Terme di Diocleziano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Terme di Diocleziano  Viale Enrico De Nicola, 78 Roma (RM) Telefono 060608 http://archeoroma.beniculturali.it/musei/museo-nazionale-romano-terme-diocleziano   L’impianto termale si rifà a quello delle Terme di Traiano sul colle Oppio, con una grande esedra semicircolare e il calidarium rettangolare con tre nicchie semicircolari. Seguivano poi il tepidarium, un’aula basilicale e la piscina rettangolare, tutti disposti su un asse centrale; su entrambi i lati di quest’asse si aprivano ambienti disposti simmetricamente: palestre, spogliatoi e ambienti di servizio. Gran parte di queste strutture sono ancora visibili nella chiesa di S. Maria degli Angeli, che occupa l’aula centrale, la basilica, e parte della piscina. Gli ambienti compresi tra la basilica e la palestra sono occupati dal Museo delle Terme.Una sala ottagonale, anch’essa sede del Museo Nazionale Romano, si trova nell’angolo occidentale, all’incrocio con l’odierna Via Parigi. Ai lati della grande esedra erano due aule circolari, una delle quali, sul lato ovest, è stata trasformata nella chiesa di S. Bernardo alle Terme. Tra queste e l’esedra, forse avente funzione di teatro, erano due sale rettangolari, probabilmente biblioteche. Sul lato opposto sono ancora conservate due esedre appartenenti all’angolo orientale del recinto, dove si svolgevano conferenze e letture...

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La Fontana della Barcaccia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa>   La Fontana della Barcaccia  Piazza di Spagna Roma (RM)     Nel 1627 papa Urbano VIII incaricò Pietro Bernini, che già lavorava all’ampliamento dell’acquedotto stesso, di realizzare una fontana nella piazza sottostante la chiesa della Trinità dei Monti che allora, in mancanza della scalinata, sorgeva sul bordo di una scarpata. L’opera fu completata nel 1629, e il Bernini fu aiutato anche dal figlio Gian Lorenzo, che probabilmente la completò alla morte del padre. La sua realizzazione comportò il superamento di alcune difficoltà tecniche, dovute alla perdurante bassa pressione dell’acquedotto dell’”Acqua Vergine” in quel particolare luogo, che non permetteva la creazione di zampilli o cascatelle. Il Bernini tuttavia risolse l’inconveniente ideando la fontana a forma di barca semisommersa in una vasca ovale posta leggermente al di sotto del piano stradale, con prua e poppa, di forma identica, molto rialzate rispetto ai bordi laterali più bassi, appena sopra il livello del bacino. Al centro della barca un corto balaustro sorregge una piccola vasca oblunga, più bassa delle estremità di poppa e prua, dalla quale fuoriesce uno zampillo d’acqua che, riempita la vasca, cade all’interno della barca per tracimare poi, dai bordi laterali bassi e svasati, nel bacino sottostante. L’acqua sgorga da altri sei punti (tre a poppa e tre a prua): due sculture a forma di sole con volto umano, che gettano acqua verso altrettante conche all’interno dell’imbarcazione, e quattro fori circolari (due per parte) rivolti verso l’esterno, simili a bocche di cannone. Oltre ai due soli, completano le decorazioni due stemmi pontifici, con la tiara e le api simbolo araldico della famiglia del pontefice  Urbano VIII (i Barberini), alle estremità esterne della barca, tra le due bocche di cannone. Il termine “barcaccia” si riferisce alle imbarcazioni usate sul Tevere nel vicino porto di Ripetta. Altri motivi ispiratori per la fontana sono da ricercare, probabilmente, nella notizia secondo la quale esisteva nella zona una naumachia – edificio all’aperto dove si svolgevano giochi navali e battaglie con navi da guerra in miniatura – e nelle inondazioni del Tevere, che trascinavano le imbarcazioni fino ai piedi della Trinità de’ Monti. Secondo una versione popolare molto accreditata, la sua particolare forma potrebbe essere stata ispirata dalla presenza sulla piazza di una barca in secca, portata fin lì dalla piena del Tevere del...

