La Maschera – Carnevale di Roma

La Maschera  Le maschere sono sempre state utilizzate con varie funzioni: nei riti religiosi, per creare terrore nel nemico, per arricchire l’espressività del volto di un attore; si pensi alla tragedia greca ed alle maschere tragiche che gli attori usavano indossare. Il carnevale di Roma, è ricco di caratteri e maschere (Cassandrino, Don Pasquale, il generale Mannaggia La Rocca e altri), non sempre conosciuti quanto i più noti Pulcinella, Arlecchino, Pantalone, ecc. Queste maschere sono un’ottima caratterizzazione dello stereotipo del popolano o del nobile e ne interpretano pienamente vizi e virtù. La maschera più famosa di Roma è Rugantino.  Questa maschera impersona un tipico personaggio romanesco, er bullo de Trastevere, svelto co’ le parole e cor cortello, il giovane arrogante e strafottente ma in fondo buono e amabile. La caratteristica principale di Rugantino è sicuramente l’arroganza. Il suo nome, infatti, deriva proprio dal termine “ruganza” ovvero arroganza. Questo giovane vanaglorioso è protagonista di una delle più romantiche e tragiche storie d’amore che si ricordino all’ombra del Colosseo. Il suo amore per la bella Rosetta lo trasformerà da briccone a eroe, capace di addossarsi la colpa dell’omicidio del marito di lei. Rugantino morirà giustiziato sulla forca. Il primo Rugantino doveva essere la caricatura del gendarme, e per converso veniva identificato anche col capo dei briganti. Nel corso degli anni questa prima immagine si trasformò nel giovane bullo di quartiere che assumeva gli atteggiamenti del duro, ma che era in realtà uno spaccone pronto a parole ma pavido nei fatti. La maschera tipica quindi lo vede vestito in due maniere: da sgherro, in modo appariscente vestito di rosso col cappello a due punte, oppure da povero popolano, con calzoncini logori, fascia intorno alla vita, camicia con casacca e fazzoletto al collo. Altra maschera del carnevale romano è Meo Patacca, soprannome derivato dalla patacca, ossia dalla misera paga del soldato, corrispondente a 5 carlini. Meo Patacca veste i panni di un popolano, uno sempre pronto a raccontare bravate e a fare lo “spaccone”, spesso attaccabrighe, uno molto facile allo scontro ma di certo non un vigliacco, anzi rappresenta il coraggio e la spavalderia in persona e quando ci scappa la rissa è il primo a buttarsi nella mischia. Rappresenta inoltre Trastevere, il quartiere più popolare di Roma. Porta calzoni stretti fino al ginocchio fermati da legacci, ha una sciarpa colorata per cintura dove nasconde il suo coltello da “bravo” e sopra una giacca di velluto; i capelli sono raccolti in una retina e fuoriesce solo il ciuffo sulla fronte. La sua donna è Nina…. ecco come uno stornello che la descrive brevemente: “Io so’ trasteverina e lo sapete; nun serve, bbello mio,...

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