Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi

Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi Il cimitero protestante di Roma si trova in via Caio Cestio, una traversa di Via Marmorata, su un versante dell’Aventino. Apre le porte a cittadini acattolici di tutte le nazionalità: qui riposano famosi atei o cristiano-ortodossi italiani, ebrei o musulmani. La tomba più visitata del cimitero è del poeta Keats-Shelley, sita accanto a quella del suo amico, il pittore Joseph Severn. Entrambi riposano nell’angolo più lontano, nella parte vecchia e meno affollata del cimitero. La lapide è riconoscibile poiché vi sono incisi i versi composti dallo stesso poeta:  “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”. Benchè Severn morì parecchi anni dopo, fu sepolto con tavolozza e pennelli accanto al suo amico, su sua richiesta. Vicino alle loro tombe riposano il figlio di Severn, morto a un solo anno d’età, e lo psichiatra e scrittore svedese Axel Munthe, conosciuto per aver scritto un racconto autobiografico intitolato La Storia di San Michele, sua moglie Hilda e i loro due figli. Fu Mary Shelley a chiedere la sepoltura del marito al cimitero protestante, perché quando era ancora in vita, il marito lo aveva lodato definendolo “il cimitero più bello e solenne che abbia mai visto”. Potrebbe essere sepolto qui il giovane figlio della coppia, William Shelley, ma non sono mai state ritrovate le spoglie. Altri personaggi famosi che riposano qui sono Edward Trelawny, uno scrittore e avventuriero grande amico di Shelley e Gregory Corso. Corso era un poeta americano della Beat Generation, morto nel 2001, che fin dalla stesura delle prime poesie era stato influenzato dalle poesie di Shelley. A destra è possibile vedere un busto senza testa con la scritta “Belinda”. Appartiene a Belinda Lee, una starlet di Hollywood, che morì all’età di venticinque anni in un incidente automobilistico avvenuto a Hollywood nel 1961. L’attrice è sepolta qui a causa della sua discussa storia d’amore con uno dei principi Orsini. Tra gli altri famosi ospiti, lo scrittore e attivista politico Antonio Gramsci, il cui sepolcro si trova a metà del lato destro del cimitero, e lo scrittore Carlo Emilio Gadda, sepolto nelle...

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Il Priorato dei Cavalieri di Malta

Il Priorato dei Cavalieri di Malta Il Priorato dei Cavalieri di Malta è una villa di Roma che si affaccia sull’omonima piazza al colle Aventino. È sede dell’Ambasciata del Priorato dei Cavalieri di Malta, oggi noto più semplicemente con il nome di “Ordine di Malta”. La Villa nel X secolo ospitava un monastero benedettino fortificato. Nel Medioevo, grazie alla sua posizione strategica, a picco sull’ Emporio del Tevere e in alto rispetto all’Isola Tiberina, divenne sede dei templari e, con la loro sconfitta, passò ai cavalieri ospitalieri che ne fecero la loro sede. Divenne così sede del Priorato dei Cavalieri di Malta. Dal Buco della Serratura del portone d’ingresso potete ammirare la vista della cupola di San Pietro. La ricostruzione dell’ingresso fu affidata, nel 1765 a Giovanni Battista Piranesi dal cardinale Rezzonico. A lui si deve la costruzione della Piazzetta settecentesca antistante il Priorato, decorata in stile rococò. Nella piazzetta è possibile ammirare le insigne trionfali in marmo progettate e collocate in loco da Piranesi per celebrare l’antica storia dei cavalieri con i loro trofei di guerra e gli stemmi della famiglia Rezzonico. La Piazzetta del Priorato dei Cavalieri di Malta riprende i temi dell’Armilustrium, una festività romana celebrata in onore di Marte, il dio della Guerra, che, secondo l’Antica Roma, era il padre di Romolo e Remo. Il 19 ottobre, giorno dell’Armilustrium, le armi venivano lustrate e posate per l’inverno. Questa cerimonia si svolgeva all’Aventino, proprio dove ora sorge la Piazza del Priorato. Chiesa di Santa Maria del Priorato. Anche la Chiesa di Santa Maria del Priorato fu progettata da Piranesi. Se si organizza la gita con un po di anticipo è possibile visitare, oltre alla Chiesa, l’incantevole giardino privato. In realtà, sono una serie di giardini classici, che vedono l’alternarsi di roseti e alberi potati in forme geometriche, con lussureggianti palme e piante subtropicali. Quando si è all’interno del giardino, si ha la sensazione di trovarsi in un luogo segreto. Esternamente alla destra della Chiesa è esposta la statua di Piranesi, colto in posa meditabonda. Per visitare la Chiesa bisogna inoltrare una richiesta al Gran Magistero dell’ Ordine dei Cavalieri di Malta. economato@orderofmalta.int 06 67581289 / 06...

