Abbazia di Farfa

L’Imperiale Abbazia di Farfa L’Abbazia di Farfa è un monastero benedettino situato a Fara Sabina, nella provincia di Rieti. Il nome deriva dall’omonimo fiume, il Farfarus, che scorre poco distante dall’abbazia, e che ha dato nome anche al borgo adiacente. Per molti anni Farfa è stata una delle più potenti e ricche comunità monastiche dell’Italia centrale, veniva chiamata l’Imperiale grazie ai rapporti di privilegio e protezione con i Franchi di Carlo Magno. Nel momento più alto della sua potenza, l’abbazia contava i possedimenti fino in Abruzzo e nelle Marche: 600 tra chiese e conventi, 132 castelli o piazzeforti e 6 città fortificate, per un totale di più di 300 villaggi. Storia: Il complesso religioso fu fondato nel VI secolo nei pressi dell’attuale Fara in Sabina, per essere ricostruito, nel sito odierno, tra il 680 ed il 705, dalla comunità di S. Tommaso di Moriana. Nell’ 898 Farfa fu pesantemente danneggiata dalle incursioni saracene, tanto che la comunità religiosa fu costretta a fuggire dal monastero. Fu al termine delle scorribande, due secoli dopo la sua costruzione che Farfa raggiunse l’apice del potere politico ed economico. Guidata da personalità insigni, quale l’abate Sicardo, l’abate Ugo e il suo successore Berardo I, al tempo della lotta per le investiture, parteggiò per il potere imperiale. Il declino iniziò nel XV secolo, quando fu trasformata in commenda, appartenne agli Orsini, ai Farnese, ai Barberini, e ai Lante della Rovere, perdendo poco a poco i possedimenti. Nel 1769 la carica di abate fu attribuita al vescovo della Sabina. Avendo perso la sua importanza, la comunità monastica scomparve con l’unità d’Italia e l’Abbazia divenne proprietà privata. Fu ricostituita nel 1919 con il trasferimento di monaci dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma. Visita all’interno dell’ Abbazia di Farfa: Al complesso religioso si accede attraverso un portale quattrocentesco che immette in un cortile, nella lunetta è possibile ammirare i resti di un affresco raffigurante la Madonna con Bambino. Oltrepassato il portale si prospetta la facciata della Chiesa di Santa Maria di Farfa, ricostruita nel 1492. L’interno, a tre navate, è ornato in contro facciata da un Giudizio Universale di mano fiamminga del ‘500; gli affreschi tra gli archi della navata centrale e parte di quelli del presbiterio, aperto da finestre gotiche, appartengono alla scuola degli Zuccari, mentre quelli nella navata sinistra li dipinse Orazio Gentileschi. Per un corridoio alle spalle della chiesa si accede al cosiddetto chiostrino longobardo, che mostra elementi romanici e dal quale si gode una vista di scorcio della torre campanaria della chiesa, e al chiostro grande, seicentesco. Qui è l’ingresso alla cripta, pertinente alla chiesa carolingia che conserva un sarcofago romano del II secolo e resti di pitture murali. La...

