Parco degli Acquedotti

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Parco degli Acquedotti  Via Lemonia, 256 Roma (RM) Il Parco degli acquedotti, e l’intera zona, sono caratterizzati dalla presenza di ben sette acquedotti, e di altri edifici antichi, tra cui la villa delle Vignacce e il casale di Roma Vecchia. Gli acquedotti sono quelli dell’AnioVetus e dell’AnioNovus, dell’AquaMarcia, della Tepula, Iulia, dell’Aqua Claudia e dell’Acquedotto Felice, quest’ultimo di epoca rinascimentale. Fu infatti costruito da Sisto V nel 1585 utilizzando le arcate dell’Acquedotto Marcio, ed è tuttora funzionante. In via del Quadraro, dove si possono ammirare le arcate dell’acquedotto Claudio che qui raggiungono la massima altezza (27-28 metri), recenti scavi hanno portato alla luce una serie di strutture comprendenti alcuni monumenti sepolcrali, un edificio identificato come un tempio o mausoleo, un piccolo colombario, resti del basolato della via Latina  ed un albergo con impianto termale (mansio). La villa detta le Vignacce è una delle più grandi ville suburbane di questa zona; databile tra il II e il IV secolo d.C., fu probabilmente costruita da Q. Servilio Pudente, ricco produttore di laterizi del tempo di Adriano (117-138 d.C.), come sembrano dimostrare alcuni bolli di mattoni e tubi di piombo (fistulae) recanti il suo nome, rinvenuti negli scavi. I resti conservati della villa si riferiscono ad un grande complesso termale e a una cisterna a due piani, alimentata dal vicino Acquedotto Marcio. Il Casale di Roma Vecchia, e la località in cui si trova, prendono nome dalla vicina villa dei Sette Bassi in quanto, data la grande estensione delle sue rovine, nel Settecento si riteneva che queste appartenessero ad un’altra città antica simile a Roma. Si tratta di un casale-torre, situato lungo la via Latina, probabilmente  sul luogo di una antica stazione di posta, risalente al XIII secolo. Il casale si trova in posizione strategica, tra gli acquedotti dell’Aqua Claudia e Marcia. Accanto al Casale di Roma Vecchia corre il fosso dell’Acqua Mariana, detto marrana già nel medioevo. Si tratta di un fosso per gran parte a cielo aperto, realizzato  da Callisto II nel 1120 per riportare l’acqua a Roma degli acquedotti dell’Aqua Tepula e Iulia. Da allora il termine “marrana” indica a Roma tutti i fossi presenti nel suburbio. All’interno del Parco degli Acquedotti, accanto al fosso, vi sono i resti di una torre medioevale del XIII secolo, costruita su una cisterna romana. Più avanti, tra l’acquedotto Claudio e la ferrovia Roma-Cassino, si trova la cosiddetta “tomba dei cento scalini”, così chiamata dal numero dei gradini che conducono alla camera sepolcrale; qui, entro...

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Villa Farnesina nel Rione Trastevere

