I busti del Pincio

Scoprire le bellezze della nostra città: i busti del Pincio 228 volti che ci accompagnano nella nostra passeggiata lungo il colle dei giardini Fra tutti i giardini di Roma, quelli del Pincio sono senza alcun dubbio i più conosciuti e di certo tra i più belli. Situato tra piazza del Popolo, Villa Medici e il Muro Torto, attraverso via delle Magnolie il Pincio, ci conduce direttamente a Villa Borghese. I giardini, su questo colle, vennero concepiti dall’amministrazione napoleonica, intorno al 1810, ma ciò che al suo interno si trova possiede una storia differente e, di certo, più difficile. Parliamo dei busti del Pincio. 228 volti che da oltre un secolo si ergono nei viali del giardino, accompagnandoci in una passeggiata di cultura, ricca di storia…malgrado gli atti di vandalismo ed i successivi restauri che cercano di porre rimedio al danno commesso. Ma le loro vicissitudini travagliate hanno origine ancor più antica. I busti del Pincio, infatti, furono ideati da Giuseppe Mazzini, Triunviro della Repubblica Romana, al fine di ornare i viali del colle di tutte quelle figure che avrebbero mostrato ai visitatori i volti più illustri degli italiani, nel corso della storia. Una simile idea patriottica fu subito approvata e vide un fondo di oltre 10.000 lire per la realizzazione di tali opere. Il lavoro sui busti del Pincio, tuttavia, terminò troppo tardi, quando la Repubblica ormai finita, aveva ceduto il posto al potere del Vaticano. E fu proprio la chiesa a rinchiudere in un magazzino tutti gli illustri volti realizzati in marmo, giustificando il proprio gesto con la volontà di non voler mostrare molti di quei nomi che un tempo crearono scompiglio nella nazione. Fu così che solo fra il 1851 ed il 1852 alcuni dei busti del Pincio fecero la loro apparizione. Alfieri, Canova, Tiziano, Palladio, erano fra di essi. Ma occorsero diversi anni prima che i volti di Savonarola, Caio Gracco o Pietro Colletta poterono essere prelevati e disposti sulle vie del Pincio. Eppure, anche in quest’occasione, alcuni di essi subirono cambiamenti a dir poco radicali. Grazie all’intervento dello scultore Sarrocchi il Gattamelata divenne Orazio, Leopardi divenne Zeusi, così come Macchiavelli divenne Archimede, affinché i sentimenti di ‘ribellione’ che un tempo quei nomi potevano suscitare, così mutati, sarebbero stati accolti differentemente. E si mostrano ancora a noi, nella loro storia difficile, i busti del Pincio così concepiti. Alcuni illustri e riconoscibili, altri mutati nell’aspetto, altri ancora, come quello di Alfieri, realizzati appositamente in un periodo successivo rispetto agli altri. Eppure, ancora oggi, sembrano essere vittime dei pensieri delle persone. Con i loro nasi rotti, la vernice scura sul loro marmo bianco, i busti del Pincio si mostrano sfigurati. Neanche...

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Ipogeo degli Aureli

Roma sotterranea: l’ Ipogeo degli Aureli C’è una Roma sotterranea, che pochi di noi conoscono, una Roma misteriosa ed interessante, ricca di storia e reperti archeologici. Nella Roma segreta che andiamo a scoprire oggi, visitiamo le catacombe di cui fa parte l’ Ipogeo degli Aureli (detto anche “di Aurelio Felicissimo”), considerato un vero e proprio cimitero sotterraneo. L’ Ipogeo degli Aureli, risalente al III secolo d.C. (probabilmente al 230) è uno dei più importanti complessi funerari presenti nella capitale, fu scoperto del tutto casualmente nell’autunno del 1919 durante gli scavi per la realizzazione di un garage. Situato all’incrocio tra viale Manzoni e via Luzzatti, è realizzato su due piani: il primo, composto da una sala in muratura e solo in parte interrato, il secondo, del tutto ipogeo, formato a sua volta da due stanze scavate nel tufo. L’ Ipogeo degli Aureli apparteneva ad una ricca famiglia di liberti imperiali e deve il suo nome al mosaico pavimentale rinvenuto in una delle stanze sotterranee, sul quale compaiono i nomi di quattro membri della gens Aurelia: Aurelius Felicissimus che dedica il sepolcro ai suoi fratelli Aurelius Onesimus, Aureliius Papirius ed Aurelia Prima. Le pitture dell’ Ipogeo degli Aureli Ciò che colpisce entrando nell’ Ipogeo degli Aureli sono le numerose rappresentazioni pittoriche presenti sulle pareti, molte delle quali di difficile interpretazione. Nella camera superiore si vede, sulla parete di fondo, un’immagine di un uomo e di una donna con accanto un serpente, forse Adamo ed Eva; a destra vi è un’altra scena che potrebbe rappresentare la creazione del primo uomo, con due figure virili vicine, dipinte in un ambiente paradisiaco decorato con alberi e rami fioriti. Lungo le pareti laterali sono presenti dei personaggi barbuti, forse filosofi, e degli arcosoli che accoglievano le sepolture. Scendendo al piano inferiore troviamo un ambiente con volta a botte ed altri arcosoli con 12 personaggi togati, forse gli apostoli, ed un uomo su un cavallo davanti ad un arco seguito da un gruppo di persone. Inoltre sono presenti immagini di pastori, insegnanti, richiami alla cultura ellenistica e scene mitologiche classiche. Una delle scene più particolari si rifà probabilmente all’epica omerica: vi è rappresentato l’episodio descritto nell’Odissea in cui i compagni di Ulisse vengono trasformati in maiali dalla Maga Circe. L’uso funerario dell’ipogeo durò pochi anni, fino al 271 circa, quando la costruzione delle Mura Aureliane racchiuse il monumento all’interno della nuova cinta muraria, vietandone così l’utilizzo in virtù dell’antichissimo divieto di seppellire i morti all’interno delle mura. Nel giugno 2011 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (PCAS) ha terminato un complesso lavoro di restauro e recupero dell’ Ipogeo degli Aureli che, naturalmente, è visitabile: per informazioni rivolgersi alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: tel. 06 4465610 – 06 4467601; fax 06 4467625; e-mail: pcomm.arch@arcsacra.va....

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Il Monte del Grano al Quadraro

Il Monte del Grano al Quadraro Il Monte del Grano, nella zona del Quadraro di Roma, è il nome popolare con cui viene indicato il Mausoleo di Alessandro Severo, imperatore romano, 222 – 225 d.C., morto assassinato in Gallia nel Marzo del 235. Il sepolcro è uno dei più grandi rinvenuti, il terzo per la precisione, dopo la Mole Adriana ed il Mausoleo di Augusto. Oggi il Monte del Grano è una collinetta ricoperta di olivi, sita all’interno del Parco XVII 1944. Il nome Monte del Grano sembra essersi diffuso nel medioevo, quando già nel 1386 nell’Archivio storico Capitolino, era possibile rintracciare la dicitura: “Modius Grani“. Tradotto stava ad indicare l’aspetto della collinetta a forma di moggio di grano rovesciato. Siamo negli ultimi decenni del 1500, quando secondo lo sculture e umanista italiano Flaminio Vacca, dal Monte del Grano viene estratto quello che sembra essere il sarcofago di Alessandro Severo. Sul coperchio sono raffigurati due personaggi, riconosciuti come l’imperatore e sua madre Julia Mammea, che lo sostenne per tutta la durata del suo regno. Attualmente l’imponente sarcofago è conservato nelle sale dei Musei Capitolini. Tuttavia, ci sono studi in disaccordo sull’attribuzione del mausoleo all’imperatore Severo, ma la ricchezza del sepolcro, fortifica l’idea di un componente di famiglia imperiale. Per arrivare al sepolcro è necessario accedere attraverso un portale di marmo e percorrere un corridoio di mattoni lungo 21 metri. La camera sepolcrale, un tempo realizzata su due piani, è a forma circolare con il soffitto a cupola. I due lucernari avevano la funzione di illuminare la cella e far passare l’aria.  ...

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Le domus romane di Palazzo Valentini

Le Domus Romane di Palazzo Valentini o Palazzo Imperiali Uno dei paradossi romani più incredibili è l’eccesso d’arte e storia, a Roma: ce n’è talmente tanta che alle volte dei capolavori assoluti vengono assolutamente dimenticati. Uno degli esempi più eclatanti è Palazzo Valentini, sede della provincia di Roma, che nasconde al suo interno un vero e proprio tesoro d’epoca romana, frequentato però per lo più da stranieri, se provate a chiedere ai romani informazioni su Palazzo Valentini pochissimi vi sapranno rispondere, ma qual’è il tesoro che nasconde la sede della provincia? Le domus romane di Palazzo Valentini : il tesoro Nel sottosuolo di questo palazzo del XVI secolo si nascondono delle Domus Romane conservate benissimo che comprendono al loro interno anche un impianto termale, per poter visitare le domus è necessario prenotare con largo anticipo, non tanto per la sua fama ma per l’esiguo numero di visitatori che possono accedere giornalmente alla struttura, e vi assicuriamo che sarà un’esperienza indimenticabile, appena scese le scale che portano al livello degli scavi inizierete a percepire il fascino del luogo, mano a mano che si avanza nel percorso scoprirete che il vostro Virgilio è niente di meno che Piero Angela che vi accompagnerà con il supporto di ricostruzioni al laser attraverso il percorso monumentale. Le domus romane di Palazzo Valentini : Sorprese Durante il percorso non mancheranno piccole curiosità legate anche al Palazzo stesso, una delle cose più interessanti sono sicuramente le fosse usate per smaltire i rifiuti prodotti all’interno del complesso ed infine assisterete ad un documentario che racconta la conquista della Tracia da parte di Traiano attraverso i bassorilievi della colonna Traiana che potrete osservare da un’angolazione molto speciale, infatti c’è una grata all’altezza degli scavi che permette di osservare il monumento da un’angolazione piuttosto insolita. Per maggiori informazioni o per prenotare una visita vai al sito ufficiale...

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Le Torri Romane

Le Torri Romane Da qualche anno a Roma si sente il bisogno di costruire delle torri, dei grattacieli, le polemiche sull’argomento sono sempre piuttosto accese come nel caso del nuovo grattacielo della Provincia ed in parte anche per la sua “gemella” Eurosky, ma già nel medioevo la città eterna aveva sentito il bisogno di costruire le sue torri, molte sono scomparse ma dopo tanti secoli ne rimangono ancora una cinquantina a testimonianza di un’antica corsa verso il cielo che aveva coinvolto anche l’Urbe, la zona di Roma con più torri è sicuramente Ponte Garibaldi che in un raggio di 150 m comprende 3 delle torri più famose della città. Le Torri Romane : Torre degli Anguillara La maggior parte delle torri medievali sopravvissute non si trovano nella parte centrale di Roma però nel centro della città, in un’area relativamente piccola, ci sono le più famose tra cui appunto la Torre degli Anguillara che si trova su viale Trastevere di fronte a ponte Garibaldi, è conosciuta soprattutto come “La casa di Dante“, la torre è l’unica ancora in piedi nel rione di Trastevere ed è uno dei pochi edifici rimasti in piedi del complesso della fortezza degli Anguillara originaria abbattuta alla fine dell’800 nel quadro di riqualificazione urbana della città. Le Torri Romane : Torre dei Caetani o Torre della Punzella L’Isola Tiberina, nel XI e XII secolo era una piazzaforte importantissima a Roma, la roccaforte è stata costruita dalla famiglia dei Pieleoni, la Torre ancora ben conservata, testimonia il passato militare di questa minuscola isola circondata dal Tevere, almeno due Papi trovarono rifugio nella fortezza : Vittore III nel 1078 e Urbano II nel 1088, la Torre è attualmente gestita dall’Università Israelitica e viene anche chiama Torre della Punzella per via di un basso rilievo che rappresenta il volto di una giovane donna. Le Torri Romane : Torre Argentina o Torre del Papito all’Argentina La torre fù costruita nel XV secolo per volere di Johannes Burckardt, alto prelato originario di Strasburgo che in latino era chiamata Argentoratum per questo Johannes amava firmarsi Argentinus di qui il nome della struttura che si trova in Largo di Torre Argentina, zona centralissima della città famosa per i gatti che vivono all’interno dei resti archeologici visibili nel centro della...

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Anfiteatro Castrense, secondo anfiteatro di Roma

Anfiteatro Castrense, secondo anfiteatro di Roma La parola Anfiteatro Castrense deriva dal latino amphitheatrum castrense, dove con “castrum” ci si riferiva, molto probabilmente, alle residenze imperiali, come citato nei cataloghi regionari del V Regio. L’Anfiteatro che si trova tra la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e le Mura Aureliane, faceva parte del Palazzo Sessoriano, antica villa imperiale di età severiana, che include la Basilica, l’Anfiteatro, le Terme Eleniane e il Circo Variano. L’Anfiteatro Castrense è il secondo anfiteatro romano; appartenente agli inizi del III secolo d.c. fu costruito, insieme al resto del complesso residenziale imperiale, dall’imperatore Eliogabalo. Venne utilizzato per spettacoli e manovre militari in onore della corte imperiale e rimase in uso fino alla costruzione delle Mura Aureliane. L’ Anfiteatro Castrense aveva una forma ellittica (metri 88 x 75,80), costruito in opera laterizia con pochi elementi in travertino, fu composto in origine da due ordini di arcate con pilastri e un terzo in muro pieno. Il primo ordine è costituito da arcate con semi-colonne corinzie con il capitello in mattoni, il secondo, invece, aveva accanto le arcate delle paraste e in fine nel terzo ordine, di cui si hanno solo dei disegni rinascimentali, vi erano delle finestre e delle mensole in cui venivano appoggiate le travi a sostegno del velario. Dall’Anfiteatro partiva un corridoio coperto che rasentava la grande sala, quella che oggi è la Chiesa di Santa Croce, e arrivava fino al Circo Variano. Del corridoio, che era più lungo di 300 metri e largo 14,50, se ne vedono i resti, insieme a quelli del circo, nel retro della chiesa visibili in vari punti. All’interno, ora occupati dagli orti del convento di Santa Croce, vi erano i gradini della cavea, sorretti da ambulacri con volte a botte e sovrapposti come i piani esterni. Ambienti sotterranei erano presenti sotto l’arena, rivelati da scavi in epoche passate. Nel costruire le Mura Aureliane, l’Anfiteatro, fu incluso nel percorso della cinta muraria per favorirne la rapida costruzione. Mentre la parte interna venne inclusa nelle mura, in quella esterna furono murate le arcate inferiori. Venne fortificato il piano superiore con delle merlature e per far si che la struttura diventasse più alta, furono scoperte parte delle fondamenta, realizzate in cementizio con cementa in selce. Rimase ben conservato con i tre piani fino alla metà del XVI secolo, in cui per esigenze difensive si dovette mantenere solo il primo piano e una sola arcata del secondo piano, visibile in via Nola.  Della cavea non è rimasto quasi niente. Nel Settecento i suoi resti furono usati per costruire nuove strutture. Su viale Castrense si possono vedere tre quarti dei resti del muro...

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Piazza Navona

Piazza Navona Definita la Piazza Barocca di Roma, Piazza Navona ha, al contrario, origini più antiche. All’interno del Rione Parione, essa prende il nome dal termine “Agone”, che in greco significa gara, battaglia, e veniva utilizzato per indicare manifestazioni pubbliche di giochi. Ai tempi dell’antica Roma, all’incirca nel 86 d.C, la Piazza fu lo Stadio di Domiziano, utilizzato come arena per i giochi di atletica e per le corse dei carri. Fino ad allora avevano avuto luogo nel Campo Marzio, luogo più adatto ai giochi perché fuori dalla città. Fino alla metà del XV secolo era possibile vedere i resti dell’antico Stadio ricoperti di erbacce, ma già alla metà del XVII secolo, con i lavori di ristrutturazione ordinati da Papa Innocenzo X, la Piazza mantenne solo il suo vecchio perimetro e cambiò completamente aspetto. Oggi tra i palazzi edificati per mano del Papa, sono compresi Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile, e la Chiesa di Sant’Agnese in Agone, la cui costruzione si deve a Borromini. La Chiesa sorge nel luogo dove avvenne il miracolo di Santa Agnese. Agnese, ancora tredicenne, rifiutò di sposarsi e così venne denudata davanti alla folla dello Stadio, ma miracolosamente le crebbe una folta chioma di capelli grazie alla quale poté coprire il suo corpo nudo. In seguito, Agnese venne sgozzata con una spada e oggi è diventata la patrona di tutte le giovani donne. Ai lati e al centro della Piazza è possibile ammirare le tre fontane che caratterizzano Piazza Navona. La più importante è posta di fronte alla facciata di Santa Agnese in Agone. E’ la Fontana dei Quattro Fiumi, in cui sono scolpite quattro statue in rappresentanza dei quattro fiumi più importanti per l’epoca: il Nilo, il Danubio, il Gange e il Rio de la Plata. I lavori della Fontana furono eseguiti dal Bernini, acerrimo rivale del Borromini. Infatti, una delle statue, quella del Danubio, scolpita proprio di fronte alla Chiesa, ha la mano alzata per proteggersi dal pericolo del “crollo” della chiesa opera del Borromini. Non si sa se sia leggenda o se sia realtà, ma sicuramente descrive bene l’ostilità che vi era fra i due artisti. Al centro della fontana dei Quattro Fiumi vi è l’obelisco egiziano precedentemente ubicato nel Circo di Massenzio. La seconda fontana è la Fontana del Moro, scolpita con delfini e animali marini, anche questa realizzata dal Bernini. All’estremità opposta è possibile ammirare la Fontana del Nettuno, raffigurante il dio che combatte un mostro marino circondati da altre creature marine. La pittoresca Piazza Navona è circondata da Caffè e ristoranti e spesso gremita di turisti e artisti di strada che la popolano ormai da tantissimi anni. Con i...

