#ARTWEEKEND – IL SABATO E LA DOMENICA APPUNTAMENTO CON L’ARTE

#ARTWEEKEND Il fine settimana si colora di ARTE!  Cosa facciamo sabato sera? Ogni sabato sera, fino al 6 gennaio, è prevista l’apertura di uno dei musei civici a pagamento del sistema Musei in Comune di Roma con eventi, musica e teatro! E la domenica, invece, l’appuntamento è nei musei a ingresso libero con performance artistiche. L’ingresso, per il sabato sera, è dalle 20:00 alle 24:00 (ultimo accesso alle ore 23:00) ed il costo del biglietto è di solo 1 euro e completamente gratuito per i possessori della MIC CARD! Scopri il programma per il prossimo weekend, ad aspettarti non saranno soltanto le visite alle collezioni e alle mostre più importanti, ma anche tanti spettacoli organizzati per l’occasione dalle istituzioni culturali coinvolte. L’iniziativa “nel week-end l’arte si anima” è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con un nuovo calendario di eventi realizzati in collaborazione con le principali istituzioni cittadine come Azienda Speciale Palaexpo, Fondazione Musica per Roma, Teatro di Roma, Teatro dell’Opera, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Università Roma Tre, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Acquista la MIC CARD Programma 10 – 11 novembre Programma 16 – 18 novembre Programma 24 – 25 novembre Programma 1 – 2 dicembre Programma 8 – 9 dicembre Programma 15 – 16 dicembre Programma 22 – 23 dicembre Programma 29 – 30 dicembre     Inoltre, da domenica 11 novembre e sempre fino al 6 gennaio 2019, L’Ara Com’era, la visita immersiva e multisensoriale dell’Ara Pacis, aprirà tutte le sere, dalle 19.30 alle 23.00 (ultimo ingresso alle 22.00). Un racconto che consente la visita ad uno dei più importanti capolavori dell’arte romana, costruito tra il 13 e il 9 a.C. per celebrare la Pace instaurata da Augusto sui territori dell’impero. Grazie a ricostruzioni 3D e computer grafica, i visitatori sono immersi in un ambiente a 360° in cui possono ammirare l’Ara Pacis con i suoi colori originali e il Campo Marzio. Il progetto, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzato da Zètema Progetto Cultura, è stato affidato a ETT SpA. Il coordinamento, la direzione scientifica, i testi e la sceneggiatura sono a cura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. La narrazione è affidata alle voci di Luca Ward e Manuela Mandracchia. Maggiori informazioni sul sito.  ...

Leggi

IMPRESSIONISTI FRANCESI: MOSTRA MULTIMEDIALE DA MONET A CEZANNE

Impressionisti francesi da Monet a Cézanne  Roma – Palazzo degli Esami   La mostra multimediale e multisensoriale Impressionisti francesi – da Monet a Cézanne è finalmente arrivata a Roma. Il Palazzo degli Esami celebra così i pittori impressionisti francesi e uno dei periodi più affascinanti della storia dell’arte moderna. Nel cuore del quartiere di Trastevere, fino al 6 gennaio 2019. Per la prima volta in Italia la mostra multimediale internazionale che rende omaggio agli artisti ritenuti i precursori di un nuovo modo di osservare il mondo e la natura, di esprimere l’immediatezza e la fluidità attraverso il contrasto di luci e ombre e i colori vividi in ambito pittorico. Il percorso, studiato appositamente per le sale del Palazzo degli Esami, condurrà il pubblico indietro nel tempo, nella Parigi del XIX secolo: un cuore bohémien, pulsante di creatività, che si apprestava a cambiare una volta per tutte il volto dell’arte europea.  ...

Leggi

NEROMA NOIR FESTIVAL! 11 – 14 OTTOBRE A ROMA

NEROMA Poche ore all’evento più Noir del 2018 La prima edizione del Festival del Noir Giallo Thriller a Roma 11-14 OTTOBRE 2018   La Pro Loco di Roma è lieta di annunciare il programma ufficiale di NEROMA: la Prima Edizione del Festival del Noir Giallo e Thriller, a Roma. Un festival di tre giorni, promosso e organizzato dalla Pro Loco di Roma, da Lucia Rosi e Mauro Abbondanza, rispettivamente Presidente e Direttore della Comunicazione Pro Loco Roma, insieme a Simona Teodori, Responsabile Dipartimento Cultura Pro Loco Roma, Fabio Mundadori, Direttore Artistico Neroma e Giorgio La Porta, Capo Ufficio Stampa. “Aspettando Neroma“: sarà la storica Barbara Frale ad aprire le danze giovedì 11 ottobre preparandoci all’evento che inizierà venerdì 12 ottobre, con il taglio del nastro alle ore 18:00. Un programma ricco di appuntamenti con tantissimi autori che renderanno NERO il vostro weekend.. vi trasporteranno in un vortice di fascino e mistero… saranno giorni intensi di incontri con autori, sceneggiatori e professionisti del settore. All’evento, che si terrà presso la sede della Pro Loco di Roma, interverranno, tra gli altri, gli scrittori: Paola Barbato, Francesca Bertuzzi, Maurizio De Giovanni, Luigi Romolo Carrino, Piera Carlomagno, Andrea Franco, Enrico Luceri, Alessandro Maurizi, Sara Magnoli, Luca Martinelli, Gianluca Morozzi, Marzia Musneci, Mariano Sabatini, Marilù Oliva, Luca Poldelmengo, Matteo Strukul, Mauro Valentini, Mirko Zilahy, nonché la criminologa e scrittrice Flaminia Bolzan. Ci sarà anche uno spazio dedicato al mondo del crime raccontato dalle serie televisive e dal grande schermo grazie agli interventi degli sceneggiatori e scrittori Salvatore Basile, Matteo Bortolotti e Biagio Proietti. Vi aspettiamo!! Presso la nostra sede di Via Giorgio Scalia 10/b (Fermata metro A – Cipro)  Email:  info@neroma.it Telefono: +39 0689928500 (ingresso libero fino ad esaurimento posti). Qui il programma completo:...

Leggi

DOMENICA AL MUSEO. INGRESSO GRATUITO LA PRIMA DOMENICA DEL MESE

APPUNTAMENTO CON LA CULTURA INGRESSO GRATUITO IN TUTTI I MUSEI CIVICI DI ROMA E PROVINCIA   La Pro Loco di Roma è lieta di comunicarvi che domenica 7 ottobre torna l’appuntamento con “Domenica al Museo“. Tutta Italia aderisce alla fantastica iniziativa ministeriale, in vigore dal 2014, per cui l’accesso ai luoghi della Cultura rimarranno aperti al pubblico con ingresso gratuito! Residenti e turisti potranno cogliere l’occasione per visitare gratuitamente musei, siti archeologici, monumenti e gallerie, nella giornata dedicata alla scoperta del patrimonio culturale, che si terrà ogni prima domenica del mese. Si consiglia sempre di telefonare alla sede museale per accettarsi che sia aperta. L’ingresso gratuito non sempre comprende la visita alle mostre in corso, per le quali, invece, potrebbe essere applicata una tariffa diversa. Qui sotto troverete l’elenco di tutti siti culturali aderenti all’iniziativa e non ci resta che augurarvi buona domenica! #DomenicalMuseo   Elenco dei luoghi della cultura statali: – Colosseo e Foro Romano/Palatino (ingresso contingentato) – Galleria Borghese (obbligatoria la prenotazione di € 2,00) – GNAM Galleria Nazionale Arte Moderna – Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia – Museo HC Andersen, Museo M. Praz, Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative e il Costume – Museo nazionale Romano (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Crypta Balbi, Terme di Diocleziano) – Galleria nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini – Galleria nazionale d’Arte Antica Palazzo Corsini – Galleria Spada – Museo nazionale di Palazzo Venezia – Museo nazionale di Castel Sant’Angelo (ingresso contingentato) – Museo nazionale d’Arte Orientale “G. Tucci” – Museo nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini” – Museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari – Museo nazionale dell’Alto Medioevo – Museo nazionale degli Strumenti Musicali – Scavi di Ostia Antica – Museo Ostiense – Mausoleo di Cecilia Metella – Terme di Caracalla – Villa dei Quintili – Villa Adriana a Tivoli – Villa d’Este a Tivoli Al MAXXI, ingresso gratuito alla collezione permanente (Galleria 4) per tutti dal martedì al venerdì e ogni prima domenica del mese. Sei hai la tessera socio Pro Loco puoi usufruire delle promozioni inerenti le altre esposizioni al MAXXI. Per diventare Socio Pro Loco clicca qui. Per maggiori informazioni: Sito web: www.beniculturali.it Per i cittadini residenti a Roma Capitale e nell’area della Città Metropolitana (portare un documento di riconoscimento con sè) possono visitare gratuitamente tutti i musei civici del Sistema Musei in Comune: – Musei Capitolini – Centrale Montemartini – Mercati di Traiano – Museo dell’Ara Pacis – Museo di Roma in Palazzo Braschi – Museo di Roma in Trastevere – Musei di Villa Torlonia – Museo Civico di Zoologia – Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale Note Non rientra nelle gratuità l’ingresso al nuovo spazio espositivo dell’Ara Pacis Per maggiori informazioni: www.museiincomuneroma.it  ...

Leggi

ARTE E MUSICA LUNGO IL TEVERE – ESTATE ROMANA 2018

“Lungo il Tevere Roma” giunge alla sedicesima edizione. Mostre, musica e cultura saranno le protagoniste dell’estate capitolina. Per tutta l’estate il lungotevere romano tornerà ad essere luogo di appuntamenti interessanti. Da Castel Sant’Angelo all’Isola Tiberina, le rive del fiume Tevere ospiteranno artisti, cantanti e ballerini di flamenco…Incontri, degustazioni, performance teatrali e musicali saranno all’ordine del giorno, e della notte. L’Associazione Culturale La Vela D’Oro, anche quest’anno, si è occupata di riqualificare le banchine del Tevere organizzando la manifestazione con un programma di intrattenimento ben dettagliato, che varia di giorno in giorno: tutti i giorni, a partire dalle ore 19, una sfilata di bancarelle e stand, dedicate all’artigianato e alla lettura, si susseguiranno lungo le sponde del fiume, tra cocktail bar e ristoranti, dove poter degustare le specialità della tradizione culinaria romana, lasciandovi accompagnare dalle note di musica classica e canto (concerti gratuiti) proposti dall’Associazione Bryaxis. Il venerdì si esibiranno i musicisti del Conservatorio di Santa Cecilia: Daniela Orlando, Alessandro Muller, Hu Chunxi, Alessandra Pulvirenti e Daniele D’Andrassi, i pluripremiati Andrea Pennacchi, Ivan Bernardini; il sabato è il giorno, invece, riservato ai cantautori romani: Luca Bussoletti, Agnese Valle, Irene Cavallo e Jimmy Ingrassia. Lungo il percorso troverete diverse mostre fotografiche, molte delle quali ispirate al biondo Tevere, con le sue storie ed i suoi aneddoti; Emilio Gentilini renderà omaggio a Trastevere e le sue donne; gli allievi dell’Accademia di Belle Arti esporranno le loro opere e intratterranno con varie performance. Simbolo della manifestazione sarà l’opera di Paolo Buggiani, padre della street art italiana. Come l’anno precedente, uno spazio sarà dedicato agli appassionati dei nostri amici a quattro zampe. Michele Zarrillo sarà testimonial della campagna contro l’abbandono e le adozioni responsabili, in collaborazione con l’Assessorato ambiente e tutela animale di Roma Capitale. Ci saranno letture condivise seguite da momenti di approfondimento e dibattiti con gli autori stessi che saranno ospiti della manifestazione. Non mancheranno riferimenti alla boxe, alla moda e alla tecnologia. Inoltre, quest’anno, in concomitanza con i 140 anni del Messaggero 14 pannelli saranno dedicati alle prima pagine storiche del quotidiano romano, che racconteranno la storia di questo paese dalla Grande Guerra ai nostri giorni. Questi e tanti altri saranno gli eventi culturali dell’estate romana 2018, a cui prenderanno parte diversi ospiti, anche internazionali. Un programma così vasto è rivolto a tutti, ad adulti e bambini, al turista che vuole scoprire Roma e a chi ne è già innamorato. D’altronde com’è possibile non rimanere incantati dalla bellezza di questa città, quando la Cupola di San Pietro, fa capolino, al tramonto, tra la storia e il fascino della città eterna? Tutte le iniziative culturali saranno realizzate senza alcun contributo pubblico. L’ingresso alla manifestazione e alla maggior parte delle sue iniziative culturali...

Leggi

Vigamus – Il Museo del Videogioco in convenzione con Pro Loco!

A Roma c’è un museo unico nel suo genere: VIGAMUS – Il Museo del Videogioco! Scoprilo con la tessera socio! Era il 1958 e il fisico statunitense William Higinbotham pensò di usare il display di un oscilloscopio per creare una rudimentale simulazione del tennis…da allora ne ha fatta di strada il videogioco, ormai entrato a far parte dell’immaginario contemporaneo quale fenomeno di massa, medium interattivo, espressione artistica.  Legato per sua natura alla componente tecnologica, il videogioco evolve e produce nuovi significati. Per diffondere e preservare la cultura del videogioco e della sua portata innovativa a livello culturale, prima ancora che tecnologico, la Fondazione VIGAMUS ha dato vita a VIGAMUS – Museo del Videogioco, primo museo italiano dedicato ad una forma di espressione che attraversa epoche e generazioni. VIGAMUS è un centro ricreativo e  un polo d’intrattenimento per appassionati, per famiglie e per tutti coloro che vogliano conoscere la storia del videogioco in  modo divertente e interattivo. L’esposizione centrale è suddivisa in nuclei tematici, che ripercorrono la storia del videogioco partendo dalla prima console commercializzata, il Magnavox Odyssey, fino agli ultimi sviluppi del gaming contemporaneo, come le opere di Rockstar Games. Le singole aree del percorso prendono in esame i fenomeni più significativi e interessanti della storia videoludica, come la nascita di Commodore, le cui macchine avrebbero spianato la strada all’odierna concezione di personal computer, o l’era delle avventure testuali Infocom, tra i più complessi e affascinanti esempi di narrazione interattiva mai realizzata. All’interno dell’esposizione centrale, potrete ammirare oltre 440 pezzi, corredati da più di 100 pannelli che ne illustrano il contesto storico e i retroscena. Gli oggetti presenti in sala includono software ( i giochi ) e hardware (le macchine d’epoca sul quale giravano) oltre a una selezione di pezzi legati al mondo del gaming, come merchandising promozionale e giocattoli d’epoca. Ai pannelli si aggiungono 15 retrospettive video, che permettono ai visitatori di vedere e sentire in prima persona i videogiochi di ieri e oggi. Inoltre, i visitatori avranno a disposizione un’area interattiva per toccare con mano il gaming vintage e potranno godere, oltre che dell’esposizione permanente, anche di varie mostre temporanee ed eventi, nonché di 4 sale interattive dove provare o riprovare i cabinati Arcade, i giochi in Console, le installazioni o l’innovativa Oculus Room,  l’unica sala permanente al mondo aperta ai visitatori dove provare Oculus Rift, il visore per la realtà virtuale per scoprire che cosa vuol dire immergersi nel mondo virtuale del proprio videogioco preferito e osservarlo dagli occhi del protagonista! Dalle “star” delle sale giochi come Street Fighters II a Meta Slug fino a titoli più moderni, adulti e bambini potranno sperimentare in prima persona i titoli che hanno fatto la storia del videogioco attraverso le postazioni interattive in freeplay!...

Leggi

LE LUDOTECHE DI ROMA CAPITALE – Technotown e Casina di Raffaello

 TECHNOTOWN E CASINA DI RAFFAELLO: IMPARARE DIVERTENDOSI NELLE LUDOTECHE DI ROMA CAPITALE All’interno dello sconfinato mondo delle proposte museali di Roma Capitale, potete trovare anche soluzioni dedicate ai più piccoli, al loro divertimento e alla loro crescita. Tra queste TechnoTown e la Casina di Raffaello, le ludoteche di Roma Capitale gestite da Zètema Progetto Cultura, che propongono percorsi didattici, attività e laboratori attraverso cui imparare divertendosi.   TECHNOTOWN è un luogo di creatività e di scoperta dove curiosi dai 6 ai 100 anni (ed oltre…) possono mettersi in gioco attraverso esperienze interattive avventurandosi nel mondo della tecnologia, della natura, della robotica e multimedialità. Attraverso il racconto di un Tutor e l’utilizzo di strumenti come robot, stampanti 3D, visori infrarossi e molteplici dispositivi multimediali, i visitatori possono partecipare ad attività interattive, giochi, laboratori o veri e propri corsi per prendere dimestichezza con tecnologie nuove ed antiche da utilizzare lasciando libero spazio alla propria creatività. Il programma prevede che ad ogni ora parta un’attività differente secondo un fitto calendario giornaliero. Il centro, unico nel suo genere, è stato allestito nel novembre del 2006 all’interno del Villino Medioevale, caratteristica architettura di inizio ‘900, grazie all’impegno dell’Assessorato alle Politiche di Promozione dell’Infanzia e della Famiglia e agli interventi di restauro realizzati dall’Assessorato alle Politiche Culturali Sovraintendenza ai Beni Culturali, Direzione Edilizia Monumentale, con il contributo del Ministero dell’Ambiente. TECHNOTOWN ha al suo interno il primo LEGO® Education Innovation Studio dell’Italia Centrale. I LEIS (LEGO® Education Innovation Studio) sono centri attrezzati dove il pubblico di tutte le età può avvicinarsi al complesso ma emozionante mondo delle scienze e delle tecnologie, dell’innovazione e della creatività e in questo modo sviluppare le competenze come il pensiero creativo, il problem-solving , il lavoro di gruppo e la comunicazione. Tutto questo è possibile attraverso gli strumenti Lego® “Mindstorms” e “Wedo” Per maggiori informazioni potete consultare il sito www.technotown.it o contattare lo 060608   Nel cuore di Villa Borghese, nel bellissimo edificio del ‘500 (si chiamava in origine “Palazzina dell’Alboreto dei Gelsi” e venne poi trasformato dall’architetto Asprucci intorno al 1791), La Casina di Raffaello accoglie una Ludoteca che l’Amministrazione Comunale ha aperto nel 2006, dedicandola a tutti i bambini dai 3 ai 10 anni di età. La ludoteca propone un articolato programma di attività che va dai laboratori didattici, alle letture animate, agli incontri sulle novità editoriali. Alla Casina inoltre si trovano libri e giochi per l’infanzia, in vendita presso la libreria specializzata. Per maggiori informazioni potete consultare il sito www.casinadiraffaello.it o contattare lo 060608   Ricordiamo che grazie alla convenzione stipulata con Zètema Progetto Cultura, i soci Pro Loco hanno diritto all‘ingresso ridotto per il nucleo familiare in entrambe le ludoteche, e ad...

Leggi

Silvano Toti Globe Theatre

Il teatro elisabettiano a Roma Un’idea di Gigi Proietti e l’impegno della Fondazione Silvano Toti portano a Roma l’atmosfera del celebre teatro londinese Il Silvano Toti Globe Theatre nasce nel 2003, realizzato in poco più di tre mesi nel cuore di Villa Borghese. Ispirata da un’intuizione del grande Gigi Proietti, la costruzione di qeusto piccolo gioiello dal fascino elisabettiano è stata possibile grazie alla Fondazione Silvano Toti, associazione creata dalla famiglia Toti per onorare la memoria del mecenate e imprenditore Silvano Toti contribuendo allo sviluppo culturale della città. Il Teatro può ospitare oltre 1250 persone tra platea e tre ordini di balconate, presenta una pianta circolare ed è interamente in legno massello di rovere francese, come probabilmente si presentava  l’architettura originale elisabettiana del celebre Globe Theatre di Londra,  a cui si ispira.   Il Silvano Toti Globe Theatre ripropone le tragedie e le commedie elisabettiane e grazie alle sue particolari caratteristiche architettoniche e alle sue scenografie essenziali permette un rapporto catartico con le opere del teatro rinascimentale inglese, da ammirare e vivere a pochi passi dagli attori sul palco. Il teatro è attivo solo durante la stagione estiva con spettacoli in lingua italiana e inglese, mentre durante la stagione autunnale è possibile assistere a repliche e ad uno spettacolo speciale interamente in lingua inglese. Curiosità: L’intera struttura è stata costruita con legno proveniente da foreste gestite e riforestate,  perché preciso intento del progetto è rispettare non solo il contesto storico di valore in cui si trova, ma anche l’ambiente. Info, programma e biglietti:  Silvano Toti Globe Theatre...

Leggi

Natale 2016. Come festeggiarlo in giro per la Città Eterna!

NATALE 2016. Come festeggiarlo curiosando per la città! Il Natale 2016 si inaugura Giovedì 8 Dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione, quando Roma apre le porte alle feste Natalizie. Il Papa ha dato il via alle festività portando, come tradizione vuole, una corona di fiori alla statua della Madonnina sita in Piazza di Spagna. Il 9 Dicembre, alle ore 16,30 verranno inaugurati in Piazza S. Pietro, alla presenza del Santo Padre, il grandioso albero natalizio donato dal Trentino Alto Adige e il presepe, con personaggi a grandezza naturale, realizzati dall’artista maltese Manwel Grech. È la prima volta dal 1982, anno in cui Papa Giovanni Paolo II decise di allestire il Presepio in Piazza S. Pietro, che il creatore del presepe non è un italiano ed ha dichiarato in un’intervista di aver voluto ricordare, nella rappresentazione del presepio, il suo paese e i tantissimi migranti che ogni giorno giungono sulle coste maltesi come su quelle italiane. Tra i presepi realizzati a Roma, per questo Natale 2016,  consigliamo una visita a quello tanto amato da papa Giovanni Paolo II e da Madre Teresa di Calcutta, il Presepe dei Netturbini con il quale si è voluta ricostruire la Palestina di 2000 anni fa nei minimi dettagli. Il tutto è abbellito da oltre 2234 pietre provenienti da tutto il mondo e da qualche anno è possibile ammirare anche un frammento di Pietra Lunare. Inoltre non potete perdere la bellissima mostra in Piazza del Popolo intitolata 100 Presepi e le piccole opere realizzate nelle maggiori chiese di Roma. Ma il Natale non è solo presepi ed alberi. Bellissimi sono anche i diversi mercati e le splendenti luminarie apposte lungo le principali vie della città. Tra i mercati più importanti indichiamo quello in Piazza Re di Roma e in Piazzale Ankara, una passeggiata è poi d’obbligo a Piazza Navona, dove troverete lo storico carosello. Via Veneto come ogni anno si veste a festa e diviene forse la via più illuminata di Roma, così come via Condotti, via del Corso e via Ugo Ojetti. Non è Natale senza un po’ di musica e anche per quest’anno l’Auditorium Parco della Musica ospiterà la XXI edizione del Roma Gospel Festival (22 Dicembre – 1 Gennaio 2017). Infine ricordiamo ai veri innamorati del Natale il Villaggio di Natale organizzato da Eataly. Con questi consigli la Pro Loco di Roma augura Buone Feste a tutti i Romani e a coloro che ci verranno a trovare durare le festività....

Leggi

100 Presepi – 41° Esposizione internazionale a Roma

La 41° edizione de i 100 Presepi! Anche quest’anno l’esposizione ha preso vita nelle sale del Bramante in Piazza del Popolo. I 150 presepi, provenienti da tutti i paesi del mondo, sono la testimonianza della fantasia e della manualità dei maestri artigiani italiani e stranieri. La mostra ha ottenuto l’interesse di importanti testate giornalistiche, tra cui il “The New York Times” il quale ha inserito i “100 presepi” nella top ten delle attrazioni da visitare durante il periodo natalizio in tutto il mondo. Come tutti gli anni gli organizzatori non hanno dimenticato i più piccoli per i quali è stato ideato il “Presepe Gioco”, dove i bambini seguiti da artisti professionisti dell’accademia di Belle Arti di Roma potranno realizzare alcuni personaggi del presepe. Quest’anno un’attenzione particolare è stata riservata ai giovani delle zone colpite dal terremoto, i quali hanno realizzato il presepe intitolato “Ad Amatrice, Il campanile scocca la mezza notte santa”. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni compresi i festivi (8 – 25 – 26 Dicembre / 1 – 6 Gennaio), fino all’ 8 Gennaio 2017, con orario continuato dalle 10,00 alle 20,00. Costo biglietto: –          Intero: 8,00 euro; –          Over 65: 6,50 euro; –          Bambini (4 – 11): 5,50 euro; –          Gruppi (minimo 25 persone, su prenotazione): 6,50 euro. Informazioni telefoniche su mostra e attività didattiche: – 06.8542355; – 06.3224554; – E-mail: info@presepi.it.      www.rivistadellenazioni.it ; www.presepi.it ;  pagina ufficiale 100 Presepi:  https://www.facebook.com/100-PRESEPI-Roma-Esposizione-Internazionale-Pagina-Ufficiale-201453866600185/  rivista delle nazioni...

Leggi

All Routes lead to Rome. Tutti gli itinerari portano a Roma

La Pro Loco di Roma supporta, per l’edizione del 2016,  All Routes lead to Rome, manifestazione internazionale sul turismo degli itinerari culturali, delle rotte, dei cammini, delle ciclovie, delle antiche vie di storia, cultura e pellegrinaggi.   La valorizzazione dell’Appia Antica, il turismo rurale, la mobilità sostenibile e la sicurezza stradale, l’enogastronomia e la tradizioni: saranno solo alcuni degli argomenti che dall’11 al 20 novembre verranno affrontati a “All Routes lead to Rome” attraverso convegni, mostre, visite guidate, workshop e rievocazioni storiche, suddivise tra Roma e Matera. Grazie alla Sovrintendenza Speciale per il Colosseo e le Aree Archeologiche di Roma, al Museo Nazionale Romano e al Parco Archeologico dell’Appia Antica faranno da palcoscenico per questo atteso evento: Palazzo Massimo per workshop tematici, seminari e conferenze; Le Terme di Diocleziano per esperienze 3D e installazioni d’arte; La Via Appia Antica per itinerari a piedi; Villa Celimontana (sede della Società Geografica Italiana) per un percorso storico fotografico all’interno del territorio laziale; Il Monastero dei SS. Quattro Coronati, la Basilica di San Vitale e la Basilica Sancta Maria ad Martyres (Pantheon) per concerti di musica sacra; L’Auditorium della Conciliazione per il convegno di chiusura. Obiettivi L’intento dichiarato dell’iniziativa è quello di dedicare maggior importanza e attenzione al tema degli itinerari, oltre l’esperienza del Giubileo e dell’Anno nazionale dei Cammini indetto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.Il 2017 sarà l’Anno Mondiale del Turismo Sostenibile dell’ONU e sicuramente i cammini possono diventare un asset fondamentale per la promozione dell’immenso patrimonio culturale italiano, materiale e immateriale. All Routes Lead to Rome è stata ideata dal consorzio Vie Sacre ed è promossa da Cammini d’Europa, Communis Agere e Infosei con il supporto scientifico di Società Geografica Italiana, CTS – Centro Turistico Studentesco e Giovanile e della rete di cicloturismo responsabile Viandando. Può vantare inoltre il patrocinio delle seguenti istituzioni: Consiglio d’Europa Ufficio di Venezia; Pontificio Consiglio per la Cultura; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; ENIT, Agenzia Nazionale del Turismo; ANCI – Associazione Nazionale Comuni d’Italia; UNPLI – Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia; Federculture; Civita; Federcultura/Confcooperative. Scarica il programma...

Leggi

Quartiere Testaccio

Testaccio, il quartiere “popolare” per eccellenza. Un quadrilatero di cultura e romanità Fonte Romeing.it Posizionato a sud dell‘Aventino tra sampietrini, magnifiche piazze e il Fontanone di Pio X, il Quartiere Testaccio si distingue rispetto a molti quartieri di Roma per essere riuscito a mantenere, nel corso del tempo il suo originario spirito popolare, “testaccino”. Inquadrato tra via Marmorata, le Mura Aureliane ed il Tevere, il quartiere Testaccio ha assunto la forma di un quadrilatero regolare grazie alla sua superficie quasi totalmente pianeggiante, se si esclude la collinetta artificiale di monte Monte Testaccio. Peculiare è l’origine di questo Monte, conosciuto anche Monte dei Cocci. Esso infatti prende vita da un’ antica discarica composta da anfore provenienti dalla Spagna, contenenti nell’antichità l’olio destinato alle distribuzioni annonarie. Il progressivo abbandono di questi contenitori, ha alterato con il tempo l’originario aspetto della collina, sino a trasformarla nel Monte dalle caratteristiche che oggigiorno possiamo notare. Il porto di Roma Qui si ergevano un tempo il porto fluviale della Capitale, l’Emporium, e le sue infrastrutture, sorte in seguito alla vittoria della seconda guerra punica. Attorno a questo antico luogo si andò a sviluppare uno stile di vita semplice, in contrasto con la non distante nobiltà, e gli abitanti del quartiere ben presto andarono a contraddistinguersi per il proprio carattere fiero e schietto. Ancora oggi Testaccio è un quartiere ostinatamente “popolare” nella sua genuinità, “un paese all’interno di una città”, da vivere a misura d’uomo. Testaccio oggi: cultura, eventi e buona cucina romana Oggi, il quartiere Testaccio è tra i più belli, vivaci e caratteristici della Capitale. Grazie al progetto di riqualificazione dell’area dell‘ex Mattatoio, nel cuore del quartiere,  la zona è divenuta uno dei fulcri più importanti della vita notturna e culturale di Roma. Qui sono sorti spazi che ospitano eventi di musica, prosa e poesia.  L’ex Mattattatoio è oggi sede del museo Macro e della Città dell’Altra Economia, tra i principali poli artistici e culturali di Roma. Malgrado nel periodo medievale questo luogo fosse considerato campagna, vi si possono poi incrociare importanti monumenti, come la Piramide Cestia, maestoso e di certo inusuale monumento funerario dedicato a Caio Cestio Epulone. Alta 37 metri e su una base quadrata pari a 30 metri; sembra che la piramide sia stata realizzata in meno di 330 giorni .  Il complesso sorge in prossimità della Porta di San Paolo lungo il percorso delle mura aureliane nelle quali fu inglobato fra il 274 ed il 277 d.C. Qui ha sede anche il Cimitero Acattolico, vicino a Porta san Paolo, al lato della Piramide Cestia. Testaccio è anche il quartiere ideale per chi è in cerca della vera cucina tradizionale romana e i suoi capisaldi, dalla “coratella”,...

