Il Monte del Grano al Quadraro

Il Monte del Grano al Quadraro Il Monte del Grano, nella zona del Quadraro di Roma, è il nome popolare con cui viene indicato il Mausoleo di Alessandro Severo, imperatore romano, 222 – 225 d.C., morto assassinato in Gallia nel Marzo del 235. Il sepolcro è uno dei più grandi rinvenuti, il terzo per la precisione, dopo la Mole Adriana ed il Mausoleo di Augusto. Oggi il Monte del Grano è una collinetta ricoperta di olivi, sita all’interno del Parco XVII 1944. Il nome Monte del Grano sembra essersi diffuso nel medioevo, quando già nel 1386 nell’Archivio storico Capitolino, era possibile rintracciare la dicitura: “Modius Grani“. Tradotto stava ad indicare l’aspetto della collinetta a forma di moggio di grano rovesciato. Siamo negli ultimi decenni del 1500, quando secondo lo sculture e umanista italiano Flaminio Vacca, dal Monte del Grano viene estratto quello che sembra essere il sarcofago di Alessandro Severo. Sul coperchio sono raffigurati due personaggi, riconosciuti come l’imperatore e sua madre Julia Mammea, che lo sostenne per tutta la durata del suo regno. Attualmente l’imponente sarcofago è conservato nelle sale dei Musei Capitolini. Tuttavia, ci sono studi in disaccordo sull’attribuzione del mausoleo all’imperatore Severo, ma la ricchezza del sepolcro, fortifica l’idea di un componente di famiglia imperiale. Per arrivare al sepolcro è necessario accedere attraverso un portale di marmo e percorrere un corridoio di mattoni lungo 21 metri. La camera sepolcrale, un tempo realizzata su due piani, è a forma circolare con il soffitto a cupola. I due lucernari avevano la funzione di illuminare la cella e far passare l’aria.  ...

Leggi

Villa d’Este a Tivoli

Villa d’Este, patrimonio dell’ UNESCO La nostra Gita fuori porta ci conduce oggi a Tivoli, nella splendida cornice di Villa d’Este. Inserita nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, non si può non rimanere ammaliati alla vista dei suoi giardini, dei ninfei e delle sue fontane contornate da giochi d’acqua. A volere la costruzione della villa nella seconda metà del ‘500, fu Ippolito II d’Este, figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I d’Este. Deluso per la mancata elezione pontificia, decise di recarsi qui a Tivoli e realizzare una residenza che fosse in grado di far rivivere i fasti delle corti di Roma, Ferrara e Fointanebleau. Il progetto fu ideato da Pirro Ligorio, a cui è attribuito anche il disegno del parco e delle fontane, e realizzato poi da Alberto Galvani, architetto di corte. Successe al cardinale Ippolito II, il vescovo Alessandro d’Este, che dal 1605 si occupò di restaurare e riportare agli antichi splendori Villa d’Este. Il suo programma di interventi prevedeva riparazioni alla vegetazione, agli impianti idraulici e innovazioni nella configurazione dei giardini e nella decorazione delle fontane. Si occupò di eseguire alcuni lavori a metà del XVII secolo anche Gian Lorenzo Bernini. La villa cadde in uno stato di abbandono con il passaggio alla casa Asburgo, che ne rimase in possesso fino alla metà del XIX secolo, quando divenne proprietario Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst. Il cardinale tedesco nel 1851 avviò dei lavori per sottrarre il complesso alla rovina. A seguito dei lavori, Villa d’Este diventò un punto di riferimento culturale; il cardinale ospitò più volte nella sua villa il musicista Franz List, che proprio qui compose la sua opera Giochi d’Acqua a Villa d’Este. Durante lo scoppio della prima guerra mondiale, Villa d’Este divenne proprietà dello Stato, che si occupò di restaurarla a partire da 1920. Fino a circa venti anni fa, la struttura ha subito continui restauri a causa di condizioni ambientali sfavorevoli. Un bel portale sormontato dallo stemma degli Este indica l’ingresso alla residenza. L’edificio principale della struttura è caratterizzato da sobrie linee architettoniche, ed al suo interno custodisce sale decorate da affreschi cinquecenteschi dovuti in prevalenza a Livio Agresti, Federico Zuccari e Girolamo Muziano. Dalla loggia si gode di una bella vista sul giardino, ricco di fontane e giochi d’acqua. Scendendo la scala principale dell’edificio si arriva alla Fontana del Bicchierone, detta anche del Giglio, realizzata un secolo dopo la costruzione della villa, nel 1661, per mano di Gian Lorenzo Bernini. Lasciando alle spalle la fontana ci si ritrova presso il suggestivo Viale delle Cento Fontane, fiancheggiato da numerosi getti d’acqua e sculture. All’estremità destra del viale vi è la Fontana di Tivoli, detta anche dell’Ovato. Realizzata nel 1567 per mano di Pirro Ligorio,...

Leggi

Streeat Food Truck Festival Roma

Streeat Food Truck Festival Roma Streeat Food Truck Festival, un festival interamente dedicato al cibo, arriva a Roma il 27 il 28 ed il 29 Marzo, presso gli spazi della Città dell’Altra Economia, zona Testaccio. E’ organizzato da Barley Arts Promotion srl e da Buono-Food & Events. Dopo il successo avuto con le prime due edizioni milanesi, il festival del cibo da strada diventa itinerante ed approda anche a Firenze e Bologna. Tre giorni dedicati alle prelibatezze italiane ed internazionali che incontrano la praticità del cibo da strada. Fast, Cheap, Gourmet, Design e Spirito on the road si fondono e convivono sui camioncini allestiti come vere e proprie cucine itineranti, offrendo un’esperienza gastronomica unica, assolutamente innovativa e al passo coi tempi. In ogni città lo Streeat Food Truck Festival renderà il cibo protagonista assoluto: non solo grazie ai piaceri del palato, ma anche ad una serie di eventi collaterali come workshop, presentazioni, musica e intrattenimento. Per scoprire chi sono i Foodtruck basta andare sul sito dell’evento, noi non ve li sveliamo ma vi accenniamo che si tratta di ottimi hot-dog, arancini siciliani, particolari piadine “medievali” e moltissimi altri progetti accattivanti. L’ingresso al Streeat Food Truck Festival è completamente gratuito. La città dell’Altra Economia si trova in Largo Dino Frisullo, a pochi minuti a piedi dalla Metro A – Piramide. Scopri tutte le info...

Leggi

Parco delle Tombe di Via Latina

Parco delle Tombe di Via Latina Il Parco delle Tombe di Via Latina rappresenta un complesso di elevato valore archeologico, in quanto racchiude uno tra i pochi lembi superstiti di Campagna romana a ridosso delle mura. Il parco viene tracciato in epoca preistorica dagli Etruschi, principalmente per colonizzare la Campania nell’ VIII-VI secolo a.C. e rimane in uso fino al ‘300 come collegamento verso Capua. All’interno del Parco delle Tombe sono conservati diversi monumenti funebri e un tratto dell’antica Via Latina. Lungo di esso, ancora lastricato dall’originario basolato, rimane parte dell’alzato in laterizio del Sepolcro Barberini, dal quale proviene l’omonimo sarcofago ora ai Musei Vaticani. Frutto di un un ottocentesco restauro di fantasia è l’esterno della Tomba dei Valeri, datata 160 – 170 d.C., la cui raffinata decorazione interna si ispira al mondo funerario, decorazione in stucco bianco a medaglioni, con rappresentazioni di creature fantastiche, eroti e figure femminili. Le strutture scavate attorno al sepolcro, sono state probabilmente realizzate per la sosta ed il ristoro dei viaggiatori lungo la Via Latina. Di fronte al Sepolcro dei Valeri si trova quello dei Pancrazi, datato I e inizi II secolo d.C. La tomba dei Pancrazi è integra nella parte ipogea, dov’è decorata da stucchi e dipinti di soggetti mitologici. Un altro sepolcro è quello dei Calpurni, composto da un’unica camera sotterranea con originali rivestimenti in intonaco e stucco. Quasi isolata nel Parco delle Tombe, si trova la basilica di S. Stefano Protomartire, i cui resti sono tuttora parzialmente visibili. La basilica viene eretta a metà del V secolo su una residenza patrizia e rimane meta di pellegrinaggi sino al XIII secolo, quando viene abbandonata. Fonte: Touring Club Italiano / Soprintendenza Speciale Beni Archeologici di...

Leggi

Abbazia di Farfa

L’Imperiale Abbazia di Farfa L’Abbazia di Farfa è un monastero benedettino situato a Fara Sabina, nella provincia di Rieti. Il nome deriva dall’omonimo fiume, il Farfarus, che scorre poco distante dall’abbazia, e che ha dato nome anche al borgo adiacente. Per molti anni Farfa è stata una delle più potenti e ricche comunità monastiche dell’Italia centrale, veniva chiamata l’Imperiale grazie ai rapporti di privilegio e protezione con i Franchi di Carlo Magno. Nel momento più alto della sua potenza, l’abbazia contava i possedimenti fino in Abruzzo e nelle Marche: 600 tra chiese e conventi, 132 castelli o piazzeforti e 6 città fortificate, per un totale di più di 300 villaggi. Storia: Il complesso religioso fu fondato nel VI secolo nei pressi dell’attuale Fara in Sabina, per essere ricostruito, nel sito odierno, tra il 680 ed il 705, dalla comunità di S. Tommaso di Moriana. Nell’ 898 Farfa fu pesantemente danneggiata dalle incursioni saracene, tanto che la comunità religiosa fu costretta a fuggire dal monastero. Fu al termine delle scorribande, due secoli dopo la sua costruzione che Farfa raggiunse l’apice del potere politico ed economico. Guidata da personalità insigni, quale l’abate Sicardo, l’abate Ugo e il suo successore Berardo I, al tempo della lotta per le investiture, parteggiò per il potere imperiale. Il declino iniziò nel XV secolo, quando fu trasformata in commenda, appartenne agli Orsini, ai Farnese, ai Barberini, e ai Lante della Rovere, perdendo poco a poco i possedimenti. Nel 1769 la carica di abate fu attribuita al vescovo della Sabina. Avendo perso la sua importanza, la comunità monastica scomparve con l’unità d’Italia e l’Abbazia divenne proprietà privata. Fu ricostituita nel 1919 con il trasferimento di monaci dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma. Visita all’interno dell’ Abbazia di Farfa: Al complesso religioso si accede attraverso un portale quattrocentesco che immette in un cortile, nella lunetta è possibile ammirare i resti di un affresco raffigurante la Madonna con Bambino. Oltrepassato il portale si prospetta la facciata della Chiesa di Santa Maria di Farfa, ricostruita nel 1492. L’interno, a tre navate, è ornato in contro facciata da un Giudizio Universale di mano fiamminga del ‘500; gli affreschi tra gli archi della navata centrale e parte di quelli del presbiterio, aperto da finestre gotiche, appartengono alla scuola degli Zuccari, mentre quelli nella navata sinistra li dipinse Orazio Gentileschi. Per un corridoio alle spalle della chiesa si accede al cosiddetto chiostrino longobardo, che mostra elementi romanici e dal quale si gode una vista di scorcio della torre campanaria della chiesa, e al chiostro grande, seicentesco. Qui è l’ingresso alla cripta, pertinente alla chiesa carolingia che conserva un sarcofago romano del II secolo e resti di pitture murali. La...

Leggi

Numeri al Palazzo delle Esposizioni

Numeri al Palazzo delle Esposizioni Numeri. “Tutto quello che conta da zero ad infinito” Dal 16 Ottobre 2014 al 31 Maggio 2015 – Palazzo delle Esposizioni Roma Una mostra del tutto particolare quella in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma che affronta un tema da tutti conosciuto, ma da pochi compreso veramente. E’ il mondo dei numeri, presentato qui, secondo un progetto alla portata di ogni visitatore. Sono state realizzate diverse attività di laboratorio, studiate ad hoc per le differenti classi d’età e livelli di preparazione matematica. La mostra nasce con l’idea di rilevare la doppia essenza dei numeri, oggetti naturali di cui l’essere umano ha bisogno, ed oggetti artificiali e sociali non solo alla base dell’alfabeto scientifico, ma oggetto di studi filosofici e teologici. Tutto organizzato secondo undici percorsi specifici, dedicati sia ad aspetti generali, che ad aspetti mistici: 1. Il senso dei numeri 2. I primi passi: 1, 2, 3, … 3. Gesti e segni per contare 4. Il fascino dell’irrazionale:√2 e Φ 5. Strumenti e macchine di calcolo 6. Il segreto del cerchio: π 7. Misurare il mondo 8. Una nuova base: e 9. Numeri immaginari: i 10. Da zero a infinito 11. Gli enigmi dei numeri primi Ad intervenire durante tutto il periodo dell’esposizione, saranno numerosi docenti ed intellettuali, che attraverso un ricco programma di incontri, spiegano vari aspetti della matematica, ma anche della comunicazione, della scienza, toccando così varie tematiche. Il laboratorio d’arte, del Palazzo delle Esposizione, organizza “Ora Facciamo i conti”, un viaggio  nel mondo dei numeri per scoprire il matematico che c’è in ogni bambino. E’ possibile partecipare, sia come gruppo studentesco, che con ingresso singolo. Per partecipare alla mostra, potete acquistare i biglietti on-line direttamente sul sito del Palazzo delle Esposizioni, o rivolgervi direttamente alla biglietteria. Il prezzo del singolo biglietto è di 12,50 euro. E’ possibile usufruire di sconti, riduzioni e prezzi speciali per gruppi scolastici. Informazioni, prenotazioni, visite guidate per singoli e gruppi Tel. 06 39967500 Informazioni, prenotazioni, visite guidate per le scuole Tel. 848 082 408 Orari del call center: dal Lunedì al Venerdì 9.00-18.00 Sabato 9.00-14.00...

Leggi

Via di Porta San Sebastiano

Lungo via di Porta San Sebastiano Il nostro itinerario lungo Via di Porta San Sebastiano, inizia da Piazzale Numa Pompilio; una vegetazione rigogliosa spunta dai muretti che fanno da cornice alla strada, che col viale delle Terme di Caracalla ricalca il segmento urbano della romana Via Appia, e permette di immaginarsi come si presentava la città Eterna prima di divenire capitale. Ad accoglierci all’inizio di Via di Porta San Sebastiano vi è  la Chiesa di San Cesareo in Palatio, eretta a fine del ‘500 su edifici più antichi, come attesta il pavimento musivo del II secolo, nel sotterraneo. Secondo fonti medievali era chiamata inizialmente “San Cesareo in Turrim” probabilmente per la presenza di qualche torre nelle vicinanze. Qualche metro più avanti, sempre sul lato destro, è del ‘400 la vicina Casina del Cardinal Bessarione, residenza del cardinale e umanista Bizantino di origine turca. L’edificio quattrocentesco si affaccia su strada con una parete sulla quale si aprono quattro piccole finestre con cornice in travertino, protette da una grata, e con due soprastanti finestre a croce guelfa, anch’esse incorniciate in travertino. A testimoniare la grandezza degli Scipioni rimane il loro Sepolcro, rinvenuto nel 1616 e rimasto in uso dagli inizi del III secolo fino al 139 a.C. Il Cimitero è quasi sempre chiuso al pubblico perché in rovina. L’esistenza del sepolcro si è avuta solamente alla fine del Settecento, suscitando grande scalpore. Nel III° d.C. fu eretta sull’ipogeo una casa, che conserva tracce dell’antico pavimento a mosaico e di pitture. Il vicino colombario di Pomponio Hylas, scoperto nel 1831 da Pietro Campana, conserva mosaici in un’edicola e nella cella. Era possibile accedervi tramite un viottolo della parallela Via Latina. Secondo i ritrovamenti fu costruito intorno al 14-54 d.C. ed utilizzato fino al II secolo d.C., periodo in cui furono conservate le ceneri del liberto Pomponio Hylas. Ultimo sito archeologico della nostra passeggiata è l’Arco di Druso, che ci conduce verso l’Appia Antica. Per secoli si è creduto fosse un arco di trionfo  in onore di Druso maggiore nel 9 a.C., in realtà l’arco faceva parte dell’Acquedotto Acqua Antoniniana. Superato l’Arco di Druso e Porta San Sebastiano, inizia Via Appia Antica, la Regina Viarium, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente....

Leggi

Sutri, soglia dell’Etruria

Sutri, soglia dell’Etruria Sutri, oggi la nostra gita fuori porta natalizia ci conduce qui, nell’antica cittadina dell’età del bronzo, che conta oggi circa 6000 abitanti. In provincia di Viterbo, dista dal capoluogo 32 km e quasi 50 km da Roma. Sutri, un pò di storia: “Soglia dell’Etruria” fu definita dai romani che la conquistarono all’inizio del IV secolo a.C. Ma le origini di Sutri risalgono a tempi molto antichi. Alcune leggende sostengono che la cittadina fu fondata per mano di Saturno, apparso nella zona con un cavallo e tre spighe di grano in mano (che tutt’ora rappresentano lo stemma del comune), altre invece raccontano di una Sutri dell’età del bronzo, appartenente al popolo dei Pelasgi, antichi navigatori orientali. Nell’alto medioevo, all’incirca nel 728, per la donazione di Liutprando, giovane sovrano longobardo, costituì il primo nucleo del patrimonio di San Pietro, a cui appartenne definitivamente da fine ‘200. Sutri, cosa visitare: Il Parco Urbano antichissima Città di Sutri accoglie i più importanti monumenti della cittadina. La datazione dell’Anfiteatro, completamente scavato nel tufo, è assai ben conservato, ed è tutt’ora oggetto di discussione. Alcuni studiosi sostengono sia di origine etrusca, mentre altri avvalorano la tesi di un origine del I secolo a.C. La vicina chiesa della Madonna del Parto è un sacello cristiano sorto su un mitreo, che a sua volta era stato probabilmente impostato nel III° su una tomba etrusca; comprende un vano rettangolare diviso in tre navate da pilastri di tufo. All’interno delle ben conservate mura medievali, che incorporano quelle etrusche e mostrano spalti cinquecenteschi, sono frequenti gli inserti di frammenti etruschi e romani negli edifici. Di età romanica è la fondazione del Duomo, di cui però il campanile del 1207. Rimaneggiato nel ‘700 e nell’ 800, presenta un notevole pavimento cosmatesco nella navata centrale e una cripta di età longobarda, con sette navate divise da colonne e capitelli di forme diverse. Necropoli urbana: 64 tombe fanno parte di uno dei più grandi complessi di sepolcri rupestri, appartenenti all’età romana. E’ la necropoli urbana di Sutri, situata lungo il rilievo roccioso che costeggia via Cassia. Dai rilevamenti, è stato possibile affermare che la necropoli fu utilizzata dal I sec a.C. fino al III-IV sec. d. C. E’ possibile ancora oggi riconoscere le diverse tipologie di tomba, anche se numerosi saccheggi nel corso dei secoli, hanno reso più difficile la lettura dei reperti.  Fonte: Touring Club Italiano  ...

Leggi

Escher al Chiostro del Bramante, Roma

Escher al Chiostro del Bramante, Roma Escher in mostra presso le sale del Chiostro del Bramante Dal 20 Settembre 2014 al 22 Febbraio 2015 Maurits Cornelis Escher è stato un importante grafico ed incisore di origini olandesi. Scomparso nel 1972, è ricordato come uno dei maestri dell’arte paradossale ed enigmatica. Le sue costruzioni impossibili, le sue litografie ed i suoi giochi prospettici contengono una forte componente matematica, che ha reso unico il suo genere. E’ stato fonte d’ispirazione per moltissime opere e strutture architettoniche: alcune sue stampe e litografie hanno ispirato registi come Christopher Nolan e Jim Henson, dal 1985 un asteroide porta il suo nome e un palazzo per le vie di Madrid è decorato esattamente secondo i suoi schemi. Il Chiostro del Bramante lo celebra con cinque mesi dedicati interamente alle sue opere. Una mostra interattiva, in cui il suo aspetto di vedere la realtà, così fuori dal normale, coinvolge tutti i visitatori. 150 opere tra cui alcuni dei suoi più importanti capolavori, come la Mano con sfera riflettente e la Casa di scale. La Mostra è prodotta da DART Chiostro del Bramante e Arthemisia Group, in collaborazione con la Fondazione Escher, grazie ai prestiti provenienti dalla Collezione Federico Giudiceandrea, curata da Marco Bussagli, con il patrocinio di Roma Capitale. Consulta la pagine del Chiostro del Bramante per...

Leggi

Il Castello di Giulio II ad Ostia Antica

Il Castello di Giulio II ad Ostia Antica Il castello di Giulio II si trova ad Ostia Antica, presso la zona suburbana della Ostia romana. La fortezza fu per un lungo periodo sede della dogana pontificia; qui avvenivano i pagamenti per le merci che arrivavano a Roma via mare. Il Castello fu fatto realizzare dal cardinale Giuliano della Rovere nel 1483, su disegno del Pontelli. I lavori terminarono non appena tre anni dopo, con papa Innocenzo VIII. Nella fortezza fu inclusa anche l’antica torre circolare, edificata da papa Martino V Colonna. La struttura, a pianta triangolare con cortile trapezoidale, unisce ai ritrovati difensivi tipici dell’epoca, forme ed elementi innovativi: le due torri circolari ed il torrione pentagonale per un’ultima difesa, anticipano soluzioni divenute comuni nel ‘500. Lo scalone interno è decorato dal Peruzzi, da Cesare da Sesto e Michele del Becca. Durante l’ascesa al soglio pontificio, Giulio II, ordinò dei lavori di ampliamento della rocca, i quali includevano la costruzione di nuovi appartamenti papali. Vennero ristrutturati così alcuni ambienti di epoca borgiana sul lato occidentale del cortile, e collegati dallo scalone decorato dal Peruzzi. La funzione di dogana pontificia terminò nel 1557, quando una piena del Tevere cambiò completamente il corso del fiume, e costrinse il papato a spostare l’attività prima a Tor Boaccciana e poi a Tor San Michele. A partire dal XVI secolo, le sorti del castello cambiarono decisamente. La struttura venne danneggiata a seguito del conflitto tra la Spagna e la Francia e utilizzata come fienile nel periodo successivo. Nel XIV secolo, assunse la funzione di prigione per i condannati ai lavori forzati che presero parte agli scavi di Ostia Antica. Restauri: Per far risplendere l’antico castello di Giulio II, alla fine degli anni ’80, sono stati commissionati dei lavori terminati nel 1991 e nel 2003, in alcune di quelli che erano gli appartamenti papali, sono stati realizzati degli allestimenti museali. Fonte: Touring Club Italiano e Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma...

Leggi

Il Quartiere San Pellegrino a Viterbo

Il Quartiere San Pellegrino a Viterbo Il quartiere San Pellegrino, tra i vicoli medievali della città di Viterbo, ha ispirato la nostra gita fuori porta. Prende il nome dalla omonima Piazza principale e dall’antichissima chiesa di San Pellegrino. La cittadina di Viterbo presenta oggi, malgrado le numerose distruzioni alle quali le guerre l’hanno esposta, una singolare concentrazione di monumenti insigni in un’area relativamente ridotta. I monumenti medievali della città, risalenti al ‘200, epoca in cui la città fu più popolosa di Roma, sono stati salvaguardati anche grazie alla separazione tra la parte storica, prevalentemente racchiusa nella cinta muraria merlata, e la parte moderna. Il cuore antico della città è infatti chiuso al traffico automobilistico. Il quartiere San Pellegrino, si trova all’interno della cinta muraria. Questa piccola zona della città è rimasta integra nel corso dei secoli, tant’è vero che, una passeggiata tra i vicoli di San Pellegrino, ci fa rivivere l’atmosfera medievale. Il quartiere è un’isola di edifici dal tono urbanistico uniforme, l’architettura civile medievale è rimasta integra, non solo nei caratteri esteriori, ma anche grazie alla continuità insediativa. Le torri e le case, spesso unite da cavalcavia e ingentilite da bifore, hanno per asse e cuore la via di San Pellegrino e la Piazzetta omonima sulla quale si affaccia il palazzo degli Alessandri, residenza signorile duecentesca con balcone che continua sotto un arco ripassato, e portico da due campate su colonne massicce dietro alla quale svettano due torri. Come attesta un documento storico, l’antica chiesa di San Pellegrino fu costruita probabilmente già prima del 1045. Dipendente dai monaci dell’Abbazia di Farfa, il suo aspetto attuale è anche frutto di un restauro avvenuto nel XVIII secolo e di un successivo a seguito dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Tip: Se decidete di fare una sosta, all’interno del quartiere medievale, e nei dintorni, ci sono degli ottimi ristoranti! Fonte: Touring Club Italiano...

Leggi

Natale all’Auditorium 2014

Natale all’Auditorium, eventi al Parco della Musica Per i mesi di Dicembre 2014 e Gennaio 2015, l’Auditorium apre le porte del Parco della Musica in occasione della rassegna di eventi “Natale all’Auditorium”. Il clima natalizio dilaga all’interno del villaggio, organizzato con numerosi allestimenti per intrattenere il pubblico di tutte le età. Dal “bosco natalizio” realizzato nell’area pedonale con 150 tipi di piante del comune di Roma, alla Pista di Pattinaggio installata a partire dal 20 Dicembre nella Cavea dell’Auditorium. Quest’anno resterà aperta fino al 25 Gennaio 2015 e sarà possibile pattinare fino alle 02:00 di notte nella splendida cornice del Parco della Musica. Per informazioni su biglietti e orari, consultate il sito dell’Auditorium. Natale all’Auditorium, Eventi:  Un mese interno di spettacoli e di letture per ragazzi con la rassegna “Biennale Teatro Ragazzi” dal 6 Dicembre al 6 Gennaio, grazie alla produzione dell’Associazione Culturale PlayTown Roma. “Insieme al talento di alcune delle compagnie più sorprendenti del panorama italiano e internazionale, scopriremo il teatro affrontato da tanti punti di vista diversi: con la parola, le immagini, la musica, il movimento, i sensi, dandoci la possibilità di intraprendere un viaggio speciale dedicato a tutte le diverse età della crescita di un bambino partecipando a performance in cui gli artisti creano per i nostri figli spettacoli che possono diventare un regalo bello e importante e che ci aiuti a guardare il mondo con occhi nuovi e forse a dare una scintilla in più per costruire il loro futuro. ” Inoltre per i ragazzi saranno proiettati all’interno delle Sale dell’Auditorium i film di Alice nella città.  Dal 20 al 31 Dicembre, appuntamento imperdibile per il Natale all’Auditorium è il Roma Gospel Festival, che ospiterà durante tutta la rassegna le migliori voci spiritual e gospel provenienti dagli Stati Uniti d’America. Giunto quest’anno alla sua 19° edizione, il Festival propone come di consueto un appuntamento anche l’ultimo dell’anno.  Rimanendo in tema musicale, l’Auditorium presenta il 26 Dicembre il ritorno di Giovanni Allevi con un progetto orchestrale legato alle canzoni di Natale e ad alcuni dei suoi celebri brani. L’Orchestra Popolare Italiana con il concerto “ChiaraStella”, ci regala due giorni dedicati ai canti natalizi della tradizione italiana, il 5 ed il 6 Gennaio 2015. Tutti i pezzi verranno eseguiti conservandone lo spirito originario con cui queste antiche preghiere popolari cantate furono composte. Il progetto di Ambrogio Sparagna è giunto quest’anno alla ottava edizione. Ad accompagnarci durante l’ultimo dell’anno, oltre alle voci gospel, ci saranno anche Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana, la compagnia italiana fondata dallo stesso cantautore. Più che un concerto sarà una grande festa per festeggiare in maniera esclusiva il Capodanno 2015. Moltissimi altri eventi accompagnano il “Natale all’Auditorium” come gli appuntamenti con Cartoon Heroes,...

