Centri Commerciali Roma

Centri Commerciali Roma Che fine ha fatto la Roma dei Cesari? Che ne è stato del barocco Romano? Dopo l’abusivismo selvaggio del dopo boom e l’espansione continua verso il GRA , in attesa di inglobarlo all’interno della città come un’autostrada urbana, possiamo dire che Roma sia diventata il tempio dei centri commerciali. Centri Commerciali Roma : I nuovi monumenti A livello architettonico Roma non è cambiata molto negli ultimi 20 anni o almeno da quando me la ricordo io, i simboli sono sempre gli stessi: San Pietro, Colosseo, Piazza di Spagna …. Magari si è tentato di fare qualcosa con il MAXXI o con la Nuvola, ma l’impatto sicuramente non è stato forte come l’arrivo dei centri commerciali, veri nuovi monumenti della Roma di inizio millennio,da Porta di Roma al Centro Leonardo passando per Euroma 2 questi mega impianti hanno ridisegnato lo spazio urbano della città proponendosi per il ruolo di nuovi fori commerciali, punto d’incontro o d’arrivo per fare acquisti o solo per guardare, vista la crisi del paese che sembra non accennare a diminuire,esteticamente costruiti con un leggero influsso Kitsch di chiara scuola nord americana soprattutto negli interni. Centri Commerciali Roma : E la periferia I nuovi centri commerciali tendono a nascere in periferia se non addirittura in aree extra urbane, basti pensare al nuovo polo di Castel Romano, questa caratteristica rende le strutture delle vere e proprie cattedrali nel deserto, molto spesso mal collegate tramite trasporto pubblico con il resto della città, il risultato? L’aumento dei problemi di viabilità nei quartieri limitrofi al centro commerciale, avete notato l’incremento del traffico sulla pontina negli ultimi 12 mesi per esempio? Centri Commerciali Roma : Potenzialità inespresse I centri commerciali potevano essere una grande occasione per riqualificare molte zone periferiche di Roma, magari usando il centro come “scusa” per potenziare il trasporto pubblico ed i servizi ma naturalmente così non è stato, nessun vantaggio dell’indotto è stato scaricato sul territorio, nessun progetto di lungo periodo è in essere nelle nuove cattedrali dello shopping, l’ultima domanda che mi pongo è : ma almeno sono in attivo questi...

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La Piazza e la Basilica di Sant’Eustachio

La Piazza e la Basilica di Sant’ Eustachio  Piazza Sant’Eustachio e la sua omonima Basilica prendono il nome dalla figura di Eustachio, generale dell’ esercito di Adriano. La Piazza si trova nei pressi di Piazza Navona. La Basilica di Sant’Eustachio, a sinistra della Piazza, era originariamente una cappella, costruita da Costantino; la cappella prese il posto del luogo ritenuto la casa di Eustachio. Il martirologio afferma che egli venne ucciso, in questo luogo, insieme a sua moglie e ai suoi figli, e i corpi sarebbero ancora sepolti sotto l’altare maggiore della Cappella. Ricostruita più volte, la Chiesa di Sant’Eustachio si presenta attualmente nella sua versione tardo barocca. Ma basta notare il bel campanile per capire l’origine medievale. Al sommo della Chiesa, una testa di cervo con un crocifisso tra le corna, rappresenta l’immagine apparsa al generale Eustachio mentre era a caccia e che condusse alla sua conversione. La leggenda racconta infatti che il generale Eustachio, di origini pagane, in un giorno di caccia durante l’inseguimento di un cervo, vide questo fermarsi e illuminarsi di una luce accecante. Era Cristo che gli rivolse le seguenti parole “Placido perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere”. Il generale, dopo la visione, decise di farsi battezzare prendendo il nome di Eustachio o Eustazio e con lui anche la moglie e i due figli con i nomi di Teopista, Teopisto e Agapio. Dalla leggenda Sant’Eustachio fu difatti denominato il patrono dei cacciatori; dal popolo è stato però considerato, per motivi riconducibili all’immagine del cervo, anche un protettore di mariti traditi che, in virtù sua, erano scherzosamente chiamati “Eustacchioni”. Tornando sulla Piazza, in un angolo opposto alla Chiesa, potete notare un grazioso palazzetto del tardo 500’, sull’esterno vedrete i resti danneggiati e ridipinti di affreschi, attribuiti ai fratelli Zuccari. Uno, sul lato destro, illustra la leggenda di Sant’Eustachio. Dalla Chiesa spostatevi a destra per pochi metri, la piazza è limitata, da questa parte, dal complesso del Palazzo della Sapienza, Chiesa di Sant’Ivo, con la sua bella cupola e l’originalissima lanterna a spirale progettata da Borromini. Sempre nella Piazza sorge Palazzo Stati, disegnato da Giulio Romani, in classico stile rinascimentale. Proseguendo, passate nell’ adiacente Piazza dei Caprettari, che prende il nome dai venditori ambulanti di capretti ed abbacchi. Qui c’è una pittoresca collezione di fabbricati che vanno dal rinascimento al Barocco, tra questi Palazzo Lante, elegante opera di Jacopo Sansovino. Curiosità: Piazza Sant’ Eustachio è oggi conosciuta per il famoso Caffè dalla ricetta pregiata e il suo aroma, simbolo di una tradizione. Leggi la storia. Fonte: Mauro Lucentini – La Grande Guida di...