Leggi

Villaggio Olimpico

Il complesso edilizio , che si trova a Campo Parioli, venne collocato in modo strategico nei pressi degli impianti sportivi del Foro Italico, ma allo stesso tempo situato nel centro della capitale. Progettato nel 1958 da uno staff di architetti che a lungo studiarono quale fosse la collocazione migliore per questo centro di “ vita sportiva” il Villaggio Olimpico si divide in cinque lotti, ognuno dei quali venne predisposto ad ospitare fabbricati contigui e con caratteristiche simili. Il progetto originario prevedeva trentacinque ettari di palazzine che variavano da due a cinque piani, immerse nel verde. Affinchè questo spazio pubblico fosse rigoglioso vennero piantati 8000 cespugli e 800 alberi ad alto fusto, disposti sapientemente affinchè pur nel rispetto dell’ambiente fosse possibile lasciare libera la visuale sia verso la collina di Villa Glori che verso le sponde del Tevere, armonizzando così, questo nuovo complesso, con il paesaggio circostante. Il progetto del Villaggio Olimpico, inoltre, prevedeva la costruzione di 1348 appartamenti, nati per ospitare gli atleti delle Olimpiadi e successivamente destinati agli impiegati dello Stato. Tutte le residenze vennero realizzate con elementi comuni: Fondate su pilastri di cemento armato, con mattoni a cortina all’esterno dalla tonalità del giallo, cornici bianche utilizzate sapientemente come rifinitura architettonica, finestre verniciate di bianco, gli edifici che compongono il Villaggio Olimpico furono collocati in maniera tale da lasciare libera la visuale sia verso la collina di Villa Glori che verso le sponde del Tevere. Accanto a queste preziose costruzioni furono progettati e realizzati un Palazzetto dello Sport, il viadotto di Corso Francia e lo Stadio Flaminio al posto del vecchio Stadio Nazionale. Tutte queste opere, unite alla centralità della zona, facevano del Villaggio Olimpico un modello e contribuirono ad istituirne la fama di “una delle migliori realizzazioni di edilizia pubblica a Roma” . In seguito alla prestigiosa manifestazione ed al successo che ne derivò per il nostro paese, il Villaggio Olimpico mutò a poco a poco, portando, intorno agli anni 2000 ad aggiungere altri due punti nevralgici a al già illustre quartiere. Parliamo de l’Auditorium Parco della Musica e il circolo sportivo Futbolclub. Tuttavia , ad esclusione di alcuni interventi su Piazza Grecia e Via Germania o la delimitazione con marciapiede dell’area mercato di Viale XVII Olimpiade cinque anni dopo, il quartiere subì un lento ed inesorabile decadimento. Svariati sono stati nel tempo i progetti tesi alla riqualificazione di giardini e piazze, interventi sulla viabilità, realizzazione di spazi di gioco per i più piccoli, ristrutturazione dell’edilizia e un centro sanitario di riferimento per la zona, nessuno di essi ancora effettuato. Ma non smettono i cittadini di credere che il quartiere del Villaggio Olimpico possa presto rinascere nel...

Leggi

Acquario di Roma

L’Acquario di Roma Entro il mese di settembre 2015 anche la città di Roma avrà il suo Acquario. Già nel 1937 gli architetti Marcello Piacentini e Raffaele De Vico, due dei principali artefici della nascita dell’Eur, ipotizzarono la possibilità di una “Sala dell’Acquario”, un’area sommersa nella zona centrale del lago, non più realizzata a causa dello scoppio della II guerra mondiale. Ora, dopo circa due anni e mezzo dall’inizio dei lavori, finalmente appare certa la prossima apertura dell’Acquario di Roma infatti, a detta del Presidente dell’Acquario Domenico Ricciardi che ha rilasciato un’intervista nello scorso mese di aprile, le banche hanno ripreso ad erogare denaro per completare l’opera. L’Acquario di Roma sorgerà nel quartiere dell’Eur, per l’esattezza interamente al di sotto del famoso Laghetto artificiale, sul lato di Viale America, anche per evitare un impatto ambientale troppo forte sulla zona in cui è presente anche un bellissimo parco che gira tutto intorno al lago. La superficie dell’Acquario sarà di circa 14 mila metri quadri di cui una parte verrà adibita ad Acquario tradizionale nel quale nuoteranno cinquemila pesci appartenenti ad oltre cento specie marine provenienti da tutti i mari del mondo, dagli squali ai pesci pagliaccio mentre, nella restante parte, sorgerà l’Expo.  L’Expo del Mediterraneo nell’Acquario di Roma. Unico nel suo genere in Europa, l’Expo dell’Acquario di Roma consisterà in un’area espositiva permanente ed avveniristica in cui verranno divulgati gli aspetti della ricerca scientifica attuata nei mari di tutto il pianeta attraverso le più moderne tecnologie ed in cui verrà diffusa una cultura del mare più responsabile. Grazie a degli speciali tunnel di acrilico trasparente lo spettatore avrà la sensazione di immergersi davvero tra gli abissi. Tra le principali attrazioni ci saranno i pesci robot, realizzati insieme al Laboratorio di Robotica e Biomicrosistemi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. I pesci robot saranno costituiti da strutture meccaniche rivestite da pelli artificiali incredibilmente somiglianti agli esemplari reali e dotate di sensori che consentiranno loro di riprodurre i movimenti tipici della specie e di essere “pilotati” dal pubblico attraverso appositi touch screen. L’acquario e l’Expo saranno affiancati da un’ ampia zona di servizi collegati al mondo marino e mediterraneo e, ovviamente, non mancherà un parcheggio multipiano (già funzionante) posizionato a poche decine di metri dall’ingresso dell’Acquario, composto da quattro piani interrati con una capienza finale di quasi 600 posti macchina che aiuterà anche a non intaccare troppo la viabilità locale. Per maggiori info e per rimanere aggiornati sui lavori e sull’apertura dell’Acquario potete visitare il sito...

Leggi

Planetario a Villa Torlonia

Il Planetario a Villa Torlonia a Roma.   Il Planetario capitolino, che ha dovuto chiudere i battenti il 27 gennaio 2014 insieme all’intero Museo della Civiltà Romana, dovrebbe rimanere chiuso per almeno due anni, perdendo la sua sofisticata tecnologia e lo staff di astronomi, oltre alle tantissime prenotazioni in agenda che avrebbero coperto i successivi 6 mesi di attività. Per ovviare a questa perdita nell’offerta culturale di Roma, la struttura comunale ha pensato ad una soluzione alternativa che è consistita nell’installare una sorta di teatro astronomico gonfiabile dotato di una sala all’avanguardia, con circa una cinquantina di posti, dove trasferire i sistemi di proiezioni tridimensionali. Il Planetario a Villa Torlonia ricostruisce in una cupola di 6 metri di diametro un sistema di proiezione simile a quello già disponibile nella grande Cupola dell’Eur (14 metri) del Planetario di Roma e si trova a Technotown, la ludoteca di Villa Torlonia, per l’appunto. Il Planetario a Villa Torlonia costituisce una specie di macchina dello spazio e del tempo dotata di un proiettore ottico Cosmodyssée IV in grado di riprodurre le 1500 stelle più luminose del cielo boreale e australe, il Sole, la Luna, i pianeti, la via Lattea e gli astri del cielo ed offre tanti sorprendenti viaggi “virtuali” alla scoperta della volta celeste: l’obiettivo è coinvolgere gli adulti ma soprattutto i ragazzi tra gli 8 e i 17 anni proponendo spettacoli riservati alle scuole e coinvolgendo gli studenti in una esperienza diretta dei fenomeni celesti. Piccoli astronomi e adulti esploratori, studenti e famiglie, potranno lanciarsi nelle profondità del cosmo per scoprire di più sui segreti di astri, comete e galassie. Il Planetario a Villa Torlonia è un centro unico e all’avanguardia nel panorama dei progetti di ‘edutainment’ italiani dedicati alle nuove tecnologie e con percorsi sperimentali tra natura e scienza. Per avere informazioni sulla programmazione del mese di agosto 2015 e sull’eventuale periodo di chiusura del Planetario potete cliccare...

Leggi

Tempio di Romolo – Foro Romano

Il tempio di Romolo al Foro Romano Restaurato nel 2000 e riaperto al pubblico, il tempio di Romolo al Foro Romano si trova nell’area archeologica del Foro Romano, tra il tempio di Antonino e Faustina e la basilica di Massenzio. In origine il tempio pare fosse il vestibolo di accesso al complesso imperiale del Tempio della Pace sulla via Sacra, tra l’Arco di Tito e il Foro Romano. Poi sembra che, dopo l’abbandono del complesso imperiale, Massenzio (306-312) lo riutilizzò come tempio dedicato al figlio Valerio Romolo, prematuramente scomparso nel 309 e, in seguito, divinizzato. Successivamente, quando un’aula del Tempio della Pace venne trasformata nella basilica dei Santi Cosma e Damiano, nel VI secolo, fu utilizzato come vestibolo della chiesa. Il tempio di Romolo al Foro Romano è circolare ed interamente costruito in mattoni. E’ formato da un corpo centrale a cupola e da una facciata a forma di emiciclo, fiancheggiato da due ambienti uguali e simmetrici terminanti ciascuno con un’abside, di pianta rettangolare allungata, preceduti da una coppia di colonne di marmo. Modifiche avvenute nel corso dei secoli E’ completamente scomparso il rivestimento marmoreo che doveva coprire i muri in laterizio. Si è però conservata la porta in bronzo contornata da una cornice di marmo con ai fianchi due colonne di porfido che sorreggono un ricco architrave marmoreo con decorazione floreale. A sinistra e a destra del portale d’ingresso vi erano quattro nicchie, poi murate, destinate ad ospitare delle statue mentre il lanternino in cima è stato costruito in epoca moderna. Da notare che la porta bronzea, una delle poche romane sopravvissute, presenta un meccanismo di apertura e chiusura ancora funzionante. Il tempio di Romolo al Foro Romano sorgeva a un livello più alto della strada; attualmente è possibile vederne le fondazioni in seguito ad un errore durante gli scavi dell’800 che, scambiando il pavimento di epoca post-neroniana per un’aggiunta medievale, lo eliminarono, riportando alla luce il livello più antico, quello augusteo. Nel VI secolo, quando l’ambiente rettangolare che aderisce al lato posteriore fu trasformato nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, fu aperto un passaggio tra i due edifici, originariamente indipendenti. Dall’interno della chiesa dei Santi Cosma e Damiano sono visibili alcune tracce di affreschi, risalenti alla trasformazione del tempio in vestibolo. Attribuzione del tempio L’attribuzione del tempio di Romolo al figlio di Massenzio, in realtà, è piuttosto controversa e non risulta tuttora del tutto chiara; infatti sono state formulate varie ipotesi a riguardo. Alcuni sostengono che il tempio di Romolo non sia mai esistito e che si tratterebbe di un tempio dedicato a Costantino, essendo stati rinvenuti dei resti di un’iscrizione a lui dedicata. Secondo un’altra ipotesi...

Leggi

Campo de Fiori

    Campo de’ fiori a Roma Quella che oggi è la conosciutissima piazza di Campo de Fiori di Roma una volta non era una piazza vera e propria bensì un prato fiorito a cui la piazza, costruita nel corso del ‘400, deve il suo nome. Con la progressiva crescita di importanza del luogo sito nei pressi dell’area dei Banchi e lungo l’importante tragitto che conduceva al Vaticano, nel 1456 Papa Callisto III fece lastricare la zona in previsione di una più ampia risistemazione dell’intero rione Parione, che si protrasse anche per buona parte del secolo XVI. Questo rinnovamento portò alla costruzione di molti palazzi importanti tra cui quello della Cancelleria e il palazzo della famiglia Farnese. Piazza di Campo de Fiori divenne un luogo di passaggio obbligato per personalità di spicco quali ambasciatori e cardinali. Inoltre, ciò comportò un certo benessere economico alla zona e Campo de Fiori divenne sede di un fiorente mercato dei cavalli che si teneva due volte la settimana, il lunedì e il sabato; nelle immediate vicinanze sorsero molti alberghi, locande e negozi di artigiani e ancora oggi, le storiche vie con botteghe tradizionali portano il nome degli artigiani che un tempo vi lavoravano, come Via dei Baullari, Via dei Cappellari o via Via dei Giubbonari. Oltre ad essere sede di attività commerciali e culturali, per secoli Campo de Fiori fu il principale palcoscenico delle esecuzioni pubbliche. Tra queste la più famosa, avvenuta nel 1600, è quella di Giordano Bruno, filosofo e frate domenicano che fu arso vivo nella piazza perché accusato di eresia: la statua a lui intitolata venne posta nel centro della piazza, dove si trova ancora e prese il posto di una fontana detta “la terrina”, per la sua forma a zuppiera, spostata in piazza della Chiesa Nuova. L’attuale estensione di Campo de Fiori venne raggiunta dopo il 1858 mentre, nel 1869, il mercato di Piazza Navona venne spostato a Campo de Fiori, diventando quello che oggi è conosciuto come uno dei mercati più popolari e folkloristici della Capitale, molto vivace e frequentatissimo, tanto da ispirare perfino il film “Campo de fiori” del 1943, con Anna Magnani e Aldo Fabrizi. La sera, quando i banchi del mercato sono ormai chiusi, Campo de Fiori si trasforma completamente per diventare una delle mete più gettonate della movida notturna romana. Brulicante di giovani e piena di locali, pub, bar e ristoranti di vario genere, l’atmosfera della piazza spesso si surriscalda, tanto da far nascere anche alcuni momenti di tensione e risse tra chi ha alzato un po’ troppo il gomito, con conseguenti proteste delle persone residenti nella zona. Sempre bella e storica ma forse, ormai, troppo chiassosa durante le...

Leggi

Villa Gregoriana a Tivoli

 Villa Gregoriana Situata nella cittadina di Tivoli, nei pressi di Roma, Villa Gregoriana, rappresenta una magnifica meta per chi ami, oltre l’architettura del palazzo, anche la magnificenza del parco naturalistico che la circonda. Nata ai piedi di un’acropoli eretta fra il III-II sec. a.C., Villa Gregoriana fu allestita nel 1834 sotto Papa Gregorio XVI, che ne diede il nome. Nel 1835, infatti, dopo l’ennesimo straripamento dell’Aniene, per volontà dello stesso Papa viene eseguito il traforo del Monte Catillo e la deviazione del corso del fiume per preservare il centro abitato. Da tale progetto nascono diversi cunicoli e la costruzione di uno straordinario giardino naturale dominato dai templi dell’antica Tibur: il tempio di Vesta ed il tempio della Sibilla. Entrambi dedicati presumibilmente a Tiburno, l’eroe che avrebbe dato il nome alla città o ad Ercole, il dio protettore dell’antica Tibur,vennero nel medioevo trasformati in chiese, rispettivamente , nella chiesa di S.Maria Rotonda con funzioni di diaconia e nella chiesa di San Giorgio. I templi furono poi riportati alla loro antica struttura, pur conservando ad oggi tracce della loro trasformazione in chiesa. Nel corso dell’ ottocento, tuttavia, Villa Gregoriana fu tappa di sovrani di ogni regno, viaggiatori, poeti e artisti,soprattutto per la Grande Cascata, di oltre 100 metri, che sovrasta il giardino tutto. Qualche decina di metri più in basso, percorrendo un difficile sentiero, si giunge al così detto “Ferro di cavallo”. Un terrazzino che sporge sulla grande cascata permettendovi di ammirare la turbinosa massa d’acqua che cade, dal suo principio sino alla nuvola di bianco vapore con cui termina. Limitrofe sono le grotte naturali di Nettuno e delle Sirene piene di voragini e cascatelle corrose nel tempo dalla forza dell’Aniene. Il nome, che sa evocare un luogo leggendario e fantastico, venne dato alle grotte dal pittore Ducros, un famoso paesaggista. Rinforzate nel tempo perché la corrosione dell’elemento predominante non le rendesse impraticabili, le grotte di Villa Gregoriana, possono essere visitate ed al loro interno si può ammirare un vero e proprio ponte naturale, detto il Ponte Lupo, che in epoche passate era utilizzato dai locali per eventuali spostamenti con il loro bestiame. Il tempo non risulta essere stato generoso con la costruzione, che nel 2002 vede la necessità di un intervento della FAI per ripristinarne l’antico splendore. Ad oggi i visitatori possono passeggiare lungo i viali superiori dove sono collocate una serie di lapidi antiche, colonne e porzioni di statue provenienti dalla necropoli e godere degli scenari suggestivi che Villa Gregoriana sa offrire...

Leggi

Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale

  La chiesa di Sant’Andrea al Quirinale. Tra le numerose e bellissime chiese presenti a Roma, oggi vi segnaliamo la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, una “perla” barocca che vale la pena visitare se vi trovate nei pressi del Quirinale. Situata in via del Quirinale di fronte al lato lungo del Palazzo, la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale fu costruita tra il 1658 e il 1670 e fu la prima ad essere progettata e realizzata interamente da Gian Lorenzo Bernini su commissione di Papa Alessandro VII e del cardinale Camillo Pamphilj. Non si trattò di una costruzione ex-novo ma della trasformazione di un antico edificio precedente, una chiesa cinquecentesca intitolata a S. Andrea a Montecavallo e già chiesa del noviziato dei Gesuiti.   L’esterno della chiesa di Sant’andrea al Quirinale   La chiesa di Sant’Andrea al Quirinale venne costruita con una pianta ovale piuttosto anomala, con l’asse orizzontale più lungo di quello verticale e l’alternarsi di un corpo convesso che racchiude la chiesa e di un avancorpo concavo con le ali laterali della facciata che, sporgendo all’esterno, ricordano concettualmente “l’abbraccio” del colonnato ideato dallo stesso Bernini per Piazza San Pietro. Il portale è formato da architrave e timpano e un’elegante scalinata semicircolare conduce al protiro, ornato dal grande stemma papale dei Pamphilj e sorretto da due colonne impostate su base triangolare e ornate di capitelli ionici con motivo a festoni.   L’interno della Chiesa Sant’andrea al Quirinale L’interno della chiesa di Sant’Andrea al Quirinale è formato da due cappelle per lato e, in perfetto stile barocco, è adorno di rari marmi policromi, stucchi e dorature e una splendida cappella maggiore, contenente un altare in bronzo dorato e lapislazzuli, che venne disegnata dallo stesso Bernini ed ornata da una bellissima raggiera dorata con angeli e cherubini di Antonio Raggi. Verso l’alta cupola si slancia un gruppo scultoreo con “S. Andrea Crocifisso” che sovrasta l’altare; gli altri stucchi presenti sono di Stefano Sassi, del Rimelli e del Castelli, tutti allievi del Bernini. Vi segnaliamo la presenza di alcune tele del Baciccio e la pala d’altare illuminata da una fonte di luce nascosta, secondo un espediente preso in prestito dalla scenografia teatrale che Gian Lorenzo Bernini aveva già utilizzato altre volte. La piccola cupola è a cassettoni dorati e riprende la forma ellittica, come anche la lanterna. Piccole curiosità: all’interno della chiesa è sepolto il Re di Sardegna Carlo Emanuele IV. Inoltre, sempre su via del Quirinale, è possibile ammirare la piccola chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane di Francesco Borromini, rivale del Bernini, avendo la possibilità di mettere così a confronto le diverse soluzioni di un analogo tema utilizzato dai...

Leggi

Piazza Barberini

Piazza Barberini e la Fontana del Tritone Piazza Barberini è una di quelle meraviglie che ti colpiscono quasi per caso, in mezzo al caos degli edifici, dei negozi alla moda, degli autobus e dei passanti che si affrettano lungo le strade del centro. Punto di snodo per diverse destinazioni, posta fra il colle Quirinale e gli Horti Sallustiani, questa piazza è una delle mete più visitate dai turisti, che vi si recano per ammirare la magnifica fontana, o vi si fermano per un momento di relax ai tavoli dei bar dopo aver passeggiato per le strade del centro.  Considerata particolarmente salubre, l’area in cui sorge fu particolarmente ambita dalle famiglie agiate di Roma, che qui fecero costruire le proprie dimore, influenzando nel corso dei secoli la denominazione della piazza stessa. Antecedentemente detta “Grimana”, dalla vigna e dall’abitazione del cardinal Grimani, patriarca di Aquileja, intorno al 1625 la piazza prese il nome di “Sforza a Capo le Case”, per le limitrofe proprietà appartenenti al cardinale Sforza, che vennero in seguito  acquistate dal cardinale  Francesco Barberini.  Fu quest’ultimo a far erigere il palazzo (da cui si accede oggi da Via delle Quattro Fontane) che dona l’attuale nome a Piazza Barberini. Ad eccezione di questa nobile dimora, l’area era all’epoca zona di campagna, puntinata di osterie, latterie, abitazioni modeste e attività prettamente popolari. La struttura stessa della piazza si mostrava molto diversa da quella odierna, con il lato in cui oggi sbocca via Barberini chiuso da uno degli ingressi del palazzo, un grande arco chiamato volgarmente “il Portonaccio”, dal quale si entrava nel famoso “Teatro Barberini”, eretto dal Bernini nel 1634 come teatro di corte, che restò in opera fino al 1873. Furono questi gli anni in cui il grande artista diede la sua impronta alla piazza, anzitutto ponendovi al centro, nel 1642, la celebre Fontana del Tritone. La fontana, voluta da papa Urbano VIII Barberini e alimentata dall’acquedotto dell’Acqua Felice, trasmette un esplicito messaggio di esaltazione dinastica della famiglia Barberini attraverso i richiami simbolici delle figure che la ornano. La raffinata composizione è sorretta da quattro delfini con la testa in basso, su cui si colloca una grande conchiglia aperta, da cui si erge il dio marino, Tritone, nell’atto di soffiare verso l’alto uno zampillo d’acqua che ricade nella sottostante vasca.. Intrecciati artisticamente alle code dei delfini vi sono la tiara papale, le chiavi di S.Pietro e lo stemma della Famiglia.    Allo stesso Bernini, si deve anche l’ideazione di un fontanile, chiamata Fontana delle Api, realizzata ad uso dei viandanti in un angolo su Piazza Barberini. Su via delle Quattro Fontane troviamo come detto il  Palazzo Barberini che dà il nome alla piazza e sede oggi...

Leggi

Il Quartiere Flaminio

Indicato con Q. I. il Quartiere Flaminio, zona urbanistica 2C del Municipio II di Roma , con i suoi musei, le facciate eleganti dei palazzi e le sue ville, è storicamente il primo quartiere della capitale. Ricco di luoghi da visitare, interessanti non solo a livello culturale, ma anche paesaggistico, la prima tappa che consigliamo è Villa Borghese. Con le molteplici attrazioni presenti al suo interno, questo parco riesce a soddisfare i desideri di quanti vi ricerchino uno spazio per rilassarsi, divertirsi, conoscere e scoprire. Il Tempietto di Esculapio, la Casina delle Rose con la Casa del Cinema, il Bioparco o il Globe Theater, realizzato in legno su modello dei teatri elisabettiani dove in estate vengono realizzati spettacoli shakespeariani, sono solo alcuni esempi della ricchezza che il luogo offre. Costituito da nove ingressi , il parco di Villa Borghese consente l’accesso ai quartieri limitrofi e centrali della città, Pinciano, Salario ed ovviamente al quartiere Flaminio. Luogo di congiunzione fra questi punti è anche Ponte Milvio, storicamente importante poiché consentì l’edificazione di importanti industrie in questo luogo un tempo piuttosto difficile da raggiungere a causa dello straripamento costante del Tevere. A tal motivo, il ponte, costruito lungo il percorso delle vie Flaminia e Cassia come passaggio obbligato per dirigersi a nord,viene definito da molti romani ponte mollo, perché risulta il primo ponte ad essere sommerso quando il fiume è in piena. Il ponte ha poi nel tempo rivestito notevole importanza come punto di ritrovo per le coppie e luogo romantico d’eccellenza grazie ai suoi “lucchetti” simbolo d’una coppia duratura e felice. Ma è soprattutto la fine della seconda guerra mondiale e l’assegnazione a Roma dei Giochi Olimpici del 1960 ad aprire una fase di profonda trasformazione urbana de il quartiere Flaminio. Vengono in questo periodo costruiti edifici come il villaggio olimpico, l’Auditorium ed il MAXXI. Quest’ultimi, tra i più importanti punti d’interesse di Roma, arricchiscono il Quartiere Flaminio grazie alle notevoli iniziative culturali che sono in grado di allestire. L’Auditorium, progettato da Renzo Piano , è un complesso multifunzionale caratterizzato da tre “casse armoniche” che sovrastano la vegetazione circostante che funge da legame tra l’anfiteatro de il quartiere Flaminio e l’adiacente Villa Glori. Destinato alle rappresentazioni e ai concerti, dove possono trovare posto circa 3000 spettatori, l’Auditorium riesce a gestire con facilità il grande flusso di persone che trovano ad attenderli attività musicali,commerciali, ricreative, di studio e di esposizione. Il MAXXI, galleria d’arte contemporanea progettata dall’architetto donna Zaha Hadid, è infine un altro esempio della ricchezza de il quartiere Flaminio. L’ambiente che al suo interno ospita collezioni permanenti, mostre e spazi dedicati alla caffetteria e al bookshop, è un classico...

Leggi

Passeggiate Centro Storico

Passeggiate al centro storico di Roma. Roma è una città ricchissima di luoghi e monumenti storico-artistici di enorme bellezza ma si tratta pur sempre di una città piuttosto grande, il cui centro storico è molto ampio e non facilmente percorribile interamente a piedi. In questo articolo cercheremo di darvi qualche spunto e itinerario da seguire per visitare le zone più famose e popolari della città. Per compiere la prima delle passeggiate al centro storico, vi suggeriamo di prendere la linea A della metropolitana e di scendere alla fermata “Flaminio”. Uscendo dalla metro vi recherete a Piazza del Popolo, una delle più grandi e suggestive di Roma, dove vi consigliamo di entrare nella chiesa subito a sinistra, S. Maria del Popolo contenente dipinti del Caravaggio e del Pinturicchio o in una delle due chiese gemelle che troverete nella piazza, S. Maria in Montesanto e S. Maria dei Miracoli. Da queste due chiese si dipartono tre grandi strade che formano il cosiddetto “tridente”: prendete quella a sinistra, Via del Babuino, in modo da giungere in Piazza di Spagna. Da qui potrete scattare foto alla famosa scalinata e alla fontana della “Barcaccia” del Bernini e, poi, prendere Via dei Condotti e concedervi una passeggiata tra le vetrine dei negozi più lussuosi della città. Arrivati all’incrocio con Via del Corso girate a sinistra e proseguite dritto fino a Piazza del Parlamento dove vedrete, alla vostra destra, il palazzo in stile barocco di Montecitorio, sede del Parlamento Italiano. Tornando su Via del Corso girate a destra e arrivate alla Galleria Colonna, dove potete fermarvi per una sosta tra negozi, bar e ristoranti. L’itinerario prosegue su Via del Corso dove, dopo pochi metri svoltando a sinistra in Via delle Muratte, raggiungerete Fontana di Trevi. Inoltratevi poi in Via Minghetti e continuate l’itinerario per raggiungere Piazza Santi Apostoli. Proseguite dritto, attraversate Via 4 Novembre prendete Via dei Fornari. Una volta arrivati alla fine della strada girate a destra e arrivate a Piazza Venezia, la monumentale piazza romana dominata dal grande Altare della Patria, dove vi suggeriamo di visitare il Museo del Risorgimento. Uscendo vi ritroverete su Via dei Fori Imperiali dove potrete visitare le rovine e il Foro Romano ed, infine, il Colosseo che si staglia sullo sfondo del viale (info visite qui). Per altre passeggiate al centro storico si può partire dalla fermata metro A di “Ottaviano”, vicina sia alla Basilica di San Pietro che ai Musei Capitolini. Da Piazza S. Pietro imboccate Via della Conciliazione e, arrivati sul Lungotevere Castello, potrete visitare il maestoso Castel Sant’Angelo; da lì attraversate Ponte Sant’Angelo e imboccate Via Panico, poi a sinistra Via dei Coronari fino all’altezza di...

Leggi

Musei Gratis il 5 Luglio | Proloco Roma |

I Musei gratis il 5 luglio a Roma Tornano le domeniche della cultura, a Roma. Saranno infatti tre i prossimi appuntamenti dedicati: 5 luglio, 2 agosto e 6 settembre. Il progetto è stato promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma e si rivolgerà a tutti i cittadini romani, residenti a Roma Città Metropolitana, che avranno libero accesso al circuito dei “Musei in Comune” e che potranno approfittare di un ricco programma di visite didattiche dedicate. Il 5 luglio, come anche le due date successive, coincide con la prima domenica del mese che, come stabilito dal decreto del Ministro Franceschini in vigore dal 1 luglio 2014, consente a tutti i visitatori italiani di entrare gratis nei musei, monumenti, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali aderenti, di solito pubblici. I musei gratis il 5 luglio a Roma saranno soprattutto i musei civici come il Museo dell’Ara Pacis, con un appuntamento dedicato alla scoperta dell’imperatore Augusto, i Musei di Villa Torlonia e i Musei Capitolini per osservare i capolavori del Campidoglio e approfondire la storia di Marco Aurelio e poi i Mercati di Traiano e la loro storia millenaria, il Museo di Roma a Palazzo Braschi e la splendida Centrale Montemartini, primo impianto comunale di produzione di energia elettrica trasformato in museo che, con il suo allestimento particolare, risulta ancora più suggestivo per tutti i visitatori che vi si recano. Inoltre, una scelta obbligata per gli amanti dell’arte contemporanea, è l’apertura gratuita dello GNAM, la Galleria Nazionale di Arte Moderna a due passi dal verde di Villa Borghese, contenente una collezione permanente che racchiude i migliori esempi della pittura e della scultura moderna dal XIX al XXI secolo. Vi segnaliamo che le esposizioni e le mostre private di solito non rientrano nelle gratuità, come per esempio la mostra “Leonardo Da Vinci. L’Autoritratto”, la mostra “Nutrire l’Impero. Storie di alimentazione da Roma a Pompei” e la mostra “Sergio Staino. Satira e sogni”. Qui una lista completa dei musei gratis il 5 luglio a Roma e…buona arte a...

Leggi

La Chiesa di Sant’Omobono

La Chiesa di Sant’Omobono Nel Vico Jugario sorge la chiesa e l’area sacra di Sant’Omono Ai piedi del Campidoglio, a Roma, si trova la cosiddetta area sacra di Sant’Omobono, un’area archeologica a pianta rettangolare con aree sacrificali su cui sorsero i templi della Mater Matuta e della Fortuna (attribuiti al re Servio Tullio) in cui sono stati rinvenuti materiali databili tra il IX e VIII secolo a.C. che fanno supporre l’esistenza di un abitato di capanne arcaiche. Accanto, rimasta sopraelevata rispetto alla trasformazione urbanistica del 1933, sorge la chiesa di Sant’Omobono. Eretta sulla preesistente chiesa di San Salvatore in Portico del VI secolo, si hanno le prime notizie intorno al 1470, ma fu in seguito ricostruita nel 1482 per un lascito di Stefano Satri de Baronilis, il cui monumento sepolcrale è conservato al suo interno. Nel 1575 venne concessa all’Università dei Sarti che disposero immediati restauri intitolandola a Sant’Omobono, il loro patrono, arricchendola con decorazioni e altari. Verso il 1920 la nuova sistemazione della via del Mare (le attuali via del Teatro di Marcello e via L. Petroselli), destinava alla demolizione l’intero isolato comprendente la chiesa ma, in seguito agli importanti rinvenimenti archeologici dell’epoca, il progetto subì una modifica e la chiesa di Sant’Omobono venne consolidata e restaurata. La facciata tardo-cinquecentesca è rivestita in laterizi e si presenta divisa in lesene, con occhio centrale e timpano, sotto il quale l’iscrizione “IN HON B. MARIAE V. AC SS. HOMOBONI ET ANTONII PAD” consente di riconoscere la dedica alla Beata Vergine Maria, a Sant’Omobono ed a Sant’Antonio da Padova. Ai lati del portale si possono notare due nicchie vuote, in origine destinate ad accogliere le statue di Santo Stefano e Sant’Alessio. Sulla cupola absidale è collocata una banderuola ornata da un paio di forbici aperte, emblema dell’Università dei Sarti. La costruzione è ad unica navata irregolare con abside poligonale coperta a cupola, è presente un pavimento cosmatesco e, al centro del soffitto a cassettoni, vi è un dipinto a tempera di C. Mariani, che raffigura l’incoronazione della Vergine tra i Ss. Omobono e Antonio. Nell’abside compare un interessante affresco dei primi anni del XVI secolo dipinto da Pietro Turini, pittore della cerchia di Antoniazzo Romano, che rappresenta il Salvatore in gloria e la Madonna in trono col Bambino tra i Ss. Stefano e Alessio. Dopo le demolizioni del Novecento e la costruzione dei muraglioni del Tevere, l’area circostante alla chiesa di Sant’Omobono è oggi quasi disabitata mentre fino all’inizio del ‘900 era una zona popolata e uno dei punti d’accesso al mercato romano dei produttori provenienti dalla via Appia e dalla via Ostiense, quindi piuttosto rilevante dal punto di vista commerciale. La chiesa di Sant’Omobono è attualmente chiusa...

