Meridiana di Augusto | Roma

Cos’è la Meridiana di Augusto? Sin dall’antichità le persone hanno avuto bisogno di calcolare il tempo ed il suo scorrere. Il metodo più comune risulta quindi essere quello degli orologi solari, più comunemente chiamate meridiane. Strumenti semplici da cui si desume l’ora e non solo, riescono a funzionare grazie ad un’ asta che ha lo scopo di generare un’ombra, la quale si proietta su uno sfondo, chiamato quadrante, possiede delle linee distinte da cui si ricava l’ora. Questi due strumenti una volta tracciate le linee sul quadrante e uniti con calcoli precisi danno vita alla meridiana. La più grande meridiana del mondo antico si trovava in Campo Marzio e prese nome dall’imperatore che la fece edificare: Orologio di Augusto, conosciuto anche come Horologium Augusti, o, appunto Meridiana di Augusto. Meridiana di Augusto, la storia Ciò che rende unica la Meridiana di Augusto, rispetto al altri orologi pur presenti a Roma, oltre alla sua dimensione, era la precisione che possedeva. Tre anni prima della sua realizzazione, Augusto aveva ereditato da Lepido la carica di Pontefice Massimo e tra i compiti di questo magistrato c’era quello di sovrintendere al calendario. Nell’espletamento di questo incarico Ottaviano corresse la riforma del calendario attuata da Giulio Cesare e che era stata applicata in maniera erronea (un anno bisestile ogni tre, invece che ogni quattro anni). In ricordo della riforma gli venne dedicato un mese, Sestilius, che divenne Augustus, e la sua lunghezza fu portata a 31 giorni, determinando la irregolare distribuzione di mesi lunghi e brevi che ancora abbiamo. L’obelisco della Meridiana di Augusto, realizzato originariamente all’epoca del faraone Psammetico II (595-589 a.C.), era collocato nella città di Heliopolis in Egitto e fu condotto a Roma nel 10 d.C. da Augusto e collocato come gnomone in Campo Marzio. La Meridiana di Augusto, costituita da una linea di bronzo incastonata su delle lastre di travertino e lunga circa 75 metri, possedeva ai lati iscrizioni bronzee in greco e segni zodiacali, realizzando così un preciso calendario solare sfruttando la diversa altezza del sole nelle varie stagioni. Rovinata al suolo in un periodo imprecisato nell’alto medioevo, la Meridiana di Augusto venne suddivisa in più tronconi all’inizio del ‘500. Fu solo nel 1792, per volere di Pio VI, che la Meridiana di Augusto venne restaurata ed eretta nel luogo in cui è attualmente. Venne anche realizzata una linea meridiana che però, costruita in maniera inadeguata, forniva un’ora errata. La linea attualmente presente, di grande precisione, è stata realizzata nel 1998, in occasione del rifacimento della pavimentazione della...

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Il Castello di Santa Severa

Cosa visitare nel Lazio, il Castello di Santa Severa Con l’arrivo del bel tempo si organizzano sempre più spesso brevi gite “fuori porta” nel fine settimana, soprattutto verso le zone marittime, quindi perché non unire l’utile al dilettevole passando una bella giornata di sole in spiaggia dopo aver visitato un grazioso borgo antico o un luogo di interesse storico? A Santa Severa, frazione del comune di Santa Marinella situato sulla costa laziale, potete soddisfare entrambi questi desideri. Il punto di riferimento di questa meta balneare è senz’altro il Castello di Santa Severa, inizialmente solo un torrione. Sorto nell’area dell’antico sito etrusco di Pyrgi, città portuale fondata tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. ed abitato senza interruzioni fino al IV–V sec. d.C. In seguito, tra il X e l’XI secolo, i conti della Tuscia fecero costruire, proprio in questa zona, una fortezza dedicata alla giovane Severa, che era stata martirizzata nel 298 in un luogo poco distante, attorno al quale si formò il borgo circostante attraverso varie fasi di edificazione.Il Castello di Santa Severa vero e proprio nacque nel XIV secolo d.C. e tra il Cinquecento e il Seicento, periodo in cui raggiunse il suo massimo splendore, divenne anche luogo di sosta e di soggiorno di molti papi, tra cui Gregorio XIII, Sisto V e Urbano VIII. Dal 1482 il Castello di Santa Severa appartenne per i successivi cinquecento anni a diverse nobili famiglie romane e visse, poi, una lunga e lenta decadenza fino ad essere addirittura utilizzato dai tedeschi come postazione militare strategica nel 1943. Oggi il complesso monumentale viene gestito dal comune di Santa Marinella ed è finalmente tornato agli antichi fasti grazie ad una serie di interventi di restauro, ancora in corso, che hanno consentito di scoprire i resti di una grande chiesa rimasta sepolta per secoli sotto il cortile della rocca castellana, probabilmente dedicata al culto di Santa Severa martire. Dal 2014 è di nuovo possibile visitare il Castello di Santa Severa grazie ad una serie di aperture primaverili ed estive (che verranno replicate dal 25 aprile al 13 settembre 2015) che hanno portato oltre 8000 persone a visitare la fortezza. All’interno della Rocca, oltre al Museo in cui verranno esposti i reperti rinvenuti durante gli scavi, sono previsti spazi polifunzionali destinati ad ospitare esposizioni temporanee e altre attività culturali mentre gli edifici che circondano il cortile della Rocca sono invece destinati alla creazione di un centro congressi. Per info su ingressi e visite cliccare...

