Santi Silvestro e Martino ai Monti

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santi Silvestro e Martino ai Monti Viale Monte Oppio, 28 Roma (RM) Tel. 06 4784701 – Fax 06 47847063     La Basilica Santi Silvestro e Martino ai Monti fu fondata da Silvestro I su un terreno donato da un esponente della famiglia degli Equizi (da cui il nome di Titulus Equitii) nel IV secolo. Agli inizi era un oratorio dedicato a tutti i martiri. Si sa che un incontro preparatorio del Primo concilio di Nicea fu tenuto qui nel 324. L’attuale chiesa di San Martino ai Monti data dall’era Carolingia, ma una struttura colonnata del III secolo è stata individuata sotto ed accanto ad una chiesa posteriore. Questo ha spinto alcuni studiosi ad identificare questa struttura con il Titulus Equitii, ma lo scopo originale di questo pressoché modesta sala fu probabilmente di servire come spazio di immagazzinamento per usi commerciali. Nel 500, la chiesa fu ricostruita e dedicata ai santi Martino di Tours ed a papa Silvestro I da papa Simmaco. In questa occasione, la costruzione fu sopraelevata ed il primo oratorio divenne sotterraneo. Fu ricostruita di nuovo da Adriano I nel 772 e da Sergio II nel 845. La struttura della chiesa attuale segue la chiesa antica e molti parti sono state riusate, anche se ulteriori trasformazioni furono eseguite da Filippo Gagliardi nel XVII secolo. L’interno ha tre navate con colonne antiche, la vasta navata mediana è coperta da un soffitto a lacunari realizzato per volontà del cardinale Carlo Borromeo (1560). Lungo le pareti, una serie di affreschi che illustrano la campagna intorno a Roma nel XVII secolo di Gaspare Dughet. Una lampada votiva d’argento è conservata nella sacrestia: si ritiene che sia stata fatta con la tiara di San Silvestro, mentre sotto l’altare si trovano le reliquie dei santi Artemio, Paolina e Sisinnio, traslate qui dalle Catacombe di Santa Priscilla. Accompagnati dal sacrestano si può scendere sotto la chiesa dove ci sono i resti della casa di Equitius, raro esempio di chiesa domestica ricavata in annessi delle terme di Traiano. Nella cripta della chiesa c’è un mosaico del VI secolo con il ritratto di papa Silvestro. Tra i titolari del Titulus Ss. Silvestri et Martini in Montibus ci sono stati i futuri papi Pio XI e Paolo...

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Basilica Santi XII Apostoli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica Santi XII Apostoli Piazza dei Santi Apostoli, 51 Roma (RM) Telefono 06 699571 La Basilica Santi XII Apostoli fondata nell’ età bizantina, portata avanti nell’età di Narsete nel VI secolo da Papa Pelagio I, conserva le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo. Santi XII Apostoli è l’unica basilica di Roma che non sia stata edificata su edifici romani preesistenti, anche se vi furono precocemente utilizzati materiali di spoglio (si pensa provenienti dalle Terme di Costantino, e non, come vuole una leggenda, dal vicino Foro di Traiano). Il modello architettonico della chiesa originale era quello, a pianta centrale, del bizantino Apostoleion di Costantinopoli. Nel 1348, fu distrutta da un terremoto, solo nel XV secolo, Martino V, che apparteneva alla famiglia Colonna, da secoli insediata nelle vicinanze, la fece restaurare. Sempre nel XV secolo fu eretto il portico antistante la facciata e l’abside della basilica fu ornata da un grandioso affresco con l’Ascensione, opera di Melozzo da Forlì, i cui frammenti sono oggi divisi tra i Musei Vaticani e il Palazzo del Quirinale dopo il rifacimento settecentesco. Il lavoro di Melozzo, notevole soprattutto per il magistrale uso della prospettiva da sotto in su, ebbe notoriamente influenza su Michelangelo e gli affreschi della Cappella Sistina, in particolare per il Cristo del Giudizio Universale. Nel 1702 Clemente XI commissionò un totale rifacimento dell’edificio che fu portato avanti da un gruppo di architetti tra cui Carlo Fontana, suo figlio Francesco Fontana, Ludovico Rusconi Sassi e Nicola Michetti.All’interno del nartece si notano la stele funeraria dell’incisore Giovanni Volpato, opera di Antonio Canova e altre lapidi. Neoclassico rimane, invece, il piano superiore della facciata con il grande finestrone. All’interno, caratterizzato da un’architettura solenne e severa, si possono ammirare opere di Antoniazzo Romano, Benedetto Luti, Giuseppe Cades (la splendida Estasi di San Giuseppe da Copertino) e alcuni rilievi tombali del XV secolo, di cui uno ad opera di Mino da Fiesole. Pure ammirevole è la Tomba di Lorenzo Colonna, opera rinascimentale di Luigi Capponi, seguace di Andrea Bregno. Ciononstante, le due opere più note sono il fastoso affresco della volta, decorata dal Trionfo dell’Ordine Francescano del Baciccio (1707) e il monumentale sepolcro di papa Clemente XIV di Antonio Canova (1787). La volta della sacrestia è decorata dal veneziano Sebastiano Ricci. Dal 2008 in un’intercapedine fra la chiesa ed un palazzo confinante sono visibili gli affreschi della Cappella Bessarione. Detti affreschi sono attribuiti a Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e loro botteghe. L’interstizio è stato casualmente scoperto nel 1959...

