Le migliori paninoteche di Roma

In pausa pranzo il vostro panino vi guarda con aria triste? Lo spizzicate controvoglia sognando un piatto di pasta? No, non è il lavoro che vi priva del gusto di un buon pranzo, è il panino che è sbagliato! Pane fragrante, salume fresco o pomodori rossi e freschi…avete fame? Ed allora perché non gustare in una delle migliori paninoteche di Roma un panino gustoso ed appetitoso? Il primo passo è riuscire a districarsi nella giungla dei venditori e trovare quelli che davvero possono soddisfare il nostro palato. Ecco perché di seguito vengono elencati dieci nomi per riconoscere subito le migliori paninoteche di Roma . Le migliori paninoteche di Roma Tra le migliori paninoteche a Roma la Pro Loco consiglia Borgo 139 in Via Borgo Pio 139, dove il pane viene prodotto appositamente da un forno che ne cura la lavorazione preliminare e la cottura. Borgo 139 offre panini dal gusto italiano e vendita di prodotti locali regionali. Un locale sicuramente da provare per mangiare e gustare i veri sapori Made in Italy. Situato nel centro della Capitale, a pochi passi da San Pietro e Castel Sant’Angelo. Da segnalare:  Tricolore. Rinomata panetteria-laboratorio di via Urbana, dove poter trovare pane al nero di seppia con salsiccia di tonno, pane di patate e polpo ma anche hamburger e hot dog preparati con pane a lievitazione naturale. Pianeta del Panino: una vera istituzione a Roma. Qui, infatti, non è solo possibile personalizzare gli ingredienti di ogni panino, ma deciderne anche le dimensioni attraverso i tre formati disponibili: standard da 20 cm, medio da 40 cm , extra large grande ben 89 cm. Capitan Paninok, aperto fino alle 5 del mattino Aristocampo, dislocato in sei diverse zone di Roma, ideale per chi desidera mangiare un panino gustoso senza spendere troppo. Opulentia con i suoi panini d’asporto che vi raggiungono a casa, in ufficio o anche al parco, basta chiamare e ordinare. Ino il Panino panini ideati dallo chef Alessandro Frassica, preparati espressi con pane del forno a legna di Eataly Roma. Sesto Girone, che con il suo ricco banco di salumi e formaggi, propone rare e ricercate delizie da tutta Italia: mozzarella di bufala campana, formaggi freschi e stagionati, nonché un’ampia selezione di affettati; e ci consentirà di gustare finalmente un panino con il sorriso sulle...

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Technotown Roma | Villa Torlonia

Technotown a Roma: Passato e futuro Technotown: dove scienza e tecnologia si incontrano, qui nasce un’esperienza unica per bambini, teenager ed adulti. Nel bellissimo sfondo di Villa Torlonia, all’interno di un villino medioevale restaurato negli anni ’90 troviamo lo scenario di questo incontro, dove le operazioni di restauro hanno seguito due obiettivi precisi: la conservazione e la integrazione dell’esistente. Gli interventi di risanamento della Technotown, infatti, sono stati rivolti al miglioramento della distribuzione degli ambienti e dei percorsi. E’ stata privilegiata l’eliminazione delle barriere architettoniche con la costruzione di rampe di accesso ai locali e di un ascensore che garantisce l’accessibilità a tutti i piani del complesso. Al contempo gli apparati decorativi interni e gli elementi di arredo architettonico d’epoca sono stati restaurati, affinchè fosse presente sempre il concetto di coesistenza fra “ ciò che era e ci che è”. All’interno della Technotown, a metà fra il passato ed il futuro, i visitatori possono provare molteplici esperienze diverse, dal 3D, al gioco con la musica o ai viaggi nel tempo attraverso la realtà virtuale e molto altro, grazie agli eventi speciali e laboratori nei quali la didattica si mescola al gioco. Nove sale quindi, con nove esperienze diverse, all’interno delle quali i giovani ospiti impareranno ad interagire con tecnologie sofisticate e ad utilizzare i “media” in modo divertente e creativo a seconda della propria età. Technotown infatti possiede in se tre percorsi: Junior, per bambini dai 4 anni ai 6, Basic rivolto ai bambini dai 6 agli 8 anni, Educational dagli 8 anni in su e infine il percorso Adult dedicato ai grandi over 18. Technotown: Il Planetario Gonfiabile Fra le esperienze più importanti che la Technotown fornisce c’è il Planetario Gonfiabile Si tratta di una cupola di 6 metri di diametro con un sistema di proiezione simile a quello già disponibile nella grande cupola (14 metri) del Planetario di Roma. Una sorta di finestra sul cielo della capitale. In questa stanza della Technotown opera una vera e propria macchina dello spazio e del tempo dotata di un proiettore ottico in grado di riprodurre le 1500 stelle più luminose del cielo boreale e australe, il Sole, la Luna, i pianeti, la Via Lattea e gli astri del cielo profondo. Il pubblico viene condotto in questo viaggio astronomico non solo a livello visivo, ma inglobando anche altri sensi grazie alla riproduzione di suggestioni audio e video. La capienza del planetario è di circa 30 persone e dal 2010 è disponibile un piccolo “parco telescopi”, a disposizione per eventi e osservazioni straordinarie, composto da sei strumenti che vengono utilizzati per svolgere attività di osservazioni guidate del cielo stellato con il pubblico...

