Porta Santo Spirito

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Porta Santo Spirito Via di Porta Santo Spirito Roma (RM) Porta Santo Spirito è una delle porte che si aprono nelle Mura leonine di Roma. Si trova alle spalle dell’omonimo ospedale, sull’attuale via dei Penitenzieri, quasi all’incrocio con piazza della Rovere. È tra le più antiche porte del muro che circonda il Vaticano, essendo infatti contemporanea all’edificazione della cerchia muraria di papa Leone IV, intorno all’850. Benché fosse l’unico collegamento diretto tra la Basilica di San Pietro e la zona di Trastevere (attraverso la porta Settimiana), e benché fosse l’accesso alla via Aurelia ‘’nova’’, fu aperta come passaggio secondario. Il suo nome originario era “posterula Saxonum” (posterula dei Sassoni). Già nel 727, infatti, il re Ine del Wessex, dopo aver abdicato si trasferì a Roma, dove fondò una “schola Saxonum” (il cui scopo era di fornire una preparazione e un’istruzione cattolica al clero e ai nobili inglesi), con annessa chiesa e cimitero. La presenza sassone in quella zona è attestata fino alla fine del XII secolo, quando il re Giovanni Senzaterra donò il complesso della schola per l’edificazione della chiesa di Santa Maria in Saxia (divenuta poi Santo Spirito in Sassia) e dell’ospedale tuttora esistente, di cui già nel 794 era stata iniziata la fondazione. Con l’occasione papa Innocenzo III volle aggiornare anche il nome della porta, che da allora divenne di Santo Spirito. La struttura subì ovviamente vari restauri e ampliamenti. Fu probabilmente notevole quello operato all’inizio del XV secolo forse da papa Gregorio XII, visto che in una testimonianza del 1409 è chiamata “Porta Nuova”. All’inizio del secolo successivo papa Alessandro VI ritoccò sensibilmente, tra le altre, anche questa porta e la muraglia circostante, e infine, una quarantina d’anni dopo. Anche papa Paolo III operò i suoi interventi servendosi della consulenza e dell’opera di ingegneri come Michelangelo e Antonio da Sangallo il Giovane. La rinnovata paura di incursioni da parte di pirati saraceni, nonché le nuove tecniche poliorcetiche che prevedevano ormai l’uso massiccio di artiglierie, indussero infatti Paolo III ad interventi di ammodernamento delle mura che avessero anche serie caratteristiche difensive. Il disaccordo tra i due artisti è ben noto; in proposito sembra che i lavori sulla porta furono eseguiti su un bellissimo progetto del Sangallo[1], ed il Buonarroti (che li completò dopo la morte del collega, ma in modo frettoloso e approssimativo) pare abbia fatto qualche intervento di tipo disfattista (non potendola demolire) sia per rovinare l’opera dell’antagonista, sia per rifarsi delle feroci critiche che gli venivano rivolte per il...

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Catacombe di Domitilla

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Catacombe di Domitilla Via delle Sette Chiese, 283 Roma (RM) Telefono 065110342 www.domitilla.info     Dette anche Catacombe dei Santi Nereo e Achilleo, le Catacombe di Domitilla, in via delle Sette Chiese, si sviluppano, da un sepolcro domestico appartenuto a Domitilla (nipote o moglie del console Flavio Clemente, fatto uccidere da Domiziano nel 95). I primi nuclei di queste catacombe, risalenti al III secolo, furono ampliati nel IV e V secolo. Appena scesa la scala si trova la basilica dei Santi Nereo e Achilleo eretta nel 390 sulla tomba dei Santi Nereo e Achilleo. Dopo il crollo dovuto al terremoto del 897 fu restaurata ed ora sono visibili le 3 navate divise da 4 colonne per lato. In fondo alla basilica si accede alle catacombe che si sviluppavano per chilometri attraverso una rete di gallerie sotterranee e in cui erano scavate numerose tombe. Per i primi due secoli, almeno sino al IV, esse servirono unicamente come luoghi di sepoltura, in cui veniva celebrato il culto dei morti con commemorazioni liturgiche. A partire dal VI secolo e sino a tutto il VII, le catacombe passarono invece al ruolo di santuari dedicati al culto dei martiri e alla loro...

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Porta Pia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Porta Pia  La Porta Pia è una delle porte che si aprono nelle Mura Aureliane di Roma. È stata costruita per ordine di papa Pio IV (da cui il nome) su disegno di Michelangelo tra il 1561 e il 1565 in sostituzione della Porta Nomentana, che si trovava a qualche centinaio di metri, verso il Castro Pretorio. I lavori furono eseguiti da Giacomo Del Duca. La facciata verso l’esterno della città fu terminata nel 1869 su progetto in stile neoclassico di Virginio Vespignani. La Porta conduce alla via Nomentana, e deve la sua fama a quanto accadde il 20 settembre 1870. Quella mattina il fuoco dell’artiglieria riuscì ad aprire una breccia nelle mura consentendo ai bersaglieri italiani di entrare in città segnando la fine dello Stato Pontificio. Gli effetti della Breccia di Porta Pia furono: Il ricongiungimento di Roma al Regno d’Italia e il compimento delle aspirazioni di generazioni di patrioti che avevano alimentato il Risorgimento. I caduti della liberazione di Roma del 1870, assieme a quelli della difesa della Repubblica Romana del 1849 e quelli dell’insurrezione del 1867, sono stati tumulati nel mausoleo ossario Gianicolense, costruito in epoca fascista su progetto dell’architetto Giovanni Jacobucci. A Porta Pia fu posto un monumento in marmo e bronzo ornato da quattro lesene che fiancheggiano riquadri celebrativi del ritorno all’Italia di Roma e dei caduti durante il combattimento. A destra della Porta (dall’esterno delle mura), a qualche decina di metri sul Corso d’Italia, si trova un monumento nel punto esatto in cui fu aperta la breccia; di fronte alla Porta, invece, al centro del piazzale di Porta Pia, si trova il Monumento al Bersagliere (eretto durante il fascismo). All’interno dei fabbricati che uniscono i due fornici della porta e che un tempo erano utilizzati per l’ufficio doganale si trova il Museo Storico dei Bersaglieri con la tomba monumentale di Enrico Toti. Il proseguimento della via Nomentana, all’interno della porta, prende il nome di via XX Settembre, un rettilineo che termina sul piazzale antistante il palazzo del Quirinale. La decorazione del lato della porta all’interno della città, realizzata da Michelangelo, ricorda una bacinella con un asciugamano intorno e un sapone al centro. La leggenda vuole che si tratti di uno scherzo dell’artista, che in tal modo voleva ricordare l’origine di papa Pio IV, un Medici che non apparteneva alla nota famiglia fiorentina, ma che pare discendesse da una famiglia di barbieri. Divenuta particolarmente nota il 20 settembre 1870, quando il tratto di mura adiacente la porta fu...

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Arco di Costantino

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Arco di Costantino  Via di S. Gregorio Roma (RM)   L’ Arco di Costantino è il più importante degli archi trionfali romani. Si tratta di un arco a tre fornici con attico, di 21 x 26 metri. L’ Arco si eleva poco distante dal Colosseo ove terminava la via Sacra. Segna il limite fra il Foro Romano e la zona del Colosseo. L’ Arco di Costantino è il più grande dei tre archi trionfali di Roma è alto ben 25 metri: gli altri due sono l’arco di Tito (81-90 circa) e l’arco di Settimio Severo (202-203). L’ Arco di Costantino fu costruito in un momento in cui Roma iniziava la sua decadenza a favore di Costantinopoli, per questo motivo la ricchezza della città si era molto ridimensionata e l’arco fu realizzato con marmi sottratti da antichi edifici e monumenti preesistenti. Nella sua composizione furono utilizzate anche statue e decorazioni originariamente poste altrove. I materiali furono adoperati in modo da creare effetti policromi. L’insieme di elementi diversi sia artisticamente che storicamente lo rendono altamente rappresentativo della architettura romana. Da notare infatti sulla parete che guarda al Colosseo, in alto, è rappresentato Marco Aurelio nelle sue lotte contro i Daci; sul lato opposto, episodi delle battaglie sostenute da Marco Aurelio e altre da Costantino. Curiosità: Nel Medioevo l’ Arco di Costantino veniva chiamato in modo familiare “Arco de Trasi” (dalla parola latina transeo, che voleva dire passo attraverso) perché si trovava sulla via che conduceva alla chiesa di San...

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Foro Romano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 12,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Foro Romano Il Foro Romano, situato nella valle compresa tra il Palatino e il Campidoglio, era in origine paludoso e inospitale. La valle venne utilizzata tra X e VII secolo a.C. come necropoli dai primi villaggi stanziati sulle colline circostanti. La piana, verso il 600 a.C., ad opera del re etrusco Tarquinio Prisco, venne drenata con la costruzione della Cloaca Massima. Inseguito venne realizzata una pavimentazione in tufo. La piazza, di forma rettangolare, nacque come luogo destinato agli scambi commerciali e alle attività politiche e giudiziarie. I più antichi monumenti di carattere sacro, attribuiti dalla tradizione ai primi re di Roma, risalgono alla seconda metà del VI secolo a.C. All’inizio della Repubblica (509 a.C.) vennero edificati il tempio di Saturno e il tempio dei Dioscuri. Al V secolo a.C. risale probabilmente la prima tribuna degli oratori, posta tra il Foro Romano e il Comizio. Nel II a.C. vengono costruite quattro basiliche, destinate all’amministrazione della giustizia e allo svolgimento degli affari. Sotto Cesare e poi Augusto il Foro Romano subisce ulteriori cambiamenti. All’età augustea risale la pavimentazione in travertino ancora oggi visibile. In epoca imperiale sorgono nell’area del Foro numerosi monumenti onorari; l’ultimo di questi è la colonna dedicata, nel 608 d.C., all’imperatore Foca. Il foro si andò lentamente interrando e durante il Medioevo, utilizzato come pascolo per gli animali domestici e come terreno seminativo, prese il nome di “Campo Vaccino“. Durante il Rinascimento l’area del Foro Romano venne utilizzata come cava di marmi e pietre. Il Foro fu riscoperto a partire dal XVI secolo nell’area, ancora conosciuta a quel tempo come Campo Vaccino. Nei secoli successivi furono intraprese varie campagne di scavo, ma l’area fu completamente scavata agli inizi del XX secolo. Arco di Tito – Fu fatto innalzare, nell’81 d.C., dall’imperatore Domiziano in memoria del fratello Tito per celebrarne le vittorie contro i Giudei. Rivestito in marmo greco, il monumento è ad una sola apertura fiancheggiata da quattro semi colonne con capitelli. Basilica di Massenzio – Costruita tra il 306 e 312 d.C. dall’imperatore Massenzio, fu completata dall’imperatore Costantino. Originariamente cinque grandi passaggi conducevano in un’enorme aula divisa in tre navate da colonne in marmo. Nell’abside della navata centrale Costantino fece alzare una sua gigantesca statua con le braccia, le gambe e la testa in marmo bianco ed il resto in bronzo dorato. La testa una mano ed un piede sono esposti nei Musei Capitolini. Tempio di Venere e Roma – Il tempio più grande della città venne...

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Domus Aurea

Apertura: fine settimana Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: 14€ /tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa La Domus Aurea  Via della Domus Aurea, 1 Roma (RM) La Domus Aurea era un imponente edificio fatto costruire dall’ imperatore Nerone dopo il grande incendio di Roma del 64 d.C.. Nerone non era stato il primo a porsi il problema di creare una residenza ufficiale per l’imperatore. Si trattava di una necessità politica, prima ancora che di vanità o di passione per il lusso: a Roma giungevano infatti monarchi stranieri, alleati o vassalli, molti dei quali abituati allo stile di vita dei monarchi Orientali ed Ellenistici. A questi modelli principeschi si ispirava ideologicamente il progetto che comprendeva padiglioni immersi nel verde popolati da delizie rurali, per promuovere quella comunione tra uomo e natura. Si diceva, infatti, che Nerone era riuscito a portare la campagna in piena città e che le sue belve, evocavano i paradisi dei Re Persiani. Predecessori e successori avevano, tuttavia, evitato esagerazioni megalomani, finendo per occupare solamente il Palatino, tanto che il termine Palatium andò, poi, ad indicare una residenza di rango: un palazzo. Il primo vero palazzo fu la Domus Tiberiana, sede dei Giulio-Claudi. Il progetto di Nerone della Domus Area prevedeva di trasformare il precedente disegno, con soluzioni maestose, sfruttando il largo spazio al centro di Roma dai quartieri distrutti dal fuoco. L’imponenza e l’ estensione della Domus Aurea è ormai entrata nella leggenda, infatti l’immensa residenza fu realizzata in soli 4 anni senza badare a spese perché, per volere dell’imperatore, doveva essere la più grande e preziosa reggia del mondo. Il progetto Il progetto fu affidato agli architetti Severo e Celere e la dimora si estendeva dal Palatino fino al Colle Oppio e parte del Celio coprendo circa un miglio quadrato. Comprendeva un lago artificiale, dei giardini ed un bosco. Costruita in mattoni, venne arricchita con affreschi, stucchi che incorporavano pietre preziose ed avorio, e con ampi rivestimenti in oro da cui deriva il suo nome di “Casa Dorata”. Gli ambienti finemente decorati erano arricchiti da numerose statue provenienti dalla Grecia e dall’Asia Minore. Nerone poté godere dello sfarzo della sua casa per poco tempo perché morì suicida nel 68 d.C.. La casa continuò ad essere abitata fino al 104 d.C. quando un violento incendio ne provocò la fine. Successivamente sulla Domus Aurea vennero costruite le Terme di Traiano mediante l’interramento dei suoi ambienti e la chiusura degli accessi. Si persero così le tracce della sfarzosa dimora che venne riscoperta per caso solo verso la fine del quattrocento. Gli splendidi motivi decorativi delle volte vennero copiati da...

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Arco di Tito

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito/tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Arco di Tito  Via Sacra, Zona Colosseo Roma (RM) L’ Arco di Tito fa parte della lunga serie di archi trionfali – insieme all’ Arco di Settimio Severo e all’ Arco di Costantino – edificati a Roma per celebrare i suoi Imperatori: nella vostra passeggiata archeologica lungo i Fori Imperiali, non può mancare una visita a questo arco. L’ Arco di Tito fu costruito fra l’anno 81 e l’anno 100 d.C. per volontà del Senato romano (come riporta la dicitura sull’arco “S.P.Q.R.”, Senatus Populus Que Romanus), in onore dell’imperatore Tito che aveva conquistato, nel 70 d.C., la città di Gerusalemme. L’ Arco di Tito è passato nei secoli attraverso varie modifiche: nel Medioevo fu inglobato nella costruzione del convento di S. Francesca Romana, poi nella fortezza dei Frangipane, fino al 1822, anno in cui, su commissione di Pio VII, l’architetto Giuseppe Valadier lo restaurò e lo integrò con del travertino. L’Arco è ad un solo fornice, su base quadrata: l’esterno è costruito in marmo, il nucleo interno in cementizio e lo zoccolo in travertino. L’Arco è finemente decorato, con incisioni che fanno riferimento alla religione, all’imperatore Tito ed alla sua impresa: sopra le colonne che sorreggono l’Arco poggia un architrave con un’incisione che rappresenta un sacrificio, mentre nella volta con decorazione a cassettoni è riportata un’aquila che innalza al cielo Tito. Sulle pareti delle colonne, a sud è rappresentato il corteo mentre attraversa la porta trionfale con gli oggetti sacri del rituale ebraico predati dal Tempio di Gerusalemme (le trombe d’argento che chiamano i fedeli alla preghiera, il candelabro d’oro a sette bracci), a nord l’imperatore trionfante su una quadriga. In epoca moderna sono stati fatti alcuni scavi attorno alle fondazioni dell’arco di Tito, volti a riportare alla luce la pavimentazione di età augustea, eliminando quella contemporanea...

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Il Campidoglio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito/tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Il Campidoglio  Piazza del Campidoglio Roma (RM) www.comune.roma.it Il Campidoglio è il più piccolo fra i famosi sette colli di Roma, ma anche il più importante, perché il primo nucleo della città nacque in questo punto, racchiuso da un primitivo sistema di mura difensive a protezione degli abitanti dalle tribù ostili che abitavano i colli circostanti. In effetti il Campidoglio ha una doppia sommità: una è situata appena a destra dell’attuale piazza, mentre l’altra, quasi adiacente al suo lato sinistro, corrisponde a Santa Maria d’Aracoeli. E’ uno degli spazi architettonici più interessanti di Roma. Tutto il complesso della piazza e degli edifici che la circondano fu realizzato su progetto di Michelangelo nel cinquecento. E’ situato sul colle Capitolino e subì nel corso dei secoli vari rifacimenti fino ad assumere l’aspetto attuale. Oggi è sede del Comune di Roma. Si accede dalla scalinata, in cima ad essa si trova la balaustra con le statue dei Dioscuri che ritraggono Castore e Polluce a fianco dei loro cavalli di epoca imperiale. Al centro della piazza di forma trapezoidale si trova la famosa statua di Marco Aurelio, sulla sinistra si trova il palazzo Nuovo sede del museo Capitolino sulla destra il palazzo dei Conservatori e di fronte dietro la statua il palazzo Senatorio. La scala di accesso a quest’ultimo, realizzata dallo stesso Michelangelo, è di particolare bellezza, così come la fontana con l’antica statua di Minerva seduta. In alto svetta la Torre del Campidoglio del XVI secolo. La piazza è circondata da tre palazzi: il Palazzo Nuovo, il Palazzo Senatorio e il Palazzo dei Conservatori. I tre palazzi ospitano i Musei Capitolini, ricchissima collezione di reperti della Roma antica. Vi si trovano: la statua equestre di Marco Aurelio; i resti del Colosso di Costantino; mosaici provenienti dalla Villa Adriana di Tivoli; la statua della Venere Capitolina; la Sala degli Imperatori, con più di settanta busti in marmo; le statue dei Centauri; la statua del Fauno Ebbro; la statua del Galata Morente, la celebre statua dello Spinario del I sec. a.C.; la famosa statua bronzea della Lupa Capitolina, simbolo della Roma repubblicana; la statua della Venere Esquilina. All’interno dei Musei Capitolini si trova anche una pinacoteca con opere di Tiziano, Caravaggio, Guido Reni, Pietro da Cortona. Antica sede del più importante tempio del culto di Stato e simbolo di Roma “caput mundi”, il Campidoglio ha sempre mantenuto la sua rilevanza nella vita della città come centro dell’istituzione comunale dal XII secolo e con gli annessi Musei Capitolini, i...

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Palazzo del Quirinale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Palazzo del Quirinale Piazza del Quirinale Roma (RM) Telefono 06 46991 www.quirinale.it     Il Palazzo del Quirinale, di notevole grandiosità fu sede pontificia, poi dopo il 1870 divenne residenza ufficiale dei reali d’Italia, e infine dal 1947 del Presidente della Repubblica. Fu costruito in piazza del Quirinale verso il 1584 per volere di papa Gregorio XIII. Prima che il palazzo assumesse l’aspetto attuale vi lavorarono molti grandi architetti fra cui Domenico Fontana che disegnò la facciata, Carlo Maderno la grande cappella, Flaminio Ponzio, Gian Lorenzo Bernini e Alessandro Fuga. L’edificio fu definitivamente compiuto nel XVIII secolo, sotto il pontificato di papa Clemente XII Corsini. E’ di notevole grandiosità, ma non presenta una struttura architettonica di eccezionale valore nonostante gli interventi di grandi artisti. La facciata presenta, come elemento decorativo di un certo interesse, il bel portale di Carlo Maderno sovrastato dalla Loggia delle Benedizioni, opera del Bernini. Nell’interno si apre un ampio cortile in fondo al quale si eleva l’alta torre dell’orologio. Gli ampi, numerosissimi ambienti interni sono decorati con notevoli affreschi di vari autori. Interessante, in particolare, è la cappella dell’Annunciata con affreschi di Guido Reni. Magnifico è il giardino dei primi del Settecento con la singolare fontana dell’Organo. Per ragioni di sicurezza i giardini sono chiusi al pubblico. Molto suggestivo il Cambio della guardia, che viene effettuato ai seguenti orari: da ottobre fino al 2 giugno: feriali ore 15.15 – domenica e festivi ore 16.00   dal 3 giugno a fine settembre: tutti i giorni ore 18.00   Le visite al Palazzo del Quirinale sono consentite soltanto la domenica, dalle ore 8.30 alle...

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Fori Imperiali

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fori Imperiali, rivivere l’antica Roma I Fori imperiali rappresentano l’antica bellezza della città di Roma, regalando ai numerosi turisti della capitale uno scenario da favola. I Fori Imperiali, situati sull’omonima via in una suggestiva posizione tra l’Anfiteatro Flavio (conosciuto come il Colosseo) e Piazza Venezia, rappresentano uno dei luoghi turistici più importanti della capitale e del mondo intero. Essi rappresentavano, nell’Antica Roma Imperiale, il luogo principale della vita pubblica e privata e grazie alla loro visita è possibile tornare indietro all’epoca più gloriosa della Caput Mundi. Dall’ingresso, posto proprio su Via dei Fori Imperiali, si accede all’area e subito ci si imbatte nei resti del Tempio di Cesare, da cui si raggiunge facilmente la Piazza del Foro, antico fulcro della vita cittadina, al cui centro si trova la Colonna di Foca. Poco distanti si trovano i resti dell’Arco di Settimio Severo, del Tempio della Concordia, di quello di Vespasiano e di quello di Saturno. La visita prosegue ancora verso il Tempio di Augusto, la Basilica di Massenzio (detta anche di Costantino), i resti della Chiesa di Santa Maria Antiqua, la Casa delle Vestali, la Chiesa di Santa Francesca Romana, l’Arco di Tito, gli Orti Farnesiani, la Casa di Augusto, la Casa Augustana, la Domus Flavia, in cui anticamente risiedevano gli Imperatori, e lo Stadio Palatino. Isola pedonale, la strada che parte da Piazza Venezia e conduce al Colosseo è costeggiata dai Fori e dall’imponente Mercato Traiano, progettato dal grande architetto Apollodoro di Damasco e costituita da più di 150 botteghe disposte su diversi piani addossati al Quirinale. Fungevano anche da magazzini di stoccaggio e approvvigionamento delle merci, diretti da funzionari imperiali. Oggi ospitano i Musei dei Fori imperiali, che conservano i reperti recuperati durante gli scavi. Subito dopo l’Altare della Patria s’incontrano le rovine del Foro di Cesare e del Tempio di Venere Genitrice voluto da Cesare prima della battaglia di Farsalo. Oggi restano poche testimonianze della originaria ricchezza e sfarzo dei Fori Imperiali. Nel Foro Traiano, la Colonna Traiana, che rappresenta il monumento della guerra di Dacia vinta dai Romani nel 105 d. C. Dopo diciannove secoli è stata portata all’antico splendore attraverso impegnativi ed accurati restauri. La colonna è formata da 19 blocchi di marmo ed una scala a chiocciola porta alla cima. La parte più importante di questo storico monumento è l’insieme di figure che la contornano documentando le arti e i costumi dei romani e dei daci, e la storia delle battaglie fra i due popoli. Alta circa 40...

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Biblioteca Angelica

La Biblioteca Angelica La Biblioteca Angelica venne fondata nel 1604 e fu la seconda biblioteca pubblica istituita in Italia, dopo quella Malatestiana di Cesena attiva fin dal 1454. La sua collezione iniziale e l’apertura pubblica si devono al lascito del vescovo marchigiano Angelo Rocca (1546-1620), da cui prese il nome. Alla sua morte il vescovo, affidò la propria raccolta ai frati del suo ordine presenti a Roma, dotandola di proprie rendite e prescrivendone l’apertura a tutti, senza limite di sorta. La sua collezione conta: 200.000 volumi, 2.700 manoscritti, 1.100 incunaboli, 600 periodici, 2.719 microfilm, 29 cd-rom oltre ad una vasta raccolta di volumi contemporanei che è possibile anche prendere in prestito. Dal 1940 l’Angelica è sede dell’Accademia letteraria dell’Arcadia, di cui conserva, tra l’altro, il patrimonio librario (circa 4000 pezzi). Dal 1975 dipende dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si trova in piazza Sant’  Agostino accanto alla Basilica di Sant’Agostino in campo...

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Ponte Milvio

Ponte Milvio  Conosciuto anche come il ponte dell’amore e di Costantino, Ponte Milvio è oggi il passaggio pedonale famoso per i lucchetti dell’amore appesi ai lampioni dagli innamorati, ma anche meta prediletta nonché punto di incontro per i giovani romani che la sera amano divertirsi nei tanti e diversi locali che la zona offre. Il ponte, conosciuto popolarmente anche come “Ponte Mollo” dai residenti, si trova in direzione Foro Italico e collega i quartieri Flaminio, Parioli, Della Vittoria e Tor di Quinto. La sua storia, a dispetto delle mode odierne, è antichissima: le prime notizie risalgono al 207 a.C., quando il ponte aveva ancora l’aspetto di un instabile passaggio in legno, sovrastante le acque del fiume. Solo nel 109 a.C. Marco Emilio Scauro fece costruire la struttura in muratura. La fama di Ponte Milvio è legata soprattutto alla famosa battaglia del 312 a.C. tra Costantino e Massenzio, la cui leggenda narra che l’imperatore trovò il coraggio per vincere il nemico grazie alla visione di una scritta in cielo, recante la frase “In hoc signo vinces” (“Con questo segno vincerai”). Nel 1849, durante l’assedio francese a Roma, il ponte crollò per mano dei garibaldini in difesa della città e solo con il restauro del 1850, voluto da Pio IX, venne salvato dal completo abbandono, finché i lavori non vennero terminati sotto papa Pio VII. Lungo 222 metri e largo 30 metri, Ponte Milvio ha una forma lineare con una sola arcata in cemento armato. Sui quattro piloni marmorei posti alle testate della struttura, l’artista toscano Vico Consorti  scolpì dei solenni altorilievi delle battaglie combattute durante la prima guerra mondiale sui fiumi Isonzo, Tagliamento, Sile e Piave....

