Fuoriporta: nel weekend a Cerveteri c’è la festa di Sant’Antonio Abate

  Anche quest’anno a Cerveteri la tradizione regala la celebre Festa di Sant’Antonio Abate. Per l’occasione, la Pro Loco di Cerveteri, in collaborazione l’Associazione Massari Ceretani, il Rione La Boccetta, la Confraternita e la Parrocchia Santa Maria Maggiore e con il patrocinio del Comune di Cerveteri, ha organizzato per tutto il week end una serie di iniziative dedicate a tutta la famiglia. Sabato 20 gennaio alle ore 14.00 ritrovo presso la cuppoletta di Sant’Antonio, per la benedizione del fuoco. Seguirà la processione solenne con la Statua del Santo, accompagnata dal Gruppo Bandistico Caerite, che inaugurerà così il ciclo degli appuntamenti per il 2018. Si proseguirà con la tradizionale benedizione degli Animali e del pane. La festa di Sant’Antonio decreta anche l’inizio del Carnevale. Dalle 15.30, sfilata dei carri carnevalizi e in Piazza Santa Maria una grande festa con maschere, coriandoli, colori, intrattenimento e la distribuzione di panini, vino, e dei dolci tipici del Carnevale. “La Festa di Sant’Antonio Abate è un appuntamento importante per la nostra Città – ha detto il Sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci – che risponde sempre con una partecipazione grandissima, e che vede nel nostro Centro Storico tante famiglie e soprattutto tanti bambini. Invito la Cittadinanza di Cerveteri a partecipare alle iniziative in compagnia dei propri animali domestici e ringrazio gli organizzatori per l’impegno sempre dimostrato in questa occasione”. Anche a Borgo San Martino, l’Associazione Culturale del Borgo organizza un momento celebrativo del Santo. Domenica 21 febbraio, al termine della Santa Messa delle ore 10.00 si celebrerà la tradizionale Benedizione degli Animali. La festa tradizionale di Sant’Antonio Abate a Cerveteri ha una tradizione antichissima, la prima edizione sembra risalire al lontano 1712. Per maggiori informazioni su questa usanza così sentita potete consultare il sito del Comune di Cerveteri: Festa di...

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Befana a Roma, tutti gli eventi

La Befana a Roma: l’atmosfera magica dell’Epifania negli eventi in programma nella Capitale e in provincia. Scoprili tutti!   Arriva la festa che “tutte le feste porta via”, con le sue sfilate, i suoi dolciumi e le sue bancarelle che andranno a colorare la città. Abbiamo preparato per voi una rassegna di eventi e luoghi in cui trascorrere questo Sabato di festa. In via della Conciliazione, a partire dalle 10.00, si terrà la tradizionale sfilata di Viva la Befana, un corteo unico nel suo genere che ogni anno suscita grande curiosità e interesse nelle migliaia di spettatori presenti, grazie alla sua sapiente armonizzazione di simbologie e contenuti culturali e sociali. Una tradizione che si tramanda attraverso scenografie e costumi ideati dai Comuni sempre diversi che ogni anno sono protagonisti della sfilata, a rappresentare l’universalità dell’Epifania, una festa celebrata secondo la tradizione cristiana che non trascura gli aspetti folcloristici legati alla “vecchia Befana”. Accompagnati ufficialmente dai loro Sindaci, i Re Magi offriranno a tutte le famiglie di Roma e del mondo frammenti di storia, cultura, tradizioni, prodotti e risorse dei Monti Prenestini: un modo nuovo per riempire di contenuti l’antica tradizione del dono che sarà rinnovata anche attraverso quelli simbolici appositamente realizzati per Papa Francesco. Prima del corteo, nella stessa mattinata avrà luogo la tradizionale passeggiata in bicicletta  al seguito delle Befane, che per l’occasione viaggeranno su tre lussuose auto storiche Excalibur. Programma e info: Viva La Befana, tel. 3398604491 ; vivalabefana.com. Assicurazione e ristoro verranno offerti dagli organizzatori; percorsi adatti anche a nonni e bambini. Befana golosa con Viva la Befana al Mercato Centrale, lo spazio dedicato alla gastronomia della Stazione Termini: Venerdì 5 e Sabato 6 Gennaio un temporary store dedicato all’Epifania proporrà a grandi e bambini calze e dolciumi di ogni genere, sfusi e confezionati. Per i bambini caramelle in regalo! In via Giovanni Giolitti 36, dalle 10.00. Maggiori info. Mercato Centrale  Nel segno della tradizione è una passeggiata tra le bancarelle di Piazza Navona. Calze, palloncini e zucchero filato, la Befana che intrattiene i bambini e la storica giostra dei cavalli: sapori e colori della festa dell’Epifania impreziosiscono ulteriormente una visita ad una delle più belle piazze di Roma e del Mondo.   E nei sotterranei di Piazza Navona, Venerdì 5 e Sabato 6 Gennaio, ad attendere i bambini c’è la Leggenda della Befana, raccontata in una visita guidata presso lo Stadio di Domiziano. La visita guidata, pensata per i più piccoli e organizzata dall’Associazione Rome4U , durerà circa un’ora e mezza. Info, prezzi e prenotazioni: Rome4U A Testaccio, un mercatino particolare col Gazometro Market Bio e Vintage, con stand di produttori biologici di frutta e verdura, miele, biscotti, prodotti da forno e molto altro, anche per...

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L’Anno dell’India: uno spettacolo unico nella magnifica Torre di Chia di Pasolini

Domenica 24 Settembre è l’occasione giusta per una gita fuori porta nel viterbese alla volta della splendida Torre di Chia, emblema dell’antico borgo di cui si innamorò Pier Paolo Pasolini, che lo scelse come sua seconda dimora.       Dalle ore 17.00 , all’interno dell’antica torre fatta restaurare del grande registra e scrittore, avrà luogo l’evento L’Anno dell’India, dedicato alla cultura indiana, con letture tratte dal libro “L’Odore dell’India” diario del viaggio che Pasolini intraprese nel 1961, in compagnia di Alberto Moravia ed Elsa Morante nel subcontinente indiano, osservando “i gesti e le movenze della gente, seguendo i colori dei paesaggi e soprattutto l’odore della vita”. Alle letture, curate dall’attore Aldo Milea, seguirà lo spettacolo di Musica indiana e danza Kathak, una danza tipica del Nord dell’India, tra le più antiche al mondo: in “Pavitr Laya” (Sacro Ritmo) Shiva, il danzatore cosmico e Signore dello Yoga, danza al ritmo del Damru, compiendo il ciclo della vita-morte-vita, così come tramandato dalla tradizione dell’antica India, i cui suoni, colori e odori accompagneranno i presenti in un viaggio estetico per l’intera serata. I passi di danza ideati dalla coreografa Rossella Fanelli ed eseguiti dalle ballerine Valeria Vespaziani e Beatriz Ceccarini, verranno accompagnati dalla tabla (percussione indiana) di Nihar Mehta, artista indiano di fama internazionale, che trascinerà i presenti col ritmo tonante tipico della “Benares Gharana”, la cui intensità che da lenta si fa sempre più incessante darà vita ad un dialogo intenso tra percussionista e danzatrici. La serata si concluderà con l’aperitivo di prodotti biologici locali a cura di “Donne Contadine”. Si tratta di un evento è assolutamente unico, che apre al pubblico le porte della Torre di Chia, accessibile e visitabile solo per l’occasione e che per il suo riconosciuto interesse ha ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata dell’India Roma, della Regione Lazio, del Comune di Soriano nel Cimino e del Comune di Bomarzo. L’Anno dell’India, a cura di Ilaria Passeri, Domenica 24 Settembre ore 17.00, presso Torre di Chia Pier Paolo Pasolini, Strada Provinciale Ortana km 15 (in caso di maltempo l’evento verrà spostato a Palazzo Orsini di Bomarzo). Prenotazione Obbligatoria al numero 328/8264142 Maggiori info: https://goo.gl/9eS7W2  ...

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46° Infiorata di Poggio Moiano

  Questa è la stagione delle Infiorate, non solo a Roma! Come ogni anni, l’ultimo fine settimana di giugno, a Poggio Moiano (Rieti) si rinnova la tradizione di infiorare le strade per onorare il passaggio della processione del Sacro Cuore di Gesù. Un’antica manifestazione di religiosità popolare che da più di 40 anni è diventata arte, curata dalla mano sapiente dei Maestri Infioratori , autori dei capolavori floreali che adornano la via principale del paese sabino. Si inizia ad infiorare nella notte di venerdì per completare i quadri il sabato pomeriggio: più di 16 ore di lavoro per queste straordinarie opere di arte effimera, che adorneranno le strade sino al passaggio della processione, domenica sera.  L’infiorata di Poggio Moiano non è solo arte e religiosità: il sabato sera, momento di massimo splendore dei quadri floreali,  si potranno gustare le specialità gastronomiche locali nello stand della “Sagra dell’olio extravergine d’oliva Sabina” ed ascoltare la musica romanesca di Daniela Minniti o i mitici anni ’70 con Paolo Degli Angeli. La domenica pomeriggio è l’ideale per passeggiare alla scoperta delle bellezze del territorio all’intorno, ma anche per assaggiare le Pizze Fritte dolci e salate, vanto delle cuoche della Pro Loco di Poggio Moiano. La festa si conclude dopo la processione e con l’attesissimo concerto della Banda Musicale della Polizia di Stato, che quest’anno onorerà il palco di questo piccolo paese sabino. La 46sima edizione dell’Infiorata del Sacro Cuore di Gesù vi aspetta dal 23 al 25 giugno, a Poggio Moiano! Per maggiori informazioni: http://www.prolocopoggiomoiano.it/infiorata-2017 Programma completo: http://www.prolocoroma.it/wp-content/uploads/2017/06/infio17-11.jpg    ...

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Bandiere blu del Lazio

Le Migliori spiagge del lazio Non c’è riconoscimento più importante per una spiaggia che ottenere il titolo di “Bandiera Blu”. Come in altre regioni, anche il Lazio può vantare svariati litorali con un simile titolo. Ma mai come quest’anno può essere fiero del lavoro svolto dalle strutture e dai bagnanti stessi, poiché sono state riconosciute otto bandiere blu nel Lazio. Ma facciamo un passo indietro. Cos’è questo riconoscimento? E quali sono i requisiti che possiedono queste spiagge dichiarate bandiere blu del Lazio?Innanzitutto diciamo che un simile traguardo viene riconosciuto a livello nazionale e internazionale dopo che i vari litorali sono stati sottoposti a stretti controlli ed abbiano mostrato risposte a specifiche caratteristiche che una determinata spiaggia dovrebbe avere.Ogni anno un incaricato FEE si occupa di programmare e valutare un dato lido prima di poterlo candidare a simile titolo. Rappresenta quindi un traguardo importante per le otto bandiere blu del Lazio l’essere state riconosciute tali in virtù di parametri di natura ambientale, dove il rispetto dell’ecosistema viene non solo favorito ma trasmesso ai bagnanti che occupano il lido. Parametri di natura qualitativa delle acque, come per esempio la gestione di scarichi o acque reflue. Parametri di natura spaziale, secondo i quali il nome ed i confini della spiaggia seguono le norme nazionali. Bandiere blu del Lazio: gli otto vincitori Acque pulitissime e spiagge attrezzate, ecco come si presentano le 8 vincitrici del titolo di bandiera blu nel Lazio. Visitate dai romani, dai turisti italiani e stranieri, sono delle vere e proprie perle nel Tirreno. Località come Sabaudia, Sperlonga, Ventotene sono ormai da parecchi anni mete premiate da questo riconoscimento.Immersa nel Parco Nazionale del Circeo e caratterizzata dalle sue dune sabbiose, Sabaudia è circondata da una foresta, dal promontorio del Circeo e da ben quattro laghi costieri: il Lago di Caprolace, il Lago di Paola , il Lago dei Monaci e il Lago di Fogliano. Sperlonga, con le sue grotte naturali che si estendono lungo tutto il litorale, merita davvero la denominazione di bandiera blu del Lazio. Ventotene, l’isola dell’arcipelago delle Pontine, forma, insieme all’isola di Santo Stefano, una riserva naturale protetta. Immersa nel Mar Tirreno, questa spiaggia è il luogo ideale per chi ama attività subacquee. Ed ancora abbiamo San Felice Circeo, Latina, Gaeta ed Anzio in provincia di Roma.Ma la nuova entrata di quest’anno è Terracina che ottiene il titolo di bandiera blu del Lazio per la prima...

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Necropoli Etrusche Lazio

Etruschi e Necropoli Popolo antico che si espanse ed ebbe potere dalla bassa Toscana sino al Lazio prima ancora che la cultura romana prendesse il sopravvento, gli Etruschi rappresentano ancora oggi una delle pagine più affascinanti, misteriose e complesse della storia del nostro paese. I documenti che ci parlano di loro li descrivono come un popolo fiero e combattente che giunse ad altissimi livelli nelle arti e nella struttura sociale. Ma ciò che più li ha resi importanti ai nostri occhi è la cultura minuziosa che possedevano per i loro defunti attraverso la costruzione delle antiche città dei morti: le necropoli. Necropoli etrusche Lazio: quante e quali? Le necropoli etrusche nel Lazio si presentano a chi le osserva come delle vere e proprie riproduzioni di case etrusche, atte a mostrare in modo fedele i frammenti della vita quotidiana di una persona, anche dopo la sua scomparsa. Alcune di queste necropoli etrusche nel Lazio sono di grandissima importanza, e per l‘architettura che possiedono, e per la particolarità degli oggetti preziosi rinvenuti al loro interno, molti dei quali presenti nei musei di tutto il mondo. Le tombe che troviamo all’interno di queste necropoli etrusche Lazio sono divisibili in tre tipologie: tipo Abitazione che può essere trovata a Cerveteri, scavate nel terreno come quelle di Tarquinia, e rupestri scavate nel tufo come a Norchia. Patrimonio nazionale dell’Unesco, Cerveteri è da considerarsi senza alcun dubbio la prima fra le necropoli etrusche Lazio. Con una superficie di circa dieci chilometri, questa necropoli comprende quattrocento punti di sepoltura databili a dall’VIII al II secolo a.C. Abbiamo poi la necropoli di Tarquinia, dove sono presenti circa duecento sepolcri. Ciò che la rende particolare fra le altre necropoli etrusche Lazio è la presenza assidua di decorazioni pittoriche rappresentanti la vita quotidiana del defunto. Del tutto differenti si presentano infine le tombe di Norchia. La particolarità di Norchia fra le altre necropoli etrusche Lazio risiede nella presenza intorno a quanti le visitano voi di un paesaggio selvaggio ed incontaminato che ha ben poco della necropoli classica. E’ questo un prezioso esempio di tombe etrusche rupestri , di cui la necropoli di Norchia si fregia e data in due differenti periodi storici : l’Arcaico , vale a dire databili tra il VI e V secolo a.C. ed ellenizzante, vale a dire databile fra il IV ed il II secolo a.C. Degna di nota è infine le necropoli di Vulci, dove la dominazione di Roma ha potuto fondere le culture degli etruschi e dei romani, portando a noi un parco archeologico che unisce mille anni di storia. Necropoli Etrusche...

