasquino fu utilizzato dagli stessi politici per calunniare gli avversari e, durante le elezioni del Papa, si combatteva a Pasquinate per conquistare il favore del popolo di Roma. I Papi non erano contenti di tale presenza “scomoda” e cercarono di eliminare la statua senza mai riuscirci. Ci provò per primo Adriano VI, ma fu fermato dai suoi cardinali. A seguire,  Sisto V e Clemente VIII ed infine Benedetto XIII, ma anche lui non ottenne risultati. I versi satirici di Pasquino riguardavano soprattutto la “prostituzione di lusso” dei pontefici e le accuse diminuirono solo quando, con la breccia di Porta Pia, il potere temporale dei pontefici finì. Si disse così che Pasquino non parlò più, finché con l’arrivo di Hitler, dovette parlare per denunciare le spese dello sfarzo delle scenografie allestite per l’arrivo del dittatore tedesco. Nell’arco dei secoli, verso dopo verso, questa forma di esprimersi silenziosa, ha simboleggiato per i romani che punteggiavano con i loro commenti, gli eccessi di un sistema col quale si conviveva con sufficienza. Dopo il restauro della statua nel 2009, sebbene non sia...

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Faro del Gianicolo

Faro del Gianicolo Il Faro del Gianicolo fu costruito dall’architetto Manfredo Manfredi, autore del sepolcro al Pantheon per Vittorio Emanuele II  e collaboratore nella realizzazione dell’ Altare della Patria.  Inizialmente la lanterna del Faro del Gianicolo era in funzione tutte le notti illuminando col fascio tricolore i tetti della città, adesso viene accesa in alcune occasioni come ricorrenze nazionali. Il Faro del Gianicolo è posto lungo il primo tratto del viale chiamato la passeggiata del Gianicolo, risalendo dal lato del Vaticano.  Il luogo in cui è stato collocato, oltre a essere molto elevato, ha anche un significato simbolico per essere stato teatro degli scontri per la difesa della Repubblica romana del 1849. Realizzato in pietra bianca di Botticino, è alto 20 metri e si ispira alle forme dell’arte classica. Su una base circolare con diametro di dieci metri si innalza una colonna sovrastata da un capitello su cui corre la dedica: “A ROMA CAPITALE GLI ITALIANI D’ARGENTINA. MCMXI”. Sopra al capitello vi è un’ ara circolare ornata da quattro erme con protomi leonine, collegate da festoni. La lanterna è raggiungibile attraverso la scala a chiocciola che conduce al capitello e poi attraverso una scala a pioli di ferro. Nella base del Faro sono stati ricavati tre locali: l’atrio di ingresso alla scala e due ambienti di servizio e deposito, situati nello spazio circolare che corre intorno alla scala. Curiosità: La balconata del Faro, che guarda verso il carcere di Regina Coeli, a cui è molto vicina in linea d’aria, era utilizzata fino a qualche tempo fa dai familiari dei detenuti per comunicare con i loro parenti: una pratica in effetti vietata, ma tollerata dalle forze dell’ordine, purché i messaggi riguardassero esclusivamente notizie importanti e urgenti.    ...

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AlexanderPlatz: il Jazz nel cuore di Roma

AlexanderPlatz: il Jazz nel cuore di Roma AlexanderPlatz vanta il titolo di Jazz club più antico d’Italia: era il 1982 quando una fatiscente cantina a due passi dal Vaticano veniva rilevata dalla famiglia Rubei e trasformata in quello che presto sarebbe diventato punto di riferimento per gli amanti del jazz a Roma. Da oltre trent’anni, AlexanderPlatz propone musica di qualità e gastronomia, in una cavea che ha visto incrociarsi le storie di grandi interpreti e musicisti di tutto il mondo. Passaggi di cui si trova ancora testimonianza nelle pareti del locale, interamente ricoperte dalle firme di grandi jazzisti, e nell’aria che si respira, carica dell’energia e della creatività dei musicisti che sera dopo sera ne hanno fatto la storia. AlexanderPlatz è un locale intimo e colorato, con calde luci soffuse e soffitti a volta. Il palco è visibile dal bar attraverso un arco, e si può scegliere di godere lo spettacolo da diverse salette o dalla sala principale a un passo dagli artisti. Insieme ai concerti, AlexanderPlatz propone per la cena piatti che il locale definisce di “cucina internazionale con una forte impronta mediterranea”, oltre a un American bar per l’after dinner. I concerti hanno inizio tutte le sere alle 21.45, ad eccezione del venerdì e sabato in cui gli spettacoli hanno inizio alle 22.30. AlexanderPlatz offre uno sconto del 25% sul costo della tessera mensile per i possessori di tesserino di appartenenza a uno degli enti convenzionati (tra cui Atac, Upter, Interclub, Unicralbox, Cts, Carta per due). Per chi prenota la cena l’ingresso è gratuito. Inoltre, è possibile organizzare Business Dinner e feste private in serate concordate con l’organizzazione. Per informazioni e contatti visitare il sito...

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Piazza di San Pietro in Montorio

Piazza di San Pietro in Montorio  Sulle pendici del Colle Gianicolo, nei pressi del “Fontanone”, scendendo verso Via Garibaldi si arriva ad una tranquilla piazza, San Pietro in Montorio, dominata dalla omonima Chiesa. Da qui si può ammirare un’altra bella vista della città. Oggi questo luogo silenzioso circondato da alberi, nasconde in realtà la sua vera identità. In tempi antichi era considerato uno dei luoghi più macabri della città. Nella piazza, gli schiavi e i non romani, che avevano commesso un omicidio venivano crocifissi. La vera crudeltà era nelle leggi. Oltre a promuovere le barbarie, proibivano da parte dei familiari, di venire a recuperare le salme, lasciate sulle croci a marcire e ad essere divorate dalle cornacchie, considerate dai Romani come un animale divino. Questi atti feroci durarono fino a quando Augusto non decise di  introdurre leggi più clementi. Nella brutale San Pietro in Montorio, numerosi scrittori sostengono che sia avvenuta l’esecuzione di San Pietro. In effetti la tradizione secondo cui l’Apostolo sarebbe stato martirizzato qui è molto più plausibile, rispetto alla molto nota, secondo cui egli sarebbe stato crocifisso ai piedi dell’Obelisco Vaticano. La leggenda ha comunque un fine di verità, dato che San Pietro non era romano e che, secondo la tradizione, egli fu condannato non soltanto per la sua predicazione Cristiana ma anche per assassinio. A questa alternativa tradizione è dovuta al presenza di San Pietro in Montorio. Curiosità: Dopo aver fatto visita alla splendida Chiesa, se decidete di concedervi una passeggiata per Trastevere, sappiate che vi trovate a pochi passi. Il Gianicolo è infatti collegato con il Rione tramite numerosi scalini che vi conducono direttamente in Via Goffredo Mameli, a pochi passi da Piazza san Cosimato, o in Via Garibaldi nei pressi di Piazza Trilussa. Le scalette di Via Garibaldi sono quelle subito sotto la Chiesa, le altre al contrario, non si vedono molto bene. Sono nascoste tra gli alberi le noterete una volta che vi siete lasciati la Chiesa alle spalle, andando per la discesa, da cui siete arrivati. Fonte: Mauro Lucentini – La Grande Guida di...

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Le due anime delle Controriforma a Roma

Le due anime delle Controriforma a Roma: Il Casino dell’Aurora di Guido Reni e la “Madonna dei Pellegrini” di Caravaggio Visita Guidata Sabato 1 Febbraio All’ interno del complesso architettonico di Palazzo Pallavicini, sul colle del Quirinale, si trova il Casino dell’Aurora del primo decennio del 1600, che il Cardinale Scipione Borghese fece erigere dall’architetto fiammingo Vasanzio sulle rovine delle antiche terme di Costantino. Il padiglione a loggiato è formato da un ambiente centrale affrescato da Guido Reni con il carro dell’Aurora; il dipinto diventò ben presto il modello estetico di riferimento per tutti gli artisti classicisti. Nell’ Opera di Guido Reni rivive l’equilibrio formale e ideale della pittura di Raffaello, e questo costituisce una delle due anime  presenti nel movimento artistico del primo ‘600, mentre l’altra faccia è la rappresentazione del “vero secondo natura”, immagine della tragica realtà del Caravaggio. La visita intende focalizzare queste due attitudini da parte degli artisti di spicco di un’età di passaggio, caratterizzata dall’ austerità della Controriforma insieme al vagheggiamento di un “bello ideale”. La tappa successiva ci porta nella chiesa di S. Agostino dove il sacro, rappresentato da Caravaggio nella “Madonna dei Pellegrini”, si veste dei panni contemporanei di una Madonna plebea che accoglie i due stanchi e miseri pellegrini in preghiera. Qui la fede degli umili, cari al Signore, indica il percorso che il cristiano deve intraprendere, quello dell’imitazione di Cristo, vera essenza del messaggio della Controriforma. Info & Prezzi Appuntamento: ore 10.00 davanti all’ ingresso del Casino Pallavicini Costo per la Guida: € 9,00 Soci di AMICI DEL TEVERE, € 12,00 non Soci Sono compresi i radioauricolari, ove necessari per ragioni di intelligibilità legati al numero di partecipanti L’Iscrizione all’ Associazione non è obbligatoria, ma può essere effettuata al momento al costo di € 10,00 per l’anno solare 2014 Prenotazioni: 063202087 – cell. 3395852777  amicideltevere@unpontesultevere.com  Amici del Tevere: L’ Associazione Culturale ha previsto quest’ anno nuove “formule” per visite e passeggiate guidate, con il seguente programma per il 2014: A) Sabato 18 gennaio ore 14.30 – Il Rinascimento in Vaticano: Michelangelo e Raffaello a confronto (POSTI ESAURITI) B) Sabato 1 febbraio ore 10.00 – Le due anime delle Controriforma a Roma: il Casino dell’Aurora di Guido Reni e la “Madonna dei Pellegrini” di Caravaggio (scheda in calce) C) Sabato 8 febbraio ore 10.00 – Il potere, il collezionismo, lo sfarzo: Palazzo Colonna (scheda già disponibile – con biglietto) D) Domenica 2 marzo ore 10.00 – Castel S. Angelo (con biglietto) E) Domenica 16 marzo ore 10.00 – Palazzo Massimo e chiesa S. Ivo alla Sapienza F) Sabato 29 marzo ore 10.00 – Palazzo Rondinini (scheda già disponibile – con lieve sovrapprezzo) G) Domenica 13 aprile ore 10.00 – Il Ghetto (scheda già disponibile) H) Sabato...

