Palazzo Doria-Pamphili

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 11,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa    Palazzo Doria-Pamphili   Palazzo Doria-Pamphili originariamente di proprietà della famiglia Della Rovere, divenne della famiglia Aldobrandini e, nel seicento, passò alla famiglia Doria Landi Pamphili che lo ingrandì su progetto di Carlo Maderno fino a farne il più importante palazzo abitato della città, superato in grandezza a Roma solo da palazzi che ospitano istituzioni pubbliche o ambasciate. Più grande di alcuni palazzi reali europei, continua a essere residenza della famiglia di nobili dello stesso nome e ospita una prestigiosa raccolta di dipinti e oggetti d’arte visitabile dal pubblico. La saga del Doria-Pamphili è il risultato di alleanze multiple tra famiglie aristocratiche di ogni parte di Italia. Tra i suoi membri più illustri vi è stato l’ammiraglio Andrea Doria e il papa Innocenzo X, popolare in Spagna per il ritratto fattogli da Velázquez nel 1649 e conservato nel palazzo del quale rappresenta la più nota opera d’arte. Il ritratto, dipinto per commemorare l’anno santo del 1650 fu commissionato dalla cognata, Donna Olimpia Maidalchini, che era sua stretta confidente e consigliera e, secondo alcuni, anche sua amante. Nel 1927, l quadro di Velázquez è stato sistemato in una piccola stanza dedicata interamente al papa; infatti vi è esposta anche una scultura di Bernini che ritrae Papa Innocenzo X. Il figlio di Olimpia Maidalchini, Camillo Pamphilj, sfidando la potente madre, rinunciò alla carica di Cardinale conferitagli da suo zio il papa, per sposare la vedova Olimpia Borghese. Nata Aldobrandini, fu lei che portò il palazzo, allora noto come Palazzo Aldobrandini, alla famiglia Pamphilij. Dopo in periodo di esilio in campagna, per evitare il confronto con il papa e Olimpia Maidalchini, la coppia di sposi novelli prese residenza permanente nel Palazzo Aldobrandini che dal 1654 Camillo cominciò a espandere su vasta scala; furono comprati e demoliti le case vicine e un convento mentre il Palazzo si sviluppava, nonostante l’opposizione locale dei Gesuiti del vicino Collegio Romano. L’architetto incaricato di questo progetto era Antonio Del Grande. La facciata su via del Corso, tuttavia, è di Gabriele Valvassori che la realizzò tra il 1730 e il 1735. A seguito della morte di Camillo Pamphilj nel 1666, la costruzione fu continuata sotto la supervisione dei suoi due figli, Giovanni Battista (il suo erede) e il cardinale Benedetto. A quest’ultimo, in particolare, noto per il suo mecenatismo, si deve la collezione della pittura fiamminga e la costruzione della Cappella, realizzata su progetto di Carlo Fontana. Una delle figlie di Camillo e Olimpia, Anna Pamphlij, sposò l’aristocratico genovese...

