La Festa de Noantri a Trastevere

La Festa de Noantri a Trastevere  I Noantri sono i trasteverini, così qualificati per distinguersi dagli altri rioni di Roma, ovvero i Voantri. Come un etichetta, coniata, a quanto si tramanda, da un trasteverino che una volta si rivolse così ad un romano estraneo al Rione che, approfittando del giorno della festa, infastidiva una Trasteverina “Che ne diressivo voantri si noantri quando venissimo alle festa de voantri ce comportassimo come ve comportate voantri alla festa de noantri?! Uno scioglilingua che ha fatto epoca, qualificando l’antica festa legata alla Madonna del Carmine, che cade il 16 Luglio. Il culto della Vergine risale a metà del 1500 quando fu ritrovata alla foce del Tevere una statua di legno della Madonna. La statua fu consegnata dai marinai ai frati carmelitani della basilica di San Crisogono, che riconobbero in essa la vergine del loro ordine. La Madonna “fiumarola” divenne in questo modo protettrice dei trasteverini. Dopo vari spostamenti la Madonna fu collocata nella Chiesa di Sant’ Agata dove ancora si trova. Da qui la vergine esce soltanto una volta l’anno, il sabato successivo al 16 Luglio; rivestita di preziosi abiti e gioielli donati dai fedeli, la statua è portata in processione da San’Agata a San Crisogono, dove rimarrà otto giorni per adorazione, e l’intero Rione Trastevere è in Festa. Fin dall’inizio del secolo i trasteverini venivano avvisati dell’inizio della festa dai mandatari delle confraternite che percorrevano il quartiere accompagnati da tamburini dei granatieri, La statua portata in spalle da robusti “cicoriari” veniva accolta ovunque con rispetto e devozione. Passando in Via San Francesco a Ripa, riceveva gli onori militari dallo stato maggiore del reggimento di bersaglieri di stanza a Trastevere fin dal 1870. Il popolo che aveva seguito la processione si riversava nelle piazze e nei vicoli, dove venivano sistemati tavolini all’aperto per la mescita del vino, mentre i cocomerari, fusajari, grattacheccari e altri venditori esponevano la propria merce. Fonte:  “Alla Scoperta di Roma” Claudio Renina Sito Festa de...

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Lupanari Romani

La Storia dei Lupanari Romani Nell’ antica Roma la prostituzione, come lo sfruttamento, erano considerati atti legali. Chi si occupava delle ragazze era direttamente lo Stato, che regolarizzava il “lavoro” attraverso una tassazione, l’obbligo di iscrizione ad un registro (anche con nome fittizio o d’arte) ed il vincolo di praticare la professione nelle ore notturne e non di giorno. I luoghi operativi, i postriboli, erano chiamati “Lupanari”, dal nome “Lupa” famosa levatrice di Romolo e Remo chiamata così per le sue libere manifestazioni amorose. Diverse zone preposte alla prostituzione rappresentavano veri e propri quartieri a lui rosse, si dice che molti lupanari erano nella zona del Celio accanto alle caserme degli equites singulares, corpo militare dell’impero romano. L’alta frequentazione avveniva anche in seguito ai prezzi bassi che le prostitute chiedevano e nella cultura maschile degli antichi romani, il frequentare un lupanare era comunque una tappa obbligatoria a cui tutti i ragazzi dovevano sottostare attraverso un rito di iniziazione, segno di virilità. Dagli scavi di Pompei gli archeologi hanno trovato rappresentazioni pittoriche e vere stanze che rappresentavano i postriboli. I luoghi adibiti al sesso, stanze di pietra senza finestre, erano ambienti poco confortevoli con scarse condizioni igieniche. Le donne che svolgevano il lavoro nei lupanari, non sempre, erano provenienti da un basso ceto sociale. E’ risaputa la storia di Messalina, moglie dell’Imperatore Claudio. Conosciuta come una donna spavalda e senza scrupoli che a 12 anni era già una delle donne più desiderate di Roma per la sua bellezza. Si racconta tutt’ora che la moglie dell’imperatore fosse una delle ragazze più appetibili del bordello dove lavorava. In realtà il caso Messalina non era l’unico dato che, negli ambienti aristocratici della Roma imperiale, era molto diffusa la pratica di organizzare dei bordelli in ambienti raffinati gestiti dalle matrone. Qui era “legale” l’omosessualità e il trasgressivo, considerate come pratiche del tutto naturali. Inottemperanti erano gli imperatori stessi, come Caligola ed Eliogabalo, sorpresi ad andare in giro con occhi truccati e gioielli femminili. D’altronde se comportamenti del genere oggi fanno gridare allo scandalo per gli antichi romani l’ostentazione del sesso e la libertà di praticarlo era del tutto normale tanto che era posto sotto la protezione di due divinità: Venere e Priaopo. Fonte: Adriano Angelini “101 Cose da Fare a...

