Palazzo Barberini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Barberini Via delle Quattro Fontane 13 Roma (RM) Telefono 06 4824184 info.polomuseale@libero.it www.ticketeria.it/barberini-ita.asp#     I progetti di costruzione di palazzo Barberini partono dall’uso delle fabbriche Sforza che coincidono, nell’ala verso la piazza e nel corpo centrale, con la costruzione poi realizzata. L’edificio originale, già acquistato da Giacomo Cesi al cardinale Pio da Carpi nel 1549 e quindi venduto a Giulio della Rovere, era stato ceduto dagli eredi di questo al Cardinale Alessandro Sforza di Santa Fiora nel 1581. Un improvviso rovescio finanziario della famiglia interruppe i lavori di ristrutturazione e portò nel 1625 alla vendita dell’immobile ai Barberini, che si assicurarono tutta l’area tra la via Quattro Fontane e la via Pia (l’attuale via XX Settembre), quale spazio necessario per il grandioso progetto di palazzo-villa. Il primo progetto si deve al Maderno, che ideò prima una costruzione quadrangolare che inglobava la villa Sforza secondo lo schema classico del palazzo rinascimentale, poi elaborò un progetto ad ali aperte che rivoluzionava questo concetto in quello di palazzo-villa unendo le due funzioni di abitazione di rappresentanza della famiglia papale con l’uso della villa suburbana, dotata di vasti giardini e di prospettive aperte, mentre la facciata verso la piazza barberini, che si affacciava già allora su una zona abitata della città, assolve la funzione severa e di rappresentanza della costruzione. Alla morte del Maderno subentrò alla direzione dei lavori Gian Lorenzo Bernini che mantenne sostanzialmente il progetto originale, sua è l’ideazione del grande salone centrale che occupa in altezza i due piani del palazzo, così come dell’attigua sala ovale dalle armoniose proporzioni classiche, che riprende il tema, tipicamente berninano, della pianta ellittica, sua è anche la concezione della loggia vetrata che fa da tramite allo spazio esterno sulla facciata ad ali, in rapporto al sottostante porticato, come pure lo scalone quadrangolare che da’ accesso al piano nobile e che si contrappone alla scala elicoidale all’estremità opposta del porticato, progettata invece dal Borromini, che già aveva lavorato nel cantiere del Palazzo con lo zio, il Maderno, il cui intervento è stato individuato anche nel disegno delle finestre del piano nobile nel corpo centrale ed in alcuni particolari decorativi, oltre alla scala elicoidale sul modello classico di Caprarola. Dopo l’Unità d’Italia l’area di Palazzo Barberini fu coinvolta nelle speculazioni edilizie e nelle trasformazioni di Roma capitale. La piazza si trovò al centro di un importante nodo di vie, la via Veneto che collegava il nuovo quartiere nato dalla distruzione della villa Ludovisi,...

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Villa Aldobrandini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa L’ antica Villa Aldobrandini al Quirinale   L’Antica Villa Aldobrandini era originariamente una residenza aristocratica. Situata sul colle del Quirinale, venne edificata nel Seicento per volere del nipote di papa Clemente VIII, Pietro Aldobrandini, e diretta dai lavori di Giacomo Della Porta, il quale inserì dei decori classicheggianti, realizzò la nuova facciata e ampliò l’edificio centrale. Il giardino che la circonda è abbellito da sculture, busti, scalinate e fontane, ed è diviso in due zone: in quella inferiore è celebre il ninfeo ricostruito nel Novecento. I saloni della villa ospitano una collezione d’arte imponente, con opere di Bellini, Correggio, Tintoretto, Tiziano, Leonardo e molti altri. Durante il XVIII secolo la residenza venne acquistata dalla famiglia Doria Pamphilj e successivamente da quella Borghese, mentre nell’Ottocento il proprietario fu Sesto Miollis, governatore di Francia a Roma che affida il restauro degli edifici e delle opere al Canova. Nello stesso secolo la residenza tornò agli Aldobrandini. I lavori di restauro proseguirono anche nel Novecento con Vici e Piacentini. Oggi, sebbene gran parte del patrimonio artistico della villa sia andato perduto, la residenza rimane un luogo molto frequentato dai cittadini grazie anche al suo giardino ricco di fiori e...