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Il castello di Fumone | Frosinone

 Il Castello di Fumone La fortezza-prigione Luci soffuse, rosse pareti, il silenzio che ti accoglie ed i quadri che ti osservano con i loro toni cupi, sono i segni distintivi che caratterizzano il Castello di Fumone. Le sue cinta murarie esterne e l’attrezzatura militare atta alla difesa della fortezza facevano di questo edificio un’importante luogo di prigionia di uomini politici e punto d’osservazione dei traffici lungo la via Latina che collegava Napoli a Roma. Prima sotto la tutela dello stato Pontificio, in seguito acquistato dalla famiglia dei marchesi Longhi de Paolis, il Castello di Fumone, è rimasto integro nel tempo, permettendoci ad oggi di visitarne l’interno a partire dalle sale del Piano Nobile. Da questo punto è possibile proseguire verso il Santuario di Papa Celestino V, costruito nella prigione che ospitò il papa del grande rifiuto prima della sua morte e del suo primo miracolo. All’interno del Castello di Fumone sono inoltre presenti la sala degli Antenati, dei Cesari e degli stemmi, luogo che per secoli ha avuto funzione di sala da pranzo, con grandi volte a botte, stemmi della famiglia nobile e dei suoi parenti ed un grande lavabo per scuoiare e lavare gli animali destinati alla cucina. Attraverso un passaggio di ronda, infine, è possibile visitare i tremilacinquecento metri di perimetro de i Giardini pensili all’italiana. Posto ad 880 metri di altezza, i suoi alberi secolari fanno di questo luogo il giardino pensile più alto d’Europa. Il borgo tutt’intorno al Castello di Fumone si snoda poi attraverso un labirinto di vicoli medioevali pavimentati in pietra e cotto. Qui potrete ammirare costruzioni di torri, case fortezze, antichi magazzini, ed ancora stalle, cantine, frantoi per la sopravvivenza della una guardia armata. Il pozzo del dolore Legato alla pratica dello Jus primae noctis, il pozzo delle vergini è forse il punto del castello che più colpisce il visitatore per le sensazioni che ancora oggi riesce a trasmettere. Diffusa nel periodo medievale, la pratica dello Jus primae noctis consentiva che le donne appena spostate giacessero con il signore del castello durante la loro prima notte di nozze. A tale momento esse dovevano giungere vergini, pena la morte o la tortura. Nel Castello Longhi de Paolis, coloro che venivano trovate impure venivano gettate nel pozzo delle vergini. Alto e stretto, le grida di quante vi venivano lasciate cadere, riecheggiavano nell’orecchio dei presenti, sino a quando esse non si spegnevano, dopo una lunga agonia. Il Castello è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.00 e nel pomeriggio dalle 15.00 alle...

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La Montagna Spaccata di Gaeta

La Montagna Spaccata A Gaeta questo luogo racchiude leggende singolari e un panorama suggestivo Fra cielo e mare si trova un luogo formato da 3 fenditure all’interno della medesima roccia. Incorniciata da boschi, laghetti e cascate, non poteva non essere, questo complesso di pietra e suggestività, punto di nascita di molteplici storie. Le leggende della Montagna Spaccata, nei dintorni di Gaeta, sono infatti cresciute nel tempo, tutte con i loro segni lasciati ai posteri, tutte meritevoli di esser conosciute. La prima leggenda della Montagna Spaccata, è legata ad una storia antica e drammatica: quella dell’amore fra Etele e Giordano. Lui, semplice boscaiolo, lei creatura affascinante e figlia della maga del bosco; sulla loro unione gravava una terribile maledizione: il giorno in cui la madre di Etele fosse morta anche sua figlia sarebbe sparita. Per quanto i due giovani avessero deciso di affrontare quella terribile sorte insieme, quando giunse il tragico giorno, non poterono opporsi. Un forte boato scosse la terra, la montagna si spaccò, portando via con se Etele che scomparve fra le rocce per risalire in cielo. Eppure il loro amore, sentimento così grande, riuscì a trasformarsi in acqua affinchè potesse vivere per sempre e per sempre mostrarsi a chiunque avesse visitato quei luoghi. Così ancora oggi, lungo il percorso che ci accompagna a visitare il teatro di questo luogo, la prima fra le leggende della Montagna Spaccata, ci accompagna. Ed in questa cornice così singolare, in questo saliscendi rocciosi, fra gradini e strette vie, che nascono anche le leggende della Mano del Turco e del letto di San Filippo Neri. Attraverso una scalinata di 300 gradini, scendendo a ridosso del mare per godere dei giochi di luce che il sole mostra sullo specchio d’acqua con splendidi riflessi verdi e turchesi, raggiungiamo quindi un altro dei palcoscenici legati a le leggende della Montagna Spaccata: quella della Mano del Turco. La storia narra che, un tempo in questi luoghi si nascondessero pirati saraceni pronti ad attaccare le navi nemiche e che uno di essi, mentre avanzava all’interno della montagna, toccò la roccia. Essa, dinanzi al marinaio miscredente, divenne morbida e si deformò sotto il suo palmo, mostrando ancora oggi la sua impronta a quanti ridiscendano in questo percorso. Una scritta in latino, posta al fianco della mano, cita : “Un incredulo si rifiutò di credere ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita.” La storia di San Filippo Neri è legata, invece, ad un giaciglio composto da pietre, con un incavo scavato nella stessa roccia. Si narra che il Santo abbia vissuto rifugiandosi in questi luoghi, in prossimità del Santuario della Santissima Trinità, (clicca...

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La città perduta di Antuni

La città perduta di Antuni Un borgo abbandonato da dove godere di uno dei panorami tra i più belli del Lazio Il Lazio è una regione disseminata di città fantasma, facilmente raggiungibili da Roma e la maggior parte si trova nella provincia di Viterbo. La città perduta di Antuni è un antico borgo, in prossimità di Castel di Tora, nel reatino, situato su un colle completamente circondato dal lago del Turano e collegato alla terra ferma solo da un sottile istmo. Il lago artificiale nasce verso la fine degli anni ’30 mentre la storia del borgo si interrompe improvvisamente durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, quando per errore viene bombardato il borgo invece del ponte del Turano. La fondazione di Antuni sembra risalire ai primi decenni dell’XI secolo, forse per volontà dei Guidoneschi che donarono, nel 1092, il Castrum Antoni all’ Abbazia di Farfa, all’epoca molto importante. Fino al basso medioevo le vicende legate alle sorti di Antuni non sono note. In seguito la città perduta di Antuni andò prosperando per secoli, passando attraverso vari proprietari: la famiglia Brancaleoni nel 1583, il duca Filippo Lante della Rovere nel 1676 finché, nel 1832, il borgo raggiunse il prestigioso riconoscimento di principato, voluto da Papa Gregorio XVI in favore del principe Urbano Del Drago, signore di Antuni. Successivamente all’erroneo bombardamento, dal 1950 in poi il paese è stato abbandonato ed ha conosciuto decenni di degrado fino a quando negli anni ‘90, grazie ad una sapiente opera di restauro ed ai bellissimi scorci sul lago del Turano, ha riscoperto il suo antico splendore ed è tornato interamente visitabile. Oltre ai numerosi ruderi delle case, tra gli edifici recuperati più importanti da vedere nella parte centrale di Antuni c’è sicuramente il Palazzo del Drago con le sue mura, l’antica mulattiera che conduceva al centro del borgo e la torretta. Il Palazzo del Drago, a cui si accede passando sotto un archetto, era composto da un gran numero di sale, molte delle quali affrescate, da scalinate di pietra e da ben 365 finestre. Tutta la struttura è visitabile solo esternamente e, nella facciata, è rimasto nell’aspetto originale solo il portale d’ingresso. Lì vicino, sul colle, sorge l’antico Eremo di San Salvatore su una parete a picco sul lago.  Il borgo di Antuni è visitabile mediante l’Associazione “Camminando Con”  Se vorrete fare una sosta per pranzo, non avrete difficoltà a scegliere tra i vari ristoranti quali Agriturismo “La Posta”, La città perduta di Antuni, Trattoria U’Chiecchie , Bar Trattoria Dea, L’Angoletto, Ristoro Bar Castellani, Ristorante “Il Tasso” e il Forno Orsini; Dopo che avrete visitato la città perduta di Antuni potrete recarvi nel vicino borgo di Castel di Tora, villaggio dall’aspetto medievale arrampicato su un’altura e dominato da un antico castello, oppure fare un giro per le rive suggestive del...

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Il Castello dell’Abbadia | Vulci

Una visita alla città etrusca di Vulci e al Castello dell’Abbadia Vulci è un’antica città etrusca che oggi fa parte del territorio di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Abbastanza lontana dal mare, si trova su di una piattaforma calcarea lungo la riva destra del fiume Fiora, nella Maremma Laziale e fu una delle più grandi città-stato dell’Etruria, con un forte sviluppo marinaro e commerciale con Grecia e Oriente. Sulla sponda opposta del pianoro di Vulci si erge, isolato, il maestoso Castello dell’Abbadia, oggi sede di un importante Museo Nazionale Archeologico (per info cliccare qui) nel quale sono esposti reperti provenienti dagli scavi archeologici di Vulci. Il Castello dell’Abbadia ha origini molto antiche: alto circa 30 metri fu eretto a riparo di un suggestivo ponte (ponte dell’arcobaleno) nel III sec. a.C., costruito dai romani su fondamenta preesistenti etrusche. In origine era un’abbazia benedettina dedicata a san Mamiliano, santo a cui era dedicata una chiesa fatta costruire nell’ 809 da due nobili longobardi, Faulo e Autari e poi donata all’ abbazia di Farfa. Secondo la leggenda, Vulci e l’abbazia furono distrutte ad opera dei saraceni nel 964 d.C. anche se numerosi documenti medievali continuano a citare l’abbazia tra le proprietà della Chiesa. La posizione strategica tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana  resero l’edificio molto appetibile, infatti numerose famiglie e casati potenti se lo contesero aspramente: nel XIII secolo il castello, importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini, fu probabilmente di proprietà dei templari, gli Aldobrandeschi prima e i Farnese poi inserirono il castello tra le loro proprietà, nel periodo napoleonico il castello fu assegnato a Luciano Bonaparte, fratello dell’imperatore, come principe di Canino. In seguito passò ai Torlonia ma, nel corso dell’Ottocento, vista anche la sua posizione, fu adibito a dogana pontificia. Dopo anni di incuria il complesso fu incamerato dallo Stato italiano e diventò la sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci. Il Castello di Vulci, il cui aspetto attuale risale al XII sec., ha una forma trapezoidale e domina la riva sinistra del Fiora mentre ad est, dove è protetto da un fossato, si affaccia sulla pianura circostante con un muro di cinta munito di quattro torri semiellittiche. Sempre al XII secolo si può far risalire anche l’aspetto architettonico delle mura e la costruzione del maschio, il nucleo più antico del castello. Nel 1513 fu concessa in investitura perpetua al cardinale Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, che pare amasse soggiornarvi ed è a lui che, probabilmente, si deve la costruzione del corpo attualmente destinato a struttura museale. Il famoso scrittore e poeta inglese David Herbert Lawrence  (“L’amante di Lady Chatterley”) ci dà una suggestiva descrizione del castello, in occasione di una visita fatta alla fine del 1800: “A ridosso del ponte, da questa parte, è la nera costruzione del castello...

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Il Parco di Omero e il Lago di Fogliano

Il Parco di Omero e il Lago di Fogliano Benvenuti a Fogliano, dove un’area protetta racchiude uno dei più bei parchi letterari presenti in Italia Se desiderate fare una passeggiata in uno dei numerosi parchi naturali del Bel Paese, nella zona del Circeo, in provincia di Latina, vi suggeriamo di visitare il Parco di Omero. Il parco sorge a Fogliano, all’interno del Parco Nazionale del Circeo in una zona di grande rilevanza naturalistica ma anche storica e architettonica. I Romani realizzarono notevoli opere di bonifica ed introdussero importanti opere di drenaggio, trasformando quest’area in un centro di raccolta e di pesca e costruendo piscine, edifici e canali per sfruttare la ricchezza del vicino lago di Fogliano. In tempi più recenti il restauro degli edifici storici del borgo di Fogliano ha offerto nuovi servizi ai visitatori, come il “Centro di Educazione Ambientale”, il Museo Ornitologico e, appunto, il Parco di Omero. Il Parco di Omero viene così definito proprio perché prende il nome dall’autore greco che qui visse parte della sua vita e in questa zona prese spunto per scrivere la sua opera più famosa, l’Odissea, grazie alla vicinanza col promontorio del Circeo che nel nome rimanda alla leggenda della maga Circe che Ulisse incontrò qui durante il suo leggendario viaggio. La bellezza di questo parco deriva dall’autore che lo evoca ma anche dall’ambiente in cui si trova. Dopo un periodo di abbandono, l’area di Fogliano rinasce sotto l’influenza pontificia; Sermoneta, Ninfa ed i laghi costieri di Fogliano e Caprolace vanno a costituire un unico fiorente possedimento che Papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, 1294) affida alla famiglia Caetani, che si occuperà di realizzare anche l’Orto Botanico di Villa Fogliano, nato agli inizi dell’Ottocento come “giardino esotico”. Nel Parco di Omero si possono percorrere vari itinerari tra cui, il più suggestivo, è il viaggio di Ulisse sul Lago di Paola, dove il visitatore naviga sulle acque che hanno fatto da scenario al poema omerico. Il parco letterario di Omero è stato scelto dalla Fondazione Ippolito Nievo come “Centro Internazionale dei Parchi”, poiché la suggestione di questo ambiente non ha ispirato solamente le vicende di Omero ma anche le opere di scrittori come Orazio, Goethe, e D’Annunzio. Nel periodo estivo il Parco offre la possibilità di partecipare a numerose iniziative, dalle semplici passeggiate al chiaro di luna ad interessanti rappresentazioni teatrali. Il lago di Fogliano è il più grande tra i laghi costieri della regione pontina, si estende su una superficie di circa 4 kmq all’interno del Borgo di Villa Fogliano e ha una profondità massima di circa 2/3 metri. Dal 1978 fa parte del territorio del Parco Nazionale del Circeo ed è classificato “zona umida di importanza...