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Piazza Campo de’ Fiori

Campo de’ Fiori Oggi, ciò che resta di Campo de’ Fiori è il famoso mercato che si svolge tutte le mattine dal 1869, ma la storia della Piazza inizia nell’ antica Roma, quando la zona era considerata uno dei luoghi più grezzi della città. Veniva utilizzata come rimessa per le squadre di Aurighi, ovvero coloro che conducevano le bighe nelle gare del Circo Massimo. A confermarlo fu il fatto che, tempo dopo, i resti delle rimesse sono stati trovati nelle aree limitrofe. La Piazza di Campo de’ Fiori, che durante il Medioevo fu ridotta ad un prato abbandonato (è da qui che viene il nome), venne urbanizzata ufficialmente dai papi alla fine del 1400, in quanto unica Via per il Vaticano proveniente da Sud. La prima via di collegamento risanata, fu Via del Pellegrino, chiamata così perché principale tragitto dei pellegrinaggi in Vaticano. La Via esisteva già prima che Papa Alessandro IV Borgia si occupasse del rinnovamento. A testimoniarlo, sono le iscrizioni e lo stemma Papale sulla prima casa a sinistra. Il cambiamento di Campo de’ Fiori si ottenne agli inizi del 500’, con la bonifica dell’ area attraverso la costruzione delle fognature e di servizi essenziali. La Piazza assunse finalmente un aspetto degno di un luogo pubblico cittadino. Divenne un punto d’incontro per le discussioni e gli annunci pubblici, qui venivano affisse anche bolle e proclami papali contro gli eretici, veniva svolto il mercato ed era luogo di passaggi papali. Campo de’ Fiori divenne un luogo di Osterie, ogni fabbricato nella Piazza ne includeva qualcuna come nelle strade adiacenti, e luogo di commercio ed artigianato. Le stradine che confluivano nella piazza, inizialmente strette ed ampliate durante i processi di Bonifica nel 500’, adesso divennero simbolo di attività commerciali. Via dei Baullari, che raggruppava le botteghe dei fabbricanti di bauli e valigie, Via dei Giubbonari, fabbricanti di giubbotti, e così per Via degli Straderari, dei Cappellari, dei Giubbonari, dei Chiodaroli. L’aspetto splendente di Campo de’ Fiori, mostrava anche il suo lato buio, come luogo di pubbliche esecuzioni. Esempio è il rogo di Giordano Bruno nel 17 Febbraio del 1600, per la sua concezione filosofica considerata eretica. Oggi a testimonianza di una delle esecuzioni pubbliche più famose del Rinascimento, vi è nella Piazza la statua del filosofo, realizzata in bronzo dallo scultore Ettore Ferrari. Giordano Bruno è mostrato rivolgere il volto in direzione della Città del Vaticano, in segno di ammonimento alla Chiesa. Fino al 1798 la Piazza fu dominata da un alto patibolo, (vedi foto) che veniva utilizzato per i reati considerati “minori”. I colpevoli erano torturati attraverso una sospensione della braccia che procurava una dislocazione delle scapole. A testimonianza de...

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Ponte Sant’Angelo

Ponte Sant’Angelo Ponte Sant’Angelo, è il ponte che collega Piazza Sant’Angelo con il lungotevere Vaticano. Venne fatto costruire nel 134 a.C.da Adriano come via d’accesso al suo Mausoleo, l’attuale Castel Sant’Angelo Prendeva nome originariamente dalla famiglia dell’ Imperatore: Ponte Aelius (Elio). Ponte Sant’Angelo fu per molto tempo, il ponte che i pellegrini dovevano attraversare per raggiungere il centro della Cristianità: San Pietro. Considerato a quei tempi uno dei ponti più belli di Roma, con lo sfondo del Castello, rappresentava una sorta d’introduzione ad un esperienza mistica che i pellegrini, dopo un lungo viaggio, erano pronti a realizzare. La folla a volte era così tanta che occorreva istituire dei sensi di marcia. Nel 1300, primo Giubileo proclamato da Papa Bonifacio VIII, si impose per l’accesso al ponte una regolamentazione del traffico per la gran folla dei pellegrini. Dante Alighieri testimonia che sul ponte, che rappresentava la via più breve per arrivare a San Pietro dalla città, vennero creati due percorsi opposti delineati da una fila di botteghini. Nonostante questi accorgimenti un secolo e mezzo dopo, una mula di un Cardinale cominciò a scalciare colpendo numerose persone, che per allontanarsi rimasero schiacciate contro il parapetto che, non supportando la pressione, cedette provocando 176 morti. Dal 1488 al 1534, la piazza antistante ed il ponte vennero adibiti ad “esposizione patibolare”: luogo dove ostentare alla pubblica visione, i cadaveri delle persone giustiziate. L’origine romana del Ponte è inconfondibile nella parte delle arcate inferiori, le uniche che lasciano in rappresentanza lo stile di quel periodo. E’, invece, nella parte superiore che possiamo notare un magnifico esempio di Barocco romano. I parapetti ricostruiti nel 1668, sono la testimonianza di Bernini.  Così come i dieci angeli che adornano il Ponte, i quali rappresentano ognuno i segni della passione di Cristo (la colonna a cui fu legato, il flagello, i chiodi…). Due di questi furono scolpiti personalmente da Bernini, “l’ Angelo con la Corona di Spine e l’Angelo col cartiglio”. Ma, all’epoca le due opere furono considerate troppo preziose per essere sottoposte alle intemperie; così, vennero sostituite con due copie prodotte dai suoi allievi ( sono la seconda e quarta sulla destra). Le statue originali sono oggi conservate nella Chiesa di Sant’ Andrea delle Fratte, proprio davanti la zona absidale.“   I dieci Angeli della passione di Cristo:  Angelo con la colonna: scultore Antonio Raggi, iscrizione “Tronus meus in columna”. Angelo con i flagelli: scultore Lazzaro Morelli, iscrizione “In flagella paratus sum”. Angelo con la corona di spine:  è dello scultore Paolo Naldini iscrizione “In aerumna mea dum configitur spina”. Angelo con il sudario o Angelo con il Volto Santo: scultore Cosimo Fancelli, iscrizione “Respice faciem Christi tui”. Angelo con la veste...

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Via Margutta : La quiete nel caos Romano