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Parco della Caffarella

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Parco della Caffarella Via della Caffarella Roma (RM) www.caffarella.it Entrando dall’Appia Nuova si possono visitare Porta Latina, una delle porte principali delle mura aureliane, delle quali si conserva sia la torre semicircolare che la facciata rivestita in travertino. All’altezza della Via Arco di Travertino il Parco della Caffarella confina con l’Area Archeologica della Via Latina, che comprende monumenti quali il Sepolcro dei Pancrazi e il Sepolcro Barberini. Sul profilo opposto della Valle emerge il Mausoleo di Cecilia Metella e il Bosco Sacro. Scendendo nella valle, si raggiunge Via della Caffarella fino al Casale della Vacchereccia. Il complesso, che consta di una torre medievale e di un casale cinquecentesco, fu realizzato dai Caffarelli che, nel secolo XVI, bonificarono la zona. Davanti al casale è stato riportato alla luce un fontanile ottocentesco con le canalizzazioni di adduzione e di deflusso delle acque. La strada dal fontanile conduce ad una sorgente, superando tre ponti antichi che scavalcano tre corsi d’acqua: il fiume Almone, la Marrana della Caffarella ed un canale secondario. Il Ponte sull’Almone, in corrispondenza del Casale della Vaccareccia, ad una sola luce con arco ribassato, presenta una struttura formata da due archi di bordo in mattoni con una volta di unione in pezzame di tufo. Proseguendo il percorso si incontra il Sepolcro di Annia Regilla. Il Sepolcro già detto Tempio del Dio Reticolo è impropriamente attribuito ad Annia Regilla, moglie di Erode Attico. Nei suoi pressi si trovano un casale-mulino ottocentesco e una valca medievale, alimentata da un condotto ad arcate. Si trattava di un mulino per la lavorazione e il lavaggio dei tessuti. Se si prosegue si arriva alla Chiesa Domine Quo Vadis. Poco dopo si incontra il Ninfeo di Egeria. Il termine Nymphaeum, di origine greca, indica un tempio o una grotta dedicata al culto delle Ninfee. Superato il Ninfeo si può percorrere il sentiero in salita sulla collina per raggiungere il Bosco Sacro. In verità il vero sito del Bosco Sacro di Egeria è dopo Porta Capena, e la sua collocazione in questo luogo fu frutto di una ricostruzione basata su presupposti non esatti. Alle spalle appare il Tempio di S. Urbano. Costruito nel II sec. d. C., fu dedicato ad Erode Attico, a Cerere e Faustina. Una chiesetta, già nel corso del secolo IX occupò la cella del tempio e la cripta sottostante. Il luogo di culto era tenuto dai Monaci Basiliani. Al tempio si può accedere direttamente dall’ingresso posto su Vicolo di S. Urbano, cui si giunnge da Via...

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Villa dei Gordiani

Villa dei Gordiani La costruzione della villa, che costituirebbe il nucleo primitivo di tutto il complesso, di villa dei Gordiani risalirebbe ad età cesariana, con rifacimenti successivi; ne sono attualmente visibili solo pochissime emergenze, perchè fu ricoperta subito dopo lo scavo per motivi di salvaguardia. Ad una fase successiva, databile ad età imperiale avanzata, risale invece il complesso di ambienti di varia forma e dimensione, quasi tutti in laterizio, che costituisce un insieme indipendente dalla villa, ma ad essa raccordato da un lungo portico. Tuttora visibile quasi per intero la grande abside con volta a conchiglia di forma trapezoidale, al cui interno si aprono nicchie. All’estremità occidentale dell’area della villa si trovano due grandi cisterne ed una serie di murature accessorie; la cisterna più antica, situata a nord, è costituita da un’unica navata con paramento in opera mista, mentre l’altra, più grande, è a pianta quadrata, suddivisa in due navate coperte a botte e tra loro comunicanti; all’esterno, con paramento in opera mista, presenta quattro poderosi contrafforti su ogni lato; la costruzione, che presenta anche restauri successivi, risalirebbe agli inizi del II secolo d.C. A sud di tali cisterne, sempre nella parte settentrionale del Parco, si trova una grande aula ottagonale, coperta a cupola (all’interno della quale si notano ancora le olle fittili inserite per alleggerimento nella muratura) e con paramento in laterizio. La funzione di questo edificio sembra essere di sala di accesso monumentale al complesso della villa, databile, per le sue caratteristiche, agli inizi del IV secolo d.C. Della metà del IV secolo dovrebbe invece essere la grande cisterna quadrangolare addossata alla perete Est. Nel Medioevo sopra il monumento fu innalzata una torre di guardia di cui sono ancora visibili alcuni resti. Lungo i lati della via Prenestina, come di solito avveniva lungo le principali strade romane, si allineavano numerosi sepolcri, tra i quali soprattutto si nota, all’angolo con via Olevano Romano, un bel colombario coperto a volta, databile tra la fine del I sec.a.C. e l’inizio del I sec.d.C. Esso conserva resti di affreschi sulle pareti tra i vari ordini di nicchie per le olle cinerarie. Tra le strutture visibili nel parco, a sud di via Prenestina, si ricordano, infine, una grande cisterna di età antonina su due piani sovrapposti ed una struttura in opera cementizia lungo viale...