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Palazzo Mattei di Giove

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Mattei di Giove  Via Michelangelo Caetani, 32 Roma (RM) Telefono 060608   Palazzo Mattei fu costruito in un’area già edificata, di proprietà di Asdrubale figlio di Alessandro Mattei, che aveva sposato Costanza Gonzaga. La costruzione, su progetto di Carlo Maderno, ebbe inizio nel 1598; nel 1613 venne iniziato il braccio che avrebbe unito il palazzo a quello di Alessandro Mattei, oggi Palazzo Caetani, in quanto entrato in possesso della famiglia Caetani. Nel 1618 la costruzione fu portata a termine. L’edificio è in mattoni e travertino e termina con un cornicione adorno degli stemmi dei Mattei (scacchiera) e dei Gonzaga (aquila). Imponente e di grande effetto il duplice atrio d’ingresso, corrispondente ai due portoni. Lo scalone è adorno di sculture antiche incorniciate di stucchi, opera di Donato Mazzi. Nel primo cortile si apre un loggiato a due ordini, mentre le pareti laterali sono ricoperte di bassorilievi antichi con incorniciature a stucco. Le antichità ancora oggi presenti nel palazzo erano parte di una delle più ricche e pregevoli raccolte private di marmi antichi esistenti a Roma, comprendente anche la parte collocata nella Villa Celimontana di proprietà di Ciriaco, fratello di Asdrubale Mattei, ora nei Musei Vaticani. In cima al palazzo, un’altana con loggiato. Al primo piano dell’edificio, ora sede del Centro di Studi Americani, sale affrescate da vari artisti: Francesco Albani (Storie bibliche), Gaspare Celio, Cristoforo Greppi, Giovanni Lanfranco, Pietro da Cortona. Estinta la linea maschile dei Mattei di Giove all’ inizio del XIX secolo il palazzo fu ereditato da Marianna, figlia di Giuseppe Mattei e moglie di Carlo Teodoro Antici di Recanati, fratello di Adelaide, madre di Giacomo Leopardi, il quale vi soggiornò tra il novembre 1822 e l’aprile 1823. Nel 1938 l’edificio fu acquistato dallo...

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Palazzo Massimo alle Colonne

Apertura stagionale: Solo il 16 Marzo, 7:00 – 13:00 Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Massimo alle Colonne  Corso Vittorio Emanuele II, 141 Roma (RM) L’edificio Palazzo Massimo alle Colonne rappresenta il capolavoro dell’architetto Baldassarre Peruzzi e fa parte di un complesso edilizio più vasto e di più antica storia, sede della famiglia Massimo (o Massimi). Il Palazzo è infatti costituito dall’unione di tre corpi di fabbrica. Il primo Palazzo Massimo fu costruito nel Quattrocento, sui resti dell’Odeon di Domiziano. Il nome stesso del palazzo sembra che derivi dalle colonne che erano presenti in quel luogo fin da prima della costruzione dell’edificio e delle quali, nella retrostante piazza dei Massimi, sopravvisserro alcuni resti: infatti è ancora visibile una colonna dell’antica struttura romana. Questo primo edificio è conosciuto anche come palazzo di Pirro, in quanto negli scavi di fondazione fu rinvenuta una statua del dio Marte erroneamente ritenuta una raffigurazione del condottiero Pirro, capo del regno di Epiro, antagonista di Roma, sconfitto nel 275 a.C. Nel 1532, per celebrare le nozze di Angelo Massimo con Antonietta Planca Incoronati, la facciata di tale primo Palazzo Massimo venne decorata con pitture monocrome. Nel 1532, dopo i danni e l’incendio provocato durante il sacco di Roma, il complesso fu ristrutturato ed ampliato su progetto di Baldassarre Peruzzi che aggiunse il corpo di fabbrica, con il prospetto non più su piazza dei Massimi ma sulla strada opposta, l’odierna corso Vittorio Emanuele II, e che oggi è quello maggiormente conosciuto come “Palazzo Massimo alle Colonne”. La facciata del palazzo cinquecentesco è porticata e curvilinea, adattandosi a quella dell’Odeon di Domiziano, un teatro coperto del I secolo, ed è più larga di quanto non sia in realtà il palazzo, contribuendo a renderlo più maestoso e imponente. Infatti, la struttura si inserisce in un lotto di dimensioni irregolari, così da presentarsi con una pianta ad L, articolata intorno ad un cortile. Inedita è pure la conformazione dei portici del cortile, costituiti da due logge architravate sovrapposte, chiuse alla sommità da un terzo piano aperto da finestre rettangolari larghe quanto il sottostante colonnato. Tutte queste soluzioni fanno del Palazzo Massimo una delle più interessanti fabbriche della cultura manierista. L’interno, non visitabile, è costituito da sontuose stanze e ambienti. Notevole è il soffitto affrescato da Daniele da Volterra e raffigurante la vita di Fabio Massimo, il condottiero romano presunto antenato della famiglia nobile che vi abita. L’adiacente Palazzo di Pirro è al giorno d’oggi annesso al Palazzo Massimo e presenta sulla facciata decorazioni ad encausto di Polidoro da Caravaggio, le meglio conservate a Roma, secondo l’opinione di...