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Villa Farnesina nel Rione Trastevere Via della Lungara, 230 Roma (RM) Tel. 06 68027268 – Fax 06 68027616 farnesina@lincei.it   La Villa Farnesina (o Villa della Farnesina o semplicemente la Farnesina) è un edificio di Roma. Si trova su via della Lungara, nel Rione Trastevere, nel Municipio I ed è uno degli edifici rappresentativi dell’architettura rinascimentale del primo Cinquecento. Progettata da Baldassarre Peruzzi fu il prototipo della villa suburbana romana e la sua realizzazione ebbe notevole risonanza, anche perché a partire dal 1511, completate la murature, la residenza fu affrescata secondo un programma iconografico di straordinaria ampiezza affidato ai più grandi artisti del periodo: lo stesso Peruzzi, Sebastiano del Piombo, Raffaello Sanzio e la sua scuola (compreso Giulio Romano) e Il Sodoma. La Villa fu commissionata al celebre architetto Baldassarre Peruzzi dal ricco banchiere senese Agostino Chigi nel periodo più splendido della sua vita, lontano dagli affanni e dalla cupa dimora cittadina in via dei Banchi. La costruzione fu decorata, oltre che dal Peruzzi stesso, da Raffaello, da Sebastiano del Piombo e dal Sodoma con affreschi ispirati ai miti classici. Nel 1511 la villa il cui “viridario” era bagnato del Tevere era già edificata e in parte decorata e Agostino Chigi chiamato “il magnifico” viveva qui la sua splendida vita di mecenate del Rinascimento tra ricchezze e onori, protettore di artisti e amico di principi e cardinali che amava ricevere nella sua dimora. Memorabili alcuni banchetti imbanditi nella villa, quello allestito nelle scuderie splendidamente addobbate, quasi a dimostrare che le stalle del Chigi erano più fastose dei saloni del Palazzo Riario che stavano costruendo di fronte, o un altro in cui le vivande erano servite in piatti d’oro e d’argento che alla fine del pranzo venivano gettati nel Tevere; ma reti accuratamente nascoste nell’acqua restituivano i preziosi piatti all’accorto proprietario. Dopo tanto splendore durante la vita di Agostino, la villa, in cui avevano fatto bivacco i Lanzichenecchi durante il sacco di Roma, alla fine del ‘500 fu acquistata dal Cardinale Alessandro Farnese, da cui viene il nome di Farnesina, per distinguerla dal Palazzo Farnese, al di là del fiume; secondo un progetto di Michelangelo un ponte sul Tevere doveva collegare le due proprietà dei Farnese. La villa passò poi ai Borbone, poi in enfiteusi al Duca di Ripalta e infine fu acquistata dallo Stato italiano come sede dell’Accademia d’Italia. Ora è proprietà dell’Accademia Nazionale dei Lincei. L’ingresso è oggi dalla facciata posteriore (la facciata principale è quella con due avancorpi...

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Villa Carpegna

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Villa Carpegna  Piazza di Villa Carpegna Roma (RM) Le origini di Villa Carpegna risalgono alla fine del seicento, quando il Cardinale Gaspare Carpegna ne divenne proprietario; agli inizi del settecento vi fece edificare il palazzetto di rappresentanza e il Ninfeo. La villa, sede di un’importante collezione di sculture antiche, un tempo custodiva anche una collezione numismatica. Alla morte del cardinale le raccolte passarono ai Musei Vaticani, mentre l’importantissima biblioteca venne alienata. Fu rinnovata alla metà dell’Ottocento, ma ha conservato una porzione dell’impianto del giardino all’italiana e l’originario Ninfeo. Rimase di proprietà della famiglia Carpegna fino alla fine dell’Ottocento; dopo numerosi passaggi di proprietà, ormai privata di gran parte dell’area agricola, lottizzata per ospitare le costruzioni che incombono sull’area verde, nel 1981 è divenuta parco pubblico. Alla villa si accede attraverso il portale in travertino che si trova su Piazza di Villa Carpegna; da qui un sentiero delimitato da siepi di bosso e di alloro conduce all’edificio principale e all’adiacente casale. Ai lati del viale si stende una pineta. Di fronte al palazzetto si apre un’esedra (piazzale semicircolare) delimitata da allori e da basi per sarcofagi e statue, ora sguarnite. Il Palazzetto di rappresentanza, edificato agli inizi del settecento, fu affrescato da Pier Francesco Garolli e probabilmente ampliato e ricostruito su un edificio precedente, del XVI secolo. Un vasto giardino si estende dietro l’edificio, con un parco ricco di querce e pini, benchè deturpato dai grandi fabbricati moderni sullo sfondo. Il Palazzetto è costituito da un corpo principale caratterizzato da un grande ingresso ad arco e da due ali laterali simmetriche, sovrastate da due torrette. Alla sua sinistra si apre un vasto prato, mentre sul retro, disposto sui fianchi di due collinette poste una dinanzi all’altra, si stende il giardino, dove un viale, pavimentato con mattoni a spina di pesce e fiancheggiato da magnolie e siepi d’alloro, conduce a uno spiazzo circolare, in mezzo al quale si trova una fontana circondata da palme. Qui un belvedere che sovrasta il Ninfeo con fontana semicircolare affaccia su una prospettiva di siepi d’alloro e pini marittimi, che scendono verso un’altra fontana, per poi risalire verso la Grotta dell’Asino, costruzione con loggetta ai lati della quale salgono due scalinate di forma barocca. La costruzione ha un ingresso ad arco decorato con piccoli ciottoli piatti e con roccette di tufo; da questo si accede in una camera con volta a croce, anch’essa decorata con ciottoli piatti e con nicchie per statue. Sulla parete in fondo alla...

