Alberto Sordi

“Noi abbiamo avuto il privilegio di nascere a Roma, e io l’ho praticata come si dovrebbe, perché Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”. Così Alberto Sordi parlava della città che gli diede i natali e così egli cercò di vivere nel corso di tutta la sua esistenza.  Importante interprete della storia del cinema italiano, al fianco di Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni, Alberto Sordi è di certo da considerare uno dei maggiori rappresentanti della commedia all’italiana nonché, insieme ad Aldo Fabrizi e Anna Magnani, rappresentante della romanità nel mondo. Interprete di ciò che lui stesso considerava “l’italiano Medio”, Alberto sordi diede vita a più di 160 personaggi, nei suoi film, la maggior parte dei quali misero in luce tratti poco edificanti, ma corrispondenti, alla realtà da lui osservata e vissuta. Alberto Sordi, infatti, non ha mai smesso di voler mostrare al pubblico, con la sua ironia ed il suo personale punto di vista, la verità sul nostro paese, talvolta anche con un pizzico di cattiveria e compiacimento, ma sempre accompagnata da una magistrale interpretazione del suoi personaggi. Morto all’età di 82 anni, Alberto Sordi, fu celebrato dalla popolazione italiana che fece visita alla sua salma esposta per due giorni al Campidoglio e da solenni funerali svoltisi presso la Basilica di San Giovanni in Laterano. Oggi riposa nella sua tomba di famiglia, presso il cimitero monumentale del Verano. L’epitaffio sulla lapide recita: “Sor Marchese, è l’ora” battuta presa da uno dei suoi migliori film. Ma il suo nome non è sbiadito nel tempo e ad oggi, a 12 anni dalla sua morte, Alberto Sordi continua a regalarci grandi emozioni. Da quest’anno, infatti, è stato avviato il progetto che vedrà la sua abitazione divenire una sorta di villa-museo, un luogo di memoria storica dinamico, che possa trasmettere la sensazione a chi lo visita che Alberto Sordi faccia ancora parte della nostra vita. Fra le numerose stanze presenti sarà possibile visitare una fantastica barberia, il suo studio con i numerosi riconoscimenti vinti e le foto ricordo come quella con la sorella Aurelia e quella con i papi. Infine sarà possibile visitare il teatro dove Alberto Sordi vedeva i film con un vero e proprio...

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Franco Califano

Originario di Pagani, in provincia di Salerno, è nato per caso in aereo  il 14 settembre 1938, sul cielo della capitale libica, a quei tempi colonia italiana. È cresciuto e ha vissuto da molti anni a Roma. Franco Califano muore a Roma, nella sua casa di Acilia, il giorno 30 marzo 2013. Ciò che è accaduto in questi settant’anni di vita non è semplicemente la storia di un’esistenza, la storia di un uomo con i suoi problemi ed i suoi pensieri, ma la storia di un pilastro della musica italiana che nel tempo non ha mai smesso di accompagnare, con le sue frasi, la sua filosofia, il nostro panorama musicale. Franco Califano, uno degli artisti simbolo del nostro paese, trova infatti all’interno del panorama musicale, soprattutto grazie alla composizione di canzoni, lo strumento per poter esprimere al meglio quello che vede intorno a lui, descrivendo la realtà attraverso i suoi occhi e cercando di farla comprendere a quanti lo circondavano. In ogni sua canzone Franco Califano cerca di trasmettere  la sua filosofia di vita e la sua già matura amarezza nei confronti dell’esistenza. Franco Califano, l’uomo e l’artista Il contatto, sempre vivo ed importantissimo che cercava di avere con le persone, le cose e con tutto ciò che ruota nell’universo artistico romano, cui era affezionato e da cui mai si è distaccato, sino ad arrivare all’universo internazionale, si è dimostrato fonte di inesauribile carica vitale e creativa, non soltanto per la scrittura di canzoni ma, successivamente, anche per la scrittura di poesie, pubblicate con i titoli “Voglia di vivere, voglia di morire” e i libri autobiografici come “Soli fino al capolinea” e “Il cuore nel sesso”. Non è quindi  un caso se, anni dopo, a Franco Califano è stata assegnata una laurea honoris causa in Filosofia dall’Università di New York, per queste sue idee espresse all’interno dei numerosi testi, interpretati e scritti per se stesso o per altri importanti autori, ma soprattutto per quegli ideali presenti in ogni suo episodio di vita vissuta. Franco Califano, infatti, provava sulla pelle tutto ciò di cui cantava rendendo reali le sue canzoni, portandole a divenire dei veri e propri slogan per la società, dei  lampi di genio capaci di illuminare un intero modo di sentire. Sono oltre 1000 le canzoni che Franco Califano scrive nella sua carriera. Alcune interpretate, altre scritte perché avessero voce da altri importanti personaggi dela musica leggera italiana. Ricordiamo per esempio “La musica è finita” e “Una ragione di più” interpretate da Ornella Vanoni; oppure il famoso “Minuetto”interpretato da Mia Martini. Abbiamo ancora titoli come “Questo nostro grande amore” di Fred Bongusto ed il  titolo “E la chiamano estate” di...

