Il Colle Aventino

Il Colle Aventino Tra i sette colli di Roma, il colle Aventino può essere considerato il colle della poesia. Suggestionati dalla sua serena bellezza, poeti come D’Annunzio e Carducci, ne hanno cantato lo splendore nei loro versi; lo stesso Mazzini, al quale è dedicato un monumento in Piazza Ugo La Malfa, affacciatosi da quello stesso punto verso la città, abbassò lo sguardo attonito, senza sorridere di fronte a tanta magnificenza. Origine del nome: Numerose sono le interpretazioni del nome Aventino: qualcuno lo fa derivare da aves. La parola aves, indicava una specie di uccelli, che Remo scorse durante la gara con il fratello Romolo per decidere in quale luogo dovesse sorgere Roma. Altri studiosi lo collegano al termine adventus, raduno per le riunioni che vi tenevano i plebei in occasioni delle celebrazioni di Diana. Un’antica leggenda inoltre, narra che qui fu sepolto Aventinus, il re di Albalonga, morto per essere stato colpito da un fulmine. Storia: Durante la Monarchia e la Repubblica l’Aventino fu il quartiere della plebe di Roma, che lo abitò densamente e che qui si ritirò durante le storiche secessioni, che segnarono le sue lotte per l’ottenimento dei diritti giuridici e politici. Sebbene le antiche mura serviane avessero incluso il colle nella loro cerchia, esso fino al tempo di Claudio, venne mantenuto al di fuori del pomerium, la cinta sacra della città, forse per la presenza del tempio di Diana, sede della confederazione latina. Nel 451 a.C. la plebe si ritirò in armi sull’Aventino dopo un ennesimo sopruso della cerchia dei decemviri, capitanati da Appio Claudio, eletti per redigere le Dodici Tavole e presto trasformatisi in oligarchi. La crisi politica si concluse con il suicidio di Appio Claudio, l’ottenimento dei diritti richiesti e il rientro della plebe in città. L’Aventino fu anche il luogo dell’estrema resistenza di Caio Gracco e dei suoi sostenitori e, in età contemporanea, furono detti “aventiniani” i deputati italiani che, nel 1924, rifiutarono di entrare nell’aula di Montecitorio per protestare contro il delitto Matteotti. Durante l’antichità il Monte fu sede di un gran numero di templi quelli del Dio Mercurio, di Iuventas e di Diana; quelli di Cerere, Libero e Libera, di Vertumnus, di Consus, della Luna, di Iuppiter Liber, di Libertas, di Flora e di Summanus. Dov’è ora la Chiesa di S. Prisca, pare vi fosse un edificio sacro a Minerva, dov’è ora Santa Sabina, il tempio di Giunone Regina, cui ad ogni primavera salivano in processione le zitelle romane e nei pressi dell’attuale Sant’Alessio quello di Iuppiter Dolichenus. Trasformatosi tra la Repubblica e l’Impero in un luogo di dimore lussuose, sull’Aventino sorsero le Terme Surane, quelle Deciane e quelle di Varo e Stilicone. Vi ebbero casa Lucio Licinio Sura, costruttore delle suddette...