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Isola Tiberina

Isola Tiberina L’ Isola Tiberina è l’unica isola urbana del Tevere, al centro di Roma, riconoscibile anche dalla sua forma simile a una nave. È collegata alla terraferma dal Ponte Fabricio e si trova proprio di fronte alla Sinagoga ebraica. Edificato nel 62 a.C., il Ponte Fabricio è l’unico ponte romano rimasto intatto senza interventi di restauro. La leggenda più popolare legata all’origine dell’ Isola Tiberina, narra che nel 510 a.C., al momento della cacciata da Roma del re Tarquinio il Superbo, gli abitanti della città gettarono nelle acque del Tevere tutta la sua preziosa raccolta di grano che si accumulò, mista a fango, tanto da creare appunto un’isola. Nell’antichità l’ Isola Tiberina fu anche il luogo prediletto per il culto delle divinità, tra cui quello del dio della medicina Esculapio. In seguito alla pestilenza che stava decimando la popolazione nel 293 a.C. fu costruito un tempio in suo onore, e la leggenda narra che dopo la costruzione l’epidemia cessò. Sul sito del tempio oggi sorge la Chiesa di San Bartolomeo, risalente al X secolo e voluta da Ottone III di Sassonia, re d’Italia e di Germania. Le colonne della Chiesa di San Bartolomeo, probabilmente, appartenevano all’antico tempio. La chiesa è molto suggestiva; all’interno è possibile ammirare un antico pozzo sui gradini dell’altare, intagliato con figure relative alla fondazione della chiesa, compreso lo stesso San Bartolomeo, raffigurato anche nel crudo dipinto sopra l’altare che ne rappresenta il martirio. La maggior parte del territorio dell’ Isola Tiberina è occupato dal più vecchio ospedale di Roma, il Fatebenefratelli, fondato nel 1548. Nel tratto di fiume subito a est dell’isola si possono vedere i ruderi del Ponte Rotto, vestigia del primo ponte di pietra sul Tevere, costruito tra il 179 e il 142 a.C. e crollato alla fine del XVI secolo. D’estate l’Isola Tiberina si trasforma nell’Isola del Cinema, ospitando turisti che accorrono da tutto il mondo per vedere i film stranieri proiettati su uno schermo all’aperto, sulla piccola piazza dell’isola.  La passeggiata a bordo fiume fa parte oggi delle consuetudini...

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Piazza Venezia e il Vittoriano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Piazza Venezia e il Vittoriano   L’aspetto attuale di Piazza Venezia deriva largamente dagli interventi di demolizione e ricostruzione realizzati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Va ricordato in particolare il Vittoriano, costruito appunto a cavallo dei due secoli, colossale monumento a Vittorio Emanuele II (spesso erroneamente identificato con l’Altare della Patria, che in realtà ne è solo una parte). Per realizzare l’enorme complesso si dovettero abbattere antiche costruzioni, tra cui il monastero dell’Aracoeli e la Torre di Paolo III; nell’immediata vigilia dell’inaugurazione (1911) venne spostato il palazzetto Venezia che, saldato all’angolo sudorientale di palazzo Venezia si frapponeva tra il monumento e la piazza, e uno dei più bei palazzi di Roma, la lussuosa residenza dei Torlonia (già demolita nel 1900). Nel 1929 Benito Mussolini lo scelse come sede del Governo e dal balcone pronunciava i suoi discorsi alle “adunate oceaniche” fasciste. Per questa ragione, la piazza, divenuta centro della città, fu proclamata “Foro d’Italia”. Il Vittoriano conserva i resti del Milite Ignoto, a ricordo dei soldati caduti senza degna sepoltura, vegliati incessantemente da due militari e da una fiamma sempre accesa. Il complesso del Vittoriano ospita periodicamente importanti mostre, oltre al Sacrario delle...

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Museo 3D Rewind Rome TM

Apertura stagionale: Chiuso tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 15,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa  ATTENZIONE!!! QUEST’ATTRAZIONE HA CHIUSO Museo 3D Rewind Rome TM  Indirizzo e recapiti Via Capo d’Africa 5 00184 Roma (RM) Tel. 06 77076627   Il Museo 3D Rewind Rome TM propone un viaggio emozionante nella storia della Roma imperiale in 3 Dimensioni, con tecnologie di punta, rigore scientifico ma anche intrattenimento e tanto divertimento. Il viaggio virtuale inizia con la storia della scoperta del sito archeologico di Rewind Rome. Grazie ad una mappa dettagliata che ritrae l’area archeologica dell’antica Roma, dal Colosseo fino al Campidoglio, uno staff vestito con abiti della Roma imperiale illustrerà quello che oggi rimane di quello che un tempo fu l’impero romano. Accanto ad ogni luogo, pittogrammi ispirati all’impero romano indicano i principali monumenti  ed il loro utilizzo: titoli in latino e traduzioni nelle 8 lingue facilitano la conoscenza di come si svolgeva la vita pubblica e privata degli antichi romani. Il viaggio prosegue in un tunnel con  fedeli ricostruzioni degli stupefacenti affreschi che decoravano il tunnel dell’imperatore Commodo e con meravigliosi stucchi raffiguranti le Menadi, le dee protettrici dei gladiatori. Una sala, che in un primo momento appare come l’epicentro di uno scavo archeologico, si trasforma, con l’aiuto di effetti speciali, in quello che erano i sotterranei del Colosseo, dove  i gladiatori trascorrevano gli ultimi attimi precedenti all’entrata nell’arena, il luogo dove consumavano l’ultimo pasto e quello dove riponevano le loro spade: al buio è possibile persino sentire le preghiere in latino che i gladiatori recitavano in preparazione di quello che per molti di loro sarebbe stato il momento fatale. La voce possente di Giove apre un passaggio segreto che conduce  all’interno del suo tempio: simbolo del potere e della ricchezza di Roma e una guida virtuale fa visitare la Roma del 310 d.C. Giochi, usanze, costumi, palazzi e templi fanno da cornice al viaggio in 3D che permetterà di conoscere da vicino,  la vita quotidiana della Roma...

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Explora – il Museo dei Bambini di Roma

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Explora – il Museo dei Bambini di Roma Via Flaminia, 82 Roma (RM) Tel. 06 3613776 – Fax 06 36086803 info@mdbr.it www.mdbr.it     Explora è il primo museo didattico dedicato ai bambini da 0 a 12 anni ed èsituato a poca distanza da Piazza del Popolo nel recuperato Spazio Flaminio, ex deposito ATAC risalente al 1877. Lo spazio espositivo è strutturato come una piccola città a misura di bambino con i suoi spazi, le sue funzioni e i suoi mestieri; una città che mette in contatto i bambini con fatti e realtà quotidiane, dove tutto può essere osservato, toccato, sperimentato. Il percorso è organizzato in quattro sezioni. La prima sezione “IO”, entrando nella pancia della mamma, nella bocca gigante, nello studio medico o dal dietologo è volta alla conoscenza del corpo umano. Nella seconda sezione”LA SOCIETA’”  e le attività quotidiane sono descritte attraverso l’allestimento di un supermercato, una pompa di benzina, una fontana e un camion dei pompieri. L terza sezione “L’AMBIENTE” è illustrata attraverso l’organizzazione della casa, la raccolta differenziata, l’impianto fotovoltaico che produce energia dal sole e l’ultima sezione “LA COMUNICAZIONE” è dedicato alla scoperta della tecnologia e dei mass...

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Museo delle Cere

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 8,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Museo delle Cere  Indirizzo e recapiti Piazza dei Santi Apostoli, 67 Roma (RM) Tel. 06 6796482 – Fax 06 6796482 info@museodellecereroma.com http://www.museodellecere.com/   Il Museo delle Cere di Roma è il primo in Italia e il terzo in Europa per importanza e numero di personaggi. Fu ideato da Marcello Canini nel 1953, dopo aver visitato il Museo delle Cere di Madame Tussaud a Londra e quello di Grevin a Parigi. Il museo raccoglie statue in cera a grandezza naturale di personaggi e scene storiche. La mostra occupa dieci sale tematiche.  Tra le sue oltre 250 statue di personaggi famosi è possibile ammirare quelle di Machiavelli, Mazzini, Lenin, De Gasperi, Churchill, Stalin, Roosevelt, Mao Tse Tung, Byron, Wagner, Charles Chaplin. Ci sono anche personaggi sportivi e cantanti contemporanei (Totti, Nesta, i Pooh). Per i più piccoli sono esposti anche le ricostruzioni dei personaggi della favola come “Biancaneve” e la “La Bella addormentata” e di alcuni animali preistorici. Dall’ 8 dicembre 2008 il Museo si è inoltre arricchito della statue di San Padre Pio e del presidente degli U.S.A. Barack Obama. Da marzo 2009 si può inoltre ammirare la nuova statua di Alberto Sordi vestita con i costumi del Marchese del...

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Planetario e Museo Astronomico Roma

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 6,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Planetario e Museo Astronomico a Roma Indirizzo e recapiti Piazza Giovanni Agnelli, 10 Roma (RM) planetario@comune.roma.it www.planetarioroma.it     Toccare il cielo con un dito è ora possibile: con simulazioni e proiezioni all-sky, corpi celesti, nebulose e galassie sono davvero a portata di mano. Il nuovo Planetario di Roma, che occupa una sala di circa 300 mq, è stato inaugurato il 26 maggio 2004 presso il Museo della Civiltà Romana all’Eur, a oltre 20 anni dalla chiusura dello storico planetario ospitato nella Sala della Minerva. Questa grande “macchina dello spazio e del tempo” mette finalmente il cielo a disposizione del pubblico, condensando sopra la nostra testa secoli e anni luce. Sotto l’ampia cupola di 14 metri si accende una perfetta riproduzione del cielo stellato: i moti del Sole, della Luna e dei pianeti sullo sfondo dello Zodiaco, della Via Lattea e di 4500 stelle. Tre proiettori digitali consentono inoltre di compiere in tempo reale vere e proprie navigazioni tridimensionali nello spazio profondo. Il planetario di Roma offre una vasta programmazione di spettacoli astronomici dal vivo, conferenze, eventi e osservazioni astronomiche rivolti a ogni tipo di pubblico, per avvicinarsi alle meraviglie del cielo e approfondirne i segreti. Un mix affascinante di emozione, tecnologia e rigore scientifico. Il museo astronomico adiacente conduce il visitatore in un viaggio dalla Terra all’ universo attraverso i grandi temi dello spazio, del tempo, dell’origine degli elementi e propone una coinvolgente esperienza, tra grandi modelli dei pianeti, diorami e postazioni multimediali interattive con videogiochi...

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Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 9,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali Il grande complesso dei Mercati di Traiano, di 150 locali,  fu progettato nel II secolo d.C. da Apollodoro di Damasco per Traiano. I Mercati di Traiano, considerati nell’antichità una delle meraviglie del mondo classico, oggi mostrano solo una piccola parte del loro splendore. Il complesso è posto fra il Foro di Traiano e le pendici del Colle Quirinale, assolve alla duplice funzione di sostenere e nascondere il taglio della colle e di creare una serie di ambienti adibiti a botteghe. Verso via Nazionale si trova la grande sala che costituisce il centro di tutto il complesso. La facciata dei Mercati di Traiano è costituita da un grande emiciclo in mattoni a due piani ed è sovrastata dalla Torre delle Milizie, costruita nel XIII secolo a scopi difensivi. Ai suoi lati sono poste due grandi sale semicircolari ricoperte da una mezza cupola, probabilmente utilizzate come auditori. La parte più importante dei Mercati è la Sala, edificio coperto attraverso sei volte a crociera con dodici botteghe su due piani. I Mercati Traianei possono essere considerati il primo centro commerciale coperto della storia. All’interno dell’area archeologica si visita il Museo dei Fori Imperiali, dove sono allestiti i reperti archeologici accompagnati da didascalie didattiche che aiutano al visitatore a capire meglio i modi di vita nella Roma Antica. Orario: Tutti i giorni 9.30-19.30; 24 e 31 dicembre ore 9.30-14.00 La biglietteria chiude un’ora...

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Musei Vaticani

Musei Vaticani I Musei Vaticani si trovano nella Città del Vaticano. E’ uno dei maggiori complessi museali al mondo che  racchiude al suo interno il Museo di Antichità Classiche, il Museo Pio Cristiano, la Pinacoteca Vaticana, il Museo Gregoriano Etrusco, il Museo Gregoriano Egizio,  il Museo Etnologico, il Palazzetto del Belvedere, le stanze di Raffaello, la Collezione d’Arte Contemporanea, il Museo Sacro, l’appartamento Borgia, la sala della nozze Aldobrandine, la cappella di Urbano VIII, la appella Nicolina, la sala dei Chiaroscuri e dell’Immacolata, la sala delle Dame, l’appartamento di San Pio V e la nota Cappella Sistina. L’origine di questo complesso museale, che racchiude opere dal valore inestimabile, si deve ai diversi Papi che decisero di mostrare le ricchezze contenute all’interno dei loro palazzi. In particolare, la fondazione del primo nucleo dei Musei Vaticani, va a Papa Giulio II (1503-1513) con la raccolta di sculture esposte nel “Cortile delle Statue”, oggi meglio conosciuto come “Cortile Ottagono”. Dopo di lui, ogni Papa ingrandì e allestì nuovi musei con nuove statue, affreschi, arazzi, monumenti e reperti storici provenienti dall’arte sacra internazionale. Grazie al carattere plurimo delle opere, di solito il pubblico, proveniente da tutto il mondo, abbraccia culture, lingue e religioni diverse. I Musei Vaticani, infatti, non sono ammirati solo per la loro sacralità, ma per la ricchezza e la diversità culturale che rappresentano. La Cappella Sistina è il settore più famoso dei Musei Vaticani. Il suo nome si deve a Papa Sisto IV della Rovere che ordinò la sua costruzione fra il 1475 e il 1481. Conosciuta al mondo perché è il luogo in cui si riunisce il conclave e in passato perché era il luogo in cui venivano incoronati i Papi, in realtà la sua fama a livello internazionale è dovuta anche agli affreschi del Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti, i quali ricoprono la volta e la parete di fondo. Michelangelo vi lavorò nella prima metà del ‘500, lasciando un segno indelebile nell’arte mondiale. Informazioni Museali: I Musei Vaticani  sono conosciuti per la loro grandezza e per visitarli accuratamente  servono dalle 3 alle 5 ore Per le regole del Vaticano è consigliabile un abbigliamento comodo e poco vistoso (non sono ammesse gonne, pantaloncini, canottiere, maglie troppo scollate). Al fine di evitare l’interminabile coda all’esterno è possibile prenotare il giro con una guida o prenotare online e passare nella corsia preferenziale. Ticket: Il prezzo interno per i Musei Vaticani è di 17,00 € (+ 4 euro con prenotazione online e salta fila). Ridotto 8,00 € (+ 4 euro con prenotazione online e salta fila). Tutte le tariffe sul sito ufficiale. Il biglietto d’ingresso ai Musei Vaticani permette di visitare: Musei Vaticani e Cappella Sistina I Tickets una volta...

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Cappella Sistina

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 8,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Cappella Sistina La Cappella Sistina può essere considerata uno dei monumenti più famosi della città di Roma; situata all’interno dei Musei Vaticani, rappresenta una vera e propria pietra miliare per la città dal punto di vista artistico, suscitando l’ammirazione più viva da parte degli spettatori. La sua costruzione risale a papa Sisto IV della Rovere – da cui, tra l’altro, prende il nome – e precisamente al periodo cha va dal 1475 al 1481 e viene eseguita da Giovannino de’ Dolci, su commissione appunto del suddetto papa. A rendere prestigio a tale edificio, sicuramente i numerosi dipinti a sfondo religioso realizzati da importanti figure come Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli e Cosimo Rosselli. Nel 1508 arrivò Michelangelo Buonarroti, commissionato da papa Giulio II della Rovere, per una nuova pittura del soffitto, quella che ha dato origine ad un capolavoro senza remore: i nove episodi della Genesi suddivisi in tre gruppi tematici; ad esso si aggiunge un ulteriore dipinto spettacolare, che è quello raffigurante le sibille e i profeti nelle parti laterali della volta e gli episodi rappresentanti la salvazione della gente di Israele. A rafforzare – o meglio a coronare – la figura di un talento, quale il Buonarroti, arriva “Il Giudizio Universale”. Dipinto sulla parete dell’altare, al posto di alcuni dipinti del Perugino, è commissionato, al brillante artista, da papa Clemente VII dei Medici intorno al 1533. Un’opera, quella del Giudizio Universale, che ha bisogno di essere ammirata con dovizia come fosse un oracolo, come del resto la medesima Cappella Sistina. “Se davanti al Giudizio Universale rimaniamo abbagliati dallo splendore e dallo spavento, ammirando da un lato i corpi glorificati e dall’altro quelli sottoposti a eterna condanna, comprendiamo anche che l’intera visione è profondamente pervasa da un’unica luce e da un’unica logica artistica: la luce e la logica della fede che la Chiesa proclama confessando: Credo in un solo Dio… creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”.  (dall’Omelia pronunciata dal Santo Padre Giovanni Paolo II l’8 aprile del...

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Musei Capitolini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: intero 15 € /ridotto 13 €(museo+mostra) Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Musei Capitolini Indirizzo e recapiti Piazza del Campidoglio 1 00186 Roma (RM) Telefono 060608 www.museicapitolini.org La nascita dei Musei Capitolini risale al 1471, quando il papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di statue bronzee conservate fino ad allora al Laterano, che costituirono il nucleo iniziale della raccolta. Le collezioni furono successivamente incrementate dai pontefici con opere provenienti dagli scavi di Roma, dal Vaticano o acquistate appositamente per il museo, come la collezione Albani. Intorno alla metà del XVIII secolo Benedetto XIV fondò la Pinacoteca. Le raccolte archeologiche si arricchirono notevolmente alla fine dell’Ottocento con i rinvenimenti degli scavi per la costruzione di interi quartieri della città, divenuta capitale d’Italia. Le raccolte dei Musei Capitolini sono esposte nei due edifici che insieme al Palazzo Senatorio delimitano la piazza del Campidoglio, il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, collegati tra loro da una galleria sotterranea che ospita la Galleria Lapidaria e conduce all’antico Tabularium, le cui arcate monumentali si affacciano sul Foro Romano. Nel Palazzo Nuovo, in un ordinamento museale di grande fascino rimasto sostanzialmente invariato dal Settecento, sono conservate le raccolte di sculture antiche frutto del collezionismo delle grandi famiglie nobiliari dei secoli passati: famosissime le raccolte dei busti di filosofi e di imperatori romani, la statua del Galata morente, la Venere Capitolina e l’imponente statua di Marforio che domina il cortile. Il Palazzo dei Conservatori mostra nelle sale dell’appartamento l’originale nucleo architettonico dell’edificio, decorato da splendidi affreschi con le storie di Roma e nobilitato dalla presenza degli antichi bronzi capitolini: la Lupa, lo Spinario, il Bruto Capitolino. La grande aula vetrata recentemente realizzata al primo piano del palazzo custodisce la statua equestre in bronzo di Marco Aurelio, già sulla piazza capitolina, e gli imponenti resti del tempio di Giove Capitolino, affiancati da una sezione dedicata alla più antica storia del Campidoglio, dalle prime frequentazioni alla costruzione dell’edificio sacro, con i risultati dei recenti scavi. Le sale che si affacciano sull’aula ospitano le opere provenienti dagli Horti dell’Esquilino, quelle di raccordo con l’Appartamento dei Conservatori la Collezione Castellani, testimonianza del collezionismo ottocentesco. Al secondo piano la Pinacoteca Capitolina presenta, in un percorso ordinato cronologicamente dal tardo Medioevo al Settecento, opere di grande rilevanza, come i quadri del Caravaggio (la Buona Ventura e il San Giovanni Battista), la grande tela del Guercino (il seppellimento di Santa Petronilla) e un consistente nucleo di dipinti di Guido Reni e Pietro da Cortona. Nel Palazzo Caffarelli-Clementino sono situati...

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Scuderie del Quirinale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 15,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Scuderie del Quirinale Via XXIV Maggio, 16 Roma (RM)     La Pittura di un Impero, Caravaggio, 1861 La nascita delle nazioni nella grande pittura europea: tre grandi mostre per celebrare dieci anni di successi. Da Antonello da Messina a Giovanni Bellini, da I Cento Capolavori dell’Ermitage a Capolavori del Guggenheim. E ancora Cina. Nascita di un Impero, Ottocento, Pop Art, Metafisica,  Futurismo. Queste sono solo alcune delle 32 mostre che in dieci anni le Scuderie del Quirinale ha realizzato. Esposizioni che hanno segnato la memoria di pubblico e storici dell’arte, di appassionati e gente comune. Dieci anni nei quali impegno, passione e serietà hanno fatto in modo che questa sede espositiva venisse riconosciuta a livello internazionale come una delle più prestigiose, nei quali da magnifico contenitore le Scuderie sono divenute sinonimo di mostre di qualità Pur trovandosi in un luogo unico, tra la piazza del Quirinale e Salita di Montecavallo, erano veramente pochi i romani che, fino al dicembre 1999, sapessero che cosa si celava dietro le finestre chiuse di quell’edificio che termina con un angolo arrotondato. Quasi nessuno vi era mai entrato e solo in pochi sapevano che fino agli anni Ottanta era servito come rimessa delle automobili del Quirinale per essere poi trasformato in Museo delle Carrozze, a memoria delle sue funzioni originali, scuderie e rimessa delle carrozze del Papa prima e della casa reale poi. Dal Settecento, infatti, (l’edificio era stato completato dopo quasi dieci anni di lavori, nel 1732, dall’architetto Ferdinando Fuga) e per due secoli, fino all’avvento della Repubblica, le Scuderie ebbero una esistenza tranquilla, legata alle esigenze di servizio del palazzo maggiore, il Quirinale. In coincidenza con l’inaugurarsi del nuovo Millennio, una funzione del tutto diversa regala una nuova vita a questo misterioso edificio: le antiche Scuderie Papali al Quirinale si trasformano in uno spazio espositivo. Il primo segno  esterno di questa “rinascita” è stato il cambiamento del colore. Negli ultimi anni del Novecento quasi tutta la piazza si era schiarita. Avevano cambiato colore, tra mille polemiche e un’ampia, documenta, riflessione,  la torre quadrangolare che domina il complesso del Quirinale (e negli anni a seguire cambiò colore l’intero edificio), il palazzo della Consulta e i muri delle residenze Rospigliosi e Colonna. Era tramontata l’epoca dei rossi mattone di sabauda memoria ed era apparsa una nuova bicromia, color travertino su tutte le parti in rilievo e terra d’ombra naturale, invece, sugli sfondi. Per quanto riguarda le Scuderie, però, non si è...

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Villa Sciarra

Villa Sciarra Il parco di Villa Sciarra, nella zona tra Monteverde ed il Gianicolo, occupa un’estensione di circa 7.500 m².  Villa Sciarra, ecletticamente organizzata nei primi anni del secolo, presenta una ricchissima e particolarissima decorazione scultorea. Si tratta di una serie di statue e fontane provenienti dalla villa Visconti di Brignano d’Adda in Lombardia (il biscione dei Visconti si può ancora riconoscere nella Fontana dei Satiri e in quella dei Putti). Il tema che ricorre nelle statue e fontane è il tema boschereccio legato alle raffigurazioni del dio Pan, e le siepi vengono ancora potate secondo l’arte topiaria, cioè in forma di oggetti e animali. Punti di particolare interesse, all’interno di Villa Sciarra sono la grande Uccelliera in ferro, dove un tempo dimoravano i pavoni; la Fontana dei Satiri, in cui troviamo il biscione (stemma araldico della famiglia Visconti); la Fontana di Diana ed Endimione, fontana e laghetto decorata con un gruppo scultoreo; la Fontana Belvedere, realizzata nel 1912 su progetto dell’ingegnere Enrico Gennari; il Casino Barberini, edificio principale della villa, ora sede dell’istituto Italiano di Studi Germanici; l’Esedra Arborea, un angolo molto scenografico dove in una siepe di piante sono state ricavate nicchie verdi nelle quali sono collocate statue raffiguranti i dodici mesi dell’anno; la Fontana della Tartaruga e la Fontana della Lumaca; la Fontana delle Sfingi, raffigurante i quattro vizi capitali, e la più giocosa e allegra Fontana dei Putti. Alle spalle del Casino Barberini sorge la Montagnola; entro un recinto di allori è situata una fontana di piccole dimensioni completata da un sedile marmoreo semicircolare. Infine a ridosso delle mura di Urbano VIII, vi è un tempietto in stucco e ferro battuto. La vegetazione che ricopre Villa Sciarra, unisce essenze proprie della flora italiana e mediterranea ad una vasta scelta di essenze esotiche: si contano 122 specie arboree rare di cui 58 provenienti dall’America e dall’Asia, fra cui almeno una decina di specie diverse di palme. Villa Sciarra, un pò di storia: In epoca romana questo piccolo parco era un santuario dedicato alle ninfe. La zona in cui sorge la Villa Sciarra era fin dal tempo dei romani tenuta a orti e giardini; le prime testimonianze del terreno risalgono al 1549, quando questo venne acquistato da un tal Massaruzi. Fin dalle sue origini, la villa ha avuto una storia particolrmente travagliata e non è rimasta mai per molto tempo allo stesso proprietario. Nel 1575 venne acquistata da Mons. Innocenzo Malvasia. Nel 1653 venne acquistata dal cardinale Antonio Barberini; suo nipote, il cardinale Carlo, l’ampliò, l’affittò, la vendette e dopo pochi mesi la ricomprò. Nel 1710 la villa venne venduta al cardinale Pietro Ottoboni che la trasformò in...

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Villa Ada

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Villa Ada Via Salaria, 265 Roma (RM) Nella zona tra Via Salaria e il quartiere Parioli si estende la splendida Villa Ada, il secondo parco di Roma, dopo Villa Pamphiji. A poco distanza dalle mura aureliane, nei pressi di Villa Ada, sono situati luoghi di interesse storico come le le catacombe di Trasone e di Priscilla. La storia di Villa Ada comincia nel XVII secolo, come sede del Collegio Irlandese, cioè come tenuta agricola, piuttosto che villa urbana. Pervenuta in proprietà dei principi Pallavicini, fu riorganizzata alla fine del ‘700 come “giardino di paesaggio”, creandovi percorsi geometrici e piccole costruzioni (come il Tempio di Flora, il Belvedere, il Cafehaus), ai quali il terreno dislivellato forniva sfondi e panorami già romantici. Fu acquistata dai Savoia nel 1872: Vittorio Emanuele II ne amava il vasto parco, acquistò altri terreni per ingrandire la tenuta e vi fece realizzare lavori per migliorarne la funzionalità, e costruzioni di utilità, come scuderie. Umberto I invece non amava vivere in campagna, e preferiva il Quirinale. La villa fu così venduta, a prezzo di favore, all’amministratore dei beni della famiglia reale il conte Tellfner, che la intitolò alla moglie Ada. Vittorio Emanuele III la riacquistò nel 1904 e la villa ridiventò residenza reale (Villa Savoia) fino al 1946. A Villa Ada Mussolini venne arrestato il 25 luglio 1943. Alla caduta della monarchia la villa fu oggetto di un lungo contenzioso, a conclusione del quale una parte rimase proprietà privata dei Savoia ed è stata poi variamente alienata (ed è quella che conserva ancora – grazie all’abbandono in cui è rimasta – tracciati del giardino settecentesco), mentre la parte verso via Salaria fu acquisita al pubblico demanio nel 1957. L’area pubblica è stata nel tempo variamente rimaneggiata e attrezzata e arborata (con specie non sempre autoctone). Attualmente ospita la sede dell’Ambasciata e del Consolato della Repubblica Araba d’Egitto. Prende nome da questa villa anche un gruppo musicale reggae, i Villa Ada Posse. Gran parte del romanzo di Niccolò Ammaniti, intitolato Che la festa cominci,  si svolge all’interno del parco di Villa Ada. A cominciare dal 1994 ogni anno in estate si svolge, presso il laghetto della villa, la manifestazione Roma incontra il mondo, una serie di concerti di world music organizzati dall’ARCI, in collaborazione con il Comune di Roma, allo scopo di portare avanti iniziative a sostegno della pace e dell’integrazione multiculturale e contro la guerra, il razzismo, la globalizzazione e la pena di...