Leggi

Una passeggiata lungo Via Giulia

Una passeggiata lungo Via Giulia Ci troviamo nel rione Regola e la celebre via Giulia è la strada di circa 1 km, che costeggia la sponda destra di Lungotevere dei Sangallo. Con il tempo è diventata una delle vie più belle e signorili di Roma, complici sia le eleganti residenze,  le bellissime chiese ed i negozi d’antiquariato. Via Giulia fu realizzata dal Bramante agli inizi del ‘500, durante il periodo in cui l’architetto eseguiva i lavori per la Basilica di San Pietro. Il progetto fu commissionato al Bramante da papa Giulio II, da cui prende nome, che in un periodo di crescita della monarchia papale, immaginava Via Giulia come un luogo in cui erigere gli edifici più importanti dello Stato Pontificio. Purtroppo, il progetto papale non andò mai in porto. Alla morte di papa Giulio II, infatti, via Giulia diventò una strada in cui si snodavano modeste abitazioni private, residenze per confraternite, ed alcuni palazzi più ambiziosi. Camminando lungo Via Giulia noterete la numerazione civica tipica di molte vie storiche della capitale: crescente sul lato sinistro, e decrescente dall’altro. Numerose sono le chiese ed i luoghi d’interesse che si trovano lungo la passeggiata del Bramante. Il primo scorcio caratteristico è senza dubbio, l’Arco Farnese, con edera e rampicanti che ne accrescono la bellezza. Fu realizzato nel 1603, per collegare il romitorio del Cardinale Odoardo con le terrazze di palazzo Farnese. A poca distanza dall’Arco Farnese vi è la Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte, un oratorio del XV secolo realizzato dalla confraternita di S. Maria dell’Orazione, con uno scopo preciso: offrire una degna tumulazione a chi non aveva potuto usufruire di tale riguardo. L’interno della chiesa vi stupirà per i sui elementi decorativi del tutto particolari. Un simbolo di Via Giulia è la fontana del Mascherone, ideata nel 1570, ma resa attiva solamente nel 1626, quando Paolo V fece arrivare qui l’acqua Paola, a causa dell’insufficienza dell’acquedotto Vergine che alimentava la zona. Era ancora sotto il forte influsso di Bramante, Raffaello, al momento di disegnare la Chiesa di Santa Maria degli Orefici, edificata nel 1509-1575, con l’intervento di Baldassarre Peruzzi nella realizzazione della cupola emisferica e la lanterna che insieme chiudono la pianta a croce greca; gli affreschi sono di Matteo lecce e Taddeo Zuccari. Un altro gioiello di Via Giulia, è la Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, realizzata come chiesa nazionale del Regno delle due Sicilie. Fu chiamata così dopo che, nel 1574, la Confraternita dei Napoletani acquistò quella che era la chiesa di Sant’ Aurea. L’aspetto attuale è il risultato di molteplici restauri subiti nel tempo. Quando la confraternita scoprì che gli spazi della chiesa erano insufficienti, decise di abbatterla per costruirne una...

Leggi

Una gita nella medievale Vitorchiano

Una gita nella medievale Vitorchiano La nostra gita fuori porta, in questo week-end ci conduce nella medievale Vitorchiano. Situata a 100 km da Roma, in provincia di Viterbo. Ai piedi dei monti Cimini, in un territorio prevalentemente collinare, Vitorchiano adombra l’antica origine etrusca nel nome romano “Vicus Orchianus” da Orcia o Orcla poi Norchia, dalla quale forse l’insediamento derivava o dipendeva. La cittadina racchiude la parte più antica in una cinta di mura merlate unite di torri quadrilatere trecentesche. Sorge su un rilievo alla confluenza di due corsi d’acqua, offrendo viste d’inaspettata suggestione, sia per la posizione, sia per l’ottimo stato di conservazione del tessuto edilizio. Le lupe che ritornano come elementi ornamentali degli edifici, e lo stesso stemma comunale, che si fregia della sigla S.P.Q.R., sono i riconoscimenti che Roma le concesse per la sua fedeltà nelle sue numerose contese medievali, che insanguinarono gran parte del viterbese. Poco fuori dalla cinta difensiva, la Chiesa della Madonna di San Nicola, consacrata nel XVI secolo mostra notevoli affreschi, alcuni di ingenua mano popolare del XVI e XVII secolo. Subito dopo la porta romana, vi è la rinascimentale Chiesa di Sant’Amanzio, il cui campanile è di fine 1600; l’interno custodisce l’urna seicentesca, con angeli in legno dorato ed argentato, contenente il corpo di S. Amanzio e alcuni cicli di affreschi tra i quali un’annunciazione del 1514 sulla parete destra. Il Palazzo comunale è stato edificato su resti di edifici del XII / XVI secolo. Attraverso la porta alla sinistra di questo, si accede al quartiere medievale, che ha per cuore la Chiesa di Santa Maria, dal pregevole campanile e con all’interno un fonte battesimale e un’acquasantiera rinascimentali. Dal belvedere, si gode una splendida vista della gola sul fosso dell’Acqua Fredda. Al di fuori del centro abitato, su un colle, vi è la Chiesa di San Michele Arcangelo, raggiungibile attraverso la Porta Tiberina. Ad edificare il santuario su un terreno di proprietà di Feneguerra, è stato Nicolò Biagio da Vitorchiano. Il parroco decise di intitolare la chiesa a San Michele, a seguito di viaggio avvenuto nel 1319, in Puglia sul Gargano, nei luoghi dedicati al santo. Poco distante da Vitorchiano vi è Grotte Santo Stefano, probabilmente uno degli abitati sorti dopo la distruzione di Ferento, sito in una zona ricca di resti romani e più antichi; in sepolcri etruschi venivano ricavate, sino all’inizio del XX secolo le abitazioni. La vicina valle del fosso Infernaccio, con bella cascata, presenta alcuni dei fenomeni di erosione più interessanti del Lazio. Fonte: Touring Club...

Leggi

Scuderie del Quirinale: Rinascimento fiammingo

Il Rinascimento Fiammingo in mostra alle Scuderie del Quirinale Memling. Rinascimento fiammingo dal 11 Ottobre 2014 al 18 Gennaio 2015 Con la mostra “Memling. Rinascimento fiammingo” le Scuderie del Quirinale decidono di offrire al pubblico l’occasione di una grande rassegna dedicata ad Hans Memling, importante esponente dell’arte fiamminga. Un’esposizione dedicata esclusivamente all’artista tedesco, protagonista assoluto del Rinascimento fiammingo. La mostra prende in esame ogni aspetto della sua opera, dalle pale monumentali d’altare ai piccoli trittici portatili, oltre ai celeberrimi ritratti. La mostra si propone inoltre di approfondire le forme di mecenatismo che fecero da propulsore per la carriera dell’artista. Più di tutti i suoi contemporanei, Memling divenne il pittore preferito della potente comunità di mercanti e agenti commerciali italiani a Bruges, diventando l’erede dei venerati maestri fiamminghi ormai scomparsi, Jan Van Eyck e Rogier van der Weyden. Fin dall’inizio della sua attività indipendente come pittore di tavole, Memling riuscì a creare una sintesi dei notevoli risultati di entrambi quei maestri, già tenuti nella più alta considerazione dalla nobiltà italiana e dalle élite urbane che ne fecero il loro pittore di riferimento. Oltre a capolavori di arte religiosa provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui dittici e trittici ricomposti per la prima volta in occasione della mostra come il Trittico Pagagnotti (Firenze, Uffizi; Londra, National Gallery), il Trittico di Jan Crabbe(Vicenza, Museo civico; New York, Morgan Library; Bruges, Groeningemuseum) o il monumentale Trittico della famiglia Moreel(Bruges, Groeningemuseum) che spettacolare fondale del percorso espositivo al primo piano, la mostra presenterà una magnifica serie di ritratti tra cui Ritratto di giovane dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Ritratto di uomo dalla Royal Collection di Londra – prestito eccezionale della Regina Elisabetta II -, il celeberrimo Ritratto di uomo della Frick Collection di New York nonché il magnifico Ritratto di uomo con moneta romana (ritenuto l’effigie dell’umanista Bernardo Bembo) proveniente da Anversa. Biglietti: Intero € 12,00 Ridotto € 9,50 Ridotto 7-18 anni € 6 Ingresso gratuito fino ai 6...

Leggi

La Chiesa di San Pietro in Montorio

La Chiesa di San Pietro in Montorio L’antico nome del Gianicolo si conserva nella chiesa di San Pietro in Montorio, fondata nel IX secolo dai monaci dell’ordine di Celestino V. Appena un secolo dopo la fondazione, i Benedettini presero possesso della chiesa fino alla fine del Quattrocento, quando passò sotto il controllo di papa Sisto IV che la affidò ai Francescani. Durante il periodo dei Frati Francescani la chiesa subì i primi cambiamenti: la leggenda per cui nella chiesa avvenne il martirio di San Pietro era un fardello troppo grande da portare, così la chiesa fu abbattuta e costruita di nuovo, sul disegno di Baccio Pontelli. Nel 1849, a seguito dei bombardamenti a difesa della Repubblica Romana, il campanile quattrocentesco, l’abside ed il tetto furono seriamente danneggiati. Il campanile fu in seguito interamente ricostruito. All’interno, San Pietro in Montorio, è realizzata in un unica navata che termina in un’abside poligonale. Sono presenti tre campate: le prime due coperte da volte a crociera, corrispondenti a due cappelle semicircolari; la terza con volta a vela, fiancheggiata da due nicchioni che ripropongono l’andamento di un transetto. La Flagellazione di Gesù nella prima cappella a destra è di Sebastiano del Piombo, la Conversione di San Paolo, nella quarta di Giorgio Vasari, ritrattosi nella figura in nero sul margine sinistro; la seconda a sinistra è opera di Gian Lorenzo Bernini. Secondo una tradizione, priva di fondamento storico, la croce di San Pietro sarebbe stata piantata là dove erge il Tempietto del Bramante (1502 – 1507), la più compiuta realizzazione della ricerca rinascimentale sulla pianta centrale. Posto al centro del chiostro a destra della chiesa , il monumento a cella circolare, circondata da un ambulacro con sedici colonne tuscaniche in granito, e chiusa da una lieve ed elegante nuvola nervata (che è retta da un tamburo con nicchie e conchiglie) è considerato tra le massime espressioni della cultura rinascimentale, nella città eterna. Nonché un punto di riferimento imprescindibile per l’architettura del primo ‘500 romano, anche per l’uso degli elementi classici (è in questo edificio che per la prima volta vengono correttamente affiancati gli stili dorico e tuscanico) e per il valore...

Leggi

Il borgo di Sermoneta

Il borgo di Sermoneta Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce presso il borgo di Sermoneta, in provincia di Latina. Una cittadina di insediamento preistorico, che con i suoi 257 metri sopra il livello del mare, guarda dall’alto l’Agro Pontino. Luoghi di interesse: La Chiesa di San Giuseppe, dedicata al patrono di Sermoneta, ci da il benvenuto all’ingresso della città. Sorge nel 1520 ed all’interno è possibile visitare la Cappella Caetani, con affreschi di Girolamo Siciolante. La facciata con la ripida gradinata viene realizzata due secoli dopo, nel 1733. Il Castello Caetani, domina all’interno del borgo. Le origini della rocca risalgono al XIII° secolo, quando la famiglia Annibaldi ne commissiona la costruzione. Fu Papa Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, ad acquistare la proprietà insieme alle terre di Ninfa agli inizi del 1200. La presenza dei Caetani, da quel momento in poi segna radicalmente il cambiamento del territorio, da lì a sette secoli. La struttura attuale è in parte frutto dei restauri di inizio ‘900 e di quelli successivi alle distruzioni dell’ultima guerra mondiale. Della costruzione duecentesca degli Annibaldi rimane solamente il maschio con una controtorre e il maschietto. Il complesso viene riedificato nel primo 1500 da Antonio da Sangallo il Vecchio, per Alessandro VI, periodo nel quale sono stati ospiti del castello il Valentino e Lucrezia Borgia. Si penetra nella fortezza attraverso un ponte e si giunge ai piedi del maschio alto 42 metri nei pressi del quale vi è l’accesso alle prigioni. Lungo il lato sud-orientale del cortile si dispongono ambienti dipinti nel 1470, nei modi del Pinturicchio e nel fondo del cortile vi è la residenza degli ospiti d’onore, detta casa del Cardinale. Nel salone centrale della casa sono visibili una cinquecentesca Madonna in trono e Santi, alcuni affreschi provenienti da Ninfa, del XII° secolo. Il castello custodisce anche una natività che si attribuisce a Pietro Cavallini. Ampio e bellissimo il panorama della pianura pontina, fino al Circeo che si gode dagli spalti. Oltre al Castello Caetani, passeggiando per le strade di Sermoneta, non si può non far visita alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il duomo sorge nel XII° secolo, sui resti di un’antico tempio dedicato alla dea Cibele. E’ realizzato a cinque piani di bifore ed ornata da scodelle in maiolica. Le forme romanico gotiche, come testimoniano il campanile ed il portale, risalgono invece al XIII° secolo per opera degli architetti monaci cistercensi di Fossanova. L’interno della cattedrale è a tre navate, separate da pilastri, con un abside quadrata. Sulla parete d’ingressso sopra la porta, vi è un affresco quattrocentesco che rappresenta il Giudizio Universale, ma l’aspetto attuale ci fa dedurre che in tutti questi anni sia...

Leggi

National Geographic Italia. Food, il futuro del cibo

National Geographic Italia. Food, il futuro del cibo Palazzo delle Esposizioni 18 Novembre 2014 / 1 Marzo 2015 Ci stupisce la National Geographic con la mostra intitolata “Food, il futuro del cibo” al Palazzo delle Esposizioni fino al 1 Marzo 2015. Se l’anno precedente “Un ponte sul Mondo” ci aveva sopraffatto con foto scattate in luoghi diversi e inimmaginabili, “Food, il futuro del cibo” sarà la celebrazione di qualcosa per noi fondamentale: il cibo. Come l’aria, come l’acqua, il cibo è vita. Il cibo è connessione, il cibo è celebrazione, sostentamento. Ma soprattutto, nel 21° Secolo, il cibo è una sfida globale. Una sfida che entro il 2050 riguarderà 9 miliardi di persone. Come nutrire tutti in modo sostenibile per il pianeta? “Oggi centinaia di milioni di persone soffrono di malnutrizione e di “insicurezza alimentare”, mentre quasi 1 miliardo e mezzo di persone sono obese o sovrappeso. National Geographic esplora e analizza tutti gli aspetti di questa grande, e immane, sfida con una serie di articoli e con una grande mostra“  le parole di Marina Conti, capo redattore National Geographic Italia, alla presentazione della Mostra. 90 foto scattate in giro per il mondo, legate a problematiche internazionali sul cibo come “l’impatto dell’agricoltura e dell’allevamento di bestiame sulle acque, sul clima, sul territorio, sulle foreste, l’incremento esponenziale dell’acquacoltura, ma anche lo spreco alimentare e il nuovo volto della fame, così come la prossima rivoluzione verde.“ Biglietti: Intero 12.50 € – Ridotto 10.00 € Età compresa tra i 7/18 anni  6.00 € Gratis fino a 6 anni E’ obbligatoria la prenotazione per scuole e gruppi organizzati. Il prezzo riservato per le scuole è da intendere per studente dal martedì al venerdì (esclusi i festivi) – minimo 10 massimo 25 studenti. Gli studenti, ricercatori, dottorandi degli atenei romani (sia pubblici che privati), il venerdì e il sabato, dalle ore 19,00 fino alla chiusura della biglietteria, hanno diritto ad acquistare il biglietto di ingresso alle mostre al prezzo di € 4,00....

Leggi

Il Carcere Mamertino al Foro Romano

Carcere Mamertino, il Tullianum dell’antica Roma Il carcere Mamertino, situato nella zona del Foro Romano, è considerato la prima prigione dell’antica Roma. In principio era chiamato “Tullianum“, probabilmente da “Tullus“, sorgente d’acqua, o da Servio Tullio e Tullio Ostilio. Il nome odierno, gli fu attribuito solamente nel medioevo, quando al di sopra del carcere fu eretta la Chiesa di S.Giuseppe dei Falegnami. Mamertinum ha origine, probabilmente, dal dio sabinop Mamers, Marte, di cui esisteva un tempio nelle vicinanze. Il luogo è ciò che sopraggiunge a noi della parte più segreta delle prigioni romane. Ma le restanti carceri, le Lautumiae, occupavano un area molto più estesa all’interno della zona del Campidoglio. La facciata è in travertino, risalente al 40 a.C. e preceduta da un portico. In realtà la struttura ne cela una più antica in tufo; materiale utilizzato anche per l’ambiente interno, datato al II secolo a.C. La struttura, oggi, presenta quattro livelli suddivisi tra la chiesa, la cappella del Crocifisso, il Carcere Mamertino ed il Tullianum. In questa prigione romana i condannati a morte venivano fatti precipitare, attraverso una botola, presente nel Carcere Mamertino. Una volta atterrati nel piano a pianta circolare, venivano in seguito strangolati. Qui erano rinchiusi principalmente i prigionieri di stato, i rivoltosi e i capi di popolazioni nemiche. Nel 1726 il Carcere Mamertino fu consacrato a SS. Pietro e Paolo a seguito di un’antica tradizione popolare che affermava la reclusione degli apostoli all’interno del Tullianum. Qui furono uccisi, ad esempio, Giugurta, Vercingetorige, Ponzio e i partecipanti alle rivolte di Caio Gracco e di Catilina....

Leggi

Bolsena, la città dei miracoli

Bolsena, la città dei miracoli Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce presso Bolsena, un piccolo comune a circa 30 Km da Viterbo. Dalla tradizione popolare, Bolsena, è stata soprannominata la “Città dei Miracoli”, il motivo? Siamo venuti a scoprirlo. Un po’ di storia: L’attuale Bolsena sorge sui resti di “Volsinii“, un’importante cittadina di origine etrusche, che divenne un fiorente “municipium” romano grazie alla posizione sulla consolare Cassia. Sono state le esplorazioni condotte da una missione archeologica francese, poco fuori dell’abitato, lungo la strada per Orvieto, ad aver portato alla scoperta dei resti della città etrusca di Velzna e della romana Volsinii. Nella seconda metà del VI secolo d.C., le incursioni dei Goti e dei Longobardi rasero al suolo la cittadina romana, costringendo i cittadini bolsenesi ad abbandonare la zona e a costruire un nuovo borgo sulla rupe, che ancora oggi ospita il quartiere medievale. Finito il predominio dei Longobardi, Bolsena divenne proprietà della diocesi di Orvieto, almeno fino al 1398, quando papa Bonifacio IX la concesse in vicariato ai Monaldeschi della Cervara, che ne ebbero il possesso fino alla metà del XV secolo. Durante il periodo del Rinascimento, la storia di Bolsena rimase legata alle vicende del Papato. Vennero a visitare la cittadina in quell’epoca, esponenti di nobili famiglie italiane, come Tiberio Crispo, il pontefice Pio II Piccolomini, Giovanni de’ Medici e Paolo III Farnese. A due di loro si devono importanti opere architettoniche bolsenesi: Giovanni de’ Medici commissionò la facciata della Chiesa di Santa Cristina e il cardinale Crispo fece erigere, invece, il palazzo che porta il suo nome. I misteri di Bolsena: Sono due gli eventi sovrannaturali a cui la cittadina di Bolsena deve parte della propria fama. Il primo, che ha per protagonista S. Cristina, patrona con San Giorgio dell’abitato, risale al 292, agli albori del cristianesimo. La fanciulla fu gettata nel lago per ordine del padre, con una pietra al collo. Ma fu la pietra, che miracolosamente galleggiava, a riportarla in salvo a riva. E fu presso questa pietra, segnata indelebilmente dell’impronta dei piedi della fanciulla, e per questo devotamente adibita a mensa d’altare, che si produsse nel 1263 il secondo prodigio. Il miracolo eucaristico, consistente nell’apparizione di gocce di sangue da un’ostia spezzata durante una mensa. Il protagonista fu Pietro di Praga, prete boemo, che nutriva dubbi sul dogma della transustanziazione. Questo secondo miracolo provocò l’istituzione, da parte di Urbano IV, della festa del Corpus Domini, nel 1264. Un giro per Bolsena: Sulla centrale Piazza Matteotti si apre la facciata, con bel portale gotico, della Chiesa di San Francesco. Risalente al  XIII secolo, la chiesa presenta una navata unica e presbiterio quadrato, coperto da un tetto a capriate. Oggi sede di attività culturali, porta estese testimonianze di affreschi del XV e...

Leggi

Roma: Eventi 8 Dicembre 2014

Roma: Eventi 8 Dicembre Siete a Roma nel giorno dell’ Immacolata? Vi consigliamo cosa fare nella giornata che dà il via alle feste natalizie! Piazza di Spagna: Come di consuetudine la festa dell’ Immacolata prevede festeggiamenti in Piazza Mignanelli alle ore 7.30 della mattina con l’omaggio ai Vigili del Fuoco, il concerto della Banda Musicale della Polizia in Piazza di Spagna ore 10.30. La festa durerà fino alle ore 16:00. Musei e Mostre: Alcuni Musei di Roma seguiranno orari di apertura differenti, per tenervi aggiornati sui cambiamenti, potete consultare il sito del comune di Roma. Passeggiata a Piazza Navona: Per gli amanti del Natale, degli addobbi e dello zucchero filato, Piazza Navona vi aspetta come ogni anno per farvi vivere a pieno la magia del Natale della nostra città. Henri Cartier Bresson al Museo dell’Ara Pacis: Chi non vuole farsi sfuggire l’ occasione di andare a vedere una Mostra durante un giorno di vacanza, può fermarsi all’ Ara Pacis, per la retrospettiva dedicata al precursore del foto-giornalismo: Henri Cartier Bresson. Mostra dei 100 Presepi: Classico Appuntamento Natalizio, ormai alla 39°edizione. Per Info e Orari visita la pagina dedicata: 100 Presepi Natale all’ Auditorium: In occasione del Natale all’Auditorium il Parco della Musica apre le porte a ogni tipo di pubblico. Dal villaggio natalizio, allo chapiteau del teatro-circo, alla pista di pattinaggio, fuori dalle sale è possibile incontrarsi in un clima di festa. . All’interno dell’Auditorium, invece, attrazioni di ogni tipo: concerti, spettacoli, mostre. Per maggiori info visita il sito. Musei in Comune: I Musei in Comune di Roma promuovono l’iniziativa Vivi i Musei. 3 giorni di eventi, aperture straordinarie ed ingressi gratuiti. Scopri come sul sito del comune di Roma. Mercato contadino a Capannelle: Il Mercato Contadino Capannelle raddoppia a dicembre e vi aspetta non soltanto tutte le domeniche – come al solito – ma anche l’8, 13, 14, 20, 21 dicembre,  e presenta un calendario natalizio con un programma fitto fitto di eventi, laboratori, degustazioni e artigianato di qualità, artistico e del riuso a km O dentro l’Ippodromo. Per maggiori info potete consultare il programma. Auditorium Conciliazione: Dal 2 all’8 dicembre 2014 l’Auditorium Conciliazione in Roma presenta una settimana di eventi in occasione dei 40 anni dal debutto della commedia musicale “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei e Giovannini, scritta con Iaia Fiastri, con le musiche di Armando Trovaioli. Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria: Ritorna anche quest’anno l’iniziativa “Più libri, più liberi” dal 4 all’ 8 Dicembre presso il  il Palazzo dei Congressi all’ Eur. 13ª edizione della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria.  400 editori, oltre 300 eventi e 5 giorni di esposizione ti aspettano al Palazzo dei Congressi dell’Eur. È tempo di leggere. È  di nuovo tempo di...

Leggi

La Chiesa di Santa Maria in Grottapinta

La Chiesa di Santa Maria in Grottapinta Siamo nella zona di Campo de’ Fiori, quando un pomeriggio scopriamo la Chiesa di Santa Maria in Grottapinta. Abbandonata e sconsacrata, oggi, dello spirito di una chiesa rimane bene poco. In origine era la chiesa di “S. Salvatore in Arco”; il nome Grottapinta gli fu attribuito dopo, per via dall’arco limitrofo affrescato con la “Vergine di Grottapinta”, opera risalente al XII secolo, che oggi troviamo ella chiesa di S.Lorenzo in Damaso. Le origini di Santa Maria in Grottapinta risalgono al XII secolo, ma la facciata attuale è il lavoro che Virginio Orsini commissionò durante il XVI secolo. La Chiesa fu sconsacrata nel 1343, ed affidata ad un confraternita con lo scopo di dare aiuto ai poveri e ai bisognosi. A fine 800′ fu integrata con il complesso di Palazzo Orsini Pio Righetti, ed affidata all’istituto “Tata Giovanni”, un orfanotrofio. Quando nel 1926, l’istituto si trasferì, la struttura di Santa Maria in Grottapinta, fu abbandonata e ridotta ad un magazzino. Al suo interno, tre altari sono posti in risalto da dipinti. Sull’altare maggiore è rappresentata la Vergine Maria, il cui autore rimane ignoto. Nell’altare verso sinistra, troviamo un Crocifisso di Giovanni Antonio Valtellina, e l’altare di destra è decorato da un’opera di Francesco Alessandrini che rappresenta S. Giovanni Battista....

Leggi

Il Sacro Bosco di Bomarzo

Il Sacro Bosco di Bomarzo “Tu ch’entri qua pon mente, parte a parte, et dimmi poi se tante, maraviglie, sien fatte per inganno, o pur per arte.” La fantasia popolare lo ha ribattezzato Parco dei Mostri, in realtà, il Sacro Bosco di Bomarzo, ha origine per via di un grande amore e per mano di uno dei più grandi architetti del XVI secolo, Pirro Ligorio. Oggi, la nostra Gita fuori Porta, ci conduce in provincia di Viterbo, in questo museo all’aperto che è il Sacro Bosco di Bomarzo. Era il 1552 quando Vicino Orsini decise di realizzare all’interno della “Villa delle Meraviglie” un giardino abbastanza insolito, che raffigurasse l’evoluzione dell’uomo. Non sappiamo con certezza, quali altre idee balenassero nella sua mente, ma il risultato fu qualcosa di surreale e travolgente allo stesso momento. I lavori furono commissionati a Pirro Ligorio, che creò un museo a cielo aperto di figure mitologiche. La particolarità di essere un parco dei mostri, perviene dalle sue statue. Sfingi, animali, draghi, figure mitologiche, tutte rappresentate in uno stile un pò grottesco: Ercole che combatte con Caco, una sirena, una sfinge e poi la figura di Nettuno, per arrivare alla rappresentazione di una miniatura del Castello Orsini, scolpita sopra la testa di un Orco per simboleggiare la potenza del casato. Il complesso monumentale del Sacro Bosco di Bomarzo è stato per anni, e lo è tutt’ora, un luogo d’ispirazione per intellettuali ed artisti desiderosi di ammirare le istallazioni volute da Orsini; le sette meraviglie del mondo, come le chiamò lui nell’incisione su di una sfinge all’entrata del Parco: “Chi con ciglia inarcate, et labbra strette, non va per questo loco, manco ammira, le famose del mondo moli sette”. Non sappiamo con certezza se davvero il Parco sia la trasfigurazione di un grande amore verso la moglie, o verso l’arte, visto il risultato, ma il mistero che riempie i sentieri e le statue del Bosco di Bomarzo, ci basta per travolgerci in questo percorso di arte manierista. Info: Il Parco di Bomarzo si trova in provincia di Viterbo, ed è facilmente raggiungibile, con l’autostrada A1, prendendo l’uscita di Orte ( da sud) o l’uscita Attigliano (da nord). Il prezzo del biglietto intero è di  10,00 €. I bambini tra i 4 e i 13 anni: 8,00 € I disabili non autosufficienti: Gratuito Accompagnatori...

Leggi

Il Cimitero di Guerra Francese a Roma

Il Cimitero di Guerra Francese a Roma Il Cimitero di Guerra Francese si trova all’interno del Parco di Monte Mario, nei pressi di Via della Camilluccia. Poco conosciuto a Roma è, in realtà, un oasi di pace a pochi passi dal frastuono della città. E’ sorprendente infatti come il tragitto quasi incontaminato che porta al cimitero, si trovi così vicino ad una strada trafficata. Fu costruito dal Governo Italiano per rendere omaggio ai militari francesi che combatterono negli anni 1943/1944 contro le truppe nazi-fasciste. Ogni anno, l’11 Novembre, si svolge qui una cerimonia di commemorazione. Nella Riserva Naturale di Monte Mario: Come vi accennavamo, per arrivare all’interno del Cimitero di Guerra Francese è possibile passare attraverso la Riserva Naturale di Montemario. Il sentiero è un oasi immersa nel verde, costeggiato da boschi di querce da sughero e lecci. Se volete scegliere invece il tragitto più “comodo” potete passare da Via dei Casali di Santo Spirito, ma è sicuramente meno suggestivo. La natura incontaminata vi regalerà una passeggiata totale tranquillità. Il Cimitero di Guerra Francese: Il cimitero è situato in un punto molto alto di Monte Mario. Un aspetto che salta subito all’occhio è l’eleganza con cui sono disposte le aiuole ed i viali. Tutto è raffinato e curato nei minimi dettagli, tanto da far dimenticare al visitatore di trovarsi all’interno di un cimitero. All’entrata un incisione ci dà in benvenuto ” Cimitière Militaire Français” – Campagne d’Italie 1943 – 1944″. Riposano qui solo 1888 soldati francesi, rispetto ai 7000 uccisi durante la battaglia della seconda guerra mondiale. La maggior parte dei caduti, tuttavia, non è di origine francese. Molte delle vittime i “Goumiers”, sono soldati di nazionalità marocchina, chiamati a combattere nelle truppe francesi per circa 50 anni. Lo capiamo anche dalla mezzaluna islamica incisa sulla lapide. Tutti i soldati sono stati seppelliti allo stesso modo, con una croce in marmo sovrastante e la scritta “mort pour la...

