Quartiere Testaccio

Testaccio, il quartiere “popolare” per eccellenza. Un quadrilatero di cultura e romanità Fonte Romeing.it Posizionato a sud dell‘Aventino tra sampietrini, magnifiche piazze e il Fontanone di Pio X, il Quartiere Testaccio si distingue rispetto a molti quartieri di Roma per essere riuscito a mantenere, nel corso del tempo il suo originario spirito popolare, “testaccino”. Inquadrato tra via Marmorata, le Mura Aureliane ed il Tevere, il quartiere Testaccio ha assunto la forma di un quadrilatero regolare grazie alla sua superficie quasi totalmente pianeggiante, se si esclude la collinetta artificiale di monte Monte Testaccio. Peculiare è l’origine di questo Monte, conosciuto anche Monte dei Cocci. Esso infatti prende vita da un’ antica discarica composta da anfore provenienti dalla Spagna, contenenti nell’antichità l’olio destinato alle distribuzioni annonarie. Il progressivo abbandono di questi contenitori, ha alterato con il tempo l’originario aspetto della collina, sino a trasformarla nel Monte dalle caratteristiche che oggigiorno possiamo notare. Il porto di Roma Qui si ergevano un tempo il porto fluviale della Capitale, l’Emporium, e le sue infrastrutture, sorte in seguito alla vittoria della seconda guerra punica. Attorno a questo antico luogo si andò a sviluppare uno stile di vita semplice, in contrasto con la non distante nobiltà, e gli abitanti del quartiere ben presto andarono a contraddistinguersi per il proprio carattere fiero e schietto. Ancora oggi Testaccio è un quartiere ostinatamente “popolare” nella sua genuinità, “un paese all’interno di una città”, da vivere a misura d’uomo. Testaccio oggi: cultura, eventi e buona cucina romana Oggi, il quartiere Testaccio è tra i più belli, vivaci e caratteristici della Capitale. Grazie al progetto di riqualificazione dell’area dell‘ex Mattatoio, nel cuore del quartiere,  la zona è divenuta uno dei fulcri più importanti della vita notturna e culturale di Roma. Qui sono sorti spazi che ospitano eventi di musica, prosa e poesia.  L’ex Mattattatoio è oggi sede del museo Macro e della Città dell’Altra Economia, tra i principali poli artistici e culturali di Roma. Malgrado nel periodo medievale questo luogo fosse considerato campagna, vi si possono poi incrociare importanti monumenti, come la Piramide Cestia, maestoso e di certo inusuale monumento funerario dedicato a Caio Cestio Epulone. Alta 37 metri e su una base quadrata pari a 30 metri; sembra che la piramide sia stata realizzata in meno di 330 giorni .  Il complesso sorge in prossimità della Porta di San Paolo lungo il percorso delle mura aureliane nelle quali fu inglobato fra il 274 ed il 277 d.C. Qui ha sede anche il Cimitero Acattolico, vicino a Porta san Paolo, al lato della Piramide Cestia. Testaccio è anche il quartiere ideale per chi è in cerca della vera cucina tradizionale romana e i suoi capisaldi, dalla “coratella”,...

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Campo de Fiori

    Campo de’ fiori a Roma Quella che oggi è la conosciutissima piazza di Campo de Fiori di Roma una volta non era una piazza vera e propria bensì un prato fiorito a cui la piazza, costruita nel corso del ‘400, deve il suo nome. Con la progressiva crescita di importanza del luogo sito nei pressi dell’area dei Banchi e lungo l’importante tragitto che conduceva al Vaticano, nel 1456 Papa Callisto III fece lastricare la zona in previsione di una più ampia risistemazione dell’intero rione Parione, che si protrasse anche per buona parte del secolo XVI. Questo rinnovamento portò alla costruzione di molti palazzi importanti tra cui quello della Cancelleria e il palazzo della famiglia Farnese. Piazza di Campo de Fiori divenne un luogo di passaggio obbligato per personalità di spicco quali ambasciatori e cardinali. Inoltre, ciò comportò un certo benessere economico alla zona e Campo de Fiori divenne sede di un fiorente mercato dei cavalli che si teneva due volte la settimana, il lunedì e il sabato; nelle immediate vicinanze sorsero molti alberghi, locande e negozi di artigiani e ancora oggi, le storiche vie con botteghe tradizionali portano il nome degli artigiani che un tempo vi lavoravano, come Via dei Baullari, Via dei Cappellari o via Via dei Giubbonari. Oltre ad essere sede di attività commerciali e culturali, per secoli Campo de Fiori fu il principale palcoscenico delle esecuzioni pubbliche. Tra queste la più famosa, avvenuta nel 1600, è quella di Giordano Bruno, filosofo e frate domenicano che fu arso vivo nella piazza perché accusato di eresia: la statua a lui intitolata venne posta nel centro della piazza, dove si trova ancora e prese il posto di una fontana detta “la terrina”, per la sua forma a zuppiera, spostata in piazza della Chiesa Nuova. L’attuale estensione di Campo de Fiori venne raggiunta dopo il 1858 mentre, nel 1869, il mercato di Piazza Navona venne spostato a Campo de Fiori, diventando quello che oggi è conosciuto come uno dei mercati più popolari e folkloristici della Capitale, molto vivace e frequentatissimo, tanto da ispirare perfino il film “Campo de fiori” del 1943, con Anna Magnani e Aldo Fabrizi. La sera, quando i banchi del mercato sono ormai chiusi, Campo de Fiori si trasforma completamente per diventare una delle mete più gettonate della movida notturna romana. Brulicante di giovani e piena di locali, pub, bar e ristoranti di vario genere, l’atmosfera della piazza spesso si surriscalda, tanto da far nascere anche alcuni momenti di tensione e risse tra chi ha alzato un po’ troppo il gomito, con conseguenti proteste delle persone residenti nella zona, sempre bella e storica ma forse, ormai, troppo chiassosa durante le ore...

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Piazza Barberini

Piazza Barberini e la Fontana del Tritone Piazza Barberini è una di quelle meraviglie che ti colpiscono quasi per caso, in mezzo al caos degli edifici, dei negozi alla moda, degli autobus e dei passanti che si affrettano lungo le strade del centro. Punto di snodo per diverse destinazioni, posta fra il colle Quirinale e gli Horti Sallustiani, questa piazza è una delle mete più visitate dai turisti, che vi si recano per ammirare la magnifica fontana, o vi si fermano per un momento di relax ai tavoli dei bar dopo aver passeggiato per le strade del centro.  Considerata particolarmente salubre, l’area in cui sorge fu particolarmente ambita dalle famiglie agiate di Roma, che qui fecero costruire le proprie dimore, influenzando nel corso dei secoli la denominazione della piazza stessa. Antecedentemente detta “Grimana”, dalla vigna e dall’abitazione del cardinal Grimani, patriarca di Aquileja, intorno al 1625 la piazza prese il nome di “Sforza a Capo le Case”, per le limitrofe proprietà appartenenti al cardinale Sforza, che vennero in seguito  acquistate dal cardinale  Francesco Barberini.  Fu quest’ultimo a far erigere il palazzo (da cui si accede oggi da Via delle Quattro Fontane) che dona l’attuale nome a Piazza Barberini. Ad eccezione di questa nobile dimora, l’area era all’epoca zona di campagna, puntinata di osterie, latterie, abitazioni modeste e attività prettamente popolari. La struttura stessa della piazza si mostrava molto diversa da quella odierna, con il lato in cui oggi sbocca via Barberini chiuso da uno degli ingressi del palazzo, un grande arco chiamato volgarmente “il Portonaccio”, dal quale si entrava nel famoso “Teatro Barberini”, eretto dal Bernini nel 1634 come teatro di corte, che restò in opera fino al 1873. Furono questi gli anni in cui il grande artista diede la sua impronta alla piazza, anzitutto ponendovi al centro, nel 1642, la celebre Fontana del Tritone. La fontana, voluta da papa Urbano VIII Barberini e alimentata dall’acquedotto dell’Acqua Felice, trasmette un esplicito messaggio di esaltazione dinastica della famiglia Barberini attraverso i richiami simbolici delle figure che la ornano. La raffinata composizione è sorretta da quattro delfini con la testa in basso, su cui si colloca una grande conchiglia aperta, da cui si erge il dio marino, Tritone, nell’atto di soffiare verso l’alto uno zampillo d’acqua che ricade nella sottostante vasca.. Intrecciati artisticamente alle code dei delfini vi sono la tiara papale, le chiavi di S.Pietro e lo stemma della Famiglia.    Allo stesso Bernini, si deve anche l’ideazione di un fontanile, chiamata Fontana delle Api, realizzata ad uso dei viandanti in un angolo su Piazza Barberini. Su via delle Quattro Fontane troviamo come detto il  Palazzo Barberini che dà il nome alla piazza e sede oggi...

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Il Quartiere Flaminio

Indicato con Q. I. il Quartiere Flaminio, zona urbanistica 2C del Municipio II di Roma , con i suoi musei, le facciate eleganti dei palazzi e le sue ville, è storicamente il primo quartiere della capitale. Ricco di luoghi da visitare, interessanti non solo a livello culturale, ma anche paesaggistico, la prima tappa che consigliamo è Villa Borghese. Con le molteplici attrazioni presenti al suo interno, questo parco riesce a soddisfare i desideri di quanti vi ricerchino uno spazio per rilassarsi, divertirsi, conoscere e scoprire. Il Tempietto di Esculapio, la Casina delle Rose con la Casa del Cinema, il Bioparco o il Globe Theater, realizzato in legno su modello dei teatri elisabettiani dove in estate vengono realizzati spettacoli shakespeariani, sono solo alcuni esempi della ricchezza che il luogo offre. Costituito da nove ingressi , il parco di Villa Borghese consente l’accesso ai quartieri limitrofi e centrali della città, Pinciano, Salario ed ovviamente al quartiere Flaminio. Luogo di congiunzione fra questi punti è anche Ponte Milvio, storicamente importante poiché consentì l’edificazione di importanti industrie in questo luogo un tempo piuttosto difficile da raggiungere a causa dello straripamento costante del Tevere. A tal motivo, il ponte, costruito lungo il percorso delle vie Flaminia e Cassia come passaggio obbligato per dirigersi a nord,viene definito da molti romani ponte mollo, perché risulta il primo ponte ad essere sommerso quando il fiume è in piena. Il ponte ha poi nel tempo rivestito notevole importanza come punto di ritrovo per le coppie e luogo romantico d’eccellenza grazie ai suoi “lucchetti” simbolo d’una coppia duratura e felice. Ma è soprattutto la fine della seconda guerra mondiale e l’assegnazione a Roma dei Giochi Olimpici del 1960 ad aprire una fase di profonda trasformazione urbana de il quartiere Flaminio. Vengono in questo periodo costruiti edifici come il villaggio olimpico, l’Auditorium ed il MAXXI. Quest’ultimi, tra i più importanti punti d’interesse di Roma, arricchiscono il Quartiere Flaminio grazie alle notevoli iniziative culturali che sono in grado di allestire. L’Auditorium, progettato da Renzo Piano , è un complesso multifunzionale caratterizzato da tre “casse armoniche” che sovrastano la vegetazione circostante che funge da legame tra l’anfiteatro de il quartiere Flaminio e l’adiacente Villa Glori. Destinato alle rappresentazioni e ai concerti, dove possono trovare posto circa 3000 spettatori, l’Auditorium riesce a gestire con facilità il grande flusso di persone che trovano ad attenderli attività musicali,commerciali, ricreative, di studio e di esposizione. Il MAXXI, galleria d’arte contemporanea progettata dall’architetto donna Zaha Hadid, è infine un altro esempio della ricchezza de il quartiere Flaminio. L’ambiente che al suo interno ospita collezioni permanenti, mostre e spazi dedicati alla caffetteria e al bookshop, è un classico...

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Passeggiate Centro Storico

Passeggiate al centro storico di Roma.   Roma è una città ricchissima di luoghi e monumenti storico-artistici di enorme bellezza ma si tratta pur sempre di una città piuttosto grande, il cui centro storico è molto ampio e non facilmente percorribile interamente a piedi. In questo articolo cercheremo di darvi qualche spunto e itinerario da seguire per visitare le zone più famose e popolari della città. Per compiere la prima delle passeggiate al centro storico, vi suggeriamo di prendere la linea A della metropolitana e di scendere alla fermata “Flaminio”. Uscendo dalla metro vi recherete a Piazza del Popolo, una delle più grandi e suggestive di Roma, dove vi consigliamo di entrare nella chiesa subito a sinistra, S. Maria del Popolo contenente dipinti del Caravaggio e del Pinturicchio o in una delle due chiese gemelle che troverete nella piazza, S. Maria in Montesanto e S. Maria dei Miracoli. Da queste due chiese si dipartono tre grandi strade che formano il cosiddetto “tridente”: prendete quella a sinistra, Via del Babuino, in modo da giungere in Piazza di Spagna. Da qui potrete scattare foto alla famosa scalinata e alla fontana della “Barcaccia” del Bernini e, poi, prendere Via dei Condotti e concedervi una passeggiata tra le vetrine dei negozi più lussuosi della città. Arrivati all’incrocio con Via del Corso girate a sinistra e proseguite dritto fino a Piazza del Parlamento dove vedrete, alla vostra destra, il palazzo in stile barocco di Montecitorio, sede del Parlamento Italiano. Tornando su Via del Corso girate a destra e arrivate alla Galleria Colonna, dove potete fermarvi per una sosta tra negozi, bar e ristoranti. L’itinerario prosegue su Via del Corso dove, dopo pochi metri svoltando a sinistra in Via delle Muratte, raggiungerete Fontana di Trevi. Inoltratevi poi in Via Minghetti e continuate l’itinerario per raggiungere Piazza Santi Apostoli. Proseguite dritto, attraversate Via 4 Novembre prendete Via dei Fornari. Una volta arrivati alla fine della strada girate a destra e arrivate a Piazza Venezia, la monumentale piazza romana dominata dal grande Altare della Patria, dove vi suggeriamo di visitare il Museo del Risorgimento. Uscendo vi ritroverete su Via dei Fori Imperiali dove potrete visitare le rovine e il Foro Romano ed, infine, il Colosseo che si staglia sullo sfondo del viale (info visite qui). Per altre passeggiate al centro storico si può partire dalla fermata metro A di “Ottaviano”, vicina sia alla Basilica di San Pietro che ai Musei Capitolini. Da Piazza S. Pietro imboccate Via della Conciliazione e, arrivati sul Lungotevere Castello, potrete visitare il maestoso Castel Sant’Angelo; da lì attraversate Ponte Sant’Angelo e imboccate Via Panico, poi a sinistra Via dei Coronari fino all’altezza...

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Clivio di Rocca Savella

Clivio di Rocca Savella Alle pendici dell’Aventino via d’accesso per il Giardino degli Aranci Esistono luoghi meno noti, fra le vie di una Roma che possiede secoli e secoli di storia. Esistono luoghi il cui nome, forse, non richiama subito alla mente ciò che custodisce, ma che non per questo risultano essere meno preziosi. Uno fra questi è senza alcun dubbio il Clivio di Rocca Savella. Posta lungo la strada che da Piazza di Bocca della Verità porta sino al Giardino degli Aranci, Clivio di Rocca Savella è una via risalente all’epoca romana, quando il suo nome era Clivius Capsarius, poiché luogo prossimo alle tabernae, guardaroba della terme di Sura. Qui sorse, in epoca medievale, una rocca con il compito di controllare la strada d’accesso all’ Aventino dal Tevere, mentre la via su cui sorgeva prese il nome di Vicolo Santa Sabina.  La Rocca eretta nel X secolo da Alberico II fu ereditata da Ottone III Savelli dopo il Mille, e Clivio di Rocca Savella fu infine donato ai frati Domenicani. Dell’antica fortezza, attualmente, non restano che le mura di cinta e le torri squadrate. Ma ciò che più è importante è il suo accesso, una torre-porta gestita da un ponte levatoio, che conduceva all’interno di un cortile spesso usato come luogo di panificazioni strategiche ed esercitazioni belliche. Da queste mura, infatti, i romani parteciparono ai combattimenti fra le truppe francesi e Garibaldi. Clivo di Rocca Savella tuttavia, non è importante solo per la sua funzione bellica. Esso è ancor oggi fulcro turistico perché luogo d’accesso al Giardino degli Aranci. Noto anche come Parco Savello, questo giardino è uno dei punti panoramici più belli di Roma, da cui è possibile scorgere anche la Basilica di San Pietro in lontananza. Situato sul Colle Aventino, territorio del Savelli da cui Clivo di Rocca Savella prende il proprio nome, il Giardino degli Aranci venne realizzato nel 1932 da Raffaele de Vico. Piccolo giardino della forma rettangolare, prende il nome dall’albero che San Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine dei Domenicani, aveva portato con se dalla Spagna. Qui il santo fondò il proprio convento: la Basilica di Santa Sabina. Oltre a questo piccolo e prezioso tesoro, tutt’intorno al Clivio di Rocca Savella, sorgono il Complesso dei Cavalieri di Malta e il Giardino di Sant’Alessio, tutti luoghi facenti parte del set cinematografico del film “La grande...

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Il quartiere Garbatella

Alla scoperta del quartiere Garbatella Il quartiere Garbatella fa parte dell’VIII municipio di Roma e si trova all’interno della zona Ostiense. Il quartiere venne realizzato nel 1920, in piena epoca fascista, vicino alla Basilica di San Paolo fuori le mura; pur essendo stato considerato, per molto tempo, una borgata popolare un po’ malfamata, con il passare degli anni è diventato uno dei quartieri più vivaci della Capitale, oltre ad aver ottenuto più recentemente il titolo di Rione – il primo rione fuori le Mura – vedendo così riconosciuta la sua origine storica e la sua valenza culturale. L’origine del nome Garbatella è tuttora oggetto di discussione infatti, secondo un’ipotesi molto diffusa, il quartiere prenderebbe il nome dall’appellativo dato alla proprietaria di un’osteria, di nome Carlotta (o Maria), così tanto benvoluta dai viaggiatori, da essere soprannominata “Garbata Ostella”, successivamente abbreviato in “Garbatella”. Una seconda ipotesi sull’origine del nome Garbatella fa riferimento al tipo di coltivazione della vite detto “a barbata” o “a garbata” nella quale le viti vengono appoggiate ad alberi di acero od olmo, in uso nei terreni detti “Tenuta dei 12 cancelli” (comprendenti l’attuale via delle Sette Chiese), posseduti nel XIX secolo da monsignor Alessandro Nicolai, ministro dell’agricoltura di papa Gregorio XVI. Garbatella fu fondato in una fase di grande sviluppo edilizio, da re Vittorio Emanuele III, che intendeva dotare Roma di un canale parallelo al fiume Tevere (mai costruito) che collegasse il centro città al porto di Ostia: per questo motivo i nomi di strade e piazze della zona hanno spesso riferimenti “marinari” (ad es. Via del Porto Fluviale). La Garbatella è diventato con il tempo, un quartiere interessante e caratteristico grazie ai suoi scorci suggestivi e al suo essere “quartiere paese”, simile ad un piccolo borgo inserito in una metropoli. Staccato dai turistici rioni centrali e più caotici di Roma, la peculiarità del quartiere sta nel contenere un mix di architettura popolare e influenze architettoniche del barocchetto romano che la rendono una delle zone di Roma più singolari e affascinanti. A questo si aggiunge la sua vivibilità e vitalità anche intellettuale, testimoniata da centri culturalmente rilevanti come il Teatro Ambra alla Garbatella o il Teatro Palladium. I luoghi di interesse principali sono la cosiddetta Chiesoletta dei SS. Isidoro ed Eurosia in via delle Sette Chiese, le catacombe di Commodilla o la più recente “Fontana di...