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Centrale Montemartini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Ingresso ordinario: Intero € 7,50 / Ridotto € 6,50 Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Centrale Montemartini Via Ostiense, 106 00100 Roma (RM) Telefono 060608 www.centralemontemartini.org La storia del nuovo polo espositivo dei Musei Capitolini nella ex Centrale Termoelettrica Giovanni Montemartini, straordinario esempio di archeologia industriale riconvertito in sede museale, ha avuto inizio nel 1997 con il trasferimento di centinaia di sculture in occasione della ristrutturazione di ampi settori del complesso capitolino. Per liberare gli spazi del Museo del Palazzo dei Conservatori, Museo Nuovo e Braccio Nuovo mantenendo accessibili al pubblico le opere, è stata infatti allestita nel 1997 negli ambienti ristrutturati della prima centrale elettrica pubblica romana una mostra dal titolo “Le macchine e gli dei”, accostando due mondi diametralmente opposti come l’archeologia classica e l’archeologia industriale. In un suggestivo gioco di contrasti accanto ai vecchi macchinari produttivi della centrale sono stati esposti capolavori della scultura antica e preziosi manufatti rinvenuti negli scavi della fine dell’Ottocento e degli anni Trenta del 1900, con la ricostruzione di grandi complessi monumentali e l’illustrazione dello sviluppo della città antica dall’età repubblicana fino alla tarda età imperiale. L’adeguamento della sede a museo, il restauro delle macchine e la sezione didattica del settore archeo industriale sono stati realizzati dall’Acea. Lo splendido spazio museale, inizialmente concepito come temporaneo, in occasione del rientro di una parte delle sculture in Campidoglio nel 2005, alla conclusione dei lavori di ristrutturazione, è stato confermato come sede permanente delle collezioni di più recente acquisizione dei Musei Capitolini. Nei suoi spazi continua il lavoro di sperimentazione di nuove soluzioni espositive collegato alla ricerca scientifica sui reperti; l’accostamento di opere provenienti da uno stesso contesto consente anche di ripristinare il vincolo tra il museo e il tessuto urbano antico. Il museo stesso è inserito all’interno di un più ampio progetto di riqualificazione della zona Ostiense Marconi, che prevede la riconversione in polo culturale dell’area di più antica industrializzazione della città di Roma (comprendente, oltre alla centrale elettrica Montemartini, il Mattatoio, il Gazometro, strutture portuali, l’ex Mira Lanza e gli ex Mercati Generali) con il definitivo assetto delle sedi universitarie di Roma Tre e la realizzazione della Città della...

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Palazzo Valentini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Valentini Via 4 Novembre, 119/a Roma (RM) Telefono 06 67661 www.palazzovalentini.it     Palazzo Valentini fu costruito nel 1583-85 dal cardinale Bonelli sull’area del foro di Traiano, su progetto di Frà Domenico Paganelli da Firenze. Nella metà del Seicento divenne proprietà del cardinale Imperiali, che lo fece ricostruire e ampliare su progetto di Francesco Peparelli. Nel 1796 fu acquistato dal banchiere Vincenzo Valentini, che fece realizzare intorno al 1830 il prospetto neoclassico  verso il foro di Traiano. Nel 1873 il palazzo fu acquistato dallo Stato Italiano come sede della Provincia di Roma. L’edificio, a pianta trapezoidale con androne e cortile centrale, presenta una facciata  con un maestoso portale con due colonne ioniche sormontate da un balcone; ai lati finestre architravate con inferriate. Al primo piano finestre con timpani triangolari, al secondo  finestre con cornice semplice. Un cornicione sorretto da mensole alternate a finestrelle funge da coronamento su tutti i lati dell’edificio, che presenta agli angoli cantonali bugnati. Nel cortile e nello scalone sono conservate alcune sculture di età classica, al secondo piano un grande stemma del cardinale Bonelli in piastrelle di maiolica policroma della fine del XVI...

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Palazzo Madama

Apertura stagionale: Aperto dal 1 Settembre al 31 Luglio Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Madama Piazza Madama (Corso Rinascimento) Roma (RM) Telefono 06 6706 2430   Il terreno sul quale venne edificato Palazzo Madama fu ceduto nel 1478 dai monaci dell’Abbazia imperiale di Farfa alla Francia, che cercava un luogo ove ospitare i pellegrini francesi a Roma. I primi importanti lavori di trasformazione del palazzo furono realizzati quando esso entrò in possesso della famiglia Medici. Il cardinale Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e futuro papa Leone X, nel 1505 decise di acquistarlo; il palazzo venne restaurato su progetto di Giuliano di Sangallo e vi fu trasferito quello che era rimasto della biblioteca di Giovanni de’ Medici dopo la cacciata degli stessi Medici da Firenze. Alla morte di Leone X, nel 1521, palazzo Madama venne assegnato a suo cugino Giulio de’ Medici, che vi aveva lungamente abitato prima di salire al soglio pontificio come Clemente VII. Nel 1534 l’edificio fu ereditato da Alessandro de’ Medici. Quando questi morì, nel 1537, venne assegnato in usufrutto alla moglie Margherita d’Austria, detta la “Madama” (da cui il palazzo prende il nome), figlia naturale di Carlo V e duchessa di Parma e Piacenza, che vi pose la sua residenza. Nel Seicento vennero effettuati notevoli lavori di ristrutturazione che conferirono all’edificio l’aspetto attuale: una facciata barocca, progettata da Paolo Marucelli e ultimata nel 1642, e l’interno, sotto la direzione di Romano Monanni, si arricchì di soffitti decorati e di fregi. Nel 1737, alla morte del Granduca Gian Gastone, il Granducato di Toscana passò dai Medici ai Lorena, e con esso anche palazzo Madama. Altre trasformazioni si ebbero sotto Benedetto XIV, che nel 1755 lo acquistò dai Lorena destinandolo a sede del Governatorato. Il palazzo fu interessato da importanti interventi di ristrutturazione: fu aperto un secondo cortile dove oggi c’è l’Aula e fu sistemata la piazza antistante la facciata, affidata a Luigi Hostini. Nella seconda metà del XIX secolo, durante il pontificato di Pio IX, vi fu trasferito il Ministero delle finanze. Nel febbraio del 1871 l’edificio venne scelto come sede del Senato del Regno e quindi ulteriormente rimaneggiato per adeguarlo alla nuova funzione. Attualmente a palazzo Madama hanno sede l’Aula, alcuni Gruppi parlamentari, gli uffici della Presidenza e del Segretariato generale, nonché alcuni servizi ed uffici più direttamente connessi con l’attività parlamentare. Note per la visita di Palazzo Madama: Per visitare Palazzo Madama è necessario ritirare un biglietto di accesso presentandosi presso l’ingresso di Piazza Madama 11 il giorno stesso dell’apertura al...

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Museo dell’Ara Pacis

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 9,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo dell’Ara Pacis Lungotevere in Augusta 00100 Roma (RM) Telefono 060608 info.arapacis@comune.roma.it www.arapacis.it       Il Museo dell’Ara Pacis rappresenta la prima opera di architettura realizzata nel centro storico di Roma dalla caduta del fascismo ai nostri giorni. Il progetto è stato redatto da Richard Meier & Partners Architects, autore di alcuni dei più notevoli musei della seconda metà del Novecento. L’ Ara Pacis rappresenta uno degli esempi più alti dell’arte classica. La sua costruzione fu votata dal Senato romano nel 13 a.C. per onorare il ritorno di Augusto dalle province di Gallia e di Spagna, dove nel corso di tre anni l’imperatore aveva consolidato il potere di Roma e suo personale, aperto nuove strade, fondato colonie. L’altare venne edificato lungo la via Flaminia, al confine del Campo Marzio settentrionale, ma la natura alluvionale dell’area e le inondazioni del Tevere, depositando strati di limo sull’area, determinarono ben presto l’interramento dell’Ara, di cui si perse completamente memoria. La ricostruzione del monumento fu decisa in vista della ricorrenza, nel 1937/8, del bimillenario della nascita di Augusto. Affidata all’archeologo Giuseppe Moretti, essa era materialmente realizzata nell’estate del 1938 all’interno del padiglione di via di Ripetta, edificato in tutta fretta a partire da un progetto dell’architetto Ballio Morpurgo. Sistemata sul Lungotevere, l’Ara Pacis ha rischiato di essere compromessa dall’inadeguatezza del suo contenitore, che non poteva isolarla dal traffico, dai gas di scarico, dal surriscaldamento, dall’umidità in risalita e infine dalle polveri grasse e acide che si depositavano sui suoi marmi e sugli intonaci. Il nuovo complesso museale è stato pertanto progettato in vista della conservazione del monumento, sia dal punto di vista ambientale sia nel sistema antisismico....

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Palazzo Barberini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 12 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Barberini Via delle Quattro Fontane 13 Roma (RM) Telefono 06 4824184 https://www.barberinicorsini.org/ I progetti di costruzione di palazzo Barberini partono dall’uso delle fabbriche Sforza che coincidono, nell’ala verso la piazza e nel corpo centrale, con la costruzione poi realizzata. L’edificio originale, già acquestato da Giacomo Cesi al cardinale Pio da Carpi nel 1549 e quindi venduto a Giulia della Rovere, era stato ceduto dagli eredi di questo al Cardinale Alessandro Sforza di Santa Fiora nel 1581. Un improvviso rovescio finanziario della famiglia interruppe i lavori di ristrutturazione e portò nel 1625 alla vendita dell’immobile ai Barberini, che si assicurarono tutta l’area tra la via Quattro Fontane e la via Pia (l’attuale via XX Settembre), quale spazio necessario per il grandioso progetto di palazzo-villa. Il primo progetto si deve al Maderno, che ideò prima una costruzione quadrangolare che inglobava la villa Sforza secondo lo schema classico del palazzo rinascimentale, poi elaborò un progetto ad ali aperte che rivoluzionava questo concetto in quello di palazzo-villa unendo le due funzioni di abitazione di rappresentanza della famiglia papale con l’uso della villa suburbana, dotata di vasti giardini e di prospettive aperte, mentre la facciata verso la piazza barberini, che si affacciava già allora su una zona abitata della città, assolve la funzione severa e di rappresentanza della costruzione. Alla morte del Maderno subentrò alla direzione dei lavori Gian Lorenzo Bernini che mantenne sostanzialmente il progetto originale, sua è l’ideazione del grande salone centrale che occupa in altezza i due piani del palazzo, così come dell’attigua sala ovale dalle armoniose proporzioni classiche, che riprende il tema, tipicamente berninano, della pianta ellittica, sua è anche la concezione della loggia vetrata che fa da tramite allo spazio esterno sulla facciata ad ali, in rapporto al sottostante porticato, come pure lo scalone quadrangolare che da’ accesso al piano nobile e che si contrappone alla scala elicoidale all’estremità opposta del porticato, progettata invece dal Borromini, che già aveva lavorato nel cantiere del Palazzo con lo zio, il Maderno, il cui intervento è stato individuato anche nel disegno delle finestre del piano nobile nel corpo centrale ed in alcuni particolari decorativi, oltre alla scala elicoidale sul modello classico di Caprarola. Dopo l’Unità d’Italia l’area di Palazzo Barberini fu coinvolta nelle speculazioni edilizie e nelle trasformazioni di Roma capitale. La piazza si trovò al centro di un importante nodo di vie, la via Veneto che collegava il nuovo quartiere nato dalla distruzione della villa Ludovisi, la via del Tritone, allargata...

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Villa Aldobrandini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa L’ antica Villa Aldobrandini al Quirinale   L’Antica Villa Aldobrandini era originariamente una residenza aristocratica. Situata sul colle del Quirinale, venne edificata nel Seicento per volere del nipote di papa Clemente VIII, Pietro Aldobrandini, e diretta dai lavori di Giacomo Della Porta, il quale inserì dei decori classicheggianti, realizzò la nuova facciata e ampliò l’edificio centrale. Il giardino che la circonda è abbellito da sculture, busti, scalinate e fontane, ed è diviso in due zone: in quella inferiore è celebre il ninfeo ricostruito nel Novecento. I saloni della villa ospitano una collezione d’arte imponente, con opere di Bellini, Correggio, Tintoretto, Tiziano, Leonardo e molti altri. Durante il XVIII secolo la residenza venne acquistata dalla famiglia Doria Pamphilj e successivamente da quella Borghese, mentre nell’Ottocento il proprietario fu Sesto Miollis, governatore di Francia a Roma che affida il restauro degli edifici e delle opere al Canova. Nello stesso secolo la residenza tornò agli Aldobrandini. I lavori di restauro proseguirono anche nel Novecento con Vici e Piacentini. Oggi, sebbene gran parte del patrimonio artistico della villa sia andato perduto, la residenza rimane un luogo molto frequentato dai cittadini grazie anche al suo giardino ricco di fiori e...

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Parco della Caffarella

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Parco della Caffarella Via della Caffarella Roma (RM) www.caffarella.it Entrando dall’Appia Nuova si possono visitare Porta Latina, una delle porte principali delle mura aureliane, delle quali si conserva sia la torre semicircolare che la facciata rivestita in travertino. All’altezza della Via Arco di Travertino il Parco della Caffarella confina con l’Area Archeologica della Via Latina, che comprende monumenti quali il Sepolcro dei Pancrazi e il Sepolcro Barberini. Sul profilo opposto della Valle emerge il Mausoleo di Cecilia Metella e il Bosco Sacro. Scendendo nella valle, si raggiunge Via della Caffarella fino al Casale della Vacchereccia. Il complesso, che consta di una torre medievale e di un casale cinquecentesco, fu realizzato dai Caffarelli che, nel secolo XVI, bonificarono la zona. Davanti al casale è stato riportato alla luce un fontanile ottocentesco con le canalizzazioni di adduzione e di deflusso delle acque. La strada dal fontanile conduce ad una sorgente, superando tre ponti antichi che scavalcano tre corsi d’acqua: il fiume Almone, la Marrana della Caffarella ed un canale secondario. Il Ponte sull’Almone, in corrispondenza del Casale della Vaccareccia, ad una sola luce con arco ribassato, presenta una struttura formata da due archi di bordo in mattoni con una volta di unione in pezzame di tufo. Proseguendo il percorso si incontra il Sepolcro di Annia Regilla. Il Sepolcro già detto Tempio del Dio Reticolo è impropriamente attribuito ad Annia Regilla, moglie di Erode Attico. Nei suoi pressi si trovano un casale-mulino ottocentesco e una valca medievale, alimentata da un condotto ad arcate. Si trattava di un mulino per la lavorazione e il lavaggio dei tessuti. Se si prosegue si arriva alla Chiesa Domine Quo Vadis. Poco dopo si incontra il Ninfeo di Egeria. Il termine Nymphaeum, di origine greca, indica un tempio o una grotta dedicata al culto delle Ninfee. Superato il Ninfeo si può percorrere il sentiero in salita sulla collina per raggiungere il Bosco Sacro. In verità il vero sito del Bosco Sacro di Egeria è dopo Porta Capena, e la sua collocazione in questo luogo fu frutto di una ricostruzione basata su presupposti non esatti. Alle spalle appare il Tempio di S. Urbano. Costruito nel II sec. d. C., fu dedicato ad Erode Attico, a Cerere e Faustina. Una chiesetta, già nel corso del secolo IX occupò la cella del tempio e la cripta sottostante. Il luogo di culto era tenuto dai Monaci Basiliani. Al tempio si può accedere direttamente dall’ingresso posto su Vicolo di S. Urbano, cui si giunnge da Via...

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Villa dei Gordiani

Villa dei Gordiani La costruzione della villa, che costituirebbe il nucleo primitivo di tutto il complesso, di villa dei Gordiani risalirebbe ad età cesariana, con rifacimenti successivi; ne sono attualmente visibili solo pochissime emergenze, perchè fu ricoperta subito dopo lo scavo per motivi di salvaguardia. Ad una fase successiva, databile ad età imperiale avanzata, risale invece il complesso di ambienti di varia forma e dimensione, quasi tutti in laterizio, che costituisce un insieme indipendente dalla villa, ma ad essa raccordato da un lungo portico. Tuttora visibile quasi per intero la grande abside con volta a conchiglia di forma trapezoidale, al cui interno si aprono nicchie. All’estremità occidentale dell’area della villa si trovano due grandi cisterne ed una serie di murature accessorie; la cisterna più antica, situata a nord, è costituita da un’unica navata con paramento in opera mista, mentre l’altra, più grande, è a pianta quadrata, suddivisa in due navate coperte a botte e tra loro comunicanti; all’esterno, con paramento in opera mista, presenta quattro poderosi contrafforti su ogni lato; la costruzione, che presenta anche restauri successivi, risalirebbe agli inizi del II secolo d.C. A sud di tali cisterne, sempre nella parte settentrionale del Parco, si trova una grande aula ottagonale, coperta a cupola (all’interno della quale si notano ancora le olle fittili inserite per alleggerimento nella muratura) e con paramento in laterizio. La funzione di questo edificio sembra essere di sala di accesso monumentale al complesso della villa, databile, per le sue caratteristiche, agli inizi del IV secolo d.C. Della metà del IV secolo dovrebbe invece essere la grande cisterna quadrangolare addossata alla perete Est. Nel Medioevo sopra il monumento fu innalzata una torre di guardia di cui sono ancora visibili alcuni resti. Lungo i lati della via Prenestina, come di solito avveniva lungo le principali strade romane, si allineavano numerosi sepolcri, tra i quali soprattutto si nota, all’angolo con via Olevano Romano, un bel colombario coperto a volta, databile tra la fine del I sec.a.C. e l’inizio del I sec.d.C. Esso conserva resti di affreschi sulle pareti tra i vari ordini di nicchie per le olle cinerarie. Tra le strutture visibili nel parco, a sud di via Prenestina, si ricordano, infine, una grande cisterna di età antonina su due piani sovrapposti ed una struttura in opera cementizia lungo viale...

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Galleria Borghese

Galleria Borghese. Le opere più belle La Galleria Borghese, in origine Casino Nobile, nasce a inizio Seicento per volontà del Cardinale Scipione Borghese, un grande collezionista di arte classica e rinascimentale, con un occhio volto anche agli artisti a lui contemporanei. La galleria propone una ricchissima collezione, che comprende opere di Gian Lorenzo Bernini, Agnolo Bronzino, Antonio Canova, Caravaggio, Raffaello, Lorenzo Lotto, Antonello da Messina, Annibale Carracci, Pieter Paul Rubens, Tiziano. Il museo fu ufficialmente costituito nel 1902, quando lo Stato italiano acquistò le raccolte facenti parte del Fidecommisso Borghese. Nel dettaglio i capolavori che è possibile ammirare al suo interno sono: –          Amor Sacro e Amor Profano, di Tiziano –          Apollo e Dafne, di Gian Lorenzo Bernini –          Danae, di Correggio –          David con la testa di Golia, di Caravaggio –          Deposizione Baglioni, di Raffaello Sanzio –          Fanciullo con canestro di frutta, di Caravaggio –          Madonna dei Palafrenieri, di Caravaggio –          Paolina Borghese come Venere vincitrice, di Antonio Canova –          Ratto di Proserpina, di Gian Lorenzo Bernini –          Ritratto di dama con liocorno, di Raffaello Sanzio –          Susanna e i vecchioni, Pieter Paul Rubens L’attenzione del cardinale Scipione era rivolta a tutte le espressioni di arte antica, rinascimentale e contemporanea, atte a rievocare una nuova età dell’oro. Non particolarmente interessato all’arte medioevale, ricercò invece, con passione, la scultura antica. Ma l’ambizione del cardinale favorì la creazione di nuove sculture e soprattutto di gruppi marmorei che fossero messi a confronto con le opere antiche. CURISOSITÀ:  Il ritratto di Paolina Bonaparte Borghese, eseguito dal Canova tra il 1805 e il 1808, è presente nella Villa dal 1838. Nel 1807 Camillo Borghese vende a Napoleone 154 statue, 160 busti, 170 bassorilievi, 30 colonne e vari vasi che costituiscono il fondo Borghese del Louvre.  La collezione dei dipinti del cardinal nepote era notevole, e già nel 1613 poeticamente descritta da Scipione Francucci. Nel 1607 il Papa aveva fatto assegnare a Scipione 107 dipinti confiscati al pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino. Dell’anno successivo fu l’asportazione clandestina dalla cappella Baglioni nella chiesa di S.Francesco a Perugia e il trasporto a Roma della Deposizione di Raffaello, assegnata al cardinale Scipione con motu proprio papale. Nel 1682 confluisce parte dell’eredità di Olimpia Aldobrandini, che includeva opere della collezione del cardinale Salviati e di Lucrezia d’Este, nella collezione Borghese. Nel 1827 Camillo Borghese acquistò a Parigi l’importante Danae del Correggio. Info utili: Piazzale del Museo Borghese, 5 Dal Martedì alla Domenica, dalle 9.00 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 17) La prenotazione del biglietto è obbligatoria. Per prenotare: +39 06 32810 / sul sito online Il museo aderisce all’iniziativa #domenicalmuseo ...

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Villa dei Quintili

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 6,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Villa dei Quintili  Via Appia Nuova, 1092 Roma (RM) Telefono 0039 06 39967700 http://archeoroma.beniculturali.it/it/node Villa dei Quintili apparteneva ai due fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, importanti personaggi del tempo di Antonino Pio e Marco Aurelio, consoli nel 151 d.C. L’imperatore Commodo li fece uccidere nel 182 d.C. per impossessarsi dei loro beni, compresa la villa, che rimase di proprietà imperiale almeno fino alla fine del III secolo. L’attuale ingresso della villa sitrova su Via Appia Nuova, dove è allestito un Antiquarium. Nel lato verso l’Appia Antica sono visibili i resti di un ninfeo monumentale, trasformato in castello in epoca medievale, e che costituiva l’ingresso originario della villa. Attraverso un grande giardino-ippodromo si accede al settore residenziale, costituito da un vasto cortile rettangolare su cui affacciavano stanze per banchetti dotate di impianti di riscaldamento, decorate da marmi preziosi. Gli ambienti privati della villa comprendevano le stanze da letto,criptoportici, ambienti di servizio e sale termali. Nel settore verso la Via Appia Nuova si trovano le strutture più imponenti del complesso, rappresentate dagli impianti termali: il frigidario, costituito da una grande sala centrale con due vasche per l’acqua fredda ai lati e con il pavimento in marmi policromi, e il calidario (ambiente con acqua calda). Oltre a questi si trovano una serie di ambienti più piccoli con impianti di riscaldamento e vasche. Un altro settore della villa era occupato da un circo, del quale restano scarse tracce. Durante gli scavi condotti nell’Ottocento sono state rinvenute alcune tubature di piombo per l’acqua su cui erano impressi i nomi dei Quintili, che hanno permesso di individuare i proprietari della sontuosa villa....

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Galleria Doria Pamphilj

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Galleria Doria Pamphilj Via del Corso, 305 00100 Roma (RM) Telefono 06 6797323 arti.rm@doriapamphilj.it www.doriapamphilj.it     Galleria Doria Pamphilj ha sede nell’omonimo Palazzo, costruito tra la metà del ‘400 e gli inizi del‘700, appartenuto prima ai Della Rovere, divenuto dal 1601 di proprietà degli Aldobrandinie dal 1647 dei Pamphilj, per il matrimonio di Olimpia Aldobrandini con CamilloPamphilj. Nel 1651 Giambattista Pamphilj, salito al soglio pontificio col nomedi Innocenzo X (1644-1655), vi istituì la Galleria. Alla diretta discendenzadei Pamphilj subentrò nel 1760 il ramo dei Doria Pamphilj. Nella Galleria la disposizione dei dipinti, distribuiti su quattro bracci, segue le indicazioni contenute in un documento del ‘700, dove di ciascuna opera è riportata la precisa collocazione secondo un criterio di simmetria e, avolte, di affinità tipologiche e stilistiche. Vi sono esposti dipinti di Raffaello (Ritratto di Andrea Navagero), Tiziano (Salomè con la testa di S. Giovanni Battista), Domenichino (Susanna e i vecchi), Parmigianino (Madonna col Bambino, Natività), Caravaggio (Riposo durante la fuga in Egitto, S. Giovanni Battista, Maddalena), Annibale e Ludovico Carracci (Satiro e pastore, Madonna con Bambino, S. Sebastiano), Mattia Preti (Maddalena penitente, S. Giovanni Battista, Cristo condotto sulla Scala Santa), Guercino (Erminia ritrova Tancredi ferito, Allegoria della primavera, Ritorno del figliuol prodigo, S. Giuseppe), Guido Reni (Madonna che adora il Bambino, S. Pietro penitente, Amor sacro e profano), Velazquez (ritratto di Innocenzo X), Brueghel il Vecchio (Paesaggi), Gaspard Dughet (Paesaggi). Sono esposte inoltre sculture antiche e del XVII secolo, fra le quali alcuni sarcofagi e busti, come i due di Innocenzo X realizzati da Gian Lorenzo Bernini e Alessandro Algardi. Notevoli i quattroarazzi della manifattura di Bruxelles del XVI secolo raffiguranti le fasi precedenti e conclusive della Battaglia di Lepanto.  ...

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Fondazione Agnesi – Museo delle Paste Alimentari

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fondazione Agnesi – Museo delle Paste Alimentari Piazza Scanderbeg, 117 00100 Roma (RM) Telefono 06.6991119 pastainmuseum@pastainmuseum.it www.museodellapasta.it     Il museo della Pasta gestito dalla Fondazione Agnesi ha sede nel cinquecentesco Palazzo Scanderbeg, nei pressi della Fontana di Trevi.La raccolta iniziata da Vincenzo Agnesi ebbe come prima sede, nel 1958, l’antica casa di famiglia di Pontedassio, presso Imperia. Attraverso 15 sale è possibile ripercorrere la storia della pasta, dalle prime misture etrusche di grano e acqua alla creazione della pasta secca, dall’utilizzo delle prime macine di pietra alle moderne impastatrici.La raccolta comprende anche macchine, pezzi e documenti. Tra le curiosità spiccano le accattivanti foto di personaggi famosi come Totò, Sofia Loren e Alberto Sordi alle prese coltradizionale piatto di...