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Il Roseto Comunale al colle Aventino

Il Roseto Comunale al colle Aventino: Il giardino più romantico di Roma  Il Roseto Comunale all’Aventino è uno dei giardini più romantici di Roma, si trova vicino al famoso “Buco della Serratura” della Villa del Priorato di Malta. Due luoghi suggestivi che vi consigliamo di visitare se vi trovate a passeggiare sul colle Aventino. Il Roseto Comunale ospita 1.100 specie di rose provenienti da tutto il mondo, ed è possibile trovare anche rose provenienti dalla Cina e dalla Mongolia. Tra le più note e particolari varietà si elencano la Rosa Chinensis Virdiflora, che ha i petali di color verde, la Rosa Chinensis Mutabilis, che cambia colore con il passare dei giorni e la Rosa Foetida, una rosa maleodorante. Sarà possibile ammirarle nei mesi della fioritura delle rose dal 21 Aprile, giorno in cui inizia il Natale di Roma, al 14 Giugno. Il Roseto Comunale, con il suo sbocciare di rose e profumi, è considerato uno dei luoghi magici della città e si trova in una delle zone più belle della capitale: al colle Aventino. La veduta del giardino si affaccia sul Circo Massimo e il Palatino, due luoghi cari alla Roma Antica. Dal 21 aprile al 14 giugno, il Roseto Comunale si può visitare tutti i giorni, compresi domeniche e festivi. Il giardino è accessibile anche a chi soffre di disabilità. È possibile prenotare per le visite guidate gratuite all’e-mail rosetoromacapitale@comune.roma.it o chiamando il numero...

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Il Museo degli Scheletri

Il Museo degli Scheletri, gusto macabro del barocco a Roma Il Museo degli Scheletri si trova nei sotterranei di una chiesa barocca poco conosciuta in Via Veneto, tra un ristorante elegantissimo e un Hotel extra-lusso. La chiesa è Santa Maria della Concezione, nota anche come la Chiesa dei Cappuccini, poco distante dalla fontana di Gian Lorenzo Bernini. All’ingresso della Chiesa di Santa Maria della Concezione è possibile ammirare uno dei dipinti più famosi di Guido Reni, L’Arcangelo Michele che vince il demonio. Il quadro venne commissionato nella prima metà del 1600 dal Cardinale Antonio Barberini, il quale chiese a Guido Reni di raffigurare il viso del demonio di una bruttezza disarmante e il viso dell’angelo di una bellezza celestiale. Quando Reni terminò il quadro, i suoi contemporanei si stupirono della somiglianza che intercorreva tra il viso del diavolo e il viso del Cardinale Giovanni Battista Pamphilj, nominato Papa Innocenzo X nel 1644. Probabilmente fu un modo dell’artista per vendicarsi poiché il Cardinale Battista Pamphilj non apprezzava la sua arte. Il cimitero sotterraneo conosciuto come il Museo degli Scheletri è così chiamato poiché all’interno ospita le ossa dei cadaveri di 4000 frati che vi furono seppelliti dal 1627 al 1870. E’ diviso in quattro cappelle con le pareti e le volte decorate dalle tibie, dai femori e dalle altre ossa dei frati secondo il gusto tipicamente macabro dell’arte barocca. È possibile trovare anche alcuni corpi ancora integri di alcuni frati in posizione eretta e vestiti con il saio e il cappuccio. Il Museo degli Scheletri ospita anche opere e oggetti relativi alla morte, documenti antropologici sulla visione dell’uomo e sulla morte nel XVII secolo, il materiale appartenente alle confraternite che si occupavano dei trapassi, le immagini devozionali, i libri d’epoca e le maschere di cera. Il Museo degli Scheletri è poco pubblicizzato fra i vari itinerari turistici, malgrado ciò raggiunge sempre un elevato numero di visitatori ogni anno. L’ingresso è gratuito, ma bisogna conoscere gli orari di apertura e di chiusura della Chiesa perché non è sempre accessibile al...