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I Sampietrini di Roma

I Sampietrini di Roma I sampietrini (detti anche anche sanpietrini) sono i più piccoli testimoni della monumentalità di Roma. Detti alla romana i “serci” che tradotto all’italiana starebbe per selci. Quasi tutti sanno che i sampietrini sono blocchetti di pietra, tagliati a forma di piramide tronca (come un cubetto) usati per la pavimentazione delle strade di Roma dal XVI secolo. Noti con il nome  “sampietrini” perché divennero simboli emblematici di Piazza San Pietro, con una caratteristica pavimentazione decorativa, i cubetti sono stati ritagliati dall’ antico basolato che si può ancora vedere a lastre su alcune delle vie consolari. Squadrato di 12 cm con una base molto rastremata, non è più alto di 17 cm e pesa oltre 3 chili. I sampietrini furono messi in opera per ottenere un selciato uniforme e compatto, in grado di essere levigato dall’attrito soprattutto dei carri e venne usato in maniera radicale dal Papa Sisto V nella grande sistemazione da lui compiuta tra il 1585 e il 159, tanto che arrivò a selciare ben 120 strade. E ci fu anche chi scrisse un manuale su questa tecnica di pavimentazione “Il discorso sul mattonato e selciato di Roma”, autore Guido Blado Foglietta. Sulla sua scia nel Seicento i sampietrini vennero utilizzati in tutta la città; la diffusione delle carrozze, con l’attrito logorante delle ruote, ne determinò il trionfo con una messa in opera che generò un vero e proprio artigianato. Nacque così l’arte dei “serciaroli”, artigiani dal grosso fisico, armati di “un martellone di legno, mazzapicchio, detto pilone” e diventato in romanesco il “mazzabecco”. I serciaroli venivano perlopiù dalla provincia dell’ Aquila e lavoravano a Roma da giugno a ottobre. Tra loro si chiamavano con un soprannome romanesco, in riferimento al loro aspetto: Asso de coppe, Tripicchia, er Gallo, Mandrella, er Vaccaretto. Quest’ultimo, il più famoso, è rimasto nella storia per la sua capacità di allineare sul suolo di una strada anche 6000 selci in un giorno, così da coprire 60 metri quadri. I sampietrini sono arrivati ai giorni nostri resistendo per quanto possibile al banale asflato, preferito oggi perché più velocemente lavorato e più facilmente riparabile. A testimonianza della bellezza artigianale della pavimentazione con il sampietrino resta straordinaria quella di Piazza del Campidoglio, realizzata nel 1940 dall’ ingegner Silvio Sensi. E così è stato anche per Piazza Navona e Piazza del Quirinale. Un artigianato che è un’immagine di Roma, tanto che il “sercio” ha finito per entrare nella tradizione di un modo di dire, offrendo un’immagine poetica della città “Allustra li serci” che vale per: camminare oziosamente, andare serenamente a zonzo. Fonte: “Alla scoperta di Roma” di Claudio...