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Sedia del Diavolo, la tomba di Elio Callistio

Sedia del Diavolo, la tomba di Elio Callistio La Sedia del Diavolo è un’architettura funebre della Roma Antica. In principio era collocata in cima ad una collinetta della lunga Via Nomentana, oggi il monumento si trova in una piazzetta al quartiere africano di Roma. La Piazza prende il nome di Elio Callistio, colui per il quale fu realizzato il sepolcro. La Sedia del Diavolo è infatti la tomba di Elio Callistio liberto di Adriano. La sua tomba è stata costruita a naiskos (cioè a tempietto) una costruzione greca tipica nella prima metà del II secolo d.C. E’ possibile trovare un’altra tomba simile alla Sedia del Diavolo sull’Appia Antica. Sedia del Diavolo, una leggenda tramandata nel presente: Per sapere perché la tomba di Elio Callistio prende il nome di Sedia del Diavolo, bisogna abbandonarsi all’immaginazione. Nella Roma Antica l’architettura funebre, sorgeva in un quartiere disabitato, in cima ad una piccola collina. Trasformata in rudere dal tempo, la tomba, era rifugio di pastori e vagabondi che vivevano nelle campagne. Il rudere, con i bagliori rossastri dei fuochi notturni che venivano accesi all’interno dai pastori, richiamavano da lontano la figura del diavolo. Da qui il nome Sedia del Diavolo. Il tipo di architettura con cui è costruita la Sedia del Diavolo è tipicamente greco. Questo tipo di costruzione, in greco naiskos (come già menzionato), nella Roma Antica era conosciuto con il nome di edicola ed all’inizio era un tempio in miniatura che ospitava la statua della divinità. Con l’influenza dell’architettura greca, invece, l’edicola si è sviluppata fino a diventare un tempietto vero e proprio alzato su due piani. Questo sepolcro è datato al II secolo d.C. Nella camera superiore si svolgevano i riti funebri, mentre nella parte sottostante, in un seminterrato accessibile da una scala, trovavano riparo le spoglie dei defunti. Il pavimento è interamente in mosaico bianco e sulle pareti è possibile notare opere di restauro non...

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Faro del Gianicolo

Faro del Gianicolo Il Faro del Gianicolo fu costruito dall’architetto Manfredo Manfredi, autore del sepolcro al Pantheon per Vittorio Emanuele II  e collaboratore nella realizzazione dell’ Altare della Patria.  Inizialmente la lanterna del Faro del Gianicolo era in funzione tutte le notti illuminando col fascio tricolore i tetti della città, adesso viene accesa in alcune occasioni come ricorrenze nazionali. Il Faro del Gianicolo è posto lungo il primo tratto del viale chiamato la passeggiata del Gianicolo, risalendo dal lato del Vaticano.  Il luogo in cui è stato collocato, oltre a essere molto elevato, ha anche un significato simbolico per essere stato teatro degli scontri per la difesa della Repubblica romana del 1849. Realizzato in pietra bianca di Botticino, è alto 20 metri e si ispira alle forme dell’arte classica. Su una base circolare con diametro di dieci metri si innalza una colonna sovrastata da un capitello su cui corre la dedica: “A ROMA CAPITALE GLI ITALIANI D’ARGENTINA. MCMXI”. Sopra al capitello vi è un’ ara circolare ornata da quattro erme con protomi leonine, collegate da festoni. La lanterna è raggiungibile attraverso la scala a chiocciola che conduce al capitello e poi attraverso una scala a pioli di ferro. Nella base del Faro sono stati ricavati tre locali: l’atrio di ingresso alla scala e due ambienti di servizio e deposito, situati nello spazio circolare che corre intorno alla scala. Curiosità: La balconata del Faro, che guarda verso il carcere di Regina Coeli, a cui è molto vicina in linea d’aria, era utilizzata fino a qualche tempo fa dai familiari dei detenuti per comunicare con i loro parenti: una pratica in effetti vietata, ma tollerata dalle forze dell’ordine, purché i messaggi riguardassero esclusivamente notizie importanti e urgenti.    ...

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Sepolcro degli Scipioni

Sepolcro degli Scipioni Su Via di Porta San Sebastiano, accanto alla Chiesa di San Cesareo, troviamo il Sepolcro degli Scipioni. Viene considerato una rarità, in quanto risalente al IV e II secolo a.C., mentre la maggior parte dei cimiteri familiari romani risalgono ben a quattro o cinque secoli dopo. Il Cimitero appartiene a una delle più celebri famiglie romane, è quasi sempre chiuso al pubblico perché in rovina. L’esistenza del cimitero si è avuta solamente alla fine del Settecento, suscitando grande scalpore. Delle due figure più celebri della famiglia Scipioni, Scipione l’ Africano vincitore di Annibale, e Scipione l’Emiliano che distrusse Cartagine, non furono mai trovati i resti all’interno del Sepolcro. Furono identificate invece quelli di altri illustri membri della famiglia. Le iscrizioni sono di notevole interesse storico, ed alcune di queste, dedicate a membri giovanissimi, contengono commoventi versi: “Sotto questa Pietra riposano la grande sapienza e le grandi virtù di un uomo che ebbe vita breve. Non chiedete quali cariche rivestì: non ebbe (…) Ma per raggiungerle gli mancò solo il tempo”. Secondo alcune testimonianze all’ interno del Sepolcro sarebbe stato conservato anche il corpo del Grande poeta Ennio, a metà tra il III e II secolo. Non c’è la certezza dato che il suo corpo venne sepolto qui dato che non fu mai ritrovato. Ma fu rinvenuto qui un ritratto scultoreo appartenente a...

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Case Romane del Celio: un tesoro nascosto

Case Romane del Celio Nel rione Celio, nascosti al di sotto della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, troviamo i resti di un complesso residenziale romano. Si dice che qui, abbiano dimorato i due santi già citati. Il complesso fu scoperto nell’ 800 , portandoci così a conoscenza di una Roma inedita; durante gli scavi videro la luce  ben 20 ambienti di cui 13 affrescati. Attraverso una attenta analisi è stato possibile stabilire diverse epoche per gli ambienti e per gli affreschi presenti, eseguiti dal III secolo al basso medioevo. Nel II secolo l’ ambiente principale era costituito da un insula su due livelli, nel cui piano inferiore vi era un impianto termale ,un caseggiato popolare con un portico e taberne al piano stradale e in quello superiore vi erano le abitazioni. Successivamente nel III secolo l’ intero complesso abitativo fu trasformato in un unica domus pagana. Per adattare l’ edificio alla nuova funzione furono apportate ulteriori modifiche recentemente , ovvero : il taglio della facciata a metà dell’ altezza al secondo piano e la chiusura delle finestre e delle sei arcate a pian terreno. Nel II secolo l’ ambiente diviso in due grandi domus presentava un pian terreno affrescato da stucchi, pitture e mosaici parietali  policromi da qui si aprivano grandi ambienti. La casa meglio conservata è quella sulla quale si sono impiantate la navata centrale e quella sinistra della basilica . Questa casa era separata dall’altra attraverso uno stretto cortile che si trasformerà in un ricco ninfeo in un periodo successivo, il pavimento era costituito da un mosaico policromo a grandi tessere. Case Romane del Celio: Decorazione pittorica  Nella seconda delle due case romane del Celio ritroviamo una ricca decorazione parietale nella quale spicca la rappresentazione del ritorno dall’Ade di Proserpina 3 m x 5m. Fra le altre decorazioni presenti ricordiamo i putti vendemmianti fra girali di vite e molte creature fantastiche fra ghirlande di fiori. Nella stanza dei “geni” la decorazione parietale è articolata su due registri : nel fregio superiore ritroviamo eroti vendemmianti, mentre in quello inferiore troviamo 10 efebi nudi che sostengono una ghirlanda policroma tra piccoli uccelli in volo.Sulle pareti dell’ atrio cortile ritroviamo una megalografia ovvero un grande affresco a soggetto marino. Qui le vere protagoniste dell’ affresco sono due divinità femminili raffigurate sdraiate su uno scoglio , identificate come Cerere e Proserpina . Nell’ Aula dell’ orante viene privilegiata  la rappresentazione di candelabri,elementi vegetali, animali, fauni e figure umane.L’ oratorio medievale del santissimo salvatore è decorato da affreschi a soggetto cristologico, e di grande importanza è la scena di crocifissione di Cristo vestito da una tunica blu tra le figure di...

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Colosseo

Apertura stagionale: Aperto dal 2 Gennaio al 31 Dicembre Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 12,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Colosseo, il più grande anfiteatro romano   Il Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio è il più grande e importante anfiteatro romano, nonché il più imponente monumento della Roma antica che sia giunto fino a noi. Costruito per volere di Vespasiano nel 72 d.C nell’area occupata dal lago artificiale annesso all’’enorme palazzo di Nerone, la Domus Aurea, venne inaugurato nell’80 da Tito, con giochi che pare siano durati 100 giorni. Nelle vicinanze era presente una statua colossale di Nerone, dal quale la leggenda vuole che derivi il nome Colosseo. Dopo l’uccisione di questo imperatore la statua venne rimodellata per raffigurare Sol il dio del Sole, aggiungendo l’appropriata corona solare. Era usato per gli spettacoli gladiatorii e altre manifestazioni pubbliche (spettacoli di caccia, rievocazioni di battaglie famose, e drammi basati sulla mitologia classica). Spesso, gli spettacoli cominciavano con animali che esguivano numeri da circo. Venivano poi i combattimenti mortali dei gladiatori (solitamente shiavi, prigionieridi guerra o criminali, erano quasi tutti uomini, ma non mancava qualche donna); i cadaveri venivano portati via su barelle da inservienti vestiti da Caronte, il mitico traghettatore di anime. Se un gladiatore veniva ferito, affidava la sua sorte alla folla e all’imperatore: “pollice alto” significava salvezza, “pollice verso” voleva dire morte, mentre il vincitore diventava l’eroe del momento. Il Colosseo esprime con chiarezza le concezioni architettoniche e costruttive romane della prima Età imperiale, basate rispettivamente sulla linea curva e avvolgente offerta dalla pianta ellittica e sulla complessità dei sistemi costruttivi. Archi e volte sono concatenati tra loro in un serrato rapporto strutturale. L’edificio forma un’ellisse di 527 m di circonferenza, con assi che misurano 187,5 m per 156,5 m. L’arena all’interno misura 86 m per 54 m, con una superficie di 3.357 m². L’altezza attuale raggiunge i 48,5 m, ma originariamente arrivava ai 52 m. Il Colosseo, come tutto il centro storico di Roma, è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell’umanità dall’UNESCO nel 1980. Nel 2007 il complesso è stato anche inserito fra le Sette meraviglie del mondo moderno nell’ambito di un controverso concorso. Per Info & Acquisto biglietti, clicca...

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Castel Sant’Angelo e il Passetto di Borgo

Castel Sant’Angelo Castel Sant’Angelo, la Storia di un Monumento cardine della città di Roma: Principale caposaldo delle difese papali, Castel Sant’Angelo ha avuto una funzione militare per una quindicina di secoli, fino a metà del 1800. Originariamente però, il mausoleo era una tomba, fatta costruire dall’imperatore Adriano per sé e per i suoi discendenti. Nel II secolo d.C. il Mausoleo di Augusto (sito nell’attuale Piazza Augusto Imperatore) non aveva più spazio per le sepolture imperiali; fu così che Adriano decise di realizzare una struttura adatta per la sua sepoltura. Si dice, inoltre, che il progetto della struttura venne disegnato dall’imperatore in persona. Oggi Castel Sant’Angelo ha una struttura completamente differente, a seguito dei cambiamenti apportati negli anni, ma l’imperatore Adriano realizzò la tomba sul modello tradizionale etrusco: un tozzo cilindrico con base rettangolare. Date le dimensioni immense, possiamo rapportare il mausoleo più che a una tomba egizia ad una una piramide d’Egitto. Come queste, la struttura contiene una camera sepolcrale proprio al centro dove le ceneri della famiglia imperiale, e di alcuni successori, erano conservate in urne d’oro; eccetto quelle di Adriano stesso, che si narra siano state custodite presso la sommità. Il Mausoleo iniziò a svolgere da struttura difensiva durante il periodo della Roma Imperiale. La sua vicinanza al fiume ne faceva una fortezza naturale. Nel III secolo l’imperatore Aureliano decise di incorporarla nel suo progetto del sistema difensivo, il quale comprendeva la realizzazione di mura a difesa della città di Roma. Castel Sant’Angelo parte integrante del progetto acquistò la sua prima merlatura, il primo cambiamento nell’aspetto esterno. Diventato ormai roccaforte della città, acquisì un ruolo fondamentale nella battaglia contro i Goti nel IV secolo. Da qui i difensori scagliarono contro gli invasori lastre di marmo e statue interne del castello (accelerando il cambiamento esteriore). Il tentativo di difesa fu comunque inutile e i Goti si impossessarono sia del Castello, sia della zona parallela, quella che è oggi Borgo Pio. Il nome deriva proprio dal nome gotico che gli diedero: Burg. Quando nel Medioevo i Papi iniziarono ad usare il castello per la propria difesa, il mausoleo acquistò l’attuale nome dedicato all’arcangelo Michele, condottiero delle schiere celesti.  Era il tardo IV secolo e Roma era “invasa” da un’ epidemia di peste che stava devastando tutta la città. Papa Gregorio Magno stava dirigendo una processione di cittadini verso San Pietro, per implorare misericordia. In quel periodo la zona di Castel Sant’Angelo era il luogo che i pellegrini dovevano attraversare per raggiungere il centro della Cristianità. Il papa avvicinandosi nei pressi del mausoleo ebbe una visione: sulla cima del castello apparve l’arcangelo che rinfoderava la spada nella sua guaina, simbolo del...

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Fontana dei Quattro Fiumi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dei Quattro Fiumi Piazza Navona Roma (RM) Piazza Navona, ai tempi dell’antica Roma, era lo stadio di Domiziano che fu costruito dall’imperatore Domiziano nell’85 e nel III secolo fu restaurato da Alessandro Severo. Era lungo 276 metri, largo 54 e poteva ospitare 30.000 spettatori. Al centro della Piazza si trova la fontana principale: Fontana dei Quattro Fiumi. Quasi sospeso sulla sottostante cavità, si innalza l’obelisco proveniente dal circo di Massenzio sull’Appia. Ai suoi piedi un alto basamento roccioso ospita quattro gigantesche statue, eseguite dai collaboratori del Bernini, che raffigurano i fiumi dei quattro continenti allora noti: il Nilo, simbolo dell’Africa, opera di Giacomo Antonio Fancelli; il Gange, simbolo dell’Asia, opera di Claudio Poussin; il Danubio, raffigurante l’Europa, di Antonio Raggi e il Rio della Plata, rappresentante l’America, di Antonio Francesco Baratta. Il Nilo ha la particolarità del capo velato, allusivo alle sorgenti ancora sconosciute nel XVII secolo mentre il Rio della Plata presenta, sparse sul suo fianco, delle monete, simbolo delle ricchezze dei territori americani. La scogliera è arricchita da fiori, frutti, animali: un serpente si trova sulla sommità del basamento, la chioma di una stupenda palma sembra battuta dal vento, un leone e un cavallo fuoriescono dalla cavità rocciosa mentre due delfini sono immersi nel bacino circolare. Lo stemma della famiglia Pamphilj, una colomba con il ramoscello di olivo nel becco, decora i lati del basamento e la sommità dell’obelisco. Alcuni atteggiamenti delle raffigurazioni, in particolare del Rio della Plata, con il volto spaventato e la mano sinistra levata come a difendersi dal crollo della vicina chiesa di S. Agnese in Agone, hanno acceso l’immaginazione popolare generando aneddoti sulla rivalità tra il Bernini e il Borromini. Aneddoti di pura fantasia perché quando la Fontana dei Fiumi era già stata ultimata, i lavori di costruzione della chiesa non erano ancora iniziati. Le ingenti spese per la costruzione del monumento provocarono un acuto malcontento contro Innocenzo X e sua cognata, l’ambiziosa Olimpia Maidalchini, da parte del popolo gravato, per l’occasione, da una nuova tassa sul pane. Inoltre il mercato, che fin dal 1477 si teneva in questa piazza, fu costretto a cambiare sede lasciando il posto a passeggiate e meditazioni, come riportato su un lato del basamento dell’obelisco. Piccole attività commerciali tuttavia avrebbero, nel tempo, ripreso a vivere, in questo straordinario scenario destinato dalla famiglia Pamphilj a divenire un capolavoro assoluto dell’arte barocca. Alla metà del Seicento risale anche l’usanza, durata fino al 1867, di allagare la piazza, nelle afose giornate d’agosto,...

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Fontana dell’Acqua Paola – Il Fontanone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana dell’Acqua Paola – Il Fontanone  Via Garibaldi 30 Roma (RM)   Sul colle Gianicolo, più nota a tutti come il Fontanone,  la  fontana  dell’acqua Paola si trova al termine dell’acquedotto attivato da Paolo V Borghese (da cui prende il nome) per fornire approvvigionamento idrico al rione Trastevere che fino ad allora aveva dovuto accontentarsi quasi soltanto dei pozzi e dell’acqua del fiume. In effetti l’acquedotto Paolo era l’originario acquedotto di Traiano ripristinato nel Rinascimento. L’acqua veniva portata dal Lago di Bracciano e nell’antichità era servita a mettere in movimento i mulini di Roma. Un braccio dell’acquedotto venne distaccato per portare acqua al Vaticano e alle fontane dei giardini e a quelle di Piazza San Pietro. La bella fontana fu costruita da Flaminio Ponzio in collaborazione con Giovanni Fontana tra il 1610 e il 1612. La facciata monumentale del Fontanone, animata da angeli, mostri e draghi, è costituita da cinque archi e sei colonne in granito, delle quali quattro provengono dalla facciata dell’antica basilica di San Pietro. Altri marmi furono presi dal tempio di Minerva nel foro di Nerva. Il suo vastissimo bacino è opera di Carlo Fontana. Il piazzale che offre una visuale meravigliosa della fontana e uno splendido scorcio su Roma non esisteva ai tempi di Paolo V, quando la fontana era sull’orlo scosceso del Gianicolo. Fu Alessandro VIII Ottoboni ad aumentare la portata dell’acquedotto creando il piazzale mediante lavori di terrazzamento. Nell’orto retrostante ebbe sede dall’epoca di Alessandro VII il “Giardino dei Semplici” o Orto Botanico che nel 1820 venne trasferito nel giardino di Palazzo Salviati ai piedi del Gianicolo per ordine di Pio...