Leggi

La Chiesa dei Morti in Via Giulia

La Chiesa dei Morti in Via Giulia Quella che noi chiamiamo Chiesa dei Morti ha un nome specifico in realtà, ma non molto differente: Chiesa di Santa Maria Orazione e Morte. Si trova in Via Giulia a Roma, accanto all’Arco Farnese. Il nome che gli abbiamo dato, e con il quale ci è stata presentata, non è un caso. L’arciconfraternita di S. Maria Orazione, quando creò la chiesa durante il XV secolo, aveva un scopo preciso: offrire una degna tumulazione a chi non aveva potuto usufruire di tale riguardo. La Chiesa dei morti nasce quindi per dare sepoltura a tutti quei corpi senza identità che, trovati abbandonati nelle campagne, o addirittura nel Tevere, furono in seguito seppelliti qui. L’aspetto esteriore della Chiesa dei Morti non tradisce le sue origini. Le decorazioni sono macabre e per lo più rappresentano la morte; le colonne della  facciata sono ornate con dei teschi, così come le sculture ed i lampadari presenti nel cimitero. La Chiesa attuale è comunque il risultato di secoli di restauri, della struttura del XV è rimasto poco. I lavori apportati nel XVIII, furono quelli in cui si realizzò un vasto cimitero, che venne poi distrutto nel 1886. Le opere artistiche presenti si devono invece a Ferdinando Fuga, noto architetto toscano, che quando commissionò i lavori della chiesa, fece includere nella navata gli affreschi di Giovanni Lanfranco, appartenenti all’adiacente Romitorio del cardinale Odoardo Farnese. All’interno della Chiesa, oltre alle opere di Lanfranco, si può ammirare anche “Il San Michele Arcangelo” di Guido Reni. Per visitare il famoso cimitero, si può accedere da un varco presente accanto l’altare maggiore. Qui è il luogo dove la morte regna...

Leggi

Gita fuori Porta: Castel Gandolfo

Gita fuori Porta: Castel Gandolfo Castel Gandolfo è una provincia dei Castelli Romani, la zona di Roma Sud che racchiude tutti i paesi dei Colli Albani. Affaccia sul lago di Albano, di origine vulcanica e considerato il più profondo d’Italia. E’ piacevole trascorrere le giornate nella zona del Parco Ragionale dei Castelli Romani, sia per il buon cibo, dati i tantissimi ristoranti diffusi in tutta la zona, sia per la possibilità di rilassarsi lungo il lago di Albano, o il lago di Nemi. Castel Gandolfo, la storia: La storia racconta che in origine, l’attuale Castel Gandolfo, sorgeva con il nome di Albalonga. La città romana, sul monte Albano, fu costruita per mano di Ascanio, figlio di Enea, ma distrutta poco dopo dagli stessi romani. Furono sempre loro che durante l’età imperiale, scelsero il territorio dei Castelli Romani, come luogo adatto per le residenze estive. Come Domiziano che costruì qui la sua villa di cui ancora oggi possiamo ammirare i resti. Passarono gli anni e Castel Gandolfo si ritrovò nel Medioevo sotto il controllo di numerose famiglie nobili romane. Una di queste, la famiglia Savelli, che una volta avuto il controllo su numerosi possedimenti della zona, si indebitò, così da lasciare il Castello di Castel Gandolfo, nelle mani della Santa Sede. Questo passaggio segnò Castel Gandolfo, facendola diventare, almeno dal 1628, la residenza estiva del papa. Fu infatti Papa Urbano VIII, il primo che, in quella data, soggiornò qui. L’influenza della Santa Sede si interruppe con la breccia di Porta Pia, nel 1870, ma durò poco meno di un secolo. Quando nel 1929, Mussolini stipulò i patti Lateranensi, la Santa sede riacquistò i diritti su Castel Gandolfo. Passeggiando per Castel Gandolfo: Nelle vie del Centro storico, si può visitare la Chiesa Collegiata di San Tommaso Apostolo da Villanova. La chiesa fu progettata da Gian Lorenzo Bernini, su comando di papa Alessandro VII. L’inaugurazione avvenne nel 1661; all’interno della chiesa è possibile ammirare il quadro della Crocifissione, opera di Pietro da Cortona. Arte e Natura: La zona dei Castelli Romani, oltre a regalarci numerosi siti archeologici da visitare, ci permettere di trascorrere del tempo a contatto con la natura. All’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani, vi è la possibilità di partecipare a dei percorsi attraverso i sentieri protetti del parco, a dei tour all’interno del lago, così da poter conoscere la varietà di piante e rare specie di animali che popolano la zona del Parco Regionale. Inoltre, per chi desidera conoscere le particolarità architettoniche e storiche rinvenute nella zona, sono organizzati degli itinerari culturali. Per maggiori info, potete consultare direttamente il sito. Mangiare: La zona dei Castelli Romani è conosciuta soprattutto per...

Leggi

Henri Cartier Bresson al Museo dell’Ara Pacis

Henri Cartier Bresson al Museo dell’Ara Pacis “Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira testa, occhio e cuore. È un modo di vivere” 4 Mesi di Fotografia all’Ara Pacis di Roma, con la retrospettiva dedicata al precursore del foto-giornalismo Henri Cartier Bresson. Dal 26 Settembre al 25 Gennaio, avremo l’occasione di visitare la mostra realizzata da Clément Chéroux, in occasione dei dieci anni dalla morte del fotografo francese. Henri Cartier Bresson: Henri Cartier Bresson, nasce in Francia a Chanteloup-en-Brie nel 1908. E’ circa verso l’età dei 23 anni che inizia ad interessarsi di fotografia. L’amicizia con alcuni dei fotografi più i importanti degli anni 30′, aiuterà Bresson nella sua scalata verso il foto – giornalismo. Ma non solo, le sue varie sfaccettature, porteranno Bresson a toccare vari generi fotografici. Prima della guerra, con la vicinanza al genere Surrealista, per diventare un militante documentarista durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Civile Spagnola, fino alla carriera di reporter negli anni 50′-60′. La Mostra: L’esposizione all’Ara Pacis propone 500 opere, tra cui foto, disegni, dipinti e documenti, che mettono in evidenza la carriera del fotografo, dagli albori fino al periodo della Guerra Fredda. L’ esposizione è realizzata dal Centre Pompidou di Parigi in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson, promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura. Info e Orari: Chiuso il Lunedì, Martedì-Mercoledì: 9.00-19.00, Giovedì-Domenica: 9.00-22.00. Dal giovedì alla domenica, per l’intera durata della mostra, prolungamento dell’orario di apertura, del solo spazio espositivo (Via di Ripetta), fino alle 22.00 (ultimo ingresso ore 21.00). Biglietto solo mostra “Henri Cartier Bresson” – Intero € 11,00 – Ridotto € 9,00 – Speciale Scuole € 4,00 ad alunno (ingresso gratuito ad un docente accompagnatore ogni 10 alunni) – Speciale Famiglie € 22,00 (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)          ...

Leggi

Piazza Vittorio a Roma|La Porta Magica e il Ninfeo

Piazza Vittorio Emanuele e la sua Porta Magica Nei pressi di Piazza Vittorio Emanuele II si trovano due opere monumentali: la Porta Magica e il Ninfeo. La Porta Magica di Piazza Vittorio a Roma La Porta Alchemica, nota anche come Porta Magica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli, è l’unico resto dell’antica villa Palombara edificata nella seconda metà del ‘600 dal Marchese di Pietraforte, Massimiliano Palombara (1614 -1680), appassionato d’esoterismo ed alchimia e frequentatore della corte di Cristina di Svezia. Il monumento originariamente era una dei 5 ingressi esterni della villa, che il marchese aveva fatto incidere con simboli alchemici al fine di attirare l’attenzione di chi potesse decifrarne i segreti. La leggenda narra di un pellegrino misterioso (probabilmente Francesco Giuseppe Borri), che, ospitato nella villa del marchese per diversi giorni, ha cercato di trasmutare una sostanza inerte in oro. L’ultimo giorno fu visto sparire attraverso la porta magica, lasciando dietro di sé una pagliuzza d’oro e delle formule alchemiche. Il marchese avrebbe deciso così di far incidere quegli sconosciuti simboli sui frontoni e sulle cornici delle porte della sua villa come istruzioni per la realizzazione della Pietra Filosofale. IL NINFEO Il Ninfeo invece è una struttura in laterizio edificata per volere dell’imperatore Alessandro Severo (inizi III secolo d.C.). Originariamente rivestito in marmo, quello che vediamo oggi è in realtà solo lo scheletro di una fontana decorata da numerose statue e che fungeva da castello di distribuzione dell’acqua proveniente dall’ odierna Porta Tiburtina. Fin dal Medioevo fu anche conosciuto come “Trofei di Mario”, a causa dei due trofei marmorei (risalenti all’età domizianea, fine I secolo d.C.), erroneamente attribuiti a Caio Mario, che si trovavano sotto gli archi laterali fino al 1590, quando furono trasportati sulla balaustra del Campidoglio dove tuttora si trovano. Successivamente il marchese Orazio Savelli chiese in regalo al popolo romano i resti dell’antico edificio nonché il permesso di edificarvi sopra: da questo momento in poi, tutti i disegni, le incisioni, gli acquerelli dell’epoca testimoniano la presenza sul lato destro delle rovine di una casa a due piani, la quale infine venne demolita all’ indomani dell’unità d’Italia per permettere la costruzione della piazza del nuovo quartiere Esquilino. Il Ninfeo fu risparmiato probabilmente per la sua mole e l’importanza storica, e fu inglobato nel progetto della piazza, la cui realizzazione permise comunque anche fondamentali scoperte riguardanti i primi secoli della storia di Roma, come la necropoli Esquilina (in uso dall’età del ferro fino all’età...

Leggi

Lago di Bracciano – Oasi di Pace

Gita fuori Porta al Lago di Bracciano Il lago di Bracciano, a circa 60 km da Roma, è una oasi di pace per chi desidera staccarsi per qualche ora dal caos della città. E’ infatti facile da raggiungere sia se siete in macchina, sia con il treno. Ogni volta che veniamo qui, rimaniamo stupefatti dai panorami e dalla tranquillità che si respira in una bella giornata di sole. Il lago è situato all’interno del Parco Naturale di Bracciano – Martignano. Affacciano sul lago il paese di Bracciano, Anguillara Sabazia e il paese di Trevignano. Sono tre piccole bomboniere, da ognuna delle quali è possibile godere di panorami bellissimi. A Bracciano vi consigliamo di visitare la Chiesa cinquecentesca di Santa Maria del Riposo e di arrivare su in cima fino al Belvedere della Sentinella. Simbolo di Bracciano è il Castello Orsini Odescalchi, di origine medievale, vale la pena visitarlo. Il prezzo del biglietto non è elevato, se non ricordiamo male, dovrebbe essere intorno ai 7 euro. Anguillara Sabazia ci ha colpito perché non ci aspettavamo che i vicoletti in salita, sui quali si sviluppano le case degli abitanti, fossero così caratteristici. Abbiamo fatto un giro partendo dal molo, salendo su fino in cima. Lungo le piccole salite, troverete ristoranti e osterie dove fermarvi a mangiare, ovviamente vista lago. Nel piccolo paese di Trevignano c’è un posto da cui godere di un panorama mozzafiato. E’ una rocca, in cima ad un monte. La foto che vedete in alto, l’abbiamo scattata lì. La vista è bellissima, completa a 360 gradi su tutto il lago di Bracciano. E’ un po’ difficile da raggiungere, si sale a piedi facendosi spazio tra gli arbusti, ma possiamo garantirvi che una volta arrivati in cima ne sarà valsa la pena. Durante il periodo estivo, il lago di Bracciano è frequentato per via delle spiagge e delle attività sportive che si possono svolgere, anche durante tutto il resto dell’anno. Canoa, Vela, Sup, Windsurf, e per qualsiasi altra attività sportiva acquatica ci sono delle strutture apposite a cui rivolgervi, tra cui l’ ASD Sporting Club Sabazia. Lago di Martignano: Il lago di Martignano si trova a poca distanza dal lago di Bracciano. Entrambi di origine vulcanica, il lago di Martignano ha quasi una perfetta forma circolare. E’ sicuramente più tranquillo e meno frequentato, anche perché le spiagge in cui sostare sono poche. Carinissimo qui è l’Agriturismo Casale di Martignano, in cui è possibile acquistare prodotti tipici, fermarsi a mangiare ed anche pernottare. Curiosità: Se siete in moto vi consigliamo di fare il tragitto Anguillara – Trevignano in una giornata di sole al tramonto. Il gioco di colori che si crea tra il lago, il sole e la...

Leggi

Tirreno CT Roma da gustare

Tirreno CT Roma da gustare alla Fiera di Roma Il Cibo, l’ Ospitalità, gli Eventi 9/12 Novembre Alleanza perfetta, quella di Tirreno CT e Fiera di Roma che quest’anno, grazie a Paolo Caldana e Mauro Mannocchi, vede la prima edizione di Tirreno CT Roma da gustare. L’evento, che si svolgerà dal 9 al 12 Novembre alla Fiera di Roma, ha la finalità di promuovere la ristorazione, l’ospitalità ed il turismo del Centro-Sud d’Italia e del Mediterraneo. Durante la Mostra Convegno si terranno una serie di manifestazioni e concorsi che vedono protagonisti diversi settori turistici: alberghi, ristoranti, bar&pub, gelaterie, pizzerie, panifici e strutture balnearie. E’ stato possibile realizzare Tirreno CT Roma da gustare, grazie all’esperienza della Tirreno Trade, che da anni opera nel settore dell’ospitalità e della ristorazione. Il sogno, grazie alla passione per il cibo italiano, è quello di poter diventare un evento culturale e gastronomico a tutti gli effetti. Domenica 9 Novembre: 10.00 / 19.00 Lunedì 10 Novembre: 10.00 / 19.00 Martedì 11 Novembre: 10.00 / 19.00 Mercoledì 12 Novembre: 10.00 / 17.00 Potete consultare il calendario eventi direttamente qui sul nostro...

Leggi

Salita dei Borgia

Salita dei Borgia, luogo di leggende popolari Nel Rione del Colle Esquilino vi è uno scorcio noto per essere molto suggestivo. E’ la scalinata chiamata “Salita dei Borgia”, per via di quelli che si suppone siano stati gli appartamenti della nobile famiglia Catalana. Questo luogo di Roma è legato, oltre agli intrighi della famiglia Borgia, anche ad omicidi dell’antica Roma… Chi erano i Borgia I Borja, italianizzato in Borgia, è stata un’importante famiglia di origine spagnola, che ha avuto influenza in Italia a partire dal XV secolo. Provenienti dal Regno di Valencia, facente parte della Corona d’Aragona, i Borgia arrivarono a Roma nel 1455  per l’elezione del Cardinale Alonso Borgia, come papa Callisto III. La figura che maggiormente è legata alla città di Roma è il successore di Alonso Borgia, suo nipote Rodrigo Lenzol Borgia, meglio conosciuto come Papa Alessandro VI. La figura di Alessandro VI è nota alla storia, più che per l’impiego svolto durante il pontificato, per la vita disonesta legata alle molteplici relazioni clandestine avute con le sue amanti, anche durante l’elezione papale. La maggior parte dei figli di Alessandro VI Borgia, proviene infatti dalle varie donne che il papa frequentava. Celebre è Vannozza Cattanei, una nobildonna mantovana molto scaltra quando si parlava di affari. Diede al Pontefice tre figli, che raggiunsero notorietà peggiore del padre: Cesare Borgia, che ispirò il “Principe” di Macchiavelli, Lucrezia, accusata di intrighi sanguinosi, e il terzo Giovanni, morto in circostanze misteriose, tra cui quella probabile che fu lo stesso fratello ad ucciderlo. Salita dei Borgia Poco distante da Via Cavour, si trova questo luogo delizioso. Qui l’edera ricopre gran parte dell’edificio dai caratteri architettonici medievali, rinascimentali e cinquecenteschi. Il silenzio avvolge il piazzale, probabilmente grazie agli alti muraglioni che isolano l’interno, dal traffico e dal caos. Un delizioso balcone è stato costruito subito sopra l’arco. La tradizione popolare lo chiama il Balcone di Vannozza. Si narra infatti che qui, per molto tempo, abbia vissuto l’amante di Alessandro VI con i tre figli illegittimi del papa. La scalinata è legata anche ad una leggenda dell’antica Roma. Il luogo, chiamato ai tempi  “Vicus Sceleratus”, sarebbe stato il palcoscenico della morte di Servio Tullio. Qui, sua figlia Tullia, sarebbe passata con il cocchio sul cadavere del padre....

Leggi

Porta Pinciana, posterula delle Mura Aureliane

Porta Pinciana Porta Pinciana è situata tra Viale del Muro Torto e Via Vittorio Veneto. Fu eretta per volere dell’imperatore Aureliano ed inserita nella lunga cinta di mura urbane iniziate a costruire nel 271 d.C., ma terminate solamente nel 279 d.C. L’idea era quella di delimitare il perimetro della città in modo tale da difendere la capitale dagli imminenti attacchi barbarici. Le mura Aureliane, lunghe circa 19 km, seguivano una linea strategica che includeva le alture e evitava di lasciare all’esterno costruzioni di grandi dimensioni. Porta Pinciana chiudeva, ai tempi di Aureliano, la VI regio augustea nel versante settentrionale, appoggiandosi alle ripide pendici del Pincio ed utilizzando in parte i muraglioni di sostruzione delle ville, che vi sorgevano sopra. La sua funzione iniziale era, niente di meno, che una posterula secondaria, solo successivamente fu ampliata per volere di Onorio. Il nome attuale “Porta Pinciana” deriva dalle vicende del colle, che nel IV secolo passò di proprietà alla gens Pincia. Ma un secolo prima, quando la città era sotto assedio dai Goti, nel 547 circa, la porta si chiamava Belisaria, per il fatto di essere fiancheggiata da torri cilindriche fatte costruire dal generale bizantino Belisario. Porta Pinciana è composta da un semplice arco di travertino fiancheggiato da due torri, ma doveva essere dotata anche di una controporta. La croce greca, raffigurata nella chiave dell’arco è l’unica testimonianza dei restauri fatti fare da Belisario, a cui si doveva riferire anche un’iscrizione medievale perduta nell’800. Nel 1808 venne chiusa a causa della sua scarsa importanza per il transito delle merci e, la strada di accesso, l’attuale via di Porta Pinciana fu ridotta un viottolo. Solo nel 1887 a seguito dell’urbanizzazione del quartiere la porta venne riaperta.  Fonte: Itinerari Turistici – Roma Capitale...

Leggi

La dolce Vita di Via Veneto

La dolce Vita di Via Veneto Forse troppo scontato associare la parola “Dolce Vita” a Via Veneto, ma ci sono delle immagini e delle storie, che hanno segnato questo luogo della nostra città, così da trasportarci inevitabilmente nei film di Fellini. La strada di Via Veneto fu realizzata tra il 1886 e il 1889, la sua caratteristica è di mantenere lungo tutto il percorso i 35 metri di larghezza. Il nome fu scelto per commemorare la vittoria italiana sulle truppe austro-ungariche, nella prima guerra mondiale. Passeggiando lungo Via Vento non potrete fare a meno di notare come alberi eleganti si allineano costeggiando negozi e caffè di lusso che durante gli anni 50′-60′ hanno ospitato le stelle del cinema mondiale. Simbolo di Via Veneto sono anche i lussuosi Hotel, primo tra tutti l’ Hotel Excelsior, con la sua cupola cuspidata. Fu realizzato agli inizi del 900′ per opera dell’architetto Otto Maraini, che in perfetto stile neo-barocco ha raffigurato allusioni nelle fogge e nel ricco ornato dei saloni al liberty, simbolo della Belle Époque. Poco distante dall’Hotel Excelsior, scendendo verso piazza Barberini, troviamo un altro illustre Hotel di Via Veneto. Realizzato da Marcello Piacentini, nel 1926, l’ Hotel Palace è la risposta razionalista all’ Hotel Excelsior. Il nome fu scelto dall’architetto per riallacciarsi in chiave moderna agli antichi splendori delle ambascerie regali della Roma barocca. All’interno dell’Hotel Palace sono presenti affreschi dell’artista veneziano Guido Cadorin. Curiosa è la  fontana per i cani, realizzata nella facciata dell’ Hotel. Poco distante da qui, vi è la sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti, all’interno di Palazzo Piombino. L’ imponente e maestosa residenza, opera di Gaetano Koch, è ispirata ai canoni del ‘500. Oggi il palazzo è conosciuto come Palazzo Margherita, per il soggiorno della Regina Margherita di Savoia agli inizi del 900. Continuando la nostra passeggiata virtuale verso Piazza Barberini, incontriamo sia il Palazzo della Banca Nazionale del Lavoro, realizzato nel 1936 in stile littorio solido e severo, sia il Palazzo del Ministero dell’Industrie e Commercio, opera dello stesso architetto dell’Hotel Palace, Marcello Piacentini insieme a Giuseppe Vaccaro, che realizzarono l’edificio tra il 1929 e il 1932 in tufo e travertino. La Porta del Ministero è stata eseguita da G. Prini, con otto riquadri che rappresentano le arti liberali, le arti plastiche e liriche, il commercio, la banca, i trasporti di mare, i trasporti aerei e terrestri, l’agricoltura e l’industria. Se mentre passeggiate volete essere trasportati in un’atmosfera del tutto differente rispetto a quella romantica di Via Veneto, potete fare una piccola sosta presso la chiesa di Santa Maria della Concezione, nota anche come Cripta dei Cappuccini. La chiesa è famosa per essere un cimitero sotterraneo. Fonte: Itinerari Romani – Comune di Roma...

Leggi

Santa Barbara dei Librai

La Chiesa di Santa Barbara dei Librai La piccola chiesa di Santa Barbara dei Librai, si trova nella traversa di Via dei Giubbonari, largo dei Librai. Cattura l’attenzione di molti passanti, perché anche se di piccole dimensioni, le sue linee si inseriscono perfettamente all’interno dei due antichi palazzi, come potete vedere dalla foto. Secondo la testimonianza dell’architetto Giuseppe Vasi “Fin dall’anno 1306 si trova essere stata consacrata questa piccola chiesa…”. Anche se le origini risalirebbero probabilmente al X o al XI secolo, come attesta un’ epigrafe all’interno, in cui è scritto che la chiesa apparteneva a Giovanni di Crescenzio de Roizo e sua moglie Rogata, senatrice dei Romani. La chiesa è dedicata alla figura epica di Santa Barbara, considerata la protettrice delle morti improvvise e violente. Il nome originale era Santa Barbara alla Regola, per via della vecchia conformazione dei rioni di Roma che la includeva nel Rione Regola. Oggi è conosciuta come Santa Barbara dei Librai, nome della famosa Confraternita. Era il 1601, quando la chiesa fu ceduta alla Confraternita dei Librai, che vi ha svolto la propria attività devozionale fino al 1878, anno dello scioglimento della confraternita. Architettura e decorazioni Santa Barbara dei Librai, ricca di stucchi bianchi, internamente presenta una pianta a croce greca, con la navata ed il transetto della stessa lunghezza. La chiesa nel tempo ha subito numerose ristrutturazioni, ma l’attuale conformazione è del restauro avvenuto nel 1860, per mano dell’architetto Giuseppe Passeri. Santa Barbara è ricordata in un quadro sopra l’altare, opera di Luigi Garzi, che la raffigura in adorazione del Cristo Risorto e in una statua presente nella nicchia esterna, incavata nella facciata, opera di Ambrogio Parisj.  All’interno della Chiesa sono raffigurate diverse opere come la “Madonna con San Giovanni e l’arcangelo Michele” del XIV secolo, presente nella prima cappella e la “Madonna e San Giovanni ai piedi della Croce”, dipinta da Luigi Garzi.  Presepe storico  Dal 2005 ad oggi, ogni anno il 4 dicembre, in occasione della festa di Santa Barbara, viene aperto al pubblico lo storico presepe conservato all’interno di Santa Barbara dei Librai : “Arti e mestieri nella Roma del...

Leggi

Il Giardino di Ninfa, gioiello dei Caetani

Gita fuori Porta al Giardino di Ninfa Il Giardino di Ninfa è un vero e proprio monumento naturale, situato a Cisterna di Latina, è una tappa ideale per la nostra gita fuori porta nei dintorni di Roma. Il Giardino di Ninfa, il Castello di Sermoneta, ed il Parco Naturale Pantanello appartengono oggi alla Fondazione Caetani Onlus. Sono aperti al pubblico, con la possibilità di prenotare delle visite guidate; sul sito potete scoprire orari e aperture durante l’anno. La Storia del giardino e l’influenza dalla famiglia Caetani: Il Giardino di Ninfa sorge sui ruderi dell’antica città medievale di Ninfa, circondato dal fiume Ninfa e dal Parco Naturale Pantanello, ricostruito solamente nel 2009. Il nome deriva da un tempio di origine romana dedicato alle Ninfe Naiadi, costruito dove oggi si trova l’attuale giardino. La storia del Giardino di Ninfa e del territorio pontino limitrofo, è legata principalmente al dominio della famiglia Caetani. Prima che Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII, salì al trono verso la fine del 1200, Ninfa, ai piedi dei monti Lepini, aveva un ruolo strategico come unico collegamento a Roma se le paludi avessero coperto l’Appia Antica. La zona non fu densamente abitata fino all’arrivo dei Conti Tuscolo e della famiglia Frangipani, durante il XI secolo. Ma il dominio dei Caetani segnò radicalmente il cambiamento del territorio, da lì a sette secoli. Benedetto Caetani acquistò la città di Ninfa e le zone limitrofe del territorio pontino; ampliò il castello e costruì il palazzo baronale. Il periodo di splendore terminò presto, a causa del saccheggio avvenuto nel 1382. Ninfa diventò una città fantasma, oltre alle perdite subite a seguito dell’incursione, un’epidemia di malaria colpì la zona. Si decise, quindi, che non era il caso di ricostruire la città su un territorio danneggiato. Rimasero frequentate solamente le chiese della zona, come San Giovanni, San Biagio, San Pietro fuori le mura, dagli abitanti delle colline. Questo almeno fin quando nel XVI secolo, Nicolò III Caetani, decise di trasformare Ninfa in un meraviglioso giardino, spinto dal suo amore per la botanica. I lavori furono affidati a Francesco Capriani, detto anche Francesco da Volterra, un grandissimo architetto italiano a cui dobbiamo la realizzazione di molte chiese romane. L’architetto realizzò un hortus conclusus, in cui per molto tempo vennero coltivati anche alcuni agrumi, tra cui il Citrus Cajetani, una varietà di limone. Dopo la morte del cardinale i possedimenti passarano a vari membri della famiglia, che non diedero valore alcuno al Giardino di Ninfa, fino a quando alla fine del 1800 Onoraro Caetani, con la sua famiglia e sua moglie  Ada Bootle Wilbraham, tornarono ad abitare i possedimenti di famiglia. Un tocco di eleganza, il Giardino di Ninfa lo ricevette dalla signora Wilbraham, che trasformò il giardino in perfetto stile anglosassone, regalandogli...

