Basilica di Sant’Agostino

Basilica di Sant’Agostino Piazza di Sant’Agostino, Roma 06 6880 1962 La Basilica di Sant’Agostino, si trova a Roma, poco distante da Piazza Navona. E’ una delle prime chiese romane costruite durante il Rinascimento. La Basilica e il monastero dei monaci Agostiniani furono, durante il Rinascimento, il cuore dell’ attività Intellettuale di quel periodo. Grandi artisti come Raffaello e Michelangelo si recavano qui per pregare. Chiesa favorita anche dalle Cortigiane, che venivano qui per pregare e confessarsi, e donavano somme di denaro in cambio di una sepoltura all’ interno della Basilica. Tra queste, si dice che anche Fiammetta Michaelis, amante di Cesare Borgia, avesse qui la sua tomba. Anche se i tumuli non vennero mai rinvenuti. L’Origine della chiesa si fa risalire nel tardo 400′. La facciata, che fu costruita utilizzando travertino proveniente dal Colosseo, ricorda anche se più ornata, genericamente quella della Chiesa di Santa Maria del Popolo. Entrambe le Basiliche sono considerate come i due migliori esempi di Chiese Rinascimentali a Roma. L’ interno della Chiesa, rimodellato da Luigi Vanvitelli alla metà del 1700, è composto da 3 Navate, 10 cappelle laterali, transetto e abside, affiancata da altre quattro cappelle. Sant’Agostino è famosa anche per essere casa di opere, di alcuni dei più importanti pittori Rinascimentali come Caravaggio e Raffaello. Sul lato sinistro della Chiesa nella prima cappella vi è la meravigliosa “Madonna dei Pellegrini” (1605) . Le figure circondate dall’oscurità risaltano nella loro pienezza e drammaticità: ai piedi di una giovane madre appoggiata allo stipite di una casa povera, sono umilmente in ginocchio due pellegrini vestiti di stracci a mani giunte in segno di adorazione e gioia nel vedere le due dolci figure. Il bambino investito di spalle dalla luce rivolge loro lo sguardo come la mamma e tende la mano in segno di benedizione. Tenendo le spalle all’ opera di Jacopo Sansovino, la statua della “Vergine col Bambino” meglio nota come “La Madonna del Parto”, guardando verso il lato sinistro della Chiesa vi è un affresco di Raffaello “Il profeta Isaia” (1512). Nonostante pesanti restauri l’intensità dell’ espressione e la forza del disegno indicano la personalità del grande Raffaello. L’altare maggiore di Sant’ Agostino fu disegnato da Bernini nel XVII secolo a cui dobbiamo anche la realizzazione dei due angeli in...

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Piazza Campo de’ Fiori

Campo de’ Fiori Oggi, ciò che resta di Campo de’ Fiori è il famoso mercato che si svolge tutte le mattine dal 1869, ma la storia della Piazza inizia nell’ antica Roma, quando la zona era considerata uno dei luoghi più grezzi della città. Veniva utilizzata come rimessa per le squadre di Aurighi, ovvero coloro che conducevano le bighe nelle gare del Circo Massimo. A confermarlo fu il fatto che, tempo dopo, i resti delle rimesse sono stati trovati nelle aree limitrofe. La Piazza di Campo de’ Fiori, che durante il Medioevo fu ridotta ad un prato abbandonato (è da qui che viene il nome), venne urbanizzata ufficialmente dai papi alla fine del 1400, in quanto unica Via per il Vaticano proveniente da Sud. La prima via di collegamento risanata, fu Via del Pellegrino, chiamata così perché principale tragitto dei pellegrinaggi in Vaticano. La Via esisteva già prima che Papa Alessandro IV Borgia si occupasse del rinnovamento. A testimoniarlo, sono le iscrizioni e lo stemma Papale sulla prima casa a sinistra. Il cambiamento di Campo de’ Fiori si ottenne agli inizi del 500’, con la bonifica dell’ area attraverso la costruzione delle fognature e di servizi essenziali. La Piazza assunse finalmente un aspetto degno di un luogo pubblico cittadino. Divenne un punto d’incontro per le discussioni e gli annunci pubblici, qui venivano affisse anche bolle e proclami papali contro gli eretici, veniva svolto il mercato ed era luogo di passaggi papali. Campo de’ Fiori divenne un luogo di Osterie, ogni fabbricato nella Piazza ne includeva qualcuna come nelle strade adiacenti, e luogo di commercio ed artigianato. Le stradine che confluivano nella piazza, inizialmente strette ed ampliate durante i processi di Bonifica nel 500’, adesso divennero simbolo di attività commerciali. Via dei Baullari, che raggruppava le botteghe dei fabbricanti di bauli e valigie, Via dei Giubbonari, fabbricanti di giubbotti, e così per Via degli Straderari, dei Cappellari, dei Giubbonari, dei Chiodaroli. L’aspetto splendente di Campo de’ Fiori, mostrava anche il suo lato buio, come luogo di pubbliche esecuzioni. Esempio è il rogo di Giordano Bruno nel 17 Febbraio del 1600, per la sua concezione filosofica considerata eretica. Oggi a testimonianza di una delle esecuzioni pubbliche più famose del Rinascimento, vi è nella Piazza la statua del filosofo, realizzata in bronzo dallo scultore Ettore Ferrari. Giordano Bruno è mostrato rivolgere il volto in direzione della Città del Vaticano, in segno di ammonimento alla Chiesa. Fino al 1798 la Piazza fu dominata da un alto patibolo, (vedi foto) che veniva utilizzato per i reati considerati “minori”. I colpevoli erano torturati attraverso una sospensione della braccia che procurava una dislocazione delle scapole. A testimonianza de...