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Pantheon

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Pantheon In Piazza della Rotonda si erge il grandioso monumento considerato un capolavoro dell’architettura romana. Il Pantheon è uno dei monumenti antichi meglio conservati del mondo. Questo è dovuto in parte alle perfette tecniche architettoniche utilizzate e in parte al fatto che nel 608 d.c. venne donato dall’imperatore Foca al Papa. Il primo costruttore di un edificio così grandioso e solenne fu Marco Agrippa (27-25 d.c), genero di Augusto. Il suo scopo era quello di innalzare un tempio in onore di tutte le divinità, infatti, come si deduce dall’etimologia stessa del termine (pan = tutto teon = divinità), il Pantheon è un tempio dedicato a tutti gli dei. L’edificio attuale non è quello originario, ma un rifacimento dell’imperatore Adriano (117-139 d.c.) dopo che il tempio subì gravi danni in seguito a diversi incendi. Il Pantheon è formato essenzialmente da due nuclei principali, un’enorme sala rotonda coperta a cupola e un atrio rettangolare in facciata che funge da ingresso provvisto di portico colonnato. E’ una soluzione molto originale che testimonia la preferenza dei romani per architetture curvilinee ed il distacco dalla canonica pianta rettangolare dei templi greci di cui si mantiene però la facciata con colonne. La cupola è la più larga mai adottata in muratura e raggiunge i 43.30 metri di diametro. Testimonia con la sua mole il grado di perfezione a cui erano giunte le tecniche costruttive nel II secolo d.c., grazie soprattutto all’uso del calcestruzzo e a complicati sistemi di archi di scarico che indirizzano il peso maggiore sulle parti più resistenti della struttura. Inoltre man mano che si sale verso l’alto la cupola è formata da materiali sempre più leggeri, uniti al calcestruzzo, per diminuire la pressione sul tamburo sottostante. All’interno della sala lo spazio si presenta come una sfera perfetta, in quanto l’altezza della cupola è identica al diametro e l’insieme crea un perfetto equilibrio ed un’armonia particolare tra tutte le parti della struttura. Il rivestimento interno della cupola era probabilmente costituito da bronzi dorati che splendevano quando vi batteva il sole. La parte più alta della cupola presenta un’apertura circolare larga quasi 9 metri, una particolarità che di solito si trova nelle terme, ed applicata eccezionalmente anche in questo edificio. Il pavimento, in marmi policromi, è leggermente convesso per permettere di convogliare le acque (in caso di pioggia) in appositi fori che fanno parte di un complicato sistema di fognature sotterranee. Le pareti erano intervallate da nicchie in cui dovevano essere collocate le statue delle maggiori divinità. All’esterno,...

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Obelisco Macuteo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Macuteo Piazza della Rotonda Roma (RM)   L’ Obelisco Macuteo in Piazza della Rotonda, insieme con quello oggi visibile nella Villa Celimontana, fu originariamente eretto ad Eliopoli da Ramses II. Entrambe furono portati a Roma per ornare il tempio di Iside (Iseum). L’ Obelisco è di granito rosso ed alto circa 6 metri e mezzo. La sua altezza originale era forse maggiore di circa 1 metro. Le iscrizioni riportano frasi che indicano la relazione di parentela del faraone con il dio Sole (“Eccellente figlio del dio Sole”) e ricordano le opere compiute in onore del dio. Non si conoscono i particolari sul trasporto a Roma dei due obelischi gemelli. Questo, ora in fronte al Pantheon, fu scoperto giacente presso la chiesa di S. Maria sopra Minerva, che era stata eretta sulle rovine del tempio di Iside. In seguito al rinvenimento, verso la fine del ‘300, fu spostato di fronte alla piccola chiesa di S. Macuto. Vi era sistemato in maniera assai rudimentale, su quattro dadi che lo sostenevano e senza alcuna decorazione. Roma in quegli anni, a seguito dell’abbandono dei papi che si erano trasferiti ad Avignone, versava in grande miseria e la sua popolazione era scesa a circa 25.000 abitanti. Per dare più degna sistemazione al piccolo obelisco, al tempo di papa Clemente XI (1700-1721), vennero formulate varie ipotesi: nel porto di Ripetta, in Campo de’ Fiori, in piazza SS. Apostoli, in fronte al Palazzo di S. Marco o nei pressi dell’Arco di Costantino. Finalmente nel 1711 esso fu eretto nell’attuale collocazione su un piedistallo decorato da una fontana con delfini, adattandolo sulla cinquecentesca fontana con le maschere di Giacomo della Porta, forse una delle più belle fontane di Roma. Leggi anche:...

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Obelisco in Piazza Minerva

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco in Piazza Minerva Piazza della Minerva Roma (RM)   L’ Obelisco di Piazza Minerva è di granito rosso ed è alto circa 5 metri e mezzo. I suoi lati sono decorati con una singola colonna di iscrizioni. Non si sa come e quando fu trasportato dall’Egitto, ma è certo che a Roma fu collocato nei pressi del tempio di Iside. Cadde e rimase sepolto fino al 1665, quando venne accidentalmente rinvenuto da alcuni frati Domenicani che stavano gettando le fondamenta di un muro di recinzione del giardino della loro chiesa. Papa Alessandro VII diede incarico all’antiquario Athanasius Kircker di studiarlo e di curarne le rierezione nel luogo designato, di fronte alla chiesa di S. Maria sopra Minerva, dunque praticamente nel luogo della sua originaria collocazione e rinvenimento. Dopo molti progetti formulati, fu deciso di erigerlo su un basamento in foggia di elefante. Il progetto fu forse ispirato al Bernini da uno dei monumenti della Villa dei mostri di Bomarzo. Un altro suo progetto, molto ardito, prevedeva una statua di Ercole, su piedistallo, che sosteneva in uno sforzo disperato l’obelisco il bilico. Una iscrizione ingiunge al popolo di ammirare l’obelisco sostenuto dall’animale fra tutti ritenuto il più forte e il più intelligente a significare che occorre una mente robusta, una grande intelligenza per sostenere una solida sapienza. In origine, come altri obelischi, anche questo aveva un gemello, che finì forse ridotto in frammenti, alcuni dei quali sono conservati ad...

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Obelisco Agonale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Obelisco Agonale Piazza Navona Roma (RM)   L’ Obelisco Agonale è collocato oggi al centro della Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona. Portato dai luoghi di scavo di Assuan senza iscrizioni per ordine di Domiziano, questo obelisco fu decorato a Roma con iscrizioni originali scritte in geroglifici e con una rappresentazione dell’imperatore tra due divinità. E’ di granito ed è alto quasi 17 metri. Venne collocato tra il tempio di Serapide e quello di Iside, dove rimase per oltre due secoli, fino a quando Massenzio non lo fece collocare nel Circo, lungo la via Appia, costruito in memoria del figlio Romolo morto nel 310. Non si sa quando cadde. E’ certo però che la sua rierezione si deve a papa Innocenzo X Pamphilj nella metà del ‘600, che scelse piazza Navona per segnalare in qualche modo la sua casa natale. Oltre all’obelisco, comunque, la piazza avrebbe dovuto accogliere una grandiosa fontana che doveva costituire la vera e propria “mostra”, ossia il prospetto finale dell’acquedotto dell’Acqua Vergine. Non era stata ancora costruita, infatti, la fontana di Trevi, per mancanza di fondi. Il papa aveva dato incarico dei lavori ad altri, ma il Bernini riuscì per mezzo di uno stratagemma, donando un modello in argento a Donna Olimpia Maidalchini, cognata del papa, a far conoscere il suo splendido progetto di sistemazione dell’obelisco al centro della Fontana dei quattro fiumi. Il papa, entusiasta del progetto, affidò immediatamente al Bernini l’incarico per la realizzazione del progetto. Cosa che avvenne tra il 1647 ed il 1651. L’iscrizione sul piedistallo ricorda i particolari dell’impresa oltre al significato della fontana sulla quale l’obelisco poggia. La colomba sul culmine è il simbolo della famiglia Pamphilj. Questo grande monumento composito non fu accolto sul momento dai romani con grande favore dato che per l’alto costo della sua realizzazione furono addirittura aumentate le tasse. Oggi è uno dei più ammirati ed amati monumenti della...

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Obelisco Lateranense

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Lateranense Piazza di San Giovanni in Laterano Roma (RM)   L’ Obelisco Lateranense è oggi il più alto obelisco eretto di origine egiziana. E’ di granito rosso e proviene sicuramente dalla zona di Assuan. La sua altezza attuale è di oltre 45 metri, compresa la croce, e pesa 455 tonnellate. I lati sono decorati: tra varie iscrizioni, nella parte superiore, all’interno di un riquadro, è incisa un’immagine del faraone nell’atto di fare offerte alla divinità. L’obelisco fu fatto costruire da Tutmosis III in onore del padre ed era situato dinanzi al tempio del dio Amon a Tebe. Altre iscrizioni su di esso ricordano che per la sua decorazione occorsero ben 35 anni di lavoro di esperti artigiani. Il grandioso obelisco fu trasportato, per ordine dell’imperatore Costantino (274-337 d.C.), lungo il Nilo fino ad Alessandria. La sopraggiunta morte dell’imperatore interruppe il proseguimento del trasporto a Roma. L’impresa fu condotta a termine, dopo varie vicissitudini, dal figlio di Costantino, Costanzo II, utilizzando una grandiosa nave fatta costruire per l’occasione, mossa da 300 rematori. La sua prima collocazione fu nella Villa di Severo, poi fu spostato nel Circo Massimo dove faceva da gemello dell’obelisco ora in Piazza del Popolo. L’ Obelisco Lateranense essendo il primo grande monumento eretto in Roma dopo l’affermazione del cristianesimo, divenne il simbolo per la popolazione romana della vittoria e supremazia della nuova religione sul paganesimo. Circa un secolo dopo cadde, forse a seguito di un attentato, e solo nel XVI secolo, per ordine di papa Sisto V che offrì anche un premio a chi lo avesse ritrovato, fu ricercato ed alla fine rinvenuto sotto 7 metri di terra. Fu inaugurato nel sito attuale il 3 agosto...

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Obelisco Vaticano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Vaticano Piazza San Pietro Roma (RM) L’ Obelisco Vaticano, insieme con quelli di Piazza dell’ Esquilino e Piazza del Quirinale, non ha i lati decorati. E’ ipotizzabile che questi obelischi fossero portati a Roma non finiti direttamente dal luogo di scavo, attribuendo la mancanza di decorazione o di iscrizioni ad una prematura morte del faraone che li aveva commissionati. La rilevanza dell’ Obelisco Vaticano è data soprattutto dall’ importanza dello scenario che lo circonda. E’ di granito rosso ed è alto oltre 25 metri. In origine doveva raggiungere i 45 metri, ma forse si ruppe durante l’erezione, su ordine di Augusto, nel Foro Giulio di Alessandria. Nel 37 d.C. l’imperatore Caligola ne ordinò il trasferimento a Roma, dove fu eretto nel Circo Vaticano o di Caligola e Nerone. Secondo la tradizione, in questo luogo furono martirizzati numerosi cristiani tra cui lo stesso San Pietro. Il fatto che, al contrario degli altri, questo obelisco si sia sempre conservato in piedi, è attribuito appunto all’ importanza che esso rivestiva per il popolo che lo considerava testimone di tali luttuosi eventi. Ed è certo poi che, data la sua vicinanza agli edifici circostanti, se fosse stato abbattuto, avrebbe rischiato di schiantarsi su di essi. Dal luogo della prima collocazione romana fu spostato a seguito dei vicini lavori per l’edificazione della Basilica di San Pietro. Dopo vari progetti non eseguiti, il trasporto al centro della Piazza San Pietro fu attuato grazie alla ferma volontà di papa Sisto V, che affidò direttamente a Domenico Fontana (1543-1607) il grandioso progetto. Nell’ occasione fu esaminato anche il contenuto del globo al culmine (oggi conservato nei Musei Capitolini) che si credeva contenesse le ceneri di Cesare, ma non vi fu trovato null’ altro che polvere. Esiste un gran numero di incisioni coeve che illustrano, come in un moderno reportage, le fasi del macchinoso trasporto. La ricollocazione nella Piazza, che avvenne senza alcun incidente ed in tempi assai brevi, fu seguita con ansia da tutta la popolazione che l’ultimo giorno portò in trionfo Domenico Fontana. L’obelisco fu eretto “nel tramontar del sole” del 10 settembre 1586. Scopri anche: Miti e Leggende – Obelisco Piazza San...

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Obelisco Flaminio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Flaminio Piazza del Popolo Roma (RM) L’Obelisco Flaminio in Piazza del Popolo è uno dei più importanti obelischi di Roma. I lati furono decorati per ordine dei faraoni Seti I e di suo figlio Ramses II. Fu il primo ad essere portato dall’ Egitto a Roma e questa operazione fu di tale grandiosità che addirittura la nave utilizzata per trasportarlo fu per anni esposta a Roma. Nel 10 a.C. fu collocato nel Circo Massimo a commemorazione della conquista dell’Egitto da parte di Augusto. Nel IV secolo era ancora in piedi ma in seguito ne fu persa la memoria per circa un millennio. Solo nel XVI secolo ne furono rinvenuti alcuni frammenti, ma fu solo durante il pontificato di Sisto V che fu intrapresa una seria campagna di ricerca e scavo. Dopo il tentativo, infruttuoso, di cedere l’obelisco all’abate di S. Paolo, perché ne adornasse la basilica, ed il progetto fallito di ornare con esso la chiesa di S. Croce in Gerusalemme, fu infine scelta come destinazione la piazza del Popolo. La riedificazione in quel luogo, nel 1589, serviva a sottolineare la grande importanza della Piazza, monumentale accesso alla città dal Nord, poco dopo che papa Sisto V aveva stabilito, con Bolla, che la chiesa di S. Maria del Popolo venisse considerata una delle “sette chiese” che i pellegrini dovevano visitare in Roma, in sostituzione della basilica di S. Sebastiano, considerata troppo fuori mano. Fino al 1589, unico ornamento della piazza era stata la fontana voluta da papa Gregorio XIII. Nel corso dei secoli lo spazio subì varie modificazioni, assumendo l’assetto attuale solo a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Di conseguenza anche la sistemazione dell’obelisco subì dei cambiamenti: la sua base venne rialzata e furono aggiunte ai suoi piedi le fontane in forma di leone in stile egizio. Oggi è il coronamento delle tre strade che convergono sulla piazza da Sud – il cosiddetto “tridente” – e l’assetto generale costituisce una delle più splendide sistemazioni di un obelisco in tutto il...

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Obelisco Sallustiano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Sallustiano  Piazza della Trinità dei Monti Roma (RM)   Al contrario di altri obelischi portati a Roma senza iscrizioni e rimasti tali, l’ Obelisco Sallustiano, insieme con quello di piazza Navona e del Pincio, fu decorato con geroglifici dopo il trasporto. L’ Obelisco Sallustiano, ovvero quello di Trinità dei Monti è alto quasi 14 metri, è di granito rosso e fu decorato con una copia di una antica iscrizione presente sull’ obelisco di piazza del Popolo. Ma l’esecuzione fu abbastanza imprecisa tanto che alcuni segni risulterebbero scolpiti a rovescio. Questa pratica della copia non deve stupire perché anche in Egitto essa era abbastanza nota e diffusa. Non è nota la data del trasporto a Roma, ma è certo che esso fu eretto all’inizio negli Horti Sallustiani, tra il Quirinale ed il Pincio, e che, alla morte dei proprietari, la proprietà di esso e degli Horti passò all’imperatore Tiberio. Rimase fortunosamente indenne ed in piedi nel corso delle devastazioni del 410 per mano di Alarico e dei Goti. Ma infine cadde anche se non fu mai del tutto perso e dimenticato. Sisto V avrebbe voluto erigerlo davanti alla chiesa di S. Maria degli Angeli. Circa un secolo dopo Athanasius Kircker, che aveva scoperto il segreto della sua iscrizione, ne propose le rierezione a papa Alessandro VII, ma fu solo nel 1734 che papa Clemente XII riuscì a farlo trasportare a Piazza S. Giovanni, presso la Scala Santa, dove peraltro non venne eretto. Anzi, in questo periodo ci furono trattative per un suo trasporto a Parigi. Alla fine papa Pio VI ne decise, anche se in un coro di pareri negativi e in una certa preoccupazione da parte dei padri Minimi della Trinità che temevano per la facciata della loro chiesa, l’erezione in cima alla scalinata di Trinità dei Monti, che fu affidata all’architetto Antinori. I lavori furono ultimati nel...

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Obelisco Mussolini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Obelisco Mussolini Viale del Foro Italico Roma (RM) La creazione dell’ Obelisco Mussolini avvenne a seguito dell’offerta, nel 1927, da parte di una commissione di industriali in nome del popolo di Carrara di un gigantesco monolite marmoreo da dedicare a Mussolini. Il progetto è di Costantino Costantini. Date le dimensioni, sia l’estrazione dalla cava sia il trasporto a Roma furono molto impegnativi e, come notavano alcuni, non esistevano più l’esperienza e le capacità che si erano sviluppate a Roma intorno al ‘500 per lo spostamento dei grandi obelischi egizi. Il monolite scese fino al mare su un convoglio trascinato da 60 coppie di buoi e per mare e risalendo il corso del Tevere fu condotto al luogo destinato su una nave speciale. Al contrario dei ponteggi in legno usati da Domenico Fontana, per l’erezione del monolite fu costruita una struttura in cemento armato. L’inaugurazione avvenne il 4 novembre...

