All Routes lead to Rome. Tutti gli itinerari portano a Roma

La Pro Loco di Roma supporta, per l’edizione del 2016,  All Routes lead to Rome, manifestazione internazionale sul turismo degli itinerari culturali, delle rotte, dei cammini, delle ciclovie, delle antiche vie di storia, cultura e pellegrinaggi.   La valorizzazione dell’Appia Antica, il turismo rurale, la mobilità sostenibile e la sicurezza stradale, l’enogastronomia e la tradizioni: saranno solo alcuni degli argomenti che dall’11 al 20 novembre verranno affrontati a “All Routes lead to Rome” attraverso convegni, mostre, visite guidate, workshop e rievocazioni storiche, suddivise tra Roma e Matera. Grazie alla Sovrintendenza Speciale per il Colosseo e le Aree Archeologiche di Roma, al Museo Nazionale Romano e al Parco Archeologico dell’Appia Antica faranno da palcoscenico per questo atteso evento: Palazzo Massimo per workshop tematici, seminari e conferenze; Le Terme di Diocleziano per esperienze 3D e installazioni d’arte; La Via Appia Antica per itinerari a piedi; Villa Celimontana (sede della Società Geografica Italiana) per un percorso storico fotografico all’interno del territorio laziale; Il Monastero dei SS. Quattro Coronati, la Basilica di San Vitale e la Basilica Sancta Maria ad Martyres (Pantheon) per concerti di musica sacra; L’Auditorium della Conciliazione per il convegno di chiusura. Obiettivi L’intento dichiarato dell’iniziativa è quello di dedicare maggior importanza e attenzione al tema degli itinerari, oltre l’esperienza del Giubileo e dell’Anno nazionale dei Cammini indetto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.Il 2017 sarà l’Anno Mondiale del Turismo Sostenibile dell’ONU e sicuramente i cammini possono diventare un asset fondamentale per la promozione dell’immenso patrimonio culturale italiano, materiale e immateriale. All Routes Lead to Rome è stata ideata dal consorzio Vie Sacre ed è promossa da Cammini d’Europa, Communis Agere e Infosei con il supporto scientifico di Società Geografica Italiana, CTS – Centro Turistico Studentesco e Giovanile e della rete di cicloturismo responsabile Viandando. Può vantare inoltre il patrocinio delle seguenti istituzioni: Consiglio d’Europa Ufficio di Venezia; Pontificio Consiglio per la Cultura; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; ENIT, Agenzia Nazionale del Turismo; ANCI – Associazione Nazionale Comuni d’Italia; UNPLI – Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia; Federculture; Civita; Federcultura/Confcooperative. Scarica il programma...