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Villa dei Quintili

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 6,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Villa dei Quintili  Via Appia Nuova, 1092 Roma (RM) Telefono 0039 06 39967700 http://archeoroma.beniculturali.it/it/node Villa dei Quintili apparteneva ai due fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, importanti personaggi del tempo di Antonino Pio e Marco Aurelio, consoli nel 151 d.C. L’imperatore Commodo li fece uccidere nel 182 d.C. per impossessarsi dei loro beni, compresa la villa, che rimase di proprietà imperiale almeno fino alla fine del III secolo. L’attuale ingresso della villa sitrova su Via Appia Nuova, dove è allestito un Antiquarium. Nel lato verso l’Appia Antica sono visibili i resti di un ninfeo monumentale, trasformato in castello in epoca medievale, e che costituiva l’ingresso originario della villa. Attraverso un grande giardino-ippodromo si accede al settore residenziale, costituito da un vasto cortile rettangolare su cui affacciavano stanze per banchetti dotate di impianti di riscaldamento, decorate da marmi preziosi. Gli ambienti privati della villa comprendevano le stanze da letto,criptoportici, ambienti di servizio e sale termali. Nel settore verso la Via Appia Nuova si trovano le strutture più imponenti del complesso, rappresentate dagli impianti termali: il frigidario, costituito da una grande sala centrale con due vasche per l’acqua fredda ai lati e con il pavimento in marmi policromi, e il calidario (ambiente con acqua calda). Oltre a questi si trovano una serie di ambienti più piccoli con impianti di riscaldamento e vasche. Un altro settore della villa era occupato da un circo, del quale restano scarse tracce. Durante gli scavi condotti nell’Ottocento sono state rinvenute alcune tubature di piombo per l’acqua su cui erano impressi i nomi dei Quintili, che hanno permesso di individuare i proprietari della sontuosa villa....

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Palazzo Altieri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Altieri  Piazza del Gesù, 49 Roma (RM) Tel. 06 6767467 – Fax 06 6767646 Gli Altieri furono una delle famiglie più importanti di Roma nel XVII secolo, che vantava origini dalla nobiltà dell’antica Roma, anche se improbabile. Il personaggio più illustre fu Clemente X che fu papa dal 1670 al 1676. Il palazzo occupa un grande isolato del centro di Roma. Il suo prospetto principale si affaccia su via del Plebiscito e su Piazza del Gesù. All’interno la struttura racchiude due grandi cortili. Il suo primo nucleo progettato dall’architetto Giovanni Antonio De Rossi (1616-1695) risale al 1650 quando il cardinale Giovanni Battista Altieri commissionò i lavori ed essi interessarono alcuni edifici di tipo medievale. Il secondo nucleo venne attuato con l’ampliamento che si fece tra il 1670 e il 1673, per interessamento del pontefice e sotto il controllo del cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, che da lui adottato, diventò il cardinal-nipote. Nel 1673 fu completato il grande salone. Il cardinale Camillo Massimo raccomandò Carlo Maratta come pittore e Giovanni Bellori lo aiutò nell’iconografia. La Clemenza (dal nome del papa) è circondata dalla Felicità Pubblica e dalle altre virtù cardinali. Le vastissime dimensioni del palazzo ne favorirono, nel tempo, gli usi più svariati: solo per riferirsi al secondo dopoguerra, fu usato fra l’altro come set cinematografico, come sede commerciale (chi scrive vi ricorda la sede di un grande grossista di tessuti, fino agli anni ‘60), come sede delle medie inferiori del Liceo Visconti, dette il Viscontino. Vi abitarono, anche, l’attrice Anna Magnani; e lo scrittore Carlo Levi, che vi fece riferimento nel romanzo L’orologio. Il palazzo è stato anche sede dell’Ambasciata giapponese in Italia. Benché gli arredi siano stati parzialmente dispersi nelle vicissitudini della famiglia, il palazzo contiene ancora rilevanti opere d’arte e decorazioni, tra cui dipinti di Luca Giordano, Bernardo Strozzi, Pieter Mulier, Domenico Maria Canuti, Lionello Spada, Fabrizio Chiari, Felice Giani, Vincenzo Camuccini, Francesco Zuccarelli, Giovanni Andrea Carlone e Giuseppe Bonito. L’edificio è attualmente un condominio occupato in parte dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI), e da altre due banche (la FINNAT e la Banca Popolare di Novara) e in parte da proprietari privati, tra le altre cose, è ancora conservato l’Archivio della Famiglia collocato nella “Librària...