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La Cina Arcaica – Palazzo Venezia

“La Cina Arcaica. Prima Mostra della Civiltà Cinese (3500A.C.—221A.C.)”  In Mostra fino al 20 marzo 2014 presso il Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma curata da Art Exhibitions China. La Mostra rientra nel quadro dell’accordo sul partenariato per la promozione del patrimonio culturale tra Italia e Cina, prevede lo scambio di spazi museali permanenti dedicati alle rispettive culture. Come per “Spazio Italia” che ha inaugurato a luglio 2013 presso il National Museum of China a Pechino con la mostra “Il Rinascimento a Firenze. Capolavori e Protagonisti”. “La Cina Arcaica” presenta per la prima volta 150 preziosi manufatti provenienti da collezioni della Provincia dello Shanxi, dello Shandong, dell’Hubei e del Sichuan. Sarà suddivisa in cinque parti: la nascita della civiltà, l’avvento del regno, i sacrifici per gli Dei e gli antenati, la musica legata alle cerimonie, e l’epoca degli Stati Guerrieri. I preziosi manufatti sono tesori di 2 mila ai 5 mila anni fa, come ad esempio, la testa di bronzo con maschera d’oro dallo Sanxingdui Museum e le campane di bronzo appartenute agli Sui nell’epoca degli Stati Guerrieri. Attraverso questi preziosi reperti si potrà conoscere il percorso storico della Civiltà cinese da 5 mila anni fa fino alla prima unificazione sotto l’Imperatore Qin nel 221 a.c. Osservando ogni singolo manufatto si potrà immaginare il lusso e la ricchezza, restando ammirati dal livello di tecnologia raggiunto e dall’alone di mistero che li circonda. Info & Prezzi: Il Museo Nazionale di Palazzo Venezia segue il seguente orario: Dal Martedì alla Domenica: 8.30 – 19.30 Chiusura settimanale: Lunedì La biglietteria chiude un ora prima: 18:30 tel. +39 06 6780131 Il prezzo intero del biglietto è € 5,00. Ridotto di € 2,50 per cittadini dell’Unione Europea tra i 18 e i 25 anni, insegnanti di ruolo nelle scuole...

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Il Giardino Giapponese a Roma: un’opera di Ken Nakajima