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Palazzo Altieri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Altieri  Piazza del Gesù, 49 Roma (RM) Tel. 06 6767467 – Fax 06 6767646 Gli Altieri furono una delle famiglie più importanti di Roma nel XVII secolo, che vantava origini dalla nobiltà dell’antica Roma, anche se improbabile. Il personaggio più illustre fu Clemente X che fu papa dal 1670 al 1676. Il palazzo occupa un grande isolato del centro di Roma. Il suo prospetto principale si affaccia su via del Plebiscito e su Piazza del Gesù. All’interno la struttura racchiude due grandi cortili. Il suo primo nucleo progettato dall’architetto Giovanni Antonio De Rossi (1616-1695) risale al 1650 quando il cardinale Giovanni Battista Altieri commissionò i lavori ed essi interessarono alcuni edifici di tipo medievale. Il secondo nucleo venne attuato con l’ampliamento che si fece tra il 1670 e il 1673, per interessamento del pontefice e sotto il controllo del cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, che da lui adottato, diventò il cardinal-nipote. Nel 1673 fu completato il grande salone. Il cardinale Camillo Massimo raccomandò Carlo Maratta come pittore e Giovanni Bellori lo aiutò nell’iconografia. La Clemenza (dal nome del papa) è circondata dalla Felicità Pubblica e dalle altre virtù cardinali. Le vastissime dimensioni del palazzo ne favorirono, nel tempo, gli usi più svariati: solo per riferirsi al secondo dopoguerra, fu usato fra l’altro come set cinematografico, come sede commerciale (chi scrive vi ricorda la sede di un grande grossista di tessuti, fino agli anni ‘60), come sede delle medie inferiori del Liceo Visconti, dette il Viscontino. Vi abitarono, anche, l’attrice Anna Magnani; e lo scrittore Carlo Levi, che vi fece riferimento nel romanzo L’orologio. Il palazzo è stato anche sede dell’Ambasciata giapponese in Italia. Benché gli arredi siano stati parzialmente dispersi nelle vicissitudini della famiglia, il palazzo contiene ancora rilevanti opere d’arte e decorazioni, tra cui dipinti di Luca Giordano, Bernardo Strozzi, Pieter Mulier, Domenico Maria Canuti, Lionello Spada, Fabrizio Chiari, Felice Giani, Vincenzo Camuccini, Francesco Zuccarelli, Giovanni Andrea Carlone e Giuseppe Bonito. L’edificio è attualmente un condominio occupato in parte dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI), e da altre due banche (la FINNAT e la Banca Popolare di Novara) e in parte da proprietari privati, tra le altre cose, è ancora conservato l’Archivio della Famiglia collocato nella “Librària...

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Museo della Civiltà Romana

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 5,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Museo della Civiltà Romana  Indirizzo e recapiti Piazza Giovanni Agnelli, 10 00100 Roma (RM) Tel. 060608 – Fax 06 5926135 www.museociviltaromana.it   Il Museo della Civiltà Romana ha una fisionomia peculiare nel vasto e articolato panorama dei Musei di Roma. Infatti, il materiale in esso conservato – la cui attuale consistenza è il risultato della combinazione di quanto raccolto in occasione della Mostra Archeologica del 1911, del Museo dell’Impero Romano e della Mostra Augustea della Romanità – si compone in massima parte di riproduzioni: calchi di statue, di busti, di iscrizioni, di rilievi e di parti di edifici a grandezza naturale; plastici che ricostruiscono monumenti e complessi architettonici di Roma e delle provincie dell’impero romano; testimonianze della cosiddetta “cultura materiale” (suppellettili, oggetti di uso domestico, strumenti di lavoro e così via). Il Museo della Civiltà Romana venne aperto al pubblico, nella sede attuale, il 21 aprile 1955. Le collezioni del museo sono suddivise in 59 sezioni, disposte su una superficie di 12.000 metri quadri. Le sale hanno un’altezza media di 10 metri e uno sviluppo parietale complessivo di oltre 3 chilometri. Le prime 14 sale offrono una sintesi storica di Roma dalle origini al VI secolo d.C.; ad esse fa seguito una sezione dedicata al Cristianesimo. Le rimanenti documentano la civiltà romana nei suoi vari aspetti, da quelli inerenti alla vita pubblica a quelli riguardanti più specificamente la vita quotidiana. Le opere contenute nelle sale sono costituite da riproduzioni: calchi di opere scultoree, di iscrizioni, di parti di edifici a grandezza naturale, di oggetti di uso quotidiano; plastici ricostruttivi di monumenti e complessi architettonici di Roma e delle province dell’impero romano; ricostruzioni di situazioni e strumenti di ogni genere in base ai ritrovamenti archeologici, alle rappresentazioni figurate e alle descrizioni degli autori antichi. Il materiale esposto ha un grande valore documentario e didattico, particolarmente evidente nel caso delle copie di originali ormai persi o distrutti e della ricomposizione di opere antiche attualmente smembrate tra diversi musei. Il Museo della Civiltà Romana è stato interessato da un esteso intervento di risanamento strutturale, cui ha fatto seguito l’esecuzione di opere, in parte tuttora in corso, per il riallestimento delle sale. Per tale ragione è attualmente visitabile solo una parte delle sezioni.  ...

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Palazzo Chigi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Chigi Piazza Colonna, 370 Roma (RM) Tel. 06 67791 – Fax 06 6789952 visite@palazzochigi.it La costruzione di Palazzo Chigi venne iniziata da Pietro Aldobrandini, che ne affidò i lavori a Matteo Bartolini da Città di Castello (1580-1586). Secondo alcune fonti nel cantiere furono attivi Giacomo Della Porta e il Maderno, i cui effettivi apporti non sono stati tuttavia mai chiariti. Nel 1659 l’edificio, ancora incompiuto, venne venduto a Mario e Agostino Chigi, rispettivamente fratello e nipote di papa Alessandro VII (1655-1667). Questi affidarono i lavori di completamento a Felice Della Greca, cui seguì, dal 1677, G. B. Contini. Nel 1694-96 fu aggiunto l’attico, mentre al XVIII secolo risalgono il portale su Piazza Colonna, la fontana del cortile e la ricca decorazione degli interni. Nel 1917 il palazzo venne acquistato dal governo italiano che lo utilizzò come sede di vari ministeri. Dagli anni sessanta del secolo scorso, dopo un completo restauro (1959-61), il palazzo è stato destinato a sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Palazzo Chigi è caratterizzato da una pianta regolare di forma rettangolare. L’ingresso principale è quello su via del Corso, anche se la facciata più celebre è quella che dà su Piazza Colonna. Dall’ingresso sulla piazza, aperto solo dal 1740, si accede all’elegante Cortile d’onore, che presenta nel fondo l’imponente Scalone d’onore, costruito per i Chigi dall’architetto Felice della Greca. Da questo si accede al primo piano nobile, che ospita le sale più importanti del palazzo, cioè quelle che si affacciano nell’angolo tra via del Corso e piazza Colonna e che furono costruite su commissione della famiglia Aldobrandini dall’architetto romano Matteo da Castello nel XVI secolo. La sala dei mappamondi: Funge da anticamera alla sala del Consiglio dei ministri, ed è così chiamata per la presenza di due globi del XVII secolo posti ai lati della porta che accede alla sala del Consiglio, rappresentanti la sfera celeste e la sfera terrestre. L’anticamera del Presidente: La sala si affaccia direttamente su Piazza Colonna ed è dotata di una raffinata fascia affrescata con alcuni quadretti, posti in corrispondenza delle finestre, illustranti episodi tratti dalla vita del cardinale Pietro Aldobrandini. Il pregevole camino risale al XVIII secolo. Lo studio del Presidente del Consiglio: Vi si accede direttamente dall’anticamera, si tratta di un ambiente alquanto sobrio, decorato solo con alcuni semplici fregi del XVII secolo. Dietro la scrivania, viene conservata una preziosa Sant’Agnese del Domenichino, copia di un originale del Tiziano conservato nel museo del Prado di Madrid. La sala del Consiglio...

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Palazzo Colonna

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Colonna Piazza dei Santi Apostoli Roma (RM) Tel. 06 6784350 – Fax 06 6794638 galleriacolonna@tin.it www.galleriacolonna.it Fin dal XII secolo si hanno notizie di un palazzo, un castello, dei Colonna nell’area dove si trova quello attuale, insieme ad altri edifici sempre della famiglia in prossimità di esso. Nel XIV secolo questo ospitò personalità illustri, come l’imperatore Ludovico il Bavaro e Castruccio Castracani, (1328) e poi Francesco Petrarca, amico della famiglia, quando nel 1341 venne incoronato poeta in Campidoglio. Con il tribuno del popolo Cola di Rienzo restauratore della repubblica a Roma nel 1347, nemico dei nobili e soprattutto dei Colonna, questi furono scacciati dalla città e si rifugiarono nei palazzi della famiglia a Marino. Dopo la caduta del regime di quest’ultimo, quando Cola nel 1354 fu ucciso da un popolano in Campidoglio mentre tentava la fuga, il cadavere venne trascinato fino al palazzo e lì appeso per due giorni e una notte. Oddone Colonna, nominato papa nel 1417 come Martino V, fu il pontefice che mise fine alla cattività avignonese riportando la sede pontificia a Roma, città che trovò in condizioni disastrose: “lurida ed abbandonata” come scrisse il Platina. Risistemò, oltre alla città, il palazzo Colonna che fu sua dimora fino alla sua morte nel 1431. Nel 1527 ospitò durante il Sacco di Roma Isabella d’Este, marchesana di Mantova, e grazie all’illustre presenza, era ella infatti madre di Ferrante I Gonzaga uno dei comandanti dell’esercito dei lanzichenecchi, il palazzo fu l’unico in tutta la città ad essere risparmiato al saccheggio, anche se le più di duemila persone che vi avevano trovato rifugio furono comunque catturate e sottoposte al pagamento di un riscatto per riottenere la libertà. Le costruzioni, come mostra la rappresentazione di Marten van Heemskerck, ancora nel 1535 insistevano sulle rovine dei templi imperiali (presumibilmente il Serapeo del Quirinale)[1]. Nel secolo successivo i Colonna entrarono in possesso dei palazzi Riario e Della Rovere e agli inizi del ‘600 nella zona si contano sei palazzi dei Colonna. Per volontà del cardinale Girolamo Colonna, figlio del contestabile Filippo e di Lucrezia Tomacelli, attorno al 1650 si incominciò un ambizioso progetto di ristrutturazione e accorpamento dei vari corpi di fabbrica in un unico grande complesso architettonico. I lavori vengono diretti inizialmente da Antonio Del Grande, e alla morte di questi (1671) da Girolamo Fontana. Il progetto continuò anche sotto il Gran Connestabile Lorenzo Onofrio, nipote del cardinale e Filippo II fino al 1730, quando sono portati a compimento da Nicola Michetti, al...

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Palazzo dei Conservatori

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: ingresso dai Musei Capitolini Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo dei Conservatori  Piazza del Campidoglio, 4 Roma (RM) Il Palazzo dei Conservatori è situato in Piazza del Campidoglio a Roma, a destra del Palazzo Senatorio e di fronte al Palazzo Nuovo, insieme al Tabularium e al Palazzo Nuovo, costituisce la sede espositiva dei Musei Capitolini. Il Palazzo deve il nome al fatto di essere stato nell’alto medioevo la sede della magistratura elettiva cittadina, i Conservatori appunto, che insieme al senato amministrava la città eterna. Fu fatto erigere in questa posizione da Niccolò V e constava di dodici arcate al pian terreno e una serie di sei finestre guelfe al piano nobile. Una seppur vaga idea del suo aspetto quattrocentesco si può avere dagli affreschi della Sala delle Aquile all’interno dell’attuale Palazzo dei Conservatori. Michelangelo Buonarroti, a cui era stato commissionato il lavoro della complessiva risistemazione della piazza, ne disegnò la nuova facciata, che però non riuscì a vedere terminata in quanto morì durante i lavori. Il suo progetto ridisegnava la facciata medievale del palazzo, sostituendo il portico con alte paraste poste su grandi piedistalli e le piccole finestre con una serie di ampie finestre tutte delle stesse dimensioni. I lavori furono continuati da Guido Guidetti e terminati nel 1568 da Giacomo della Porta che seguì quasi fedelmente i disegni michelangioleschi, derogandovi solo per costruire una più ampia sala di rappresentanza al primo piano e, conseguentemente, anche una finestra più grande, rispetto a tutte le altre presenti sulla facciata del palazzo. Sul lato destro si trovano i frammenti della statua colossale dell’imperatore Costantino. Si tratta delle diverse parti della grande statua dell’imperatore, rinvenute nel 1486, sotto il pontificato di Innocenzo VIII, nell’abside occidentale della Basilica di Massenzio al Foro Romano, portata a termine da Costantino. La statua, che rappresentava l’imperatore seduto in trono, secondo un modello riferibile alle statue di Giove, era costruita con la tecnica dell’acrolito: solo le parti nude del corpo erano lavorate in marmo, mentre le altre parti erano costituite da una struttura portante, poi mascherata da panneggi in bronzo dorato o addirittura di stucco. La testa, imponente nelle sue misure, mostra i tratti del volto spiccatamente segnati: la datazione dell’opera oscilla tra il 313, anno della dedica della Basilica da parte di Costantino, e il 324, quando nei ritratti dell’imperatore comincia ad apparire il diadema, la cui presenza è suggerita da alcune tracce nel marmo. Sul lato sinistro sono sistemati i rilievi con le Province (l’Egitto, la Libia, la Moesia, la Dacia, La Gallia,l’Hispania...

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Palazzo Farnese

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno. Visita su prenotazione Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 9,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Farnese  Piazza Farnese, 67 Roma (RM) Tel. 06 68892818 – Fax 06 68809791 prenotazioni: visite-farnese@inventerrome.com www.ambafrance-it.org Il progetto originario di Palazzo Farnese si deve ad Antonio da Sangallo il Giovane, per incarico del cardinale Alessandro Farnese (futuro papa Paolo III), che tra il 1495 e il 1512 aveva acquistato il palazzo Ferriz e altri edifici che sorgevano nell’area. I lavori, iniziati nel 1514, si interruppero per il Sacco di Roma nel 1527 e furono ripresi nel 1541, dopo l’ascesa al papato del cardinal Farnese, con modifiche al progetto originario e ad opera dello stesso Sangallo. In particolare venne creata la piazza antistante. Dopo la morte del Sangallo nel 1546, i lavori furono proseguiti sotto la direzione di Michelangelo: a lui sembra doversi il cornicione che delimita superiormente la facciata, il balcone sopra il portale centrale con il grande stemma e il completamento di gran parte del cortile interno. La morte del papa interruppe nuovamente i lavori nel 1549. Altri lavori furono effettuati ad opera di Ruggero nipote del papa, tra il 1565 e la sua morte nel 1575, diretti dal Vignola. Infine a Giacomo della Porta, chiamato dal secondo cardinale Alessandro Farnese, altro nipote del papa, si deve la parte posteriore con la facciata verso il Tevere, completata nel 1589 e che avrebbe dovuto essere collegata con un ponte, mai realizzato, alla Villa Chigi (attuale “Villa Farnesina“), acquistata nel 1580 sulla riva opposta. Per la sua mole e forma il palazzo era chiamato il dado dei Farnese ed era considerato una delle “Quattro meraviglie di Roma”, insieme a Il cembalo dei Borghese, a la Scala dei Caetani e a il Portone dei Carboniani. Nel XVIII secolo Giuseppe Vasi lo denominava sulla sua stampa come “Palazzo Regio Farnese”, essendo all’epoca di proprietà del re Carlo VII di Napoli, della famiglia dei Borbone di Spagna, figlio dell’ultima discendente della famiglia, Elisabetta Farnese. Nel 1860 vi risiedette Francesco II di Napoli, dopo la perdita del regno, e in questa occasione furono condotti lavori ad opera dell’architetto Antonio Cipolla ed eseguiti alcuni affreschi. Dal 1874 il palazzo è sede dell’ambasciata francese. Acquisito dalla Francia nel 1911 fu successivamente riacquistato dallo stato italiano nel 1936, ma riaffittato per 99 anni alla Francia per una cifra simbolica. Il palazzo ospita inoltre la biblioteca dell’École Française (la scuola archeologica francese di Roma). Il palazzo prospetta su una piazza ornata di fontane, che riutilizzano bacini in granito provenienti dalle Terme di Caracalla. La facciata,...

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Museo delle Anime del Purgatorio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo delle Anime del Purgatorio Lungotevere Prati 12 Roma (RM) Telefono 06 68806517   Allestito in un locale adiacente alla sacrestia della piccola chiesa neogotica del Sacro Cuore Del Suffragio, il singolare museo ebbe origine alla fine dell’800 per volontà del missionario francese Victor Jouet che, a seguito di un misterioso incendio sviluppatosi all’ interno della chiesa appena ultimata nella cappella del Rosario, decise di girare l’Europa alla ricerca di testimonianze dell’esistenza ultraterrena dei defunti e dei loro contatti con i congiunti viventi: tra le fiamme della cappella il sacerdote e molti fedeli credettero infatti di scorgere le sembianze di un volto sofferente rimasto poi enigmaticamente impresso sulla parete dell’altare ed ora visibile in riproduzione fotografica all’interno del museo. La raccolta di misteriose tracce dell’aldilà messa insieme dal religioso annovera in realtà solo una decina circa di reperti in quanto per molto altro materiale reperito le autorità ecclesiastiche ritennero insufficienti le prove d’autenticità raccolte. Panni, stoffe, tonache, papaline, breviari, camicie da notte e tavolette di legno gelosamente custodite entro bacheche narrano dunque le apparizioni dei defunti al cospetto di congiunti scettici, testimoniate dalle impronte delle loro mani “marchiate a fuoco” a futuro ricordo e memento: tali apparizioni, circostanziate e ciascuna con una storia particolare, risalgono prevalentemente al XVIII e XIX secolo e in almeno un caso (siamo nel 1879) furono motivate dalla preoccupazione di una donna belga per la vita dissoluta condotta dal proprio figlio, riconvertito alla fede proprio dalle continue attestazioni materne di una vita ultraterrena, al punto da fondare un nuovo ordine religioso.  ...

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Palazzo Borghese

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Borghese    Palazzo Borghese fu iniziato sotto la proprietà di monsignor Tommaso del Giglio, che lo fece erigere secondo un progetto del Vignola. A fine secolo il palazzo venne acquistato dal cardinale spagnolo Pedro de Deza Manuel, che nel 1590 ne affidò a Martino Longhi il vecchio l’ampliamento. Questo tuttavia proseguì sotto la direzione di Flaminio Ponzio, che ricevette l’incarico dal cardinale Scipione Caffarelli – Borghese per conto del nuovo acquirente, il cardinale Camillo Borghese (futuro papa Paolo V), e proseguì i lavori fino al 1613. Fu completato da Carlo Maderno e Giovanni Vasanzio. Dopo il 1670 fu allargato da Carlo Rainaldi. Il portale sul lato lungo, con due colonne doriche sorreggenti un balcone, presenta in alto il grande stemma di famiglia. Un secondo portale, uguale nella struttura al primo, ma senza lo stemma, si apre sul lato della piazza. Da qui si accede al grande cortile con il portico a doppio ordine di colonne e sul fondo lo straordinario “Bagno di Venere”, un ninfeo con statue, rampicanti e fontane. Si ricorda inoltre, che al piano terreno per lungo tempo fu ospitata la collezione di dipinti trasferiti nel 1891 nella Villa Borghese. L’inestimabile collezione di pitture del palazzo riempiva 12 grandi sale al piano terra. Tra le altre vi si trovano: la Deposizione (Pala Baglioni) di Raffaello, la Caccia di Diana e la Sibilla cumana di Domenichino, il Ratto d’Europa del Cavalier d’Arpino, Madonne di Francesco Francia, Lorenzo di Credi, Andrea del Sarto, Lorenzo Lotto, Giulio Romano, la Danae di Correggio, di Tiziano L’educazione di Amore e Amor Sacro e Amor Profano, di van Dycks Cristo in Croce ed una...

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Palazzo Doria-Pamphili

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 11,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa    Palazzo Doria-Pamphili   Palazzo Doria-Pamphili originariamente di proprietà della famiglia Della Rovere, divenne della famiglia Aldobrandini e, nel seicento, passò alla famiglia Doria Landi Pamphili che lo ingrandì su progetto di Carlo Maderno fino a farne il più importante palazzo abitato della città, superato in grandezza a Roma solo da palazzi che ospitano istituzioni pubbliche o ambasciate. Più grande di alcuni palazzi reali europei, continua a essere residenza della famiglia di nobili dello stesso nome e ospita una prestigiosa raccolta di dipinti e oggetti d’arte visitabile dal pubblico. La saga del Doria-Pamphili è il risultato di alleanze multiple tra famiglie aristocratiche di ogni parte di Italia. Tra i suoi membri più illustri vi è stato l’ammiraglio Andrea Doria e il papa Innocenzo X, popolare in Spagna per il ritratto fattogli da Velázquez nel 1649 e conservato nel palazzo del quale rappresenta la più nota opera d’arte. Il ritratto, dipinto per commemorare l’anno santo del 1650 fu commissionato dalla cognata, Donna Olimpia Maidalchini, che era sua stretta confidente e consigliera e, secondo alcuni, anche sua amante. Nel 1927, l quadro di Velázquez è stato sistemato in una piccola stanza dedicata interamente al papa; infatti vi è esposta anche una scultura di Bernini che ritrae Papa Innocenzo X. Il figlio di Olimpia Maidalchini, Camillo Pamphilj, sfidando la potente madre, rinunciò alla carica di Cardinale conferitagli da suo zio il papa, per sposare la vedova Olimpia Borghese. Nata Aldobrandini, fu lei che portò il palazzo, allora noto come Palazzo Aldobrandini, alla famiglia Pamphilij. Dopo in periodo di esilio in campagna, per evitare il confronto con il papa e Olimpia Maidalchini, la coppia di sposi novelli prese residenza permanente nel Palazzo Aldobrandini che dal 1654 Camillo cominciò a espandere su vasta scala; furono comprati e demoliti le case vicine e un convento mentre il Palazzo si sviluppava, nonostante l’opposizione locale dei Gesuiti del vicino Collegio Romano. L’architetto incaricato di questo progetto era Antonio Del Grande. La facciata su via del Corso, tuttavia, è di Gabriele Valvassori che la realizzò tra il 1730 e il 1735. A seguito della morte di Camillo Pamphilj nel 1666, la costruzione fu continuata sotto la supervisione dei suoi due figli, Giovanni Battista (il suo erede) e il cardinale Benedetto. A quest’ultimo, in particolare, noto per il suo mecenatismo, si deve la collezione della pittura fiamminga e la costruzione della Cappella, realizzata su progetto di Carlo Fontana. Una delle figlie di Camillo e Olimpia, Anna Pamphlij, sposò l’aristocratico genovese...

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Palazzo Mattei di Giove

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Mattei di Giove  Via Michelangelo Caetani, 32 Roma (RM) Telefono 060608   Palazzo Mattei fu costruito in un’area già edificata, di proprietà di Asdrubale figlio di Alessandro Mattei, che aveva sposato Costanza Gonzaga. La costruzione, su progetto di Carlo Maderno, ebbe inizio nel 1598; nel 1613 venne iniziato il braccio che avrebbe unito il palazzo a quello di Alessandro Mattei, oggi Palazzo Caetani, in quanto entrato in possesso della famiglia Caetani. Nel 1618 la costruzione fu portata a termine. L’edificio è in mattoni e travertino e termina con un cornicione adorno degli stemmi dei Mattei (scacchiera) e dei Gonzaga (aquila). Imponente e di grande effetto il duplice atrio d’ingresso, corrispondente ai due portoni. Lo scalone è adorno di sculture antiche incorniciate di stucchi, opera di Donato Mazzi. Nel primo cortile si apre un loggiato a due ordini, mentre le pareti laterali sono ricoperte di bassorilievi antichi con incorniciature a stucco. Le antichità ancora oggi presenti nel palazzo erano parte di una delle più ricche e pregevoli raccolte private di marmi antichi esistenti a Roma, comprendente anche la parte collocata nella Villa Celimontana di proprietà di Ciriaco, fratello di Asdrubale Mattei, ora nei Musei Vaticani. In cima al palazzo, un’altana con loggiato. Al primo piano dell’edificio, ora sede del Centro di Studi Americani, sale affrescate da vari artisti: Francesco Albani (Storie bibliche), Gaspare Celio, Cristoforo Greppi, Giovanni Lanfranco, Pietro da Cortona. Estinta la linea maschile dei Mattei di Giove all’ inizio del XIX secolo il palazzo fu ereditato da Marianna, figlia di Giuseppe Mattei e moglie di Carlo Teodoro Antici di Recanati, fratello di Adelaide, madre di Giacomo Leopardi, il quale vi soggiornò tra il novembre 1822 e l’aprile 1823. Nel 1938 l’edificio fu acquistato dallo...

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Palazzo Massimo alle Colonne

Apertura stagionale: Solo il 16 Marzo, 7:00 – 13:00 Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Massimo alle Colonne  Corso Vittorio Emanuele II, 141 Roma (RM) L’edificio Palazzo Massimo alle Colonne rappresenta il capolavoro dell’architetto Baldassarre Peruzzi e fa parte di un complesso edilizio più vasto e di più antica storia, sede della famiglia Massimo (o Massimi). Il Palazzo è infatti costituito dall’unione di tre corpi di fabbrica. Il primo Palazzo Massimo fu costruito nel Quattrocento, sui resti dell’Odeon di Domiziano. Il nome stesso del palazzo sembra che derivi dalle colonne che erano presenti in quel luogo fin da prima della costruzione dell’edificio e delle quali, nella retrostante piazza dei Massimi, sopravvisserro alcuni resti: infatti è ancora visibile una colonna dell’antica struttura romana. Questo primo edificio è conosciuto anche come palazzo di Pirro, in quanto negli scavi di fondazione fu rinvenuta una statua del dio Marte erroneamente ritenuta una raffigurazione del condottiero Pirro, capo del regno di Epiro, antagonista di Roma, sconfitto nel 275 a.C. Nel 1532, per celebrare le nozze di Angelo Massimo con Antonietta Planca Incoronati, la facciata di tale primo Palazzo Massimo venne decorata con pitture monocrome. Nel 1532, dopo i danni e l’incendio provocato durante il sacco di Roma, il complesso fu ristrutturato ed ampliato su progetto di Baldassarre Peruzzi che aggiunse il corpo di fabbrica, con il prospetto non più su piazza dei Massimi ma sulla strada opposta, l’odierna corso Vittorio Emanuele II, e che oggi è quello maggiormente conosciuto come “Palazzo Massimo alle Colonne”. La facciata del palazzo cinquecentesco è porticata e curvilinea, adattandosi a quella dell’Odeon di Domiziano, un teatro coperto del I secolo, ed è più larga di quanto non sia in realtà il palazzo, contribuendo a renderlo più maestoso e imponente. Infatti, la struttura si inserisce in un lotto di dimensioni irregolari, così da presentarsi con una pianta ad L, articolata intorno ad un cortile. Inedita è pure la conformazione dei portici del cortile, costituiti da due logge architravate sovrapposte, chiuse alla sommità da un terzo piano aperto da finestre rettangolari larghe quanto il sottostante colonnato. Tutte queste soluzioni fanno del Palazzo Massimo una delle più interessanti fabbriche della cultura manierista. L’interno, non visitabile, è costituito da sontuose stanze e ambienti. Notevole è il soffitto affrescato da Daniele da Volterra e raffigurante la vita di Fabio Massimo, il condottiero romano presunto antenato della famiglia nobile che vi abita. L’adiacente Palazzo di Pirro è al giorno d’oggi annesso al Palazzo Massimo e presenta sulla facciata decorazioni ad encausto di Polidoro da Caravaggio, le meglio conservate a Roma, secondo...