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Le migliori paninoteche di Roma

In pausa pranzo il vostro panino vi guarda con aria triste? Lo spizzicate controvoglia sognando un piatto di pasta? No, non è il lavoro che vi priva del gusto di un buon pranzo, è il panino che è sbagliato! Pane fragrante, salume fresco o pomodori rossi e freschi…avete fame? Ed allora perché non gustare in una delle migliori paninoteche di Roma un panino gustoso ed appetitoso? Il primo passo è riuscire a districarsi nella giungla dei venditori e trovare quelli che davvero possono soddisfare il nostro palato. Ecco perché di seguito vengono elencati dieci nomi per riconoscere subito le migliori paninoteche di Roma . Le migliori paninoteche di Roma Tra le migliori paninoteche a Roma la Pro Loco consiglia Borgo 139 in Via Borgo Pio 139, dove il pane viene prodotto appositamente da un forno che ne cura la lavorazione preliminare e la cottura. Borgo 139 offre panini dal gusto italiano e vendita di prodotti locali regionali. Un locale sicuramente da provare per mangiare e gustare i veri sapori Made in Italy. Situato nel centro della Capitale, a pochi passi da San Pietro e Castel Sant’Angelo. Da segnalare:  Tricolore. Rinomata panetteria-laboratorio di via Urbana, dove poter trovare pane al nero di seppia con salsiccia di tonno, pane di patate e polpo ma anche hamburger e hot dog preparati con pane a lievitazione naturale. Pianeta del Panino: una vera istituzione a Roma. Qui, infatti, non è solo possibile personalizzare gli ingredienti di ogni panino, ma deciderne anche le dimensioni attraverso i tre formati disponibili: standard da 20 cm, medio da 40 cm , extra large grande ben 89 cm. Capitan Paninok, aperto fino alle 5 del mattino Aristocampo, dislocato in sei diverse zone di Roma, ideale per chi desidera mangiare un panino gustoso senza spendere troppo. Opulentia con i suoi panini d’asporto che vi raggiungono a casa, in ufficio o anche al parco, basta chiamare e ordinare. Ino il Panino panini ideati dallo chef Alessandro Frassica, preparati espressi con pane del forno a legna di Eataly Roma. Sesto Girone, che con il suo ricco banco di salumi e formaggi, propone rare e ricercate delizie da tutta Italia: mozzarella di bufala campana, formaggi freschi e stagionati, nonché un’ampia selezione di affettati; e ci consentirà di gustare finalmente un panino con il sorriso sulle...

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San Lorenzo in Piscibus | Roma

 San Lorenzo in Piscibus All’ombra di palazzi moderni, su via della Conciliazione, sorge la chiesa di San Lorenzo in Piscibus. Con il suo campanile e le sue ampie porzioni della muratura originale, San Lorenzo in Piscibus rappresenta il punto nevralgico di questo Borgo attorno a cui il resto è stato edificato nel corso del tempo. La sua posizione infatti, studiando le piantine dei secoli scorsi, risulta inalterata, malgrado gli stravolgimenti subiti. Alcune parti della chiesa, l’atrio e la facciata, vennero tuttavia distrutte, sicchè la sua presenza è resa avvertibile solamente a chi passi lungo Borgo S. Spirito. In questo punto spicca la sua abside medioevale, mentre per accedere alla chiesa di San Lorenzo in Piscibus si deve traversare un cortile interno situato al civico 24 di via Pfeiffer. Sorta, secondo la tradizione, su una già precedente chiesa dedicata a Santo Stefano; San Lorenzo in Piscibus è conosciuta anticamente come Sanctus Laurentius in Portico Maiore. Nel 1143, infatti, si hanno i primi documenti che ne testimoniano l’esistenza sotto questo nome. Distrutta nel corso delle incursioni barbariche, San Lorenzo in Piscibus, fu ricostruita appunto in onore di S.Lorenzo e dalla sua prossimità al mercato del pesce. Nel Cinquecento , sotto il pontificato di Leone X (1513-1521), la chiesa ospitò una comunità laica e grazie all’ausilio del cardinale Francesco Armellini, San Lorenzo in Piscibus venne inglobata in un maestoso palazzo patrizio. Nel 1659 fu completamente ricostruita, in forme barocche, dalla potente famiglia dei Cesi, duchi di Acquasparta, che ne fecero la loro cappella privata. Nel 1733 un nuovo intervento, ad opera dell’architetto Domenico Navone, portò all’ampliamento di San Lorenzo in Piscibus con un lungo atrio ed una nuova facciata inglobata in un edificio affacciato su Borgo Vecchio. Fu nella prima metà del XX secolo, quando fu decisa la demolizione della Spina di Borgo, che la chiesa, come sopra menzionato, fu privata della facciata e nascosta dietro la mole degli edifici di via della Conciliazione. Gli architetti Galeazzi e Prandi, responsabili della prosecuzione dei lavori di restauro, decisero tuttavia di intervenire anche all’interno, per ripristinare le linee romaniche originali, spogliandola degli arredi barocchi. L’interno, largamente rifatto, è diviso in tre navate da 11 colonne. Pareti e abside sono in mattoni di cotto a vista senza alcun tipo di decorazione. Un piccolo ma slanciato campanile romanico del XII secolo , posto alla sinistra della facciata, si eleva su pianta quadrata con alte bifore, con pilastri al piano inferiore e con piccole colonne nella cella...