Il Giardino Giapponese Il Giardino Giapponese che per primo è stato creato in Italia da un architetto giapponese ovvero Ken Nakajima è il giardino dell’ istituto giapponese di cultura. A ridosso del centro storico, precisamente a via Antonio Gramsci n°74 , sorge un piccolo (poiché percorribile in pochi minuti) ma grazioso giardino giapponese. Questo piccolo tesoro è aperto solo in determinati momenti dell’ anno che comprendono : l’ autunno e ovviamente la primavera durante la quale si potrà assistere alla fioritura dei sakura (i ciliegi in fiore). E’ obbligatoria la prenotazione, che si può fare telefonicamente al numero 06-3224794. Le visite guidate sono solitamente di 30 minuti  dal venerdì al sabato e non sono previsti pagamenti per entrare. Il Giardino Giapponese: la sua struttura Il Giardino Giapponese è costituito da diverse piccoli elementi che lo hanno reso grande agli occhi della maggior parte dei visitatori, ma soprattutto assume significativa importanza  la palazzina  circondata dal giardino e edificata negli anni 60 seguendo il progetto dell’ architetto Yoshida Hisoya ispirato ad una dimora signorile del periodo Heian (IX-XII). Entrando all’ interno del giardino ci si ritrova immersi in un luogo tranquillo e suggestivo arricchito dal soave profumo delle diverse varietà di piante presenti che porta il visitatore stesso in uno stato di rilassamento . Qui vi ritroviamo il tipico laghetto (Sen’En )adornato da sassi e il ponticello di legno dal quale si può ammirare il rumoroso scorrere dell’ acqua sfociare nella quiete, ma i fantastici ambienti che ci offre il giardino giapponese non sono finiti. Passeggiando il visitatore si imbatte in piccole isole e nella veranda (tsuridono) che dà su uno specchio d’ acqua in cui nuotano lentamente le carpe( Koi) intorno a lanterne di pietra (toro). In questo luogo in cui il tempo sembra rallentare si mischiano le tradizioni giapponesi con quelle italiane basti pensare alle grandi varietà di alberi :Il glicine,il pino nano, gli iris , i ciliegi e gli ulivi simbolo del mediterraneo. Il Giardino dell’Istituto Giapponese di Roma resterà aperto al pubblico dal 12 Marzo al 30 Maggio 2015 con il seguente orario: Giovedì e Venerdì 15.00-15.30-16.00-16.30 Sabato 10.00-10.30-11.00-11.30-12.00 E’ consigliata la prenotazione al numero...

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Regalatevi un Corso per Sommelier

Al Via la seconda edizione del Corso per Sommelier! Il Corso per Sommelier si svolgerà Presso il “Motor Café” via Anastasio II, 404 Tel&Fax: 06.6374.334 Gli incontri (per un totale di 9) sono imperniati sulle Degustazioni e sono tenuti da Giancarlo Bertollini, conosciutissimo esperto del settore, con oltre 40 anni di esperienza Nazionale ed Internazionale nella Direzione Aziendale e nella Consulenza di Formazione. Il corso si svolgerà nelle nove giornate previste, con inizio alle ore 20:00 di ogni Martedì sera a partire da Martedì 22 Aprile 2014. Costo complessivo è di € 330,00 (IVA esclusa) Sono incluse la cena finale con la fornitura dei Vini e dei Materiali Per informazioni direttamente nel locale dal Sig. Aldo Grilli: motorcafe12@gmail.com Tel.: 06.6374.334 Tel&Fax: 06.3972.1551 Giancarlo Bertollini: info@studiobertollini.it...

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Cleopatra al Chiostro del Bramante

Cleopatra. Roma e l’incantesimo dell’Egitto In Mostra al Chiostro del Bramante fino al 2 Febbraio. Prodotta da Arthemisia Group insieme a DART Chiostro del Bramante è curata da Giovanni Gentili, che già abbiamo visto a capo della Mostra su Giulio Cesare. La Mostra conta 180 opere riguardanti la figura di una delle donne più celebri della storia. Queste rappresentano alcuni tra i più stimati pezzi della regina egiziana provenienti da Musei Internazionali come il British Museum di Londra, il Musée du Louvre di Parigi e il Kunsthistorisches Museum di Vienna e da Musei Italiani come i Musei Vaticani, Musei Capitolini, Museo Nazionale Romano a Roma, il Museo Egizio di Torino e di Firenze e infine il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. A 13 anni di distanza dall’ultima esposizione dedicata a Cleopatra con la Mostra della Fondazione Memmo,  torna questa volta un percorso diviso in nove sezioni: Cleopatra. L’ultima regina d’Egitto, La terra del Nilo, I sovrani ellenistici, Gli dei e il sacro nell’Egitto tolemaico, Le arti – I protagonisti – le vicende, Cleopatra e Roma. L’Egittomania, Nuovi culti a Roma, Roma conquistata: i nuovi faraoni. ) Percorsi che raccontano la sua vita, le sue origini, i principali personaggi di quel tempo, ma sopratutto che evidenziano il rapporto tra Cleopatra e Roma. Una Mostra che vi lascerà senza fiato per queste splendide opere lasciate a testimonianza della più famosa sovrana d’Egitto e forse anche della donna più temuta dalla Repubblica Romana. Info & Ticket: Chiostro del Bramante – Intero € 13,00 – Ridotto € 11,00: 65 anni compiuti (con documento); ragazzi da 11 a 18 anni non compiuti; studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento); militari di leva e appartenenti alle forze dell’ordine; portatori di handicap; possessori CartaFreccia – Ridotto Gruppi € 10,00: prenotazione obbligatoria, min 15 max 25 pax, microfonaggio obbligatorio – Ridotto Scuole € 5,00 prenotazione obbligatoria min 15 max 25 pax, bambini da 4 a 11 anni non compiuti – Scuola dell’infanzia € 3,00 prenotazione obbligatoria min 15 max 25 pax – Ridotto Speciale € 9,00 – Guide con tesserino se non accompagnano un gruppo – Giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti) – Omaggio: Bambini fino a 4 anni non compiuti Gli studenti con tesserino universitario il lunedì ingresso €...

