Fuoriporta: nel weekend a Cerveteri c’è la festa di Sant’Antonio Abate

  Anche quest’anno a Cerveteri la tradizione regala la celebre Festa di Sant’Antonio Abate. Per l’occasione, la Pro Loco di Cerveteri, in collaborazione l’Associazione Massari Ceretani, il Rione La Boccetta, la Confraternita e la Parrocchia Santa Maria Maggiore e con il patrocinio del Comune di Cerveteri, ha organizzato per tutto il week end una serie di iniziative dedicate a tutta la famiglia. Sabato 20 gennaio alle ore 14.00 ritrovo presso la cuppoletta di Sant’Antonio, per la benedizione del fuoco. Seguirà la processione solenne con la Statua del Santo, accompagnata dal Gruppo Bandistico Caerite, che inaugurerà così il ciclo degli appuntamenti per il 2018. Si proseguirà con la tradizionale benedizione degli Animali e del pane. La festa di Sant’Antonio decreta anche l’inizio del Carnevale. Dalle 15.30, sfilata dei carri carnevalizi e in Piazza Santa Maria una grande festa con maschere, coriandoli, colori, intrattenimento e la distribuzione di panini, vino, e dei dolci tipici del Carnevale. “La Festa di Sant’Antonio Abate è un appuntamento importante per la nostra Città – ha detto il Sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci – che risponde sempre con una partecipazione grandissima, e che vede nel nostro Centro Storico tante famiglie e soprattutto tanti bambini. Invito la Cittadinanza di Cerveteri a partecipare alle iniziative in compagnia dei propri animali domestici e ringrazio gli organizzatori per l’impegno sempre dimostrato in questa occasione”. Anche a Borgo San Martino, l’Associazione Culturale del Borgo organizza un momento celebrativo del Santo. Domenica 21 febbraio, al termine della Santa Messa delle ore 10.00 si celebrerà la tradizionale Benedizione degli Animali. La festa tradizionale di Sant’Antonio Abate a Cerveteri ha una tradizione antichissima, la prima edizione sembra risalire al lontano 1712. Per maggiori informazioni su questa usanza così sentita potete consultare il sito del Comune di Cerveteri: Festa di...

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Befana a Roma, tutti gli eventi

La Befana a Roma: l’atmosfera magica dell’Epifania negli eventi in programma nella Capitale e in provincia. Scoprili tutti!   Arriva la festa che “tutte le feste porta via”, con le sue sfilate, i suoi dolciumi e le sue bancarelle che andranno a colorare la città. Abbiamo preparato per voi una rassegna di eventi e luoghi in cui trascorrere questo Sabato di festa. In via della Conciliazione, a partire dalle 10.00, si terrà la tradizionale sfilata di Viva la Befana, un corteo unico nel suo genere che ogni anno suscita grande curiosità e interesse nelle migliaia di spettatori presenti, grazie alla sua sapiente armonizzazione di simbologie e contenuti culturali e sociali. Una tradizione che si tramanda attraverso scenografie e costumi ideati dai Comuni sempre diversi che ogni anno sono protagonisti della sfilata, a rappresentare l’universalità dell’Epifania, una festa celebrata secondo la tradizione cristiana che non trascura gli aspetti folcloristici legati alla “vecchia Befana”. Accompagnati ufficialmente dai loro Sindaci, i Re Magi offriranno a tutte le famiglie di Roma e del mondo frammenti di storia, cultura, tradizioni, prodotti e risorse dei Monti Prenestini: un modo nuovo per riempire di contenuti l’antica tradizione del dono che sarà rinnovata anche attraverso quelli simbolici appositamente realizzati per Papa Francesco. Prima del corteo, nella stessa mattinata avrà luogo la tradizionale passeggiata in bicicletta  al seguito delle Befane, che per l’occasione viaggeranno su tre lussuose auto storiche Excalibur. Programma e info: Viva La Befana, tel. 3398604491 ; vivalabefana.com. Assicurazione e ristoro verranno offerti dagli organizzatori; percorsi adatti anche a nonni e bambini. Befana golosa con Viva la Befana al Mercato Centrale, lo spazio dedicato alla gastronomia della Stazione Termini: Venerdì 5 e Sabato 6 Gennaio un temporary store dedicato all’Epifania proporrà a grandi e bambini calze e dolciumi di ogni genere, sfusi e confezionati. Per i bambini caramelle in regalo! In via Giovanni Giolitti 36, dalle 10.00. Maggiori info. Mercato Centrale  Nel segno della tradizione è una passeggiata tra le bancarelle di Piazza Navona. Calze, palloncini e zucchero filato, la Befana che intrattiene i bambini e la storica giostra dei cavalli: sapori e colori della festa dell’Epifania impreziosiscono ulteriormente una visita ad una delle più belle piazze di Roma e del Mondo.   E nei sotterranei di Piazza Navona, Venerdì 5 e Sabato 6 Gennaio, ad attendere i bambini c’è la Leggenda della Befana, raccontata in una visita guidata presso lo Stadio di Domiziano. La visita guidata, pensata per i più piccoli e organizzata dall’Associazione Rome4U , durerà circa un’ora e mezza. Info, prezzi e prenotazioni: Rome4U A Testaccio, un mercatino particolare col Gazometro Market Bio e Vintage, con stand di produttori biologici di frutta e verdura, miele, biscotti, prodotti da forno e molto altro, anche per...