Via Margutta : La quiete nel caos Romano Musa ispiratrice per una serie di film, libri e canzoni, Via Margutta è un piacevole rifugio per chi vuole fuggire dal caos del Tridente Romano. Parallela a via del Babuino, è indubbiamente meno caotica e commerciale. Per cui, se volete godervi una tranquilla passeggiata senza smog, auto e file di turisti, basta solo cercare rifugio nell’ incantevole Via Margutta, per essere catapultati in un altra dimensione. Il nome della via, che gli venne dato dai pittori che ne furono i primi abitanti, fa riferimento a un eroe di un poema comico del Rinascimento. Edera e rampicanti decorano in maniera naturale le facciate delle antiche palazzine, i negozi d’abbigliamento che riempiono il Centro Storico lasciano spazio alle gallerie d’arte e antiquariato, alle botteghe d’artigianato, ai laboratori di restauro o di lavorazione di materie prime come legno o marmo, e  a ristoranti storici unici nel loro genere. Un tempo Via Margutta, considerata il “retro” dei palazzi di Via del Babuino, era occupata solo da orti, stalle e  magazzini.  Divenne un vero e proprio complesso abitativo solo quando un  faccendiere dello Stato Vaticano, durante il periodo di papa Pio IX, ottené il permesso di delinearla e costruirci un impianto fognario. Le splendide palazzine che percorrono la via erano inizialmente le sedi delle accademie di pittori o scultori che avevo scelto Via Margutta per il suo fascino. Oggi sono diventate quasi tutte abitazioni private, come “Palazzo Patrizi Nari”, e se, camminando furtivamente, riuscite a trovare aperto uno dei cancelli che delimitano la zona residenziale sulla parte sinistra, quella ai piedi di Villa Borghese, potete scorgere come l’interno di alcuni appartamenti, dal pian terreno fino ai piani più alti, sia rimasto intatto e originale come un tempo: soffitti alti, finestre grandi, piccoli balconcini adornati da fiori. In alcuni periodi dell’ anno potete trovare lungo la strada la mostra dei “100 pittori”, una vera e propria associazione di pittori che porta avanti questa iniziativa dal 1953. Attorno anni ’50 diventa la residenza di uno dei più grandi registi italiani: Federico Fellini. Come lui anche Anna Magnani, Giulietta Masina e Giorgio de Chirico furono alcuni tra i personaggi famosi ad possedere un appartamento in Via Margutta. Scelta come location per un’infinita serie di film e sceneggiati, tra le quali spiccano alcune scene del film di William Wyler “Vacanze Romane”, con Audrey Hepburn, Via Margutta mantiene ancora le caratteristiche, i colori e gli odori che fecero affascinare tutto il Jet-set di Cinecittà, la Hollywood italiana...

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Basilica di San Pietro in Vaticano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Basilica di San Pietro in Vaticano Piazza San Pietro Roma (RM) Tel. 06 69883731 – Fax 06 69885518 www.vatican.va Nel II secolo sulla tomba dell’apostolo Pietro (un cimitero a breve distanza dal circo di Nerone in cui era avvenuto il martirio), l’imperatore Costantino fece erigere la primitiva Basilica di San Pietro, un edificio costituito da cinque navate precedute da un grande atrio con quadriportico e cantharos per le abluzioni. Nel 1505 Giulio II Della Rovere (1503-1513) decise la ricostruzione completa del tempio affidandone i lavori a Donato Bramante; questi progettò, ed iniziò, un grandioso edificio a croce greca con cupola rimasto tuttavia incompiuto per la scomparsa tanto del papa committente che del Bramante stesso (1514). Seguì un periodo di incertezze e ripensamenti in cui alla guida del cantiere si succedettero Raffaello, Baldassarre Peruzzi e Antonio da San Gallo. Quest’ultimo in particolare si discostò dal progetto originario proponendo una più tradizionale pianta a croce latina. Nel 1547 Paolo III Farnese dette l’incarico di proseguire i lavori della Basilica di San Pietro a Michelangelo. L’anziano maestro – aveva più di settant’anni – recuperò subito la centralità del progetto bramantesco proiettandola però verso l’alto con la possente eppur slanciata cupola, eseguita dal Buonarroti fino al tamburo e  portata a termine, con qualche variante, da Giacomo della Porta tra il 1588 eil 1590. Sotto il pontificato di Paolo V Borghese (1605-1621), Carlo Maderno, incaricato del completamento dei lavori, aggiunse tre cappelle laterali – reintroducendo in tal modo la pianta a croce latina – ed eseguì la tanto discussa facciata, terminata nel 1614. Nel 1626 la Basilica di San Pietro fu finalmente consacrata da papa Urbano VIII Barberini (1623-1644). A partire dal 1629 la direzione del cantiere fu affidata a Gian Lorenzo Bernini, che realizzò gran parte dell’apparato decorativo e, tra il 1656 e il 1665, sistemò definitivamente la piazza antistante la basilica erigendo il celeberrimo colonnato. L’imponente facciata, lunga 115 metri e preceduta dalla scalinata a tre ripiani progettata dal Bernini, presenta lesene e colonne corinzie ed è sormontata da un attico coronato da tredici colossali statue. Al centro si trova la Loggia delle Benedizioni: da qui il papa benedice i fedeli nelle occasioni più solenni e viene annunciata al mondo l’elezione di ogni nuovo pontefice. Entrando nella Basilica di San Pietro, nel grande atrio progettato da Carlo Maderno si può ammirare sulla destra, dietro una porta a vetri, la statua equestre di Costantino opera del Bernini. Delle cinque porte d’accesso, la Porta Santa, la...

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Fontana dell’Acqua Paola – Il Fontanone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana dell’Acqua Paola – Il Fontanone  Via Garibaldi 30 Roma (RM)   Sul colle Gianicolo, più nota a tutti come il Fontanone,  la  fontana  dell’acqua Paola si trova al termine dell’acquedotto attivato da Paolo V Borghese (da cui prende il nome) per fornire approvvigionamento idrico al rione Trastevere che fino ad allora aveva dovuto accontentarsi quasi soltanto dei pozzi e dell’acqua del fiume. In effetti l’acquedotto Paolo era l’originario acquedotto di Traiano ripristinato nel Rinascimento. L’acqua veniva portata dal Lago di Bracciano e nell’antichità era servita a mettere in movimento i mulini di Roma. Un braccio dell’acquedotto venne distaccato per portare acqua al Vaticano e alle fontane dei giardini e a quelle di Piazza San Pietro. La bella fontana fu costruita da Flaminio Ponzio in collaborazione con Giovanni Fontana tra il 1610 e il 1612. La facciata monumentale del Fontanone, animata da angeli, mostri e draghi, è costituita da cinque archi e sei colonne in granito, delle quali quattro provengono dalla facciata dell’antica basilica di San Pietro. Altri marmi furono presi dal tempio di Minerva nel foro di Nerva. Il suo vastissimo bacino è opera di Carlo Fontana. Il piazzale che offre una visuale meravigliosa della fontana e uno splendido scorcio su Roma non esisteva ai tempi di Paolo V, quando la fontana era sull’orlo scosceso del Gianicolo. Fu Alessandro VIII Ottoboni ad aumentare la portata dell’acquedotto creando il piazzale mediante lavori di terrazzamento. Nell’orto retrostante ebbe sede dall’epoca di Alessandro VII il “Giardino dei Semplici” o Orto Botanico che nel 1820 venne trasferito nel giardino di Palazzo Salviati ai piedi del Gianicolo per ordine di Pio...

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Obelisco Vaticano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Vaticano Piazza San Pietro Roma (RM) L’ Obelisco Vaticano, insieme con quelli di Piazza dell’ Esquilino e Piazza del Quirinale, non ha i lati decorati. E’ ipotizzabile che questi obelischi fossero portati a Roma non finiti direttamente dal luogo di scavo, attribuendo la mancanza di decorazione o di iscrizioni ad una prematura morte del faraone che li aveva commissionati. La rilevanza dell’ Obelisco Vaticano è data soprattutto dall’ importanza dello scenario che lo circonda. E’ di granito rosso ed è alto oltre 25 metri. In origine doveva raggiungere i 45 metri, ma forse si ruppe durante l’erezione, su ordine di Augusto, nel Foro Giulio di Alessandria. Nel 37 d.C. l’imperatore Caligola ne ordinò il trasferimento a Roma, dove fu eretto nel Circo Vaticano o di Caligola e Nerone. Secondo la tradizione, in questo luogo furono martirizzati numerosi cristiani tra cui lo stesso San Pietro. Il fatto che, al contrario degli altri, questo obelisco si sia sempre conservato in piedi, è attribuito appunto all’ importanza che esso rivestiva per il popolo che lo considerava testimone di tali luttuosi eventi. Ed è certo poi che, data la sua vicinanza agli edifici circostanti, se fosse stato abbattuto, avrebbe rischiato di schiantarsi su di essi. Dal luogo della prima collocazione romana fu spostato a seguito dei vicini lavori per l’edificazione della Basilica di San Pietro. Dopo vari progetti non eseguiti, il trasporto al centro della Piazza San Pietro fu attuato grazie alla ferma volontà di papa Sisto V, che affidò direttamente a Domenico Fontana (1543-1607) il grandioso progetto. Nell’ occasione fu esaminato anche il contenuto del globo al culmine (oggi conservato nei Musei Capitolini) che si credeva contenesse le ceneri di Cesare, ma non vi fu trovato null’ altro che polvere. Esiste un gran numero di incisioni coeve che illustrano, come in un moderno reportage, le fasi del macchinoso trasporto. La ricollocazione nella Piazza, che avvenne senza alcun incidente ed in tempi assai brevi, fu seguita con ansia da tutta la popolazione che l’ultimo giorno portò in trionfo Domenico Fontana. L’obelisco fu eretto “nel tramontar del sole” del 10 settembre 1586. Scopri anche: Miti e Leggende – Obelisco Piazza San...