Leggi

BiciRoma ROAR

BiciRoma ROAR Roma – Ostia Andata e Ritorno 26 Ottobre 2014 La scorsa settimana ci siamo interessati del progetto GiroinGiro, che organizza per i cittadini romani e per tutti i turisti, tour in bicicletta nel centro di Roma e non solo. Anche questa settimana, ci occupiamo di mobilità sostenibile e vi segnaliamo la prima edizione della BiciRoma ROAR, che si terrà Domenica 26 Ottobre, con partenza da Piazzale Nervi all’Eur. L’ evento è organizzato da BiciRoma, un movimento autonomo che ad oggi conta 7000 ciclisti aderenti a questo progetto, con lo scopo di realizzare, tramite l’amministrazione comunale, le infrastrutture ed i servizi per i ciclisti. In cosa consiste la BiciRoma ROAR? La BiciRoma ROAR è una gara ed una ciclo-passeggiata organizzata per combattere la lotta all’inquinamento e sensibilizzare i cittadini a metodi di trasporto alternativi ed eco-sostenibili, come la bicicletta. Circa 800 persone, percorreranno la tratta Roma – Ostia, andata e ritorno. La manifestazione è organizzata sia per ciclisti agonisti che per appassionati amatoriali. I primi gareggeranno in una gara di 60 Km (Roma-Ostia, Ostia-Roma) mentre i partecipanti amatoriali seguiranno il percorso della ciclo-passeggiata di soli 30 Km (Roma-Ostia) e una volta raggiunto il Porto Turistico di Ostia, potranno prendere il treno della ferrovia Roma-Lido. Info Orari & Partenze BiciRoma ROAR: Alle ore 8.15 è previsto l’ appuntamento a Piazzale Nervi. Partenza stabilita per le ore 8.50, arrivo ad Ostia in mattinata con ristoro per le ore 12.00 e rientro a Roma con la ferrovia Roma-Lido. La partecipazione alla ciclo-passeggiata è totalmente libera, si chiede solo di  indossare un capo arancione. Pagando 10,00 euro è possibile ricevere uno zainetto, uno scalda-collo ed il ticket per il ristoro. Per iscriversi all’evento BiciRoma ROAR compilare il...

Leggi

Il Casino dell’Aurora – Villa Ludovisi

Il Casino dell’Aurora Il Casino dell’Aurora è oggi l’unico edificio superstite della Villa appartenente al Cardinale Ludovico Ludovisi. Fu costruita nel 1621 sul terreno in cui un tempo erano stati realizzati gli Horti Sallustiani, famosi giardini del senatore Sallustio. Storia La prima parte della villa che venne acquistata dal Cardinale Ludovisi fu la vigna del Nero, che comprendeva il Casino dell’Aurora e il Casino del Monte. Ma i progetti erano molto più ambiziosi; tant’è che il Cardinale riuscì ad ottenere anche la proprietà Orsini e le vigne adiacenti, che appartenevano ai Cavalcanti, ai Capponi e agli Altieri. L’enorme proprietà terriera di circa 35 ettari, contava la dimensione dell’attuale rione Ludovisi. I confini erano definite a est con l’ingresso principale di Porta Salaria, ad ovest con Porta Pinciana, a nord con le Mura Aureliane e a sud con Piazza Barberini. Il giardino della villa, opera del Domenichino, era costituito da grandi viali che percorrevano la proprietà, proprio come le vie attraversano un quartiere. Ogni viale era ornato dalla collezione di antiche statue del Cardinale, di cui la maggior parte oggi sono conservate all’interno del Museo Nazionale Romano. Opere come il Galata Suicida, l’Area Ludovisi, il gruppo di Oreste ed Elettra e il grande Sarcofago Ludovisi, hanno attratto qui innumerevoli visitatori tra i quali anche artisti internazionali, come Goethe. L’abbandono della villa cominciò nel XIX secolo quando statue, alberi ed edifici vennero distrutti; rimase intatto solamente il Casino dell’Aurora. Casino dell’Aurora Di origini cinquecentesche il Casino dell’Aurora, si presenta come una palazzina a due piani con attico e torretta belvedere. In origine doveva essere la casina di Cecchino del Nero, tesoriere di Clemente VII; il nome compare infatti più volte nella affrescata sala d’ingresso. La facciata è costituita da semplici finestre rettangolari, probabilmente opera di Carlo Maderno. Nella volta del salone è raffigurato il Carro dell’Aurora, da cui prende nome il Casino. L’affresco fu realizzato da Guercino nel 1621. Nel dipinto è rappresentato il volo del calesse dell’Aurora, trainato da due cavalli pezzati nell’immensità della volta celeste, tra le figure allegoriche del giorno e della notte. Ambiente importante del Casino è la Sala del Camino, dove troviamo pareti interamente affrescate da Guercino, con rappresentazioni di paesaggi che simulano spazi aperti. Al primo piano il dipinto a olio ” Gli Elementi e l’Universo con segni zodiacali” del 1597 è riferito al Caravaggio. L’ultima sala visitabile è detta della Fama, per via dell’allegoria affrescata sul soffitto, sempre opera del...

Leggi

Civita di Bagnoregio

Il borgo di Civita di Bagnoregio La cittadina di Civita di Bagnoregio si trova in provincia di Viterbo a 100 km da Roma. Di 3860 abitanti, solo pochissimi vivono all’interno del borgo. Il suo nome ha origini goto-lombarde, Balneum regis, “bagno del re”, comparso per la prima volta in una lettera di Papa Gregorio Magno al Vescovo di Chiusi Ecclesio. Legata alla cittadina, vi è una leggenda secondo la quale, un complesso di terme esistente nella zona, avrebbe guarito le ferite del re longobardo Desiderio. Di origini etrusche, Civita di Bagnoregio, fu fondata circa 2500 anni fa. Oltre ai meravigliosi panorami e alla bellezza del paesaggio, il luogo è oggi così frequentato perché avvolto nel mistero, di vestigia non ancora interpretate, di una vasta rete di cunicoli sotterranei…le quali domani non saranno che un miraggio. Civita sorge infatti su un colle tufaceo minato dall’erosione di due torrenti che, scorrendo nella valle sottostante, lentamente ed inesorabilmente, porteranno il borgo a sgretolarsi. Bonaventura Tecchi la definì “la città che muore”, forse per via del destino che da sempre ha segnato il luogo, per il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo e per i colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo. Civita di Bagnoregio rimane comunque un luogo unico, solare e crepuscolare, vivo o spettrale, a seconda dell’umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere. Il Borgo: Civita si visita rigorosamente a piedi, passando lungo il ponte di 300 metri, da dove si gode un bellissimo panorama, che vi condurrà direttamente davanti l’ingresso del borgo, a Porta Santa Maria, sormontata da due leoni simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Una passeggiata per le vie interne, con le tipiche case basse e piccoli balconcini, vi riporterà indietro al tempo del medioevo. Il primo monumento che si incontra è la Chiesa di San Donato, in cui è conservato un crocifisso della scuola di Donatello. Luogo da visitare è il Tempietto di San Bonaventura, dove è conservata una teca a forma di braccio benedicente contiene le reliquie del Santo. Sul bordo del Belvedere, dove un tempo vi era un convento Francescano, oggi è scavata la Grotta di San Bonaventura, tra i luoghi più venerati di Bagnoregio. Nel medioevo veniva utilizzata dagli eremiti come romitorio. Si chiama così a seguito della leggenda che lega Giovanni di Fidanza al miracolo avvenuto qui a Bagnoregio. Durante il soggiorno bagnorese San Bonaventura fu salvato da una malattia mortale per mano di San Francesco. La madre commossa dal miracolo, promise a san Francesco d’Assisi che avrebbe consacrato la vita del proprio figlio al servizio di Dio. E così fu, tant’è che San Bonaventura (nome datogli dallo stesso...

Leggi

Ristorante La Parolaccia – Roma

Il Ristorante La Parolaccia a Roma Il ristorante “La Parolaccia” si trova a Roma, al Vicolo del Cinque, zona Trastevere. E’ dal 1941 che “Cencio la Parolaccia”, nel cuore di Trastevere, si differenzia da tutte le altre osterie romane, per il suo particolare intrattenimento folkloristico. 73 anni fa, i coniugi Vincenzo Cencio e Renata de Santis, decido di accompagnare ai tavoli, servire ed intrattenere i clienti, con un sottofondo di canzoni romane “mixate” a termini non proprio adeguati alla situazione. L’intrattenimento “volgare” della Parolaccia è diventato in realtà il loro punto di forza; infatti dieci anni dopo l’apertura il ristorante viene chiamato ” La Parolaccia”. La tradizione di famiglia continua, oggi sono i figli di Cencio e Renata a gestire il ristorante e nulla di ciò che l’ha reso così singolare, è stato modificato. Insulti e parolacce non sono risparmiati a nessuno, neanche alle signore. Anzi, proprio loro, sono le prime a ricevere apprezzamenti non proprio sottili, anche a sfondo sessuale. Tutto può sembrare inconciliabile con l’idea di una tranquilla cena fuori, eppure la nota distintiva de la Parolaccia, lo ha reso uno dei ristoranti più conosciuti di Roma, e forse anche d’Italia. Ha ispirato anche film italiani come Simpatici e antipatici e Fracchia la belva umana dove veniva chiamato “Da Sergio e Bruno gli incivili”. Il menù fisso si basa sulla cucina tipica romana, ma leggendo un po’ di commenti su portali di recensioni, interpretiamo un malcontento generale da parte di molti turisti italiani rimasti delusi rispetto alle aspettative. Prezzi alti, cucina nella media, sono le lamentele più frequenti, ma la nota a favore per l’intrattenimento rimane sempre. Commenti anche positivi però, di persone che si sono divertite tantissimo e sperano di tornarci. Ad ogni modo, ricordatevi che non bisogna essere permalosi se volete cenare alla...

Leggi

Scopri Roma in bicicletta

Scopri Roma in bicicletta con Giro in Giro Dal 9 Settembre fino al 23 Dicembre, Giro in Giro organizza percorsi giornalieri in bicicletta nel centro di Roma. Un’idea carina per trascorrere qualche ora a contatto con la natura e per un tour di Roma in bicicletta! Come funziona: Per partecipare ad un mini tour di 3 ore, basta cliccare sul calendario del sito per l’itinerario preferito e prenotare subito a seconda della vostra scelta. I tour base partono secondo il calendario, quindi non per forza tutti i giorni! Una volta scelto l’itinerario basta farsi trovare nel luogo e nell’orario stabiliti nella scheda dettaglio. Per poter partecipare bisogna aver compiuto 14 anni d’età. Giro in Giro offre anche la possibilità di scegliere tour personalizzati, di uno o più giorni, sia alla scoperta di Roma in bicicletta che del resto d’Italia. Sul sito www.giroingiroinbicicletta.com puoi prendere spunto da alcuni esempi di tour già realizzati! Prezzo: Per partecipare ad un mini tour di 3 ore all’interno della città il prezzo è di 15,00 euro a persona, bicicletta e casco compresi! Le biciclette sono tutte prodotte da Lombardo Bikes, che realizza bici all’avanguardia e adatte per ogni esigenza: pieghevole, mtb o da strada. Itinerari: Gli itinerari organizzati da Giro in Giro, sono percorsi che ti permetteranno di immergerti nel verde di alcuni dei meravigliosi giardini di Roma, o tra i vicoli del centro storico. Potrete scegliere voi la data e l’ora di partenza. Appia Antica e Parco degli Acquedotti Quartiere Coppedé e Villa Torlonia Pedalata Concentrata Reliquie e Melting pot Villa Celimontana Ville e Giardini Giro in Giro offre naturalmente sconti fino al 25%, per i tour base, se si effettua una prenotazione per più persone o per un gruppo! Per i tuor di roma in bicicletta non è richiesta una preparazione atletica agonistica, ma la difficoltà e la lunghezza del percorso sono indicate nella scheda dettaglio dell’itinerario. Nel caso in cui la guida ciclo-turistica ritenga che la persona non abbia capacità motorie sufficiente, questa sarà invitata a non...

Leggi

Camminitaliani – Una staffetta da Assisi a Roma

Camminitaliani – Una staffetta da Assisi a Roma Cari Amici, Vi piace camminare e nello stesso tempo partecipare a un evento molto affascinante che valorizza l’Italia e Roma? Allora unitevi domattina alla Pro Loco Roma Capitale per fare l’ultimo tratto di “camminitaliani” organizzato con l’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, una staffetta di persone partite da Assisi per il percorso “da Francesco a Francesco”! Arriveremo a Piazza San Pietro e consegneremo simbolicamente una lettera a Papa Francesco. Entreremo a far parte come testimonial attivi di questa bella sfida e potremo dire un giorno “c’ero anch’io!” . L’evento è NATURALMENTE GRATUITO, ogni partecipante riceverà un sopra giacca personalizzato per l’occasione. Ci incamminiamo dalle 7 e 30 partendo da Piazza Sempione, per info sull’evento e su come affiancarci anche durante il percorso se vi perdete la partenza (in tutto sarà poco più di un oretta e mezza) potete telefonare alla Pro Loco di Roma tel 06 899 285 33. UNA STAFFETTA DA ASSISI A ROMA 4/15 OTTOBRE 2014 Nell’ambito del progetto “Camminitaliani.it” e delle “Settimane dei Cammini”, l’UNPLI sta organizzando una staffetta a piedi ed in bicicletta lungo il Cammino di San Francesco, da Assisi a Roma. La staffetta è volta all’inaugurazione e promozione del progetto, e si concluderà a Roma, con la consegna di un messaggio in favore della cultura e del turismo al Santo Padre. I circa 300 km del cammino saranno percorsi nei giorni dal 4 al 15 Ottobre 2014. L’arrivo a Roma è previsto per Mercoledì 15 Ottobre, giorno dell’Udienza...

Leggi

Il Colle Celio

Il Colle Celio Mons querquetulanus era l’antico nome del Celio, per via delle numerose querce che ricoprivano il colle. Il nome attuale deriva da Caile Vipinnas, Celio Vibena, antico condottiero etrusco, che conquistò il colle prima di essere fatto prigioniero da Cneo Tarquinio, ed in seguito liberato dal servo Mastarna. La vicenda del condottiero fu riportata nel 48 d. C. dall’imperatore Claudio, in un discorso che lui stesso tenne al senato; appassionato di etruscologia si narra che aggiunse qualche piccolo particolare alla storia. Oggi la leggenda è rappresentata negli affreschi conservati a Villa Albani. Il terreno del Celio in origine doveva avere un gran numero di forre che con il tempo, riempitesi di detriti hanno dato luogo ad una piccola zona pianeggiante con le due cime di villa Celimontana e del Laterano. Il terreno del colle è in gran parte costituito da tufi, ma anche da sabbie e argille, dalle quali scaturiscono ancora oggi piccole sorgenti. Tra queste, la celebre fonte delle Camene, citata da Giovenale, si trovava in una valle del Celio detta Egeria, mentre un altra sorgente, quella di Mercurio, sgorgava dai fianchi del colle. Il colle fu l’ultimo tra i sette ad essere inserito nella cerchia muraria di epoca repubblicana e tuttavia era attraversato da una fitta rete viaria, che ancora oggi conserva in parte le denominazioni antiche. Nel 312 a.C. la zona venne attraversata dall’acquedotto dell’Acqua Appia e un secolo dopo dal condotto sotterraneo dell’Acqua Marcia, il cosiddetto rivus herculaneus. Al tempo di Augusto il colle divenne la seconda regio della città, ma l’incendio del 64 d.C. distrusse la parte urbana della zona, che venne privatizzata da Nerone. Il Colosseo ed altri luoghi dedicati agli spettacoli, sorsero ai piedi del Colle durante il periodo dei Flavi. L’intera area si infittì di sfarzose costruzioni signorili e Settimio Severo restaurò l’acquedotto neroniano, le cui arcate presenti ancora oggi caratterizzano la zona. Ma le ricche dimore del Celio, subirono ben presto ingenti danni a seguito del saccheggio dei Goti di Alarico, nell’anno 410. I terreni devastati furono in seguito acquisiti dalla chiesa per edificare templi, conventi e ospizi, sfruttando come basamenti le vestigia pagane. Sul Celio sorsero nel VI secolo il grande convento di San Gregorio, e nel IX secolo la diaconia di Santa Maria in Domnica e la chiesa dei Quattro SS. Coronati. Nel 1084 un altro incendio devastò la zona. Con l’incursione di Roberto il Guiscardo, i luoghi di culto e di devozione subirono un colpo gravissimo. Solo a partire dal XVI secolo, la zona conobbe una ripresa edilizia fatta di ville nobiliari e numerose vigne, tra le quali è da ricordare quella della famiglia Mattei, oggi Villa Celimontana. E’...

Leggi

Festival Internazionale del Film di Roma – Ottobre 2014

Festival Internazionale del Film di Roma Auditorium Parco della Musica 16/25 Ottobre 2014 Date anticipate rispetto all’anno precedente, per la nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, che si terrà come di consueto all’Auditorium Parco della Musica, sotto la direzione artistica di Marco Müller. La selezione ufficiale della nona edizione è suddivisa in quattro linee di programma: Cinema d’Oggi, che racchiude una serie di lungometraggi di giovani autori ed autori affermati con la proiezione di alcune prime mondiali; Gala, il festival stesso l’ha definita come una serie di pellicole “popolari ma originali”, di Gala fanno parte solamente lungometraggi in anteprima mondiale, internazionale o europea; la selezione Mondo Genere racchiude invece film appartenenti a diversi stili cinematografici, anche qui sono ammessi alla selezione lungometraggi in anteprima mondiale, internazionale o europea; per ultima Prospettive Italia si occupa invece di nuove linee di tendenza del cinema in merito al cinema italiano. Al termine di ogni lungometraggio, saranno gli spettatori stessi a poter esprimere il proprio giudizio sul film, il quale riceverà un premio in base alla categoria. Sezione a parte, si riconferma anche quest’anno Alice della Città, selezione di lungometraggi dedicata ai ragazzi. Accompagneranno le quattro selezioni di quest’anno, due tra i più importanti progetti esterni alla festa del cinema: The Business Street e New Cinema Network, entrambe dedicati al mercato cinematografico. Il NCN potrebbe essere definito come un mercato si, ma un “mercato dei progetti”. Quest’anno sostiene lo sviluppo finanziario 27 progetti di film di registi emergenti di tutto il mondo. I nuovi talenti potranno, in questo modo, entrare in contatto con i più importanti esponenti dell’industria cinematografica europea. Grazie a questa iniziativa, il Festival Internazionale del Film di Roma, sostiene i produttori cinematografici, affinché i loro progetti continuino a trasformarsi in film per dare un contributo originale e forte all’industria del cinema internazionale. Il Mercato Internazionale del Film, The Business Street (TBS) è invece il “quartier generale” dei professionisti dell’industria cinematografica, la sezione specificamente dedicata alla circolazione e alla compravendita di prodotti audiovisivi. Costituisce un passo avanti nel rapporto tra industria cinematografica e componenti del mondo economico, finanziario e produttivo. Una parte del Mercato Internazionale del Film si svolgerà nei locali del Festival, a partire dal 17 Ottobre fino al 21, ed il mercato di co-produzione dei progetti, New Cinema Network avrà luogo in sedi rinomate come la terrazza dell’ Hotel Bernini. Potete consultare il programma del Festival direttamente sul sito di RomaCinamaFest, e acquistare in biglietti anche...

Leggi

La migliore pizza al taglio – Roma

La migliore pizza al taglio – Roma Per capire quali fossero le migliori pizzerie al taglio di Roma ne abbiamo sperimentate tante. Alcune le conosciamo da sempre, altre abbiamo voluto provarle su suggerimento di amici per darvi il nostro consiglio. Le pizzerie al taglio di Roma, sono tantissime, non tutte usano prodotti naturali, molte altre invece si. Di queste di cui vi parliamo oggi, possiamo assicurarvi la freschezza e la qualità degli ingredienti. E mentre scriviamo la nostra piccola recensione, in effetti, ci è venuta voglia di pizza! Roscioli: L’antico Forno Roscioli è un istituzione per i cittadini romani dal 1972. In Via dei Chiavari n.34, zona Campo de’ Fiori, la famiglia Roscioli si tramanda da tre generazioni la passione per gli ingredienti della panificazione. Qui, in realtà, ci veniamo da quando eravamo piccoli, e lo stesso vale per la generazione dei nostri genitori. Negli ultimi anni il locale è stato ristrutturato, ma nulla di quel sapore di pizza romana appena sfornata è andato disperso. Farcita con la mortadella, margherita, o semplicemente rossa, la pizza di Roscioli ti rende parte della tradizione romana per la pizza al taglio. Panificio Mosca: Il Panificio Mosca, in Via Candia n.16, è il panificio in eccellenza per gli abitanti della zona Prati. Anche qui la tradizione per la pizza e per gli ingredienti naturali è portata avanti da almeno un secolo. La pizza al taglio è squisita, bassa e “scrocchiarella”; a noi è piaciuta tantissimo quella ripiena con il prosciutto cotto. La qualità dei prodotti è ottima e i prezzi nella media. Sono da provare anche le pizzette rustiche ed altre piccoline, farcite con vari ingredienti come zucchine, salsiccia, olive e pomodorini. Feliziani: Il Forno Feliziani, si trova sempre in Via Candia al n.61. Il locale è moderno, e ben arredato. Tutti i prodotti dietro al bancone hanno un bellissimo aspetto: pane, pizza, biscotti, dolci, catturano la nostra attenzione. Abbiamo provato, sotto suggerimento, la pizza genovese, che vi consigliamo di assaggiare perché è veramente buona e abbiamo acquistato dei frustini di pane da portare via. Oltre la pizza, infatti, il pane è il punto forte del locale. Frontoni: La storica pizza al taglio Frontoni si trova in zona Monteverde, lungo Circonvallazione Gianicolense (altezza Piazza San Giovanni di Dio). Qui l’ottima pizza alla romana è farcita in base ai vostri gusti e la panzanella è la specialità della casa. Alcuni amici hanno confermato la qualità del reparto rosticceria e dei primi piatti. Pizzarium: Pizzarium, di Bonci Gabriele, si trova in Via della Meloria (Metro A – Cipro). I tanti commenti positivi per questa pizzeria Gourmet che riempiono ogni portale web, ci hanno spinto a farci un salto. Che il posto è...

Leggi

La Chiesa di San Teodoro

La Chiesa di San Teodoro Nei pressi del Circo Massimo vi è la Chiesa di San Teodoro, che da il nome alla omonima via. Secondo la tradizione la chiesa sorge vicino al Lupercale, la grotta in cui Faustulo scoprì i gemelli Romolo e Remo con la lupa. Le origini della Chiesa risalgono all’incirca al IV secolo. Fu dedicata a San Teodoro per via dell’influenza Bizantina che l’intera zona subì tra il VI e l’ VIII secolo. San Teodoro fu un famoso soldato dell’Oriente, proveniente da Sicea in Galizia, conosciuto anche come Teodoro Tiro, dal latino tyron che significa soldato. Fu, in principio, un soldato romano del Ponto, storica regione dell’Asia Minore, e luogo in cui era presente un santuario dedicato a lui. Era considerato santo sia dalla chiesa cattolica che dalle chiese orientali. Morì sotto tortura ad Amasea nel Febbraio 306 per via di accuse che lo ritenevano colpevole di aver incendiato un tempio pagano. La Chiesa, costruita sui resti del santuario più antico, è realizzata a pianta circolare, preceduta da un protiro in laterizio con davanti un ampio sagrato raccordato con due scale. L’edificio è coperto da una cupola, realizzata per opera di Bernardo Rossellino, la quale costituisce a Roma il primo esempio di cupola con coste e vele. L’abside è ornata da un mosaico del VI secolo raffigurante Cristo con i SS. Pietro, Paolo, Teodoro e Cleonico. San Teodoro fu più volte ricostruita nel corso della storia: durante il pontificato di papa Nicola V, dove perse il suo status di chiesa titolare, e durante il periodo di Clemente XI, il quale decise di restaurarla per mano di Carlo Fontana. E’ all’architetto svizzero, infatti, che si deve il cortile esterno alla Chiesa. La Chiesa di San Teodoro fu per molto tempo il luogo in cui si riuniva la Confraternita del sacro Cuore del Gesù, detta dei sacconi Bianchi, a cui appartenevano Papi, Cardinali e...

Leggi

Casina del Cardinal Bessarione

Casina del Cardinal Bessarione  Bessarione era un Cardinale e umanista Bizantino di origine turca, nato a Trebisonda nel 1403. Fece realizzare il complesso residenziale situato lungo via di Porta S. Sebastiano, durante la prima metà del quattrocento. Probabilmente agli inizi era compreso nel progetto anche l’ospedale annesso alla chiesa di S. Cesareo. Il Cardinale, morì a Ravenna nel 1472, e il casolare venne abitato da Giovanni Battista Zeno, uno dei più noti cardinali italiani, meglio conosciuto come “il Cardinale di Vicenza”. Battista Zeno sottopose la struttura a dei cambiamenti, apportando lo stemma della propria famiglia in bella vista. L’edificio quattrocentesco si affaccia su strada con una parete sulla quale si aprono quattro piccole finestre con cornice in travertino, protette da una grata, e con due soprastanti finestre a croce guelfa, anch’esse incorniciate in travertino. Il tetto, a quattro spioventi piuttosto aggettanti, protegge la sottostante fascia , ornata da un motivo floreale. Nel seminterrato vi è una piccola stanza, ornata da affreschi rappresentanti un tronco d’albero e motivi vegetali. Da qui si accede al primo piano, sede dell’abitazione vera e propria; da un loggiato completamente affrescato e sostenuto da colonnine di riporto, si entra nel salone decorato a fresco con girali di acanto e festoni di frutta e fiori e da una Madonna con S. Caterina d’Alessandria e  altri santi. La Casina costituisce uno straordinario esempio di villa rinascimentale extraurbana, ed è per questo che è stata sottoposta a recenti interventi di manutenzione; il giardino all’italiana e gli arredi di cui è stata dotata, ricreano la suggestiva atmosfera che aveva voluto dare il Cardinal Bessarione. Oggi non è possibile visitare la Casina del Cardinal Bessarione in quanto una delle sedi di rappresentanza del comune di Roma, utilizzata per ospitare convegni e riunioni dell’Amministrazione Comunale. Fonte: Comune di Roma – Itinerari...

Leggi

La Capra Rampante

La Capra Rampante: Slow Market, Bio e KmØ Prendi un supermercato biologico, scegli la giusta location, realizza un ambiente moderno ed accogliente e il gioco è fatto. Ed è per questo che la nostra recensione per la Capra Rampante, non può che essere positiva, dato che ne siamo rimasti totalmente ammaliati. Scopriamo per caso questo supermarket Bio durante tour in bicicletta nei pressi di Castel Sant’Angelo. Un punto vendita, aperto da poco, si trova tra Via di Porta Castello 36 e un altro in zona Flaminio, precisamente in Via Donatello 65. Da dove iniziare…Forse dalla cordialità del personale, sembra banale dirlo ma è così. Ci hanno fatto entrare con le biciclette dato che non avevamo la catena, come se (giustamente) a loro non creassimo nessun problema. All’interno tutti i prodotti sono così colorati e disposti precisamente, che mentre cammini tra gli scaffali, non realizzi che sei alla fine in un supermercato. La Capra Rampante è infatti un supermercato a tutti gli effetti che, a differenza degli altri, vende prodotti Biologici. Dalla frutta, alla verdura, alla marmellata, alla pasta, qui potete trovare ciò di cui ha bisogno la vostra dispensa, solo che a KMØ. Il nostro piccolo “tour” dentro il negozio, dura anche più del dovuto, sia perché abbiamo esaminato scaffale per scaffale, sia perché c’era una piccola degustazione gratuita. Abbiamo potuto assaggiare una marmellata alla nocciola (buonissima) nel reparto “colazione/dolci” ed una salsa ai carciofi con delle sfogliatine di pane, dei grissini e delle patatine. Alla fine abbiamo comprato della frutta per una merenda veloce, e la vera e propria spesa l’abbiamo fatta qualche giorno dopo. Possiamo ammettere con tutta franchezza, che l’insalata ha veramente il sapore di insalata, e che gli hamburger con le verdure sono deliziosi. Il nostro consiglio per voi, è naturalmente quello di farci un salto, non serve essere a conoscenza dello studio di prodotti Bio o ferrati nell’argomento Slow-Market, basta lasciarsi guidare dall’aspetto invitante dei prodotti! Intanto noi vi lasciamo una piccola guida online: RomaBiologica, dove potrete scoprire tutti i ristoranti e le news in merito ai prodotti biologici della...