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Le Torri Romane

Le Torri Romane Da qualche anno a Roma si sente il bisogno di costruire delle torri, dei grattacieli, le polemiche sull’argomento sono sempre piuttosto accese come nel caso del nuovo grattacielo della Provincia ed in parte anche per la sua “gemella” Eurosky, ma già nel medioevo la città eterna aveva sentito il bisogno di costruire le sue torri, molte sono scomparse ma dopo tanti secoli ne rimangono ancora una cinquantina a testimonianza di un’antica corsa verso il cielo che aveva coinvolto anche l’Urbe, la zona di Roma con più torri è sicuramente Ponte Garibaldi che in un raggio di 150 m comprende 3 delle torri più famose della città. Le Torri Romane : Torre degli Anguillara La maggior parte delle torri medievali sopravvissute non si trovano nella parte centrale di Roma però nel centro della città, in un’area relativamente piccola, ci sono le più famose tra cui appunto la Torre degli Anguillara che si trova su viale Trastevere di fronte a ponte Garibaldi, è conosciuta soprattutto come “La casa di Dante“, la torre è l’unica ancora in piedi nel rione di Trastevere ed è uno dei pochi edifici rimasti in piedi del complesso della fortezza degli Anguillara originaria abbattuta alla fine dell’800 nel quadro di riqualificazione urbana della città. Le Torri Romane : Torre dei Caetani o Torre della Punzella L’Isola Tiberina, nel XI e XII secolo era una piazzaforte importantissima a Roma, la roccaforte è stata costruita dalla famiglia dei Pieleoni, la Torre ancora ben conservata, testimonia il passato militare di questa minuscola isola circondata dal Tevere, almeno due Papi trovarono rifugio nella fortezza : Vittore III nel 1078 e Urbano II nel 1088, la Torre è attualmente gestita dall’Università Israelitica e viene anche chiama Torre della Punzella per via di un basso rilievo che rappresenta il volto di una giovane donna. Le Torri Romane : Torre Argentina o Torre del Papito all’Argentina La torre fù costruita nel XV secolo per volere di Johannes Burckardt, alto prelato originario di Strasburgo che in latino era chiamata Argentoratum per questo Johannes amava firmarsi Argentinus di qui il nome della struttura che si trova in Largo di Torre Argentina, zona centralissima della città famosa per i gatti che vivono all’interno dei resti archeologici visibili nel centro della...

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La Casilina

La Casilina Roma è una città famosa sin dall’antichità per le sue strade consolari, quella che ha conservato il maggior fascino è sicuramente l’Appia Antica, meta sia turistica sia per il relax cittadino dei residenti, naturalmente i tempi dell’Impero sono lontani ma anche oggi alcune strade sono una parte importante della città, la Casilina per esempio ha un fascino ed un degrado che la caratterizzano in maniera unica, nessuno potrebbe confondere la Casilina con la Tuscolana per esempio, questo è un dato di fatto. La Casilina : breve storia Via Casilina nasce da Porta Maggiore ed al tempo dei Romani era chiamata Via Labicana poiché terminava a Labicum [oggi chiamato Monte Compatri] da qui si univa alla via Latina che conduceva sino a Casilinum [la moderna Santa Maria Capua Vetere], quindi il nome le deve essere stato attribuito in tarda epoca imperiale o molto più probabilmente nel medioevo. La Casilina del dopo guerra era piena periferia se non addirittura campagna, quello che avremmo visto sarebbero stato un panorama caratterizzato da delle strutture/ruderi immerse negli orti, così descrive Tor Pignattara Pier Paolo Pasolini : « Quando ch’ebbero lasciato alle spalle, passa passo, Porta Furba e si furono bene internati in mezzo a una Shangai di orticelli, strade, reti metalliche, villaggetti di tuguri, spiazzi, cantieri, gruppi di palazzoni, marane, e quasi erano arrivati alla Borgata degli Angeli, che si trova tra Tor Pignattara e il Quadraro (…) » Con il boom economico l’area urbana di Roma ha iniziato ad allargarsi e così i confini est della città hanno iniziato a seguire la strada, decine di palazzoni e palazzine abusive hanno iniziato a comparire numerose fino a creare quartieri come il Pigneto, Torpignattara e più passava il tempo più le case avanzavano fino a creare altri nuovi quartieri come la  Borghesiana e Vermicino che attualmente sono il confino tra Roma e l’agro romano. La Casilina : Oggi Naturalmente quando si parla di Casilina non si può fare a meno di non pensare al traffico, infatti questa direttrice è uno dei punti deboli della mobilità romana sia in entrata che in uscita, non a caso la più grande opera pubblica in costruzione a Roma è la Metro C che percorrerà la Casilina da Monte Compatri al Pigneto, proprio dal Pigneto è iniziata in un certo senso la trasformazione della zona, infatti il quartiere è diventato in breve tempo una delle zone più influenti della movida Romana, trasformando i propri punti deboli in elementi di originalità in grado di attirare un pubblico trasversale da ogni quartiere di Roma. Raccontaci la tua Casilina : lascia un...