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La città perduta di Monterano

Il feudo di Monterano Un’antica città perduta, set di pellicole cinematografiche  Nella zona della Tuscia romana, nel nord del Lazio, si trova la“città perduta” di Monterano, presso il comune di Canale Monterano è senz’altro una delle più famose e più belle da visitare. Monterano è situata all’interno della Riserva Naturale Monterano, istituita nel 1988 a tutela di uno degli angoli più rappresentativi ed intatti della Tuscia Romana, tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini; il borgo è di grande interesse storico-archeologico e sorge su di uno sperone tufaceo a circa 300 m s.l.m., fu sede di un abitato fin dell’età del bronzo e, dal VII secolo a.C., divenne un fiorente centro etrusco citato col nome di Manturanum e testimoniato dalle numerose tombe etrusche che occupano i poggi retrostanti. Dall’ XI secolo rientrò nei possedimenti dell’Abbazia di San Paolo di Roma, nel XIV sec. diventò feudo degli Anguillara per poi passare agli Orsini e, dal 1671 agli Altieri. Il massimo sviluppo di Monterano venne raggiunto tra il XVI e il XVII secolo ma poi, nel corso del 1700, il paese iniziò a spopolarsi prima a causa della malaria e poi, 1799, a causa delle devastazioni operate dalle truppe francesi dovute ad una disputa con gli abitanti di Tolfa. La popolazione residua si trasferì nel vicino borgo di Canale Monterano. Le suggestive rovine di Monterano Oggi, le suggestive rovine offrono al visitatore angoli di incomparabile fascino in cui ci si sente trasportati nel passato come in una macchina del tempo e ciò che colpisce è la presenza di monumenti costruiti in epoche diverse in un eccezionale connubio architettonico e paesaggistico. Si possono così ammirare costruzioni di epoca etrusca, come i numerosi sepolcri, accanto a manufatti di epoca romana come l’acquedotto, il Castello medievale o il convento rinascimentale di San Bonaventura ad opera di Bernini. L’edificio più imponente al centro di Monterano è il Castello o Fortezza Monteranese, risalente all’epoca vescovile ma che subì molte modifiche durante il Barocco. Nel 1679, per volere del Principe Altieri, Gian Lorenzo Bernini riprogettò la Fortezza trasformandola in un palazzo baronale, decorando la parete esterna su Piazza Lunga con una fontana sulla quale domina la statua di un leone, da cui il nome di Fontana del Leone. La città perduta di Monterano è così caratteristica da essere stata il set di quasi un centinaio di film a partire dagli anni cinquanta, tra cui Ben Hur, L’Armata Brancaleone, Il Marchese del Grillo, Guardie e Ladri e la serie TV La Freccia Nera e, ancora oggi, arrivano richieste d’uso che vengono vagliate dall’ente gestore della...

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Una gita a Collalto Sabino

Una gita a Collalto Sabino Un borgo della Sabina che offre al turista diversi luoghi da visitare e tantissime manifestazioni popolari In mezzo ai folti boschi della verde Sabina, arroccato a circa 1000 m di altezza, si trova il paesino di Collalto Sabino in provincia di Rieti. Il suo nome deriva dalla collocazione sul colle omonimo (Collis Altus) e indica anche i suoi primi signori, o domini, che diedero origine alla baronia, i Collalto. Buona parte delle tradizioni popolari di Collalto Sabino è costituita da manifestazioni di religiosità popolare che conservano ancora oggi un fascino particolare, con appuntamenti annuali che rendono particolarmente suggestivo il centro storico. Vi segnaliamo il 13 giugno la Festa di Sant’Antonio da Padova e il 3 settembre la festa patronale di San Gregorio Magno Papa. Molto caratteristiche anche le feste della Vendemmia con le cantine del borgo, allestita nelle antiche cantine del centro storico a ottobre, o la Festa dei Briganti in costumi d’epoca, entrambe manifestazioni enogastronomiche in cui potrete gustare anche i piatti tipici di Collalto Sabino, come gli gnocchetti di farina di grano e granturco, la zuppa di fave e la pizza ‘de ‘nfrasco’, cotta sotto la brace. Un po’ di storia: La storia di Collalto Sabino risale all’antichità, all’epoca dei Longobardi che, nell’Italia centro-meridionale, detenevano i ducati di Spoleto e Benevento, periodo a cui risale anche la distruzione del villaggio di Carseoli che sorgeva dove attualmente si trova Collalto; nel X secolo l’area divenne sede di un gastaldato e nell’XI divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa che vi stabilì un proprio monastero benedettino. Successivamente l’Abbazia cedette il borgo alla nobile famiglia dei Marsi. Nel secolo XIII il borgo venne ceduto da Carlo d’Angiò al Vaticano per poi passare, nel secolo XVI, alle casate dei Savelli, dei Soderini e dei Barberini fino a che, nel 1861, fu assalito e saccheggiato da bande di reazionari borbonici. Cosa visitare: In seguito a delle scorrerie saracene, gli abitanti costruirono una primitiva torre di difesa attorno alla quale si costituì il moderno centro abitato di Collalto Sabino. Il monumento principale da visitare è, infatti, il Castello baronale di origine medievale, con torri e cortine merlate, rielaborato nel XV-XVI secolo ad opera del barone Alfonso Soderini che, oltre al palazzo, fece rimaneggiare anche la rocca per trasformarla in fortezza. All’interno del Castello c’è un ampio parco con un antico pozzo e, sulla sommità, il maschio dal quale si gode di un vasto panorama in cui lo sguardo può spaziare dal Gran Sasso al Terminillo e alla Maiella. Sempre al XV secolo risale la cinta muraria che racchiude le antiche case di pietra del centro, caratterizzato da stretti vicoli in selciato in cui si possono ammirare gli splendidi portali in pietra delle abitazioni, capaci di riportare...

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Boville Ernica

Boville Ernica in provincia di Frosinone La cittadina di Boville Ernica in provincia di Frosinone è adagiata su una collina di circa 450 m s.l.m. e domina la valle del fiume Liri e del fiume Sacco, nella zona della Ciociaria. Il nome Boville Ernica deriva dall’antica cittadina volsca o osco-sannitica, e poi romana, di Bovillae, così chiamata perché vi si praticava il culto del dio Bove (Bovis Villae = città del bove), testimoniato da alcuni ritrovamenti archeologici di statuette votive raffiguranti un bue. L’aggettivo Ernica è stato assunto solo nel 1907 in occasione del cambio di nome del paese, che precedentemente si chiamava Bauco, per distinguere il comune da un altro omonimo presente nel Lazio. Boville Ernica ha origine in epoca pre-romana, come attestato da alcuni rinvenimenti archeologici, dalle mura pelasgiche e dalla cinta muraria medievale difesa da ben 18 torri (alternate tonde e quadrate) ancora oggi totalmente in piedi e attorno alle quali è possibile compiere una passeggiata con vista sul paesaggio delle colline ciociare. Il patrimonio monumentale e artistico di Boville Ernica è costituito inoltre dai palazzi rinascimentali delle famiglie gentilizie che vi hanno abitato e dalle sue chiese; nel 1564 i signori locali cedettero i loro diritti ad uno di loro, Desiderio De Angelis, che governò per 18 anni finché questa specie di stato autonomo non fu soppresso, nel 1582, da Gregorio XIII. Cosa Visitare: Percorrendo la circonvallazione panoramica si entra nell’abitato e si raggiunge la piazza principale, piazza Sant’Angelo, dove sorge la chiesa omonima, della seconda metà del XVIII secolo. Uscendo dalla piazza si arriva al Castello Filonardi, costruzione anch’essa medievale ma trasformata nel ‘500; nella piazza S. Pietro, che costituisce il cortile del castello, si trova un portale rinascimentale e la chiesetta di S. Pietro Ispano di origine romanica, in cui si conservano un sarcofago paleocristiano, due reliquiari del Santo e di Santa Lucia, la cappella gentilizia Simoncelli, un bassorilievo del Sansovino ed un eccezionale mosaico di Giotto. Prodotti tipici: Il prodotto tipico del borgo è l’olio extra vergine d’oliva, non a caso uno degli ingredienti principali utilizzati nei piatti tipici di Boville Ernica come la polenta con verdure o con salsicce e fagioli, o il timballo alla baucana, che in questo borgo viene preparato in modo...

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Castel di Tora | Rieti

Il borgo di Castel di Tora Il lago del Turano, o lago di Posticciola, si trova in provincia di Rieti ed è un lago artificiale creato sbarrando il fiume Turano con una diga costruita nel 1938 ed alta circa 70 metri. Parte delle acque del lago del Turano sfociano in quelle del lago del Salto, altro bacino artificiale confinante, attraverso una galleria. Le pittoresche rive dei due laghi sono divenute meta delle gite di molti romani nei fine settimana. Oggi vi parliamo di uno dei paesi affacciati sul lago del Turano, Castel di Tora, che sorge sulle sponde nord-orientali di questo specchio d’acqua. Fino al 1864 questo paesino prendeva il nome di Castelvecchio (i suoi abitanti si chiamano ancora “castelvecchiesi”) mentre la denominazione odierna, come quello del vicino Colle di Tora, ricorderebbe l’antica città sabino-romana di Thora o Civitas Torensis, a cui alcuni studiosi ricollegano vari ritrovamenti archeologici verificatisi nella zona. Castel di Tora è un villaggio dall’aspetto medievale arrampicato su un’altura e dominato da un antico castello, costruito intorno all’anno Mille, di cui si conserva solo la torre pentagonale, un tempo maschio della fortificazione. Passeggiando attraverso le viuzze non potrete non notare quanto sia curato e ben tenuto tutto il borgo. Tra i principali monumenti e luoghi di interesse da visitare ci sono la Chiesa barocca di S. Giovanni Evangelista, all’interno della quale è custodita una Madonna col Bambino e i Ss. Giovanni Evangelista e Anatolia, pregevole tela cinquecentesca ed il Santuario di Santa Anatolia, patrona di Castel di Tora, che nel 250 a. C. venne martirizzata proprio su di una collina nei pressi del borgo. Vi consigliamo di lasciare la vostra auto all’ingresso del paese dove c’è un ampio parcheggio e di arrivare al centro a piedi, dove noterete la Fontana del Tritone, datata 1898, dalla quale potrete godere di un bellissimo affaccio sul lago e scattare tante suggestive fotografie. Se vi fermate anche per pranzo, sappiate che ci sono vari ristoranti piuttosto buoni, alcuni dei quali affacciati direttamente sul lago; vi consigliamo anche di assaggiare i due piatti tipici di Castel di Tora, polenta e strigliozzi, che vengono celebrati nel corso delle due feste locali principali: la Festa del polentone, nella prima domenica di Quaresima, cotto nel calderone e condito con sugo magro di baccalà, aringhe, tonno e alici, e la Sagra degli strigliozzi, l’ultima domenica di settembre, una sorta di maccheroni fatti a mano. Nei dintorni di Castel di Tora si trova Antuni, uno dei borghi più belli abbandonati nel...

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Il Castello di Santa Severa

Cosa visitare nel Lazio, il Castello di Santa Severa Con l’arrivo del bel tempo si organizzano sempre più spesso brevi gite “fuori porta” nel fine settimana, soprattutto verso le zone marittime, quindi perché non unire l’utile al dilettevole passando una bella giornata di sole in spiaggia dopo aver visitato un grazioso borgo antico o un luogo di interesse storico? A Santa Severa, frazione del comune di Santa Marinella situato sulla costa laziale, potete soddisfare entrambi questi desideri. Il punto di riferimento di questa meta balneare è senz’altro il Castello di Santa Severa, inizialmente solo un torrione. Sorto nell’area dell’antico sito etrusco di Pyrgi, città portuale fondata tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. ed abitato senza interruzioni fino al IV–V sec. d.C. In seguito, tra il X e l’XI secolo, i conti della Tuscia fecero costruire, proprio in questa zona, una fortezza dedicata alla giovane Severa, che era stata martirizzata nel 298 in un luogo poco distante, attorno al quale si formò il borgo circostante attraverso varie fasi di edificazione. Il Castello di Santa Severa vero e proprio nacque nel XIV secolo d.C. e tra il Cinquecento e il Seicento, periodo in cui raggiunse il suo massimo splendore, divenne anche luogo di sosta e di soggiorno di molti papi, tra cui Gregorio XIII, Sisto V e Urbano VIII. Dal 1482 il Castello di Santa Severa appartenne per i successivi cinquecento anni a diverse nobili famiglie romane e visse, poi, una lunga e lenta decadenza fino ad essere addirittura utilizzato dai tedeschi come postazione militare strategica nel 1943. Oggi il complesso monumentale viene gestito dal comune di Santa Marinella ed è finalmente tornato agli antichi fasti grazie ad una serie di interventi di restauro, ancora in corso, che hanno consentito di scoprire i resti di una grande chiesa rimasta sepolta per secoli sotto il cortile della rocca castellana, probabilmente dedicata al culto di Santa Severa Martire. Dal 2017 è stato riaperto definitivamente il Castello, grazie all’impegno della Regione Lazio in collaborazione con il MIBACT e il comune di Santa Marinella. E’ diventato così un polo culturale, con numerose manifestazioni, mostre, concerti e nuove aree adibite a museo. Inoltre, dal 2018 è stato inaugurato un ostello proprio all’interno del Castello. Con delle stanze singole, doppie e anche condivise con più persone, quindi a prezzi contenuti, per dare la possibilità ai più giovani di pernottare in questo gioiello del Lazio. Tutte le informazioni...