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L’Anno dell’India: uno spettacolo unico nella magnifica Torre di Chia di Pasolini

Domenica 24 Settembre è l’occasione giusta per una gita fuori porta nel viterbese alla volta della splendida Torre di Chia, emblema dell’antico borgo di cui si innamorò Pier Paolo Pasolini, che lo scelse come sua seconda dimora.       Dalle ore 17.00 , all’interno dell’antica torre fatta restaurare del grande registra e scrittore, avrà luogo l’evento L’Anno dell’India, dedicato alla cultura indiana, con letture tratte dal libro “L’Odore dell’India” diario del viaggio che Pasolini intraprese nel 1961, in compagnia di Alberto Moravia ed Elsa Morante nel subcontinente indiano, osservando “i gesti e le movenze della gente, seguendo i colori dei paesaggi e soprattutto l’odore della vita”. Alle letture, curate dall’attore Aldo Milea, seguirà lo spettacolo di Musica indiana e danza Kathak, una danza tipica del Nord dell’India, tra le più antiche al mondo: in “Pavitr Laya” (Sacro Ritmo) Shiva, il danzatore cosmico e Signore dello Yoga, danza al ritmo del Damru, compiendo il ciclo della vita-morte-vita, così come tramandato dalla tradizione dell’antica India, i cui suoni, colori e odori accompagneranno i presenti in un viaggio estetico per l’intera serata. I passi di danza ideati dalla coreografa Rossella Fanelli ed eseguiti dalle ballerine Valeria Vespaziani e Beatriz Ceccarini, verranno accompagnati dalla tabla (percussione indiana) di Nihar Mehta, artista indiano di fama internazionale, che trascinerà i presenti col ritmo tonante tipico della “Benares Gharana”, la cui intensità che da lenta si fa sempre più incessante darà vita ad un dialogo intenso tra percussionista e danzatrici. La serata si concluderà con l’aperitivo di prodotti biologici locali a cura di “Donne Contadine”. Si tratta di un evento è assolutamente unico, che apre al pubblico le porte della Torre di Chia, accessibile e visitabile solo per l’occasione e che per il suo riconosciuto interesse ha ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata dell’India Roma, della Regione Lazio, del Comune di Soriano nel Cimino e del Comune di Bomarzo. L’Anno dell’India, a cura di Ilaria Passeri, Domenica 24 Settembre ore 17.00, presso Torre di Chia Pier Paolo Pasolini, Strada Provinciale Ortana km 15 (in caso di maltempo l’evento verrà spostato a Palazzo Orsini di Bomarzo). Prenotazione Obbligatoria al numero 328/8264142 Maggiori info: https://goo.gl/9eS7W2  ...