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Fontana di Piazza Trilussa

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana di Piazza Trilussa  Piazza Trilussa Roma (RM) I quartieri del lato sinistro del Tevere erano ormai serviti dalle varie ramificazioni degli acquedotti “Vergine” e “Felice”, ma in alcune zone la pressione dell’acqua era estremamente bassa. Era il caso del rione Regola nel quale sorgeva, edificato circa un ventennio prima da papa Sisto V, un complesso comprendente un ospizio ed un ospedale per poveri, proprio allo sbocco di Ponte Sisto, e quindi praticamente in linea retta con il punto terminale dell’acquedotto appena terminato. Si provvide quindi a prolungare il condotto principale fino a valle, facendogli poi attraversare il fiume appoggiando la conduttura sul ponte. Raggiunto il complesso ospedaliero, allora denominato “Ospizio dei Cento Frati”, fu commissionata anche l’edificazione di una fontana che, tra l’altro, ricordasse con un’epigrafe l’intervento del pontefice. L’opera fu realizzata da Giovanni Vasanzio, con la collaborazione di Giovanni Fontana per la parte idraulica, e fu terminata nel 1613. Si trattava di una grande nicchia, delimitata da due colonne in marmo appoggiate su una parete bugnata in blocchi di travertino, in cima alla quale era l’iscrizione commemorativa, sormontata dallo stemma pontificio. Nella parte alta della nicchia una grande bocca versava abbondante acqua in un piccolo catino, dal quale tracimava in una vasca sottostante, che riceveva altra acqua, con uno zampillo incrociato, dalle fauci di due draghi alati posti ai lati, alla base delle colonne, mentre due teste di leone versavano altra acqua dalle estremità della vasca. Intorno alla fontana un’area di rispetto era delimitata da un’inferriata sorretta da sei colonnine in granito rosso. Intorno al 1880 l’ospizio fu demolito, a causa dei lavori per la costruzione dei muraglioni del Tevere, e la fontana smontata. Ma nel 1898 venne recuperata e ricostruita esattamente all’altra estremità del ponte, nella piazza dove attualmente si trova, disposta in cima ad una scalinata. Se ne occupò l’architetto Angelo Vescovali, che però poté recuperare solo poco più della metà dei materiali originari. Un’altra iscrizione, sotto la nicchia, ricorda l’avvenimento. In tempi recenti la portata d’acqua è stata ridotta in maniera consistente, e la fontana che era stata ideata grazie ad un incremento idrico al di là del fiume, soffre ora dello stesso problema che aveva contribuito a risolvere: il catino superiore è secco, come le fauci dei leoni, e gli zampilli dai due draghi sono ridotti al minimo, con una pressione che, lungi dal consentire il caratteristico incrocio di un tempo, produce solo due deboli rivoli d’acqua. La nuova posizione ha però creato una panoramica di...

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Fontana di Montecavallo – dei Dioscuri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Montecavallo – dei Dioscuri Piazza del Quirinale Roma (RM)     Prima del 1589 le statue, copie romane di originali greci del V secolo a.C. provenienti dalle Terme di Costantino, erano rivolte verso l’edificio ora occupato dal Palazzo della Consulta, ed erano disposte parallele tra di loro. Non essendo visibili dal quadrivio delle Quattro Fontane, papa Sisto V Peretti (1585-1590) pensò di spostarle più indietro, in modo da chiudere armonicamente lo scenario della Strada Pia (odierna Via XX Settembre) dalla parte del colle Quirinale. L’incarico fu affidato a Domenico Fontana, il quale arretrò i Dioscuri girandoli verso il palazzo del Quirinale e allineandoli a poca distanza l’uno dall’altro; di fronte alle statue fu inoltre eretta una fontana ornata con gli stemmi di Sisto V. Nel 1782, durante il pontificato di Pio VI Braschi (1775-1799), l’architetto Antinori, riprendendo il progetto di Alessandro VII Chigi (1655-1667) che prevedeva di divaricare il gruppo dei Dioscuri per erigervi nel mezzo l’obelisco proveniente dal Mausoleo di Augusto, fece smontare la fontana di Sisto V. Antinori propose inoltre di porre tra i Dioscuri una nuova fontana, costituita da una vasca di granito che si trovava allora in campo vaccino e fungeva da abbeveratoio per gli animali. I lavori per la costruzione di questa nuova fontana furono interrotti dalle vicende napoleoniche e ripresi nel 1816, quando Pio VII Chiaramonti (1800-1823) incaricò Raffaele Stern di portarli a termine. La vasca del campo vaccino, dissepolta e restaurata da Carlo Fea, fu finalmente posta in opera nel 1818, sorretta dal suo antico piedistallo al centro di una larga piscina a fil di terra.Della precedente fontana di Sisto V costruita da Domenico Fontana non si hanno più tracce; probabilmente andò distrutta durante gli interventi...

