La Chiesa dei Morti in Via Giulia

La Chiesa dei Morti in Via Giulia Quella che noi chiamiamo Chiesa dei Morti ha un nome specifico in realtà, ma non molto differente: Chiesa di Santa Maria Orazione e Morte. Si trova in Via Giulia a Roma, accanto all’Arco Farnese. Il nome che gli abbiamo dato, e con il quale ci è stata presentata, non è un caso. L’arciconfraternita di S. Maria Orazione, quando creò la chiesa durante il XV secolo, aveva un scopo preciso: offrire una degna tumulazione a chi non aveva potuto usufruire di tale riguardo. La Chiesa dei morti nasce quindi per dare sepoltura a tutti quei corpi senza identità che, trovati abbandonati nelle campagne, o addirittura nel Tevere, furono in seguito seppelliti qui. L’aspetto esteriore della Chiesa dei Morti non tradisce le sue origini. Le decorazioni sono macabre e per lo più rappresentano la morte; le colonne della  facciata sono ornate con dei teschi, così come le sculture ed i lampadari presenti nel cimitero. La Chiesa attuale è comunque il risultato di secoli di restauri, della struttura del XV è rimasto poco. I lavori apportati nel XVIII, furono quelli in cui si realizzò un vasto cimitero, che venne poi distrutto nel 1886. Le opere artistiche presenti si devono invece a Ferdinando Fuga, noto architetto toscano, che quando commissionò i lavori della chiesa, fece includere nella navata gli affreschi di Giovanni Lanfranco, appartenenti all’adiacente Romitorio del cardinale Odoardo Farnese. All’interno della Chiesa, oltre alle opere di Lanfranco, si può ammirare anche “Il San Michele Arcangelo” di Guido Reni. Per visitare il famoso cimitero, si può accedere da un varco presente accanto l’altare maggiore. Qui è il luogo dove la morte regna...

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Piazza Vittorio a Roma|La Porta Magica e il Ninfeo

Piazza Vittorio Emanuele e la sua Porta Magica Nei pressi di Piazza Vittorio Emanuele II si trovano due opere monumentali: la Porta Magica e il Ninfeo. La Porta Magica di Piazza Vittorio a Roma La Porta Alchemica, nota anche come Porta Magica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli, è l’unico resto dell’antica villa Palombara edificata nella seconda metà del ‘600 dal Marchese di Pietraforte, Massimiliano Palombara (1614 -1680), appassionato d’esoterismo ed alchimia e frequentatore della corte di Cristina di Svezia. Il monumento originariamente era una dei 5 ingressi esterni della villa, che il marchese aveva fatto incidere con simboli alchemici al fine di attirare l’attenzione di chi potesse decifrarne i segreti. La leggenda narra di un pellegrino misterioso (probabilmente Francesco Giuseppe Borri), che, ospitato nella villa del marchese per diversi giorni, ha cercato di trasmutare una sostanza inerte in oro. L’ultimo giorno fu visto sparire attraverso la porta magica, lasciando dietro di sé una pagliuzza d’oro e delle formule alchemiche. Il marchese avrebbe deciso così di far incidere quegli sconosciuti simboli sui frontoni e sulle cornici delle porte della sua villa come istruzioni per la realizzazione della Pietra Filosofale. IL NINFEO Il Ninfeo invece è una struttura in laterizio edificata per volere dell’imperatore Alessandro Severo (inizi III secolo d.C.). Originariamente rivestito in marmo, quello che vediamo oggi è in realtà solo lo scheletro di una fontana decorata da numerose statue e che fungeva da castello di distribuzione dell’acqua proveniente dall’ odierna Porta Tiburtina. Fin dal Medioevo fu anche conosciuto come “Trofei di Mario”, a causa dei due trofei marmorei (risalenti all’età domizianea, fine I secolo d.C.), erroneamente attribuiti a Caio Mario, che si trovavano sotto gli archi laterali fino al 1590, quando furono trasportati sulla balaustra del Campidoglio dove tuttora si trovano. Successivamente il marchese Orazio Savelli chiese in regalo al popolo romano i resti dell’antico edificio nonché il permesso di edificarvi sopra: da questo momento in poi, tutti i disegni, le incisioni, gli acquerelli dell’epoca testimoniano la presenza sul lato destro delle rovine di una casa a due piani, la quale infine venne demolita all’ indomani dell’unità d’Italia per permettere la costruzione della piazza del nuovo quartiere Esquilino. Il Ninfeo fu risparmiato probabilmente per la sua mole e l’importanza storica, e fu inglobato nel progetto della piazza, la cui realizzazione permise comunque anche fondamentali scoperte riguardanti i primi secoli della storia di Roma, come la necropoli Esquilina (in uso dall’età del ferro fino all’età...