Leggi

Quartiere Testaccio

Testaccio, il quartiere “popolare” per eccellenza. Un quadrilatero di cultura e romanità Fonte Romeing.it Posizionato a sud dell‘Aventino tra sampietrini, magnifiche piazze e il Fontanone di Pio X, il Quartiere Testaccio si distingue rispetto a molti quartieri di Roma per essere riuscito a mantenere, nel corso del tempo il suo originario spirito popolare, “testaccino”. Inquadrato tra via Marmorata, le Mura Aureliane ed il Tevere, il quartiere Testaccio ha assunto la forma di un quadrilatero regolare grazie alla sua superficie quasi totalmente pianeggiante, se si esclude la collinetta artificiale di monte Monte Testaccio. Peculiare è l’origine di questo Monte, conosciuto anche Monte dei Cocci. Esso infatti prende vita da un’ antica discarica composta da anfore provenienti dalla Spagna, contenenti nell’antichità l’olio destinato alle distribuzioni annonarie. Il progressivo abbandono di questi contenitori, ha alterato con il tempo l’originario aspetto della collina, sino a trasformarla nel Monte dalle caratteristiche che oggigiorno possiamo notare. Il porto di Roma Qui si ergevano un tempo il porto fluviale della Capitale, l’Emporium, e le sue infrastrutture, sorte in seguito alla vittoria della seconda guerra punica. Attorno a questo antico luogo si andò a sviluppare uno stile di vita semplice, in contrasto con la non distante nobiltà, e gli abitanti del quartiere ben presto andarono a contraddistinguersi per il proprio carattere fiero e schietto. Ancora oggi Testaccio è un quartiere ostinatamente “popolare” nella sua genuinità, “un paese all’interno di una città”, da vivere a misura d’uomo. Testaccio oggi: cultura, eventi e buona cucina romana Oggi, il quartiere Testaccio è tra i più belli, vivaci e caratteristici della Capitale. Grazie al progetto di riqualificazione dell’area dell‘ex Mattatoio, nel cuore del quartiere,  la zona è divenuta uno dei fulcri più importanti della vita notturna e culturale di Roma. Qui sono sorti spazi che ospitano eventi di musica, prosa e poesia.  L’ex Mattattatoio è oggi sede del museo Macro e della Città dell’Altra Economia, tra i principali poli artistici e culturali di Roma.  Malgrado nel periodo medievale questo luogo fosse considerato campagna, vi si possono poi incrociare importanti monumenti, come la Piramide Cestia, maestoso e di certo inusuale monumento funerario dedicato a Caio Cestio Epulone. Alta 37 metri e su una base quadrata pari a 30 metri; sembra che la piramide sia stata realizzata in meno di 330 giorni .  Il complesso sorge in prossimità della Porta di San Paolo lungo il percorso delle mura aureliane nelle quali fu inglobato fra il 274 ed il 277 d.C. Qui ha sede anche il Cimitero Acattolico, vicino a Porta san Paolo, al lato della Piramide Cestia. Testaccio è anche il quartiere ideale per chi è in cerca della vera cucina tradizionale romana e i suoi capisaldi, dalla “coratella”,...

Leggi

Villaggio Olimpico

Il complesso edilizio , che si trova a Campo Parioli, venne collocato in modo strategico nei pressi degli impianti sportivi del Foro Italico, ma allo stesso tempo situato nel centro della capitale. Progettato nel 1958 da uno staff di architetti che a lungo studiarono quale fosse la collocazione migliore per questo centro di “ vita sportiva” il Villaggio Olimpico si divide in cinque lotti, ognuno dei quali venne predisposto ad ospitare fabbricati contigui e con caratteristiche simili. Il progetto originario prevedeva trentacinque ettari di palazzine che variavano da due a cinque piani, immerse nel verde. Affinchè questo spazio pubblico fosse rigoglioso vennero piantati 8000 cespugli e 800 alberi ad alto fusto, disposti sapientemente affinchè pur nel rispetto dell’ambiente fosse possibile lasciare libera la visuale sia verso la collina di Villa Glori che verso le sponde del Tevere, armonizzando così, questo nuovo complesso, con il paesaggio circostante. Il progetto del Villaggio Olimpico, inoltre, prevedeva la costruzione di 1348 appartamenti, nati per ospitare gli atleti delle Olimpiadi e successivamente destinati agli impiegati dello Stato. Tutte le residenze vennero realizzate con elementi comuni: Fondate su pilastri di cemento armato, con mattoni a cortina all’esterno dalla tonalità del giallo, cornici bianche utilizzate sapientemente come rifinitura architettonica, finestre verniciate di bianco, gli edifici che compongono il Villaggio Olimpico furono collocati in maniera tale da lasciare libera la visuale sia verso la collina di Villa Glori che verso le sponde del Tevere. Accanto a queste preziose costruzioni furono progettati e realizzati un Palazzetto dello Sport, il viadotto di Corso Francia e lo Stadio Flaminio al posto del vecchio Stadio Nazionale. Tutte queste opere, unite alla centralità della zona, facevano del Villaggio Olimpico un modello e contribuirono ad istituirne la fama di “una delle migliori realizzazioni di edilizia pubblica a Roma” . In seguito alla prestigiosa manifestazione ed al successo che ne derivò per il nostro paese, il Villaggio Olimpico mutò a poco a poco, portando, intorno agli anni 2000 ad aggiungere altri due punti nevralgici a al già illustre quartiere. Parliamo de l’Auditorium Parco della Musica e il circolo sportivo Futbolclub. Tuttavia , ad esclusione di alcuni interventi su Piazza Grecia e Via Germania o la delimitazione con marciapiede dell’area mercato di Viale XVII Olimpiade cinque anni dopo, il quartiere subì un lento ed inesorabile decadimento. Svariati sono stati nel tempo i progetti tesi alla riqualificazione di giardini e piazze, interventi sulla viabilità, realizzazione di spazi di gioco per i più piccoli, ristrutturazione dell’edilizia e un centro sanitario di riferimento per la zona, nessuno di essi ancora effettuato. Ma non smettono i cittadini di credere che il quartiere del Villaggio Olimpico possa presto rinascere nel...