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46° Infiorata di Poggio Moiano

  Questa è la stagione delle Infiorate, non solo a Roma! Come ogni anni, l’ultimo fine settimana di giugno, a Poggio Moiano (Rieti) si rinnova la tradizione di infiorare le strade per onorare il passaggio della processione del Sacro Cuore di Gesù. Un’antica manifestazione di religiosità popolare che da più di 40 anni è diventata arte, curata dalla mano sapiente dei Maestri Infioratori , autori dei capolavori floreali che adornano la via principale del paese sabino. Si inizia ad infiorare nella notte di venerdì per completare i quadri il sabato pomeriggio: più di 16 ore di lavoro per queste straordinarie opere di arte effimera, che adorneranno le strade sino al passaggio della processione, domenica sera.  L’infiorata di Poggio Moiano non è solo arte e religiosità: il sabato sera, momento di massimo splendore dei quadri floreali,  si potranno gustare le specialità gastronomiche locali nello stand della “Sagra dell’olio extravergine d’oliva Sabina” ed ascoltare la musica romanesca di Daniela Minniti o i mitici anni ’70 con Paolo Degli Angeli. La domenica pomeriggio è l’ideale per passeggiare alla scoperta delle bellezze del territorio all’intorno, ma anche per assaggiare le Pizze Fritte dolci e salate, vanto delle cuoche della Pro Loco di Poggio Moiano. La festa si conclude dopo la processione e con l’attesissimo concerto della Banda Musicale della Polizia di Stato, che quest’anno onorerà il palco di questo piccolo paese sabino. La 46sima edizione dell’Infiorata del Sacro Cuore di Gesù vi aspetta dal 23 al 25 giugno, a Poggio Moiano! Per maggiori informazioni: http://www.prolocopoggiomoiano.it/infiorata-2017 Programma completo: http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2017/06/infio17-11.jpg    ...

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Bandiere blu del Lazio

Le Migliori spiagge del lazio Non c’è riconoscimento più importante per una spiaggia che ottenere il titolo di “Bandiera Blu”. Come in altre regioni, anche il Lazio può vantare svariati litorali con un simile titolo. Ma mai come quest’anno può essere fiero del lavoro svolto dalle strutture e dai bagnanti stessi, poiché sono state riconosciute otto bandiere blu nel Lazio. Ma facciamo un passo indietro. Cos’è questo riconoscimento? E quali sono i requisiti che possiedono queste spiagge dichiarate bandiere blu del Lazio?Innanzitutto diciamo che un simile traguardo viene riconosciuto a livello nazionale e internazionale dopo che i vari litorali sono stati sottoposti a stretti controlli ed abbiano mostrato risposte a specifiche caratteristiche che una determinata spiaggia dovrebbe avere.Ogni anno un incaricato FEE si occupa di programmare e valutare un dato lido prima di poterlo candidare a simile titolo. Rappresenta quindi un traguardo importante per le otto bandiere blu del Lazio l’essere state riconosciute tali in virtù di parametri di natura ambientale, dove il rispetto dell’ecosistema viene non solo favorito ma trasmesso ai bagnanti che occupano il lido. Parametri di natura qualitativa delle acque, come per esempio la gestione di scarichi o acque reflue. Parametri di natura spaziale, secondo i quali il nome ed i confini della spiaggia seguono le norme nazionali. Bandiere blu del Lazio: gli otto vincitori Acque pulitissime e spiagge attrezzate, ecco come si presentano le 8 vincitrici del titolo di bandiera blu nel Lazio. Visitate dai romani, dai turisti italiani e stranieri, sono delle vere e proprie perle nel Tirreno. Località come Sabaudia, Sperlonga, Ventotene sono ormai da parecchi anni mete premiate da questo riconoscimento.Immersa nel Parco Nazionale del Circeo e caratterizzata dalle sue dune sabbiose, Sabaudia è circondata da una foresta, dal promontorio del Circeo e da ben quattro laghi costieri: il Lago di Caprolace, il Lago di Paola , il Lago dei Monaci e il Lago di Fogliano. Sperlonga, con le sue grotte naturali che si estendono lungo tutto il litorale, merita davvero la denominazione di bandiera blu del Lazio. Ventotene, l’isola dell’arcipelago delle Pontine, forma, insieme all’isola di Santo Stefano, una riserva naturale protetta. Immersa nel Mar Tirreno, questa spiaggia è il luogo ideale per chi ama attività subacquee. Ed ancora abbiamo San Felice Circeo, Latina, Gaeta ed Anzio in provincia di Roma.Ma la nuova entrata di quest’anno è Terracina che ottiene il titolo di bandiera blu del Lazio per la prima...

