Ponte Fabricio – Ponte Quattro Capi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Ponte Fabricio – Ponte Quattro Capi   Ponte Fabricio, noto anche come ponte dei Quattro Capi o Pons Judaeorum, è un ponte che collega il lungotevere De’ Cenci a via di Ponte Quattro Capi, a Roma, nei rioni Sant’Angelo e Ripa. Molto ben conservato e tuttavia il più antico esistente, dopo Ponte Milvio, collega l’Isola Tiberina alla terraferma sul lato orientale, verso Campo Marzio. Misura sessantadue metri in lunghezza, e cinque metri e mezzo in larghezza. Nelle quattro arcate si trovano quattro iscrizioni che attestato la costruzione da parte di Lucio Fabricio, un curatore delle strade, nel 62 a.C., e venne restaurato dai consoli Marco Lollio e Quinto Lepido nel 23, in un’iscrizione più piccola sui due lati di una sola arcata, a causa di una piena del fiume. Sotto Papa Eugenio IV il ponte fu pavimentato in lastre di travertino, mentre un’iscrizione del 1679 di papa Innocenzo XI si riferisce al rifacimento dei parapetti e al rivestimento in mattoni. Nel XVI secolo per la sua vicinanza al Ghetto fu conosciuto anche come ponte dei Giudei; nei pressi infatti si trova la chiesa di San Gregorio dove erano tenute, durante il regno pontificio, le prediche obbligatorie per gli ebrei. Una delle erme è raffigurata nel vicino monumento dedicato a Giuseppe Gioacchino Belli nel quartiere Trastevere, che mostra il poeta romanesco appoggiato al parapetto del ponte. Il ponte è costituito da due arcate a sesto ribassato, con una luce di ventiquattro metri e mezzo, poggiate su un pilone mediano con una base a forma di sperone sul lato a monte, ma con forma arrotondata verso valle; sopra il pilone si apre un arco largo sei metri, con lo scopo di alleggerire la pressione delle acque durante le piene fluviali. Alle due estremità si trovavano due piccoli archi di tre metri e mezzo di larghezza, oggi però interrati. Il suo nucleo interno è composto da pietra sperone in tufo, mentre l’esterno è realizzato in travertino; la parte in mattoni si riferisce a un restauro seicentesco. Sono collocate alcune erme quadrifronti, raffiguranti Giano quadrifronte che servivano per delle balaustre probabilmente in bronzo, e che hanno motivato la denominazione moderna. Una leggenda popolare racconta che il nome “Quattro Capi” sia dovuto ad una profonda discordia fra quattro architetti, che, incaricati da Sisto V del restauro del ponte, finirono per passare alle vie di fatto per futili motivi e, per questo, il Papa, alla fine dei lavori, li condannò alla decapitazione sul posto facendo però erigere, a...

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Ponte del Risorgimento

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Ponte del Risorgimento Ponte del Risorgimento fu commissionato in occasione del 50° anniversario dell’Unità d’Italia nel 1909 e realizzato dall’ing. Giovanni Antonio Porcheddu. La sua tecnica di costruzione, basata sul metodo Hennebique, consentì l’audace realizzazione, per quell’epoca, di un’unica arcata lunga più di 100 mt. e larga 20 mt. Nel 1911, dopo vari incidenti, che purtroppo funestarono la sua edificazione, il Ponte del Risorgimento fu finalmente attraversato dal corteo reale per l’inaugurazione dell’Esposizione Internazionale d’Arte. Nelle prossimità del ponte, verso la fine dell’800, sorgeva una spiagga, con i capanni dei “Polverini”, famosa per la sua tranquillità e per lo splendido panorama. La spiaggia fu anche utilizzata in epoca fascista come “colonia modello” dove venivano accolti circ 160...