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Salita dei Borgia

Salita dei Borgia, luogo di leggende popolari Nel Rione del Colle Esquilino vi è uno scorcio noto per essere molto suggestivo. E’ la scalinata chiamata “Salita dei Borgia”, per via di quelli che si suppone siano stati gli appartamenti della nobile famiglia Catalana. Questo luogo di Roma è legato, oltre agli intrighi della famiglia Borgia, anche ad omicidi dell’antica Roma… Chi erano i Borgia: I Borja, italianizzato in Borgia, è stata un’importante famiglia di origine spagnola, che ha avuto influenza in Italia a partire dal XV secolo. Provenienti dal Regno di Valencia, facente parte della Corona d’Aragona, i Borgia arrivarono a Roma nel 1455  per l’elezione del Cardinale Alonso Borgia, come papa Callisto III. La figura che maggiormente è legata alla città di Roma è il successore di Alonso Borgia, suo nipote Rodrigo Lenzol Borgia, meglio conosciuto come Papa Alessandro VI. La figura di Alessandro VI è nota alla storia, più che per l’impiego svolto durante il pontificato, per la vita disonesta legata alle molteplici relazioni clandestine avute con le sue amanti, anche durante l’elezione papale. La maggior parte dei figli di Alessandro IV Borgia, proviene infatti dalle varie donne che il papa frequentava. Celebre è Vannozza Cattanei, una nobildonna mantovana molto scaltra quando si parlava di affari. Diede al Pontefice tre figli, che raggiunsero notorietà peggiore del padre: Cesare Borgia, che ispirò il “Principe” di Macchiavelli, Lucrezia, accusata di intrighi sanguinosi, e il terzo Giovanni, morto in circostanze misteriose, tra cui quella probabile che fu lo stesso fratello ad ucciderlo. Salita dei Borgia: Poco distante da Via Cavour, si trova questo luogo delizioso. Qui l’edera ricopre gran parte dell’edificio dai caratteri architettonici medievali, rinascimentali e cinquecenteschi. Il silenzio avvolge il piazzale, probabilmente grazie agli alti muraglioni che isolano l’interno, dal traffico e dal caos. Un delizioso balcone è stato costruito subito sopra l’arco. La tradizione popolare lo chiama il Balcone di Vannozza. Si narra infatti che qui, per molto tempo, abbia vissuto l’amante di Alessandro VI con i tre figli illegittimi del papa. La scalinata è legata anche ad una leggenda dell’antica Roma. Il luogo, chiamato ai tempi  “Vicus Sceleratus”, sarebbe stato il palcoscenico della morte di Servio Tullio. Qui, sua figlia Tullia, sarebbe passata con il cocchio sul cadavere del padre....

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Porta Pinciana, posterula delle Mura Aureliane

Porta Pinciana Porta Pinciana è situata tra Viale del Muro Torto e Via Vittorio Veneto. Fu eretta per volere dell’imperatore Aureliano ed inserita nella lunga cinta di mura urbane iniziate a costruire nel 271 d.C., ma terminate solamente nel 279 d.C. L’idea era quella di delimitare il perimetro della città in modo tale da difendere la capitale dagli imminenti attacchi barbarici. Le mura Aureliane, lunghe circa 19 km, seguivano una linea strategica che includeva le alture e evitava di lasciare all’esterno costruzioni di grandi dimensioni. Porta Pinciana chiudeva, ai tempi di Aureliano, la VI regio augustea nel versante settentrionale, appoggiandosi alle ripide pendici del Pincio ed utilizzando in parte i muraglioni di sostruzione delle ville, che vi sorgevano sopra. La sua funzione iniziale era, niente di meno, che una posterula secondaria, solo successivamente fu ampliata per volere di Onorio. Il nome attuale “Porta Pinciana” deriva dalle vicende del colle, che nel IV secolo passò di proprietà alla gens Pincia. Ma un secolo prima, quando la città era sotto assedio dai Goti, nel 547 circa, la porta si chiamava Belisaria, per il fatto di essere fiancheggiata da torri cilindriche fatte costruire dal generale bizantino Belisario. Porta Pinciana è composta da un semplice arco di travertino fiancheggiato da due torri, ma doveva essere dotata anche di una controporta. La croce greca, raffigurata nella chiave dell’arco è l’unica testimonianza dei restauri fatti fare da Belisario, a cui si doveva riferire anche un’iscrizione medievale perduta nell’800. Nel 1808 venne chiusa a causa della sua scarsa importanza per il transito delle merci e, la strada di accesso, l’attuale via di Porta Pinciana fu ridotta un viottolo. Solo nel 1887 a seguito dell’urbanizzazione del quartiere la porta venne riaperta.  Fonte: Itinerari Turistici – Roma Capitale...