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Case Romane del Celio: un tesoro nascosto

Case Romane del Celio Nel rione Celio, nascosti al di sotto della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, troviamo i resti di un complesso residenziale romano. Si dice che qui, abbiano dimorato i due santi già citati. Il complesso fu scoperto nell’ 800 , portandoci così a conoscenza di una Roma inedita; durante gli scavi videro la luce  ben 20 ambienti di cui 13 affrescati. Attraverso una attenta analisi è stato possibile stabilire diverse epoche per gli ambienti e per gli affreschi presenti, eseguiti dal III secolo al basso medioevo. Nel II secolo l’ ambiente principale era costituito da un insula su due livelli, nel cui piano inferiore vi era un impianto termale ,un caseggiato popolare con un portico e taberne al piano stradale e in quello superiore vi erano le abitazioni. Successivamente nel III secolo l’ intero complesso abitativo fu trasformato in un unica domus pagana. Per adattare l’ edificio alla nuova funzione furono apportate ulteriori modifiche recentemente , ovvero : il taglio della facciata a metà dell’ altezza al secondo piano e la chiusura delle finestre e delle sei arcate a pian terreno. Nel II secolo l’ ambiente diviso in due grandi domus presentava un pian terreno affrescato da stucchi, pitture e mosaici parietali  policromi da qui si aprivano grandi ambienti. La casa meglio conservata è quella sulla quale si sono impiantate la navata centrale e quella sinistra della basilica . Questa casa era separata dall’altra attraverso uno stretto cortile che si trasformerà in un ricco ninfeo in un periodo successivo, il pavimento era costituito da un mosaico policromo a grandi tessere. Case Romane del Celio: Decorazione pittorica  Nella seconda delle due case romane del Celio ritroviamo una ricca decorazione parietale nella quale spicca la rappresentazione del ritorno dall’Ade di Proserpina 3 m x 5m. Fra le altre decorazioni presenti ricordiamo i putti vendemmianti fra girali di vite e molte creature fantastiche fra ghirlande di fiori. Nella stanza dei “geni” la decorazione parietale è articolata su due registri : nel fregio superiore ritroviamo eroti vendemmianti, mentre in quello inferiore troviamo 10 efebi nudi che sostengono una ghirlanda policroma tra piccoli uccelli in volo.Sulle pareti dell’ atrio cortile ritroviamo una megalografia ovvero un grande affresco a soggetto marino. Qui le vere protagoniste dell’ affresco sono due divinità femminili raffigurate sdraiate su uno scoglio , identificate come Cerere e Proserpina . Nell’ Aula dell’ orante viene privilegiata  la rappresentazione di candelabri,elementi vegetali, animali, fauni e figure umane.L’ oratorio medievale del santissimo salvatore è decorato da affreschi a soggetto cristologico, e di grande importanza è la scena di crocifissione di Cristo vestito da una tunica blu tra le figure di...