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Fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle  Piazza di Sant’Andrea della Valle Roma (RM)   La fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle si trova di fronte all’ omonima basilica, dove fu trasferita dalla scomparsa piazza Scossacavalli. All’ inizio del XVII secolo le aree a destra del Tevere erano ancora scarsamente approvvigionate d’acqua, e la dotazione idrica delle zone di Trastevere, del Vaticano e di Borgo fu uno dei primi problemi affrontati dal papa Paolo V appena eletto. In realtà, come già per alcuni dei suoi recenti predecessori, il fine ultimo del pontefice era di poter disporre di una cospicua riserva d’acqua corrente per i giardini della sua residenza vaticana, ma il Comune di Roma accettò di contribuire alle spese per il ripristino dell’antico acquedotto Traiano che, ricevendo acqua dal lago di Bracciano, avrebbe consentito l’autonomia idrica delle zone a destra del fiume. Iniziati i lavori nel 1608, nel 1610 il progetto principale fu portato a termine, al quale vennero aggiunte alcune condotte secondarie che consentissero all’acqua di raggiungere, tra l’altro, il Vaticano e il rione Borgo e di alimentare alcune fontane progettate o rinnovate per l’occasione. Sebbene occupato in opere più impegnative, come la realizzazione della facciata della Basilica di San Pietro, nel 1614 Carlo Maderno fu incaricato da papa Paolo V di realizzare una fontana pubblica (la prima in quella zona) per l’approvvigionamento idrico del quartiere di Borgo. La fontana venne sistemata nell’unica vera piazza del quartiere, dove, tra l’altro, sorgeva l’antica chiesa di San Giacomo; Piazza Scossacavalli si trovava sul percorso dell’odierna via della Conciliazione, tra il “Palazzo Giraud” (oggi “Palazzo Torlonia”) e il “Palazzo dei Penitenzieri” (oggi trasformato in hotel). La forma della fontana ricalcava, semplificandolo, il modello della portiano[1]: una vasca quadrata, in travertino, con i lati bombati, al cui centro era poggiata, su un balaustro riccamente ornato con quattro volute e le insegne pontificie, una vasca rotonda, piuttosto piatta. Tutto il complesso era posto su un basso gradino che riprendeva la forma della vasca inferiore ed era circondato da sedici colonnine che sostenevano la recinzione in ferro. L’acqua zampillava da un elemento sommitale a capitello con decorazioni floreali e da quattro bocche posizionate all’interno della vasca più grande, in corrispondenza della bombatura dei lati del quadrato. Negli anni a cavallo del 1935 la costruzione di via della Conciliazione portò alla demolizione dell’intera “Spina di Borgo”, con l’eliminazione della piazza e della chiesa. La fontana resistette al suo posto per alcuni anni, mentre proseguivano i lavori, poi, tra...

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Porta Santo Spirito

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Porta Santo Spirito Via di Porta Santo Spirito Roma (RM) Porta Santo Spirito è una delle porte che si aprono nelle Mura leonine di Roma. Si trova alle spalle dell’omonimo ospedale, sull’attuale via dei Penitenzieri, quasi all’incrocio con piazza della Rovere. È tra le più antiche porte del muro che circonda il Vaticano, essendo infatti contemporanea all’edificazione della cerchia muraria di papa Leone IV, intorno all’850. Benché fosse l’unico collegamento diretto tra la Basilica di San Pietro e la zona di Trastevere (attraverso la porta Settimiana), e benché fosse l’accesso alla via Aurelia ‘’nova’’, fu aperta come passaggio secondario. Il suo nome originario era “posterula Saxonum” (posterula dei Sassoni). Già nel 727, infatti, il re Ine del Wessex, dopo aver abdicato si trasferì a Roma, dove fondò una “schola Saxonum” (il cui scopo era di fornire una preparazione e un’istruzione cattolica al clero e ai nobili inglesi), con annessa chiesa e cimitero. La presenza sassone in quella zona è attestata fino alla fine del XII secolo, quando il re Giovanni Senzaterra donò il complesso della schola per l’edificazione della chiesa di Santa Maria in Saxia (divenuta poi Santo Spirito in Sassia) e dell’ospedale tuttora esistente, di cui già nel 794 era stata iniziata la fondazione. Con l’occasione papa Innocenzo III volle aggiornare anche il nome della porta, che da allora divenne di Santo Spirito. La struttura subì ovviamente vari restauri e ampliamenti. Fu probabilmente notevole quello operato all’inizio del XV secolo forse da papa Gregorio XII, visto che in una testimonianza del 1409 è chiamata “Porta Nuova”. All’inizio del secolo successivo papa Alessandro VI ritoccò sensibilmente, tra le altre, anche questa porta e la muraglia circostante, e infine, una quarantina d’anni dopo. Anche papa Paolo III operò i suoi interventi servendosi della consulenza e dell’opera di ingegneri come Michelangelo e Antonio da Sangallo il Giovane. La rinnovata paura di incursioni da parte di pirati saraceni, nonché le nuove tecniche poliorcetiche che prevedevano ormai l’uso massiccio di artiglierie, indussero infatti Paolo III ad interventi di ammodernamento delle mura che avessero anche serie caratteristiche difensive. Il disaccordo tra i due artisti è ben noto; in proposito sembra che i lavori sulla porta furono eseguiti su un bellissimo progetto del Sangallo[1], ed il Buonarroti (che li completò dopo la morte del collega, ma in modo frettoloso e approssimativo) pare abbia fatto qualche intervento di tipo disfattista (non potendola demolire) sia per rovinare l’opera dell’antagonista, sia per rifarsi delle feroci critiche che gli venivano rivolte per il...

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Il Campidoglio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito/tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Il Campidoglio  Piazza del Campidoglio Roma (RM) www.comune.roma.it Il Campidoglio è il più piccolo fra i famosi sette colli di Roma, ma anche il più importante, perché il primo nucleo della città nacque in questo punto, racchiuso da un primitivo sistema di mura difensive a protezione degli abitanti dalle tribù ostili che abitavano i colli circostanti. In effetti il Campidoglio ha una doppia sommità: una è situata appena a destra dell’attuale piazza, mentre l’altra, quasi adiacente al suo lato sinistro, corrisponde a Santa Maria in Aracoeli. E’ uno degli spazi architettonici più interessanti di Roma. Tutto il complesso della piazza e degli edifici che la circondano fu realizzato su progetto di Michelangelo nel cinquecento. E’ situato sul colle Capitolino e subì nel corso dei secoli vari rifacimenti fino ad assumere l’aspetto attuale. Oggi è sede del Comune di Roma. Si accede dalla scalinata, in cima ad essa si trova la balaustra con le statue dei Dioscuri che ritraggono Castore e Polluce a fianco dei loro cavalli di epoca imperiale. Al centro della piazza di forma trapezoidale si trova la famosa statua di Marco Aurelio, sulla sinistra si trova il palazzo Nuovo sede del museo Capitolino sulla destra il palazzo dei Conservatori e di fronte dietro la statua il palazzo Senatorio. La scala di accesso a quest’ultimo, realizzata dallo stesso Michelangelo, è di particolare bellezza, così come la fontana con l’antica statua di Minerva seduta. In alto svetta la Torre del Campidoglio del XVI secolo. La piazza è circondata da tre palazzi: il Palazzo Nuovo, il Palazzo Senatorio e il Palazzo dei Conservatori. I tre palazzi ospitano i Musei Capitolini. ricchissima collezione di reperti della Roma antica. Vi si trovano: la statua equestre di Marco Aurelio; i resti del Colosso di Costantino; mosaici provenienti dalla Villa Adriana di Tivoli; la statua della Venere Capitolina; la Sala degli Imperatori, con più di settanta busti in marmo; le statue dei Centauri; la statua del Fauno Ebbro; la statua del Galata Morente, la celebre statua dello Spinario del I sec. a.C.; la famosa statua bronzea della Lupa Capitolina, simbolo della Roma repubblicana; la statua della Venere Esquilina. All’interno dei Musei Capitolini si trova anche una pinacoteca con opere di Tiziano, Caravaggio, Guido Reni, Pietro da Cortona. Antica sede del più importante tempio del culto di Stato e simbolo di Roma “caput mundi”, il Campidoglio ha sempre mantenuto la sua rilevanza nella vita della città come centro dell’istituzione comunale dal XII secolo e con gli annessi Musei Capitolini, i...