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Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo

Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo Indirizzo e recapiti Viale della Letteratura 24 Roma (RM) Telefono 06 59903814/3816/3819 biblioteca.burcardo@siae.it www.burcardo.org   Il Museo Teatrale del Burcardo costituito da diversi cimeli teatrali, testimonia la storia del Teatro dal’500 ai nostri giorni. Comprende 40 costumi, una raccolta di statuine in terracotta raffiguranti maschere della commedia dell’arte e del teatro popolare, burattini e marionette (fra queste ultime alcune cinesi del XVIII°secolo). Numerosi i disegni e le stampe (oltre tre mila pezzi), i bozzetti scenografici, i ritratti (circa 120) a olio o tempera di attori e autori teatrali dell’Ottocento e del Novecento. La Raccolta, acquisita per vendita e donazione dalla S.I.A.E. (Società Italiana degli Autori ed Editori), dal 1926 ha sede in Viale della Letteratura 24, nel quartiere dell’Eur. Il museo prende il nome dal cerimoniere pontificio Johannes Burckhardt. Il prelato era noto con l’appellativo di “episcopus argentinus” dal nome latino della sua città natale, Argentoratum (l’attuale Strasburgo).   Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo (SIAE) Viale della Letteratura, 24 – – Roma Biblioteca Museo Teatrale del Burcardo Viale della Letteratura, 24 – 00144 Roma Informazioni: tel. 06 59903814/59903802 – fax 06 59903813 biblioteca.burcardo@siae.it www.burcardo.org  ...

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Palazzo Ruspoli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Ruspoli  Via del Corso, 418 Roma (RM) Tel. 06 68136598 – Fax 06 6872276 info@palazzoruspoli.it www.palazzoruspoli.it Il nucleo originario di Palazzo Ruspoli risale alla metà del XVIsecolo, come residenza della famiglia Jacobbili. Nel 1583  fu venduto, non ancora finito, alla famiglia Rucellai, che incaricò Bartolomeo Ammannati (1511-1592) di completare l’edificio. L’architetto fiorentino allungò la facciata su via del Corso  e costruì un bel loggiato che affacciava sul giardino. La galleria di Palazzo Ruspoli fu affrescata in questi anni da Jacopo Zucchi e arricchita da una collezione di sculture antiche. Nel 1629 fu acquistato dai Caetani, che nell’anno successivo incaricarono Bartolomeo Breccioli di modificare la facciata su largo Goldoni, aggiungendo le finestre sulla destra del portale a bugnato cinquecentesco e abolendo inoltre il mezzanino, che fu trasformato in un secondo piano. Intorno al 1640 Martino Longhi il giovane (1602-1656) realizzò il maestoso scalone  che sale dal portico fino alla loggia che affaccia sul cortile interno, considerato una delle quattro meraviglie di Roma, e la torre belvedere sopra il tetto. Nel 1776 l’edificio passò ai Ruspoli, che ne sono ancora oggi in parte proprietari. Il palazzo presenta ampie facciate a tre piani con finestre architravate al primo, a timpano triangolare al secondo e a cornice semplice al terzo; gli angoli hanno gli spigoli bugnati. Nella prima metà dell’Ottocento ospitò al pianterreno il “Caffè Nuovo”, il più elegante della città. Tra gli ospiti illustri del palazzo è da annoverare Napoleone...

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Museo delle Auto della Polizia di Stato

Apertura stagionale: aperto dal 1 Settembre al 31 Luglio Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 1,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa     Museo delle Auto della Polizia di Stato Via dell’Arcadia 20 Roma (RM) Telefono 06 5141861 museoautopolizia@interno.it Museo Auto Polizia di Stato   Lungo un percorso scenografico sono esposti più di 60 esemplari di autoveicoli e motocicli in uso alla Polizia di Stato negli ultimi 60 anni. Dalle prime “volanti”, la cui istituzione risale al 1° settembre 1945. Dalla fuoristrada Fiat HTL “Campagnola” alla famosa Alfa Romeo 1900 “Pantera”. E poi ancora la Giulia, la moto Guzzi della Stradale e la leggendaria “Ferrari 250 GTE” nera in dotazione alla Questura di Roma dal 1963 al 1973, guidata dal maresciallo Armando Spatafora.  ...

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Palazzo del Monte di Pietà

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo del Monte di Pietà  Piazza del Monte di Pietà, 32 Roma (RM) Telefono 06 54451 Il Monte dei Pegni fu fondato nel 1527 dal padre minorita Giovanni da Calvi, insieme ad un gruppo finanziario di nobili romani, per combattere gli usurai. Il Monte inizialmente non ebbe una sede stabile ma si stabilì in questo edificio solamente alla metà del XVII secolo, proveniente dalla sede di via dei Coronari. L’edificio originario fu costruito nel 1588 da Ottaviano Mascherino per il cardinale Prospero Santacroce, limitatamente alla parte centrale. Alla morte del cardinale il palazzo passò nel 1591 ai Petrignani di Amelia e poi nel 1603 al Monte di Pietà. L’edificio venne immediatamente ampliato sotto la direzione di Carlo Maderno e Francesco Borromini, per renderlo più adatto alla sua nuova funzione. Fu così prolungata la costruzione sulla destra della facciata verso la via dell’Arco del Monte, dove fu eretta anche una cappella, più tardi rifatta dal De Rossi e splendidamente adornata dal Bizzaccheri, ricca di marmi preziosi e pregevolissime sculture. Sotto il pontificato di Urbano VIII venne ampliata la piazza antistante ma la costruzione dell’edificio proseguì fino al 1730, per opera di vari artisti quali Breccioli, Peparelli e Nicola Salvi, che curò la facciata posteriore antistante la chiesa della Ss.Trinità dei Pellegrini. Una parte dell’imponente edificio serve a conservare il denaro, un’altra a custodire i pegni. La facciata sulla piazza del Monte di Pietà, con la parte centrale scandita da sei finestre architravate a mensole e da due portali, presenta una targa (nella foto 1), disegnata dal Maderno, con una bellissima edicola che riproduce Gesù nel sepolcro a braccia aperte, fra gli stemmi di Paolo III Farnese, fondatore del Monte, e di Clemente VIII Aldobrandini, che comprò il palazzo come sede definitiva del Monte. Ancora oggi resta attiva la sua funzione di Monte dei Pegni.  ...

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Palazzo Spada

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Spada  Piazza Capo di Ferro, 13 Roma (RM) Tel. 06 6832409 – Fax 06 6861158 info.polomuseale@libero.it www.galleriaborghese.it/spada/it/palazzo.htm   Palazzo Spada fu originalmente costruito nel 1540 per il cardinale Girolamo Capodiferro (1501–1559). L’architetto fu Bartolomeo Baronino, da Casale Monferrato, e Giulio Mazzoni, con una squadra creò i sontuosi stucchi sia dell’interno che degli esterni. Il palazzo fu comprato dal cardinale Bernardino Spada nel 1632. Spada incaricò Francesco Borromini di modificarlo secondo i nuovi gusti. Borromini creò tra l’altro il capolavoro di trompe-l’oeil della falsa prospettiva, nell’androne dell’accesso al cortile, in cui la sequenza di colonne di altezza decrescente ed il pavimento che si alza, generano l’illusione ottica di una galleria lunga 37 metri (mentre è di 8) con una scultura, in un giardino in fondo illuminata dal sole, che sembra a grandezza naturale mentre in realtà è alta solo 60 centimetri. Borromini fu aiutato per creare la sua falsa prospettiva da un matematico Padre Giovanni Maria da Bitonto. Le decorazioni scultoree in stucco manieristica della facciata del palazzo, ispirate a quelle di Palazzo Branconio dell’Aquila[1], e del cortile con sculture dentro nicchie circondate con ghirlande di fiori e frutta, grottesche e scene di significato simbolico in bassorilievo fra le piccole finestre del mezzanino, ne fanno la più ricca facciata del Cinquecento romano. Le statue del primo piano rappresentano Traiano, Pompeo, Fabio Massimo, Romolo, Numa Pompilio, Marco Claudio Marcello, Giulio Cesare ed Augusto. Le loro imprese sono narrate in otto grandi riquadri che si alternano alle finestre dell’ultimo piano. Nel cortile sono collocate le statue di Ercole, Marte, Venere, Giunone, Giove, Proserpina, Minerva, Mercurio, Anfitrite, Nettuno e Plutone. Il palazzo ospita anche una colossale scultura di Pompeo Magno, ritenuta essere quella ai cui piedi cadde Giulio Cesare. Fu trovata sotto le mura di confine di due case romane nel 1552: doveva essere decapitata per soddisfare le pretese di entrambe le famiglie, che si appellarono al cardinale Capodiferro che intervenne a favore della scultura con papa Giulio III, che la comprò, donandola poi al cardinale Capodiferro. Palazzo Spada è stato acquistato, con tutti gli arredi e la galleria, dallo Stato Italiano nel 1927 ed ora ospita il Consiglio di Stato. Nei pressi di Palazzo Spada visita anche: Area Sacra di Largo...

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Palazzo Venezia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Venezia   Dall’ aspetto volutamente severo, con tre ordini di finestre, merlatura sul cornicione e imponente torre, Palazzo Venezia è considerato la più grande opera civile del’400 romano. Fu dimora del cardinale veneziano Pietro Barbo, futuro papa PaoloII (1464-1471), che lo fece edificare tra il 1455 e il 1468 utilizzando il travertino del Colosseo e del Teatro di Marcello. Ampliato fino alle forme attuali dal cardinale Lorenzo Cybo, il Palazzo divenne dimora dei cardinali di S. Marco e residenza papale. Nel 1564, papa Pio IV Medici cedette parte del Palazzo alla Repubblica di Venezia (da cui il nome), che vi tenne la sua ambasciata fino al 1797. Dopo la parentesi napoleonica, dal 1814 al 1916 ospitò la rappresentanza diplomatica austro-ungarica. Tra il 1909 e il 1911 la parte denominata Palazzetto S. Marco fu demolita, per consentire la visione del Vittoriano da via del Corso, e ricostruita nell’attuale posizione su piazza S. Marco. Fra il 1929 ed il 1943 Palazzo Venezia fu la sede del Capo del Governo e del Gran Consiglio del Fascismo: dal suo “storico balcone” Mussolini pronunciò i celebri discorsi. Oggi il Palazzo ospita l’omonimo museo. Si ricorda inoltre che una parte dell’edificio ingloba la Basilica di S. Marco e che nell’angolo tra il Palazzo e ilPalazzetto è collocato il busto di “Madama Lucrezia”, una delle famose statueparlanti romane. Il palazzo è l’esempio paradigmatico del gusto sviluppatosi in architettura agli inizi del rinascimento romano. Nel cortile del Palazzetto si trovano elementi ripresi dall’architettura romana, combinati però senza rigore filologico, privilegiando la funzionalità all’aderenza rigida al modello. Esso riprende il modello del viridarium e si ispira al Colosseo negli ordini architettonici sovrapporti e nel cornicione con fregio a mensole. L’ampiezza degli archi però è diminuita e semplificata, per non farli sembrare troppo imponenti rispetto agli spazi che racchiudono. Nel cortile si ebbe inoltre un tentativo di soluzione al problema della conformazione dell’angolo, dove alle esili colonne si sostituiscono robusti pilastri; l’elemento angolare è così formato da un pilastro ad “L”. Nel palazzo vero e proprio (costruito dal 1466) si ebbe una ripresa più fedele dei modelli antichi, che testimonia una graduale comprensione più in profondità. Il vestibolo con volta a lacunari registra il primo esempio di utilizzo nell’architettura moderna del getto di calcestruzzo all’antica, su centine e casseforme, ripreso dal Pantheon o dalla basilica di Massenzio. La loggetta nel cortile principale riprende in maniera fedele lo schema del paramento esterno del Colosseo o del Teatro di Marcello,...

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Villa Torlonia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Villa Torlonia   Villa Torlonia, la più recente delle ville nobiliari romane, conserva ancora un particolare fascino dovuto all’ originalità del giardino paesistico all’ inglese e alla ricca quantità di edifici ed arredi artistici disseminati nel parco. L’ingresso monumentale alla villa si trova su Via Nomentana all’ altezza del civico 68 ed è segnalato da due tempietti su colonne ioniche e due lanterne sormontate da aquile sui montanti della cancellata in ferro battuto. La sistemazione attuale della residenza, che non è aperta al pubblico, è quasi interamente dovuta all’architetto Caretti. Per opera sua, l’ingresso principale del palazzo venne ribaltato in direzione di Via Nomentana con l’aggiunta di un maestoso colonnato. Di particolare interesse: l’Obelisco in granito rosa, fatto scolpire a Baveno da Alessandro Torlonia e innalzato nel 1842; la Colonna Onoraria e il Teatro, che richiama la grandiosità del Pantheon; il Villino Medievale costruito dai figli per Giulio Borghese che vi risiedette fino alla morte, avvenuta nel 1915; la Limonaia, un semplice edificio che reca sulla facciata principale gli stemmi dei Colonna e dei Torlonia (a memoria del matrimonio fra Alessandro Torlonia e Teresa Colonna); il Villino dei Principi, in stile neorinascimentale decorato dal Caretti; le Scuderie Vecchie, caratterizzate da una bella scultura in marmo in forma di testa di cavallo; le Scuderie Nuove, un basso edificio giallo che ora ospita un centro anziani; il Villino Rosso, che ospita la sede dell’Accademia delle scienze; la Serra Moresca, ispirata all’architettura della moschea di Cordova e dell’Alhambra di Granada; il Campo dei Tornei, una vasta piazza d’ispirazione medievale su cui si trovano tre padiglioni puntuti, chiusi con assi di legno; la Casina delle Civette, creata dall’architetto Jappelli come capanna svizzera; il tempio di Saturno, ornato di bassorilievi che insieme al Ninfeo sono state le uniche costruzioni a scampare alla distruzione dopo che parte del giardino fu espropriata per allargare la Via Nomentana. Cenni storici: Il capostipite della famiglia Torlonia, il francese Benedetto Tourlonnais, si stabilì a Roma intorno alla metà del XVIII secolo, avviando fortunate attività commerciali. Queste culminarono con l’apertura di una banca che portò Giovanni (1754-1829), il primo dei Torlonia nato a Roma, a diventare arbitro fra lo Stato Pontificio e la Francia. In breve tempo accumulò un patrimonio che oscurava quello delle più antiche famiglie romane. L’ascesa sul piano economico dei Torlonia venne affiancata da un’ascesa sociale che portò Giovanni ad acquisire vari titoli nobiliari tra cui il titolo di Marchese di Romavecchia e Turrita. Nei primi anni dell’ottocento Giovanni Torlonia incaricò l’architetto...

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Museo Storico dei Vigili del Fuoco

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa     Museo Storico dei Vigili del Fuoco  Via Marmorata 15 Roma (RM) Telefono 06 5746808 http://www.vvfroma.it/museo      Trasferita dalla Scuola Antincendi di Capannelle alla storica Caserma dei Vigili del Fuoco al Testaccio, la raccolta abbraccia un vastissimo arco di tempo, dal III secolo d.C. quando già esistevano le militia vigilum, prime organizzazioni per fronteggiare i pericoli del fuoco, fino ai nostri giorni.Antiche autopompe fanno bella mostra di sé insieme alle attrezzature antincendio, alle uniformi storiche e alle attrezzature più moderno come quelle per gli interventi contro pericoli radioattivi o batteriologici. Presenti anche le ricostruzioni scenografiche dell’incendio nel rione Borgo nell’847 d.C.,nella zona del porto di Ripetta nel 1734 e la scena successiva al bombardamento del quartiere S. Lorenzo (1944). Un piccolo laboratorio permette al visitatore di sperimentare diversi fenomeni di combustione. ATTENZIONE! Il museo è aperto solo nei giorni feriali e previa prenotazione. Per informazioni circa il costo del biglietto contattare il numero 065746808  ...

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Museo di Roma in Trastevere

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 5,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Museo di Roma in Trastevere  Piazza di Sant’Egidio, 1/b Roma (RM) Telefono 060608 museodiroma.trastevere@comune.roma.it www.museodiromaintrastevere.it Il Museo di Roma in Trastevere ha sede nell’ex monastero di Sant’ Egidio, dove fino alla presa di Roma vissero le carmelitane scalze. Una volta restaurato, nel 1976 l’edificio è divenuto sede del Museo del Folklore e dei poeti romaneschi, dove si conservavano materiali relativi alle tradizioni popolari romane provenienti dal Museo di Roma e dal Gabinetto Comunale delle Stampe. Nel 2000 è stato riaperto al pubblico con la denominazione di Museo di Roma in Trastevere. La nuova ristrutturazione consente un uso più rispondente alle attuali esigenze museografiche, prestandosi in particolar modo all’organizzazione di mostre temporanee soprattutto di fotografia, di spettacoli, convegni e concerti. La collezione permanente del museo mostra gli aspetti salienti della vita popolare romana della fine del Settecento e dell’Ottocento, filtrata attraverso i gusti e i convincimenti degli artisti e dei folkloristi che l’hanno rappresentata. I temi maggiormente presenti nella collezione sono i costumi, le danze popolari, le feste laiche e religiose, i mestieri. In particolare la collezione comprende una raccolta di dipinti, stampe, disegni e acquerelli, tra cui una selezione della famosa serie “Roma sparita”, di Ettore Roesler Franz (Roma 1845 – 1907): un presepe di ambientazione ottocentesca romana; sei rappresentazioni veristiche d’ambiente, meglio conosciute come Le Scene Romane, che riproducono a grandezza naturale aspetti della vita popolare romana dell’ottocento. Fanno parte della collezione del museo i materiali appartenuti al grande poeta Trilussa (Roma 1871 – 1950) donati dopo la sua morte al comune di Roma e in parte esposti nella videoinstallazione denominata la “Stanza di Trilussa”. Le sale delle Scene Romane presso il Museo di Roma in Trastevere sono riaperte al pubblico, “insieme alla collezione di acquerelli di Ettore Roesler Franz”. È possibile prevedere aperture straordinarie del museo per: – Visite didattiche in esclusiva (max 100 persone) – Convegni, presentazioni, conferenze, eventi privati nella sala convegno (max 80 persone) – Iniziative private nel cortile (max 100 persone) Per maggiori informazioni:  eventi.aziendali@zetema.it per eventi aziendali...

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MUST Museo Universitario Scienze della Terra

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa MUST – Museo Universitario di Scienze della Terra Piazzale Aldo Moro, 5 Roma (RM) Telefono 06 49914887 must@uniroma1.it Istituito nel 1804 da Papa Pio VII come Museo di Mineralogia e Storia Naturale presso la vecchia Sapienza, è il più antico dei musei della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali: dalle sue collezioni hanno avuto origine il Museo di Geologia (1864) e il Museo di Paleontologia (1928). Il primo nucleo della raccolta fu costituito con l’acquisto, da parte di Pio VII, della collezione del mineralista veronese Camillo Chierici, composta da minerali di tutta Europa e dell’India. Ad essa Pio IX aggiunse in seguito l’importante e numerosa collezione di Monsignor Lavinio de’ Medici Spada. Nel 1935 il museo fu trasferito nella sua attuale sede. Dopo alterne vicende che videro cedute alcune raccolte e successivamente acquisite delle nuove, oggi la collezione mineralogica conta 30 mila pezzi, tra topazi, smeraldi, pietre preziose e meteoriti. Una segnalazione particolare merita la raccolta vulcanica del...

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Museo Nazionale d’Arte Orientale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 6,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo Nazionale d’Arte Orientale  Via Merulana, 248 Roma (RM) Telefono 06 46974832 mn-ao.direzione@beniculturali.it www.museorientale.beniculturali.it/ Aperto al pubblico nel 1958, il Museo raccoglie importanti collezioni formatesi intorno ad un nucleo iniziale di proprietà dell’IsMEO, oggi IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente).Questo nucleo è formato dai reperti provenienti da missioni archeologiche in Iran, Afghanistan e Pakistan, oltre che da oggetti raccolti in Nepal e Tibet tra il 1928 ed il 1954 e si è arricchito nel corso degli anni grazie agli acquisti effettuati dallo Stato, a donazioni da parte di privati ed Enti, a scambi con vari paesi asiatici e al deposito dei materiali portati alla luce dalle missioni archeologiche italiane. L’esposizione trova spazio in quello che fu, tra la fine del 1800 e il primo ventennio del 1900, l’appartamento dei Principi Brancaccio, del quale si possono apprezzare le decorazioni di gusto eclettico. Il Museo è stato istituito nel 1957 con Decreto del Presidente della Repubblica, ed è stato aperto al pubblico nel 1958. Il 31 maggio 2005 è stato intitolato a Giuseppe Tucci (1894-1984), uno fra i massimi orientalisti del Novecento, che ne promosse la fondazione. Nel suo complesso l’esposizione comprende quindici sale dedicate a Vicino e Medio Oriente, Archeologia e Arte del Mondo Islamico, Gandhara, Tibet e Nepal, India, Cina e Giappone, Corea. Il Museo dispone inoltre di una Biblioteca, di un proprio Archivio fotografico, di un Laboratorio di Restauro, di un Servizio di Bioarcheologia. L’Archivio delle Collezioni Orientali in Italia possiede una ricca documentazione fotografica e numerose schede di...

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Museo Nazionale Romano – Crypta Balbi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo Nazionale Romano – Crypta Balbi  Via delle Botteghe Oscure, 31 Roma (RM) Tel. 0039 06 39967700 – Fax +39 06 39967400   L’allestimento studiato e i percorsi di visita previsti consentono di percepire l’articolazione degli antichi edifici e le vie di comunicazioni originarie, in un’area che ha avuto una sostanziale continuità di vita dall’epoca romana ai giorni nostri. Lo scavo archeologico integrale e il progetto di recupero di tale importante complesso,che può ritenersi uno dei più riusciti progetti di archeologia urbana, è stato condotto per venti anni circa a partire dagli anni ‘80, ed ha consentito di comprendere le varie fasi edilizie dell’area. In epoca romana l’area era occupata da un vasto cortile porticato annesso al teatro di Balbo eretto nel 13 a.C., poi trasformato e adattato nelle epoche successive, soprattutto medievale e rinascimentale con l’insediamento del Monastero di Santa Maria Domine Rose sorto nell’VIII secolo, le case dei mercanti costruite dopo il Mille a ridosso del muro della Crypta, il Conservatorio di Santa Caterina dei Funari edificato nel XVI secolo. Al pianoterra sono esposte le trasformazioni di questo settore del centro storico così come documentate dallo scavo; in particolare al piano terra e al primo piano è illustrata la cultura cittadina a Roma tra V e X secolo attraverso l’esposizione di materiali che documentano le attività produttive e artigianali dell’epoca, quali manufatti provenienti dal deposito di VII secolo della Crypta che ha restituito una ingente quantità di vasellame da mensa, da cucina e da trasporto; oltre i reperti dello scavo della Crypta sono visibili altri contesti importanti provenienti da scavi urbani recenti e da collezioni storiche, in particolare i materiali dei Fori, del Colle Oppio, del Celio. Dalle raccolte storiche provengono materiali numismatici (collezione Gnecchi e Vittorio Emanuele...

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Galleria Nazionale d’Arte Antica

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 12 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Galleria Nazionale d’Arte Antica  Palazzo Barberini Via delle Quattro Fontane Roma (RM) Tel. 06 4824184 – Fax 06 4880560 gan-aar@beniculturali.it https://www.barberinicorsini.org/ I Barberini avevano già cominciato ad alienare le loro collezioni nel Settecento con le vendite dell’ultima discendente, Cornelia Costanza, sposata a Giulio Cesare Colonna di Sciarra. Le liti ereditarie dei figli che si dovettero dividere le primogeniture Colonna e Barberini, portarono ad una divisione delle collezioni fra i due rami della famiglia, con un accordo stipulato a Parigi nel 1811. Solo nel 1934 si arrivò alla definitiva dispersione delle collezioni, con l’avallo dello Stato, che, con una specifica legge, permise la vendita delle opere fidecommissarie in cambio di un piccolo nucleo in proprietà, rinunciando alla tutela di una delle più importanti collezioni fidecommissarie romane. Nel 1984 si arrivò ad una migliore definizione dell’ordinamento riportandolo nella sua sede storica originaria la collezione Corsini, e portando tutte le opere di provenienza da acquisti o da collezioni prive della loro sede storica nel palazzo Barberini. L’intento era di creare in questa sede, quando fosse stato possibile, una Galleria Nazionale nel vero senso del termine, ordinata cronologicamente ma con lapossibilità di inserire nel percorso acquisti e integrazioni, differente quindi come concezione dalla struttura definita dalle collezioni storiche del panorama romano, viceversa di impianto molto più vicino ai grandi musei stranieri e dotata come questi di tutti i più moderni servizi. Nel complesso la collezione è ricchissima di capolavori, soprattutto dei secoli XVI e XVII. Non è rappresentato in modo completo il secolo XV, dove però spicca il fondamentale dipinto di Filippo Lippi con la Madonna in trono con Bambino, datato 1437, in deposito da Corneto Tarquinia. Più consistenti le collezioni del XVI secolo, fra le quali spicca per notorietà la Fornarina di Raffaello, oltre a dipinti di Andrea del Sarto, del Beccafumi, del Sodoma, del Bronzino, ad opere del Lotto, del Tintoretto, di Tiziano ed El Greco, fino ad opere bolognesi, per arrivare alla fine del secolo con la splendida Giuditta che taglia la testa ad Oloferne del Caravaggio e al grande Seicento con opere di Reni, Domenichino, Guercino, Lanfranco, Bernini, Poussin, Pietro da Cortona, Gaulli, Maratta. Molto ben rappresentata è anche la pittura del Settecento. Si articola in nuclei per scuole che danno un panorama completo e molto omogeneo per qualità, della pittura italiana del periodo, con in più un raro nucleo di dipinti francesi del...