Leggi

Clivio di Rocca Savella

Clivio di Rocca Savella Alle pendici dell’Aventino via d’accesso per il Giardino degli Aranci Esistono luoghi meno noti, fra le vie di una Roma che possiede secoli e secoli di storia. Esistono luoghi il cui nome, forse, non richiama subito alla mente ciò che custodisce, ma che non per questo risultano essere meno preziosi. Uno fra questi è senza alcun dubbio il Clivio di Rocca Savella. Posta lungo la strada che da Piazza di Bocca della Verità porta sino al Giardino degli Aranci, Clivio di Rocca Savella è una via risalente all’epoca romana, quando il suo nome era Clivius Capsarius, poiché luogo prossimo alle tabernae, guardaroba della terme di Sura. Qui sorse, in epoca medievale, una rocca con il compito di controllare la strada d’accesso all’ Aventino dal Tevere, mentre la via su cui sorgeva prese il nome di Vicolo Santa Sabina.  La Rocca eretta nel X secolo da Alberico II fu ereditata da Ottone III Savelli dopo il Mille, e Clivio di Rocca Savella fu infine donato ai frati Domenicani. Dell’antica fortezza, attualmente, non restano che le mura di cinta e le torri squadrate. Ma ciò che più è importante è il suo accesso, una torre-porta gestita da un ponte levatoio, che conduceva all’interno di un cortile spesso usato come luogo di panificazioni strategiche ed esercitazioni belliche. Da queste mura, infatti, i romani parteciparono ai combattimenti fra le truppe francesi e Garibaldi. Clivo di Rocca Savella tuttavia, non è importante solo per la sua funzione bellica. Esso è ancor oggi fulcro turistico perché luogo d’accesso al Giardino degli Aranci. Noto anche come Parco Savello, questo giardino è uno dei punti panoramici più belli di Roma, da cui è possibile scorgere anche la Basilica di San Pietro in lontananza. Situato sul Colle Aventino, territorio del Savelli da cui Clivo di Rocca Savella prende il proprio nome, il Giardino degli Aranci venne realizzato nel 1932 da Raffaele de Vico. Piccolo giardino della forma rettangolare, prende il nome dall’albero che San Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine dei Domenicani, aveva portato con se dalla Spagna. Qui il santo fondò il proprio convento: la Basilica di Santa Sabina. Oltre a questo piccolo e prezioso tesoro, tutt’intorno al Clivio di Rocca Savella, sorgono il Complesso dei Cavalieri di Malta e il Giardino di Sant’Alessio, tutti luoghi facenti parte del set cinematografico del film “La grande...

Leggi

Il quartiere Garbatella

Alla scoperta del quartiere Garbatella Il quartiere Garbatella fa parte dell’VIII municipio di Roma e si trova all’interno della zona Ostiense. Il quartiere venne realizzato nel 1920, in piena epoca fascista, vicino alla Basilica di San Paolo fuori le mura; pur essendo stato considerato, per molto tempo, una borgata popolare un po’ malfamata, con il passare degli anni è diventato uno dei quartieri più vivaci della Capitale, oltre ad aver ottenuto più recentemente il titolo di Rione – il primo rione fuori le Mura – vedendo così riconosciuta la sua origine storica e la sua valenza culturale. L’origine del nome Garbatella è tuttora oggetto di discussione infatti, secondo un’ipotesi molto diffusa, il quartiere prenderebbe il nome dall’appellativo dato alla proprietaria di un’osteria, di nome Carlotta (o Maria), così tanto benvoluta dai viaggiatori, da essere soprannominata “Garbata Ostella”, successivamente abbreviato in “Garbatella”. Una seconda ipotesi sull’origine del nome Garbatella fa riferimento al tipo di coltivazione della vite detto “a barbata” o “a garbata” nella quale le viti vengono appoggiate ad alberi di acero od olmo, in uso nei terreni detti “Tenuta dei 12 cancelli” (comprendenti l’attuale via delle Sette Chiese), posseduti nel XIX secolo da monsignor Alessandro Nicolai, ministro dell’agricoltura di papa Gregorio XVI. Garbatella fu fondato in una fase di grande sviluppo edilizio, da re Vittorio Emanuele III, che intendeva dotare Roma di un canale parallelo al fiume Tevere (mai costruito) che collegasse il centro città al porto di Ostia: per questo motivo i nomi di strade e piazze della zona hanno spesso riferimenti “marinari” (ad es. Via del Porto Fluviale). La Garbatella è diventato con il tempo, un quartiere interessante e caratteristico grazie ai suoi scorci suggestivi e al suo essere “quartiere paese”, simile ad un piccolo borgo inserito in una metropoli. Staccato dai turistici rioni centrali e più caotici di Roma, la peculiarità del quartiere sta nel contenere un mix di architettura popolare e influenze architettoniche del barocchetto romano che la rendono una delle zone di Roma più singolari e affascinanti. A questo si aggiunge la sua vivibilità e vitalità anche intellettuale, testimoniata da centri culturalmente rilevanti come il Teatro Ambra alla Garbatella o il Teatro Palladium. I luoghi di interesse principali sono la cosiddetta Chiesoletta dei SS. Isidoro ed Eurosia in via delle Sette Chiese, le catacombe di Commodilla o la più recente “Fontana di...

Leggi

I muri degli ex voto | Roma

I muri degli ex voto, tra tradizione e religiosità popolare Simbolo di una Roma legata al passato e alle tradizioni popolari, negli angoli più impensabili e seminascosti, ma anche in mezzo al traffico cittadino, troviamo ancora oggi  muri, ed edicole su cui nel corso dei decenni sono stati attaccati i cosiddetti “ex voto”. Delle piccole mattonelle quasi tutte con su scritto l’acronimo“PGR”, per grazia ricevuta, ringraziamenti per lo più rivolti alla Madonna o al Divino in generale a cui si attribuiscono miracoli, salvezze o guarigioni di persone care. Questi luoghi si trovano per lo più nelle vie del centro storico, fatta eccezione per il più celebre e antico sito nel Santuario del Divino Amore sull’Ardeatina, leggermente più esterno, a duecento metri dalla chiesetta che nel Settecento fu teatro di alcuni miracoli. All’incrocio tra Largo Preneste e via di Portonaccio si trova il muro degli ex voto di Largo Preneste, uno dei più noti nella Capitale, arricchito nel corso del tempo, da centinaia di queste piccole “lapidi” votive che partono da una doppia edicola della Madonna del Perpetuo Soccorso, una fatta a mosaico e un’altra su lastra. Questi ex voto hanno tutti forme diverse, molti sono a cuore, su alcuni sono appesi catenine, braccialetti, rosari, croci. E poi tantissimi fiori, rose, orchidee o margherite, alcuni evidentemente freschi e molti lumini accesi, ad evidenziare il fatto che questa tradizione è tuttora vivissima tra i romani. Sopra, incise nella pietra, si possono leggere frasi come “Grazie per…”, “Merci S. te Vierge”, “Ti ringrazio Vergine Immacolata sede della sapienza ti ho pregato con fede e tu mi hai aiutato (1978)” e così via o, semplicemente, “Per grazia ricevuta”. L’origine del muro degli ex voto di Largo Preneste non è chiaro, c’è chi dice che i “per grazia ricevuta” venivano messi qui ai tempi dei bombardamenti della seconda guerra mondiale per ringraziare dello scampato pericolo, altri sostengono che siano antecedenti, forse del 1910. La tesi della seconda guerra mondiale è plausibile perché, quando Pio XII nel 1944 proclamò la Madonna “salvatrice dell’urbe”, la devozione popolare nei confronti della Vergine aumentò notevolmente. Questo spaccato di religiosità popolare è davvero suggestivo e perfino commovente ; il muro degli ex voto a Largo Preneste e gli altri luoghi simili, rappresentano una insolita ed affascinante “bacheca” di scritture anonime su cui lasciare traccia della propria esistenza, della propria fede e delle proprie...

Leggi

Il Borgo di Isola Farnese

Isola Farnese, il borgo nel Parco di Veio A pochi km da Roma, arroccato in cima ad una rupe vulcanica c’è una borgo, un luogo isolato e signorile che padroneggia sulla campagna romana: il Borgo di Isola Farnese. Qui, in passato, visse la cultura etrusca, grande antagonista di Roma. Qui, un tempo, sorgeva un Castrum Insulae, un accampamento circondato dal Fosso del Piordo, dalle valli della Storta e di S. Sebastiano e da un fossato artificiale, che lo innalzavano, isolandolo, dalla campagna circostante. Fu solo intorno al XVII secolo, quando il Cardinale Alessandro Farnese acquistò il castello, che Borgo di Isola Farnese prese vita per come è conosciuto oggi, lasciando dietro di se solo qualche traccia, non ancora rivenuta, dell’antica città di Veio cui doveva essere aggregata. Lungo la strada che ci conduce verso il Borgo di Isola Farnese, saltano da principio agli occhi grandi camere quadrate tagliate nella roccia. Esse sono le abitazioni e le stalle di quanti nel periodo medievale abitavano sotto la protezione del castello. Spesso in tufo, esterne alla cinta muraria, formavano il villaggio di Borgo di Isola Farnese. Separato da queste abitazioni per mezzo di un fossato artificiale e da un ponte levatoio, al borgo vero e proprio si accedeva attraverso un arco posto all’ingresso dove lo stemma cardinalizio con i gigli dei Farnese ed i caratteri architettonici del XVI secolo, svettava in alto. In differenti punti, tuttavia, la presenza della cultura romana ancora riecheggia in questo luogo storico. Ne è un esempio, nella piazza principale, chiamata Piazza della Colonnetta, la colonna romana collocata che si erge davanti la rampa che costituiva l’antico accesso al paese. Oppure , murato nello spigolo della Chiesa di S. Pancrazio, l’ epigrafe a Munatio Felici Patri con l’urceo ,il vasetto per uso sacrificale a due facce. Ed ancora un frammento di un rilievo romano con due coniugi, probabilmente un sarcofago, che troviamo a sinistra dell’arco. Enogastronomia locale: Il borgo non è solo storia, è anche tradizione e sinonimo di eccellenza. Ne è un esempio l’agricoltura che si è sviluppata tutt’intorno al paese, rendendo questo luogo importante per la produzione di formaggi, miele, ortaggi, fra cui il carciofo di Campagnano, una delle due varietà coltivate nel territorio del Lazio e ritenuta di Indicazione Geogragica Protetta, ed ovviamente la produzione dell’Olio D’Oliva. Curiosità: Il Borgo di Isola Farnese, infatti, fa parte di uno degli itinerari della Via Francigena nel Lazio. Suddiviso in 44 tappe, il percorso pedonale della Via Francigena in Italia, lungo circa 1000 km, rappresenta una delle tradizioni più importanti del nostro paese. Partendo dal Gran San Bernardo, ridiscendendo sino a Roma, all’altezza dell’uscita di Campagnano, è possibile ammirare il panorama sulle campagne...

Leggi

La chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori

Santa Maria dei Sette Dolori Un’opera incompiuta di Borromini La chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori si trova a Roma, nel quartiere di Trastevere, per l’esattezza in via Garibaldi 27. Proprio alle pendici del colle Gianicolo e non particolarmente nota nemmeno ai più esperti “conoscitori” della Capitale, questa chiesa fa parte di un complesso monastico. Essa era annessa al monastero delle suore oblate agostiniane, fondato intorno al 1642 da  Camilla Virginia Savelli Farnese, duchessa di Latera, e serviva ad accogliere le giovani di nobile famiglia ma di salute cagionevole, affinché potessero condurre una vita religiosa e diventare suore. Di notevole importanza è il fatto che, sia la chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori, che il monastero, furono progettati da Francesco Borromini, che vi lavorò fino al 1655. Una delle particolarità della chiesa è il fatto che si tratti di un’opera lasciata incompiuta dall’architetto barocco che, proprio in quel periodo, era impegnato in altri cantieri e che quindi si trovò costretto ad abbandonare i lavori. Un’altra causa dell’incompiutezza della chiesa fu, probabilmente, la crescente difficoltà economica della fondatrice. Pur non essendo terminata, la chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori mantiene nell’impronta alcuni dei caratteri salienti dell’architettura borrominiana, articolata su linee concave e convesse. Entrando nel cortile si vede la facciata non intonacata del monastero in mattoni grezzi che ingloba la chiesa, delimitata da due corpi elissoidali che racchiudono una parete concava. Tutta la superficie dà l’idea di un ambiente chiuso e costretto che suggerisce un’analogia con la rigorosa clausura del monastero. Il corpo della chiesa, disposto lungo un asse parallelo alla facciata, occupa la metà sinistra del complesso ed è a pianta rettangolare a una navata. La facciata della chiesa presenta al centro un corpo concavo molto sporgente, con due contrafforti fortemente obliqui. Per accedere alla chiesa si passa in un vestibolo la cui architettura viene ripresa dal Borromini direttamente da un ambiente della piazza d’Oro di villa Adriana a Tivoli, a pianta ottagonale e sorretta da quattro arcate. All’interno è da notare l’inconsueta e particolare forma dell’altare maggiore sormontato da due volute ed il colonnato che percorre tutte le pareti; inoltre sono presenti una pala con Sant’Agostino e il mistero della Trinità di Carlo Maratta e, nel convento, una tela di Marco Benefial ed un bel chiostro con decorazioni secentesche di ispirazione borrominiana. E’ interessante sapere che, durante il periodo dell’occupazione nazista, le suore accolsero e salvarono nel monastero ben 103 ebrei di Roma. Info: La Chiesa rimane aperta tutti i giorni ed è possibile visitarla gratuitamente. L’orario delle Sante Messe è il seguente: Lunedì/Venerdì 19.15 Domenica e Festivi 20.00 Per maggiori informazioni chiamare al seguente numero  06 – 58332969...

Leggi

La Scala Santa di Roma

La Scala Santa di Roma, un luogo di profonda devozione Nel Santuario adiacente alla Basilica di San Giovanni in Laterano, sono custoditi i 28 gradini della scala che Gesù salì, per ben due volte, il giorno della sua morte nel palazzo di Ponzio Pilato a Gerusalemme: la Scala Santa. La Scala Santa fu donata a Papa Silvestro I e venne collocata dove sorgeva l’antica residenza papale, San Giovanni in Laterano; ma fu solo per volere di Sisto V sul finire del ’500 che venne affidata la costruzione di un vero e proprio “antro” che potesse custodire e valorizzare un tesoro tanto prezioso. Fu l’architetto Domenico Fontana, a cui erano stati affidati i lavori dal Papa stesso, che decise di porre i gradini sacri dove era già presente il “Sancta Santorum”. Il luogo più sacro al mondo, a quel tempo cappella personale dei pontefici, sul lato est della piazza di San Giovanni. La storia del trasporto della scala La storia, nata in epoca medievale, intorno al 1450, narra che il trasporto dei 28 gradini avvenne di notte. Si dice che ad accompagnarli vi fossero solo la luce delle torce ed il canto di preghiere e salmi. La posa della Scala Santa, inoltre, venne iniziata operando dall’alto verso il basso perché i gradini non venissero calpestati dagli operai, ma toccati solamente con le ginocchia, motivo per cui, ancora oggi, i pellegrini salgono quella scala, penitenti, con le ginocchia. Per agevolare l’afflusso dei fedeli alla Scala Santa, inoltre, l’architetto costruì altre quattro scale, e ai lati del “Sancta Sanctorum” edificò nuove cappelle come quella di San Lorenzo, ad oggi chiesa vera e propria, e quella di San Silvestro, oggi coro dei Passionisti. Il 24 maggio 1590 Papa Sisto V, attraverso una bolla, annunciò la chiusura dei lavori e la conseguente apertura della Scala Santa. A maggior tutela di una reliquia tanto preziosa, nel 1723, per impedirne l’usura, Innocenzo VIII fece rivestire i gradini con tavole di noce. Il restauro Ancora oggi quei 28 gradini rappresentano un luogo di profonda devozione e penitenza che richiama il periodo della Passione di Cristo e che i fedeli percorrono una volta l’anno al fine di ottenere l’indulgenza per i propri peccati per un tempo di 100 giorni. Questo mese di aprile 2019, dopo anni di restauro, i gradini in marmo sono stati riportati in vista dopo 300 anni. La scala originale sarà visitabile soltanto fino al 9 giugno 2019, quando il marmo verrà ricoperto un’altra volta per la sua conservazione. Info e Orari La Scala Santa è aperta dalle 6.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alle 19.00. Per pregare e salire in ginocchio la Scala Santa non...

Leggi

Basilica di San Marco Evangelista

Basilica di San Marco Evangelista Sul fianco di Palazzo Venezia che guarda il Vittoriano, si trova la piazzetta di S. Marco dove, incorporata nel palazzo stesso, sorge la Basilica di San Marco Evangelista. La chiesa, conosciuta anche solo come San Marco, fu fondata nel 336 da papa Marco I in onore di S. Marco Evangelista, fu restaurata da Adriano I nel 792 e poi ricostruita da Gregorio IV nell’883. Tra il 1465 e il 1470 Paolo II la rinnovò completamente sia all’interno che all’esterno ed, infine, dal 1654 in poi, iniziò la trasformazione barocca ad opera del cardinale Angelo Maria Querini. La facciata di San Marco Evangelista a Roma venne eretta con il travertino prelevato dal Colosseo e dal teatro Marcello ed è costituita da un portico a tre arcate su semi-colonne con capitelli compositi e da una loggia con capitelli corinzi. La struttura, dal rigore classico, richiamava da vicino la perduta loggia delle Benedizioni della primitiva basilica vaticana, in costruzione in quegli stessi anni. Entrati nell’atrio, noterete dei frammenti architettonici e delle lapidi sepolcrali paleocristiani, delle colonnine dell’antico tabernacolo della chiesa, un’iscrizione dei lavori di Paolo II e la lapide funeraria di Vannozza Cattanei, morta nel 1518. Il portale è formato da un architrave a ghirlande con lo stemma di Paolo II e, nella lunetta, è presente un bassorilievo che raffigura S. Marco Evangelista. All’interno della basilica di San Marco Evangelista noterete le bifore di stampo gotico, le volte a crociera delle navate laterali ed il soffitto a cassettoni intagliati e dorati su fondo azzurro che, con quello di Santa Maria Maggiore, è l’unico ancora esistente a Roma d’età quattrocentesca. All’intervento del 1654-57 risalgono le decorazioni tra le finestre e gli affreschi della navata centrale. Le parti fatte restaurare dal cardinale Querini, invece, sono il presbiterio, l’altare maggiore e gli scranni del coro e, successivamente, le colonne in granito sostituite con quelle attuali in diaspro di Sicilia, la foderatura dei pilastri e i bassorilievi in stucco tra le arcate. Il pavimento seicentesco include riquadri di tipo cosmatesco; alle pareti della navata centrale, a sinistra, sono raffigurate storie di S. Marco papa alternate a rilievi in stucco. All’interno di San Marco Evangelista ci sono alcune opere d’arte davvero notevoli assolutamente da vedere. La prima è senz’altro la Tomba di Leonardo Pesaro realizzata da Antonio Canova nel 1796, monumento funebre dedicato al figlio, morto a soli sedici anni, dell’ultimo ambasciatore di Venezia che visse nel palazzo adiacente. Altra opera rilevante è lo splendido mosaico absidale raffigurante Cristo con i santi Felicissimo, Marco Evangelista, Marco papa, Agapito e Agnese. Il santo titolare della chiesa è raffigurato mentre presenta a Gesù il committente, il...

Leggi

Villa Strohl Fern

Villa Strohl Fern Nel cuore di Roma, venite a scoprire uno dei luoghi del Novecento artistico Con i suoi 8 ettari di estensione, la vicinanza a Villa Borghese da una parte e Valle Giulia e Villa Poniatowskji dall’altra, Villa Strohl Fern rappresenta di certo un luogo pieno di cultura e storia che non passa inosservato. Acquistata nel 1879 da Alfred Wilhelm Strohl, cittadino francese di origine alsaziana, fu dimora di questo personaggio eclettico per i successivi cinquant’anni. Musicista, pittore, artista, letterato, scultore e poeta. Fra le mura di Villa Strohl Fern, furono molti i nomi illustri che egli ospitò: Rainer Maria Rilke, Carlo Levi, Umberto Moggioli, Francesco Trombadori, Arturo Martini, Amedeo Bocchi, Anton Giulio Bragaglia, Bruno Barilli con le tre sorelle Braun, solo per citarne alcuni. Villa Strohl Fern possedeva un ampio recinto, aperto in tre cancelli di ferro battuto. Un ampio parco accoglieva al suo centro l’edificio principale, un giardino, con rosai disposti lungo il vialetto, e fontane con falsi stalattiti a simulare grotte naturali. Erano infine presenti un frutteto e un orto. Nel suo parco, Wilhelm Strohl, fece costruire un centinaio di atelier a lucernari che affittava ad artisti per un ridottissimo canone. E quando nel 1927 Strohl morì, lasciò in eredità allo Stato francese Villa Strohl Fern a patto che venisse utilizzata “per opere francesi di pubblica utilità, a condizione che siano conservate le mie opere di pittura e scultura, che siano pubblicati i miei manoscritti di prosa e poesia, che sia conservato l’aspetto paesaggistico della villa e siano rispettate le antiche alberature”. Sede del Liceo Chateaubriand dal 1957, Villa Strohl Fern è stata tuttavia abbandonata a se stessa ed al suo lento degrado a causa del tempo e dell’utilizzo da parte degli alunni. I giardini sono profondamente mutati nel corso del tempo. Le strutture un tempo dedicate agli artisti divenute fatiscenti. Malgrado molte siano state numerose le petizioni per la tutela e la conservazione del patrimonio paesaggistico e culturale di Villa Strohl Fern, nel corso del tempo, firmate da illustri nomi quali Alberto Moravia, Federico Fellini, Francesco Rosi, Pietro Davack e Renato Guttuso, solo intorno al 2005 e poi nel 2011, si è discusso ed approvato un primo piano di intervento per gli ambienti scolastici, volto a migliorare la struttura del Liceo al suo interno, abbattendo i lucernai antichi. Tuttavia non è stato ancora possibile attuare un serio e corretto piano di recupero volto a valorizzazione Villa Strohl Fern in quanto patrimonio di due stati e struttura dall’ altissimo valore culturale, storico, artistico, paesaggistico e sociale. Info: E’ possibile visitare la Villa, solamente in occasione di aperture...

Leggi

I busti del Pincio

Scoprire le bellezze della nostra città: i busti del Pincio 228 volti che ci accompagnano nella nostra passeggiata lungo il colle dei giardini Fra tutti i giardini di Roma, quello del Pincio è senza alcun dubbio il più conosciuto e di certo tra i più belli. Situato tra piazza del Popolo, Villa Medici e il Muro Torto, attraverso via delle Magnolie il Pincio ci conduce direttamente a Villa Borghese. I giardini su questo colle vennero concepiti dall’amministrazione napoleonica, intorno al 1810, ma ciò che al suo interno si trova possiede una storia differente, e di certo più difficile. Parliamo dei busti del Pincio. 228 volti che da oltre un secolo si ergono nei viali del giardino, accompagnandoci in una passeggiata di cultura, ricca di storia… malgrado gli atti di vandalismo ed i successivi restauri che cercano di porre rimedio al danno commesso. Origini dei busti Ma le loro vicissitudini travagliate hanno origine ancor più antica. I busti del Pincio, infatti, furono ideati da Giuseppe Mazzini, Triunviro della Repubblica Romana, al fine di ornare i viali del colle di tutte quelle figure che avrebbero mostrato ai visitatori i volti più illustri degli italiani nel corso della storia. Una simile idea patriottica fu subito approvata e vide un fondo di oltre 10.000 lire per la realizzazione di tali opere. Il lavoro sui busti del Pincio, tuttavia, terminò troppo tardi, quando la Repubblica ormai finita, aveva ceduto il posto al potere del Vaticano. E fu proprio la chiesa a rinchiudere in un magazzino tutti gli illustri volti realizzati in marmo, giustificando il proprio gesto con la volontà di non voler mostrare molti di quei nomi che un tempo crearono scompiglio nella nazione. Fu così che solo fra il 1851 ed il 1852 alcuni dei busti del Pincio fecero la loro apparizione. Alfieri, Canova, Tiziano, Palladio, erano fra di essi. Ma occorsero diversi anni prima che i volti di Savonarola, Caio Gracco o Pietro Colletta poterono essere prelevati e disposti sulle vie del Pincio. Eppure, anche in quest’occasione, alcuni di essi subirono cambiamenti a dir poco radicali. Grazie all’intervento dello scultore Sarrocchi, il Gattamelata divenne Orazio; Leopardi divenne Zeusi, così come Macchiavelli divenne Archimede. Affinché i sentimenti di ‘ribellione’ che un tempo quei nomi potevano suscitare, così mutati, sarebbero stati accolti differentemente. E si mostrano ancora a noi, nella loro storia difficile, i busti del Pincio così concepiti. Alcuni illustri e riconoscibili, altri mutati nell’aspetto, altri ancora, come quello di Alfieri, realizzati appositamente in un periodo successivo rispetto agli altri. Eppure, ancora oggi, sembrano essere vittime dei pensieri delle persone. Con i loro nasi rotti, la vernice scura sul loro marmo bianco, i busti del...

Leggi

La Chiesa di San Salvatore in Lauro

Dall’anno 1000 ad oggi, la Chiesa di san Salvatore in Lauro Intorno all’anno mille, per volere di un piccolo ordine di frati, sorse vicino alle rive del Tevere, una modesta costruzione: la chiesa di San Salvatore in Lauro. Avvolta tutt’intorno da una folta vegetazione e da un boschetto di allori, le prime notizie certe di questa costruzione ci giungono intorno al 1177. Fu solo in questo periodo infatti che i Celestini, frati devoti di San Giorgio in Alga, poterono, dopo alcune razzie dei barbari, ricostruire ed ampliare la chiesa, per mantenerla in loro possesso per più di duecento anni. Quando nel 1668 il loro ordine venne sospeso, la chiesa di San Salvatore in Lauro passò in mano all’ordine monastico devoto al Pio Sodalizio dei Piceni, che vi istituì il culto della Madonna di Loreto. Dal 1899, pertanto, la chiesa di San Salvatore in Lauro, modificò il proprio nome in Pio Sodalizio dei Piceni, tuttavia, nonostante questo nuovo nome, il popolo di Roma proseguì, allora come oggi, a chiamare il Santuario con la sua antica denominazione: San Salvatore in Lauro. Al numero 15 dell’omonima piazza troviamo un prezioso portale ligneo intagliato e recante teste di cherubini scolpite da Camillo Rusconi nel 1734. Quello è l’ingresso della chiesa. Qui, vacando il bellissimo portone, si presenta a noi un primo chiostro rinascimentale, con due ordini di arcate. Mentre sul lato sinistro della struttura è ancora possibile accedere ad un secondo chiostro di origine quattrocentesca, rimasti entrambi visibili dopo l’incendio del 1591. Tramite questo secondo cortile è possibile raggiungere le stanze del refettorio e della sala capitolare dove si svolgevano le principali attività del convento. Al centro del piccolo cortile della chiesa di San Salvatore in Lauro troviamo una fontana dalle modeste dimensioni, di forma rotonda, circondata da piante, presenza opere d’arte cinquecentesche fra le quali il rilievo rappresentante la liberazione di San Pietro di Vincenzo De Rossi. Addentrandosi nel silenzio del convento, poi, nel refettorio, ci viene mostrato l’affresco di Francesco Salviati che raffigura le Nozze di Cana del 1550. Quest’opera, così come quella presente nel chiostro, sopravvissero all’incendio del 1591 e si mostrano ancora a noi in tutta la loro bellezza. Uscendo, infine, val la pena soffermarsi sul monumento funebre dedicato a papa Eugenio IV Condulmer, attribuito allo scultore toscano Isaia da Pisa e proveniente dall’antica basilica di San Pietro. La chiesa è aperta tutti i giorni con il seguente orario 9.00 / 12.00 – 15.00 / 19.00. Se visitate il sito grazie al Virtual Tour potete scoprire in anteprima l’architettura e le opere d’arte della...

Leggi

La Fontana dei Libri | Roma

Trait d’union di arte, leggenda e cultura: la Fontana dei Libri Se vi state chiedendo, quale può essere un monumento che unisce arte, leggenda e cultura, noi vi diamo la risposta. E’ la Fontana dei Libri del rione Sant’Eustachio a Roma. Sin dal Medioevo, per indicare le varie zone del centro storico di Roma, si è utilizzata una suddivisione, modificata più volte nel corso dei secoli: i rioni. Dagli anni ’20 del Novecento i rioni, che avevano sempre avuto un valore simbolico nelle vicende del popolo romano, sono diventati in totale ventidue, ognuno identificato con un diverso nome e un numero romano. Proprio in quegli anni, più precisamente nel 1927, l’amministrazione comunale commissionò al giovane architetto Pietro Lombardi, già vincitore del concorso per la fontana di Monte Testaccio, la realizzazione di una serie di fontane moderne, aventi per soggetto alcuni rioni di Roma. Poiché ogni rione ha un simbolo che lo rappresenta, raffigurato anche sulle bandiere rionali, è proprio a questi simboli o stemmi che si ispirò il Lombardi nella progettazione delle fontane. Nel rione VIII di Sant’Eustachio, che ha come simbolo un cervo, l’architetto romano fece costruire la Fontana dei Libri che si trova in via degli Staderari, (già via dell’Università, grazie alla vicinanza con l’università La Sapienza), nome che ricorda gli antichi fabbricanti di stadere e bilance un tempo esistenti in questa zona e che racchiude gli elementi più simbolici del rione. La Fontana dei Libri, costituita interamente in travertino, è situata dentro una nicchia incorniciata da un arco a tutto sesto con l’iscrizione S.P.Q.R. e presenta una testa di cervo fra quattro libri antichi, due per ciascun lato e collocati su due mensole laterali di marmo, mentre l’acqua fuoriesce da due cannelle a forma di segnalibro e cade in parte nella sottostante vasca semicircolare ed in parte direttamente sul selciato. Simbolicamente, tutti gli elementi presenti nella Fontana dei Libri hanno un significato ben preciso nella storia del rione. Il cervo, ad esempio, si trova anche sul timpano della Chiesa di Sant’Eustachio e ricorda l’evento della conversione al Cristianesimo di Eustachio, generale romano, a cui apparve un cervo con una croce luminosa fra le corna. I libri, d’altro canto, rappresentano l’antica Università della Sapienza che si trova nel palazzo a cui è addossata la fontanella. Una piccola curiosità che noterete osservando il centro della fontana: in verticale vi è incisa l’indicazione del nome del rione e, in orizzontale, il relativo riferimento numerico ma con un errore, infatti Sant’Eustachio corrisponde al Rione VIII mentre nel travertino risulta chiaramente indicato come Rione IV. Tips: Se decidete di proseguire il giro di tutte le originalissime fontane progettate da Lombardi negli altri rioni, vi segnaliamo: la Fontana...