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Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale

Frida Kahlo – Prima retrospettiva dell’ artista Messicana Le Scuderie del Quirinale ospitano dal 20 Marzo al 31 Agosto 2014 una mostra dedicata a Frida Kahlo. Si tratta della prima retrospettiva in Italia dell’artista messicana: in esposizione, circa 130 opere tra dipinti e disegni provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private in Messico, Stati Uniti, Europa. L’iniziativa rientra in un progetto che coinvolge le Scuderie del Quirinale e Palazzo Ducale di Genova e presenta due grandi mostre: quella romana che racconta l’artista Frida Kahlo e il suo rapporto con i movimenti culturali e artistici dell’epoca; l’altra a Genova (20 settembre 2014 – 15 febbraio 2015) che proporrà l’arte della pittrice, influenzata dal suo universo privato di grande sofferenza, al centro del quale sarà sempre il marito Diego Rivera. Alle Scuderie del Quirinale, in esposizione oltre quaranta ritratti e autoritratti, tra cui il celeberrimo Autoritratto con collana di spine del ’40, mai esposto prima d’ora in Italia e immagine della mostra, e l’Autoritratto con vestito di velluto del ’26, dipinto a soli 19 anni, il suo primo autoritratto eseguito per l’amato Alejandro Gòmez Arias con l’intenzione di riconquistarlo. E poi, una selezione di disegni, tra cui lo schizzo a matita per il dipinto Ospedale Henry Ford (o Il letto volante) del ‘32, il famoso corsetto in gesso che teneva Frida prigioniera subito dopo l’incidente e che dipinse ancor prima di passare ai ritratti (un pezzo unico che si credeva perduto fino a poco tempo fa). Infine alcuni eccezionali ritratti fotografici dell’artista, in particolare quelli realizzati da Nickolas Muray, per dieci anni amante di Frida, e tra questi Frida sulla panchina Bianca, New York, 1939 diventato poi una famosa copertina della rivista Vogue. Info & Prezzi 20 marzo – 31 agosto 2014 Scuderie del Quirinale Tel. 06.39967500 Domenica – Giovedì dalle 10.00 alle 20.00 Venerdì e Sabato dalle 10.00 alle 22.30 Ingresso: Intero € 12,00 – Ridotto € 9, 50 (l a biglietteria chiude un’ora prima) Sito internet: www.scuderiequirinale.it     Fonte: sito web Roma Capitale...