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La Casa dei Pupazzi

La Casa dei Pupazzi – Palazzo Crivelli Siamo in Via di Banchi Vecchi, zona Campo dei Fiori, precisamente al numero civico 22 e qualcosa cattura la nostra attenzione. E’ la facciata della Casa dei Pupazzi, abitazione di un orefice milanese. L’orefice in questione era Gian Pietro Crivelli, un membro dell’università degli Orefici e più volte console e camerlengo. Decide lui stesso di far costruire l’intera palazzina intorno al 1538 e la commissiona ad un architetto di cui non si è mai scoperto il nome. Palazzo Crivelli rappresenta con Palazzo Spada un “unicum” dato che, insieme, sono gli unici due edifici di Roma a possedere una facciata decorata a stucchi. La particolare facciata è realizzata interamente in stucco con intenti auto celebrativi. Le decorazioni sono diverse e suddivise nei vari piani dell’edificio. Al pianterreno una porta rettangolare con un architrave su mensole riporta l’iscrizione: “Io. Petrus. Cribellus. mediolanen.(sis.) sibi. ac. suis a. fundamentis. erexit.” ovvero “Gian Pietro Crivelli milanese eresse dalla fondamenta per sé e i suoi familiari”. Il primo piano comincia ad essere più decorato. Quattro finestre rettangolari, si dividono coperte da stucchi con trofei di scudi e corazze. Alcuni grotteschi mascheroni e delle teste leonine sormontano le decorazioni. Un’altra incisione è dedicata agli stemmi di alcuni pontefici; gli stemmi non sono ben definiti a seguito di abrasioni, ma l’incisione ci fa capire a chi appartenevano: Giulio II della Rovere, Paolo III Farnese, e Urbano III nonché antenato del proprietario. Al secondo piano le decorazioni si arricchiscono, le finestre sono sormontate da timpani curvi e triangolari e dei puttini sorreggono alte candeliere. Sopra i timpani curvi, coppie di satiri sollevano lunghi festoni. Il terzo ed ultimo piano è strutturato come una loggia, dove le paraste sono state erette con capitelli corinzi; le quattro finestre sono due curve e due rettangolari. Sopra le finestre rettangolari, sono stati raffigurati due importanti episodi accaduti durante il pontificato di Paolo III. In uno è rappresentato Carlo V che bacia il piede al papa e nell’altro, Paolo III si riconcilia con Carlo V e Francesco I da Nizza. E’ un peccato non poter attribuire il merito per le bellissime decorazioni che avvolgono Palazzo Crivelli o Casa dei Pupazzi. Alcuni studiosi avevano ipotizzato che il lavoro fosse opera di Giulio Mazzoni, autore degli stucchi di palazzo Spada, ma studi recenti hanno invalidato la seguente ipotesi. Fonte: “Roma da Scoprire” – Ludovico...