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Sedia del Diavolo, la tomba di Elio Callistio

Sedia del Diavolo, la tomba di Elio Callistio La Sedia del Diavolo è un’architettura funebre della Roma Antica. In principio era collocata in cima ad una collinetta della lunga Via Nomentana, oggi il monumento si trova in una piazzetta al quartiere africano di Roma. La Piazza prende il nome di Elio Callistio, colui per il quale fu realizzato il sepolcro. La Sedia del Diavolo è infatti la tomba di Elio Callistio liberto di Adriano. La sua tomba è stata costruita a naiskos (cioè a tempietto) una costruzione greca tipica nella prima metà del II secolo d.C. E’ possibile trovare un’altra tomba simile alla Sedia del Diavolo sull’Appia Antica. Sedia del Diavolo, una leggenda tramandata nel presente: Per sapere perché la tomba di Elio Callistio prende il nome di Sedia del Diavolo, bisogna abbandonarsi all’immaginazione. Nella Roma Antica l’architettura funebre, sorgeva in un quartiere disabitato, in cima ad una piccola collina. Trasformata in rudere dal tempo, la tomba, era rifugio di pastori e vagabondi che vivevano nelle campagne. Il rudere, con i bagliori rossastri dei fuochi notturni che venivano accesi all’interno dai pastori, richiamavano da lontano la figura del diavolo. Da qui il nome Sedia del Diavolo. Il tipo di architettura con cui è costruita la Sedia del Diavolo è tipicamente greco. Questo tipo di costruzione, in greco naiskos (come già menzionato), nella Roma Antica era conosciuto con il nome di edicola ed all’inizio era un tempio in miniatura che ospitava la statua della divinità. Con l’influenza dell’architettura greca, invece, l’edicola si è sviluppata fino a diventare un tempietto vero e proprio alzato su due piani. Questo sepolcro è datato al II secolo d.C. Nella camera superiore si svolgevano i riti funebri, mentre nella parte sottostante, in un seminterrato accessibile da una scala, trovavano riparo le spoglie dei defunti. Il pavimento è interamente in mosaico bianco e sulle pareti è possibile notare opere di restauro non...

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Via del Babuino nel Rione Campo Marzio

Via del Babuino nel Rione Campo Marzio Via del Babuino si trova al centro di Roma nel rione Campo Marzio. È una delle tre vie che formano il complesso stradale del Tridente. Partendo da Piazza del Popolo ci porta fino a Piazza di Spagna, costeggiando Via Margutta. Esistente dal XIV, ha cambiato spesso nome, fino a quando nel 1571 fu denominata Via del Babuino, in seguito all’installazione della fontana con la statua del Sileno. La statua del Sileno, divinità classica legata alle sorgenti e alle fontane, fu considerata per molto tempo dagli abitanti del rione simile ad una scimmia, per questo veniva chiamata “er babuino”. Con il tempo, divenne il nome stesso della strada. Sia Via del Babuino che Via Margutta, oggi famosa per avere ospitato la residenza di Federico Fellini, negli anni Sessanta hanno rappresentato il cuore pulsante di una comunità di artisti ed oggi sono sedi di gallerie, studi d’arte, negozi e alberghi di lusso. Passeggiando qui troverete molteplici negozi di antiquariato e boutique di sarti famosi. In Via del Babuino è rinomato lo studio Tadolini, posto proprio di fronte alla fontana del Silone. Lo studio ospita il Museo-Atelier Canova-Tadolini. Anche se il nome fa pensare a uno studio privato, in realtà è un caffè ristornate del tutto originale, pieno di sculture realizzate dalle quattro generazioni della famiglia Tadolini. Adamo Tadolini era l’allievo più promettente dello scultore Canova ai primi dell’800. Quest’ultimo gliene fece dono nel 1818 e così lo studio fu occupato dalla famiglia per i successivi 150 anni. Proseguendo per Via del Babuino, sulla destra, c’è la Chiesa Anglicana di Ognissanti, un esempio di architettura neogotica soprattutto nella facciata, anche se le finestre a tutto sesto richiamano di più lo stile romanico. A dare un impatto molto forte sono la mole ottocentesca in mattoni e il campanile, adiacenti alla...