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Musei Vaticani

Musei Vaticani I Musei Vaticani si trovano nella Città del Vaticano. E’ uno dei maggiori complessi museali al mondo che  racchiude al suo interno il Museo di Antichità Classiche, il Museo Pio Cristiano, la Pinacoteca Vaticana, il Museo Gregoriano Etrusco, il Museo Gregoriano Egizio,  il Museo Etnologico, il Palazzetto del Belvedere, le stanze di Raffaello, la Collezione d’Arte Contemporanea, il Museo Sacro, l’appartamento Borgia, la sala della nozze Aldobrandine, la cappella di Urbano VIII, la appella Nicolina, la sala dei Chiaroscuri e dell’Immacolata, la sala delle Dame, l’appartamento di San Pio V e la nota Cappella Sistina. L’origine di questo complesso museale, che racchiude opere dal valore inestimabile, si deve ai diversi Papi che decisero di mostrare le ricchezze contenute all’interno dei loro palazzi. In particolare, la fondazione del primo nucleo dei Musei Vaticani, va a Papa Giulio II (1503-1513) con la raccolta di sculture esposte nel “Cortile delle Statue”, oggi meglio conosciuto come “Cortile Ottagono”. Dopo di lui, ogni Papa ingrandì e allestì nuovi musei con nuove statue, affreschi, arazzi, monumenti e reperti storici provenienti dall’arte sacra internazionale. Grazie al carattere plurimo delle opere, di solito il pubblico, proveniente da tutto il mondo, abbraccia culture, lingue e religioni diverse. I Musei Vaticani, infatti, non sono ammirati solo per la loro sacralità, ma per la ricchezza e la diversità culturale che rappresentano. La Cappella Sistina è il settore più famoso dei Musei Vaticani. Il suo nome si deve a Papa Sisto IV della Rovere che ordinò la sua costruzione fra il 1475 e il 1481. Conosciuta al mondo perché è il luogo in cui si riunisce il conclave e in passato perché era il luogo in cui venivano incoronati i Papi, in realtà la sua fama a livello internazionale è dovuta anche agli affreschi del Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti, i quali ricoprono la volta e la parete di fondo. Michelangelo vi lavorò nella prima metà del ‘500, lasciando un segno indelebile nell’arte mondiale. Informazioni Museali: I Musei Vaticani  sono conosciuti per la loro grandezza e per visitarli accuratamente  servono dalle 3 alle 5 ore Per le regole del Vaticano è consigliabile un abbigliamento comodo e poco vistoso (non sono ammesse gonne, pantaloncini, canottiere, maglie troppo scollate). Al fine di evitare l’interminabile coda all’esterno è possibile prenotare il giro con una guida o prenotare online e passare nella corsia preferenziale. Ticket: Il prezzo interno per i Musei Vaticani è di 17,00 € (+ 4 euro con prenotazione online e salta fila). Ridotto 8,00 € (+ 4 euro con prenotazione online e salta fila). Tutte le tariffe sul sito ufficiale. Il biglietto d’ingresso ai Musei Vaticani permette di visitare: Musei Vaticani e Cappella Sistina I Tickets una volta...

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Musei Capitolini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: intero 15 € /ridotto 13 €(museo+mostra) Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Musei Capitolini Indirizzo e recapiti Piazza del Campidoglio 1 00186 Roma (RM) Telefono 060608 www.museicapitolini.org La nascita dei Musei Capitolini risale al 1471, quando il papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di statue bronzee conservate fino ad allora al Laterano, che costituirono il nucleo iniziale della raccolta. Le collezioni furono successivamente incrementate dai pontefici con opere provenienti dagli scavi di Roma, dal Vaticano o acquistate appositamente per il museo, come la collezione Albani. Intorno alla metà del XVIII secolo Benedetto XIV fondò la Pinacoteca. Le raccolte archeologiche si arricchirono notevolmente alla fine dell’Ottocento con i rinvenimenti degli scavi per la costruzione di interi quartieri della città, divenuta capitale d’Italia. Le raccolte dei Musei Capitolini sono esposte nei due edifici che insieme al Palazzo Senatorio delimitano la piazza del Campidoglio, il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, collegati tra loro da una galleria sotterranea che ospita la Galleria Lapidaria e conduce all’antico Tabularium, le cui arcate monumentali si affacciano sul Foro Romano. Nel Palazzo Nuovo, in un ordinamento museale di grande fascino rimasto sostanzialmente invariato dal Settecento, sono conservate le raccolte di sculture antiche frutto del collezionismo delle grandi famiglie nobiliari dei secoli passati: famosissime le raccolte dei busti di filosofi e di imperatori romani, la statua del Galata morente, la Venere Capitolina e l’imponente statua di Marforio che domina il cortile. Il Palazzo dei Conservatori mostra nelle sale dell’appartamento l’originale nucleo architettonico dell’edificio, decorato da splendidi affreschi con le storie di Roma e nobilitato dalla presenza degli antichi bronzi capitolini: la Lupa, lo Spinario, il Bruto Capitolino. La grande aula vetrata recentemente realizzata al primo piano del palazzo custodisce la statua equestre in bronzo di Marco Aurelio, già sulla piazza capitolina, e gli imponenti resti del tempio di Giove Capitolino, affiancati da una sezione dedicata alla più antica storia del Campidoglio, dalle prime frequentazioni alla costruzione dell’edificio sacro, con i risultati dei recenti scavi. Le sale che si affacciano sull’aula ospitano le opere provenienti dagli Horti dell’Esquilino, quelle di raccordo con l’Appartamento dei Conservatori la Collezione Castellani, testimonianza del collezionismo ottocentesco. Al secondo piano la Pinacoteca Capitolina presenta, in un percorso ordinato cronologicamente dal tardo Medioevo al Settecento, opere di grande rilevanza, come i quadri del Caravaggio (la Buona Ventura e il San Giovanni Battista), la grande tela del Guercino (il seppellimento di Santa Petronilla) e un consistente nucleo di dipinti di Guido Reni e Pietro da Cortona. Nel Palazzo Caffarelli-Clementino sono situati...

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Piazza San Pietro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Piazza San Pietro Inserita a margine del centro storico di Roma, Piazza San Pietro è compresa nella Città del Vaticano, e delimitata dal confine con lo Stato italiano; attraverso il rione Borgo che giace a est, i principali accessi sono da via di Porta Angelica o da via della Conciliazione. La celeberrima piazza, notevole esempio di architettura ed urbanistica barocca, è dedicata all’ omonimo santo ed è quotidiano punto d’incontro per migliaia di fedeli cattolici provenienti da tutto il mondo. Lo spazio della piazza è formata da due parti: la prima a forma di trapezio rovescio il cui lato maggiore corrisponde alla facciata con specifiche motivazioni prospettiche; la seconda, più grande, di forma ovale con l’obelisco Vaticano al centro. I due grandi spazi sono unificati da un imponente colonnato architravato. Nella situazione attuale, davanti alla piazza vera e propria troviamo un altro spazio che funge da vestibolo (Piazza Rusticucci, oggi piazza Pio XII) e su cui sbocca in asse, la novecentesca Via della Conciliazione. Essa è la piazza più vicina, in un certo senso, al cuore del cattolicesimo; il grande colonnato ovale è sempre stato considerato la figura di due grandi braccia che avvolgono maternamente i fedeli. I visitatori della basilica di San Pietro, siano pellegrini con devozione o siano turisti con interesse culturale, da tutto il mondo e di tutte le razze e le lingue, qui cominciano sempre dall’ ammirare e godere l’ampiezza e l’armonia dello spazio e delle forme, lo slancio dell’obelisco fiorito di mille leggende, lo scroscio delle due copiose fontane, avvolti dal cielo di Roma che è bello sempre, e non solo quando è bello come quello di Lombardia (diceva Manzoni). Data la sempre maggiore affluenza, la piazza è diventata (almeno nella bella stagione) la sede abituale di grandi cerimonie liturgiche presiedute dal papa, come le canonizzazioni, il corteo di insediamento dei pontefici neo-eletti, ma anche le esequie del papa, come avvenne nel 2005 per Giovanni Paolo II, di fronte ad una numerosa folla. È diventato abituale l’appuntamento dell’Angelus Domini, la domenica alle 12.00, quando il papa si affaccia dalla finestra del suo studio, saluta la folla radunata, fa un breve discorso, recita la preghiera dell’Angelus ed impartisce la benedizione. Il colonnato a quattro file di colonne, realizzato per Alessandro VII nel 1656-67, è concepito in modo che, visto dai fuochi dell’ellisse – indicati, sul selciato, da una pietra circolare circondata da un anello di marmo, appare composto da una sola fila di...

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Fontana dell’Acqua Paola

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dell’Acqua Paola  Via Garibaldi 30 Roma (RM) Forse in pochi la conoscono con il nome di Acqua Paola, dato che sul colle Gianicolo, la fontana è nota a tutti come il “Fontanone”. La Fontana  dell’Acqua Paola fu collocata al termine dell’acquedotto attivato da Paolo V Borghese (da cui prende il nome) per fornire approvvigionamento idrico al rione Trastevere che fino ad allora aveva dovuto accontentarsi quasi soltanto dei pozzi e dell’acqua del fiume. In effetti l’acquedotto Paolo era l’originario acquedotto di Traiano ripristinato nel Rinascimento. L’acqua veniva portata dal Lago di Bracciano e nell’antichità era servita a mettere in movimento i mulini di Roma. Un braccio dell’acquedotto venne distaccato per portare acqua al Vaticano e alle fontane dei giardini e a quelle di Piazza San Pietro. La bella fontana fu costruita da Flaminio Ponzio in collaborazione con Giovanni Fontana tra il 1610 e il 1612. La facciata monumentale, animata da angeli, mostri e draghi, è costituita da cinque archi e sei colonne in granito, delle quali quattro provengono dalla facciata dell’antica basilica di San Pietro. Altri marmi furono presi dal tempio di Minerva nel foro di Nerva. Il suo vastissimo bacino è opera di Carlo Fontana. Il piazzale che offre una visuale meravigliosa della fontana e uno splendido scorcio su Roma non esisteva ai tempi di Paolo V, quando la fontana era sull’orlo scosceso del Gianicolo. Fu Alessandro VIII Ottoboni ad aumentare la portata dell’acquedotto creando il piazzale mediante lavori di terrazzamento. Nell’orto retrostante ebbe sede dall’epoca di Alessandro VII il “Giardino dei Semplici” o Orto Botanico che nel 1820 venne trasferito nel giardino di Palazzo Salviati ai piedi del Gianicolo per ordine di Pio...

