Palazzo Farnese

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Farnese  Piazza Farnese, 67 Roma (RM) Tel. 06 68892818 – Fax 06 68809791 visite-farnese@inventerrome.com www.ambafrance-it.org Il progetto originario di Palazzo Farnese si deve ad Antonio da Sangallo il Giovane, per incarico del cardinale Alessandro Farnese (futuro papa Paolo III), che tra il 1495 e il 1512 aveva acquistato il palazzo Ferriz e altri edifici che sorgevano nell’area. I lavori, iniziati nel 1514, si interruppero per il sacco di Roma nel 1527 e furono ripresi nel 1541, dopo l’ascesa al papato del cardinal Farnese, con modifiche al progetto originario e ad opera dello stesso Sangallo. In particolare venne creata la piazza antistante. Dopo la morte del Sangallo nel 1546, i lavori furono proseguiti sotto la direzione di Michelangelo: a lui sembra doversi il cornicione che delimita superiormente la facciata, il balcone sopra il portale centrale con il grande stemma e il completamento di gran parte del cortile interno. La morte del papa interruppe nuovamente i lavori nel 1549. Altri lavori furono effettuati ad opera di Ruggero nipote del papa, tra il 1565 e la sua morte nel 1575, diretti dal Vignola. Infine a Giacomo della Porta, chiamato dal secondo cardinale Alessandro Farnese, altro nipote del papa, si deve la parte posteriore con la facciata verso il Tevere, completata nel 1589 e che avrebbe dovuto essere collegata con un ponte, mai realizzato, alla Villa Chigi (o “Farnesina”), acquistata nel 1580 sulla riva opposta. Per la sua mole e forma il palazzo era chiamato il dado dei Farnese ed era considerato una delle “Quattro meraviglie di Roma”, insieme a Il cembalo dei Borghese, a la Scala dei Caetani e a il Portone dei Carboniani. Nel XVIII secolo Giuseppe Vasi lo denominava sulla sua stampa come “Palazzo Regio Farnese”, essendo all’epoca di proprietà del re Carlo VII di Napoli, della famiglia dei Borbone di Spagna, figlio dell’ultima discendente della famiglia, Elisabetta Farnese. Nel 1860 vi risiedette Francesco II di Napoli, dopo la perdita del regno, e in questa occasione furono condotti lavori ad opera dell’architetto Antonio Cipolla ed eseguiti alcuni affreschi. Dal 1874 il palazzo è sede dell’ambasciata francese. Acquisito dalla Francia nel 1911 fu successivamente riacquistato dallo stato italiano nel 1936, ma riaffittato per 99 anni alla Francia per una cifra simbolica. Il palazzo ospita inoltre la biblioteca dell’École française (la scuola archeologica francese di Roma). Il palazzo prospetta su una piazza ornata di fontane, che riutilizzano bacini in granito provenienti dalle Terme di Caracalla. La facciata, in mattoni con cantonale in travertino...

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Museo delle Anime del Purgatorio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo delle Anime del Purgatorio Lungotevere Prati 12 Roma (RM) Telefono 06 68806517   Allestito in un locale adiacente alla sacrestia della piccola chiesa neogotica del Sacro Cuore Del Suffragio, il singolare museo ebbe origine alla fine dell’800 per volontà del missionario francese Victor Jouet che, a seguito di un misterioso incendio sviluppatosi all’ interno della chiesa appena ultimata nella cappella del Rosario, decise di girare l’Europa alla ricerca di testimonianze dell’esistenza ultraterrena dei defunti e dei loro contatti con i congiunti viventi: tra le fiamme della cappella il sacerdote e molti fedeli credettero infatti di scorgere le sembianze di un volto sofferente rimasto poi enigmaticamente impresso sulla parete dell’altare ed ora visibile in riproduzione fotografica all’interno del museo. La raccolta di misteriose tracce dell’aldilà messa insieme dal religioso annovera in realtà solo una decina circa di reperti in quanto per molto altro materiale reperito le autorità ecclesiastiche ritennero insufficienti le prove d’autenticità raccolte. Panni, stoffe, tonache, papaline, breviari, camicie da notte e tavolette di legno gelosamente custodite entro bacheche narrano dunque le apparizioni dei defunti al cospetto di congiunti scettici, testimoniate dalle impronte delle loro mani “marchiate a fuoco” a futuro ricordo e memento: tali apparizioni, circostanziate e ciascuna con una storia particolare, risalgono prevalentemente al XVIII e XIX secolo e in almeno un caso (siamo nel 1879) furono motivate dalla preoccupazione di una donna belga per la vita dissoluta condotta dal proprio figlio, riconvertito alla fede proprio dalle continue attestazioni materne di una vita ultraterrena, al punto da fondare un nuovo ordine religioso.  ...