Leggi

Via Arco dei Banchi a Roma

Via Arco dei Banchi a Roma, nella zona del Santo Spirito Per riscoprire insieme una zona di Roma che ha in gran parte mantenuto la sua struttura, ma che non appartiene ai percorsi turistici più rinomati, parliamo oggi di via Arco dei Banchi in zona Santo Spirito, a Roma. Nel XV secolo la Basilica di S. Pietro divenne il centro politico, morale e religioso di Roma, determinando un cambio di orientamento del sistema viario verso Ponte Sant’Angelo, l’unico che unisse la città di Roma al Vaticano. Via Arco dei Banchi è una traversa di via del Banco di S. Spirito ed il nome di “banchi”, esteso alla zona che comprende anche via dei Banchi Vecchi, si riferisce ai banchi dove negozianti, banchieri, notai, scrivani e mercanti di ogni tipo esercitavano i loro affari, sfruttando la vicinanza a S. Pietro. Via del Banco di S. Spirito era anche detta “Canale di Ponte”: il nome deriva forse dal fatto che la gran massa di pellegrini provenienti dalle vie circostanti si “incanalava” in questo stretto tratto di strada per attraversare ponte Sant’ Angelo e recarsi in San Pietro o, più probabilmente, a causa delle inondazioni del Tevere che appena aumentava di livello invadeva immediatamente questo breve tragitto. All’inizio dell’arco che dà il nome a via Arco dei Banchi, in basso a sinistra, è incassata una pietra sulla quale, a caratteri semigotici, è visibile un’ iscrizione che ricorda la piena del Tevere del 1277. Il livello raggiunto dalle acque è segnato da una linea incisa che divide l’epigrafe in due parti ed è il più antico ricordo delle inondazioni tiberine. Originariamente l’iscrizione era murata sulla facciata della primitiva chiesa dei Ss. Celso e Giuliano, che venne demolita e successivamente ricostruita per ben due volte proprio a causa dei continui allagamenti del “Canale di Ponte”. Nel Cinquecento, sotto l’arco, era presente una scultura molto venerata della Vergine che fu, in seguito, asportata e poi rimpiazzata nell’Ottocento da un grande quadro ad olio, sempre raffigurante la Madonna. La via prese il nome di “Banchi Nuovi” quando, per volere di Papa Giulio II, il trasferimento della Zecca Pontificia da Palazzo Sforza Cesarini al palazzo del Banco di S. Spirito – adattato appositamente dal Bramante – indusse i banchieri ad aprire i loro uffici di cambio in questo tratto di strada. Nel 1541 la zecca fu trasferita altrove e l’edificio rimase inutilizzato ma conservò il nome di “Zecca vecchia”. Via Arco dei Banchi oggi è un breve tratto a ridosso di Corso Vittorio, rimasto pressoché immutato, ma che non evoca più la magnificenza dell’epoca rinascimentale e, soprattutto, la vivacità dell’attività commerciale che qui vi veniva praticata perfino da personalità importanti come quella di Agostino Chigi...

Leggi

La Chiesa di Santa Passera

La Chiesa di Santa Passera a Via della Magliana Le Chiese di Roma sono sicuramente una delle mete preferite dai turisti di tutto il mondo perché, anche la più piccola di esse, che si trovi al centro o in periferia, può contenere un piccolo tesoro artistico, un’opera d’arte famosa, una statua o un affresco di inestimabile valore. Tra le tantissime chiese presenti a Roma oggi vi segnaliamo la chiesa di Santa Passera, nel quartiere Portuense. Tra via della Magliana e la riva destra del fiume Tevere, proprio di fronte alla Basilica di San Paolo fuori le mura, sorge la chiesa di Santa Passera, già esistente intorno al sec. VIII d. C. e ampliata nel XIII. La chiesa era originariamente intitolata ai santi egiziani Ciro e Giovanni, decapitati nel 303 durante le persecuzioni di Diocleziano. Nel Medioevo, a partire dall’XI secolo, il suo nome si è via via trasformato in Abbas Cirus, Appaciro, Pacero, Pacera e infine Passera: di fatto questa santa non è mai esistita realmente. La chiesa di Santa Passera, innestata su un sepolcro romano, è un edificio a pianta rettangolare ad un’unica navata absidata e con soffitto ligneo, costituita da tre parti sovrapposte: l’attuale chiesa visibile dall’esterno, una cripta-oratorio ed, infine, una tomba ipogea probabilmente romana. Si accede alla facciata della chiesa tramite una doppia rampa di scale, il portale è semplice con sopra una finestra con grata in pietra e motivi geometrici. All’interno della chiesa sono conservati i resti di affreschi ormai quasi totalmente scomparsi raffiguranti santi, Cristo tra i Ss. Giovanni Evangelista, Pietro, Paolo e Giovanni Battista, Cristo tra i Ss. Ciro e Giovanni e una Madonna col Bambino; l’abside della chiesetta si affaccia su via della Magliana ed ha mensoline in marmo a motivi vegetali ed una bifora murata. Dalla sagrestia si scende nella cripta, forse la chiesa originaria dell’VIII secolo, dove furono collocati i corpi dei due martiri ed in cui è presente un architrave con questi versi: Corpora Sancti Cyri renitent hic atque Joannis / Quae quondam Romae dedit Alexandria Magna (“Qui risplendono i santi corpi di Ciro e Giovanni che un giorno la grande Alessandria dette a Roma”). Nell’ipogeo, interrato dopo il 1706 e riscoperto solo nel 1904, l’antica decorazione pittorica risulta quasi completamente perduta a causa delle innumerevoli piene del Tevere ma anche per le incursioni di quanti, nel tempo, hanno cercato di trafugare le reliquie dei martiri. Esempio di stratificazione e riutilizzo di monumenti più antichi, la chiesa di Santa Passera rimane una delle più importanti testimonianze architettoniche del passato nella periferia...

Leggi

Acquedotto dell’Acqua Vergine

Acquedotto dell’Acqua Vergine A Roma lungo un percorso sotterraneo, di quasi 14.105 passi, si estende l’acquedotto dell’Acqua Vergine. Voluto da Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, che lo inaugurò il 9 giugno del 19 a.C. per alimentare la nuova zona di Campo Marzio, esso ancora oggi alimenta quasi tutte le più imponenti fontane del centro di Roma: Piazza Navona, Barcaccia, Terrina e, ovviamente , la Fontana di Trevi. Per tale motivo l’acquedotto dell’Acqua Vergine è conosciuto oggigiorno come l’unico acquedotto romano ad essere funzionante, ancora dopo venti secoli. Secondo Frontino il nome sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (virgo) che avrebbe indicato ai suoi soldati assetati le sorgenti. Largo circa 1,50 metri e supportato da opere in cemento e reticolato di sostegno nei punti ritenuti più critici, il tracciato d’acqua dell’Acquedotto Acqua Vergine è percorribile in barca, soprattutto per le ispezioni ed i controlli relativi al suo funzionamento. Composto da una serie di cunicoli scavati trasversalmente su di un terreno calcareo che ne permetteva una maggior purezza e freschezza senza troppi interventi di manutenzione, i rivoli di acque sorgive, attraverso il terreno poroso ed impermeabile, venivano convogliati verso un canale principale. Confluite in un bacino artificiale in calcestruzzo, oggi interrato, l’ acquedotto dell’Acqua Vergine possiede una portata pari a 1.202 litri al secondo. Tale quantità consentiva per la maggior parte, nell’epoca in cui fu costruito, l’erogazione e l’approvvigionamento idrico della parte settentrionale della città e dei punti più distanti dal centro. Una restante parte veniva riversata per alimentare le opere pubbliche ed un’ultima veniva convogliata all’indirizzo della casa imperiale e di altri utenti privati. Vicino al Pantheon, infatti, l’ acquedotto dell’Acqua Vergine terminava il proprio corso, distribuendo l’acqua ai numerosi monumenti creati da Agrippa, non ultime le Terme che portavano il suo nome. Gli interventi nel tempo Nel corso del tempo l’ acquedotto dell’Acqua Vergine ha subito numerosi interventi di manutenzione, di restauro e di parziale rifacimento. I primi lavori furono svolti fra il 37 ed il 46 d.C. da parte di Tiberio prima e Claudio poi, andando a ripristinare i mattoni componenti gli archi di travertino nell’area urbana, e di Costantino. Malgrado la distruzione subita da parte dei Goti di alcune delle sue parti acquedotto dell’Acqua Vergine non perse mai la sua importanza e venne spesso fatto ripristinare proprio per il valore che possedeva per l’alimentazione idrica della città. Lavori di consolidamento importanti furono infine portati avanti da Papa Adriano I, che intorno al 700, lo restaurò nuovamente e ne arricchì lo splendore, andando ad aggiungere, nell’attuale via del Corso, un’ulteriore...

Leggi

Antica Spezieria di Santa Maria della Scala

La prima vera farmacia della capitale Situata al primo piano del Convento dei Carmelitani Scalzi, annesso alla Chiesa di Santa Maria della Scala, nella zona di Trastevere, esiste un luogo antico e prezioso. Quella che può essere considerata la prima vera farmacia della capitale: L’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala. Costruita in origine per rispondere alle necessità degli stessi frati carmelitani, dediti alla coltivazione di piante medicinali, l’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala divenne nel corso del tempo così importante da essere considerata punto di riferimento per cardinali, principi e per gli stessi medici dei pontefici, tanto da ottenere l’appellativo di “farmacia dei papi”. Pronta a rispondere alle esigenze dei suoi clienti l’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, si è occupata di fornire a prezzi modici, medicinali genuini poiché prodotti da erbe lavorate in loco attraverso un accurato studio delle stesse. Tali medicinali erano volti a curare le malattie delle prime vie respiratorie, i dolori reumatici o le allergie, sin’anche all’utilizzo del primo disinfettante: l’acqua della Samaritana. L’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala: la struttura I suoi locali, comprensivi di un ambulatorio gratuito, sono rimasti aperti sino al 1978. Dato il lavoro altamente scientifico che avveniva nei laboratori dell’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, ci sembra obbligatorio parlare anzitutto del laboratorio galenico che si trova al suo interno. Frantoi originari, mortai ed alambicchi di distillazione, insieme a vasi, bilance, maioliche pregiate, formano il quadro di questo luogo dove gli armadi riportano immagini dipinte dei padri della medicina come Ippocrate, Galeno, Avicenna, Mitridate e Andromaco. Risalente al settecento l’arredamento, le scaffalature, le vetrine e il bancone, ci si presentano in tutto il loro splendore passato. Nel retrobottega, inoltre, possiamo scoprire , risalente all’ottocento, un laboratorio liquoristico ed un ambiente che fungeva da biblioteca, studio medico e magazzino. L’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, è anche adorna di vari cimeli di grande importanza: come il Trattato delli semplici, un rarissimo erbario attribuito a fra’ Basilio,farmacista del settecento, contenente l’elenco di tutte le erbe utilizzate nella farmacia, conservandone un esempio essiccato nella pagina corrispondente. Oppure il Vaso della theriaca, un farmaco messo a punto da Andromaco il Vecchio, medico di Nerone, per lo studio di un antidoto contro i veleni. La Speziera, rappresenta quindi una passeggiata nel passato, volta a scoprire la vita reale di Roma. Le attività di ogni giorno. La semplicità di un tesoro così prezioso che è giunto fino al nostro tempo. Info: La Spezieria si trova in Via della Scala 23, nel Rione...

Leggi

Meridiana di Augusto | Roma

Cos’è la Meridiana di Augusto? Sin dall’antichità le persone hanno avuto bisogno di calcolare il tempo ed il suo scorrere. Il metodo più comune risulta quindi essere quello degli orologi solari, più comunemente chiamate meridiane. Strumenti semplici da cui si desume l’ora e non solo, riescono a funzionare grazie ad un’ asta che ha lo scopo di generare un’ombra, la quale si proietta su uno sfondo, chiamato quadrante, possiede delle linee distinte da cui si ricava l’ora. Questi due strumenti una volta tracciate le linee sul quadrante e uniti con calcoli precisi danno vita alla meridiana. La più grande meridiana del mondo antico si trovava in Campo Marzio e prese nome dall’imperatore che la fece edificare: Orologio di Augusto, conosciuto anche come Horologium Augusti, o, appunto Meridiana di Augusto. Meridiana di Augusto, la storia Ciò che rende unica la Meridiana di Augusto, rispetto al altri orologi pur presenti a Roma, oltre alla sua dimensione, era la precisione che possedeva. Tre anni prima della sua realizzazione, Augusto aveva ereditato da Lepido la carica di Pontefice Massimo e tra i compiti di questo magistrato c’era quello di sovrintendere al calendario. Nell’espletamento di questo incarico Ottaviano corresse la riforma del calendario attuata da Giulio Cesare e che era stata applicata in maniera erronea (un anno bisestile ogni tre, invece che ogni quattro anni). In ricordo della riforma gli venne dedicato un mese, Sestilius, che divenne Augustus, e la sua lunghezza fu portata a 31 giorni, determinando la irregolare distribuzione di mesi lunghi e brevi che ancora abbiamo. L’obelisco della Meridiana di Augusto, realizzato originariamente all’epoca del faraone Psammetico II (595-589 a.C.), era collocato nella città di Heliopolis in Egitto e fu condotto a Roma nel 10 d.C. da Augusto e collocato come gnomone in Campo Marzio. La Meridiana di Augusto, costituita da una linea di bronzo incastonata su delle lastre di travertino e lunga circa 75 metri, possedeva ai lati iscrizioni bronzee in greco e segni zodiacali, realizzando così un preciso calendario solare sfruttando la diversa altezza del sole nelle varie stagioni. Rovinata al suolo in un periodo imprecisato nell’alto medioevo, la Meridiana di Augusto venne suddivisa in più tronconi all’inizio del ‘500. Fu solo nel 1792, per volere di Pio VI, che la Meridiana di Augusto venne restaurata ed eretta nel luogo in cui è attualmente. Venne anche realizzata una linea meridiana che però, costruita in maniera inadeguata, forniva un’ora errata. La linea attualmente presente, di grande precisione, è stata realizzata nel 1998, in occasione del rifacimento della pavimentazione della...

Leggi

San Lorenzo in Piscibus | Roma

 San Lorenzo in Piscibus All’ombra di palazzi moderni, su via della Conciliazione, sorge la chiesa di San Lorenzo in Piscibus. Con il suo campanile e le sue ampie porzioni della muratura originale, San Lorenzo in Piscibus rappresenta il punto nevralgico di questo Borgo attorno a cui il resto è stato edificato nel corso del tempo. La sua posizione infatti, studiando le piantine dei secoli scorsi, risulta inalterata, malgrado gli stravolgimenti subiti. Alcune parti della chiesa, l’atrio e la facciata, vennero tuttavia distrutte, sicchè la sua presenza è resa avvertibile solamente a chi passi lungo Borgo S. Spirito. In questo punto spicca la sua abside medioevale, mentre per accedere alla chiesa di San Lorenzo in Piscibus si deve traversare un cortile interno situato al civico 24 di via Pfeiffer. Sorta, secondo la tradizione, su una già precedente chiesa dedicata a Santo Stefano; San Lorenzo in Piscibus è conosciuta anticamente come Sanctus Laurentius in Portico Maiore. Nel 1143, infatti, si hanno i primi documenti che ne testimoniano l’esistenza sotto questo nome. Distrutta nel corso delle incursioni barbariche, San Lorenzo in Piscibus, fu ricostruita appunto in onore di S.Lorenzo e dalla sua prossimità al mercato del pesce. Nel Cinquecento , sotto il pontificato di Leone X (1513-1521), la chiesa ospitò una comunità laica e grazie all’ausilio del cardinale Francesco Armellini, San Lorenzo in Piscibus venne inglobata in un maestoso palazzo patrizio. Nel 1659 fu completamente ricostruita, in forme barocche, dalla potente famiglia dei Cesi, duchi di Acquasparta, che ne fecero la loro cappella privata. Nel 1733 un nuovo intervento, ad opera dell’architetto Domenico Navone, portò all’ampliamento di San Lorenzo in Piscibus con un lungo atrio ed una nuova facciata inglobata in un edificio affacciato su Borgo Vecchio. Fu nella prima metà del XX secolo, quando fu decisa la demolizione della Spina di Borgo, che la chiesa, come sopra menzionato, fu privata della facciata e nascosta dietro la mole degli edifici di via della Conciliazione. Gli architetti Galeazzi e Prandi, responsabili della prosecuzione dei lavori di restauro, decisero tuttavia di intervenire anche all’interno, per ripristinare le linee romaniche originali, spogliandola degli arredi barocchi. L’interno, largamente rifatto, è diviso in tre navate da 11 colonne. Pareti e abside sono in mattoni di cotto a vista senza alcun tipo di decorazione. Un piccolo ma slanciato campanile romanico del XII secolo , posto alla sinistra della facciata, si eleva su pianta quadrata con alte bifore, con pilastri al piano inferiore e con piccole colonne nella cella...

Leggi

Ipogeo degli Aureli

Roma sotterranea: l’ Ipogeo degli Aureli C’è una Roma sotterranea, che pochi di noi conoscono, una Roma misteriosa ed interessante, ricca di storia e reperti archeologici. Nella Roma segreta che andiamo a scoprire oggi, visitiamo le catacombe di cui fa parte l’ Ipogeo degli Aureli (detto anche “di Aurelio Felicissimo”), considerato un vero e proprio cimitero sotterraneo. L’ Ipogeo degli Aureli, risalente al III secolo d.C. (probabilmente al 230) è uno dei più importanti complessi funerari presenti nella capitale, fu scoperto del tutto casualmente nell’autunno del 1919 durante gli scavi per la realizzazione di un garage. Situato all’incrocio tra viale Manzoni e via Luzzatti, è realizzato su due piani: il primo, composto da una sala in muratura e solo in parte interrato, il secondo, del tutto ipogeo, formato a sua volta da due stanze scavate nel tufo. L’ Ipogeo degli Aureli apparteneva ad una ricca famiglia di liberti imperiali e deve il suo nome al mosaico pavimentale rinvenuto in una delle stanze sotterranee, sul quale compaiono i nomi di quattro membri della gens Aurelia: Aurelius Felicissimus che dedica il sepolcro ai suoi fratelli Aurelius Onesimus, Aureliius Papirius ed Aurelia Prima. Le pitture dell’ Ipogeo degli Aureli Ciò che colpisce entrando nell’Ipogeo degli Aureli sono le numerose rappresentazioni pittoriche presenti sulle pareti, molte delle quali di difficile interpretazione. Nella camera superiore si vede, sulla parete di fondo, un’immagine di un uomo e di una donna con accanto un serpente, forse Adamo ed Eva; a destra vi è un’altra scena che potrebbe rappresentare la creazione del primo uomo, con due figure virili vicine, dipinte in un ambiente paradisiaco decorato con alberi e rami fioriti. Lungo le pareti laterali sono presenti dei personaggi barbuti, forse filosofi, e degli arcosoli che accoglievano le sepolture. Scendendo al piano inferiore troviamo un ambiente con volta a botte ed altri arcosoli con 12 personaggi togati, forse gli apostoli, ed un uomo su un cavallo davanti ad un arco seguito da un gruppo di persone. Inoltre sono presenti immagini di pastori, insegnanti, richiami alla cultura ellenistica e scene mitologiche classiche. Una delle scene più particolari si rifà probabilmente all’epica omerica: vi è rappresentato l’episodio descritto nell’Odissea in cui i compagni di Ulisse vengono trasformati in maiali dalla Maga Circe. L’uso funerario dell’ipogeo durò pochi anni, fino al 271 circa, quando la costruzione delle Mura Aureliane racchiuse il monumento all’interno della nuova cinta muraria, vietandone così l’utilizzo in virtù dell’antichissimo divieto di seppellire i morti all’interno delle mura. Nel giugno 2011 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (PCAS) ha terminato un complesso lavoro di restauro e recupero dell’ Ipogeo degli Aureli che, naturalmente, è visitabile: per informazioni rivolgersi alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: tel. 06 4465610 – 06 4467601; e-mail:...

Leggi

Abbazia delle Tre Fontane | Roma

Abbazia delle Tre Fontane  Nel cuore di Roma si trova l’ Abbazia delle Tre Fontane. Il complesso, posto in una valletta percorsa dall’antica via Laurentina in una località detta Aquae Salviae, è l’unica abbazia riconosciuta gestita da trappisti. La via trappista trae origine dalla tradizione di vita evangelica che ha trovato espressione nella Regola di San Benedetto da Norcia, secondo l’impronta particolare impressa dai fondatori del monastero di Citeaux, e dalla tradizione Cistercense, che vede la vita consacrata alla ricerca e al servizio di Dio, nel silenzio, nella preghiera e nel lavoro manuale. All’interno dell’ Abbazia delle Tre Fontane, quindi, la giornata quotidiana è scandita dai sette momenti di preghiera , di lettura e meditazione della Sacra Scrittura, e dal lavoro manuale. Abbazia delle Tre Fontane, le evoluzioni Le prime tracce di stanziamento dell’ Abbazia delle Tre Fontane risalgono all’epoca greco-armena, nella quale l’imperatore Eraclio avrebbe inviato in dono ai suoi abitanti , la testa del martire persiano Anastasio come preziosa reliquia da custodire in loco . Alla fine dell’VIII secolo il monastero e la chiesa andarono a fuoco, per essere restaurate, attraverso preziose donazioni papali, tra il IX e il XII secolo. Numerosi sono nel tempo gli eventi che vedono l’ Abbazia delle Tre Fontane congiunta alla storia dei papi. In questo stesso periodo abbiamo, per esempio, in favore di questo complesso, l’attribuzione di feudi nella Maremma toscana. Alla fine dell’XI secolo, Gregorio VII affidò ai cluniacensi l’ Abbazia delle Tre Fontane e i suoi possedimenti, poiché ritenuti l’ordine monastico più potente dell’epoca. Tale predominio fu tuttavia breve poiché, nel 1140, il monastero fu tolto da Innocenzo II ai cluniacensi ed assegnato ai cistercensi. Di questo periodo è l’edificazione della chiesa abbaziale e la struttura del monastero come oggi lo conosciamo, rintracciando, in un documento del 1161, per la prima volta, tutte e tre le chiese che ne fanno parte: La chiesa abbaziale dei Santi Anastasio e Vincenzo; La chiesa (della decapitazione) di San Paolo; La chiesa di Santa Maria Scala Coeli. La prima, la chiesa abbaziale, è rimasta praticamente intatta nelle forme in cui fu costruita nel XII secolo. La mano cistercense qui è riconoscibile nello stile solido, severo e spoglio della chiesa e degli altri edifici conventuali, e nel fatto che tutto sia costruito, all’uso lombardo, in laterizio. La seconda, luogo indicato per la decapitazione di san Paolo nel 29 giugno del 67, sorge su una pianta molto semplice ad unica navata trasversale con due cappelle laterali, lungo la quale tre nicchie ospitano tre fonti nei punti dove, secondo la leggenda, la testa di San Paolo cadendo a terra avrebbe fatto tre rimbalzi. In ognuno dei punti...

Leggi

Borgo Pio | Roma

Borgo Pio, a pochi passi dal Vaticano Sulla sponda destra del Tevere, con la sua pianta trapezoidale, immerso fra la Città del Vaticano, il quartiere di Prati ed il quartiere Aurelio, si trova Borgo Pio. Chiamato anche Città Leonina in nome del suo stemma rappresentante un leone accovacciato, avente di fronte i tre monti e la stella, Borgo Pio veste tuttavia l’insegna di Sisto V, il papa che lo elevò a quattordicesimo rione di Roma. All’interno di questo luogo le strade principali corrono in direzione est-ovest e non vengono chiamate vie, ma borghi, elevando questo al di sopra di altri luoghi della capitale, forse per la sua vicinanza alla Santa Sede, forse per i punti che collega. Borgo Pio, infatti, nella sua via principale, traccia un cordone che lega via di Porta Castello a via di Porta Angelica. Tale tracciato nel 5 dicembre 1565, attraverso una bolla papale di Pio IV, venne denominato “Erectionis civitatis Piae prope arcem Sancti Angeli”, ovvero “Innalzamento della Città Pia presso l’arco di S.Angelo”. La costruzione della via, avviata da papa Pio IV, fu poi proseguita e terminata da papa Gregorio XIII, permettendoci di passeggiare per Borgo Pio riconoscendone il tracciato persino ai giorni nostri. Borgo Pio, La Storia Il territorio di Borgo Pio esisteva già in epoca romana e faceva parte della quattordicesima Regio Transtiberim, con il nome di Ager Vaticanus. Costruita al di fuori dei confini dell’antico Pomerium venne usato inizialmente come luogo di sepoltura. Nel corso dell’era imperiale, tuttavia, Borgo Pio si arricchì di numerose ville e giardini, di luoghi di svago come il Circus Gaianus e di ponti che collegassero la zona, oltre il Tevere, come il Pons Aelius (oggi Ponte Sant’Angelo). Fu infine il martirio di San Pietro ai piedi del colle Vaticano nel 67, durante la prima persecuzione dei Cristiani, a rendere Borgo Pio un luogo di pellegrinaggio nel corso della storia. In epoca medievale, purtroppo, molti dei ponti edificati caddero in rovina e, trovandosi al di fuori delle mura di Aureliano, Borgo Pio fu spesso vittima di saccheggi e distruzioni nei conflitti con i barbari. Fu Leone IV il primo pontefice a decidere nell’852 la costruzione di nuove mura,calcando a piedi nudi il tracciato su cui sarebbero dovute essere erette. E per amplificare l’importanza del gesto fece risiedere in Borgo Pio diverse famiglie di Corsi dando così vita ad una vera e propria città “separata”, definita nella storia come Città Leonina. Fu solo nel 1586, sotto papa Sisto V, che Borgo Pio, come quattordicesimo rione, divenne nuovamente una parte di Roma e crebbe nello splendore e nella ricchezza nel corso dei secoli. Il suo cambiamento più drastico, tuttavia,...

Leggi

Palazzo della Civiltà del Lavoro | Eur

Palazzo della Civiltà del Lavoro: il famoso Colosseo quadrato di Roma Nella zona dell’EUR, sorge il Palazzo della Civiltà del Lavoro, che a Roma viene più semplicemente definito come Colosseo Quadrato. La sigla EUR, Esposizione Universale Roma, viene a ricordarci il motivo occasionale che ha dato il nome al grande quartiere. Proprio nel luogo del Palazzo della Civiltà del Lavoro, doveva prendere forma una mostra internazionale, l’Olimpiade della Civiltà, nel 1942, poi annullata a seguito del secondo conflitto mondiale. L’edificio, come d’altronde tutti quelli della zona, imponenti ed aderenti all’idea di città ed ordine del Fascismo, avrebbero dovuto costituire il nucleo dell’espansione verso il mare, verso Ostia. Del carattere espositivo, ha tutto: a partire dalle statue, fino ad arrivare alle stesse aiuole. Insieme al Palazzo dei Congressi è spettacolare fondale prospettico di via della Civiltà del Lavoro: tra statue, fontane ed un tappeto di aiuole, eccolo, il Palazzo della Civiltà del Lavoro, il “Colosseo Quadrato”. Progettato dagli architetti Guerrini, La Padula e Mario Romano, è un edificio a pianta quadrata e si leva, su massiccio basamento, con 6 ordini di 9 arcate per ciascun lato (216 archi) fino a toccare 68 metri di altezza. Cemento armato ricoperto di travertino, modernità impreziosita da materiali classici: troneggia, vicino alla cima, la famosa iscrizione: “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”. Arricchito da 4 gruppi statuari, di Morbiducci e Felci, sotto le arcate di primo ordine vengono raffigurate le arti, ma tutto è fusione di moderno e nuovi, almeno decantati, fasti: ai lati delle due monumentali scalinate contrapposte sono collocate due coppie scultoree in travertino rappresentanti i Dioscuri, icona di sacrificio. Le altre 28 statue in marmo (alte 3,40 metri) sono raffigurazioni allegoriche delle diverse attività umane, che sarebbero dovute andare in mostra. Dal 2006 al 2008 è stato sottoposto a monumentale restauro, soprattutto volto a recuperare la facciata. Curiosità: nel corso di quest’anno diventerà il quartiere generale della Maison Fendi, con uno spazio dedicato al Made in Italy....

Leggi

Moschea di Roma | Centro Islamico culturale

La Moschea di Roma, Centro Islamico Culturale d’Italia La Moschea di Roma è la sede del Centro islamico culturale d’Italia, situata a Roma Nord, ai piedi del Monte Antenne. E’ il centro di preghiera più grande d’Italia, al suo interno possono guardare a La Mecca più di 12000 fedeli. L’ha fortemente voluta il Re Faysal D’Arabia Saudita, il Custode delle due Sante Moschee, proprio quella di Mecca e Mediana ed è stata realizzata da Paolo Portoghesi. Storia della Moschea di Roma La storia della Moschea di Roma è legata solo marginalmente al Re Faysal, che ne ha iniziato il finanziamento. Galeotta fu una visita a Roma, con i suoi dignitari, nel 1966. Fu accompagnato in una casa privata, gli fu detto che a Roma no, di moschee proprio non c’era neppure l’ombra. Ed allora, perché non costruirla? Il governo italiano, attratto dall’idea di migliorare i rapporti con i paesi arabi, diede il via al progetto, vari principi e dignitari in esilio vita al Centro Islamico Culturale d’Italia. Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, Guinea, Indonesia, Malesia, Marocco, Oman, Pakistan, Senegal e Turchia finanziarono profumatamente la costruzione. Vinsero il bando due progetti: quello di Portoghesi e dell’iraniano Sami Musawi, a cui si propose di lavorare insieme. Due sole condizioni per la costruzione: niente altoparlanti che chiamassero alla preghiera, unica moschea al mondo a non averli, e cupola più bassa di San Pietro. Due progetti, due anime diverse: Paolo Portoghesi doveva garantire l’armonia col mondo architettonico occidentale, Musawi avrebbe dovuto testimoniare le istanze culturali della tradizione musulmana. Rapproto subito complicato, quello tra i due, con la caduta, nel 1980, dello Scià di Persia, Musawi fu allontanato, e Portoghesi terminò da solo i lavori. E Re Faysal? Non ha neppure fatto in tempo a vederne la prima pietra, posta dieci anni dopo la donazione del terreno su delibera del comune di Roma, nel 1984, di fronte a Sandro Pertini, ed alla sua inconfondibile pipa. Nel 1975 il re saudita fu assassinato da un altro membro della famiglia reale. Rimane il suo sogno, in marmo ed in armonia, fatto Moschea. Moschea di Roma, Arte ed orari Inaugurata nel 1995, segue e rispetta l’ambiente circostante, nelle sue curve armoniose, e la luce, indirizzata con sapienza e moderazione per invitare alla preghiera. Ceramiche invetriate ne rendono delicata la decorazione, non ci sono dipinti, od immagini, chi la visita deve sapere che l’Islam vieta la presenza di immagini sacre. Si può dire che la decorazione sia armonia e parole: è il Corano ad essere elegantemente vergato in arabo, in alto. Le sale di preghiera sono due: una è più piccola, è aperta tutti i giorni, la sala grande...

Leggi

La Quercia del Tasso al Gianicolo

La quercia del Tasso Alberi che fanno la storia, centinaia di anni che si nascondo nei i rami, sotto le fronde cospirazioni antifasciste (come sotto il celebre Alberone, sull’Appia), o pensieri musicali di un poeta che si mischiano al vento e alle foglie della quercia del Tasso. Per arrivarci è consigliata la passeggiata del Gianicolo, magari partendo da Porta San Pancrazio, luogo di una celebre battaglia per l’Unità d’Italia, dove fu ferito, e per quelle ferite morì, Mameli, che compose il celebre inno nazionale. C’è il Belvedere, e lo storico cannone, e la Quercia, certo, più avanti, la celebre quercia del Tasso. La Storia della Quercia del Tasso Non bisogna immaginarla com’è ora, appesantita dagli anni e dalle piogge, ma nell’orto del vicino convento di Sant’Onofrio. Non bisogna immaginarla deturpata da un incendio doloso, di recente purtroppo, o dal fulmine più antico del 1843. Dovete immaginare Giacomo Leopardi a visitarla e a piangere, perché proprio sotto quella quercia Torquato Tasso, vessato da una salute malferma, a 51 anni, durante l’ultimo mese di vita, secondo tradizione leggendaria sedeva a riflettere, o meglio, come dice lui stesso, a “cominciare la sua conversazione in cielo”. La Quercia del Tasso e San Filippo Neri Negli ultimi travagliati anni del poeta, a fine ‘500, quel luogo solitario dove poteva godere della vista dell’intera Roma e respirarne la storia, deve essere stato di sollievo. Il travaglio della pubblicazione, con troppe manomissione, a sua insaputa, della Gerusalemme Liberata lo affliggeva. Ora giace nella cappella della chiesa di Sant’Onofrio, “primo e unico piacere che ho provato a Roma”, per dirla alla Leopardi. Forse in onore del Tasso, Papa Pio XII nel 1945 donò a questa chiesa l’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Proprio sotto la quercia, in onore del poeta, i religiosi dell’ordine di San Filippo Neri hanno costruito un anfiteatro, dove tuttora vengono recitati spettacoli teatrali. Lo stesso San Filippo Neri, raccontano, si recava spesso alla quercia, luogo privilegiato di meditazione, di riposo, di contemplazione. Anche solo della Città, di Roma, ai piedi del Gianicolo, in tutto il suo...