Leggi

Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo

La Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo La Chiesa cristiano cattolica di rito romano è dedicata ai Santi Nereo e Achilleo, il cui culto risale al IV secolo. Si trova nei pressi delle Terme di Caracalla, nel luogo del titulus fasciolae, noto da una testimonianza epigrafica del 377. Questo nome deriva da un episodio che sarebbe avvenuto esattamente in questo luogo. San Pietro durante la persecuzione neroniana dei Cristiani di Roma, fuggito dal carcere Mamertino, percorreva la Via Appia per lasciare la città e scampare così alla morte. Giunto nel luogo dove sarebbe poi sorto il titulus, dalla sua gamba, ferita dalle catene durante la prigionia, cadde una benda che la proteggeva: la fasciola. Poco dopo Pietro incontrò Gesù, cui rivolse la famosa frase “Domine Quo Vadis?” Dalla risposta Pietro comprese la propria debolezza e tornò a Roma per subire il martirio. Nel 595 compare la prima denominazione di titulus dei Santi Nereo e Achilleo. Nel 814, per bonificare la zona papa Leone III spostò la chiesa nel sito attuale, ornandola con mosaici, di cui rimane qualcosa solo sull’arco trionfale. Da quel momento la chiesa cadde in rovina per via del suo isolamento. Solo durante il Giubileo del 1475, papa Sisto IV la fece restaurare, riducendone le dimensioni e sostituendo le colonne delle navate con dei pilastri ottagoni. L’aspetto attuale della chiesa è dovuto al Cardinal Baronio che, sempre in occasione di un Giubileo, in questo caso del 1600, fece affrescare l’abside e le navate e aprì sotto l’altare maggiore una confessione. Qui vennero trasportate le reliquie dei Santi Nereo, Achilleo e Domitilla, provenienti dalla chiesa di San Adriano al Foro romano. Le decorazioni pittoriche sulla facciata della chiesa, risalenti agli interventi del 1600, sono oramai quasi del tutto scomparse. Il portale ha una struttura molto semplice, ed è fiancheggiato da due colonne in granito che sostengono un timpano triangolare. L’interno della chiesa è a tre navate, divise da quattrocenteschi pilastri ottagonali voluti da Sisto IV. Le decorazioni pittoriche del 1600 sono visibili anche all’interno, nella parte della navata centrale e di quelle laterali, della contro facciata e dell’abside. Gli affreschi più belli sono quelli che raffigurano le storie dei Santi Nereo e Achilleo e di Santa Domitilla. La contro facciata presenta al centro la Gloria dei Santi Nereo e Achilleo; al di sopra sono gli apostoli Pietro e Paolo e al di sotto Santi Gregorio e Clemente. Di particolare interesse è il mosaico che adorna l’arco dell’abside, pesantemente restaurato nel XIX secolo, raffigura l’Annunciazione, la Trasfigurazione e la Theotokos. Fonte: Comune di Roma – Itinerari...

Leggi

Santa Maria in Tempulo

La Chiesa di Santa Maria in Tempulo In Piazza di Porta Capena, sul lato della piazza in direzione delle Terme di Caracalla, si trova la Chiesa di Santa Maria in Tempulo, oggi sconsacrata e di proprietà del comune di Roma. La chiesa sorge nel luogo in cui, anticamente, vi era l’ Area Apollinis, una piazza con un monumento quadrato, probabilmente una fontana. La zona era al tempo un tratto urbano dell’ Appia Antica. Un documento rinvenuto, ci attesta  che l’origine del Monasterium Tempuli sia riconducibile all’ anno 806, anche se le analisi murarie dell’edificio non confermano la stessa teoria. Le fondamenta risalgono alla fine del VI secolo, quando una comunità religiosa greca edificò sui ruderi dell’ Area Apollinis un primo oratorio dedicato a Sant’Agata. Il primo oratorio svolgeva probabilmente funzione di diaconia. Si trovava difatti a ridosso della Via Appia, luogo ideale per l’accoglienza di pellegrini provenienti da sud e dall’oriente. Nell’ anno 846 l’oratorio fu coinvolto nel saccheggio dei saraceni, ma ciò non fermò la fortuna del monastero: nel 905 papa Sergio III, emanò una bolla in cui confermava al Monasterium Tempuli delle proprietà sulla Via Laurentina. La bolla di Sergio III rimane importante per la storia della chiesa, in quanto è l’unico momento in cui è citata la famosa icona acheropita di Santa Maria in Tempulo. La chiesa ha subito numerosi cambiamenti in base alle epoche e agli architetti che l’hanno rinnovata. Dagli inizi del Seicento, il destino di Santa Maria in Tempulo si lega a Villa Mattei, l’attuale Villa Celimontana. Ciriaco Mattei, tra il 1581 ed il 1586, aveva decido di rinnovare la vigna sul Celio, venduta in dote alla moglie, servendosi di prestigiosi architetti tra cui Jacopo Del Duca, allievo di Michelangelo. E’ in questa occasione che la Chiesa fu annessa alle loro proprietà e trasformata in un ninfeo. Intorno alla metà del 1700, un libro di appunti contenente la pianta di Roma, riporta invece, la descrizione dell’edificio come quella di un fienile. Solo nel 1927 lo Hülsen, riconobbe quanto rimaneva dell’antico e gliorioso monastero e la chiesa si salvò, invece di essere demolita come altre strutture medievali della storia. Attualmente  Santa Maria in Tempulo è stata restaurata ed è utilizzata dal Comune di Roma  come luogo di celebrazioni di matrimoni civili....

Leggi

Il Colle Aventino

Il Colle Aventino Tra i sette colli di Roma, il colle Aventino può essere considerato il colle della poesia. Suggestionati dalla sua serena bellezza, poeti come D’Annunzio e Carducci, ne hanno cantato lo splendore nei loro versi; lo stesso Mazzini, al quale è dedicato un monumento in Piazza Ugo La Malfa, affacciatosi da quello stesso punto verso la città, abbassò lo sguardo attonito, senza sorridere di fronte a tanta magnificenza. Origine del nome Numerose sono le interpretazioni del nome Aventino: qualcuno lo fa derivare da aves. La parola aves, indicava una specie di uccelli, che Remo scorse durante la gara con il fratello Romolo per decidere in quale luogo dovesse sorgere Roma. Altri studiosi lo collegano al termine adventus, raduno per le riunioni che vi tenevano i plebei in occasioni delle celebrazioni di Diana. Un’antica leggenda inoltre, narra che qui fu sepolto Aventinus, il re di Albalonga, morto per essere stato colpito da un fulmine. Storia dell’Aventino Durante la Monarchia e la Repubblica l’Aventino fu il quartiere della plebe di Roma, che lo abitò densamente e che qui si ritirò durante le storiche secessioni, che segnarono le sue lotte per l’ottenimento dei diritti giuridici e politici. Sebbene le antiche mura serviane avessero incluso il colle nella loro cerchia, esso fino al tempo di Claudio, venne mantenuto al di fuori del pomerium, la cinta sacra della città, forse per la presenza del tempio di Diana, sede della confederazione latina. Nel 451 a.C. la plebe si ritirò in armi sull’Aventino dopo un ennesimo sopruso della cerchia dei decemviri, capitanati da Appio Claudio, eletti per redigere le Dodici Tavole e presto trasformatisi in oligarchi. La crisi politica si concluse con il suicidio di Appio Claudio, l’ottenimento dei diritti richiesti e il rientro della plebe in città. L’Aventino fu anche il luogo dell’estrema resistenza di Caio Gracco e dei suoi sostenitori e, in età contemporanea, furono detti “aventiniani” i deputati italiani che, nel 1924, rifiutarono di entrare nell’aula di Montecitorio per protestare contro il delitto Matteotti. Durante l’antichità il Monte fu sede di un gran numero di templi quelli del Dio Mercurio, di Iuventas e di Diana; quelli di Cerere, Libero e Libera, di Vertumnus, di Consus, della Luna, di Iuppiter Liber, di Libertas, di Flora e di Summanus. Dov’è ora la Chiesa di S. Prisca, pare vi fosse un edificio sacro a Minerva; dov’è ora Santa Sabina, il tempio di Giunone Regina, cui ad ogni primavera salivano in processione le zitelle romane; e nei pressi dell’attuale Sant’Alessio quello di Iuppiter Dolichenus. Età Imperiale e decadenza Trasformatosi tra la Repubblica e l’Impero in un luogo di dimore lussuose, sull’Aventino sorsero le Terme Surane, quelle Deciane e quelle di Varo e Stilicone. Vi...

Leggi

La Dogana Food

La Dogana Food in Via del Porto Fluviale Se avete voglia di assaporare la cucina orientale in una moderna location al centro di Roma, la Dogana Food fa al caso vostro. Ambiente ristrutturato di recente nei minimi particolari, il ristorante è il luogo ideale dove poter gustare piatti tipici orientali accostati alla tradizionale cucina italiana. Di fatto la Dogana Food è cucina cinese, cucina giapponese, cucina thailandese, cucina italiana e cucina sud-americana, fuse in un unico mix, per lasciare a voi la scelta tra un menù orientale e un menù occidentale. Tutte le sere potrete selezionare i prodotti tra un diversificato buffet a base di pesce, carne, verdure, che offre qualità e genuinità. Tutto fresco e preparato al momento, sarete voi a scegliere il miglior filetto o la migliore spigola da farvi cucinare sul momento dagli chef che vi aspettano nella cucina a vista al centro del ristorante. La formula della Dogana Food è un buffet illimitato con prezzo fisso, ad esclusione delle bevande. E’ qui che si concentra la formula del mix di sapori, per lasciare a voi la scelta di poter gustare le specialità di diversi paesi nello stesso menù ad un unico prezzo. Un idea originale per accogliere il cliente nel migliore dei modi. La Dogana Food Via del Porto Fluviale 67/b Aperto tutti i giorni, Pranzo dalle 12:30 alle 15.00 Cena dalle 19:30 alle 24.00 Telefono 06...

Leggi

La Casa dei Pupazzi

La Casa dei Pupazzi – Palazzo Crivelli Siamo in Via di Banchi Vecchi, zona Campo dei Fiori, precisamente al numero civico 22 e qualcosa cattura la nostra attenzione. E’ la facciata della Casa dei Pupazzi, abitazione di un orefice milanese. L’orefice in questione era Gian Pietro Crivelli, un membro dell’università degli Orefici e più volte console e camerlengo. Decide lui stesso di far costruire l’intera palazzina intorno al 1538 e la commissiona ad un architetto di cui non si è mai scoperto il nome. Palazzo Crivelli rappresenta con Palazzo Spada un “unicum” dato che, insieme, sono gli unici due edifici di Roma a possedere una facciata decorata a stucchi. La particolare facciata è realizzata interamente in stucco con intenti auto celebrativi. Le decorazioni sono diverse e suddivise nei vari piani dell’edificio. Al pianterreno una porta rettangolare con un architrave su mensole riporta l’iscrizione: “Io. Petrus. Cribellus. mediolanen.(sis.) sibi. ac. suis a. fundamentis. erexit.” ovvero “Gian Pietro Crivelli milanese eresse dalla fondamenta per sé e i suoi familiari”. Il primo piano comincia ad essere più decorato. Quattro finestre rettangolari, si dividono coperte da stucchi con trofei di scudi e corazze. Alcuni grotteschi mascheroni e delle teste leonine sormontano le decorazioni. Un’altra incisione è dedicata agli stemmi di alcuni pontefici; gli stemmi non sono ben definiti a seguito di abrasioni, ma l’incisione ci fa capire a chi appartenevano: Giulio II della Rovere, Paolo III Farnese, e Urbano III nonché antenato del proprietario. Al secondo piano le decorazioni si arricchiscono, le finestre sono sormontate da timpani curvi e triangolari e dei puttini sorreggono alte candeliere. Sopra i timpani curvi, coppie di satiri sollevano lunghi festoni. Il terzo ed ultimo piano è strutturato come una loggia, dove le paraste sono state erette con capitelli corinzi; le quattro finestre sono due curve e due rettangolari. Sopra le finestre rettangolari, sono stati raffigurati due importanti episodi accaduti durante il pontificato di Paolo III. In uno è rappresentato Carlo V che bacia il piede al papa e nell’altro, Paolo III si riconcilia con Carlo V e Francesco I da Nizza. E’ un peccato non poter attribuire il merito per le bellissime decorazioni che avvolgono Palazzo Crivelli o Casa dei Pupazzi. Alcuni studiosi avevano ipotizzato che il lavoro fosse opera di Giulio Mazzoni, autore degli stucchi di palazzo Spada, ma studi recenti hanno invalidato la seguente ipotesi. Fonte: “Roma da Scoprire” – Ludovico...

Leggi

Santi Giovanni e Paolo al Celio

La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo situata sul colle Celio, sorge su un gruppo di vecchie case appartenenti al II secolo d.C. La costruzione avviene nel 398, per opera del senatore Bizante e di suo figlio Pammachio. Una leggenda narra che i Santi Giovanni e Paolo, omonimi degli apostoli, sarebbero stati due ufficiali dell’impero, convertitisi al cristianesimo e decapitati nel 361 d.C. per merito dell’Imperatore Giuliano l’Apostata. Le prime notizie catastali della chiesa risalgono al 440, sotto il pontificato di Leone I, in cui la chiesa era menzionata come “Titulus Pammachii”. E’ dal 500 d.C. che appare la dicitura odierna. Nel 1084 la Basilica viene saccheggiata dai Normanni, subendo da qui in poi svariate trasformazioni interne ed esterne fino al Novecento, data in cui il cardinale Spellman, arcivescovo di New York, finanzia i lavori per  restaurare l’antica facciata, il portico e il campanile paleocristiano. Il portico ionico, costruito con otto colonne antiche, regge un architrave sul quale vi è un’iscrizione dedicatoria. Il portale cosmatesco è affiancato da due leoni del XII secolo ed esistono tracce di affresco dello stesso periodo. L’interno della chiesa è costruito a tre navate, ed è stato restaurato durante il 1700 dagli architetti Canevari e Garagni, riutilizzando sedici colonne originarie del IV secolo. Il soffitto oggi rimane intatto, è infatti possibile ammirare l’originale cinquecentesco. All’interno della Chiesa è presente la cappella di S. Paolo della Croce, fondatore dei passionisti, officiatori della Basilica. I resti dei Santi Giovanni e Paolo sono custoditi all’interno della Basilica in un’antica vasca in porfido, il luogo della sepoltura è indicato da una lastra tombale a metà della navata maggiore. Fonte: Itinerari Romani – Comune di Roma –...

Leggi

Taste of Roma

Food experience: Taste of Roma  Roma, Auditorium Parco della Musica 18 – 21 Settembre 2014. Location e date da ricordare per Taste of Roma, una full immersion nel cibo, con piatti preparati dai migliori chef italiani del momento. 12 per l’esattezza, alla guida di alcuni dei ristoranti migliori della capitale: Giulio Terrinoni, Riccardo di giacinto, Danilo Ciavattini, Andrea Fusco, Cristina Bowerman, Angelo Troiani, Anthony Genovese, Daniele Usai, Francesco Apreda, Heinz Beck, Fabio Ciervo e Roy Caceres. Taste of Roma vi aspetta con degustazioni, laboratori, incontri con i migliori esponenti di enogastronomia, dimostrazioni dal vivo di selezionati chef italiani e la possibilità di partecipare a corsi di cucina. Electrolux, partner ufficiale dell’evento, propone l’ Electrolux Chefs’ Secrets, corsi interattivi che ti permetteranno di cucinare e raccogliere suggerimenti e tecniche da alcuni degli chef più importanti in Italia. Partecipando ai corsi Electrolux scoprirete anche i più recenti metodi di cottura, studiati e presentati attraverso gli innovativi elettrodomestici.Un altra esperienza da non perdere, se amate curiosare dietro le quinte, sono i laboratori di Coquis – Ateneo Italiano della Cucina. Curiosare dietro le quinte perché i workshop di Coquis evocano un pochino il retrobottega degli artigiani. Quindi, chiunque di voi voglia “sporcarsi le mani” può accedere all’evento prenotandosi direttamente in loco e possedendo uno dei biglietti di ingresso della manifestazione. Taste of Roma, non è solo gastronomia. Porte aperte per il Wine Caveu, con appuntamenti dedicati per preziosi vini introvabili sul mercato. I biglietti per l’ingrasso al Festival sono acquistabili direttamente sul sito  www.lisclick.com o presso i punti...

Leggi

Giovanni Paolo Pannini e Roma

Giovanni Paolo Pannini e Roma Giovanni Paolo Pannini [ detto anche Panini ] è nato a Piacenza nel 1691, arrivato a Roma a 20 anni, nel 1711, inizia gli studi di disegno presso Benedetto Luti, si crea una discreta fama come decoratore ma sono i suoi paesaggi che l’hanno consegnato alla storia, Roma rimarrà la sua città fino alla morte sopraggiunta nel 1765, sue opere più famose sono conservate al Metropolitan Museum of Art di New York. vista-di-roma-modernavista-di-roma-antica Giovanni Paolo Pannini non è romano ma è uno dei pittori che meglio a capito Roma, i suoi due capolavori : Galleria di Quadri con viste dell’Antica Roma e  Galleria di Quadri con viste della Roma Moderna continuano a raccontare una Roma che ancora esiste, anzi da allora non è poi cambiata molto, Roma è solo Impero o Barocco, sembra quasi che tra i due periodi non sia successo niente, tutto immobile sotto questo cielo insomma. Giovanni Paolo Pannini ed il futuro di Roma Personalmente ho sempre amato questi que dipinti del Pannini ma c’è un altra domanda che mi sono sempre fatto, quali sarebbero le viste della Roma contemporanea? Pannini cosa avrebbe scelto per simboleggiare la contemporaneità? Escluso il Palazzo della Civiltà e forse il Palaeur non mi viene in mente niente al di fuori dei centri commerciali, voi cosa ne pensate? Quali sono sono i simboli della Roma...

Leggi

EUR l’ultima ambizione di modernità

EUR l’ultima ambizione di modernità EUR [ Esposizione Universale Roma ] è probabilmente l’ultimo progetto architettonico davvero ambizioso che sia stato concepito a Roma negli ultimi 70 anni, progettato a scopi espositivi, col tempo è diventato una specie di down town romano [ a Roma niente è veramente quello che dovrebbe essere ]. Roma viene descritta nei luoghi comuni come la città utopica con tendenze monumentali, di certo è innegabile che i primi edifici, più che al razionalismo italiano, guardavano alla pittura metafisica, l’esempio lampante è il Palazzo della Civiltà o meglio noto come Colosseo Quadrato che sembra appena uscito da un quadro di De Chirico, basta osservarlo per 5 minuti per capire che il suo aspetto ha qualcosa che penetra la realtà. EUR alcuni paradassi del presente Palalottomatica [ ex Palaeur ] : Gioiello architettonico degli anni sessanta non ha più finalità solo sportive, anzi ormai non ci si gioca più a Basket e viene usato principalmente per i concerti ed i grandi eventi sportivi al coperto. L’Acquario : Uno dei progetti più interessanti è il Mediterraneum nuovo acquarium Romano che sta nascendo sotto il laghetto, uno dei luoghi più caratteristici del quartiere, certo era prevista l’apertura nel 2013, poi slittata al 2014 ma ancora non avvenuta. La Nuvola : Altro progetto molto interessante che non riesce ad essere concluso, dovrebbe diventare uno dei centri congressuali più importanti della città ma soprattutto abbagliare con le sue linee futuristiche. In conclusione l’EUR è un quartiere moderno che ospita molti gioielli architettonici, zone residenziali ed uffici, certo rimane quella sensazione d’incompiuto, nel senso che l’EUR potrebbe essere molto di più soprattutto per il business ma c’è qualcosa che in un certo senso ne blocca le potenzialità.  ...

Leggi

Internazionali d’Italia, la Roma che funziona

Internazionali d’Italia, la Roma che funziona Lo sport è un grande maestro di vita, si sa, in questo caso potrebbe essere un esempio concreto da seguire per la città, che ha bisogno di una scossa per svegliarsi dal torpore in cui è caduta negli ultimi 10 anni la capitale d’Italia ma quale evento è stato così virtuoso da poter essere imitato? Semplice gli Internazionali d’Italia. Internazionali d’Italia : un successo ? Fatturato totale : 23 milioni di € [ triplicato rispetto all’edizione 2012 ] Fatturato biglietti : 7,8 milioni di € Record di Presenze Giornaliero : 32026 spettatori I fatturati e le presenze del torneo sono impressionanti, ancora di più se si pensa che neanche 10 anni fa gli Internazionali erano sul punto di sparire, ma come è stato possibile ottenere risultati del genere? Sicuramente il primo passo è stato riuscire ad assicurarsi i tennisti migliori del circuito, quindi la qualità premia sempre, poi naturalmente l’unificazione della manifestazione maschile e quella femminile ha aumentato di molto l’appeal del torneo, completano il tutto i nuovi impianti ed il miglioramento dell’intrattenimento durante e dopo le gare e ultimo elemento ma non per questo meno importante il supporto del sistema tennis al torneo. Internazionali d’Italia : come applicare il successo alla città? La qualità premia sempre, questo è sicuramente il primo concetto che la città dovrebbe far suo, le eccellenze, il meglio attira sempre un tipo di pubblico con una disponibilità di redditto maggiore, miglioramento dei trasporti pubblici, qui il problema non è la linea C ma che ci vorrebbe anche una linea D, E, F, G ed una circolare, valorizzare la storia ma non guardare con snobbismo al pop. Internazionali d’Italia : PS E’ già possibile acquistare i biglietti per gli Internazionali BNL d’Italia 2015 : Acquista...

Leggi

Roma città universitaria

Roma città universitaria Roma è la città italiana con più studenti universitari, un esercito di quasi 200000 persone, di cui almeno 40000 fuori sede,la parte del leone la fa La Sapienza con più di 100000 iscritti che la rendono la più grande università italiana per numero di studenti, quindi è normale che Roma abbia una vita universitaria molto dinamica che influisce sulle dinamiche cittadine in modo molto marcato, basti pensare a San Lorenzo uno dei poli della vita notturna romana monopolizzato dagli studenti universitari. Roma città universitaria : quantità vs qualità Se il numero degli studenti è da primato lo stesso non si può dire della qualità dell’insegnamento, nessuna università romana è presente nelle migliori 100 nel mondo, a dire il vero nessuna università italiana è presente, La Sapienza è uscita nel 2006 da questa classifica e non vi è mai più rientrata, si sente il peso di una struttura organizzativa e didattica che non ha saputo adeguarsi alle evoluzioni del mercato e della società, inoltre è nota a tutti la polemica per l’influenza dei Baroni nei ruoli chiavi del mondo universitario. Roma città universitaria : gli affitti Gli studenti fuori sede ma anche gli stagisti, che sono stimati in 25000 persone, hanno influenzato i prezzi d’affitto degli immobili nelle zone limitrofe alle università, creando degli squilibri piuttosto accentuati, una singola a San Paolo [ terza università ] non si trova a meno di 500 € al mese, cifra enorme da sostenere per uno studente che non lavora, cosa che ha fatto la fortuna dei proprietari d’immobili ed espulso dalle zone universitarie le famiglie con reddito più basso. Roma città universitaria : auspici Il popolo universitario rappresenta un grande capitale umano per la capitale che dovrebbe agire per sfruttare al meglio queste potenzialità che invece continuano a rimanere latenti per moltissimi motivi che però non possono essere una giustificazione ma un punto di partenza per rendere Roma un centro di sapere internazionale in grado di influenzare i gusti del mondo come fanno oggi New York, Londra e...

Leggi

Gabriella Ferri cuore testaccino voce internazionale

Gabriella Ferri cuore testaccino voce internazionale Gabriella Ferri è stata una delle cantanti più eccentriche che Roma abbia conosciuto, amante del Folk e della canzone tradizionale romana grazie alla passione del padre per quest’ultima, non disdegnava interpretare anche la canzone popolare napoletana e siciliana ma non solo, i suoi brani, cantati in spagnolo, l’hanno resa una grande celebrità in tutto il Sud America, di certo il suo più grande merito è stata la capacità di far riscoprire canzoni ormai dimenticate e trasformarle, alle volte, in inni generazionali come per esempio La società dei magnaccioni , inno goliardico ancora molto conosciuto anche dai più giovani, un romano non è un vero romano se non ha cantato almeno una volta nella vita questa canzone o Dove sta Zazà, che ottenne così tanto successo da dar vita ad una trasmissione televisiva dal titolo omonimo condotto dalla stessa Ferri. Gabriella Ferri è cult Gabriella Ferri ha ottenuto molti successi commerciali nella sua vita artistica ma viene comunque percepita come una cantante di nicchia, una cantante cult, questo probabilmente per il suo modo di fare verace e ribelle, grazie ad una sensibilità molto marcata ha esaltato il sentimento popolare dei vecchi rioni romani prima e le borgate dopo, basti pensare che un suo pezzo, Sinnò me moro, è stata inserito nella colonna sonora del film Romanzo Criminale. Gabriella Ferri eredità Nel panorama musicale attuale non c’è nessuno/a che possa considerarsi l’erede di Gabriella, questo non vuol di certo dire che l’influenza della sua musica sia scemata anzi la musica folk e tradizionale di tutta la penisola ha imparato molte lezioni da lei, semplicemente non c’è attualmente in giro un/una cantante in grado di reggere il confronto, soprattutto a livello...

Leggi

Cinecittà world

Cinecittà world Sembra che Roma si sia votata al divertimento, dopo Magicland apre il secondo grande parco dei divertimenti della città : Cinecittà World, un nuovo sogno ispirato ai fasti del passato, quando a Cinecittà venivano creati i sogni ed i modelli che avrebbero influenzato più di una generazione di spettatori sia in Italia che nel Mondo, oggi i film non si producono più ma la magia del glorioso passato non vuole essere dimenticata e questo parco ne è la dimostrazione più evidente, personalmente penso che sia stata una grande idea e che possa diventare un punto fermo della Roma dei prossimi 20/30 anni se amplierà la sua offerta con qualità e costanza. Cinecittà World vs Magicland I due parchi hanno sicuramente una differenza di target evidente, Cinecittà World si rivolge agli adulti, Magicland alle famiglie, anche nel design questa differenza è evidente, personalmente penso che Magicland abbia puntato tutto sull’eterno bambino che c’è in noi, anche le ambientazioni sono chiaramente fiabesche, strizzando l’occhio ai cartoni animati mentre Cinecittà World è molto più glamour, più che sul sogno punta sul fascino ed il mistero delle ambientazioni, che naturalmente strizzano l’occhio alla macchina da presa, naturalmente non è che le famiglie sianio state dimenticate, anzi la maggior parte delle attrazioni sono per tutta la famiglia e la scelta ci sembra ovvia poiché l’80 % circa dei visitatori di parchi giochi è composto da famiglie. Cinecittà World le attrazioni Naturalmente essendo un parco appena nato non può contare su moltissime attrazioni, ma quelle che già presenti sono molto accattivanti, per gli amanti del brivido sicuramente Altair -roller coaster e Erawan – Drop Tower sono le scelte più indicate, io amo molto Erawan per l’elefante alla base della torre che trovo molto, molto glamour. Immancabile la visita a Ciak si gira, dove potrete gustarvi un bella mezzora di edutainment, cioè un misto tra intrattenimento e formazione, idea molto originale ed interessante. Naturalmente ci sono molte altre attrazioni da visitare ma non voglio fare troppo spoiler. Cinecittà World informazioni utili sito web : http://www.cinecittaworld.it/ per contatti...

Leggi

Bosco Parrasio

Bosco Parrasio Roma nasconde moltissimi luoghi magici, il Bosco Parrasio è uno di questi, nascosto tra il verde della collina del Gianicolo, l’accademia dell’arcadia di cui fa parte è stata fondata nel 1690 ma solo nel 1726 si trasferirà nella sede del gianicolo grazie agli aiuti ricevuti dal re del Portogallo, la Villa si sviluppa all’interno del complesso dell’Accademia dell’Arcadia che contiene anche un piccolo anfiteatro e la sua storia è un classico esempio della convivenza tra sacro e profano nella città santa, questo è il manifesto letterario dell’accademia : I fondatori, grandi uomini, della benemerita e celebre Accademia d’Arcadia ebbero per principal scopo nel prendere i nomi egli usi de’ greci pastori e persino il loro calendario, di romper guerra alle gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della pastorale alle pure e belle sue forme. Fingendosi pastori, immaginandosi di vivere nelle campagne, bandito ogni fasto, tolto fra loro ogni titolo di preminenza, studiando ne’ classici greci, latini, e italiani, vennero naturalmente da sé stesse a cadere quelle ampollose metafore, que’ stravolti concetti, e quello smodato lusso di erudizione, che formava la delizia non de’ poeti soltanto, ma eziandio de’ più applauditi oratori sagri, e su cui stoltamente si riponeva la sede del sublime e del bello.” Bosco Parrasio storia L’Arcadia aveva bisogno di una sede, l’accademia infatti aveva avuto solo delle sedi provvisorie,  34 anni dopo la fondazione, nel 1724 finalmente arrivò un’importante donazione dal Re del Portogallo Giovanni V, che permise la costruzione del Bosco Parrasio, l’obiettivo dell’Accademia era l’eliminazione della corruzione della poesia barocca attraverso il ritorno alla semplicità bucolica e pastorale. La struttura che oggi possiamo ammirare è frutto di un importante restauro del 1839 da parte dell’architetto Azzurri, ma lo splendore durò ben poco visto che il Gianicolo fu uno dei punti principale in cui infuriò la battaglia con i Francesi, il Bosco Parrasio divenne un campo di battaglia e fu abbandonato definitivamente nel 1891 per lo stato fatiscente degli edifici, dopo il restauro la villa è stata affittata a privati, tra cui spicca Susanna Agnelli, oggi la villa è della famiglia Carraro ed è visitabile su appuntamento. Per prenotare : Inviare una motivata richiesta al Custode generale dell’Arcadia, per il tramite della segreteria dell’istituzione (dott.ssa Giovanna Rak, info@accademiadellarcadia.it), è possibile ottenere l’autorizzazione per visitare singolarmente o in gruppo il Bosco...