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La Fontana del Facchino

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa La Fontana del Facchino  Il giovane acquarolo delle statue parlanti La Fontana del Facchino, in Via Lata a Roma, è la più giovane delle statue parlanti; rappresenta una figura maschile, con il viso quasi completamente rovinato mentre versa acqua da una botte. La Fontana del facchino fu realizzata da Jacopo Del Conte, nel 1580, su incarico della Corporazione degli Acquaroli (ma il Vanvitelli, nel 1751, la attribuisce addirittura a Michelangelo). Rappresenta infatti un “acquarolo”, quella figura che, fino a quando, alla fine del ‘500, i pontefici ripristinarono gli acquedotti, prendeva l’acqua dalle fontane pubbliche e la rivendeva porta a porta. La foggia dell’abito ed un’epigrafe scomparsa in occasione dell’ultimo trasferimento a via Lata, riconduce però alla corporazione dei facchini, da cui avrebbe quindi preso il nome. L’attribuzione non sembra però corretta, benché l’epigrafe dedicatoria, in latino, recitasse: ”Ad Abbondio Rizio, coronato [facchino] sul pubblico selciato, valentissimo nel legar fardelli. Portò quanto peso volle, visse quanto poté; ma un giorno, portando un barile di vino in spalla e dentro il corpo, contro la sua volontà morì.” Come altre cinque è stata la “voce” di diverse pasquinate, le violente e spesso irriverenti satire indirizzate a colpire anche pesantemente e sempre in modo anonimo i personaggi pubblici più in vista a Roma.  Tips: La fontana del Facchino si trova all’interno del centro storico di Roma, da qui infatti è possibile raggiungere tantissimi altri luoghi suggestivi della città. Noi vi consigliamo di fare una passeggiata fino a Piazza di Pietra e fare un aperitivo al Salotto...

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Fontana del Mascherone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Mascherone    La fontana, da cui deriva la denominazione della prospiciente via, originariamente isolata, attualmente risulta addossata ad un muro del secolo scorso. Il mascherone, probabilmente romano adattato nel ‘600 ad uso di fontana, è decorato su due lati da volute e risulta inquadrato, superiormente, da un architrave con al centro un giglio in ferro battuto, stemma della famiglia Farnese (o della Francia) che ha sostituito, nel secolo scorso, un giglio in pietra. L’Acqua Paola sgorgante dal mascherone si riversa nel piccolo catino sottostante, per poi ricadere nella grande vasca rettangolare di granito, probabilmente antica, e da ultimo nella piscina posta a livello del terreno, delimitata da due colonnine unite da sbarre di ferro. In occasione di feste della famiglia Farnese, dalla fontana fuoriusciva vino anziché acqua; nel 1720, in onore di Marco Antonio Zondadori, nominato Gran maestro dell’Ordine di Malta, la fontana gettò vino per tre giorni...

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Fontana del Moro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Moro Piazza Navona Roma (RM)     La “Fontana del Moro”, tra le più antiche fontane rinascimentali di Roma, è una delle tre fontane monumentali di piazza Navona. Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’”Aqua Virgo”, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma, e venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane. Tra le prime furono commissionate da papa Gregorio XIII, nel 1574, a Giacomo Della Porta, le due poste alle estremità di Piazza Navona (all’epoca “piazza in Agone”), di cui la Fontana del Moro è quella che si trova sul lato meridionale (quello rettilineo) della piazza. Il progetto del Della Porta prevedeva una vasca marmorea a pianta mistilinea poggiata su due gradini, che poco dopo venne circoscritta da una cancellata[1]. Stesso progetto e stessi interventi anche per l’altra fontana della piazza, quella poi chiamata “del Nettuno”, all’estremità settentrionale. Per la decorazione vennero usati i quattro tritoni che due anni prima erano stati realizzati (e non utilizzati) per la fontana di piazza del Popolo, insieme a gruppi rappresentanti un mascherone tra due delfini. In occasione della realizzazione, al centro della piazza, della “Fontana dei Quattro Fiumi”, nel 1651 papa Innocenzo X affidò a Bernini anche l’ampliamento della fontana meridionale[2], con la rimozione dei gradini e della cancellata e la costruzione di una vasca esterna più ampia, della stessa forma di quella interna. La grossa conchiglia (la “lumaca”) con tre delfini, con cui Bernini ornò la fontana, non piacque al papa, che l’anno successivo trasferì l’intero gruppo in una villa sul Gianicolo. Un successivo tentativo incontrò finalmente il favore di Innocenzo X: una figura maschile che trattiene per la coda un delfino (un po’ troppo piccolo, in proporzione), che getta acqua dalla bocca, scolpito da Giovanni Antonio Mari. I tratti somatici della figura richiamano vagamente le caratteristiche di un uomo di colore, particolare che bastò per dare alla fontana il nome che conserva tuttora. Secondo una versione tradizionale, per il volto del “Moro” Bernini si sarebbe ispirato alla statua di Pasquino (i cui tratti erano però anche allora alquanto rovinati), e questa circostanza potrebbe giustificare una sorta di “dispetto” fatto al papa, dato che le “statue parlanti”, e Pasquino in particolare, al cui collo mani ignote appendevano versetti satirici e feroci critiche alla classe dirigente, erano all’epoca una grossa preoccupazione per i nobili e il...