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Sutri, soglia dell’Etruria

Sutri, soglia dell’Etruria Sutri, oggi la nostra gita fuori porta natalizia ci conduce qui, nell’antica cittadina dell’età del bronzo, che conta oggi circa 6000 abitanti. In provincia di Viterbo, dista dal capoluogo 32 km e quasi 50 km da Roma. Sutri, un pò di storia: “Soglia dell’Etruria” fu definita dai romani che la conquistarono all’inizio del IV secolo a.C. Ma le origini di Sutri risalgono a tempi molto antichi. Alcune leggende sostengono che la cittadina fu fondata per mano di Saturno, apparso nella zona con un cavallo e tre spighe di grano in mano (che tutt’ora rappresentano lo stemma del comune), altre invece raccontano di una Sutri dell’età del bronzo, appartenente al popolo dei Pelasgi, antichi navigatori orientali. Nell’alto medioevo, all’incirca nel 728, per la donazione di Liutprando, giovane sovrano longobardo, costituì il primo nucleo del patrimonio di San Pietro, a cui appartenne definitivamente da fine ‘200. Sutri, cosa visitare: Il Parco Urbano antichissima Città di Sutri accoglie i più importanti monumenti della cittadina. La datazione dell’Anfiteatro, completamente scavato nel tufo, è assai ben conservato, ed è tutt’ora oggetto di discussione. Alcuni studiosi sostengono sia di origine etrusca, mentre altri avvalorano la tesi di un origine del I secolo a.C. La vicina chiesa della Madonna del Parto è un sacello cristiano sorto su un mitreo, che a sua volta era stato probabilmente impostato nel III° su una tomba etrusca; comprende un vano rettangolare diviso in tre navate da pilastri di tufo. All’interno delle ben conservate mura medievali, che incorporano quelle etrusche e mostrano spalti cinquecenteschi, sono frequenti gli inserti di frammenti etruschi e romani negli edifici. Di età romanica è la fondazione del Duomo, di cui però il campanile del 1207. Rimaneggiato nel ‘700 e nell’ 800, presenta un notevole pavimento cosmatesco nella navata centrale e una cripta di età longobarda, con sette navate divise da colonne e capitelli di forme diverse. Necropoli urbana: 64 tombe fanno parte di uno dei più grandi complessi di sepolcri rupestri, appartenenti all’età romana. E’ la necropoli urbana di Sutri, situata lungo il rilievo roccioso che costeggia via Cassia. Dai rilevamenti, è stato possibile affermare che la necropoli fu utilizzata dal I sec a.C. fino al III-IV sec. d. C. E’ possibile ancora oggi riconoscere le diverse tipologie di tomba, anche se numerosi saccheggi nel corso dei secoli, hanno reso più difficile la lettura dei reperti.  Fonte: Touring Club Italiano  ...

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Il Quartiere San Pellegrino a Viterbo

Il Quartiere San Pellegrino a Viterbo Il quartiere San Pellegrino, tra i vicoli medievali della città di Viterbo, ha ispirato la nostra gita fuori porta. Prende il nome dalla omonima Piazza principale e dall’antichissima chiesa di San Pellegrino. La cittadina di Viterbo presenta oggi, malgrado le numerose distruzioni alle quali le guerre l’hanno esposta, una singolare concentrazione di monumenti insigni in un’area relativamente ridotta. I monumenti medievali della città, risalenti al ‘200, epoca in cui la città fu più popolosa di Roma, sono stati salvaguardati anche grazie alla separazione tra la parte storica, prevalentemente racchiusa nella cinta muraria merlata, e la parte moderna. Il cuore antico della città è infatti chiuso al traffico automobilistico. Il quartiere San Pellegrino, si trova all’interno della cinta muraria. Questa piccola zona della città è rimasta integra nel corso dei secoli, tant’è vero che, una passeggiata tra i vicoli di San Pellegrino, ci fa rivivere l’atmosfera medievale. Il quartiere è un’isola di edifici dal tono urbanistico uniforme, l’architettura civile medievale è rimasta integra, non solo nei caratteri esteriori, ma anche grazie alla continuità insediativa. Le torri e le case, spesso unite da cavalcavia e ingentilite da bifore, hanno per asse e cuore la via di San Pellegrino e la Piazzetta omonima sulla quale si affaccia il palazzo degli Alessandri, residenza signorile duecentesca con balcone che continua sotto un arco ripassato, e portico da due campate su colonne massicce dietro alla quale svettano due torri. Come attesta un documento storico, l’antica chiesa di San Pellegrino fu costruita probabilmente già prima del 1045. Dipendente dai monaci dell’Abbazia di Farfa, il suo aspetto attuale è anche frutto di un restauro avvenuto nel XVIII secolo e di un successivo a seguito dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Tip: Se decidete di fare una sosta, all’interno del quartiere medievale, e nei dintorni, ci sono degli ottimi ristoranti! Fonte: Touring Club Italiano...