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Necropoli Etrusche Lazio

Etruschi e Necropoli Popolo antico che si espanse ed ebbe potere dalla bassa Toscana sino al Lazio prima ancora che la cultura romana prendesse il sopravvento, gli Etruschi rappresentano ancora oggi una delle pagine più affascinanti, misteriose e complesse della storia del nostro paese. I documenti che ci parlano di loro li descrivono come un popolo fiero e combattente che giunse ad altissimi livelli nelle arti e nella struttura sociale. Ma ciò che più li ha resi importanti ai nostri occhi è la cultura minuziosa che possedevano per i loro defunti attraverso la costruzione delle antiche città dei morti: le necropoli. Necropoli etrusche Lazio: quante e quali? Le necropoli etrusche nel Lazio si presentano a chi le osserva come delle vere e proprie riproduzioni di case etrusche, atte a mostrare in modo fedele i frammenti della vita quotidiana di una persona, anche dopo la sua scomparsa. Alcune di queste necropoli etrusche nel Lazio sono di grandissima importanza, e per l‘architettura che possiedono, e per la particolarità degli oggetti preziosi rinvenuti al loro interno, molti dei quali presenti nei musei di tutto il mondo. Le tombe che troviamo all’interno di queste necropoli etrusche Lazio sono divisibili in tre tipologie: tipo Abitazione che può essere trovata a Cerveteri, scavate nel terreno come quelle di Tarquinia, e rupestri scavate nel tufo come a Norchia. Patrimonio nazionale dell’Unesco, Cerveteri è da considerarsi senza alcun dubbio la prima fra le necropoli etrusche Lazio. Con una superficie di circa dieci chilometri, questa necropoli comprende quattrocento punti di sepoltura databili a dall’VIII al II secolo a.C. Abbiamo poi la necropoli di Tarquinia, dove sono presenti circa duecento sepolcri. Ciò che la rende particolare fra le altre necropoli etrusche Lazio è la presenza assidua di decorazioni pittoriche rappresentanti la vita quotidiana del defunto. Del tutto differenti si presentano infine le tombe di Norchia. La particolarità di Norchia fra le altre necropoli etrusche Lazio risiede nella presenza intorno a quanti le visitano voi di un paesaggio selvaggio ed incontaminato che ha ben poco della necropoli classica. E’ questo un prezioso esempio di tombe etrusche rupestri , di cui la necropoli di Norchia si fregia e data in due differenti periodi storici : l’Arcaico , vale a dire databili tra il VI e V secolo a.C. ed ellenizzante, vale a dire databile fra il IV ed il II secolo a.C. Degna di nota è infine le necropoli di Vulci, dove la dominazione di Roma ha potuto fondere le culture degli etruschi e dei romani, portando a noi un parco archeologico che unisce mille anni di storia. Necropoli Etrusche...