Leggi

La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria

La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria Incastonata nel Portico d’Ottavia, immersa nel Ghetto, cuore della comunità ebraica romana, ecco Sant’Angelo in Pescheria. Consacrata nell’VIII secolo, Papa Stefano II fece portare qui le reliquie di Santa Sinforosa e San Getulio, martiri insieme ai loro sette figli, detti infatti “i sette martiri della Tiburtina”. C’è bisogno di un salto di immaginazione, per arrivare a comprendere il ricamo storico, artistico e popolare che cammina sotto i piedi di chi sta visitando il Ghetto. Qui dal XVI secolo fu costretta ad abitare la popolazione ebraica, nell’umidità del vicino Tevere, continuamente vessati dalle piene del fiume. A fianco di storici ristoranti di cucina romano-ebraica, a due passi dal Tevere, il Portico d’Ottavia domina la zona, costruito da Cecilio Metello il Macedonico nel 146 a.C.: è Augusto a ridargli forma, e nome, dedicandolo alla sorella Ottavia, luogo di passeggio ed affreschi. Partiamo dal nome appunto, di Sant’Angelo in Pescheria: è strettamente collegato alla storia del Portico, che le fa da atrio. Una lastra di marmo, in basso, con dicitura in latino, recita: “Le teste dei pesci più lunghe di questo marmo, datele ai conservatori fino alle prime pinne”. Il riferimento è ad un antico mercato del pesce, a cui deve il nome la chiesa, ed il vicino oratorio dei Pescivendoli. All’interno si può notare l’ossatura quattrocentesca, in fonda alla navata sinistra c’è la “Madonna degli Angeli”, affresco di Benozzo Gozzoli, o della sua scuola, distaccato dall’esterno della sacrestia. Il Gozzoli è pittore toscano del 1400, forse allievo del Beato Angelico, anche qui c’è una questione di nome da valutare: sarebbe stato Vasari a chiamarlo Gozzoli, da Benozzo di Lese. Nel Medioevo nei dintorni nasce anche il cimitero, che va ad intaccare il piano romano, le tombe e gli ossari sono databili dal IX al XIII secolo. Non solo arte, ma un ricamo da seguire. La Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria deve la sua fama ad un evento storico. Siamo nel 1347, la notte di Pentecoste: da qui mosse Cola di Rienzo, da qui partì per occupare il Campidoglio e ristabilire la Repubblica Romana, sogno di una città comunale, fino ad allora dominata da antiche famiglie di alta nobiltà. Anche qui, a chiudere, è il nome a cambiare, ad avere altre origini: Cola di Rienzo è al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini. Wagner lo chiamerà Rienzi, “l’ultimo dei...

Leggi

La Casina delle Civette a Villa Torlonia

La Casina delle Civette a Villa Torlonia La Casina delle Civette è una residenza, oggi adibita a museo, situata nei giardini di Villa Torlonia. Dall’aspetto caratteristico e particolare, fu abitata fino al 1938 dal Principe Giovanni Torlonia Jr. L’idea iniziale era quella di realizzare una capanna svizzera in stile ottocentesco, che con il passare degli anni venne gradualmente ampliata, fino ad assumere le attuali sembianze. Più che una casa vera e propria, la si sarebbe potuta definire come una dependance, dedicata allo svago. Ideata da Giuseppe Jappelli come una struttura rustica, conserva poche delle sue fattezze originarie. La Casina delle Civette oggi è composta da due villini, uno principale e uno di servizio, collegati tra loro da un passaggio sotterraneo e da una piccola galleria in legno; ha conservato l’iniziale struttura ad L e l’impronta volutamente rustica, per l’uso dei diversi materiali costruttivi lasciati a vista. Le ristrutturazioni della residenza cominciarono nel 1908; dall’iniziale capanna svizzera si passa alla realizzazione di un Villaggio Medievale. Il piccolo edificio divenne una raffinata residenza con grandi finestre, loggette, porticati, torrette, decorazioni a maioliche e vetrate colorate. La presenza della vetrata con due civette stilizzate tra tralci d’edera, eseguita da Duilio Cambellotti nel 1914, e la presenza costante del tema della civetta nelle decorazioni e nel mobilio, voluta dal principe Giovanni, particolarmente appassionato di simboli esoterici, furono il motivo per cui, nel 1916, la residenza venne chiamata Casina delle Civette. Le strutture del fronte meridionale della Casina, elaborate con un fantasioso apparato decorativo in stile Liberty, appartengono all’architetto Vincenzo Fasolo, che le realizzò nel 1917. L’interno della Casina delle Civette è disposto su due livelli, particolarmente curati nelle opere di finitura; decorazioni pittoriche, stucchi, mosaici, maioliche policrome, legni intarsiati, ferri battuti, stoffe parietali, sculture in marmo mostrano la particolare attenzione del principe per il comfort abitativo. L’incuria del tempo, atti vandalici e ruberie e infine un incendio nel 1991 hanno messo a dura prova la struttura, ma un paziente lavoro di restauro ha permesso a questo singolare edificio di arrivare intatti fino ai nostri giorni. Di particolare interesse storico sono le vetrate, quasi un centinaio, alcune originali altre ricostruite in base ai progetti originari e rimesse al loro...

Leggi

La Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella

La Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella La Chiesa di Sant’Urbano, che domina la Valle della Caffarella, rappresenta uno dei monumenti meno conosciuti della Roma fuori le Mura, anche se di grande valore. E’ considerato un vero tempio antico, mantenutosi eccezionalmente nella sua integrità grazie agli interventi del IX secolo, che lo trasformarono in luogo di culto cristiano. La chiesa, oggi di proprietà privata, fu dedicata al vescovo Urbano, santo e martire, da non confondersi con l’omonimo papa, anch’esso martire, morto nel 230. All’interno, la Chiesa di Sant’Urbano, conserva un ciclo di affreschi, firmato da Fratel Bonizzo (1011), risalenti all’XI secolo, ma ridipinti in occasione dei restauri nel 1634 per volere del cardinale Francesco Bernini. Essi sono composti da 34 pannelli, i quali raffigurano storie di Gesù, di Sant’Urbano, di Santa Cecilia e di altri santi. Originariamente si trattava di un tempietto di epoca romana, prostilo, fatto erigere sotto l’imperatore Marco Aurelio; le quattro colonne della facciata e l’architrave sono fatte di marmo pentelico. Con il restauro del 1634, venne aggiunto un muro di mattoni tra le colonne del pronao e realizzato un campanile sul tetto. La zona della Caffarella, in cui si trova la Chiesa di Sant’Urbano, e che prende il nome dalla famiglia Caffarelli, faceva parte del Triopio, una vasta villa suburbana di proprietà di Erode Attico. Nato ad Atene intorno al 100 d.C., Erode fu uomo politico, retore, letterato ed amante delle belle arti. Venne a Roma sotto Anonino Pio, ottenne il consolato nel 143 e sposò una nobildonna romana, Annia Regilla. Erode restaurò una villa più antica, arricchendola di architetture, statue, decorazioni pittoriche e rivestimenti...

Leggi

Il Museo Napoleonico di Roma

Il Museo Napoleonico di Roma Il Museo Napoleonico di Roma, è entrato da poco a far parte del circuito dei Musei in Comune e di conseguenza nella lista dei musei capitolini ad ingresso gratuito. Rimasto per diversi anni in secondo piano, gode ora finalmente di una maggiore considerazione, tanto che gli eventi programmati nei suoi spazi sono ora variegati e d’interesse. Il Museo Napoleonico nasce a seguito della donazione da parte del Conte Giuseppe Primoli, figlio del Conte Pietro Primoli e della Principessa Carlotta Bonaparte, della collezione di opere d’arte, cimeli napoleonici, memorie familiari, racchiusi per molto tempo nel pianterreno del suo palazzo. I rapporti tra la Capitale e gli eredi dell’impero Napoleonico, sono infatti molto più stretti di quanto si pensi, in quanto dopo la caduta dell’Impero, quasi tutti i componenti della famiglia Bonaparte chiesero asilo a papa Pio VII e si stabilirono a Roma. Numerosissime le opere d’arte esposte nelle sale del museo, assieme a mobili d’epoca e cimeli familiari che attraversano la storia, travagliata e complessa, dei Bonaparte. Inoltre, mostre ed eventi temporanei, arricchiscono il già interessante percorso del museo che mette a disposizione dei percorsi didattici mirati, sia per le scuole, che per i singoli visitatori, che volessero approfondire l’argomento. Info Ticket: Come vi dicevamo, il Museo Napoleonico di Roma è ad ingresso gratuito; dal 27 agosto 2014 sono infatti in vigore le nuove tariffe di accesso al Sistema Musei Civici di Roma Capitale. E’ al costo di 4,00 € l’audio-guida, con la registrazione in italiano, inglese e francese. Per visitare le mostre in corso, non si necessita di un ulteriore biglietto d’ingresso. Per qualsiasi altra informazione, visitate il sito dei Musei In Comune di...

Leggi

Il quartiere Coppedè

Il quartiere Coppedè, tra sogno e realtà Se state camminando nel pressi di Via Tagliamento, localizzare il quartiere Coppedè,  sarà indubbiamente molto facile. Le sue caratteristiche architettoniche e l’arco di Via Dora, con il grande lampadario esterno, cattureranno immediatamente la vostra attenzione. Oltrepassando l’arco sarete condotti nel “salotto” di Piazza Mincio, con al centro la Fontana delle Rane e le curiose ville che la delimitano. Tracciando i limiti del quartiere, comprende una buona parte delle costruzioni poste tra Via Tagliamento, Via Arno, Corso Trieste e Via Adige; sette fabbricati, dieci palazzine e diciotto villini sono i protagonisti di in una delle zone più tranquille e verdeggianti della capitale, nonché una delle più costose! Il quartiere Coppedè è stato a tutti gli effetti, una delle opere architettoniche sperimentali più riuscite dei primi del ‘900. Voluto nel 1916 dalla Società Anonima Edilizia Moderna, la realizzazione del progetto viene affidata allo scultore fiorentino Gino Coppedè, da cui prenderà il nome. A causa della guerra, i lavori durarono molti anni, fino al 1927, anche perché l’artista decise di prendere in carica l’intero progetto fin nei minimi dettagli. Passeggiare nel quartiere Coppedè è come attraversare una realtà alternativa e inaspettata: gli edifici e i villini prendono forma e ispirazione da castelli e torri. Ovunque si posi lo sguardo è possibile notare colonnine, arcate, logge, balconi decorati, scolpiti con personaggi e fantasie. I motivi prendono ispirazione dalla mitologia greca, per poi declinare in uno stile medievale/fiabesco con fate e cavalieri, e finire in minacciosi mascheroni di ispirazione assiro-babilonese. In alcuni edifici, le decorazioni prendono spunto dallo stile liberty, mentre altri si tuffano nel manierismo e nel barocco. Un insieme, quello del Quartiere Coppedè, originale che preleva stili da contesti diversi e che si può ricondurre alla corrente del Neoeclettismo. Simbolo di questo quartiere sono indubbiamente gli edifici posti intorno a Piazza Mincio, i Villini delle Fate, la Palazzina del Ragno e i Palazzi degli Ambasciatori. Una passeggiata dentro la propria città che diventa un vero e proprio viaggio in un modo surreale, dove ogni dettaglio ispira un sentimento di meraviglia e curiosità....

Leggi

Piazza delle Coppelle e la sua Chiesa

Piazza delle Coppelle Nel Rione Sant’Eustachio a Roma, a pochi passi dal Pantheon, si trova la caratteristica Piazza delle Coppelle. La piazza, al tempo della Roma antica, si caratterizzava per la sua anima commerciale. Prende infatti il nome dalle ciotole in legno, le coppelle appunto, che venivano vendute dai commercianti proprio in questo luogo e che gli antichi romani utilizzavano per trasportare e contenere l’acqua acetosa, l’aceto, il vino se non addirittura l’acqua dello stesso Tevere. Il circondario, anche ai giorni nostri, non ha perso la sua natura e i negozi sono numerosi, ma lo sono ancor più ristoranti tipici dove sarà comunque facile gustare una buona coppa di vino, o un buon piatto della cucina romana. Topograficamente Piazza delle Coppelle ha la forma di una U che circonda la chiesa medievale di San Salvatore alle Coppelle, forse la vera protagonista di questa piazza. Una leggenda narra che la chiesa, datata intorno al XI secolo, fosse stata edificata sui resti della dimora di S. Abbasia, un’antica nobildonna romana. I dettagli artistici e strutturali di San Salvatore alle Coppelle rispecchiano la lunga storia che la chiesa ha attraversato. Gli stili tendono a mescolarsi e a sovrapporsi lasciando intravedere i secoli trascorsi. Testimonianza pittoresca ed emozionante del tempo che passa, viene data anche da due lapidi poste di lato all’edificio: la prima, datata 1750, fungeva da buca delle lettere dove osti ed albergatori erano tenuti a depositare denunce di malattia dei loro ospiti, nel timore che nascondessero qualche malattia epidemica; la seconda è una tabella di proprietà che così recita: “Chi(es)a del S.mo Salvatore della Pietra al(it)er delle cuppelle 1195”. Si tratta della prima iscrizione pubblica a Roma in  lingua volgare, dove è ben visibile la trasformazione dal latino all’italiano. Sul retro di S.Salvatore alle Coppelle si trova la porzione principale di Piazza delle Coppelle sita in un angolo isolato, lontano dalle strade di passaggio assomiglia quasi ad un cortile chiuso all’interno del quale si trova anche un mercato...

Leggi

Il Parco di Veio

Il Parco di Veio Il Parco di Veio si estende nella zona di Roma Nord, delimitando Via Flaminia, Via Cassia e la strada provinciale  Campagnanese. Sono molti i luoghi di interesse da visitare che ricoprono sia un’inestimabile valore naturalistico, sia storico culturale. Parco di Veio, un po’ di storia: La storia del Parco di Veio ha origini molto antiche e le testimonianze sono ancora oggi visibili sul territorio; dai villaggi di capanne di epoca preistorica fino ai borghi fortificati medievali, dalle ville romane e rinascimentali, sino ai più recenti casali agricoli  costruiti nel secolo appena trascorso. Era il 1916, quando fu ritrovata la grande statua in terracotta dell’Apollo, nell’area di quello che un tempo era il Santuario di Portonaccio. Siamo all’interno del Parco di Veio, e la statua dal grande sorriso, le trecce ed il pelpro, ha emozionato illustri etruscologi, e molti i visitatori del Museo Etrusco di Villa Giulia, nel quale è custodita. La statua, con altre nove, venticinque secoli fa, era sistemata sul tetto del tempio etrusco di Portonaccio. Tra i più antichi e venerati di tutta l’Etruria, il Tempio sorgeva poco fuori da Roma, nella zona di Veio. L’antica città etrusca, le cui rovine sono oggi situate presso il borgo medievale di Isola Farnese, sorse durante il IX secolo a.C., entrò quasi subito in competizione con Roma, per il controllo  dei septem pagi e delle saline alla foce del fiume. Il nucleo più antico del tempio era dedicato alla dea etrusca  Menerva, edificato nel VI secolo avanti Cristo, su un terrazzo naturale affacciato sul Fosso Piordo. Dopo la conquista romana del 396 a.C. il tempio fu utilizzato per altri cinquecento anni o giù di lì. Dopo essere stato abbandonato nel secolo I dopo Cristo, le statue, intere o a pezzi, furono scaraventate in un fosso, dove sono state ritrovate nel 1916 con la statua dell’Apollo. Oggi, chi viene a visitare il Parco di Veio, può dedicarsi ad uno dei molti itinerari culturali consigliati dall’Ente Regionale o godere di una visita più libera, apprezzando le bellezze distribuite nel suo vasto territorio. Alcune tappe “obbligatorie” consigliate sono: Nella zona di Campagnano/Formello, la visita delle Valli del Sorbo, inserite nella lista dei Siti di Importanza Comunitaria. L’ambiente è caratterizzato da valloni tufacei, pascoli di bovini e cavalli allo stato brado.  All’interno delle Valli sorge il Santuario della Madonna del Sorbo, inizialmente realizzato come fortilizio medievale, per poi diventare luogo di pellegrinaggio dedicato alla Madonna. Tra i resti dell’Antica città di Veio, oltre al Santuario di Portonaccio, l’area archeologica conserva monumenti di rilievo, come le antiche tombe dipinte d’Etruria: la Tomba dei Leoni Ruggenti e la Tomba delle Anatre. I Quarti, ossia immense distese di pascoli dove godere appieno delle...

Leggi

Stadio di Domiziano

Lo Stadio di Domiziano Un vero museo per visitare i grandiosi resti localizzati sotto Piazza Navona Dopo anni di semi-abbandono e visite occasionali solo su prenotazione, il sito archeologico dello Stadio di Domiziano cambia volto e si presenta ai turisti in veste ufficiale, completamente rinnovata. Il nuovo ingresso museale riporta alla luce il passato dell’area sottostante a Piazza Navona, dove sorgeva un raro esempio di stadio in muratura. Localizzato in un’area compresa tra Piazza Navona, piazza di Tor Sanguigna e via di Tor Sanguigna, a circa 4,50 metri dal piano stradale, è ora accessibile tutti i giorni e vanta, oltre alla rinnovata e riabilitata area archeologica, anche un centro congressi per mostre temporanee e eventi culturali. Lo Stadio di Domiziano, storia:  Lo stadio venne eretto nell’86 d.C. accanto alle terme Neroniane, sopra le rovine di un precedente stadio edificato da Nerone, per celebrare l’Agone Capitolino, gara quinquennale dedicata a Giove Ottimo Massimo ed istituita a imitazione dei giochi olimpici. Lo stadio di Domiziano rappresenta  l’unico esempio di stadio in muratura eretto su sostruzioni murarie, sinora conosciuto al di fuori della Grecia e del mondo orientale; prima della sua costruzione le gare di atletica si svolgevano solitamente nel Circo Massimo o nel Circo Flaminio, o in strutture in legno appositamente costruite per l’occasione, le quali venivano poi smontate al termine dei giochi. La struttura stessa di Piazza Navona, e la disposizione dei palazzi attorno ad essa, ricalcano la pianta dello stadio. I resti di questa opera unica sono presenti infatti non solo nell’area visitabile, ma riscontrabili anche nelle cantine private dei molti palazzi che circondano la piazza. Per maggiori approfondimenti e cenni storici sullo Stadio di Domiziano e gli eventi ad esso collegati vi rimandiamo al sito ufficiale dove è anche possibile acquistare i biglietti online e reperire le informazioni necessarie su orari, prezzi e sconti speciali.    ...

Leggi

La Chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio

La Chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio La Chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio, situata nel quartiere Aventino di Roma, venne realizzata tra il III e il IV secolo. In origine era dedicata al solo San Bonifacio, un uomo che conduceva una vita dissoluta insieme alla madre di Alessio, Egle. Quando la donna si convertì ad una vita cristiana, lo stesso fece Bonifacio, che arrivò a subire il martirio per decapitazione. La chiesa fu intitolata anche a San Alessio, verso la fine del primo millennio. Secondo una leggenda del V secolo, Alessio, giovane patrizio romano che aveva dedicato la sua vita ai bisognosi, fuggì in Oriente per evitare un matrimonio imposto dai familiari. Tornato a Roma dopo vent’anni, passò il resto della sua vita da mendicante, risiedendo sotto le scale dell’atrio della sua casa. Fu solo in punto di morte che rivelò al papa la sua vera identità. Durante il periodo di Benedetto VII, la chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio fu affidata al monaco basiliano Sergio, che la trasformò in Abbazia e divenne il punto di partenza dei missionari per cristianizzare gli Slavi. Papa Onorio III, nel 1217, la ricostruì e fece sistemare le reliquie dei due santi sotto l’altare maggiore. Altri lavori di ristrutturazione avvennero nel 1750, diretti da Tommaso De Marchis, in cui la sopraelevazione del pavimento fece perdere le antiche decorazioni a mosaico. La chiesa fu affidata nel 1846 ai padri somaschi, che praticarono ulteriori interventi. L’interno della Chiesa Si entra nella basilica dei Santi Bonifacio e Alessio attraversando un quadri-portico d’impianto medievale, in parte murato, che ha sulla destra una fontanella ornata da un frammento di guglia gotica con le immagini dei due santi. La facciata della chiesa, neo-cinquecentesca, è opera di De Marchis. Sotto il portico è conservata la statua di papa Benedetto XIII, opera in gesso del XVIII secolo. A destra si staglia il campanile duecentesco, a cinque ordini con serie di doppie bifore. L’interno della chiesa, cui si accede attraverso un portale cosmatesco, è a tre navate divise da pilastri, ornati da paraste scanalate e capitelli corinzi. Il soffitto a cassettoni risale all’ottocento, mentre nel pavimento vi sono resti della decorazione cosmatesca. Nella navata di destra è conservata la tomba della principessa Eleonora Boncompagni Borghese (1695), opera di A. Fucigna, su progetto di G.B. Contini, proveniente dalla demolita chiesa di Santa Lucia dei Ginnasi. Nel transetto destro c’è la cappella voluta da Carlo IV di Spagna, in cui è custodita un’icona con la Madonna, databile al XIII secolo, che la tradizione riteneva invece portata dall’Oriente dallo stesso San Alessio. L’altare maggiore è sormontato dal ciborio a cupola, sorretto da colonne di...

Leggi

Il Monte del Grano al Quadraro

Il Monte del Grano al Quadraro Il Monte del Grano, nella zona del Quadraro di Roma, è il nome popolare con cui viene indicato il Mausoleo di Alessandro Severo, imperatore romano, 222 – 225 d.C., morto assassinato in Gallia nel Marzo del 235. Il sepolcro è uno dei più grandi rinvenuti, il terzo per la precisione, dopo la Mole Adriana ed il Mausoleo di Augusto. Oggi il Monte del Grano è una collinetta ricoperta di olivi, sita all’interno del Parco pubblico di piazza dei Tribuni. Il nome Monte del Grano sembra essersi diffuso nel medioevo, quando già nel 1386 nell’Archivio storico Capitolino, era possibile rintracciare la dicitura: “Modius Grani“. Tradotto stava ad indicare l’aspetto della collinetta a forma di moggio di grano rovesciato. Siamo negli ultimi decenni del 1500, quando secondo lo sculture e umanista italiano Flaminio Vacca, dal Monte del Grano viene estratto quello che sembra essere il sarcofago di Alessandro Severo. Sul coperchio sono raffigurati due personaggi, riconosciuti come l’imperatore e sua madre Julia Mammea, che lo sostenne per tutta la durata del suo regno. Attualmente l’imponente sarcofago è conservato nelle sale dei Musei Capitolini. Tuttavia, ci sono studi in disaccordo sull’attribuzione del mausoleo all’imperatore Severo, ma la ricchezza del sepolcro, fortifica l’idea di un componente di famiglia imperiale. Per arrivare al sepolcro è necessario accedere attraverso un portale di marmo e percorrere un corridoio di mattoni lungo 21 metri. La camera sepolcrale, un tempo realizzata su due piani, è a forma circolare con il soffitto a cupola. I due lucernari avevano la funzione di illuminare la cella e far passare l’aria. Prenotazione obbligatoria al numero 060608 Ingresso consentito solo a gruppi accompagnati di massimo 30...

Leggi

Parco delle Tombe di Via Latina

Parco delle Tombe di Via Latina Il Parco delle Tombe di Via Latina rappresenta un complesso di elevato valore archeologico, in quanto racchiude uno tra i pochi lembi superstiti di Campagna romana a ridosso delle mura. Il parco viene tracciato in epoca preistorica dagli Etruschi, principalmente per colonizzare la Campania nell’ VIII-VI secolo a.C. e rimane in uso fino al ‘300 come collegamento verso Capua. All’interno del Parco delle Tombe sono conservati diversi monumenti funebri e un tratto dell’antica Via Latina. Lungo di esso, ancora lastricato dall’originario basolato, rimane parte dell’alzato in laterizio del Sepolcro Barberini, dal quale proviene l’omonimo sarcofago ora ai Musei Vaticani. Frutto di un un ottocentesco restauro di fantasia è l’esterno della Tomba dei Valeri, datata 160 – 170 d.C., la cui raffinata decorazione interna si ispira al mondo funerario, decorazione in stucco bianco a medaglioni, con rappresentazioni di creature fantastiche, eroti e figure femminili. Le strutture scavate attorno al sepolcro, sono state probabilmente realizzate per la sosta ed il ristoro dei viaggiatori lungo la Via Latina. Di fronte al Sepolcro dei Valeri si trova quello dei Pancrazi, datato I e inizi II secolo d.C. La tomba dei Pancrazi è integra nella parte ipogea, dov’è decorata da stucchi e dipinti di soggetti mitologici. Un altro sepolcro è quello dei Calpurni, composto da un’unica camera sotterranea con originali rivestimenti in intonaco e stucco. Quasi isolata nel Parco delle Tombe, si trova la basilica di S. Stefano Protomartire, i cui resti sono tuttora parzialmente visibili. La basilica viene eretta a metà del V secolo su una residenza patrizia e rimane meta di pellegrinaggi sino al XIII secolo, quando viene abbandonata. Fonte: Touring Club Italiano / Soprintendenza Speciale Beni Archeologici di...

Leggi

Via di Porta San Sebastiano

Lungo via di Porta San Sebastiano Il nostro itinerario lungo Via di Porta San Sebastiano, inizia da Piazzale Numa Pompilio; una vegetazione rigogliosa spunta dai muretti che fanno da cornice alla strada, che col viale delle Terme di Caracalla ricalca il segmento urbano della romana Via Appia, e permette di immaginarsi come si presentava la città Eterna prima di divenire capitale. Ad accoglierci all’inizio di Via di Porta San Sebastiano vi è  la Chiesa di San Cesareo in Palatio, eretta a fine del ‘500 su edifici più antichi, come attesta il pavimento musivo del II secolo, nel sotterraneo. Secondo fonti medievali era chiamata inizialmente “San Cesareo in Turrim” probabilmente per la presenza di qualche torre nelle vicinanze. Qualche metro più avanti, sempre sul lato destro, è del ‘400 la vicina Casina del Cardinal Bessarione, residenza del cardinale e umanista Bizantino di origine turca. L’edificio quattrocentesco si affaccia su strada con una parete sulla quale si aprono quattro piccole finestre con cornice in travertino, protette da una grata, e con due soprastanti finestre a croce guelfa, anch’esse incorniciate in travertino. A testimoniare la grandezza degli Scipioni rimane il loro Sepolcro, rinvenuto nel 1616 e rimasto in uso dagli inizi del III secolo fino al 139 a.C. Il Cimitero è quasi sempre chiuso al pubblico perché in rovina. L’esistenza del sepolcro si è avuta solamente alla fine del Settecento, suscitando grande scalpore. Nel III° d.C. fu eretta sull’ipogeo una casa, che conserva tracce dell’antico pavimento a mosaico e di pitture. Il vicino colombario di Pomponio Hylas, scoperto nel 1831 da Pietro Campana, conserva mosaici in un’edicola e nella cella. Era possibile accedervi tramite un viottolo della parallela Via Latina. Secondo i ritrovamenti fu costruito intorno al 14-54 d.C. ed utilizzato fino al II secolo d.C., periodo in cui furono conservate le ceneri del liberto Pomponio Hylas. Ultimo sito archeologico della nostra passeggiata è l’Arco di Druso, che ci conduce verso l’Appia Antica. Per secoli si è creduto fosse un arco di trionfo  in onore di Druso maggiore nel 9 a.C., in realtà l’arco faceva parte dell’Acquedotto Acqua Antoniniana. Superato l’Arco di Druso e Porta San Sebastiano, inizia Via Appia Antica, la Regina Viarium, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente....

Leggi

Il Castello di Giulio II ad Ostia Antica

Il Castello di Giulio II ad Ostia Antica Il castello di Giulio II si trova ad Ostia Antica, presso la zona suburbana della Ostia romana. La fortezza fu per un lungo periodo sede della dogana pontificia; qui avvenivano i pagamenti per le merci che arrivavano a Roma via mare. Il Castello fu fatto realizzare dal cardinale Giuliano della Rovere nel 1483, su disegno del Pontelli. I lavori terminarono non appena tre anni dopo, con papa Innocenzo VIII. Nella fortezza fu inclusa anche l’antica torre circolare, edificata da papa Martino V Colonna. La struttura, a pianta triangolare con cortile trapezoidale, unisce ai ritrovati difensivi tipici dell’epoca, forme ed elementi innovativi: le due torri circolari ed il torrione pentagonale per un’ultima difesa, anticipano soluzioni divenute comuni nel ‘500. Lo scalone interno è decorato dal Peruzzi, da Cesare da Sesto e Michele del Becca. Durante l’ascesa al soglio pontificio, Giulio II, ordinò dei lavori di ampliamento della rocca, i quali includevano la costruzione di nuovi appartamenti papali. Vennero ristrutturati così alcuni ambienti di epoca borgiana sul lato occidentale del cortile, e collegati dallo scalone decorato dal Peruzzi. La funzione di dogana pontificia terminò nel 1557, quando una piena del Tevere cambiò completamente il corso del fiume, e costrinse il papato a spostare l’attività prima a Tor Boaccciana e poi a Tor San Michele. A partire dal XVI secolo, le sorti del castello cambiarono decisamente. La struttura venne danneggiata a seguito del conflitto tra la Spagna e la Francia e utilizzata come fienile nel periodo successivo. Nel XIV secolo, assunse la funzione di prigione per i condannati ai lavori forzati che presero parte agli scavi di Ostia Antica. Restauri: Per far risplendere l’antico castello di Giulio II, alla fine degli anni ’80, sono stati commissionati dei lavori terminati nel 1991 e nel 2003, in alcune di quelli che erano gli appartamenti papali, sono stati realizzati degli allestimenti museali. Fonte: Touring Club Italiano e Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma...