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Una gita nella medievale Vitorchiano

Una gita nella medievale Vitorchiano La nostra gita fuori porta, in questo week-end ci conduce nella medievale Vitorchiano. Situata a 100 km da Roma, in provincia di Viterbo. Ai piedi dei monti Cimini, in un territorio prevalentemente collinare, Vitorchiano adombra l’antica origine etrusca nel nome romano “Vicus Orchianus” da Orcia o Orcla poi Norchia, dalla quale forse l’insediamento derivava o dipendeva. La cittadina racchiude la parte più antica in una cinta di mura merlate unite di torri quadrilatere trecentesche. Sorge su un rilievo alla confluenza di due corsi d’acqua, offrendo viste d’inaspettata suggestione, sia per la posizione, sia per l’ottimo stato di conservazione del tessuto edilizio. Le lupe che ritornano come elementi ornamentali degli edifici, e lo stesso stemma comunale, che si fregia della sigla S.P.Q.R., sono i riconoscimenti che Roma le concesse per la sua fedeltà nelle sue numerose contese medievali, che insanguinarono gran parte del viterbese. Poco fuori dalla cinta difensiva, la Chiesa della Madonna di San Nicola, consacrata nel XVI secolo mostra notevoli affreschi, alcuni di ingenua mano popolare del XVI e XVII secolo. Subito dopo la porta romana, vi è la rinascimentale Chiesa di Sant’Amanzio, il cui campanile è di fine 1600; l’interno custodisce l’urna seicentesca, con angeli in legno dorato ed argentato, contenente il corpo di S. Amanzio e alcuni cicli di affreschi tra i quali un’annunciazione del 1514 sulla parete destra. Il Palazzo comunale è stato edificato su resti di edifici del XII / XVI secolo. Attraverso la porta alla sinistra di questo, si accede al quartiere medievale, che ha per cuore la Chiesa di Santa Maria, dal pregevole campanile e con all’interno un fonte battesimale e un’acquasantiera rinascimentali. Dal belvedere, si gode una splendida vista della gola sul fosso dell’Acqua Fredda. Al di fuori del centro abitato, su un colle, vi è la Chiesa di San Michele Arcangelo, raggiungibile attraverso la Porta Tiberina. Ad edificare il santuario su un terreno di proprietà di Feneguerra, è stato Nicolò Biagio da Vitorchiano. Il parroco decise di intitolare la chiesa a San Michele, a seguito di viaggio avvenuto nel 1319, in Puglia sul Gargano, nei luoghi dedicati al santo. Poco distante da Vitorchiano vi è Grotte Santo Stefano, probabilmente uno degli abitati sorti dopo la distruzione di Ferento, sito in una zona ricca di resti romani e più antichi; in sepolcri etruschi venivano ricavate, sino all’inizio del XX secolo le abitazioni. La vicina valle del fosso Infernaccio, con bella cascata, presenta alcuni dei fenomeni di erosione più interessanti del Lazio. Fonte: Touring Club...