Leggi

Acquario di Roma

L’Acquario di Roma Entro il mese di settembre 2015 anche la città di Roma avrà il suo Acquario. Già nel 1937 gli architetti Marcello Piacentini e Raffaele De Vico, due dei principali artefici della nascita dell’Eur, ipotizzarono la possibilità di una “Sala dell’Acquario”, un’area sommersa nella zona centrale del lago, non più realizzata a causa dello scoppio della II guerra mondiale. Ora, dopo circa due anni e mezzo dall’inizio dei lavori, finalmente appare certa la prossima apertura dell’Acquario di Roma infatti, a detta del Presidente dell’Acquario Domenico Ricciardi che ha rilasciato un’intervista nello scorso mese di aprile, le banche hanno ripreso ad erogare denaro per completare l’opera. L’Acquario di Roma sorgerà nel quartiere dell’Eur, per l’esattezza interamente al di sotto del famoso Laghetto artificiale, sul lato di Viale America, anche per evitare un impatto ambientale troppo forte sulla zona in cui è presente anche un bellissimo parco che gira tutto intorno al lago. La superficie dell’Acquario sarà di circa 14 mila metri quadri di cui una parte verrà adibita ad Acquario tradizionale nel quale nuoteranno cinquemila pesci appartenenti ad oltre cento specie marine provenienti da tutti i mari del mondo, dagli squali ai pesci pagliaccio mentre, nella restante parte, sorgerà l’Expo.  L’Expo del Mediterraneo nell’Acquario di Roma. Unico nel suo genere in Europa, l’Expo dell’Acquario di Roma consisterà in un’area espositiva permanente ed avveniristica in cui verranno divulgati gli aspetti della ricerca scientifica attuata nei mari di tutto il pianeta attraverso le più moderne tecnologie ed in cui verrà diffusa una cultura del mare più responsabile. Grazie a degli speciali tunnel di acrilico trasparente lo spettatore avrà la sensazione di immergersi davvero tra gli abissi. Tra le principali attrazioni ci saranno i pesci robot, realizzati insieme al Laboratorio di Robotica e Biomicrosistemi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. I pesci robot saranno costituiti da strutture meccaniche rivestite da pelli artificiali incredibilmente somiglianti agli esemplari reali e dotate di sensori che consentiranno loro di riprodurre i movimenti tipici della specie e di essere “pilotati” dal pubblico attraverso appositi touch screen. L’acquario e l’Expo saranno affiancati da un’ ampia zona di servizi collegati al mondo marino e mediterraneo e, ovviamente, non mancherà un parcheggio multipiano (già funzionante) posizionato a poche decine di metri dall’ingresso dell’Acquario, composto da quattro piani interrati con una capienza finale di quasi 600 posti macchina che aiuterà anche a non intaccare troppo la viabilità locale. Per maggiori info e per rimanere aggiornati sui lavori e sull’apertura dell’Acquario potete visitare il sito...