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Le Opere di Giacomo Della Porta

Le Opere Architettoniche di Giacomo Della Porta  Giacomo Della Porta è stato uno degli architetti e scultori a cui Roma deve gran parte delle sue Chiese, Palazzi e Fontane. Artista nel periodo del tardo Rinascimento insieme a Vignola, di cui fu allievo. La sua prima Opera a Roma fu l’ Oratorio del Santissimo Crocifisso (1562-1568). Attraverso questo paragrafo, vogliamo farvi rivivere una parte di storia che Della Porta ha lasciato nella nostra Città. Chiesa di Sant’Atanasio dei Greci: In Via del Babuino, all’altezza della famosa fontana che getta l’ Acqua Vergine, vi è la Chiesa di Sant’Atanasio dei Greci. Fu costruita alla fine del 500′ per opera di Giacomo della Porta, ad uso dei preti cattolici greci, non ortodossi, fuggiti a Roma dopo la caduta dell’impero Bizantino. Precisamente terminata dall’ architetto nel 1593, la Chiesa deve il nome ad Atanasio, vescovo di Alessandria. La facciata si deve a Martino Longhi il Vecchio che la completò insieme alla breve scalinata, i due campanili e le cupolette. Della Porta si occupò del portale e delle due nicchie, in quello superiore, del Longhi, vi sono il grande finestrone e due iscrizioni, una in lingua greca e l’altra in lingua latina in onore di Sant’Atanasio. L’orologio sopra il campanile fu donato da Papa Clemente XIV nel 1771  ed invece di essere rivolto verso via del Babuino fu posizionato in direzione del palazzo del Pontificio Collegio Greco. E’ interessante sapere che nella chiesa ancora oggi la messa è celebrata in lingua greca secondo un raro rito. L’uso di non adoperare strumenti, ma solo la voce umana , ha fatto sì che i canti del rituale abbiano un misticismo e una bellezza da restare incantati e commossi. Chiesa di Trinità dei Monti:  Trinità dei Monti con la sua facciata del tardo 500′ è tra le Chiese più ammirate di Roma. La Chiesa deve la sua realizzazione al disegno di Giacomo Della Porta, e non come molti pensano a Carlo Maderno. Potete notare, se pur vagamente, una piccola somiglianza con la chiesa di Sant’Atanasio, costruite entrambe da Della Porta a pochi anni di distanza una dall’altra. La Chiesa di Trinità dei Monti ha un aspetto vagamente gotico, uno stile che non si accomuna con le chiese di Roma. Questo si deve probabilmente alle autorità francesi di quel periodo che la commissionarono, basta prendere come esempio le cattedrali francesi in cui il doppio campanile ne è la caratteristica. Chiesa del Gesù: In Piazza del Gesù domina la omonima chiesa della Controriforma: la Chiesa del Gesù. Della seconda metà del 500’, rappresenta la “chiesa madre” dell’ordine dei Gesuiti e del fondatore Sant’ Ignazio. Similare a moltissime altre chiese gesuite costruite nello stesso periodo nel resto del mondo. La facciata si deve a due architetti del periodo: Vignola e il suo allievo Giacomo...

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La Fontana delle Naiadi Roma: Un’Opera molto discussa

La Fontana delle Naiadi Al centro di Piazza della Repubblica, si trova la fontana delle Naiadi, un’opera architettonica che fu molto discussa, soprattutto durante periodo della Roma Papalina del 1800 perché considerata troppo sexy. Il complesso di grandi dimensioni è composto da quattro figure femminili bronzee rappresentanti : la Ninfa dei Laghi, facilmente riconoscibile perché tiene con se un cigno, la Ninfa dei Fiumi sdraiata su un mostro acquatico, la Ninfa delle acque sotterranee sdraiata sopra un drago e la Ninfa degli Oceani a cavallo di un cavallo personificazione del mare. Un grande zampillo fuoriesce dalla prima vasca interna e va a ricadere sulle statue. Nel gruppo centrale ritroviamo Glauco, eseguito nel 1912 che stringe tra le mani un delfino per indicare la superiorità umana sulla natura. La Fontana delle Naiadi: Storia  Alla fine dei lavori dell’ acquedotto chiamato “Acqua marcia” nel 1870, Papa Pio IX celebrò la fine dei lavori decidendo di affidare il progetto per rinnovare la fontana della Piazza ad Alessandro Guerrieri; il quale però non ebbe il successo sperato. Il suo progetto prevedeva tre tazze circolari concentriche a diversa altezza poste su una base ottagonale con i lati alternativamente retti e concavi, ad ornare il tutto in onore della venuta dell’Imperatore Guglielmo II di Germania, aveva pensato a quattro leoni accucciati. Si decise successivamente di affidare il progetto allo scultore palermitano Mario Rutelli che finì la fontana nel 1901, ed è quella che oggi possiamo vedere oggi, ad eccezione del gruppo scultoreo centrale che inizialmente non prevedeva la statua di Glauco, ma una struttura composta da tre tritoni, un delfino e un grosso polipo intrecciati tra loro conosciuto anche come “il fritto misto di Termini”. La fontana però suscitò grande scalpore : la posizione particolarmente sensuale e lasciva delle statue, e la lucentezza dei corpi procaci bagnati dall’acqua, risultò essere uno spettacolo immorale e indecente per l’ala conservatrice di fede papalina. Le polemiche crebbero quando il continuo andirivieni di giovani che sostavano davanti alla fontana protetta ancora da una cancellata aumentò. La richiesta dell’ ala conservatrice di rimuovere le Naiadi non fu approvata ma venne addirittura rimosso il cancello che impediva la completa visione . Curiosità: Il Cantastorie Romano “Sor Capanna” dedicò alla fontana delle Naiadi una filastrocca ricca di doppi sensi: C’è a piazza delle Terme un funtanone, che uno scultore celebre ha guarnito co’ quattro donne ignude a pecorone e un omo in mezzo che fa da marito. Quant’è bello quer gigante,lì tra in mezzo a tutte quante: cor pesce in mano annaffia a tutt’e quattro er...