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A’Roma L’Osteria – Lecce

Un angolo di Roma nel Salento Ciao Amici, oggi la nostra Gita fuori porta, un pò molto fuori porta, ci conduce a Lecce, nel ristorante “A’Roma, L’Osteria”. Siamo giunti fino a qui per incontrare due coniugi romani, e conoscere la loro storia, ma soprattutto la loro cucina! Alcuni profumi, alcuni sapori, appartengono ad un luogo specifico, ben definito. Ma eccezionalmente possono, rivivere altrove, trovare nuova linfa, vibrare con forza, anche da lontano. E’ quello che succede da “A’Roma, l’Osteria”, un ristorante tipico romano nel cuore di Lecce. Questa è la storia di Stefano e Fabiana, appassionati di cucina, che da Roma abbandonano un posto fisso di lavoro, con lo sgomento di amici e parenti, per dar vita al loro sogno: portare la cucina romana, là dove è fortemente radicato un altro tipo di tradizione, nel salento a Lecce, meta preferita delle loro vacanze. E così, nel cuore di Lecce, nasce questa piccola osteria “A’Roma” che in pochissimo tempo riscuote un notevole successo! Stefano e Fabiana propongono i piatti della tradizione romana più verace: coda alla vaccinara, abbacchio, pajata, trippa, carbonara, amatriciana, spaghetti cacio e pepe, tutto cotto come vogliono le usanze romane, lentamente, dentro tegami e pentole di terracotta, e per garantire la freschezza degli alimenti , alcuni piatti sono preparati e serviti solo alcuni giorni della settimana! Tutti i prodotti utilizzati per le preparazioni provengono direttamente dal Lazio, come la porchetta di Ariccia, il cacio romano DOP, l’olio dei Monti Lepini, la bufala dall’agro pontino, i carciofi romaneschi ed anche il vero guanciale di Amatrice! Dal lunedì alla domenica, la professionalità di Stefano e l’accoglienza di Fabiana, fanno sentire a proprio agio chiunque decida di venire a cena qui! Capire che, in poco tempo, questa piccola osteria ha rapito il cuore di molti salentini, non è difficile, basta andare su diversi portali web e leggere le tantissime impressioni positive che i coniugi romani hanno lasciato a gran parte dei loro clienti! Per chi si trovasse nei dintorni e sentisse la mancanza della cucina romana, non esitasse a contattarli! Vi lasciamo il loro sito con info, orari ed anteprima del...

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Lago di Posta Fibreno | Valle del Liri

Il Lago di Posta Fibreno Con un’estensione di circa 400 ettari Lago di Posta Fibreno comprende al suo interno tutta la piana del Fibreno e le colline prospicienti il lago. E’ definita una delle oasi naturalistiche più belle, caratteristiche e incontaminate del centro Italia, questa sorgente di acqua purissima, proveniente dalle falde dei vicini monti del Parco Nazionale D’Abruzzo e da vita al gelido e limpido fiume Fìbreno. L’origine carsica di Lago di Posta Fibreno consente all’acqua di mantenere una temperatura pressoché costante di circa 10/11° C. tutto l’ anno. Ciò è possibile in quanto le acque che alimentano il lago giungono dalle montagne del vicino Parco Nazionale d’Abruzzo su cui sono cadute sotto forma di pioggia, di neve o di grandine effettuando un lungo percorso, perlopiù in falde freatiche sotterranee, per ritrovare la luce nel bacino del lago. Istituita dalla Regione Lazio con una legge del 29 gennaio 1983, la Riserva Naturale lago di Posta Fibreno è stata creata per essere destinata alla conservazione, valorizzazione e utilizzo dell’ambiente naturale da parte delle comunità locali interessate, che garantiscono una corretta fruizione da parte di tutta la popolazione di questo spazio. Nel visitare il lago di Posta Fibreno soffermiamoci ad ammirare la sua Isola Galleggiante. Un lembo di terra che affiora in una delle sue insenature spostandosi ogni giorno al soffiare del vento ed è divenuto rifugio di numerose specie di uccelli palustri, di anfibi, di pesci. Importanti nel lago di Posta Fibreno sono anche le varietà di pesci che è possibile incontrare: anguille, spinarelli, gamberi di Fiume, la piccola trota detta “Carpione del Fibreno” (endemico) e la rara trota macrostigma. Se si ha voglia di osservare folaghe, aironi, anatre di varie specie, il laico di palude ed il martin pescatore; o semplicemente di effettuare un giro del lago, è inoltre possibile noleggiare le tipiche “nane” (barca). Questo caratteristico mezzo, dal fondo piatto, viene utilizzato sul territorio fin dai tempi antichi. Meta di passeggiate domenicali, inoltre, lago di Posta Fibreno è frequentato anche dai subacquei per immersioni con le bombole o in apnea e da appassionati di birdwatching. All’interno della Riserva Naturale infine sono stati realizzati ed attrezzati ,con opportuna segnaletica didattica, alcuni importanti Sentieri Natura che permettono di godere a pieno degli spettacoli che il luogo offre. Il primo si snoda nel Canneto, un secondo intorno al lago, un terzo, panoramico, congiunge il Centro Storico con le rive del lago di Posta Fibreno . Infine un quarto sentiero, il più suggestivo, consente attraverso un’imbarcazione dalla base trasparente, di osservare le acque del lago sottostanti mentre le si...

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Norchia | Importante centro del’Etruria

Norchia, tra i più importanti centri dell’Etruria Abitata sin dal paleolitico superiore, con la sua estensione tra i solchi scavati dal Fosso Biedano, il Fosso di Pile e dell’Acqua Alta, Norchia fu di certo uno dei più importanti centri dell’Etruria già a partire dagli inizi del VI o del V secolo a.C. Durante il periodo della dominazione romana l’importanza di Norchia diminuì, ma non per questo andò perduta, forse proprio grazie alla Via Clodia, che collegava Roma alle province etrusche passando per importanti centri come Blera e Tuscania. Nonostante questa favorevole posizione la città fu quasi dimenticata durante l’età repubblicana per ritornare in auge nel X secolo d. C. in piena epoca medioevale. In questo periodo Norchia tornò ad essere frequentata, poiché nel suo territorio era definito il confine fra Longobardi e Ducato romano, fortificato nel XII secolo da papa Adriano IV. La presenza di un centro abitato nel medioevo è inoltre testimoniata, nei pressi del Fosso di Pile, da alcuni resti del borgo, del castello della famiglia Di Vico e della Chiesa di San Pietro risalente al IX secolo d. C. e costruita su un preesistente tempio etrusco-romano. Norchia, la Necropoli Il più prezioso tesoro di Norchia, tuttavia, può di certo essere considerato la sua necropoli. Sono infatti migliaia le tombe rupestri disseminate non solo sull’altura ma anche lungo i fianchi dei fossati che la delimitano. Alcune di queste, proprio per la loro caratteristica e per il loro stato di conservazione, risultano essere tra le più importanti del mondo etrusco. Le tombe di Norchia, alcune delle quali usate nel medioevo come abitazioni a grotta e ricoveri, risalgono a due differenti periodi : l’arcaico e l’ellenico ; e possiedono diversi tipi architettonici. La tipologia più frequente, tuttavia, è quella delle tombe a dado con la peculiarità del vano di sottofacciata aperto a portico . La parte superiore, il dado vero e proprio, reca infatti scolpita la finta porta e culmina con una terrazza che veniva utilizzata per il rito della libagione in onore agli dèi. Una scala, infine, conduceva al portico colonnato dove avveniva il pasto rituale ed i defunti venivano posti nella camera ipogea sigillata da grossi blocchi. Fra le più importanti tombe della necropoli di Norchia possiamo citare : la Tomba Ciarlanti, la Tomba Smurinas, la Tomba Prostila e la Tomba Caronte nella necropoli del Fosso di Pile, e la Tomba dei Lattanzi in quella del...

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Il borgo di Bassano in Teverina

Il Borgo di Bassano in Teverina, con le sue fortificazioni in opera quadrata, sembra esser stato presente sin dall’epoca Etrusca. Posto su uno sperone tufaceo, leggermente arretrato rispetto alla valle del Tevere, la sua posizione, nascosta dai poggi circostanti, spinse gli abitanti alla creazione di un sistema di avvistamento e di comunicazione attraverso i poggi Sasso Quadro e Poggio Zucco, lungo strade viarie ed insediamenti si cui ancora oggi abbiamo resti di edifici. Sulle sponde del Lacus Vladimonis, che sorge nella valle prossima a questo centro storico, gli antichi Etruschi compivano i loro rituali e festeggiavano le loro divinità. Il “Laghetto”, come viene chiamato attualmente, venne descritto da Plinio il Giovane come “una ruota messa a giacere, con una circonferenza in tutto regolare […] di colore più pallido, più verde e più intenso del marino”. Oggi quasi del tutto interrato, vide l’abbandono del Borgo di Bassano in Teverina durante la dominazione romana che iniziò nella battaglia del 309 a.C., sotto la guida del console Quinto Fabio Rulliano e si concluse nel 283 a.C quando i romani sconfissero definitivamente gli Etruschi. E’ solo intorno all’anno mille tuttavia che il Bassano in Teverina prende tale nome, grazie alla Contessa Matilde di Canossa. Proprietaria di vasti possedimenti nel viterbese, la contessa avrebbe donato il castello di Bassano ed altri luoghi della Teverina al pontefice Gregorio VII nel 1070, portando il paese sotto la protezione della Chiesa. Nei successivi secoli, sotto lo sguardo della Santa sede, Bassano in Teverina visse numerosi periodi di espansione e floridezza acquisendo il Banco delle Civitelle, il Monte di pietà e il Monte della Semenza. Ma con le due guerre mondiali, soprattutto la seconda, il borgo subì un calo demografico ed una successiva distruzione di gran parte dei suoi palazzi a causa dell’esplosione di un treno tedesco carico di munizioni. Da qualche decennio nel Borgo di Bassano in Teverina sono stati effettuati una serie di interventi di recupero per ripristinarne l’antica bellezza. Il Borgo di Bassano in Teverina: i siti d’interesse Il Borgo di Bassano in Teverina possiede diversi luoghi che val la pena d’essere visitati, per la loro bellezza architettonica e la storia che li caratterizza. Fra di essi troviamo innanzitutto Il campanile di Santa Maria dei Lumi e la Torre dell’orologio, due veri gioielli del piccolo Borgo di Bassano in Teverina. Abbiamo poi la Madonna della Quercia, costruita tra il 1674 ed il 1678 per dare una degna sistemazione alla tegola con l’immagine della Madonna col Bambino, attorno alla quale venne costruito l’edificio; la Fontana Vecchia, del 1576. Incassata in una nicchia coperta da una volta a botte, il cannello della fonte si riversa in una...

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Il Lago di Bolsena | Gita fuori porta

Il Lago di Bolsena è il quinto lago per estensione in Italia, primo nel Lazio, è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa. E’ stato soprannominato “il lago che si beve”, secondo la gente del posto, luogo di divertimento, svago e contatto con storia e verde per turisti ed appassionati. Il Lago di Bolsena, il grande vulcano Siamo nell’Alta Tuscia, in provincia di Viterbo, a pochi metri dalla strada consolare, la Cassia, il Lacus Volsiniensis, questo il nome romano, si è formato oltre 300mila anni fa, ed ha una storia geologica molto complessa. Oggi, è un paradiso verde, ieri era un inferno di fuoco e magma, vecchio di 2 milioni di anni, con colate di lava capaci di arrivare fino all’odierna Orvieto. La zona sarà poi soggetta a sprofondamento, fino a toccare la massima profondità, per il lago di Bolsena, di 151 m. Di tutta quest’inferno di magma e lapilli oggi resta la caratteristica sabbia scura, ed al massimo l’esplosione continua, e molto meno pericolosa, di attività ricreative e fisiche a bordo-lago. Il grande vulcano dorme, ogni tanto qualche piccola scossa di terremoto ne testimonia l’antica vita, ma più nulla del suo intenso e turbolento passato. Il Lago di Bolsena, il lago che si beve Il lago di Bolsena viene denominato il lago che si beve grazie alle ottime condizioni di trasparenza e limpidezza delle sue acque, tanto che i pescatori del luogo le usano per cuocere la “Sbroscia”, caratteristica zuppa di pesce locale. Cucina, attività folkloristiche ed enogastronomiche, ma soprattutto natura: lucci, tinche, granchi d’acqua dolce, cefali testimoniano e godono della purezza delle acque. La celebrità, ad ogni modo, l’animale VIP da queste parti è l’anguilla: Dante gli dedicherà perfino alcuni versi del Purgatorio. O meglio, li dedicherà ad un papa, Martino IV, e non sono certo versi lusinghieri. Per lui no, per l’anguilla in realtà sì: “Ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia / dal Torso fu, e purga per digiuno / le anguille di Bolsena e la vernaccia”. Per maggiori informazioni sulle attività del lago, i ristoranti nei dintorni e località del lago clicca...

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Montefiascone – Gita fuori porta

Montefiascone, gita fuori porta nella zona del Belvedere E’ il panorama durante la visita a Montefiascone, a togliere il fiato: la Tuscia, i monti Cimini, il lago di Bolsena, ed il Belvedere. Montefiascone, a soli 125 km da Roma, in provincia di Viterbo, ci regala degli ottimi spunti per una gita fuori porta. Visitare Montefiascone La storia del comune di Montefiascone parte dal nome: deriverebbe da mons faliscorum, dal momento che sarebbe stato abitato dai Falisci in fuga dai Romani. Ma è già storia di Roma, mentre sono visibili perfino rovine etrusche, e tracce di civiltà eneolitica in loco. E, in visita a Montefiascone, ci si accorgerà che la sua storia è vicina a quella di Roma: tutte le strade portano nella capitale, la Cassia in particolare, costruita tra il 170 ed il 150 a.c., ha facilitato il prosperare della cittadina. Ma la storia di Montefiascone è strettamente legata a quella dei Papi, e delle sue Chiese. Il primo documento ufficiale risale all’853, ed è di mano papale, di Leone IV. La storia di Montefiascone si lega a quella del papato, vista l’importanza strategica della fortezza. Tra chi la visitò (anche santi, come San Francesco, tanto da essere segnata sulla Via Francigena) e chi ne fece uno dei primi baluardi del Patrimonio di Pietro, dopo le promesse incompiute di Pipino il Breve e Carlo Magno, come Innocenzo III. Chi ne fece meta di esilio, come Pio VI, e chi la rese bella, come i Borgia, e le frequenti visite del Bramante, di Michelangelo. Nel Rinascimento il declino, contraddizione in termini, fino all’annessione al Regno d’Italia, la definizione di “perla dell’alto Lazio”, le visite sempre più frequenti alla Rocca, alle tante Chiese come il Duomo di Santa Margherita o la Cripta di Santa Lucia dei Filippini. Montefiascone, tra la Rocca ed il Lago di Bolsena Testimone fedele di secoli di assedi, macchinazioni, terrore e sicurezza, la Rocca di Montefiascone, ora anche sede del Museo dell’Architettura, domina il lago di Bolsena e la via Francigena . Imponente, restaurata nelle parti rimanenti, lascia intendere la maestosità che la rese inespugnabile, tanto da essere visitata anche dal Barbarossa, sempre intento a pensar guerre contro il vicino Papato. A soli 3 km il lago di Bolsena: vela, mountain bike, carp fishing, trekking a piedi e a cavallo nella “Valle perlata”, tutte attività a portata di mano, o piedi, o bici, che dir si voglia. Da visitare anche la Basilica minore di San Flaviano, dove è sepolto il vescovo tedesco Defuk, dal 1113: era attratto dal vino Est!Est!Est!, D.O.C. di Montefiascone. Avrebbe dovuto segnare ogni locanda dal buon vino con la scritta EST! Qui scrisse, EST...