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Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 1,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo Indirizzo e recapiti Via del Sudario 44 Roma (RM) Telefono 06 6819471 biblioteca.burcardo@siae.it www.burcardo.org   Il Museo Teatrale del Bucardo costituito da diversi cimeli teatrali, testimonia la storia del Teatro dal’500 ai nostri giorni. Comprende 40 costumi, una raccolta di statuine in terracotta raffiguranti maschere della commedia dell’arte e del teatro popolare, burattini e marionette (fra queste ultime alcune cinesi del XVIII°secolo). Numerosi i disegni e le stampe (oltre tre mila pezzi), i bozzetti scenografici, i ritratti (circa 120) a olio o tempera di attori e autori teatrali dell’Ottocento e del Novecento. La Raccolta, acquisita per vendita e donazione dalla S.I.A.E. (Società Italiana degli Autori ed Editori), dal 1926 ha sede nel quattrocentesco Palazzo Burcardo, residenza dell’allora cerimoniere pontificio Johannes Burckhardt. Il prelato era noto con l’appellativo di “episcopus argentinus” dal nome latino della sua città natale, Argentoratum (l’attuale Strasburgo). Col nome Argentina si iniziò a chiamare la torre del Palazzo, ormai scomparsa, e successivamente l’intera area.   Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo (SIAE) Viale della Letteratura, 24 – Via del Sudario, 44 – Roma Responsabile: mariateresa.iovinelli@siae.it Biblioteca Teatrale del Burcardo Viale della Letteratura, 24 – 00144 Roma Informazioni: tel. 06 59903814/59903802 – fax 06 59903813 biblioteca.burcardo@siae.it Acquisti: acquisti.burcardo@siae.it Riproduzioni: riproduzioni.burcardo@siae.it Museo Teatrale del Burcardo Via del Sudario, 44 – 00186 Roma Informazioni: tel. 06 6819471/59903802 Visite guidate: visite.burcardo@siae.it  ...

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Palazzo Ruspoli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Ruspoli  Via del Corso, 418 Roma (RM) Tel. 06 68136598 – Fax 06 6872276 info@palazzoruspoli.it www.palazzoruspoli.it Il nucleo originario di Palazzo Ruspoli risale alla metà del XVIsecolo, come residenza della famiglia Jacobbili. Nel 1583  fu venduto, non ancora finito, alla famiglia Rucellai, che incaricò Bartolomeo Ammannati (1511-1592) di completare l’edificio. L’architetto fiorentino allungò la facciata su via del Corso  e costruì un bel loggiato che affacciava sul giardino. La galleria di Palazzo Ruspoli fu affrescata in questi anni da Jacopo Zucchi e arricchita da una collezione di sculture antiche. Nel 1629 fu acquistato dai Caetani, che nell’anno successivo incaricarono Bartolomeo Breccioli di modificare la facciata su largo Goldoni, aggiungendo le finestre sulla destra del portale a bugnato cinquecentesco e abolendo inoltre il mezzanino, che fu trasformato in un secondo piano. Intorno al 1640 Martino Longhi il giovane (1602-1656) realizzò il maestoso scalone  che sale dal portico fino alla loggia che affaccia sul cortile interno, considerato una delle quattro meraviglie di Roma, e la torre belvedere sopra il tetto. Nel 1776 l’edificio passò ai Ruspoli, che ne sono ancora oggi in parte proprietari. Il palazzo presenta ampie facciate a tre piani con finestre architravate al primo, a timpano triangolare al secondo e a cornice semplice al terzo; gli angoli hanno gli spigoli bugnati. Nella prima metà dell’Ottocento ospitò al pianterreno il “Caffè Nuovo”, il più elegante della città. Tra gli ospiti illustri del palazzo è da annoverare Napoleone...