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I muri degli ex voto | Roma

I muri degli ex voto, tra tradizione e religiosità popolare Simbolo di una Roma legata al passato e alle tradizioni popolari, negli angoli più impensabili e seminascosti, ma anche in mezzo al traffico cittadino, troviamo ancora oggi  muri, ed edicole su cui nel corso dei decenni sono stati attaccati i cosiddetti “ex voto”. Delle piccole mattonelle quasi tutte con su scritto l’acronimo“PGR”, per grazia ricevuta, ringraziamenti per lo più rivolti alla Madonna o al Divino in generale a cui si attribuiscono miracoli, salvezze o guarigioni di persone care. Questi luoghi si trovano per lo più nelle vie del centro storico, fatta eccezione per il più celebre e antico sito nel Santuario del Divino Amore sull’Ardeatina, leggermente più esterno, a duecento metri dalla chiesetta che nel Settecento fu teatro di alcuni miracoli. All’incrocio tra Largo Preneste e via di Portonaccio si trova il muro degli ex voto di Largo Preneste, uno dei più noti nella Capitale, arricchito nel corso del tempo, da centinaia di queste piccole “lapidi” votive che partono da una doppia edicola della Madonna del Perpetuo Soccorso, una fatta a mosaico e un’altra su lastra. Questi ex voto hanno tutti forme diverse, molti sono a cuore, su alcuni sono appesi catenine, braccialetti, rosari, croci. E poi tantissimi fiori, rose, orchidee o margherite, alcuni evidentemente freschi e molti lumini accesi, ad evidenziare il fatto che questa tradizione è tuttora vivissima tra i romani. Sopra, incise nella pietra, si possono leggere frasi come “Grazie per…”, “Merci S. te Vierge”, “Ti ringrazio Vergine Immacolata sede della sapienza ti ho pregato con fede e tu mi hai aiutato (1978)” e così via o, semplicemente, “Per grazia ricevuta”. L’origine del muro degli ex voto di Largo Preneste non è chiaro, c’è chi dice che i “per grazia ricevuta” venivano messi qui ai tempi dei bombardamenti della seconda guerra mondiale per ringraziare dello scampato pericolo, altri sostengono che siano antecedenti, forse del 1910. La tesi della seconda guerra mondiale è plausibile perché, quando Pio XII nel 1944 proclamò la Madonna “salvatrice dell’urbe”, la devozione popolare nei confronti della Vergine aumentò notevolmente. Questo spaccato di religiosità popolare è davvero suggestivo e perfino commovente ; il muro degli ex voto a Largo Preneste e gli altri luoghi simili, rappresentano una insolita ed affascinante “bacheca” di scritture anonime su cui lasciare traccia della propria esistenza, della propria fede e delle proprie...

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Il Borgo di Isola Farnese

Isola Farnese, il borgo nel Parco di Veio A pochi km da Roma, arroccato in cima ad una rupe vulcanica c’è una borgo, un luogo isolato e signorile che padroneggia sulla campagna romana: il Borgo di Isola Farnese. Qui, in passato, visse la cultura etrusca, grande antagonista di Roma. Qui, un tempo, sorgeva un Castrum Insulae, un accampamento circondato dal Fosso del Piordo, dalle valli della Storta e di S. Sebastiano e da un fossato artificiale, che lo innalzavano, isolandolo, dalla campagna circostante. Fu solo intorno al XVII secolo, quando il Cardinale Alessandro Farnese acquistò il castello, che Borgo di Isola Farnese prese vita per come è conosciuto oggi, lasciando dietro di se solo qualche traccia, non ancora rivenuta, dell’antica città di Veio cui doveva essere aggregata. Lungo la strada che ci conduce verso il Borgo di Isola Farnese, saltano da principio agli occhi grandi camere quadrate tagliate nella roccia. Esse sono le abitazioni e le stalle di quanti nel periodo medievale abitavano sotto la protezione del castello. Spesso in tufo, esterne alla cinta muraria, formavano il villaggio di Borgo di Isola Farnese. Separato da queste abitazioni per mezzo di un fossato artificiale e da un ponte levatoio, al borgo vero e proprio si accedeva attraverso un arco posto all’ingresso dove lo stemma cardinalizio con i gigli dei Farnese ed i caratteri architettonici del XVI secolo, svettava in alto. In differenti punti, tuttavia, la presenza della cultura romana ancora riecheggia in questo luogo storico. Ne è un esempio, nella piazza principale, chiamata Piazza della Colonnetta, la colonna romana collocata che si erge davanti la rampa che costituiva l’antico accesso al paese. Oppure , murato nello spigolo della Chiesa di S. Pancrazio, l’ epigrafe a Munatio Felici Patri con l’urceo ,il vasetto per uso sacrificale a due facce. Ed ancora un frammento di un rilievo romano con due coniugi, probabilmente un sarcofago, che troviamo a sinistra dell’arco. Enogastronomia locale: Il borgo non è solo storia, è anche tradizione e sinonimo di eccellenza. Ne è un esempio l’agricoltura che si è sviluppata tutt’intorno al paese, rendendo questo luogo importante per la produzione di formaggi, miele, ortaggi, fra cui il carciofo di Campagnano, una delle due varietà coltivate nel territorio del Lazio e ritenuta di Indicazione Geogragica Protetta, ed ovviamente la produzione dell’Olio D’Oliva. Curiosità: Il Borgo di Isola Farnese, infatti, fa parte di uno degli itinerari della Via Francigena nel Lazio. Suddiviso in 44 tappe, il percorso pedonale della Via Francigena in Italia, lungo circa 1000 km, rappresenta una delle tradizioni più importanti del nostro paese. Partendo dal Gran San Bernardo, ridiscendendo sino a Roma, all’altezza dell’uscita di Campagnano, è possibile ammirare il panorama sulle campagne...

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La Scala Santa di Roma

La Scala Santa di Roma, un luogo di profonda devozione Nel Santuario adiacente alla Basilica di San Giovanni in Laterano, sono custoditi i 28 gradini della scala che Gesù salì, per ben due volte, il giorno della sua morte nel palazzo di Ponzio Pilato a Gerusalemme: la Scala Santa. La Scala Santa, donata a Papa Silvestro I , fu da egli collocata dove sorgeva l’antica residenza papale, San Giovanni in Laterano; ma fu solo per volere di Sisto V sul finire del ’500 che venne affidata la costruzione di un vero e proprio “antro” che potesse custodire e valorizzare un tesoro tanto prezioso. Fu l’architetto Domenico Fontana, a cui erano stati affidati i lavori dal Papa stesso, che decise di porre i gradini sacri dove già s’ergeva il “Sancta Sanctorum”. Il luogo più sacro al mondo, a quel tempo cappella personale dei pontefici, sul lato est della piazza di San Giovanni. La storia, nata in epoca medievale, intorno al 1450, narra che il trasporto dei 28 gradini avvenne di notte. Si dice che ad accompagnarli vi fossero solo la luce delle torce ed il canto di preghiere e salmi. La posa della Scala Santa , inoltre, venne iniziata operando dall’alto verso il basso perché i gradini non venissero calpestati dagli operai, ma toccati solamente con le ginocchia, motivo per cui, ancora oggi, i pellegrini salgono quella scala, penitenti, con le ginocchia. Per agevolare l’afflusso dei fedeli alla Scala Santa, inoltre, l’architetto costruì altre quattro scale, ed ai lati del “Sancta Sanctorum” edificò nuove cappelle come quella di San Lorenzo, ad oggi chiesa vera e propria, e quella di San Silvestro, oggi coro dei Passionisti. Il 24 maggio 1590 Papa Sisto V, attraverso una bolla, annunciò la chiusura dei lavori e la conseguente apertura della Scala Santa. A maggior tutela di una reliquia tanto preziosa, nel 1723, per impedirne l’usura, Innocenzo VIII fece rivestire i gradini con tavole di noce, così come si presentano tutt’oggi. Ed ancora oggi quei 28 gradini rappresentano un luogo di profonda devozione e penitenza che richiama il periodo della Passione di Cristo e che i fedeli percorrono una volta l’anno al fine di ottenere un’indulgenza dai propri peccati per un tempo di 100 giorni. Info e Orari: La Scala Santa è aperta dalle 6.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.10. Per pregare e salire in ginocchio la Scala Santa non occorre prenotazione ed è gratuito l’ingresso. La cappella papale del Sancta Sanctorum è aperta dalle ore 9.30 alle 12.40 e dalle 15.00 alle 17.10, (escluse le domeniche e le feste), la visita è di circa 20 minuti. Per chi desidera visitare la cappella del Sancta Sanctorum il costo del biglietto è di € 3,50 a...

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Via Arco dei Banchi a Roma

Via Arco dei Banchi a Roma, nella zona del Santo Spirito Per riscoprire insieme una zona di Roma che ha in gran parte mantenuto la sua struttura, ma che non appartiene ai percorsi turistici più rinomati, parliamo oggi di via Arco dei Banchi in zona Santo Spirito, a Roma. Nel XV secolo la Basilica di S. Pietro divenne il centro politico, morale e religioso di Roma, determinando un cambio di orientamento del sistema viario verso Ponte Sant’Angelo, l’unico che unisse la città di Roma al Vaticano. Via Arco dei Banchi è una traversa di via del Banco di S. Spirito ed il nome di “banchi”, esteso alla zona che comprende anche via dei Banchi Vecchi, si riferisce ai banchi dove negozianti, banchieri, notai, scrivani e mercanti di ogni tipo esercitavano i loro affari, sfruttando la vicinanza a S. Pietro. Via del Banco di S. Spirito era anche detta “Canale di Ponte”: il nome deriva forse dal fatto che la gran massa di pellegrini provenienti dalle vie circostanti si “incanalava” in questo stretto tratto di strada per attraversare ponte Sant’ Angelo e recarsi in San Pietro o, più probabilmente, a causa delle inondazioni del Tevere che appena aumentava di livello invadeva immediatamente questo breve tragitto. All’inizio dell’arco che dà il nome a via Arco dei Banchi, in basso a sinistra, è incassata una pietra sulla quale, a caratteri semigotici, è visibile un’ iscrizione che ricorda la piena del Tevere del 1277. Il livello raggiunto dalle acque è segnato da una linea incisa che divide l’epigrafe in due parti ed è il più antico ricordo delle inondazioni tiberine. Originariamente l’iscrizione era murata sulla facciata della primitiva chiesa dei Ss. Celso e Giuliano, che venne demolita e successivamente ricostruita per ben due volte proprio a causa dei continui allagamenti del “Canale di Ponte”. Nel Cinquecento, sotto l’arco, era presente una scultura molto venerata della Vergine che fu, in seguito, asportata e poi rimpiazzata nell’Ottocento da un grande quadro ad olio, sempre raffigurante la Madonna. La via prese il nome di “Banchi Nuovi” quando, per volere di Papa Giulio II, il trasferimento della Zecca Pontificia da Palazzo Sforza Cesarini al palazzo del Banco di S. Spirito – adattato appositamente dal Bramante – indusse i banchieri ad aprire i loro uffici di cambio in questo tratto di strada. Nel 1541 la zecca fu trasferita altrove e l’edificio rimase inutilizzato ma conservò il nome di “Zecca vecchia”. Via Arco dei Banchi oggi è un breve tratto a ridosso di Corso Vittorio, rimasto pressoché immutato, ma che non evoca più la magnificenza dell’epoca rinascimentale e, soprattutto, la vivacità dell’attività commerciale che qui vi veniva praticata perfino da personalità importanti come quella di Agostino Chigi...

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Acquedotto dell’Acqua Vergine

Acquedotto dell’Acqua Vergine A Roma lungo un percorso sotterraneo, di quasi 14.105 passi, si estende l’acquedotto dell’Acqua Vergine. Voluto da Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, che lo inaugurò il 9 giugno del 19 a.C. per alimentare la nuova zona di Campo Marzio, esso ancora oggi alimenta quasi tutte le più imponenti fontane del centro di Roma: Piazza Navona, Barcaccia, Terrina e, ovviamente , la Fontana di Trevi. Per tale motivo l’acquedotto dell’Acqua Vergine è conosciuto oggigiorno come l’unico acquedotto romano ad essere funzionante, ancora dopo venti secoli. Secondo Frontino il nome sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (virgo) che avrebbe indicato ai suoi soldati assetati le sorgenti. Largo circa 1,50 metri e supportato da opere in cemento e reticolato di sostegno nei punti ritenuti più critici, il tracciato d’acqua dell’Acquedotto Acqua Vergine è percorribile in barca, soprattutto per le ispezioni ed i controlli relativi al suo funzionamento. Composto da una serie di cunicoli scavati trasversalmente su di un terreno calcareo che ne permetteva una maggior purezza e freschezza senza troppi interventi di manutenzione, i rivoli di acque sorgive, attraverso il terreno poroso ed impermeabile, venivano convogliati verso un canale principale. Confluite in un bacino artificiale in calcestruzzo, oggi interrato, l’ acquedotto dell’Acqua Vergine possiede una portata pari a 1.202 litri al secondo. Tale quantità consentiva per la maggior parte, nell’epoca in cui fu costruito, l’erogazione e l’approvvigionamento idrico della parte settentrionale della città e dei punti più distanti dal centro. Una restante parte veniva riversata per alimentare le opere pubbliche ed un’ultima veniva convogliata all’indirizzo della casa imperiale e di altri utenti privati. Vicino al Pantheon, infatti, l’ acquedotto dell’Acqua Vergine terminava il proprio corso, distribuendo l’acqua ai numerosi monumenti creati da Agrippa, non ultime le Terme che portavano il suo nome. Gli interventi nel tempo Nel corso del tempo l’ acquedotto dell’Acqua Vergine ha subito numerosi interventi di manutenzione, di restauro e di parziale rifacimento. I primi lavori furono svolti fra il 37 ed il 46 d.C. da parte di Tiberio prima e Claudio poi, andando a ripristinare i mattoni componenti gli archi di travertino nell’area urbana, e di Costantino. Malgrado la distruzione subita da parte dei Goti di alcune delle sue parti acquedotto dell’Acqua Vergine non perse mai la sua importanza e venne spesso fatto ripristinare proprio per il valore che possedeva per l’alimentazione idrica della città. Lavori di consolidamento importanti furono infine portati avanti da Papa Adriano I, che intorno al 700, lo restaurò nuovamente e ne arricchì lo splendore, andando ad aggiungere, nell’attuale via del Corso, un’ulteriore...

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Antica Spezieria di Santa Maria della Scala

La prima vera farmacia della capitale Situata al primo piano del Convento dei Carmelitani Scalzi, annesso alla Chiesa di Santa Maria della Scala, nella zona di Trastevere, esiste un luogo antico e prezioso. Quella che può essere considerata la prima vera farmacia della capitale: L’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala. Costruita in origine per rispondere alle necessità degli stessi frati carmelitani, dediti alla coltivazione di piante medicinali, l’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala divenne nel corso del tempo così importante da essere considerata punto di riferimento per cardinali, principi e per gli stessi medici dei pontefici, tanto da ottenere l’appellativo di “farmacia dei papi”. Pronta a rispondere alle esigenze dei suoi clienti l’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, si è occupata di fornire a prezzi modici, medicinali genuini poiché prodotti da erbe lavorate in loco attraverso un accurato studio delle stesse. Tali medicinali erano volti a curare le malattie delle prime vie respiratorie, i dolori reumatici o le allergie, sin’anche all’utilizzo del primo disinfettante: l’acqua della Samaritana. L’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala: la struttura I suoi locali, comprensivi di un ambulatorio gratuito, sono rimasti aperti sino al 1978. Dato il lavoro altamente scientifico che avveniva nei laboratori dell’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, ci sembra obbligatorio parlare anzitutto del laboratorio galenico che si trova al suo interno. Frantoi originari, mortai ed alambicchi di distillazione, insieme a vasi, bilance, maioliche pregiate, formano il quadro di questo luogo dove gli armadi riportano immagini dipinte dei padri della medicina come Ippocrate, Galeno, Avicenna, Mitridate e Andromaco. Risalente al settecento l’arredamento, le scaffalature, le vetrine e il bancone, ci si presentano in tutto il loro splendore passato. Nel retrobottega, inoltre, possiamo scoprire , risalente all’ottocento, un laboratorio liquoristico ed un ambiente che fungeva da biblioteca, studio medico e magazzino. L’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, è anche adorna di vari cimeli di grande importanza: come il Trattato delli semplici, un rarissimo erbario attribuito a fra’ Basilio,farmacista del settecento, contenente l’elenco di tutte le erbe utilizzate nella farmacia, conservandone un esempio essiccato nella pagina corrispondente. Oppure il Vaso della theriaca, un farmaco messo a punto da Andromaco il Vecchio, medico di Nerone, per lo studio di un antidoto contro i veleni. La Speziera, rappresenta quindi una passeggiata nel passato, volta a scoprire la vita reale di Roma. Le attività di ogni giorno. La semplicità di un tesoro così prezioso che è giunto fino al nostro tempo. Info: La Spezieria si trova in Via della Scala 23, nel Rione...

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Meridiana di Augusto | Roma

Cos’è la Meridiana di Augusto? Sin dall’antichità le persone hanno avuto bisogno di calcolare il tempo ed il suo scorrere. Il metodo più comune risulta quindi essere quello degli orologi solari, più comunemente chiamate meridiane. Strumenti semplici da cui si desume l’ora e non solo, riescono a funzionare grazie ad un’ asta che ha lo scopo di generare un’ombra, la quale si proietta su uno sfondo, chiamato quadrante, possiede delle linee distinte da cui si ricava l’ora. Questi due strumenti una volta tracciate le linee sul quadrante e uniti con calcoli precisi danno vita alla meridiana. La più grande meridiana del mondo antico si trovava in Campo Marzio e prese nome dall’imperatore che la fece edificare: Orologio di Augusto, conosciuto anche come Horologium Augusti, o, appunto Meridiana di Augusto. Meridiana di Augusto, la storia Ciò che rende unica la Meridiana di Augusto, rispetto al altri orologi pur presenti a Roma, oltre alla sua dimensione, era la precisione che possedeva. Tre anni prima della sua realizzazione, Augusto aveva ereditato da Lepido la carica di Pontefice Massimo e tra i compiti di questo magistrato c’era quello di sovrintendere al calendario. Nell’espletamento di questo incarico Ottaviano corresse la riforma del calendario attuata da Giulio Cesare e che era stata applicata in maniera erronea (un anno bisestile ogni tre, invece che ogni quattro anni). In ricordo della riforma gli venne dedicato un mese, Sestilius, che divenne Augustus, e la sua lunghezza fu portata a 31 giorni, determinando la irregolare distribuzione di mesi lunghi e brevi che ancora abbiamo. L’obelisco della Meridiana di Augusto, realizzato originariamente all’epoca del faraone Psammetico II (595-589 a.C.), era collocato nella città di Heliopolis in Egitto e fu condotto a Roma nel 10 d.C. da Augusto e collocato come gnomone in Campo Marzio. La Meridiana di Augusto, costituita da una linea di bronzo incastonata su delle lastre di travertino e lunga circa 75 metri, possedeva ai lati iscrizioni bronzee in greco e segni zodiacali, realizzando così un preciso calendario solare sfruttando la diversa altezza del sole nelle varie stagioni. Rovinata al suolo in un periodo imprecisato nell’alto medioevo, la Meridiana di Augusto venne suddivisa in più tronconi all’inizio del ‘500. Fu solo nel 1792, per volere di Pio VI, che la Meridiana di Augusto venne restaurata ed eretta nel luogo in cui è attualmente. Venne anche realizzata una linea meridiana che però, costruita in maniera inadeguata, forniva un’ora errata. La linea attualmente presente, di grande precisione, è stata realizzata nel 1998, in occasione del rifacimento della pavimentazione della...