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Santi Quattro Coronati

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Complesso dei Santi Quattro Coronati Via dei S.S. Quattro, 20 Roma (RM) Telefono 0039 06 70475427 monacheosasantiquattro@tin.it http://www.santiquattrocoronati.org/     Al Complesso è attribuito il nome di “Quattro Coronati” in seguito alla leggenda di quattro marmorari cristiani messi a morte sotto Diocleziano per essersi rifiutati di scolpire idoli pagani, ma anche di quattro (o cinque) militari, ugualmente martirizzati e sepolti presso le tombe dei martiri precedenti. Il sito si presenta ancora come un complesso monastico fortificato, di modesta apparenza esterna ma di massiccia consistenza muraria, ed è costituito da una basilica e da una serie di altri spazi sacri e residenziali (cripta, cortili, convento, antico palazzo cardinalizio). Esso occupa, dal IV secolo, i luoghi di una ricca residenza aristocratica di età tardoantica che era collocata lungo l’antica via Tuscolana (nel percorso corrispondente all’attuale via dei Santi Quattro) e nei secoli fu ripetutamentemente e radicalmente modificato. La primitiva aula absidata fu convertita in luogo di culto cristiano prima del 499, data a cui risale la prima attestazione del “titulus Aemilianae”, più volte identificato, dalle fonti altomedioevali, con la chiesa dei Santi Quattro. La posizione della chiesa era rilevante, per essere in alto e per la sua vicinanza al Laterano, sede allora del papato. La fortificazione del complesso (cripta, torre d’ingresso all’epoca decorata all’interno e all’esterno, primo cortile con i primi edifici destinati al clero) è di epoca carolingia, attribuita al papa Leone IV (fine VIII secolo). Dopo l’incendio di Roberto il Guiscardo nel 1084, papa Pasquale II provvide alla ricostruzione, riducendo però la basilica alla sola metà ovest della ex navata centrale e trasformando il precedente spazio nell’attuale secondo cortile, mentre quelle che erano state le navate laterali furono inglobate, la destra nel palazzo del cardinale titolare, la sinistra nel monastero fondato dallo stesso Pasquale II, che dal 1138 divenne un priorato dell’abbazia benedettina di S. Croce di Sassovivo presso Foligno. All’incirca nella prima metà del XIII secolo fu realizzato il bellissimo chiostro cosmatesco, la cui lavorazione fu affidata ai marmorari romani dell’Università sorta presso il Celio in onore dei quattro martiri scalpellini cui era dedicata la chiesa. Probabilmente il lavoro fu opera di Pietro de Maria lo stesso maestro marmorario che lavorò al chiostro dell’abbazia di Sassovivo. Importanti restauri (testimoniati dall’iscrizione con lo stemma del cardinale murata nel primo cortile, sotto la torre) furono fatti eseguire nel XV secolo dal cardinale Carillo dopo la cattività avignonese, quando il complesso fu dichiarato sede pontificia da papa Martino V. Con lo spostamento della...

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Orto Botanico di Roma

Apertura stagionale: Tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: intero 8,00 €, ridotto 4€ Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Orto Botanico di Roma Nel pieno del centro storico di Roma, arrampicati tra il quartiere di Trastevere e il Gianicolo, si sviluppano i 12 ettari dell’Orto Botanico di Roma. Un polmone verde talvolta sconosciuto agli stessi cittadini romani e gestito dal dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma La Sapienza. Il complesso, in cui è possibile osservare varietà botaniche provenienti da tutto il mondo, si inserisce in una tradizione cittadina di giardini dall’importante valore scientifico-naturalistico. Già nel XIII secolo per volontà del pontefice Nicolò III venne creato un Pomerium, cioè un terreno agricolo destinato a coltivazioni per la corte papale. Nel corso dei secoli, nei Giardini Vaticani. nacque il primo esempio di orto botanico e nel 1514 venne istituita da Leone X, presso l’Università, la prima cattedra per l’insegnamento delle piante medicinali.  Successivamente la residenza abituale dei papi si spostò momentaneamente presso il Quirinale e l’orto botanico vaticano venne lasciato in stato di totale abbandono. Papa Alessandro VII decise pertanto di destinare un’area sul colle del Gianicolo alla creazione del nuovo orto botanico universitario. Dopo numerose dislocazioni, nel 1883 l’orto botanico venne definitivamente collocato presso Villa Corsini alla Lungara, che lo Stato Italiano acquistò da Tommaso Corsini per realizzarvi l’Accademia dei Lincei, nel palazzo, e l’orto botanico, nel giardino sottostante. La Villa al momento dell’acquisto possedeva già un importante valore artistico conferitogli dal restauro affidato, nel XVIII secolo, a Ferdinando Fuga. Risalenti al progetto del Fuga sono alcuni capolavori che è tuttora possibile ammirare all’interno del giardino, come la fontana degli undici zampilli e quella dei tritoni. Primo direttore dell’orto fu Pietro Romualdo Pirotta (1884-1928) a cui si deve la realizzazione da zero dell’intera area naturalistica, al tempo costituita solo dall’antico bosco a ridosso del Gianicolo e da due cedri del Libano. Oggi è possibile osservare le più svariate specie vegetali, tra cui il Cedrus deodara, il gruppo dei Dasylirion e millenari Liquidambar orientalis originari della Cina. All’interno dell’orto botanico sono presenti diverse collezioni: dalle palme, il bambù, le gimnosperme, le piante mediterranee o la serra monumentale. Diversi giardini come il roseto, il giardino dei non vedenti, la valletta delle felci, il giardino giapponese, il bosco mediteranno, il giardino dei semplici, o la serra tropicale. Informazioni  È possibile visitare l’orto botanico nei seguenti orari: Da lunedì alla domenica: 9:00 – 18:30 (da aprile a ottobre) Da lunedì al sabato: 9:00 – 17:30 (da novembre a marzo) Biglietteria: Intero € 8,00 (12 – 65 anni) Ridotto € 4,00 (6 – 11 anni e over 65,...

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Sant’Andrea della Valle

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Sant’Andrea della Valle Piazza Vidoni, 6 Roma (RM) Telefono 06 6861339   La grande Chiesa di Sant’Andrea della Valle fu iniziata nel 1591 su disegno di Gian Francesco Grimaldi e di Giacomo della Porta; fu ripresa da Carlo Maderno nel 1608, cui si deve anche la bellissima cupola, inferiore per ampiezza ed altezza solo a quella di San Pietro. Dal 1655 al 1665 Carlo Rainaldi, modificando in parte il disegno del Maderno, innalzò l’altissima e sontuosa facciata di travertino, su due ordini di colonne appaiate e lesene corinzie, con portale e finestrone nel mezzo e nicchie con statue e finestre ai lati, che creano nell’insieme forti effetti chiaroscurali per il vigoroso plasticismo. L’interno è a croce latina con vastissima navata ad un ordine di alte lesene a fascio, e fiancheggiata da grandi cappelle laterali. La volta a botte, la cupola luminosa, l’abside larga e splendente per ori ed affreschi, le danno un aspetto fastoso. La cupola, realizzata da Carlo Maderno, è la terza in altezza della città di Roma, è molto luminosa grazie ad un ordine di finestre intervallate da semi-colonne, in numero di otto. La presenza delle finestre, se da un lato permette l’illuminazione sontuosa che caratterizza la chiesa, dall’altro rende difficilmente distinguibile il meraviglioso affresco della cupola, realizzato da Giovanni Lanfranco tra il 1621 ed il 1625. Il lavoro venne condotto in concomitanza, e probabilmente in competizione, con l’affresco dei pennacchi (o peducci) e del transetto absidale, con storie di Sant’Andrea, eseguiti dal Domenichino tra il 1621 ed il 1628. La cupola ritrae la Gloria del Paradiso, mentre i pennacchi rappresentano i Quattro evangelisti. Tra i due artisti, entrambi appartenenti alla Scuola Carracci, c’era forte competizione, tanto che lo Zampieri accusò Lanfranco di averlo spinto da un’impalcatura, dopodiché fuggì a Napoli. Alle estremità della navata, sopra gli ultimi archi, si trovano le due tombe dei papi Piccolomini, trasportate nel 1614 da San Pietro in Vaticano. Da non perdere la serie assai pregevole degli affreschi del...