Leggi

Planetario a Villa Torlonia

Il Planetario a Villa Torlonia a Roma.   Il Planetario capitolino, che ha dovuto chiudere i battenti il 27 gennaio 2014 insieme all’intero Museo della Civiltà Romana, dovrebbe rimanere chiuso per almeno due anni, perdendo la sua sofisticata tecnologia e lo staff di astronomi, oltre alle tantissime prenotazioni in agenda che avrebbero coperto i successivi 6 mesi di attività. Per ovviare a questa perdita nell’offerta culturale di Roma, la struttura comunale ha pensato ad una soluzione alternativa che è consistita nell’installare una sorta di teatro astronomico gonfiabile dotato di una sala all’avanguardia, con circa una cinquantina di posti, dove trasferire i sistemi di proiezioni tridimensionali. Il Planetario a Villa Torlonia ricostruisce in una cupola di 6 metri di diametro un sistema di proiezione simile a quello già disponibile nella grande Cupola dell’Eur (14 metri) del Planetario di Roma e si trova a Technotown, la ludoteca di Villa Torlonia, per l’appunto. Il Planetario a Villa Torlonia costituisce una specie di macchina dello spazio e del tempo dotata di un proiettore ottico Cosmodyssée IV in grado di riprodurre le 1500 stelle più luminose del cielo boreale e australe, il Sole, la Luna, i pianeti, la via Lattea e gli astri del cielo ed offre tanti sorprendenti viaggi “virtuali” alla scoperta della volta celeste: l’obiettivo è coinvolgere gli adulti ma soprattutto i ragazzi tra gli 8 e i 17 anni proponendo spettacoli riservati alle scuole e coinvolgendo gli studenti in una esperienza diretta dei fenomeni celesti. Piccoli astronomi e adulti esploratori, studenti e famiglie, potranno lanciarsi nelle profondità del cosmo per scoprire di più sui segreti di astri, comete e galassie. Il Planetario a Villa Torlonia è un centro unico e all’avanguardia nel panorama dei progetti di ‘edutainment’ italiani dedicati alle nuove tecnologie e con percorsi sperimentali tra natura e scienza. Per avere informazioni sulla programmazione del mese di agosto 2015 e sull’eventuale periodo di chiusura del Planetario potete cliccare...

Leggi

Tempio di Romolo – Foro Romano

Il tempio di Romolo al Foro Romano. Restaurato nel 2000 e riaperto al pubblico, il tempio di Romolo al Foro Romano si trova nell’area archeologica del Foro Romano, a Roma, tra il tempio di Antonino e Faustina e la basilica di Massenzio. In origine il tempio pare fosse il vestibolo di accesso al complesso imperiale del Tempio della Pace sulla via Sacra, tra l’Arco di Tito e il Foro Romano ma poi sembra che, dopo l’abbandono del complesso imperiale, Massenzio (306-312) lo riutilizzò come tempio dedicato al figlio Valerio Romolo, prematuramente scomparso nel 309 e, in seguito, divinizzato. Successivamente, quando un’aula del Tempio della Pace venne trasformata nella basilica dei Santi Cosma e Damiano, nel VI secolo, fu utilizzato come vestibolo della chiesa. Il tempio di Romolo al Foro Romano è circolare ed interamente costruito in mattoni, è formato da un corpo centrale a cupola e da una facciata a forma di emiciclo, fiancheggiato da due ambienti uguali e simmetrici terminanti ciascuno con un’abside, di pianta rettangolare allungata, preceduti da una coppia di colonne di marmo. E’ completamente scomparso il rivestimento marmoreo che doveva coprire i muri in laterizio, si è però conservata la porta in bronzo contornata da una cornice di marmo con ai fianchi due colonne di porfido che sorreggono un ricco architrave marmoreo con decorazione floreale. A sinistra e a destra del portale d’ingresso vi erano quattro nicchie, poi murate, destinate ad ospitare delle statue mentre il lanternino in cima è stato costruito in epoca moderna. Da notare che la porta bronzea, una delle poche romane sopravvissute, presenta un meccanismo di apertura e chiusura ancora funzionante. Il tempio di Romolo al Foro Romano sorgeva a un livello più alto della strada; attualmente è possibile vederne le fondazioni in seguito ad un errore durante gli scavi dell’800 che, scambiando il pavimento di epoca post-neroniana per un’aggiunta medievale, lo eliminarono, riportando alla luce il livello più antico, quello augusteo. Nel VI secolo, quando l’ambiente rettangolare che aderisce al lato posteriore fu trasformato nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, fu aperto un passaggio tra i due edifici, originariamente indipendenti. Dall’interno della chiesa dei Santi Cosma e Damiano sono visibili alcune tracce di affreschi, risalenti alla trasformazione del tempio in vestibolo. L’attribuzione del tempio di Romolo al figlio di Massenzio, in realtà, è piuttosto controversa e non risulta tuttora del tutto chiara, infatti sono state formulate varie ipotesi a riguardo. Alcuni sostengono che il tempio di Romolo non sia mai esistito e che si tratterebbe di un tempio dedicato a Costantino, essendo stati rinvenuti dei resti di un’iscrizione a lui dedicata; secondo un’altra ipotesi si tratterebbe del tempio dei Penati...