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Piazza Trilussa

Piazza Trilussa in passato era nota come “Piazza Ponte Sisto”, dal nome del ponte che la collega dalla zona di Campo dei Fiori al Rione Trastevere. Al centro della Piazza è possibile ammirare la seconda fontana dell’Acqua Paola, fatta costruire da Traiano per prolungare la canalizzazione dell’acquedotto romano fino ai rioni di Trastevere e Borgo. Questa fontana, che anticamente si trovava a Via Giulia, è stata spostata al centro di Piazza Trilussa nel 1898 dopo la costruzione dei muraglioni di Trastevere. I basamenti delle due colonne che circondano la fontana sono decorati con draghi, il simbolo araldico della famiglia Borghese, una famiglia nobile originaria di Siena. Affianco alla fontana si trova la statua di bronzo del poeta Trilussa, da cui la piazza prende il nome odierno. Piazza Trilussa, la storia di un poeta: Trilussa è lo pseudonimo, nonché l’anagramma del cognome del poeta Carlo Alberto Salustri, poeta italiano che ha vissuto a cavallo fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, famoso per le poesie in dialetto romanesco per creare un effetto comico. Nonostante scrivesse in dialetto, ad essere considerato “il poeta dei romani” è Giuseppe Gioacchino Belli che documentò la vita della capitale con sonetti in romanesco. La statua di Carlo Alberto Salustri, realizzata dallo scultore Lorenzo Ferri nel 1954, raffigura il poeta chino su un plinto di marmo come se stesse declamando le sue poesie, una delle quali è incisa sotto la scultura. La poesia si intitola “All’ombra” e recita così: “Mentre me leggo er solito giornale spaparacchiato all’ombra d’un pajaro, vedo un porco e je dico: – Addio, majale! vedo un ciuccio e je dico: – Addio, somaro! Forse ‘ste bestie nun me capiranno, ma provo armeno la soddisfazzione de poté dì le cose come stanno senza paura de finì in priggione”. Probabilmente è stata scelta perché è quella che rispecchia il moralismo, l’arguzia aperta e cordiale e un’ombra di disprezzo che il poeta nutriva nei confronti del popolo. Oggi Piazza Trilussa è luogo di incontro dei giovani che si riuniscono per la movida...

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Il Circo Massimo

Circo Massimo della Roma Repubblicana Il Circo Massimo era considerata l’arena più importante dell’antica Roma. All’interno venivano svolte le corse delle quadrighe, carri da corsa tirati da quattro cavalli, usati nella Roma Repubblicana anche per far sfilare i comandanti vittoriosi dalla Via Sacra al Campidoglio. Il Circo Massimo poteva ospitare fino a 300.000 spettatori, era una struttura molto più maestosa e grande del Colosseo. Anticamente, al centro del dell’arena vi era un enorme obelisco che oggi s’innalza di fronte alla Basilica di San Giovanni in Laterano. E’ considerato il più grande del mondo, pesa 385 tonnellate ed è alto 32,50 m. Al suo fianco si ergeva un altro obelisco che fu spostato e che oggi è possibile ammirare a Piazza del Popolo. L’ultima corsa al Circo Massimo si tenne nel 549 d.C.. L’ arena è famosa anche per essere stata il luogo in cui avvenne il Ratto delle Sabine. Si narra che l’imperatore Romolo, dopo aver fondato Roma chiese alle popolazioni vicine di stringere delle alleanze e di avere delle donne con cui poter procreare e popolare la nuova città, e, al loro rifiuto, Romolo, organizzò una trappola per vendicarsi. Invitò tutti gli abitanti per dei festeggiamenti al Circo Massimo e, approfittò della situazione, per rapire le donne. Circo Massimo, oggi: Nella Roma attuale, del Circo Massimo è possibile vedere solo un mucchio di pietre su viale Aventino. All’estremità meridionale c’è una torretta medievale costruita dai Frangipane, una famiglia romana di nobili origini, e, alle spalle, è possibile ammirare, all’interno di un recinto, le rovine del Settizonio (in latino Septizodium), una facciata monumentale di un ninfeo, fatta innalzare dall’imperatore Settimio Severo nel 203 posto all’ingresso dell’Appia Antica a emblema della gloria di Roma e dell’impero. Purtroppo ai romani non rimane che il ricordo dell’antico splendore del Circo Massimo, infatti, oggi è solo una lunga spianata circondata da strada trafficate. Nonostante ciò, ospita ancora grande eventi come festival, concerti e appuntamenti di vario...

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Keats-Shelley Memorial House in Piazza di Spagna