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Moving Shop : Un’idea geniale anti crisi

Moving Shop : Un’idea geniale anti crisi!! In questo periodo di “crisi” riesce a fare successo chi, sfruttando il proprio ingegno, attua progetti innovativi: basta pensare al Moving Shop. E’ ciò che è riuscita a fare l’ imprenditrice  milanese Valeria Ferlini, artefice del Moving Shop. Non avendo la possibilità di comprare altri negozi e volendo ampliare il suo giro d’ affari, ha deciso di inventare un modo alternativo di commerciare. Il grande successo dell’ iniziativa sta proprio nell’ aver creato un negozio itinerante con “un ape 50 della Piaggio”, allestito come un punto vendita. L’idea  rappresenta un grande vantaggio per il venditore che si troverà a far fronte a minori spese per quello che sarebbe stato il mantenimento del negozio e in più si da la possibilità al compratore di non fare lunghe file per poter comprare ciò che desidera. Certo, non ci sarà il camerino ma possiamo affermare che ci ritroviamo proprio difronte ad una trovata geniale ed anti-crisi!! L’ Ape allestita a negozio, non ha un’ ubicazione fissa, spesso però si prediligono luoghi conosciuti e molto turistici, in modo da poter avere una clientela varia. In alcuni comuni Italiani dove sosta il Moving Shop si è stabilito un accordo che prevede la concessione del 5% degli introiti ai servizi sociali. Il successo dell’ iniziativa ha spinto l’ imprenditrice milanese a dare vita ad un sistema di affiliazione che oggi conta più di ventuno Ape 50 in giro per l’ italia , di cui 4 a roma . Molto presto il Moving shop arriverà anche a Barcellona. I prodotti trattati sono prevalentemente di abbigliamento e accessori. L’ idea di creare questo nuovo modo di fare commercio è stato così apprezzato che  l’ Ape è stata sfruttata anche  per altre iniziative commerciali, ed esistono vere e proprie realtà specializzate nell’ allestimento delle tre ruote come : Cool Carts o Street Food Mobile. Per scoprire la collezione di abbigliamento di Valeria Ferlini, visualizzare le riviste che hanno trattato della moda, ed avere la possibilità di creare il proprio Moving shop potete visitare il sito internet dell’imprenditrice...

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Artisti di Strada: Spettacolo d’ Intrattenimento in Città

Artisti di Strada Camminando per il centro di Roma non è difficile imbattersi in numerosi artisti di strada. In cambio di pochi spiccioli o gratuitamente rappresentano dei veri e propri intrattenitori, tanto che spesso attorno a loro si va a creare un vero e proprio pubblico. Ogni artista di strada ha una sua specialità: chi tenta di rappresentare statue di personaggi illustri della storia, i clown, i giocolieri, ballerini di break dance, ragazzi che praticano calcio freestyle e moltissimi pittori. Ultimamente molto in voga nella capitale era la rappresentazione artistica di due indiani vestiti da lunghe tuniche arancioni, la quale prevedeva che un indiano seduto in terra con le gambe incrociate sostenesse un bastone di circa un metro dove all’estremità nella stessa posizione si trova l’ altro indiano. Il risultato è che l’ uomo sopra al bastone sembra seduto nell’aria. Dall’antichità ad oggi: Grazie ad alcune fonti sappiamo che la prima legge di regolamentazione degli artisti di strada risale all’antica Roma, specificatamente al 462 a.C. In questo periodo gli artisti non erano ben visti, ed eseguire pubblicamente parodie o canti diffamatori nei confronti di qualcuno era punibile con la morte. Oggi nel Regno Unito alcune città regolano attraverso una specifica normativa, l’ attività degli artisti.Vi è il divieto di esibirsi dopo una certa ora ed è severamente vietato mettere in scena spettacoli che possano offendere la morale pubblica. In Italia si prevede l’ iscrizione degli artisti presso gli albi pubblici, l’ esposizione di un tesserino da esporre durante la performance , l’ obbligo di rispettare le zone inaccessibili e possedere un registro dove si stabiliscano i turni per esibirsi. Artisti di Strada: Curiosità A Ferrara si svolge ogni anno negli ultimi giorni di Agosto il “Ferrara Buskers Festival” dove artisti provenienti da tutto il mondo si esibiscono con i loro strumenti musicali. Altre rappresentazioni di artisti di strada avvengono a : Tolfa (RM)dove si svolge TolfArte  il 2-3-4 Agosto, Mercantia di Certaldo(FI)dal 16 al 20 Luglio,Artisti in Piazza di Pennabilli (RN) il 7...