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Museo Nazionale Luigi Pigorini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 6,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini Piazza Guglielmo Marconi, 14 Roma (RM) Tel. 06 54952269 – Fax 06 54952310 s-mnpe@beniculturali.it www.pigorini.beniculturali.it Il Museo Nazionale Luigi Pigorini venne inaugurato nel 1876 nel palazzo del Collegio Romano; tra il 1962 e il 1977 è stato trasferito nell’attuale sede dell’EUR. Nel nuovo allestimento inaugurato nel 1994 la struttura è organizzata in due settori: uno dedicato alla Preistoria e alla Protostoria ed uno alle Culture Indigene Extraeuropee. Le sezioni sono corredate da supporti didattici all’avanguardia, plastici, ricostruzioni, apparatigrafici, che pur fornendo una rigorosa informazione scientifica, riescono ad incuriosire ed appassionare il visitatore. Il percorso evolutivo della nostra specie è integrato da un supporto multimediale e digitale che accompagna il visitatore lungo un itinerario di ambientazione modellistica che riproduce fedelmente diverse situazioni di...

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Piazza San Pietro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Piazza San Pietro Inserita a margine del centro storico di Roma, Piazza San Pietro è compresa nella Città del Vaticano, e delimitata dal confine con lo Stato italiano; attraverso il rione Borgo che giace a est, i principali accessi sono da via di Porta Angelica o da via della Conciliazione. La celeberrima piazza, notevole esempio di architettura ed urbanistica barocca, è dedicata all’ omonimo santo ed è quotidiano punto d’incontro per migliaia di fedeli cattolici provenienti da tutto il mondo. Lo spazio della piazza è formata da due parti: la prima a forma di trapezio rovescio il cui lato maggiore corrisponde alla facciata con specifiche motivazioni prospettiche; la seconda, più grande, di forma ovale con l’obelisco Vaticano al centro. I due grandi spazi sono unificati da un imponente colonnato architravato. Nella situazione attuale, davanti alla piazza vera e propria troviamo un altro spazio che funge da vestibolo (Piazza Rusticucci, oggi piazza Pio XII) e su cui sbocca in asse, la novecentesca Via della Conciliazione. Essa è la piazza più vicina, in un certo senso, al cuore del cattolicesimo; il grande colonnato ovale è sempre stato considerato la figura di due grandi braccia che avvolgono maternamente i fedeli. I visitatori della basilica di San Pietro, siano pellegrini con devozione o siano turisti con interesse culturale, da tutto il mondo e di tutte le razze e le lingue, qui cominciano sempre dall’ ammirare e godere l’ampiezza e l’armonia dello spazio e delle forme, lo slancio dell’obelisco fiorito di mille leggende, lo scroscio delle due copiose fontane, avvolti dal cielo di Roma che è bello sempre, e non solo quando è bello come quello di Lombardia (diceva Manzoni). Data la sempre maggiore affluenza, la piazza è diventata (almeno nella bella stagione) la sede abituale di grandi cerimonie liturgiche presiedute dal papa, come le canonizzazioni, il corteo di insediamento dei pontefici neo-eletti, ma anche le esequie del papa, come avvenne nel 2005 per Giovanni Paolo II, di fronte ad una numerosa folla. È diventato abituale l’appuntamento dell’Angelus Domini, la domenica alle 12.00, quando il papa si affaccia dalla finestra del suo studio, saluta la folla radunata, fa un breve discorso, recita la preghiera dell’Angelus ed impartisce la benedizione. Il colonnato a quattro file di colonne, realizzato per Alessandro VII nel 1656-67, è concepito in modo che, visto dai fuochi dell’ellisse – indicati, sul selciato, da una pietra circolare circondata da un anello di marmo, appare composto da una sola fila di...

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Piazza di Pietra

Piazza di Pietra Piazza di Pietra, nei pressi del Pantheon, viene chiamata così a seguito di una caratteristica origine popolare. Il nome faceva riferimento all’aspetto cupo, pietroso, che l’ambiente aveva assunto nel medioevo con il tempio di Adriano ridotto a fortezza, probabilmente dalla nobile famiglia romana dei Colonna. In ogni caso la tradizione popolare, che aveva assegnato alla Piazza quel toponimo, fu testimoniata dal contemporaneo trasferimento del mercato dalla Rotonda a Piazza di Pietra. Nove casini realizzati proprio in pietra e baracche per la vendita del pesce e del pane che per un secolo tennero banco a fronte del tempio. Certo, quello che l’ha fatta sempre da padrone nella piazza, al di là del toponimo, è proprio il tempio che l’imperatore Antonino Pio costruì nel 145 d. c. a memoria del padre Adriano, esaltato come un dio, caratterizzato da 13 colonne scanalate in marmo bianco, undici delle quali sono ancora in piedi. Nel 1695 l’architetto Carlo Fontana e suo figlio Francesco iniziarono la trasformazione del tempo per farlo diventare la sede della Dogana delle Merci di Terra; dopo un’ulteriore trasformazione ad opera di Virginio Vespignani, datata 1879, il tempio divenne la sede della Camera di Commercio e della Borsa Valori. Altra “perla” della piazza è lo splendido Palazzo Ferrini, progettato da Onorio Longhi all’inizio del XVII secolo. Il nome dei suoi primi proprietari, ovverosia la famiglia Ferrini, è scritto sull’elegante loggia, mentre l’iscrizione IOSEPH CINI sul portale si riferisce al conte Giuseppe Cini che possedette il palazzo nel XIX secolo. Oggi Piazza di Pietra è tutt’altro che cupa. I piccoli locali di fronte al Tempio, la numerosa folla di persone sia di giorno che di notte e l’illuminazione della piazza ci danno sicuramente una sensazione di calore e...

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Fontana dell’Acqua Paola

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dell’Acqua Paola  Via Garibaldi 30 Roma (RM) Forse in pochi la conoscono con il nome di Acqua Paola, dato che sul colle Gianicolo, la fontana è nota a tutti come il “Fontanone”. La Fontana  dell’Acqua Paola fu collocata al termine dell’acquedotto attivato da Paolo V Borghese (da cui prende il nome) per fornire approvvigionamento idrico al rione Trastevere che fino ad allora aveva dovuto accontentarsi quasi soltanto dei pozzi e dell’acqua del fiume. In effetti l’acquedotto Paolo era l’originario acquedotto di Traiano ripristinato nel Rinascimento. L’acqua veniva portata dal Lago di Bracciano e nell’antichità era servita a mettere in movimento i mulini di Roma. Un braccio dell’acquedotto venne distaccato per portare acqua al Vaticano e alle fontane dei giardini e a quelle di Piazza San Pietro. La bella fontana fu costruita da Flaminio Ponzio in collaborazione con Giovanni Fontana tra il 1610 e il 1612. La facciata monumentale, animata da angeli, mostri e draghi, è costituita da cinque archi e sei colonne in granito, delle quali quattro provengono dalla facciata dell’antica basilica di San Pietro. Altri marmi furono presi dal tempio di Minerva nel foro di Nerva. Il suo vastissimo bacino è opera di Carlo Fontana. Il piazzale che offre una visuale meravigliosa della fontana e uno splendido scorcio su Roma non esisteva ai tempi di Paolo V, quando la fontana era sull’orlo scosceso del Gianicolo. Fu Alessandro VIII Ottoboni ad aumentare la portata dell’acquedotto creando il piazzale mediante lavori di terrazzamento. Nell’orto retrostante ebbe sede dall’epoca di Alessandro VII il “Giardino dei Semplici” o Orto Botanico che nel 1820 venne trasferito nel giardino di Palazzo Salviati ai piedi del Gianicolo per ordine di Pio...

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Fontana di Trevi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Trevi Piazza di Trevi Roma (RM)   La storia di Fontana di Trevi inizia, in un certo senso, ai tempi dell’imperatore Augusto, quando il genero Agrippa fece arrivare l’acqua corrente fino al Pantheon ed alle sue terme grazie alla costruzione dell’acquedotto Vergine (che si può ammirare anche a Piazza del Popolo). Leggendaria è l’origine del nome Vergine che, secondo Frontino, sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (in latino virgo) che indicò il luogo delle sorgenti ai soldati che ne andavano in cerca. In quella che sarà poi l’odierna piazza di Trevi, Agrippa alzò una mostra consistente in un alto muraglione, cui erano addossate tre vasche di raccolta. La fontana restò così fino al 1453, quando Niccolò V diede incarico a Leon Battista Alberti di restaurare la fonte: in questa occasione furono tolte le tre vasche e sostituite con un unico vascone. Ma la fontana iniziò a prender corpo con Urbano VIII, il quale, volendone fare una grandiosa, incaricò del progetto il Bernini. Urbano VIII e Bernini morirono senza che la fontana fosse stata ultimata: in quel periodo era soltanto un grosso lavatore con un vascone dinanzi. Tocca a Papa Clemente XII Corsini (1730 – 1740), nel 1731, il compito di riprendere in mano le sorti della piazza e della fontana: bandisce un importante concorso per la costruzione di una grande mostra d’acqua che occupi l’intera facciata del palazzo Poli. Il bando viene vinto da Nicolò Salvi, che inizia la costruzione della fontana nel 1732, impostando l’opera secondo un progetto che raccorda influenze barocche e ancor più berniniane al nuovo monumentalismo classicista che caratterizzerà tutto il pontificato di Clemente XII. Egli riprende l’idea di fondo di Urbano VIII e di Bernini, ovvero l’idea di narrare, tramite architettura e scultura insieme, la storia dell’Acqua Vergine. Il prospetto di Fontana di Trevi ha nel mezzo un arco trionfale formato da un ordine di quattro colonne corinzie sormontate da un grandioso attico, a sua volta sovrastato dallo stemma di Clemente XII. Lo stemma, scolpito in marmo, è coronato da una balaustra con quattro statue che simboleggiano le quattro stagioni. Nel fronte dell’architrave è l’iscrizione: “CLEMENS XII PONT. MAX. / AQUAM VIRGINEM / COPIA ET SALUBRITATE COMMENDATAM / CULTU MAGNIFICO ORNAVIT / ANNO DOMINI MDCCXXXV PONT. VI”. Al centro di una base rocciosa ricca di scogli e di figure dello scultore Maini, si erge imponente la statua di “Oceano” sopra un carro a conchiglione trainato da due cavalli marini,...

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Sant’Agnese in Agone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Sant’Agnese in Agone  Piazza Navona Roma (RM) Telefono 06 68192134     La chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma viene costruita a Piazza Navona nel XVII secolo su progetto iniziale di Carlo Rainaldi, ma con il decisivo intervento, fra il 1653 ed il 1657 d.C, di Francesco Borromini. Papa Innocenzo X Pamphili, che ha il suo monumento funebre all’interno di questa stessa basilica, decide di procedere ad un riassetto urbanistico dell’area e far costruire la chiesa di Sant’Agnese in Agone quasi come una cappella privata annessa alla residenza di famiglia che le sorge a lato. Lo stretto rapporto che intercorre fra la chiesa e il palazzo Pamphili è ancora testimoniato da un’apertura nel tamburo della cupola che permetteva al pontefice di assistere alle celebrazioni direttamente dal suo appartamento. L’impianto a croce greca, nato sul luogo del martirio dell’omonima santa, che l’agiografia vuole miracolosamente ricoperta dai propri capelli dopo essere stata esposta nuda alla gogna, nasconde negli attuali sotterranei un oratorio medioevale ed alcune rovine dell’antico Stadio di Domiziano. Nel breve periodo in cui fu chiamato a sostituire Carlo Rainaldi alla direzione dei lavori, Francesco Borromini modifica il prospetto della facciata utilizzando dei volumi concavi per esaltare lo slancio della cupola incorniciata fra due campanili gemelli. La basilica, decorata da marmi pregiati e da un uso esteso di stucchi dorati, annovera anche l’uso di materiali sottratti ad altri edifici religiosi come nel caso delle colonne nelle cappelle della crociera provenienti da San Giovanni in Laterano o le campane sottratte alla Cattedrale di Castro nel Viterbese. Curiosità: Si  dice che la Statua di Sant’Agnese, collocata sulla facciata, voglia rassicurare la Fontana dei Quattro Fiumi circa la stabilità della chiesa....

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Basilica di San Paolo fuori le Mura

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Basilica di San Paolo fuori le Mura  Via Ostiense, 190 00100 Roma (RM) Telefono 06 69880800 info@annopaolino.org www.annopaolino.org Lungo la Via Ostiense, sul luogo dove secondo la tradizione era stato sepolto l’Apostolo delle genti, i primi cristiani eressero una cappella sepolcrale (cellamemoriae) successivamente trasformata in basilica da Costantino; questa venne consacrata, sempre secondo la tradizione, nel 324 da papa Silvestro I. San Paolo fuori le Mura è un vasto complesso extra territoriale (Motu Proprio di Papa Benedetto XVI, 30 maggio 2005), amministrato da un Arciprete, il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo. E’ la seconda basilica per dimensioni dopo San Pietro, quindi con i suoi 132 metri di lunghezza, 65 di larghezza e 30 di altezza è una delle più grandi chiese del mondo Già nel 385 si dette inizio alla ricostruzione in forme più ampie del tempio, terminata nel 395 al tempo dell’imperatore Onorio. Divenuta una delle tappe più importanti del pellegrinaggio a Roma, la grande basilica – a tre navate, con colonne antiche e quarantadue finestre per dar luce all’interno – vide svilupparsi attorno ad essa un borgo che nel IX secolo, in conseguenza d’incursioni saracene, venne fortificato da papa Giovanni VIII e da questi prese il nome di Giovannopoli. Nel corso dei secoli la basilica si arricchì di magnifiche opere d’arte. Nel 1070 vennero donate le splendide porte di bronzo, tuttora in situ ma rivolte verso l’interno, fuse a Costantinopoli da maestranze bizantine; nel XIII secolo furono attivi nella chiesa i Vassalletto, una famiglia di marmorari romani, Arnolfo di Cambio, autore del ciborio, e Pietro Cavallini, le cui decorazioni a fresco, nella navata, e a mosaico, in facciata, sono andate purtroppo irrimediabilmente perdute. Ulteriori interventi vennero eseguiti nei secoli XV (Benozzo Gozzoli e Antoniazzo Romano) e XVII (Onorio Longhi e Carlo Maderno). Tra il 15 e il 16 agosto del 1823 la basilica venne pressoché distrutta da un incendio che risparmiò solo il transetto e parte della facciata. La commissione appositamente istituita da papa Leone XII, vagliate diverse soluzioni, decise per la completa riedificazione del tempio. Fu incaricato dei lavori Pasquale Belli, che in collaborazione con altri architetti demolì le parti superstiti e ricostruì la chiesa nelle forme attuali (1825-1854) seguendo le dimensioni e la pianta dell’antica basilica. La facciata, decorata nella fascia superiore da mosaici ottocenteschi, è opera di Luigi Poletti – autore anche del campanile e del pronao sul lato settentrionale, quest’ultimo realizzato reimpiegando dodici colonne già nella navata della chiesa precedente – ed è preceduta da...

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Palazzo Braschi – Museo di Roma

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: Si Costo: a partire da 9,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Braschi – Museo di Roma Piazza di San Pantaleo, 10 Roma (RM) Telefono 060608 museodiroma@comune.roma.it www.museodiroma.it Palazzo Braschi, progettato dall’architetto Cosimo Morelli (1732-1812), è stato recentemente sottoposto a complessi lavori di ristrutturazione e restauro che hanno restituito l’originale splendore alla maestosa architettura, allo scenografico cortile, ai raffinati stucchi e alle pitture delle sale. Elemento architettonico caratteristico di Palazzo Braschi è lo scalone monumentale, cui pose mano anche l’architetto Giuseppe Valadier (1762-1839). Molte sale conservano decorazioni a tempera realizzate tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento. Il Museo di Roma, all’interno di Palazzo Braschi, per la ricchezza e la vastità delle sue collezioni, è l’istituzione più significativa per la conoscenza della storia sociale e delle attività artistiche a Roma dal medioevo agli inizi del novecento. Vi si conservano più di centomila opere – tra dipinti, disegni, sculture, incisioni, fotografie, mobili, abiti, ceramiche, carrozze e portantine, elementi architettonici e affreschi salvati dalle demolizioni – molte delle quali esposte a rotazione. Nel centro di documentazione multimediale del museo è consultabile la banca dati dell’intera collezione. Rilevante è la serie di dipinti realizzati tra il Cinquecento e l’Ottocento per celebrare cerimonie e feste religiose. Un notevole nucleo di sculture illustra l’attività di alcuni tra i principali artisti romani. La raccolta di disegni, acquerelli, incisioni, libri antichi e fotografie storiche testimonia la storia dell’arte grafica a Roma e descrive la topografia e la vita sociale della città. Fanno parte della collezione del Museo anche il Gabinetto Comunale delle Stampe e l’Archivio Fotografico, in gran parte trasferiti su supporto informatico e consultabili attraverso postazioni multimediali. Il nuovo allestimento della sala fotografica del museo prevede l’esposizione di Fotografie romane di veduta ottocentesche selezionate dalle collezioni dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma. Grazie al periodico riallestimento di questa sala, necessario per evitare una lunga esposizione, dannosa per le opere, i visitatori possono effettuare un viaggio nell’archeologia e nelle vedute più rappresentative di Roma, attraverso le opere dei più noti fotografi del XIX secolo e del primo Novecento. La visita del Museo di Roma offre un nuovo approccio alla storia secolare della città, permette di scoprire aspetti inediti della Capitale, i personaggi delle grandi famiglie nobiliari, i luoghi ormai scomparsi. La splendido Palazzo Braschi inoltre, costituisce uno scenario di particolare bellezza per manifestazioni culturali ed eventi...

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MACRO – Museo d’Arte Contemporanea

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: Si Costo: gratis fino al 31/12/19 Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa MACRO – Museo d’Arte Contemporanea  Via Nizza, 138 Roma (RM) Tel. 060608 – Fax 06 855 4090 macro@comune.roma.it www.museomacro.org Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma – nasce dal riassetto delle strutture capitoline deputate alla promozione dell’arte contemporanea. E’ dotato di due sedi: l’ex stabilimento industriale Peroni, progettato all’inizio del Novecento da Gustavo Giovannoni, una delle poche testimonianze di archeologia industriale nella capitale, che fino al 1971 ha ospitato le attività produttive della Società Birra Peroni. Nel 1999 è terminata la prima fase dei lavori di ristrutturazione e conversione del sito, che ha visto il recupero all’edificio principale composto da due corpi di fabbrica paralleli collegati da una costruzione che corrisponde al prospetto di ingresso. Il completamento dei lavori è stato assegnato al progetto Territori Sensuali di Odile Decq, a seguito del concorso internazionale indetto dal Comune di Roma nel 2000. L’altra sede è dislocata in due padiglioni del complesso edilizio dell’ex Mattatoio di Testaccio realizzato tra il 1888 e il 1891 su progetto dell’architetto Gioacchino Ersoch. Il 3 dicembre 2010 ha aperto alla città la nuova architettura di Odile Decq, vincitrice nel 2001 del concorso internazionale bandito dal Comune di Roma per l’ “Ampliamento del Macro, Museo d’Arte Contemporanea Roma”. Frutto di un progetto che trasgredisce l’approccio tradizionale di integrazione tra vecchio e nuovo in un contesto di carattere storico, la nuova ala si inserisce naturalmente nella struttura preesistente e, al contempo, ridefinisce l’intera morfologia e percezione del Museo. Per la realizzazione dell’opera architettonica, il coordinamento tecnico e procedimentale è stato gestito dall’Ufficio Città Storica dell’Assessorato all’Urbanistica, mentre quello amministrativo è stato curato dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale. La Direzione dei lavori è stata seguita da Zètema Progetto Cultura, società che gestisce anche i servizi museali. Grazie all’inaugurazione dei nuovi spazi, MACRO ridisegna la propria geografia e si conferma come luogo diffuso delle immagini e mappa ideale di una costellazione del contemporaneo. La nuova e unica entrata del Museo, collocata all’angolo tra via Nizza e via Cagliari, segna l’ingresso di un’architettura dell’arte, un intero isolato caratterizzato da una superficie espositiva oggi triplicata (4350 mq), cui si aggiungono le nuove aree dedicate ai servizi e al pubblico: la grande terrazza, la sala conferenze, la libreria, il ristorante, la caffetteria, il parcheggio e l’area didattica, per raggiungere una superficie complessiva di 19.590 mq, incluso il parcheggio multipiano interrato di 161 posti auto, che sarà utilizzabile anche dai residenti del quartiere. Le forme dinamiche e sinuose della nuova struttura,...

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Basilica di San Lorenzo fuori le Mura

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di San Lorenzo fuori le Mura  Piazzale del Verano, 3 00100 Roma (RM) Telefono 06 491511 sanLorenzofuorileMura@VicariatusUrbi     La Basilica di San Lorenzo: è un’importante chiesa di Roma, una delle Sette Chiese e una delle cinque Basiliche patriarcali, situata a ridosso del cimitero del Cimitero del Verano.La basilica ospita la tomba di san Lorenzo, arcidiacono della Chiesa di Roma, martirizzato nel 258. Fra gli altri, nella basilica sono sepolti i papi Ilario e Pio IX e Alcide De Gasperi. In origine la Basilica venne costruita nel IV secolo dall’ Imperatore Costantino vicino alla tomba del martire Lorenzo e sopra di questa fu costruito un oratorio dalle piccole dimensioni. Quest’ultimo, in seguito, venne sostituito, sotto papa Pelagio II, da una nuova chiesa, e quindi per un certo periodo di tempo vi erano sia la chiesa di Costantino maggiore, che quella minore di Pelagio. La Basilica Minore subì una serie di modifiche ad opera di papa Onorio III e in occasione forse dell’incoronazione di Pietro di Courtenay nel 1217 come imperatore latino di Costantinopoli. La chiesa, dunque, venne ampliata e la vecchia basilica divenne il presbiterio rialzato di quella nuova; essa inoltre venne decorata da molti affreschi che rappresentavano la vita di San Lorenzo e di Santo Stefano. Ulteriori trasformazioni della basilica si ebbero nel seicento, ma queste modifiche furono eliminate con il restauro di Virginio Vespignani nella seconda metà dell’ottocento. Dopo la seconda Guerra Mondiale, a causa dei danni subiti dalla chiesa per via di un bombardamento, essa venne restaurata ulteriormente, perdendo però gli affreschi della parte superiore della facciata. I restauri infine terminarono nel 1948 e videro l’eliminazione degli elementi aggiunti...

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Museo Carlo Bilotti – Aranciera

Museo Carlo Bilotti – Un tesoro nascosto  Il museo Carlo Bilotti ha sede nell’Aranciera di Villa Borghese, una sede con una storia secolare, preesistente ai lavori seicenteschi ad opera del Cardinale Scipione Borghese. La collezione presente all’interno del museo è formata da una serie di opere di arte contemporanea che l’imprenditore italoamericano Carlo Bilotti ha donato alla città di Roma.   Bilotti fu amico e committente di diversi artisti tra cui Giorgio de Chirico, Gino Severini, Andy Warhol, Larry Rivers, Giacomo Manzù. Nel museo è possibile ammirare alcune delle loro opere e ben 18 solo di de Chirico, rappresentative dei soggetti più famosi prodotti dall’artista dalla seconda metà degli anni Venti agli anni Settanta:  il tema degli Archeologi, dei Cavalli in Riva al Mare, dei Mobili nella Valle o nella Stanza, dei Cavalieri o Guerrieri Antichi. CURIOSITÀ : L’Aranciera era nota, nel Settecento, come Casino dei Giuochi d’Acqua per la presenza di fontane e ninfei, circondata dal Giardino del Lago con le sue spettacolari sistemazioni. Nelle sale riccamente decorate e arredate i principi Borghese organizzavano feste ed eventi mondani. A seguito dei gravissimi danni causati dai cannoneggiamenti del 1849, durante la difesa francese del papato contro la Repubblica Romana, l’edificio fu ricostruito liberamente ed adattato a ricovero invernale degli agrumi, perdendo così tutte le sue preziose decorazioni. La donazione fu di  ventidue opere. Sono presenti il ritratto di Carlo Bilotti eseguito dall’americano Larry Rivers, il ritratto di Tina e Lisa Bilotti realizzato nel 1981 dal maestro della Pop Art Andy Warhol, L’estate di Gino Severini ed infine il grande Cardinale in bronzo di Giacomo Manzù. Per rendere il museo aperto a sempre nuove tematiche nel campo dell’arte contemporanea, accanto alle sala destinate all’esposizione permanente della donazione sono previsti spazi per eventi temporanei. Viale Fiorello La Guardia Roma (RM) Telefono: 060608 info@museocarlobilotti.it...

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Chiesa Anglicana All Saints

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa Anglicana All Saints  Via del Babuino 153/b Roma (RM) Telefono 06 36001881 office@allsaintsrome.org www.allsaintsrome.org     La Chiesa Anglicana venne costruita a Roma nel 1880. Si decise di costruire una chiesa di culto anglicano per i residenti e visitatori inglesi a Roma. L’incarico fu affidato all’architetto inglese George Edmund Street. La Chiesa Ognissanti (All Saints) è in stile neogotico e l’interno è decorato con marmi policromi italiani e pietra rosata di Arles (cittadina francese). Ha tre navate con copertura lignea sorretta da arconi a sesto acuto ed archi rampanti.L’esterno è in mattoni rossi di Siena, che contrastano con le ornamentazioni in...

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Museo Civico di Zoologia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Museo Civico di Zoologia Via Ulisse Aldrovandi, 18 Roma (RM) Tel. 06 67109270 – Fax 06 32650186 info@museodizoologia.it Il Museo Civico di Zoologia, fondato nel 1932, possiede un patrimonio di circa  5 milioni di esemplari conservati, che vanno dalle conchiglie di molluschi di pochi millimetri alla balenottera di 16 metri. Tali collezioni derivano in parte da una convenzione con l’allora Regia Università di Roma (oggi “La Sapienza”) che raccoglievano anche le prestigiose raccolte dell’Archiginnasio Pontificio, in parte dalle donazioni fatte dopo la sua istituzione. Tuttavia la maggior parte di questo immenso patrimonio viene custodito in particolari magazzini, ed è a disposizione dei ricercatori che facciano richiesta per studiarli oppure viene esposto in particolari occasioni.  Il Museo Civico di Zoologia rappresenta dunque un vero e proprio Archivio della Biodiversità, oltre che un Patrimonio per tutta la comunità. Museo Civico di Zoologia – percorso espositivo – Il tema conduttore alla base del nuovo percorso espositivo è la Biodiversità nel mondo animale. Attraverso le sale di Amori Bestiali,  Vivere al Limite, la Barriera Corallina, le Zone Umide della Campagna Romana, la collezione Arrigoni Degli Oddi di Uccelli, i Mammiferi, gliAnfibi e i Rettili, fino allo  scenografico Salone degli Scheletri, utilizzando anche strumenti multimediali e multisensoriali, i visitatori potranno conoscere le diverse forme animali e capirne l’origine e gli adattamenti a molteplici tipi di...