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Il castello di Fumone | Frosinone

 Il Castello di Fumone La fortezza-prigione Luci soffuse, rosse pareti, il silenzio che ti accoglie ed i quadri che ti osservano con i loro toni cupi, sono i segni distintivi che caratterizzano il Castello di Fumone. Le sue cinta murarie esterne e l’attrezzatura militare atta alla difesa della fortezza facevano di questo edificio un’importante luogo di prigionia di uomini politici e punto d’osservazione dei traffici lungo la via Latina che collegava Napoli a Roma. Prima sotto la tutela dello stato Pontificio, in seguito acquistato dalla famiglia dei marchesi Longhi de Paolis, il Castello di Fumone, è rimasto integro nel tempo, permettendoci ad oggi di visitarne l’interno a partire dalle sale del Piano Nobile. Da questo punto è possibile proseguire verso il Santuario di Papa Celestino V, costruito nella prigione che ospitò il papa del grande rifiuto prima della sua morte e del suo primo miracolo. All’interno del Castello di Fumone sono inoltre presenti la sala degli Antenati, dei Cesari e degli stemmi, luogo che per secoli ha avuto funzione di sala da pranzo, con grandi volte a botte, stemmi della famiglia nobile e dei suoi parenti ed un grande lavabo per scuoiare e lavare gli animali destinati alla cucina. Attraverso un passaggio di ronda, infine, è possibile visitare i tremilacinquecento metri di perimetro de i Giardini pensili all’italiana. Posto ad 880 metri di altezza, i suoi alberi secolari fanno di questo luogo il giardino pensile più alto d’Europa. Il borgo tutt’intorno al Castello di Fumone si snoda poi attraverso un labirinto di vicoli medioevali pavimentati in pietra e cotto. Qui potrete ammirare costruzioni di torri, case fortezze, antichi magazzini, ed ancora stalle, cantine, frantoi per la sopravvivenza della una guardia armata. Il pozzo del dolore Legato alla pratica dello Jus primae noctis, il pozzo delle vergini è forse il punto del castello che più colpisce il visitatore per le sensazioni che ancora oggi riesce a trasmettere. Diffusa nel periodo medievale, la pratica dello Jus primae noctis consentiva che le donne appena spostate giacessero con il signore del castello durante la loro prima notte di nozze. A tale momento esse dovevano giungere vergini, pena la morte o la tortura. Nel Castello Longhi de Paolis, coloro che venivano trovate impure venivano gettate nel pozzo delle vergini. Alto e stretto, le grida di quante vi venivano lasciate cadere, riecheggiavano nell’orecchio dei presenti, sino a quando esse non si spegnevano, dopo una lunga agonia. Il Castello è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.00 e nel pomeriggio dalle 15.00 alle...

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La Montagna Spaccata di Gaeta