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Primi piatti romani

Primi piatti romani: tradizioni culinarie romane Per conoscere la vera essenza di una popolazione bisogna venire a conoscenza delle sue tradizioni culinarie, e da sempre cucinare per poi consumare è visto come un momento di grande piacere, come disse Enrico IV : “Buona cucina e buon vino, è il paradiso sulla terra”. A Roma tra i molti piatti tipici che hanno segnato la tradizione culinaria ritroviamo : la amatriciana, cacio e pepe , la gricia e la carbonara . Primi piatti romani: la tradizione che viene da Amatrice Quella che noi tutti conosciamo come amatriciana (o matriciana nome datogli a causa dell’ aferesi tipica del dialetto romanesco) ha origine in un piccolo paesino del Lazio chiamato Amatrice, secondo alcuni è una versione più moderna della gricia conosciuta come l’ amatriciana priva di pomodoro. Il pomodoro sarebbe stato inserito solo successivamente alla fine del diciottesimo secolo. La preparazione del sugo originale prevede che il guanciale, ben pulito e tagliato in listelli dello spessore di circa 1 cm, sia fatto soffriggere in olio di oliva in una padella di ferro, quindi si aggiunga del peperoncino, una volta rosolato stemperato con del vino bianco, evaporato quest’ultimo si aggiunga il sugo portandolo lentamente alla cottura, si aggiunga quindi sale e pepe macinato. Ogni piatto preparato con procedure differenti da questa è da ritenersi un piatto differente, come gusto e sapore, dall’amatriciana. Gli ingredienti principali della ricetta prevedono:il guanciale, pecorino e formaggio. Solitamente la pasta utilizzata con questo condimento può variare da  spaghetti, bucatini e rigatoni. Primi piatti romani:  il piatto dei pastori La gricia ha la stessa provenienza della amatriciana, nasce come un piatto ideato dai pastori matriciani che la consumavano abitualmente per i suoi ingredienti facilmente reperibili. La ricetta prevedeva pochi ingredienti: gli spaghetti,guanciale, pecorino di Amatrice, strutto, pepe nero e sale. Per 4 persone : si taglia a striscioline il guanciale 250 g, si gratta il pecorino 150 g , si versa 1 cucchiaio di strutto su una  padella e quando lo strutto si sarà sciolto si unisce il guanciale e il pepe , si mescola fino a quando il guanciale assume un colorito dorato,poi si prende la pasta già cotta e si unisce al condimento , solo successivamente poco a poco si unisce il pecorino. Primi piatti romani: la cucina contadina Cacio e pepe è una delle ricette più conosciute ed orgoglio delle cucine testaccine DOC , di origine contadina riduce i suoi ingredienti a 3: pasta , cacio e pepe . Solitamente questo condimento è accompagnato dai tonnarelli. L’ importante per la buona riuscita del piatto sta tutto nella quantità giusta degli ingredienti e nella mantecatura degli ingredienti. Primi piatti...