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Il borgo di Sermoneta

Il borgo di Sermoneta Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce presso il borgo di Sermoneta, in provincia di Latina. Una cittadina di insediamento preistorico, che con i suoi 257 metri sopra il livello del mare, guarda dall’alto l’Agro Pontino. Luoghi di interesse: La Chiesa di San Giuseppe, dedicata al patrono di Sermoneta, ci da il benvenuto all’ingresso della città. Sorge nel 1520 ed all’interno è possibile visitare la Cappella Caetani, con affreschi di Girolamo Siciolante. La facciata con la ripida gradinata viene realizzata due secoli dopo, nel 1733. Il Castello Caetani, domina all’interno del borgo. Le origini della rocca risalgono al XIII° secolo, quando la famiglia Annibaldi ne commissiona la costruzione. Fu Papa Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, ad acquistare la proprietà insieme alle terre di Ninfa agli inizi del 1200. La presenza dei Caetani, da quel momento in poi segna radicalmente il cambiamento del territorio, da lì a sette secoli. La struttura attuale è in parte frutto dei restauri di inizio ‘900 e di quelli successivi alle distruzioni dell’ultima guerra mondiale. Della costruzione duecentesca degli Annibaldi rimane solamente il maschio con una controtorre e il maschietto. Il complesso viene riedificato nel primo 1500 da Antonio da Sangallo il Vecchio, per Alessandro VI, periodo nel quale sono stati ospiti del castello il Valentino e Lucrezia Borgia. Si penetra nella fortezza attraverso un ponte e si giunge ai piedi del maschio alto 42 metri nei pressi del quale vi è l’accesso alle prigioni. Lungo il lato sud-orientale del cortile si dispongono ambienti dipinti nel 1470, nei modi del Pinturicchio e nel fondo del cortile vi è la residenza degli ospiti d’onore, detta casa del Cardinale. Nel salone centrale della casa sono visibili una cinquecentesca Madonna in trono e Santi, alcuni affreschi provenienti da Ninfa, del XII° secolo. Il castello custodisce anche una natività che si attribuisce a Pietro Cavallini. Ampio e bellissimo il panorama della pianura pontina, fino al Circeo che si gode dagli spalti. Oltre al Castello Caetani, passeggiando per le strade di Sermoneta, non si può non far visita alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il duomo sorge nel XII° secolo, sui resti di un’antico tempio dedicato alla dea Cibele. E’ realizzato a cinque piani di bifore ed ornata da scodelle in maiolica. Le forme romanico gotiche, come testimoniano il campanile ed il portale, risalgono invece al XIII° secolo per opera degli architetti monaci cistercensi di Fossanova. L’interno della cattedrale è a tre navate, separate da pilastri, con un abside quadrata. Sulla parete d’ingressso sopra la porta, vi è un affresco quattrocentesco che rappresenta il Giudizio Universale, ma l’aspetto attuale ci fa dedurre che in tutti questi anni sia...

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Bolsena, la città dei miracoli

Bolsena, la città dei miracoli Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce presso Bolsena, un piccolo comune a circa 30 Km da Viterbo. Dalla tradizione popolare, Bolsena, è stata soprannominata la “Città dei Miracoli”, il motivo? Siamo venuti a scoprirlo. Un po’ di storia: L’attuale Bolsena sorge sui resti di “Volsinii“, un’importante cittadina di origine etrusche, che divenne un fiorente “municipium” romano grazie alla posizione sulla consolare Cassia. Sono state le esplorazioni condotte da una missione archeologica francese, poco fuori dell’abitato, lungo la strada per Orvieto, ad aver portato alla scoperta dei resti della città etrusca di Velzna e della romana Volsinii. Nella seconda metà del VI secolo d.C., le incursioni dei Goti e dei Longobardi rasero al suolo la cittadina romana, costringendo i cittadini bolsenesi ad abbandonare la zona e a costruire un nuovo borgo sulla rupe, che ancora oggi ospita il quartiere medievale. Finito il predominio dei Longobardi, Bolsena divenne proprietà della diocesi di Orvieto, almeno fino al 1398, quando papa Bonifacio IX la concesse in vicariato ai Monaldeschi della Cervara, che ne ebbero il possesso fino alla metà del XV secolo. Durante il periodo del Rinascimento, la storia di Bolsena rimase legata alle vicende del Papato. Vennero a visitare la cittadina in quell’epoca, esponenti di nobili famiglie italiane, come Tiberio Crispo, il pontefice Pio II Piccolomini, Giovanni de’ Medici e Paolo III Farnese. A due di loro si devono importanti opere architettoniche bolsenesi: Giovanni de’ Medici commissionò la facciata della Chiesa di Santa Cristina e il cardinale Crispo fece erigere, invece, il palazzo che porta il suo nome. I misteri di Bolsena: Sono due gli eventi sovrannaturali a cui la cittadina di Bolsena deve parte della propria fama. Il primo, che ha per protagonista S. Cristina, patrona con San Giorgio dell’abitato, risale al 292, agli albori del cristianesimo. La fanciulla fu gettata nel lago per ordine del padre, con una pietra al collo. Ma fu la pietra, che miracolosamente galleggiava, a riportarla in salvo a riva. E fu presso questa pietra, segnata indelebilmente dell’impronta dei piedi della fanciulla, e per questo devotamente adibita a mensa d’altare, che si produsse nel 1263 il secondo prodigio. Il miracolo eucaristico, consistente nell’apparizione di gocce di sangue da un’ostia spezzata durante una mensa. Il protagonista fu Pietro di Praga, prete boemo, che nutriva dubbi sul dogma della transustanziazione. Questo secondo miracolo provocò l’istituzione, da parte di Urbano IV, della festa del Corpus Domini, nel 1264. Un giro per Bolsena: Sulla centrale Piazza Matteotti si apre la facciata, con bel portale gotico, della Chiesa di San Francesco. Risalente al  XIII secolo, la chiesa presenta una navata unica e presbiterio quadrato, coperto da un tetto a capriate. Oggi sede di attività culturali, porta estese testimonianze di affreschi del XV e...