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Borgo Pio | Roma

Borgo Pio, a pochi passi dal Vaticano Sulla sponda destra del Tevere, con la sua pianta trapezoidale, immerso fra la Città del Vaticano, il quartiere di Prati ed il quartiere Aurelio, si trova Borgo Pio. Chiamato anche Città Leonina in nome del suo stemma rappresentante un leone accovacciato, avente di fronte i tre monti e la stella, Borgo Pio veste tuttavia l’insegna di Sisto V, il papa che lo elevò a quattordicesimo rione di Roma. All’interno di questo luogo le strade principali corrono in direzione est-ovest e non vengono chiamate vie, ma borghi, elevando questo al di sopra di altri luoghi della capitale, forse per la sua vicinanza alla Santa Sede, forse per i punti che collega. Borgo Pio, infatti, nella sua via principale, traccia un cordone che lega via di Porta Castello a via di Porta Angelica. Tale tracciato nel 5 dicembre 1565, attraverso una bolla papale di Pio IV, venne denominato “Erectionis civitatis Piae prope arcem Sancti Angeli”, ovvero “Innalzamento della Città Pia presso l’arco di S.Angelo”. La costruzione della via, avviata da papa Pio IV, fu poi proseguita e terminata da papa Gregorio XIII, permettendoci di passeggiare per Borgo Pio riconoscendone il tracciato persino ai giorni nostri. Borgo Pio, La Storia Il territorio di Borgo Pio esisteva già in epoca romana e faceva parte della quattordicesima Regio Transtiberim, con il nome di Ager Vaticanus. Costruita al di fuori dei confini dell’antico Pomerium venne usato inizialmente come luogo di sepoltura. Nel corso dell’era imperiale, tuttavia, Borgo Pio si arricchì di numerose ville e giardini, di luoghi di svago come il Circus Gaianus e di ponti che collegassero la zona, oltre il Tevere, come il Pons Aelius (oggi Ponte Sant’Angelo). Fu infine il martirio di San Pietro ai piedi del colle Vaticano nel 67, durante la prima persecuzione dei Cristiani, a rendere Borgo Pio un luogo di pellegrinaggio nel corso della storia. In epoca medievale, purtroppo, molti dei ponti edificati caddero in rovina e, trovandosi al di fuori delle mura di Aureliano, Borgo Pio fu spesso vittima di saccheggi e distruzioni nei conflitti con i barbari. Fu Leone IV il primo pontefice a decidere nell’852 la costruzione di nuove mura,calcando a piedi nudi il tracciato su cui sarebbero dovute essere erette. E per amplificare l’importanza del gesto fece risiedere in Borgo Pio diverse famiglie di Corsi dando così vita ad una vera e propria città “separata”, definita nella storia come Città Leonina. Fu solo nel 1586, sotto papa Sisto V, che Borgo Pio, come quattordicesimo rione, divenne nuovamente una parte di Roma e crebbe nello splendore e nella ricchezza nel corso dei secoli. Il suo cambiamento più drastico, tuttavia,...

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La Quercia del Tasso al Gianicolo

La quercia del Tasso Alberi che fanno la storia, centinaia di anni che si nascondo nei i rami, sotto le fronde cospirazioni antifasciste (come sotto il celebre Alberone, sull’Appia), o pensieri musicali di un poeta che si mischiano al vento e alle foglie della quercia del Tasso. Per arrivarci è consigliata la passeggiata del Gianicolo, magari partendo da Porta San Pancrazio, luogo di una celebre battaglia per l’Unità d’Italia, dove fu ferito, e per quelle ferite morì, Mameli, che compose il celebre inno nazionale. C’è il Belvedere, e lo storico cannone, e la Quercia, certo, più avanti, la celebre quercia del Tasso. La Storia della Quercia del Tasso Non bisogna immaginarla com’è ora, appesantita dagli anni e dalle piogge, ma nell’orto del vicino convento di Sant’Onofrio. Non bisogna immaginarla deturpata da un incendio doloso, di recente purtroppo, o dal fulmine più antico del 1843. Dovete immaginare Giacomo Leopardi a visitarla e a piangere, perché proprio sotto quella quercia Torquato Tasso, vessato da una salute malferma, a 51 anni, durante l’ultimo mese di vita, secondo tradizione leggendaria sedeva a riflettere, o meglio, come dice lui stesso, a “cominciare la sua conversazione in cielo”. La Quercia del Tasso e San Filippo Neri Negli ultimi travagliati anni del poeta, a fine ‘500, quel luogo solitario dove poteva godere della vista dell’intera Roma e respirarne la storia, deve essere stato di sollievo. Il travaglio della pubblicazione, con troppe manomissione, a sua insaputa, della Gerusalemme Liberata lo affliggeva. Ora giace nella cappella della chiesa di Sant’Onofrio, “primo e unico piacere che ho provato a Roma”, per dirla alla Leopardi. Forse in onore del Tasso, Papa Pio XII nel 1945 donò a questa chiesa l’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Proprio sotto la quercia, in onore del poeta, i religiosi dell’ordine di San Filippo Neri hanno costruito un anfiteatro, dove tuttora vengono recitati spettacoli teatrali. Lo stesso San Filippo Neri, raccontano, si recava spesso alla quercia, luogo privilegiato di meditazione, di riposo, di contemplazione. Anche solo della Città, di Roma, ai piedi del Gianicolo, in tutto il suo...

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Il quartiere Coppedè

Il quartiere Coppedè, tra sogno e realtà Se state camminando nel pressi di Via Tagliamento, localizzare il quartiere Coppedè,  sarà indubbiamente molto facile. Le sue caratteristiche architettoniche e l’arco di Via Dora, con il grande lampadario esterno, cattureranno immediatamente la vostra attenzione. Oltrepassando l’arco sarete condotti nel “salotto” di Piazza Mincio, con al centro la Fontana delle Rane e le curiose ville che la delimitano. Tracciando i limiti del quartiere, comprende una buona parte delle costruzioni poste tra Via Tagliamento, Via Arno, Corso Trieste e Via Adige; sette fabbricati, dieci palazzine e diciotto villini sono i protagonisti di in una delle zone più tranquille e verdeggianti della capitale, nonché una delle più costose! Il quartiere Coppedè è stato a tutti gli effetti, una delle opere architettoniche sperimentali più riuscite dei primi del ‘900. Voluto nel 1916 dalla Società Anonima Edilizia Moderna, la realizzazione del progetto viene affidata allo scultore fiorentino Gino Coppedè, da cui prenderà il nome. A causa della guerra, i lavori durarono molti anni, fino al 1927, anche perché l’artista decise di prendere in carica l’intero progetto fin nei minimi dettagli. Passeggiare nel quartiere Coppedè è come attraversare una realtà alternativa e inaspettata: gli edifici e i villini prendono forma e ispirazione da castelli e torri. Ovunque si posi lo sguardo è possibile notare colonnine, arcate, logge, balconi decorati, scolpiti con personaggi e fantasie. I motivi prendono ispirazione dalla mitologia greca, per poi declinare in uno stile medievale/fiabesco con fate e cavalieri, e finire in minacciosi mascheroni di ispirazione assiro-babilonese. In alcuni edifici, le decorazioni prendono spunto dallo stile liberty, mentre altri si tuffano nel manierismo e nel barocco. Un insieme, quello del Quartiere Coppedè, originale che preleva stili da contesti diversi e che si può ricondurre alla corrente del Neoeclettismo. Simbolo di questo quartiere sono indubbiamente gli edifici posti intorno a Piazza Mincio, i Villini delle Fate, la Palazzina del Ragno e i Palazzi degli Ambasciatori. Una passeggiata dentro la propria città che diventa un vero e proprio viaggio in un modo surreale, dove ogni dettaglio ispira un sentimento di meraviglia e curiosità....

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Via di Porta San Sebastiano

Lungo via di Porta San Sebastiano Il nostro itinerario lungo Via di Porta San Sebastiano, inizia da Piazzale Numa Pompilio; una vegetazione rigogliosa spunta dai muretti che fanno da cornice alla strada, che col viale delle Terme di Caracalla ricalca il segmento urbano della romana Via Appia, e permette di immaginarsi come si presentava la città Eterna prima di divenire capitale. Ad accoglierci all’inizio di Via di Porta San Sebastiano vi è  la Chiesa di San Cesareo in Palatio, eretta a fine del ‘500 su edifici più antichi, come attesta il pavimento musivo del II secolo, nel sotterraneo. Secondo fonti medievali era chiamata inizialmente “San Cesareo in Turrim” probabilmente per la presenza di qualche torre nelle vicinanze. Qualche metro più avanti, sempre sul lato destro, è del ‘400 la vicina Casina del Cardinal Bessarione, residenza del cardinale e umanista Bizantino di origine turca. L’edificio quattrocentesco si affaccia su strada con una parete sulla quale si aprono quattro piccole finestre con cornice in travertino, protette da una grata, e con due soprastanti finestre a croce guelfa, anch’esse incorniciate in travertino. A testimoniare la grandezza degli Scipioni rimane il loro Sepolcro, rinvenuto nel 1616 e rimasto in uso dagli inizi del III secolo fino al 139 a.C. Il Cimitero è quasi sempre chiuso al pubblico perché in rovina. L’esistenza del sepolcro si è avuta solamente alla fine del Settecento, suscitando grande scalpore. Nel III° d.C. fu eretta sull’ipogeo una casa, che conserva tracce dell’antico pavimento a mosaico e di pitture. Il vicino colombario di Pomponio Hylas, scoperto nel 1831 da Pietro Campana, conserva mosaici in un’edicola e nella cella. Era possibile accedervi tramite un viottolo della parallela Via Latina. Secondo i ritrovamenti fu costruito intorno al 14-54 d.C. ed utilizzato fino al II secolo d.C., periodo in cui furono conservate le ceneri del liberto Pomponio Hylas. Ultimo sito archeologico della nostra passeggiata è l’Arco di Druso, che ci conduce verso l’Appia Antica. Per secoli si è creduto fosse un arco di trionfo  in onore di Druso maggiore nel 9 a.C., in realtà l’arco faceva parte dell’Acquedotto Acqua Antoniniana. Superato l’Arco di Druso e Porta San Sebastiano, inizia Via Appia Antica, la Regina Viarium, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente....

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Il Castello di Giulio II ad Ostia Antica

Il Castello di Giulio II ad Ostia Antica Il castello di Giulio II si trova ad Ostia Antica, presso la zona suburbana della Ostia romana. La fortezza fu per un lungo periodo sede della dogana pontificia; qui avvenivano i pagamenti per le merci che arrivavano a Roma via mare. Il Castello fu fatto realizzare dal cardinale Giuliano della Rovere nel 1483, su disegno del Pontelli. I lavori terminarono non appena tre anni dopo, con papa Innocenzo VIII. Nella fortezza fu inclusa anche l’antica torre circolare, edificata da papa Martino V Colonna. La struttura, a pianta triangolare con cortile trapezoidale, unisce ai ritrovati difensivi tipici dell’epoca, forme ed elementi innovativi: le due torri circolari ed il torrione pentagonale per un’ultima difesa, anticipano soluzioni divenute comuni nel ‘500. Lo scalone interno è decorato dal Peruzzi, da Cesare da Sesto e Michele del Becca. Durante l’ascesa al soglio pontificio, Giulio II, ordinò dei lavori di ampliamento della rocca, i quali includevano la costruzione di nuovi appartamenti papali. Vennero ristrutturati così alcuni ambienti di epoca borgiana sul lato occidentale del cortile, e collegati dallo scalone decorato dal Peruzzi. La funzione di dogana pontificia terminò nel 1557, quando una piena del Tevere cambiò completamente il corso del fiume, e costrinse il papato a spostare l’attività prima a Tor Boaccciana e poi a Tor San Michele. A partire dal XVI secolo, le sorti del castello cambiarono decisamente. La struttura venne danneggiata a seguito del conflitto tra la Spagna e la Francia e utilizzata come fienile nel periodo successivo. Nel XIV secolo, assunse la funzione di prigione per i condannati ai lavori forzati che presero parte agli scavi di Ostia Antica. Restauri: Per far risplendere l’antico castello di Giulio II, alla fine degli anni ’80, sono stati commissionati dei lavori terminati nel 1991 e nel 2003, in alcune di quelli che erano gli appartamenti papali, sono stati realizzati degli allestimenti museali. Fonte: Touring Club Italiano e Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma...

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Una passeggiata lungo Via Giulia

Una passeggiata lungo Via Giulia Ci troviamo nel rione Regola e la celebre via Giulia è la strada di circa 1 km, che costeggia la sponda destra di Lungotevere dei Sangallo. Con il tempo è diventata una delle vie più belle e signorili di Roma, complici sia le eleganti residenze,  le bellissime chiese ed i negozi d’antiquariato. Via Giulia fu realizzata dal Bramante agli inizi del ‘500, durante il periodo in cui l’architetto eseguiva i lavori per la Basilica di San Pietro. Il progetto fu commissionato al Bramante da papa Giulio II, da cui prende nome, che in un periodo di crescita della monarchia papale, immaginava Via Giulia come un luogo in cui erigere gli edifici più importanti dello Stato Pontificio. Purtroppo, il progetto papale non andò mai in porto. Alla morte di papa Giulio II, infatti, via Giulia diventò una strada in cui si snodavano modeste abitazioni private, residenze per confraternite, ed alcuni palazzi più ambiziosi. Camminando lungo Via Giulia noterete la numerazione civica tipica di molte vie storiche della capitale: crescente sul lato sinistro, e decrescente dall’altro. Numerose sono le chiese ed i luoghi d’interesse che si trovano lungo la passeggiata del Bramante. Il primo scorcio caratteristico è senza dubbio, l’Arco Farnese, con edera e rampicanti che ne accrescono la bellezza. Fu realizzato nel 1603, per collegare il romitorio del Cardinale Odoardo con le terrazze di palazzo Farnese. A poca distanza dall’Arco Farnese vi è la Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte, un oratorio del XV secolo realizzato dalla confraternita di S. Maria dell’Orazione, con uno scopo preciso: offrire una degna tumulazione a chi non aveva potuto usufruire di tale riguardo. L’interno della chiesa vi stupirà per i sui elementi decorativi del tutto particolari. Un simbolo di Via Giulia è la fontana del Mascherone, ideata nel 1570, ma resa attiva solamente nel 1626, quando Paolo V fece arrivare qui l’acqua Paola, a causa dell’insufficienza dell’acquedotto Vergine che alimentava la zona. Era ancora sotto il forte influsso di Bramante, Raffaello, al momento di disegnare la Chiesa di Santa Maria degli Orefici, edificata nel 1509-1575, con l’intervento di Baldassarre Peruzzi nella realizzazione della cupola emisferica e la lanterna che insieme chiudono la pianta a croce greca; gli affreschi sono di Matteo lecce e Taddeo Zuccari. Un altro gioiello di Via Giulia, è la Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, realizzata come chiesa nazionale del Regno delle due Sicilie. Fu chiamata così dopo che, nel 1574, la Confraternita dei Napoletani acquistò quella che era la chiesa di Sant’ Aurea. L’aspetto attuale è il risultato di molteplici restauri subiti nel tempo. Quando la confraternita scoprì che gli spazi della chiesa erano insufficienti, decise di abbatterla per costruirne una...

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La Chiesa di San Pietro in Montorio

La Chiesa di San Pietro in Montorio L’antico nome del Gianicolo si conserva nella chiesa di San Pietro in Montorio, fondata nel IX secolo dai monaci dell’ordine di Celestino V. Appena un secolo dopo la fondazione, i Benedettini presero possesso della chiesa fino alla fine del Quattrocento, quando passò sotto il controllo di papa Sisto IV che la affidò ai Francescani. Durante il periodo dei Frati Francescani la chiesa subì i primi cambiamenti: la leggenda per cui nella chiesa avvenne il martirio di San Pietro era un fardello troppo grande da portare, così la chiesa fu abbattuta e costruita di nuovo, sul disegno di Baccio Pontelli. Nel 1849, a seguito dei bombardamenti a difesa della Repubblica Romana, il campanile quattrocentesco, l’abside ed il tetto furono seriamente danneggiati. Il campanile fu in seguito interamente ricostruito. All’interno, San Pietro in Montorio, è realizzata in un unica navata che termina in un’abside poligonale. Sono presenti tre campate: le prime due coperte da volte a crociera, corrispondenti a due cappelle semicircolari; la terza con volta a vela, fiancheggiata da due nicchioni che ripropongono l’andamento di un transetto. La Flagellazione di Gesù nella prima cappella a destra è di Sebastiano del Piombo, la Conversione di San Paolo, nella quarta di Giorgio Vasari, ritrattosi nella figura in nero sul margine sinistro; la seconda a sinistra è opera di Gian Lorenzo Bernini. Secondo una tradizione, priva di fondamento storico, la croce di San Pietro sarebbe stata piantata là dove erge il Tempietto del Bramante (1502 – 1507), la più compiuta realizzazione della ricerca rinascimentale sulla pianta centrale. Posto al centro del chiostro a destra della chiesa , il monumento a cella circolare, circondata da un ambulacro con sedici colonne tuscaniche in granito, e chiusa da una lieve ed elegante nuvola nervata (che è retta da un tamburo con nicchie e conchiglie) è considerato tra le massime espressioni della cultura rinascimentale, nella città eterna. Nonché un punto di riferimento imprescindibile per l’architettura del primo ‘500 romano, anche per l’uso degli elementi classici (è in questo edificio che per la prima volta vengono correttamente affiancati gli stili dorico e tuscanico) e per il valore...

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Il Carcere Mamertino al Foro Romano

Carcere Mamertino, il Tullianum dell’antica Roma Il carcere Mamertino, situato nella zona del Foro Romano, è considerato la prima prigione dell’antica Roma. In principio era chiamato “Tullianum“, probabilmente da “Tullus“, sorgente d’acqua, o da Servio Tullio e Tullio Ostilio. Il nome odierno, gli fu attribuito solamente nel medioevo, quando al di sopra del carcere fu eretta la Chiesa di S.Giuseppe dei Falegnami. Mamertinum ha origine, probabilmente, dal dio sabinop Mamers, Marte, di cui esisteva un tempio nelle vicinanze. Il luogo è ciò che sopraggiunge a noi della parte più segreta delle prigioni romane. Ma le restanti carceri, le Lautumiae, occupavano un area molto più estesa all’interno della zona del Campidoglio. La facciata è in travertino, risalente al 40 a.C. e preceduta da un portico. In realtà la struttura ne cela una più antica in tufo; materiale utilizzato anche per l’ambiente interno, datato al II secolo a.C. La struttura, oggi, presenta quattro livelli suddivisi tra la chiesa, la cappella del Crocifisso, il Carcere Mamertino ed il Tullianum. In questa prigione romana i condannati a morte venivano fatti precipitare, attraverso una botola, presente nel Carcere Mamertino. Una volta atterrati nel piano a pianta circolare, venivano in seguito strangolati. Qui erano rinchiusi principalmente i prigionieri di stato, i rivoltosi e i capi di popolazioni nemiche. Nel 1726 il Carcere Mamertino fu consacrato a SS. Pietro e Paolo a seguito di un’antica tradizione popolare che affermava la reclusione degli apostoli all’interno del Tullianum. Qui furono uccisi, ad esempio, Giugurta, Vercingetorige, Ponzio e i partecipanti alle rivolte di Caio Gracco e di Catilina....