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Dove gustare il miglior Caffè a Roma

Tutti, da tempi remoti, parlano del caffè in ogni campo artistico: nel teatro con Carlo Goldoni e la sua opera “La bottega del caffè, nel cinema dove con la stagione del western Americano il caffè veniva consumato al crepuscolo, davanti ad un fuoco acceso nella prateria quasi come fosse una liberazione dopo una giornata di scorribande contro gli indiani e in ambito musicale con Johann Sebastian Bach che compose la celeberrima opera come “La cantata del Caffè”. Per una pausa di gusto: dove gustare il miglior Caffè a Roma Meta storica per i buoni intenditori, il miglior caffè a Roma è il “Caffè Sant’ Eustachio”. In questo piccolo locale tra Piazza Navona e il Pantheon si potrà gustare un caffè davvero speciale, dove l’ uso dei migliori caffè arabica e l’ alta qualità lo rendono inconfondibile e famoso in tutto il mondo, tanto che il Washington Post ha voluto intervistare i nostri produttori. Così scrive Erin Mister a proposito del Caffè Sant’Eustachio: “Qui la tecnica e le miscele sono così riservate che anche i baristi si nascondono mentre preparano un caffè dopo l’altro. Da quando ha aperto nel 1938 si dice che siano stati preparati 4000 espressi al giorno. Qualunque sia il segreto, il risultato è delizioso”. Nelle vicinanze del Pantheon, in Via degli Orfani vi è anche “Tazza d’ oro” . Una torrefazione storica fondata nel 1946 da Mario Fiocchetto , qui materia prima e qualità sono ottime. Un altro buon caffè si può gustare presso il “Gran Caffè Illy” da poco giunto a Roma, situato all’interno di Eataly , dove si degustano i caffè classici ai mono-arabica.  Infine a Via Condotti presso “Caffè Greco”  si può gustare un ottimo caffè e godere di una location altrettanto sorprendente. Curiosità: Il Caffè più caro del mondo è un particolare Caffè Indonesiano. Ha un costo che varia da 500 Euro a 900 Euro al Kg. Stiamo parlando del Kopi Luwak, prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo Zibetto delle...

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AlexanderPlatz: il Jazz nel cuore di Roma

AlexanderPlatz: il Jazz nel cuore di Roma AlexanderPlatz vanta il titolo di Jazz club più antico d’Italia: era il 1982 quando una fatiscente cantina a due passi dal Vaticano veniva rilevata dalla famiglia Rubei e trasformata in quello che presto sarebbe diventato punto di riferimento per gli amanti del jazz a Roma. Da oltre trent’anni, AlexanderPlatz propone musica di qualità e gastronomia, in una cavea che ha visto incrociarsi le storie di grandi interpreti e musicisti di tutto il mondo. Passaggi di cui si trova ancora testimonianza nelle pareti del locale, interamente ricoperte dalle firme di grandi jazzisti, e nell’aria che si respira, carica dell’energia e della creatività dei musicisti che sera dopo sera ne hanno fatto la storia. AlexanderPlatz è un locale intimo e colorato, con calde luci soffuse e soffitti a volta. Il palco è visibile dal bar attraverso un arco, e si può scegliere di godere lo spettacolo da diverse salette o dalla sala principale a un passo dagli artisti. Insieme ai concerti, AlexanderPlatz propone per la cena piatti che il locale definisce di “cucina internazionale con una forte impronta mediterranea”, oltre a un American bar per l’after dinner. I concerti hanno inizio tutte le sere alle 21.45, ad eccezione del venerdì e sabato in cui gli spettacoli hanno inizio alle 22.30. AlexanderPlatz offre uno sconto del 25% sul costo della tessera mensile per i possessori di tesserino di appartenenza a uno degli enti convenzionati (tra cui Atac, Upter, Interclub, Unicralbox, Cts, Carta per due). Per chi prenota la cena l’ingresso è gratuito. Inoltre, è possibile organizzare Business Dinner e feste private in serate concordate con l’organizzazione. Per informazioni e contatti visitare il sito...