Leggi

Una passeggiata lungo Via Giulia

Una passeggiata lungo Via Giulia Ci troviamo nel rione Regola e la celebre via Giulia è la strada di circa 1 km, che costeggia la sponda destra di Lungotevere dei Sangallo. Con il tempo è diventata una delle vie più belle e signorili di Roma, complici sia le eleganti residenze,  le bellissime chiese ed i negozi d’antiquariato. Via Giulia fu realizzata dal Bramante agli inizi del ‘500, durante il periodo in cui l’architetto eseguiva i lavori per la Basilica di San Pietro. Il progetto fu commissionato al Bramante da papa Giulio II, da cui prende nome, che in un periodo di crescita della monarchia papale, immaginava Via Giulia come un luogo in cui erigere gli edifici più importanti dello Stato Pontificio. Purtroppo, il progetto papale non andò mai in porto. Alla morte di papa Giulio II, infatti, via Giulia diventò una strada in cui si snodavano modeste abitazioni private, residenze per confraternite, ed alcuni palazzi più ambiziosi. Camminando lungo Via Giulia noterete la numerazione civica tipica di molte vie storiche della capitale: crescente sul lato sinistro, e decrescente dall’altro. Numerose sono le chiese ed i luoghi d’interesse che si trovano lungo la passeggiata del Bramante. Il primo scorcio caratteristico è senza dubbio, l’Arco Farnese, con edera e rampicanti che ne accrescono la bellezza. Fu realizzato nel 1603, per collegare il romitorio del Cardinale Odoardo con le terrazze di palazzo Farnese. A poca distanza dall’Arco Farnese vi è la Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte, un oratorio del XV secolo realizzato dalla confraternita di S. Maria dell’Orazione, con uno scopo preciso: offrire una degna tumulazione a chi non aveva potuto usufruire di tale riguardo. L’interno della chiesa vi stupirà per i sui elementi decorativi del tutto particolari. Un simbolo di Via Giulia è la fontana del Mascherone, ideata nel 1570, ma resa attiva solamente nel 1626, quando Paolo V fece arrivare qui l’acqua Paola, a causa dell’insufficienza dell’acquedotto Vergine che alimentava la zona. Era ancora sotto il forte influsso di Bramante, Raffaello, al momento di disegnare la Chiesa di Santa Maria degli Orefici, edificata nel 1509-1575, con l’intervento di Baldassarre Peruzzi nella realizzazione della cupola emisferica e la lanterna che insieme chiudono la pianta a croce greca; gli affreschi sono di Matteo lecce e Taddeo Zuccari. Un altro gioiello di Via Giulia, è la Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, realizzata come chiesa nazionale del Regno delle due Sicilie. Fu chiamata così dopo che, nel 1574, la Confraternita dei Napoletani acquistò quella che era la chiesa di Sant’ Aurea. L’aspetto attuale è il risultato di molteplici restauri subiti nel tempo. Quando la confraternita scoprì che gli spazi della chiesa erano insufficienti, decise di abbatterla per costruirne una...

Leggi

La Chiesa di San Pietro in Montorio

La Chiesa di San Pietro in Montorio L’antico nome del Gianicolo si conserva nella chiesa di San Pietro in Montorio, fondata nel IX secolo dai monaci dell’ordine di Celestino V. Appena un secolo dopo la fondazione, i Benedettini presero possesso della chiesa fino alla fine del Quattrocento, quando passò sotto il controllo di papa Sisto IV che la affidò ai Francescani. Durante il periodo dei Frati Francescani la chiesa subì i primi cambiamenti: la leggenda per cui nella chiesa avvenne il martirio di San Pietro era un fardello troppo grande da portare, così la chiesa fu abbattuta e costruita di nuovo, sul disegno di Baccio Pontelli. Nel 1849, a seguito dei bombardamenti a difesa della Repubblica Romana, il campanile quattrocentesco, l’abside ed il tetto furono seriamente danneggiati. Il campanile fu in seguito interamente ricostruito. All’interno, San Pietro in Montorio, è realizzata in un unica navata che termina in un’abside poligonale. Sono presenti tre campate: le prime due coperte da volte a crociera, corrispondenti a due cappelle semicircolari; la terza con volta a vela, fiancheggiata da due nicchioni che ripropongono l’andamento di un transetto. La Flagellazione di Gesù nella prima cappella a destra è di Sebastiano del Piombo, la Conversione di San Paolo, nella quarta di Giorgio Vasari, ritrattosi nella figura in nero sul margine sinistro; la seconda a sinistra è opera di Gian Lorenzo Bernini. Secondo una tradizione, priva di fondamento storico, la croce di San Pietro sarebbe stata piantata là dove erge il Tempietto del Bramante (1502 – 1507), la più compiuta realizzazione della ricerca rinascimentale sulla pianta centrale. Posto al centro del chiostro a destra della chiesa , il monumento a cella circolare, circondata da un ambulacro con sedici colonne tuscaniche in granito, e chiusa da una lieve ed elegante nuvola nervata (che è retta da un tamburo con nicchie e conchiglie) è considerato tra le massime espressioni della cultura rinascimentale, nella città eterna. Nonché un punto di riferimento imprescindibile per l’architettura del primo ‘500 romano, anche per l’uso degli elementi classici (è in questo edificio che per la prima volta vengono correttamente affiancati gli stili dorico e tuscanico) e per il valore...

Leggi

Il Carcere Mamertino al Foro Romano

Carcere Mamertino, il Tullianum dell’antica Roma Il carcere Mamertino, situato nella zona del Foro Romano, è considerato la prima prigione dell’antica Roma. In principio era chiamato “Tullianum“, probabilmente da “Tullus“, sorgente d’acqua, o da Servio Tullio e Tullio Ostilio. Il nome odierno, gli fu attribuito solamente nel medioevo, quando al di sopra del carcere fu eretta la Chiesa di S.Giuseppe dei Falegnami. Mamertinum ha origine, probabilmente, dal dio sabinop Mamers, Marte, di cui esisteva un tempio nelle vicinanze. Il luogo è ciò che sopraggiunge a noi della parte più segreta delle prigioni romane. Ma le restanti carceri, le Lautumiae, occupavano un area molto più estesa all’interno della zona del Campidoglio. La facciata è in travertino, risalente al 40 a.C. e preceduta da un portico. In realtà la struttura ne cela una più antica in tufo; materiale utilizzato anche per l’ambiente interno, datato al II secolo a.C. La struttura, oggi, presenta quattro livelli suddivisi tra la chiesa, la cappella del Crocifisso, il Carcere Mamertino ed il Tullianum. In questa prigione romana i condannati a morte venivano fatti precipitare, attraverso una botola, presente nel Carcere Mamertino. Una volta atterrati nel piano a pianta circolare, venivano in seguito strangolati. Qui erano rinchiusi principalmente i prigionieri di stato, i rivoltosi e i capi di popolazioni nemiche. Nel 1726 il Carcere Mamertino fu consacrato a SS. Pietro e Paolo a seguito di un’antica tradizione popolare che affermava la reclusione degli apostoli all’interno del Tullianum. Qui furono uccisi, ad esempio, Giugurta, Vercingetorige, Ponzio e i partecipanti alle rivolte di Caio Gracco e di...

Leggi

La Chiesa di Santa Maria in Grottapinta

La Chiesa di Santa Maria in Grottapinta Siamo nella zona di Campo de’ Fiori, quando un pomeriggio scopriamo la Chiesa di Santa Maria in Grottapinta. Abbandonata e sconsacrata, oggi, dello spirito di una chiesa rimane bene poco. In origine era la chiesa di “S. Salvatore in Arco”; il nome Grottapinta gli fu attribuito dopo, per via dall’arco limitrofo affrescato con la “Vergine di Grottapinta”, opera risalente al XII secolo, che oggi troviamo ella chiesa di S.Lorenzo in Damaso. Le origini di Santa Maria in Grottapinta risalgono al XII secolo, ma la facciata attuale è il lavoro che Virginio Orsini commissionò durante il XVI secolo. La Chiesa fu sconsacrata nel 1343, ed affidata ad un confraternita con lo scopo di dare aiuto ai poveri e ai bisognosi. A fine 800′ fu integrata con il complesso di Palazzo Orsini Pio Righetti, ed affidata all’istituto “Tata Giovanni”, un orfanotrofio. Quando nel 1926, l’istituto si trasferì, la struttura di Santa Maria in Grottapinta, fu abbandonata e ridotta ad un magazzino. Al suo interno, tre altari sono posti in risalto da dipinti. Sull’altare maggiore è rappresentata la Vergine Maria, il cui autore rimane ignoto. Nell’altare verso sinistra, troviamo un Crocifisso di Giovanni Antonio Valtellina, e l’altare di destra è decorato da un’opera di Francesco Alessandrini che rappresenta S. Giovanni Battista....

Leggi

Il Cimitero di Guerra Francese a Roma

Il Cimitero di Guerra Francese a Roma Il Cimitero di Guerra Francese si trova all’interno del Parco di Monte Mario, nei pressi di Via della Camilluccia. Poco conosciuto a Roma è, in realtà, un oasi di pace a pochi passi dal frastuono della città. E’ sorprendente infatti come il tragitto quasi incontaminato che porta al cimitero, si trovi così vicino ad una strada trafficata. Fu costruito dal Governo Italiano per rendere omaggio ai militari francesi che combatterono negli anni 1943/1944 contro le truppe nazi-fasciste. Ogni anno, l’11 Novembre, si svolge qui una cerimonia di commemorazione. Nella Riserva Naturale di Monte Mario: Come vi accennavamo, per arrivare all’interno del Cimitero di Guerra Francese è possibile passare attraverso la Riserva Naturale di Montemario. Il sentiero è un oasi immersa nel verde, costeggiato da boschi di querce da sughero e lecci. Se volete scegliere invece il tragitto più “comodo” potete passare da Via dei Casali di Santo Spirito, ma è sicuramente meno suggestivo. La natura incontaminata vi regalerà una passeggiata totale tranquillità. Il Cimitero di Guerra Francese: Il cimitero è situato in un punto molto alto di Monte Mario. Un aspetto che salta subito all’occhio è l’eleganza con cui sono disposte le aiuole ed i viali. Tutto è raffinato e curato nei minimi dettagli, tanto da far dimenticare al visitatore di trovarsi all’interno di un cimitero. All’entrata un incisione ci dà in benvenuto ” Cimitière Militaire Français” – Campagne d’Italie 1943 – 1944″. Riposano qui solo 1888 soldati francesi, rispetto ai 7000 uccisi durante la battaglia della seconda guerra mondiale. La maggior parte dei caduti, tuttavia, non è di origine francese. Molte delle vittime i “Goumiers”, sono soldati di nazionalità marocchina, chiamati a combattere nelle truppe francesi per circa 50 anni. Lo capiamo anche dalla mezzaluna islamica incisa sulla lapide. Tutti i soldati sono stati seppelliti allo stesso modo, con una croce in marmo sovrastante e la scritta “mort pour la...

Leggi

La Chiesa dei Morti in Via Giulia

La Chiesa dei Morti in Via Giulia Quella che noi chiamiamo Chiesa dei Morti ha un nome specifico in realtà, ma non molto differente: Chiesa di Santa Maria Orazione e Morte. Si trova in Via Giulia a Roma, accanto all’Arco Farnese. Il nome che gli abbiamo dato, e con il quale ci è stata presentata, non è un caso. L’arciconfraternita di S. Maria Orazione, quando creò la chiesa durante il XV secolo, aveva un scopo preciso: offrire una degna tumulazione a chi non aveva potuto usufruire di tale riguardo. La Chiesa dei morti nasce quindi per dare sepoltura a tutti quei corpi senza identità che, trovati abbandonati nelle campagne, o addirittura nel Tevere, furono in seguito seppelliti qui. L’aspetto esteriore della Chiesa dei Morti non tradisce le sue origini. Le decorazioni sono macabre e per lo più rappresentano la morte; le colonne della  facciata sono ornate con dei teschi, così come le sculture ed i lampadari presenti nel cimitero. La Chiesa attuale è comunque il risultato di secoli di restauri, della struttura del XV è rimasto poco. I lavori apportati nel XVIII, furono quelli in cui si realizzò un vasto cimitero, che venne poi distrutto nel 1886. Le opere artistiche presenti si devono invece a Ferdinando Fuga, noto architetto toscano, che quando commissionò i lavori della chiesa, fece includere nella navata gli affreschi di Giovanni Lanfranco, appartenenti all’adiacente Romitorio del cardinale Odoardo Farnese. All’interno della Chiesa, oltre alle opere di Lanfranco, si può ammirare anche “Il San Michele Arcangelo” di Guido Reni. Per visitare il famoso cimitero, si può accedere da un varco presente accanto l’altare maggiore. Qui è il luogo dove la morte regna...

Leggi

Piazza Vittorio a Roma|La Porta Magica e il Ninfeo

Piazza Vittorio Emanuele e la sua Porta Magica Nei pressi di Piazza Vittorio Emanuele II si trovano due opere monumentali: la Porta Magica e il Ninfeo. La Porta Magica di Piazza Vittorio a Roma La Porta Alchemica, nota anche come Porta Magica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli, è l’unico resto dell’antica villa Palombara edificata nella seconda metà del ‘600 dal Marchese di Pietraforte, Massimiliano Palombara (1614 -1680), appassionato d’esoterismo ed alchimia e frequentatore della corte di Cristina di Svezia. Il monumento originariamente era una dei 5 ingressi esterni della villa, che il marchese aveva fatto incidere con simboli alchemici al fine di attirare l’attenzione di chi potesse decifrarne i segreti. La leggenda narra di un pellegrino misterioso (probabilmente Francesco Giuseppe Borri), che, ospitato nella villa del marchese per diversi giorni, ha cercato di trasmutare una sostanza inerte in oro. L’ultimo giorno fu visto sparire attraverso la porta magica, lasciando dietro di sé una pagliuzza d’oro e delle formule alchemiche. Il marchese avrebbe deciso così di far incidere quegli sconosciuti simboli sui frontoni e sulle cornici delle porte della sua villa come istruzioni per la realizzazione della Pietra Filosofale. IL NINFEO Il Ninfeo invece è una struttura in laterizio edificata per volere dell’imperatore Alessandro Severo (inizi III secolo d.C.). Originariamente rivestito in marmo, quello che vediamo oggi è in realtà solo lo scheletro di una fontana decorata da numerose statue e che fungeva da castello di distribuzione dell’acqua proveniente dall’ odierna Porta Tiburtina. Fin dal Medioevo fu anche conosciuto come “Trofei di Mario”, a causa dei due trofei marmorei (risalenti all’età domizianea, fine I secolo d.C.), erroneamente attribuiti a Caio Mario, che si trovavano sotto gli archi laterali fino al 1590, quando furono trasportati sulla balaustra del Campidoglio dove tuttora si trovano. Successivamente il marchese Orazio Savelli chiese in regalo al popolo romano i resti dell’antico edificio nonché il permesso di edificarvi sopra: da questo momento in poi, tutti i disegni, le incisioni, gli acquerelli dell’epoca testimoniano la presenza sul lato destro delle rovine di una casa a due piani, la quale infine venne demolita all’ indomani dell’unità d’Italia per permettere la costruzione della piazza del nuovo quartiere Esquilino. Il Ninfeo fu risparmiato probabilmente per la sua mole e l’importanza storica, e fu inglobato nel progetto della piazza, la cui realizzazione permise comunque anche fondamentali scoperte riguardanti i primi secoli della storia di Roma, come la necropoli Esquilina (in uso dall’età del ferro fino all’età...

Leggi

Salita dei Borgia

Salita dei Borgia, luogo di leggende popolari Nel Rione del Colle Esquilino vi è uno scorcio noto per essere molto suggestivo. E’ la scalinata chiamata “Salita dei Borgia”, per via di quelli che si suppone siano stati gli appartamenti della nobile famiglia Catalana. Questo luogo di Roma è legato, oltre agli intrighi della famiglia Borgia, anche ad omicidi dell’antica Roma… Chi erano i Borgia I Borja, italianizzato in Borgia, è stata un’importante famiglia di origine spagnola, che ha avuto influenza in Italia a partire dal XV secolo. Provenienti dal Regno di Valencia, facente parte della Corona d’Aragona, i Borgia arrivarono a Roma nel 1455  per l’elezione del Cardinale Alonso Borgia, come papa Callisto III. La figura che maggiormente è legata alla città di Roma è il successore di Alonso Borgia, suo nipote Rodrigo Lenzol Borgia, meglio conosciuto come Papa Alessandro VI. La figura di Alessandro VI è nota alla storia, più che per l’impiego svolto durante il pontificato, per la vita disonesta legata alle molteplici relazioni clandestine avute con le sue amanti, anche durante l’elezione papale. La maggior parte dei figli di Alessandro VI Borgia, proviene infatti dalle varie donne che il papa frequentava. Celebre è Vannozza Cattanei, una nobildonna mantovana molto scaltra quando si parlava di affari. Diede al Pontefice tre figli, che raggiunsero notorietà peggiore del padre: Cesare Borgia, che ispirò il “Principe” di Macchiavelli, Lucrezia, accusata di intrighi sanguinosi, e il terzo Giovanni, morto in circostanze misteriose, tra cui quella probabile che fu lo stesso fratello ad ucciderlo. Salita dei Borgia Poco distante da Via Cavour, si trova questo luogo delizioso. Qui l’edera ricopre gran parte dell’edificio dai caratteri architettonici medievali, rinascimentali e cinquecenteschi. Il silenzio avvolge il piazzale, probabilmente grazie agli alti muraglioni che isolano l’interno, dal traffico e dal caos. Un delizioso balcone è stato costruito subito sopra l’arco. La tradizione popolare lo chiama il Balcone di Vannozza. Si narra infatti che qui, per molto tempo, abbia vissuto l’amante di Alessandro VI con i tre figli illegittimi del papa. La scalinata è legata anche ad una leggenda dell’antica Roma. Il luogo, chiamato ai tempi  “Vicus Sceleratus”, sarebbe stato il palcoscenico della morte di Servio Tullio. Qui, sua figlia Tullia, sarebbe passata con il cocchio sul cadavere del padre....

Leggi

Porta Pinciana, posterula delle Mura Aureliane

Porta Pinciana Porta Pinciana è situata tra Viale del Muro Torto e Via Vittorio Veneto. Fu eretta per volere dell’imperatore Aureliano ed inserita nella lunga cinta di mura urbane iniziate a costruire nel 271 d.C., ma terminate solamente nel 279 d.C. L’idea era quella di delimitare il perimetro della città in modo tale da difendere la capitale dagli imminenti attacchi barbarici. Le mura Aureliane, lunghe circa 19 km, seguivano una linea strategica che includeva le alture e evitava di lasciare all’esterno costruzioni di grandi dimensioni. Porta Pinciana chiudeva, ai tempi di Aureliano, la VI regio augustea nel versante settentrionale, appoggiandosi alle ripide pendici del Pincio ed utilizzando in parte i muraglioni di sostruzione delle ville, che vi sorgevano sopra. La sua funzione iniziale era, niente di meno, che una posterula secondaria, solo successivamente fu ampliata per volere di Onorio. Il nome attuale “Porta Pinciana” deriva dalle vicende del colle, che nel IV secolo passò di proprietà alla gens Pincia. Ma un secolo prima, quando la città era sotto assedio dai Goti, nel 547 circa, la porta si chiamava Belisaria, per il fatto di essere fiancheggiata da torri cilindriche fatte costruire dal generale bizantino Belisario. Porta Pinciana è composta da un semplice arco di travertino fiancheggiato da due torri, ma doveva essere dotata anche di una controporta. La croce greca, raffigurata nella chiave dell’arco è l’unica testimonianza dei restauri fatti fare da Belisario, a cui si doveva riferire anche un’iscrizione medievale perduta nell’800. Nel 1808 venne chiusa a causa della sua scarsa importanza per il transito delle merci e, la strada di accesso, l’attuale via di Porta Pinciana fu ridotta un viottolo. Solo nel 1887 a seguito dell’urbanizzazione del quartiere la porta venne riaperta.  Fonte: Itinerari Turistici – Roma Capitale...

Leggi

La dolce Vita di Via Veneto

La dolce Vita di Via Veneto Forse troppo scontato associare la parola “Dolce Vita” a Via Veneto, ma ci sono delle immagini e delle storie, che hanno segnato questo luogo della nostra città, così da trasportarci inevitabilmente nei film di Fellini. La strada di Via Veneto fu realizzata tra il 1886 e il 1889, la sua caratteristica è di mantenere lungo tutto il percorso i 35 metri di larghezza. Il nome fu scelto per commemorare la vittoria italiana sulle truppe austro-ungariche, nella prima guerra mondiale. Passeggiando lungo Via Vento non potrete fare a meno di notare come alberi eleganti si allineano costeggiando negozi e caffè di lusso che durante gli anni 50′-60′ hanno ospitato le stelle del cinema mondiale. Simbolo di Via Veneto sono anche i lussuosi Hotel, primo tra tutti l’ Hotel Excelsior, con la sua cupola cuspidata. Fu realizzato agli inizi del 900′ per opera dell’architetto Otto Maraini, che in perfetto stile neo-barocco ha raffigurato allusioni nelle fogge e nel ricco ornato dei saloni al liberty, simbolo della Belle Époque. Poco distante dall’Hotel Excelsior, scendendo verso piazza Barberini, troviamo un altro illustre Hotel di Via Veneto. Realizzato da Marcello Piacentini, nel 1926, l’ Hotel Palace è la risposta razionalista all’ Hotel Excelsior. Il nome fu scelto dall’architetto per riallacciarsi in chiave moderna agli antichi splendori delle ambascerie regali della Roma barocca. All’interno dell’Hotel Palace sono presenti affreschi dell’artista veneziano Guido Cadorin. Curiosa è la  fontana per i cani, realizzata nella facciata dell’ Hotel. Poco distante da qui, vi è la sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti, all’interno di Palazzo Piombino. L’ imponente e maestosa residenza, opera di Gaetano Koch, è ispirata ai canoni del ‘500. Oggi il palazzo è conosciuto come Palazzo Margherita, per il soggiorno della Regina Margherita di Savoia agli inizi del 900. Continuando la nostra passeggiata virtuale verso Piazza Barberini, incontriamo sia il Palazzo della Banca Nazionale del Lavoro, realizzato nel 1936 in stile littorio solido e severo, sia il Palazzo del Ministero dell’Industrie e Commercio, opera dello stesso architetto dell’Hotel Palace, Marcello Piacentini insieme a Giuseppe Vaccaro, che realizzarono l’edificio tra il 1929 e il 1932 in tufo e travertino. La Porta del Ministero è stata eseguita da G. Prini, con otto riquadri che rappresentano le arti liberali, le arti plastiche e liriche, il commercio, la banca, i trasporti di mare, i trasporti aerei e terrestri, l’agricoltura e l’industria. Se mentre passeggiate volete essere trasportati in un’atmosfera del tutto differente rispetto a quella romantica di Via Veneto, potete fare una piccola sosta presso la chiesa di Santa Maria della Concezione, nota anche come Cripta dei Cappuccini. La chiesa è famosa per essere un cimitero sotterraneo. Fonte: Itinerari Romani – Comune di Roma...

Leggi

Santa Barbara dei Librai

La Chiesa di Santa Barbara dei Librai La piccola chiesa di Santa Barbara dei Librai, si trova nella traversa di Via dei Giubbonari, largo dei Librai. Cattura l’attenzione di molti passanti, perché anche se di piccole dimensioni, le sue linee si inseriscono perfettamente all’interno dei due antichi palazzi, come potete vedere dalla foto. Secondo la testimonianza dell’architetto Giuseppe Vasi “Fin dall’anno 1306 si trova essere stata consacrata questa piccola chiesa…”. Anche se le origini risalirebbero probabilmente al X o al XI secolo, come attesta un’ epigrafe all’interno, in cui è scritto che la chiesa apparteneva a Giovanni di Crescenzio de Roizo e sua moglie Rogata, senatrice dei Romani. La chiesa è dedicata alla figura epica di Santa Barbara, considerata la protettrice delle morti improvvise e violente. Il nome originale era Santa Barbara alla Regola, per via della vecchia conformazione dei rioni di Roma che la includeva nel Rione Regola. Oggi è conosciuta come Santa Barbara dei Librai, nome della famosa Confraternita. Era il 1601, quando la chiesa fu ceduta alla Confraternita dei Librai, che vi ha svolto la propria attività devozionale fino al 1878, anno dello scioglimento della confraternita. Architettura e decorazioni Santa Barbara dei Librai, ricca di stucchi bianchi, internamente presenta una pianta a croce greca, con la navata ed il transetto della stessa lunghezza. La chiesa nel tempo ha subito numerose ristrutturazioni, ma l’attuale conformazione è del restauro avvenuto nel 1860, per mano dell’architetto Giuseppe Passeri. Santa Barbara è ricordata in un quadro sopra l’altare, opera di Luigi Garzi, che la raffigura in adorazione del Cristo Risorto e in una statua presente nella nicchia esterna, incavata nella facciata, opera di Ambrogio Parisj.  All’interno della Chiesa sono raffigurate diverse opere come la “Madonna con San Giovanni e l’arcangelo Michele” del XIV secolo, presente nella prima cappella e la “Madonna e San Giovanni ai piedi della Croce”, dipinta da Luigi Garzi.  Presepe storico  Dal 2005 ad oggi, ogni anno il 4 dicembre, in occasione della festa di Santa Barbara, viene aperto al pubblico lo storico presepe conservato all’interno di Santa Barbara dei Librai : “Arti e mestieri nella Roma del...

Leggi

Il Casino dell’Aurora – Villa Ludovisi

Il Casino dell’Aurora Il Casino dell’Aurora è oggi l’unico edificio superstite della Villa appartenente al Cardinale Ludovico Ludovisi. Fu costruita nel 1621 sul terreno in cui un tempo erano stati realizzati gli Horti Sallustiani, famosi giardini del senatore Sallustio. Storia La prima parte della villa che venne acquistata dal Cardinale Ludovisi fu la vigna del Nero, che comprendeva il Casino dell’Aurora e il Casino del Monte. Ma i progetti erano molto più ambiziosi; tant’è che il Cardinale riuscì ad ottenere anche la proprietà Orsini e le vigne adiacenti, che appartenevano ai Cavalcanti, ai Capponi e agli Altieri. L’enorme proprietà terriera di circa 35 ettari, contava la dimensione dell’attuale rione Ludovisi. I confini erano definite a est con l’ingresso principale di Porta Salaria, ad ovest con Porta Pinciana, a nord con le Mura Aureliane e a sud con Piazza Barberini. Il giardino della villa, opera del Domenichino, era costituito da grandi viali che percorrevano la proprietà, proprio come le vie attraversano un quartiere. Ogni viale era ornato dalla collezione di antiche statue del Cardinale, di cui la maggior parte oggi sono conservate all’interno del Museo Nazionale Romano. Opere come il Galata Suicida, l’Area Ludovisi, il gruppo di Oreste ed Elettra e il grande Sarcofago Ludovisi, hanno attratto qui innumerevoli visitatori tra i quali anche artisti internazionali, come Goethe. L’abbandono della villa cominciò nel XIX secolo quando statue, alberi ed edifici vennero distrutti; rimase intatto solamente il Casino dell’Aurora. Casino dell’Aurora Di origini cinquecentesche il Casino dell’Aurora, si presenta come una palazzina a due piani con attico e torretta belvedere. In origine doveva essere la casina di Cecchino del Nero, tesoriere di Clemente VII; il nome compare infatti più volte nella affrescata sala d’ingresso. La facciata è costituita da semplici finestre rettangolari, probabilmente opera di Carlo Maderno. Nella volta del salone è raffigurato il Carro dell’Aurora, da cui prende nome il Casino. L’affresco fu realizzato da Guercino nel 1621. Nel dipinto è rappresentato il volo del calesse dell’Aurora, trainato da due cavalli pezzati nell’immensità della volta celeste, tra le figure allegoriche del giorno e della notte. Ambiente importante del Casino è la Sala del Camino, dove troviamo pareti interamente affrescate da Guercino, con rappresentazioni di paesaggi che simulano spazi aperti. Al primo piano il dipinto a olio ” Gli Elementi e l’Universo con segni zodiacali” del 1597 è riferito al Caravaggio. L’ultima sala visitabile è detta della Fama, per via dell’allegoria affrescata sul soffitto, sempre opera del...

Leggi

Il Colle Celio

Il Colle Celio Mons querquetulanus era l’antico nome del Celio, per via delle numerose querce che ricoprivano il colle. Il nome attuale deriva da Caile Vipinnas, Celio Vibena, antico condottiero etrusco, che conquistò il colle prima di essere fatto prigioniero da Cneo Tarquinio, ed in seguito liberato dal servo Mastarna. La vicenda del condottiero fu riportata nel 48 d. C. dall’imperatore Claudio, in un discorso che lui stesso tenne al senato; appassionato di etruscologia si narra che aggiunse qualche piccolo particolare alla storia. Oggi la leggenda è rappresentata negli affreschi conservati a Villa Albani. Il terreno del Celio in origine doveva avere un gran numero di forre che con il tempo, riempitesi di detriti hanno dato luogo ad una piccola zona pianeggiante con le due cime di villa Celimontana e del Laterano. Il terreno del colle è in gran parte costituito da tufi, ma anche da sabbie e argille, dalle quali scaturiscono ancora oggi piccole sorgenti. Tra queste, la celebre fonte delle Camene, citata da Giovenale, si trovava in una valle del Celio detta Egeria, mentre un altra sorgente, quella di Mercurio, sgorgava dai fianchi del colle. Il colle fu l’ultimo tra i sette ad essere inserito nella cerchia muraria di epoca repubblicana e tuttavia era attraversato da una fitta rete viaria, che ancora oggi conserva in parte le denominazioni antiche. Nel 312 a.C. la zona venne attraversata dall’acquedotto dell’Acqua Appia e un secolo dopo dal condotto sotterraneo dell’Acqua Marcia, il cosiddetto rivus herculaneus. Al tempo di Augusto il colle divenne la seconda regio della città, ma l’incendio del 64 d.C. distrusse la parte urbana della zona, che venne privatizzata da Nerone. Il Colosseo ed altri luoghi dedicati agli spettacoli, sorsero ai piedi del Colle durante il periodo dei Flavi. L’intera area si infittì di sfarzose costruzioni signorili e Settimio Severo restaurò l’acquedotto neroniano, le cui arcate presenti ancora oggi caratterizzano la zona. Ma le ricche dimore del Celio, subirono ben presto ingenti danni a seguito del saccheggio dei Goti di Alarico, nell’anno 410. I terreni devastati furono in seguito acquisiti dalla chiesa per edificare templi, conventi e ospizi, sfruttando come basamenti le vestigia pagane. Sul Celio sorsero nel VI secolo il grande convento di San Gregorio, e nel IX secolo la diaconia di Santa Maria in Domnica e la chiesa dei Quattro SS. Coronati. Nel 1084 un altro incendio devastò la zona. Con l’incursione di Roberto il Guiscardo, i luoghi di culto e di devozione subirono un colpo gravissimo. Solo a partire dal XVI secolo, la zona conobbe una ripresa edilizia fatta di ville nobiliari e numerose vigne, tra le quali è da ricordare quella della famiglia Mattei, oggi Villa Celimontana. E’...

Leggi

Parco di Tor Fiscale

Il territorio di Tor Fiscale, inserito all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica di Roma, testimonia la presenza dell’antica Via Latina, il cui tracciato è ancora visibile in alcuni tratti ed è ricco dei resti storici di sei acquedotti, di Sepolcri e di Ville Romane di epoca imperiale. Il parco di Tor Fiscale prende il nome da un’ antica torre medievale ancora ben conservata, la Tor Fiscale, alta circa 30 metri e risalente al XII-XIII sec. d.C. ma il territorio del Parco è ricco di monumenti di ogni epoca come il Tempio del dio Redicolo, il Ninfeo di Egeria, la chiesa di Sant’Urbano, le torri medievali, il complesso delle Tombe Latine e il Parco degli Acquedotti, con gli imponenti ruderi delle condotte che rifornivano d’acqua Roma. La superficie del territorio compreso nel Parco di Tor Fiscale è di circa 3.400 ettari e comprende la via Appia Antica, la valle della Caffarella, l’area archeologica della via Latina, l’area archeologica degli Acquedotti (240 ettari), la Tenuta di Tormarancia e quella della Farnesiana. La proprietà del parco è per almeno il 95% privata, con una forte prevalenza delle famiglie della vecchia aristocrazia, circa il 25% appartiene a società pubbliche e private e la restante parte è suddivisa tra piccole proprietà private, enti religiosi e un 5% costituisce il patrimonio demaniale. Parco di Tor Fiscale: storia e paesaggio Gli aspetti originari del paesaggio della zona sono stati modificati dall’attività del Vulcano Laziale, cominciata circa 600 mila anni fa che ha modellato il territorio rendendolo in alcuni punti pianeggiante ed in altri più ondulato. In epoca repubblicana e durante i grandi insediamenti dell‘età imperiale la presenza dell’uomo ha modificato notevolmente il paesaggio di questa parte dell‘Ager Romanus. La creazione della via Appia creò nuovi elementi paesaggistici tra cui il sistema delle tombe, dei templi e degli impianti funerari, poi quello delle locande, dei punti di sosta e di ristoro per i viaggiatori. In seguito alla feudalizzazione dell’area, in epoca medievale, sorsero possenti castelli e il territorio, sempre più spopolato, fu caratterizzato dalle torri baronali fino a quando, nel XVII secolo il territorio della via Appia fu segnato dal quasi totale abbandono delle attività produttive e dallo spopolamento degli insediamenti. Tra il ‘600 e l’800, il paesaggio viene visto in modo più suggestivo e romantico, soprattutto da letterati e artisti mentre, nel ‘900, lo sviluppo e il progresso provocano un’urbanizzazione selvaggia e molto abusivismo che ha comportato una distruzione della continuità storica e ambientale del territorio. Il parco oggi Il Parco di Tor Fiscale a Roma costituisce uno dei “polmoni verdi” dell’Urbe e mantiene una ricchezza faunistica e floristica piuttosto importante. Si trova in via dell’Acquedotto...