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Palazzo Borghese

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Borghese    Palazzo Borghese fu iniziato sotto la proprietà di monsignor Tommaso del Giglio, che lo fece erigere secondo un progetto del Vignola. A fine secolo il palazzo venne acquistato dal cardinale spagnolo Pedro de Deza Manuel, che nel 1590 ne affidò a Martino Longhi il vecchio l’ampliamento. Questo tuttavia proseguì sotto la direzione di Flaminio Ponzio, che ricevette l’incarico dal cardinale Scipione Caffarelli – Borghese per conto del nuovo acquirente, il cardinale Camillo Borghese (futuro papa Paolo V), e proseguì i lavori fino al 1613. Fu completato da Carlo Maderno e Giovanni Vasanzio. Dopo il 1670 fu allargato da Carlo Rainaldi. Il portale sul lato lungo, con due colonne doriche sorreggenti un balcone, presenta in alto il grande stemma di famiglia. Un secondo portale, uguale nella struttura al primo, ma senza lo stemma, si apre sul lato della piazza. Da qui si accede al grande cortile con il portico a doppio ordine di colonne e sul fondo lo straordinario “Bagno di Venere”, un ninfeo con statue, rampicanti e fontane. Si ricorda inoltre, che al piano terreno per lungo tempo fu ospitata la collezione di dipinti trasferiti nel 1891 nella Villa Borghese. L’inestimabile collezione di pitture del palazzo riempiva 12 grandi sale al piano terra. Tra le altre vi si trovano: la Deposizione (Pala Baglioni) di Raffaello, la Caccia di Diana e la Sibilla cumana di Domenichino, il Ratto d’Europa del Cavalier d’Arpino, Madonne di Francesco Francia, Lorenzo di Credi, Andrea del Sarto, Lorenzo Lotto, Giulio Romano, la Danae di Correggio, di Tiziano L’educazione di Amore e Amor Sacro e Amor Profano, di van Dycks Cristo in Croce ed una...

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Palazzo Doria-Pamphili

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 11,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa    Palazzo Doria-Pamphili   Palazzo Doria-Pamphili originariamente di proprietà della famiglia Della Rovere, divenne della famiglia Aldobrandini e, nel seicento, passò alla famiglia Doria Landi Pamphili che lo ingrandì su progetto di Carlo Maderno fino a farne il più importante palazzo abitato della città, superato in grandezza a Roma solo da palazzi che ospitano istituzioni pubbliche o ambasciate. Più grande di alcuni palazzi reali europei, continua a essere residenza della famiglia di nobili dello stesso nome e ospita una prestigiosa raccolta di dipinti e oggetti d’arte visitabile dal pubblico. La saga del Doria-Pamphili è il risultato di alleanze multiple tra famiglie aristocratiche di ogni parte di Italia. Tra i suoi membri più illustri vi è stato l’ammiraglio Andrea Doria e il papa Innocenzo X, popolare in Spagna per il ritratto fattogli da Velázquez nel 1649 e conservato nel palazzo del quale rappresenta la più nota opera d’arte. Il ritratto, dipinto per commemorare l’anno santo del 1650 fu commissionato dalla cognata, Donna Olimpia Maidalchini, che era sua stretta confidente e consigliera e, secondo alcuni, anche sua amante. Nel 1927, l quadro di Velázquez è stato sistemato in una piccola stanza dedicata interamente al papa; infatti vi è esposta anche una scultura di Bernini che ritrae Papa Innocenzo X. Il figlio di Olimpia Maidalchini, Camillo Pamphilj, sfidando la potente madre, rinunciò alla carica di Cardinale conferitagli da suo zio il papa, per sposare la vedova Olimpia Borghese. Nata Aldobrandini, fu lei che portò il palazzo, allora noto come Palazzo Aldobrandini, alla famiglia Pamphilij. Dopo in periodo di esilio in campagna, per evitare il confronto con il papa e Olimpia Maidalchini, la coppia di sposi novelli prese residenza permanente nel Palazzo Aldobrandini che dal 1654 Camillo cominciò a espandere su vasta scala; furono comprati e demoliti le case vicine e un convento mentre il Palazzo si sviluppava, nonostante l’opposizione locale dei Gesuiti del vicino Collegio Romano. L’architetto incaricato di questo progetto era Antonio Del Grande. La facciata su via del Corso, tuttavia, è di Gabriele Valvassori che la realizzò tra il 1730 e il 1735. A seguito della morte di Camillo Pamphilj nel 1666, la costruzione fu continuata sotto la supervisione dei suoi due figli, Giovanni Battista (il suo erede) e il cardinale Benedetto. A quest’ultimo, in particolare, noto per il suo mecenatismo, si deve la collezione della pittura fiamminga e la costruzione della Cappella, realizzata su progetto di Carlo Fontana. Una delle figlie di Camillo e Olimpia, Anna Pamphlij, sposò l’aristocratico genovese...