Leggi

Campo de Fiori

    Campo de’ fiori a Roma Quella che oggi è la conosciutissima piazza di Campo de Fiori di Roma una volta non era una piazza vera e propria bensì un prato fiorito a cui la piazza, costruita nel corso del ‘400, deve il suo nome. Con la progressiva crescita di importanza del luogo sito nei pressi dell’area dei Banchi e lungo l’importante tragitto che conduceva al Vaticano, nel 1456 Papa Callisto III fece lastricare la zona in previsione di una più ampia risistemazione dell’intero rione Parione, che si protrasse anche per buona parte del secolo XVI. Questo rinnovamento portò alla costruzione di molti palazzi importanti tra cui quello della Cancelleria e il palazzo della famiglia Farnese. Piazza di Campo de Fiori divenne un luogo di passaggio obbligato per personalità di spicco quali ambasciatori e cardinali. Inoltre, ciò comportò un certo benessere economico alla zona e Campo de Fiori divenne sede di un fiorente mercato dei cavalli che si teneva due volte la settimana, il lunedì e il sabato; nelle immediate vicinanze sorsero molti alberghi, locande e negozi di artigiani e ancora oggi, le storiche vie con botteghe tradizionali portano il nome degli artigiani che un tempo vi lavoravano, come Via dei Baullari, Via dei Cappellari o via Via dei Giubbonari. Oltre ad essere sede di attività commerciali e culturali, per secoli Campo de Fiori fu il principale palcoscenico delle esecuzioni pubbliche. Tra queste la più famosa, avvenuta nel 1600, è quella di Giordano Bruno, filosofo e frate domenicano che fu arso vivo nella piazza perché accusato di eresia: la statua a lui intitolata venne posta nel centro della piazza, dove si trova ancora e prese il posto di una fontana detta “la terrina”, per la sua forma a zuppiera, spostata in piazza della Chiesa Nuova. L’attuale estensione di Campo de Fiori venne raggiunta dopo il 1858 mentre, nel 1869, il mercato di Piazza Navona venne spostato a Campo de Fiori, diventando quello che oggi è conosciuto come uno dei mercati più popolari e folkloristici della Capitale, molto vivace e frequentatissimo, tanto da ispirare perfino il film “Campo de fiori” del 1943, con Anna Magnani e Aldo Fabrizi. La sera, quando i banchi del mercato sono ormai chiusi, Campo de Fiori si trasforma completamente per diventare una delle mete più gettonate della movida notturna romana. Brulicante di giovani e piena di locali, pub, bar e ristoranti di vario genere, l’atmosfera della piazza spesso si surriscalda, tanto da far nascere anche alcuni momenti di tensione e risse tra chi ha alzato un po’ troppo il gomito, con conseguenti proteste delle persone residenti nella zona, sempre bella e storica ma forse, ormai, troppo chiassosa durante le ore...