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Riserva Naturale dell’Aniene

Natura e storia della Riserva Naturale dell’Aniene Se prendi un bel respiro nella riserva Naturale dell’Aniene quello che percepisci è storia, è un alone leggendario (Anio, da cui viene il nome del fiume, è un padre che, per salvare la figlia dal rapimento, muore annegato nelle acque) è un salto antico dalla leggenda a Roma, come quello che fa il fiume a Tivoli. Tutto questo, è la Riserva Naturale dell’Aniene, 620 ettari che si snodano tra Prati Fiscali ed il Fosso della Longarina, sfiorando San Basilio, Pietralata, Monte Sacro. Nella Riserva Naturale dell’Aniene, c’era una volta un ponte…e c’è ancora Già, una delle strutture architettoniche più rilevanti della Riserva Naturale dell’Aniene è il Ponte Nomentano. Bisogna immaginarlo come lo vedevano gli incisori tra il XVI ed il XIX secolo, bisogna immaginarlo attraversato da mandrie, solitario. Oggi è stretto nel quartiere di Monte Sacro, chiuso al traffico solo nel 1997, restaurato per il Giubileo del 2000, ora si erge nella riserva naturale dell’Aniene ma è stato fortezza e punto focale di passaggio, assediato e attraversato pacificamente, abbattuto e ricostruito. Questa è la sua storia, che si intreccia con quella della capitale. E se i granchi d’acqua dolce nell’Aniene ne testimoniano la purezza delle acque, il ponte Nomentano è la storia di questi luoghi, la tradizione di passaggio che solo i fiumi hanno sin dalla preistoria. Una riserva d’aria per Roma La riserva Naturale dell’Aniene ospita anche il Pratone delle Valli, area riqualificata nel 2006, un vero e proprio polmone verde della Capitale, di fianco a zone anche densamente popolate. Natura in festa: lecci, sughere, farnie, ma anche salici, frassini, olmi, ne fanno una riserva d’aria aurea per la città di Roma, spalla a spalla con il Casale della Cervelletta, con tanto di torre medievale. Ancora storia, storia ovunque, appartenuta agli Sforza prima, alla famiglia Borghese poi, visitabile il martedi ed il giovedi dalle 9.30 alle 12.30 e la domenica dalle 15.30 alle 18.30. La riserva naturale dell’Aniene è gestita da RomaNatura, Ente Regionale per la Gestione del Sistema delle Aree Naturali Protette nel Comune di...

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Il Parco del Circeo

Il Parco del Circeo Il Parco del Circeo lo scopriamo attraverso sul tour naturalistico. Si parte da Latina, una moderna città (fu fondata nel 1932, con il nome di Littoria, nella zona bonificata della regione pontina), il cui principale interesse risiede in alcuni esempi dell’architettura del periodo fascista; l’ufficio postale, il tribunale, il quartiere delle case popolari, l’ospedale vecchio. Attraverso l’Agro Pontino si viaggia verso San Felice Circeo, una cittadina di antiche origini (appartenne persino, nel XIII secolo, ai Cavalieri Templari, che vi hanno lasciato una torre), al centro del promontorio dove, secondo la leggenda, la maga Circe compiva i propri incantesimi d’amore. Il monte Circeo, nonostante tocchi appena i 541 m, domina la pianura. Le sue pendici ospitano numerose caverne particolarmente importanti per gli studi di paleoantropologia: nel 1939 la grotta Guattari, divisa in quattro cavità che prendono il nome degli animali dei quali sono state rinvenute le ossa, ha restituito un cranio umano di circa 50 000 anni fa , trovato in mezzo a un cerchio di pietre. Interessanti sono anche la grotta delle Capre (la più suggestiva, con una grande architettura ad arco), la grotta del Fossellone, la grotta Breuil e la grotta della maga Circe, raggiungibile solo dal mare. I limiti del promontorio sono poi contrassegnati da torri di vedetta, alcune delle quali di proprietà privata: torre Olevola, torre Vittoria, torre del Fico, torre Cervia, torre Paola. Tutto il promontorio, compreso l’abitato di San Felice, rientra nel territorio del Parco Nazionale del Circeo, istituito con una legge del 1934, il più piccolo dei parchi nazionali italiani, ma anche il più eterogeneo, essendo l’unico ad estendersi in ambiente marino ed insulare. I suoi confini sono stati modificati nel 1977, con l’inclusione dei laghi di Fogliano, dei Monaci e di Caprolace (zone di sosta per vari uccelli migratori), e nel 1979, quando entrò a farne parte anche l’isola di Zannone, per una superficie totale di circa 8500 ettari. All’interno del parco sono state costituite quattro riserve naturali integrali (denominate Piscina delle Bagnature, Rovine di Circe, Piscina della Gattuccia e Lestra della Coscia): al fine di mantenere le particolari caratteristiche ambientali, vi si può accedere,dietro autorizzazione, solo per motivi di studio. La flora, all’interno del Parco del Circeo, è varia e dal carattere tipicamente mediterraneo. Le querce, nelle diverse varietà (lecci, sughere, farnie, roverelle, cerri e roveri), costituiscono circa l’80% della foresta. Compaiono anche il frassino, l’ontano nero, l’acero campestre, il pioppo tremolo, il tiglio, il lauro, il corbezzolo, il corniolo. Notevole la presenza del pino domestico, al quale, come all’eucalipto, fu affidato il compito di proteggere il querceto, esposto all’attacco dei venti e della salsedine. Non meno ricco...

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Riserva Naturale della Marcigliana

La Riserva Naturale della Marcigliana: una gita a due passi da Roma La Riserva Naturale della Marcigliana si trova al confine con il Grande Raccordo Anulare, all’altezza dell’uscita Bufalotta. E’ uno dei tesori naturalistici del Lazio, di grande valore storico-archeologico. Raggiungibile anche con mezzi pubblici, la Riserva Naturale della Marcigliana presenta al visitatore un panorama fatto di colline, utilizzate per la coltivazione e il pascolo, alternate a valli con vegetazione e boschi di querce, accompagnate da aceri e olmi. Se siete particolarmente fortunati, potreste avvistare la fauna locale che, minacciata per anni dall’urbanizzazione e dalla  caccia, viene preservata grazie all’istituzione della riserva. Volpi, faine, donnole, tassi e istrici popolano questi boschi, come la lepre italica, specie endemica italiana. Grande interesse viene focalizzato anche dal sistema paesistico storico delle grandi tenute (Marcigliana, Tor S. Giovanni), caratterizzati per gli antichi casali (spesso costruiti su nuclei di ville romane) e dalle torri medievali, che creano un continuum storico unico. Città latina di Crustumerium Questa antica città latina contava con una imponente cinta difensiva posta a controllo di un antico percorso viario di collegamento tra l’Etruria e la Campania. Centro protostorico, sembra nascere tra X e IX secolo a.C.. Intreccia immediatamente la sua storia con quella di Roma, che lo conquistò più volte e ne determinò il declino e la scomparsa. In effetti in età romulea Crustumerium fu coinvolto nel celebre episodio storico-leggendario del Ratto delle Sabine; anche in questo caso gli autori antichi ne sostengono la pertinenza al popolo latino. La massima fioritura del piccolo stato, dovuta alle risorse del suo fertile territorio e ai proventi derivanti dagli importanti itinerari di collegamento che lo attraversavano, si pone nei secoli VII e VI a.C. Visita la Riserva Durante una passeggiata presso la Riserva Naturale della Marcigliana, vi consigliamo di visitare le Catacombe di S. Alessandro con i resti della basilica annessa.  Anche la Colonia Agricola della Bufalotta che con la sua Torre fu centro amministrativo di un grande complesso di fondi dipendente dalla badia di Farfa. Se invece preferite le passeggiate naturalistiche scoprite il Sentiero Natura “Casale Lucernari“. Il sentiero parte dai pennoni delle bandiere della Casa del Parco, su via di Tor S.Giovanni e permette di addentrarsi nella realtà della riserva, osservando sia la sua identità agricola sia quella più selvaggia. Soddisferà certamente  la vostra voglia di camminare. Per info più dettagliate vi rimandiamo al sito della...

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Gita Fuori Porta – I Castelli Romani

I Castelli Romani, la nostra gita fuori porta preferita I Castelli Romani sono considerati da molti come la tradizionale gita fuori porta dei romani, argomento di tante canzoni e stornelli d’osteria. Il paesaggio tranquillo e riposante, spinse in passato la nobiltà romana, ed anche i pontefici, a trasferire qui le proprie residenze, costruendovi ricche dimore e palazzi, i Castelli, attorno ai quali si sono sviluppati vivaci e pittoreschi paesini, noti anche per il tipico vino che si produce sulle loro colline. Le case della periferia di Roma ci accompagnano a lungo, prima di cedere il passo ai celebri vigneti. Frascati,  il cui nome deriva probabilmente dalle frasche che ricoprivano le case del villaggio, è un po’ la capitale dei Castelli Romani, grazie anche al panorama che si gode dalle sue terrazze. Celebri le sue ville, Villa Lancellotti, Villa Mondragone, Villa Falconieri, Villa Torlonia ed in particolare Villa Aldobrandini, iniziata alla fine del XVI secolo, con un magnifico parco, rallegrato dai giochi del Teatro delle Acque. A 5 km si possono visitare le rovine di Tuscolo, patria di Catone il Censore, dall’alto delle quali si ammira uno sconfinato panorama. Grottaferrata deve la sua fama all’abbazia di San Nilo, fondata nel 1004 dai monaci basiliani di rito greco-cattolico sulle rovine di una villa romana, forse quella che appartenne a Cicerone. Il nome stesso della cittadina deriverebbe da un sepolcro romano con una finestra in ferro, trasformata in cappella e tuttora visibile nella navata destra della chiesa. Nel XV secolo il cardinale Giuliano della Rovere , poi papa Giulio II, fece erigere una fortificazione a difesa dell’abbazia, attorno alla quale si è poi sviluppato l’intero paese. Attraverso un elegante portale rinascimentale si accede al primo cortile e quindi al monastero con un bel porticato di Giuliano da Sangallo. Nel secondo cortile sorge la chiesa di Santa Maria, dell’XI secolo ma sostanzialmente modificata nel XVIII. Nell’interno a tre navate s’innalza un arco di trionfo con mosaici e affreschi duecenteschi. In fondo alla navate centrale si trova un gruppo di angeli marmorei del Bernini, in adorazione di un’immagine della Madonna con il Bambino. Dalla navata di destra si passa alla cappella di San Nilo, magnificamente affrescata nel 1610 dal Domenichino. Al centro del secondo cortile sorge una fontana nella quale ogni anno, nel giorno dell’epifania, seguendo un’antica tradizione bizantina si ricorda, con una suggestiva liturgia, il battesimo di Gesù nel Giordano. Altro luogo noto dei castelli romani è Marino, dove, la prima domenica di Ottobre, si svolge la tipica sagra dell’uva. I bombardamenti dell’ultimo conflitto hanno in gran parte distrutto il centro storico: è stato ricostruito il palazzo Colonna, ora sede del Comune. Marino...

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Cattedrale San Lorenzo – Viterbo

Una visita alla Cattedrale San Lorenzo a Viterbo Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce nel viterbese, tra le mura della Cattedrale San Lorenzo. Eravamo stati qui poche settimane fa per visitare il suggestivo quartiere di San Pellegrino, ma Viterbo è una città ricca di storia, che ci offre numerosi spunti per ritornare ogni volta. La Cattedrale San Lorenzo: Il duomo ha dato nome alla omonima piazza San Lorenzo, nobile spazio della Viterbo medievale, ancora oggi circondata da alcuni edifici di una certa importanza storico-architettonica. La cattedrale fu costruita nel XII secolo, periodo a cui risale anche la casa di Valentino della Pagnotta, a pochi passi dal duomo, denominata così dal nome del priore che nel 1458 lo acquistò. L’attuale facciata della Cattedrale San Lorenzo è datata intorno al 1570; la chiesa subì numerosi interventi di restauro, soprattutto dopo i bombardamenti del 1944. Il campanile trecentesco, per le fasce bicrome e l’alternanza delle doppie bifore, rivela influssi dell’arte toscana. L’interno è a tre navate divise da colonne con eleganti capitelli e con pavimento cosmatesco. La Cattedrale San Lorenzo custodisce al suo interno il sarcofago di Giovanni XXI, alla sinistra dell’ingresso. Qui è possibile notare i resti di affreschi trecenteschi, mentre dal lato destro una bella vasca battesimale del 1470. Altri brani di affreschi trecenteschi sono sopra l’accesso al battistero, nel quale vi è uno Sposalizio di Santa Caterina e santi di scuola del Pastura. Nell’abside di sinistra, si vede una copia della Madonna della Carbonara, tavola della fine del XII secolo conservata nell’adiacente museo. Sulla parete della navata sinistra, Cristo benedicente tra santi, opera del 1472, e buone tele, tra cui un San Lorenzo che amministra la Santa Comunione e un San Lorenzo e gli ammalati, opere di Marco Benefial. Recentemente allestito in ambienti adiacenti alla Cattedrale, è il Museo del Colle del Duomo, che custodisce paramenti sacri, opere pittoriche, sculture e reliquiari. Fonte: Touring Club...