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Il Cimitero di Guerra Francese a Roma

Il Cimitero di Guerra Francese a Roma Il Cimitero di Guerra Francese si trova all’interno del Parco di Monte Mario, nei pressi di Via della Camilluccia. Poco conosciuto a Roma è, in realtà, un oasi di pace a pochi passi dal frastuono della città. E’ sorprendente infatti come il tragitto quasi incontaminato che porta al cimitero, si trovi così vicino ad una strada trafficata. Fu costruito dal Governo Italiano per rendere omaggio ai militari francesi che combatterono negli anni 1943/1944 contro le truppe nazi-fasciste. Ogni anno, l’11 Novembre, si svolge qui una cerimonia di commemorazione. Nella Riserva Naturale di Monte Mario: Come vi accennavamo, per arrivare all’interno del Cimitero di Guerra Francese è possibile passare attraverso la Riserva Naturale di Montemario. Il sentiero è un oasi immersa nel verde, costeggiato da boschi di querce da sughero e lecci. Se volete scegliere invece il tragitto più “comodo” potete passare da Via dei Casali di Santo Spirito, ma è sicuramente meno suggestivo. La natura incontaminata vi regalerà una passeggiata totale tranquillità. Il Cimitero di Guerra Francese: Il cimitero è situato in un punto molto alto di Monte Mario. Un aspetto che salta subito all’occhio è l’eleganza con cui sono disposte le aiuole ed i viali. Tutto è raffinato e curato nei minimi dettagli, tanto da far dimenticare al visitatore di trovarsi all’interno di un cimitero. All’entrata un incisione ci dà in benvenuto ” Cimitière Militaire Français” – Campagne d’Italie 1943 – 1944″. Riposano qui solo 1888 soldati francesi, rispetto ai 7000 uccisi durante la battaglia della seconda guerra mondiale. La maggior parte dei caduti, tuttavia, non è di origine francese. Molte delle vittime i “Goumiers”, sono soldati di nazionalità marocchina, chiamati a combattere nelle truppe francesi per circa 50 anni. Lo capiamo anche dalla mezzaluna islamica incisa sulla lapide. Tutti i soldati sono stati seppelliti allo stesso modo, con una croce in marmo sovrastante e la scritta “mort pour la...

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Piazza Vittorio a Roma|La Porta Magica e il Ninfeo

Piazza Vittorio Emanuele e la sua Porta Magica Nei pressi di Piazza Vittorio Emanuele II si trovano due opere monumentali: la Porta Magica e il Ninfeo. La Porta Magica di Piazza Vittorio a Roma La Porta Alchemica, nota anche come Porta Magica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli, è l’unico resto dell’antica villa Palombara edificata nella seconda metà del ‘600 dal Marchese di Pietraforte, Massimiliano Palombara (1614 -1680), appassionato d’esoterismo ed alchimia e frequentatore della corte di Cristina di Svezia. Il monumento originariamente era una dei 5 ingressi esterni della villa, che il marchese aveva fatto incidere con simboli alchemici al fine di attirare l’attenzione di chi potesse decifrarne i segreti. La leggenda narra di un pellegrino misterioso (probabilmente Francesco Giuseppe Borri), che, ospitato nella villa del marchese per diversi giorni, ha cercato di trasmutare una sostanza inerte in oro. L’ultimo giorno fu visto sparire attraverso la porta magica, lasciando dietro di sé una pagliuzza d’oro e delle formule alchemiche. Il marchese avrebbe deciso così di far incidere quegli sconosciuti simboli sui frontoni e sulle cornici delle porte della sua villa come istruzioni per la realizzazione della Pietra Filosofale. IL NINFEO Il Ninfeo invece è una struttura in laterizio edificata per volere dell’imperatore Alessandro Severo (inizi III secolo d.C.). Originariamente rivestito in marmo, quello che vediamo oggi è in realtà solo lo scheletro di una fontana decorata da numerose statue e che fungeva da castello di distribuzione dell’acqua proveniente dall’ odierna Porta Tiburtina. Fin dal Medioevo fu anche conosciuto come “Trofei di Mario”, a causa dei due trofei marmorei (risalenti all’età domizianea, fine I secolo d.C.), erroneamente attribuiti a Caio Mario, che si trovavano sotto gli archi laterali fino al 1590, quando furono trasportati sulla balaustra del Campidoglio dove tuttora si trovano. Successivamente il marchese Orazio Savelli chiese in regalo al popolo romano i resti dell’antico edificio nonché il permesso di edificarvi sopra: da questo momento in poi, tutti i disegni, le incisioni, gli acquerelli dell’epoca testimoniano la presenza sul lato destro delle rovine di una casa a due piani, la quale infine venne demolita all’ indomani dell’unità d’Italia per permettere la costruzione della piazza del nuovo quartiere Esquilino. Il Ninfeo fu risparmiato probabilmente per la sua mole e l’importanza storica, e fu inglobato nel progetto della piazza, la cui realizzazione permise comunque anche fondamentali scoperte riguardanti i primi secoli della storia di Roma, come la necropoli Esquilina (in uso dall’età del ferro fino all’età...

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Salita dei Borgia

Salita dei Borgia, luogo di leggende popolari Nel Rione del Colle Esquilino vi è uno scorcio noto per essere molto suggestivo. E’ la scalinata chiamata “Salita dei Borgia”, per via di quelli che si suppone siano stati gli appartamenti della nobile famiglia Catalana. Questo luogo di Roma è legato, oltre agli intrighi della famiglia Borgia, anche ad omicidi dell’antica Roma… Chi erano i Borgia: I Borja, italianizzato in Borgia, è stata un’importante famiglia di origine spagnola, che ha avuto influenza in Italia a partire dal XV secolo. Provenienti dal Regno di Valencia, facente parte della Corona d’Aragona, i Borgia arrivarono a Roma nel 1455  per l’elezione del Cardinale Alonso Borgia, come papa Callisto III. La figura che maggiormente è legata alla città di Roma è il successore di Alonso Borgia, suo nipote Rodrigo Lenzol Borgia, meglio conosciuto come Papa Alessandro VI. La figura di Alessandro VI è nota alla storia, più che per l’impiego svolto durante il pontificato, per la vita disonesta legata alle molteplici relazioni clandestine avute con le sue amanti, anche durante l’elezione papale. La maggior parte dei figli di Alessandro IV Borgia, proviene infatti dalle varie donne che il papa frequentava. Celebre è Vannozza Cattanei, una nobildonna mantovana molto scaltra quando si parlava di affari. Diede al Pontefice tre figli, che raggiunsero notorietà peggiore del padre: Cesare Borgia, che ispirò il “Principe” di Macchiavelli, Lucrezia, accusata di intrighi sanguinosi, e il terzo Giovanni, morto in circostanze misteriose, tra cui quella probabile che fu lo stesso fratello ad ucciderlo. Salita dei Borgia: Poco distante da Via Cavour, si trova questo luogo delizioso. Qui l’edera ricopre gran parte dell’edificio dai caratteri architettonici medievali, rinascimentali e cinquecenteschi. Il silenzio avvolge il piazzale, probabilmente grazie agli alti muraglioni che isolano l’interno, dal traffico e dal caos. Un delizioso balcone è stato costruito subito sopra l’arco. La tradizione popolare lo chiama il Balcone di Vannozza. Si narra infatti che qui, per molto tempo, abbia vissuto l’amante di Alessandro VI con i tre figli illegittimi del papa. La scalinata è legata anche ad una leggenda dell’antica Roma. Il luogo, chiamato ai tempi  “Vicus Sceleratus”, sarebbe stato il palcoscenico della morte di Servio Tullio. Qui, sua figlia Tullia, sarebbe passata con il cocchio sul cadavere del padre....

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Porta Pinciana, posterula delle Mura Aureliane

Porta Pinciana Porta Pinciana è situata tra Viale del Muro Torto e Via Vittorio Veneto. Fu eretta per volere dell’imperatore Aureliano ed inserita nella lunga cinta di mura urbane iniziate a costruire nel 271 d.C., ma terminate solamente nel 279 d.C. L’idea era quella di delimitare il perimetro della città in modo tale da difendere la capitale dagli imminenti attacchi barbarici. Le mura Aureliane, lunghe circa 19 km, seguivano una linea strategica che includeva le alture e evitava di lasciare all’esterno costruzioni di grandi dimensioni. Porta Pinciana chiudeva, ai tempi di Aureliano, la VI regio augustea nel versante settentrionale, appoggiandosi alle ripide pendici del Pincio ed utilizzando in parte i muraglioni di sostruzione delle ville, che vi sorgevano sopra. La sua funzione iniziale era, niente di meno, che una posterula secondaria, solo successivamente fu ampliata per volere di Onorio. Il nome attuale “Porta Pinciana” deriva dalle vicende del colle, che nel IV secolo passò di proprietà alla gens Pincia. Ma un secolo prima, quando la città era sotto assedio dai Goti, nel 547 circa, la porta si chiamava Belisaria, per il fatto di essere fiancheggiata da torri cilindriche fatte costruire dal generale bizantino Belisario. Porta Pinciana è composta da un semplice arco di travertino fiancheggiato da due torri, ma doveva essere dotata anche di una controporta. La croce greca, raffigurata nella chiave dell’arco è l’unica testimonianza dei restauri fatti fare da Belisario, a cui si doveva riferire anche un’iscrizione medievale perduta nell’800. Nel 1808 venne chiusa a causa della sua scarsa importanza per il transito delle merci e, la strada di accesso, l’attuale via di Porta Pinciana fu ridotta un viottolo. Solo nel 1887 a seguito dell’urbanizzazione del quartiere la porta venne riaperta.  Fonte: Itinerari Turistici – Roma Capitale...

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La dolce Vita di Via Veneto

La dolce Vita di Via Veneto Forse troppo scontato associare la parola “Dolce Vita” a Via Veneto, ma ci sono delle immagini e delle storie, che hanno segnato questo luogo della nostra città, così da trasportarci inevitabilmente nei film di Fellini. La strada di Via Veneto fu realizzata tra il 1886 e il 1889, la sua caratteristica è di mantenere lungo tutto il percorso i 35 metri di larghezza. Il nome fu scelto per commemorare la vittoria italiana sulle truppe austro-ungariche, nella prima guerra mondiale. Passeggiando lungo Via Vento non potrete fare a meno di notare come alberi eleganti si allineano costeggiando negozi e caffè di lusso che durante gli anni 50′-60′ hanno ospitato le stelle del cinema mondiale. Simbolo di Via Veneto sono anche i lussuosi Hotel, primo tra tutti l’ Hotel Excelsior, con la sua cupola cuspidata. Fu realizzato agli inizi del 900′ per opera dell’architetto Otto Maraini, che in perfetto stile neo-barocco ha raffigurato allusioni nelle fogge e nel ricco ornato dei saloni al liberty, simbolo della Belle Époque. Poco distante dall’Hotel Excelsior, scendendo verso piazza Barberini, troviamo un altro illustre Hotel di Via Veneto. Realizzato da Marcello Piacentini, nel 1926, l’ Hotel Palace è la risposta razionalista all’ Hotel Excelsior. Il nome fu scelto dall’architetto per riallacciarsi in chiave moderna agli antichi splendori delle ambascerie regali della Roma barocca. All’interno dell’Hotel Palace sono presenti affreschi dell’artista veneziano Guido Cadorin. Curiosa è la  fontana per i cani, realizzata nella facciata dell’ Hotel. Poco distante da qui, vi è la sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti, all’interno di Palazzo Piombino. L’ imponente e maestosa residenza, opera di Gaetano Koch, è ispirata ai canoni del ‘500. Oggi il palazzo è conosciuto come Palazzo Margherita, per il soggiorno della Regina Margherita di Savoia agli inizi del 900. Continuando la nostra passeggiata virtuale verso Piazza Barberini, incontriamo sia il Palazzo della Banca Nazionale del Lavoro, realizzato nel 1936 in stile littorio solido e severo, sia il Palazzo del Ministero dell’Industrie e Commercio, opera dello stesso architetto dell’Hotel Palace, Marcello Piacentini insieme a Giuseppe Vaccaro, che realizzarono l’edificio tra il 1929 e il 1932 in tufo e travertino. La Porta del Ministero è stata eseguita da G. Prini, con otto riquadri che rappresentano le arti liberali, le arti plastiche e liriche, il commercio, la banca, i trasporti di mare, i trasporti aerei e terrestri, l’agricoltura e l’industria. Se mentre passeggiate volete essere trasportati in un’atmosfera del tutto differente rispetto a quella romantica di Via Veneto, potete fare una piccola sosta presso la chiesa di Santa Maria della Concezione, nota anche come Cripta dei Cappuccini. La chiesa è famosa per essere un cimitero sotterraneo. Fonte: Itinerari Romani – Comune di Roma...

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Il Casino dell’Aurora – Villa Ludovisi

Il Casino dell’Aurora Il Casino dell’Aurora è oggi l’unico edificio superstite della Villa appartenente al Cardinale Ludovico Ludovisi. Fu costruita nel 1621, sul terreno in cui un tempo erano stati realizzati gli Horti Sallustiani, famosi giardini del senatore Sallustio. Storia: La prima parte della villa che venne acquistata dal Cardinale Ludovisi fu la vigna del Nero, che comprendeva il Casino dell’Aurora e il Casino del Monte. Ma i progetti erano molto più ambiziosi; tant’è che il Cardinale riuscì ad ottenere anche la proprietà Orsini e le vigne adiacenti, che appartenevano ai Cavalcanti, ai Capponi e agli Altieri. L’enorme proprietà terriera di circa 35 ettari, contava la dimensione dell’attuale rione Ludovisi. I confini erano defini a est con l’ingresso principale di Porta Salaria, ad ovest con Porta Pinciana, a nord con le Mura Aureliane e a sud con Piazza Barberini. Il giardino della villa, opera del Domenichino, era costituito da grandi viali che percorrevano la proprietà, proprio come le vie attraversano un quartiere. Ogni viale era ornato dalla collezione di antiche statue del Cardinale, di cui la maggior parte oggi sono conservate all’interno del Museo Nazionale Romano. Opere come il Galata Suicida, l’Area Ludovisi, il gruppo di Oreste ed Elettra e il grande Sarcofago Ludovisi, hanno attratto qui innumerevoli visitatori ed alcuni tra i più importanti artisti internazionali, come Goethe. L’abbandono della villa cominciò nel XIX secolo quando statue, alberi ed edifici vennero distrutti; rimase intatto solamente il Casino dell’Aurora. Casino dell’Aurora: Di origini cinquecentesche il Casino dell’Aurora, si presenta come una palazzina a due piani con attico e torretta belvedere. In origine doveva essere la casina di Cecchino del Nero, tesoriere di Clemente VII; il nome compare infatti più volte nella affrescata sala d’ingresso. La facciata è costituita da semplici finestre rettangolari, probabilmente opera di Carlo Maderno. Nella volta del salone è raffigurato il Carro dell’Aurora, da cui prende nome il Casino; l’affresco fu realizzato da Guercino nel 1621. Nel dipinto è rappresentato il volo del calesse dell’Aurora, trainato da due cavalli pezzati nell’immensità della volta celeste, tra le figure allegoriche del giorno e della notte. Ambiente importante del Casino è la Sala del Camino, dove troviamo pareti interamente affrescate da Guercino, con rappresentazioni di paesaggi che simulano spazi aperti. Al primo piano il dipinto a olio ” Gli Elementi e l’Universo con segni zodiacali” del 1597 è riferito al Caravaggio. L’ultima sala visitabile è detta della Fama, per via dell’allegoria affrescata sul soffitto, sempre opera del...

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Il Colle Celio

Il Colle Celio Mons querquetulanus era l’antico nome del Celio, per via delle numerose querce che ricoprivano il colle. Il nome attuale deriva da Caile Vipinnas, Celio Vibena, antico condottiero etrusco, che conquistò il colle prima di essere fatto prigioniero da Cneo Tarquinio, ed in seguito liberato dal servo Mastarna. La vicenda del condottiero fu riportata nel 48 d. C. dall’imperatore Claudio, in un discorso che lui stesso tenne al senato; appassionato di etruscologia si narra che aggiunse qualche piccolo particolare alla storia. Oggi la leggenda è rappresentata negli affreschi conservati a Villa Albani. Il terreno del Celio in origine doveva avere un gran numero di forre che con il tempo, riempitesi di detriti hanno dato luogo ad una piccola zona pianeggiante con le due cime di villa Celimontana e del Laterano. Il terreno del colle è in gran parte costituito da tufi, ma anche da sabbie e argille, dalle quali scaturiscono ancora oggi piccole sorgenti. Tra queste, la celebre fonte delle Camene, citata da Giovenale, si trovava in una valle del Celio detta Egeria, mentre un altra sorgente, quella di Mercurio, sgorgava dai fianchi del colle. Il colle fu l’ultimo tra i sette ad essere inserito nella cerchia muraria di epoca repubblicana e tuttavia era attraversato da una fitta rete viaria, che ancora oggi conserva in parte le denominazioni antiche. Nel 312 a.C. la zona venne attraversata dall’acquedotto dell’Acqua Appia e un secolo dopo dal condotto sotterraneo dell’Acqua Marcia, il cosiddetto rivus herculaneus. Al tempo di Augusto il colle divenne la seconda regio della città, ma l’incendio del 64 d.C. distrusse la parte urbana della zona, che venne privatizzata da Nerone. Il Colosseo ed altri luoghi dedicati agli spettacoli, sorsero ai piedi del Colle durante il periodo dei Flavi. L’intera area si infittì di sfarzose costruzioni signorili e Settimio Severo restaurò l’acquedotto neroniano, le cui arcate presenti ancora oggi caratterizzano la zona. Ma le ricche dimore del Celio, subirono ben presto ingenti danni a seguito del saccheggio dei Goti di Alarico, nell’anno 410. I terreni devastati furono in seguito acquisiti dalla chiesa per edificare templi, conventi e ospizi, sfruttando come basamenti le vestigia pagane. Sul Celio sorsero nel VI secolo il grande convento di San Gregorio, e nel IX secolo la diaconia di Santa Maria in Domnica e la chiesa dei Quattro SS. Coronati. Nel 1084 un altro incendio devastò la zona. Con l’incursione di Roberto il Guiscardo, i luoghi di culto e di devozione subirono un colpo gravissimo. Solo a partire dal XVI secolo, la zona conobbe una ripresa edilizia fatta di ville nobiliari e numerose vigne, tra le quali è da ricordare quella della famiglia Mattei, oggi Villa Celimontana. E’...