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Estate romana: ritorna il Lungo il Tevere…Roma!

Estate romana: ritorna il Lungo il Tevere…Roma! L’ Estate romana si riempie di colori e di profumi tutti nuovi, all’insegna del divertimento, della cultura, della musica e della letteratura. Visto il grande successo ottenuto nelle edizioni precedenti, l’ Estate romana ripropone ancora una volta la manifestazione Lungo il Tevere… Roma che si terrà dal 12 Giugno al 31 Agosto. L’Evento coinvolge non solo il popolo romano, ma anche i milioni di turisti che ogni anno si spingono fino a Roma, attirati dalle bellezze della città capitolina. Da Ponte Sublicio a Ponte Sisto, uno sfavillare di bancarelle con in mostra pezzi di artigianato italiano, abbigliamento made in Italy o tavolini dove sedersi per degustare l’enogastronomia tipica romana, vi attireranno sulle banchine del Tevere. Il tutto farà da sfondo a iniziative importanti come il Cantagiro, esibizioni di musica Pop e Jazz ed esibizioni organizzate dalle Scuole di Musica romane ogni domenica. Rimanendo in ambito culturale, anche quest’anno l’ Estate romana ripropone il concorso letterario “Poeta Saltimbanco” che si terrà per la seconda edizione in onore di Franco Califano. Possono partecipare al concorso gli autori di monologhi e poesie in romano che si ispirano al cantautore. Un altra proposta è il “Tevere Teatro Festival” con spettacoli organizzati da giovani esordienti che trovano una maggiore visibilità durante questa rassegna. Elenchiamo ancora , “Maniphesta RomaBruciAncora”, una mostra per ricordare l’incendio provocato da Nerone nel 64 d.C. e “Cinebox”, una serie di filmati che narrano la storia della canzone italiana risalente agli anni ’60. L’Estate romana offre anche molti laboratori organizzati da Officina d’Arte, un’associazione culturale che cerca di sviluppare le attività creative e artistica sia di adulti che dei bambini. Lungo il Tevere… Roma colorerà le vostre giornate tutte le sere dalle ore 19.00 con ingresso gratuito....

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Cloaca Massima

Cloaca Massima: Storia La Cloaca Massima, definita così dal suo nome latino Cloaca Maxima il cui significato è “la fogna più grande”, fu costruita alla fine del VI secolo a.C. al tempo degli ultimi re di Roma anche se ufficialmente fu   Tarquinio Prisco a iniziarne la costruzione. La Cloaca Massima fu realizzata con le tecniche ingegneristiche apprese dagli etruschi degli archi a volta che rendevano le strutture più solide e in grado di durare nel tempo. Fu costruita soprattutto per risanare dalle acque dei fiumiciattoli e dalle paludi che si venivano a formare con le inondazioni del Tevere le aree del Foro Romano, della Subura e del Circo Massimo alla quale si aggiunsero poi i canali che venivano dal Velabro: divenne così il più grande canale di acque bianche e nere della città. Nell’Ottocento fu collegata alla rete fognaria urbana integrandosi nel sistema fognario contemporaneo. Tito Livio scrisse tempo dopo la sua costruzione che era scavata nel sottosuolo della città, da altre notizie invece e dal percorso seguito si ritiene che in origine si trattasse per lo più di un canale a cielo aperto di  raccolta delle acque dei corsi d’acqua naturali che le riversava nel fiume Tevere. Il canale, comunque già situato nel sottosuolo, in seguito venne ricoperto per far ampliare il centro cittadino. Cloaca Massima: i Resti La parte che si può percorrere ancora oggi inizia appena fuori il Foro di Nerva (Via Cavour), con un’altezza di circa 3 metri e con il pavimento a circa 12 metri al di sotto della strada moderna. Un primo tratto in tufo rosso dell’Aniene è forse  di età augustea, mentre la sezione al di sotto del Foro di Nerva ha pareti in cementizio e volta in blocchi di peperino, il cui estradosso è in parte ancora visibile nell’area archeologica. La parte successiva che traversa diagonalmente il Foro di Nerva, non più accessibile, in travertino e tufo dell’Aniene, di cui resta visibile solo il tratto sotto la Basilica Emilia. Sotto il Foro Romano, il condotto si divide in due gallerie parallele, è costruito in opera incerta e in opera reticolata ed è databile alla tarda età repubblicana. Il settore sotto la Basilica Giulia, contemporaneo alla costruzione di questo edificio, ha una volta in tufo dell’Aniene. Il percorso continua lungo il Vicus Tuscus passando attraverso il Velabro: in questo punto un condotto in cementizio del I secolo d.C. sostituisce con il percorso più antico sbarrato, coperto con lastre di cappellaccio disposte a cappuccina, risalente al IV secolo a.C. Un altro punto in cui si può accedere si trova nell’antico Foro Boario, in corrispondenza del cosiddetto Arco di Giano quadrifronte. È tuttora visibile, presso...