Leggi

Villa Gregoriana a Tivoli

 Villa Gregoriana Situata nella cittadina di Tivoli, nei pressi di Roma, Villa Gregoriana, rappresenta una magnifica meta per chi ami, oltre l’architettura del palazzo, anche la magnificenza del parco naturalistico che la circonda. Nata ai piedi di un’acropoli eretta fra il III-II sec. a.C., Villa Gregoriana fu allestita nel 1834 sotto Papa Gregorio XVI, che ne diede il nome. Nel 1835, infatti, dopo l’ennesimo straripamento dell’Aniene, per volontà dello stesso Papa viene eseguito il traforo del Monte Catillo e la deviazione del corso del fiume per preservare il centro abitato. Da tale progetto nascono diversi cunicoli e la costruzione di uno straordinario giardino naturale dominato dai templi dell’antica Tibur: il tempio di Vesta ed il tempio della Sibilla. Entrambi dedicati presumibilmente a Tiburno, l’eroe che avrebbe dato il nome alla città o ad Ercole, il dio protettore dell’antica Tibur,vennero nel medioevo trasformati in chiese, rispettivamente , nella chiesa di S.Maria Rotonda con funzioni di diaconia e nella chiesa di San Giorgio. I templi furono poi riportati alla loro antica struttura, pur conservando ad oggi tracce della loro trasformazione in chiesa. Nel corso dell’ ottocento, tuttavia, Villa Gregoriana fu tappa di sovrani di ogni regno, viaggiatori, poeti e artisti,soprattutto per la Grande Cascata, di oltre 100 metri, che sovrasta il giardino tutto. Qualche decina di metri più in basso, percorrendo un difficile sentiero, si giunge al così detto “Ferro di cavallo”. Un terrazzino che sporge sulla grande cascata permettendovi di ammirare la turbinosa massa d’acqua che cade, dal suo principio sino alla nuvola di bianco vapore con cui termina. Limitrofe sono le grotte naturali di Nettuno e delle Sirene piene di voragini e cascatelle corrose nel tempo dalla forza dell’Aniene. Il nome, che sa evocare un luogo leggendario e fantastico, venne dato alle grotte dal pittore Ducros, un famoso paesaggista. Rinforzate nel tempo perché la corrosione dell’elemento predominante non le rendesse impraticabili, le grotte di Villa Gregoriana, possono essere visitate ed al loro interno si può ammirare un vero e proprio ponte naturale, detto il Ponte Lupo, che in epoche passate era utilizzato dai locali per eventuali spostamenti con il loro bestiame. Il tempo non risulta essere stato generoso con la costruzione, che nel 2002 vede la necessità di un intervento della FAI per ripristinarne l’antico splendore. Ad oggi i visitatori possono passeggiare lungo i viali superiori dove sono collocate una serie di lapidi antiche, colonne e porzioni di statue provenienti dalla necropoli e godere degli scenari suggestivi che Villa Gregoriana sa offrire...

Leggi

Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale

  La chiesa di Sant’Andrea al Quirinale. Tra le numerose e bellissime chiese presenti a Roma, oggi vi segnaliamo la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, una “perla” barocca che vale la pena visitare se vi trovate nei pressi del Quirinale. Situata in via del Quirinale di fronte al lato lungo del Palazzo, la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale fu costruita tra il 1658 e il 1670 e fu la prima ad essere progettata e realizzata interamente da Gian Lorenzo Bernini su commissione di Papa Alessandro VII e del cardinale Camillo Pamphilj. Non si trattò di una costruzione ex-novo ma della trasformazione di un antico edificio precedente, una chiesa cinquecentesca intitolata a S. Andrea a Montecavallo e già chiesa del noviziato dei Gesuiti.   L’esterno della chiesa di Sant’andrea al Quirinale   La chiesa di Sant’Andrea al Quirinale venne costruita con una pianta ovale piuttosto anomala, con l’asse orizzontale più lungo di quello verticale e l’alternarsi di un corpo convesso che racchiude la chiesa e di un avancorpo concavo con le ali laterali della facciata che, sporgendo all’esterno, ricordano concettualmente “l’abbraccio” del colonnato ideato dallo stesso Bernini per Piazza San Pietro. Il portale è formato da architrave e timpano e un’elegante scalinata semicircolare conduce al protiro, ornato dal grande stemma papale dei Pamphilj e sorretto da due colonne impostate su base triangolare e ornate di capitelli ionici con motivo a festoni.   L’interno della Chiesa Sant’andrea al Quirinale L’interno della chiesa di Sant’Andrea al Quirinale è formato da due cappelle per lato e, in perfetto stile barocco, è adorno di rari marmi policromi, stucchi e dorature e una splendida cappella maggiore, contenente un altare in bronzo dorato e lapislazzuli, che venne disegnata dallo stesso Bernini ed ornata da una bellissima raggiera dorata con angeli e cherubini di Antonio Raggi. Verso l’alta cupola si slancia un gruppo scultoreo con “S. Andrea Crocifisso” che sovrasta l’altare; gli altri stucchi presenti sono di Stefano Sassi, del Rimelli e del Castelli, tutti allievi del Bernini. Vi segnaliamo la presenza di alcune tele del Baciccio e la pala d’altare illuminata da una fonte di luce nascosta, secondo un espediente preso in prestito dalla scenografia teatrale che Gian Lorenzo Bernini aveva già utilizzato altre volte. La piccola cupola è a cassettoni dorati e riprende la forma ellittica, come anche la lanterna. Piccole curiosità: all’interno della chiesa è sepolto il Re di Sardegna Carlo Emanuele IV. Inoltre, sempre su via del Quirinale, è possibile ammirare la piccola chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane di Francesco Borromini, rivale del Bernini, avendo la possibilità di mettere così a confronto le diverse soluzioni di un analogo tema utilizzato dai...