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Casina del Cardinal Bessarione

Casina del Cardinal Bessarione  Bessarione era un Cardinale e umanista Bizantino di origine turca, nato a Trebisonda nel 1403. Fece realizzare il complesso residenziale situato lungo via di Porta S. Sebastiano, durante la prima metà del quattrocento. Probabilmente agli inizi era compreso nel progetto anche l’ospedale annesso alla chiesa di S. Cesareo. Il Cardinale, morì a Ravenna nel 1472, e il casolare venne abitato da Giovanni Battista Zeno, uno dei più noti cardinali italiani, meglio conosciuto come “il Cardinale di Vicenza”. Battista Zeno sottopose la struttura a dei cambiamenti, apportando lo stemma della propria famiglia in bella vista. L’edificio quattrocentesco si affaccia su strada con una parete sulla quale si aprono quattro piccole finestre con cornice in travertino, protette da una grata, e con due soprastanti finestre a croce guelfa, anch’esse incorniciate in travertino. Il tetto, a quattro spioventi piuttosto aggettanti, protegge la sottostante fascia , ornata da un motivo floreale. Nel seminterrato vi è una piccola stanza, ornata da affreschi rappresentanti un tronco d’albero e motivi vegetali. Da qui si accede al primo piano, sede dell’abitazione vera e propria; da un loggiato completamente affrescato e sostenuto da colonnine di riporto, si entra nel salone decorato a fresco con girali di acanto e festoni di frutta e fiori e da una Madonna con S. Caterina d’Alessandria e  altri santi. La Casina costituisce uno straordinario esempio di villa rinascimentale extraurbana, ed è per questo che è stata sottoposta a recenti interventi di manutenzione; il giardino all’italiana e gli arredi di cui è stata dotata, ricreano la suggestiva atmosfera che aveva voluto dare il Cardinal Bessarione. Oggi non è possibile visitare la Casina del Cardinal Bessarione in quanto una delle sedi di rappresentanza del comune di Roma, utilizzata per ospitare convegni e riunioni dell’Amministrazione Comunale. Fonte: Comune di Roma – Itinerari...

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Il Colle Aventino

Il Colle Aventino Tra i sette colli di Roma, il colle Aventino può essere considerato il colle della poesia. Suggestionati dalla sua serena bellezza, poeti come D’Annunzio e Carducci, ne hanno cantato lo splendore nei loro versi; lo stesso Mazzini, al quale è dedicato un monumento in Piazza Ugo La Malfa, affacciatosi da quello stesso punto verso la città, abbassò lo sguardo attonito, senza sorridere di fronte a tanta magnificenza. Origine del nome: Numerose sono le interpretazioni del nome Aventino: qualcuno lo fa derivare da aves. La parola aves, indicava una specie di uccelli, che Remo scorse durante la gara con il fratello Romolo per decidere in quale luogo dovesse sorgere Roma. Altri studiosi lo collegano al termine adventus, raduno per le riunioni che vi tenevano i plebei in occasioni delle celebrazioni di Diana. Un’antica leggenda inoltre, narra che qui fu sepolto Aventinus, il re di Albalonga, morto per essere stato colpito da un fulmine. Storia: Durante la Monarchia e la Repubblica l’Aventino fu il quartiere della plebe di Roma, che lo abitò densamente e che qui si ritirò durante le storiche secessioni, che segnarono le sue lotte per l’ottenimento dei diritti giuridici e politici. Sebbene le antiche mura serviane avessero incluso il colle nella loro cerchia, esso fino al tempo di Claudio, venne mantenuto al di fuori del pomerium, la cinta sacra della città, forse per la presenza del tempio di Diana, sede della confederazione latina. Nel 451 a.C. la plebe si ritirò in armi sull’Aventino dopo un ennesimo sopruso della cerchia dei decemviri, capitanati da Appio Claudio, eletti per redigere le Dodici Tavole e presto trasformatisi in oligarchi. La crisi politica si concluse con il suicidio di Appio Claudio, l’ottenimento dei diritti richiesti e il rientro della plebe in città. L’Aventino fu anche il luogo dell’estrema resistenza di Caio Gracco e dei suoi sostenitori e, in età contemporanea, furono detti “aventiniani” i deputati italiani che, nel 1924, rifiutarono di entrare nell’aula di Montecitorio per protestare contro il delitto Matteotti. Durante l’antichità il Monte fu sede di un gran numero di templi quelli del Dio Mercurio, di Iuventas e di Diana; quelli di Cerere, Libero e Libera, di Vertumnus, di Consus, della Luna, di Iuppiter Liber, di Libertas, di Flora e di Summanus. Dov’è ora la Chiesa di S. Prisca, pare vi fosse un edificio sacro a Minerva, dov’è ora Santa Sabina, il tempio di Giunone Regina, cui ad ogni primavera salivano in processione le zitelle romane e nei pressi dell’attuale Sant’Alessio quello di Iuppiter Dolichenus. Trasformatosi tra la Repubblica e l’Impero in un luogo di dimore lussuose, sull’Aventino sorsero le Terme Surane, quelle Deciane e quelle di Varo e Stilicone. Vi ebbero casa Lucio Licinio Sura, costruttore delle suddette...

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Le Torri Romane

Le Torri Romane Da qualche anno a Roma si sente il bisogno di costruire delle torri, dei grattacieli, le polemiche sull’argomento sono sempre piuttosto accese come nel caso del nuovo grattacielo della Provincia ed in parte anche per la sua “gemella” Eurosky, ma già nel medioevo la città eterna aveva sentito il bisogno di costruire le sue torri, molte sono scomparse ma dopo tanti secoli ne rimangono ancora una cinquantina a testimonianza di un’antica corsa verso il cielo che aveva coinvolto anche l’Urbe, la zona di Roma con più torri è sicuramente Ponte Garibaldi che in un raggio di 150 m comprende 3 delle torri più famose della città. Le Torri Romane : Torre degli Anguillara La maggior parte delle torri medievali sopravvissute non si trovano nella parte centrale di Roma però nel centro della città, in un’area relativamente piccola, ci sono le più famose tra cui appunto la Torre degli Anguillara che si trova su viale Trastevere di fronte a ponte Garibaldi, è conosciuta soprattutto come “La casa di Dante“, la torre è l’unica ancora in piedi nel rione di Trastevere ed è uno dei pochi edifici rimasti in piedi del complesso della fortezza degli Anguillara originaria abbattuta alla fine dell’800 nel quadro di riqualificazione urbana della città. Le Torri Romane : Torre dei Caetani o Torre della Punzella L’Isola Tiberina, nel XI e XII secolo era una piazzaforte importantissima a Roma, la roccaforte è stata costruita dalla famiglia dei Pieleoni, la Torre ancora ben conservata, testimonia il passato militare di questa minuscola isola circondata dal Tevere, almeno due Papi trovarono rifugio nella fortezza : Vittore III nel 1078 e Urbano II nel 1088, la Torre è attualmente gestita dall’Università Israelitica e viene anche chiama Torre della Punzella per via di un basso rilievo che rappresenta il volto di una giovane donna. Le Torri Romane : Torre Argentina o Torre del Papito all’Argentina La torre fù costruita nel XV secolo per volere di Johannes Burckardt, alto prelato originario di Strasburgo che in latino era chiamata Argentoratum per questo Johannes amava firmarsi Argentinus di qui il nome della struttura che si trova in Largo di Torre Argentina, zona centralissima della città famosa per i gatti che vivono all’interno dei resti archeologici visibili nel centro della...

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La Casilina

La Casilina Roma è una città famosa sin dall’antichità per le sue strade consolari, quella che ha conservato il maggior fascino è sicuramente l’Appia Antica, meta sia turistica sia per il relax cittadino dei residenti, naturalmente i tempi dell’Impero sono lontani ma anche oggi alcune strade sono una parte importante della città, la Casilina per esempio ha un fascino ed un degrado che la caratterizzano in maniera unica, nessuno potrebbe confondere la Casilina con la Tuscolana per esempio, questo è un dato di fatto. La Casilina : breve storia Via Casilina nasce da Porta Maggiore ed al tempo dei Romani era chiamata Via Labicana poiché terminava a Labicum [oggi chiamato Monte Compatri] da qui si univa alla via Latina che conduceva sino a Casilinum [la moderna Santa Maria Capua Vetere], quindi il nome le deve essere stato attribuito in tarda epoca imperiale o molto più probabilmente nel medioevo. La Casilina del dopo guerra era piena periferia se non addirittura campagna, quello che avremmo visto sarebbero stato un panorama caratterizzato da delle strutture/ruderi immerse negli orti, così descrive Tor Pignattara Pier Paolo Pasolini : « Quando ch’ebbero lasciato alle spalle, passa passo, Porta Furba e si furono bene internati in mezzo a una Shangai di orticelli, strade, reti metalliche, villaggetti di tuguri, spiazzi, cantieri, gruppi di palazzoni, marane, e quasi erano arrivati alla Borgata degli Angeli, che si trova tra Tor Pignattara e il Quadraro (…) » Con il boom economico l’area urbana di Roma ha iniziato ad allargarsi e così i confini est della città hanno iniziato a seguire la strada, decine di palazzoni e palazzine abusive hanno iniziato a comparire numerose fino a creare quartieri come il Pigneto, Torpignattara e più passava il tempo più le case avanzavano fino a creare altri nuovi quartieri come la  Borghesiana e Vermicino che attualmente sono il confino tra Roma e l’agro romano. La Casilina : Oggi Naturalmente quando si parla di Casilina non si può fare a meno di non pensare al traffico, infatti questa direttrice è uno dei punti deboli della mobilità romana sia in entrata che in uscita, non a caso la più grande opera pubblica in costruzione a Roma è la Metro C che percorrerà la Casilina da Monte Compatri al Pigneto, proprio dal Pigneto è iniziata in un certo senso la trasformazione della zona, infatti il quartiere è diventato in breve tempo una delle zone più influenti della movida Romana, trasformando i propri punti deboli in elementi di originalità in grado di attirare un pubblico trasversale da ogni quartiere di Roma. Raccontaci la tua Casilina : lascia un...

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Estate romana: ritorna il Lungo il Tevere…Roma!

Estate romana: ritorna il Lungo il Tevere…Roma! L’ Estate romana si riempie di colori e di profumi tutti nuovi, all’insegna del divertimento, della cultura, della musica e della letteratura. Visto il grande successo ottenuto nelle edizioni precedenti, l’ Estate romana ripropone ancora una volta la manifestazione Lungo il Tevere… Roma che si terrà dal 12 Giugno al 31 Agosto. L’Evento coinvolge non solo il popolo romano, ma anche i milioni di turisti che ogni anno si spingono fino a Roma, attirati dalle bellezze della città capitolina. Da Ponte Sublicio a Ponte Sisto, uno sfavillare di bancarelle con in mostra pezzi di artigianato italiano, abbigliamento made in Italy o tavolini dove sedersi per degustare l’enogastronomia tipica romana, vi attireranno sulle banchine del Tevere. Il tutto farà da sfondo a iniziative importanti come il Cantagiro, esibizioni di musica Pop e Jazz ed esibizioni organizzate dalle Scuole di Musica romane ogni domenica. Rimanendo in ambito culturale, anche quest’anno l’ Estate romana ripropone il concorso letterario “Poeta Saltimbanco” che si terrà per la seconda edizione in onore di Franco Califano. Possono partecipare al concorso gli autori di monologhi e poesie in romano che si ispirano al cantautore. Un altra proposta è il “Tevere Teatro Festival” con spettacoli organizzati da giovani esordienti che trovano una maggiore visibilità durante questa rassegna. Elenchiamo ancora , “Maniphesta RomaBruciAncora”, una mostra per ricordare l’incendio provocato da Nerone nel 64 d.C. e “Cinebox”, una serie di filmati che narrano la storia della canzone italiana risalente agli anni ’60. L’Estate romana offre anche molti laboratori organizzati da Officina d’Arte, un’associazione culturale che cerca di sviluppare le attività creative e artistica sia di adulti che dei bambini. Lungo il Tevere… Roma colorerà le vostre giornate tutte le sere dalle ore 19.00 con ingresso gratuito....

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Cloaca Massima

Cloaca Massima: Storia La Cloaca Massima, definita così dal suo nome latino Cloaca Maxima il cui significato è “la fogna più grande”, fu costruita alla fine del VI secolo a.C. al tempo degli ultimi re di Roma anche se ufficialmente fu   Tarquinio Prisco a iniziarne la costruzione. La Cloaca Massima fu realizzata con le tecniche ingegneristiche apprese dagli etruschi degli archi a volta che rendevano le strutture più solide e in grado di durare nel tempo. Fu costruita soprattutto per risanare dalle acque dei fiumiciattoli e dalle paludi che si venivano a formare con le inondazioni del Tevere le aree del Foro Romano, della Subura e del Circo Massimo alla quale si aggiunsero poi i canali che venivano dal Velabro: divenne così il più grande canale di acque bianche e nere della città. Nell’Ottocento fu collegata alla rete fognaria urbana integrandosi nel sistema fognario contemporaneo. Tito Livio scrisse tempo dopo la sua costruzione che era scavata nel sottosuolo della città, da altre notizie invece e dal percorso seguito si ritiene che in origine si trattasse per lo più di un canale a cielo aperto di  raccolta delle acque dei corsi d’acqua naturali che le riversava nel fiume Tevere. Il canale, comunque già situato nel sottosuolo, in seguito venne ricoperto per far ampliare il centro cittadino. Cloaca Massima: i Resti La parte che si può percorrere ancora oggi inizia appena fuori il Foro di Nerva (Via Cavour), con un’altezza di circa 3 metri e con il pavimento a circa 12 metri al di sotto della strada moderna. Un primo tratto in tufo rosso dell’Aniene è forse  di età augustea, mentre la sezione al di sotto del Foro di Nerva ha pareti in cementizio e volta in blocchi di peperino, il cui estradosso è in parte ancora visibile nell’area archeologica. La parte successiva che traversa diagonalmente il Foro di Nerva, non più accessibile, in travertino e tufo dell’Aniene, di cui resta visibile solo il tratto sotto la Basilica Emilia. Sotto il Foro Romano, il condotto si divide in due gallerie parallele, è costruito in opera incerta e in opera reticolata ed è databile alla tarda età repubblicana. Il settore sotto la Basilica Giulia, contemporaneo alla costruzione di questo edificio, ha una volta in tufo dell’Aniene. Il percorso continua lungo il Vicus Tuscus passando attraverso il Velabro: in questo punto un condotto in cementizio del I secolo d.C. sostituisce con il percorso più antico sbarrato, coperto con lastre di cappellaccio disposte a cappuccina, risalente al IV secolo a.C. Un altro punto in cui si può accedere si trova nell’antico Foro Boario, in corrispondenza del cosiddetto Arco di Giano quadrifronte. È tuttora visibile, presso...

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Via Appia Antica

Via Appia Antica Via Appia Antica è la strada romana che collegava un tempo la città di Roma alla città di Brindisi, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente. Veniva chiamata dai romani Regina Viarium, per la precisione con cui gli antichi ingegneri romani l’avevano costruita. Le grandi pietre levigate che formano la pavimentazione della strada, l’hanno resa percorribile anche in caso di pioggia o di condizioni climatiche avverse, assicurando la stabilità dei mezzi di trasporto a ruota dell’epoca. Via Appia Antica è l’unico luogo dove è ancora possibile ammirare i resti del lontano impero. Inizialmente collegava Roma alle colline di Albano. I lavori di ristrutturazione iniziarono nel 312 a.C, per volere del censore Appio Claudio Cieco e furono ultimati nel 190 a.C., quando la strada raggiunse Brindisi. Via Appia Antica era nota nel passato anche perché nel 71 a.C., in seguito alla ribellione dei 6000 schiavi guidati da Spartaco, quando questi vennero catturati, furono crocifissi lungo questa strada fino a Pompei. Sotto gli ordini degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano e Adriano la strada fu nuovamente ampliata e ristrutturata, per poi essere abbandonata dopo la caduta dell’Impero romano. A questo momento di oblio della Via Appia Antica si alternano momenti di rinascita durante il periodo delle Crociate in Terra Santa, per non essere poi più considerata fino al Rinascimento. La strada è percorribile ancora oggi; per il primo tratto è costituita dai normali sampietrini, fino ad arrivare all’altezza della tomba di Cecilia Metella dove la strada è composta dai basoli che da qui in poi costituiscono il manto stradale di via Appia Antica. I massi di origine vulcanica derivano dalla storica “colata di Capo di Bove”, che dai Colli Albani arrivò fino a questo punto della Via Appia. Da Porta San Sebastiano in poi, Via Appia è una scoperta continua per rivivere la storia dell’ antica Roma: il Sepolcro degli Scipioni, le Chiese di San Giovanni, la piccola chiesa del Domine Quo Vadis. Sulla Via Appia Antica apparvero, per la prima volta, le pietre miliari, delle pietre piantate sul ciglio della strada che segnavano le distanze percorse delle vie...

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Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città

Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città Via Gregoriana si trova nel rione di Campo Marzio, uno dei quartieri più centrali della città delimitato dal fiume Tevere, dal Campidoglio e dal Quirinale ed unisce via Capo le Case alla famosa piazza della Trinità dei Monti. Via Gregoriana prende il nome da Papa Gregorio XIII Boncompagni che ne ordinò la sua costruzione nel 1575 per il Giubileo. Lo scopo era quello di creare una via che collegasse la chiesa di Trinità dei Monti, che era sorta già da qualche decennio, e la sottostante città rinascimentale, come alternativa alla scalinata costruita da Domenico Fontana, architetto papale svizzero che operava a Roma, per migliorare l’accesso al Pincio. In realtà Papa Gregorio XIII Boncompagni non riuscì benissimo nel suo intento. L’idea fu ripresa e migliorata da Felice Peretti che creò un vero percorso “commerciale” tra la Roma rinascimentale e il Pincio, inaugurando la strada Felice, chiamata così in suo nome. Nel 1585 Felice Peretti divenne Papa Sisto V e la strada Felice, in suo onore, prese il nome di Via Sistina, una delle vie principali che unisce Trinità dei Monti, San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme e dove è possibile ammirare passeggiando dei grandissimi obelischi egiziani, l’Esquilino e il Sallustiano. Con la creazione di Via Sistina, Via Gregoriana diventò una strada riservata e tranquilla nonostante conservasse la sua centralità. In realtà, la cosa che stupisce è che ancora oggi, nonostante il traffico, i turisti e il movimento che c’è nelle vicinanze, Via Gregoriana continua a mantenere la sua tranquillità. Grazie alla sua posizione centrale divenne sede di artisti e intellettuali sia italiani che stranieri. Fra gli artisti ricordiamo Federico Zuccari, grande esponente del manierismo italiano, che vi costruì il Palazzo Zuccari, conosciuto anche come la Casa dei Mostri. Vi abitarono artisti dalla risonanza internazionale come Pietro Bracci, progettista del monumento funebre della regina Maria Casimira di Polonia, Angelica Kauffman, pittrice e ritrattista svizzera, J.J. Winckelmann, bibliotecario e storico dell’arte tedesco,  Friedrich Overbeck, pittore tedesco. Dal 2000, dopo la ristrutturazione, ospita la Biblioteca Hertziana dedicata alla storia...