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Sant’ Apollinare

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Sant’ Apollinare Piazza di Sant’ Apollinare, 49 Roma (RM) Tel. 06 6875211 – Fax 06 68164400 La chiesa di Sant’ Apollinare fu fondata da papa Adriano I intorno al 780, su resti di preesistenze di epoca romana, il quale fece costruire accanto alla chiesa anche un monastero per monaci basiliani in fuga da Costantinopoli. La chiesa fu dotata anche di un collegio di canonici, testimoniato per la prima volta nel 1284, e che durò fino al 1576. Nel 1517 papa Leone X la elevò a titolo cardinalizio. L’edificio originario era preceduto da un piccolo portico e, al suo interno, era suddiviso in tre navate con abside. Esso fu poi ricostruito nelle forme attuali da Ferdinando Fuga per volontà di Benedetto XIV tra il 1742 e il 1748: lo stesso pontefice consacrò la nuova chiesa il 21 aprile di quell’anno. Con la riedificazione, Sant’ Apollinare divenne parte di un vasto complesso edilizio che fu sede del Collegio Germanico-Ungarico dei Gesuiti dal 1574 al 1773; esso fu poi sede del Pontificio istituto di Sant’ Apollinare; nel 1992 l’intera struttura, compresa la chiesa – che sono di proprietà dell’APSA – è stata data in affitto alla Prelatura dell’Opus Dei, che vi ha installato la sua Pontificia Università della Santa Croce. Nel 2008 è stato completato il lungo restauro dell’intero immobile e della piazza antistante. Dal portale si accede all’atrio, anticamente un portico, trasformato in cappella. Qui è conservata un’immagine del XV secolo raffigurante una Madonna tra gli apostoli Pietro e Paolo. A questa immagine è legato un particolare episodio della storia di Roma: durante il passaggio dei soldati di Carlo VIII di Francia nel 1494, la venerata immagine fu ricoperta da uno strato d’intonaco per nasconderla e proteggerla dai soldati che avevano posto il loro accampamento davanti alla chiesa. L’immagine fu così dimenticata e riapparve grazie ad un terremoto che ne staccò l’intonaco il 13 febbraio 1647. La chiesa è costituita da una navata unica con cappelle laterali. La volta della navata, a botte, è decorata con un affresco di Stefano Pozzi che raffigura la Gloria di Sant’ Apollinare. Sono sei le cappelle laterali, tre per lato: su quello destro vi sono le cappelle dedicate ai santi Luigi Gonzaga, Giuseppe e Francesco Saverio; sul lato sinistro le cappelle dedicate ai santi Giovanni Nepomuceno, Josemaría Escrivá de Balaguer ed Ignazio di Loyola. L’altare maggiore, nell’abside rettangolare, è opera di Bernardino Ludovisi del 1746; la tela raffigurante il santo titolare è di Ercole Graziani. Tra i molti...