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La dolce Vita di Via Veneto

La dolce Vita di Via Veneto Forse troppo scontato associare la parola “Dolce Vita” a Via Veneto, ma ci sono delle immagini e delle storie, che hanno segnato questo luogo della nostra città, così da trasportarci inevitabilmente nei film di Fellini. La strada di Via Veneto fu realizzata tra il 1886 e il 1889, la sua caratteristica è di mantenere lungo tutto il percorso i 35 metri di larghezza. Il nome fu scelto per commemorare la vittoria italiana sulle truppe austro-ungariche, nella prima guerra mondiale. Passeggiando lungo Via Vento non potrete fare a meno di notare come alberi eleganti si allineano costeggiando negozi e caffè di lusso che durante gli anni 50′-60′ hanno ospitato le stelle del cinema mondiale. Simbolo di Via Veneto sono anche i lussuosi Hotel, primo tra tutti l’ Hotel Excelsior, con la sua cupola cuspidata. Fu realizzato agli inizi del 900′ per opera dell’architetto Otto Maraini, che in perfetto stile neo-barocco ha raffigurato allusioni nelle fogge e nel ricco ornato dei saloni al liberty, simbolo della Belle Époque. Poco distante dall’Hotel Excelsior, scendendo verso piazza Barberini, troviamo un altro illustre Hotel di Via Veneto. Realizzato da Marcello Piacentini, nel 1926, l’ Hotel Palace è la risposta razionalista all’ Hotel Excelsior. Il nome fu scelto dall’architetto per riallacciarsi in chiave moderna agli antichi splendori delle ambascerie regali della Roma barocca. All’interno dell’Hotel Palace sono presenti affreschi dell’artista veneziano Guido Cadorin. Curiosa è la  fontana per i cani, realizzata nella facciata dell’ Hotel. Poco distante da qui, vi è la sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti, all’interno di Palazzo Piombino. L’ imponente e maestosa residenza, opera di Gaetano Koch, è ispirata ai canoni del ‘500. Oggi il palazzo è conosciuto come Palazzo Margherita, per il soggiorno della Regina Margherita di Savoia agli inizi del 900. Continuando la nostra passeggiata virtuale verso Piazza Barberini, incontriamo sia il Palazzo della Banca Nazionale del Lavoro, realizzato nel 1936 in stile littorio solido e severo, sia il Palazzo del Ministero dell’Industrie e Commercio, opera dello stesso architetto dell’Hotel Palace, Marcello Piacentini insieme a Giuseppe Vaccaro, che realizzarono l’edificio tra il 1929 e il 1932 in tufo e travertino. La Porta del Ministero è stata eseguita da G. Prini, con otto riquadri che rappresentano le arti liberali, le arti plastiche e liriche, il commercio, la banca, i trasporti di mare, i trasporti aerei e terrestri, l’agricoltura e l’industria. Se mentre passeggiate volete essere trasportati in un’atmosfera del tutto differente rispetto a quella romantica di Via Veneto, potete fare una piccola sosta presso la chiesa di Santa Maria della Concezione, nota anche come Cripta dei Cappuccini. La chiesa è famosa per essere un cimitero sotterraneo. Fonte: Itinerari Romani – Comune di Roma...