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Obelisco Marconi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa  Obelisco Marconi L’Obelisco Marconi edificato nel 1960 in occasioni delle ristrutturazioni per i giochi olimpici fu dedicato al geniale inventore italiano Guglielmo Marconi. Misura 45 metri di altezza e campeggia al centro della piazza che porta lo stesso nome. La stele è di cemento armato, opera di Arturo Dazzi, eseguiti fra il 1937 e il 1959, i pannelli raffigurano le imprese di Marconi ed altre scene allegoriche sono di marmo biancorivestito con 92 pannelli scultorei in marmo lunense. Attualmente sul prato che lo circonda è stata posizionata una statua di colossali dimensioni che raffigura una figura di uomo nell’atto di affondare/emergere dalla terra dell’americano Seward Johnson dal titolo “Awakening”: il...

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Fontana dell’Acqua Felice

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dell’Acqua Felice  Piazza di San Bernardo Roma (RM) La Fontana (o Mostra) dell’Acqua Felice, anche detta del Mosè in virtù della colossale statua collocata nella nicchia centrale, prende il nome dal primo acquedotto romano di epoca moderna. Tra il 1585 e il 1587 Matteo Bortolani e Giovanni Fontana (fratello di Domenico) ne concepirono il riadattamento realizzando l’acquedotto dell’Acqua Felice, così chiamato dal nome del Papa (Sisto V, al secolo Felice Peretti) che ne commissionò la costruzione. L’acquedotto fu destinato alla fornitura idrica delle aree dei colli Quirinale e Viminale. Ma l’intenzione principale fu probabilmente quella di approvvigionare la villa del Papa (villa Montalto), che estendeva la sua superficie sui due colli. La conduttura idrica entrava in città presso porta Tiburtina (a quei tempi chiamata porta San Lorenzo) e terminava nella Fontana del Mosè, situata oggi in piazza San Bernardo, all’incontro tra via XX Settembre e via del Quirinale. I materiali di costruzione della fontana sono marmo, stucco e travertino, la maggior parte del quale fu prelevata dalle Terme di Diocleziano. L’architettura della fontana prevede tre nicchie sorrette da colonne ioniche. Nelle due nicchie laterali sono situati altorilievi che rappresentano episodi della Bibbia che hanno attinenza con l’acqua. A sinistra “Aronne guida il popolo ebreo all’acqua scaturita dal deserto“(statua realizzata, insieme alle sculture, da Gian Battista della Porta) e a destra “Gedeone sceglie i soldati osservando il loro modo di bere“ (opera di Pietro Paolo Olivieri e Flaminio Vacca). In quella centrale è invece situata la enorme statua del Mosè, alta più di quattro metri, la cui realizzazione fu iniziata da Prospero Antichi ed ultimata da Leonardo Sormani. Le fattezze della statua risultano tozze e piuttosto ridicole, tanto da avergli fatto meritare il nome di “Mosè ridicolo”, attribuitogli dai consueti toni sarcastici dei romani dell’epoca, che gli dedicarono anche alcune pasquinate. L’imponente costruzione appare nel suo complesso disarmonica, una miscellanea di stili tra loro differenti che donano alla fontana un aspetto sproporzionato e, relativamente alla statua del Mosè, addirittura grottesco. Un risultato che potrebbe derivare dall’urgenza con cui Sisto V fece realizzare l’opera. La fontana è comunque degna di interesse in quanto è il risultato degli interventi scultorei ed architettonici di parecchi artisti importanti e rappresenta la prima fontana di Roma costruita appositamente con funzione di mostra...

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Colonna Traiana

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Colonna Traiana  Via dei Fori Imperiali Roma (RM) La Colonna Traiana s’innalza di fronte alle chiese della Madonna di Loreto e del SS. Nome di Maria, accanto ai resti della basilica Ulpia: l’insieme costituisce uno degli spazi più caratteristici e celebri di Roma. Arrivata sino a noi quasi intatta, aveva la funzione di sepolcro dell’imperatore Traiano e poggia su di un alto basamento a dado decorato con bassorilievi. La porta d’ingresso conduce ad un ambiente dove era custodita l’urna con le ceneri dell’imperatore. Sopra l’entrata è un pannello, sostenuto da due Vittorie alate, con l’iscrizione di dedica a Traiano. La colonna è alta circa trenta metri ed è percorsa all’interno da una scala a chiocciola che conduce alla sommità. L’esterno si presenta come un libro antico (volumen) su cui è narrata la conquista della Dacia (attuale Romania), la più grande delle imprese militari dell’imperatore. Il racconto inizia con l’attraversamento del Danubio su un ponte di barche e termina con la deportazione dei Daci sconfitti. Tra costruzioni d’accampamento, battaglie, assedi e discorsi dell’imperatore alle truppe, la figura di Traiano compare almeno sessanta volte. L’originaria policromia, oggi scomparsa, e l’inserimento dei perduti elementi metallici rendevano particolarmente suggestiva la visione. La sommità della colonna era coronata da una statua di Traiano, scomparsa nel medioevo e sostituita da papa Sisto V con una statua di S. Pietro alla fine del XVI secolo. Autore del monumento è il cosiddetto Maestro delle Imprese di...

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Area Archeologica del Palatino

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: intero 12,00€/ ridotto 2€ Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Area Archeologica del Palatino  Parco Archeologico Colosseo – Foro – Palatino L’area archeologica del Palatino fa parte dello Istituto autonomo creato dal MiBAC nel 2017 che comprende Anfiteatro Flavio,  l’area del Foro Romano e del Palatino, la Domus Aurea sul colle Oppio, l’arco di Costantino e la Meta Sudans. Il Palatino I dati archeologici in realtà fanno supporre un’occupazione stabile del colle fin dal XIII secolo a.C. Per la sua importanza storica e religiosa il Palatino divenne, già dal VI secolo a.C., luogo di residenza della classe dirigente romana. Tra i resti di case repubblicane vanno ricordate la c.d. Aula Isiaca e la “Casa dei Grifi”, con stucchi e pareti dipinte. L’aspetto del Palatino cambiò notevolmente quando l’imperatore Ottaviano Augusto, che vi era nato, scelse di abitarvi. Dopo di lui tutti i successivi imperatori elessero il colle come loro dimora. Sorsero così i palazzi di Tiberio (Domus Tiberiana), di Nerone (Domus Transitoria e parte della Domus Aurea), dei Flavi (Domus Flavia e Domus Augustana) e di Settimio Severo (Domus Severiana).  Alla fine dell’età imperiale tutto il colle era occupato da un’unica grande “reggia” detta, dal nome del colle, Palatium, termine poi passato a designare prima il palazzo per eccellenza, quello dell’imperatore, quindi ogni residenza di tipo monumentale. Nel XVI secolo, per iniziativa del cardinale Alessandro Farnese, sopra la Domus Tiberiana sorse una grandiosa villa (Orti Farnesiani) in seguito quasi completamente distrutta. Scavi sistematici dell’area iniziarono dal XVIII secolo e sono tuttora in corso. I ritrovamenti effettuati sono in parte visibili nel Museo...

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Acquedotto Marcio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 3,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Acquedotto Marcio Piazza di Porta San Lorenzo, 1 Roma (RM) Telefono 060608 L’ Acquedotto Marcio fu uno tra i più lunghi acquedotti romani, percorreva esattamente 91,208 km. Prende il nome dal pretore Quinto Marcio Re che lo costruì nel 144 a.C. Le sorgenti, si trovano nell’alta valle dell’ Aniene, vicino Arsoli, e fin dall’antichità l’Acqua Marcia godette fama di acqua eccellente. Un bel tratto è visibile nella zona del Casale di Roma Vecchia, dove il suo speco era sormontato da quello della Tepula e della Giulia, con i quali condivide il percorso fino a Porta Tiburtina. Lunghi tratti dell’acquedotto furono utilizzati e distrutti per l’acquedotto Felice. Tratti su arcate sono ancora visibili a Tor Fiscale, al Mandrione e tra Porta Maggiore e Porta Tiburtina. L’Aqua Marcia subì consistenti opere di restauro da parte di Agrippa nel 33 a.C. e di Augusto tra l’11 e il 4 a.C.: quest’ultimo, potenziò la portata del condotto con la captazione di una nuova sorgente detta Augusta. I restauri di Augusto sono ricordati sull’attico di Porta Tiburtina, dove sono menzionati anche le importanti opere di restauro eseguite da Tito nel 79 d.C. e da Caracalla nel 212-13 Altri restauri furono eseguiti da Adriano e dai Severi. Con la costruzione delle grandi terme di Diocleziano, alimentate dall’acqua Marcia, fu necessaria la costruzione di un canale supplementare. Restauri delle stesso Diocleziano sono riscontrabili lungo il condotto mentre fonti epigrafiche documentano anche interventi eseguiti da Arcadio e Onorio. L’acqua Marcia veniva erogata in ben 10 regiones; il Celio e l’Aventino venivano alimentati dal rivus Herculaneus, che si staccava dalla Marcia poco prima di Porta Tiburtina e in condotto sotterraneo raggiungeva Porta...

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Teatro Marcello

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Teatro Marcello  Via del Teatro di Marcello Roma (RM) L’edificio di Teatro Marcello sorse nel luogo dove venivano svolti già in precedenza spettacoli teatrali, con strutture mobili di legno che occupavano una parte del lato curvo del Circo Flaminio. Si conosce un successivo restauro dovuto a Vespasiano, limitato alla scena e da Alessandro Severo. Nel XIII secolo il teatro fu trasformato in fortezza e nel Cinquecento in palazzo signorile dalla famiglia Savelli; il palazzo, opera di Baldassarre Peruzzi, fu acquistato nel Settecento dagli Orsini. Negli anni 1926-1932 la parte inferiore, corrispondente alle strutture romane, fu acquistata dal Comune di Roma, liberata dagli edificiche vi si erano addossati e restaurata. Il teatro è l’unico dei tre stabili di Roma (insieme al Teatro di Pompeo e al Teatro di Balbo) del quale si conserva gran parte della facciata esterna. Questa era tutta in travertino e presentava in origine 41 arcate inquadrate da pilastri con semicolonne, doriche quelle del piano inferiore, ioniche quelle del piano superiore; il terzo piano, ora del tutto perduto, presentava un attico chiuso con lesene corinzie. Sulle chiavi degli archi erano grandi maschere teatrali in marmo; l’altezza complessiva dell’edificio doveva essere di circa 33 metri, mentre la capacità della cavea (di 130 metri di diametro) era di 15.000 spettatori, potendo arrivare a 20.000 in condizioni particolari, come riportano anche i Cataloghi Regionari. Oltre l’orchestra era la scena, di modesta profondità, con prospetto probabilmente rettilineo, decorata da colonne e statue di marmi bianchi e colorati, era fiancheggiata dalle due aule o parasceni a triplice navata. Dietro la scena era una grande esedra, al centro della quale erano i due tempietti (della Pietà e, forse, di Diana) precedenti alla costruzione del teatro e inglobati in esso, rappresentati anche nella Forma Urbis Severiana. Il teatro, probabilmente ancora in funzione nel IV secolo d.C., era coperto da un velario; le fonti riportano inoltre che vi erano 36 vasi bronzei per facilitare...

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Terme di Diocleziano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Terme di Diocleziano  Viale Enrico De Nicola, 78 Roma (RM) Telefono 060608 http://www.museonazionaleromano.beniculturali.it/termediocleziano L’impianto termale si rifà a quello delle Terme di Traiano sul colle Oppio, con una grande esedra semicircolare e il calidarium rettangolare con tre nicchie semicircolari. Seguivano poi il tepidarium, un’aula basilicale e la piscina rettangolare, tutti disposti su un asse centrale; su entrambi i lati di quest’asse si aprivano ambienti disposti simmetricamente: palestre, spogliatoi e ambienti di servizio. Gran parte di queste strutture sono ancora visibili nella chiesa di S. Maria degli Angeli, che occupa l’aula centrale, la basilica, e parte della piscina. Gli ambienti compresi tra la basilica e la palestra sono occupati dal Museo delle Terme.Una sala ottagonale, anch’essa sede del Museo Nazionale Romano, si trova nell’angolo occidentale, all’incrocio con l’odierna Via Parigi. Ai lati della grande esedra erano due aule circolari, una delle quali, sul lato ovest, è stata trasformata nella chiesa di S. Bernardo alle Terme. Tra queste e l’esedra, forse avente funzione di teatro, erano due sale rettangolari, probabilmente biblioteche. Sul lato opposto sono ancora conservate due esedre appartenenti all’angolo orientale del recinto, dove si svolgevano conferenze e letture...

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La Fontana della Barcaccia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa> La Fontana della Barcaccia  Piazza di Spagna Roma (RM) Nel 1627 papa Urbano VIII incaricò Pietro Bernini, che già lavorava all’ampliamento dell’acquedotto stesso, di realizzare una fontana nella piazza sottostante la chiesa della Trinità dei Monti che allora, in mancanza della scalinata, sorgeva sul bordo di una scarpata. L’opera fu completata nel 1629, e il Bernini fu aiutato anche dal figlio Gian Lorenzo, che probabilmente la completò alla morte del padre. La sua realizzazione comportò il superamento di alcune difficoltà tecniche, dovute alla perdurante bassa pressione dell’acquedotto dell’Acqua Vergine in quel particolare luogo, che non permetteva la creazione di zampilli o cascatelle. Il Bernini tuttavia risolse l’inconveniente ideando la fontana a forma di barca semisommersa in una vasca ovale posta leggermente al di sotto del piano stradale, con prua e poppa, molto rialzate rispetto ai bordi laterali più bassi, appena sopra il livello del bacino. Al centro della barca un corto balaustro sorregge una piccola vasca oblunga, più bassa delle estremità di poppa e prua. Da questa fuoriesce uno zampillo d’acqua che, riempita la vasca, cade all’interno della barca per tracimare poi, dai bordi laterali bassi e svasati, nel bacino sottostante. L’acqua sgorga da altri sei punti (tre a poppa e tre a prua): due sculture a forma di sole con volto umano, che gettano acqua verso altrettante conche all’interno dell’imbarcazione. Inoltre quattro fori circolari (due per parte) rivolti verso l’esterno, simili a bocche di cannone. Oltre ai due soli, completano le decorazioni due stemmi pontifici, con la tiara e le api simbolo araldico della famiglia del pontefice Urbano VIII (i Barberini), alle estremità esterne della barca, tra le due bocche di cannone. Il termine “barcaccia” Il termine si riferisce alle imbarcazioni usate sul Tevere nel vicino porto di Ripetta. Altri motivi ispiratori per la fontana sono da ricercare, probabilmente, nella notizia secondo la quale esisteva nella zona una naumachia – edificio all’aperto dove si svolgevano giochi navali e battaglie con navi da guerra in miniatura – e nelle inondazioni del Tevere, che trascinavano le imbarcazioni fino ai piedi della Trinità de’ Monti. Secondo una versione popolare molto accreditata, la sua particolare forma potrebbe essere stata ispirata dalla presenza sulla piazza di una barca in secca, portata fin lì dalla piena del Tevere del...

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Fontana di Piazza Trilussa

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana di Piazza Trilussa  Piazza Trilussa Roma (RM) I quartieri del lato sinistro del Tevere erano ormai serviti dalle varie ramificazioni degli acquedotti “Vergine” e “Felice”, ma in alcune zone la pressione dell’acqua era estremamente bassa. Era il caso del rione Regola nel quale sorgeva, edificato circa un ventennio prima da papa Sisto V, un complesso comprendente un ospizio ed un ospedale per poveri, proprio allo sbocco di Ponte Sisto, e quindi praticamente in linea retta con il punto terminale dell’acquedotto appena terminato. Si provvide quindi a prolungare il condotto principale fino a valle, facendogli poi attraversare il fiume appoggiando la conduttura sul ponte. Raggiunto il complesso ospedaliero, allora denominato “Ospizio dei Cento Frati”, fu commissionata anche l’edificazione di una fontana che, tra l’altro, ricordasse con un’epigrafe l’intervento del pontefice. L’opera fu realizzata da Giovanni Vasanzio, con la collaborazione di Giovanni Fontana per la parte idraulica, e fu terminata nel 1613. Si trattava di una grande nicchia, delimitata da due colonne in marmo appoggiate su una parete bugnata in blocchi di travertino, in cima alla quale era l’iscrizione commemorativa, sormontata dallo stemma pontificio. Nella parte alta della nicchia una grande bocca versava abbondante acqua in un piccolo catino, dal quale tracimava in una vasca sottostante, che riceveva altra acqua, con uno zampillo incrociato, dalle fauci di due draghi alati posti ai lati, alla base delle colonne, mentre due teste di leone versavano altra acqua dalle estremità della vasca. Intorno alla fontana un’area di rispetto era delimitata da un’inferriata sorretta da sei colonnine in granito rosso. Intorno al 1880 l’ospizio fu demolito, a causa dei lavori per la costruzione dei muraglioni del Tevere, e la fontana smontata. Ma nel 1898 venne recuperata e ricostruita esattamente all’altra estremità del ponte, nella piazza dove attualmente si trova, disposta in cima ad una scalinata. Se ne occupò l’architetto Angelo Vescovali, che però poté recuperare solo poco più della metà dei materiali originari. Un’altra iscrizione, sotto la nicchia, ricorda l’avvenimento. In tempi recenti la portata d’acqua è stata ridotta in maniera consistente, e la fontana che era stata ideata grazie ad un incremento idrico al di là del fiume, soffre ora dello stesso problema che aveva contribuito a risolvere: il catino superiore è secco, come le fauci dei leoni, e gli zampilli dai due draghi sono ridotti al minimo, con una pressione che, lungi dal consentire il caratteristico incrocio di un tempo, produce solo due deboli rivoli d’acqua. La nuova posizione ha però creato una panoramica di...