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San Bartolomeo all’Isola

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa San Bartolomeo all’Isola  Piazza di San Bartolomeo all’Isola, 22 Roma (RM) Telefono 06 6877973 info@sanbartolomeo.org www.sanbartolomeo.org La Basilica di San Bartolomeo all’Isola, al centro dell’ Isola Tiberina, venne edificata nel 998  per conto dell’imperatore tedesco Ottone III.  Fu costruita per accogliere inizialmente le spoglie di un amico dell’imperatore,  Sant’Adalberto, e ad oggi conserva anche le spoglie di un altro martire: San Bartolomeo, le cui reliquie sono custodite  nell’altare maggiore. L’Isola Tiberina era, già nell’antichità, un luogo di pellegrinaggio prediletto per il culto delle divinità; tra cui quello del dio della medicina Esculapio, per il quale fu costruito un tempio e dove vi erano numerosi pellegrini che visitavano il luogo sacro per implorare la propria guarigione. Rovinata e quasi completamente distrutta da una piena del fiume Tevere nel 1557, fu riadattata e rimodernata nel 1624 da Orazio Torriani, con una facciata barocca su due piani ed un portico. Infine, restaurata nel 1852. Spicca all’orizzonte e, visibile dalle rive del Tevere, il campanile romanico a trifore del XII secolo. L’interno della chiesa è diviso in tre navate grazie a due ordini di quattordici antiche colonne. La particolarità della struttura è quella di possedere transetto ed abside rialzati. Il soffitto a cassettoni è ricco di dipinti ed affreschi (1865). La Basilica di San Bartolomeo è oggi luogo memoriale dei “nuovi martiri” del XX secolo. All’interno la basilica ospita le memorie e le reliquie di molti testimoni del nostro tempo, dal vescovo martire Óscar Arnulfo Romero al cardinale Juan Jesús Posadas Ocampo, ucciso dai narcotrafficanti all’aeroporto di Guadalajara, dal pastore evangelico Paul Schneider al contadino Franz Jägerstätter, oppositori del nazismo per obiezione di coscienza e testimonianza di fede, dal monaco e guida spirituale Sofian Boghiu, oppositore del totalitarismo comunista in Romania a don Andrea Santoro, prete romano ucciso a Trebisonda come il prete francese André Jarlan in Cile, testimoni del dialogo e dell’amicizia con i più...

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Santa Cecilia in Trastevere

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 2,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di Santa Cecilia in Trastevere La Basilica di Santa Cecilia si trova nel Rione Trastevere. La leggenda vuole che la chiesa di Santa Cecilia sorga sulla casa familiare di Cecilia, «…vergine illustre, nata da nobile stirpe romana», che subì il supplizio verso il 220. Il Titulus Caeciliae è in effetti attestato già dal V secolo. All’inizio del IX secolo papa Pasquale I, grande recuperatore di reliquie ed edificatore di chiese (Santa Maria in Domnica, Santa Prassede), ebbe in sogno la visione di Cecilia che gli rivelava la propria sepoltura; fece quindi erigere la chiesa in forma basilicale sul luogo della precedente e vi traslò il corpo. La struttura originaria era classicamente basilicale: navata centrale sostenuta da dodici colonne collegate da archi a tutto sesto, soffitto a capriate, abside semicircolare con il catino decorato in mosaico (la decorazione originaria era però più ampia, coprendo anche i lati), piccola cripta sotterranea in corrispondenza dell’altare maggiore e senza dislivello con la navata. L’edificio fu abbellito e crebbe nei secoli successivi; accanto sorse successivamente un monastero, anch’esso dedicato a santa Cecilia e a sant’Agata. Papa Pasquale II fece costruire nel XII secolo il campanile (oggi leggermente pendente) e il portico, e nella seconda metà del XIII Pietro Cavallini vi affrescò il Giudizio universale, mentre Arnolfo di Cambio eresse il ciborio nel 1293. Durante i lavori di ristrutturazione effettuati nel 1599 dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati, (nipote di Papa Gregorio XIV, e il cui monumento funebre è quello che si vede nel portico, a destra) fu aperto il sepolcro di marmo e nella ulteriore cassa di cipresso che esso racchiudeva si ritrovò il corpo quasi integro della santa, vestito di bianco e con il segno delle ferite sul collo. L’evento fu considerato miracoloso tanto che anche papa Clemente VIII andò a constatarlo. Si commissionò allo scultore Stefano Maderno la riproduzione della figura così com’era stata ritrovata. L’eccezionale opera in marmo pario, attualmente esposta sotto l’altare maggiore, testimonia nei secoli l’evento. All’inizio del Settecento il cardinale Francesco Acquaviva d’Aragona affidò a Ferdinando Fuga un intervento di sistemazione esterno assai scenografico, il cui risultato fu l’attuale prospetto monumentale dell’entrata, con il nome del cardinale stesso ben in vista; nuovi ambienti destinati a sacerdoti e personale e la creazione dell’ampio cortile, con a destra il monastero delle suore francescane e a sinistra quello delle benedettine. Degli ambienti sotterranei era nota soltanto la cripta e il cosiddetto “Bagno”, il calidarium in cui la leggenda voleva che...