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Immagine Acheropita del Redentore a San Giovanni in Laterano

Immagine Acheropita del Redentore a San Giovanni in Laterano Roma è una città con una storia a dir poco straordinaria e piena di sovrapposizioni, questo mix di eventi ha creato talmente tanta arte e curiosità che è umanamente impossibile conoscerle tutte, uno degli scopi della Pro Loco di Roma è proprio quello di proteggere, conservare la storia della città, per esempio quanti di voi conoscono la storia della reliquia dell’Immagine Acheropita del Redentore che si può ammirare nel Sancta Sanctorum del santuario della Scala Santa? Acheropita? Già il nome tradisce il fascino ed il mistero di questa reliquia, la parola deriva dal greco, anche se le fonti sono contrastanti e significa letteralmente non fatto da mano umana, la storia/leggenda ci racconta che Maria e i discepoli chiesero a Luca un ritratto di Cristo, il loro maestro, naturalmente Luca era molto lusingato dalla richiesta e non vedeva l’ora di iniziare il suo lavoro, visto anche l’affetto sincero che provava per il suo maestro ma la storia continua raccontandoci che il futuro santo non fece in tempo ad iniziare il dipinto poiché lo trovò già finito per mano degli angeli. Questi elementi sarebbero già sufficienti per far nascere una leggenda ma la storia non finisce qui, infatti anche l’arrivo a Roma della reliquia è prodigioso secondo la tradizione, infatti l’Immagine Acheropita del Redentore era conservata a Gerusalemme almeno fino al 700, poi con l’inizio della persecuzione degli Iconoclasti costringe il patriarca della città Germano a fuggire con l’icona ma i persecutori non mollano ed inseguono senza sosta Germano e l’icona, il patriarca sentendosi ormai perso decide che è meglio gettare in mare il dipinto piuttosto che farlo cadere nelle mani dei suoi inseguitori ma una volta in acqua il quadro invece di farsi trasportare dalle correnti marine si dirige verso Roma, riuscendo persino a risalire il Tevere per poter letteralmente volare nelle mani di S. Gregorio II che aveva fatto un sogno premonitore sull’arrivo della reliquia a Roma nel 726 ca. Nei secoli l’icona è stata usata dai pontefici come strumento di persuasione facendo credere ai fedeli che il suo potere poteva essere usato per prevenire o far finire catastrofi e carestie, questo potere poteva essere sprigionato attraverso una processione solenne, oggi invece l’icona viene ammirata “solo” per il suo valore storico/artistico da migliaia di turisti ogni anno. La reliquia può essere ammirata nei sotterranei di San Giovanni in Laterano, l’aspetto attuale dell’icona è la conseguenza di un restauro del XII secolo , la versione originale invece viene datata V-VI secolo dopo Cristo, tra l’altro data non compatibile con la prima parte della...

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Citazioni su Roma

Citazioni su Roma Di Roma se ne dicono tante, ma ci sono alcune descrizioni che hanno lasciato il segno più di altre, eccone alcune : Possis nihil Urbe Roma visere maius | Che tu possa vedere nulla di più grande della città di Roma Quinto Orazio Flacco «Sì, sono arrivato finalmente in questa capitale del mondo!… Attraverso le Alpi tirolesi son passato quasi di volo… L’ansia di arrivare a Roma era così grande ed aumentava talmente ad ogni istante, che non potevo più star fermo, e a Firenze non mi son trattenuto che tre ore. Eccomi ora a Roma, tranquillo, e, a quanto sembra, acquietato per tutta la vita… Tutti i sogni della mia giovinezza ora li vedo vivi; le prime incisioni di cui mi ricordo (mio padre aveva collocato in un’anticamera le vedute di Roma), ora le vedo nella realtà e tutto ciò che da tempo conoscevo, di quadri e disegni, di rami o di incisioni in legno, di gessi o di sugheri, tutto ora mi sta raccolto innanzi agli occhi, e dovunque io vada, trovo un’antica conoscenza in un mondo forestiero. Tutto è come lo immaginavo e tutto è nuovo. Non c’è che una Roma al mondo ed io mi trovo qui come un pesce nell’acqua e vi nuoto e galleggio come la bollicina galleggia sopra il mercurio, mentre affonderebbe in qualsiasi altro fluido. Non ci deve abbattere il pensiero che la grandezza è passeggera; ma piuttosto, riflettendo che il passato è stato grande, dobbiamo acquistar coraggio per produrre anche noi qualcosa di notevole, che a sua volta, anche quando sarà caduto in rovina, ecciti i posteri a una nobile attività, come non hanno mai mancato di fare i nostri predecessori» Goethe I pedanti, che trovavano nella Roma moderna l’occasione di sfoggiare il loro latino, ci hanno persuaso che essa è bella: ecco il segreto della reputazione della Città Eterna… Regna per le strade di Roma un tanfo di cavoli marci. Attraverso le belle finestre dei palazzi del Corso si scorge la povertà degli interni. Roma in realtà è un agglomerato di sublimi rovine e di brutte chiese e case moderne; sarebbe stato meglio se non fosse sopravvissuta alla fine dell’età antica, se si fosse trasformata in un deserto popolato solo dai resti dei suoi monumenti, come avvenne ad altre grandi capitali; la conversione al cristianesimo ha segnato l’inizio della sua decadenza. Della patria di Cicerone, Cesare e Virgilio rimangono solo le spoglie esteriori; il suo spirito è morto per sempre e sono i preti e le superstizioni cristiane che l’hanno ucciso… Stendhal Ci si annoia talvolta a Roma il secondo mese di soggiorno, ma giammai il sesto,...