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Museo delle Auto della Polizia di Stato

Apertura stagionale: aperto dal 1 Settembre al 31 Luglio Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 1,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa     Museo delle Auto della Polizia di Stato Via dell’Arcadia 20 Roma (RM) Telefono 06 5141861 museoautopolizia@interno.it Museo Auto Polizia di Stato   Lungo un percorso scenografico sono esposti più di 60 esemplari di autoveicoli e motocicli in uso alla Polizia di Stato negli ultimi 60 anni. Dalle prime “volanti”, la cui istituzione risale al 1° settembre 1945. Dalla fuoristrada Fiat HTL “Campagnola” alla famosa Alfa Romeo 1900 “Pantera”. E poi ancora la Giulia, la moto Guzzi della Stradale e la leggendaria “Ferrari 250 GTE” nera in dotazione alla Questura di Roma dal 1963 al 1973, guidata dal maresciallo Armando Spatafora.  ...

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Palazzo del Monte di Pietà

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo del Monte di Pietà  Piazza del Monte di Pietà, 32 Roma (RM) Telefono 06 54451 Il Monte dei Pegni fu fondato nel 1527 dal padre minorita Giovanni da Calvi, insieme ad un gruppo finanziario di nobili romani, per combattere gli usurai. Il Monte inizialmente non ebbe una sede stabile ma si stabilì in questo edificio solamente alla metà del XVII secolo, proveniente dalla sede di via dei Coronari. L’edificio originario fu costruito nel 1588 da Ottaviano Mascherino per il cardinale Prospero Santacroce, limitatamente alla parte centrale. Alla morte del cardinale il palazzo passò nel 1591 ai Petrignani di Amelia e poi nel 1603 al Monte di Pietà. L’edificio venne immediatamente ampliato sotto la direzione di Carlo Maderno e Francesco Borromini, per renderlo più adatto alla sua nuova funzione. Fu così prolungata la costruzione sulla destra della facciata verso la via dell’Arco del Monte, dove fu eretta anche una cappella, più tardi rifatta dal De Rossi e splendidamente adornata dal Bizzaccheri, ricca di marmi preziosi e pregevolissime sculture. Sotto il pontificato di Urbano VIII venne ampliata la piazza antistante ma la costruzione dell’edificio proseguì fino al 1730, per opera di vari artisti quali Breccioli, Peparelli e Nicola Salvi, che curò la facciata posteriore antistante la chiesa della Ss.Trinità dei Pellegrini. Una parte dell’imponente edificio serve a conservare il denaro, un’altra a custodire i pegni. La facciata sulla piazza del Monte di Pietà, con la parte centrale scandita da sei finestre architravate a mensole e da due portali, presenta una targa (nella foto 1), disegnata dal Maderno, con una bellissima edicola che riproduce Gesù nel sepolcro a braccia aperte, fra gli stemmi di Paolo III Farnese, fondatore del Monte, e di Clemente VIII Aldobrandini, che comprò il palazzo come sede definitiva del Monte. Ancora oggi resta attiva la sua funzione di Monte dei Pegni.  ...