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Giovanni Paolo Pannini e Roma

Giovanni Paolo Pannini e Roma Giovanni Paolo Pannini [ detto anche Panini ] è nato a Piacenza nel 1691, arrivato a Roma a 20 anni, nel 1711, inizia gli studi di disegno presso Benedetto Luti, si crea una discreta fama come decoratore ma sono i suoi paesaggi che l’hanno consegnato alla storia, Roma rimarrà la sua città fino alla morte sopraggiunta nel 1765, sue opere più famose sono conservate al Metropolitan Museum of Art di New York. vista-di-roma-modernavista-di-roma-antica Giovanni Paolo Pannini non è romano ma è uno dei pittori che meglio a capito Roma, i suoi due capolavori : Galleria di Quadri con viste dell’Antica Roma e  Galleria di Quadri con viste della Roma Moderna continuano a raccontare una Roma che ancora esiste, anzi da allora non è poi cambiata molto, Roma è solo Impero o Barocco, sembra quasi che tra i due periodi non sia successo niente, tutto immobile sotto questo cielo insomma. Giovanni Paolo Pannini ed il futuro di Roma Personalmente ho sempre amato questi que dipinti del Pannini ma c’è un altra domanda che mi sono sempre fatto, quali sarebbero le viste della Roma contemporanea? Pannini cosa avrebbe scelto per simboleggiare la contemporaneità? Escluso il Palazzo della Civiltà e forse il Palaeur non mi viene in mente niente al di fuori dei centri commerciali, voi cosa ne pensate? Quali sono sono i simboli della Roma...

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Gabriella Ferri cuore testaccino voce internazionale

Gabriella Ferri cuore testaccino voce internazionale Gabriella Ferri è stata una delle cantanti più eccentriche che Roma abbia conosciuto, amante del Folk e della canzone tradizionale romana grazie alla passione del padre per quest’ultima, non disdegnava interpretare anche la canzone popolare napoletana e siciliana ma non solo, i suoi brani, cantati in spagnolo, l’hanno resa una grande celebrità in tutto il Sud America, di certo il suo più grande merito è stata la capacità di far riscoprire canzoni ormai dimenticate e trasformarle, alle volte, in inni generazionali come per esempio La società dei magnaccioni , inno goliardico ancora molto conosciuto anche dai più giovani, un romano non è un vero romano se non ha cantato almeno una volta nella vita questa canzone o Dove sta Zazà, che ottenne così tanto successo da dar vita ad una trasmissione televisiva dal titolo omonimo condotto dalla stessa Ferri. Gabriella Ferri è cult Gabriella Ferri ha ottenuto molti successi commerciali nella sua vita artistica ma viene comunque percepita come una cantante di nicchia, una cantante cult, questo probabilmente per il suo modo di fare verace e ribelle, grazie ad una sensibilità molto marcata ha esaltato il sentimento popolare dei vecchi rioni romani prima e le borgate dopo, basti pensare che un suo pezzo, Sinnò me moro, è stata inserito nella colonna sonora del film Romanzo Criminale. Gabriella Ferri eredità Nel panorama musicale attuale non c’è nessuno/a che possa considerarsi l’erede di Gabriella, questo non vuol di certo dire che l’influenza della sua musica sia scemata anzi la musica folk e tradizionale di tutta la penisola ha imparato molte lezioni da lei, semplicemente non c’è attualmente in giro un/una cantante in grado di reggere il confronto, soprattutto a livello...

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Tokidoki

Tokidoki Tokidoki è uno degli artisti contemporanei più famosi del mondo ma pochissime persone sanno che Simone Legno è romano, del resto la pop art in Italia non è presa molto seriamente, meno che mai a Roma, dove i critici sembrano odiare qualunque forma d’arte successiva al barocco, noi invece pensiamo che artisti come Tokidoki debbano essere un esempio per la città e crediamo che diffondere le loro storie possa essere un grimaldello per eliminare per sempre quella cappa di provincialismo che imprigiona Roma da decenni, se non secoli. Tokidoki : la storia La salita nell’olimpo dell’arte di Simone Legno è una specie di leggenda metropolitana moderna, tutto iniziò nel 2003 quando The Indipendent inserisce il suo sito tra i 10 migliori della settimana, grazie alla grande visibilità offerta da questa vetrina viene notato da  Hard Candy co-fondatrice di Pooneh Mohajer e suo marito Ivan Arnold, la coppia rimane così colpita dal suo stile che decide di inviargli un biglietto aereo per Los Angeles, Simone senza pensarci due volte si tuffa subito nella nuova avventura. Il suo arrivo a Los Angeles cambierà completamente la sua vita ma anche la sua notorietà, ben presto negli Stati Uniti e nel Pacifico la sua fama cresce a dismisura, in Indonesia per esempio diventa un vero e proprio idolo, la folla fa la fila per conoscerlo ed il successo commerciale non tarda ad arrivare, anche la critica inizia a conoscere ed apprezzare il lavoro di Tokidoki, le sue figure femminile sono il suo inconfondibile marchio di fabbrica. Tokidoki : Roma non ama i suoi figli? Riflettendo sulla storia di Simone Legno non possiamo fare a meno di sottolineare l’incapacità di Roma nel capire e premiare i suoi talenti, certo non è solo Roma che ha tradito Tokidoki ma tutta la sua patria, basti pensare che non c’è una pagina in italiano su Wikipedia che spieghi chi è e cosa fa Simone Legno,nella versione inglese invece gli viene riconosciuta la sua influenza su tutta la pop art contemporanea, certo lui non sembra provare rancore verso il suo paese infatti il suo sito ufficiale ha un’estensione .it, probabilmente in omaggio alle sue origini. Per saperne di più su Tokidoki visita il sito...

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