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Palazzo Lateranense

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Lateranense Piazza di San Giovanni in Laterano, 6 Roma (RM) Tel. 06 69886386 – Fax 06 69886394   Il palazzo Lateranense sorge sul luogo dell’antico “Patriarchio”, residenza dei pontefici dell’età di Costantino, distrutto da un incendio nel 1308. Dopo secoli di degrado, fu ricostruito ad opera di Domenico Fontana tra il 1586 e il 1589 per volere di papa Sisto V, per essere adibito a residenza estiva della corte papale. Al nuovo edificio però i pontefici preferirono la sede vaticana e quella del Quirinale, ed il palazzo Lateranense ebbe nei secoli successivi usi diversi. Fu infatti adibito ad ospedale, a ospizio, ad archivio dello Stato Pontificio e nel 1838 a sede del Museo Gregoriano, istituito da Gregorio XVI. Nel 1960 papa Giovanni XXIII fece trasferire il museo in Vaticano, destinando il palazzo a sede del Vicariato, dopo importanti lavori di restauro e riadattamento terminati nel 1967. Dal 1987 il piano nobile è sede del Museo Storico Vaticano. Il palazzo, ispirato a palazzo Farnese, sebbene realizzato in forme più severe tipiche del periodo della Controriforma, è a pianta rettangolare e presenta tre facciate (la quarta è addossata al fianco destro della basilica di S. Giovanni in Laterano). Su ognuna di queste è un grande portale con colonne lisce obugnate, con balcone sovrastante. Due di questi balconi hanno lo stemma di papa Sisto V Peretti (1585-1590), mentre il terzo quello di Clemente XII Corsini(1730-1740). Al piano terreno, su tutti i lati sono grandi finestre architravate con inferriate e finestrelle sottostanti; al primo e secondo piano finestre con timpani curvi e triangolari alternati. Alla sommità è una loggia belvedere con colonne. All’interno è un cortile circondato da un portico a tre ordini sovrapposti. Da uno scalone monumentale si accede all’appartamento papale, costituito da dieci sale e una cappella; quest’ultima conserva affreschi con la rappresentazione delle imprese del pontificato di Sisto V, mentre nelle sale sono episodi della storia di Roma imperiale e cristiana ed episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. Nella Sala della Conciliazione furono firmati l’11 febbraio del 1929 i Patti Lateranensi tra la Santa Sede e lo Stato Italiano. Da allora il palazzo è parte integrante dello Stato della Città del Vaticano e gode di privilegi di...

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Basilica di Santa Maria Maggiore

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di Santa Maria Maggiore La Basilica di Santa Maria Maggiore è la più importante delle chiese romane dedicate alla Madonna, sorge alla sommità del Cispio (la più alta delle tre propaggini che formano il colle Esquilino) sui resti di un complesso fondato in età augustea e successivamente ampliato e decorato con affreschi. La chiesa originaria – a tre navate, senza transetto e con nartece – fu fondata, tra il 432 ed il 440, da Sisto III dopo il Concilio di Efeso, che nel 431 aveva sancito il dogma della maternità divina di Maria. La tradizione che vuole la chiesa fondata da papa Liberio nel luogo di una miracolosa nevicata avvenuta il 5 agosto 356 – tradizione da cui derivano i nomi di Basilica Liberiana e di S. Maria ad Nives usati in passato – è da ritenersi leggendaria. Tra il 1145 ed il 1153 Eugenio III ricostruì il nartece, riducendolo a portico, e mise in opera il pavimento cosmatesco. Sotto il pontificato di Niccolò IV (1288-1292) venne eretta una nuova abside più arretrata creando così il transetto decorato da pitture. La decorazione a mosaico del nuovo catino venne affidata a Jacopo Torriti.   Alla seconda metà del XIV secolo risale la costruzione del campanile, completato poi dal cardinale Eugenio d’Estouteville, arciprete della basilica dal 1445 al 1484, cui si devono pure la copertura a volta delle navate laterali e la costruzione della cappella di San Michele. Alla fine del ‘400 papa Alessandro VI Borgia rivestì con l’attuale, ricchissimo, cassettonato il soffitto della navata centrale. Profonde trasformazioni della basilica, che fino ad allora aveva conservato il suo aspetto sostanzialmente medievale, furono avviate tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo da Sisto V e da Paolo V, che eressero le due grandi cappelle laterali, dette appunto Sistina e Paolina, e il palazzo a destra della facciata. Tra il 1670 ed il 1676 Carlo Rainaldi ridisegnò l’abside nelle forme attuali. Gli ultimi grandi interventi, che conferirono alla basilica l’aspetto con cui la ammiriamo oggi, si devono all’estro di Ferdinando Fuga, l’architetto fiorentino che nella prima metà del XVIII secolo completò il palazzo a sinistra della facciata e ricostruì quest’ultima creando uno dei migliori esempi conosciuti del cosiddetto barocchetto romano. La facciata settecentesca si sovrappone alla più antica, di cui conserva, inserita nella loggia dellebenedizioni accessibile da una scala sotto al porticato, l’originaledecorazione musiva. I mosaici furono eseguiti da Filippo Rosuti alla fine delXIII secolo e raffigurano, nel registro superiore, Cristo...