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Lupanari Romani

La Storia dei Lupanari Romani Nell’ antica Roma la prostituzione, come lo sfruttamento, erano considerati atti legali. Chi si occupava delle ragazze era direttamente lo Stato, che regolarizzava il “lavoro” attraverso una tassazione, l’obbligo di iscrizione ad un registro (anche con nome fittizio o d’arte) ed il vincolo di praticare la professione nelle ore notturne e non di giorno. I luoghi operativi, i postriboli, erano chiamati “Lupanari”, dal nome “Lupa” famosa levatrice di Romolo e Remo chiamata così per le sue libere manifestazioni amorose. Diverse zone preposte alla prostituzione rappresentavano veri e propri quartieri a lui rosse, si dice che molti lupanari erano nella zona del Celio accanto alle caserme degli equites singulares, corpo militare dell’impero romano. L’alta frequentazione avveniva anche in seguito ai prezzi bassi che le prostitute chiedevano e nella cultura maschile degli antichi romani, il frequentare un lupanare era comunque una tappa obbligatoria a cui tutti i ragazzi dovevano sottostare attraverso un rito di iniziazione, segno di virilità. Dagli scavi di Pompei gli archeologi hanno trovato rappresentazioni pittoriche e vere stanze che rappresentavano i postriboli. I luoghi adibiti al sesso, stanze di pietra senza finestre, erano ambienti poco confortevoli con scarse condizioni igieniche. Le donne che svolgevano il lavoro nei lupanari, non sempre, erano provenienti da un basso ceto sociale. E’ risaputa la storia di Messalina, moglie dell’Imperatore Claudio. Conosciuta come una donna spavalda e senza scrupoli che a 12 anni era già una delle donne più desiderate di Roma per la sua bellezza. Si racconta tutt’ora che la moglie dell’imperatore fosse una delle ragazze più appetibili del bordello dove lavorava. In realtà il caso Messalina non era l’unico dato che, negli ambienti aristocratici della Roma imperiale, era molto diffusa la pratica di organizzare dei bordelli in ambienti raffinati gestiti dalle matrone. Qui era “legale” l’omosessualità e il trasgressivo, considerate come pratiche del tutto naturali. Inottemperanti erano gli imperatori stessi, come Caligola ed Eliogabalo, sorpresi ad andare in giro con occhi truccati e gioielli femminili. D’altronde se comportamenti del genere oggi fanno gridare allo scandalo per gli antichi romani l’ostentazione del sesso e la libertà di praticarlo era del tutto normale tanto che era posto sotto la protezione di due divinità: Venere e Priaopo. Fonte: Adriano Angelini “101 Cose da Fare a...

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San Cesareo de Appia

San Cesareo de Appia La Chiesa di San Cesareo de Appia, detta anche San Cesareo in Palatio  (come l’omonima Chiesa nel Rione Campitelli) si trova all’ inizio Porta San Sebastiano. Secondo fonti medievali era chiamata inizialmente “San Cesareo in Turrim” probabilmente per la presenza di qualche torre nelle vicinanze. E’ una piccola chiesetta dalla semplice facciata di inizio 600′. Sicuramente fu costruita molto prima. Intorno al VIII secolo circa, dati i numerosi elementi ritrovati nel sottosuolo che fanno pensare ad una chiesa del periodo alto medievale. L’ interno di San Cesareo, come la facciata, è di origine seicentesca; a partire dagli affreschi, che troviamo posizionati in tutta la chiesa. La maggior parte rappresentano la vita del santo titolare. I più notevoli sono quelli sono dell’abside dipinti dal Cavalier d’ Arpino, noto per la sua rivalità con Caravaggio. Gli arredi marmorei sono ricostruiti con elementi cosmateschi, probabilmente del XII secolo. Un rilievo del 400′ sotto l’ altare rappresenta due angeli, che insieme aprono una tenda, dando luce alla cripta sottostante. Una scala nell’ angolo sinistro dopo l’ingresso, permette di scendere in un edificio romano del II secolo. E’ conservato un bellissimo pavimento in mosaico bianco e nero, il quale rappresenta figurazioni marine. Tra il 1997 e il 1999 viene costruito all’interno della Chiesa un organo a canne da Francesco Saverio Colamarino.  ...