Leggi

Piazza Barberini

Piazza Barberini e la Fontana del Tritone Piazza Barberini è una di quelle meraviglie che ti colpiscono quasi per caso, in mezzo al caos degli edifici, dei negozi alla moda, degli autobus e dei passanti che si affrettano lungo le strade del centro. Punto di snodo per diverse destinazioni, posta fra il colle Quirinale e gli Horti Sallustiani, questa piazza è una delle mete più visitate dai turisti, che vi si recano per ammirare la magnifica fontana, o vi si fermano per un momento di relax ai tavoli dei bar dopo aver passeggiato per le strade del centro.  Considerata particolarmente salubre, l’area in cui sorge fu particolarmente ambita dalle famiglie agiate di Roma, che qui fecero costruire le proprie dimore, influenzando nel corso dei secoli la denominazione della piazza stessa. Antecedentemente detta “Grimana”, dalla vigna e dall’abitazione del cardinal Grimani, patriarca di Aquileja, intorno al 1625 la piazza prese il nome di “Sforza a Capo le Case”, per le limitrofe proprietà appartenenti al cardinale Sforza, che vennero in seguito  acquistate dal cardinale  Francesco Barberini.  Fu quest’ultimo a far erigere il palazzo (da cui si accede oggi da Via delle Quattro Fontane) che dona l’attuale nome a Piazza Barberini. Ad eccezione di questa nobile dimora, l’area era all’epoca zona di campagna, puntinata di osterie, latterie, abitazioni modeste e attività prettamente popolari. La struttura stessa della piazza si mostrava molto diversa da quella odierna, con il lato in cui oggi sbocca via Barberini chiuso da uno degli ingressi del palazzo, un grande arco chiamato volgarmente “il Portonaccio”, dal quale si entrava nel famoso “Teatro Barberini”, eretto dal Bernini nel 1634 come teatro di corte, che restò in opera fino al 1873. Furono questi gli anni in cui il grande artista diede la sua impronta alla piazza, anzitutto ponendovi al centro, nel 1642, la celebre Fontana del Tritone. La fontana, voluta da papa Urbano VIII Barberini e alimentata dall’acquedotto dell’Acqua Felice, trasmette un esplicito messaggio di esaltazione dinastica della famiglia Barberini attraverso i richiami simbolici delle figure che la ornano. La raffinata composizione è sorretta da quattro delfini con la testa in basso, su cui si colloca una grande conchiglia aperta, da cui si erge il dio marino, Tritone, nell’atto di soffiare verso l’alto uno zampillo d’acqua che ricade nella sottostante vasca.. Intrecciati artisticamente alle code dei delfini vi sono la tiara papale, le chiavi di S.Pietro e lo stemma della Famiglia.    Allo stesso Bernini, si deve anche l’ideazione di un fontanile, chiamata Fontana delle Api, realizzata ad uso dei viandanti in un angolo su Piazza Barberini. Su via delle Quattro Fontane troviamo come detto il  Palazzo Barberini che dà il nome alla piazza e sede oggi...

Leggi

Pin It on Pinterest