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Subiaco, tra i boschi della Valle dell’Aniene

Subiaco, tra i boschi della Valle dell’Aniene Il borgo medievale di Subiaco si trova in provincia di Roma a 408 m.s.l.m., avvolto tra i boschi dell’alta Valle dell’Aniene. Il suo nome ha origine dal latino “Sublaquem” termine con il quale si indicava la Villa di Nerone, realizzata alle porte dell’attuale cittadina. Della villa neroniana, che si specchiava in un lago artificiale, è possibile ancora oggi riconoscere i resti appartenenti al complesso termale e ad un ninfeo. Un pò di Storia: Per moltissimo tempo Subiaco è stata meta di pellegrinaggi per l’opera di San Benedetto e dei suoi monaci. Qui il santo, alla fine del V secolo, si ritirò in una grotta, oggi nota come Sacro Speco; convinto a lasciare l’eremo dopo tre anni, dalla sorella gemella Scolastica, dettò le regole fondamentali dell’ordine benedettino. I notissimi monasteri di Subiaco, dedicati a Santa Scolastica e a San Benedetto, sono situati nella valle dell’Aniene a sud-est dell’abitato, in un’ottima posizione scenografica paesaggistica. Per il borgo di Subiaco: Domina la cittadina la Rocca Abbaziale, anche conosciuta come “Rocca dei Borgia”. Tra i simboli di Subiaco, la fortezza, fu costruita dall’abate Giovanni V, verso la fine dell’ XI secolo. La sua posizione, in cima ad una collina, aveva in realtà un ruolo strategico: voler instaurare un dominio monastico sulla città di Subiaco. La sua collocazione permetteva quindi il controllo dell’intero castello e di particolari ribelli. La costruzione subì danni a causa del terremoto nel 1349, venne saccheggiata e danneggiata anche dai sublacensi e per molti anni non fu abitabile. Il Cardinale Rodrigo Borgia prese possesso della fortezza intorno al 1476, anno in cui fece costruire una torre quadrangolare in grado di difendere la parte più antica della Rocca. La storia narra che qui nacquero i figli del cardinale Cesare e Lucrezia Borgia, avuti dall’amante Vannozza Cattanei. Il castello medievale fu trasformato nel 1778, dall’architetto Pietro Camporese, per volere di Pio VI. La Rocca venne trasformata in un palazzo moderno, ed oggi è sede di un centro di studi benedettini che conserva affreschi di Liborio Coccetti e degli Zuccari. Poco lontano dalla Rocca, nei pressi della piazzetta della Pietra Sprecata, si trova la neoclassica chiesa di Santa Maria della Valle, sul cui altare maggiore è posta una venerata immagine quattrocentesca. La chiesa risalente al IV secolo, fu completamente rasa al suolo durante un terremoto nel 1298, ma ricostruita in seguito sullo stesso colle. Tra le altre bellezze del borgo vi è la cattedrale di San Andrea, nella piazza omonima, è una costruzione neoclassica eretta tra il 1766 ed il 1789, la quale conserva nell’abside un prezioso crocifisso ligneo del ‘500; sulla parete di fondo del braccio destro del transetto, una tela di Sebastiano Conca, raffigura “La Pesca miracolosa”....

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Parco Regionale Monti Simbruini

Il Parco Regionale Monti Simbruini Il Parco Regionale Monti Simbruini, istituito nel 1983, è considerato come la maggiore area naturale protetta del sistema dei parchi e delle riserve naturali della Regione Lazio. Protegge oltre 38.000 ettari di territorio, tra le provincie di Roma e Frosinone. Il Parco Regionale Monti Simbruini, sottoposto in tutta l’area ad estesi fenomeni di tipo carsico, rivela la ricchezza d’acque e di precipitazioni nel nome, la cui origine è “sub imbris“, sotto la pioggia. La zona tutelata, abitata sin dalla preistoria, comprende sette comuni, tra cui alcune rinomate stazioni sportive invernali, come Monte Livata, Campo dell’Osso, Filettino, ed al confine con l’Abruzzo, Campo Staffi. La vegetazione del Parco Regionale Monti Simbruini, data la posizione geografica dell’area, presenta sia specie vegetali tipiche delle regioni centro-europee, che specie tipiche delle coste del mar mediterraneo, come lecci, terebinti, corbezzoli, noccioleti e castagneti. Sopra i 1000 metri, si trova il faggio, che forma estese zone boschive, ma anche l’acero montano, il tasso, il sorbo e talvolta, l’abete rosso. Nelle vette più alte è anche presente una vegetazione tipica delle regioni subalpine. Il sottobosco è ricco di lamponi, fragole e funghi commestibili; si possono trovare orchidee selvatiche, viole, narcisi, genziane e aquilegie. Le numerose specie animali tipiche dell’Appennino che vivono all’interno del parco sono lupi, orsi marsicani, cinghiali e volpi; sono presenti anche piccoli carnivori, come faine, tassi e donnole. L’avifauna comprende poiane, ghiandaie, falchi, picchi, gheppi e tra le specie di passo, codirossi, upupe, tordi. Sulle vette nidifica la maestosa aquila reale. Beni Culturali: All’interno del Parco, vi sono tantissimi luoghi d’interesse, con un excursus storico che abbraccia millenni. Nel cuore dei Monti Simbruini, nel comune di Vallepietra, una piccola strada ci collega verso l’isolato Santuario della SS. Trinità, posto sotto un’altissima parete rocciosa, è un luogo estremamente suggestivo. Il costone roccioso del Santuario si colloca nell’imponente massiccio del monte Autore, a 1800 metri d’altezza, in una zona rivestita completamente da bellissimi faggi secolari. Ai piedi dell’abside naturale, detta colle della Tagliata, si trova il Santuario, incastonato dentro una grotta. La favorita località di villeggiatura arroccata sul monte Pratiglio, al limite meridionale del parco, è Jenne. Situata a 834 m.s.l.m., dove vi abitano solamente 497 abitanti. Nel paese si trova la chiesa della Madonna della Rocca, ultimo resto del castello dove nacque Papa Alessandro IV. Internamente sono presenti bellissimi affreschi cinquecenteschi. Sempre qui a Jenne, si può osservare l’esempio di archeologia industriale che è il mulino comunale, costruito dai Padri Benedettini nel XI secolo. La “mola vecchia” è situato in un punto strategico, dove per secoli è stato utilizzato per la macinazione dei...

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Villa d’Este a Tivoli

Villa d’Este, patrimonio dell’ UNESCO La nostra Gita fuori porta ci conduce oggi a Tivoli, nella splendida cornice di Villa d’Este. Inserita nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, non si può non rimanere ammaliati alla vista dei suoi giardini, dei ninfei e delle sue fontane contornate da giochi d’acqua. A volere la costruzione della villa nella seconda metà del ‘500, fu Ippolito II d’Este, figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I d’Este. Deluso per la mancata elezione pontificia, decise di recarsi qui a Tivoli e realizzare una residenza che fosse in grado di far rivivere i fasti delle corti di Roma, Ferrara e Fointanebleau. Il progetto fu ideato da Pirro Ligorio, a cui è attribuito anche il disegno del parco e delle fontane, e realizzato poi da Alberto Galvani, architetto di corte. Successe al cardinale Ippolito II, il vescovo Alessandro d’Este, che dal 1605 si occupò di restaurare e riportare agli antichi splendori Villa d’Este. Il suo programma di interventi prevedeva riparazioni alla vegetazione, agli impianti idraulici e innovazioni nella configurazione dei giardini e nella decorazione delle fontane. Si occupò di eseguire alcuni lavori a metà del XVII secolo anche Gian Lorenzo Bernini. La villa cadde in uno stato di abbandono con il passaggio alla casa Asburgo, che ne rimase in possesso fino alla metà del XIX secolo, quando divenne proprietario Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst. Il cardinale tedesco nel 1851 avviò dei lavori per sottrarre il complesso alla rovina. A seguito dei lavori, Villa d’Este diventò un punto di riferimento culturale; il cardinale ospitò più volte nella sua villa il musicista Franz List, che proprio qui compose la sua opera Giochi d’Acqua a Villa d’Este. Durante lo scoppio della prima guerra mondiale, Villa d’Este divenne proprietà dello Stato, che si occupò di restaurarla a partire da 1920. Fino a circa venti anni fa, la struttura ha subito continui restauri a causa di condizioni ambientali sfavorevoli. Un bel portale sormontato dallo stemma degli Este indica l’ingresso alla residenza. L’edificio principale della struttura è caratterizzato da sobrie linee architettoniche, ed al suo interno custodisce sale decorate da affreschi cinquecenteschi dovuti in prevalenza a Livio Agresti, Federico Zuccari e Girolamo Muziano. Dalla loggia si gode di una bella vista sul giardino, ricco di fontane e giochi d’acqua. Scendendo la scala principale dell’edificio si arriva alla Fontana del Bicchierone, detta anche del Giglio, realizzata un secolo dopo la costruzione della villa, nel 1661, per mano di Gian Lorenzo Bernini. Lasciando alle spalle la fontana ci si ritrova presso il suggestivo Viale delle Cento Fontane, fiancheggiato da numerosi getti d’acqua e sculture. All’estremità destra del viale vi è la Fontana di Tivoli, detta anche dell’Ovato. Realizzata nel 1567 per mano di Pirro Ligorio,...

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Abbazia di Farfa

L’Imperiale Abbazia di Farfa L’Abbazia di Farfa è un monastero benedettino situato a Fara Sabina, nella provincia di Rieti. Il nome deriva dall’omonimo fiume, il Farfarus, che scorre poco distante dall’abbazia, e che ha dato nome anche al borgo adiacente. Per molti anni Farfa è stata una delle più potenti e ricche comunità monastiche dell’Italia centrale, veniva chiamata l’Imperiale grazie ai rapporti di privilegio e protezione con i Franchi di Carlo Magno. Nel momento più alto della sua potenza, l’abbazia contava i possedimenti fino in Abruzzo e nelle Marche: 600 tra chiese e conventi, 132 castelli o piazzeforti e 6 città fortificate, per un totale di più di 300 villaggi. Storia: Il complesso religioso fu fondato nel VI secolo nei pressi dell’attuale Fara in Sabina, per essere ricostruito, nel sito odierno, tra il 680 ed il 705, dalla comunità di S. Tommaso di Moriana. Nell’ 898 Farfa fu pesantemente danneggiata dalle incursioni saracene, tanto che la comunità religiosa fu costretta a fuggire dal monastero. Fu al termine delle scorribande, due secoli dopo la sua costruzione che Farfa raggiunse l’apice del potere politico ed economico. Guidata da personalità insigni, quale l’abate Sicardo, l’abate Ugo e il suo successore Berardo I, al tempo della lotta per le investiture, parteggiò per il potere imperiale. Il declino iniziò nel XV secolo, quando fu trasformata in commenda, appartenne agli Orsini, ai Farnese, ai Barberini, e ai Lante della Rovere, perdendo poco a poco i possedimenti. Nel 1769 la carica di abate fu attribuita al vescovo della Sabina. Avendo perso la sua importanza, la comunità monastica scomparve con l’unità d’Italia e l’Abbazia divenne proprietà privata. Fu ricostituita nel 1919 con il trasferimento di monaci dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma. Visita all’interno dell’ Abbazia di Farfa: Al complesso religioso si accede attraverso un portale quattrocentesco che immette in un cortile, nella lunetta è possibile ammirare i resti di un affresco raffigurante la Madonna con Bambino. Oltrepassato il portale si prospetta la facciata della Chiesa di Santa Maria di Farfa, ricostruita nel 1492. L’interno, a tre navate, è ornato in contro facciata da un Giudizio Universale di mano fiamminga del ‘500; gli affreschi tra gli archi della navata centrale e parte di quelli del presbiterio, aperto da finestre gotiche, appartengono alla scuola degli Zuccari, mentre quelli nella navata sinistra li dipinse Orazio Gentileschi. Per un corridoio alle spalle della chiesa si accede al cosiddetto chiostrino longobardo, che mostra elementi romanici e dal quale si gode una vista di scorcio della torre campanaria della chiesa, e al chiostro grande, seicentesco. Qui è l’ingresso alla cripta, pertinente alla chiesa carolingia che conserva un sarcofago romano del II secolo e resti di pitture murali. La...

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Sutri, soglia dell’Etruria

Sutri, soglia dell’Etruria Sutri, oggi la nostra gita fuori porta natalizia ci conduce qui, nell’antica cittadina dell’età del bronzo, che conta oggi circa 6000 abitanti. In provincia di Viterbo, dista dal capoluogo 32 km e quasi 50 km da Roma. Sutri, un pò di storia: “Soglia dell’Etruria” fu definita dai romani che la conquistarono all’inizio del IV secolo a.C. Ma le origini di Sutri risalgono a tempi molto antichi. Alcune leggende sostengono che la cittadina fu fondata per mano di Saturno, apparso nella zona con un cavallo e tre spighe di grano in mano (che tutt’ora rappresentano lo stemma del comune), altre invece raccontano di una Sutri dell’età del bronzo, appartenente al popolo dei Pelasgi, antichi navigatori orientali. Nell’alto medioevo, all’incirca nel 728, per la donazione di Liutprando, giovane sovrano longobardo, costituì il primo nucleo del patrimonio di San Pietro, a cui appartenne definitivamente da fine ‘200. Sutri, cosa visitare: Il Parco Urbano antichissima Città di Sutri accoglie i più importanti monumenti della cittadina. La datazione dell’Anfiteatro, completamente scavato nel tufo, è assai ben conservato, ed è tutt’ora oggetto di discussione. Alcuni studiosi sostengono sia di origine etrusca, mentre altri avvalorano la tesi di un origine del I secolo a.C. La vicina chiesa della Madonna del Parto è un sacello cristiano sorto su un mitreo, che a sua volta era stato probabilmente impostato nel III° su una tomba etrusca; comprende un vano rettangolare diviso in tre navate da pilastri di tufo. All’interno delle ben conservate mura medievali, che incorporano quelle etrusche e mostrano spalti cinquecenteschi, sono frequenti gli inserti di frammenti etruschi e romani negli edifici. Di età romanica è la fondazione del Duomo, di cui però il campanile del 1207. Rimaneggiato nel ‘700 e nell’ 800, presenta un notevole pavimento cosmatesco nella navata centrale e una cripta di età longobarda, con sette navate divise da colonne e capitelli di forme diverse. Necropoli urbana: 64 tombe fanno parte di uno dei più grandi complessi di sepolcri rupestri, appartenenti all’età romana. E’ la necropoli urbana di Sutri, situata lungo il rilievo roccioso che costeggia via Cassia. Dai rilevamenti, è stato possibile affermare che la necropoli fu utilizzata dal I sec a.C. fino al III-IV sec. d. C. E’ possibile ancora oggi riconoscere le diverse tipologie di tomba, anche se numerosi saccheggi nel corso dei secoli, hanno reso più difficile la lettura dei reperti.  Fonte: Touring Club Italiano  ...

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Il Quartiere San Pellegrino a Viterbo

Il Quartiere San Pellegrino a Viterbo Il quartiere San Pellegrino, tra i vicoli medievali della città di Viterbo, ha ispirato la nostra gita fuori porta. Prende il nome dalla omonima Piazza principale e dall’antichissima chiesa di San Pellegrino. La cittadina di Viterbo presenta oggi, malgrado le numerose distruzioni alle quali le guerre l’hanno esposta, una singolare concentrazione di monumenti insigni in un’area relativamente ridotta. I monumenti medievali della città, risalenti al ‘200, epoca in cui la città fu più popolosa di Roma, sono stati salvaguardati anche grazie alla separazione tra la parte storica, prevalentemente racchiusa nella cinta muraria merlata, e la parte moderna. Il cuore antico della città è infatti chiuso al traffico automobilistico. Il quartiere San Pellegrino, si trova all’interno della cinta muraria. Questa piccola zona della città è rimasta integra nel corso dei secoli, tant’è vero che, una passeggiata tra i vicoli di San Pellegrino, ci fa rivivere l’atmosfera medievale. Il quartiere è un’isola di edifici dal tono urbanistico uniforme, l’architettura civile medievale è rimasta integra, non solo nei caratteri esteriori, ma anche grazie alla continuità insediativa. Le torri e le case, spesso unite da cavalcavia e ingentilite da bifore, hanno per asse e cuore la via di San Pellegrino e la Piazzetta omonima sulla quale si affaccia il palazzo degli Alessandri, residenza signorile duecentesca con balcone che continua sotto un arco ripassato, e portico da due campate su colonne massicce dietro alla quale svettano due torri. Come attesta un documento storico, l’antica chiesa di San Pellegrino fu costruita probabilmente già prima del 1045. Dipendente dai monaci dell’Abbazia di Farfa, il suo aspetto attuale è anche frutto di un restauro avvenuto nel XVIII secolo e di un successivo a seguito dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Tip: Se decidete di fare una sosta, all’interno del quartiere medievale, e nei dintorni, ci sono degli ottimi ristoranti! Fonte: Touring Club Italiano...