Leggi

La Chiesa di San Teodoro

La Chiesa di San Teodoro Nei pressi del Circo Massimo vi è la Chiesa di San Teodoro, che da il nome alla omonima via. Secondo la tradizione la chiesa sorge vicino al Lupercale, la grotta in cui Faustulo scoprì i gemelli Romolo e Remo con la lupa. Le origini della Chiesa risalgono all’incirca al IV secolo. Fu dedicata a San Teodoro per via dell’influenza Bizantina che l’intera zona subì tra il VI e l’ VIII secolo. San Teodoro fu un famoso soldato dell’Oriente, proveniente da Sicea in Galizia, conosciuto anche come Teodoro Tiro, dal latino tyron che significa soldato. Fu, in principio, un soldato romano del Ponto, storica regione dell’Asia Minore, e luogo in cui era presente un santuario dedicato a lui. Era considerato santo sia dalla chiesa cattolica che dalle chiese orientali. Morì sotto tortura ad Amasea nel Febbraio 306 per via di accuse che lo ritenevano colpevole di aver incendiato un tempio pagano. La Chiesa, costruita sui resti del santuario più antico, è realizzata a pianta circolare, preceduta da un protiro in laterizio con davanti un ampio sagrato raccordato con due scale. L’edificio è coperto da una cupola, realizzata per opera di Bernardo Rossellino, la quale costituisce a Roma il primo esempio di cupola con coste e vele. L’abside è ornata da un mosaico del VI secolo raffigurante Cristo con i SS. Pietro, Paolo, Teodoro e Cleonico. San Teodoro fu più volte ricostruita nel corso della storia: durante il pontificato di papa Nicola V, dove perse il suo status di chiesa titolare, e durante il periodo di Clemente XI, il quale decise di restaurarla per mano di Carlo Fontana. E’ all’architetto svizzero, infatti, che si deve il cortile esterno alla Chiesa. La Chiesa di San Teodoro fu per molto tempo il luogo in cui si riuniva la Confraternita del sacro Cuore del Gesù, detta dei sacconi Bianchi, a cui appartenevano Papi, Cardinali e...

Leggi

Casina del Cardinal Bessarione

Casina del Cardinal Bessarione  Bessarione era un Cardinale e umanista Bizantino di origine turca, nato a Trebisonda nel 1403. Fece realizzare il complesso residenziale situato lungo via di Porta S. Sebastiano, durante la prima metà del quattrocento. Probabilmente agli inizi era compreso nel progetto anche l’ospedale annesso alla chiesa di S. Cesareo. Il Cardinale, morì a Ravenna nel 1472, e il casolare venne abitato da Giovanni Battista Zeno, uno dei più noti cardinali italiani, meglio conosciuto come “il Cardinale di Vicenza”. Battista Zeno sottopose la struttura a dei cambiamenti, apportando lo stemma della propria famiglia in bella vista. L’edificio quattrocentesco si affaccia su strada con una parete sulla quale si aprono quattro piccole finestre con cornice in travertino, protette da una grata, e con due soprastanti finestre a croce guelfa, anch’esse incorniciate in travertino. Il tetto, a quattro spioventi piuttosto aggettanti, protegge la sottostante fascia , ornata da un motivo floreale. Nel seminterrato vi è una piccola stanza, ornata da affreschi rappresentanti un tronco d’albero e motivi vegetali. Da qui si accede al primo piano, sede dell’abitazione vera e propria; da un loggiato completamente affrescato e sostenuto da colonnine di riporto, si entra nel salone decorato a fresco con girali di acanto e festoni di frutta e fiori e da una Madonna con S. Caterina d’Alessandria e  altri santi. La Casina costituisce uno straordinario esempio di villa rinascimentale extraurbana, ed è per questo che è stata sottoposta a recenti interventi di manutenzione; il giardino all’italiana e gli arredi di cui è stata dotata, ricreano la suggestiva atmosfera che aveva voluto dare il Cardinal Bessarione. Oggi non è possibile visitare la Casina del Cardinal Bessarione in quanto una delle sedi di rappresentanza del comune di Roma, utilizzata per ospitare convegni e riunioni dell’Amministrazione Comunale. Fonte: Comune di Roma – Itinerari...

Leggi

Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo

La Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo La Chiesa cristiano cattolica di rito romano è dedicata ai Santi Nereo e Achilleo, il cui culto risale al IV secolo. Si trova nei pressi delle Terme di Caracalla, nel luogo del titulus fasciolae, noto da una testimonianza epigrafica del 377. Questo nome deriva da un episodio che sarebbe avvenuto esattamente in questo luogo. San Pietro durante la persecuzione neroniana dei Cristiani di Roma, fuggito dal carcere Mamertino, percorreva la Via Appia per lasciare la città e scampare così alla morte. Giunto nel luogo dove sarebbe poi sorto il titulus, dalla sua gamba, ferita dalle catene durante la prigionia, cadde una benda che la proteggeva: la fasciola. Poco dopo Pietro incontrò Gesù, cui rivolse la famosa frase “Domine Quo Vadis?” Dalla risposta Pietro comprese la propria debolezza e tornò a Roma per subire il martirio. Nel 595 compare la prima denominazione di titulus dei Santi Nereo e Achilleo. Nel 814, per bonificare la zona papa Leone III spostò la chiesa nel sito attuale, ornandola con mosaici, di cui rimane qualcosa solo sull’arco trionfale. Da quel momento la chiesa cadde in rovina per via del suo isolamento. Solo durante il Giubileo del 1475, papa Sisto IV la fece restaurare, riducendone le dimensioni e sostituendo le colonne delle navate con dei pilastri ottagoni. L’aspetto attuale della chiesa è dovuto al Cardinal Baronio che, sempre in occasione di un Giubileo, in questo caso del 1600, fece affrescare l’abside e le navate e aprì sotto l’altare maggiore una confessione. Qui vennero trasportate le reliquie dei Santi Nereo, Achilleo e Domitilla, provenienti dalla chiesa di San Adriano al Foro romano. Le decorazioni pittoriche sulla facciata della chiesa, risalenti agli interventi del 1600, sono oramai quasi del tutto scomparse. Il portale ha una struttura molto semplice, ed è fiancheggiato da due colonne in granito che sostengono un timpano triangolare. L’interno della chiesa è a tre navate, divise da quattrocenteschi pilastri ottagonali voluti da Sisto IV. Le decorazioni pittoriche del 1600 sono visibili anche all’interno, nella parte della navata centrale e di quelle laterali, della contro facciata e dell’abside. Gli affreschi più belli sono quelli che raffigurano le storie dei Santi Nereo e Achilleo e di Santa Domitilla. La contro facciata presenta al centro la Gloria dei Santi Nereo e Achilleo; al di sopra sono gli apostoli Pietro e Paolo e al di sotto Santi Gregorio e Clemente. Di particolare interesse è il mosaico che adorna l’arco dell’abside, pesantemente restaurato nel XIX secolo, raffigura l’Annunciazione, la Trasfigurazione e la Theotokos. Fonte: Comune di Roma – Itinerari...

Leggi

Santa Maria in Tempulo

La Chiesa di Santa Maria in Tempulo In Piazza di Porta Capena, sul lato della piazza in direzione delle Terme di Caracalla, si trova la Chiesa di Santa Maria in Tempulo, oggi sconsacrata e di proprietà del comune di Roma. La chiesa sorge nel luogo in cui, anticamente, vi era l’ Area Apollinis, una piazza con un monumento quadrato, probabilmente una fontana. La zona era al tempo un tratto urbano dell’ Appia Antica. Un documento rinvenuto, ci attesta  che l’origine del Monasterium Tempuli sia riconducibile all’ anno 806, anche se le analisi murarie dell’edificio non confermano la stessa teoria. Le fondamenta risalgono alla fine del VI secolo, quando una comunità religiosa greca edificò sui ruderi dell’ Area Apollinis un primo oratorio dedicato a Sant’Agata. Il primo oratorio svolgeva probabilmente funzione di diaconia. Si trovava difatti a ridosso della Via Appia, luogo ideale per l’accoglienza di pellegrini provenienti da sud e dall’oriente. Nell’ anno 846 l’oratorio fu coinvolto nel saccheggio dei saraceni, ma ciò non fermò la fortuna del monastero: nel 905 papa Sergio III, emanò una bolla in cui confermava al Monasterium Tempuli delle proprietà sulla Via Laurentina. La bolla di Sergio III rimane importante per la storia della chiesa, in quanto è l’unico momento in cui è citata la famosa icona acheropita di Santa Maria in Tempulo. La chiesa ha subito numerosi cambiamenti in base alle epoche e agli architetti che l’hanno rinnovata. Dagli inizi del Seicento, il destino di Santa Maria in Tempulo si lega a Villa Mattei, l’attuale Villa Celimontana. Ciriaco Mattei, tra il 1581 ed il 1586, aveva decido di rinnovare la vigna sul Celio, venduta in dote alla moglie, servendosi di prestigiosi architetti tra cui Jacopo Del Duca, allievo di Michelangelo. E’ in questa occasione che la Chiesa fu annessa alle loro proprietà e trasformata in un ninfeo. Intorno alla metà del 1700, un libro di appunti contenente la pianta di Roma, riporta invece, la descrizione dell’edificio come quella di un fienile. Solo nel 1927 lo Hülsen, riconobbe quanto rimaneva dell’antico e gliorioso monastero e la chiesa si salvò, invece di essere demolita come altre strutture medievali della storia. Attualmente  Santa Maria in Tempulo è stata restaurata ed è utilizzata dal Comune di Roma  come luogo di celebrazioni di matrimoni civili....

Leggi

Il Colle Aventino

Il Colle Aventino Tra i sette colli di Roma, il colle Aventino può essere considerato il colle della poesia. Suggestionati dalla sua serena bellezza, poeti come D’Annunzio e Carducci, ne hanno cantato lo splendore nei loro versi; lo stesso Mazzini, al quale è dedicato un monumento in Piazza Ugo La Malfa, affacciatosi da quello stesso punto verso la città, abbassò lo sguardo attonito, senza sorridere di fronte a tanta magnificenza. Origine del nome Numerose sono le interpretazioni del nome Aventino: qualcuno lo fa derivare da aves. La parola aves, indicava una specie di uccelli, che Remo scorse durante la gara con il fratello Romolo per decidere in quale luogo dovesse sorgere Roma. Altri studiosi lo collegano al termine adventus, raduno per le riunioni che vi tenevano i plebei in occasioni delle celebrazioni di Diana. Un’antica leggenda inoltre, narra che qui fu sepolto Aventinus, il re di Albalonga, morto per essere stato colpito da un fulmine. Storia dell’Aventino Durante la Monarchia e la Repubblica l’Aventino fu il quartiere della plebe di Roma, che lo abitò densamente e che qui si ritirò durante le storiche secessioni, che segnarono le sue lotte per l’ottenimento dei diritti giuridici e politici. Sebbene le antiche mura serviane avessero incluso il colle nella loro cerchia, esso fino al tempo di Claudio, venne mantenuto al di fuori del pomerium, la cinta sacra della città, forse per la presenza del tempio di Diana, sede della confederazione latina. Nel 451 a.C. la plebe si ritirò in armi sull’Aventino dopo un ennesimo sopruso della cerchia dei decemviri, capitanati da Appio Claudio, eletti per redigere le Dodici Tavole e presto trasformatisi in oligarchi. La crisi politica si concluse con il suicidio di Appio Claudio, l’ottenimento dei diritti richiesti e il rientro della plebe in città. L’Aventino fu anche il luogo dell’estrema resistenza di Caio Gracco e dei suoi sostenitori e, in età contemporanea, furono detti “aventiniani” i deputati italiani che, nel 1924, rifiutarono di entrare nell’aula di Montecitorio per protestare contro il delitto Matteotti. Durante l’antichità il Monte fu sede di un gran numero di templi quelli del Dio Mercurio, di Iuventas e di Diana; quelli di Cerere, Libero e Libera, di Vertumnus, di Consus, della Luna, di Iuppiter Liber, di Libertas, di Flora e di Summanus. Dov’è ora la Chiesa di S. Prisca, pare vi fosse un edificio sacro a Minerva; dov’è ora Santa Sabina, il tempio di Giunone Regina, cui ad ogni primavera salivano in processione le zitelle romane; e nei pressi dell’attuale Sant’Alessio quello di Iuppiter Dolichenus. Età Imperiale e decadenza Trasformatosi tra la Repubblica e l’Impero in un luogo di dimore lussuose, sull’Aventino sorsero le Terme Surane, quelle Deciane e quelle di Varo e Stilicone. Vi...

Leggi

La Casa dei Pupazzi

La Casa dei Pupazzi – Palazzo Crivelli Siamo in Via di Banchi Vecchi, zona Campo dei Fiori, precisamente al numero civico 22 e qualcosa cattura la nostra attenzione. E’ la facciata della Casa dei Pupazzi, abitazione di un orefice milanese. L’orefice in questione era Gian Pietro Crivelli, un membro dell’università degli Orefici e più volte console e camerlengo. Decide lui stesso di far costruire l’intera palazzina intorno al 1538 e la commissiona ad un architetto di cui non si è mai scoperto il nome. Palazzo Crivelli rappresenta con Palazzo Spada un “unicum” dato che, insieme, sono gli unici due edifici di Roma a possedere una facciata decorata a stucchi. La particolare facciata è realizzata interamente in stucco con intenti auto celebrativi. Le decorazioni sono diverse e suddivise nei vari piani dell’edificio. Al pianterreno una porta rettangolare con un architrave su mensole riporta l’iscrizione: “Io. Petrus. Cribellus. mediolanen.(sis.) sibi. ac. suis a. fundamentis. erexit.” ovvero “Gian Pietro Crivelli milanese eresse dalla fondamenta per sé e i suoi familiari”. Il primo piano comincia ad essere più decorato. Quattro finestre rettangolari, si dividono coperte da stucchi con trofei di scudi e corazze. Alcuni grotteschi mascheroni e delle teste leonine sormontano le decorazioni. Un’altra incisione è dedicata agli stemmi di alcuni pontefici; gli stemmi non sono ben definiti a seguito di abrasioni, ma l’incisione ci fa capire a chi appartenevano: Giulio II della Rovere, Paolo III Farnese, e Urbano III nonché antenato del proprietario. Al secondo piano le decorazioni si arricchiscono, le finestre sono sormontate da timpani curvi e triangolari e dei puttini sorreggono alte candeliere. Sopra i timpani curvi, coppie di satiri sollevano lunghi festoni. Il terzo ed ultimo piano è strutturato come una loggia, dove le paraste sono state erette con capitelli corinzi; le quattro finestre sono due curve e due rettangolari. Sopra le finestre rettangolari, sono stati raffigurati due importanti episodi accaduti durante il pontificato di Paolo III. In uno è rappresentato Carlo V che bacia il piede al papa e nell’altro, Paolo III si riconcilia con Carlo V e Francesco I da Nizza. E’ un peccato non poter attribuire il merito per le bellissime decorazioni che avvolgono Palazzo Crivelli o Casa dei Pupazzi. Alcuni studiosi avevano ipotizzato che il lavoro fosse opera di Giulio Mazzoni, autore degli stucchi di palazzo Spada, ma studi recenti hanno invalidato la seguente ipotesi. Fonte: “Roma da Scoprire” – Ludovico...

Leggi

Santi Giovanni e Paolo al Celio

La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo situata sul colle Celio, sorge su un gruppo di vecchie case appartenenti al II secolo d.C. La costruzione avviene nel 398, per opera del senatore Bizante e di suo figlio Pammachio. Una leggenda narra che i Santi Giovanni e Paolo, omonimi degli apostoli, sarebbero stati due ufficiali dell’impero, convertitisi al cristianesimo e decapitati nel 361 d.C. per merito dell’Imperatore Giuliano l’Apostata. Le prime notizie catastali della chiesa risalgono al 440, sotto il pontificato di Leone I, in cui la chiesa era menzionata come “Titulus Pammachii”. E’ dal 500 d.C. che appare la dicitura odierna. Nel 1084 la Basilica viene saccheggiata dai Normanni, subendo da qui in poi svariate trasformazioni interne ed esterne fino al Novecento, data in cui il cardinale Spellman, arcivescovo di New York, finanzia i lavori per  restaurare l’antica facciata, il portico e il campanile paleocristiano. Il portico ionico, costruito con otto colonne antiche, regge un architrave sul quale vi è un’iscrizione dedicatoria. Il portale cosmatesco è affiancato da due leoni del XII secolo ed esistono tracce di affresco dello stesso periodo. L’interno della chiesa è costruito a tre navate, ed è stato restaurato durante il 1700 dagli architetti Canevari e Garagni, riutilizzando sedici colonne originarie del IV secolo. Il soffitto oggi rimane intatto, è infatti possibile ammirare l’originale cinquecentesco. All’interno della Chiesa è presente la cappella di S. Paolo della Croce, fondatore dei passionisti, officiatori della Basilica. I resti dei Santi Giovanni e Paolo sono custoditi all’interno della Basilica in un’antica vasca in porfido, il luogo della sepoltura è indicato da una lastra tombale a metà della navata maggiore. Fonte: Itinerari Romani – Comune di Roma –...

Leggi

Giovanni Paolo Pannini e Roma

Giovanni Paolo Pannini e Roma Giovanni Paolo Pannini [ detto anche Panini ] è nato a Piacenza nel 1691, arrivato a Roma a 20 anni, nel 1711, inizia gli studi di disegno presso Benedetto Luti, si crea una discreta fama come decoratore ma sono i suoi paesaggi che l’hanno consegnato alla storia, Roma rimarrà la sua città fino alla morte sopraggiunta nel 1765, sue opere più famose sono conservate al Metropolitan Museum of Art di New York. vista-di-roma-modernavista-di-roma-antica Giovanni Paolo Pannini non è romano ma è uno dei pittori che meglio a capito Roma, i suoi due capolavori : Galleria di Quadri con viste dell’Antica Roma e  Galleria di Quadri con viste della Roma Moderna continuano a raccontare una Roma che ancora esiste, anzi da allora non è poi cambiata molto, Roma è solo Impero o Barocco, sembra quasi che tra i due periodi non sia successo niente, tutto immobile sotto questo cielo insomma. Giovanni Paolo Pannini ed il futuro di Roma Personalmente ho sempre amato questi que dipinti del Pannini ma c’è un altra domanda che mi sono sempre fatto, quali sarebbero le viste della Roma contemporanea? Pannini cosa avrebbe scelto per simboleggiare la contemporaneità? Escluso il Palazzo della Civiltà e forse il Palaeur non mi viene in mente niente al di fuori dei centri commerciali, voi cosa ne pensate? Quali sono sono i simboli della Roma...

Leggi

EUR l’ultima ambizione di modernità

EUR l’ultima ambizione di modernità EUR [ Esposizione Universale Roma ] è probabilmente l’ultimo progetto architettonico davvero ambizioso che sia stato concepito a Roma negli ultimi 70 anni, progettato a scopi espositivi, col tempo è diventato una specie di down town romano [ a Roma niente è veramente quello che dovrebbe essere ]. Roma viene descritta nei luoghi comuni come la città utopica con tendenze monumentali, di certo è innegabile che i primi edifici, più che al razionalismo italiano, guardavano alla pittura metafisica, l’esempio lampante è il Palazzo della Civiltà o meglio noto come Colosseo Quadrato che sembra appena uscito da un quadro di De Chirico, basta osservarlo per 5 minuti per capire che il suo aspetto ha qualcosa che penetra la realtà. EUR alcuni paradassi del presente Palalottomatica [ ex Palaeur ] : Gioiello architettonico degli anni sessanta non ha più finalità solo sportive, anzi ormai non ci si gioca più a Basket e viene usato principalmente per i concerti ed i grandi eventi sportivi al coperto. L’Acquario : Uno dei progetti più interessanti è il Mediterraneum nuovo acquarium Romano che sta nascendo sotto il laghetto, uno dei luoghi più caratteristici del quartiere, certo era prevista l’apertura nel 2013, poi slittata al 2014 ma ancora non avvenuta. La Nuvola : Altro progetto molto interessante che non riesce ad essere concluso, dovrebbe diventare uno dei centri congressuali più importanti della città ma soprattutto abbagliare con le sue linee futuristiche. In conclusione l’EUR è un quartiere moderno che ospita molti gioielli architettonici, zone residenziali ed uffici, certo rimane quella sensazione d’incompiuto, nel senso che l’EUR potrebbe essere molto di più soprattutto per il business ma c’è qualcosa che in un certo senso ne blocca le potenzialità.  ...

Leggi

Cinecittà world

Cinecittà world Sembra che Roma si sia votata al divertimento, dopo Magicland apre il secondo grande parco dei divertimenti della città : Cinecittà World, un nuovo sogno ispirato ai fasti del passato, quando a Cinecittà venivano creati i sogni ed i modelli che avrebbero influenzato più di una generazione di spettatori sia in Italia che nel Mondo, oggi i film non si producono più ma la magia del glorioso passato non vuole essere dimenticata e questo parco ne è la dimostrazione più evidente, personalmente penso che sia stata una grande idea e che possa diventare un punto fermo della Roma dei prossimi 20/30 anni se amplierà la sua offerta con qualità e costanza. Cinecittà World vs Magicland I due parchi hanno sicuramente una differenza di target evidente, Cinecittà World si rivolge agli adulti, Magicland alle famiglie, anche nel design questa differenza è evidente, personalmente penso che Magicland abbia puntato tutto sull’eterno bambino che c’è in noi, anche le ambientazioni sono chiaramente fiabesche, strizzando l’occhio ai cartoni animati mentre Cinecittà World è molto più glamour, più che sul sogno punta sul fascino ed il mistero delle ambientazioni, che naturalmente strizzano l’occhio alla macchina da presa, naturalmente non è che le famiglie sianio state dimenticate, anzi la maggior parte delle attrazioni sono per tutta la famiglia e la scelta ci sembra ovvia poiché l’80 % circa dei visitatori di parchi giochi è composto da famiglie. Cinecittà World le attrazioni Naturalmente essendo un parco appena nato non può contare su moltissime attrazioni, ma quelle che già presenti sono molto accattivanti, per gli amanti del brivido sicuramente Altair -roller coaster e Erawan – Drop Tower sono le scelte più indicate, io amo molto Erawan per l’elefante alla base della torre che trovo molto, molto glamour. Immancabile la visita a Ciak si gira, dove potrete gustarvi un bella mezzora di edutainment, cioè un misto tra intrattenimento e formazione, idea molto originale ed interessante. Naturalmente ci sono molte altre attrazioni da visitare ma non voglio fare troppo spoiler. Cinecittà World informazioni utili sito web : http://www.cinecittaworld.it/ per contatti...

Leggi

Bosco Parrasio

Bosco Parrasio Roma nasconde moltissimi luoghi magici, il Bosco Parrasio è uno di questi, nascosto tra il verde della collina del Gianicolo, l’accademia dell’arcadia di cui fa parte è stata fondata nel 1690 ma solo nel 1726 si trasferirà nella sede del gianicolo grazie agli aiuti ricevuti dal re del Portogallo, la Villa si sviluppa all’interno del complesso dell’Accademia dell’Arcadia che contiene anche un piccolo anfiteatro e la sua storia è un classico esempio della convivenza tra sacro e profano nella città santa, questo è il manifesto letterario dell’accademia : I fondatori, grandi uomini, della benemerita e celebre Accademia d’Arcadia ebbero per principal scopo nel prendere i nomi egli usi de’ greci pastori e persino il loro calendario, di romper guerra alle gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della pastorale alle pure e belle sue forme. Fingendosi pastori, immaginandosi di vivere nelle campagne, bandito ogni fasto, tolto fra loro ogni titolo di preminenza, studiando ne’ classici greci, latini, e italiani, vennero naturalmente da sé stesse a cadere quelle ampollose metafore, que’ stravolti concetti, e quello smodato lusso di erudizione, che formava la delizia non de’ poeti soltanto, ma eziandio de’ più applauditi oratori sagri, e su cui stoltamente si riponeva la sede del sublime e del bello.” Bosco Parrasio storia L’Arcadia aveva bisogno di una sede, l’accademia infatti aveva avuto solo delle sedi provvisorie,  34 anni dopo la fondazione, nel 1724 finalmente arrivò un’importante donazione dal Re del Portogallo Giovanni V, che permise la costruzione del Bosco Parrasio, l’obiettivo dell’Accademia era l’eliminazione della corruzione della poesia barocca attraverso il ritorno alla semplicità bucolica e pastorale. La struttura che oggi possiamo ammirare è frutto di un importante restauro del 1839 da parte dell’architetto Azzurri, ma lo splendore durò ben poco visto che il Gianicolo fu uno dei punti principale in cui infuriò la battaglia con i Francesi, il Bosco Parrasio divenne un campo di battaglia e fu abbandonato definitivamente nel 1891 per lo stato fatiscente degli edifici, dopo il restauro la villa è stata affittata a privati, tra cui spicca Susanna Agnelli, oggi la villa è della famiglia Carraro ed è visitabile su appuntamento. Per prenotare : Inviare una motivata richiesta al Custode generale dell’Arcadia, per il tramite della segreteria dell’istituzione (dott.ssa Giovanna Rak, info@accademiadellarcadia.it), è possibile ottenere l’autorizzazione per visitare singolarmente o in gruppo il Bosco...

Leggi

Dorothy Circus Gallery

Dorothy Circus Gallery Roma è una città piena d’arte, questo è indubbio, però la città soffre di uno strano complesso narcisistico che non le permette di vedere il futuro, la città eterna è ancora troppo innamorata del suo glorioso passato e quindi tutto sembra essersi fermato al periodo barocco con qualche accenno Sabaudo e del ventennio ma niente di più, fortunatamente ci sono alcuni coraggiosi che vorrebbero trasformare Roma in senso POP per avvicinarla a città come Londra, New York, Parigi, Tokyo … Sicuramente questa strada è molto insidiosa ma del resto senza rischio non c’è possibilità di successo, Alexandra Mazzanti è una delle sognatrice che pensa che sia possibile fondere la bellezza del passato con il gusto contemporaneo, il suo capolavoro è Dorothy Circus Gallery, galleria d’arte contemporanea vicino Campo dei Fiori, che anno dopo anno è diventato un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti del Pop Surrealism. A giugno Alexandra ha rilasciato un’intervista molto interessante, ve ne proponiamo alcuni estratti : Quando hai aperto la galleria e in quel momento che stava succedendo nel mondo dell’arte a Roma? Ho aperto Dorothy Circus Gallery nel 2007, A quei tempi a Roma, ma anche in Italia, c’erano molte gallerie focalizzate sull’arte concettuale ed astratta e ogni esposizione era caratterizzata da un’atmosfera fredda ed impersonale. Secondo me le gallerie d’arte erano estranee alle rivoluzioni artiche e poetiche che stavano avvenendo nel nuovo millennio e molte di queste gallerie ignoravano la trasformazione dei gusti del pubblico a livello globale. I giovani artisti venivano semplicemente ignorati dalla cultura ufficiale mentre venivano favoriti artisti e movimenti esplosi ed accettati già da 20 o 30 anni, questi movimenti potevano quindi contare sul supporto dei soliti nomi noti della critica italiana. Collezionare arte era appannaggio solo di pochi richi e fortunati personaggi mentre nessuno pensava ai giovani collezionisti. Come si sono trasformati i tuoi gusti in fatto d’arte da quando hai aperto la galleria? I miei gusti sono solidi e stabili, ma sono comunque sempre alla ricerca di nuove proposte. Provo ad offrire al mio vasto pubblico esperienze artistiche nuove e mai viste prima, mi impegno molto ogni volta che devo scegliere un tema di ogni sigola esposizione. Amo esplorare le possibilità offerte dalla fusione tra pop art e problemi sociali, promuovere e stimolare la coscienza sociale attraverso la bellezza e la magia dei capolavori del Surrealismo Pop e della Street Art Per leggere la versione originale in inglese dell’intervista visita questa pagina Visita il sito ufficiale di Dorothy Circus...

Leggi

Le domus romane di Palazzo Valentini

Le Domus Romane di Palazzo Valentini o Palazzo Imperiali Uno dei paradossi romani più incredibili è l’eccesso d’arte e storia, a Roma: ce n’è talmente tanta che alle volte dei capolavori assoluti vengono assolutamente dimenticati. Uno degli esempi più eclatanti è Palazzo Valentini, sede della provincia di Roma, che nasconde al suo interno un vero e proprio tesoro d’epoca romana, frequentato però per lo più da stranieri. Se provate a chiedere ai romani informazioni su Palazzo Valentini pochissimi vi sapranno rispondere. Ma, qual’è il tesoro che nasconde la sede della provincia? Le domus romane di Palazzo Valentini : il tesoro Nel sottosuolo di questo palazzo del XVI secolo si nascondono delle Domus Romane conservate benissimo che comprendono al loro interno anche un impianto termale. Per poter visitare le domus è necessario prenotare con anticipo, non tanto per la sua fama ma per l’esiguo numero di visitatori che possono accedere giornalmente alla struttura. Vi assicuriamo che sarà un’esperienza indimenticabile: appena scese le scale che portano al livello degli scavi inizierete a percepire il fascino del luogo, mano a mano che si avanza nel percorso scoprirete che il vostro Virgilio è niente di meno che Piero Angela che vi accompagnerà con il supporto di ricostruzioni al laser attraverso il percorso monumentale. Le domus romane di Palazzo Valentini : sorprese Durante il percorso non mancheranno piccole curiosità legate anche al Palazzo stesso: una delle cose più interessanti sono sicuramente le fosse usate per smaltire i rifiuti prodotti all’interno del complesso. Alle fine del percorso assisterete ad un documentario che racconta la conquista della Tracia da parte di Traiano attraverso i bassorilievi della colonna Traiana, che potrete osservare da un’angolazione molto speciale; infatti c’è una grata all’altezza degli scavi che permette di osservare il monumento da un’angolazione piuttosto insolita. Per maggiori informazioni o per prenotare una visita vai al sito...