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Palazzo Chigi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Chigi Piazza Colonna, 370 Roma (RM) Tel. 06 67791 – Fax 06 6789952 visite@palazzochigi.it La costruzione di Palazzo Chigi venne iniziata da Pietro Aldobrandini, che ne affidò i lavori a Matteo Bartolini da Città di Castello (1580-1586). Secondo alcune fonti nel cantiere furono attivi Giacomo Della Porta e il Maderno, i cui effettivi apporti non sono stati tuttavia mai chiariti. Nel 1659 l’edificio, ancora incompiuto, venne venduto a Mario e Agostino Chigi, rispettivamente fratello e nipote di papa Alessandro VII (1655-1667). Questi affidarono i lavori di completamento a Felice Della Greca, cui seguì, dal 1677, G. B. Contini. Nel 1694-96 fu aggiunto l’attico, mentre al XVIII secolo risalgono il portale su Piazza Colonna, la fontana del cortile e la ricca decorazione degli interni. Nel 1917 il palazzo venne acquistato dal governo italiano che lo utilizzò come sede di vari ministeri. Dagli anni sessanta del secolo scorso, dopo un completo restauro (1959-61), il palazzo è stato destinato a sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Palazzo Chigi è caratterizzato da una pianta regolare di forma rettangolare. L’ingresso principale è quello su via del Corso, anche se la facciata più celebre è quella che dà su Piazza Colonna. Dall’ingresso sulla piazza, aperto solo dal 1740, si accede all’elegante Cortile d’onore, che presenta nel fondo l’imponente Scalone d’onore, costruito per i Chigi dall’architetto Felice della Greca. Da questo si accede al primo piano nobile, che ospita le sale più importanti del palazzo, cioè quelle che si affacciano nell’angolo tra via del Corso e piazza Colonna e che furono costruite su commissione della famiglia Aldobrandini dall’architetto romano Matteo da Castello nel XVI secolo. La sala dei mappamondi: Funge da anticamera alla sala del Consiglio dei ministri, ed è così chiamata per la presenza di due globi del XVII secolo posti ai lati della porta che accede alla sala del Consiglio, rappresentanti la sfera celeste e la sfera terrestre. L’anticamera del Presidente: La sala si affaccia direttamente su Piazza Colonna ed è dotata di una raffinata fascia affrescata con alcuni quadretti, posti in corrispondenza delle finestre, illustranti episodi tratti dalla vita del cardinale Pietro Aldobrandini. Il pregevole camino risale al XVIII secolo. Lo studio del Presidente del Consiglio: Vi si accede direttamente dall’anticamera, si tratta di un ambiente alquanto sobrio, decorato solo con alcuni semplici fregi del XVII secolo. Dietro la scrivania, viene conservata una preziosa Sant’Agnese del Domenichino, copia di un originale del Tiziano conservato nel museo del Prado di Madrid. La sala del Consiglio...