Leggi

Tokidoki

Tokidoki Tokidoki è uno degli artisti contemporanei più famosi del mondo ma pochissime persone sanno che Simone Legno è romano, del resto la pop art in Italia non è presa molto seriamente, meno che mai a Roma, dove i critici sembrano odiare qualunque forma d’arte successiva al barocco, noi invece pensiamo che artisti come Tokidoki debbano essere un esempio per la città e crediamo che diffondere le loro storie possa essere un grimaldello per eliminare per sempre quella cappa di provincialismo che imprigiona Roma da decenni, se non secoli. Tokidoki : la storia La salita nell’olimpo dell’arte di Simone Legno è una specie di leggenda metropolitana moderna, tutto iniziò nel 2003 quando The Indipendent inserisce il suo sito tra i 10 migliori della settimana, grazie alla grande visibilità offerta da questa vetrina viene notato da  Hard Candy co-fondatrice di Pooneh Mohajer e suo marito Ivan Arnold, la coppia rimane così colpita dal suo stile che decide di inviargli un biglietto aereo per Los Angeles, Simone senza pensarci due volte si tuffa subito nella nuova avventura. Il suo arrivo a Los Angeles cambierà completamente la sua vita ma anche la sua notorietà, ben presto negli Stati Uniti e nel Pacifico la sua fama cresce a dismisura, in Indonesia per esempio diventa un vero e proprio idolo, la folla fa la fila per conoscerlo ed il successo commerciale non tarda ad arrivare, anche la critica inizia a conoscere ed apprezzare il lavoro di Tokidoki, le sue figure femminile sono il suo inconfondibile marchio di fabbrica. Tokidoki : Roma non ama i suoi figli? Riflettendo sulla storia di Simone Legno non possiamo fare a meno di sottolineare l’incapacità di Roma nel capire e premiare i suoi talenti, certo non è solo Roma che ha tradito Tokidoki ma tutta la sua patria, basti pensare che non c’è una pagina in italiano su Wikipedia che spieghi chi è e cosa fa Simone Legno,nella versione inglese invece gli viene riconosciuta la sua influenza su tutta la pop art contemporanea, certo lui non sembra provare rancore verso il suo paese infatti il suo sito ufficiale ha un’estensione .it, probabilmente in omaggio alle sue origini. Per saperne di più su Tokidoki visita il sito...

Leggi

Dorothy Circus Gallery

Dorothy Circus Gallery Roma è una città piena d’arte, questo è indubbio, però la città soffre di uno strano complesso narcisistico che non le permette di vedere il futuro, la città eterna è ancora troppo innamorata del suo glorioso passato e quindi tutto sembra essersi fermato al periodo barocco con qualche accenno Sabaudo e del ventennio ma niente di più, fortunatamente ci sono alcuni coraggiosi che vorrebbero trasformare Roma in senso POP per avvicinarla a città come Londra, New York, Parigi, Tokyo … Sicuramente questa strada è molto insidiosa ma del resto senza rischio non c’è possibilità di successo, Alexandra Mazzanti è una delle sognatrice che pensa che sia possibile fondere la bellezza del passato con il gusto contemporaneo, il suo capolavoro è Dorothy Circus Gallery, galleria d’arte contemporanea vicino Campo dei Fiori, che anno dopo anno è diventato un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti del Pop Surrealism. A giugno Alexandra ha rilasciato un’intervista molto interessante, ve ne proponiamo alcuni estratti : Quando hai aperto la galleria e in quel momento che stava succedendo nel mondo dell’arte a Roma? Ho aperto Dorothy Circus Gallery nel 2007, A quei tempi a Roma, ma anche in Italia, c’erano molte gallerie focalizzate sull’arte concettuale ed astratta e ogni esposizione era caratterizzata da un’atmosfera fredda ed impersonale. Secondo me le gallerie d’arte erano estranee alle rivoluzioni artiche e poetiche che stavano avvenendo nel nuovo millennio e molte di queste gallerie ignoravano la trasformazione dei gusti del pubblico a livello globale. I giovani artisti venivano semplicemente ignorati dalla cultura ufficiale mentre venivano favoriti artisti e movimenti esplosi ed accettati già da 20 o 30 anni, questi movimenti potevano quindi contare sul supporto dei soliti nomi noti della critica italiana. Collezionare arte era appannaggio solo di pochi richi e fortunati personaggi mentre nessuno pensava ai giovani collezionisti. Come si sono trasformati i tuoi gusti in fatto d’arte da quando hai aperto la galleria? I miei gusti sono solidi e stabili, ma sono comunque sempre alla ricerca di nuove proposte. Provo ad offrire al mio vasto pubblico esperienze artistiche nuove e mai viste prima, mi impegno molto ogni volta che devo scegliere un tema di ogni sigola esposizione. Amo esplorare le possibilità offerte dalla fusione tra pop art e problemi sociali, promuovere e stimolare la coscienza sociale attraverso la bellezza e la magia dei capolavori del Surrealismo Pop e della Street Art Per leggere la versione originale in inglese dell’intervista visita questa pagina Visita il sito ufficiale di Dorothy Circus...

Leggi

Le domus romane di Palazzo Valentini

Le Domus Romane di Palazzo Valentini o Palazzo Imperiali Uno dei paradossi romani più incredibili è l’eccesso d’arte e storia, a Roma: ce n’è talmente tanta che alle volte dei capolavori assoluti vengono assolutamente dimenticati. Uno degli esempi più eclatanti è Palazzo Valentini, sede della provincia di Roma, che nasconde al suo interno un vero e proprio tesoro d’epoca romana, frequentato però per lo più da stranieri, se provate a chiedere ai romani informazioni su Palazzo Valentini pochissimi vi sapranno rispondere, ma qual’è il tesoro che nasconde la sede della provincia? Le domus romane di Palazzo Valentini : il tesoro Nel sottosuolo di questo palazzo del XVI secolo si nascondono delle Domus Romane conservate benissimo che comprendono al loro interno anche un impianto termale, per poter visitare le domus è necessario prenotare con largo anticipo, non tanto per la sua fama ma per l’esiguo numero di visitatori che possono accedere giornalmente alla struttura, e vi assicuriamo che sarà un’esperienza indimenticabile, appena scese le scale che portano al livello degli scavi inizierete a percepire il fascino del luogo, mano a mano che si avanza nel percorso scoprirete che il vostro Virgilio è niente di meno che Piero Angela che vi accompagnerà con il supporto di ricostruzioni al laser attraverso il percorso monumentale. Le domus romane di Palazzo Valentini : Sorprese Durante il percorso non mancheranno piccole curiosità legate anche al Palazzo stesso, una delle cose più interessanti sono sicuramente le fosse usate per smaltire i rifiuti prodotti all’interno del complesso ed infine assisterete ad un documentario che racconta la conquista della Tracia da parte di Traiano attraverso i bassorilievi della colonna Traiana che potrete osservare da un’angolazione molto speciale, infatti c’è una grata all’altezza degli scavi che permette di osservare il monumento da un’angolazione piuttosto insolita. Per maggiori informazioni o per prenotare una visita vai al sito ufficiale...

Leggi

Destination Restaurant : Rubagalline

Dove : Via della Muratella, 535 | Localita’ Maccarese, 00148 Fiumicino, Italia Contatto : +39 06 65000137 Destination Restaurant : Rubagalline Ci sono ristoranti che da soli riescono a spingere le persone ad andare in un luogo fuori dal centro abitato solo per poter provare un’esperienza culinaria speciale promessa da questo tipo di strutture, quando succede questo ci troviamo di fronte ad un Destination Restaurant, uno dei primi ristoranti Romani a guadagnarsi questo titolo è stato sicuramente Rubagalline, che si trova a Maccarese, che è stato il primo ristorante a Roma ad offrire la possibilità di scegliere la carne al banco, oggi anche alcune catene di ristoranti come Bovas danno questa possibilità ma all’epoca era un vero must. Rubagalline : I giudizi Le recensioni del ristorante sono piuttosto contrastanti, ci sono gli amatori che difendono il posto a spada tratta e poi ci sono i delusi, la maggior parte dei quali più che dalla qualità del cibo dalla qualità del servizio, che effettivamente è la pecca principale del ristorante, di solito se non si conosce il proprietario o i personaggi storici ci troveremo di fronte un servizio non proprio impeccabile, anzi alle volte si cade persino nel menefreghismo. Il mio giudizio personale naturalmente è legato molto ai ricordi, quando penso a Rubagalline mi viene in mente quella che a Roma sud viene chiamata la fettuccia , cioè Via Portuense nel tratto extraurbano, con il verde che sembra ingoiare la strada per poi trasformarsi in una strada piena di cave e smorzi fino all’arrivo a Ponte Galeria. Segnalaci i tuoi destination restaurant preferiti Una persona da sola non potrà mai conoscere tutti i segreti di una città, soprattutto se quella città è Roma, per questo vi invitiamo a segnalarci i ristoranti per i quali siete disposti a percorre anche 25 km per poter assaporare le loro delizie, per farlo commenta questo...

Leggi

Le Torri Romane

Le Torri Romane Da qualche anno a Roma si sente il bisogno di costruire delle torri, dei grattacieli, le polemiche sull’argomento sono sempre piuttosto accese come nel caso del nuovo grattacielo della Provincia ed in parte anche per la sua “gemella” Eurosky, ma già nel medioevo la città eterna aveva sentito il bisogno di costruire le sue torri, molte sono scomparse ma dopo tanti secoli ne rimangono ancora una cinquantina a testimonianza di un’antica corsa verso il cielo che aveva coinvolto anche l’Urbe, la zona di Roma con più torri è sicuramente Ponte Garibaldi che in un raggio di 150 m comprende 3 delle torri più famose della città. Le Torri Romane : Torre degli Anguillara La maggior parte delle torri medievali sopravvissute non si trovano nella parte centrale di Roma però nel centro della città, in un’area relativamente piccola, ci sono le più famose tra cui appunto la Torre degli Anguillara che si trova su viale Trastevere di fronte a ponte Garibaldi, è conosciuta soprattutto come “La casa di Dante“, la torre è l’unica ancora in piedi nel rione di Trastevere ed è uno dei pochi edifici rimasti in piedi del complesso della fortezza degli Anguillara originaria abbattuta alla fine dell’800 nel quadro di riqualificazione urbana della città. Le Torri Romane : Torre dei Caetani o Torre della Punzella L’Isola Tiberina, nel XI e XII secolo era una piazzaforte importantissima a Roma, la roccaforte è stata costruita dalla famiglia dei Pieleoni, la Torre ancora ben conservata, testimonia il passato militare di questa minuscola isola circondata dal Tevere, almeno due Papi trovarono rifugio nella fortezza : Vittore III nel 1078 e Urbano II nel 1088, la Torre è attualmente gestita dall’Università Israelitica e viene anche chiama Torre della Punzella per via di un basso rilievo che rappresenta il volto di una giovane donna. Le Torri Romane : Torre Argentina o Torre del Papito all’Argentina La torre fù costruita nel XV secolo per volere di Johannes Burckardt, alto prelato originario di Strasburgo che in latino era chiamata Argentoratum per questo Johannes amava firmarsi Argentinus di qui il nome della struttura che si trova in Largo di Torre Argentina, zona centralissima della città famosa per i gatti che vivono all’interno dei resti archeologici visibili nel centro della...

Leggi
Leggi

Immagine Acheropita del Redentore a San Giovanni in Laterano

Immagine Acheropita del Redentore a San Giovanni in Laterano Roma è una città con una storia a dir poco straordinaria e piena di sovrapposizioni, questo mix di eventi ha creato talmente tanta arte e curiosità che è umanamente impossibile conoscerle tutte, uno degli scopi della Pro Loco di Roma è proprio quello di proteggere, conservare la storia della città, per esempio quanti di voi conoscono la storia della reliquia dell’Immagine Acheropita del Redentore che si può ammirare nel Sancta Sanctorum del santuario della Scala Santa? Acheropita? Già il nome tradisce il fascino ed il mistero di questa reliquia, la parola deriva dal greco, anche se le fonti sono contrastanti e significa letteralmente non fatto da mano umana, la storia/leggenda ci racconta che Maria e i discepoli chiesero a Luca un ritratto di Cristo, il loro maestro, naturalmente Luca era molto lusingato dalla richiesta e non vedeva l’ora di iniziare il suo lavoro, visto anche l’affetto sincero che provava per il suo maestro ma la storia continua raccontandoci che il futuro santo non fece in tempo ad iniziare il dipinto poiché lo trovò già finito per mano degli angeli. Questi elementi sarebbero già sufficienti per far nascere una leggenda ma la storia non finisce qui, infatti anche l’arrivo a Roma della reliquia è prodigioso secondo la tradizione, infatti l’Immagine Acheropita del Redentore era conservata a Gerusalemme almeno fino al 700, poi con l’inizio della persecuzione degli Iconoclasti costringe il patriarca della città Germano a fuggire con l’icona ma i persecutori non mollano ed inseguono senza sosta Germano e l’icona, il patriarca sentendosi ormai perso decide che è meglio gettare in mare il dipinto piuttosto che farlo cadere nelle mani dei suoi inseguitori ma una volta in acqua il quadro invece di farsi trasportare dalle correnti marine si dirige verso Roma, riuscendo persino a risalire il Tevere per poter letteralmente volare nelle mani di S. Gregorio II che aveva fatto un sogno premonitore sull’arrivo della reliquia a Roma nel 726 ca. Nei secoli l’icona è stata usata dai pontefici come strumento di persuasione facendo credere ai fedeli che il suo potere poteva essere usato per prevenire o far finire catastrofi e carestie, questo potere poteva essere sprigionato attraverso una processione solenne, oggi invece l’icona viene ammirata “solo” per il suo valore storico/artistico da migliaia di turisti ogni anno. La reliquia può essere ammirata nei sotterranei di San Giovanni in Laterano, l’aspetto attuale dell’icona è la conseguenza di un restauro del XII secolo , la versione originale invece viene datata V-VI secolo dopo Cristo, tra l’altro data non compatibile con la prima parte della...

Leggi

Villa Adriana

Villa Adriana L’Impero è al suo apice, Traiano è il nuovo Alessandro, anche i Parti sono caduti sotto i suoi colpi, in precedenza la Germania, la Tracia ed altre nazioni avevano conosciuto la sua spada, chi sarà il successore di questo grande condottiero? Con un po di sorpresa si scoprirà che il suo successore è Adriano, iberico come lui ma molto diverso nei modi e nelle ambizioni, non alzerà mai la spada contro il nemico ma guiderà l’Impero attraverso una rivoluzione economico/culturale che cambierà Roma per sempre, la sua visione del mondo è ancora visibile è si chiama : Villa Adriana. Villa Adriana come sintesi Villa Adriana nelle intenzioni del suo ideatore doveva essere la sintesi di tutto ciò che di più bello vi era nell’impero, questo lo deduciamo da Historia Augusta, Vita Hadriani, XXVI, 5 : « Fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli ove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più celebri delle province dell’impero, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli inferi. » La struttura venne costruita vicino Roma, a Tibur [l’attuale Tivoli] ed aveva un’estensione di 120 ettari [ altre fonti dicono 300 ettari ] che la rendono una delle ville più grandi dell’epoca, la difficoltà della progettazione/realizzazione è dovuta all’aspetto polivalente della villa che svolgeva compiti residenziali, di rappresentanza, di servizio ed al suolo piuttosto irregolare dell’area, di seguito una ricostruzione della Villa in tutto il suo splendore. Villa Adriana gli scavi Gli scavi nella zona sono iniziati nel 1450 ad opera di Flavio Biondo , di li a poco l’interesse per la Villa si trasformò da storico in predatorio, infatti la struttura fu soggetta a razzie, soprattutto da parte dei Papi, o nel migliore dei casi usata come cava a cielo aperto, solo nel 1870 lo stato acquistò la maggior parte dei terreni, c’è da dire che comunque una parte di Villa Adriana rimane nelle mani dei privati, e inizio i lavori di scavo sistematici per riportare alla luce i segreti di questo enorme complesso che tuttavia non sono affatto conclusi. Villa Adriana oggi Oggi visitando Villa Adriana in primo luogo si viene colpiti dall’uso dell’acqua, come negli edifici del Cànopo e del Teatro Marittimo, del resto l’acqua corrente era uno dei simboli del potere di Roma e della sua evoluzione rispetto ai barbari che circondavano l’Impero di Adriano, naturalmente anche le statue, su tutte quella di Marte, ricordano al visitatore lo splendore passato, comunque tra gli edifici che compongono il complesso non vanno dimenticati il Complesso di Pecile, la Piazza d’Oro e la sala dei Filosofi. Villa...

Leggi

Tram : L’8

L’8 La mobilità ed i servizi pubblici possono cambiare completamente le abitudini di un quartiere, anche se molto antico. C’è un tram che attraversa Trastevere; il suo nome è 8 e ha cambiato per sempre la mobilità locale, soprattutto quella verso Circonvallazione Gianicolense, Monteverde e Casaletto. Proprio in quest’ultimo quartiere si trova uno dei suoi capolinea, l’altro prima stava a Largo di Torre Argentina ora si trova praticamente a Piazza Venezia. Il suo tragitto quindi attraversa tutta la circonvallazione Gianicolense e Viale Trastevere rendendoli un continuum, quasi un quartiere unico. Naturalmente il suo effetto è stato anche economico; per esempio gli alberghi di Monteverde e dintorni sono diventati molto più appetibili per i turisti dal punto di vista logistico visto che con il tram in 15 minuti possono arrivare in pieno centro città. L’8 : sono i tram la soluzione ai problemi del trasporto pubblico romano? L’8 è l’ultima linea tramviaria inaugurata a Roma nel lontano 1998, ma a ben vedere Roma non è di certo la città dei tram; basti pensare che ci sono solo 6 linee attive. Tuttavia è innegabile che le rotaie su strada hanno un costo di realizzazione molto inferiore alle metropolitane, ma soprattutto dei tempi di realizzazione molto inferiori. Questa loro caratteristica potrebbe essere la soluzione per migliorare velocemente il trasporto pubblico romano e renderlo più “umano”, anche se di certo non la soluzione definitiva. Una capitale come Roma, con dimensioni da vera metropoli ha disperatamente bisogno di una rete di metropolitane molto più estesa che possa sostenere in modo efficace trasporto locale e trasporto turistico. Linee dei tram a...

Leggi

Citazioni su Roma

Citazioni su Roma Di Roma se ne dicono tante, ma ci sono alcune descrizioni che hanno lasciato il segno più di altre, eccone alcune : Possis nihil Urbe Roma visere maius | Che tu possa vedere nulla di più grande della città di Roma Quinto Orazio Flacco «Sì, sono arrivato finalmente in questa capitale del mondo!… Attraverso le Alpi tirolesi son passato quasi di volo… L’ansia di arrivare a Roma era così grande ed aumentava talmente ad ogni istante, che non potevo più star fermo, e a Firenze non mi son trattenuto che tre ore. Eccomi ora a Roma, tranquillo, e, a quanto sembra, acquietato per tutta la vita… Tutti i sogni della mia giovinezza ora li vedo vivi; le prime incisioni di cui mi ricordo (mio padre aveva collocato in un’anticamera le vedute di Roma), ora le vedo nella realtà e tutto ciò che da tempo conoscevo, di quadri e disegni, di rami o di incisioni in legno, di gessi o di sugheri, tutto ora mi sta raccolto innanzi agli occhi, e dovunque io vada, trovo un’antica conoscenza in un mondo forestiero. Tutto è come lo immaginavo e tutto è nuovo. Non c’è che una Roma al mondo ed io mi trovo qui come un pesce nell’acqua e vi nuoto e galleggio come la bollicina galleggia sopra il mercurio, mentre affonderebbe in qualsiasi altro fluido. Non ci deve abbattere il pensiero che la grandezza è passeggera; ma piuttosto, riflettendo che il passato è stato grande, dobbiamo acquistar coraggio per produrre anche noi qualcosa di notevole, che a sua volta, anche quando sarà caduto in rovina, ecciti i posteri a una nobile attività, come non hanno mai mancato di fare i nostri predecessori» Goethe I pedanti, che trovavano nella Roma moderna l’occasione di sfoggiare il loro latino, ci hanno persuaso che essa è bella: ecco il segreto della reputazione della Città Eterna… Regna per le strade di Roma un tanfo di cavoli marci. Attraverso le belle finestre dei palazzi del Corso si scorge la povertà degli interni. Roma in realtà è un agglomerato di sublimi rovine e di brutte chiese e case moderne; sarebbe stato meglio se non fosse sopravvissuta alla fine dell’età antica, se si fosse trasformata in un deserto popolato solo dai resti dei suoi monumenti, come avvenne ad altre grandi capitali; la conversione al cristianesimo ha segnato l’inizio della sua decadenza. Della patria di Cicerone, Cesare e Virgilio rimangono solo le spoglie esteriori; il suo spirito è morto per sempre e sono i preti e le superstizioni cristiane che l’hanno ucciso… Stendhal Ci si annoia talvolta a Roma il secondo mese di soggiorno, ma giammai il sesto,...

Leggi

Infiorata IV Edizione

Per vedere tutti i Bozzetti preparatori: Bozzetti Infiorata 2014 Per vedere tutti i Tappeti Realizzati: Tappeti Infiorata 2014 L’Infiorata storica di Roma rinata grazie al grande lavoro della Pro Loco di Roma, è arrivata alla sua IV edizione, quest’anno ospiterà anche il V Congresso Internazionale delle Arti Effimera che trasformerà Via della Conciliazione in una grande tela pronta ad emozionare i Romani ed i Turisti. L’Infiorata si svolgerà il 28 e 29 giugno in Via della Conciliazione,oltre alle delegazioni italiane sono attesi contributi dal Giappone, dall’Argentina, dalla Spagna solo per citare alcune delle oltre 50 delegazioni che parteciperanno all’appuntamento più importante dell’anno per i migliori maestri Infioratori del mondo. Comunicato stampa ufficiale IV Edizione dell’Infiorata storica di Roma e V Congresso Internazionale delle arti effimere IV Edizione dell’Infiorata storica di Roma e V Congresso Internazionale delle arti effimere Infiorata: Via della Conciliazione e Piazza pio XII (28 giugno –  29 giugno) Congresso:  Pontificia Università Urbanina (26 giugno –  29 giugno)  In occasione della Festa dei SS. Pietro e Paolo, patroni di Roma,  la Pro Loco di Roma organizza la IV Edizione dell’Infiorata storica di Roma ed  in collaborazione con l’Associazione Nazionale Infiorate Artistiche “Infioritalia” e l’Associazione Nazionale “Città dell’Infiorata” il  V Congresso Internazionale delle arti effimere. “Dopo 400 anni dall’ultima infiorata – ricorda il Presidente della Pro Loco di Roma, Lucia Rosi –  nel 2011, abbiamo riportato nella capitale,  più precisamente proprio di fronte alla Basilica di San Pietro, una delle più antiche forme di celebrazione dei santi della cristianità. Infatti l’obiettivo della manifestazione è quello di restituire a Roma l’antica tradizione delle decorazioni floreali ove è nata nel  1625, reiterata sino alla fine del XVII secolo”. La Pro Loco organizza, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Infiorate Artistiche “Infioritalia” e l’Associazione Nazionale “Città dell’Infiorata” , presso la Pontificia Università Urbaniana, dal 26 al 29 giugno, il V Congresso Internazionale delle arti effimere. La manifestazione sarà di portata internazionale con  50 delegazioni attese, 500 delegati al congresso e 1.500 maestri infioratori provenienti da tutto il mondo come Argentina, Messico, Giappone e Tibet. L’obiettivo del Congresso è quello di illustrare le diverse esperienze artistiche di tappeti di Arte Effimera, di difenderne la secolare tradizione e promuoverne peculiarità nel mondo. I Maestri Infioratori daranno il via ai lavori il 28 giugno, operando durante tutta la notte, per permettere alle figure di prendere forma completa al sorgere del sole ed offrire così ai fedeli ed ai turisti un ricordo indelebile e irripetibile di Roma e della sua fede. Saranno utilizzati circa 500mila fiori,  2 tonnellate di sale e 100 sacchi di trucioli di segatura per disegnare 50 quadri. All’alba del 29 giugno, lungo Via della Conciliazione ed in Piazza Pio...

Leggi

Rock In Roma

Rock In Roma Ne ha fatta di strada il festival Rock in Roma, arrivato ormai alla sua 6 edizione, è probabilmente l’appuntamento più importante dell’estate romana ma anche uno dei festival rock più importanti d’Europa con più di 200000 spettatori paganti ad edizione ed in crescita costante ogni anno e si tiene all’ippodromo delle Capannelle, che pur non essendo collegata con il centro è facilmente raggiungibile grazie ad un servizio navetta gestito dagli organizzatori. Com’è nato il Rock in Roma? Dalla passione di due privati, Sergio Giuliani e Maxmiliano Bucci, che per inseguire un sogno sono riusciti a creare un evento che sicuramente a cambiato gli equilibri nella distribuzione dei concerti in Italia, Milano che prima era regina ora ci invidia la capacità di attirare i grandi artisti internazionali, il successo del festival è così grande che preoccupa i suoi concorrenti anche nel nord Europa che continuano a perdere spettatori paganti al contrario del Rock in Roma, che può contare su una città come Roma come sfondo che fa da volano, ok la buona musica ma se prima e dopo il concerto posso visitare la città eterna di certo attrarrò un pubblico più vasto che potrà approfittare di questo strano connubio tra arte e musica. Il Rock in Roma a nostro avviso è uno degli esempi migliori in cui i privati creano un business che porta benefici a tutta la città e non solo alle loro finanze. Rock In Roma prossimi eventi 16 Luglio : The Lumineers + Passeger 19 Luglio : Paolo Nutini + The Rain Band 21 Luglio : Editors 22 Luglio : Caparezza 26 Luglio : Bastille + George Ezra 28 Luglio : Afterhours 2 Agosto : Franz Ferdinand + The Crids Per maggiori informazioni sul Rock in Roma e/o per prenotazioni biglietti visita il sito...

Leggi

Er Più e la Roma postunitaria

Er Più e la Roma postunitaria C’era una volta la Roma Papalina che aveva resistito per secoli alle grandi trasformazioni europee, una Roma che era ancora caratterizzata dal suo popolo e da i suoi Rioni, proprio i Rioni erano il teatro per dei personaggi che oggi verrebbero definiti dei delinquenti : I Più, questi personaggi sarebbe scomparsi con l’arrivo dei Savoia, naturalmente le cose non cambiarono dalla sera alla mattina ma già negli anni 20 del XX secolo queste figure erano quasi del tutto sparite, sicuramente il ritratto più famoso di questi personaggi la possiamo trovare nel film: Er più – Storia d’amore e di coltello, di Sergio Corbucci con Adriano Celentano e Claudia Mori, che racconta la storia di Nino Patroni Er Più di Borgo, il rione che prima sorgeva intorno a San Pietro e demolito durante il ventennio. Er Più e la Roma postunitaria : realtà o invenzione? Sicuramente i Più esistevano ed erano un punto di riferimento nei rioni romani, il loro ruolo era quello di migliorare e regolare la vita di quartiere, alle volte ricorrendo anche alla violenza, sappiamo per esempio che il Nino Patroni interpretato da Adriano Celentano è ispirato ad un Più realmente esistito : Romeo Ottaviani, Più di Trastevere sul finire del 1800, ci viene raccontato da diverse fonti storiche che ci dicono che la vita di questo bullo deve la sua fama per un litigio con un importante malvivente dell’epoca raggiunse una fama tale da farlo diventare il punto di riferimento dei Più di tutta la città ma non solo ricevette anche attestati di stima dalle autorità locali tra cui sicuramente il delegato di Trastevere dell’epoca : Francesco Ripandelli. I Più comunque non erano dei semplici criminali, Ottaviani detto er Tinea, era un noto buttafuori ed era molto stimato anche dalle autorità locali per la sua capacità di far mantenere l’ordine anche nelle zone più calde della...