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Fontana di Montecavallo – dei Dioscuri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Montecavallo – dei Dioscuri Piazza del Quirinale Roma (RM)     Prima del 1589 le statue, copie romane di originali greci del V secolo a.C. provenienti dalle Terme di Costantino, erano rivolte verso l’edificio ora occupato dal Palazzo della Consulta, ed erano disposte parallele tra di loro. Non essendo visibili dal quadrivio delle Quattro Fontane, papa Sisto V Peretti (1585-1590) pensò di spostarle più indietro, in modo da chiudere armonicamente lo scenario della Strada Pia (odierna Via XX Settembre) dalla parte del colle Quirinale. L’incarico fu affidato a Domenico Fontana, il quale arretrò i Dioscuri girandoli verso il palazzo del Quirinale e allineandoli a poca distanza l’uno dall’altro; di fronte alle statue fu inoltre eretta una fontana ornata con gli stemmi di Sisto V. Nel 1782, durante il pontificato di Pio VI Braschi (1775-1799), l’architetto Antinori, riprendendo il progetto di Alessandro VII Chigi (1655-1667) che prevedeva di divaricare il gruppo dei Dioscuri per erigervi nel mezzo l’obelisco proveniente dal Mausoleo di Augusto, fece smontare la fontana di Sisto V. Antinori propose inoltre di porre tra i Dioscuri una nuova fontana, costituita da una vasca di granito che si trovava allora in campo vaccino e fungeva da abbeveratoio per gli animali. I lavori per la costruzione di questa nuova fontana furono interrotti dalle vicende napoleoniche e ripresi nel 1816, quando Pio VII Chiaramonti (1800-1823) incaricò Raffaele Stern di portarli a termine. La vasca del campo vaccino, dissepolta e restaurata da Carlo Fea, fu finalmente posta in opera nel 1818, sorretta dal suo antico piedistallo al centro di una larga piscina a fil di terra.Della precedente fontana di Sisto V costruita da Domenico Fontana non si hanno più tracce; probabilmente andò distrutta durante gli interventi...

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La Fontana del Facchino

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa La Fontana del Facchino  Il giovane acquarolo delle statue parlanti La Fontana del Facchino, in Via Lata a Roma, è la più giovane delle statue parlanti; rappresenta una figura maschile, con il viso quasi completamente rovinato mentre versa acqua da una botte. La Fontana del facchino fu realizzata da Jacopo Del Conte, nel 1580, su incarico della Corporazione degli Acquaroli (ma il Vanvitelli, nel 1751, la attribuisce addirittura a Michelangelo). Rappresenta infatti un “acquarolo”, quella figura che, fino a quando, alla fine del ‘500, i pontefici ripristinarono gli acquedotti, prendeva l’acqua dalle fontane pubbliche e la rivendeva porta a porta. La foggia dell’abito ed un’epigrafe scomparsa in occasione dell’ultimo trasferimento a via Lata, riconduce però alla corporazione dei facchini, da cui avrebbe quindi preso il nome. L’attribuzione non sembra però corretta, benché l’epigrafe dedicatoria, in latino, recitasse: ”Ad Abbondio Rizio, coronato [facchino] sul pubblico selciato, valentissimo nel legar fardelli. Portò quanto peso volle, visse quanto poté; ma un giorno, portando un barile di vino in spalla e dentro il corpo, contro la sua volontà morì.” Come altre cinque è stata la “voce” di diverse pasquinate, le violente e spesso irriverenti satire indirizzate a colpire anche pesantemente e sempre in modo anonimo i personaggi pubblici più in vista a Roma.  Tips: La fontana del Facchino si trova all’interno del centro storico di Roma, da qui infatti è possibile raggiungere tantissimi altri luoghi suggestivi della città. Noi vi consigliamo di fare una passeggiata fino a Piazza di Pietra e fare un aperitivo al Salotto...

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Fontana del Mascherone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Mascherone    La fontana, da cui deriva la denominazione della prospiciente via, originariamente isolata, attualmente risulta addossata ad un muro del secolo scorso. Il mascherone, probabilmente romano adattato nel ‘600 ad uso di fontana, è decorato su due lati da volute e risulta inquadrato, superiormente, da un architrave con al centro un giglio in ferro battuto, stemma della famiglia Farnese (o della Francia) che ha sostituito, nel secolo scorso, un giglio in pietra. L’Acqua Paola sgorgante dal mascherone si riversa nel piccolo catino sottostante, per poi ricadere nella grande vasca rettangolare di granito, probabilmente antica, e da ultimo nella piscina posta a livello del terreno, delimitata da due colonnine unite da sbarre di ferro. In occasione di feste della famiglia Farnese, dalla fontana fuoriusciva vino anziché acqua; nel 1720, in onore di Marco Antonio Zondadori, nominato Gran maestro dell’Ordine di Malta, la fontana gettò vino per tre giorni...

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Fontana del Moro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Moro Piazza Navona Roma (RM)     La “Fontana del Moro”, tra le più antiche fontane rinascimentali di Roma, è una delle tre fontane monumentali di piazza Navona. Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’”Aqua Virgo”, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma, e venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane. Tra le prime furono commissionate da papa Gregorio XIII, nel 1574, a Giacomo Della Porta, le due poste alle estremità di Piazza Navona (all’epoca “piazza in Agone”), di cui la Fontana del Moro è quella che si trova sul lato meridionale (quello rettilineo) della piazza. Il progetto del Della Porta prevedeva una vasca marmorea a pianta mistilinea poggiata su due gradini, che poco dopo venne circoscritta da una cancellata[1]. Stesso progetto e stessi interventi anche per l’altra fontana della piazza, quella poi chiamata “del Nettuno”, all’estremità settentrionale. Per la decorazione vennero usati i quattro tritoni che due anni prima erano stati realizzati (e non utilizzati) per la fontana di piazza del Popolo, insieme a gruppi rappresentanti un mascherone tra due delfini. In occasione della realizzazione, al centro della piazza, della “Fontana dei Quattro Fiumi”, nel 1651 papa Innocenzo X affidò a Bernini anche l’ampliamento della fontana meridionale[2], con la rimozione dei gradini e della cancellata e la costruzione di una vasca esterna più ampia, della stessa forma di quella interna. La grossa conchiglia (la “lumaca”) con tre delfini, con cui Bernini ornò la fontana, non piacque al papa, che l’anno successivo trasferì l’intero gruppo in una villa sul Gianicolo. Un successivo tentativo incontrò finalmente il favore di Innocenzo X: una figura maschile che trattiene per la coda un delfino (un po’ troppo piccolo, in proporzione), che getta acqua dalla bocca, scolpito da Giovanni Antonio Mari. I tratti somatici della figura richiamano vagamente le caratteristiche di un uomo di colore, particolare che bastò per dare alla fontana il nome che conserva tuttora. Secondo una versione tradizionale, per il volto del “Moro” Bernini si sarebbe ispirato alla statua di Pasquino (i cui tratti erano però anche allora alquanto rovinati), e questa circostanza potrebbe giustificare una sorta di “dispetto” fatto al papa, dato che le “statue parlanti”, e Pasquino in particolare, al cui collo mani ignote appendevano versetti satirici e feroci critiche alla classe dirigente, erano all’epoca una grossa preoccupazione per i nobili e il...

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Catacombe di Priscilla

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Catacombe di Priscilla  Via Salaria, 430 Roma (RM) Tel. 06 86206272 – Fax 06 86398134 info.priscilla@flashnet.it http://web.tiscali.it/catacombe_priscilla/ Le catacombe di Priscilla si trovano lungo la via Salaria, con ingresso di fronte a Villa Ada, a Roma. Il nome deriva probabilmente dal nome della donna che donò il terreno per la realizzazione dell’area sepolcrale, o dalla sua fondatrice. Nel cimitero è conservata un’iscrizione funeraria relativa a una Priscilla, imparentata con la famiglia senatoria degli Acilii. Le catacombe vennero scavate nel tufo a partire dal II secolo e fino al V secolo, quando raggiunsero la struttura definitiva, che si sviluppa complessivamente per 13 chilometri di gallerie sotterranee. Nell’antichità venne soprannominata “La Regina delle catacombe” a causa dei numerosi martiri sepolti. Nell’indice degli antichi cimiteri cristiani di Roma (Index coemeteriorum) le catacombe sono anche indicate come Cimitero di Priscilla a San Silvestro, dal nome della basilica lì costruita nel IV secolo sul luogo di sepoltura dei martiri Felice e Filippo. Durante le persecuzioni del III e del IV secolo le catacombe accolsero le spoglie di numerosi martiri (tra i quali un Papa, Marcellino) e, successivamente, di altri sei papi. Profonde 35 metri e articolate su tre livelli, le catacombe ospitano circa 40 mila sepolture. Abbandonate nel V secolo e successivamente saccheggiate al tempo delle invasioni barbariche, le catacombe sono state quindi a lungo dimenticate e solo negli ultimi secoli riscoperte e valorizzate. Tra i tantissimi loculi è possibile ricordarene alcuni di particolare interesse. Catacombe di Priscilla: Il cubicolo della Velata Il cubicolo risale al III secolo e prende il nome da un affresco, molto ben conservato, di una lunetta che rappresenta una donna velata in atteggiamento orante, con le braccia volte in alto. La donna, verosimilmente lì sepolta, è quindi raffigurata anche in altri momenti significativi della sua vita: il matrimionio e la nascita di un figlio. Nelle altre volte del locale sono affrescati episodi dell’Antico Testamento (il salvataggio dei tre giovani ebrei dal fuoco, quello di Isacco dal suo sacrificio e quello di Giona dal mostro) a simboleggiare la salvezza grazie alla Redenzione. Al centro del soffitto, un affresco del Buon Pastore che reca una pecora sulle spalle. Catacombe di Priscilla: La Cappella Greca La cappella è un ambiente diviso in due parti da un arco e riccamento decorato con pitture in stile pompeiano risalenti al II secolo, finto marmo e stucchi. Le sue raffigurazioni, spesso ben conservate, rappresentano parecchi episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Di particolare interesse l’Adorazione dei magi, la Resurrezione di Lazzaro e...

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Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro Via Casilina, 641 Roma (RM) Tel. 06 2419446 – Cell. 339 6528887 santimarcellinoepietro@gmail.com Le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, si trovano su Via Casilina e vi si accede tramite il cortile della basilica. Il sepolcro dei due Santi (accanto ai quali erano venerati anche Tiburzio, Gorgonio, i SS. Quattro Coronati e due gruppi anonimi di martiri, tutte vittime della grande persecuzione di Diocleziano) era inizialmente costituito da due semplici loculi, in seguito arricchiti da monumentali decorazioni marmoree per volontà di papa Damaso (366-84), il quale si tramanda abbia conosciuto le vicende di Marcellino e Pietro direttamente dal loro carnefice. Damaso fece costruire la scala d’accesso e un percorso obbligatorio per i pellegrini che si snodava tra sopra e sottoterra. I corpi dei due martiri rimasero nella cripta sotterranea fino al pontificato di Gregorio IV (826), quando furono trasportati in Francia e di qui in Germania. La grande devozione dei fedeli per le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro è documentata dai numerosi graffiti nell’absidiola e nelle gallerie che conducono verso le tombe dei martiri; non solo compaiono invocazioni in latino, ma anche in runico, a testimonianza della frequentazione del luogo di culto da parte anche di Celti e Germani. Le catacombe, decorate da scene bibliche, sono tra le più grandi di quelle presenti a Roma. Onorio I (625-38) fece costruire una piccola basilica sotterranea absidata per accogliere i fedeli sempre più numerosi, raddoppiò la scala d’ingresso al vano basilicale e consacrò un altare proprio sopra i due loculi; tra il V e il VII secolo fu creato il nuovo santuario dedicato ai SS.Quattro Coronati, collegato al primo nucleo martiriale tramite percorsi a senso unico contrassegnati da lucernari; inoltre, per agevolare il cammino delle schiere di pellegrini, furono sbarrate le gallerie secondarie e i cubicoli e costruite nuove scale. Adriano I infine (ultimo quarto sec. VIII) provvide all’ultimo allargamento dell’edificio. Tra le pitture presenti, merita una segnalazione quella che rappresenta l’Epifania con due Magi. Per raggiungere le catacombe situate sulla via Casilina con il trenino che parte da Via Giolitti (noto come trenino de i Laziali) bisogna scendere alla fermata Berardi e attraversare la strada entrando nel cortile della Parrocchia. E’ necessario prenotare la visita guidata che costa 8 euro prezzo intero e 5 euro prezzo ridotto. La visita è interessantissima e dura circa un’ora. Per maggiori info, orari e prenotazioni, potete consultare direttamente il sito web. Con la Pro Loco, hai diritto ad uno sconto sul biglietto d’ingresso. Visita...

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Fontana dei Tritoni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dei Tritoni  Piazza della Bocca della Verità Roma (RM) La realizzazione, fin dal 1610, dell’ultimo acquedotto dell’”Acqua Paola” non aveva fatto passare in secondo piano i due costruiti qualche anno prima (l’”Acqua Vergine” nel 1570 e l’“Acqua Felice” nel 1587), e la possibilità di erigere altre fontane sulle loro diramazioni che erano state costruite per una distribuzione idrica più capillare sull’intera città. Un ramo secondario dell’Acqua Felice raggiungeva infatti anche la zona poco più a sud dell’Isola Tiberina, dove, tra monumenti di epoca romana e medievale (l’Arco degli Argentari, l’Arco di Giano, il Tempio di Ercole Vincitore, il Tempio di Portuno e la basilica di Santa Maria in Cosmedin) papa Clemente XI volle che venisse edificato anche un monumento a sua memoria. In effetti non ha chiare motivazioni la ragione per cui il pontefice volle erigere la fontana in un’area poco abitata, abbastanza impervia e soggetta alle inondazioni del Tevere. La sua realizzazione suscitò infatti nei contemporanei diverse critiche per la scelta ritenuta poco felice della sua dislocazione. Fu ultimata nel 1715 dall’architetto Carlo Francesco Bizzaccheri in occasione dei lavori di sistemazione della piazza davanti alla basilica. L’intera struttura, in travertino, è posta su un gradino circolare (delimitato da 16 colonnine unite da un’inferriata), all’interno del quale il disegno della vasca principale rappresenta un ottagono con i lati concavi o, se si preferisce, la stella a otto punte simbolo araldico della famiglia del pontefice (gli Albani). Al centro un gruppo di rocce (un elemento che riscosse un notevole successo dopo la fontana dei Quattro Fiumi) con ciuffi di vegetazione sul quale sono inginocchiati, con le code avvinghiate tra loro, due tritoni (opera di Francesco Moratti) con le braccia alzate che sorreggono sulle spalle una grande valva di ostrica con la funzione di catino sommitale, al cui centro zampilla l’acqua dal trimonzio. Tra i due tritoni lo stemma pontificio. Originariamente quattro mascheroni gettavano acqua nella vasca principale, eliminati nel XIX secolo forse per la scarsità d’acqua che alimentava la fontana e che li avrebbe probabilmente lasciati asciutti. La fontana è infatti rimasta per molto tempo a secco, ma negli ultimi anni è stata ripristinata l’alimentazione idrica, sebbene piuttosto scarsa. Gli ultimi restauri risalgono al 1994-1995 e al...

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Fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle  Piazza di Sant’Andrea della Valle Roma (RM)   La fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle si trova di fronte all’ omonima basilica, dove fu trasferita dalla scomparsa piazza Scossacavalli. All’ inizio del XVII secolo le aree a destra del Tevere erano ancora scarsamente approvvigionate d’acqua, e la dotazione idrica delle zone di Trastevere, del Vaticano e di Borgo fu uno dei primi problemi affrontati dal papa Paolo V appena eletto. In realtà, come già per alcuni dei suoi recenti predecessori, il fine ultimo del pontefice era di poter disporre di una cospicua riserva d’acqua corrente per i giardini della sua residenza vaticana, ma il Comune di Roma accettò di contribuire alle spese per il ripristino dell’antico acquedotto Traiano che, ricevendo acqua dal lago di Bracciano, avrebbe consentito l’autonomia idrica delle zone a destra del fiume. Iniziati i lavori nel 1608, nel 1610 il progetto principale fu portato a termine, al quale vennero aggiunte alcune condotte secondarie che consentissero all’acqua di raggiungere, tra l’altro, il Vaticano e il rione Borgo e di alimentare alcune fontane progettate o rinnovate per l’occasione. Sebbene occupato in opere più impegnative, come la realizzazione della facciata della Basilica di San Pietro, nel 1614 Carlo Maderno fu incaricato da papa Paolo V di realizzare una fontana pubblica (la prima in quella zona) per l’approvvigionamento idrico del quartiere di Borgo. La fontana venne sistemata nell’unica vera piazza del quartiere, dove, tra l’altro, sorgeva l’antica chiesa di San Giacomo; Piazza Scossacavalli si trovava sul percorso dell’odierna via della Conciliazione, tra il “Palazzo Giraud” (oggi “Palazzo Torlonia”) e il “Palazzo dei Penitenzieri” (oggi trasformato in hotel). La forma della fontana ricalcava, semplificandolo, il modello della portiano[1]: una vasca quadrata, in travertino, con i lati bombati, al cui centro era poggiata, su un balaustro riccamente ornato con quattro volute e le insegne pontificie, una vasca rotonda, piuttosto piatta. Tutto il complesso era posto su un basso gradino che riprendeva la forma della vasca inferiore ed era circondato da sedici colonnine che sostenevano la recinzione in ferro. L’acqua zampillava da un elemento sommitale a capitello con decorazioni floreali e da quattro bocche posizionate all’interno della vasca più grande, in corrispondenza della bombatura dei lati del quadrato. Negli anni a cavallo del 1935 la costruzione di via della Conciliazione portò alla demolizione dell’intera “Spina di Borgo”, con l’eliminazione della piazza e della chiesa. La fontana resistette al suo posto per alcuni anni, mentre proseguivano i lavori, poi, tra...