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Canzoni Romane

Canzoni Romane   In questa pagina sono contenuti i testi di alcune canzoni romane che hanno fatto la storia della città di Roma   Tanto pe’ cantà di Petrolini-Simeoni (1932)   Roma nun fà la stupida stasera (Garinei-Giovannini-Trovajoli, 1962)   Te c’hanno mai mannnato a quer paese (Mattone-Migliacci, 1981)   La società dei magnaccioni (anonimo) Grazie Roma (Antonello Venditti, 1983) Nannì gita a li Castelli (Lando Fiorini)  Roma Capoccia (Antonello Venditti) Quanto sei bella Roma (Lando Fiorini) C’é un cuore che batte (Antonello Venditti) Arrivederci Roma (Renato Rascel) E’ una canzone senza titolo tanto pe’ canta`, pe’ fa` quarche cosa… non e` gnente de straordinario e` robba der paese nostro che se po` canta` pure senza voce… basta ‘a salute… quanno c’e` ‘a salute c’e` tutto… basta ‘a salute e un par de scarpe nove poi gira` tutto er monno… e m’a accompagno da me…   Pe’ fa` la vita meno amara me so’ comprato ‘sta chitara e quanno er sole scenne e more me sento ‘n core cantatore. La voce e` poca ma ‘ntonata, nun serve a fa’ ‘na serenata ma solamente a fa` ‘n maniera de famme ‘n sogno a prima sera…   Tanto pe’ canta` perche` me sento un friccico ner core tanto pe’ sogna` perche` ner petto me ce naschi ‘n fiore fiore de lilla` che m’ariporti verso er primo amore che sospirava le canzoni mie e m’aritontoniva de bucie.   Canzoni belle e appassionate che Roma mia m’aricordate, cantate solo pe’ dispetto, ma co’ ‘na smania dentro ar petto, io nun ve canto a voce piena, ma tutta l’anima e` serena e quanno er cielo se scolora de me nessuna se ‘nnamora…   Tanto pe’ canta` perche` me sento un friccico ner core tanto pe’ sogna` perche` ner petto me ce naschi un fiore fiore de lilla` che m’ariporti verso er primo amore che sospirava le canzoni mie e m’aritontoniva de bucie. (2 volte) Roma nun fà la stupida stasera damme ‘na mano a faje di de si   Sceji tutte le stelle più brillarelle che poi e un friccico de luna tutta pe’ noi   Faje sentì ch’è quasi primavera manna li mejo grilli pe’ fa cri cri   Prestame er ponentino più malandrino che ciai   Roma nun fa la stupida stasera Roma nun fa la stupida stasera   Damme ‘na mano a faje di de si   Sceji tutte le stelle più brillarelle che poi e un friccico de luna tutta pe’ noi   Faje sentì ch’è quasi primavera manna li mejo grilli pe’ fa cri cri   Prestame er ponentino più malandrino che ciai   Roma reggeme er moccolo stasera....