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Catacombe di Priscilla

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Catacombe di Priscilla  Via Salaria, 430 Roma (RM) Tel. 06 86206272 – Fax 06 86398134 info.priscilla@flashnet.it http://web.tiscali.it/catacombe_priscilla/ Le catacombe di Priscilla si trovano lungo la via Salaria, con ingresso di fronte a Villa Ada, a Roma. Il nome deriva probabilmente dal nome della donna che donò il terreno per la realizzazione dell’area sepolcrale, o dalla sua fondatrice. Nel cimitero è conservata un’iscrizione funeraria relativa a una Priscilla, imparentata con la famiglia senatoria degli Acilii. Le catacombe vennero scavate nel tufo a partire dal II secolo e fino al V secolo, quando raggiunsero la struttura definitiva, che si sviluppa complessivamente per 13 chilometri di gallerie sotterranee. Nell’antichità venne soprannominata “La Regina delle catacombe” a causa dei numerosi martiri sepolti. Nell’indice degli antichi cimiteri cristiani di Roma (Index coemeteriorum) le catacombe sono anche indicate come Cimitero di Priscilla a San Silvestro, dal nome della basilica lì costruita nel IV secolo sul luogo di sepoltura dei martiri Felice e Filippo. Durante le persecuzioni del III e del IV secolo le catacombe accolsero le spoglie di numerosi martiri (tra i quali un Papa, Marcellino) e, successivamente, di altri sei papi. Profonde 35 metri e articolate su tre livelli, le catacombe ospitano circa 40 mila sepolture. Abbandonate nel V secolo e successivamente saccheggiate al tempo delle invasioni barbariche, le catacombe sono state quindi a lungo dimenticate e solo negli ultimi secoli riscoperte e valorizzate. Tra i tantissimi loculi è possibile ricordarene alcuni di particolare interesse. Catacombe di Priscilla: Il cubicolo della Velata Il cubicolo risale al III secolo e prende il nome da un affresco, molto ben conservato, di una lunetta che rappresenta una donna velata in atteggiamento orante, con le braccia volte in alto. La donna, verosimilmente lì sepolta, è quindi raffigurata anche in altri momenti significativi della sua vita: il matrimionio e la nascita di un figlio. Nelle altre volte del locale sono affrescati episodi dell’Antico Testamento (il salvataggio dei tre giovani ebrei dal fuoco, quello di Isacco dal suo sacrificio e quello di Giona dal mostro) a simboleggiare la salvezza grazie alla Redenzione. Al centro del soffitto, un affresco del Buon Pastore che reca una pecora sulle spalle. Catacombe di Priscilla: La Cappella Greca La cappella è un ambiente diviso in due parti da un arco e riccamento decorato con pitture in stile pompeiano risalenti al II secolo, finto marmo e stucchi. Le sue raffigurazioni, spesso ben conservate, rappresentano parecchi episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Di particolare interesse l’Adorazione dei magi, la Resurrezione di Lazzaro e...