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Miti & Leggende

Miti & Leggende I Miti e le leggende dell’antica Roma sono racconti antichi tramandati da padre in figlio, un vero e proprio patrimonio culturale che è parte integrante di un popolo. Colosseo La Pietra del Diavolo La Bocca della Verità La Porta Magica di Piazza Vittorio La leggenda della Fornarina La gravidanza di Nerone L’Obelisco di Piazza San Pietro Il Museo degli Scheletri Le Oche del Campidoglio Il Ratto delle Sabine e il tradimento di Tarpea La Papessa I Versi di Pasquino Il Colosseo Il termine “Colosseo” non è da attribuire alla maestosità colossale della struttura, il cui nome originale era “Anfiteatro Flavio”, bensì alla maestosità di una statua che Nerone aveva fatto erigere, in sui onore, vicino all’anfiteatro stesso. Nel Medioevo, il Colosseo era ritenuto una porta per gli inferi dove gli spiriti degli schiavi e dei gladiatori morti sacrificati per il piacere degli imperatori vagavano (e tuttora vagherebbero) al giungere della notte incapaci di trovare il riposo eterno. Gli imperatori, tramite un gesto, decidevano le sorti dei combattenti: pollice in giù la morte, pollice in su la salvezza. La curiosità è che il pollice, in realtà, non veniva rivolto “verso il basso” ma verso la gola: questo gesto imitava il rituale con il quale veniva ucciso il perdente, ovvero trafiggendo il cuore con la spada dalla base della gola. All’interno del Colosseo, oltre ai tradizionali scontri con gladiatori ed animali feroci, venivano organizzate anche le “naumachie”: tutta l’arena veniva riempita d’acqua e vi si svolgevano delle vere e proprie battaglie navali simulate! La Pietra del Diavolo Entrando nella basilica di Santa Sabina a piazza Pietro d’Illiria, al centro del colle Aventino, subito dietro l’osservatore, nell’angolo sinistro della basilica c’è una piccola colonnina tortile. Sopra di essa, di vede una pietra nera tondeggiante, con grosse incisioni, dei buchi, come di un enorme artiglio… ecco a voi la “lapis diaboli”. Si narra che il diavolo, a San Sabina, tentò più volte San Domenico che, in estasi, pregava all’ingresso della chiesa ma, incapace di indurlo al peccato, seccato, gli scagliò contro un pesante blocco di basalto nero senza, peraltro, ferirlo. Sulla pietra sono ancora visibili i segni delle dita incandescenti del demonio. La Bocca della Verità Il celebre mascherone di marmo è conosciuto in tutto il mondo per la leggenda, secondo cui, se si giura il falso tenendo la mano nella bocca del mascherone, questa verrebbe tranciata in un solo colpo. E’ una leggenda che, ormai, tutti conoscono… ma forse non sapete che, nel Medioevo, la mano di chi raccontava troppe bugie, veniva realmente tagliata da un boia strategicamente posizionato dietro il mascherone! In particolare, si racconta, che al giudizio...

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Palazzo Lateranense

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Lateranense Piazza di San Giovanni in Laterano, 6 Roma (RM) Tel. 06 69886386 – Fax 06 69886394   Il palazzo Lateranense sorge sul luogo dell’antico “Patriarchio”, residenza dei pontefici dell’età di Costantino, distrutto da un incendio nel 1308. Dopo secoli di degrado, fu ricostruito ad opera di Domenico Fontana tra il 1586 e il 1589 per volere di papa Sisto V, per essere adibito a residenza estiva della corte papale. Al nuovo edificio però i pontefici preferirono la sede vaticana e quella del Quirinale, ed il palazzo Lateranense ebbe nei secoli successivi usi diversi. Fu infatti adibito ad ospedale, a ospizio, ad archivio dello Stato Pontificio e nel 1838 a sede del Museo Gregoriano, istituito da Gregorio XVI. Nel 1960 papa Giovanni XXIII fece trasferire il museo in Vaticano, destinando il palazzo a sede del Vicariato, dopo importanti lavori di restauro e riadattamento terminati nel 1967. Dal 1987 il piano nobile è sede del Museo Storico Vaticano. Il palazzo, ispirato a palazzo Farnese, sebbene realizzato in forme più severe tipiche del periodo della Controriforma, è a pianta rettangolare e presenta tre facciate (la quarta è addossata al fianco destro della basilica di S. Giovanni in Laterano). Su ognuna di queste è un grande portale con colonne lisce obugnate, con balcone sovrastante. Due di questi balconi hanno lo stemma di papa Sisto V Peretti (1585-1590), mentre il terzo quello di Clemente XII Corsini(1730-1740). Al piano terreno, su tutti i lati sono grandi finestre architravate con inferriate e finestrelle sottostanti; al primo e secondo piano finestre con timpani curvi e triangolari alternati. Alla sommità è una loggia belvedere con colonne. All’interno è un cortile circondato da un portico a tre ordini sovrapposti. Da uno scalone monumentale si accede all’appartamento papale, costituito da dieci sale e una cappella; quest’ultima conserva affreschi con la rappresentazione delle imprese del pontificato di Sisto V, mentre nelle sale sono episodi della storia di Roma imperiale e cristiana ed episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. Nella Sala della Conciliazione furono firmati l’11 febbraio del 1929 i Patti Lateranensi tra la Santa Sede e lo Stato Italiano. Da allora il palazzo è parte integrante dello Stato della Città del Vaticano e gode di privilegi di...

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Giardini Vaticani

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 31,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Metropolitana – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Giardini Vaticani Viale Vaticano Roma (RM) Tel. 06 69884676 – Fax 06 69873250 visiteguidategruppi.musei@scv.va info e prezzi I giardini vaticani sono il luogo di riposo e di meditazione del Romano Pontefice sin dal 1279, quando papa Niccolò III (Giovanni Gaetano Orsini, 1277-1280) riportò la residenza papale dal Laterano al Vaticano. All’interno delle nuove mura, che fece erigere a difesa della sua residenza, il Papa fece impiantare un frutteto (pomerium), un prato (pratellum) e un vero e proprio giardino (viridarium); questo primo nucleo sorse nei pressi del colle di Sant’Egidio, dove oggi si trova il Palazzetto del Belvedere ed i Cortili dei Musei Vaticani. Il periodo di maggiore sviluppo architettonico dei Giardini è comunque tra il Cinquecento e il Seicento, quando vi lavorano artisti e architetti come Donato Bramante e Pirro Ligorio (sua è la Casina di Pio IV), oltre a pittori e incisori che ritraggono la bellezza del luogo, tra i quali Antonio Tempesta, Giovanni Magari e Giambattista Falda. La cultura, l’arte e la filosofia rinascimentale influenzano i giardini non solo attraverso l’architettura stessa, ma anche con la costruzione di bellissime fontane, statue e tempietti. Grandi sono le testimonianze storico-artistiche rinvenibili nei giardini: dagli stessi giardini sono ancora visibili, ad esempio, le antiche Mura Leonine in due tratti: quello più antico vicino alla Palazzina della Zecca, in prossimità della Fontana del Sacramento(detta anche delle Torri) e l’altro tratto, restaurato da Niccolò V, visibile sul colle insieme alle due grandiose torri circolari, dette torre della Radio e Torre Gregoriana (la cui seconda è il luogo usato prima da Leone XIII per l’edificazione di una palazzina utilizzabile come residenza estiva e poi, trasformata, diventerà nel 1891, la sede della Specola Vaticana, grazie all’apposito motu proprio di Leone XIII Ut mysticam). Innumerevoli sono anche le fontane, tutte di straordinaria bellezza, delle quali va ricordata in particolare quella della Galera. Essa è il risultato di tre secoli di elaborazioni e cambiamenti che l’hanno resa ancora più scenografica. Un magnifico galeone che spara getti d’acqua dai suoi cannoni, tanto che Papa Urbano VIII la celebrò con un distico latino: “Bellica Pontificem non fundit machina flammas/Sed dulcem belli qua perit ignis aquam” (La macchina da guerra dei papi non spara fiamme, bensì la dolce acqua che della guerra spegne il fuoco). Anche notevole è la fontana dell’Aquila, probabilmente la più cara ai romani: “vera e propria mostra dell’Acqua Paola a Roma, destinata a fare da pendant all’altra grande mostra, cioè al Fontanone del...