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Proverbi e Detti Romani

Proverbi e Detti Romani Da sempre nella nostra città si è soliti chiacchierare attraverso proverbi e detti che ci sono stati tramandati da i nostri nonni. Scopriamoli Insieme!! A B C D E F G I L M N O P Q R S T V Accosta er pane ar dente che la fame s’arisente A chi jé rode er culo jé puzza er dito de merda A chi tocca nun se ‘ngrugna Acqua passata nun macina più A fija de vorpe nu’ je s’ensegna la tana A la prima se perdona, la seconda se bbastona, a la terza se minaccia, a la quarta se sculaccia A ggocia a ggoccia s’incava la pietra A l’omo da poco faje accenne er foco Amico de tutti e de gnisuno è tutt’uno Andove c’è stato er foco ciarimane la puzza d’abbruciaticcio Anni e bbicchieri de vino nun se conteno mai! Ar marito prudenza, a la moje pazienza A Roma Iddio nun è trino, ma quatrino A Roma pe’ fa fortuna ce vonno tre d, donne, denari e diavolo A sapé’ fa’ ‘a scena, quarcosa se ruspa A ttutto c’è arimedio fora ch’a la morte A uno a uno se n’annamo tutti Beato quell’arbero che se pô ricoprì cco’ le su’ foje Bevo, pecché ho da magnà l’ovo e bevo pecchè ho magnato l’ovo Basta esse donna pe’ avé’ er segreto de falli beve e cojonalli tutti Bon’incudine nun ha ppaura der martello Bonomo vordì cazzaccio Bruno bbruno, tanto per uno Can che abbaia… incomincia a corre che si tte pija te se magna Ccarta bbuttata è ccarta ggiocata Cent’anni de pianti, nun pagheno un sordo de debiti C’entra perché ce cape Chi alleva un fijo l’alleva matto, chi alleva un porco l’alleva grasso Chi a Roma vvò gode s’ha da ffa frate (o prete) Chi arriccia appiccia, e chi appiccia se spiccia Chi bazzica cor zoppo ‘mpara a zzoppica’ Chi caca su la neve poi se scopre Chi ccarezze te fa o tte l’ha ffatta o tte l’ha dda fa’ Chi ccià er pane nun cià li denti, e cchi ccià li denti nun cià er pane Chi ccià le corna è ll’urtim’a ssapello Chi ccià quatrini nun va mmai carcerato Chi ccià er pane, nun c’ha li denti e chi c’ha li denti nun c’ha er pane Chi ddà e ppoi richiede, San Martino je taja er piede Chi de speranza vive, disperato more Chi disse donna disse danno. Je dimo noi a lloro e lloro a nnoi Chi disse omo disse malannoi Chi è bella se vede, chi è bona se sa Chi è in difetto è in sospetto Chi...

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Cucina Romana – Piatti Tipici

Piatti Tipici Romani Scopriamo insieme le curiosità e i segreti dell’antica cucina romana! Un pò di storia culinaria: Gli antichi romani assumevano cibo in tre momenti della giornata. Al mattino consumavano una colazione frugale a base di pane e formaggio, preceduta da un bicchiere d’acqua. A mezzogiorno consumavano un leggero pranzo con pane, carne fredda, frutta e vino, spesso in piedi. Il pasto principale era la cena, che iniziava fra le 15 e le 16 e poteva potrarsi fino all’alba del giorno dopo. La cena era preparata nei triclini, stanze così chiamate perchè ammobiliate con tre divani, su ciascuno dei quali si accomodavano, sdraiate, tre persone. Le donne saranno ammesse ai pranzi solo in età imperiale. I ragazzi stavano seduti  su degli scranni. Gli schiavi di fiducia sedevano per terra, ai piedi del divano. Si mangiavano semisdraiati sul fianco, appoggiandosi sul braccio sinistro e attingendo col destro i cibi e il vino dalla tavola. Generalmente si mangiava con le mani, e anzi era considerato elegante portare il cibo alla bocca con la punta delle dita. Si usava solo il cucchiaio, la forchetta sarà introdotta abbastanza tardi e il coltello non serviva perchè i servi provvedevano a ridurre il cibo in bocconcini. Un’altra abitudine che potrebbe sembrarci segno di maleducazione era quella di gettare gli avanzi del cibo mangiato per terra, ma per loro si trattava di un segno di apprezzamento e una dimostrazione d’abbondanza. La cucina romana attuale è una cucina che rispecchia la storia di Roma racchiudendo in sé gli elementi più significativi di una cucina genuina ed essenziale, fatta di pochi elementi semplici e spesso poveri.   “Fior de Corona Questa è la nota de’ ogni settimana… Sarà na nota , caro mio, a la bona Ma senza ciafruje’: tutta romana! Er Lunedì facioli co’ le codiche Nostra specialità: ‘na cosa rara, Martedì stufatino insiem’ar sellero La coda er Mercredì a la vaccinara  Er giovedì se Dio vorrà li gnocchi Zuppa de pesce fosse er Venerdì Sabbito trippa ar sugo co’ li fiocchi E la Santa Domenica supplì!” (Anonimo del XVI secolo)   Antipasti Panzanella Fave fresche col pecorino Pizza alla Romana Crostini con Alici e Mozzarella Pizza con gli sfrizzoli Supplì al Telefono (o alla Romana) Ingredienti: 4 fette di pane casereccio 4 pomodori rotondi grossi maturi Mezzo cucchiaio di aceto 1 dl. olio extra vergine di oliva sale Preparazione: Bagnate con acqua le fette di pane, tagliate a metà i pomodori e strofinateli sul pane fino a quando avrà assorbito tutto il sugo. Condite con sale, qualche goccia di aceto, olio abbondante e foglioline di basilico. Ingredienti: 2 Kg fave fresche con baccello Pecorino vecchio...