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Il Sacro Bosco di Bomarzo

Il Sacro Bosco di Bomarzo “Tu ch’entri qua pon mente, parte a parte, et dimmi poi se tante, maraviglie, sien fatte per inganno, o pur per arte.” La fantasia popolare lo ha ribattezzato Parco dei Mostri, in realtà, il Sacro Bosco di Bomarzo, ha origine per via di un grande amore e per mano di uno dei più grandi architetti del XVI secolo, Pirro Ligorio. Oggi, la nostra Gita fuori Porta, ci conduce in provincia di Viterbo, in questo museo all’aperto che è il Sacro Bosco di Bomarzo. Era il 1552 quando Vicino Orsini decise di realizzare all’interno della “Villa delle Meraviglie” un giardino abbastanza insolito, che raffigurasse l’evoluzione dell’uomo. Non sappiamo con certezza, quali altre idee balenassero nella sua mente, ma il risultato fu qualcosa di surreale e travolgente allo stesso momento. I lavori furono commissionati a Pirro Ligorio, che creò un museo a cielo aperto di figure mitologiche. La particolarità di essere un parco dei mostri, perviene dalle sue statue. Sfingi, animali, draghi, figure mitologiche, tutte rappresentate in uno stile un pò grottesco: Ercole che combatte con Caco, una sirena, una sfinge e poi la figura di Nettuno, per arrivare alla rappresentazione di una miniatura del Castello Orsini, scolpita sopra la testa di un Orco per simboleggiare la potenza del casato. Il complesso monumentale del Sacro Bosco di Bomarzo è stato per anni, e lo è tutt’ora, un luogo d’ispirazione per intellettuali ed artisti desiderosi di ammirare le istallazioni volute da Orsini; le sette meraviglie del mondo, come le chiamò lui nell’incisione su di una sfinge all’entrata del Parco: “Chi con ciglia inarcate, et labbra strette, non va per questo loco, manco ammira, le famose del mondo moli sette”. Non sappiamo con certezza se davvero il Parco sia la trasfigurazione di un grande amore verso la moglie, o verso l’arte, visto il risultato, ma il mistero che riempie i sentieri e le statue del Bosco di Bomarzo, ci basta per travolgerci in questo percorso di arte manierista. Info: Il Parco di Bomarzo si trova in provincia di Viterbo, ed è facilmente raggiungibile, con l’autostrada A1, prendendo l’uscita di Orte ( da sud) o l’uscita Attigliano (da nord). Il prezzo del biglietto intero è di  10,00 €. I bambini tra i 4 e i 13 anni: 8,00 € I disabili non autosufficienti: Gratuito Accompagnatori...

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Gita fuori Porta: Castel Gandolfo