Leggi

Ciajkovskij all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Ciajkovskij all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia  “Suite Ciajkovskij. il favoloso mondo di Pëtr Il’ič tra fiabe e concerti”. In concerto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Auditorium Parco della Musica con tre capolavori del balletto classico “Lo Sciaccianoci”, “La Bella Addormentata” e “Il Lago dei Cigni” rispettivamente il 3 luglio, il 10 luglio e il 17 luglio il favoloso mondo di Pëtr Il’ič tra fiabe e concerti. Sotto le stelle e cullati dalla musica di uno dei più grandi compositori tardo romantici questo festival d’estate vi porterà lontano dal vostra caotica e stressante vita quotidiana regalando ad adulti e bambini uno spettacolo da sogno. Ciajkovskj che incosapevolmente rivoluzionò un genere con la sua portata immaginaria del mondo fiabesco in cui si può fare tutto cio che vogliamo in contrapposizione alla vita emotivamente complicata e ardua dell’autore, in cui la vita reale è meno piacevole rispetto ai ricordi infantili. Nei suoi balletti la musica non è solo di sfondo alle coreografie dei ballerini ma una valenza drammatica che rappresenta tutta la storia e che irrompe nelle abitudini della danza fin dell’epoca romantica. A Completare il programma ci sono due composizioni essenzialmente suscitate: Il “Primo Concerto per pianoforte” accattivante e ricco di melodie tratte dalla tradizione ucraina e Il “Concerto per violino”, un caposaldo del repertorio, che è stato composto durante un viaggio all’estero nel 1878 e dedicato al giovane violinista Josef Kotek. Giovedi 3 Luglio 2014 Sala Santa Cecilia ore 21 Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Alexander Sladkovsky direttore Edoardo Zosi violino Ciajkovskij Marcia Slava Concerto per violino Lo Schiaccianoci: atto II Giovedi 10 Luglio 2014 Sala Santa Cecilia ore 21 Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Alexander Sladkovsky direttore Giuseppe Andaloro pianoforte Ciajkovskij Capriccio italiano Concerto per pianoforte n. 1 La Bella Addormentata: suite dal balletto Giovedi 17 Luglio 2014 Sala Santa Cecilia ore 21 Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Gaetano D’Espinosa direttore Ciajkovskij Il Lago dei Cigni: suite dal balletto Eugen Onegin: Polacca e Valzer Ouverture 1812 Biglietti: Carnet 3 concerti: da 36 a 84 Euro Platea: € 35 Galleria 1-4-5-7: €25 Galleria 2-3-6:  € 15 Galleria 8:  € 30 I biglietti possono essere acquistati anche presso: Botteghino Auditorium Parco della Musica Viale Pietro De Coubertin Infoline: tel. 068082058 Prevendita telefonica con carta di credito: dall’Italia tel. 892982, dall’estero +39 02 600 60 900 Call Center Zètema tel. 06.06.08...

Leggi

Anfiteatro Castrense, secondo anfiteatro di Roma

Anfiteatro Castrense, secondo anfiteatro di Roma La parola Anfiteatro Castrense deriva dal latino amphitheatrum castrense, dove con “castrum” ci si riferiva, molto probabilmente, alle residenze imperiali, come citato nei cataloghi regionari del V Regio. L’Anfiteatro che si trova tra la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e le Mura Aureliane, faceva parte del Palazzo Sessoriano, antica villa imperiale di età severiana, che include la Basilica, l’Anfiteatro, le Terme Eleniane e il Circo Variano. L’Anfiteatro Castrense è il secondo anfiteatro romano; appartenente agli inizi del III secolo d.c. fu costruito, insieme al resto del complesso residenziale imperiale, dall’imperatore Eliogabalo. Venne utilizzato per spettacoli e manovre militari in onore della corte imperiale e rimase in uso fino alla costruzione delle Mura Aureliane. L’ Anfiteatro Castrense aveva una forma ellittica (metri 88 x 75,80), costruito in opera laterizia con pochi elementi in travertino, fu composto in origine da due ordini di arcate con pilastri e un terzo in muro pieno. Il primo ordine è costituito da arcate con semi-colonne corinzie con il capitello in mattoni, il secondo, invece, aveva accanto le arcate delle paraste e in fine nel terzo ordine, di cui si hanno solo dei disegni rinascimentali, vi erano delle finestre e delle mensole in cui venivano appoggiate le travi a sostegno del velario. Dall’Anfiteatro partiva un corridoio coperto che rasentava la grande sala, quella che oggi è la Chiesa di Santa Croce, e arrivava fino al Circo Variano. Del corridoio, che era più lungo di 300 metri e largo 14,50, se ne vedono i resti, insieme a quelli del circo, nel retro della chiesa visibili in vari punti. All’interno, ora occupati dagli orti del convento di Santa Croce, vi erano i gradini della cavea, sorretti da ambulacri con volte a botte e sovrapposti come i piani esterni. Ambienti sotterranei erano presenti sotto l’arena, rivelati da scavi in epoche passate. Nel costruire le Mura Aureliane, l’Anfiteatro, fu incluso nel percorso della cinta muraria per favorirne la rapida costruzione. Mentre la parte interna venne inclusa nelle mura, in quella esterna furono murate le arcate inferiori. Venne fortificato il piano superiore con delle merlature e per far si che la struttura diventasse più alta, furono scoperte parte delle fondamenta, realizzate in cementizio con cementa in selce. Rimase ben conservato con i tre piani fino alla metà del XVI secolo, in cui per esigenze difensive si dovette mantenere solo il primo piano e una sola arcata del secondo piano, visibile in via Nola.  Della cavea non è rimasto quasi niente. Nel Settecento i suoi resti furono usati per costruire nuove strutture. Su viale Castrense si possono vedere tre quarti dei resti del muro...

Leggi

Estate romana: ritorna il Lungo il Tevere…Roma!

Estate romana: ritorna il Lungo il Tevere…Roma! L’ Estate romana si riempie di colori e di profumi tutti nuovi, all’insegna del divertimento, della cultura, della musica e della letteratura. Visto il grande successo ottenuto nelle edizioni precedenti, l’ Estate romana ripropone ancora una volta la manifestazione Lungo il Tevere… Roma che si terrà dal 12 Giugno al 31 Agosto. L’Evento coinvolge non solo il popolo romano, ma anche i milioni di turisti che ogni anno si spingono fino a Roma, attirati dalle bellezze della città capitolina. Da Ponte Sublicio a Ponte Sisto, uno sfavillare di bancarelle con in mostra pezzi di artigianato italiano, abbigliamento made in Italy o tavolini dove sedersi per degustare l’enogastronomia tipica romana, vi attireranno sulle banchine del Tevere. Il tutto farà da sfondo a iniziative importanti come il Cantagiro, esibizioni di musica Pop e Jazz ed esibizioni organizzate dalle Scuole di Musica romane ogni domenica. Rimanendo in ambito culturale, anche quest’anno l’ Estate romana ripropone il concorso letterario “Poeta Saltimbanco” che si terrà per la seconda edizione in onore di Franco Califano. Possono partecipare al concorso gli autori di monologhi e poesie in romano che si ispirano al cantautore. Un altra proposta è il “Tevere Teatro Festival” con spettacoli organizzati da giovani esordienti che trovano una maggiore visibilità durante questa rassegna. Elenchiamo ancora , “Maniphesta RomaBruciAncora”, una mostra per ricordare l’incendio provocato da Nerone nel 64 d.C. e “Cinebox”, una serie di filmati che narrano la storia della canzone italiana risalente agli anni ’60. L’Estate romana offre anche molti laboratori organizzati da Officina d’Arte, un’associazione culturale che cerca di sviluppare le attività creative e artistica sia di adulti che dei bambini. Lungo il Tevere… Roma colorerà le vostre giornate tutte le sere dalle ore 19.00 con ingresso gratuito....

Leggi

La Notte della Taranta

“La Notte della Taranta”. Un evento di Luglio Suona Bene 2014 “La Notte della Taranta”. Evento che il 27 Giugno aprirà la grande stagione di concerti all’aperto di “Luglio suona bene” all’Auditorium Parco della Musica, in cui verranno riproposti i frangenti più importanti dell’edizione 2013 del grande concerto del festival omonimo. Sarà Giovanni Sollima il maestro concertatore che è stato chiamato a effettuare una rilettura dei brani della tradizione salentina, musicista con formazione classica e studioso dei madrigali di Gesualdo da Venosa e il repertorio barocco, è autore e interperete di molta musica moderna, appassionato di Philip Glass e Steve Reich, collaboratore di Bob Wilson, Peter Greenaway, Carolyn Carlson e ha fondato l’orchestra dei cento violoncelli che nel recente Primo Maggio si è esibita in concerto. Con lui ci saranno molti artisti ospiti che si confronteranno con la tradizione salentina attraverso la loro musica e la loro danza. Ma ci saranno altresì alcune intrepretazioni soliste di diversi artisti salentini di vecchia data dell’Orchesta Popolare “La Notte della Taranta” che hanno ottenuto un dimensione artistica elevata e inpendente. Nel Grande concerto conclusivo del Festival vengono rivisitati, insieme al nuovo maestro concertatore, tutti i brani tradizionali con la collaborazione di artisti nazionali e internazionali conosciuti. L’Orchestra Popolare “La Notte della Taranta” ad oggi composta da 30 artisti di pizzica e musica popolare provenienti dal salento. Nata nel 2004 su un nucleo di artisti dei precedenti festival dal 1998 che era “L’Ensemble La Notte della Taranta” e dalle audizioni effettuate dai maestri durante gli anni è rinata quella attaulamente viene chiamata l’Orchestra “La Notte della Taranta”. Rappresenta al giorno d’oggi la memoria “sonora” e l’eblema più importante di un avvenimento tradizionale della pizzica renaissance e un modo per promuovere la tradizione culturale con l’intento di farle varcare i confini locali, portando musica, suoni e voci salentine in ambienti dove ancora non sono conusciuti. Info & Ticket: Auditorium Parco della Musica Venerdi 27 Giugno 2014 Cavea ore 21.00 Orchestra Popolare “La Notte della Taranta” diretta da Giovanni Sollima Biglietti: Parterre/Tribuna Centrale: € 30 Parterre Laterale/Tribuna Mediana: €25 Tribuna Laterale: € 15 Per prenotazioni: Cooperativa Sociale IL SOGNO a.r.l. Viale Regina Margherita, 192 Tel....

Leggi

Metaformismo al Chiostro del Bramante

Metaformismo. L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore In mostra nei rinomati spazi espositivi del Chiostro del Bramante dal 20 Giugno del 2014 al 20 Luglio 2014. Prodotta da DART Chiostro del Bramante, è curata e ideata da Giulia Sillato, storico dell’arte di scuola longhiana. La Rassegna conta 60 opere d’arte pittori ca e plastica, con un catalogo edito dall’Editoriale Giorgio Mondadori. Il Metaformismo è un principio linguistico unitario, che è presente in tutte le espressioni artistiche del Novecento, e si basa su un sistema di analisi dell’arte contemporanea e sullo studio di numerose rassegne, ideate e curate da parte di Giulia Sillato in siti museali di prestigio culturale a partire dal 1994 ad oggi chiamato Metaforma. Sottointesa dell’arte antica, dal cui ambito viene anche l’autore, da cui hanno origine fenomeni artistici indicati con le parole astratto, minimale, informale, espressionista e tanti altri. Entrano quindi a far parte del Metaformismo tutte quelle forme di arte che si integrano e che affinano la comunicazione con le Avanguardie del Novecento adattandolo ai livelli concettuali e tecniche della nostra contemporaneità. L’intento è quello di presentare un nuovo orientamento critico per esprimere un miglior qualifica alla poliformia delle arte espressive odierne. L’antico e il moderno che sono insite  dell’uomo trovano una naturale evoluzione proprio attrave rso di esso che ne fa da tramite e il Metaformismo focalizza meglio questo procedimenti “trans-forma-tivi” del linguaggio perchè espone le molteplici e incatturabili metamorfosi della forma. Ne troviamo esempio negli artisti presenti alla mostra provenienti da tutta italia con le loro opere di forma classica che vengono trasposte in forme geometriche dell’artista Saverio Magno, in forme assottogliate e appiattire per Massimo Fumati, in forma di icona per Emilio Belotti, in forme composte, organizzate e disorganizzate per Marco Tulipani che poi generano nuove Forme di Colore come per Emanuel Franchin o Forme di Materia per Daniele Bruno e per Pier Domenico Magri o ancora Forme di Fantasia per Enzo Devastato, fino ad arrivare alle Forme di Concettualità di Martino Brivioe  Adriana Collovati. Non manca da questo quadro approfondito la scultura che con la sua tridimensionalità che generano evoluzioni genetiche “metaformali” più deduttivi come per l’artista Gennaro Braci. Sono tutte forme convertite in una specie di metamorfosi genetica e hanno l’esigenza di un esame critico globale, ma anche che si adegui agli orientamenti e alle scelte della sensibilità artistica dei nostri giorni. Info & Ticket: Chiostro del Bramante Presentazione mostra Giovedì 19 giugno 2014 ore 17.30. Interverranno Giulia Sillato e Carlo Motta. Ingresso Libero: Aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 Tel:  06...

Leggi

Il Chiostro del Bramante

Chiostro del Bramante Il Chiostro del Bramante, esempio di architettura rinascimentale ad opera di Donato Bramante (1444-1515), è parte integrante del complesso della Chiesa di Santa Maria della Pace. A commissionare l’opera a Bramante, fu il cardinale Oliviero Carafa intorno al 1500, come da iscrizione perimetrale presente all’interno del Chiostro e dai decori di emblemi gentilizi con su il cappello cardinalizio, sui pilastri al piano superiore. Il Chiostro è realizzato a pianta quadrata, e la sua architettura, che prende spunto dalla classicità come era tipico nel Rinascimento, si presenta grazie al Bramante, assente di decori aggiuntivi e rafforzata dagli elementi strutturali. E’ composto da un ampio portico, dove su ogni lato sono presenti quattro archi, realizzati con pilastri ionici e con l’interno a volta. Le pareti del pianterreno sono ornate di affreschi, nella maggior parte delle lunette, sulla vita di Maria e da monumenti sepolcrali del ‘400. La loggia superiore è costituita da pilastri e colonne in stile corinzio che si alternano a sostegno dell’architrave a copertura piana; qui i sedili che si trovano ancora oggi alla base di ogni pilastro, venivano utilizzati dai monaci, durante i loro momenti di riflessione. Gli ambienti al pianterreno erano i luoghi per la vita collettiva, mentre quelli abitativi si trovavano al primo piano. Oggi le sale del primo piano vengono utilizzate per attività culturali, ed i sedili alla base dei pilastri, sono a disposizione del pubblico che viene per leggere, conversare o ristorarsi. Nel Loggiato Superiore è presente la Sala delle Sibille da cui si ha la possibilità di ammirare l’affresco “Le Sibille” di Raffaello. L’affresco, simbolo del passaggio dall’era pagana a quella cristiana, rappresenta degli angeli portatori di un messaggio divino alle Sibille, che a loro volta lo trasmetteranno agli uomini. Il Chiostro, dopo il suo restauro nel 1997, ospita numerose esposizioni internazionali d’arte, conferenze e seminari.  Il Chiostro del Bramante è aperto tutti i giorni con il seguente orario: Lun – Ven 10.00 – 20.00 Sab – Dom 10.00 – 21.00 La biglietteria chiude una ora prima Mostre in Corso La Caffetteria Bistrot, il Bookshop e lo Store del Chiostro hanno ingresso libero indipendentemente dalle mostre Orario Aperture Festività: 1 novembre 10.00 – 21.00 8 dicembre 10.00 – 21.00 24 dicembre 10.00 – 17.00 25 dicembre 16.00 – 21.00 26 dicembre 10.00 – 21.00 31 dicembre 10.00 – 18.00 1 gennaio 12.00 – 21.00 6 gennaio 10.00 –...

Leggi

Cloaca Massima

Cloaca Massima: Storia La Cloaca Massima, definita così dal suo nome latino Cloaca Maxima, “la fogna più grande”, fu costruita alla fine del VI secolo a.C. anche se ufficialmente fu Tarquinio Prisco a iniziarne la costruzione. Essa fu realizzata tramite degli archi a volta che rendevano le strutture più solide e in grado di durare nel tempo. Fu costruita per risanare, dalle acque dei fiumiciattoli e dalle paludi che si venivano a formare con le inondazioni del Tevere, le aree del Foro Romano, della Subura e del Circo Massimo, alla quale si aggiunsero poi i canali che venivano dal Velabro. Divenne così il più grande canale di acque bianche e nere della città. Nell’Ottocento fu collegata alla rete fognaria urbana integrandosi nel sistema fognario contemporaneo. Tito Livio scrisse che fu scavata nel sottosuolo della città, mentre altre fonti e il percorso che segue fa supporre che in origine si trattasse di un canale a cielo aperto per la raccolta delle acque dei corsi naturali. Il canale, comunque, già situato nel sottosuolo, in seguito venne ricoperto per far ampliare il centro cittadino. Cloaca Massima: i Resti Una parte è percorribile e inizia appena fuori il Foro di Nerva, con un’altezza di circa 3 metri e con il pavimento a circa 12 metri al di sotto della strada moderna. Un primo tratto in tufo rosso dell’Aniene è forse di età augustea, mentre la sezione al di sotto del Foro di Nerva ha pareti in cementizio e volta in blocchi di peperino, il cui estradosso è in parte ancora visibile nell’area archeologica. La parte successiva che attraversa diagonalmente il Foro di Nerva, non più accessibile, è di travertino e tufo dell’Aniene, di cui resta visibile solo il tratto sotto la Basilica Emilia. Sotto il Foro Romano, il condotto si divide in due gallerie parallele, è costruito in opera incerta e in opera reticolata ed è databile alla tarda età repubblicana. Il settore sotto la Basilica Giulia, contemporaneo alla costruzione di questo edificio, ha una volta in tufo dell’Aniene. Il percorso continua lungo il Vicus Tuscus passando attraverso il Velabro: in questo punto un condotto in cementizio del I secolo d.C. sostituisce con il percorso più antico sbarrato, coperto con lastre di cappellaccio disposte a cappuccina, risalente al IV secolo a.C. Un altro punto in cui si può accedere si trova nell’antico Foro Boario, in corrispondenza del cosiddetto Arco di Giano quadrifronte. È tuttora visibile, presso i resti del Ponte Rotto, vicino al Ponte Palatino, l’antico sbocco della Cloaca Massima, costituita da un arco a triplice ghiera di conci in pietra gabina. Curiosità: Nel Foro Romano è presente un piccolo sacello circolare sorto...

Leggi

Valle della Caffarella: visita guidata e aperitivo

Valle della Caffarella: Visita Guidata  e Aperitivo Valle della Caffarella è un luogo in cui storia e natura diventano un tutt’uno. Il fiume Almone costeggia l’area archeologica, nota anche con il nome di “Valle-Marmorea”, che comprende il Casale della Vaccareccia, famoso perché i turisti si fermano per acquistare dell’ ottima ricotta, la Tomba di Annie Regilla risalente al II secolo d.C., il Casale dell’ex Mulino,  la Chiesa di Sant’Urbano, tempio di Faustina e Cerere, vecchie cisterne d’acqua e torri di vedetta, e infine il Ninfeo di Egeria del II secolo d.C. Secondo la leggenda si dice che sia stato il luogo d’incontro del Re Numa Pompilio e della Ninfa Egeria. L’area archeologica della Valle della Caffarella è immersa nel verde lussureggiante della natura che al tramonto la rende un luogo incantevole. La visita guidata alla Valle della Caffarella sarà il 22 Giugno 2014 e durerà un paio di ore, al termine del quale si ritornerà al punto di partenza, dove sarà possibile degustare un ottimo aperitivo con la luce del tramonto. La partenza è prevista alle ore 17.00 da Via Appia Antica, proprio di fronte alla Chiesa Domine Quo Vadis. Il costo del biglietto è così suddiviso: € 10.00 (adulti), € 5.00 bambini (fino a 13 anni) per la visita guidata alla Valle della Caffarella, mentre per l’aperitivo al tramonto, che si terrà presso gli Spazi esterni dell’Ex-Cartiera Latina in Via Appia Antica, il prezzo è di  € 7.00 sia per adulti che per bambini. Per eventuali chiarimenti contattate la Dottoressa Marta De Tommaso, Archeologa e Guida Turistica di Roma e Provincia, 333-4854287 o tramite mail: cleonefer82@hotmail.it L’aperitivo consiste in un primo di penne al salmone, rucola e pachino, dei ricchi secondi tra cui è possibile scegliere fra involtini di guanciale e prugne, spiedini vegetariani, polpettine di tonno e olive nere, mini crocchette di patate e scamorza e, infine, degli appetitosi piedini di frutta. Da bere è possibile scegliere un cocktail analcolico o un drink alcolico tra vino, birra o...

Leggi

Hard Rock Live a Roma a Piazza del Popolo

Hard Rock Live Roma – 12 Luglio 2014 – Piazza del Popolo Hard Rock Live Roma è una manifestazione che si svolgerà a Roma il 12 luglio 2014 a Piazza del Popolo. Un festival musicale organizzato per la prima volta a Roma da Hard Rock International con la partnership di Roma Capitale ed il consenso del sindaco. La musica sarà la protagonista indiscussa dell’evento. Hard Rock Live a Roma sarà una giornata intensa, lunga sei ore di musica live durante le quali, su due palchi diversi, suoneranno dieci band per tutti gli appassionati di musica rock. Oltre agli artisti già consolidati nel panorama musicale internazionale, Hard Rock Live a Roma vuole essere un trampolino di lancio anche per gli artisti emergenti che in questa giornata acquisiranno visibilità dal grande pubblico. Tra gli artisti italiani, i protagonisti saranno i Negramaro che apriranno il concerto per ripetere il successo internazionale dell’anno scorso al Hard Rock Calling a Londra. In quell’occasione la band italiana si è fatta conoscere dai patiti di rock che si trovavano a Londra e Roma vuole offrirgli un posto d’onore. Sarà possibile ascoltare le canzoni di The Carnabys, la prima band europea Hard Rock Records, che l’anno scorso ha vinto l’Hard Rock Rising Global Battle of the Bands. Sarà una festa incredibile con un pubblico numerosissimo di romani e turisti che non mancheranno di partecipare a un’occasione del genere.  ...

Leggi

La Luna sul Colosseo – Estate romana 2014

La Luna sul Colosseo. Evento dell’estate romana 2014 La Luna sul Colosseo è un evento estivo che si svolgerà ogni Giovedì e Sabato dal 24 Aprile del 2014 all’ 1 Novembre 2014. Un’occasione imperdibile per vedere il famoso Anfiteatro Flavio in orario notturno, accompagnati da una guida che vi farà inoltrare fino ai sotterranei del Colosseo. La Luna sul Colosseo inizia con una visita dal piano dell’arena, parte centrale del monumento, per addentrarsi fin dentro ai sotterranei, alle cavità delle gallerie e alle arcate interne, il tutto accompagnati dal chiarore della luna. La guida vi racconterà come avvenivano i giochi dei gladiatori, le venationes, da chi era composto il pubblico che vi assisteva, la storia e l’architettura grazie alla quale il Colosseo è ancora oggi uno dei posti più visitati al mondo. La visita prosegue con il tour alla cavea del monumento e finisce al belvedere Valadier, dal quale è possibile ammirare il panorama sottostante dove si erge l’Arco di Costantino e sulle pendici del Palatino. Info: Il primo ingresso per le visite è alle 20.10 e l’ultimo alle 22.40. Il punto di incontro con la guida è al Cancello nord, detto anche il Cancello del Papa, sul lato in direzione del Colle Oppio. Il biglietto intero costa € 20.00 + €5.00 per i diritti di agenzia. Il biglietto ridotto costa €18.00 per i bambini dai 6 ai 12 anni + €3.00 per i diritti di agenzia. È obbligatoria la prenotazione. Per il mese di Giugno ormai sono disponibili solo le visite guidate il sabato sera, mentre per i successivi mesi è ancora possibile prenotarsi anche per il giovedì...

Leggi

Fuga dalla città: Venezia o Roma

Fuga dalla città: Venezia o Roma Se volete regalarvi un week-end all’insegna della cultura, durante questo periodo dell’anno troverete tantissime offerte. Noi vi lasciamo la scelta tra due città d’arte, gioielli del nostro paese: Venezia o Roma. Venezia con Piazza San Marco, Il Canal Grande, Il Ponte dei Sospiri o Roma con Piazza di Spagna, il Colosseo, Campo de’ Fiori ? Due città apparentemente molto diverse, ma entrambe con un fascino intramontabile. Venezia è… Venezia. Si dovrebbe dire. E’ romantica, poetica, pittoresca. E’ abbandonare i propri pensieri mentre, condotti da una Gondola, si passa sotto il Ponte di Rialto. E’ un concentrato di Arte, con la collezione Peggy Guggenheim al Palazzo Venier dei Leoni, la Biennale, la Mostra del Cinema; è poter passeggiare e spostarsi per la città a piedi. Una città resa speciale dalla laguna e dalle isole che ne fanno parte. Come Sant’Erasmo e le isole delle Vignole, o l’Isola di Mazzorbo con la Chiesa di Santa Caterina risalente al 1200. A Venezia potete visitare il Ghetto Ebraico, che con le sue cinque sinagoghe rappresenta una piccola città dentro la città e l’antico cimitero ebraico. Venezia vi offre la possibilità di assaggiare dell’ottima cucina tipica Veneziana nel cuore della città, tra Piazza San Marco e il Ponte di Rialto, con una splendida vista. Se non sapete dove fermarvi e siete alla ricerca di un albergo situato in un ottima posizione, Venere è uno dei migliori portali per soddisfare le vostre esigenze, vi propone numerose offerte, per alloggiare a pochi passi dal vostro angolo della città preferito. Roma, è caotica e silenziosa nello stesso momento, mentre siete nella confusione del centro storico troverete un vicoletto in cui rifugiarvi e scattare bellissime foto, come Via Margutta, la via dei Poeti, dove edera e rampicanti decorano in maniera naturale le facciate delle antiche palazzine. E’ una città che vi lascia senza sospiro mentre vi accostate alla terrazza del Gianicolo o vi trovate di fronte al Fontanone. Di giorno vi cattura con la sua cordialità: i commercianti del mercato di Campo de’ Fiori e di Porta Portese, il “pizzicarolo” nelle vie di Trastevere, una romanità che si percepisce nei gesti, nelle parole, nei saluti tra le persone. Mentre camminate lungo Via Appia Antica, vi sentirete parte integrante della storia di questa città, laddove il sole tramonta nel Parco degli Acquedotti, tra i resti e le ville degli antichi romani, potrete davvero ammirare la bellezza di questa città. Venezia è Arte, Roma è Storia. A voi la scelta di perdervi e innamoravi tra i canali o tra i vicoli di queste città.  ...