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Sotterranei del Campidoglio, una recente scoperta

Sotterranei del Campidoglio, una recente scoperta I sotterranei del Campidoglio sono stati esplorati e rilevati da un gruppo di speleologi nel 2002. Benché l’Altare della Patria sia uno dei monumenti più importanti e visitati da milioni di turisti ogni anno, sono in pochi a sapere che esso nasconde una parte sotterranea. Si tratta di una cava di tufo usata come rifugio antiaereo e la quale contiene una serie di strutture idrauliche antiche. Risulta strano che nei sotterranei del Campidoglio ci fosse il tufo, poiché la maggior parte del materiale, ai tempi degli antichi romani, veniva importato dalle zone limitrofe e non nel centro città. All’interno delle cave svuotate sono state rinvenute sostruzioni in laterizio che servivano sicuramente a mantenere la pesantezza del Vittoriano che è possibile ammirare in superficie. Quelli che un tempo erano corridoi, gallerie e aule oggi sono diventate sale espositive del complesso museale del Vittoriano. Purtroppo però quello che è possibile visitare oggi è sicuramente opera di rimaneggiamenti del passato, per cui non ci è dato sapere com’era l’assetto originale delle cave. I sotterranei del Campidoglio furono trasformati da cave di tufo in rifugi antiaerei durante la seconda guerra mondiale. Fu possibile grazie al monumento e alla sua pesantezza, che rendevano il rifugio a “prova di bomba”. Inoltre, essendo nel centro della città il rifugio aveva a disposizione un pronto soccorso, una grande fornitura d’acqua potabile, delle uscite di sicurezza e disponeva anche di servizi igienici. A testimonianza di questo periodo ci sono diverse scritte. Tra queste un’epigrafe che riporta il primo giorno dei bombardamenti avvenuto il 19 luglio del 1943 e che causò 1500 vittime. Le strutture idrauliche ancora presenti nei sotterranei del Campidoglio sono due. Una è datata intorno al 126 a.C., anno in cui a Roma fu portata l’acqua Tepula, nome dato dalla temperatura tiepida, che scorreva nell’ultimo acquedotto romano costruito nel 125 a.C. Questa struttura è una cisterna cunicolare che serviva a immagazzinare soprattutto l’acqua piovana. La seconda struttura idraulica, invece, è un condotto che unisce i sotterranei del Campidoglio con Piazza...

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Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi

Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi Il cimitero protestante di Roma si trova in via Caio Cestio, una traversa di Via Marmorata, su un versante dell’Aventino. Apre le porte a cittadini acattolici di tutte le nazionalità: qui riposano famosi atei o cristiano-ortodossi italiani, ebrei o musulmani. La tomba più visitata del cimitero è del poeta Keats-Shelley, sita accanto a quella del suo amico, il pittore Joseph Severn. Entrambi riposano nell’angolo più lontano, nella parte vecchia e meno affollata del cimitero. La lapide è riconoscibile poiché vi sono incisi i versi composti dallo stesso poeta:  “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”. Benchè Severn morì parecchi anni dopo, fu sepolto con tavolozza e pennelli accanto al suo amico, su sua richiesta. Vicino alle loro tombe riposano il figlio di Severn, morto a un solo anno d’età, e lo psichiatra e scrittore svedese Axel Munthe, conosciuto per aver scritto un racconto autobiografico intitolato La Storia di San Michele, sua moglie Hilda e i loro due figli. Fu Mary Shelley a chiedere la sepoltura del marito al cimitero protestante, perché quando era ancora in vita, il marito lo aveva lodato definendolo “il cimitero più bello e solenne che abbia mai visto”. Potrebbe essere sepolto qui il giovane figlio della coppia, William Shelley, ma non sono mai state ritrovate le spoglie. Altri personaggi famosi che riposano qui sono Edward Trelawny, uno scrittore e avventuriero grande amico di Shelley e Gregory Corso. Corso era un poeta americano della Beat Generation, morto nel 2001, che fin dalla stesura delle prime poesie era stato influenzato dalle poesie di Shelley. A destra è possibile vedere un busto senza testa con la scritta “Belinda”. Appartiene a Belinda Lee, una starlet di Hollywood, che morì all’età di venticinque anni in un incidente automobilistico avvenuto a Hollywood nel 1961. L’attrice è sepolta qui a causa della sua discussa storia d’amore con uno dei principi Orsini. Tra gli altri famosi ospiti, lo scrittore e attivista politico Antonio Gramsci, il cui sepolcro si trova a metà del lato destro del cimitero, e lo scrittore Carlo Emilio Gadda, sepolto nelle...

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Via del Babuino nel Rione Campo Marzio

Via del Babuino nel Rione Campo Marzio Via del Babuino si trova al centro di Roma nel rione Campo Marzio. È una delle tre vie che formano il complesso stradale del Tridente. Partendo da Piazza del Popolo ci porta fino a Piazza di Spagna, costeggiando Via Margutta. Esistente dal XIV, ha cambiato spesso nome, fino a quando nel 1571 fu denominata Via del Babuino, in seguito all’installazione della fontana con la statua del Sileno. La statua del Sileno, divinità classica legata alle sorgenti e alle fontane, fu considerata per molto tempo dagli abitanti del rione simile ad una scimmia, per questo veniva chiamata “er babuino”. Con il tempo, divenne il nome stesso della strada. Sia Via del Babuino che Via Margutta, oggi famosa per avere ospitato la residenza di Federico Fellini, negli anni Sessanta hanno rappresentato il cuore pulsante di una comunità di artisti ed oggi sono sedi di gallerie, studi d’arte, negozi e alberghi di lusso. Passeggiando qui troverete molteplici negozi di antiquariato e boutique di sarti famosi. In Via del Babuino è rinomato lo studio Tadolini, posto proprio di fronte alla fontana del Silone. Lo studio ospita il Museo-Atelier Canova-Tadolini. Anche se il nome fa pensare a uno studio privato, in realtà è un caffè ristornate del tutto originale, pieno di sculture realizzate dalle quattro generazioni della famiglia Tadolini. Adamo Tadolini era l’allievo più promettente dello scultore Canova ai primi dell’800. Quest’ultimo gliene fece dono nel 1818 e così lo studio fu occupato dalla famiglia per i successivi 150 anni. Proseguendo per Via del Babuino, sulla destra, c’è la Chiesa Anglicana di Ognissanti, un esempio di architettura neogotica soprattutto nella facciata, anche se le finestre a tutto sesto richiamano di più lo stile romanico. A dare un impatto molto forte sono la mole ottocentesca in mattoni e il campanile, adiacenti alla...

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Il Circo Massimo

Circo Massimo della Roma Repubblicana Il Circo Massimo era considerata l’arena più importante dell’antica Roma. All’interno venivano svolte le corse delle quadrighe, carri da corsa tirati da quattro cavalli, usati nella Roma Repubblicana anche per far sfilare i comandanti vittoriosi dalla Via Sacra al Campidoglio. Il Circo Massimo poteva ospitare fino a 300.000 spettatori, era una struttura molto più maestosa e grande del Colosseo. Anticamente, al centro del dell’arena vi era un enorme obelisco che oggi s’innalza di fronte alla Basilica di San Giovanni in Laterano. E’ considerato il più grande del mondo, pesa 385 tonnellate ed è alto 32,50 m. Al suo fianco si ergeva un altro obelisco che fu spostato e che oggi è possibile ammirare a Piazza del Popolo. L’ultima corsa al Circo Massimo si tenne nel 549 d.C.. L’ arena è famosa anche per essere stata il luogo in cui avvenne il Ratto delle Sabine. Si narra che l’imperatore Romolo, dopo aver fondato Roma chiese alle popolazioni vicine di stringere delle alleanze e di avere delle donne con cui poter procreare e popolare la nuova città, e, al loro rifiuto, Romolo, organizzò una trappola per vendicarsi. Invitò tutti gli abitanti per dei festeggiamenti al Circo Massimo e, approfittò della situazione, per rapire le donne. Circo Massimo, oggi: Nella Roma attuale, del Circo Massimo è possibile vedere solo un mucchio di pietre su viale Aventino. All’estremità meridionale c’è una torretta medievale costruita dai Frangipane, una famiglia romana di nobili origini, e, alle spalle, è possibile ammirare, all’interno di un recinto, le rovine del Settizonio (in latino Septizodium), una facciata monumentale di un ninfeo, fatta innalzare dall’imperatore Settimio Severo nel 203 posto all’ingresso dell’Appia Antica a emblema della gloria di Roma e dell’impero. Purtroppo ai romani non rimane che il ricordo dell’antico splendore del Circo Massimo, infatti, oggi è solo una lunga spianata circondata da strada trafficate. Nonostante ciò, ospita ancora grande eventi come festival, concerti e appuntamenti di vario...

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Via Sistina. Una strada lunga 2787 metri

Via Sistina. Una strada lunga 2787 metri La breve via Sistina che scende elegante per i negozi e la più che centenaria tradizione culturale, dalla Piazza Trinità dei Monti fino a Piazza Barberini, un tempo era l’inizio di una strada lunga 2787 metri. Si chiamava Strada Felice dal nome di colui che l’aveva fortemente voluta, Felice Peretti, ovvero il Papa Sisto V, nell’ assetto di un rettifilo che arrivava fino a Santa Croce in Gerusalemme. E la si può raffigurare ancora oggi, sia pure suddivisa nei vari tratti da molteplici nomi assegnati dopo il 1870, fino a costruire un’arteria in gran parte continua. In pratica scende lungo l’attuale Via Sistina, s’inerpica per via delle Quattro Fontane, riscende e risale in Via d’Agostino Depretis, devia sulla via dell’ Esquilino, a fronte delle Piazze dell’ Esquilino e di Santa Maria Maggiore, riprende dritta lungo via Carlo Alberto, attraversa Piazza Vittorio Emanuele II e confluisce sulle vie Conte Verde e di S. Croce in Gerusalemme per terminare davanti alla basilica castrense. Ma è un fatto che quando l’arteria fu progettata nell’estate del 1585, e completata nell’autunno dell’ anno dopo, procedeva senza soluzione di continuità, considerando che Piazza Vittorio Emanuele II non esisteva e le piazze circostanti Santa Maria Maggiore costituivano una tappa d’obbligo nella concezione dell’arteria. La via era stata aperta per facilitare la circolazione dei pellegrini in visita alla basiliche, con precisi punti di orientamento monumentali. A cominciare dalle quattro fontane del quadrivio, che furono costruite nel 1587, come riferimento verso il Quirinale, da un lato, e verso porta Pia, lungo la strada Pia ma livellata verso il Quirinale da Gregorio XIII e quindi da Sisto V nel primo tratto per accedere alla Chiesa di Santa Susanna. Le fontane sono costruite dalle quattro statue giacenti raffiguranti il Tevere con la lupa, simbolo di Roma, l’Arno con un leone simbolo di Firenze, Diana e Giunone, simboleggianti Fedeltà e Fortezza: il disegno della fontana di Diana è di Pietro da Cortona ma quello delle altre è di Domenico Fontana. E il punto di orientamento proseguì con l’Obelisco Esquilino eretto nel 1587 nella Piazza antistante all’abside di Santa Maria Maggiore, dalla quale peraltro si svolgeva anche un’altra strada dritta, la via Gregoriana, oggi Merulana, aperta da Gregorio XIII nel 1575, fino a Piazza San Giovanni in Laterano. Sisto V volle che la strada simboleggiasse non solo finalità religiose, ma anche il centro di nuovi quartieri residenziali. Fu così che papa Peretti emanò una serie di benefici a chi volesse fabbricarsi la casa in Via Felice. Così ai lati della via sorsero le ville, e fu Sisto V stesso a dare il buon esempio con...

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Via del Monte della Farina a Roma

Via del Monte della Farina Via del Monte della Farina è un strada molto antica, non molto conosciuta, ubicata nel pieno centro di Roma. Il nome della celeberrima via deriva dal fatto che anticamente vi si trovavano uffici frumentari. Gli uffici svolgevano un ruolo molto simile a quelli all’interno del monte di pietà, ovvero, invece di offrire prestiti in denaro facevano prestiti in grano e prodotti agricoli. Era posta, proprio in questa via, una targa sul degrado urbano che recitava le pene a cui il trasgressore avrebbe dovuto far fronte qualora avesse sporcato la via. Via del Monte della Farina: I Palazzi Un Palazzo importante in questa via è quello situato al civico 19 , il quale porta un’ epigrafe che recita le seguenti parole: “HEIC UBI IGNOBILES NUPER TABERNAE RUDERA PREMEBANT PORTICUS CN POMPEII CUI CONTINENS ERAT CURIA C IUL CAESARIS NECE INSIGNIS SODALITAS TEUTONUM DE ANIMA NOBILIORES HAS AEDES EXSTRUENDAS CURAVIT ANNO AB URBE CONDITA MMDCXLVI ANNO DOMINI MDCCCXCIII”. Facendo una traduzione ne ricaviamo che questo Palazzo fu eretto o nell’ anno 2646 dalla Fondazione di Roma  o nell’ anno del signore 1893 ,sopra la curia di Pompeo. Per far si che tutti potessero affermare la ricostruzione del palazzo sopra la curia si volle ricollocare qui all’interno di una nicchia la statua di Pompeo magno ai piedi della quale Giulio Cesare fu assassinato. Tra gli altri palazzi presenti nella via sono da ricordare una scuola di sarti germanici testimoniato da un iscrizione: “SCHOLA SUTORUM VERE GERMANICORUM AD TURRIM D H COSSEBADE DE COSSLIN RESTAURATA AUCTA A D MDCCCIIC” e il convento dei Teatini il quale palazzo riporta la seguente frase: “CONSTANTIAE PICCOLOMINEAE ARAG AMALPHIS DUCI OPTIME MERITAE CLER REGUL”, ovvero un ringraziamento a Costanza Piccolomini che nel 1582 lasciò in eredità ai Teatini l’intero palazzo. Via del Monte della farina: Oggi Nonostante questa via rappresenti un pezzo di cultura romana , recentemente è stato reclamato che non si ha un adeguato mantenimento dell’ antica bellezza. Questo per diversi piccoli motivi come la presenza di negozi che prima ovviamente non vi erano, ma comunque rimane pur sempre una via che ha molto da raccontare e trasmetterci. Fonte : Roma...

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Clivus Scauri – Clivio di Scauro

Clivus Scauri – Clivio di Scauro Il Clivio di Scauro è l’antica strada romana che costeggia la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo sul lato est del Colle Celio. Viene considerata una delle strade più suggestive di Roma. Clivus Scauri risale al II secolo a.C. e ha mantenuto, nel primo tratto, il suo nome originale, probabilmente derivante da un membro della famiglia degli Aemilii Scauri, Marco Emilio Scauro, magistrato che la costruì. La prima parte della strada è scavalcata da contrafforti della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, resi necessari a causa dei danni riportati durante le invasioni Barbariche nel V secolo. Soltanto un contrafforte  è da considerare di quel periodo, gli altri sono stati ricostruiti nel Medioevo. Scendendo, il lato sinistro è ciò che rimane della casa paterna di San Gregorio Magno, il principale edificio è scomparso, ma egli ci fece costruire nel VI secolo un Convento e un Centro di Assistenza. L’ultimo contrafforte è un portale barocco datato 1607, appena superato  vi sono le rovine di quella che poteva essere la Biblioteca, sita nel complesso monastico di San Gregorio. Venne costruita da Agapito, tra i primi predecessori di San Gregorio. Continuando fino in fondo, dove termina il Muro alla vostra destra, si può ammirare un affascinante...

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Piazza Campo de’ Fiori

Campo de’ Fiori Oggi, ciò che resta di Campo de’ Fiori è il famoso mercato che si svolge tutte le mattine dal 1869, ma la storia della Piazza inizia nell’ antica Roma, quando la zona era considerata uno dei luoghi più grezzi della città. Veniva utilizzata come rimessa per le squadre di Aurighi, ovvero coloro che conducevano le bighe nelle gare del Circo Massimo. A confermarlo fu il fatto che, tempo dopo, i resti delle rimesse sono stati trovati nelle aree limitrofe. La Piazza di Campo de’ Fiori, che durante il Medioevo fu ridotta ad un prato abbandonato (è da qui che viene il nome), venne urbanizzata ufficialmente dai papi alla fine del 1400, in quanto unica Via per il Vaticano proveniente da Sud. La prima via di collegamento risanata, fu Via del Pellegrino, chiamata così perché principale tragitto dei pellegrinaggi in Vaticano. La Via esisteva già prima che Papa Alessandro IV Borgia si occupasse del rinnovamento. A testimoniarlo, sono le iscrizioni e lo stemma Papale sulla prima casa a sinistra. Il cambiamento di Campo de’ Fiori si ottenne agli inizi del 500’, con la bonifica dell’ area attraverso la costruzione delle fognature e di servizi essenziali. La Piazza assunse finalmente un aspetto degno di un luogo pubblico cittadino. Divenne un punto d’incontro per le discussioni e gli annunci pubblici, qui venivano affisse anche bolle e proclami papali contro gli eretici, veniva svolto il mercato ed era luogo di passaggi papali. Campo de’ Fiori divenne un luogo di Osterie, ogni fabbricato nella Piazza ne includeva qualcuna come nelle strade adiacenti, e luogo di commercio ed artigianato. Le stradine che confluivano nella piazza, inizialmente strette ed ampliate durante i processi di Bonifica nel 500’, adesso divennero simbolo di attività commerciali. Via dei Baullari, che raggruppava le botteghe dei fabbricanti di bauli e valigie, Via dei Giubbonari, fabbricanti di giubbotti, e così per Via degli Straderari, dei Cappellari, dei Giubbonari, dei Chiodaroli. L’aspetto splendente di Campo de’ Fiori, mostrava anche il suo lato buio, come luogo di pubbliche esecuzioni. Esempio è il rogo di Giordano Bruno nel 17 Febbraio del 1600, per la sua concezione filosofica considerata eretica. Oggi a testimonianza di una delle esecuzioni pubbliche più famose del Rinascimento, vi è nella Piazza la statua del filosofo, realizzata in bronzo dallo scultore Ettore Ferrari. Giordano Bruno è mostrato rivolgere il volto in direzione della Città del Vaticano, in segno di ammonimento alla Chiesa. Fino al 1798 la Piazza fu dominata da un alto patibolo, (vedi foto) che veniva utilizzato per i reati considerati “minori”. I colpevoli erano torturati attraverso una sospensione della braccia che procurava una dislocazione delle scapole. A testimonianza de...

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Caffè Greco

Il Caffè Greco in Via Condotti Il Caffe’ Greco simbolo cosmopolita dell’elegante Via Condotti è il più antico caffè di Roma, aperto nel XVIII secolo, in Italia solo il Florian di Venezia è più antico. Il nome del locale potrebbe derivare  dal fatto che Nicola della Maddalena  il caffettiere che lo ha fondato nel 1760 era greco, ma anche al caffè decantato al modo greco o turco, che si serviva in origine diverso da quello filtrato all’italiana. Fin dall’inizio le sale del Caffè Greco servivano da punto d’incontro per gli intellettuali. Il locale conserva tuttora il suo aspetto ottocentesco e nella celebre sala Omnibus ospita ogni primo mercoledì del mese un gruppo di studiosi e accademici cultori della città di Roma. La caffetteria è famosa per le importanti personalità che lo hanno frequentato nel corso degli anni come Massimo D’Azeglio, Luigi di Baviera, Buffalo Bill, Ennio Flaiano, Aldo Palazzeschi, Cesare Pascarella, Richard Wagner, Orson Welles, Edvard Grieg, Johann Wolfgang von Goethe e molti altri ancora. Tra i noti personaggi che furono clienti del locale, ci fu Giacomo Casanova, un giovane abate al servizio del cardinale Acquaviva. Questo, trovandosi a passeggiare per la Strada Condotta (via dei Condotti), fu chiamato dal cardinale Gama che, seduto ad un tavolo del caffè con altri abati, lo invitò a fare loro compagnia. Sembra che si intrattennero scambiandosi storie e racconti lontani dall’austerità consona al loro abito. In questa occasione Casanova scambiò per una donna vestita da uomo Giuseppe Ricciarelli anche conosciuto come Beppino della Mammana. Lo disse al Gama il quale ridendo affermò che Beppino era un famoso castrato dopodiché glielo presentò raccontando, l’equivoco in cui Casanova era caduto. A questo punto pare che il nuovo arrivato abbia proposto a Casanova di passare una notte con lui promettendogli di ricoprire sia il ruolo di ragazza che quello di ragazzo. Numerosi sono gli aneddoti che circolano intorno al caffé greco. Si racconta, ad esempio, un aneddoto riguardante un famoso cliente occasionale della caffetteria : Henry Beyle più noto con lo pseudonimo di Stendhal che varcò la soglia dell’Antico Caffè Greco per cercarvi il suo sosia. Precedentemente lo scrittore francese a Terni era stato scambiato per il pittore Stefano Forby e per tale motivo era stato trattato con grandissima cortesia. Stendhal aveva cercato di chiarire l’equivoco ma non vi era riuscito tanto era somigliante al Forby. Giunto a Roma lo scrittore aveva saputo che il suo sosia era un frequentatore della famosa caffetteria e vi si era recato, curioso di incontrarlo. Il vederlo però gli aveva provocato una grande delusione in quanto il pittore era molto brutto. Tra i famosi clienti dell’Antico Caffè Greco vi fu anche Liszt che...