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Chiesa Ortodossa – Santa Caterina Martire

Chiesa Ortodossa – Santa Caterina Martire La storia della costruzione della Chiesa Ortodossa di Roma, inizia in tempi molto antichi. Parliamo infatti di un periodo che risale agli inizi del 1800, quando ad occuparsi del progetto di realizzazione della Chiesa era l’ Imperatore Alessandro I. In quasi due secoli di storia la comunità Ortodossa ha sempre partecipato attivamente alla realizzazione dei vari progetti per la Chiesa che si sono sviluppati nel tempo, attraverso la raccolta di fondi. Dalla fine del 1800, fino alla fine del XX secolo, la Chiesa Ortodossa ha avuto diverse sedi, tutte ad ogni modo legate con la Federazione Russa. L’ attuale Chiesa Ortodossa di Roma si trova nei all’interno del Parco Villa Abamelek, ai piedi del Gianicolo, vicino Porta di San Pancrazio. L’interno della villa è sede dell’ Ambasciata Russa. La Chiesa prende il nome di Santa Caterina Martire (o Santa Caterina d’Alessandria). Voluta fortemente dalla comunità ortodossa Russa, nell’ottobre del 1999 l’Ambasciata della Federazione Russa a Roma ha fatto formale richiesta al Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana ed al Comune di Roma per ottenere la possibilità di costruire l’edificio. Il progetto vero e proprio fu presentato al Comune di Roma un anno dopo. Il disegno prevedeva la costruzione della Chiesa Ortodossa nel comprensorio della Federazione Russa, dove è tutt’ora. La Chiesa è stata progettata di un altezza pari a 29 m con una superficie generale di 698,04 m², per un volume generale di 5056,28 m³. La realizzazione del progetto è stata approvata nel 2001, e nel 2002 la licenza edilizia. Qualche anno dopo viene  ufficialmente registrata l’Associazione per la costruzione della chiesa ortodossa di Santa Caterina d’Alessandria, con il fine di raccogliere i mezzi per la costruzione della Chiesa. Solamente nel 2009 ha avuto luogo l’inaugurazione della nuova Chiesa Ortodossa di...