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Basilica di San Giovanni in Laterano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di San Giovanni in Laterano Piazza di San Giovanni in Laterano 00100 Roma (RM) Tel. 06 69886493 – Fax 06 69886493 laterano@basilica.va www.vatican.va/various/basiliche/san   La Basilica di San Giovanni in Laterano è la cattedrale della diocesi di Roma e la sede ecclesiastica ufficiale del Papa, quella dove il papa esercita la funzione di vescovo di Roma. È inoltre la basilica più antica d’Occidente. Attualmente l’arciprete della basilica è il cardinale Camillo Ruini, cardinale vicario generale per la diocesi di Roma. La Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, sorge nella parte meridionale del colle Celio, sulle proprietà che in epoca imperiali appartennero alla famiglia dei Laterani ed ai quali furono sottratte da Nerone dopo che il console Plauzio Laterano aveva attentato alla sua vita durante una congiura. La facciata che si nota immediatamente della Basilica di San Giovanni può essere scorta persino da una distanza molto lontana, tanto che le statue che ne coronano la sommità sembreranno essere possenti e giganti da qualsiasi posizione le si ammirino. L’ispirazione e le caratteristiche simili sono quasi scontate, si tratta di un edificio che riprende piuttosto fedelmente l’ancora più celebre Basilica di San Pietro, ma si tratta di una comunione voluta. In effetti, in questo modo si è voluto ricordare che la basilica altro non è che la chiesa cattedrale della città di Roma, oltre che la sede titolare del papa nel suo ruolo di vescovo della Città Eterna. La chiesa cattedrale di Roma, il cui nome per esteso è Arcibasilica Papale e Cattedrale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, sorge sullo stesso luogo della basilica eretta da Costantino intorno al 314 su terreni già di proprietà della nobile famiglia dei Laterani, dalla quale prende nome tutta l’area. La basilica primitiva, di cui l’attuale chiesa ricalca nelle grandi linee la planimetria, aveva cinque navate (come l’antica San Pietro) e per quasi mille anni, dalla fondazione al periodo avignonese, fu la più importante chiesa della cristianità, centro del potere papale e residenza del pontefice. Ripetutamente danneggiata e restaurata, la basilica fu continuamente arricchita nel corso dei secoli. Niccolò IV commissionò a Jacopo Torriti il mosaico absidale (1289 1291), per il giubileo del 1300 Bonifacio VIII edificò la Loggia delle Benedizioni (rifatta nelle linee attuali alla fine del ‘500), Martino V fece affrescare l’interno da Gentile da Fabriano e Pisanello (1431-1432), Sisto V sostituì la Loggia delle Benedizioni con quella tuttora visibile (danneggiatada  un attentato nel 1993), Clemente VIII...

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Piazza del Popolo, la più parigina delle piazze di Roma