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Palazzo Colonna

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Colonna Piazza dei Santi Apostoli Roma (RM) Tel. 06 6784350 – Fax 06 6794638 galleriacolonna@tin.it www.galleriacolonna.it Fin dal XII secolo si hanno notizie di un palazzo, un castello, dei Colonna nell’area dove si trova quello attuale, insieme ad altri edifici sempre della famiglia in prossimità di esso. Nel XIV secolo questo ospitò personalità illustri, come l’imperatore Ludovico il Bavaro e Castruccio Castracani, (1328) e poi Francesco Petrarca, amico della famiglia, quando nel 1341 venne incoronato poeta in Campidoglio. Con il tribuno del popolo Cola di Rienzo restauratore della repubblica a Roma nel 1347, nemico dei nobili e soprattutto dei Colonna, questi furono scacciati dalla città e si rifugiarono nei palazzi della famiglia a Marino. Dopo la caduta del regime di quest’ultimo, quando Cola nel 1354 fu ucciso da un popolano in Campidoglio mentre tentava la fuga, il cadavere venne trascinato fino al palazzo e lì appeso per due giorni e una notte. Oddone Colonna, nominato papa nel 1417 come Martino V, fu il pontefice che mise fine alla cattività avignonese riportando la sede pontificia a Roma, città che trovò in condizioni disastrose: “lurida ed abbandonata” come scrisse il Platina. Risistemò, oltre alla città, il palazzo Colonna che fu sua dimora fino alla sua morte nel 1431. Nel 1527 ospitò durante il Sacco di Roma Isabella d’Este, marchesana di Mantova, e grazie all’illustre presenza, era ella infatti madre di Ferrante I Gonzaga uno dei comandanti dell’esercito dei lanzichenecchi, il palazzo fu l’unico in tutta la città ad essere risparmiato al saccheggio, anche se le più di duemila persone che vi avevano trovato rifugio furono comunque catturate e sottoposte al pagamento di un riscatto per riottenere la libertà. Le costruzioni, come mostra la rappresentazione di Marten van Heemskerck, ancora nel 1535 insistevano sulle rovine dei templi imperiali (presumibilmente il Serapeo del Quirinale)[1]. Nel secolo successivo i Colonna entrarono in possesso dei palazzi Riario e Della Rovere e agli inizi del ‘600 nella zona si contano sei palazzi dei Colonna. Per volontà del cardinale Girolamo Colonna, figlio del contestabile Filippo e di Lucrezia Tomacelli, attorno al 1650 si incominciò un ambizioso progetto di ristrutturazione e accorpamento dei vari corpi di fabbrica in un unico grande complesso architettonico. I lavori vengono diretti inizialmente da Antonio Del Grande, e alla morte di questi (1671) da Girolamo Fontana. Il progetto continuò anche sotto il Gran Connestabile Lorenzo Onofrio, nipote del cardinale e Filippo II fino al 1730, quando sono portati a compimento da Nicola Michetti, al...

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Palazzo dei Conservatori

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo dei Conservatori  Piazza del Campidoglio, 4 Roma (RM)     Il Palazzo dei Conservatori è situato in Piazza del Campidoglio a Roma, a destra del Palazzo Senatorio e di fronte al Palazzo Nuovo, insieme al Tabularium e al Palazzo Nuovo, costituisce la sede espositiva dei Musei Capitolini. Il Palazzo deve il nome al fatto di essere stato nell’alto medioevo la sede della magistratura elettiva cittadina, i Conservatori appunto, che insieme al senato amministrava la città eterna. Ffu fatto erigere in questa posizione da Niccolò V e constava di dodici arcate al pian terreno e una serie di sei finestre guelfe al piano nobile. Una seppur vaga idea del suo aspetto quattrocentesco si può avere dagli affreschi della Sala delle Aquile all’interno dell’attuale Palazzo dei Conservatori. Michelangelo Buonarroti, a cui era stato commissionato il lavoro della complessiva risistemazione della piazza, ne disegnò la nuova facciata, che però non riuscì a vedere terminata in quanto morì durante i lavori. Il suo progetto ridisegnava la facciata medievale del palazzo, sostituendo il portico con alte paraste poste su grandi piedistalli e le piccole finestre con una serie di ampie finestre tutte delle stesse dimensioni. I lavori furono continuati da Guido Guidetti e terminati nel 1568 da Giacomo della Porta che seguì quasi fedelmente i disegni michelangioleschi, derogandovi solo per costruire una più ampia sala di rappresentanza al primo piano e, conseguentemente, anche una finestra più grande, rispetto a tutte le altre presenti sulla facciata del palazzo. Sul lato destro si trovano i frammenti della statua colossale dell’imperatore Costantino. Si tratta delle diverse parti della grande statua dell’imperatore, rinvenute nel 1486, sotto il pontificato di Innocenzo VIII, nell’abside occidentale della Basilica di Massenzio al Foro Romano, portata a termine da Costantino. La statua, che rappresentava l’imperatore seduto in trono, secondo un modello riferibile alle statue di Giove, era costruita con la tecnica dell’acrolito: solo le parti nude del corpo erano lavorate in marmo, mentre le altre parti erano costituite da una struttura portante, poi mascherata da panneggi in bronzo dorato o addirittura di stucco. La testa, imponente nelle sue misure, mostra i tratti del volto spiccatamente segnati: la datazione dell’opera oscilla tra il 313, anno della dedica della Basilica da parte di Costantino, e il 324, quando nei ritratti dell’imperatore comincia ad apparire il diadema, la cui presenza è suggerita da alcune tracce nel marmo. Sul lato sinistro sono sistemati i rilievi con le Province (l’Egitto, la Libia, la Moesia, la Dacia, La Gallia,l’Hispania e...