La Montagna Spaccata A Gaeta questo luogo racchiude leggende singolari e un panorama suggestivo Fra cielo e mare si trova un luogo formato da 3 fenditure all’interno della medesima roccia. Incorniciata da boschi, laghetti e cascate, non poteva non essere, questo complesso di pietra e suggestività, punto di nascita di molteplici storie. Le leggende della Montagna Spaccata, nei dintorni di Gaeta, sono infatti cresciute nel tempo, tutte con i loro segni lasciati ai posteri, tutte meritevoli di esser conosciute. La prima leggenda della Montagna Spaccata, è legata ad una storia antica e drammatica: quella dell’amore fra Etele e Giordano. Lui, semplice boscaiolo, lei creatura affascinante e figlia della maga del bosco; sulla loro unione gravava una terribile maledizione: il giorno in cui la madre di Etele fosse morta anche sua figlia sarebbe sparita. Per quanto i due giovani avessero deciso di affrontare quella terribile sorte insieme, quando giunse il tragico giorno, non poterono opporsi. Un forte boato scosse la terra, la montagna si spaccò, portando via con se Etele che scomparve fra le rocce per risalire in cielo. Eppure il loro amore, sentimento così grande, riuscì a trasformarsi in acqua affinchè potesse vivere per sempre e per sempre mostrarsi a chiunque avesse visitato quei luoghi. Così ancora oggi, lungo il percorso che ci accompagna a visitare il teatro di questo luogo, la prima fra le leggende della Montagna Spaccata, ci accompagna. Ed in questa cornice così singolare, in questo saliscendi rocciosi, fra gradini e strette vie, che nascono anche le leggende della Mano del Turco e del letto di San Filippo Neri. Attraverso una scalinata di 300 gradini, scendendo a ridosso del mare per godere dei giochi di luce che il sole mostra sullo specchio d’acqua con splendidi riflessi verdi e turchesi, raggiungiamo quindi un altro dei palcoscenici legati a le leggende della Montagna Spaccata: quella della Mano del Turco. La storia narra che, un tempo in questi luoghi si nascondessero pirati saraceni pronti ad attaccare le navi nemiche e che uno di essi, mentre avanzava all’interno della montagna, toccò la roccia. Essa, dinanzi al marinaio miscredente, divenne morbida e si deformò sotto il suo palmo, mostrando ancora oggi la sua impronta a quanti ridiscendano in questo percorso. Una scritta in latino, posta al fianco della mano, cita : “Un incredulo si rifiutò di credere ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita.” La storia di San Filippo Neri è legata, invece, ad un giaciglio composto da pietre, con un incavo scavato nella stessa roccia. Si narra che il Santo abbia vissuto rifugiandosi in questi luoghi, in prossimità del Santuario della Santissima Trinità, (clicca...

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La città perduta di Antuni

La città perduta di Antuni Un borgo abbandonato da dove godere di uno dei panorami tra i più belli del Lazio Il Lazio è una regione disseminata di città fantasma, facilmente raggiungibili da Roma e la maggior parte si trova nella provincia di Viterbo. La città perduta di Antuni è un antico borgo, in prossimità di Castel di Tora, nel reatino, situato su un colle completamente circondato dal lago del Turano e collegato alla terra ferma solo da un sottile istmo. Il lago artificiale nasce verso la fine degli anni ’30 mentre la storia del borgo si interrompe improvvisamente durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, quando per errore viene bombardato il borgo invece del ponte del Turano. La fondazione di Antuni sembra risalire ai primi decenni dell’XI secolo, forse per volontà dei Guidoneschi che donarono, nel 1092, il Castrum Antoni all’ Abbazia di Farfa, all’epoca molto importante. Fino al basso medioevo le vicende legate alle sorti di Antuni non sono note. In seguito la città perduta di Antuni andò prosperando per secoli, passando attraverso vari proprietari: la famiglia Brancaleoni nel 1583, il duca Filippo Lante della Rovere nel 1676 finché, nel 1832, il borgo raggiunse il prestigioso riconoscimento di principato, voluto da Papa Gregorio XVI in favore del principe Urbano Del Drago, signore di Antuni. Successivamente all’erroneo bombardamento, dal 1950 in poi il paese è stato abbandonato ed ha conosciuto decenni di degrado fino a quando negli anni ‘90, grazie ad una sapiente opera di restauro ed ai bellissimi scorci sul lago del Turano, ha riscoperto il suo antico splendore ed è tornato interamente visitabile. Oltre ai numerosi ruderi delle case, tra gli edifici recuperati più importanti da vedere nella parte centrale di Antuni c’è sicuramente il Palazzo del Drago con le sue mura, l’antica mulattiera che conduceva al centro del borgo e la torretta. Il Palazzo del Drago, a cui si accede passando sotto un archetto, era composto da un gran numero di sale, molte delle quali affrescate, da scalinate di pietra e da ben 365 finestre. Tutta la struttura è visitabile solo esternamente e, nella facciata, è rimasto nell’aspetto originale solo il portale d’ingresso. Lì vicino, sul colle, sorge l’antico Eremo di San Salvatore su una parete a picco sul lago.  Il borgo di Antuni è visitabile mediante l’Associazione “Camminando Con”  Se vorrete fare una sosta per pranzo, non avrete difficoltà a scegliere tra i vari ristoranti quali Agriturismo “La Posta”, La città perduta di Antuni, Trattoria U’Chiecchie , Bar Trattoria Dea, L’Angoletto, Ristoro Bar Castellani, Ristorante “Il Tasso” e il Forno Orsini; Dopo che avrete visitato la città perduta di Antuni potrete recarvi nel vicino borgo di Castel di Tora, villaggio dall’aspetto medievale arrampicato su un’altura e dominato da un antico castello, oppure fare un giro per le rive suggestive del...