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La Torre della Scimmia a Roma

La Torre della Scimmia a Roma e la sua Antica Leggenda   Nei pressi di Piazza Navona , precisamente in via dei Portoghesi, sorge la torre dei Frangipane, nota ai più come la Torre della Scimmia. La torre di origine medievale è inglobata all’interno del cinquecentesco palazzo Scapucci, è di forma quadrangolare e composta da quattro piani. La muratura della torre è in cortina di Laterizi a vista e agli angoli sono impiegati blocchetti di tufo. Ai fianchi della torre ritroviamo quattro finestre, sotto alle quali corre una cornice marcapiano di travertino e alla sommità è presente un coronamento di beccatelli. All’estremità della torre su di un rialzo è posta la madonnina e la luce perpetua.  La torre nei vari periodi appartenne a diversi proprietari: i Frangipane furono i primi ,  poi si susseguirono i Crescenzi, la confraternita del Gonfalone e la Congregazione di Carità ed infine dal XVI al XVII la proprietà passò agli Scapucci. La terrazza presenta i simboli araldici di quest’ ultima famiglia,un alternarsi della stella ad otto raggi e della mezzaluna con le punte in su. La Torre della Scimmia, la leggenda Il singolare nome “la torre della scimmia” deriva da una leggenda, descritta da il romanziere americano Nathaniel Hawthorne nei suoi appunti di viaggio in Italia, e conosciuta soprattutto per il romanzo “Il Fauno di marmo”. La leggenda narra che i proprietari della torre vivessero con una piccola scimmia, un giorno questa scimmietta prese la loro figlia ancora in fasce e la portò all’estremità della torre. Il fatto suscitò una sensazione di terrore in tutti coloro che videro la scena , ma soprattutto nei genitori della  bambina che disperati non sapevano cosa fare. All’improvviso al padre della bambina venne un’idea: richiamare la scimmietta con il solito fischio. Nell’udir questo suono la scimmietta rientrò in casa e posò la bambina nella sua culla. Da quel giorno il padre della bambina come ringraziamento alla madonna volle che in cima alla torre fosse posizionata una lampada perpetuamente...

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Via dell’Orso e la sua omonima Locanda

Via dell’Orso e la sua omonima Locanda Via dell’Orso è la via parallela a Lungotevere Marzio, ed è possibile accedervi scendendo la scala alla sinistra del Museo Napoleonico. Vi renderete subito conto che la via, come altre nella zona, è in dislivello rispetto al fiume. Qui un tempo, prima della costruzione dei muraglioni, era molto facile che le inondazioni colpissero le case, dato che già normalmente l’acqua del fiume rasentava il livello delle abitazioni. La costruzione dei muraglioni  trasformò completamente l’area, permise una maggior sicurezza, ma limitò la splendida vista offerta dalla riva del fiume. All’ inizio della via, all’ angolo con via di Monte Brianzo vi è la Locanda dell’ Orso.  Oggi è un ristorante e anche discoteca ma, costruita con colonne, capitelli, il laterizio finemente lavorato, la decorazione in cotto degli archi  ed i cornicioni, rappresenta uno degli esempi meglio conservati di una casa romana del primo 400’.  Il nome deriva probabilmente dall’ insegna di due orsi, o da uno dei due proprietari della locanda, Baccio dell’Orso. Agli inizi del 500’ la struttura venne trasformata in un Albergo di buona categoria, anzi uno dei migliori di quel periodo. Tra molti dei suoi ospiti illustri soggiornarono qui Rebelais, Montaigne, e due secoli dopo Goethe. Il periodo di splendore dell’ albergo finì verso la fine dell’ Ottocento, tanto che vi andarono ad alloggiare solamente cocchieri e stallieri. Il dislivello della strada non riguarda solamente via dell’Orso. Parallelamente a questo lato del Tevere le stradine interne, come Via Tor di Nona, ( a 5 minuti a piedi in direzione di Ponte Sant’Angelo) hanno subito per anni gli stessi problemi legati alle piene del fiume. C’è un punto di Via Tor di Nona, che diventa Vicolo dei Marchegiani, dove i muraglioni sono stati costruiti a pochissimi metri dalle case. Alla fine del vicolo, potete vedere come la pochissima distanza dal palazzo al muro, non permette neanche il passaggio di una...

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Ponte Sant’Angelo

Ponte Sant’Angelo Ponte Sant’Angelo, è il ponte che collega Piazza Sant’Angelo con il lungotevere Vaticano. Venne fatto costruire nel 134 a.C.da Adriano come via d’accesso al suo Mausoleo, l’attuale Castel Sant’Angelo Prendeva nome originariamente dalla famiglia dell’ Imperatore: Ponte Aelius (Elio). Ponte Sant’Angelo fu per molto tempo, il ponte che i pellegrini dovevano attraversare per raggiungere il centro della Cristianità: San Pietro. Considerato a quei tempi uno dei ponti più belli di Roma, con lo sfondo del Castello, rappresentava una sorta d’introduzione ad un esperienza mistica che i pellegrini, dopo un lungo viaggio, erano pronti a realizzare. La folla a volte era così tanta che occorreva istituire dei sensi di marcia. Nel 1300, primo Giubileo proclamato da Papa Bonifacio VIII, si impose per l’accesso al ponte una regolamentazione del traffico per la gran folla dei pellegrini. Dante Alighieri testimonia che sul ponte, che rappresentava la via più breve per arrivare a San Pietro dalla città, vennero creati due percorsi opposti delineati da una fila di botteghini. Nonostante questi accorgimenti un secolo e mezzo dopo, una mula di un Cardinale cominciò a scalciare colpendo numerose persone, che per allontanarsi rimasero schiacciate contro il parapetto che, non supportando la pressione, cedette provocando 176 morti. Dal 1488 al 1534, la piazza antistante ed il ponte vennero adibiti ad “esposizione patibolare”: luogo dove ostentare alla pubblica visione, i cadaveri delle persone giustiziate. L’origine romana del Ponte è inconfondibile nella parte delle arcate inferiori, le uniche che lasciano in rappresentanza lo stile di quel periodo. E’, invece, nella parte superiore che possiamo notare un magnifico esempio di Barocco romano. I parapetti ricostruiti nel 1668, sono la testimonianza di Bernini.  Così come i dieci angeli che adornano il Ponte, i quali rappresentano ognuno i segni della passione di Cristo (la colonna a cui fu legato, il flagello, i chiodi…). Due di questi furono scolpiti personalmente da Bernini, “l’ Angelo con la Corona di Spine e l’Angelo col cartiglio”. Ma, all’epoca le due opere furono considerate troppo preziose per essere sottoposte alle intemperie; così, vennero sostituite con due copie prodotte dai suoi allievi ( sono la seconda e quarta sulla destra). Le statue originali sono oggi conservate nella Chiesa di Sant’ Andrea delle Fratte, proprio davanti la zona absidale.“   I dieci Angeli della passione di Cristo:  Angelo con la colonna: scultore Antonio Raggi, iscrizione “Tronus meus in columna”. Angelo con i flagelli: scultore Lazzaro Morelli, iscrizione “In flagella paratus sum”. Angelo con la corona di spine:  è dello scultore Paolo Naldini iscrizione “In aerumna mea dum configitur spina”. Angelo con il sudario o Angelo con il Volto Santo: scultore Cosimo Fancelli, iscrizione “Respice faciem Christi tui”. Angelo con la veste...

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Portico di Ottavia – Quartiere Ebraico

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Portico di Ottavia – Quartiere Ebraico Via Portico d’ Ottavia 29 Roma (RM)   Sito nell’attuale quartiere ebraico il Portico di Ottavia è l’unico rimasto di quelli che circondavano la piazza del Circo Flaminio. Editficato probabilmente tra il 33 e il 23 a.C. dall’imperatore Augusto in memoria della sorella Ottavia al posto di un edificio preesistente, il Portico di Metello. Il Portico di Ottavia, a pianta rettangolare, era costituito da un doppio colonnato che circondava l’area, al centro della quale vi erano due templi: uno più antico dedicato a Giunone Regina ed uno più recente dedicato a Giove Statore. Quest’ultimo, di cui non rimane più traccia, fu il primo tempio di Roma costruito interamente in marmo ad opera del greco Hermodoros di Salamina. Alle spalle dei templi si trovava un edificio absidato, la Curia Octaviae, riportata anche dalla pianta marmorea Severiana Forma Urbis, che comprendeva anche una biblioteca. Al centro dei lati settentrionale e meridionale si trovavano due ingressi monumentali o propilei con facciate costituite da quattro colonne corinzie. Nei muri laterali, in mattoni rivestiti di marmo, si aprivano due archi che davano accesso al portico. Del complesso rimangono alcune colonne dell’ingresso meridionale (altre colonne furono sostituite nel Medioevo con un arcone, da cui si accede alla chiesa di S. Angelo in Pescheria), l’architrave, il timpano e i due archi delle pareti laterali. Sull’architrave del propileo si può ancora leggere l’iscrizione che ricorda il restauro del monumento ad opera dell’imperatore Settimio Severo, databile al 203 d.C. Sul moderno marciapiede si trovano alcune colonne del portico. Numerose opere d’arte ornavano il Portico d’Ottavia. Tra queste, la statua in bronzo di Cornelia madre dei Gracchi, la prima di una donna ad essere esposta in pubblico a Roma, la cui base si trova ora nei Musei Capitolini. Nel Medioevo la zona fu utilizzata come mercato del pesce: da qui prende nome la piccola chiesa edificata nelle strutture del propileo del Portico, dedicata a S.Angelo in Pescheria. Note: Il monumento è ora reso accessibile tramite una piccola cordonata in prosecuzione di via del Portico di Ottavia, ad una rampa di fronte alle colonne d’entrata, percorribile anche dalle persone disabili e ad una scala, che collega l’area del propileo all’entrata della chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, e ad un passetto che permette il collegamento con gli edifici di via di Foro...

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Rione Monti, un angolo vintage della capitale

Rione Monti, un angolo vintage della capitale Rione Monti è oggi, ma forse anche da sempre, uno dei quartieri più caratteristici della Capitale. A pochi passi dal Colosseo e da via dei Fori Imperiali venne chiamato così perché alle sue origini comprendeva il colle Esquilino, il Viminale, e parte dei colli Celio e Quirinale. Il Rione è caratteristico per i suoi laboratori artigianali, gallerie e locali, dove potrete fermarvi per un aperitivo o una degustazione di vino, ed anche per i suoi ristoranti in cui troverete sicuramente piatti tipici romani. Una delle cose che ad oggi lo rende così particolare come quartiere, è la presenza di numerosi negozi e mercatini Vintage. Piccole Botteghe in cui troverete pezzi unici ed originali che hanno fatto la storia della moda, ad un prezzo moderato! Borse, scarpe, occhiali e musica anni 80! Nel momento in cui entrate, sarà un salto nel passato. Rione Monti – Ottobrata Monticiana L’ Ottobrata Monticiana è una storica ricorrenza popolare romana all’ insegna della musica, dell’ arte, della letteratura e di degustazioni enogastronomiche. 3 Giorni di spettacoli teatrali, live music, sia nei locali che in piazza, letture di poesie, visite guidate, sfilate di moda in qualche negozietto Vintage caratteristico del quartiere, mercatini e chi più ne ha più ne metta! Quest’ anno alla sua XXVII° edizione l’ Ottobrata Monticiana si svolgerà da Venerdì 11 Ottobre a Domenica 13 con gli Autorevoli Patrocini del Comune di Roma e della Regione Lazio. La festa inizierà nel pomeriggio di Venerdi 11, circa alle 18 :00 per tenervi aggiornati sui singoli eventi potete consultare la pagina Facebook dell’ Evento: https://www.facebook.com/events/314989708643822/      ...

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Trastevere | La vera Roma

Trastevere, dove poter vivere l’anima della città di Roma Il quartiere di Trastevere si sviluppa sulla riva destra del fiume Tevere, nel primo Municipio della città. E’ oggi uno dei quartieri più belli e più caratteristici di Roma. Il nome deriva dal latino trans Tiberim che tradotto vuol dire al di là del Tevere. La zona fu infatti la prima ad essere costruita sulla sponda ovest del fiume in opposizione al resto della città sviluppatasi solo nella parte est. Trastevere, rimase quindi per molto tempo l’unico Rione romano considerato “fuori dalla città”, ai tempi della nascita di Roma era collegato con la sponda est semplicemente da un unico ponte in legno chiamato il Sublicio. Non molto popolata come zona residenziale durante l’eta repubblicana, fu invece il crocevia per buona parte della popolazione che si dedicava alla pesca, per migranti Ebrei e provenienti dall’ Oriente.  Solo durante il periodo imperiale Trastevere vide sorgere le prime abitazioni signorili. Caratteristica che ha sempre reso unico questo quartiere è il suo stretto labirinto di viottoli. Le strade si intersecano una con l’altra e nel passato erano difficili da percorrere; infatti soltanto verso la fine del quattrocento Papa Sisto IV decise di costruirle con dei mattoni di laterizi e poi con i Sampietrini, che troviamo tutt’ora. Trastevere è oggi, come un tempo, uno dei quartieri più coloriti e tipici di Roma. I suoi abitanti i Trasteverini per molto tempo sono stati un a popolazione a sé stante rispetto al resto del popolo romano, conducevano quasi tutti una vita molto popolare ed erano conosciuti per la loro genuinità;  è qui che potrete sentire parlare il vero dialetto Romano. Case popolari fanno da sfondo in una passeggiata per le stratte viette che la caratterizzando e ad ogni angolo potete trovare una tipica Osteria Romana, o un locale, visto che di notte è una delle zone più frequentate della Città.  Nel cuore di Roma, oltre a rispecchiare la città è anche un ambiente Multiculturale. Sia di sera che di giorno è circondata da turisti, studenti stranieri, ragazzi tutti affascinati dalle meraviglie che offre questo quartiere. Oltre al contesto scenico Trastevere ci regala anche alcuni tra i tesori di Roma, come la Basilica di Santa Maria in Trastevere , Piazza Sant’ Egidio, Piazza della Scala ed è anche il luogo dove viene celebrata una delle feste più sentite dal popolo romano : la festa de’ Noantri, risalente al 1500....

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Via Margutta : La quiete nel caos Romano

Via Margutta : La quiete nel caos Romano Musa ispiratrice per una serie di film, libri e canzoni, Via Margutta è un piacevole rifugio per chi vuole fuggire dal caos del Tridente Romano. Parallela a via del Babuino, è indubbiamente meno caotica e commerciale. Per cui, se volete godervi una tranquilla passeggiata senza smog, auto e file di turisti, basta solo cercare rifugio nell’ incantevole Via Margutta, per essere catapultati in un altra dimensione. Il nome della via, che gli venne dato dai pittori che ne furono i primi abitanti, fa riferimento a un eroe di un poema comico del Rinascimento. Edera e rampicanti decorano in maniera naturale le facciate delle antiche palazzine, i negozi d’abbigliamento che riempiono il Centro Storico lasciano spazio alle gallerie d’arte e antiquariato, alle botteghe d’artigianato, ai laboratori di restauro o di lavorazione di materie prime come legno o marmo, e  a ristoranti storici unici nel loro genere. Un tempo Via Margutta, considerata il “retro” dei palazzi di Via del Babuino, era occupata solo da orti, stalle e  magazzini.  Divenne un vero e proprio complesso abitativo solo quando un  faccendiere dello Stato Vaticano, durante il periodo di papa Pio IX, ottené il permesso di delinearla e costruirci un impianto fognario. Le splendide palazzine che percorrono la via erano inizialmente le sedi delle accademie di pittori o scultori che avevo scelto Via Margutta per il suo fascino. Oggi sono diventate quasi tutte abitazioni private, come “Palazzo Patrizi Nari”, e se, camminando furtivamente, riuscite a trovare aperto uno dei cancelli che delimitano la zona residenziale sulla parte sinistra, quella ai piedi di Villa Borghese, potete scorgere come l’interno di alcuni appartamenti, dal pian terreno fino ai piani più alti, sia rimasto intatto e originale come un tempo: soffitti alti, finestre grandi, piccoli balconcini adornati da fiori. In alcuni periodi dell’ anno potete trovare lungo la strada la mostra dei “100 pittori”, una vera e propria associazione di pittori che porta avanti questa iniziativa dal 1953. Attorno anni ’50 diventa la residenza di uno dei più grandi registi italiani: Federico Fellini. Come lui anche Anna Magnani, Giulietta Masina e Giorgio de Chirico furono alcuni tra i personaggi famosi ad possedere un appartamento in Via Margutta. Scelta come location per un’infinita serie di film e sceneggiati, tra le quali spiccano alcune scene del film di William Wyler “Vacanze Romane”, con Audrey Hepburn, Via Margutta mantiene ancora le caratteristiche, i colori e gli odori che fecero affascinare tutto il Jet-set di Cinecittà, la Hollywood italiana...

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Largo Argentina – Area Sacra

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Largo Argentina – Area Sacra Viale Enrico De Nicola, 78 Via di San Nicola de Cesarini Roma (RM)     Largo Argentina è una Piazza di Roma situata nella zona di Campo Marzio che comprende antichi edifici, dalla incerta identificazione, i quali vengono indicati convenzionalmente con le prime lettere dell’alfabeto A-B-C-D. Di fronte ai templi si trovava un portico, ora in parte visibile sotto le moderne scale d’ingresso all’area, identificato come Porticus Minucia Frumentaria ovvero il luogo dove avvenivano le distribuzioni gratuite di grano al popolo romano. Tutta l’area si estende su lastricato di travertino  risalente all’epoca dell’imperatore Domiziano (81-96 d.C.). Il più antico dei quattro templi è il tempio C, il terzo dal lato nord (lato di Largo Argentina). Risalente agli inizi del III secolo a.C., si tratta sicuramente del tempio di Feronia, divinità italica originaria della Sabina, edificato da Curio Dentato dopo la vittoria sui Sabini nel 290 a.C. Segue cronologicamente il tempio A, il primo sul lato nord, databile alla metà del III secolo a.C. L’edificio ha subito diverse trasformazioni nel corso dei secoli, fino ad essere inglobato nella Chiesa di S. Nicola de’ Calcarario nel Medio Evo. Si tratta probabilmente del tempio di Giunone Curitis o di quello di Giuturna. Di fianco al tempio, sul lato nord, sono visibili i resti del grande portico detto Hecatostylon (delle cento colonne) con il quale l’area sacra confinava. Dietro al tempio A sono i resti di una latrina pubblica, appartenente al complesso del vicino portico di Pompeo (oggi non visibile). Di quest’ultimo faceva parte anche l’esedra quadrangolare posta tra i templi C e B, identificata con la Curia del Teatro di Pompeo, dove nel 44 a.C. fu ucciso Giulio Cesare. Successivamente, agli inizi del II secolo a.C., venne edificato il tempio D. Identificato conil tempio dei Lari Permarini o delle Ninfe, oggi è in parte coperto da Via Florida. L’ultimo tempio, il tempio B, costruito alla fine del II secolo a.C., era dedicato probabilmente alla “Fortuna del giorno presente” (Fortuna huiusce diei). Accanto ad esso fu rinvenuta una statua, con parti di marmo, bronzo e materiale prezioso, di divinità femminile, probabilmente la statua di culto del tempio. Dietro i templi A e B, si trovano alcuni ambienti, databili alla prima metà del I secolo d.C., ritenuti gli uffici dell’amministrazione delle acque di Roma (Statio acquarum). Agli inizi del VI secolo d.C. l’area subì profonde trasformazioni, di cui purtroppo gli scavi degli anni Trenta hanno cancellato quasi del tutto le tracce....