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Er Più e la Roma postunitaria

Er Più e la Roma postunitaria C’era una volta la Roma Papalina che aveva resistito per secoli alle grandi trasformazioni europee, una Roma che era ancora caratterizzata dal suo popolo e da i suoi Rioni, proprio i Rioni erano il teatro per dei personaggi che oggi verrebbero definiti dei delinquenti : I Più, questi personaggi sarebbe scomparsi con l’arrivo dei Savoia, naturalmente le cose non cambiarono dalla sera alla mattina ma già negli anni 20 del XX secolo queste figure erano quasi del tutto sparite, sicuramente il ritratto più famoso di questi personaggi la possiamo trovare nel film: Er più – Storia d’amore e di coltello, di Sergio Corbucci con Adriano Celentano e Claudia Mori, che racconta la storia di Nino Patroni Er Più di Borgo, il rione che prima sorgeva intorno a San Pietro e demolito durante il ventennio. Er Più e la Roma postunitaria : realtà o invenzione? Sicuramente i Più esistevano ed erano un punto di riferimento nei rioni romani, il loro ruolo era quello di migliorare e regolare la vita di quartiere, alle volte ricorrendo anche alla violenza, sappiamo per esempio che il Nino Patroni interpretato da Adriano Celentano è ispirato ad un Più realmente esistito : Romeo Ottaviani, Più di Trastevere sul finire del 1800, ci viene raccontato da diverse fonti storiche che ci dicono che la vita di questo bullo deve la sua fama per un litigio con un importante malvivente dell’epoca raggiunse una fama tale da farlo diventare il punto di riferimento dei Più di tutta la città ma non solo ricevette anche attestati di stima dalle autorità locali tra cui sicuramente il delegato di Trastevere dell’epoca : Francesco Ripandelli. I Più comunque non erano dei semplici criminali, Ottaviani detto er Tinea, era un noto buttafuori ed era molto stimato anche dalle autorità locali per la sua capacità di far mantenere l’ordine anche nelle zone più calde della...

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Pizza e Mortazza, l’aperitivo amato dai romani

Pizza e Mortazza, l’aperitivo amato dai romani Cos’è Piazza e Mortazza: Siete in giro per Roma? Sentite un odorino di mortadella diffondersi nell’aria? Aprite gli occhi e scrutate gli angoli vicino a voi, troverete un’ape rosa a pois bianche… l’odore che sentite viene proprio da la. È un’ape-Piaggio che vende pizza e mortadella, molto amata da romani! Pizza e Mortazza è una proposta alternativa, lontana dalla consuetudine, apprezzata da grandi e piccini. Con Pizza e Mortazza si unisce il concetto di Street Food, ai sapori appartenenti alla tradizione romana, infatti nasce dall’idea di mangiare qualcosa di tipico ma spendendo poco. Pizza e Mortazza, per noi solo mortadella Bologna!: La mortadella usata dalle api di Pizza e Mortazza è la Mortadella Bologna. Perché è l’unica e originale che può essere prodotta solo nelle zone dell’Italia centro-settentrionale. Uno dei prodotti gastronomici più importanti della zona che rappresenta il marchio di riconoscimento di Pizza e Mortazza. La mortadella è nata a Bologna nel 1661, anno in cui, a seguito di un bando varato dal cardinale Farnese, venne codificata la produzione di questo salume, di cui, ancora oggi, si parla nella letteratura italiana.  Pizza e Mortazza. Segni particolari: pizza e mortadella! L’idea dell’ape rosa a pois bianche è venuta all’imprenditore Adriano Antonioli e ai suoi soci. Quest’ape che scorrazza per le vie della città capitolina con a bordo solo pizza bianca e affettatrice per la Mortadella Bologna IGP, percorre le strade del centro storico ed è considerato uno dei primi food truck alternativo romano. Spesso è possibile avvistarla a Trastevere o dovunque ci sia gente affamata. Da bere è possibile scegliere bevande semplici come il chinotto e la cedrata tassoni. Questa scelta è stata fatta dagli imprenditori di Pizza e Mortazza perché l’idea è quella di riproporre un sapore autentico del passato. Il suo successo è dovuto anche alla velocità con cui si è sparsa la voce sui social network. Noi l’abbiamo già assaggiata…voi cosa aspettate? Per seguire e scovare dove si trova Pizza e Mortazza, tenetevi aggiornati sul...