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Santa Barbara dei Librai

La Chiesa di Santa Barbara dei Librai La piccola chiesa di Santa Barbara dei Librai, si trova nella traversa di Via dei Giubbonari, largo dei Librai. Cattura l’attenzione di molti passanti, perché anche se di piccole dimensioni, le sue linee si inseriscono perfettamente all’interno dei due antichi palazzi, come potete vedere dalla foto. Secondo la testimonianza dell’architetto Giuseppe Vasi “Fin dall’anno 1306 si trova essere stata consacrata questa piccola chiesa…” anche se le origini risalirebbero probabilmente al X o al XI secolo, come attesta un’ epigrafe all’interno, in cui è scritto che la chiesa apparteneva a Giovanni di Crescenzio de Roizo e sua moglie Rogata, senatrice dei Romani. Santa Barbara dei Librai, ricca di stucchi bianchi, internamente presenta una pianta a croce greca, con la navata ed il transetto della stessa lunghezza. La chiesa nel tempo ha subito numerose ristrutturazioni, ma l’attuale conformazione è del restauro avvenuto nel 1860, per mano dell’architetto Giuseppe Passeri. La chiesa è dedicata alla figura epica di Santa Barbara, considerata la protettrice delle morti improvvise e violente. Il nome originale era Santa Barbara alla Regola, per via della vecchia conformazione dei rioni di Roma che la includeva nel Rione Regola. Santa Barbara è ricordata in un quadro sopra l’altare, opera di Luigi Garzi, che la raffigura in adorazione del Cristo Risorto e in una statua presente nella nicchia esterna, incavata nella facciata, opera di Ambrogio Parisj. Oggi è conosciuta come Santa Barbara dei Librai, nome della famosa Confraternita. Era il 1601, quando la chiesa fu ceduta alla Confraternita dei Librai, che vi ha svolto la propria attività devozionale fino al 1878, anno dello scioglimento della confraternita. All’interno della Chiesa sono raffigurate diverse opere come la “Madonna con San Giovanni e l’arcangelo Michele” del XIV secolo, presente nella prima cappella e la “Madonna e San Giovanni ai piedi della Croce”, dipinta da Luigi Garzi. Dal 2005 ad oggi, ogni anno il 4 dicembre, in occasione della festa di Santa Barbara, viene aperto al pubblico lo storico presepe conservato all’interno di Santa Barbara dei Librai : “Arti e mestieri nella Roma del...

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Il Casino dell’Aurora – Villa Ludovisi

Il Casino dell’Aurora Il Casino dell’Aurora è oggi l’unico edificio superstite della Villa appartenente al Cardinale Ludovico Ludovisi. Fu costruita nel 1621, sul terreno in cui un tempo erano stati realizzati gli Horti Sallustiani, famosi giardini del senatore Sallustio. Storia: La prima parte della villa che venne acquistata dal Cardinale Ludovisi fu la vigna del Nero, che comprendeva il Casino dell’Aurora e il Casino del Monte. Ma i progetti erano molto più ambiziosi; tant’è che il Cardinale riuscì ad ottenere anche la proprietà Orsini e le vigne adiacenti, che appartenevano ai Cavalcanti, ai Capponi e agli Altieri. L’enorme proprietà terriera di circa 35 ettari, contava la dimensione dell’attuale rione Ludovisi. I confini erano defini a est con l’ingresso principale di Porta Salaria, ad ovest con Porta Pinciana, a nord con le Mura Aureliane e a sud con Piazza Barberini. Il giardino della villa, opera del Domenichino, era costituito da grandi viali che percorrevano la proprietà, proprio come le vie attraversano un quartiere. Ogni viale era ornato dalla collezione di antiche statue del Cardinale, di cui la maggior parte oggi sono conservate all’interno del Museo Nazionale Romano. Opere come il Galata Suicida, l’Area Ludovisi, il gruppo di Oreste ed Elettra e il grande Sarcofago Ludovisi, hanno attratto qui innumerevoli visitatori ed alcuni tra i più importanti artisti internazionali, come Goethe. L’abbandono della villa cominciò nel XIX secolo quando statue, alberi ed edifici vennero distrutti; rimase intatto solamente il Casino dell’Aurora. Casino dell’Aurora: Di origini cinquecentesche il Casino dell’Aurora, si presenta come una palazzina a due piani con attico e torretta belvedere. In origine doveva essere la casina di Cecchino del Nero, tesoriere di Clemente VII; il nome compare infatti più volte nella affrescata sala d’ingresso. La facciata è costituita da semplici finestre rettangolari, probabilmente opera di Carlo Maderno. Nella volta del salone è raffigurato il Carro dell’Aurora, da cui prende nome il Casino; l’affresco fu realizzato da Guercino nel 1621. Nel dipinto è rappresentato il volo del calesse dell’Aurora, trainato da due cavalli pezzati nell’immensità della volta celeste, tra le figure allegoriche del giorno e della notte. Ambiente importante del Casino è la Sala del Camino, dove troviamo pareti interamente affrescate da Guercino, con rappresentazioni di paesaggi che simulano spazi aperti. Al primo piano il dipinto a olio ” Gli Elementi e l’Universo con segni zodiacali” del 1597 è riferito al Caravaggio. L’ultima sala visitabile è detta della Fama, per via dell’allegoria affrescata sul soffitto, sempre opera del...