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Sacro Cuore del Suffraggio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Sacro Cuore del Suffraggio Lungotevere Prati 12 Roma (RM) Telefono 066865261   La Chiesa del Sacro Cuore del Suffraggio è nota per ospitare il Museo delle Anime del Purgatorio. Sorse sul lungotevere Prati a partire dal 1894, per volontà di padre Victor Jouet, missionario marsigliese che aveva fondato l’Associazione del Sacro Cuore di Gesù per il suffragio delle anime del Purgatorio. Opera dell’architetto Giuseppe Gualandi, che scelse lo stile gotico transalpino, inusuale per Roma, anche per la ristrettezza del lotto del terreno a disposizione. La facciata è ricca di guglie, nicchie e statue. L’interno è a tre navate, divise da pilastri a fascio con altissimi archi a sesto acuto. Nelle pareti si aprono le vetrate policrome che creano un’atmosfera piuttosto...

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SS. Andrea e Claudio Borgognoni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   SS. Andrea e Claudio Borgognoni  Via del Pozzetto 160 ang. Piazza San Silvestro Roma (RM) Telefono 06.6790310     La Chiesa dei SS. Andrea e Claudio Borgognoni è costruita sul luogo di un oratorio e di un ospizio. L’architettura del nuovo edificio fu opera di Antoine Derizet, che vi lavorò nel 1728-29. L’interno è un ambiente a croce greca con cupola, gradevole sistemazione settecentesca con belle decorazioni a stucco, tra cui angeli adoranti di derivazione berniniana. Sull’ altare maggiore una scultura in bronzo raffigurante il Globo terrestre fa da trono all’ esposizione eucaristica all’ interno di una raggiera dorata; sopra la raggiera, un affresco di Antonio Bicchierai che raffigura L’Eterno benedicente. Nella cappella laterale sinistra vi è l’urna in marmi policromi, opera di Corrado Mezzana, con le spoglie di Pierre-Julien Eymard, fondatore dei Padri Sacramentini. Sopra l’altare vi è una tela di Placido Costanzi che raffigura una Visione di San Carlo Borromeo cui appare un Santo vestito di bianco (1731). Ai lati della cappella dipinti moderni del 1939. Nella cappella laterale destra, dedicata a san Giuseppe, vi sono opere moderne di Cleto Luzzi (1949), con Sogno di San Giuseppe e Fuga in Egitto, mentre sull’ altare troneggia un San Giuseppe tra due angeli di Guido...

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Museo Nazionale Etrusco – Villa Giulia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: a partire da 8,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo Nazionale Etrusco – Villa Giulia Piazzale di Villa Giulia Roma (RM) Tel. 06 3226571 – Fax 06 3202010 sba-em@beniculturali.it http://www.villagiulia.beniculturali.it/     Il Museo Nazionale Etrusco ha sede nella splendida villa rinascimentale di Papa Giulio III, costruita tra 1550 e 1555, articolata su due cortili separati da un ninfeo. Si tratta di una classica villa suburbana alla cui realizzazione parteciparono architetti di fama come Giorgio Vasari, Jacopo Barozzi da Vignola e Bartolomeo Ammannati. Destinata a sede museale dal 1889, è oggi uno dei più rappresentativi musei dell’arte etrusca. Ospita reperti provenienti in particolare dall’Etruria meridionale, ossia dal territorio corrispondente all’Alto Lazio, tra il Tevere e il Mare Tirreno, luogo estremamente ricco di testimonianze di varie epoche e di varie civiltà (etrusca, greca, fenicia, falisca), essendo un punto di incontro naturale, crocevia di traffico lungo le principali rotte di comunicazione del Mediterraneo centrale. I reperti sono esposti secondo un criterio topografico a cominciare dai contesti di Vulci, Bisenzio, Veio, Cerveteri. Tra le opere più note si segnalano i bronzi da Vulci, la decorazione in terracotta dal Santuario di Portonaccio a Veio, tra cui il famoso Apollo (VI sec. a.C.), il Sarcofago degli Sposi da Cerveteri. Le collezioni private sono invece organizzate secondo un criterio tipologico. Di notevole rilevanza tra queste ultime si segnalano la collezione Barberini, la collezione Pesciotti e la collezione Castellani, che comprende alcuni gioielli estremamente significativi per lo studio dell’oreficeria etrusca, databili prevalentemente tra VII sec. a.C. e l’epoca medievale, oltre a riproduzione fatte eseguire dagli stessi Castellani su modelli antichi. Di grande interesse la sezione falisco-capenate, che ospita materiali provenienti dai centri della media valle del Tevere quali Corchiano, Vignanello, Nepi, Narce e in particolare Falerii Veteres (Civita Castellana) con le sculture in terracotta provenienti dalle decorazioni dei santuari della zona. Il Museo propone numerosi itinerari di visita che rendono possibile ammirare anche gli ambienti sotterranei della Villa come il ninfeo, i resti dell’acquedotto Vergine (età augustea) e la “neviera” di papa Giulio...

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Sant’ Antonio da Padova

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Chiesa di Sant’ Antonio da Padova all’Esquilino Via Merulana 124 Roma (RM) Telefono 06 703739 La Chiesa di Sant’ Antonio da Padova, chiamata anche Basilica di Sant’Antonio al Laterano per la vicinanza alla basilica lateranense, costituisce, con Palazzo Brancaccio, l’opera più impegnativa di Luca Carirmini (1884-1887). Ed è definita anche come la prima realizzazione monumentale dell’architettura sacra romana dopo il 1870. La facciata si leva su una scalinata a doppia rampa. L’eclettismo Neorinascimantale dell’architetto accostò alle forme quattrocentesche quelle tipiche del Sangallo del portico a cinque arcate. Caratteristico il campanile a cella ottagona, con cuspide in maioliche policrome e dorate. Hanno sede, negli edifici annessi la Pontificia Università Antonianum e gli Istituti culturali ad essa collegati, la Pontificia Accademia Mariana Internazionale e il Collegio Internazionale S. Antonio, sede della fraternità Gabriele...

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Chiesa dei Santi Michele e Magno

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa dei Santi Michele e Magno Largo degli Alicorni, 21 Roma (RM)     La Chiesa dei Santi Michele e Magno risale al IX secolo ed apparteneva ai Frisoni e alla loro scuola. Nell’Alto Medioevo infatti sorsero in questa zona diverse scuole a base etnica, ossia associazioni di carattere caritatevole e assistenziale nei confronti dei pellegrini che venivano a Roma per visitare la tomba di san Pietro. La schola dei Frisoni fondò dunque la chiesa dedicandola a san Michele arcangelo. La chiesa primitiva venne distrutta nella lotta, per liberare Gregorio VII, tra Roberto il Guiscardo e l’imperatore Enrico IV, che risedette proprio nella scuola dei Frisoni. La nuova chiesa sorse nel XII secolo ed assunse anche il nome di san Magno accogliendone le reliquie; è in questa occasione che fu aggiunto il campanile romanico, oggi visibile solo da piazza san Pietro. Subì poi restauri nel corso dei secoli successivi, soprattutto nel Settecento ad opera di Carlo Murena, pur mantenendo la sua struttura medievale. Per accedere alla chiesa occorre percorre una scala, in passata ritenuta santa. Internamente essa si presenta a tre navate, divise da colonne antiche racchiuse dentro a pilastri del XVIII secolo. Nella navata centrale si conserva ciò che resta dell’antico pavimento cosmatesco. Nella chiesa sono conservate due lapidi medievali: la prima ci informa che l’altare attuale fu consacrato da Innocenzo II il 30 gennaio 1141; la seconda invece racconta il fatto miracoloso della scoperta delle reliquie di san Magno a Fondi e della loro traslazione a...

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Palazzo Altemps

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Altemps  Museo Nazionale Romano Via di Sant’Apollinare, 46 Roma (RM) Telefono 06 39967700 http://archeoroma.beniculturali.it/musei/museo-nazionale-romano-palazzo-altemps Ospita nuclei di collezioni di reperti classici che sono state riunite in questa sede espositiva secondo un criterio che permette di cogliere sia gli aspetti formali sia il gusto dei collezionisti del tempo. Di particolare valore la nota collezione Boncompagni Ludovisi. Il cardinale Ludovico Ludovisi raccolse una notevole quantità di pregiati marmi antichi che conservava nella sua proprietà sul colle Quirinale. La raccolta comprendeva circa 450 sculture note in tutto il mondo che decoravano i viali e i giardini della Villa. Le sculture vennero poi restaurate e reintegrate nelle parti mancanti da alcuni tra i più importanti scultori dell’epoca come Gian Lorenzo Bernini, Alessandro Algardi, Ippolito Buzzi. Quando la villa venne distrutta alla fine dell’Ottocento per la creazione dell’attuale quartiere Ludovisi, parte della collezione venne dispersa. Tra le 104 sculture che lo Stato riuscì ad acquisire, ora esposte nelle sale del Palazzo, si possono ammirare il gruppo del Galata suicida con la moglie, Oreste ed Elettra, l’Ares e la testa di Giunone e il famoso originale greco del V sec. a.C. cosiddetto “Trono Ludovisi”, proveniente da scavi effettuati in quella zona. La collezione del cardinale Marco Sittico Altemps, esposta con criteri di arredamento prezioso del palazzo, constava in origine di 120 sculture di epoca greca e romana. Attualmente si conservano 15 sculture quattro delle quali sono visibili sotto le arcate del portico settentrionale. Nei portici del cortile e nelle sale del primo piano sono esposte le opere relative alla collezione Mattei, raccolte dalla famiglia per decorare Villa Celimontana, ospitate precedentemente al Museo delle Terme di Diocleziano. Altro nucleo significativo è quello della Collezione Del Drago risalente al XVII secolo, ospitata inizialmente nel palazzo di via Quattro Fontane. A palazzo Altemps si può ammirare anche un consistente nucleo della collezione egizia del Museo Nazionale Romano: in particolare i materiali provenienti dal santuario di Iside e Serapide del Campo Marzio e i reperti dello scavo del santuario siriaco del Gianicolo. Recentemente il museo ha aperto quattro nuove sale: Il percorso ha inizio da due sale già aperte ma che godono di un nuovo allestimento. Si comincia con la Sala dei culti pubblici e privati, dove si trova la statua in diorite del bue sacro Api proveniente dalla collezione Brancaccio, il rilievo isiaco da una tomba sulla via Appia ad Ariccia, e due statue, una acefala raffigurante Iside e l’altra una sacerdotessa. Segue la Sala del santuario delle...

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Santa Maria in Vallicella – Chiesa Nuova

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Maria in Vallicella – Chiesa Nuova  Via del Governo Vecchio, 134 Roma (RM) Tel. 06 6875289 – Fax 06 6873124 vallicella@tiscali.it www.vallicella.org     La figura di San Filippo Neri, “Apostolo di Roma”, canonizzato nel 1622, è storicamente legata alla chiesa di S. Maria in Vallicella. Nel 1548 Filippo Neri, chiamato dal popolo “Pippo buono”, fondò la Confraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti allo scopo di assistere i pellegrini bisognosi che si recavano a Roma. In segno di riconoscimento per l’opera svolta, Gregorio XIII gli fece dono della chiesa di Santa Maria in Vallicella, già documentata dal XII secolo (così detta per la presenza di un avvallamento). La ricostruzione della chiesa (da qui Chiesa Nuova), iniziata nel 1575 da Pietro Bartolini di Città di Castello, proseguì nel 1583 con Martino Longhi il Vecchio. La chiesa fu consacrata nel 1599 mentre la facciata  fu completata ai primi del ‘600 seguendo il modello della chiesa del Gesù. La facciata, compiuta nel 1605, presenta due ordini scanditi da lesene corinzie. Nella parte inferiore si apre il portale centrale affiancato da colonne con ai lati due portali più piccoli. Nell’ordine superiore al centro si trova una finestra balaustrata tra colonne su cui poggia un timpano curvo. Ai lati due nicchie con statue di San Girolamo e San Gregorio Magno. L’interno, a tre navate e copertura a volta presenta una grande aula centrale affiancata da cappelle intercomunicanti. Nella navata principale, nel soffitto, nella cupola e nell’abside si trovano gli affreschi di Pietro da Cortona. L’altare è decorato con il capolavoro di Rubens “Angeli in Venerazione della Madonna” (1608), dipinto che copre un’antica immagine della Vergine con Bambino; sempre di Rubens le due tele laterali raffiguranti i “SS. Gregorio Magno, Mauro e Papia” e i “SS. Domitilla, Nereo e Achilleo” (1608). A sinistra del presbiterio si trova la cappella dedicata a San Filippo Neri ricca di marmi pregiati, pietre dure e madreperla. Nella sagrestia, realizzata nel 1629, ancora opere di Pietro da Cortona, Alessandro Algardi, Guido Reni,...

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Santa Maria Maddalena in Campo Marzio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Maria Maddalena in Campo Marzio  Piazza della Maddalena, 53 Roma (RM) Telefono 06 899281 francidema@tiscali.it   L’origine della chiesa di Santa Maria Maddalena in Campo Marzio è anteriore alla prima metà dell’VIII secolo. Presso questa, si dice che fecero sosta alcune monache brasiliane profughe da Costantinopoli che portavano con loro il corpo di San Gregorio Nazianzeno e molte reliquie di martiri. La chiesa orientale cattolica è, probabilmente per questo motivo, di rito antiocheno e fu annessa ad un monastero di benedettine fondato intorno al 750 da papa Zaccaria. Costruita per opera di Giacomo della Porta, Carlo Maderno e Francesco Paparelli, fu trasformata nel 1668-1685, secondo il gusto del tempo, da Giovanni Antonio de Rossi, autore della decorazione architettonica dell’atrio e del cortile antistante, reso illusionisticamente più ampio. Ha una pianta quadrata a croce greca ed una cupola ellittica senza tamburo. La particolarità della chiesa sono le numerose cappelle tutte riccamente decorate. Sopra l’altare c’è il dipinto di una Madonna del XII secolo da cui prende il nome la...

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Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo Largo di Villa Peretti, 1 Roma (RM) Telefono 06 39967700 Palazzo Massimo, in stile neo-cinquecentesco, venne realizzato tra il 1883 e il 1887 su progetto di Camillo Pistrucci, in un’area che precedentemente era occupata dalla Villa Peretti, costruita da Sisto V e dimora della famiglia Massimo. L’area di pertinenza della Villa è stata gradualmente erosa per la realizzazione degli edifici e dell’assetto urbano circostante, in particolare per la costruzione della stazione Termini. Acquisito dallo stato nel 1981, subì un consistente intervento di restauro e consolidamento, finalizzato ad adeguare il palazzo a spazio espositivo. Al pian terreno e al primo piano sono ospitate opere di scultura-ritratti, rilevi, statue-ritratto, databili prevalentemente dalla tarda età repubblicana alla prima età imperiale, che testimoniano l’influenza dell’arte greco-ellenistica sugli artisti romani.Tra le più significative il cosiddetto Generale di Tivoli, Augusto come Pontefice Massimo da via Labicana, la Fanciulla di Anzio, l’Efebo da Subiaco, l’Afrodite da Villa Adriana. Al secondo piano sono esposti alcuni tra i più noti apparati decorativi rinvenuti in complessi di Roma, caratterizzati da particolare lusso ed eleganza. Pur essendo infatti notevolmente minori rispetto alla quantità di pitture parietali rinvenute in centri quali Pompei ed Ercolano, a Roma si conservano alcuni esempi di eccezionale livello artistico. Sono esposte, dopo un accurato restauro che ha rimesso in luce i dettagli e i colori originari, le pitture di alcuni ambienti della Villa di Livia a Prima Porta e le decorazioni della Villa della Farnesina, probabile possesso imperiale, della quale sono ricostruiti quattro ambienti dei nove conservati. Si tratta di esempi particolarmente raffinati, databili intorno al 20 a.C.; sono visibili anche alcuni esempi di mosaici pavimentali di epoca repubblicana, in bianco e nero con quadretti centrali policromi e pavimenti con raffigurazioni più articolate di epoca imperiale. Di particolare rilevo è la collezione numismatica del Museo, conservata al piano seminterrato in un caveau apposito realizzato in occasione dei più recenti interventi sul palazzo. Sono esposte monete che testimoniano dell’uso di questo elemento in epoca antica, medievale e moderna. Sono molti gli esemplari unici e le rarità. Tra le principali collezioni si ricordano la raccolta dell’ex Museo Kircheriano, la collezione Gnecchi e la collezione medievale e moderna di Vittorio Emanuele III di Savoia. Di straordinaria qualità è la collezione di gioielli che documentano l’arte dell’oreficeria e della glittica di età romana, tra cui la celeberrima gemma di Aspasios e altri materiali relativi a corredi funerari rinvenuti in necropoli del suburbio....

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San Luigi dei Francesi

La Chiesa di San Luigi dei Francesi  La Chiesa San Luigi dei Francesi, sita in pieno centro storico tra Piazza Navona e Piazza di Sant’ Eustachio è una meta imperdibile per gli amanti della pittura. All’interno di una delle sue cappelle sono ospitati tre capolavori, opere del Caravaggio: Martirio di San Matteo, San Matteo e l’Angelo, Vocazione di San Matteo. Nella cappella, precisamente nella navata di destra, si possono invece ammirare alcuni meravigliosi affreschi opera del Domenichino. La Chiesa di San Luigi dei Francesi fu fondata dal cardinale Giulio dei Medici (poi Clemente VII) nel 1518, e completata nel 1589 da Giacomo della Porta e Domenico Fontana. La vasta facciata tardo-rinascimentale attribuita a Giacomo della Porta, è ripartita da lesene in cinque campate, con tre portali e due nicchie con statue del Lestache (1758). L’interno è a tre navate con cinque cappelle per lato ed un ricco coro centrale decorato da marmi; lo stile di tutta la chiesa è indiscutibilmente barocco. San Luigi dei Francesi ospita inoltre diverse tombe, tra cui la tomba di Pauline de Beaumont, fatta costruire dal suo amante, il Chateaubriand; e la tomba del cardinale François Joachin de Bernis, ambasciatore dei re Luigi XV e Luigi XVI. Per maggiori informazioni sull’orario di apertura della Chiesa, potete telefonare allo 06...

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Galleria Spada

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Galleria Spada Indirizzo e recapiti Piazza Capo di Ferro, 13 Roma (RM) Tel. 06 6874896 – Fax 06 6861158 info.polomuseale@libero.it http://galleriaspada.beniculturali.it Galleria Spada fu fondata nel 1927 dopo che lo stato nel novembre dell’anno precedente l’aveva acquistata ed ebbe insieme al Consiglio di Stato sede nel palazzo. Successivamente negli anni quaranta del XX secolo fu chiusa. Fu riaperta nel 1951 su interessamento dell’allora sovrintendende delle Gallerie di Roma Achille Bertini Calosso e all’impegno di Federico Zeri, che già era direttore del museo, inoltre egli si impegnò a ricercare la maggior parte delle opere disperse durante la guerra e curandone il riordino e cercando di ricreare nelle quattro sale del museo il primitivo aspetto sei-settecentesco perciò la galleria rimane un esempio superstite di pinacoteca antica. I quadri disposti sulle pareti sono in file successive si integrano con gli arredi, mobili e sculture del museo. La maggior parte delle opere esposte proviene dalla collezione di Bernardino Spada (1594-1661) successivamente accresciuta di nuove acquisizioni ad opera del suo pronipote il cardinale Fabrizio Spada (1643-1717). Un contributo minore ma di una certa rilevanza si deve alla passione collezionistica di Virginio Spada (1596-1662), mentre in seguito al matrimonio di Orazio Spada con l’ereditiera Maria Veralli nel 1636, entrarono a far parte della collezione numerose opere antiche e moderne di notevole importanza. Il Museo è sito al primo piano del palazzo nell’ ala appartenuta al cardinale Girolamo Capodiferro che lo aveva fatto edificare su edifici preesistenti di proprietà della famiglia dal 1548. Sala I: Viene chiamata stanza dei Papi per via delle cinquanta iscrizioni illustranti la vita di alcui pontefici voluti dal cardinale Bernardino. Viene chiamata anche Stanza del soffitto azzurro per via del soffitto ricoperto da una tela turchina suddivisa in tanti piccoli vani detti camerini da verno. Le decorazioni del soffitto a cassettoni sono del 1777. Sala II: Fu realizzata contemporaneamente alla III sala. Fu decorata nella zona alta delle pareti da dei fregi pitturati a tempera su tela da Perin del Vaga. Il resto delle pareti venne dipinto con delle boiseries oggi scomparse. Sala III: Viene chiamata anche “Galleria del Cardinale”. Fu progettata nel bienno 1636-37 insieme alla precedente da Paolo Maruscelli per porvi la collezione di Bernardino Spada. Il soffitto è a travicelli. Delle porte-finestre immettono in ballatoi di cui uno è munito di ringhiera in ferro che si affaccia sul giardino grande. Sala IV: Fu fatta edificare al posto di una terrazza in legno che prospettava sul giardino...

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Museo Storico della Liberazione

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Indirizzo e recapiti Via Tasso, 145 Roma (RM) Tel. 06 7003866 – Fax 06 77203514 info@viatasso.eu www.viatasso.eu   Il Museo Storico della Liberazione di Roma raccoglie documenti originali, cimeli, giornali e manifesti, volantini, scritti e materiali iconografici relativi all’occupazione nazifascista di Roma e alla lotta che valse alla città di Roma la Medaglia d’oro al Valor Militare per la guerra di Liberazione nell’ambito della Resistenza italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Il Museo ha sede nei medesimi locali dell’edificio in Via Tasso che, durante l’occupazione nazifascista di Roma, divenne tristemente famoso come luogo di reclusione e tortura da parte delle SS per oltre 2000 antifascisti, molti dei quali caddero fucilati a Forte Bravetta e alle Fosse Ardeatine. Le celle restaurate come i tedeschi in fuga le lasciarono, popolate dalle memorie e persino dai graffiti originali tracciati da chi vi patì tortura e privazioni prima di vedersi strappata la vita, sono testimoni del dramma e della scelta civile di italiani di ogni ceto e di ogni famiglia politica che diedero vita alla Resistenza. Non si tratta quindi di un museo nel senso più comune del termine, ma piuttosto di un realistico e reale monumento, un documento storico che ne contiene altri e le cui stesse pareti sono testimoni capaci di suscitare emozione. Qui vennero imprigionati, interrogati e torturati molti civili e combattenti della Resistenza Romana. Da questa prigione furono tradotti anche alcune delle vittime delle Fosse Ardeatine. Un luogo della memoria dunque, testimoniato dai numerosi messaggi graffiati dai prigionieri stessi sulle pareti delle celle, conservate come allora. Una sala è poi dedicata alla persecuzione degli ebrei romani dal periodo fascista alla II guerra mondiale. A testimonianza di quella pagina di storia, sono esposti pannelli fotografici, documenti d’archivio, schede originali relative agli arresti. Al Museo è annessa una Biblioteca che raccoglie testi, collezioni di giornali, opuscoli e materiali relativi soprattutto alla guerra, alla Lotta di Liberazione e ai movimenti politici che l’animarono....

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Santi Quattro Coronati

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Complesso dei Santi Quattro Coronati Via dei S.S. Quattro, 20 Roma (RM) Telefono 0039 06 70475427 monacheosasantiquattro@tin.it http://www.santiquattrocoronati.org/     Al Complesso è attribuito il nome di “Quattro Coronati” in seguito alla leggenda di quattro marmorari cristiani messi a morte sotto Diocleziano per essersi rifiutati di scolpire idoli pagani, ma anche di quattro (o cinque) militari, ugualmente martirizzati e sepolti presso le tombe dei martiri precedenti. Il sito si presenta ancora come un complesso monastico fortificato, di modesta apparenza esterna ma di massiccia consistenza muraria, ed è costituito da una basilica e da una serie di altri spazi sacri e residenziali (cripta, cortili, convento, antico palazzo cardinalizio). Esso occupa, dal IV secolo, i luoghi di una ricca residenza aristocratica di età tardoantica che era collocata lungo l’antica via Tuscolana (nel percorso corrispondente all’attuale via dei Santi Quattro) e nei secoli fu ripetutamentemente e radicalmente modificato. La primitiva aula absidata fu convertita in luogo di culto cristiano prima del 499, data a cui risale la prima attestazione del “titulus Aemilianae”, più volte identificato, dalle fonti altomedioevali, con la chiesa dei Santi Quattro. La posizione della chiesa era rilevante, per essere in alto e per la sua vicinanza al Laterano, sede allora del papato. La fortificazione del complesso (cripta, torre d’ingresso all’epoca decorata all’interno e all’esterno, primo cortile con i primi edifici destinati al clero) è di epoca carolingia, attribuita al papa Leone IV (fine VIII secolo). Dopo l’incendio di Roberto il Guiscardo nel 1084, papa Pasquale II provvide alla ricostruzione, riducendo però la basilica alla sola metà ovest della ex navata centrale e trasformando il precedente spazio nell’attuale secondo cortile, mentre quelle che erano state le navate laterali furono inglobate, la destra nel palazzo del cardinale titolare, la sinistra nel monastero fondato dallo stesso Pasquale II, che dal 1138 divenne un priorato dell’abbazia benedettina di S. Croce di Sassovivo presso Foligno. All’incirca nella prima metà del XIII secolo fu realizzato il bellissimo chiostro cosmatesco, la cui lavorazione fu affidata ai marmorari romani dell’Università sorta presso il Celio in onore dei quattro martiri scalpellini cui era dedicata la chiesa. Probabilmente il lavoro fu opera di Pietro de Maria lo stesso maestro marmorario che lavorò al chiostro dell’abbazia di Sassovivo. Importanti restauri (testimoniati dall’iscrizione con lo stemma del cardinale murata nel primo cortile, sotto la torre) furono fatti eseguire nel XV secolo dal cardinale Carillo dopo la cattività avignonese, quando il complesso fu dichiarato sede pontificia da papa Martino V. Con lo spostamento della...

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Santa Sabina all’Aventino

Basilica di Santa Sabina all’Aventino Piazza Pietro d’Illiria, 1Roma (RM)Tel. 06 57940600 Interno della basilica di Santa Sabina Origini La Basilica di Santa Babina fu fondata da Pietro, prete di Illiria, tra il 422 e il 432, su di un antico “Titulus Sabinae” sorto probabilmente nella casa di una matrona Sabina che finì poi per identificarsi con la omonima santa umbra. Nel 824 fu aggiunta la “Schola Cantorum”, per cura del papa Eugenio II. Il papa Onorio III, nel 1222, la donò a San Domenico per il suo Ordine e fu in quella occasione che il campanile ed il bel chiostro furono realizzati. Seguirono altri restauri, fino alla trasformazione interna del 1587 per opera di Domenico Fontana. Il secolo XX Negli anni delle due guerre mondiali si procedette al totale ripristino della chiesa, tanto che attualmente rappresenta il tipo più perfetto di basilica cristiana del V secolo. La facciata, preceduta dall’atrio, è ad arcate, sostenute da quattro antiche colonne di marmo scanalate a spirale e da quattro di granito, nelle quali sono raccolti frammenti lapidei, sarcofagi di età imperiale e resti di antiche transenne. Il portale mediano della chiesa, che ha un bel contorno marmoreo di età classica. E’ chiuso da preziosi battenti di porta in legno di cipresso, riproducenti in rilievo scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. L’interno basilicale, luminoso, vasto e solenne è diviso in tre navate da ventiquattro colonne scanalate corinzie. Della originaria decorazione del V secolo resta solamente una grande fascia a mosaico con un’iscrizione a belle lettere d’oro su fondo azzurro, che porta i nomi di Pietro di Illiria e del papa del tempo, Celestino I. É l’unica chiesa che ebbe il privilegio di possedere una fonte battesimale. Alcuni lavori di restauro condotti nell’atrio hanno riportato alla luce un dipinto murale raffigurante, secondo l’iconografia greca, la Vergine con Bambino. Al suo fianco si trovano i SS. Pietro e Paolo da un alto, e dall’altro Santa Sabina e Santa Serafia che introducono i committenti. Recentemente è stato inaugurato presso gli edifici monastici il Museo Domenicano di Santa Sabina, visitabile su prenotazione. Vedi anche: Leggenda Pietra del...