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Miti & Leggende

Miti & Leggende I Miti e le leggende dell’antica Roma sono racconti antichi tramandati da padre in figlio, un vero e proprio patrimonio culturale che è parte integrante di un popolo. Colosseo La Pietra del Diavolo La Bocca della Verità La Porta Magica di Piazza Vittorio La leggenda della Fornarina La gravidanza di Nerone L’Obelisco di Piazza San Pietro Il Museo degli Scheletri Le Oche del Campidoglio Il Ratto delle Sabine e il tradimento di Tarpea La Papessa I Versi di Pasquino Il termine “colosseo” non è da attribuire alla maestosità colossale della struttura, il cui nome originale era “Anfiteatro Flavio”, bensì alla maestosità di una statua che Nerone aveva fatto erigere, in sui onore, vicino all’anfiteatro stesso. Nel Medioevo, il Colosseo era ritenuto una porta per gli inferi dove gli spiriti degli schiavi e dei gladiatori morti sacrificati per il piacere degli imperatori vagavano (e tuttora vagherebbero) al giungere della notte incapaci di trovare il riposo eterno. Gli imperatori, tramite un gesto, decidevano le sorti dei combattenti: pollice in giù la morte, pollice in su la salvezza. La curiosità è che il pollice, in realtà, non veniva rivolto “verso il basso” ma verso la gola: questo gesto imitava il rituale con il quale veniva ucciso il perdente, ovvero trafiggendo il cuore con la spada dalla base della gola. All’interno del Colosseo, oltre ai tradizionali scontri con gladiatori ed animali feroci, venivano organizzate anche le “naumachie”: tutta l’arena veniva riempita d’acqua e vi si svolgevano delle vere e proprie battaglie navali simulate! Entrando nella basilica di Santa Sabina a piazza Pietro d’Illiria, al centro del colle Aventino, subito dietro l’osservatore, nell’angolo sinistro della basilica c’è una piccola colonnina tortile. Sopra di essa, di vede una pietra nera tondeggiante, con grosse incisioni, dei buchi, come di un enorme artiglio…ecco a voi la “lapis diaboli”. Si narra che il diavolo, a San Sabina, tentò più volte San Domenico che, in estasi, pregava all’ingresso della chiesa ma, incapace di indurlo al peccato, seccato, gli scagliò contro un pesante blocco di basalto nero senza, peraltro, ferirlo. Sulla pietra sono ancora visibili i segni delle dita incandescenti del demonio. Il celebre mascherone di marmo è conosciuto in tutto il mondo per la leggenda, secondo cui, se si giura il falso tenendo la mano nella bocca del mascherone, questa verrebbe tranciata in un solo colpo. E’ una leggenda che, ormai, tutti conoscono ma forse non sapete che, nel Medioevo, la mano di chi raccontava troppe bugie, veniva realmente tagliata da un boia strategicamente posizionato dietro il mascherone! In particolare, si racconta, che al giudizio della bocca della verità fu sottoposta una nobildonna accusata d’adulterio dal...

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