Leggi
Leggi

Via Appia Antica

Via Appia Antica Via Appia Antica è la strada romana che collegava un tempo la città di Roma alla città di Brindisi, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente. Veniva chiamata dai romani Regina Viarium, per la precisione con cui gli antichi ingegneri romani l’avevano costruita. Le grandi pietre levigate che formano la pavimentazione della strada, l’hanno resa percorribile anche in caso di pioggia o di condizioni climatiche avverse, assicurando la stabilità dei mezzi di trasporto a ruota dell’epoca. Via Appia Antica è l’unico luogo dove è ancora possibile ammirare i resti del lontano impero. Inizialmente collegava Roma alle colline di Albano. I lavori di ristrutturazione iniziarono nel 312 a.C, per volere del censore Appio Claudio Cieco e furono ultimati nel 190 a.C., quando la strada raggiunse Brindisi. Via Appia Antica era nota nel passato anche perché nel 71 a.C., in seguito alla ribellione dei 6000 schiavi guidati da Spartaco, quando questi vennero catturati, furono crocifissi lungo questa strada fino a Pompei. Sotto gli ordini degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano e Adriano la strada fu nuovamente ampliata e ristrutturata, per poi essere abbandonata dopo la caduta dell’Impero romano. A questo momento di oblio della Via Appia Antica si alternano momenti di rinascita durante il periodo delle Crociate in Terra Santa, per non essere poi più considerata fino al Rinascimento. La strada è percorribile ancora oggi; per il primo tratto è costituita dai normali sampietrini, fino ad arrivare all’altezza della tomba di Cecilia Metella dove la strada è composta dai basoli che da qui in poi costituiscono il manto stradale di via Appia Antica. I massi di origine vulcanica derivano dalla storica “colata di Capo di Bove”, che dai Colli Albani arrivò fino a questo punto della Via Appia. Da Porta San Sebastiano in poi, Via Appia è una scoperta continua per rivivere la storia dell’ antica Roma: il Sepolcro degli Scipioni, le Chiese di San Giovanni, la piccola chiesa del Domine Quo Vadis. Sulla Via Appia Antica apparvero, per la prima volta, le pietre miliari, delle pietre piantate sul ciglio della strada che segnavano le distanze percorse delle vie...

Leggi

La Locanda dei Girasoli a Roma

La Locanda dei Girasoli, un ristornante – pizzeria sui generis  La Locanda dei Girasoli è un ristorante pizzeria nel quartiere Quadraro a Roma, in via dei Sulpici. Nasce per promuovere l’inserimento lavorativo di persone affette dalla sindrome di Down dopo un programma individuale di formazione finalizzato all’inserimento lavorativo. Questo progetto inizia nel 2000 grazie alla cooperativa “I Girasoli”, che con l’impegno dei ragazzi che ne fanno parte e con l’aiuto dei sostenitori, sono riusciti a dar vita a questa straordinaria impresa. La Cooperativa I Girasoli sembra aver trovato la formula vincente di imprenditoria sociale che crea opportunità di lavoro anche ai più disagiati, dando loro una dignità tutta nuova. Obiettivi della cooperativa sono la mutualità, il rispetto della persona, la solidarietà e la democraticità proponendo un nuovo modello di imprenditorialità che abbatte i pregiudizi e l’emarginazione per restituire una nuova immagine e una nuova dignità agli appartenenti alle categorie protette. La Locanda dei Girasoli è un ristornate – pizzeria moderno, raffinato e semplice. All’interno si respira un’atmosfera familiare, ottima per rinfreschi, cene di coppia, serate con amici e cene di lavoro. È possibile scegliere sempre un menù di pesce fresco o piatti di terra preparati con cura e attenzione. La cucina è una reinterpretazione della cucina tipica romana, per cui è possibile trovare un primo piatto con il guanciale con aggiunta di cavolo e borlotti, o ancora la tipica trippa o il tipico pecorino romano, con la possibilità di scegliere anche un più raffinato maialino laccato al miele di castagno in salsa di fichi. Per quanto riguarda la pizza è possibile assaporare la pizza classica o specialità tipiche della casa, come la pizza girasole con mozzarella, funghi porcini e fiori di zucca. La Locanda dei Girasoli è attenta anche alle intolleranze alimentari e alle restrizioni di natura sanitaria, etica e religiosa, per cui c’è una innumerevole scelta nei...

Leggi

Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città

Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città Via Gregoriana si trova nel rione di Campo Marzio, uno dei quartieri più centrali della città delimitato dal fiume Tevere, dal Campidoglio e dal Quirinale ed unisce via Capo le Case alla famosa piazza della Trinità dei Monti. Via Gregoriana prende il nome da Papa Gregorio XIII Boncompagni che ne ordinò la sua costruzione nel 1575 per il Giubileo. Lo scopo era quello di creare una via che collegasse la chiesa di Trinità dei Monti, che era sorta già da qualche decennio, e la sottostante città rinascimentale, come alternativa alla scalinata costruita da Domenico Fontana, architetto papale svizzero che operava a Roma, per migliorare l’accesso al Pincio. In realtà Papa Gregorio XIII Boncompagni non riuscì benissimo nel suo intento. L’idea fu ripresa e migliorata da Felice Peretti che creò un vero percorso “commerciale” tra la Roma rinascimentale e il Pincio, inaugurando la strada Felice, chiamata così in suo nome. Nel 1585 Felice Peretti divenne Papa Sisto V e la strada Felice, in suo onore, prese il nome di Via Sistina, una delle vie principali che unisce Trinità dei Monti, San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme e dove è possibile ammirare passeggiando dei grandissimi obelischi egiziani, l’Esquilino e il Sallustiano. Con la creazione di Via Sistina, Via Gregoriana diventò una strada riservata e tranquilla nonostante conservasse la sua centralità. In realtà, la cosa che stupisce è che ancora oggi, nonostante il traffico, i turisti e il movimento che c’è nelle vicinanze, Via Gregoriana continua a mantenere la sua tranquillità. Grazie alla sua posizione centrale divenne sede di artisti e intellettuali sia italiani che stranieri. Fra gli artisti ricordiamo Federico Zuccari, grande esponente del manierismo italiano, che vi costruì il Palazzo Zuccari, conosciuto anche come la Casa dei Mostri. Vi abitarono artisti dalla risonanza internazionale come Pietro Bracci, progettista del monumento funebre della regina Maria Casimira di Polonia, Angelica Kauffman, pittrice e ritrattista svizzera, J.J. Winckelmann, bibliotecario e storico dell’arte tedesco,  Friedrich Overbeck, pittore tedesco. Dal 2000, dopo la ristrutturazione, ospita la Biblioteca Hertziana dedicata alla storia...

Leggi

Roma Gay Pride 2014

Roma Gay Pride 2014, 7 Giugno 2014 Il Gay Pride diventa sempre più grande ogni anno. Il primo corteo italiano fu organizzato a luglio del 1994 e quest’anno, puntuale come sempre, arriva di nuovo per inondare le vie della capitale. Il testimonial di quest’anno sarà Carlo Gabardini, autore e attore televisivo reso noto dalla lettera “Non sentiamoci in colpa, si può essere gay e felici”, pubblicata dopo aver fatto coming out e indirizzata a un omosessuale. Da quel momento Gabardini ha sfidato i pregiudizi ancora restii a morire degli italiani e ha affrontato con ironia le discriminazioni incontrate pubblicando video dove, con giochi di parole e analogie, affronta il tabù dell’omofobia. Gay Pride. Il rione Parione zona gay-friendly: Come è possibile leggere sul sito del Gay Pride, “il Rione Parione si tinge dei colori dell’arcobaleno”. In particolar modo la Via di Santa Maria dell’Anima e la Via di Tor Millina, saranno un’esplosione di colori dell’arcobaleno contro la discriminazione e l’omofobia che gli omosessuali continuano a subire. In realtà molte attività commerciali si sono prestate alla sponsorizzazione della manifestazione cercando di coinvolgere quanta più gente possibile, romani e turisti, vie del centro storico e quartieri lontani. La manifestazione, iniziata già il 3 Giugno con eventi e spettacoli organizzati al Circolo degli Artisti, prevede un aperitivo del locale Les Affiches il 6 Giugno alle 18:00. Numerosi altri bar hanno parteciperanno all’evento: la Scaletta, Bibamus, Too Much, Emporio della Pace, Tapa Locas, Caffè della Pace, la bottiglieria, osteria da Giulio e la Roboterie. La parata del Gay Pride inizia alle ore 15.00 e finisce alle ore 16.30. La partenza è prevista da Piazza della Repubblica e finirà alla Piazza Madonna di Loreto. Il percorso che seguirà è il seguente: da Piazza della Repubblica si sposta a Piazza dei Cinquecento, Via Cavour, Piazza dell’Esquilino, Via Liberiana, Piazza Santa Maria Maggiore, Via Merulana, Largo Brancaccio, Via Labicana, Piazza del Colosseo, Via dei Fori Imperiali per arrivare alla Piazza Madonna di...

Leggi

Pizza e Mortazza, l’aperitivo amato dai romani

Pizza e Mortazza, l’aperitivo amato dai romani Cos’è Piazza e Mortazza: Siete in giro per Roma? Sentite un odorino di mortadella diffondersi nell’aria? Aprite gli occhi e scrutate gli angoli vicino a voi, troverete un’ape rosa a pois bianche… l’odore che sentite viene proprio da la. È un’ape-Piaggio che vende pizza e mortadella, molto amata da romani! Pizza e Mortazza è una proposta alternativa, lontana dalla consuetudine, apprezzata da grandi e piccini. Con Pizza e Mortazza si unisce il concetto di Street Food, ai sapori appartenenti alla tradizione romana, infatti nasce dall’idea di mangiare qualcosa di tipico ma spendendo poco. Pizza e Mortazza, per noi solo mortadella Bologna!: La mortadella usata dalle api di Pizza e Mortazza è la Mortadella Bologna. Perché è l’unica e originale che può essere prodotta solo nelle zone dell’Italia centro-settentrionale. Uno dei prodotti gastronomici più importanti della zona che rappresenta il marchio di riconoscimento di Pizza e Mortazza. La mortadella è nata a Bologna nel 1661, anno in cui, a seguito di un bando varato dal cardinale Farnese, venne codificata la produzione di questo salume, di cui, ancora oggi, si parla nella letteratura italiana.  Pizza e Mortazza. Segni particolari: pizza e mortadella! L’idea dell’ape rosa a pois bianche è venuta all’imprenditore Adriano Antonioli e ai suoi soci. Quest’ape che scorrazza per le vie della città capitolina con a bordo solo pizza bianca e affettatrice per la Mortadella Bologna IGP, percorre le strade del centro storico ed è considerato uno dei primi food truck alternativo romano. Spesso è possibile avvistarla a Trastevere o dovunque ci sia gente affamata. Da bere è possibile scegliere bevande semplici come il chinotto e la cedrata tassoni. Questa scelta è stata fatta dagli imprenditori di Pizza e Mortazza perché l’idea è quella di riproporre un sapore autentico del passato. Il suo successo è dovuto anche alla velocità con cui si è sparsa la voce sui social network. Noi l’abbiamo già assaggiata…voi cosa aspettate? Per seguire e scovare dove si trova Pizza e Mortazza, tenetevi aggiornati sul...

Leggi

Casa del Cinema – Villa Borghese

La Casa del Cinema a Villa Borghese. Teatro e Cinema in una delle cornici più belle di Roma. La Csa del Cinema nasce da un’idea del giornalista e manager culturale Felice Laudadio e dal 2001 ha la sua sede nella storica Casina delle Rose, integralmente restaurata dopo più di 25 anni di degrado e abbandono. La Casina, dalla sua costruzione all’inizio dell’Ottocento, ebbe diversi usi, che la videro trasformarsi in ristorante, latteria, stalla, un ristoro di lusso e negli anni della Dolce Vita una dancing dal nome “La Lucciola”, sede di eventi mondani. Oggi invece come Casa del Cinema dispone di sale di proiezione ed espositive, di un bar ristorante, di una libreria specializzata e da maggio/giugno a settembre/ottobre è anche attivo il Teatro all’aperto circondato da una vasta area verde. Le sale presenti all’interno sono le seguenti: Sala Deluxe, dotata dei più moderni sistemi di proiezione e del suono, è il fiore all’occhiello della CdC (124 posti) Sala Kodak, sala convegni con videoproiettori (64 posti) Sala Gian Maria Volontè, sala convegni con videoproiettori, pensata per presentazioni di libri, dibattiti, seminari (35 posti) Teatro all’aperto Ettore Scola, inaugurato nel 2007, ospita grandi rassegne cinematografiche ma anche eventi legati alla musica e al teatro (200 posti) Sala Sergio Amidei e Cesare Zavattini, intitolate a due grandi sceneggiatori della storia del cinema italiano: Sergio Amidei e Cesare Zavattini, che rappresentano “tutto il cinema italiano dalla A alla Z”, ospitano mostre fotografiche e pittoriche dedicate al cinema e ai suoi protagonisti.   Info utili: Indirizzo Largo Marcello Mastroianni, 1 Telefono: 0039 06 423601 / 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00 Fax: 0039 06 42016191 Sito web: www.casadelcinema.it Facebook: http://www.facebook.com/pages/Casa-del-Cinema/167889168045 Twitter: http://twitter.com/CasadelCinema L’orario di apertura della Casa del Cinema segue la programmazione degli eventi. Generalmente l’ingresso in sala è consentito 15 minuti prima dell’inizio della proiezione. La portineria risponde telefonicamente tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00. La programmazione e l’orario di ingresso in sala possono subire...

Leggi

Festa della Repubblica Italiana 2 Giugno 2014

Festa della Repubblica Italiana 2 Giugno 2014 La Festa della Repubblica Italiana si festeggia ogni 2 Giugno e rappresenta il giorno in cui si l’Italia divenne uno Stato Repubblicano. In realtà, fino al 2000 la Festa della Repubblica venne ignorata, poi, grazie all’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi, fu riportata festa nazionale. Le origini sono datate al Giugno del 1946, giorno in cui i cittadini italiani votarono in un referendum a favore di uno stato repubblicano e abrogarono il regime monarchico. Con queste votazioni l’Italia divenne uno Stato Repubblicano e i Savoia furono esiliati dal territorio nazionale fino al 2003. I festeggiamenti della Festa della Repubblica Italiana: Anche quest’anno ci sarà la parata militare in Via dei Fori Imperiali. La parata è una tradizione nata nel 1948 e confermata come celebrazione ufficiale nel 1950, in seguito a tutte le parate militari svolte per festeggiare l’ingresso dell’Italia nella NATO. La parata finisce con la deposizione della corona d’alloro al Milite Ignoto all’Altare della Patria di fronte alle cariche dello stato. Sono protagonisti tutte le Forze Armate, le Forze di Polizia della Repubblica e il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa Italiana. Nel 2005 si unirono per ordine di Carlo Azeglio Ciampi, il Corpo di Polizia Municipale del Comune di Roma e la Protezione Civile. A chiudere la Festa della Repubblica ci sono le Frecce Tricolore che hanno già pronta la nuova formazione “a diamante” disegnato nel cielo. Di solito dopo la parata, i festeggiamenti per la Festa della Repubblica proseguono con l’apertura dei giardini del palazzo del Quirinale, dove si trova la Presidenza della Repubblica Italiana, luogo in cui sarà possibile ascoltare le musiche della banda dell’Esercito Italiano, dell’Aeronautica Militare Italiana, della Marina Militare Italiana, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato, del Corpo Forestale dello Stato e del Corpo di Polizia...

Leggi

Sotterranei del Campidoglio, una recente scoperta

Sotterranei del Campidoglio, una recente scoperta I sotterranei del Campidoglio sono stati esplorati e rilevati da un gruppo di speleologi nel 2002. Benché l’Altare della Patria sia uno dei monumenti più importanti e visitati da milioni di turisti ogni anno, sono in pochi a sapere che esso nasconde una parte sotterranea. Si tratta di una cava di tufo usata come rifugio antiaereo e la quale contiene una serie di strutture idrauliche antiche. Risulta strano che nei sotterranei del Campidoglio ci fosse il tufo, poiché la maggior parte del materiale, ai tempi degli antichi romani, veniva importato dalle zone limitrofe e non nel centro città. All’interno delle cave svuotate sono state rinvenute sostruzioni in laterizio che servivano sicuramente a mantenere la pesantezza del Vittoriano che è possibile ammirare in superficie. Quelli che un tempo erano corridoi, gallerie e aule oggi sono diventate sale espositive del complesso museale del Vittoriano. Purtroppo però quello che è possibile visitare oggi è sicuramente opera di rimaneggiamenti del passato, per cui non ci è dato sapere com’era l’assetto originale delle cave. I sotterranei del Campidoglio furono trasformati da cave di tufo in rifugi antiaerei durante la seconda guerra mondiale. Fu possibile grazie al monumento e alla sua pesantezza, che rendevano il rifugio a “prova di bomba”. Inoltre, essendo nel centro della città il rifugio aveva a disposizione un pronto soccorso, una grande fornitura d’acqua potabile, delle uscite di sicurezza e disponeva anche di servizi igienici. A testimonianza di questo periodo ci sono diverse scritte. Tra queste un’epigrafe che riporta il primo giorno dei bombardamenti avvenuto il 19 luglio del 1943 e che causò 1500 vittime. Le strutture idrauliche ancora presenti nei sotterranei del Campidoglio sono due. Una è datata intorno al 126 a.C., anno in cui a Roma fu portata l’acqua Tepula, nome dato dalla temperatura tiepida, che scorreva nell’ultimo acquedotto romano costruito nel 125 a.C. Questa struttura è una cisterna cunicolare che serviva a immagazzinare soprattutto l’acqua piovana. La seconda struttura idraulica, invece, è un condotto che unisce i sotterranei del Campidoglio con Piazza...

Leggi

Sora Lella, il ristorante che ha fatto la storia

Sora Lella, il ristorante che ha fatto la storia Sora Lella è tra i ristoranti che hanno fatto la storia della città di Roma; si trova a Via di Ponte Quattro Capi al numero 16, nell’Isola Tiberina. Il fine settimana lo troverete sempre aperto perché fa orario continuato. Sora Lella è su due piani, composto da tre stanze, una piccolina all’ingresso e due un po’ più grandi rispettivamente al piano terra e al primo piano. Qui è possibile degustare piatti tipici della tradizione romana quasi dimenticati e piatti un po’ rivisitati per incontrare il gusto del pubblico più giovane ed esigente. Per chi va la prima volta, è consigliato il menù degustazione di carne con i piatti tipici romani, in cui sarà possibile assaggiare le polpettine di “Nonna Lella” in umido, gli gnocchi di patate all’amatriciana, il rollè di abbacchio disossato con contorno di schiacciata di patate e, per “sciacquare” la bocca, una deliziosa torta di ricotta romana DOP con confettura di visciole. Per chi ama il pesce il menù degustazione non è da meno. Sarà possibile assaporare il carciofo alla giudia, obbligatoriamente preparato con i carciofi romani, i Paccheri alla maniera “der capitano” pescatore, ricetta risalente al 1947 data da un “pesciarolo” de Campo dei Fiori, un secondo piatto fatto di calamari ripieni di melanzane e gamberi, affogato al vino bianco su un letto di cipolle caramellate, e per finire il gelato Sora Lella di ricotta romana DOP e stracciatella di visciole. Ed infine, poiché da Sora Lella si cerca sempre di andare incontro alle esigenze del cliente, c’è anche il menù degustazione vegetariano che consiste in un buon antipasto con caprese di primo sale della campagna romana all’olio sale e pepe, un bel piatto di rigatoni con pomodoro fresco e basilico, seguito da una porzione di melanzane con ricotta romana DOP, miele e noci e, per chiudere in bellezza e senza troppo appesantirsi, sarà possibile assaporare un sorbetto artigianale di frutta fresca. Curiosità: Il ristorante Sora Lella è diventato famoso grazie alla notorietà della proprietaria: Elena Fabrizi, detta appunto Sora Lella, che prima di diventare attrice e seguire le orme del fratello Aldo, lavorava nel campo della ristorazione e gestiva questo ristornate con il marito e il figlio Aldo Trabalza, che ne è rimasto l’unico...

Leggi
Leggi

Villa Medici – Académie de France

Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma Villa Medici si trova vicino Trinità dei Monti, sulla collina del Pincio. Oggi è sede dell’Accademia di Francia. E’ un luogo conosciuto perché qui, nell’antichità, fu assassinata Messalina. Nel 1576 venne acquistata da Ferdinando de’ Medici, da cui prende il nome la Villa. Il principe, ne fece un grande museo all’aperto, con un maestoso giardino pieno di pini, cipressi, querce e piante rare, con sculture che richiamano Palazzo Spada, oggi sede del Consiglio di Stato e della Galleria Spada.Intorno alla metà del 1500 Villa Medici, grazie al suo splendore, ospitava ambasciatori del Granducato di Toscana, ed esponenti della Corte Papale, diventando uno dei luoghi più mondani di Roma. Intorno al 1730 la Villa passò in mano ai Lorena che decisero di portare la collezione medicea a Firenze per distribuirla nelle varie gallerie e nei diversi musei. Nel 1803, Napoleone trasferì qui l’ Académie de France, presente ancora oggi. Da quel momento la villa ospitò i vincitori del Prix de Rome, una borsa di studio donata agli studenti più meritevoli nelle belle arti che potevano entrare a studiare all’Accademia di Francia a Roma. E dal 2000 ad oggi continua ad ospitare importanti mostre e eventi artistici e culturali. All’interno di Villa Medici i giardini hanno conservato la stessa struttura del XVI secolo. E’ possibile ammirare bacini e fontane create in periodo rinascimentale; vi sono anche dei resti di un tempio romano dedicato alla Fortuna. Un  gruppo di statue rappresentanti i Niobidi, con un cavallo messaggero di morte, furono comprate da Ferdinando de’ Medici e collocate proprio di fronte allo studiolo. Alcune piante risalgono al XVIII secolo, tranne i pini marini che sono stati piantati recentemente e che costituiscono la particolarità di questo luogo. Giornata Porte Aperte:  Domenica 29 marzo l’Accademia di Francia a Roma dedica una giornata alla scoperta di Villa Medici e dei suoi progetti culturali attraverso un evento che unisce arte, storia e creatività. Dalle 10.00 alle 18.30verranno organizzate delle visite gratuite ai giardini e agli spazi più suggestivi e interessanti della villa. Dopo il successo dell’anno scorso, la seconda edizione della giornata “porte aperte” rappresenta un’occasione di incontro in cui promuovere il programma di visite guidate e di attività pedagogiche organizzate a Villa Medici nel corso di tutto l’anno. In occasione della giornata “porte aperte”, verranno proposti diversi percorsi della durata di 30 minuti pensati per iniziare a conoscere Villa Medici o per vederla da nuove prospettive. Oltre al piazzale interno e alla facciata, le visite mostreranno uno o più spazi, tra cui la Terrazza del Bosco, con la splendida vista su Roma, la Loggia, il gruppo di statue dei Niobidi, il Padiglione di Ferdinando de’ Medici, riccamente affrescato da Jacopo Zucchi,...

Leggi

Abbacchio alla romana con patate arrosto

Abbacchio alla romana con patate arrosto L’abbacchio alla romana è uno dei piatti tipici della tradizione culinaria romana. L’abbacchio è il nome dell’agnello da macello, da cui prende il nome il piatto. Ci sono molti pareri discordanti sul nome dell’abbacchio, c’è chi dice che derivi semplicemente dal latino ovis che significa pecora. C’è chi sostiene che derivi dal termine ad baculum che significa vicino al bastone, un modo di indicare l’agnello non ancora svezzato che si lega a un bastone piantato a terra (per l’appunto ad baculum) per non fare allontanare la madre. E, infine, secondo la versione popolana il termine abbacchio deriva dal termine dialettale abbacchiare che significa abbattere, uccidere con il bastone. Il termine abbacchiare è usato ancora oggi in dialetto romanesco e, in realtà, è diventato un termine tipico della lingua italiana usato anche per le persone, infatti si dice “oggi mi sento abbacchiato”, quando siamo affranti o fortemente dispiaciuti per qualcosa. È risaputo che l’Italia, soprattutto la parte centrale, vivesse grazie agli allevamenti di animali. Venivano allevati come carne da macello i montoni e le pecore adulte. L’agnello poteva essere mangiato solo a Pasqua e fino a fine giugno. Gli agnelli o abbacchi all’inizio erano destinati a giudei e persone meno abbienti perché la carne era considerata di poco pregio, adesso non è più così. È un piatto di carne succulenta, che è possibile trovare in tutti i ristoranti e locali romani e che spesso ritroviamo come piatto del periodo pasquale o ancora per le festività natalizie. L’abbacchio può essere cucinato in diversi modi, alla cacciatora con aglio, salvia e rosmarino e poi innaffiato di pasta d’acciughe fino a fine cottura. Può essere cotto sulla brace e mangiato con le mani appena grigliato, da qui il nome scottadito e, ultimo ma non ultimo, è l’abbacchio alla romana con olio e prosciutto a pezzetti, unito a rosmarino, aceto, sale e pepe. Di solito si serve con patate...

Leggi

Festival dell’ Oriente, lasciati travolgere dalla magia

Festival dell’ Oriente, lasciati travolgere dalla magia Il Festival dell’ Oriente ritorna alla Fiera di Roma, dal 30 Maggio al 2 Giugno. In quattro giorni Cina, Giappone, Thailandia, Marocco, Filippine, Indonesia, Vietnam, Malesia, Mongolia, Tibet, Birmania, Nepal, Cambogia, Corea e tanti altri Stati Orientali, ti daranno la possibilità di avvicinarti a Paesi così lontani. Un concentrato di mostre fotografiche, stand e bazar, assaggi di gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folkloristici, danze e concerti. Potrete sperimentare su voi stessi le terapie olistiche e le discipline bio-naturali come l’ayurvedica, i fiori di Bach, lo Yoga, la meditazione, il Theta Healing, i massaggi e tanto altro ancora. Chi è incuriosito dalle religioni e dalla spiritualità di questi Paesi, può approfittare del Festival dell’ Oriente per partecipare a workshop e convegni sul Buddismo, Taoismo, Scintoismo, Confucianesimo e in merito allo Zen (un insieme di scuole buddhiste giapponesi). Il confronto diretto è previsto grazie alla presenza di monaci tibetani e monaci Shaolin, i rappresentanti di Osho, maestro spirituale indiano di fama internazionale, il Maestro Ramacandra Das, sacerdote della tradizione Bhakti Vaisnava, una delle correnti devozionali dell’induismo, assieme agli Hare Krishna e rappresentanti di altre culture. Il Festival dell’ Oriente in collaborazione con “Il mondo che vorrei”, offre la possibilità di visitare una sezione dedicata alla natura, alla salute e al benessere. Un’area in cui sarà possibile riscoprire la natura in un’ottica green, un viaggio alla scoperta di sé, attraverso la presentazione di un nuovo stile di vita sostenibile e in conformità con le leggi della natura. È possibile trovare prodotti equo solidali o assistere a conferenze e workshop sulle energie rinnovabili, il turismo consapevole e le terapie alternative mirate al benessere fisico e mentale. Info&Costi: L’ingresso al Festival dell’ Oriente è di €10,00 (intero) e €8,00 (ridotto). I prezzi comprendono l’ingresso alla sezione ” Il Mondo che vorrei” . Orari:...

Leggi

Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi

Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi Il cimitero protestante di Roma si trova in via Caio Cestio, una traversa di Via Marmorata, su un versante dell’Aventino. Apre le porte a cittadini acattolici di tutte le nazionalità: qui riposano famosi atei o cristiano-ortodossi italiani, ebrei o musulmani. La tomba più visitata del cimitero è del poeta Keats-Shelley, sita accanto a quella del suo amico, il pittore Joseph Severn. Entrambi riposano nell’angolo più lontano, nella parte vecchia e meno affollata del cimitero. La lapide è riconoscibile poiché vi sono incisi i versi composti dallo stesso poeta:  “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”. Benchè Severn morì parecchi anni dopo, fu sepolto con tavolozza e pennelli accanto al suo amico, su sua richiesta. Vicino alle loro tombe riposano il figlio di Severn, morto a un solo anno d’età, e lo psichiatra e scrittore svedese Axel Munthe, conosciuto per aver scritto un racconto autobiografico intitolato La Storia di San Michele, sua moglie Hilda e i loro due figli. Fu Mary Shelley a chiedere la sepoltura del marito al cimitero protestante, perché quando era ancora in vita, il marito lo aveva lodato definendolo “il cimitero più bello e solenne che abbia mai visto”. Potrebbe essere sepolto qui il giovane figlio della coppia, William Shelley, ma non sono mai state ritrovate le spoglie. Altri personaggi famosi che riposano qui sono Edward Trelawny, uno scrittore e avventuriero grande amico di Shelley e Gregory Corso. Corso era un poeta americano della Beat Generation, morto nel 2001, che fin dalla stesura delle prime poesie era stato influenzato dalle poesie di Shelley. A destra è possibile vedere un busto senza testa con la scritta “Belinda”. Appartiene a Belinda Lee, una starlet di Hollywood, che morì all’età di venticinque anni in un incidente automobilistico avvenuto a Hollywood nel 1961. L’attrice è sepolta qui a causa della sua discussa storia d’amore con uno dei principi Orsini. Tra gli altri famosi ospiti, lo scrittore e attivista politico Antonio Gramsci, il cui sepolcro si trova a metà del lato destro del cimitero, e lo scrittore Carlo Emilio Gadda, sepolto nelle...

Leggi

Pin It on Pinterest