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Palazzo Spada

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Spada  Piazza Capo di Ferro, 13 Roma (RM) Tel. 06 6832409 – Fax 06 6861158 info.polomuseale@libero.it www.galleriaborghese.it/spada/it/palazzo.htm   Palazzo Spada fu originalmente costruito nel 1540 per il cardinale Girolamo Capodiferro (1501–1559). L’architetto fu Bartolomeo Baronino, da Casale Monferrato, e Giulio Mazzoni, con una squadra creò i sontuosi stucchi sia dell’interno che degli esterni. Il palazzo fu comprato dal cardinale Bernardino Spada nel 1632. Spada incaricò Francesco Borromini di modificarlo secondo i nuovi gusti. Borromini creò tra l’altro il capolavoro di trompe-l’oeil della falsa prospettiva, nell’androne dell’accesso al cortile, in cui la sequenza di colonne di altezza decrescente ed il pavimento che si alza, generano l’illusione ottica di una galleria lunga 37 metri (mentre è di 8) con una scultura, in un giardino in fondo illuminata dal sole, che sembra a grandezza naturale mentre in realtà è alta solo 60 centimetri. Borromini fu aiutato per creare la sua falsa prospettiva da un matematico Padre Giovanni Maria da Bitonto. Le decorazioni scultoree in stucco manieristica della facciata del palazzo, ispirate a quelle di Palazzo Branconio dell’Aquila[1], e del cortile con sculture dentro nicchie circondate con ghirlande di fiori e frutta, grottesche e scene di significato simbolico in bassorilievo fra le piccole finestre del mezzanino, ne fanno la più ricca facciata del Cinquecento romano. Le statue del primo piano rappresentano Traiano, Pompeo, Fabio Massimo, Romolo, Numa Pompilio, Marco Claudio Marcello, Giulio Cesare ed Augusto. Le loro imprese sono narrate in otto grandi riquadri che si alternano alle finestre dell’ultimo piano. Nel cortile sono collocate le statue di Ercole, Marte, Venere, Giunone, Giove, Proserpina, Minerva, Mercurio, Anfitrite, Nettuno e Plutone. Il palazzo ospita anche una colossale scultura di Pompeo Magno, ritenuta essere quella ai cui piedi cadde Giulio Cesare. Fu trovata sotto le mura di confine di due case romane nel 1552: doveva essere decapitata per soddisfare le pretese di entrambe le famiglie, che si appellarono al cardinale Capodiferro che intervenne a favore della scultura con papa Giulio III, che la comprò, donandola poi al cardinale Capodiferro. Palazzo Spada è stato acquistato, con tutti gli arredi e la galleria, dallo Stato Italiano nel 1927 ed ora ospita il Consiglio di Stato. Nei pressi di Palazzo Spada visita anche: Area Sacra di Largo...

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Palazzo Venezia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Venezia   Dall’ aspetto volutamente severo, con tre ordini di finestre, merlatura sul cornicione e imponente torre, Palazzo Venezia è considerato la più grande opera civile del’400 romano. Fu dimora del cardinale veneziano Pietro Barbo, futuro papa PaoloII (1464-1471), che lo fece edificare tra il 1455 e il 1468 utilizzando il travertino del Colosseo e del Teatro di Marcello. Ampliato fino alle forme attuali dal cardinale Lorenzo Cybo, il Palazzo divenne dimora dei cardinali di S. Marco e residenza papale. Nel 1564, papa Pio IV Medici cedette parte del Palazzo alla Repubblica di Venezia (da cui il nome), che vi tenne la sua ambasciata fino al 1797. Dopo la parentesi napoleonica, dal 1814 al 1916 ospitò la rappresentanza diplomatica austro-ungarica. Tra il 1909 e il 1911 la parte denominata Palazzetto S. Marco fu demolita, per consentire la visione del Vittoriano da via del Corso, e ricostruita nell’attuale posizione su piazza S. Marco. Fra il 1929 ed il 1943 Palazzo Venezia fu la sede del Capo del Governo e del Gran Consiglio del Fascismo: dal suo “storico balcone” Mussolini pronunciò i celebri discorsi. Oggi il Palazzo ospita l’omonimo museo. Si ricorda inoltre che una parte dell’edificio ingloba la Basilica di S. Marco e che nell’angolo tra il Palazzo e ilPalazzetto è collocato il busto di “Madama Lucrezia”, una delle famose statueparlanti romane. Il palazzo è l’esempio paradigmatico del gusto sviluppatosi in architettura agli inizi del rinascimento romano. Nel cortile del Palazzetto si trovano elementi ripresi dall’architettura romana, combinati però senza rigore filologico, privilegiando la funzionalità all’aderenza rigida al modello. Esso riprende il modello del viridarium e si ispira al Colosseo negli ordini architettonici sovrapporti e nel cornicione con fregio a mensole. L’ampiezza degli archi però è diminuita e semplificata, per non farli sembrare troppo imponenti rispetto agli spazi che racchiudono. Nel cortile si ebbe inoltre un tentativo di soluzione al problema della conformazione dell’angolo, dove alle esili colonne si sostituiscono robusti pilastri; l’elemento angolare è così formato da un pilastro ad “L”. Nel palazzo vero e proprio (costruito dal 1466) si ebbe una ripresa più fedele dei modelli antichi, che testimonia una graduale comprensione più in profondità. Il vestibolo con volta a lacunari registra il primo esempio di utilizzo nell’architettura moderna del getto di calcestruzzo all’antica, su centine e casseforme, ripreso dal Pantheon o dalla basilica di Massenzio. La loggetta nel cortile principale riprende in maniera fedele lo schema del paramento esterno del Colosseo o del Teatro di Marcello,...