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Palazzo Mattei di Giove

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Mattei di Giove  Via Michelangelo Caetani, 32 Roma (RM) Telefono 060608   Palazzo Mattei fu costruito in un’area già edificata, di proprietà di Asdrubale figlio di Alessandro Mattei, che aveva sposato Costanza Gonzaga. La costruzione, su progetto di Carlo Maderno, ebbe inizio nel 1598; nel 1613 venne iniziato il braccio che avrebbe unito il palazzo a quello di Alessandro Mattei, oggi Palazzo Caetani, in quanto entrato in possesso della famiglia Caetani. Nel 1618 la costruzione fu portata a termine. L’edificio è in mattoni e travertino e termina con un cornicione adorno degli stemmi dei Mattei (scacchiera) e dei Gonzaga (aquila). Imponente e di grande effetto il duplice atrio d’ingresso, corrispondente ai due portoni. Lo scalone è adorno di sculture antiche incorniciate di stucchi, opera di Donato Mazzi. Nel primo cortile si apre un loggiato a due ordini, mentre le pareti laterali sono ricoperte di bassorilievi antichi con incorniciature a stucco. Le antichità ancora oggi presenti nel palazzo erano parte di una delle più ricche e pregevoli raccolte private di marmi antichi esistenti a Roma, comprendente anche la parte collocata nella Villa Celimontana di proprietà di Ciriaco, fratello di Asdrubale Mattei, ora nei Musei Vaticani. In cima al palazzo, un’altana con loggiato. Al primo piano dell’edificio, ora sede del Centro di Studi Americani, sale affrescate da vari artisti: Francesco Albani (Storie bibliche), Gaspare Celio, Cristoforo Greppi, Giovanni Lanfranco, Pietro da Cortona. Estinta la linea maschile dei Mattei di Giove all’ inizio del XIX secolo il palazzo fu ereditato da Marianna, figlia di Giuseppe Mattei e moglie di Carlo Teodoro Antici di Recanati, fratello di Adelaide, madre di Giacomo Leopardi, il quale vi soggiornò tra il novembre 1822 e l’aprile 1823. Nel 1938 l’edificio fu acquistato dallo...

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Palazzo Massimo alle Colonne