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Caffè Greco

Il Caffè Greco in Via Condotti Il Caffe’ Greco simbolo cosmopolita dell’elegante Via Condotti è il più antico caffè di Roma, aperto nel XVIII secolo, in Italia solo il Florian di Venezia è più antico. Il nome del locale potrebbe derivare  dal fatto che Nicola della Maddalena  il caffettiere che lo ha fondato nel 1760 era greco, ma anche al caffè decantato al modo greco o turco, che si serviva in origine diverso da quello filtrato all’italiana. Fin dall’inizio le sale del Caffè Greco servivano da punto d’incontro per gli intellettuali. Il locale conserva tuttora il suo aspetto ottocentesco e nella celebre sala Omnibus ospita ogni primo mercoledì del mese un gruppo di studiosi e accademici cultori della città di Roma. La caffetteria è famosa per le importanti personalità che lo hanno frequentato nel corso degli anni come Massimo D’Azeglio, Luigi di Baviera, Buffalo Bill, Ennio Flaiano, Aldo Palazzeschi, Cesare Pascarella, Richard Wagner, Orson Welles, Edvard Grieg, Johann Wolfgang von Goethe e molti altri ancora. Tra i noti personaggi che furono clienti del locale, ci fu Giacomo Casanova, un giovane abate al servizio del cardinale Acquaviva. Questo, trovandosi a passeggiare per la Strada Condotta (via dei Condotti), fu chiamato dal cardinale Gama che, seduto ad un tavolo del caffè con altri abati, lo invitò a fare loro compagnia. Sembra che si intrattennero scambiandosi storie e racconti lontani dall’austerità consona al loro abito. In questa occasione Casanova scambiò per una donna vestita da uomo Giuseppe Ricciarelli anche conosciuto come Beppino della Mammana. Lo disse al Gama il quale ridendo affermò che Beppino era un famoso castrato dopodiché glielo presentò raccontando, l’equivoco in cui Casanova era caduto. A questo punto pare che il nuovo arrivato abbia proposto a Casanova di passare una notte con lui promettendogli di ricoprire sia il ruolo di ragazza che quello di ragazzo. Numerosi sono gli aneddoti che circolano intorno al caffé greco. Si racconta, ad esempio, un aneddoto riguardante un famoso cliente occasionale della caffetteria : Henry Beyle più noto con lo pseudonimo di Stendhal che varcò la soglia dell’Antico Caffè Greco per cercarvi il suo sosia. Precedentemente lo scrittore francese a Terni era stato scambiato per il pittore Stefano Forby e per tale motivo era stato trattato con grandissima cortesia. Stendhal aveva cercato di chiarire l’equivoco ma non vi era riuscito tanto era somigliante al Forby. Giunto a Roma lo scrittore aveva saputo che il suo sosia era un frequentatore della famosa caffetteria e vi si era recato, curioso di incontrarlo. Il vederlo però gli aveva provocato una grande delusione in quanto il pittore era molto brutto. Tra i famosi clienti dell’Antico Caffè Greco vi fu anche Liszt che...

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