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Orto Botanico di Roma

Apertura stagionale: Tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: intero 8,00 €, ridotto 4€ Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Orto Botanico di Roma Nel pieno del centro storico di Roma, arrampicati tra il quartiere di Trastevere e il Gianicolo, si sviluppano i 12 ettari dell’Orto Botanico di Roma. Un polmone verde talvolta sconosciuto agli stessi cittadini romani e gestito dal dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma La Sapienza. Il complesso, in cui è possibile osservare varietà botaniche provenienti da tutto il mondo, si inserisce in una tradizione cittadina di giardini dall’importante valore scientifico-naturalistico. Già nel XIII secolo per volontà del pontefice Nicolò III venne creato un Pomerium, cioè un terreno agricolo destinato a coltivazioni per la corte papale. Nel corso dei secoli, nei Giardini Vaticani. nacque il primo esempio di orto botanico e nel 1514 venne istituita da Leone X, presso l’Università, la prima cattedra per l’insegnamento delle piante medicinali.  Successivamente la residenza abituale dei papi si spostò momentaneamente presso il Quirinale e l’orto botanico vaticano venne lasciato in stato di totale abbandono. Papa Alessandro VII decise pertanto di destinare un’area sul colle del Gianicolo alla creazione del nuovo orto botanico universitario. Dopo numerose dislocazioni, nel 1883 l’orto botanico venne definitivamente collocato presso Villa Corsini alla Lungara, che lo Stato Italiano acquistò da Tommaso Corsini per realizzarvi l’Accademia dei Lincei, nel palazzo, e l’orto botanico, nel giardino sottostante. La Villa al momento dell’acquisto possedeva già un importante valore artistico conferitogli dal restauro affidato, nel XVIII secolo, a Ferdinando Fuga. Risalenti al progetto del Fuga sono alcuni capolavori che è tuttora possibile ammirare all’interno del giardino, come la fontana degli undici zampilli e quella dei tritoni. Primo direttore dell’orto fu Pietro Romualdo Pirotta (1884-1928) a cui si deve la realizzazione da zero dell’intera area naturalistica, al tempo costituita solo dall’antico bosco a ridosso del Gianicolo e da due cedri del Libano. Oggi è possibile osservare le più svariate specie vegetali, tra cui il Cedrus deodara, il gruppo dei Dasylirion e millenari Liquidambar orientalis originari della Cina. All’interno dell’orto botanico sono presenti diverse collezioni: dalle palme, il bambù, le gimnosperme, le piante mediterranee o la serra monumentale. Diversi giardini come il roseto, il giardino dei non vedenti, la valletta delle felci, il giardino giapponese, il bosco mediteranno, il giardino dei semplici, o la serra tropicale. Informazioni  È possibile visitare l’orto botanico nei seguenti orari: Da lunedì alla domenica: 9:00 – 18:30 (da aprile a ottobre) Da lunedì al sabato: 9:00 – 17:30 (da novembre a marzo) Biglietteria: Intero € 8,00 (12 – 65 anni) Ridotto € 4,00 (6 – 11 anni e over 65,...

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Santo Stefano Rotondo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santo Stefano Rotondo  Via di Santo Stefano Rotondo, 7 Roma (RM) Tel. 06 421199 – Fax 06 42119125 santo.stefano.rotondo@cgu.it     Santo Stefano Rotondo è una delle chiese più antiche d’Italia a pianta circolare, fu eretta probabilmente nel V secolo e consacrata al culto da papa Simplicio alla fine del V secolo. E’ preceduta da un portico a cinque arcate su alte colonne antiche di granito, con capitelli corinzi. In origine era costituita da un ambiente circolare, circoscritto da due ambulacri concentrici, formati da due giri di colonne: l’ambulacro esterno era intersecato dai quattro bracci di una croce greca, alle cui estremità si trovavano quattro cappelle. Papa Innocenzo II, nel XII secolo, ordinò di aggiungere il portico di ingresso e le tre grandiose arcate trasversali dell’area interna, utilizzando due altissime colonne di granito, allo scopo di sostenere la copertura pericolante. Papa Nicolò V provvide, nel 1453, a far ristrutturare la chiesa riducendone il diametro. Da non perdere l’interno della piccola chiesa assolutamente insolito e particolarissimo, ricco, lungo le pareti, di affreschi del Pomarancio, del Tempesta e di altri, impressionanti per la rappresentazione delle atrocità inflitte ai martiri cristiani. Una delle cappelle contiene un mosaico bizantino del VII secolo che raffigura due martiri che furono sepolti nella...

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Santa Balbina

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Balbina Piazza di Santa Balbina, 8 Roma (RM) Telefono 06 5780207 La Chiesa di Santa Balbina fu eretta nel IV secolo sulla casa del console romano Fabio Cilone (204). La semplice facciata con tre finestroni centinati e chiusi da transenne moderne, è preceduta da una breve scalinata e da un portico a tre arcate, di epoca posteriore. La struttura è addossata all’ex convento, ora Ospizio di Santa Margherita nel quale vi sono numerosi resti di murature di età adrianea. L’interno è ad aula unica con copertura a capriate in vista. Su ciascun lato si trovano sei nicchie, alternativamente rettangolari e semicircolari, nelle quali si possono ammirare resti di affreschi dal IX secolo al XIV. In fondo alla navata mediana una ricostruzione, su tracce antiche della “Schola Cantorum”, racchiude nel pavimento frammenti di mosaici della necropoli del I secolo, rinvenuti sotto la Via Imperiale entro le mura...

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Museo di Storia della Medicina

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Indirizzo e recapiti Viale dell’Università, 34/a Roma (RM) Telefono 06 49914445 museo.stomed@uniroma1.it www.histmed.it/museo/museo.htm   La collezione, costituita sia da esemplari autentici che da riproduzioni, si è formata con lasciti privati e donazioni, come la Collezione Gorga e la Collezione Pazzini, e con oggettistica proveniente dal Museo Egizio di Torino e dall’Istituto Orientale di Napoli. Tra gli oggetti esposti troviamo una preziosa collezione di vasi medievali da farmacia, vasetti unguentari egizi per la mummificazione, diversi strumenti chirurgici, farmacie portabili, ex-voto e talismani. Ricostruiti anche alcuni ambienti come una farmacia del ‘600 e il laboratorio dell’alchimista. Alle storiche collezioni originarie sono stati aggiunti centinaia di reperti archeologici concessi dalla soprintendenza, come i reperti antropologici provenienti dalla Necropoli Collatina, tra le più vaste di Roma con 2300 tombe datate dal I al III secolo d. C., che ha restituito scheletri di donne col ginocchio fratturato e con protesi odontoiatriche. Si può ammirare l’incredibile varietà di ex voto imperiali di terracotta, tra I e II secolo d. C., a forma di piede, mano, utero e mammelle a simboleggiare la preghiera agli dei per la fecondità o per il risanamento di un arto dolorante. Fino ai pezzi più misteriosi, ancora al centro di studi e dibattiti scientifici, come gli ex voto a mezze teste femminili. Tra i reperti esposti anche il cranio del “Bambino di Fidene” che rappresenta la più antica testimonianza di intervento chirurgico di trapanazione del cranio, un unicum nella storia della civiltà romana d’età imperiale. Il reperto fu ritrovato insieme al resto dello scheletro nel 1995 in una tomba a fossa senza corredo funerario, all’interno di una necropoli di una trentina di sepolture, nella borgata romana di Fidene. Appartirene a un bambino di 5 anni del II secolo d.C. L’intero scheletro, ora ricomposto è adagiato su un letto di sabbia all’interno di una teca che ne stabilizza l’ambiente microclimatico.  ...

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Santi Cosma e Damiano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santi Cosma e Damiano  Via dei Fori Imperiali, 1 Roma (RM) Telefono 06 6920441 tor@terzordine.it     La Chiesa dei Santi Cosma e Damiano fu edificata su commissione di papa Felice IV (per cui fu anche detta Basilica”Beati Felicis”) in un’aula del Foro della Pace, nel 527. Fu rinnovata nel 1632 su disegno dell’Arrigucci. Il vestibolo antistante la chiesa, verso il Foro Romano, è costituito dal cosiddetto Tempio del Divo Romolo. All’interno della chiesa si possono ammirare splendidi mosaici risalenti al VI secolo. Nel vestibolo è allestito un grande presepe napoletano del XVIII secolo. Passando per una scala si può accedere in uno degli ambienti dell’antica basilica, nel quale si conserva tuttora l’altare originario. Uscendo si può osservare lo scavo che si estende davanti alla facciata laterizia del convento: questo contiene i resti di una delle aule che fiancheggiavano il Tempio della Pace e precisamente quella nella quale era esposta la pianta marmorea di Roma antica fatta incidere da Settimio Severo.  Il catino dell’abside fu decorato intorno al 530 a mosaico con una scena rappresentante l’accoglienza nei Cieli dei due santi titolari della chiesa. Al centro domina la figura del Cristo con un rotolo nella mano sinistra e con la destra indicante una stella, rialzato rispetto alle altre figure e poggiante su nuvolette rosse e bluastre, che invadono anche il cielo blu alle sue spalle, mentre ai suoi lati su un idilliaco praticello si dispongono Paolo, san Cosma e papa Felice IV che offre il modellino della chiesa a sinistra e, a destra, Pietro, san Damiano e Teodoro. Nel tamburo sottostante sono rappresentati gli apostoli sotto forma di...

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Santa Maria in Cosmedin

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Santa Maria in Cosmedin Piazza della Bocca della Verità, 18 Roma (RM) Telefono 06 6787759 La Chiesa di Santa Maria in Cosmedin sorge nel luogo dove oggi troviamo la famosissima Bocca della verità. Essa fu destinata nell’VIII secolo ai monaci bizantini che, fuggiti alle persecuzioni degli iconoclasti d’Oriente, si erano stabiliti nei pressi del Tevere. Per le decorazioni apportate, l’edificio prese anche il nome di “Cosmedin” che in greco significa ornamento. Restaurata e modificata più volte nel corso dei secoli, la chiesa mostra all’interno alcuni suggestivi elementi decorativi dell’VIII e dell’XI secolo, quali il matroneo e la “Schola Cantorum”. All’esterno è visibile il campanile a sette piani di bifore e trifore, uno tra i più belli della città in stile romanico. L’interno è suggestivo e severo, radicalmente ripristinato nelle sue forme originarie dell’VIII secolo: tre navate, separate da pilastri e da diciotto colonne di varia provenienza. Il soffitto è ligneo, costituito da capriate, mentre il pavimento è arricchito dagli smalti e dagli ori dei mosaici cosmateschi, oltre che da superfici marmoree. Qui si possono ammirare la schola cantorum proprio a metà della navata centrale, la “cattedra” episcopale, il “baldacchino” gotico dell’altare maggiore, opera di Deodato di Cosma, e l’altare di granito rosso posto sul fondo dell’abside risalente al 1123. La facciata a forma di capanna della chiesa presenta un portico con sette arcate, cui si sovrappongono sette finestre; in posizione decentrata, sulla destra dell’osservatore, si erge il bel campanile romanico risalente al XII secolo che si eleva dal tetto per sette piani, con bifore e trifore, e decorato da maioliche colorate. Il portico ospita la famosa Bocca della Verità, cara alla tradizione popolare per la nota credenza che la bocca potesse mordere la mano di chi non avesse affermato il...

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Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Museo Nazionale degli Strumenti Musicali Piazza di Santa Croce in Gerusalemme, 9/A Roma (RM) Tel. 06 7014796 – Fax 06 7029862 Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali fu inaugurato a Roma nel 1974, in quella che un tempo era la caserma “Principe di Piemonte”. Ci troviamo nei pressi della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme; il museo conserva al suo interno una quantità enorme, e forse unica al mondo, di strumenti musicali: circa 3000 pezzi, di cui, purtroppo, solo ottocento esposti. Gli strumenti conservati all’interno del museo appartenevano ad una collezione privata del tenore italiano Evan Gorga. Gorga fu il primo ad interpretare Rodolfo nell’ opera di Puccini “la Bohème”. Nella sua attività di collezionismo, Gorga riunì trenta collezioni di oggetti più disparati, ma certamente la collezione di strumenti musicali era quella che rivestiva la maggiore importanza. Evan Gorga è morto nel 1957 a 92 anni ed è a lui che la cultura italiana deve essere riconoscente per aver contribuito alla conservazione di un enorme patrimonio artistico e culturale che altrimenti sarebbe andato disperso. Vi si e’ aggiunta in seguito una incredibile serie di strumenti rari e preziosi, tanto che adesso vi sono più di 3000 pezzi che vanno dall’antichità alla fine del ‘700. Sezioni di strumenti popolari di tutto il mondo e di strumenti-giocattolo, provenienti dal Museo di Palazzo Venezia e dal Museo di Storia delle Tradizioni Popolari. Dei 3.000 pezzi della collezione sono esposti circa 840 strumenti. Attraverso 18 sale viene ricostruita la storia della musica, dai primi strumenti a fiato e percussione del mondo antico greco e romano sino a quelli del nostro secolo. Sono esposti strumenti di musica popolare e colta, religiosa e militare, strumenti della tradizione musicale extraeuropea provenienti dall’Africa, dall’Oceania, dall’America. Tra i pezzi particolari l’arpa Barberini del XVII secolo, il clavicembalo verticale italiano ed il pianoforte costruito nel 1722 da Bartolomeo Cristofori (1655-1732), universalmente riconosciuto come l’inventore di questa tipologia di strumento.    ...

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Santa Prassede

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Prassede  Via di Santa Prassede, 9/a Roma (RM) Tel. 06 4882456 – Fax 06 4819059   La chiesa di Santa Prassede si trova nei pressi di Via Merulana all’altezza di Piazza Vittorio Emanuele. La chiesa ha origini molto antiche. Attorno alla basilica di Santa Maria Maggiore sorsero molte chiese, tra cui, come attesta una lapide del 491, un titulus Praxedis. Papa Adriano I verso l’anno 780 rinnovò completamente ciò che restava del titulus Praxedis, la chiesa attuale invece si deve al rifacimento operato da papa Pasquale I nell’817, che costruì un nuovo edificio sacro al posto del precedente, ormai fatiscente. La nuova chiesa era destinata ad accogliere le ossa dei martiri sepolti nel cimitero di Priscilla. Fin dal IX secolo la chiesa era inserita nel tessuto edilizio a tal punto che la facciata non era visibile dalla strada, come lo è tuttora; essa si trova all’interno di un cortile quadrangolare delimitato da edifici abitativi, ancora oggi sono visibili le colonne dell’antico nartece e tre finestre centinate in alto. L’interno, a pianta basilicale, era originariamente diviso in tre navate da sedici colonne di granito reggenti direttamente la trabeazione. Quattro di queste furono successivamente incorporate in pilastri di rinforzo, su cui sono impostate tre grandi arcate trasversali. Il catino absidale, l’arco absidale e l’arco trionfale sono intermante decorati a mosaico, con raffigurazioni tratte dall’apocalisse e una rappresentazione del cristo attorniato dai Santi e dal committente, papa Pasquale I. Splendidi gli affreschi alle pareti con “Storie della Passione”, figure di “Apostoli” sui pilastri, puttini e festoni, opere di vari autori dei primi del XVII secolo. Al centro del pavimento un disco di porfido copre un pozzo, ove, secondo la leggenda, Santa Prassede raccoglieva i resti ed il sangue dei martiri. La cappella di San Zeno è il più importante monumento bizantino in Roma e racchiude alcuni dei più importanti mosaici bizantini. Nella chiesa si trova il busto del vescovo Santoni, prima opera scultorea di...

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Santa Pudenziana

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Pudenziana Via Urbana, 160 Roma (RM) Tel. 06 4814622 – Fax 06 4463478     Per secoli si è ritenuto che Santa Pudenziana fosse la più antica chiesa cristiana di Roma: la chiesa sarebbe stata costruita sulla domus del senatore Pudente, che si trova nove metri sotto la basilica. Pudente, con le sue due figlie Pudenziana e Prassede, sarebbe stato convertito dall’apostolo Pietro che avrebbe dimorato sette anni nell’abitazione dell’amico. Origine e datazione della chiesa, pur antichissima, sono ancora in discussione.le strutture della chiesa farebbero parte delle Terme di Novato del II secolo, un secolo dopo l’arrivo di Pietro, e la trasformazione delle terme in una chiesa sarebbe avvenuta alla fine del IV secolo, sotto il pontificato di papa Siricio. Studi recenti, al contrario, sostengono che l’ubicazione in un edificio termale è da ritenersi infondata poiché non sono stati trovati bacini, condotti acquiferi e soprattutto vasche, manufatti tipici di un edificio di quel genere. Il mosaico dell’abside risale a circa il 390, vi è rappresentato Cristo in trono circondato dagli apostoli (ne sono rimasti dieci, gli altri probabilmente sono scomparsi con le ristrutturazioni cinquecentesche) e da due donne che gli porgono una corona ciascuna, la cui identità è oggetto di discussione: secondo alcuni sarebbero le sante Pudenziana e Prassede, figlie di Pudente, secondo altri rappresenterebbero la “Chiesa” e la “Sinagoga”, cioè i templi dei cristiani e degli ebrei. Solo la figura del Cristo ha l’aureola, e tiene in mano un libro aperto sul quale campeggia l’iscrizione DOMINUS CONSERVATOR ECCLESIAE PUDENTIANAE. Le figure si stagliano davanti a un’esedra porticata, dietro la quale si intravede il profilo di una città, che potrebbe essere identificata con Gerusalemme.  Questa interpretazione è resa plausibile dalla presenza, al centro del mosaico, di una croce gemmata che, secondo la tradizione, sarebbe stata fatta erigere dall’Imperatore Costantino sul Calvario,  poco al di fuori della città santa. Accanto alla Croce svettano in un cielo animato da nuvolette rosacee e azzurre i quattro Viventi dell’Apocalisse (l’angelo, il bue, il leone e l’aquila), una delle più antiche rappresentazioni del Tetramorfo giunte sino a noi in sede monumentale. Durante il pontificato di Adriano I la chiesa fu riedificata, quindi restaurata da papa Gregorio VII e da papa Innocenzo III, al quale si deve il magnifico campanile. Nel 1589 fu ampiamente modificata per opera di Francesco da Volterra. La facciata ricostruita per cura del cardinale Luciano Bonaparte committente di Antonio Manno (1870), presenta un bellissimo fregio del secolo XI, adattamento dell’originaria cornice marmorea della porta,...

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San Saba

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di San Saba Piazza Gian Lorenzo Bernini, 20 Roma (RM) Tel. 06 64580140 – Fax 06 64580133 parrocchia@sansaba.it www.sansaba.it     La Basilica di San Saba prende nome dal monastero e relativa chiesa che furono per secoli, dopo la caduta dell’impero romano, l’unica presenza abitata della zona. La tradizione li collega a san Gregorio Magno e a sua madre santa Silvia , che vi avrebbero dimorato nel VI secolo. Accertata è invece la presenza di alcuni eremiti che, nel VII secolo, si sarebbero insediati sulle rovine di quella che probabilmente era stata la caserma (statio) della IV coorte dei vigili, opportunamente collocata in un luogo da cui si poteva dominare con lo sguardo gran parte del territorio a sudest della città, fra l’attuale Porta San Paolo e Porta San Sebastiano. Si trattava di monaci orientali, provenienti dalla comunità fondata a Gerusalemme da san Saba e in fuga dalla Palestina travagliata da guerre, stragi e dall’espansione islamica: preso possesso del sito, vi istituirono un monastero che acquisì rapidamente fama e prestigio. Fra l’VIII e il IX secolo San Saba era considerato il monastero più importante di Roma, soprattutto perché in quei secoli i pontefici ne fecero il centro di irradiazione di una vivace attività diplomatica verso Costantinopoli e il mondo barbarico affidando ai suoi egumeni e abati importanti incarichi di ambasceria e negoziazione. Chiesa e monastero ricevettero così una ricca dotazione di suppellettili, una vasta decorazione di preziosi affreschi (molti oggi staccati a scopo conservativo) e, successivamente, veri e propri possedimenti come, fra gli altri, il castello di Marino (1253) e il castello di Palo (1330). Intorno al X secolo la comunità sabaitica, sempre più ridotta, venne sostituita dai benedettini di Montecassino e, nel 1144, dai cluniacensi che vi introdussero la riforma dei monasteri. Al XII-XIII secolo risale la ricostruzione della chiesa nelle forme odierne, soprelevata rispetto alla precedente (oggi nei sotterranei, chiusi al pubblico) e molto più ampia. Nuovi interventi architettonici si succedettero nel XV, XVI e XVIII secolo, mentre il governo del complesso religioso fu affidato prima ai cistercensi (1503) e, dal 1573, al Collegio Germanico Ungarico retto dai gesuiti, che ne hanno ancor oggi la direzione. Le architetture medievali della chiesa sono state almeno in parte ripristinate durante i restauri del 1900-1901 e del 1943, anche se la facciata originale è tuttora coperta da una disarmonica costruzione con portico settecentesco (i cui sgraziati pilastri hanno sostituito le colonne originarie), piano superiore con finestre rettangolari (al posto delle antiche...

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San Lorenzo in Lucina

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa di San Lorenzo in Lucina Via In Lucina, 16/A Roma (RM) Tel. 06 6871494 – Fax 06 68199122 slorenzoinlucina@tin.it   La Chiesa di San Lorenzo in Lucina é una delle più antiche chiese cristiane di Roma. Fu eretta durante il IV ed il V secolo sul luogo della casa della matrona Lucina, e riedificata da papa Pasquale II intorno al 1100. A lui si devono il portico con colonne di granito con capitelli ionici ed il campanile con gli ultimi tre piani a doppie bifore. Nel 1650 fu ristrutturata dal Fanzago. Sotto il portico si trovano lapidi, frammenti marmorei medioevali ed un bassorilievo di Tenerari (1825) in memoria di Cecilia Severini. L’interno è seicentesco, ad una sola navata con soffitto a cassettoni dorati. In una delle cappelle, sotto la mensa dell’altare, vi è un’urna con la graticola sulla quale San Lorenzo subì il martirio. Un’altra cappella da non perdere è quella “Fonseca”, opera del Bernini, conosciuta anche come “Cupoletta con Angeli suonatori”.  All’interno della cappella è il busto del medico portoghese Gabriele Fonseca, realizzato dal Bernini, mentre gli altri ritratti presenti sono opera dei suoi allievi. Sull’altare maggiore, di Carlo Rainaldi (1675), è posta la “Crocifissione” di Guido Reni. I sotterranei: La chiesa sorge nell’ antica area del Campo Marzio, VII regione augustea dedicata all’ addestramento dei militari in età romana, il suo asse di sviluppo principale è parallelo a quello dell’attuale Via del Corso, antica Via Lata. Nell’area intorno alla Chiesa vennero ritrovati i resti dell’Ara Pacis, sotto palazzo Peretti, e anche dell’Horologium Augusti, la grande meridiana orizzontale di Augusto, che sfruttava come gnomone un grande obelisco fatto arrivare dall’Egitto.La stratigrafia sotto la Chiesa è assai complessa ed evidenzia la forte continuità di vita nella zona attraverso i secoli. Sotto l’attuale Basilica ci sono edifici di età romana: il più antico è una domus di II sec d.c. di cui sono stati ritrovati un muro affrescato posto sotto l’abside e un pavimento musivo bianco e nero sotto la navata centrale. Questo piano pavimentale con mosaico è stato parzialmente coperto dalle fondamenta di un’insula di III sec. d.c. che si insedia nell’area della...

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Fondazione Roma Museo – Museo del Corso

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 8,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fondazione Roma Museo – Museo del Corso Via del Corso, 320 Roma (RM) Telefono 06 6786209   Nato nel 1999, per volontà e su impulso del Presidente della Fondazione Roma, il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, il Museo Fondazione Roma ha realizzato ad oggi oltre 35 mostre temporanee, in collaborazione con i più prestigiosi poli museali internazionali, tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, il Museo di Stato di San Pietroburgo, il Museo Puškin ed il Museo del Cremlino di Mosca, il Museo del Louvre, il Palace Museum di Pechino, la Gemäldegalerie di Berlino, The Honolulu Academy of Arts, il Whitney Museum of American Art di New York. L’arte e cultura uniscono ciò che è diviso proprio perché sono in grado di creare un codice comune, in cui tutte le barriere vengono abbattute. Il Museo Fondazione Roma intende proporsi come strumento di promozione di questo linguaggio universale: non mero spazio fisico di fruizione dell’arte ma anche luogo di socializzazione, di esperienze condivise e partecipate dalla comunità. Una identità che il Museo ha costruito ed affermato nel tempo attraverso una serie di iniziative collaterali alle mostre, quali incontri tematici, concerti, spettacoli, reading di poesia, iniziative per i bambini ed altre, specifiche per le categorie sociale deboli. Un Museo che mira all’inclusione sociale e allo sviluppo integrale della comunità, attento a valorizzare il passato della città di Roma, il suo patrimonio unico al mondo e, allo stesso tempo, aperto alle correnti artistiche contemporanee, italiane e straniere, come testimoniano le numerose mostre realizzate fino ad oggi, che hanno consacrato il Museo come una delle realtà più autorevoli e dinamiche del panorama culturale nazionale e internazionale. Le esposizioni hanno percorso le epoche e gli stili dell’arte italiana, europea e internazionale, dai Macchiaioli agli Impressionisti, da Rodin a Hopper, da Piranesi al Futurismo. Particolare attenzione è stata rivolta alle culture lontane da quella occidentale, come la Cina della Città Proibita o il Giappone del Maestro Hiroshige. Il Museo si distingue per la peculiarità della sua offerta estetica e per gli originali percorsi di approfondimento culturale, come i seminari, le conferenze, gli spettacoli e gli eventi a tema con l’esposizione in corso. La mostra “Roma e l’Antico. Realtà e Visione nel ’700” ha inaugurato il nuovo spazio espositivo di Palazzo Sciarra. Con l’apertura di questa sede, all’interno dello storico edificio della Fondazione Roma, il Museo ha ampliato la propria programmazione artistica: tale spazio è andato infatti ad affiancare...

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