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Il Colle Celio

Il Colle Celio Mons querquetulanus era l’antico nome del Celio, per via delle numerose querce che ricoprivano il colle. Il nome attuale deriva da Caile Vipinnas, Celio Vibena, antico condottiero etrusco, che conquistò il colle prima di essere fatto prigioniero da Cneo Tarquinio, ed in seguito liberato dal servo Mastarna. La vicenda del condottiero fu riportata nel 48 d. C. dall’imperatore Claudio, in un discorso che lui stesso tenne al senato; appassionato di etruscologia si narra che aggiunse qualche piccolo particolare alla storia. Oggi la leggenda è rappresentata negli affreschi conservati a Villa Albani. Il terreno del Celio in origine doveva avere un gran numero di forre che con il tempo, riempitesi di detriti hanno dato luogo ad una piccola zona pianeggiante con le due cime di villa Celimontana e del Laterano. Il terreno del colle è in gran parte costituito da tufi, ma anche da sabbie e argille, dalle quali scaturiscono ancora oggi piccole sorgenti. Tra queste, la celebre fonte delle Camene, citata da Giovenale, si trovava in una valle del Celio detta Egeria, mentre un altra sorgente, quella di Mercurio, sgorgava dai fianchi del colle. Il colle fu l’ultimo tra i sette ad essere inserito nella cerchia muraria di epoca repubblicana e tuttavia era attraversato da una fitta rete viaria, che ancora oggi conserva in parte le denominazioni antiche. Nel 312 a.C. la zona venne attraversata dall’acquedotto dell’Acqua Appia e un secolo dopo dal condotto sotterraneo dell’Acqua Marcia, il cosiddetto rivus herculaneus. Al tempo di Augusto il colle divenne la seconda regio della città, ma l’incendio del 64 d.C. distrusse la parte urbana della zona, che venne privatizzata da Nerone. Il Colosseo ed altri luoghi dedicati agli spettacoli, sorsero ai piedi del Colle durante il periodo dei Flavi. L’intera area si infittì di sfarzose costruzioni signorili e Settimio Severo restaurò l’acquedotto neroniano, le cui arcate presenti ancora oggi caratterizzano la zona. Ma le ricche dimore del Celio, subirono ben presto ingenti danni a seguito del saccheggio dei Goti di Alarico, nell’anno 410. I terreni devastati furono in seguito acquisiti dalla chiesa per edificare templi, conventi e ospizi, sfruttando come basamenti le vestigia pagane. Sul Celio sorsero nel VI secolo il grande convento di San Gregorio, e nel IX secolo la diaconia di Santa Maria in Domnica e la chiesa dei Quattro SS. Coronati. Nel 1084 un altro incendio devastò la zona. Con l’incursione di Roberto il Guiscardo, i luoghi di culto e di devozione subirono un colpo gravissimo. Solo a partire dal XVI secolo, la zona conobbe una ripresa edilizia fatta di ville nobiliari e numerose vigne, tra le quali è da ricordare quella della famiglia Mattei, oggi Villa Celimontana. E’...