Keats-Shelley Memorial House in Piazza di Spagna Keats-Shelley Memorial House si trova in Piazza di Spagna al numero 26, esattamente di fronte alla fontana della Barcaccia. È la casa in cui visse e morì nel 1821 il poeta inglese John Keats. John Keats si trasferì a Roma sotto consiglio dei medici e degli amici perché ammalato di tubercolosi. Purtroppo però la mattia era già in stato avanzato, per cui, Keats morì dopo parecchi mesi di sofferenze all’età di venticinque anni, in sola compagnia dell’amico Joseph Severn, al quale confidò una volta che sentiva già “i fiori crescere sul suo corpo”. Entrambi sono sepolti uno accanto all’altro al cimitero protestante di Roma. La tomba di John Keats è la più visitata. Negli anni a Roma, John Keats visse un amore tormentato per Fanny Brawne. La sua abitazione, battezzata con il nome di Keats-Shelley Memorial House, oggi racchiude un archivio inglese storico e letterario e un museo nel quale sono custoditi dei cimeli dei primi dell’Ottocento appartenuti al poeta inglese John Keats e ai suoi amici Pearcy Bysshe Shelley, Mary Shelley e Lord Byron. Anche quest’ultimo, per alcuni anni, visse in un’altra casa di piazza di Spagna. Il Keats-Shelley Memorial House è suddiviso in quattro stanze nelle quali sono conservate lettere, manoscritti, effetti personali e documenti di Keats, Shelley, Byron e di altri artisti della cerchia. Tra i cimeli si trova un antico reliquiario d’argento a forma di conchiglia con capelli di Keats, Shelley, John Milton ed Elizabeth Barrett Browning e un’urna d’alabastro contenente la mascella di Shelley. Le stanze più importanti del Keats-Shelley Memorial House sono due, quella ad angolo nella quale è custodita la maschera mortuaria di Keats con un’espressione rassegnata, e la stanza che ospita la biblioteca. La biblioteca di Keats-Shelley Memorial House contiene circa ottomila volumi e il merito della sua creazione si deve al lavoro accurato e puntiglioso di selezione dei libri e delle riviste di Harry Nelson Gay. La biblioteca comprende molte delle prime edizioni dei romantici di seconda generazioni e parecchie traduzioni italiane o studi italiani sui poeti Keats e Severn. Oltre ai libri dei romantici, continene anche una piccola raccolta di libri e di storia. Il Keats-Shelley Memorial House è aperto al pubblico dal Lunedì al sSbato dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00. Rimane chiuso la...

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Il Museo Ebraico di Roma

Il Museo Ebraico di Roma Il Museo Ebraico di Roma è situato all’interno della Sinagoga nel Ghetto ebraico. Fu inaugurato il 5 giugno del 1960. All’inizio era solo un piccolo ufficio allestito dietro all’arca santa della Sinagoga per accogliere i turisti che visitavano la sinagoga. Tra il 2000 e il 2001, grazie ai visitatori che negli anni si sono moltiplicati, la direzione del Museo Ebraico ha deciso di ingrandire l’ufficio e trasformarlo in un vero e proprio museo, rinominandolo Il Museo Ebraico di Roma, per sottolineare lo stretto legame che unisce gli ebrei italiani con Roma. I lavori di restauro sono durati cinque anni e l’inaugurazione è avvenuta il 22 novembre 2005. Le sale espositive sono sette e sono così suddivise: Sala 1 – La Guardaroba dei Tessuti; Sala 2 – Da Giudaei a Giudei: Roma e i suoi ebrei; Sala 3 – Feste dell’anno, Feste della vita; Sala 4 – I tesori delle Cinque Scole; Sala 5 – Vita e Sinagoghe nel ghetto; Sala 6 – Dall’emancipazione a oggi; Sala 7 – Sala dell’ebraismo libico. Come si intuisce già dai nomi delle sale espositive, durante la visita sarà possibile ammirare gli argenti del popolo ebraico del Seicento e del Settecento, i vestiti e i paramenti indossati per i rituali degli ebrei italiani, che si differenziano dagli altri riti ebraici poiché gli ebrei italiani non sono né sefarditi né ashkenaziti, i marmi delle Cinque Scole (cinque sinagoghe del ghetto), i monumenti della propaganda fascista contro gli ebrei e altri oggetti che segnarono gli anni della guerra durante i quali quasi due milioni di ebrei vennero deportati e uccisi. Proprio per le bellezze e la particolarità degli oggetti che espone al suo interno, il Museo Ebraico di Roma è considerato un punto di riferimento per conoscere la storia, la cultura e le feste tradizionali della storia bimillenaria degli ebrei romani. Il Museo Ebraico rispetta le seguenti aperture: dal 16 Settembre al 15 Giugno, dalla Domenica al Giovedì con orario 10.00 – 16.15 e il Venerdì dalle 9.00 alle 13.30. A partire dal 16 Giugno fino al 15 Settembre, dalla Domenica al Giovedì con orario 10.00 – 18.15 e il Venerdì dalle 10.00 alle 15.15. Rimane chiuso il Sabato, 1 Gennaio, 15 Agosto e durante le festività...

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