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Santa Croce in Gerusalemme

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme  La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, detta anche Eleniana o Sessoriana, sorge sull’area precedentemente occupata dal Sessorium, un complesso residenziale di proprietà imperiale, iniziato nella prima metà del III secolo, comprendente oltre al palazzo vero e proprio anche un circo e un anfiteatro (oggi detto castrense) successivamente inglobato nelle mura aureliane. Il palazzo sarebbe poi divenuto residenza di Elena, madre di Costantino. Questi, intorno alla metà del IV sec., fece ricavare nell’atrio del palazzo una basilica per custodirvi le reliquie della Santa Croce, da Elena portate a Roma dopo un viaggio in Palestina. La primitiva basilica, un’aula rettangolare scandita da tre navate trasversali, venne ristrutturata da papa Lucio II, che nel 1144 la fece suddividere in tre navate longitudinali, la dotò di un portico (nartece), eresse il campanile in laterizio tuttora esistente e fece costruire il chiostro nel monastero che fin dal X secolo era sorto accanto alla chiesa. Importanti interventi sui soffitti delle navate e sulle decorazioni parietali vennero promossi alla fine del XV sec. dal cardinale spagnolo Carlvajal, che li affidò ad una cerchia di artisti tra cui spiccano i nomi di Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano. La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme assunse l’aspetto con cui la conosciamo oggi nel XVIII secolo, quando Benedetto XIV Lambertini (1740-1758) incaricò gli architetti Domenico Gregorini e Pietro Passalacqua di edificare una nuova facciata e di ripristinare l’interno. La facciata in travertino, uno dei capolavori del barocchetto romano, mostra evidenti ascendenze borrominiane nel dinamico alternarsi di superfici concave e convesse. Suddivisa in tre settori da un solo ordine di lesene, è sormontata da un timpano curvilineo con balaustra e statue degli evangelisti, Elena e Costantino. Sulla destra svetta il campanile romanico, in laterizio con bifore accoppiate, del tempo di Lucio II (XII sec.). Dal portale centrale si accede all’atrio ellittico, con cupoletta, colonne di granito e corridoio anulare, anch’esso opera di Gregorini e Passalacqua. La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, l’interno L’interno della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme è suddiviso in tre navate da dodici colossali colonne antiche di granito, quattro delle quali furono incorporate in pilastri nella ristrutturazione settecentesca. A questa risalgono anche le paraste, le decorazioni a stucco e il soffitto ligneo, al centro del quale si trova una grande tela di Corrado Gianquinto (1744). Il pavimento cosmatesco è stato restaurato nel 1933. Nel presbiterio, ciborio settecentesco sorretto dalle colonne del precedente (1148); sotto all’altare maggiore, urna di basalto con...

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San Sisto Vecchio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa San Sisto Vecchio Piazzale Numa Pompilio, 8 Roma (RM) Telefono 06 77205174   La Chiesa di San Sisto Vecchio costruita nel IV secolo, è registrata nei documenti come il titulus Crescentianae, che la pone in relazione ad una certa Crescenziana, forse la matrona che ne finanziò la costruzione. La tradizione vuole che la costruzione di San Sisto vecchio sia stata approvata da papa Anastasio I (399-401). La chiesa conserva le reliquie di papa Sisto II, santo cui è dedicata, traslate qui dalle catacombe di San Callisto nel VI secolo. San Sisto fu ricostruita all’inizio del XIII secolo per volere di papa Innocenzo III. È conservato un affresco reallizzato in questa occasione e raffigurante scene dal nuovo testamento e dagli apocrifi. Il resto dell’edificio, ad eccezione dell’abside e della torre campanaria, fu del tutto rimodernato da Filippo Raguzzini su commissione di papa Benedetto XIII, intorno agli anni 1730. Nel chiostro vi sono i resti della più antica chiesa e la relativa cappella annessa, all’interno della quale sono rappresentate le “Storie di San Domenico”. Assolutamente da non perdere il campanile del XII secolo, a tre ordini di trifore, del tempo di Innocenzo III (fine del 1100). Il convento annesso alla chiesa fu la prima sede dei frati predicatori a Roma e, per incarico di papa Onorio III, san Domenico vi raccolse una comunità di monache disposte ad accettare una più stretta osservanza. Nel 1891 la monaca domenicana Antonia Lalia vi fondò la congregazione missionaria detta, dal titolo del monastero, di San...