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Abbacchio alla romana con patate arrosto

Abbacchio alla romana con patate arrosto L’abbacchio alla romana è uno dei piatti tipici della tradizione culinaria romana. L’abbacchio è il nome dell’agnello da macello, da cui prende il nome il piatto. Ci sono molti pareri discordanti sul nome dell’abbacchio, c’è chi dice che derivi semplicemente dal latino ovis che significa pecora. C’è chi sostiene che derivi dal termine ad baculum che significa vicino al bastone, un modo di indicare l’agnello non ancora svezzato che si lega a un bastone piantato a terra (per l’appunto ad baculum) per non fare allontanare la madre. E, infine, secondo la versione popolana il termine abbacchio deriva dal termine dialettale abbacchiare che significa abbattere, uccidere con il bastone. Il termine abbacchiare è usato ancora oggi in dialetto romanesco e, in realtà, è diventato un termine tipico della lingua italiana usato anche per le persone, infatti si dice “oggi mi sento abbacchiato”, quando siamo affranti o fortemente dispiaciuti per qualcosa. È risaputo che l’Italia, soprattutto la parte centrale, vivesse grazie agli allevamenti di animali. Venivano allevati come carne da macello i montoni e le pecore adulte. L’agnello poteva essere mangiato solo a Pasqua e fino a fine giugno. Gli agnelli o abbacchi all’inizio erano destinati a giudei e persone meno abbienti perché la carne era considerata di poco pregio, adesso non è più così. È un piatto di carne succulenta, che è possibile trovare in tutti i ristoranti e locali romani e che spesso ritroviamo come piatto del periodo pasquale o ancora per le festività natalizie. L’abbacchio può essere cucinato in diversi modi, alla cacciatora con aglio, salvia e rosmarino e poi innaffiato di pasta d’acciughe fino a fine cottura. Può essere cotto sulla brace e mangiato con le mani appena grigliato, da qui il nome scottadito e, ultimo ma non ultimo, è l’abbacchio alla romana con olio e prosciutto a pezzetti, unito a rosmarino, aceto, sale e pepe. Di solito si serve con patate...

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Leggende: I Fantasmi infestano la città di Roma?

Alcune leggende narrano che Roma sia infestata da fantasmi… Sono in pochi a crederlo, è veramente così? Noi vogliamo raccontarvi ciò che ci è stato tramandato per tantissimo tempo dalle generazioni romane… Si racconta che fantasmi di personaggi illustri vaghino per le strade o si specchino nei vetri di antichi palazzi…. Il più illustre si aggirerebbe sulla Via Nomentana, ed è quello di Nerone; il quale si suicidò con l’aiuto del liberto Epafrodito. La storia narra che qualcuno l’avrebbe visto anche vicino a Porta del Popolo, dove venne sepolto. Il fantasma di Mastro Titta, il penultimo boia di Roma famoso per aver compiuto ben 516 esecuzioni, girerebbe invece per Castel Sant’Angelo. Il suo mantello e la sua tabacchiera (nella foto di copertina) si trovano al Museo Criminologico. Il fantasma di sangue reale, Umberto I apparve al Pantheon, dove è sepolto. I due carbonari, Angelo Targhini e Leonida Montanari, dovrebbero aggirarsi con le loro teste in mano, intorno a Muro Torto, dando i numeri del lotto a chi sostiene il loro sguardo. Berenice, sorella di Erode Agrippe e amante dell’imperatore Tito, si dice appaia al Portico di Ottavia, con la speranza di ritrovare il suo amato Tito. Quest’ultimo, infatti, benché l’amasse, la spedì in Oriente per accontentare il popolo. Sul Ponte Sisto, a bordo di una carrozza nera, dovrebbe passeggiare Donna Olimpia, detta Pimpaccia. Di umili origini, in seguito ad un matrimonio, divenne la consigliera e cognata del Papa Innocenzo X. Lorenza Feliciani, moglie di Cagliostro, se ne andrebbe camminando, nei pressi di Piazza di Spagna. Il fantasma di Lorenza è solita ripercorrere la strada che fece quando andò a denunciare il marito all’Inquisizione. Poco distante da Lorenza Feliciani, nel giardino di Villa dei Medici, si sente la presenza dell’imperatrice Messalina, uccisa dal tribuno Narciso, per ordine del marito che aveva scoperto di essere tradito. Si dice che Messalina appaia anche sul Colle Oppio, cercando ancora probabili amanti. Al palazzo di famiglia di Piazza Navona, nelle notti di luna piena, dovrebbe apparire l’ombra, della mano di Costanza de Cupis,  che le era stata amputata per un’infezione. Lasciamo l’ultimo racconto, ma non meno importante, per Beatrice Cenci, eletta dal popolo di Roma come simbolo della resistenza contro l’arroganza del clero e dell’aristocrazia. Si narra che ogni 11 settembre, anniversario della sua morte, si aggiri nei pressi di Ponte Sant’Angelo con la sua testa in...