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Palazzo Farnese

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Farnese  Piazza Farnese, 67 Roma (RM) Tel. 06 68892818 – Fax 06 68809791 visite-farnese@inventerrome.com www.ambafrance-it.org Il progetto originario di Palazzo Farnese si deve ad Antonio da Sangallo il Giovane, per incarico del cardinale Alessandro Farnese (futuro papa Paolo III), che tra il 1495 e il 1512 aveva acquistato il palazzo Ferriz e altri edifici che sorgevano nell’area. I lavori, iniziati nel 1514, si interruppero per il sacco di Roma nel 1527 e furono ripresi nel 1541, dopo l’ascesa al papato del cardinal Farnese, con modifiche al progetto originario e ad opera dello stesso Sangallo. In particolare venne creata la piazza antistante. Dopo la morte del Sangallo nel 1546, i lavori furono proseguiti sotto la direzione di Michelangelo: a lui sembra doversi il cornicione che delimita superiormente la facciata, il balcone sopra il portale centrale con il grande stemma e il completamento di gran parte del cortile interno. La morte del papa interruppe nuovamente i lavori nel 1549. Altri lavori furono effettuati ad opera di Ruggero nipote del papa, tra il 1565 e la sua morte nel 1575, diretti dal Vignola. Infine a Giacomo della Porta, chiamato dal secondo cardinale Alessandro Farnese, altro nipote del papa, si deve la parte posteriore con la facciata verso il Tevere, completata nel 1589 e che avrebbe dovuto essere collegata con un ponte, mai realizzato, alla Villa Chigi (o “Farnesina”), acquistata nel 1580 sulla riva opposta. Per la sua mole e forma il palazzo era chiamato il dado dei Farnese ed era considerato una delle “Quattro meraviglie di Roma”, insieme a Il cembalo dei Borghese, a la Scala dei Caetani e a il Portone dei Carboniani. Nel XVIII secolo Giuseppe Vasi lo denominava sulla sua stampa come “Palazzo Regio Farnese”, essendo all’epoca di proprietà del re Carlo VII di Napoli, della famiglia dei Borbone di Spagna, figlio dell’ultima discendente della famiglia, Elisabetta Farnese. Nel 1860 vi risiedette Francesco II di Napoli, dopo la perdita del regno, e in questa occasione furono condotti lavori ad opera dell’architetto Antonio Cipolla ed eseguiti alcuni affreschi. Dal 1874 il palazzo è sede dell’ambasciata francese. Acquisito dalla Francia nel 1911 fu successivamente riacquistato dallo stato italiano nel 1936, ma riaffittato per 99 anni alla Francia per una cifra simbolica. Il palazzo ospita inoltre la biblioteca dell’École française (la scuola archeologica francese di Roma). Il palazzo prospetta su una piazza ornata di fontane, che riutilizzano bacini in granito provenienti dalle Terme di Caracalla. La facciata, in mattoni con cantonale in travertino...

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