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Ponte Sisto

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa  Ponte Sisto Un primo ponte venne costruito da Agrippa, amico e genero dell’imperatore Augusto prima della sua morte nel 12 a.C., probabilmente per mettere in collegamento le sue proprietà sulle opposte rive del Tevere. L’esistenza di questo ponte è attestata dall’ iscrizione su un cippo dei magistrati che si occupavano del fiume (curatores Tiberis) scoperto nel 1887, che parla di lavori sul ponte all’ epoca dell’imperatore Claudio. Il ponte fu in un primo momento identificato con resti di piloni visibili nel fiume a valle di ponte Sisto, che appartengono invece probabilmente ad una fortificazione tarda del fiume. Un frammento dei Fasti ostiensi scoperto nel 1938 e che parla di restauri al ponte di Agrippa sotto Antonino Pio, ha permesso di identificarlo con il “ponte Aurelio” o “ponte di Antonino”. Dalla posizione, in quanto permetteva di raggiungere il Gianicolo ebbe anche il nome di “ponte Gianicolense”. Nel 147 il ponte fu ampiamente restaurato o ricostruito sotto Antonino Pio e prese probabilmente i nomi di ponte Aurelio (pons Aurelius) o ponte di Antonino (pons Antonini), riportati da fonti tarde. Il ponte subì poi ampi restauri negli anni 366-367, sotto gli imperatori Valente e Valentiniano I, ad opera del prefetto della città (praefectus urbis) Lucio Aurelio Avianio Simmaco, e prese il nome di ponte di Valentiniano (pons Valentiniani). Il ponte aveva in quest’epoca un arco trionfale sormontato da grandi statue bronzee alla testata sulla riva sinistra. Resti dei pilastrini della balaustra con le iscrizioni dedicatorie, dell’arco e delle sculture che decoravano il ponte sono stati ritrovati nel Tevere nel 1878 e nel 1892 e sono conservati presso il Museo Nazionale Romano. Il ponte, già probabilmente danneggiato nel 589-590, crollò a causa di una piena del fiume nel 791 e fu quindi conosciuto come “ponte rotto” (pons fractus o pons ruptus). Sotto papa Sisto IV si iniziò nel 1473 il rifacimento dell’antico ponte romano, affidato secondo Giorgio Vasari all’architetto Baccio Pontelli. In realtà, malgrado la testimonianza del Vasari, mancano vere prove documentali al riguardo e oggi l’attribuzione del progetto al Pontelli è messa in dubbio dagli studiosi.[2] Il ponte, inaugurato per il Giubileo del 1475, ma completato solo nel 1479, prese quindi il nome attuale di “Ponte Sisto”. Il ponte ha quattro arcate e presenta un foro rotondo sul pilone centrale, per diminuire la pressione dell’acqua in caso di piena. Il livello dell’acqua salito fino all’”occhialone” di ponte Sisto era considerato segno di piena. Sotto papa Pio IV nel 1567 furono eseguiti i primi restauri, con il...

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Parco dell’Appia Antica

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Parco dell’Appia Antica Via Appia Antica, 42 Roma (RM) Tel. 06 5130682 – Fax 06 51883879 info@parcoappiaantica.it www.parcoappiaantica.it   Il Parco dell’Appia Antica è stato istituito  per salvaguardare e valorizzare questo immenso patrimonio storico-naturalistico, che ha come punto di riferimento principale proprio la Via Appia, la strada più importante e famosa dell’antica Roma, definita già dagli antichi come la Regina delle strade. L’area del parco copre una superficie di circa 3.500 ettari, comprendente la via Appia e le sue adiacenze per un tratto di 16 chilometri, la valle della Caffarella, l’area archeologica della via Latina e il Parco degli Acquedotti. Tre sono i comuni interessati dal Parco dell’Appia Antica: Roma, Ciampino e Marino. Il primo tratto del Parco comincia dalle mura Aureliane, dove la via Appia esce da porta S. Sebastiano. Da qui fino al Belvedere di Cecilia Metella  la strada è chiusa da entrambi i lati dai muri di cinta delle grandi tenute aristocratiche di epoca post-rinascimentale; è questa la strada tra le vigne descritta nella pianta del Nolli del 1748. Qui si trovano inoltre alcune dellepiù importanti catacombe cristiane, tra cui quelle di San Callisto e di San Sebastiano. Il tratto compreso tra il Circo di Massenzio, il mausoleo di Cecilia Metella ed il Grande Raccordo Anulare è ricco di testimonianze archeologiche costituite principalmente dalle tombe monumentali poste lungo la strada;  di quest’ultima si conserva per lunghi tratti il basolato originale. Tra la via Appia Antica e la via Appia Nuova si trova inoltre l’imponente complesso della Villa dei Quintili.   Dopo il Raccordo Anulare, il paesaggio si apre sulle grandi tenute dell’Agro Romano fino ai Castelli Romani. Superato il confine del territorio di Roma Capitale, il territorio del Parco entra nei comuni di Ciampino e di Marino fino al bivio di Frattocchie, dove l’Appia Antica si unisce alla via Appia Nuova; in quest’area si trovano i resti dell’antica città latina di Boville. Un altro aspetto del paesaggio dell’Agro Romano è offerto dalla cosiddetta area degli acquedotti,  compresa tra la via Appia Nuova e la via Tuscolana e caratterizzata dalla presenza delle grandi arcate superstiti degli acquedotti che portavano l’acqua a Roma dai vicini colli, mirabili opere d’ingegneria degli antichi Romani. Qui, come secoli fa, si possono ancora vedere greggi di pecore pascolare attorno agli imponenti archi, in un paesaggio agreste che non trova confronti. Altro importante elemento è il parco archeologico della via Latina, caratterizzato dalla presenza di numerose tombe monumentali, conservate lungo il tratto dell’antica via Latina. La sede del Parco dell’Appia Antica,...

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