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Una gita nella medievale Vitorchiano

Una gita nella medievale Vitorchiano La nostra gita fuori porta, in questo week-end ci conduce nella medievale Vitorchiano. Situata a 100 km da Roma, in provincia di Viterbo. Ai piedi dei monti Cimini, in un territorio prevalentemente collinare, Vitorchiano adombra l’antica origine etrusca nel nome romano “Vicus Orchianus” da Orcia o Orcla poi Norchia, dalla quale forse l’insediamento derivava o dipendeva. La cittadina racchiude la parte più antica in una cinta di mura merlate unite di torri quadrilatere trecentesche. Sorge su un rilievo alla confluenza di due corsi d’acqua, offrendo viste d’inaspettata suggestione, sia per la posizione, sia per l’ottimo stato di conservazione del tessuto edilizio. Le lupe che ritornano come elementi ornamentali degli edifici, e lo stesso stemma comunale, che si fregia della sigla S.P.Q.R., sono i riconoscimenti che Roma le concesse per la sua fedeltà nelle sue numerose contese medievali, che insanguinarono gran parte del viterbese. Poco fuori dalla cinta difensiva, la Chiesa della Madonna di San Nicola, consacrata nel XVI secolo mostra notevoli affreschi, alcuni di ingenua mano popolare del XVI e XVII secolo. Subito dopo la porta romana, vi è la rinascimentale Chiesa di Sant’Amanzio, il cui campanile è di fine 1600; l’interno custodisce l’urna seicentesca, con angeli in legno dorato ed argentato, contenente il corpo di S. Amanzio e alcuni cicli di affreschi tra i quali un’annunciazione del 1514 sulla parete destra. Il Palazzo comunale è stato edificato su resti di edifici del XII / XVI secolo. Attraverso la porta alla sinistra di questo, si accede al quartiere medievale, che ha per cuore la Chiesa di Santa Maria, dal pregevole campanile e con all’interno un fonte battesimale e un’acquasantiera rinascimentali. Dal belvedere, si gode una splendida vista della gola sul fosso dell’Acqua Fredda. Al di fuori del centro abitato, su un colle, vi è la Chiesa di San Michele Arcangelo, raggiungibile attraverso la Porta Tiberina. Ad edificare il santuario su un terreno di proprietà di Feneguerra, è stato Nicolò Biagio da Vitorchiano. Il parroco decise di intitolare la chiesa a San Michele, a seguito di viaggio avvenuto nel 1319, in Puglia sul Gargano, nei luoghi dedicati al santo. Poco distante da Vitorchiano vi è Grotte Santo Stefano, probabilmente uno degli abitati sorti dopo la distruzione di Ferento, sito in una zona ricca di resti romani e più antichi; in sepolcri etruschi venivano ricavate, sino all’inizio del XX secolo le abitazioni. La vicina valle del fosso Infernaccio, con bella cascata, presenta alcuni dei fenomeni di erosione più interessanti del Lazio. Fonte: Touring Club...

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Il borgo di Sermoneta

Il borgo di Sermoneta Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce presso il borgo di Sermoneta, in provincia di Latina. Una cittadina di insediamento preistorico, che con i suoi 257 metri sopra il livello del mare, guarda dall’alto l’Agro Pontino. Luoghi di interesse: La Chiesa di San Giuseppe, dedicata al patrono di Sermoneta, ci da il benvenuto all’ingresso della città. Sorge nel 1520 ed all’interno è possibile visitare la Cappella Caetani, con affreschi di Girolamo Siciolante. La facciata con la ripida gradinata viene realizzata due secoli dopo, nel 1733. Il Castello Caetani, domina all’interno del borgo. Le origini della rocca risalgono al XIII° secolo, quando la famiglia Annibaldi ne commissiona la costruzione. Fu Papa Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, ad acquistare la proprietà insieme alle terre di Ninfa agli inizi del 1200. La presenza dei Caetani, da quel momento in poi segna radicalmente il cambiamento del territorio, da lì a sette secoli. La struttura attuale è in parte frutto dei restauri di inizio ‘900 e di quelli successivi alle distruzioni dell’ultima guerra mondiale. Della costruzione duecentesca degli Annibaldi rimane solamente il maschio con una controtorre e il maschietto. Il complesso viene riedificato nel primo 1500 da Antonio da Sangallo il Vecchio, per Alessandro VI, periodo nel quale sono stati ospiti del castello il Valentino e Lucrezia Borgia. Si penetra nella fortezza attraverso un ponte e si giunge ai piedi del maschio alto 42 metri nei pressi del quale vi è l’accesso alle prigioni. Lungo il lato sud-orientale del cortile si dispongono ambienti dipinti nel 1470, nei modi del Pinturicchio e nel fondo del cortile vi è la residenza degli ospiti d’onore, detta casa del Cardinale. Nel salone centrale della casa sono visibili una cinquecentesca Madonna in trono e Santi, alcuni affreschi provenienti da Ninfa, del XII° secolo. Il castello custodisce anche una natività che si attribuisce a Pietro Cavallini. Ampio e bellissimo il panorama della pianura pontina, fino al Circeo che si gode dagli spalti. Oltre al Castello Caetani, passeggiando per le strade di Sermoneta, non si può non far visita alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il duomo sorge nel XII° secolo, sui resti di un’antico tempio dedicato alla dea Cibele. E’ realizzato a cinque piani di bifore ed ornata da scodelle in maiolica. Le forme romanico gotiche, come testimoniano il campanile ed il portale, risalgono invece al XIII° secolo per opera degli architetti monaci cistercensi di Fossanova. L’interno della cattedrale è a tre navate, separate da pilastri, con un abside quadrata. Sulla parete d’ingressso sopra la porta, vi è un affresco quattrocentesco che rappresenta il Giudizio Universale, ma l’aspetto attuale ci fa dedurre che in tutti questi anni sia...

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Bolsena, la città dei miracoli

Bolsena, la città dei miracoli Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce presso Bolsena, un piccolo comune a circa 30 Km da Viterbo. Dalla tradizione popolare, Bolsena, è stata soprannominata la “Città dei Miracoli”, il motivo? Siamo venuti a scoprirlo. Un po’ di storia: L’attuale Bolsena sorge sui resti di “Volsinii“, un’importante cittadina di origine etrusche, che divenne un fiorente “municipium” romano grazie alla posizione sulla consolare Cassia. Sono state le esplorazioni condotte da una missione archeologica francese, poco fuori dell’abitato, lungo la strada per Orvieto, ad aver portato alla scoperta dei resti della città etrusca di Velzna e della romana Volsinii. Nella seconda metà del VI secolo d.C., le incursioni dei Goti e dei Longobardi rasero al suolo la cittadina romana, costringendo i cittadini bolsenesi ad abbandonare la zona e a costruire un nuovo borgo sulla rupe, che ancora oggi ospita il quartiere medievale. Finito il predominio dei Longobardi, Bolsena divenne proprietà della diocesi di Orvieto, almeno fino al 1398, quando papa Bonifacio IX la concesse in vicariato ai Monaldeschi della Cervara, che ne ebbero il possesso fino alla metà del XV secolo. Durante il periodo del Rinascimento, la storia di Bolsena rimase legata alle vicende del Papato. Vennero a visitare la cittadina in quell’epoca, esponenti di nobili famiglie italiane, come Tiberio Crispo, il pontefice Pio II Piccolomini, Giovanni de’ Medici e Paolo III Farnese. A due di loro si devono importanti opere architettoniche bolsenesi: Giovanni de’ Medici commissionò la facciata della Chiesa di Santa Cristina e il cardinale Crispo fece erigere, invece, il palazzo che porta il suo nome. I misteri di Bolsena: Sono due gli eventi sovrannaturali a cui la cittadina di Bolsena deve parte della propria fama. Il primo, che ha per protagonista S. Cristina, patrona con San Giorgio dell’abitato, risale al 292, agli albori del cristianesimo. La fanciulla fu gettata nel lago per ordine del padre, con una pietra al collo. Ma fu la pietra, che miracolosamente galleggiava, a riportarla in salvo a riva. E fu presso questa pietra, segnata indelebilmente dell’impronta dei piedi della fanciulla, e per questo devotamente adibita a mensa d’altare, che si produsse nel 1263 il secondo prodigio. Il miracolo eucaristico, consistente nell’apparizione di gocce di sangue da un’ostia spezzata durante una mensa. Il protagonista fu Pietro di Praga, prete boemo, che nutriva dubbi sul dogma della transustanziazione. Questo secondo miracolo provocò l’istituzione, da parte di Urbano IV, della festa del Corpus Domini, nel 1264. Un giro per Bolsena: Sulla centrale Piazza Matteotti si apre la facciata, con bel portale gotico, della Chiesa di San Francesco. Risalente al  XIII secolo, la chiesa presenta una navata unica e presbiterio quadrato, coperto da un tetto a capriate. Oggi sede di attività culturali, porta estese testimonianze di affreschi del XV e...

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Il Sacro Bosco di Bomarzo

Il Sacro Bosco di Bomarzo “Tu ch’entri qua pon mente, parte a parte, et dimmi poi se tante, maraviglie, sien fatte per inganno, o pur per arte.” La fantasia popolare lo ha ribattezzato Parco dei Mostri, in realtà, il Sacro Bosco di Bomarzo, ha origine per via di un grande amore e per mano di uno dei più grandi architetti del XVI secolo, Pirro Ligorio. Oggi, la nostra Gita fuori Porta, ci conduce in provincia di Viterbo, in questo museo all’aperto che è il Sacro Bosco di Bomarzo. Era il 1552 quando Vicino Orsini decise di realizzare all’interno della “Villa delle Meraviglie” un giardino abbastanza insolito, che raffigurasse l’evoluzione dell’uomo. Non sappiamo con certezza, quali altre idee balenassero nella sua mente, ma il risultato fu qualcosa di surreale e travolgente allo stesso momento. I lavori furono commissionati a Pirro Ligorio, che creò un museo a cielo aperto di figure mitologiche. La particolarità di essere un parco dei mostri, perviene dalle sue statue. Sfingi, animali, draghi, figure mitologiche, tutte rappresentate in uno stile un pò grottesco: Ercole che combatte con Caco, una sirena, una sfinge e poi la figura di Nettuno, per arrivare alla rappresentazione di una miniatura del Castello Orsini, scolpita sopra la testa di un Orco per simboleggiare la potenza del casato. Il complesso monumentale del Sacro Bosco di Bomarzo è stato per anni, e lo è tutt’ora, un luogo d’ispirazione per intellettuali ed artisti desiderosi di ammirare le istallazioni volute da Orsini; le sette meraviglie del mondo, come le chiamò lui nell’incisione su di una sfinge all’entrata del Parco: “Chi con ciglia inarcate, et labbra strette, non va per questo loco, manco ammira, le famose del mondo moli sette”. Non sappiamo con certezza se davvero il Parco sia la trasfigurazione di un grande amore verso la moglie, o verso l’arte, visto il risultato, ma il mistero che riempie i sentieri e le statue del Bosco di Bomarzo, ci basta per travolgerci in questo percorso di arte manierista. Info: Il Parco di Bomarzo si trova in provincia di Viterbo, ed è facilmente raggiungibile, con l’autostrada A1, prendendo l’uscita di Orte ( da sud) o l’uscita Attigliano (da nord). Il prezzo del biglietto intero è di  10,00 €. I bambini tra i 4 e i 13 anni: 8,00 € I disabili non autosufficienti: Gratuito Accompagnatori...

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Gita fuori Porta: Castel Gandolfo

Gita fuori Porta: Castel Gandolfo Castel Gandolfo è una provincia dei Castelli Romani, la zona di Roma Sud che racchiude tutti i paesi dei Colli Albani. Affaccia sul lago di Albano, di origine vulcanica e considerato il più profondo d’Italia. E’ piacevole trascorrere le giornate nella zona del Parco Ragionale dei Castelli Romani, sia per il buon cibo, dati i tantissimi ristoranti diffusi in tutta la zona, sia per la possibilità di rilassarsi lungo il lago di Albano, o il lago di Nemi. Castel Gandolfo, la storia: La storia racconta che in origine, l’attuale Castel Gandolfo, sorgeva con il nome di Albalonga. La città romana, sul monte Albano, fu costruita per mano di Ascanio, figlio di Enea, ma distrutta poco dopo dagli stessi romani. Furono sempre loro che durante l’età imperiale, scelsero il territorio dei Castelli Romani, come luogo adatto per le residenze estive. Come Domiziano che costruì qui la sua villa di cui ancora oggi possiamo ammirare i resti. Passarono gli anni e Castel Gandolfo si ritrovò nel Medioevo sotto il controllo di numerose famiglie nobili romane. Una di queste, la famiglia Savelli, che una volta avuto il controllo su numerosi possedimenti della zona, si indebitò, così da lasciare il Castello di Castel Gandolfo, nelle mani della Santa Sede. Questo passaggio segnò Castel Gandolfo, facendola diventare, almeno dal 1628, la residenza estiva del papa. Fu infatti Papa Urbano VIII, il primo che, in quella data, soggiornò qui. L’influenza della Santa Sede si interruppe con la breccia di Porta Pia, nel 1870, ma durò poco meno di un secolo. Quando nel 1929, Mussolini stipulò i patti Lateranensi, la Santa sede riacquistò i diritti su Castel Gandolfo. Passeggiando per Castel Gandolfo: Nelle vie del Centro storico, si può visitare la Chiesa Collegiata di San Tommaso Apostolo da Villanova. La chiesa fu progettata da Gian Lorenzo Bernini, su comando di papa Alessandro VII. L’inaugurazione avvenne nel 1661; all’interno della chiesa è possibile ammirare il quadro della Crocifissione, opera di Pietro da Cortona. Arte e Natura: La zona dei Castelli Romani, oltre a regalarci numerosi siti archeologici da visitare, ci permettere di trascorrere del tempo a contatto con la natura. All’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani, vi è la possibilità di partecipare a dei percorsi attraverso i sentieri protetti del parco, a dei tour all’interno del lago, così da poter conoscere la varietà di piante e rare specie di animali che popolano la zona del Parco Regionale. Inoltre, per chi desidera conoscere le particolarità architettoniche e storiche rinvenute nella zona, sono organizzati degli itinerari culturali. Per maggiori info, potete consultare direttamente il sito. Mangiare: La zona dei Castelli Romani è conosciuta soprattutto per...