Piazza del Popolo, la più parigina delle piazze di Roma Piazza del Popolo è una delle piazze più famose di Roma. La costruzione di Piazza del Popolo si deve a Papa Pasquale II. Egli chiese la costruzione a ridosso delle mura della città di Roma dell’attuale Chiesa di Santa Maria del Popolo. Poiché la Madonna era del popolo anche la piazza costruita intorno alla chiesa diventò del Popolo. Spesso considerata “la più parigina delle piazze di Roma”, Piazza del Popolo deve la sua sistemazione urbanistico-edilizia all’architetto Giuseppe Valadier. L’architetto Valadier iniziò a studiare la progettazione della piazza nel 1793 e nel secondo decennio dell’Ottocento realizzò Piazza del Popolo come la conosciamo oggi. Una prima parte delle costruzioni che si affacciano su Piazza del Popolo vennero innalzate tra il Quattrocento e il Seicento e sono la chiesa di Santa Maria del Popolo, accanto alla Porta, le chiesa di Santa Maria di Montesanto e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, all’inizio del cosiddetto “Tridente” che unisce Via del Babuino, Via del Corso e Via Ripetta. Piazza del Popolo venne ultimata, quindi, dalle opere architettoniche disegnate dall’architetto Valadier, vale a dire le due esedre ornate da statue e fontane che limitano i due lati della piazza, la disposizione architettonica del pendio del Pincio, le costruzioni simmetriche ai lati della Porta del Popolo e le quattro vasche con i leoni di marmo alla base dell’obelisco egizio. Piazza del Popolo, fra storia e leggenda: Benché l’origine del nome di Piazza del Popolo sia attribuita a una richiesta del Papa Pasquale II, come citato precedentemente, c’è stato un momento in cui mito e storia si sono intrecciati. Secondo un’antica leggenda, infatti, la Piazza è stata chiamata Piazza del Popolo perché nei suoi pressi c’era un boschetto di pioppi pertinente alla Tomba di Nerone. Il termine “pioppi” in latino si dice populos, termine dal quale si presume derivi Popolo. Questa storia è collegata a un’altra leggenda secondo la quale il fantasma di Nerone frequentava la zona delle Mure Aureliane oggi conosciuta come Muro torto, dove si trovava la sua tomba, luogo in cui era solito riunirsi con diavoli e streghe sotto un albero di...

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Vittoriano – Altare della Patria

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Vittoriano – Altare della Patria Piazza Venezia Roma (RM)     L’ Altare della Patria fu costruito a seguito di una decisione del Parlamento Italiano, di dedicare un monumento nazionale, all’ appena scomparso sovrano Vittorio Emanuele II (1878). Dopo aver bandito due concorsi internazionali (1880 e 1882), fu scelto il progetto presentato da Giuseppe Sacconi. Il giovane architetto marchigiano, sul modello dei grandi santuari dell’età classica, aveva concepito lo spazio come una rappresentazione scenica che celebrasse, al centro della Roma imperiale, il Risorgimento italiano. La struttura architettonica del monumento fu elaborata come un percorso ascendente ideale che attraverso le scalinate e i terrazzamenti, arricchiti dai diversi gruppi scultorei e dai bassorilievi del centrale Altare della Patria, si innalzasse ai Templi laterali e da questi al grandioso Portico colonnato sormontato dalle quadrighe in bronzo, allegorie dell’Unità della Patria e della Libertà. Pur se iniziati nel 1885, i lavori procedettero lenti e il progetto fu continuamente modificato. Lo stesso materiale col quale doveva essere costruito, il travertino, fu sostituito col bianchissimo botticino bresciano. Tra il 1885 ed il 1910, tutta l’area alle pendici del Campidoglio fu interessata dal nuovo assetto urbanistico che vide la demolizione dei preesistenti quartieri medievali e rinascimentali. Per una migliore visuale del monumento furono spostati anche il Palazzetto Venezia e la Chiesa di S. Rita. Alla morte del Sacconi, nel 1905, i lavori furono diretti dagli architetti Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini. Il 4 giugno 1911, in occasione dell’Esposizione Internazionale per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, Vittorio Emanuele III inaugurò la grandiosa statua equestre in bronzo dorato. Nel 1921 nella cripta progettata da Armando Brasini, fu tumulata la salma del Milite Ignoto. Fra il 1924 ed il 1927 sui Propilei furono posizionate la Quadriga dell’Unità, di CarloFontana, e la Quadriga della Libertà, di Paolo Bartolini. Solamente nel 1935, però, i lavori poterono considerarsi...