Apertura stagionale: Solo il 16 Marzo, 7:00 – 13:00 Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Massimo alle Colonne  Corso Vittorio Emanuele II, 141 Roma (RM) L’edificio Palazzo Massimo alle Colonne rappresenta il capolavoro dell’architetto Baldassarre Peruzzi e fa parte di un complesso edilizio più vasto e di più antica storia, sede della famiglia Massimo (o Massimi). Il Palazzo è infatti costituito dall’unione di tre corpi di fabbrica. Il primo Palazzo Massimo fu costruito nel Quattrocento, sui resti dell’Odeon di Domiziano. Il nome stesso del palazzo sembra che derivi dalle colonne che erano presenti in quel luogo fin da prima della costruzione dell’edificio e delle quali, nella retrostante piazza dei Massimi, sopravvisserro alcuni resti: infatti è ancora visibile una colonna dell’antica struttura romana. Questo primo edificio è conosciuto anche come palazzo di Pirro, in quanto negli scavi di fondazione fu rinvenuta una statua del dio Marte erroneamente ritenuta una raffigurazione del condottiero Pirro, capo del regno di Epiro, antagonista di Roma, sconfitto nel 275 a.C. Nel 1532, per celebrare le nozze di Angelo Massimo con Antonietta Planca Incoronati, la facciata di tale primo Palazzo Massimo venne decorata con pitture monocrome. Nel 1532, dopo i danni e l’incendio provocato durante il sacco di Roma, il complesso fu ristrutturato ed ampliato su progetto di Baldassarre Peruzzi che aggiunse il corpo di fabbrica, con il prospetto non più su piazza dei Massimi ma sulla strada opposta, l’odierna corso Vittorio Emanuele II, e che oggi è quello maggiormente conosciuto come “Palazzo Massimo alle Colonne”. La facciata del palazzo cinquecentesco è porticata e curvilinea, adattandosi a quella dell’Odeon di Domiziano, un teatro coperto del I secolo, ed è più larga di quanto non sia in realtà il palazzo, contribuendo a renderlo più maestoso e imponente. Infatti, la struttura si inserisce in un lotto di dimensioni irregolari, così da presentarsi con una pianta ad L, articolata intorno ad un cortile. Inedita è pure la conformazione dei portici del cortile, costituiti da due logge architravate sovrapposte, chiuse alla sommità da un terzo piano aperto da finestre rettangolari larghe quanto il sottostante colonnato. Tutte queste soluzioni fanno del Palazzo Massimo una delle più interessanti fabbriche della cultura manierista. L’interno, non visitabile, è costituito da sontuose stanze e ambienti. Notevole è il soffitto affrescato da Daniele da Volterra e raffigurante la vita di Fabio Massimo, il condottiero romano presunto antenato della famiglia nobile che vi abita. L’adiacente Palazzo di Pirro è al giorno d’oggi annesso al Palazzo Massimo e presenta sulla facciata decorazioni ad encausto di Polidoro da Caravaggio, le meglio conservate a Roma, secondo l’opinione di...

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Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo

Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo Indirizzo e recapiti Viale della Letteratura 24 Roma (RM) Telefono 06 59903814/3816/3819 biblioteca.burcardo@siae.it www.burcardo.org   Il Museo Teatrale del Burcardo costituito da diversi cimeli teatrali, testimonia la storia del Teatro dal’500 ai nostri giorni. Comprende 40 costumi, una raccolta di statuine in terracotta raffiguranti maschere della commedia dell’arte e del teatro popolare, burattini e marionette (fra queste ultime alcune cinesi del XVIII°secolo). Numerosi i disegni e le stampe (oltre tre mila pezzi), i bozzetti scenografici, i ritratti (circa 120) a olio o tempera di attori e autori teatrali dell’Ottocento e del Novecento. La Raccolta, acquisita per vendita e donazione dalla S.I.A.E. (Società Italiana degli Autori ed Editori), dal 1926 ha sede in Viale della Letteratura 24, nel quartiere dell’Eur. Il museo prende il nome dal cerimoniere pontificio Johannes Burckhardt. Il prelato era noto con l’appellativo di “episcopus argentinus” dal nome latino della sua città natale, Argentoratum (l’attuale Strasburgo).   Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo (SIAE) Viale della Letteratura, 24 – – Roma Biblioteca Museo Teatrale del Burcardo Viale della Letteratura, 24 – 00144 Roma Informazioni: tel. 06 59903814/59903802 – fax 06 59903813 biblioteca.burcardo@siae.it www.burcardo.org  ...