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Lago di Bracciano – Oasi di Pace

Gita fuori Porta al Lago di Bracciano Il lago di Bracciano, a circa 60 km da Roma, è una oasi di pace per chi desidera staccarsi per qualche ora dal caos della città. E’ infatti facile da raggiungere sia se siete in macchina, sia con il treno. Ogni volta che veniamo qui, rimaniamo stupefatti dai panorami e dalla tranquillità che si respira in una bella giornata di sole. Il lago è situato all’interno del Parco Naturale di Bracciano – Martignano. Affacciano sul lago il paese di Bracciano, Anguillara Sabazia e il paese di Trevignano. Sono tre piccole bomboniere, da ognuna delle quali è possibile godere di panorami bellissimi. A Bracciano vi consigliamo di visitare la Chiesa cinquecentesca di Santa Maria del Riposo e di arrivare su in cima fino al Belvedere della Sentinella. Simbolo di Bracciano è il Castello Orsini Odescalchi, di origine medievale, vale la pena visitarlo. Il prezzo del biglietto non è elevato, se non ricordiamo male, dovrebbe essere intorno ai 7 euro. Anguillara Sabazia ci ha colpito perché non ci aspettavamo che i vicoletti in salita, sui quali si sviluppano le case degli abitanti, fossero così caratteristici. Abbiamo fatto un giro partendo dal molo, salendo su fino in cima. Lungo le piccole salite, troverete ristoranti e osterie dove fermarvi a mangiare, ovviamente vista lago. Nel piccolo paese di Trevignano c’è un posto da cui godere di un panorama mozzafiato. E’ una rocca, in cima ad un monte. La foto che vedete in alto, l’abbiamo scattata lì. La vista è bellissima, completa a 360 gradi su tutto il lago di Bracciano. E’ un po’ difficile da raggiungere, si sale a piedi facendosi spazio tra gli arbusti, ma possiamo garantirvi che una volta arrivati in cima ne sarà valsa la pena. Durante il periodo estivo, il lago di Bracciano è frequentato per via delle spiagge e delle attività sportive che si possono svolgere, anche durante tutto il resto dell’anno. Canoa, Vela, Sup, Windsurf, e per qualsiasi altra attività sportiva acquatica ci sono delle strutture apposite a cui rivolgervi, tra cui l’ ASD Sporting Club Sabazia. Lago di Martignano: Il lago di Martignano si trova a poca distanza dal lago di Bracciano. Entrambi di origine vulcanica, il lago di Martignano ha quasi una perfetta forma circolare. E’ sicuramente più tranquillo e meno frequentato, anche perché le spiagge in cui sostare sono poche. Carinissimo qui è l’Agriturismo Casale di Martignano, in cui è possibile acquistare prodotti tipici, fermarsi a mangiare ed anche pernottare. Curiosità: Se siete in moto vi consigliamo di fare il tragitto Anguillara – Trevignano in una giornata di sole al tramonto. Il gioco di colori che si crea tra il lago, il sole e la...

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Il Giardino di Ninfa, gioiello dei Caetani

Gita fuori Porta al Giardino di Ninfa Il Giardino di Ninfa è un vero e proprio monumento naturale, situato a Cisterna di Latina, è una tappa ideale per la nostra gita fuori porta nei dintorni di Roma. Il Giardino di Ninfa, il Castello di Sermoneta, ed il Parco Naturale Pantanello appartengono oggi alla Fondazione Caetani Onlus. Sono aperti al pubblico, con la possibilità di prenotare delle visite guidate; sul sito potete scoprire orari e aperture durante l’anno. La Storia del giardino e l’influenza dalla famiglia Caetani: Il Giardino di Ninfa sorge sui ruderi dell’antica città medievale di Ninfa, circondato dal fiume Ninfa e dal Parco Naturale Pantanello, ricostruito solamente nel 2009. Il nome deriva da un tempio di origine romana dedicato alle Ninfe Naiadi, costruito dove oggi si trova l’attuale giardino. La storia del Giardino di Ninfa e del territorio pontino limitrofo, è legata principalmente al dominio della famiglia Caetani. Prima che Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII, salì al trono verso la fine del 1200, Ninfa, ai piedi dei monti Lepini, aveva un ruolo strategico come unico collegamento a Roma se le paludi avessero coperto l’Appia Antica. La zona non fu densamente abitata fino all’arrivo dei Conti Tuscolo e della famiglia Frangipani, durante il XI secolo. Ma il dominio dei Caetani segnò radicalmente il cambiamento del territorio, da lì a sette secoli. Benedetto Caetani acquistò la città di Ninfa e le zone limitrofe del territorio pontino; ampliò il castello e costruì il palazzo baronale. Il periodo di splendore terminò presto, a causa del saccheggio avvenuto nel 1382. Ninfa diventò una città fantasma, oltre alle perdite subite a seguito dell’incursione, un’epidemia di malaria colpì la zona. Si decise, quindi, che non era il caso di ricostruire la città su un territorio danneggiato. Rimasero frequentate solamente le chiese della zona, come San Giovanni, San Biagio, San Pietro fuori le mura, dagli abitanti delle colline. Questo almeno fin quando nel XVI secolo, Nicolò III Caetani, decise di trasformare Ninfa in un meraviglioso giardino, spinto dal suo amore per la botanica. I lavori furono affidati a Francesco Capriani, detto anche Francesco da Volterra, un grandissimo architetto italiano a cui dobbiamo la realizzazione di molte chiese romane. L’architetto realizzò un hortus conclusus, in cui per molto tempo vennero coltivati anche alcuni agrumi, tra cui il Citrus Cajetani, una varietà di limone. Dopo la morte del cardinale i possedimenti passarano a vari membri della famiglia, che non diedero valore alcuno al Giardino di Ninfa, fino a quando alla fine del 1800 Onoraro Caetani, con la sua famiglia e sua moglie  Ada Bootle Wilbraham, tornarono ad abitare i possedimenti di famiglia. Un tocco di eleganza, il Giardino di Ninfa lo ricevette dalla signora Wilbraham, che trasformò il giardino in perfetto stile anglosassone, regalandogli...

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Civita di Bagnoregio

Il borgo di Civita di Bagnoregio La cittadina di Civita di Bagnoregio si trova in provincia di Viterbo a 100 km da Roma. Di 3860 abitanti, solo pochissimi vivono all’interno del borgo. Il suo nome ha origini goto-lombarde, Balneum regis, “bagno del re”, comparso per la prima volta in una lettera di Papa Gregorio Magno al Vescovo di Chiusi Ecclesio. Legata alla cittadina, vi è una leggenda secondo la quale, un complesso di terme esistente nella zona, avrebbe guarito le ferite del re longobardo Desiderio. Di origini etrusche, Civita di Bagnoregio, fu fondata circa 2500 anni fa. Oltre ai meravigliosi panorami e alla bellezza del paesaggio, il luogo è oggi così frequentato perché avvolto nel mistero, di vestigia non ancora interpretate, di una vasta rete di cunicoli sotterranei…le quali domani non saranno che un miraggio. Civita sorge infatti su un colle tufaceo minato dall’erosione di due torrenti che, scorrendo nella valle sottostante, lentamente ed inesorabilmente, porteranno il borgo a sgretolarsi. Bonaventura Tecchi la definì “la città che muore”, forse per via del destino che da sempre ha segnato il luogo, per il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo e per i colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo. Civita di Bagnoregio rimane comunque un luogo unico, solare e crepuscolare, vivo o spettrale, a seconda dell’umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere. Il Borgo: Civita si visita rigorosamente a piedi, passando lungo il ponte di 300 metri, da dove si gode un bellissimo panorama, che vi condurrà direttamente davanti l’ingresso del borgo, a Porta Santa Maria, sormontata da due leoni simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Una passeggiata per le vie interne, con le tipiche case basse e piccoli balconcini, vi riporterà indietro al tempo del medioevo. Il primo monumento che si incontra è la Chiesa di San Donato, in cui è conservato un crocifisso della scuola di Donatello. Luogo da visitare è il Tempietto di San Bonaventura, dove è conservata una teca a forma di braccio benedicente contiene le reliquie del Santo. Sul bordo del Belvedere, dove un tempo vi era un convento Francescano, oggi è scavata la Grotta di San Bonaventura, tra i luoghi più venerati di Bagnoregio. Nel medioevo veniva utilizzata dagli eremiti come romitorio. Si chiama così a seguito della leggenda che lega Giovanni di Fidanza al miracolo avvenuto qui a Bagnoregio. Durante il soggiorno bagnorese San Bonaventura fu salvato da una malattia mortale per mano di San Francesco. La madre commossa dal miracolo, promise a san Francesco d’Assisi che avrebbe consacrato la vita del proprio figlio al servizio di Dio. E così fu, tant’è che San Bonaventura (nome datogli dallo stesso...

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Villa Adriana

Villa Adriana L’Impero è al suo apice, Traiano è il nuovo Alessandro, anche i Parti sono caduti sotto i suoi colpi, in precedenza la Germania, la Tracia ed altre nazioni avevano conosciuto la sua spada, chi sarà il successore di questo grande condottiero? Con un po di sorpresa si scoprirà che il suo successore è Adriano, iberico come lui ma molto diverso nei modi e nelle ambizioni, non alzerà mai la spada contro il nemico ma guiderà l’Impero attraverso una rivoluzione economico/culturale che cambierà Roma per sempre, la sua visione del mondo è ancora visibile è si chiama : Villa Adriana. Villa Adriana come sintesi Villa Adriana nelle intenzioni del suo ideatore doveva essere la sintesi di tutto ciò che di più bello vi era nell’impero, questo lo deduciamo da Historia Augusta, Vita Hadriani, XXVI, 5 : « Fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli ove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più celebri delle province dell’impero, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli inferi. » La struttura venne costruita vicino Roma, a Tibur [l’attuale Tivoli] ed aveva un’estensione di 120 ettari [ altre fonti dicono 300 ettari ] che la rendono una delle ville più grandi dell’epoca, la difficoltà della progettazione/realizzazione è dovuta all’aspetto polivalente della villa che svolgeva compiti residenziali, di rappresentanza, di servizio ed al suolo piuttosto irregolare dell’area, di seguito una ricostruzione della Villa in tutto il suo splendore. Villa Adriana gli scavi Gli scavi nella zona sono iniziati nel 1450 ad opera di Flavio Biondo , di li a poco l’interesse per la Villa si trasformò da storico in predatorio, infatti la struttura fu soggetta a razzie, soprattutto da parte dei Papi, o nel migliore dei casi usata come cava a cielo aperto, solo nel 1870 lo stato acquistò la maggior parte dei terreni, c’è da dire che comunque una parte di Villa Adriana rimane nelle mani dei privati, e inizio i lavori di scavo sistematici per riportare alla luce i segreti di questo enorme complesso che tuttavia non sono affatto conclusi. Villa Adriana oggi Oggi visitando Villa Adriana in primo luogo si viene colpiti dall’uso dell’acqua, come negli edifici del Cànopo e del Teatro Marittimo, del resto l’acqua corrente era uno dei simboli del potere di Roma e della sua evoluzione rispetto ai barbari che circondavano l’Impero di Adriano, naturalmente anche le statue, su tutte quella di Marte, ricordano al visitatore lo splendore passato, comunque tra gli edifici che compongono il complesso non vanno dimenticati il Complesso di Pecile, la Piazza d’Oro e la sala dei Filosofi. Villa...

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Fuga dalla città: Venezia o Roma

Fuga dalla città: Venezia o Roma Se volete regalarvi un week-end all’insegna della cultura, durante questo periodo dell’anno troverete tantissime offerte. Noi vi lasciamo la scelta tra due città d’arte, gioielli del nostro paese: Venezia o Roma. Venezia con Piazza San Marco, Il Canal Grande, Il Ponte dei Sospiri o Roma con Piazza di Spagna, il Colosseo, Campo de’ Fiori ? Due città apparentemente molto diverse, ma entrambe con un fascino intramontabile. Venezia è… Venezia. Si dovrebbe dire. E’ romantica, poetica, pittoresca. E’ abbandonare i propri pensieri mentre, condotti da una Gondola, si passa sotto il Ponte di Rialto. E’ un concentrato di Arte, con la collezione Peggy Guggenheim al Palazzo Venier dei Leoni, la Biennale, la Mostra del Cinema; è poter passeggiare e spostarsi per la città a piedi. Una città resa speciale dalla laguna e dalle isole che ne fanno parte. Come Sant’Erasmo e le isole delle Vignole, o l’Isola di Mazzorbo con la Chiesa di Santa Caterina risalente al 1200. A Venezia potete visitare il Ghetto Ebraico, che con le sue cinque sinagoghe rappresenta una piccola città dentro la città e l’antico cimitero ebraico. Venezia vi offre la possibilità di assaggiare dell’ottima cucina tipica Veneziana nel cuore della città, tra Piazza San Marco e il Ponte di Rialto, con una splendida vista. Se non sapete dove fermarvi e siete alla ricerca di un albergo situato in un ottima posizione, Venere è uno dei migliori portali per soddisfare le vostre esigenze, vi propone numerose offerte, per alloggiare a pochi passi dal vostro angolo della città preferito. Roma, è caotica e silenziosa nello stesso momento, mentre siete nella confusione del centro storico troverete un vicoletto in cui rifugiarvi e scattare bellissime foto, come Via Margutta, la via dei Poeti, dove edera e rampicanti decorano in maniera naturale le facciate delle antiche palazzine. E’ una città che vi lascia senza sospiro mentre vi accostate alla terrazza del Gianicolo o vi trovate di fronte al Fontanone. Di giorno vi cattura con la sua cordialità: i commercianti del mercato di Campo de’ Fiori e di Porta Portese, il “pizzicarolo” nelle vie di Trastevere, una romanità che si percepisce nei gesti, nelle parole, nei saluti tra le persone. Mentre camminate lungo Via Appia Antica, vi sentirete parte integrante della storia di questa città, laddove il sole tramonta nel Parco degli Acquedotti, tra i resti e le ville degli antichi romani, potrete davvero ammirare la bellezza di questa città. Venezia è Arte, Roma è Storia. A voi la scelta di perdervi e innamoravi tra i canali o tra i vicoli di queste città.  ...

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