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Via Appia Antica

Via Appia Antica Via Appia Antica è la strada romana che collegava un tempo la città di Roma alla città di Brindisi, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente. Veniva chiamata dai romani Regina Viarium, per la precisione con cui gli antichi ingegneri romani l’avevano costruita. Le grandi pietre levigate che formano la pavimentazione della strada, l’hanno resa percorribile anche in caso di pioggia o di condizioni climatiche avverse, assicurando la stabilità dei mezzi di trasporto a ruota dell’epoca. Via Appia Antica è l’unico luogo dove è ancora possibile ammirare i resti del lontano impero. Inizialmente collegava Roma alle colline di Albano. I lavori di ristrutturazione iniziarono nel 312 a.C, per volere del censore Appio Claudio Cieco e furono ultimati nel 190 a.C., quando la strada raggiunse Brindisi. Via Appia Antica era nota nel passato anche perché nel 71 a.C., in seguito alla ribellione dei 6000 schiavi guidati da Spartaco, quando questi vennero catturati, furono crocifissi lungo questa strada fino a Pompei. Sotto gli ordini degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano e Adriano la strada fu nuovamente ampliata e ristrutturata, per poi essere abbandonata dopo la caduta dell’Impero romano. A questo momento di oblio della Via Appia Antica si alternano momenti di rinascita durante il periodo delle Crociate in Terra Santa, per non essere poi più considerata fino al Rinascimento. La strada è percorribile ancora oggi; per il primo tratto è costituita dai normali sampietrini, fino ad arrivare all’altezza della tomba di Cecilia Metella dove la strada è composta dai basoli che da qui in poi costituiscono il manto stradale di via Appia Antica. I massi di origine vulcanica derivano dalla storica “colata di Capo di Bove”, che dai Colli Albani arrivò fino a questo punto della Via Appia. Da Porta San Sebastiano in poi, Via Appia è una scoperta continua per rivivere la storia dell’ antica Roma: il Sepolcro degli Scipioni, le Chiese di San Giovanni, la piccola chiesa del Domine Quo Vadis. Sulla Via Appia Antica apparvero, per la prima volta, le pietre miliari, delle pietre piantate sul ciglio della strada che segnavano le distanze percorse delle vie...

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Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città

Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città Via Gregoriana si trova nel rione di Campo Marzio, uno dei quartieri più centrali della città delimitato dal fiume Tevere, dal Campidoglio e dal Quirinale ed unisce via Capo le Case alla famosa piazza della Trinità dei Monti. Via Gregoriana prende il nome da Papa Gregorio XIII Boncompagni che ne ordinò la sua costruzione nel 1575 per il Giubileo. Lo scopo era quello di creare una via che collegasse la chiesa di Trinità dei Monti, che era sorta già da qualche decennio, e la sottostante città rinascimentale, come alternativa alla scalinata costruita da Domenico Fontana, architetto papale svizzero che operava a Roma, per migliorare l’accesso al Pincio. In realtà Papa Gregorio XIII Boncompagni non riuscì benissimo nel suo intento. L’idea fu ripresa e migliorata da Felice Peretti che creò un vero percorso “commerciale” tra la Roma rinascimentale e il Pincio, inaugurando la strada Felice, chiamata così in suo nome. Nel 1585 Felice Peretti divenne Papa Sisto V e la strada Felice, in suo onore, prese il nome di Via Sistina, una delle vie principali che unisce Trinità dei Monti, San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme e dove è possibile ammirare passeggiando dei grandissimi obelischi egiziani, l’Esquilino e il Sallustiano. Con la creazione di Via Sistina, Via Gregoriana diventò una strada riservata e tranquilla nonostante conservasse la sua centralità. In realtà, la cosa che stupisce è che ancora oggi, nonostante il traffico, i turisti e il movimento che c’è nelle vicinanze, Via Gregoriana continua a mantenere la sua tranquillità. Grazie alla sua posizione centrale divenne sede di artisti e intellettuali sia italiani che stranieri. Fra gli artisti ricordiamo Federico Zuccari, grande esponente del manierismo italiano, che vi costruì il Palazzo Zuccari, conosciuto anche come la Casa dei Mostri. Vi abitarono artisti dalla risonanza internazionale come Pietro Bracci, progettista del monumento funebre della regina Maria Casimira di Polonia, Angelica Kauffman, pittrice e ritrattista svizzera, J.J. Winckelmann, bibliotecario e storico dell’arte tedesco,  Friedrich Overbeck, pittore tedesco. Dal 2000, dopo la ristrutturazione, ospita la Biblioteca Hertziana dedicata alla storia...

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Sotterranei del Campidoglio, una recente scoperta

Sotterranei del Campidoglio, una recente scoperta I sotterranei del Campidoglio sono stati esplorati e rilevati da un gruppo di speleologi nel 2002. Benché l’Altare della Patria sia uno dei monumenti più importanti e visitati da milioni di turisti ogni anno, sono in pochi a sapere che esso nasconde una parte sotterranea. Si tratta di una cava di tufo usata come rifugio antiaereo e la quale contiene una serie di strutture idrauliche antiche. Risulta strano che nei sotterranei del Campidoglio ci fosse il tufo, poiché la maggior parte del materiale, ai tempi degli antichi romani, veniva importato dalle zone limitrofe e non nel centro città. All’interno delle cave svuotate sono state rinvenute sostruzioni in laterizio che servivano sicuramente a mantenere la pesantezza del Vittoriano che è possibile ammirare in superficie. Quelli che un tempo erano corridoi, gallerie e aule oggi sono diventate sale espositive del complesso museale del Vittoriano. Purtroppo però quello che è possibile visitare oggi è sicuramente opera di rimaneggiamenti del passato, per cui non ci è dato sapere com’era l’assetto originale delle cave. I sotterranei del Campidoglio furono trasformati da cave di tufo in rifugi antiaerei durante la seconda guerra mondiale. Fu possibile grazie al monumento e alla sua pesantezza, che rendevano il rifugio a “prova di bomba”. Inoltre, essendo nel centro della città il rifugio aveva a disposizione un pronto soccorso, una grande fornitura d’acqua potabile, delle uscite di sicurezza e disponeva anche di servizi igienici. A testimonianza di questo periodo ci sono diverse scritte. Tra queste un’epigrafe che riporta il primo giorno dei bombardamenti avvenuto il 19 luglio del 1943 e che causò 1500 vittime. Le strutture idrauliche ancora presenti nei sotterranei del Campidoglio sono due. Una è datata intorno al 126 a.C., anno in cui a Roma fu portata l’acqua Tepula, nome dato dalla temperatura tiepida, che scorreva nell’ultimo acquedotto romano costruito nel 125 a.C. Questa struttura è una cisterna cunicolare che serviva a immagazzinare soprattutto l’acqua piovana. La seconda struttura idraulica, invece, è un condotto che unisce i sotterranei del Campidoglio con Piazza...