Gita fuori Porta: Castel Gandolfo Castel Gandolfo è una provincia dei Castelli Romani, la zona di Roma Sud che racchiude tutti i paesi dei Colli Albani. Affaccia sul lago di Albano, di origine vulcanica e considerato il più profondo d’Italia. E’ piacevole trascorrere le giornate nella zona del Parco Ragionale dei Castelli Romani, sia per il buon cibo, dati i tantissimi ristoranti diffusi in tutta la zona, sia per la possibilità di rilassarsi lungo il lago di Albano, o il lago di Nemi. Castel Gandolfo, la storia: La storia racconta che in origine, l’attuale Castel Gandolfo, sorgeva con il nome di Albalonga. La città romana, sul monte Albano, fu costruita per mano di Ascanio, figlio di Enea, ma distrutta poco dopo dagli stessi romani. Furono sempre loro che durante l’età imperiale, scelsero il territorio dei Castelli Romani, come luogo adatto per le residenze estive. Come Domiziano che costruì qui la sua villa di cui ancora oggi possiamo ammirare i resti. Passarono gli anni e Castel Gandolfo si ritrovò nel Medioevo sotto il controllo di numerose famiglie nobili romane. Una di queste, la famiglia Savelli, che una volta avuto il controllo su numerosi possedimenti della zona, si indebitò, così da lasciare il Castello di Castel Gandolfo, nelle mani della Santa Sede. Questo passaggio segnò Castel Gandolfo, facendola diventare, almeno dal 1628, la residenza estiva del papa. Fu infatti Papa Urbano VIII, il primo che, in quella data, soggiornò qui. L’influenza della Santa Sede si interruppe con la breccia di Porta Pia, nel 1870, ma durò poco meno di un secolo. Quando nel 1929, Mussolini stipulò i patti Lateranensi, la Santa sede riacquistò i diritti su Castel Gandolfo. Passeggiando per Castel Gandolfo: Nelle vie del Centro storico, si può visitare la Chiesa Collegiata di San Tommaso Apostolo da Villanova. La chiesa fu progettata da Gian Lorenzo Bernini, su comando di papa Alessandro VII. L’inaugurazione avvenne nel 1661; all’interno della chiesa è possibile ammirare il quadro della Crocifissione, opera di Pietro da Cortona. Arte e Natura: La zona dei Castelli Romani, oltre a regalarci numerosi siti archeologici da visitare, ci permettere di trascorrere del tempo a contatto con la natura. All’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani, vi è la possibilità di partecipare a dei percorsi attraverso i sentieri protetti del parco, a dei tour all’interno del lago, così da poter conoscere la varietà di piante e rare specie di animali che popolano la zona del Parco Regionale. Inoltre, per chi desidera conoscere le particolarità architettoniche e storiche rinvenute nella zona, sono organizzati degli itinerari culturali. Per maggiori info, potete consultare direttamente il sito. Mangiare: La zona dei Castelli Romani è conosciuta soprattutto per...

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Lago di Bracciano – Oasi di Pace

Gita fuori Porta al Lago di Bracciano Il lago di Bracciano, a circa 60 km da Roma, è una oasi di pace per chi desidera staccarsi per qualche ora dal caos della città. E’ infatti facile da raggiungere sia se siete in macchina, sia con il treno. Ogni volta che veniamo qui, rimaniamo stupefatti dai panorami e dalla tranquillità che si respira in una bella giornata di sole. Il lago è situato all’interno del Parco Naturale di Bracciano – Martignano. Affacciano sul lago il paese di Bracciano, Anguillara Sabazia e il paese di Trevignano. Sono tre piccole bomboniere, da ognuna delle quali è possibile godere di panorami bellissimi. A Bracciano vi consigliamo di visitare la Chiesa cinquecentesca di Santa Maria del Riposo e di arrivare su in cima fino al Belvedere della Sentinella. Simbolo di Bracciano è il Castello Orsini Odescalchi, di origine medievale, vale la pena visitarlo. Il prezzo del biglietto non è elevato, se non ricordiamo male, dovrebbe essere intorno ai 7 euro. Anguillara Sabazia ci ha colpito perché non ci aspettavamo che i vicoletti in salita, sui quali si sviluppano le case degli abitanti, fossero così caratteristici. Abbiamo fatto un giro partendo dal molo, salendo su fino in cima. Lungo le piccole salite, troverete ristoranti e osterie dove fermarvi a mangiare, ovviamente vista lago. Nel piccolo paese di Trevignano c’è un posto da cui godere di un panorama mozzafiato. E’ una rocca, in cima ad un monte. La foto che vedete in alto, l’abbiamo scattata lì. La vista è bellissima, completa a 360 gradi su tutto il lago di Bracciano. E’ un po’ difficile da raggiungere, si sale a piedi facendosi spazio tra gli arbusti, ma possiamo garantirvi che una volta arrivati in cima ne sarà valsa la pena. Durante il periodo estivo, il lago di Bracciano è frequentato per via delle spiagge e delle attività sportive che si possono svolgere, anche durante tutto il resto dell’anno. Canoa, Vela, Sup, Windsurf, e per qualsiasi altra attività sportiva acquatica ci sono delle strutture apposite a cui rivolgervi, tra cui l’ ASD Sporting Club Sabazia. Lago di Martignano: Il lago di Martignano si trova a poca distanza dal lago di Bracciano. Entrambi di origine vulcanica, il lago di Martignano ha quasi una perfetta forma circolare. E’ sicuramente più tranquillo e meno frequentato, anche perché le spiagge in cui sostare sono poche. Carinissimo qui è l’Agriturismo Casale di Martignano, in cui è possibile acquistare prodotti tipici, fermarsi a mangiare ed anche pernottare. Curiosità: Se siete in moto vi consigliamo di fare il tragitto Anguillara – Trevignano in una giornata di sole al tramonto. Il gioco di colori che si crea tra il lago, il sole e la...