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I Sampietrini di Roma

I Sampietrini di Roma I sampietrini (detti anche anche sanpietrini) sono i più piccoli testimoni della monumentalità di Roma. Detti alla romana i “serci” che tradotto all’italiana starebbe per selci. Quasi tutti sanno che i sampietrini sono blocchetti di pietra, tagliati a forma di piramide tronca (come un cubetto) usati per la pavimentazione delle strade di Roma dal XVI secolo. Noti con il nome  “sampietrini” perché divennero simboli emblematici di Piazza San Pietro, con una caratteristica pavimentazione decorativa, i cubetti sono stati ritagliati dall’ antico basolato che si può ancora vedere a lastre su alcune delle vie consolari. Squadrato di 12 cm con una base molto rastremata, non è più alto di 17 cm e pesa oltre 3 chili. I sampietrini furono messi in opera per ottenere un selciato uniforme e compatto, in grado di essere levigato dall’attrito soprattutto dei carri e venne usato in maniera radicale dal Papa Sisto V nella grande sistemazione da lui compiuta tra il 1585 e il 159, tanto che arrivò a selciare ben 120 strade. E ci fu anche chi scrisse un manuale su questa tecnica di pavimentazione “Il discorso sul mattonato e selciato di Roma”, autore Guido Blado Foglietta. Sulla sua scia nel Seicento i sampietrini vennero utilizzati in tutta la città; la diffusione delle carrozze, con l’attrito logorante delle ruote, ne determinò il trionfo con una messa in opera che generò un vero e proprio artigianato. Nacque così l’arte dei “serciaroli”, artigiani dal grosso fisico, armati di “un martellone di legno, mazzapicchio, detto pilone” e diventato in romanesco il “mazzabecco”. I serciaroli venivano perlopiù dalla provincia dell’ Aquila e lavoravano a Roma da giugno a ottobre. Tra loro si chiamavano con un soprannome romanesco, in riferimento al loro aspetto: Asso de coppe, Tripicchia, er Gallo, Mandrella, er Vaccaretto. Quest’ultimo, il più famoso, è rimasto nella storia per la sua capacità di allineare sul suolo di una strada anche 6000 selci in un giorno, così da coprire 60 metri quadri. I sampietrini sono arrivati ai giorni nostri resistendo per quanto possibile al banale asflato, preferito oggi perché più velocemente lavorato e più facilmente riparabile. A testimonianza della bellezza artigianale della pavimentazione con il sampietrino resta straordinaria quella di Piazza del Campidoglio, realizzata nel 1940 dall’ ingegner Silvio Sensi. E così è stato anche per Piazza Navona e Piazza del Quirinale. Un artigianato che è un’immagine di Roma, tanto che il “sercio” ha finito per entrare nella tradizione di un modo di dire, offrendo un’immagine poetica della città “Allustra li serci” che vale per: camminare oziosamente, andare serenamente a zonzo. Fonte: “Alla scoperta di Roma” di Claudio...

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Piazza di San Pietro in Montorio

Piazza di San Pietro in Montorio  Sulle pendici del Colle Gianicolo, nei pressi del “Fontanone”, scendendo verso Via Garibaldi si arriva ad una tranquilla piazza, San Pietro in Montorio, dominata dalla omonima Chiesa. Da qui si può ammirare un’altra bella vista della città. Oggi questo luogo silenzioso circondato da alberi, nasconde in realtà la sua vera identità. In tempi antichi era considerato uno dei luoghi più macabri della città. Nella piazza, gli schiavi e i non romani, che avevano commesso un omicidio venivano crocifissi. La vera crudeltà era nelle leggi. Oltre a promuovere le barbarie, proibivano da parte dei familiari, di venire a recuperare le salme, lasciate sulle croci a marcire e ad essere divorate dalle cornacchie, considerate dai Romani come un animale divino. Questi atti feroci durarono fino a quando Augusto non decise di  introdurre leggi più clementi. Nella brutale San Pietro in Montorio, numerosi scrittori sostengono che sia avvenuta l’esecuzione di San Pietro. In effetti la tradizione secondo cui l’Apostolo sarebbe stato martirizzato qui è molto più plausibile, rispetto alla molto nota, secondo cui egli sarebbe stato crocifisso ai piedi dell’Obelisco Vaticano. La leggenda ha comunque un fine di verità, dato che San Pietro non era romano e che, secondo la tradizione, egli fu condannato non soltanto per la sua predicazione Cristiana ma anche per assassinio. A questa alternativa tradizione è dovuta al presenza di San Pietro in Montorio. Curiosità: Dopo aver fatto visita alla splendida Chiesa, se decidete di concedervi una passeggiata per Trastevere, sappiate che vi trovate a pochi passi. Il Gianicolo è infatti collegato con il Rione tramite numerosi scalini che vi conducono direttamente in Via Goffredo Mameli, a pochi passi da Piazza san Cosimato, o in Via Garibaldi nei pressi di Piazza Trilussa. Le scalette di Via Garibaldi sono quelle subito sotto la Chiesa, le altre al contrario, non si vedono molto bene. Sono nascoste tra gli alberi le noterete una volta che vi siete lasciati la Chiesa alle spalle, andando per la discesa, da cui siete arrivati. Fonte: Mauro Lucentini – La Grande Guida di...

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