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Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi

Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi Il cimitero protestante di Roma si trova in via Caio Cestio, una traversa di Via Marmorata, su un versante dell’Aventino. Apre le porte a cittadini acattolici di tutte le nazionalità: qui riposano famosi atei o cristiano-ortodossi italiani, ebrei o musulmani. La tomba più visitata del cimitero è del poeta Keats-Shelley, sita accanto a quella del suo amico, il pittore Joseph Severn. Entrambi riposano nell’angolo più lontano, nella parte vecchia e meno affollata del cimitero. La lapide è riconoscibile poiché vi sono incisi i versi composti dallo stesso poeta:  “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”. Benchè Severn morì parecchi anni dopo, fu sepolto con tavolozza e pennelli accanto al suo amico, su sua richiesta. Vicino alle loro tombe riposano il figlio di Severn, morto a un solo anno d’età, e lo psichiatra e scrittore svedese Axel Munthe, conosciuto per aver scritto un racconto autobiografico intitolato La Storia di San Michele, sua moglie Hilda e i loro due figli. Fu Mary Shelley a chiedere la sepoltura del marito al cimitero protestante, perché quando era ancora in vita, il marito lo aveva lodato definendolo “il cimitero più bello e solenne che abbia mai visto”. Potrebbe essere sepolto qui il giovane figlio della coppia, William Shelley, ma non sono mai state ritrovate le spoglie. Altri personaggi famosi che riposano qui sono Edward Trelawny, uno scrittore e avventuriero grande amico di Shelley e Gregory Corso. Corso era un poeta americano della Beat Generation, morto nel 2001, che fin dalla stesura delle prime poesie era stato influenzato dalle poesie di Shelley. A destra è possibile vedere un busto senza testa con la scritta “Belinda”. Appartiene a Belinda Lee, una starlet di Hollywood, che morì all’età di venticinque anni in un incidente automobilistico avvenuto a Hollywood nel 1961. L’attrice è sepolta qui a causa della sua discussa storia d’amore con uno dei principi Orsini. Tra gli altri famosi ospiti, lo scrittore e attivista politico Antonio Gramsci, il cui sepolcro si trova a metà del lato destro del cimitero, e lo scrittore Carlo Emilio Gadda, sepolto nelle...

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Via del Babuino nel Rione Campo Marzio

Via del Babuino nel Rione Campo Marzio Via del Babuino si trova al centro di Roma nel rione Campo Marzio. È una delle tre vie che formano il complesso stradale del Tridente. Partendo da Piazza del Popolo ci porta fino a Piazza di Spagna, costeggiando Via Margutta. Esistente dal XIV, ha cambiato spesso nome, fino a quando nel 1571 fu denominata Via del Babuino, in seguito all’installazione della fontana con la statua del Sileno. La statua del Sileno, divinità classica legata alle sorgenti e alle fontane, fu considerata per molto tempo dagli abitanti del rione simile ad una scimmia, per questo veniva chiamata “er babuino”. Con il tempo, divenne il nome stesso della strada. Sia Via del Babuino che Via Margutta, oggi famosa per avere ospitato la residenza di Federico Fellini, negli anni Sessanta hanno rappresentato il cuore pulsante di una comunità di artisti ed oggi sono sedi di gallerie, studi d’arte, negozi e alberghi di lusso. Passeggiando qui troverete molteplici negozi di antiquariato e boutique di sarti famosi. In Via del Babuino è rinomato lo studio Tadolini, posto proprio di fronte alla fontana del Silone. Lo studio ospita il Museo-Atelier Canova-Tadolini. Anche se il nome fa pensare a uno studio privato, in realtà è un caffè ristornate del tutto originale, pieno di sculture realizzate dalle quattro generazioni della famiglia Tadolini. Adamo Tadolini era l’allievo più promettente dello scultore Canova ai primi dell’800. Quest’ultimo gliene fece dono nel 1818 e così lo studio fu occupato dalla famiglia per i successivi 150 anni. Proseguendo per Via del Babuino, sulla destra, c’è la Chiesa Anglicana di Ognissanti, un esempio di architettura neogotica soprattutto nella facciata, anche se le finestre a tutto sesto richiamano di più lo stile romanico. A dare un impatto molto forte sono la mole ottocentesca in mattoni e il campanile, adiacenti alla...

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