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Il Giardino di Ninfa, gioiello dei Caetani

Gita fuori Porta al Giardino di Ninfa Il Giardino di Ninfa è un vero e proprio monumento naturale, situato a Cisterna di Latina, è una tappa ideale per la nostra gita fuori porta nei dintorni di Roma. Il Giardino di Ninfa, il Castello di Sermoneta, ed il Parco Naturale Pantanello appartengono oggi alla Fondazione Caetani Onlus. Sono aperti al pubblico, con la possibilità di prenotare delle visite guidate; sul sito potete scoprire orari e aperture durante l’anno. La Storia del giardino e l’influenza dalla famiglia Caetani: Il Giardino di Ninfa sorge sui ruderi dell’antica città medievale di Ninfa, circondato dal fiume Ninfa e dal Parco Naturale Pantanello, ricostruito solamente nel 2009. Il nome deriva da un tempio di origine romana dedicato alle Ninfe Naiadi, costruito dove oggi si trova l’attuale giardino. La storia del Giardino di Ninfa e del territorio pontino limitrofo, è legata principalmente al dominio della famiglia Caetani. Prima che Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII, salì al trono verso la fine del 1200, Ninfa, ai piedi dei monti Lepini, aveva un ruolo strategico come unico collegamento a Roma se le paludi avessero coperto l’Appia Antica. La zona non fu densamente abitata fino all’arrivo dei Conti Tuscolo e della famiglia Frangipani, durante il XI secolo. Ma il dominio dei Caetani segnò radicalmente il cambiamento del territorio, da lì a sette secoli. Benedetto Caetani acquistò la città di Ninfa e le zone limitrofe del territorio pontino; ampliò il castello e costruì il palazzo baronale. Il periodo di splendore terminò presto, a causa del saccheggio avvenuto nel 1382. Ninfa diventò una città fantasma, oltre alle perdite subite a seguito dell’incursione, un’epidemia di malaria colpì la zona. Si decise, quindi, che non era il caso di ricostruire la città su un territorio danneggiato. Rimasero frequentate solamente le chiese della zona, come San Giovanni, San Biagio, San Pietro fuori le mura, dagli abitanti delle colline. Questo almeno fin quando nel XVI secolo, Nicolò III Caetani, decise di trasformare Ninfa in un meraviglioso giardino, spinto dal suo amore per la botanica. I lavori furono affidati a Francesco Capriani, detto anche Francesco da Volterra, un grandissimo architetto italiano a cui dobbiamo la realizzazione di molte chiese romane. L’architetto realizzò un hortus conclusus, in cui per molto tempo vennero coltivati anche alcuni agrumi, tra cui il Citrus Cajetani, una varietà di limone. Dopo la morte del cardinale i possedimenti passarano a vari membri della famiglia, che non diedero valore alcuno al Giardino di Ninfa, fino a quando alla fine del 1800 Onoraro Caetani, con la sua famiglia e sua moglie  Ada Bootle Wilbraham, tornarono ad abitare i possedimenti di famiglia. Un tocco di eleganza, il Giardino di Ninfa lo ricevette dalla signora Wilbraham, che trasformò il giardino in perfetto stile anglosassone, regalandogli...

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