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Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù  Corso del Rinascimento, 27 Roma (RM) Tel. 06 6875214 – Fax 06 68804138 mscroma@tiscalinet.it     La Chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, il cui interno è visibilmente recente, ha invece una storia antica. Il primo edificio fu eretto nel XIII secolo nell’area dello Stadio di Domiziano, sacro alla tradizione cristiana per la memoria dei martiri che vi avevano trovato la morte, per volontà dell’infante Enrico, figlio del re di Castiglia Ferdinando III, e intitolato al protettore della Reconquista, Santiago, prendendo il nome di San Giacomo degli Spagnuoli. Nel 1440 il canonico della cattedrale di Siviglia don Alfonso de Paradinas fece interamente ricostruire l’edificio a proprie spese affidando i lavori a Bernardo Rossellino – con una bella facciata – e, morendo, legò il proprio patrimonio alla chiesa. Erano quelli, a Roma, i decenni della potenza dei papi spagnoli. Alessandro VI Borgia ordinò nuovi lavori di ampliamento, fece allargare una piazza di fronte all’ingresso su via della Sapienza (sul lato dell’abside) e trasferì negli edifici annessi gli ospizi per i pellegrini spagnoli che l’infante Enrico aveva fondato, uno presso il Campidoglio e l’altro lì vicino, in via di Santa Chiara. La chiesa di San Giacomo divenne così, nel 1506, la chiesa nazionale del regno di Castiglia a Roma, e nel 1518 fu di nuovo rimaneggiata da quell’Antonio da Sangallo il Giovane, che sarebbe poi divenuto l’”architetto di tutte le fabbriche pontificie”. La chiesa e i suoi annessi furono per molto tempo riccamente mantenuti dai lasciti degli spagnoli di Roma, e le loro finestre su piazza Navona costituivano una sorta di palco di proscenio per gli spettacoli “acquatici” che si tenevano nella piazza. Non provvedendosi tuttavia a nessun mantenimento, nel 1818 la chiesa fu abbandonata dagli spagnoli in favore di Santa Maria di Monserrato, dove vennero anche trasferiti gli arredi e le tombe prima in San Giacomo, e fu poi sconsacrata e venduta, nel 1878, ai missionari francesi del Sacro Cuore. Alla fine dell’’800 papa Leone XIII fece una ristrutturazione radicale de la chiesa, dopoché fu abbandonata dalle spagnuoli perché “dicevasi” minacciasse ruina [2], dall’architetto Luca Carimini, che fra l’altro ne modificò la facciata principale della piazza Navona, conservando “tutto” l’edificio originale con l’abside e il transetto, sul lato opposto di piazza Navona. La chiesa fu riconsacrata, affidata alla Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù e intitolata a Nostra Signora del Sacro Cuore. Nel 1931 l’apertura di Corso del...