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Fontana del Tritone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Tritone   La Fontana del Tritone opera Berniniana si trova in Piazza Barberini. La realizzazione, nel 1610, del nuovo acquedotto dell’”Acqua Paola” non aveva fatto passare in secondo piano i due costruiti qualche anno prima (l’”Acqua Vergine” nel 1570 e l’“Acqua Felice” nel 1587), e la possibilità di erigere altre fontane sulle loro diramazioni che intanto venivano costruite per una distribuzione idrica più capillare sull’ intera città. Approfittando del fatto che un ramo secondario dell’“Acqua Felice” era stato fatto passare nelle immediate vicinanze, nel 1642 il pontefice pensò di sfruttarlo per una fontana che, oltre al decoro della piazza antistante il suo palazzo, servisse anche di pubblica utilità. La fontana fu realizzata tra il 1642 e il 1643, in contemporanea con la conclusione dei lavori di edificazione del palazzo. Costruita interamente in travertino, rappresenta un Tritone – figura mitologica legata all’acqua -, dal tronco possente e le gambe coperte di squame, inginocchiato su una grande conchiglia bivalve aperta, sorretta da quattro delfini, nell’atto di soffiare in una conchiglia, da cui zampilla l’acqua che, sgocciolando dalle scanalature della conchiglia, si raccoglie in un ampio cerchio (soggetto alle mutazioni del vento) in una vasca bassa (che consente dunque un’ampia visione dell’acqua e dell’insieme) dai contorni marcatamente mistilinei. I delfini hanno le bocche aperte a pelo d’acqua ed i corpi sollevati, con le code che si incrociano a formare una sorta di piedistallo su cui poggia la conchiglia. Tra le code sono sistemate le chiavi e lo stemma pontificio, con le api araldiche dei Barberini.   Secondo la mitologia, il Tritone soffia in una conchiglia per agitare le onde e provocare una tempesta, oppure per ottenere un suono dolce in grado di calmare il mare. Al di là della perfezione tecnica, dell’armonia compositiva e del gusto artistico, che fanno della fontana del Tritone una delle più belle e più visitate di Roma, e pur riconoscendo che l’autore si è certamente ispirato a lavori anche di altri noti “fontanieri”, una caratteristica innovativa dell’opera, che il Bernini utilizzò per la prima volta, e poi sfruttò di nuovo in seguito con successo nonostante le molte critiche, fu la base cava del gruppo scultoreo principale. Contrariamente a quanto sempre realizzato fino ad allora, il gruppo centrale non poggiava infatti su un balaustro o un pilastro centrale, ma su una struttura (nello specifico, le code dei delfini) che lasciava un vuoto al centro. Le colonnine e le inferriate che circondano la fontana, creando una stretta zona di rispetto, risalgono...

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Fontana delle Tartarughe

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana delle Tartarughe Piazza Mattei Roma (RM)   Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’Aqua Virgo, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma. Venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane, una delle quali era stata prevista nella piazza Giudia (ora scomparsa), sede di mercato. Ma per le pressioni di Muzio Mattei venne invece costruita nella vicina piazza davanti al suo palazzo: in cambio la famiglia si impegnava a pavimentare la piazza e a tener pulita la fontana. Quella che è oggi Fontana delle Tartarughe fu costruita, su probabile progetto di Giacomo della Porta, nel 1581, e i lavori furono condotti dallo scultore Taddeo Landini, che avrebbe dovuto realizzare quattro efebi e otto delfini, previsti prima in marmo e poi in bronzo. I lavori si conclusero nel 1588, ma quattro degli otto delfini previsti non furono messi in opera perché la pressione dell’acqua non consentiva l’elevazione prevista. Questi delfini furono poi utilizzati per la Fontana della Terrina, allora posta in Campo de’ Fiori e ora spostata in piazza della Chiesa Nuova. La leggenda popolare narra che il duca Mattei, il cui palazzo si affaccia sulla piazza cha alloggia la fontana delle tartarughe, per stupire il futuro suocero (che non voleva concedergli la figlia in moglie), facesse realizzare in una sola notte la fontana. Il giorno successivo fece affacciare la promessa sposa con il padre alla finestra per ammirare l’opera. Quindi, perché nessun altro potesse più godere dello stesso spettacolo il giovane duca fece murare la finestra che così è arrivata a noi. Il punto debole della leggenda (oltre all’improbabile celerità della realizzazione) è che mentre la fontana è del 1581-88, il palazzo fu costruito più tardi, solo nel 1616. La Fontana delle tartarughe è costituita da una vasca quadrata con spigoli arrotondati, che ospita al centro un basamento con quattro conchiglie in marmo portasanta, che sorregge una specie di anfora la quale, a sua volta, sorregge un bacino rotondo in marmo africano bigio, con testine di putti sotto l’orlo, dalle cui bocche aperte deborda nella vasca l’acqua in eccesso. L’intera struttura poggiava su una base a gradini. Alla struttura architettonica si aggiungono le sculture: i quattro efebi in bronzo disposti in pose uguali e simmetriche, poggiano il piede su dei delfini, di cui tengono in mano la coda e dalla cui bocca sgorga l’acqua che...

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