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Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro Via Casilina, 641 Roma (RM) Tel. 06 2419446 – Cell. 339 6528887 santimarcellinoepietro@gmail.com Le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, si trovano su Via Casilina e vi si accede tramite il cortile della basilica. Il sepolcro dei due Santi (accanto ai quali erano venerati anche Tiburzio, Gorgonio, i SS. Quattro Coronati e due gruppi anonimi di martiri, tutte vittime della grande persecuzione di Diocleziano) era inizialmente costituito da due semplici loculi, in seguito arricchiti da monumentali decorazioni marmoree per volontà di papa Damaso (366-84), il quale si tramanda abbia conosciuto le vicende di Marcellino e Pietro direttamente dal loro carnefice. Damaso fece costruire la scala d’accesso e un percorso obbligatorio per i pellegrini che si snodava tra sopra e sottoterra. I corpi dei due martiri rimasero nella cripta sotterranea fino al pontificato di Gregorio IV (826), quando furono trasportati in Francia e di qui in Germania. La grande devozione dei fedeli per le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro è documentata dai numerosi graffiti nell’absidiola e nelle gallerie che conducono verso le tombe dei martiri; non solo compaiono invocazioni in latino, ma anche in runico, a testimonianza della frequentazione del luogo di culto da parte anche di Celti e Germani. Le catacombe, decorate da scene bibliche, sono tra le più grandi di quelle presenti a Roma. Onorio I (625-38) fece costruire una piccola basilica sotterranea absidata per accogliere i fedeli sempre più numerosi, raddoppiò la scala d’ingresso al vano basilicale e consacrò un altare proprio sopra i due loculi; tra il V e il VII secolo fu creato il nuovo santuario dedicato ai SS.Quattro Coronati, collegato al primo nucleo martiriale tramite percorsi a senso unico contrassegnati da lucernari; inoltre, per agevolare il cammino delle schiere di pellegrini, furono sbarrate le gallerie secondarie e i cubicoli e costruite nuove scale. Adriano I infine (ultimo quarto sec. VIII) provvide all’ultimo allargamento dell’edificio. Tra le pitture presenti, merita una segnalazione quella che rappresenta l’Epifania con due Magi. Per maggiori info su ingresso ed orari, potete consultare direttamente il sito web. Con la Pro Loco, hai diritto ad uno sconto sul biglietto d’ingresso. Visita la nostra sezione...

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Fontana dei Tritoni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dei Tritoni  Piazza della Bocca della Verità Roma (RM) La realizzazione, fin dal 1610, dell’ultimo acquedotto dell’”Acqua Paola” non aveva fatto passare in secondo piano i due costruiti qualche anno prima (l’”Acqua Vergine” nel 1570 e l’“Acqua Felice” nel 1587), e la possibilità di erigere altre fontane sulle loro diramazioni che erano state costruite per una distribuzione idrica più capillare sull’intera città. Un ramo secondario dell’Acqua Felice raggiungeva infatti anche la zona poco più a sud dell’Isola Tiberina, dove, tra monumenti di epoca romana e medievale (l’Arco degli Argentari, l’Arco di Giano, il Tempio di Ercole Vincitore, il Tempio di Portuno e la basilica di Santa Maria in Cosmedin) papa Clemente XI volle che venisse edificato anche un monumento a sua memoria. In effetti non ha chiare motivazioni la ragione per cui il pontefice volle erigere la fontana in un’area poco abitata, abbastanza impervia e soggetta alle inondazioni del Tevere. La sua realizzazione suscitò infatti nei contemporanei diverse critiche per la scelta ritenuta poco felice della sua dislocazione. Fu ultimata nel 1715 dall’architetto Carlo Francesco Bizzaccheri in occasione dei lavori di sistemazione della piazza davanti alla basilica. L’intera struttura, in travertino, è posta su un gradino circolare (delimitato da 16 colonnine unite da un’unferriata), all’interno del quale il disegno della vasca principale rappresenta un ottagono con i lati concavi o, se si preferisce, la stella a otto punte simbolo araldico della famiglia del pontefice (gli Albani).Al centro un gruppo di rocce (un elemento che riscosse un notevole successo dopo la fontana dei Quattro Fiumi) con ciuffi di vegetazione sul quale sono inginocchiati, con le code avvinghiate tra loro, due tritoni (opera di Francesco Moratti) con le braccia alzate che sorreggono sulle spalle una grande valva di ostrica con la funzione di catino sommitale, al cui centro zampilla l’acqua dal trimonzio. Tra i due tritoni lo stemma pontificio. Originariamente quattro mascheroni gettavano acqua nella vasca principale, eliminati nel XIX secolo forse per la scarsità d’acqua che alimentava la fontana e che li avrebbe probabilmente lasciati asciutti. La fontana è infatti rimasta per molto tempo a secco, ma negli ultimi anni è stata ripristinata l’alimentazione idrica, sebbene piuttosto scarsa. Gli ultimi restauri risalgono al 1994-1995 e al...

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