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Roma

Roma È capoluogo della regione Lazio, nonché capitale della Repubblica Italiana ma soprattutto è il centro da cui si è irradiata la cultura occidentale quasi 500 anni ma la città è anche un centro spirituale che ha influenzato ed influenza tutto il pianeta, la Chiesa Cattolica Romana è la religione più diffusa al mondo. È la città con la più alta concentrazione di beni storici e architettonici al mondo e il suo centro storico delimitato dal perimetro delle mura aureliane è espressione del patrimonio storico, artistico e culturale del mondo occidentale europeo e, nel 1980, insieme alle proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella città e la basilica di San Paolo fuori le mura, è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Roma non fu costruita in un giorno La città ha avuto uno sviluppo urbanistico millenario, questa sua caratteristica la rende unica al mondo e preziosissima per gli studiosi di storia antica ma anche barocca, grazie alla stratificazione intensa che ha subito nei secoli. Possiede diversi appellativi: L’Urbe, Caput Mundi (capitale del mondo), Città Eterna, e Limen Apostolorum (soglio apostolico).  I colori della città sono giallo ocra e rosso porpora. Ha due festività proprie, 21 aprile (il Natale della città), e il 29 giugno (i santi patroni, Pietro e Paolo). Vanta il primato di omonimie: altre 44 città in tutto il mondo si fregiano di questo nome. Esistono anche dei proverbi che la riguardano: Tutte le strade portano a Roma. Chi va a Roma un po’ romano ci diventa. A Roma, comportati come i Romani. Non importa andare a Roma per la penitenza. Quando a Roma vai, fai come vedrai. Stato: Italia Regione: Lazio Provincia: Roma Coordinate: 41° 54′ 0′′ N – 12° 30′ 0′′ E Altitudine: 37 m s.l.m. Superficie: 1.285 km² Abitanti: 2.550.000 (ISTAT) o 2.817.000 (Anagrafe) 2005 Densità: 1.985 (ISTAT) o 2.197 (Anagrafe) ab./km² Santo patrono: Pietro e Paolo Giorno festivo: 29 giugno Monumenti dell’antica Roma Ara Pacis Arcate dell’Acquedotto Alessandrino Arco di Costantino Arco di Tito Auditorium di Mecenate Circo Massimo Colonna Traiana Colosseo o Anfiteatro Flavio Crypta Balbi Domus Aurea Domus Flavia Domus Tiberiana Foro Romano Horti Sallustiani Insula Romana al Campidoglio Ipogeo degli Aureli Ipogeo degli Ottavi Pantheon Piramide di Caio Cestia Mausoleo di Santa Costanza Mercati Traianei Mura Serviane Ninfeo di Alessandro Severo Ninfeo di Egeria Niger Lapis (fori) Ponte Lupo dell’Acquedotto Marcio ed Anio Vetus Teatro Di Marcello Templi di Largo Argentina Terme di Caracalla Terme Di Diocleziano Tomba di Cecilia Metella Villa dei Gordiani Villa di Livia Villa di Massenzio Villa dei Quintili Basiliche  Principali San Giovanni in Laterano San Paolo fuori le mura San Pietro in Vaticano Santa Maria Maggiore Chiese Paleocristiane...

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Pro Loco Roma, Infioritalia e Galatone in udienza da Papa Francesco

La Pro Loco di Roma è lieta di annunciare che verrà ricevuta assieme agli infioratori dell’associazione Infioritalia e in particolare gli artisti dell’associazione Caledda di Galatone, questo mercoledì 26 Giugno in udienza ufficiale presso il Vaticano. Gli artisti infioratori doneranno a Papa Francesco una stola infiorata a lui dedicata, mentre la Pro Loco di Roma Capitale consegnerà tre targhe in plexiglass con incise le miniature dei bozzetti che verranno realizzati per i festeggiamenti dei santi patroni Pietro e Paolo del 29 giungo p.v. durante i quali si svolgerà la terza edizione dell’infiorata storica. In occasione delle celebrazioni per la festività dedicata ai Santi Pietro e Paolo il prossimo 29 giugno per il secondo anno consecutivo la Pro Loco di Roma Capitale ospiterà gli infioratori di Infioritalia che saranno nuovamente impegnati nella realizzazione di tappeti floreali in Piazza Pio XII, proprio a ridosso della Basilica di San Pietro, dedicati ai Santi Patroni della città ed al nostro amato Papa Francesco. In tale occasione gli artisti creativi dell’associazione “Caledda” hanno pensato realizzare una stola con fiori ed elementi naturali essiccati e di dedicarla a Sua Santità Papa Francesco. “Essa vuole essere un tributo alla Fede e, in particolare per noi Galatonesi, a Cristo Crocifisso e alla Madonna della Grazia. Sulla stola, infatti, tra intrecci di spighe e fiori essiccati, saranno riprodotte le icone del Santissimo Crocifisso e di Maria Santissima della Grazia di Galatone.”  La stola è realizzata con tessuto prodotto artigianalmente con telaio, in cotone e lino. “Abbiamo scelto di esprimerci con i fiori in quanto essi sono umili testimoni della grandezza e bellezza del Creato, di Sorella Madre Terra fonte di vita a cui rivolgere le nostre lodi, di quella bellezza della natura e bellezza della terra che, come diceva anche il compianto don Tonino Bello, salverà il mondo.” La stola sarà donata al Santo Padre in occasione dell’udienza del 26 giugno...

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Via Cola di Rienzo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Lunghezza e Tempo di Percorrenza:  280 mt – 10 min Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Metropolitana – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Servizi: Punti di interesse Via Cola di Rienzo Via Cola di Rienzo, nel quartiere Prati e a pochi passi dal Vaticano, è un’altra importante e affollata via commerciale della città che riesce ad accontentare i gusti e le esigenze più disparati. Per alcuni rappresenta la “nuova” Via del Corso, in virtù di alcune grandi firme che è possibile trovarvi, come Trussardi, Max Mara o Tommy Hilfiger, ma anche per lo stile giovanile, trendy e informale di alcuni marchi più accessibili ma ugualmente di grande tendenza, come Fornarina, Pinko, MissSixty e tanti altri. Per altri rappresenta, invece, il punto fisso dove fare la spesa, la colazione e tutto quello che riguarda la Routine quotidiana. Si trova qui uno dei pochi mercati al coperto rimasti a Roma, il mercato di Piazza Unità. In una struttura elegante è stato costruito addirittura nel 1928, e anche se risente un po’ dell’ influenza della grande distribuzione, può contare in ogni caso sulla sua clientela fidelizzata. Se volete fermarvi per una colazione o per un Aperitivo, Via Cola di Rienzo ci offre il bar “Cantiani” e “Portofino”. Anche chi non è di zona, conosce sicuro i due nomi. Sono posti storici, chiunque di noi passando si sarà fermato per un caffè o per un gelato. Portofino li fa molto buoni e d’estate troverete sicuro la fila. Camminando noterete che le vetrine dei negozi non ospitano solo l’abbigliamento, ma spaziano dall’ arredo casalingo all’ oggettistica, dagli accessori ai libri con la Mondadori in Piazza Cola di Rienzo, fino alle profumerie e tanto altro ancora. Se poi volete concedervi un break sostanzioso, e l’ aperitivo da Portofino non vi ha riempito lo stomaco, non avete che l’imbarazzo della scelta per soddisfare i vostri palati. Vi segnaliamo Castroni e Franchi, dove le possibilità di consumare al banco o di portare a casa ottimi prodotti della gastronomia italiana e internazionale è assicurata. Lo Store Coin, ormai sede fissa da anni per i regali di Natale e non solo, aprirà in questo Dicembre uno spazio dedicato alla gioielleria che tutte le Donne amano : Tiffany. Lo Store è anche sede della catena Nespresso, in qualsiasi giorno dell’ anno veniate, nel reparto della Nespresso ci sarà sempre molta gente in fila. Per gli amanti della cucina, invece, al piano inferiore dove prima trovavate il supermercato Billa, aprirà un Market di Lusso. Cibi di alta qualità, particolari e prelibati, che forse non tutti potranno permettersi… Curiosità: In...

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San Giuseppe Frittellaro

Il 19 Marzo è la festa di San Giuseppe. San Giuseppe, padre putativo di Gesù, definito come “uomo giusto” è considerato il santo protettore dei poveri, dei padri di famiglia, dei falegnami e degli artigiani. I festeggiamenti del 19 marzo hanno origini antiche e pagane. Infatti nell’antichità, in questa data, veniva festeggiato l’inizio della primavera attraverso i riti dionisiaci, detti baccanali, ma con l’avvento del Cristianesimo essi vennero vietati per via della presenza di costumi licenziosi. La festa cristiana di San Giuseppe così si sovrappose alla festa pagana. Essa nacque in Oriente e venne importata nel calendario romano nel XV secolo con la data del 19 marzo. Fin dalla seconda metà dell”800, nella maggior parte delle regioni d’Italia, la festività di San Giuseppe è associata a due caratteristiche principali: i falò e i dolci fritti. A Roma questa festa ha origini popolari ed è sentita particolarmente nel Quartiere Trionfale che ha sempre festeggiato con notevole entusiasmo San Giuseppe, vista la presenza dell’omonima Basilica di San Giuseppe al Trionfale vicino al Vaticano. I festeggiamenti iniziavano con una processione che partiva dalla Basilica e terminava sotto la statua di San Giuseppe e proseguivano nella degustazione di frittelle e bignè alla crema. Proprio per la presenza di questi dolci il santo, a Roma, veniva definito “frittellaro”. La bontà di questi dolci era celebrata in versi dagli stessi friggitori, che decantavano con orgoglio la qualità delle proprie frittelle. Testimoni della popolarità della “Sagra di San Giuseppe Frittellaro” sono i vari scrittori e poeti che la ricordano nei loro scritti come la più recente preghiera di Checco Durante a “San Giuseppe frittellaro” del 1950: San Giuseppe frittellaro, tanto bono e tanto caro, tu che sei così potente da aiutà la pòra gente, tutti pieni de speranza te spedimo quest’istanza. Fa sparì da su ‘sta tera chi desidera la guera; fa venì l’era beata che la gente affratellata da la pace e dal lavoro nun se scannino tra loro. Fa che er popolo italiano ciabbia er pane quotidiano fatto solo de farina senza ceci ne saggina....

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