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Villa Torlonia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Villa Torlonia   Villa Torlonia, la più recente delle ville nobiliari romane, conserva ancora un particolare fascino dovuto all’ originalità del giardino paesistico all’ inglese e alla ricca quantità di edifici ed arredi artistici disseminati nel parco. L’ingresso monumentale alla villa si trova su Via Nomentana all’ altezza del civico 68 ed è segnalato da due tempietti su colonne ioniche e due lanterne sormontate da aquile sui montanti della cancellata in ferro battuto. La sistemazione attuale della residenza, che non è aperta al pubblico, è quasi interamente dovuta all’architetto Caretti. Per opera sua, l’ingresso principale del palazzo venne ribaltato in direzione di Via Nomentana con l’aggiunta di un maestoso colonnato. Di particolare interesse: l’Obelisco in granito rosa, fatto scolpire a Baveno da Alessandro Torlonia e innalzato nel 1842; la Colonna Onoraria e il Teatro, che richiama la grandiosità del Pantheon; il Villino Medievale costruito dai figli per Giulio Borghese che vi risiedette fino alla morte, avvenuta nel 1915; la Limonaia, un semplice edificio che reca sulla facciata principale gli stemmi dei Colonna e dei Torlonia (a memoria del matrimonio fra Alessandro Torlonia e Teresa Colonna); il Villino dei Principi, in stile neorinascimentale decorato dal Caretti; le Scuderie Vecchie, caratterizzate da una bella scultura in marmo in forma di testa di cavallo; le Scuderie Nuove, un basso edificio giallo che ora ospita un centro anziani; il Villino Rosso, che ospita la sede dell’Accademia delle scienze; la Serra Moresca, ispirata all’architettura della moschea di Cordova e dell’Alhambra di Granada; il Campo dei Tornei, una vasta piazza d’ispirazione medievale su cui si trovano tre padiglioni puntuti, chiusi con assi di legno; la Casina delle Civette, creata dall’architetto Jappelli come capanna svizzera; il tempio di Saturno, ornato di bassorilievi che insieme al Ninfeo sono state le uniche costruzioni a scampare alla distruzione dopo che parte del giardino fu espropriata per allargare la Via Nomentana. Cenni storici: Il capostipite della famiglia Torlonia, il francese Benedetto Tourlonnais, si stabilì a Roma intorno alla metà del XVIII secolo, avviando fortunate attività commerciali. Queste culminarono con l’apertura di una banca che portò Giovanni (1754-1829), il primo dei Torlonia nato a Roma, a diventare arbitro fra lo Stato Pontificio e la Francia. In breve tempo accumulò un patrimonio che oscurava quello delle più antiche famiglie romane. L’ascesa sul piano economico dei Torlonia venne affiancata da un’ascesa sociale che portò Giovanni ad acquisire vari titoli nobiliari tra cui il titolo di Marchese di Romavecchia e Turrita. Nei primi anni dell’ottocento Giovanni Torlonia incaricò l’architetto...

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