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Il Castello dell’Abbadia | Vulci

Una visita alla città etrusca di Vulci e al Castello dell’Abbadia Vulci è un’antica città etrusca che oggi fa parte del territorio di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Abbastanza lontana dal mare, si trova su di una piattaforma calcarea lungo la riva destra del fiume Fiora, nella Maremma Laziale e fu una delle più grandi città-stato dell’Etruria, con un forte sviluppo marinaro e commerciale con Grecia e Oriente. Sulla sponda opposta del pianoro di Vulci si erge, isolato, il maestoso Castello dell’Abbadia, oggi sede di un importante Museo Nazionale Archeologico (per info cliccare qui) nel quale sono esposti reperti provenienti dagli scavi archeologici di Vulci. Il Castello dell’Abbadia ha origini molto antiche: alto circa 30 metri fu eretto a riparo di un suggestivo ponte (ponte dell’arcobaleno) nel III sec. a.C., costruito dai romani su fondamenta preesistenti etrusche. In origine era un’abbazia benedettina dedicata a san Mamiliano, santo a cui era dedicata una chiesa fatta costruire nell’ 809 da due nobili longobardi, Faulo e Autari e poi donata all’ abbazia di Farfa. Secondo la leggenda, Vulci e l’abbazia furono distrutte ad opera dei saraceni nel 964 d.C. anche se numerosi documenti medievali continuano a citare l’abbazia tra le proprietà della Chiesa. La posizione strategica tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana  resero l’edificio molto appetibile, infatti numerose famiglie e casati potenti se lo contesero aspramente: nel XIII secolo il castello, importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini, fu probabilmente di proprietà dei templari, gli Aldobrandeschi prima e i Farnese poi inserirono il castello tra le loro proprietà, nel periodo napoleonico il castello fu assegnato a Luciano Bonaparte, fratello dell’imperatore, come principe di Canino. In seguito passò ai Torlonia ma, nel corso dell’Ottocento, vista anche la sua posizione, fu adibito a dogana pontificia. Dopo anni di incuria il complesso fu incamerato dallo Stato italiano e diventò la sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci. Il Castello di Vulci, il cui aspetto attuale risale al XII sec., ha una forma trapezoidale e domina la riva sinistra del Fiora mentre ad est, dove è protetto da un fossato, si affaccia sulla pianura circostante con un muro di cinta munito di quattro torri semiellittiche. Sempre al XII secolo si può far risalire anche l’aspetto architettonico delle mura e la costruzione del maschio, il nucleo più antico del castello. Nel 1513 fu concessa in investitura perpetua al cardinale Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, che pare amasse soggiornarvi ed è a lui che, probabilmente, si deve la costruzione del corpo attualmente destinato a struttura museale. Il famoso scrittore e poeta inglese David Herbert Lawrence  (“L’amante di Lady Chatterley”) ci dà una suggestiva descrizione del castello, in occasione di una visita fatta alla fine del 1800: “A ridosso del ponte, da questa parte, è la nera costruzione del castello...

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