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Piazza del Campidoglio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza del Campidoglio  Piazza del Campidoglio Roma (RM) La prima piazza che la Roma moderna ha visto nascere secondo i criteri di un progetto uniforme, dovuto al genio di Michelangelo, sorge sul colle Capitolino (Capitolium) dove ebbe sede un antichissimo villaggio e luogo prescelto per dedicare numerosi templi alle divinità romane. Nel 1536 in occasione della visita dell’imperatore di Spagna Carlo V a Roma, Piazza del Campidoglio subi una serie di trasformazioni a causa del grave stato di abbandono in cui il colle versava. Papa Paolo III commissionò a Michelangelo la sistemazione complessiva della piazza. L’architetto fiorentino realizzò un elegante podio per la statua equestre di Marco Aurelio, collocata al centro del colle nel 1537, cosicché questa divenne il fulcro del nuovo progetto urbanistico. Inoltre, il Buonarroti disegnò un’imponente scalinata a larghi gradoni, “La Cordonata“, che consentiva una agevole salita anche ai cavalieri, culminante con la solenne balaustra, sormontata da classici gruppi marmorei qui sistemati nei decenni successivi. Intorno al 1546 Michelangelo realizzò la facciata del Palazzo Senatorio (sfondo della visuale principale), con una scala frontale a due rampe, cornici della splendida fontana. Ristrutturò il Palazzo dei Conservatori ed iniziò la costruzione di un secondo palazzo, Palazzo Nuovo (oggi sede del primo museo pubblico al mondo aperto nel 1734, Musei Capitolini), posto di fronte al primo in modo da delimitare la piazza su tre lati. Il Palazzo Senatorio fu ultimato dopo la morte di Michelangelo da Giacomo della Porta, mentre il secondo da Carlo Rainaldi. I lavori terminarono nel 1655. Malgrado il lungo arco di tempo e i diversi architetti, la piazza del Campidoglio presenta oggi una mirabile...

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Piazza Bocca della Verità

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza Bocca della Verità Piazza della Bozza della Verità Roma (RM) Posta nell’antica zona del Foro Boario, proprio davanti all’Isola Tiberina, prende il nome dalla Bocca della Verità e può essere considerata una statua Oracolo, oggi collocata nel portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Oltre alla chiesa risalente al tardo medioevo, nella piazza sorgono l’Arco degli Argentari, l’Arco di Giano, il Tempio di Ercole, erroneamente identificato con il Tempio di Vesta in ragione della sua forma circolare, ed il Tempio di Portuno, divinità legata al porto fluviale che qui sorgeva. La fontana davanti ai due templi, detta Fontana dei Tritoni, realizzata da Carlo Bizzaccheri su commissione di papa Clemente XI, fu posta nella piazza nel 1715; la fontana ha base ottagonale e rappresenta due tritoni che sorreggono una conchiglia sopra le teste da cui sgorga l’acqua. Negli anni questa piazza divenne tristemente famosa in quanto conosciuta come uno dei luoghi romani di giustizia: qui operava il celebre Mastro Titta, che dal 1796 al 1864 divenne dolorosamente noto per aver tagliato 516 teste. Il patibolo fu eretto l’ultima volta nel 1868, per l’esecuzione di Monti e Tognetti, autori del fallito attentato alla caserma degli Zuavi pontifici in Prati. Negli anni Trenta, le stradine che dal Teatro di Marcello portavano all’antica piazza della Bocca della Verità furono rimossi, isolando a questo modo i monumenti. Scomparì anche, con questi lavori, un largo chiamato piazza dei Cerchi, un toponimo derivato dalla corruzione della parola circo, che si riferisce al vicino Circo Massimo. Vedi anche : Miti e Leggende “La Bocca della...

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Porta San Giovanni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Porta San Giovanni  Piazza di Porta San Giovanni Roma (RM)     È strutturata in un unico grande arco realizzato da papa Gregorio XIII ad opera forse di Giacomo della Porta o, più probabilmente, di Giacomo Del Duca, che già aveva collaborato con Michelangelo alla realizzazione di Porta Pia. La confusione è dovuta al fatto che le cronache dell’epoca parlano generalmente di un famoso architetto Giacomo. La tradizione popolare romana insiste però sulla presenza del Della Porta, tant’è vero che lo fa anche morire nei pressi della porta “da lui realizzata”, a causa di una violenta indigestione di meloni e cocomeri, di ritorno da una gita ai Castelli Romani. Venne inaugurata nel 1574 e la sua apertura, resa necessaria nell’ambito della ristrutturazione dell’intera area del Laterano per agevolare il traffico da e per il sud d’Italia, decretò la definitiva chiusura della vicina e ben più imponente Porta Asinaria, di epoca aureliana, divenuta ormai quasi inagibile per il progressivo innalzamento del livello stradale circostante e anche per questo del tutto inadeguata a sostenere il volume di traffico. Più che ad avvenimenti storici e militari di particolare rilievo, Porta S. Giovanni è legata alle tradizioni popolari romane, oggi praticamente scomparse, in particolare quella relativa alla “Notte di San Giovanni”, il 23 giugno, la “notte delle streghe”, con la grande festa all’aperto un tempo tanto cara ai romani. Secondo la leggenda, in quella notte il fantasma di Erodiade, che aveva convinto il marito Erode Antipa a far decapitare San Giovanni Battista, organizzava una sorta di sabba di streghe sui prati del Laterano; per scacciarle i romani predisponevano una grande festa nei dintorni che, tra schiamazzi e fuochi d’artificio, le mettesse in fuga. Sempre caratteristica della notte di S. Giovanni è l’usanza di mangiare le lumache, le cui corna simboleggiavano la discordia (il significato del tradimento è molto più recente): mangiandole si seppellivano nello stomaco i contrasti e i rancori accumulati durante tutto l’anno trascorso, dando all’usanza un significato di...

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Piazza del Quirinale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza del Quirinale Piazza del Quirinale Roma (RM) La piazza si estende sulla sommità del Monte Quirinale il più elevato dei sette colli, cosiddetto perché un tempo vi sorgeva il tempio di Quirino o la città dei Curi, ove secondo la leggenda, mossero i Sabini di Tazio per venire a stabilirsi su questa altura. La piazza è delimitata a nord-est dall’imponente facciata del Palazzo del Quirinale, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica, costruito negli anni 1573-1585 da Martino Longhi il Vecchio e poi (1578) da Ottaviano Mascherino come residenza estiva dei pontefici romani, fu successivamente ampliato dagli architetti Fontana, Ponzio, Maderno e Bernini. Con la presa di Roma (20 settembre 1870), l’edificio divenne sede della monarchia e, dopo il referendum istituzionale (2 giugno 1946), sede della massima magistratura repubblicana. Al centro della piazza si trova il grande gruppo scultoreo della Fontana dei Dioscuri, chiamata anche Fontana di Monte Cavallo, di età imperiale, proveniente dalle Terme di Costantino, raffigurante i gemelli Castore e Polluce, i Dioscuri, che tengono per le redini i loro cavalli. Inserito nel gruppo, un obelisco che si trovava nel Mausoleo di Augusto. Il lato est della piazza, è delimitato dal Palazzo della Consulta, già tribunale dello Stato Pontificio, poi Ministero dell’Africa Italiana, ora sede, dal 1955, della Corte Costituzionale. Sul lato opposto della residenza presidenziale si trovano le Scuderie del Quirinale (secolo XVIII, Alessandro Specchi e Ferdinando Fuga). Restaurato integralmente (1997-1999) è ora utilizzato come sede per mostre d’arte. Sul lato ovest della piazza una balaustra si affaccia sul panorama della...

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Piazza della Rotonda

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza della Rotonda  Piazza della Rotonda è la Piazza del Pantheon, il grandioso monumento la caratterizza a tal punto che molti romani non ne conoscono neppure il nome: la chiamano semplicemente “la Piazza del Pantheon”. Al centro della piazza si trova una fontana rinascimentale progettata intorno al 1575 da Giacomo della Porta, nel luogo che dai tempi di papa Eugenio IV (prima metà del XV secolo) era occupato da una conca di porfido e due leoni in pietra. Nel XVIII secolo la fontana fu modificata su progetto di Filippo Barigioni e sormontata dal cosiddetto “Obelisco Macuteo“, trovato, come quello della Minerva, nell’Iseo campense; esso fu qui collocato nel 1711 e decorato con delfini e stemmi su commissione di papa Clemente XI. I geroglifici ricordano quelli della dinastia di Ramsete II. Due le curiosità: una targa affissa sull’edificio di fronte al Pantheon ricorda come la piazza sia stata bonificata nel XVIII secolo da osterie e luoghi di malaffare ad opera dell’autorità papale; un’altra targa, affissa sulla facciata del palazzetto che oggi ospita l’albergo Del Sole, tramanda ai posteri che qui abitò il poeta Torquato Tasso. Un’ultima nota, questa volta cinematografica: il famoso regista inglese Peter Greenaway scelse (insieme al Vittoriano) la piazza per ambientare molte sequenze del bellissimo film “Il ventre dell’architetto”. Trovandola bella, piccola, animata e raccolta, non c’è nessuno in città, che non ami attraversarla o sceglierla per un momento di pausa da passare seduti ai tavolini dei bar o sui gradini della fontana posta al centro. La piazza, sino al 1847, venne usata, nonostante i ripetuti divieti delle autorità pontificie, come mercato del pesce e degli...

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Porta del Popolo – Porta Flaminia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Porta del Popolo – Porta Flaminia Piazzale Flaminio Roma (RM)   Il nome originario era Porta Flaminia perché da qui usciva, ed esce tuttora, la via consolare Flaminia che anticamente aveva inizio molto più a sud, dalla Porta Fontinalis, nei pressi dell’Altare della Patria. Nel X secolo ebbe il nome di San Valentino dalla basilica e catacombe omonime, situate all’inizio dell’attuale viale Pilsudski. L’origine del nome della porta e della relativa piazza su cui si apre non è ben chiara: si supponeva che potesse derivare dai numerosi pioppi che ricoprivano l’area, ma è più probabile che il toponimo sia legato alle origini della chiesa di Santa Maria del Popolo, che fu eretta nel 1099 da papa Pasquale II appunto con una sottoscrizione più o meno volontaria del popolo romano. Data l’importanza rivestita dalla via Flaminia, fin dai primi tempi della sua esistenza ebbe il ruolo prevalente di smistamento del traffico cittadino piuttosto che un utilizzo difensivo. Questo portò alla supposizione, peraltro dubbia, che fosse stata inizialmente costruita con due fornici (con le due torri cilindriche laterali) e che solo in epoca medievale, venute meno le esigenze di traffico anche per il crollo demografico, fosse stata riportata ad una singola arcata. All’epoca di papa Sisto IV la porta si presentava seminterrata e vittima di una secolare incuria, danneggiata dal tempo e dalle violenze di assedi medievali; il superficiale restauro si limitò ad un parziale puntellamento e rafforzamento della struttura. La porta si trova ancora oggi un metro e mezzo circa al di sopra del livello antico. I detriti trasportati dal fiume nelle sue saltuarie inondazioni ed il lento e costante sfaldamento della collina del Pincio avevano rialzato il terreno circostante, rendendo non più procrastinabile la sopraelevazione dell’intera porta, necessità che già era stata avvertita (ma ignorata) al tempo della ristrutturazione operata all’inizio del V secolo dall’imperatore Onorio. L’aspetto attuale è pertanto frutto di una ricostruzione cinquecentesca, resa anche necessaria dalla rinnovata importanza che, in quell’epoca, la porta aveva di nuovo assunto, dal punto di vista del traffico urbano proveniente dal nord. La facciata esterna fu commissionata da papa Pio IV a Michelangelo, che però trasferì l’incarico a Nanni di Baccio Bigio, il quale realizzò l’opera tra il 1562 e il 1565 ispirandosi all’Arco di Tito. Le quattro colonne della facciata provengono dall’antica basilica di S.Pietro e inquadravano l’unico grande fornice, sovrastato dalla lapide commemorativa del restauro e dallo stemma papale sorretto da due cornucopie; le originali torri a base circolare vennero sostituite...

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Porta Maggiore

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Porta Maggiore  Piazza di Porta Maggiore Roma (RM)   Porta Maggiore è una delle porte nelle Mura aureliane di Roma. Si trova nel punto in cui convergevano otto degli undici acquedotti che portavano l’acqua alla città, nella zona che, per la vicinanza al vecchio tempio dedicato nel 477 a.C. alla dea Speranza (da non confondere con l’omonimo tempio più recente, inaugurato verso il 260 nell’area del Foro Olitorio), veniva chiamata ad Spem Veterem. Tutta l’area nelle vicinanze è ricca di reperti antichi: piccoli monumenti funebri, colombari, ipogei e, soprattutto, una “basilica sotterranea”. Fu costruita sotto l’imperatore Claudio nel 52 per consentire all’acquedotto Claudio di scavalcare le vie Praenestina e Labicana. È realizzata interamente in opera quadrata di travertino con i blocchi in bugnato rustico secondo lo stile dell’epoca. È una grande unica struttura con due fornici, con finestre sui piloni, inserite in edicole con timpano e semicolonne di stile corinzio. Il suo nome attuale non trova una giustificazione storica o logistica, ma sembra semplicemente derivato dall’uso che ne faceva normalmente il popolo romano, a motivo della sua grandiosità. I due fornici permettevano il passaggio della via Labicana, oggi via Casilina, (il sinistro) e della via Prenestina. L’attico è diviso da marcapiani in tre fasce. Le due superiori corrispondono ai canali degli acquedotti Anio Novus (il più alto) e Aqua Claudia. Successivamente la porta monumentale fu inserita nel tracciato delle Mura aureliane costruite intorno alla città dall’imperatore Aureliano nella seconda metà del III secolo ed assunse il nome di Porta Praenestina o Labicana. Fu fortificata ai tempi dell’imperatore Onorio, il quale, nel 402, avanzò le due aperture verso l’esterno e fece costruire un bastione davanti alla porta vera e propria, suddividendola in due porte distinte, la Praenestina a destra e la Labicana a sinistra, che erano rinforzate, a scopo soprattutto difensivo, da torri quadrate poste ai lati e da un bastione cilindrico al centro, costruito sui resti del “Panarium” (tomba di Eurisiace), ed erano sormontate da finestrelle ad arco, 4 sulla Praenestina e cinque sulla Labicana. Si trattava però di una struttura decisamente asimmetrica e priva di equilibrio architettonico, difetti quasi certamente dovuti ai diversi livelli delle due strade (la Labicana era più in basso), per cui le torri erano disallineate e le finestre, con le relative camere di manovra, fuori piano. Già dal V secolo e almeno fino al XV, è attestato come prassi normale l’istituto della concessione in appalto o della vendita a privati delle porte cittadine e della riscossione del...

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Porta Tiburtina – Porta San Lorenzo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Porta Tiburtina – Porta San Lorenzo Viale di Porta Tiburtina Roma (RM)   Porta Tiburtina o Porta San Lorenzo è una porta d’ingresso nelle Mura Aureliane di Roma, attraverso la quale la via Tiburtina esce dalla città. Originariamente era solo un fornice monumentale, realizzato in età augustea (5 a.C.) per permettere il passaggio , al di sopra della via Tiburtina, di un guppo di acquedotti (aqua Marcia, Tepula, Iulia). Tra il 270 e il 275 l’arco venne inglobato nelle Mura Aureliane. Quando l’imperatore Onorio, restaurò e rinforzò le mura (401-402), fu aggiunto un nuovo ingresso davanti a quello più antico, successivamente distrutto da Pio IX nel 1869. In tal modo l’intera struttura si presenta con un doppio aspetto architettonico: quello romano repubblicano verso l’interno e quello esterno con i merli e le torri. Inoltre, la base della porta esterna risulta essere circa un metro e mezzo sopraelevata rispetto alla base dell’arco augusteo e con un’apertura non simmetrica rispetto a quest’ultimo. L’arco eretto da Augusto, che ora forma il lato interno della porta e si trova ad un livello alquanto più basso dell’odierno livello stradale, è interamente in travertino ed in ottimo stato di conservazione con pilastri tuscanici e le chiavi di volta ornate da bucrani. L’attico è attraversato dai tre acquedotti e reca tre iscrizioni. Quella superiore, in corrispondenza del canale della Aqua Iulia, risale all’anno di costruzione dell’arco. Al centro, sulla conduttura dell’Aqua Tepula, si trova l’iscrizione risalente al restauro di Caracalla nel 212. Sul canale inferiore, quello dell’Aqua Marcia, vi è l’iscrizione celebrante il restauro voluto da Tito nel 79. Dall’altro lato vi è l’iscrizione onoriana che ricorda l’ampliamento delle mura e riporta, come curatore dell’opera, il nome di Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma nel 402. Nel 410 qui si abbatterono inutilmente gli attacchi delle orde di Alarico I, che poi riuscì ad entrare più a nord, dalla Porta Pinciana, dando inizio a quello che passò alla storia come il Sacco di Roma. La porta fece anche da palcoscenico alla Battaglia di Porta San Lorenzo (20 novembre 1347), in cui Cola di Rienzo ottenne una schiacciante vittoria contro i baroni, uccidendone il comandante Stefano Colonna il...