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La Statua di Pasquino e le Pasquinate romane

La Statua di Pasquino, “voce anonima” dei Romani  La  satira moderna nasce a Roma agli inizi del cinquecento. In quello che è un ambiente colto e intellettuale, si sviluppano le cosiddette poesie satiriche che vengono popolarmente chiamate Pasquinate; il loro nome deriva dalla statua di Pasquino che si trova su un lato di Palazzo Braschi a Roma, vicino a Piazza Navona. Pasquino, tra le più celebri statue della città, rappresenta probabilmente un eroe dell’antica Grecia. Qualcuno suppone Menelao, Aiace o Ercole. Purtroppo non si può affermare con certezza, perché la statua risale al III secolo d.C. e ad oggi non ci sono né le braccia, né le gambe e in più il volto è danneggiato. Il busto si trova nella Piazza di Pasquino, adiacente a Piazza Navona. Fu ritrovata nel 1500 durante alcuni lavori di ristrutturazione, della pavimentazione stradale del Palazzo Orsini, (oggi Palazzo Braschi). Divenne celebre tra il XVI e il XIX secolo grazie alla sua storia di statua “parlante”. Benché si pensi che la statua rappresenti un eroe greco, si è deciso di chiamarla Pasquino dal nome di un maestro di una scuola, che sorgeva nelle vicinanze, per la sua somiglianza con la statua. Altri raccontano che Pasquino era il nome di un bravo compositore di versi satirici ed altri ancora, dicono che deriva dal nome di uno dei personaggi del Bocaccio. Nella Roma di un tempo il popolo esprimeva il suo malcontento affiggendo dei manifesti con versi satirici contro i politici dell’epoca sulle statue, in modo che al mattino tutti potessero leggerli, soprattutto i politici. Pasquino era la statua che per eccellenza mostrava il malcontento del popolo, così le insoddisfazioni popolane vennero chiamate Pasquinate. In seguito, Pasquino fu utilizzato dagli stessi politici per calunniare gli avversari e, durante le elezioni del Papa, si combatteva a Pasquinate per conquistare il favore del popolo di Roma. I Papi non erano contenti di tale presenza “scomoda” e cercarono di eliminare la statua senza mai riuscirci. Ci provò per primo Adriano VI, ma fu fermato dai suoi cardinali. A seguire,  Sisto V e Clemente VIII ed infine Benedetto XIII, ma anche lui non ottenne risultati. I versi satirici di Pasquino riguardavano soprattutto la “prostituzione di lusso” dei pontefici e le accuse diminuirono solo quando, con la breccia di Porta Pia, il potere temporale dei pontefici finì. Si disse così che Pasquino non parlò più, finché con l’arrivo di Hitler, dovette parlare per denunciare le spese dello sfarzo delle scenografie allestite per l’arrivo del dittatore tedesco. Nell’arco dei secoli, verso dopo verso, questa forma di esprimersi silenziosa, ha simboleggiato per i romani che punteggiavano con i loro commenti, gli eccessi di un sistema col quale si conviveva con sufficienza. Dopo il restauro della statua nel 2009, sebbene non sia...

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