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SS. Trinità dei Monti

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   SS. Trinità dei Monti Piazza della Trinità dei Monti Roma (RM) Telefono 06 6794179   Trinità dei Monti è una della Chiese più fotografate di Roma. Il suo panorama ci offre una splendida vista sui tetti di Roma e una della Piazze più belle: Piazza di Spagna. La prima parte della chiesa fu costruita tra il 1502 e il 1519 in stile gotico; la parte più antica, coperta da volte a crociera ogivali, è delimitata da una cancellata bronzea. Alla navata gotica, verso la metà del XVI secolo fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica, coperto da volta a botte, chiuso da una facciata ornata da due campanili simmetrici, opera di Giacomo della Porta e Carlo Maderno. La chiesa fu consacrata nel 1585 da papa Sisto V. In una delle prime cappelle Daniele da Volterra lasciò nel 1541 un celebre ciclo di affreschi, tra cui la bellissima Deposizione, unanimemente considerata uno dei vertici del Manierismo. L’ottava cappella a destra (cappella Massimo) conserva invece un bellissimo ciclo di affreschi di Perin del Vaga (Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento; 1537), completato tra il 1563 e il 1589 da Taddeo e Federico Zuccari. Il Battesimo di Cristo e gli affreschi della Cappella di San Giovanni Battista sono di Giovanni Battista Naldini (1580). In origine la chiesa conservava anche una pala di Jean-Auguste-Dominique Ingres. Nel convento vanno ricordate la Galleria Prospettica, affrescata da Andrea Pozzo con un singolare esempio di anamorfosi dipinta nel 1642 da Emanuel Maignan ritraente S. Francesco di Paola e la Stanza delle rovine, del tardo XVIII secolo con affreschi la cui sensibilità è già figlia del Romanticismo, opera del francese Charles-Louis Clérisseau, un artista che terminerà i suoi giorni a San Pietroburgo, alla corte degli zar. Nel convento è presente una seconda pittura anamorfica dipinta da Jean François Niceron nel 1642 rappresentante S. Giovanni che scrive l’apocalisse[2]terminata poi da Emanuel Maignan. In uno dei corridoi del convento è stata realizzata dal Emanuel Maignan una meridiana a riflessione (astrolabio catrottico). La volta del corridoio riporta diversi tracciati (ora italica, ora francese, etc.) differenziati in base al colore. L’area su cui è edificata la chiesa fu acquistata da San Francesco di Paola per realizzarci il convento dell’Ordine dei Padri Minimi. Il terreno fu venduto dai nobili veneziani Barbaro, come risulta dall’atto di acquisto ancora reperibile mentre non risulta documentalmente fondato il mito di un contributo reale francese alla sua edificazione. Infatti le pretese francesi di imporre un’influenza alla zona della Trinità...

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Basilica di Santa Maria Maggiore

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di Santa Maria Maggiore La Basilica di Santa Maria Maggiore è la più importante delle chiese romane dedicate alla Madonna, sorge alla sommità del Cispio (la più alta delle tre propaggini che formano il colle Esquilino) sui resti di un complesso fondato in età augustea e successivamente ampliato e decorato con affreschi. La chiesa originaria – a tre navate, senza transetto e con nartece – fu fondata, tra il 432 ed il 440, da Sisto III dopo il Concilio di Efeso, che nel 431 aveva sancito il dogma della maternità divina di Maria. La tradizione che vuole la chiesa fondata da papa Liberio nel luogo di una miracolosa nevicata avvenuta il 5 agosto 356 – tradizione da cui derivano i nomi di Basilica Liberiana e di S. Maria ad Nives usati in passato – è da ritenersi leggendaria. Tra il 1145 ed il 1153 Eugenio III ricostruì il nartece, riducendolo a portico, e mise in opera il pavimento cosmatesco. Sotto il pontificato di Niccolò IV (1288-1292) venne eretta una nuova abside più arretrata creando così il transetto decorato da pitture. La decorazione a mosaico del nuovo catino venne affidata a Jacopo Torriti.   Alla seconda metà del XIV secolo risale la costruzione del campanile, completato poi dal cardinale Eugenio d’Estouteville, arciprete della basilica dal 1445 al 1484, cui si devono pure la copertura a volta delle navate laterali e la costruzione della cappella di San Michele. Alla fine del ‘400 papa Alessandro VI Borgia rivestì con l’attuale, ricchissimo, cassettonato il soffitto della navata centrale. Profonde trasformazioni della basilica, che fino ad allora aveva conservato il suo aspetto sostanzialmente medievale, furono avviate tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo da Sisto V e da Paolo V, che eressero le due grandi cappelle laterali, dette appunto Sistina e Paolina, e il palazzo a destra della facciata. Tra il 1670 ed il 1676 Carlo Rainaldi ridisegnò l’abside nelle forme attuali. Gli ultimi grandi interventi, che conferirono alla basilica l’aspetto con cui la ammiriamo oggi, si devono all’estro di Ferdinando Fuga, l’architetto fiorentino che nella prima metà del XVIII secolo completò il palazzo a sinistra della facciata e ricostruì quest’ultima creando uno dei migliori esempi conosciuti del cosiddetto barocchetto romano. La facciata settecentesca si sovrappone alla più antica, di cui conserva, inserita nella loggia dellebenedizioni accessibile da una scala sotto al porticato, l’originaledecorazione musiva. I mosaici furono eseguiti da Filippo Rosuti alla fine delXIII secolo e raffigurano, nel registro superiore, Cristo...

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