Leggi

Le Torri Romane

Le Torri Romane Da qualche anno a Roma si sente il bisogno di costruire delle torri, dei grattacieli, e le polemiche sull’argomento sono sempre piuttosto accese. E’ il caso del nuovo grattacielo della Provincia e in parte anche per la sua “gemella” Eurosky… Ma già nel medioevo la città eterna aveva sentito il bisogno di costruire le sue torri. Molte sono scomparse, ma dopo tanti secoli ne rimangono ancora una cinquantina a testimonianza di un’antica corsa verso il cielo che aveva coinvolto anche l’Urbe. La zona di Roma con più torri è sicuramente Ponte Garibaldi che in un raggio di 150 m comprende 3 delle torri più famose della città. Le Torri Romane : Torre degli Anguillara La maggior parte delle torri medievali sopravvissute non si trovano nella parte centrale di Roma, anche se è proprio in centro dove ci sono quelle più famose. Tra queste la Torre degli Anguillara, che si trova su viale Trastevere di fronte a ponte Garibaldi, è conosciuta soprattutto come “La casa di Dante“. La torre è l’unica ancora in piedi nel rione di Trastevere ed è uno dei pochi edifici rimasti in piedi del complesso della fortezza degli Anguillara originaria, abbattuta alla fine dell’800 nel quadro di riqualificazione urbana della città. Le Torri Romane : Torre dei Caetani o Torre della Punzella L’Isola Tiberina, nel XI e XII secolo era una piazzaforte importantissima a Roma. La roccaforte è stata costruita dalla famiglia dei Pieleoni e la Torre, ancora ben conservata, testimonia il passato militare di questa minuscola isola circondata dal Tevere. Almeno due Papi trovarono rifugio nella fortezza: Vittore III nel 1078 e Urbano II nel 1088. La Torre è attualmente gestita dall’Università Israelitica e viene anche chiamata Torre della Punzella per via di un basso rilievo che rappresenta il volto di una giovane donna. Le Torri Romane : Torre Argentina o Torre del Papito all’Argentina La torre fù costruita nel XV secolo per volere di Johannes Burckardt, alto prelato originario di Strasburgo. In latino era chiamata Argentoratum e per questo Johannes amava firmarsi Argentinus. Da qui viene il nome della struttura che si trova in Largo di Torre Argentina, zona centralissima della città famosa per i gatti che vivono all’interno dei resti archeologici visibili nel centro della...

Leggi

La Casilina

La Casilina Roma è una città famosa sin dall’antichità per le sue strade consolari, quella che ha conservato il maggior fascino è sicuramente l’Appia Antica, meta sia turistica sia per il relax cittadino dei residenti, naturalmente i tempi dell’Impero sono lontani ma anche oggi alcune strade sono una parte importante della città, la Casilina per esempio ha un fascino ed un degrado che la caratterizzano in maniera unica, nessuno potrebbe confondere la Casilina con la Tuscolana per esempio, questo è un dato di fatto. La Casilina : breve storia Via Casilina nasce da Porta Maggiore ed al tempo dei Romani era chiamata Via Labicana poiché terminava a Labicum [oggi chiamato Monte Compatri] da qui si univa alla via Latina che conduceva sino a Casilinum [la moderna Santa Maria Capua Vetere], quindi il nome le deve essere stato attribuito in tarda epoca imperiale o molto più probabilmente nel medioevo. La Casilina del dopo guerra era piena periferia se non addirittura campagna, quello che avremmo visto sarebbero stato un panorama caratterizzato da delle strutture/ruderi immerse negli orti, così descrive Tor Pignattara Pier Paolo Pasolini : « Quando ch’ebbero lasciato alle spalle, passa passo, Porta Furba e si furono bene internati in mezzo a una Shangai di orticelli, strade, reti metalliche, villaggetti di tuguri, spiazzi, cantieri, gruppi di palazzoni, marane, e quasi erano arrivati alla Borgata degli Angeli, che si trova tra Tor Pignattara e il Quadraro (…) » Con il boom economico l’area urbana di Roma ha iniziato ad allargarsi e così i confini est della città hanno iniziato a seguire la strada, decine di palazzoni e palazzine abusive hanno iniziato a comparire numerose fino a creare quartieri come il Pigneto, Torpignattara e più passava il tempo più le case avanzavano fino a creare altri nuovi quartieri come la  Borghesiana e Vermicino che attualmente sono il confino tra Roma e l’agro romano. La Casilina : Oggi Naturalmente quando si parla di Casilina non si può fare a meno di non pensare al traffico, infatti questa direttrice è uno dei punti deboli della mobilità romana sia in entrata che in uscita, non a caso la più grande opera pubblica in costruzione a Roma è la Metro C che percorrerà la Casilina da Monte Compatri al Pigneto, proprio dal Pigneto è iniziata in un certo senso la trasformazione della zona, infatti il quartiere è diventato in breve tempo una delle zone più influenti della movida Romana, trasformando i propri punti deboli in elementi di originalità in grado di attirare un pubblico trasversale da ogni quartiere di Roma. Raccontaci la tua Casilina : lascia un...

Leggi

Immagine Acheropita del Redentore a San Giovanni in Laterano

Immagine Acheropita del Redentore a San Giovanni in Laterano Roma è una città con una storia a dir poco straordinaria e piena di sovrapposizioni, questo mix di eventi ha creato talmente tanta arte e curiosità che è umanamente impossibile conoscerle tutte, uno degli scopi della Pro Loco di Roma è proprio quello di proteggere, conservare la storia della città, per esempio quanti di voi conoscono la storia della reliquia dell’Immagine Acheropita del Redentore che si può ammirare nel Sancta Sanctorum del santuario della Scala Santa? Acheropita? Già il nome tradisce il fascino ed il mistero di questa reliquia, la parola deriva dal greco, anche se le fonti sono contrastanti e significa letteralmente non fatto da mano umana, la storia/leggenda ci racconta che Maria e i discepoli chiesero a Luca un ritratto di Cristo, il loro maestro, naturalmente Luca era molto lusingato dalla richiesta e non vedeva l’ora di iniziare il suo lavoro, visto anche l’affetto sincero che provava per il suo maestro ma la storia continua raccontandoci che il futuro santo non fece in tempo ad iniziare il dipinto poiché lo trovò già finito per mano degli angeli. Questi elementi sarebbero già sufficienti per far nascere una leggenda ma la storia non finisce qui, infatti anche l’arrivo a Roma della reliquia è prodigioso secondo la tradizione, infatti l’Immagine Acheropita del Redentore era conservata a Gerusalemme almeno fino al 700, poi con l’inizio della persecuzione degli Iconoclasti costringe il patriarca della città Germano a fuggire con l’icona ma i persecutori non mollano ed inseguono senza sosta Germano e l’icona, il patriarca sentendosi ormai perso decide che è meglio gettare in mare il dipinto piuttosto che farlo cadere nelle mani dei suoi inseguitori ma una volta in acqua il quadro invece di farsi trasportare dalle correnti marine si dirige verso Roma, riuscendo persino a risalire il Tevere per poter letteralmente volare nelle mani di S. Gregorio II che aveva fatto un sogno premonitore sull’arrivo della reliquia a Roma nel 726 ca. Nei secoli l’icona è stata usata dai pontefici come strumento di persuasione facendo credere ai fedeli che il suo potere poteva essere usato per prevenire o far finire catastrofi e carestie, questo potere poteva essere sprigionato attraverso una processione solenne, oggi invece l’icona viene ammirata “solo” per il suo valore storico/artistico da migliaia di turisti ogni anno. La reliquia può essere ammirata nei sotterranei di San Giovanni in Laterano, l’aspetto attuale dell’icona è la conseguenza di un restauro del XII secolo , la versione originale invece viene datata V-VI secolo dopo Cristo, tra l’altro data non compatibile con la prima parte della...

Leggi

Villa Adriana

Villa Adriana L’Impero è al suo apice, Traiano è il nuovo Alessandro, anche i Parti sono caduti sotto i suoi colpi, in precedenza la Germania, la Tracia ed altre nazioni avevano conosciuto la sua spada, chi sarà il successore di questo grande condottiero? Con un po di sorpresa si scoprirà che il suo successore è Adriano, iberico come lui ma molto diverso nei modi e nelle ambizioni, non alzerà mai la spada contro il nemico ma guiderà l’Impero attraverso una rivoluzione economico/culturale che cambierà Roma per sempre, la sua visione del mondo è ancora visibile è si chiama : Villa Adriana. Villa Adriana come sintesi Villa Adriana nelle intenzioni del suo ideatore doveva essere la sintesi di tutto ciò che di più bello vi era nell’impero, questo lo deduciamo da Historia Augusta, Vita Hadriani, XXVI, 5 : « Fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli ove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più celebri delle province dell’impero, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli inferi. » La struttura venne costruita vicino Roma, a Tibur [l’attuale Tivoli] ed aveva un’estensione di 120 ettari [ altre fonti dicono 300 ettari ] che la rendono una delle ville più grandi dell’epoca, la difficoltà della progettazione/realizzazione è dovuta all’aspetto polivalente della villa che svolgeva compiti residenziali, di rappresentanza, di servizio ed al suolo piuttosto irregolare dell’area, di seguito una ricostruzione della Villa in tutto il suo splendore. Villa Adriana gli scavi Gli scavi nella zona sono iniziati nel 1450 ad opera di Flavio Biondo , di li a poco l’interesse per la Villa si trasformò da storico in predatorio, infatti la struttura fu soggetta a razzie, soprattutto da parte dei Papi, o nel migliore dei casi usata come cava a cielo aperto, solo nel 1870 lo stato acquistò la maggior parte dei terreni, c’è da dire che comunque una parte di Villa Adriana rimane nelle mani dei privati, e inizio i lavori di scavo sistematici per riportare alla luce i segreti di questo enorme complesso che tuttavia non sono affatto conclusi. Villa Adriana oggi Oggi visitando Villa Adriana in primo luogo si viene colpiti dall’uso dell’acqua, come negli edifici del Cànopo e del Teatro Marittimo, del resto l’acqua corrente era uno dei simboli del potere di Roma e della sua evoluzione rispetto ai barbari che circondavano l’Impero di Adriano, naturalmente anche le statue, su tutte quella di Marte, ricordano al visitatore lo splendore passato, comunque tra gli edifici che compongono il complesso non vanno dimenticati il Complesso di Pecile, la Piazza d’Oro e la sala dei Filosofi. Villa...

Leggi

Anfiteatro Castrense, secondo anfiteatro di Roma

Anfiteatro Castrense, secondo anfiteatro di Roma La parola Anfiteatro Castrense deriva dal latino amphitheatrum castrense, dove con “castrum” ci si riferiva, molto probabilmente, alle residenze imperiali, come citato nei cataloghi regionari del V Regio. L’Anfiteatro che si trova tra la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e le Mura Aureliane, faceva parte del Palazzo Sessoriano, antica villa imperiale di età severiana, che include la Basilica, l’Anfiteatro, le Terme Eleniane e il Circo Variano. L’Anfiteatro Castrense è il secondo anfiteatro romano; appartenente agli inizi del III secolo d.c. fu costruito, insieme al resto del complesso residenziale imperiale, dall’imperatore Eliogabalo. Venne utilizzato per spettacoli e manovre militari in onore della corte imperiale e rimase in uso fino alla costruzione delle Mura Aureliane. L’ Anfiteatro Castrense aveva una forma ellittica (metri 88 x 75,80), costruito in opera laterizia con pochi elementi in travertino, fu composto in origine da due ordini di arcate con pilastri e un terzo in muro pieno. Il primo ordine è costituito da arcate con semi-colonne corinzie con il capitello in mattoni, il secondo, invece, aveva accanto le arcate delle paraste e in fine nel terzo ordine, di cui si hanno solo dei disegni rinascimentali, vi erano delle finestre e delle mensole in cui venivano appoggiate le travi a sostegno del velario. Dall’Anfiteatro partiva un corridoio coperto che rasentava la grande sala, quella che oggi è la Chiesa di Santa Croce, e arrivava fino al Circo Variano. Del corridoio, che era più lungo di 300 metri e largo 14,50, se ne vedono i resti, insieme a quelli del circo, nel retro della chiesa visibili in vari punti. All’interno, ora occupati dagli orti del convento di Santa Croce, vi erano i gradini della cavea, sorretti da ambulacri con volte a botte e sovrapposti come i piani esterni. Ambienti sotterranei erano presenti sotto l’arena, rivelati da scavi in epoche passate. Nel costruire le Mura Aureliane, l’Anfiteatro, fu incluso nel percorso della cinta muraria per favorirne la rapida costruzione. Mentre la parte interna venne inclusa nelle mura, in quella esterna furono murate le arcate inferiori. Venne fortificato il piano superiore con delle merlature e per far si che la struttura diventasse più alta, furono scoperte parte delle fondamenta, realizzate in cementizio con cementa in selce. Rimase ben conservato con i tre piani fino alla metà del XVI secolo, in cui per esigenze difensive si dovette mantenere solo il primo piano e una sola arcata del secondo piano, visibile in via Nola.  Della cavea non è rimasto quasi niente. Nel Settecento i suoi resti furono usati per costruire nuove strutture. Su viale Castrense si possono vedere tre quarti dei resti del muro...

Leggi

Estate romana: ritorna il Lungo il Tevere…Roma!

Estate romana: ritorna il Lungo il Tevere…Roma! L’ Estate romana si riempie di colori e di profumi tutti nuovi, all’insegna del divertimento, della cultura, della musica e della letteratura. Visto il grande successo ottenuto nelle edizioni precedenti, l’ Estate romana ripropone ancora una volta la manifestazione Lungo il Tevere… Roma che si terrà dal 12 Giugno al 31 Agosto. L’Evento coinvolge non solo il popolo romano, ma anche i milioni di turisti che ogni anno si spingono fino a Roma, attirati dalle bellezze della città capitolina. Da Ponte Sublicio a Ponte Sisto, uno sfavillare di bancarelle con in mostra pezzi di artigianato italiano, abbigliamento made in Italy o tavolini dove sedersi per degustare l’enogastronomia tipica romana, vi attireranno sulle banchine del Tevere. Il tutto farà da sfondo a iniziative importanti come il Cantagiro, esibizioni di musica Pop e Jazz ed esibizioni organizzate dalle Scuole di Musica romane ogni domenica. Rimanendo in ambito culturale, anche quest’anno l’ Estate romana ripropone il concorso letterario “Poeta Saltimbanco” che si terrà per la seconda edizione in onore di Franco Califano. Possono partecipare al concorso gli autori di monologhi e poesie in romano che si ispirano al cantautore. Un altra proposta è il “Tevere Teatro Festival” con spettacoli organizzati da giovani esordienti che trovano una maggiore visibilità durante questa rassegna. Elenchiamo ancora , “Maniphesta RomaBruciAncora”, una mostra per ricordare l’incendio provocato da Nerone nel 64 d.C. e “Cinebox”, una serie di filmati che narrano la storia della canzone italiana risalente agli anni ’60. L’Estate romana offre anche molti laboratori organizzati da Officina d’Arte, un’associazione culturale che cerca di sviluppare le attività creative e artistica sia di adulti che dei bambini. Lungo il Tevere… Roma colorerà le vostre giornate tutte le sere dalle ore 19.00 con ingresso gratuito....

Leggi

Il Chiostro del Bramante

Chiostro del Bramante Il Chiostro del Bramante, esempio di architettura rinascimentale ad opera di Donato Bramante (1444-1515), è parte integrante del complesso della Chiesa di Santa Maria della Pace. A commissionare l’opera a Bramante, fu il cardinale Oliviero Carafa intorno al 1500, come da iscrizione perimetrale presente all’interno del Chiostro e dai decori di emblemi gentilizi con su il cappello cardinalizio, sui pilastri al piano superiore. Il Chiostro è realizzato a pianta quadrata, e la sua architettura, che prende spunto dalla classicità come era tipico nel Rinascimento, si presenta grazie al Bramante, assente di decori aggiuntivi e rafforzata dagli elementi strutturali. E’ composto da un ampio portico, dove su ogni lato sono presenti quattro archi, realizzati con pilastri ionici e con l’interno a volta. Le pareti del pianterreno sono ornate di affreschi, nella maggior parte delle lunette, sulla vita di Maria e da monumenti sepolcrali del ‘400. La loggia superiore è costituita da pilastri e colonne in stile corinzio che si alternano a sostegno dell’architrave a copertura piana; qui i sedili che si trovano ancora oggi alla base di ogni pilastro, venivano utilizzati dai monaci, durante i loro momenti di riflessione. Gli ambienti al pianterreno erano i luoghi per la vita collettiva, mentre quelli abitativi si trovavano al primo piano. Oggi le sale del primo piano vengono utilizzate per attività culturali, ed i sedili alla base dei pilastri, sono a disposizione del pubblico che viene per leggere, conversare o ristorarsi. Nel Loggiato Superiore è presente la Sala delle Sibille da cui si ha la possibilità di ammirare l’affresco “Le Sibille” di Raffaello. L’affresco, simbolo del passaggio dall’era pagana a quella cristiana, rappresenta degli angeli portatori di un messaggio divino alle Sibille, che a loro volta lo trasmetteranno agli uomini. Il Chiostro, dopo il suo restauro nel 1997, ospita numerose esposizioni internazionali d’arte, conferenze e seminari.  Il Chiostro del Bramante è aperto tutti i giorni con il seguente orario: Lun – Ven 10.00 – 20.00 Sab – Dom 10.00 – 21.00 La biglietteria chiude una ora prima Mostre in Corso La Caffetteria Bistrot, il Bookshop e lo Store del Chiostro hanno ingresso libero indipendentemente dalle mostre Orario Aperture Festività: 1 novembre 10.00 – 21.00 8 dicembre 10.00 – 21.00 24 dicembre 10.00 – 17.00 25 dicembre 16.00 – 21.00 26 dicembre 10.00 – 21.00 31 dicembre 10.00 – 18.00 1 gennaio 12.00 – 21.00 6 gennaio 10.00 –...

Leggi

Cloaca Massima

Cloaca Massima: Storia La Cloaca Massima, definita così dal suo nome latino Cloaca Maxima, “la fogna più grande”, fu costruita alla fine del VI secolo a.C. anche se ufficialmente fu Tarquinio Prisco a iniziarne la costruzione. Essa fu realizzata tramite degli archi a volta che rendevano le strutture più solide e in grado di durare nel tempo. Fu costruita per risanare, dalle acque dei fiumiciattoli e dalle paludi che si venivano a formare con le inondazioni del Tevere, le aree del Foro Romano, della Subura e del Circo Massimo, alla quale si aggiunsero poi i canali che venivano dal Velabro. Divenne così il più grande canale di acque bianche e nere della città. Nell’Ottocento fu collegata alla rete fognaria urbana integrandosi nel sistema fognario contemporaneo. Tito Livio scrisse che fu scavata nel sottosuolo della città, mentre altre fonti e il percorso che segue fa supporre che in origine si trattasse di un canale a cielo aperto per la raccolta delle acque dei corsi naturali. Il canale, comunque, già situato nel sottosuolo, in seguito venne ricoperto per far ampliare il centro cittadino. Cloaca Massima: i Resti Una parte è percorribile e inizia appena fuori il Foro di Nerva, con un’altezza di circa 3 metri e con il pavimento a circa 12 metri al di sotto della strada moderna. Un primo tratto in tufo rosso dell’Aniene è forse di età augustea, mentre la sezione al di sotto del Foro di Nerva ha pareti in cementizio e volta in blocchi di peperino, il cui estradosso è in parte ancora visibile nell’area archeologica. La parte successiva che attraversa diagonalmente il Foro di Nerva, non più accessibile, è di travertino e tufo dell’Aniene, di cui resta visibile solo il tratto sotto la Basilica Emilia. Sotto il Foro Romano, il condotto si divide in due gallerie parallele, è costruito in opera incerta e in opera reticolata ed è databile alla tarda età repubblicana. Il settore sotto la Basilica Giulia, contemporaneo alla costruzione di questo edificio, ha una volta in tufo dell’Aniene. Il percorso continua lungo il Vicus Tuscus passando attraverso il Velabro: in questo punto un condotto in cementizio del I secolo d.C. sostituisce con il percorso più antico sbarrato, coperto con lastre di cappellaccio disposte a cappuccina, risalente al IV secolo a.C. Un altro punto in cui si può accedere si trova nell’antico Foro Boario, in corrispondenza del cosiddetto Arco di Giano quadrifronte. È tuttora visibile, presso i resti del Ponte Rotto, vicino al Ponte Palatino, l’antico sbocco della Cloaca Massima, costituita da un arco a triplice ghiera di conci in pietra gabina. Curiosità: Nel Foro Romano è presente un piccolo sacello circolare sorto...

Leggi

Valle della Caffarella: visita guidata e aperitivo

Valle della Caffarella: Visita Guidata  e Aperitivo Valle della Caffarella è un luogo in cui storia e natura diventano un tutt’uno. Il fiume Almone costeggia l’area archeologica, nota anche con il nome di “Valle-Marmorea”, che comprende il Casale della Vaccareccia, famoso perché i turisti si fermano per acquistare dell’ ottima ricotta, la Tomba di Annie Regilla risalente al II secolo d.C., il Casale dell’ex Mulino,  la Chiesa di Sant’Urbano, tempio di Faustina e Cerere, vecchie cisterne d’acqua e torri di vedetta, e infine il Ninfeo di Egeria del II secolo d.C. Secondo la leggenda si dice che sia stato il luogo d’incontro del Re Numa Pompilio e della Ninfa Egeria. L’area archeologica della Valle della Caffarella è immersa nel verde lussureggiante della natura che al tramonto la rende un luogo incantevole. La visita guidata alla Valle della Caffarella sarà il 22 Giugno 2014 e durerà un paio di ore, al termine del quale si ritornerà al punto di partenza, dove sarà possibile degustare un ottimo aperitivo con la luce del tramonto. La partenza è prevista alle ore 17.00 da Via Appia Antica, proprio di fronte alla Chiesa Domine Quo Vadis. Il costo del biglietto è così suddiviso: € 10.00 (adulti), € 5.00 bambini (fino a 13 anni) per la visita guidata alla Valle della Caffarella, mentre per l’aperitivo al tramonto, che si terrà presso gli Spazi esterni dell’Ex-Cartiera Latina in Via Appia Antica, il prezzo è di  € 7.00 sia per adulti che per bambini. Per eventuali chiarimenti contattate la Dottoressa Marta De Tommaso, Archeologa e Guida Turistica di Roma e Provincia, 333-4854287 o tramite mail: cleonefer82@hotmail.it L’aperitivo consiste in un primo di penne al salmone, rucola e pachino, dei ricchi secondi tra cui è possibile scegliere fra involtini di guanciale e prugne, spiedini vegetariani, polpettine di tonno e olive nere, mini crocchette di patate e scamorza e, infine, degli appetitosi piedini di frutta. Da bere è possibile scegliere un cocktail analcolico o un drink alcolico tra vino, birra o...

Leggi

Piazza Navona

Piazza Navona Definita la Piazza Barocca di Roma, Piazza Navona ha, al contrario, origini più antiche. All’interno del Rione Parione, essa prende il nome dal termine “Agone”, che in greco significa gara, battaglia, e veniva utilizzato per indicare manifestazioni pubbliche di giochi. Ai tempi dell’antica Roma, all’incirca nel 86 d.C, la Piazza fu lo Stadio di Domiziano, utilizzato come arena per i giochi di atletica e per le corse dei carri. Fino ad allora avevano avuto luogo nel Campo Marzio, luogo più adatto ai giochi perché fuori dalla città. Fino alla metà del XV secolo era possibile vedere i resti dell’antico Stadio ricoperti di erbacce, ma già alla metà del XVII secolo, con i lavori di ristrutturazione ordinati da Papa Innocenzo X, la Piazza mantenne solo il suo vecchio perimetro e cambiò completamente aspetto. Oggi tra i palazzi edificati per mano del Papa, sono compresi Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile, e la Chiesa di Sant’Agnese in Agone, la cui costruzione si deve a Borromini. La Chiesa sorge nel luogo dove avvenne il miracolo di Santa Agnese. Agnese, ancora tredicenne, rifiutò di sposarsi e così venne denudata davanti alla folla dello Stadio, ma miracolosamente le crebbe una folta chioma di capelli grazie alla quale poté coprire il suo corpo nudo. In seguito, Agnese venne sgozzata con una spada e oggi è diventata la patrona di tutte le giovani donne. Ai lati e al centro della Piazza è possibile ammirare le tre fontane che caratterizzano Piazza Navona. La più importante è posta di fronte alla facciata di Santa Agnese in Agone. E’ la Fontana dei Quattro Fiumi, in cui sono scolpite quattro statue in rappresentanza dei quattro fiumi più importanti per l’epoca: il Nilo, il Danubio, il Gange e il Rio de la Plata. I lavori della Fontana furono eseguiti dal Bernini, acerrimo rivale del Borromini. Infatti, una delle statue, quella del Danubio, scolpita proprio di fronte alla Chiesa, ha la mano alzata per proteggersi dal pericolo del “crollo” della chiesa opera del Borromini. Non si sa se sia leggenda o se sia realtà, ma sicuramente descrive bene l’ostilità che vi era fra i due artisti. Al centro della fontana dei Quattro Fiumi vi è l’obelisco egiziano precedentemente ubicato nel Circo di Massenzio. La seconda fontana è la Fontana del Moro, scolpita con delfini e animali marini, anche questa realizzata dal Bernini. All’estremità opposta è possibile ammirare la Fontana del Nettuno, raffigurante il dio che combatte un mostro marino circondati da altre creature marine. La pittoresca Piazza Navona è circondata da Caffè e ristoranti e spesso gremita di turisti e artisti di strada che la popolano ormai da tantissimi anni. Con i...

Leggi

Via Appia Antica

Via Appia Antica Via Appia Antica è la strada romana che collegava un tempo la città di Roma alla città di Brindisi, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente. Veniva chiamata dai romani Regina Viarium, per la precisione con cui gli antichi ingegneri romani l’avevano costruita. Le grandi pietre levigate che formano la pavimentazione della strada, l’hanno resa percorribile anche in caso di pioggia o di condizioni climatiche avverse, assicurando la stabilità dei mezzi di trasporto a ruota dell’epoca. Via Appia Antica è l’unico luogo dove è ancora possibile ammirare i resti del lontano impero. Inizialmente collegava Roma alle colline di Albano. I lavori di ristrutturazione iniziarono nel 312 a.C, per volere del censore Appio Claudio Cieco e furono ultimati nel 190 a.C., quando la strada raggiunse Brindisi. Via Appia Antica era nota nel passato anche perché nel 71 a.C., in seguito alla ribellione dei 6000 schiavi guidati da Spartaco, quando questi vennero catturati, furono crocifissi lungo questa strada fino a Pompei. Sotto gli ordini degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano e Adriano la strada fu nuovamente ampliata e ristrutturata, per poi essere abbandonata dopo la caduta dell’Impero romano. A questo momento di oblio della Via Appia Antica si alternano momenti di rinascita durante il periodo delle Crociate in Terra Santa, per non essere poi più considerata fino al Rinascimento. La strada è percorribile ancora oggi; per il primo tratto è costituita dai normali sampietrini, fino ad arrivare all’altezza della tomba di Cecilia Metella dove la strada è composta dai basoli che da qui in poi costituiscono il manto stradale di via Appia Antica. I massi di origine vulcanica derivano dalla storica “colata di Capo di Bove”, che dai Colli Albani arrivò fino a questo punto della Via Appia. Da Porta San Sebastiano in poi, Via Appia è una scoperta continua per rivivere la storia dell’ antica Roma: il Sepolcro degli Scipioni, le Chiese di San Giovanni, la piccola chiesa del Domine Quo Vadis. Sulla Via Appia Antica apparvero, per la prima volta, le pietre miliari, delle pietre piantate sul ciglio della strada che segnavano le distanze percorse delle vie...

Leggi

Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città

Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città Via Gregoriana si trova nel rione di Campo Marzio, uno dei quartieri più centrali della città delimitato dal fiume Tevere, dal Campidoglio e dal Quirinale ed unisce via Capo le Case alla famosa piazza della Trinità dei Monti. Via Gregoriana prende il nome da Papa Gregorio XIII Boncompagni che ne ordinò la sua costruzione nel 1575 per il Giubileo. Lo scopo era quello di creare una via che collegasse la chiesa di Trinità dei Monti, che era sorta già da qualche decennio, e la sottostante città rinascimentale, come alternativa alla scalinata costruita da Domenico Fontana, architetto papale svizzero che operava a Roma, per migliorare l’accesso al Pincio. In realtà Papa Gregorio XIII Boncompagni non riuscì benissimo nel suo intento. L’idea fu ripresa e migliorata da Felice Peretti che creò un vero percorso “commerciale” tra la Roma rinascimentale e il Pincio, inaugurando la strada Felice, chiamata così in suo nome. Nel 1585 Felice Peretti divenne Papa Sisto V e la strada Felice, in suo onore, prese il nome di Via Sistina, una delle vie principali che unisce Trinità dei Monti, San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme e dove è possibile ammirare passeggiando dei grandissimi obelischi egiziani, l’Esquilino e il Sallustiano. Con la creazione di Via Sistina, Via Gregoriana diventò una strada riservata e tranquilla nonostante conservasse la sua centralità. In realtà, la cosa che stupisce è che ancora oggi, nonostante il traffico, i turisti e il movimento che c’è nelle vicinanze, Via Gregoriana continua a mantenere la sua tranquillità. Grazie alla sua posizione centrale divenne sede di artisti e intellettuali sia italiani che stranieri. Fra gli artisti ricordiamo Federico Zuccari, grande esponente del manierismo italiano, che vi costruì il Palazzo Zuccari, conosciuto anche come la Casa dei Mostri. Vi abitarono artisti dalla risonanza internazionale come Pietro Bracci, progettista del monumento funebre della regina Maria Casimira di Polonia, Angelica Kauffman, pittrice e ritrattista svizzera, J.J. Winckelmann, bibliotecario e storico dell’arte tedesco,  Friedrich Overbeck, pittore tedesco. Dal 2000, dopo la ristrutturazione, ospita la Biblioteca Hertziana dedicata alla storia...

Leggi

Casa del Cinema – Villa Borghese

La Casa del Cinema a Villa Borghese. Teatro e Cinema in una delle cornici più belle di Roma. La Csa del Cinema nasce da un’idea del giornalista e manager culturale Felice Laudadio e dal 2001 ha la sua sede nella storica Casina delle Rose, integralmente restaurata dopo più di 25 anni di degrado e abbandono. La Casina, dalla sua costruzione all’inizio dell’Ottocento, ebbe diversi usi, che la videro trasformarsi in ristorante, latteria, stalla, un ristoro di lusso e negli anni della Dolce Vita una dancing dal nome “La Lucciola”, sede di eventi mondani. Oggi invece come Casa del Cinema dispone di sale di proiezione ed espositive, di un bar ristorante, di una libreria specializzata e da maggio/giugno a settembre/ottobre è anche attivo il Teatro all’aperto circondato da una vasta area verde. Le sale presenti all’interno sono le seguenti: Sala Deluxe, dotata dei più moderni sistemi di proiezione e del suono, è il fiore all’occhiello della CdC (124 posti) Sala Kodak, sala convegni con videoproiettori (64 posti) Sala Gian Maria Volontè, sala convegni con videoproiettori, pensata per presentazioni di libri, dibattiti, seminari (35 posti) Teatro all’aperto Ettore Scola, inaugurato nel 2007, ospita grandi rassegne cinematografiche ma anche eventi legati alla musica e al teatro (200 posti) Sala Sergio Amidei e Cesare Zavattini, intitolate a due grandi sceneggiatori della storia del cinema italiano: Sergio Amidei e Cesare Zavattini, che rappresentano “tutto il cinema italiano dalla A alla Z”, ospitano mostre fotografiche e pittoriche dedicate al cinema e ai suoi protagonisti.   Info utili: Indirizzo Largo Marcello Mastroianni, 1 Telefono: 0039 06 423601 / 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00 Fax: 0039 06 42016191 Sito web: www.casadelcinema.it Facebook: http://www.facebook.com/pages/Casa-del-Cinema/167889168045 Twitter: http://twitter.com/CasadelCinema L’orario di apertura della Casa del Cinema segue la programmazione degli eventi. Generalmente l’ingresso in sala è consentito 15 minuti prima dell’inizio della proiezione. La portineria risponde telefonicamente tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00. La programmazione e l’orario di ingresso in sala possono subire...

Leggi

Pin It on Pinterest