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Biblioteca Angelica

La Biblioteca Angelica La Biblioteca Angelica venne fondata nel 1604 e fu la seconda biblioteca pubblica istituita in Italia, dopo quella Malatestiana di Cesena attiva fin dal 1454. La sua collezione iniziale e l’apertura pubblica si devono al lascito del vescovo marchigiano Angelo Rocca (1546-1620), da cui prese il nome. Alla sua morte il vescovo, affidò la propria raccolta ai frati del suo ordine presenti a Roma, dotandola di proprie rendite e prescrivendone l’apertura a tutti, senza limite di sorta. La sua collezione conta: 200.000 volumi, 2.700 manoscritti, 1.100 incunaboli, 600 periodici, 2.719 microfilm, 29 cd-rom oltre ad una vasta raccolta di volumi contemporanei che è possibile anche prendere in prestito. Dal 1940 l’Angelica è sede dell’Accademia letteraria dell’Arcadia, di cui conserva, tra l’altro, il patrimonio librario (circa 4000 pezzi). Dal 1975 dipende dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si trova in piazza Sant’  Agostino accanto alla Basilica di Sant’Agostino in campo...

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Ponte Milvio

Ponte Milvio  Conosciuto anche come il ponte dell’amore e di Costantino, Ponte Milvio è oggi il passaggio pedonale famoso per i lucchetti dell’amore appesi ai lampioni dagli innamorati, ma anche meta prediletta nonché punto di incontro per i giovani romani che la sera amano divertirsi nei tanti e diversi locali che la zona offre. Il ponte, conosciuto popolarmente anche come “Ponte Mollo” dai residenti, si trova in direzione Foro Italico e collega i quartieri Flaminio, Parioli, Della Vittoria e Tor di Quinto. La sua storia, a dispetto delle mode odierne, è antichissima: le prime notizie risalgono al 207 a.C., quando il ponte aveva ancora l’aspetto di un instabile passaggio in legno, sovrastante le acque del fiume. Solo nel 109 a.C. Marco Emilio Scauro fece costruire la struttura in muratura. La fama di Ponte Milvio è legata soprattutto alla famosa battaglia del 312 a.C. tra Costantino e Massenzio, la cui leggenda narra che l’imperatore trovò il coraggio per vincere il nemico grazie alla visione di una scritta in cielo, recante la frase “In hoc signo vinces” (“Con questo segno vincerai”). Nel 1849, durante l’assedio francese a Roma, il ponte crollò per mano dei garibaldini in difesa della città e solo con il restauro del 1850, voluto da Pio IX, venne salvato dal completo abbandono, finché i lavori non vennero terminati sotto papa Pio VII. Lungo 222 metri e largo 30 metri, Ponte Milvio ha una forma lineare con una sola arcata in cemento armato. Sui quattro piloni marmorei posti alle testate della struttura, l’artista toscano Vico Consorti  scolpì dei solenni altorilievi delle battaglie combattute durante la prima guerra mondiale sui fiumi Isonzo, Tagliamento, Sile e Piave....

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Isola Tiberina

Isola Tiberina L’ Isola Tiberina è l’unica isola urbana del Tevere, al centro di Roma, riconoscibile anche dalla sua forma simile a una nave. È collegata alla terraferma dal Ponte Fabricio e si trova proprio di fronte alla Sinagoga ebraica. Edificato nel 62 a.C., il Ponte Fabricio è l’unico ponte romano rimasto intatto senza interventi di restauro. La leggenda più popolare legata all’origine dell’ Isola Tiberina, narra che nel 510 a.C., al momento della cacciata da Roma del re Tarquinio il Superbo, gli abitanti della città gettarono nelle acque del Tevere tutta la sua preziosa raccolta di grano che si accumulò, mista a fango, tanto da creare appunto un’isola. Nell’antichità l’ Isola Tiberina fu anche il luogo prediletto per il culto delle divinità, tra cui quello del dio della medicina Esculapio. In seguito alla pestilenza che stava decimando la popolazione nel 293 a.C. fu costruito un tempio in suo onore, e la leggenda narra che dopo la costruzione l’epidemia cessò. Sul sito del tempio oggi sorge la Chiesa di San Bartolomeo, risalente al X secolo e voluta da Ottone III di Sassonia, re d’Italia e di Germania. Le colonne della Chiesa di San Bartolomeo, probabilmente, appartenevano all’antico tempio. La chiesa è molto suggestiva; all’interno è possibile ammirare un antico pozzo sui gradini dell’altare, intagliato con figure relative alla fondazione della chiesa, compreso lo stesso San Bartolomeo, raffigurato anche nel crudo dipinto sopra l’altare che ne rappresenta il martirio. La maggior parte del territorio dell’ Isola Tiberina è occupato dal più vecchio ospedale di Roma, il Fatebenefratelli, fondato nel 1548. Nel tratto di fiume subito a est dell’isola si possono vedere i ruderi del Ponte Rotto, vestigia del primo ponte di pietra sul Tevere, costruito tra il 179 e il 142 a.C. e crollato alla fine del XVI secolo. D’estate l’Isola Tiberina si trasforma nell’Isola del Cinema, ospitando turisti che accorrono da tutto il mondo per vedere i film stranieri proiettati su uno schermo all’aperto, sulla piccola piazza dell’isola.  La passeggiata a bordo fiume fa parte oggi delle consuetudini...

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Piazza Venezia e il Vittoriano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Piazza Venezia e il Vittoriano   L’aspetto attuale di Piazza Venezia deriva largamente dagli interventi di demolizione e ricostruzione realizzati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Va ricordato in particolare il Vittoriano, costruito appunto a cavallo dei due secoli, colossale monumento a Vittorio Emanuele II (spesso erroneamente identificato con l’Altare della Patria, che in realtà ne è solo una parte). Per realizzare l’enorme complesso si dovettero abbattere antiche costruzioni, tra cui il monastero dell’Aracoeli e la Torre di Paolo III; nell’immediata vigilia dell’inaugurazione (1911) venne spostato il palazzetto Venezia che, saldato all’angolo sudorientale di palazzo Venezia si frapponeva tra il monumento e la piazza, e uno dei più bei palazzi di Roma, la lussuosa residenza dei Torlonia (già demolita nel 1900). Nel 1929 Benito Mussolini lo scelse come sede del Governo e dal balcone pronunciava i suoi discorsi alle “adunate oceaniche” fasciste. Per questa ragione, la piazza, divenuta centro della città, fu proclamata “Foro d’Italia”. Il Vittoriano conserva i resti del Milite Ignoto, a ricordo dei soldati caduti senza degna sepoltura, vegliati incessantemente da due militari e da una fiamma sempre accesa. Il complesso del Vittoriano ospita periodicamente importanti mostre, oltre al Sacrario delle...

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Ponte Cavour, un Ponte nel Porto di Ripetta

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Ponte Cavour Lungotevere Marzio Roma (RM)   Il Ponte Cavour fu progettato dall’ architetto Angelo Vescovali, costruito negli anni tra il 1898 e il 1901 in sostituzione della passerella in ferro del ponte di Ripetta, istallata in forma provvisoria nel 1878. Il forte sviluppo edilidio della zona, influenzò le decidioni sulla necessità di un nuovo Ponte che collegasse meglio i confini della zona Prati e il Campo Marzio. Il Ponte è progettato a cinque archi in muratura, rivestito in travertino, lungo 112 metri e largo 20 e collega Prati a Campo Marzio. Sotto i piloni di Ponte Cavour sul “piagaro” – la piega del Tevere in cui si depositava la rena formando piccole spiagge – trovavano il fresco i romani, che, in occasione delle feste, vi si recavano per gustare le fave e la pasta con le “ciriole” (il tipico pesce di fiume), servita sugli “sciacquarelli” (palette di legno usate dai barcaroli per buttare fuori l’acqua dalle barche). Oggi come allora il Ponte ci offre una vista suggestiva della...

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Ponte Cestio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Ponte Cestio   Ponte Cestio è il ponte che collega l’Isola Tiberina a Trastevere. Il Ponte venne edificato (circa 46 a.C.) probabilmente da Lucio Cestio, lasciato da Cesare al governo di Roma durante la guerra di Spagna. Subì un primo restauro nel 152, ma fu completamente ricostruito nel 370 con materiali di reimpiego, provenienti anche dal vicino Teatro di Marcello, dagli imperatori Valentiniano I, Valente e Graziano. Numerosi furono i restauri e i rifacimenti nel corso dei secoli e anche il suo nome subì dei cambiament, fu detto “di Graziano”, fu poi denominato anche “ferrato” per la quantità delle catene di ferro necessarie per ancorare alla riva le mole pensili poste, con una macchina per farle girare, sopra dei barconi uniti assieme; una tecnica che fu resa necessaria per garantire una struttura in grado di fornire la farina alla città di Roma quando Vitige, nel 537, tagliò gli acquedotti che alimentavano i mulini sul Tevere. In seguito prese anche l’appellativo di “S.Bartolomeo” dalla vicina chiesa, la maggiore dell’Isola Tiberina. Nel 1892 il ponte fu parzialmente ricostruito aggiungendo all’arco centrale due grandi arcate laterali che però, dopo la piena del 1900, furono imbrigliate per ripristinare l’antico flusso. Le sue misure sono di metri 85 x 8, la parte esterna è costruita in travertino, in parte proveniente dal teatro di Marcello, e l’interna in tufo; sui parapetti in marmo, tuttora esistenti, è visibile l’iscrizione relativa al restauro del...

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Ponte Fabricio – Ponte Quattro Capi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Ponte Fabricio – Ponte Quattro Capi   Ponte Fabricio, noto anche come ponte dei Quattro Capi o Pons Judaeorum, è un ponte che collega il lungotevere De’ Cenci a via di Ponte Quattro Capi, a Roma, nei rioni Sant’Angelo e Ripa. Molto ben conservato e tuttavia il più antico esistente, dopo Ponte Milvio, collega l’Isola Tiberina alla terraferma sul lato orientale, verso Campo Marzio. Misura sessantadue metri in lunghezza, e cinque metri e mezzo in larghezza. Nelle quattro arcate si trovano quattro iscrizioni che attestato la costruzione da parte di Lucio Fabricio, un curatore delle strade, nel 62 a.C., e venne restaurato dai consoli Marco Lollio e Quinto Lepido nel 23, in un’iscrizione più piccola sui due lati di una sola arcata, a causa di una piena del fiume. Sotto Papa Eugenio IV il ponte fu pavimentato in lastre di travertino, mentre un’iscrizione del 1679 di papa Innocenzo XI si riferisce al rifacimento dei parapetti e al rivestimento in mattoni. Nel XVI secolo per la sua vicinanza al Ghetto fu conosciuto anche come ponte dei Giudei; nei pressi infatti si trova la chiesa di San Gregorio dove erano tenute, durante il regno pontificio, le prediche obbligatorie per gli ebrei. Una delle erme è raffigurata nel vicino monumento dedicato a Giuseppe Gioacchino Belli nel quartiere Trastevere, che mostra il poeta romanesco appoggiato al parapetto del ponte. Il ponte è costituito da due arcate a sesto ribassato, con una luce di ventiquattro metri e mezzo, poggiate su un pilone mediano con una base a forma di sperone sul lato a monte, ma con forma arrotondata verso valle; sopra il pilone si apre un arco largo sei metri, con lo scopo di alleggerire la pressione delle acque durante le piene fluviali. Alle due estremità si trovavano due piccoli archi di tre metri e mezzo di larghezza, oggi però interrati. Il suo nucleo interno è composto da pietra sperone in tufo, mentre l’esterno è realizzato in travertino; la parte in mattoni si riferisce a un restauro seicentesco. Sono collocate alcune erme quadrifronti, raffiguranti Giano quadrifronte che servivano per delle balaustre probabilmente in bronzo, e che hanno motivato la denominazione moderna. Una leggenda popolare racconta che il nome “Quattro Capi” sia dovuto ad una profonda discordia fra quattro architetti, che, incaricati da Sisto V del restauro del ponte, finirono per passare alle vie di fatto per futili motivi e, per questo, il Papa, alla fine dei lavori, li condannò alla decapitazione sul posto facendo però erigere, a...

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Ponte del Risorgimento

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Ponte del Risorgimento Ponte del Risorgimento fu commissionato in occasione del 50° anniversario dell’Unità d’Italia nel 1909 e realizzato dall’ing. Giovanni Antonio Porcheddu. La sua tecnica di costruzione, basata sul metodo Hennebique, consentì l’audace realizzazione, per quell’epoca, di un’unica arcata lunga più di 100 mt. e larga 20 mt. Nel 1911, dopo vari incidenti, che purtroppo funestarono la sua edificazione, il Ponte del Risorgimento fu finalmente attraversato dal corteo reale per l’inaugurazione dell’Esposizione Internazionale d’Arte. Nelle prossimità del ponte, verso la fine dell’800, sorgeva una spiagga, con i capanni dei “Polverini”, famosa per la sua tranquillità e per lo splendido panorama. La spiaggia fu anche utilizzata in epoca fascista come “colonia modello” dove venivano accolti circ 160...

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Ponte Sisto

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa  Ponte Sisto Un primo ponte venne costruito da Agrippa, amico e genero dell’imperatore Augusto prima della sua morte nel 12 a.C., probabilmente per mettere in collegamento le sue proprietà sulle opposte rive del Tevere. L’esistenza di questo ponte è attestata dall’ iscrizione su un cippo dei magistrati che si occupavano del fiume (curatores Tiberis) scoperto nel 1887, che parla di lavori sul ponte all’ epoca dell’imperatore Claudio. Il ponte fu in un primo momento identificato con resti di piloni visibili nel fiume a valle di ponte Sisto, che appartengono invece probabilmente ad una fortificazione tarda del fiume. Un frammento dei Fasti ostiensi scoperto nel 1938 e che parla di restauri al ponte di Agrippa sotto Antonino Pio, ha permesso di identificarlo con il “ponte Aurelio” o “ponte di Antonino”. Dalla posizione, in quanto permetteva di raggiungere il Gianicolo ebbe anche il nome di “ponte Gianicolense”. Nel 147 il ponte fu ampiamente restaurato o ricostruito sotto Antonino Pio e prese probabilmente i nomi di ponte Aurelio (pons Aurelius) o ponte di Antonino (pons Antonini), riportati da fonti tarde. Il ponte subì poi ampi restauri negli anni 366-367, sotto gli imperatori Valente e Valentiniano I, ad opera del prefetto della città (praefectus urbis) Lucio Aurelio Avianio Simmaco, e prese il nome di ponte di Valentiniano (pons Valentiniani). Il ponte aveva in quest’epoca un arco trionfale sormontato da grandi statue bronzee alla testata sulla riva sinistra. Resti dei pilastrini della balaustra con le iscrizioni dedicatorie, dell’arco e delle sculture che decoravano il ponte sono stati ritrovati nel Tevere nel 1878 e nel 1892 e sono conservati presso il Museo Nazionale Romano. Il ponte, già probabilmente danneggiato nel 589-590, crollò a causa di una piena del fiume nel 791 e fu quindi conosciuto come “ponte rotto” (pons fractus o pons ruptus). Sotto papa Sisto IV si iniziò nel 1473 il rifacimento dell’antico ponte romano, affidato secondo Giorgio Vasari all’architetto Baccio Pontelli. In realtà, malgrado la testimonianza del Vasari, mancano vere prove documentali al riguardo e oggi l’attribuzione del progetto al Pontelli è messa in dubbio dagli studiosi.[2] Il ponte, inaugurato per il Giubileo del 1475, ma completato solo nel 1479, prese quindi il nome attuale di “Ponte Sisto”. Il ponte ha quattro arcate e presenta un foro rotondo sul pilone centrale, per diminuire la pressione dell’acqua in caso di piena. Il livello dell’acqua salito fino all’”occhialone” di ponte Sisto era considerato segno di piena. Sotto papa Pio IV nel 1567 furono eseguiti i primi restauri, con il...

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Parco dell’Appia Antica

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Parco dell’Appia Antica Via Appia Antica, 42 Roma (RM) Tel. 06 5130682 – Fax 06 51883879 info@parcoappiaantica.it www.parcoappiaantica.it   Il Parco dell’Appia Antica è stato istituito  per salvaguardare e valorizzare questo immenso patrimonio storico-naturalistico, che ha come punto di riferimento principale proprio la Via Appia, la strada più importante e famosa dell’antica Roma, definita già dagli antichi come la Regina delle strade. L’area del parco copre una superficie di circa 3.500 ettari, comprendente la via Appia e le sue adiacenze per un tratto di 16 chilometri, la valle della Caffarella, l’area archeologica della via Latina e il Parco degli Acquedotti. Tre sono i comuni interessati dal Parco dell’Appia Antica: Roma, Ciampino e Marino. Il primo tratto del Parco comincia dalle mura Aureliane, dove la via Appia esce da porta S. Sebastiano. Da qui fino al Belvedere di Cecilia Metella  la strada è chiusa da entrambi i lati dai muri di cinta delle grandi tenute aristocratiche di epoca post-rinascimentale; è questa la strada tra le vigne descritta nella pianta del Nolli del 1748. Qui si trovano inoltre alcune dellepiù importanti catacombe cristiane, tra cui quelle di San Callisto e di San Sebastiano. Il tratto compreso tra il Circo di Massenzio, il mausoleo di Cecilia Metella ed il Grande Raccordo Anulare è ricco di testimonianze archeologiche costituite principalmente dalle tombe monumentali poste lungo la strada;  di quest’ultima si conserva per lunghi tratti il basolato originale. Tra la via Appia Antica e la via Appia Nuova si trova inoltre l’imponente complesso della Villa dei Quintili.   Dopo il Raccordo Anulare, il paesaggio si apre sulle grandi tenute dell’Agro Romano fino ai Castelli Romani. Superato il confine del territorio di Roma Capitale, il territorio del Parco entra nei comuni di Ciampino e di Marino fino al bivio di Frattocchie, dove l’Appia Antica si unisce alla via Appia Nuova; in quest’area si trovano i resti dell’antica città latina di Boville. Un altro aspetto del paesaggio dell’Agro Romano è offerto dalla cosiddetta area degli acquedotti,  compresa tra la via Appia Nuova e la via Tuscolana e caratterizzata dalla presenza delle grandi arcate superstiti degli acquedotti che portavano l’acqua a Roma dai vicini colli, mirabili opere d’ingegneria degli antichi Romani. Qui, come secoli fa, si possono ancora vedere greggi di pecore pascolare attorno agli imponenti archi, in un paesaggio agreste che non trova confronti. Altro importante elemento è il parco archeologico della via Latina, caratterizzato dalla presenza di numerose tombe monumentali, conservate lungo il tratto dell’antica via Latina. La sede del Parco dell’Appia Antica,...

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