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Palazzo Ruspoli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Ruspoli  Via del Corso, 418 Roma (RM) Tel. 06 68136598 – Fax 06 6872276 info@palazzoruspoli.it www.palazzoruspoli.it Il nucleo originario di Palazzo Ruspoli risale alla metà del XVIsecolo, come residenza della famiglia Jacobbili. Nel 1583  fu venduto, non ancora finito, alla famiglia Rucellai, che incaricò Bartolomeo Ammannati (1511-1592) di completare l’edificio. L’architetto fiorentino allungò la facciata su via del Corso  e costruì un bel loggiato che affacciava sul giardino. La galleria di Palazzo Ruspoli fu affrescata in questi anni da Jacopo Zucchi e arricchita da una collezione di sculture antiche. Nel 1629 fu acquistato dai Caetani, che nell’anno successivo incaricarono Bartolomeo Breccioli di modificare la facciata su largo Goldoni, aggiungendo le finestre sulla destra del portale a bugnato cinquecentesco e abolendo inoltre il mezzanino, che fu trasformato in un secondo piano. Intorno al 1640 Martino Longhi il giovane (1602-1656) realizzò il maestoso scalone  che sale dal portico fino alla loggia che affaccia sul cortile interno, considerato una delle quattro meraviglie di Roma, e la torre belvedere sopra il tetto. Nel 1776 l’edificio passò ai Ruspoli, che ne sono ancora oggi in parte proprietari. Il palazzo presenta ampie facciate a tre piani con finestre architravate al primo, a timpano triangolare al secondo e a cornice semplice al terzo; gli angoli hanno gli spigoli bugnati. Nella prima metà dell’Ottocento ospitò al pianterreno il “Caffè Nuovo”, il più elegante della città. Tra gli ospiti illustri del palazzo è da annoverare Napoleone...

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Museo delle Auto della Polizia di Stato

Apertura stagionale: aperto dal 1 Settembre al 31 Luglio Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 1,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa     Museo delle Auto della Polizia di Stato Via dell’Arcadia 20 Roma (RM) Telefono 06 5141861 museoautopolizia@interno.it Museo Auto Polizia di Stato   Lungo un percorso scenografico sono esposti più di 60 esemplari di autoveicoli e motocicli in uso alla Polizia di Stato negli ultimi 60 anni. Dalle prime “volanti”, la cui istituzione risale al 1° settembre 1945. Dalla fuoristrada Fiat HTL “Campagnola” alla famosa Alfa Romeo 1900 “Pantera”. E poi ancora la Giulia, la moto Guzzi della Stradale e la leggendaria “Ferrari 250 GTE” nera in dotazione alla Questura di Roma dal 1963 al 1973, guidata dal maresciallo Armando Spatafora.  ...

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Palazzo del Monte di Pietà

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo del Monte di Pietà  Piazza del Monte di Pietà, 32 Roma (RM) Telefono 06 54451 Il Monte dei Pegni fu fondato nel 1527 dal padre minorita Giovanni da Calvi, insieme ad un gruppo finanziario di nobili romani, per combattere gli usurai. Il Monte inizialmente non ebbe una sede stabile ma si stabilì in questo edificio solamente alla metà del XVII secolo, proveniente dalla sede di via dei Coronari. L’edificio originario fu costruito nel 1588 da Ottaviano Mascherino per il cardinale Prospero Santacroce, limitatamente alla parte centrale. Alla morte del cardinale il palazzo passò nel 1591 ai Petrignani di Amelia e poi nel 1603 al Monte di Pietà. L’edificio venne immediatamente ampliato sotto la direzione di Carlo Maderno e Francesco Borromini, per renderlo più adatto alla sua nuova funzione. Fu così prolungata la costruzione sulla destra della facciata verso la via dell’Arco del Monte, dove fu eretta anche una cappella, più tardi rifatta dal De Rossi e splendidamente adornata dal Bizzaccheri, ricca di marmi preziosi e pregevolissime sculture. Sotto il pontificato di Urbano VIII venne ampliata la piazza antistante ma la costruzione dell’edificio proseguì fino al 1730, per opera di vari artisti quali Breccioli, Peparelli e Nicola Salvi, che curò la facciata posteriore antistante la chiesa della Ss.Trinità dei Pellegrini. Una parte dell’imponente edificio serve a conservare il denaro, un’altra a custodire i pegni. La facciata sulla piazza del Monte di Pietà, con la parte centrale scandita da sei finestre architravate a mensole e da due portali, presenta una targa (nella foto 1), disegnata dal Maderno, con una bellissima edicola che riproduce Gesù nel sepolcro a braccia aperte, fra gli stemmi di Paolo III Farnese, fondatore del Monte, e di Clemente VIII Aldobrandini, che comprò il palazzo come sede definitiva del Monte. Ancora oggi resta attiva la sua funzione di Monte dei Pegni.  ...

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