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Porta San Paolo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Porta San Paolo Piazzale Ostiense Roma (RM) Il nome originale della porta superstite era Porta Ostiensis, perché da lì iniziava, e tuttora inizia, la via Ostiense, la strada che collega Roma ad Ostia e quindi al suo antico porto. Con la perdita d’importanza del porto di Ostia anche il ruolo preminente della porta venne meno finché, coinvolta in quel processo di cristianizzazione di tante altre porte romane, fu ribattezzata col nome attuale di Porta San Paolo, perché era l’uscita per la Basilica di San Paolo fuori le mura, che aveva ormai ereditato l’importanza che fino a qualche secolo prima era del porto. Di conseguenza, non era più necessario mantenere i due fornici che, anzi, in caso di pericolo esterno avrebbero comportato una notevole difficoltà difensiva. Quando pertanto, tra il 401 e il 403, l’imperatore Onorio ristrutturò buona parte delle mura e delle porte, provvide anche, come in quasi tutti gli altri interventi, a ridurre ad uno solo i fornici d’ingresso (ma non per la controporta), demolendo la parte centrale e ricostruendola con una sola arcata (ad un livello circa un metro più alto della precedente), ed a fornire la facciata di un attico con una fila di finestre ad arco per dar luce alla camera di manovra. Con l’occasione rinforzò le due torri rialzandole e munendole di merli e finestre. La solita lapide commemorativa dei lavori, che Onorio ha lasciato su ogni intervento effettuato sulle mura o sulle porte, sembra fosse presente almeno fino al 1430, ma alcuni studiosi[1] ritengono che l’intervento possa essere di almeno un secolo posteriore. Nel 549 gli Ostrogoti di Totila riuscirono da qui a penetrare nella città a causa del tradimento della guarnigione, che lasciò la porta aperta. Il 10 settembre 1943 fu teatro di uno degli scontri legati all’occupazione tedesca di Roma. Qui i Granatieri di Sardegna, dopo aver rifiutato di lasciarsi disarmare dai tedeschi il giorno precedente, diedero luogo a furiosi combattimenti, in cui furono anche coadiuvati da numerosi gruppi di civili. L’assenza di ordini coerenti dall’alto, tuttavia, fece sì che i tedeschi potessero comunque occupare Roma. La struttura, in travertino, è fiancheggiata da due torri a base semicircolare (a ferro di cavallo) ed aveva originariamente due fornici. Sul lato interno della struttura Massenzio, all’inizio del IV secolo, ne edificò un’altra con funzione di controporta (l’unica controporta delle mura aureliane interamente conservata), sempre a due fornici in travertino, collegata alla precedente da due muri chiusi a tenaglia a formare una sorta di piccola fortificazione, chiamata “Castelletto”....

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Porta San Sebastiano

Porta San Sebastiano  Porta San Sebastiano, chiamata in origine Porta Appia perché attraversata dalla via omonima, è la più grande delle Mura Aureliane e tutt’ora in ottimo stato di conservazione. In origine presentava due ingressi  gemelli ad arco, ai lati dei quali vi erano due torri semicircolari. Successivamente le torri furono ampliate e rialzate di un piano, mentre all’interno venne creato un cortile fortificato. Il nome originario che conservò a lungo, era Porta Appia perché da lì passava la regina viarum che cominciava poco più indietro, dalla Porta Capena delle mura serviane. Nel medioevo sembra fosse chiamata anche “Accia” (o “Dazza” o “Datia”), la cui etimologia, alquanto incerta, sembra però legata al fatto che lì vicino scorresse il fiumicello Almone, chiamato “acqua Accia”. Un documento del 1434 la menziona come “Porta Domine quo vadis”. Solo dopo la metà del XV secolo è finalmente attestato il nome che conserva ancora oggi, dovuto alla vicinanza alla basilica e alle catacombe di San Sebastiano. La struttura originaria d’epoca aureliana, edificata quindi verso il 275, prevedeva un’apertura con due fornici sormontati da finestre ad arco, compreso tra due torri semicilindriche. La copertura della facciata era in travertino. In seguito ad un successivo restauro le due torri furono ampliate, rialzate e collegate, con due muri paralleli, al preesistente arco di Druso, distante pochi metri verso l’interno, in modo da formare un cortile interno in cui l’arco aveva la funzione di controporta. Probabilmente sotto Onorio (395-423 d.C.)  i due ingressi furono ridotti ad uno solo, che costituisce l’attuale apertura, e le torri inserite in due grandi basamenti quadrati rivestiti di marmo. Nello stipite destro della porta – rispetto a chi esce – sono ancora visibili, incise nel marmo, la figura dell’arcangelo Gabriele e un’iscrizione medievale. Quest’ultima ricorda la battaglia vittoriosa del popolo romano contro Roberto d’Angiò, avvenuta nei pressi della porta nel 1327. Gli ambienti interni subirono numerose trasformazioni soprattutto negli anni 1942-43, quando l’edificio divenne residenza di Ettore Muti, segretario del partito fascista. Oggi all’interno di Porta San Sebastiano vi ha sede il Museo delle...

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Porta Santo Spirito

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Porta Santo Spirito Via di Porta Santo Spirito Roma (RM) Porta Santo Spirito è una delle porte che si aprono nelle Mura leonine di Roma. Si trova alle spalle dell’omonimo ospedale, sull’attuale via dei Penitenzieri, quasi all’incrocio con piazza della Rovere. È tra le più antiche porte del muro che circonda il Vaticano, essendo infatti contemporanea all’edificazione della cerchia muraria di papa Leone IV, intorno all’850. Benché fosse l’unico collegamento diretto tra la Basilica di San Pietro e la zona di Trastevere (attraverso la porta Settimiana), e benché fosse l’accesso alla via Aurelia ‘’nova’’, fu aperta come passaggio secondario. Il suo nome originario era “posterula Saxonum” (posterula dei Sassoni). Già nel 727, infatti, il re Ine del Wessex, dopo aver abdicato si trasferì a Roma, dove fondò una “schola Saxonum” (il cui scopo era di fornire una preparazione e un’istruzione cattolica al clero e ai nobili inglesi), con annessa chiesa e cimitero. La presenza sassone in quella zona è attestata fino alla fine del XII secolo, quando il re Giovanni Senzaterra donò il complesso della schola per l’edificazione della chiesa di Santa Maria in Saxia (divenuta poi Santo Spirito in Sassia) e dell’ospedale tuttora esistente, di cui già nel 794 era stata iniziata la fondazione. Con l’occasione papa Innocenzo III volle aggiornare anche il nome della porta, che da allora divenne di Santo Spirito. La struttura subì ovviamente vari restauri e ampliamenti. Fu probabilmente notevole quello operato all’inizio del XV secolo forse da papa Gregorio XII, visto che in una testimonianza del 1409 è chiamata “Porta Nuova”. All’inizio del secolo successivo papa Alessandro VI ritoccò sensibilmente, tra le altre, anche questa porta e la muraglia circostante, e infine, una quarantina d’anni dopo. Anche papa Paolo III operò i suoi interventi servendosi della consulenza e dell’opera di ingegneri come Michelangelo e Antonio da Sangallo il Giovane. La rinnovata paura di incursioni da parte di pirati saraceni, nonché le nuove tecniche poliorcetiche che prevedevano ormai l’uso massiccio di artiglierie, indussero infatti Paolo III ad interventi di ammodernamento delle mura che avessero anche serie caratteristiche difensive. Il disaccordo tra i due artisti è ben noto; in proposito sembra che i lavori sulla porta furono eseguiti su un bellissimo progetto del Sangallo[1], ed il Buonarroti (che li completò dopo la morte del collega, ma in modo frettoloso e approssimativo) pare abbia fatto qualche intervento di tipo disfattista (non potendola demolire) sia per rovinare l’opera dell’antagonista, sia per rifarsi delle feroci critiche che gli venivano rivolte per il...

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Catacombe di Domitilla

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Catacombe di Domitilla Via delle Sette Chiese, 283 Roma (RM) Telefono 065110342 www.domitilla.info     Dette anche Catacombe dei Santi Nereo e Achilleo, le Catacombe di Domitilla, in via delle Sette Chiese, si sviluppano, da un sepolcro domestico appartenuto a Domitilla (nipote o moglie del console Flavio Clemente, fatto uccidere da Domiziano nel 95). I primi nuclei di queste catacombe, risalenti al III secolo, furono ampliati nel IV e V secolo. Appena scesa la scala si trova la basilica dei Santi Nereo e Achilleo eretta nel 390 sulla tomba dei Santi Nereo e Achilleo. Dopo il crollo dovuto al terremoto del 897 fu restaurata ed ora sono visibili le 3 navate divise da 4 colonne per lato. In fondo alla basilica si accede alle catacombe che si sviluppavano per chilometri attraverso una rete di gallerie sotterranee e in cui erano scavate numerose tombe. Per i primi due secoli, almeno sino al IV, esse servirono unicamente come luoghi di sepoltura, in cui veniva celebrato il culto dei morti con commemorazioni liturgiche. A partire dal VI secolo e sino a tutto il VII, le catacombe passarono invece al ruolo di santuari dedicati al culto dei martiri e alla loro...

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Porta Pia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Porta Pia  La Porta Pia è una delle porte che si aprono nelle Mura Aureliane di Roma. È stata costruita per ordine di papa Pio IV (da cui il nome) su disegno di Michelangelo tra il 1561 e il 1565 in sostituzione della Porta Nomentana, che si trovava a qualche centinaio di metri, verso il Castro Pretorio. I lavori furono eseguiti da Giacomo Del Duca. La facciata verso l’esterno della città fu terminata nel 1869 su progetto in stile neoclassico di Virginio Vespignani. La Porta conduce alla via Nomentana, e deve la sua fama a quanto accadde il 20 settembre 1870. Quella mattina il fuoco dell’artiglieria riuscì ad aprire una breccia nelle mura consentendo ai bersaglieri italiani di entrare in città segnando la fine dello Stato Pontificio. Gli effetti della Breccia di Porta Pia furono: Il ricongiungimento di Roma al Regno d’Italia e il compimento delle aspirazioni di generazioni di patrioti che avevano alimentato il Risorgimento. I caduti della liberazione di Roma del 1870, assieme a quelli della difesa della Repubblica Romana del 1849 e quelli dell’insurrezione del 1867, sono stati tumulati nel mausoleo ossario Gianicolense, costruito in epoca fascista su progetto dell’architetto Giovanni Jacobucci. A Porta Pia fu posto un monumento in marmo e bronzo ornato da quattro lesene che fiancheggiano riquadri celebrativi del ritorno all’Italia di Roma e dei caduti durante il combattimento. A destra della Porta (dall’esterno delle mura), a qualche decina di metri sul Corso d’Italia, si trova un monumento nel punto esatto in cui fu aperta la breccia; di fronte alla Porta, invece, al centro del piazzale di Porta Pia, si trova il Monumento al Bersagliere (eretto durante il fascismo). All’interno dei fabbricati che uniscono i due fornici della porta e che un tempo erano utilizzati per l’ufficio doganale si trova il Museo Storico dei Bersaglieri con la tomba monumentale di Enrico Toti. Il proseguimento della via Nomentana, all’interno della porta, prende il nome di via XX Settembre, un rettilineo che termina sul piazzale antistante il palazzo del Quirinale. La decorazione del lato della porta all’interno della città, realizzata da Michelangelo, ricorda una bacinella con un asciugamano intorno e un sapone al centro. La leggenda vuole che si tratti di uno scherzo dell’artista, che in tal modo voleva ricordare l’origine di papa Pio IV, un Medici che non apparteneva alla nota famiglia fiorentina, ma che pare discendesse da una famiglia di barbieri. Divenuta particolarmente nota il 20 settembre 1870, quando il tratto di mura adiacente la porta fu...

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Arco di Costantino

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Arco di Costantino  Via di S. Gregorio Roma (RM)   L’ Arco di Costantino è il più importante degli archi trionfali romani. Si tratta di un arco a tre fornici con attico, di 21 x 26 metri. L’ Arco si eleva poco distante dal Colosseo ove terminava la via Sacra. Segna il limite fra il Foro Romano e la zona del Colosseo. L’ Arco di Costantino è il più grande dei tre archi trionfali di Roma è alto ben 25 metri: gli altri due sono l’arco di Tito (81-90 circa) e l’arco di Settimio Severo (202-203). L’ Arco di Costantino fu costruito in un momento in cui Roma iniziava la sua decadenza a favore di Costantinopoli, per questo motivo la ricchezza della città si era molto ridimensionata e l’arco fu realizzato con marmi sottratti da antichi edifici e monumenti preesistenti. Nella sua composizione furono utilizzate anche statue e decorazioni originariamente poste altrove. I materiali furono adoperati in modo da creare effetti policromi. L’insieme di elementi diversi sia artisticamente che storicamente lo rendono altamente rappresentativo della architettura romana. Da notare infatti sulla parete che guarda al Colosseo, in alto, è rappresentato Marco Aurelio nelle sue lotte contro i Daci; sul lato opposto, episodi delle battaglie sostenute da Marco Aurelio e altre da Costantino. Curiosità: Nel Medioevo l’ Arco di Costantino veniva chiamato in modo familiare “Arco de Trasi” (dalla parola latina transeo, che voleva dire passo attraverso) perché si trovava sulla via che conduceva alla chiesa di San...

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Foro Romano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 12,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Foro Romano Il Foro Romano, situato nella valle compresa tra il Palatino e il Campidoglio, era in origine paludoso e inospitale. La valle venne utilizzata tra X e VII secolo a.C. come necropoli dai primi villaggi stanziati sulle colline circostanti. La piana, verso il 600 a.C., ad opera del re etrusco Tarquinio Prisco, venne drenata con la costruzione della Cloaca Massima. Inseguito venne realizzata una pavimentazione in tufo. La piazza, di forma rettangolare, nacque come luogo destinato agli scambi commerciali e alle attività politiche e giudiziarie. I più antichi monumenti di carattere sacro, attribuiti dalla tradizione ai primi re di Roma, risalgono alla seconda metà del VI secolo a.C. All’inizio della Repubblica (509 a.C.) vennero edificati il tempio di Saturno e il tempio dei Dioscuri. Al V secolo a.C. risale probabilmente la prima tribuna degli oratori, posta tra il Foro Romano e il Comizio. Nel II a.C. vengono costruite quattro basiliche, destinate all’amministrazione della giustizia e allo svolgimento degli affari. Sotto Cesare e poi Augusto il Foro Romano subisce ulteriori cambiamenti. All’età augustea risale la pavimentazione in travertino ancora oggi visibile. In epoca imperiale sorgono nell’area del Foro numerosi monumenti onorari; l’ultimo di questi è la colonna dedicata, nel 608 d.C., all’imperatore Foca. Il foro si andò lentamente interrando e durante il Medioevo, utilizzato come pascolo per gli animali domestici e come terreno seminativo, prese il nome di “Campo Vaccino“. Durante il Rinascimento l’area del Foro Romano venne utilizzata come cava di marmi e pietre. Il Foro fu riscoperto a partire dal XVI secolo nell’area, ancora conosciuta a quel tempo come Campo Vaccino. Nei secoli successivi furono intraprese varie campagne di scavo, ma l’area fu completamente scavata agli inizi del XX secolo. Arco di Tito – Fu fatto innalzare, nell’81 d.C., dall’imperatore Domiziano in memoria del fratello Tito per celebrarne le vittorie contro i Giudei. Rivestito in marmo greco, il monumento è ad una sola apertura fiancheggiata da quattro semi colonne con capitelli. Basilica di Massenzio – Costruita tra il 306 e 312 d.C. dall’imperatore Massenzio, fu completata dall’imperatore Costantino. Originariamente cinque grandi passaggi conducevano in un’enorme aula divisa in tre navate da colonne in marmo. Nell’abside della navata centrale Costantino fece alzare una sua gigantesca statua con le braccia, le gambe e la testa in marmo bianco ed il resto in bronzo dorato. La testa una mano ed un piede sono esposti nei Musei Capitolini. Tempio di Venere e Roma – Il tempio più grande della città venne...

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Domus Aurea

Apertura: fine settimana Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: 14€ /tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa La Domus Aurea  Via della Domus Aurea, 1 Roma (RM) La Domus Aurea era un imponente edificio fatto costruire dall’ imperatore Nerone dopo il grande incendio di Roma del 64 d.C.. Nerone non era stato il primo a porsi il problema di creare una residenza ufficiale per l’imperatore. Si trattava di una necessità politica, prima ancora che di vanità o di passione per il lusso: a Roma giungevano infatti monarchi stranieri, alleati o vassalli, molti dei quali abituati allo stile di vita dei monarchi Orientali ed Ellenistici. A questi modelli principeschi si ispirava ideologicamente il progetto che comprendeva padiglioni immersi nel verde popolati da delizie rurali, per promuovere quella comunione tra uomo e natura. Si diceva, infatti, che Nerone era riuscito a portare la campagna in piena città e che le sue belve, evocavano i paradisi dei Re Persiani. Predecessori e successori avevano, tuttavia, evitato esagerazioni megalomani, finendo per occupare solamente il Palatino, tanto che il termine Palatium andò, poi, ad indicare una residenza di rango: un palazzo. Il primo vero palazzo fu la Domus Tiberiana, sede dei Giulio-Claudi. Il progetto di Nerone della Domus Area prevedeva di trasformare il precedente disegno, con soluzioni maestose, sfruttando il largo spazio al centro di Roma dai quartieri distrutti dal fuoco. L’imponenza e l’ estensione della Domus Aurea è ormai entrata nella leggenda, infatti l’immensa residenza fu realizzata in soli 4 anni senza badare a spese perché, per volere dell’imperatore, doveva essere la più grande e preziosa reggia del mondo. Il progetto Il progetto fu affidato agli architetti Severo e Celere e la dimora si estendeva dal Palatino fino al Colle Oppio e parte del Celio coprendo circa un miglio quadrato. Comprendeva un lago artificiale, dei giardini ed un bosco. Costruita in mattoni, venne arricchita con affreschi, stucchi che incorporavano pietre preziose ed avorio, e con ampi rivestimenti in oro da cui deriva il suo nome di “Casa Dorata”. Gli ambienti finemente decorati erano arricchiti da numerose statue provenienti dalla Grecia e dall’Asia Minore. Nerone poté godere dello sfarzo della sua casa per poco tempo perché morì suicida nel 68 d.C.. La casa continuò ad essere abitata fino al 104 d.C. quando un violento incendio ne provocò la fine. Successivamente sulla Domus Aurea vennero costruite le Terme di Traiano mediante l’interramento dei suoi ambienti e la chiusura degli accessi. Si persero così le tracce della sfarzosa dimora che venne riscoperta per caso solo verso la fine del quattrocento. Gli splendidi motivi decorativi delle volte vennero copiati da...