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Parco di Tor Fiscale

Il territorio di Tor Fiscale, inserito all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica di Roma, testimonia la presenza dell’antica Via Latina, il cui tracciato è ancora visibile in alcuni tratti ed è ricco dei resti storici di sei acquedotti, di Sepolcri e di Ville Romane di epoca imperiale. Il parco di Tor Fiscale prende il nome da un’ antica torre medievale ancora ben conservata, la Tor Fiscale, alta circa 30 metri e risalente al XII-XIII sec. d.C. ma il territorio del Parco è ricco di monumenti di ogni epoca come il Tempio del dio Redicolo, il Ninfeo di Egeria, la chiesa di Sant’Urbano, le torri medievali, il complesso delle Tombe Latine e il Parco degli Acquedotti, con gli imponenti ruderi delle condotte che rifornivano d’acqua Roma. La superficie del territorio compreso nel Parco di Tor Fiscale è di circa 3.400 ettari e comprende la via Appia Antica, la valle della Caffarella, l’area archeologica della via Latina, l’area archeologica degli Acquedotti (240 ettari), la Tenuta di Tormarancia e quella della Farnesiana. La proprietà del parco è per almeno il 95% privata, con una forte prevalenza delle famiglie della vecchia aristocrazia, circa il 25% appartiene a società pubbliche e private e la restante parte è suddivisa tra piccole proprietà private, enti religiosi e un 5% costituisce il patrimonio demaniale. Parco di Tor Fiscale: storia e paesaggio Gli aspetti originari del paesaggio della zona sono stati modificati dall’attività del Vulcano Laziale, cominciata circa 600 mila anni fa che ha modellato il territorio rendendolo in alcuni punti pianeggiante ed in altri più ondulato. In epoca repubblicana e durante i grandi insediamenti dell‘età imperiale la presenza dell’uomo ha modificato notevolmente il paesaggio di questa parte dell‘Ager Romanus. La creazione della via Appia creò nuovi elementi paesaggistici tra cui il sistema delle tombe, dei templi e degli impianti funerari, poi quello delle locande, dei punti di sosta e di ristoro per i viaggiatori. In seguito alla feudalizzazione dell’area, in epoca medievale, sorsero possenti castelli e il territorio, sempre più spopolato, fu caratterizzato dalle torri baronali fino a quando, nel XVII secolo il territorio della via Appia fu segnato dal quasi totale abbandono delle attività produttive e dallo spopolamento degli insediamenti. Tra il ‘600 e l’800, il paesaggio viene visto in modo più suggestivo e romantico, soprattutto da letterati e artisti mentre, nel ‘900, lo sviluppo e il progresso provocano un’urbanizzazione selvaggia e molto abusivismo che ha comportato una distruzione della continuità storica e ambientale del territorio. Il parco oggi Il Parco di Tor Fiscale a Roma costituisce uno dei “polmoni verdi” dell’Urbe e mantiene una ricchezza faunistica e floristica piuttosto importante. Si trova in via dell’Acquedotto...

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La Chiesa di San Teodoro

La Chiesa di San Teodoro Nei pressi del Circo Massimo vi è la Chiesa di San Teodoro, che da il nome alla omonima via. Secondo la tradizione la chiesa sorge nelle vicinanze del Lupercale, la grotta che, alle pendici sud ovest del Palatino, si pensa sia il luogo dove Faustulo scoprì i gemelli Romolo e Remo con la lupa. Le origini della Chiesa risalgono all’incirca al IV secolo, fu dedicata a San Teodoro per via dell’influenza Bizantina che l’intera zona subì tra il VI e l’ VIII secolo. San Teodoro era un famoso soldato dell’Oriente, proveniente da Sicea in Galizia, conosciuto anche come Teodoro Tiro, dal latino tyron che significa soldato. Fu, in principio, un soldato romano del Ponto, storica regione dell’Asia Minore, e luogo in cui era presente un santuario dedicato a lui. Era considerato santo sia per la chiesa cattolica che dalle chiese orientali. Morì sotto tortura ad Amasea nel Febbraio 306 per via di accuse che lo ritenevano colpevole di aver incendiato un tempio pagano. La Chiesa, costruita sui resti del santuario più antico, è realizzata a pianta circolare, preceduta da un protiro in laterizio con davanti un ampio sagrato raccordato con due scale a via di San Teodoro. L’edificio è coperto da una cupola, realizzata per opera di Bernardo Rossellino, la quale costituisce a Roma il primo esempio di cupola con coste e vele. L’abside è ornata da un mosaico del VI secolo raffigurante Cristo con i SS. Pietro, Paolo, Teodoro e Cleonico. (immagine in alto). San Teodoro fu più volte ricostruita nel corso della storia: durante il pontificato di papa Nicola V, dove perse il suo status di chiesa titolare, e durante il periodo di Clemente XI, il quale decise di restaurarla per mano di Carlo Fontana. E’ all’architetto svizzero, infatti, che si deve il cortile esterno alla Chiesa. La Chiesa di San Teodoro fu per molto tempo il luogo in cui si riuniva la Confraternita del sacro Cuore del Gesù, detta dei sacconi Bianchi, a cui appartenevano Papi, Cardinali e Aristocratici....

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