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Arco di Tito

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito/tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Arco di Tito  Via Sacra, Zona Colosseo Roma (RM) L’ Arco di Tito fa parte della lunga serie di archi trionfali – insieme all’ Arco di Settimio Severo e all’ Arco di Costantino – edificati a Roma per celebrare i suoi Imperatori: nella vostra passeggiata archeologica lungo i Fori Imperiali, non può mancare una visita a questo arco. L’ Arco di Tito fu costruito fra l’anno 81 e l’anno 100 d.C. per volontà del Senato romano (come riporta la dicitura sull’arco “S.P.Q.R.”, Senatus Populus Que Romanus), in onore dell’imperatore Tito che aveva conquistato, nel 70 d.C., la città di Gerusalemme. L’ Arco di Tito è passato nei secoli attraverso varie modifiche: nel Medioevo fu inglobato nella costruzione del convento di S. Francesca Romana, poi nella fortezza dei Frangipane, fino al 1822, anno in cui, su commissione di Pio VII, l’architetto Giuseppe Valadier lo restaurò e lo integrò con del travertino. L’Arco è ad un solo fornice, su base quadrata: l’esterno è costruito in marmo, il nucleo interno in cementizio e lo zoccolo in travertino. L’Arco è finemente decorato, con incisioni che fanno riferimento alla religione, all’imperatore Tito ed alla sua impresa: sopra le colonne che sorreggono l’Arco poggia un architrave con un’incisione che rappresenta un sacrificio, mentre nella volta con decorazione a cassettoni è riportata un’aquila che innalza al cielo Tito. Sulle pareti delle colonne, a sud è rappresentato il corteo mentre attraversa la porta trionfale con gli oggetti sacri del rituale ebraico predati dal Tempio di Gerusalemme (le trombe d’argento che chiamano i fedeli alla preghiera, il candelabro d’oro a sette bracci), a nord l’imperatore trionfante su una quadriga. In epoca moderna sono stati fatti alcuni scavi attorno alle fondazioni dell’arco di Tito, volti a riportare alla luce la pavimentazione di età augustea, eliminando quella contemporanea...

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Il Campidoglio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito/tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Il Campidoglio  Piazza del Campidoglio Roma (RM) www.comune.roma.it Il Campidoglio è il più piccolo fra i famosi sette colli di Roma, ma anche il più importante, perché il primo nucleo della città nacque in questo punto, racchiuso da un primitivo sistema di mura difensive a protezione degli abitanti dalle tribù ostili che abitavano i colli circostanti. In effetti il Campidoglio ha una doppia sommità: una è situata appena a destra dell’attuale piazza, mentre l’altra, quasi adiacente al suo lato sinistro, corrisponde a Santa Maria d’Aracoeli. E’ uno degli spazi architettonici più interessanti di Roma. Tutto il complesso della piazza e degli edifici che la circondano fu realizzato su progetto di Michelangelo nel cinquecento. E’ situato sul colle Capitolino e subì nel corso dei secoli vari rifacimenti fino ad assumere l’aspetto attuale. Oggi è sede del Comune di Roma. Si accede dalla scalinata, in cima ad essa si trova la balaustra con le statue dei Dioscuri che ritraggono Castore e Polluce a fianco dei loro cavalli di epoca imperiale. Al centro della piazza di forma trapezoidale si trova la famosa statua di Marco Aurelio, sulla sinistra si trova il palazzo Nuovo sede del museo Capitolino sulla destra il palazzo dei Conservatori e di fronte dietro la statua il palazzo Senatorio. La scala di accesso a quest’ultimo, realizzata dallo stesso Michelangelo, è di particolare bellezza, così come la fontana con l’antica statua di Minerva seduta. In alto svetta la Torre del Campidoglio del XVI secolo. La piazza è circondata da tre palazzi: il Palazzo Nuovo, il Palazzo Senatorio e il Palazzo dei Conservatori. I tre palazzi ospitano i Musei Capitolini, ricchissima collezione di reperti della Roma antica. Vi si trovano: la statua equestre di Marco Aurelio; i resti del Colosso di Costantino; mosaici provenienti dalla Villa Adriana di Tivoli; la statua della Venere Capitolina; la Sala degli Imperatori, con più di settanta busti in marmo; le statue dei Centauri; la statua del Fauno Ebbro; la statua del Galata Morente, la celebre statua dello Spinario del I sec. a.C.; la famosa statua bronzea della Lupa Capitolina, simbolo della Roma repubblicana; la statua della Venere Esquilina. All’interno dei Musei Capitolini si trova anche una pinacoteca con opere di Tiziano, Caravaggio, Guido Reni, Pietro da Cortona. Antica sede del più importante tempio del culto di Stato e simbolo di Roma “caput mundi”, il Campidoglio ha sempre mantenuto la sua rilevanza nella vita della città come centro dell’istituzione comunale dal XII secolo e con gli annessi Musei Capitolini, i...

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Fori Imperiali

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fori Imperiali, rivivere l’antica Roma I Fori imperiali rappresentano l’antica bellezza della città di Roma, regalando ai numerosi turisti della capitale uno scenario da favola. I Fori Imperiali, situati sull’omonima via in una suggestiva posizione tra l’Anfiteatro Flavio (conosciuto come il Colosseo) e Piazza Venezia, rappresentano uno dei luoghi turistici più importanti della capitale e del mondo intero. Essi rappresentavano, nell’Antica Roma Imperiale, il luogo principale della vita pubblica e privata e grazie alla loro visita è possibile tornare indietro all’epoca più gloriosa della Caput Mundi. Dall’ingresso, posto proprio su Via dei Fori Imperiali, si accede all’area e subito ci si imbatte nei resti del Tempio di Cesare, da cui si raggiunge facilmente la Piazza del Foro, antico fulcro della vita cittadina, al cui centro si trova la Colonna di Foca. Poco distanti si trovano i resti dell’Arco di Settimio Severo, del Tempio della Concordia, di quello di Vespasiano e di quello di Saturno. La visita prosegue ancora verso il Tempio di Augusto, la Basilica di Massenzio (detta anche di Costantino), i resti della Chiesa di Santa Maria Antiqua, la Casa delle Vestali, la Chiesa di Santa Francesca Romana, l’Arco di Tito, gli Orti Farnesiani, la Casa di Augusto, la Casa Augustana, la Domus Flavia, in cui anticamente risiedevano gli Imperatori, e lo Stadio Palatino. Isola pedonale, la strada che parte da Piazza Venezia e conduce al Colosseo è costeggiata dai Fori e dall’imponente Mercato Traiano, progettato dal grande architetto Apollodoro di Damasco e costituita da più di 150 botteghe disposte su diversi piani addossati al Quirinale. Fungevano anche da magazzini di stoccaggio e approvvigionamento delle merci, diretti da funzionari imperiali. Oggi ospitano i Musei dei Fori imperiali, che conservano i reperti recuperati durante gli scavi. Subito dopo l’Altare della Patria s’incontrano le rovine del Foro di Cesare e del Tempio di Venere Genitrice voluto da Cesare prima della battaglia di Farsalo. Oggi restano poche testimonianze della originaria ricchezza e sfarzo dei Fori Imperiali. Nel Foro Traiano, la Colonna Traiana, che rappresenta il monumento della guerra di Dacia vinta dai Romani nel 105 d. C. Dopo diciannove secoli è stata portata all’antico splendore attraverso impegnativi ed accurati restauri. La colonna è formata da 19 blocchi di marmo ed una scala a chiocciola porta alla cima. La parte più importante di questo storico monumento è l’insieme di figure che la contornano documentando le arti e i costumi dei romani e dei daci, e la storia delle battaglie fra i due popoli. Alta circa 40...

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Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 9,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali Il grande complesso dei Mercati di Traiano, di 150 locali,  fu progettato nel II secolo d.C. da Apollodoro di Damasco per Traiano. I Mercati di Traiano, considerati nell’antichità una delle meraviglie del mondo classico, oggi mostrano solo una piccola parte del loro splendore. Il complesso è posto fra il Foro di Traiano e le pendici del Colle Quirinale, assolve alla duplice funzione di sostenere e nascondere il taglio della colle e di creare una serie di ambienti adibiti a botteghe. Verso via Nazionale si trova la grande sala che costituisce il centro di tutto il complesso. La facciata dei Mercati di Traiano è costituita da un grande emiciclo in mattoni a due piani ed è sovrastata dalla Torre delle Milizie, costruita nel XIII secolo a scopi difensivi. Ai suoi lati sono poste due grandi sale semicircolari ricoperte da una mezza cupola, probabilmente utilizzate come auditori. La parte più importante dei Mercati è la Sala, edificio coperto attraverso sei volte a crociera con dodici botteghe su due piani. I Mercati Traianei possono essere considerati il primo centro commerciale coperto della storia. All’interno dell’area archeologica si visita il Museo dei Fori Imperiali, dove sono allestiti i reperti archeologici accompagnati da didascalie didattiche che aiutano al visitatore a capire meglio i modi di vita nella Roma Antica. Orario: Tutti i giorni 9.30-19.30; 24 e 31 dicembre ore 9.30-14.00 La biglietteria chiude un’ora...

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Fontana di Trevi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Trevi Piazza di Trevi Roma (RM)   La storia di Fontana di Trevi inizia, in un certo senso, ai tempi dell’imperatore Augusto, quando il genero Agrippa fece arrivare l’acqua corrente fino al Pantheon ed alle sue terme grazie alla costruzione dell’acquedotto Vergine (che si può ammirare anche a Piazza del Popolo). Leggendaria è l’origine del nome Vergine che, secondo Frontino, sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (in latino virgo) che indicò il luogo delle sorgenti ai soldati che ne andavano in cerca. In quella che sarà poi l’odierna piazza di Trevi, Agrippa alzò una mostra consistente in un alto muraglione, cui erano addossate tre vasche di raccolta. La fontana restò così fino al 1453, quando Niccolò V diede incarico a Leon Battista Alberti di restaurare la fonte: in questa occasione furono tolte le tre vasche e sostituite con un unico vascone. Ma la fontana iniziò a prender corpo con Urbano VIII, il quale, volendone fare una grandiosa, incaricò del progetto il Bernini. Urbano VIII e Bernini morirono senza che la fontana fosse stata ultimata: in quel periodo era soltanto un grosso lavatore con un vascone dinanzi. Tocca a Papa Clemente XII Corsini (1730 – 1740), nel 1731, il compito di riprendere in mano le sorti della piazza e della fontana: bandisce un importante concorso per la costruzione di una grande mostra d’acqua che occupi l’intera facciata del palazzo Poli. Il bando viene vinto da Nicolò Salvi, che inizia la costruzione della fontana nel 1732, impostando l’opera secondo un progetto che raccorda influenze barocche e ancor più berniniane al nuovo monumentalismo classicista che caratterizzerà tutto il pontificato di Clemente XII. Egli riprende l’idea di fondo di Urbano VIII e di Bernini, ovvero l’idea di narrare, tramite architettura e scultura insieme, la storia dell’Acqua Vergine. Il prospetto di Fontana di Trevi ha nel mezzo un arco trionfale formato da un ordine di quattro colonne corinzie sormontate da un grandioso attico, a sua volta sovrastato dallo stemma di Clemente XII. Lo stemma, scolpito in marmo, è coronato da una balaustra con quattro statue che simboleggiano le quattro stagioni. Nel fronte dell’architrave è l’iscrizione: “CLEMENS XII PONT. MAX. / AQUAM VIRGINEM / COPIA ET SALUBRITATE COMMENDATAM / CULTU MAGNIFICO ORNAVIT / ANNO DOMINI MDCCXXXV PONT. VI”. Al centro di una base rocciosa ricca di scogli e di figure dello scultore Maini, si erge imponente la statua di “Oceano” sopra un carro a conchiglione trainato da due cavalli marini,...

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Piazza del Popolo, la più parigina delle piazze di Roma

Piazza del Popolo, la più parigina delle piazze di Roma Piazza del Popolo è una delle piazze più famose di Roma. La costruzione di Piazza del Popolo si deve a Papa Pasquale II. Egli chiese la costruzione a ridosso delle mura della città di Roma dell’attuale Chiesa di Santa Maria del Popolo. Poiché la Madonna era del popolo anche la piazza costruita intorno alla chiesa diventò del Popolo. Spesso considerata “la più parigina delle piazze di Roma”, Piazza del Popolo deve la sua sistemazione urbanistico-edilizia all’architetto Giuseppe Valadier. L’architetto Valadier iniziò a studiare la progettazione della piazza nel 1793 e nel secondo decennio dell’Ottocento realizzò Piazza del Popolo come la conosciamo oggi. Una prima parte delle costruzioni che si affacciano su Piazza del Popolo vennero innalzate tra il Quattrocento e il Seicento e sono la chiesa di Santa Maria del Popolo, accanto alla Porta, le chiesa di Santa Maria di Montesanto e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, all’inizio del cosiddetto “Tridente” che unisce Via del Babuino, Via del Corso e Via Ripetta. Piazza del Popolo venne ultimata, quindi, dalle opere architettoniche disegnate dall’architetto Valadier, vale a dire le due esedre ornate da statue e fontane che limitano i due lati della piazza, la disposizione architettonica del pendio del Pincio, le costruzioni simmetriche ai lati della Porta del Popolo e le quattro vasche con i leoni di marmo alla base dell’obelisco egizio. Piazza del Popolo, fra storia e leggenda: Benché l’origine del nome di Piazza del Popolo sia attribuita a una richiesta del Papa Pasquale II, come citato precedentemente, c’è stato un momento in cui mito e storia si sono intrecciati. Secondo un’antica leggenda, infatti, la Piazza è stata chiamata Piazza del Popolo perché nei suoi pressi c’era un boschetto di pioppi pertinente alla Tomba di Nerone. Il termine “pioppi” in latino si dice populos, termine dal quale si presume derivi Popolo. Questa storia è collegata a un’altra leggenda secondo la quale il fantasma di Nerone frequentava la zona delle Mure Aureliane oggi conosciuta come Muro torto, dove si trovava la sua tomba, luogo in cui era solito riunirsi con diavoli e streghe sotto un albero di...

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Vittoriano – Altare della Patria

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Vittoriano – Altare della Patria Piazza Venezia Roma (RM)     L’ Altare della Patria fu costruito a seguito di una decisione del Parlamento Italiano, di dedicare un monumento nazionale, all’ appena scomparso sovrano Vittorio Emanuele II (1878). Dopo aver bandito due concorsi internazionali (1880 e 1882), fu scelto il progetto presentato da Giuseppe Sacconi. Il giovane architetto marchigiano, sul modello dei grandi santuari dell’età classica, aveva concepito lo spazio come una rappresentazione scenica che celebrasse, al centro della Roma imperiale, il Risorgimento italiano. La struttura architettonica del monumento fu elaborata come un percorso ascendente ideale che attraverso le scalinate e i terrazzamenti, arricchiti dai diversi gruppi scultorei e dai bassorilievi del centrale Altare della Patria, si innalzasse ai Templi laterali e da questi al grandioso Portico colonnato sormontato dalle quadrighe in bronzo, allegorie dell’Unità della Patria e della Libertà. Pur se iniziati nel 1885, i lavori procedettero lenti e il progetto fu continuamente modificato. Lo stesso materiale col quale doveva essere costruito, il travertino, fu sostituito col bianchissimo botticino bresciano. Tra il 1885 ed il 1910, tutta l’area alle pendici del Campidoglio fu interessata dal nuovo assetto urbanistico che vide la demolizione dei preesistenti quartieri medievali e rinascimentali. Per una migliore visuale del monumento furono spostati anche il Palazzetto Venezia e la Chiesa di S. Rita. Alla morte del Sacconi, nel 1905, i lavori furono diretti dagli architetti Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini. Il 4 giugno 1911, in occasione dell’Esposizione Internazionale per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, Vittorio Emanuele III inaugurò la grandiosa statua equestre in bronzo dorato. Nel 1921 nella cripta progettata da Armando Brasini, fu tumulata la salma del Milite Ignoto. Fra il 1924 ed il 1927 sui Propilei furono posizionate la Quadriga dell’Unità, di CarloFontana, e la Quadriga della Libertà, di Paolo Bartolini. Solamente nel 1935, però, i lavori poterono considerarsi...

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Terme di Caracalla

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Terme di Caracalla  Viale delle Terme di Caracalla Roma (RM) Telefono 0639967700   Le Terme di Caracalla, legate alla dinastia della famiglia degli Antonini e per questo denominate anche Terme Antoniniane, sono l’esempio più prestigioso e importante di terme presenti a Roma. L’idea di sontuosi bagni, non è nuova, anche le civiltà egee ne costruirono alcune nei palazzi di Cnosso, di Festo e di Tirinto. Ma toccò ai Romani, con la loro capacità tecnica, il loro amore per il lusso e la loro attenzione verso gli aspetti più popolari della vita sociale, portare al massimo sviluppo i bagni sia come creazione architettonica che come istituzione pubblica. La loro origine è molto antica; esse, infatti, furono fatte edificare presso l’Aventino tra il 212 e 217 per volontà di Caracalla, durante la sua carica di imperatore. La struttura era in grado di ospitare ben 1500 persone e furono utilizzate per tutto il popolino. Avevano anche un recinto esterno, di cui sono rimaste pochissime tracce, che presentava ai suoi lati due esedre imponenti, poste in modo simmetrico e aventi entrambe una sala absidata, a sua volta fiancheggiata da due spazi di grandezza minore e di forma diversa; vi era inoltre un’ulteriore esedra, questa, però, di forma schiacciata e provvista di gradinate, sita sul fondo. Numerosi erano gli ambienti ospitati dalle Terme di Caracalla; vi erano innanzitutto quattro porte dalle quali poter accedere e che indirizzavano o verso un ambiente laterale o in uno di quelli che fiancheggiava la piscina; sulla parte d’accesso opposta alla piscina vi era lo spogliatoio e proseguendo si giungeva alle due palestre. Le ampie sale, site nella parte sud-ovest dell’edificio, avevano forme differenti; si andava, infatti, da quella rettangolare a quella quadrata, o ellittica o absidata o circolare. Le Terme di Caracalla sono state da sempre destinate agli scavi archeologici e tutt’ora mostrano ai visitatori la loro struttura imponente; i loro resti, inoltre sono significativi in quanto testimonianza di uno dei principali luoghi di svago per gli antichi...

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