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Lago di Posta Fibreno | Valle del Liri

Il Lago di Posta Fibreno Con un’estensione di circa 400 ettari Lago di Posta Fibreno comprende al suo interno tutta la piana del Fibreno e le colline prospicienti il lago. E’ definita una delle oasi naturalistiche più belle, caratteristiche e incontaminate del centro Italia, questa sorgente di acqua purissima, proveniente dalle falde dei vicini monti del Parco Nazionale D’Abruzzo e da vita al gelido e limpido fiume Fìbreno. L’origine carsica di Lago di Posta Fibreno consente all’acqua di mantenere una temperatura pressoché costante di circa 10/11° C. tutto l’ anno. Ciò è possibile in quanto le acque che alimentano il lago giungono dalle montagne del vicino Parco Nazionale d’Abruzzo su cui sono cadute sotto forma di pioggia, di neve o di grandine effettuando un lungo percorso, perlopiù in falde freatiche sotterranee, per ritrovare la luce nel bacino del lago. Istituita dalla Regione Lazio con una legge del 29 gennaio 1983, la Riserva Naturale lago di Posta Fibreno è stata creata per essere destinata alla conservazione, valorizzazione e utilizzo dell’ambiente naturale da parte delle comunità locali interessate, che garantiscono una corretta fruizione da parte di tutta la popolazione di questo spazio. Nel visitare il lago di Posta Fibreno soffermiamoci ad ammirare la sua Isola Galleggiante. Un lembo di terra che affiora in una delle sue insenature spostandosi ogni giorno al soffiare del vento ed è divenuto rifugio di numerose specie di uccelli palustri, di anfibi, di pesci. Importanti nel lago di Posta Fibreno sono anche le varietà di pesci che è possibile incontrare: anguille, spinarelli, gamberi di Fiume, la piccola trota detta “Carpione del Fibreno” (endemico) e la rara trota macrostigma. Se si ha voglia di osservare folaghe, aironi, anatre di varie specie, il laico di palude ed il martin pescatore; o semplicemente di effettuare un giro del lago, è inoltre possibile noleggiare le tipiche “nane” (barca). Questo caratteristico mezzo, dal fondo piatto, viene utilizzato sul territorio fin dai tempi antichi. Meta di passeggiate domenicali, inoltre, lago di Posta Fibreno è frequentato anche dai subacquei per immersioni con le bombole o in apnea e da appassionati di birdwatching. All’interno della Riserva Naturale infine sono stati realizzati ed attrezzati ,con opportuna segnaletica didattica, alcuni importanti Sentieri Natura che permettono di godere a pieno degli spettacoli che il luogo offre. Il primo si snoda nel Canneto, un secondo intorno al lago, un terzo, panoramico, congiunge il Centro Storico con le rive del lago di Posta Fibreno . Infine un quarto sentiero, il più suggestivo, consente attraverso un’imbarcazione dalla base trasparente, di osservare le acque del lago sottostanti mentre le si...

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Ipogeo degli Aureli

Roma sotterranea: l’ Ipogeo degli Aureli C’è una Roma sotterranea, che pochi di noi conoscono, una Roma misteriosa ed interessante, ricca di storia e reperti archeologici. Nella Roma segreta che andiamo a scoprire oggi, visitiamo le catacombe di cui fa parte l’ Ipogeo degli Aureli (detto anche “di Aurelio Felicissimo”), considerato un vero e proprio cimitero sotterraneo. L’ Ipogeo degli Aureli, risalente al III secolo d.C. (probabilmente al 230) è uno dei più importanti complessi funerari presenti nella capitale, fu scoperto del tutto casualmente nell’autunno del 1919 durante gli scavi per la realizzazione di un garage. Situato all’incrocio tra viale Manzoni e via Luzzatti, è realizzato su due piani: il primo, composto da una sala in muratura e solo in parte interrato, il secondo, del tutto ipogeo, formato a sua volta da due stanze scavate nel tufo. L’ Ipogeo degli Aureli apparteneva ad una ricca famiglia di liberti imperiali e deve il suo nome al mosaico pavimentale rinvenuto in una delle stanze sotterranee, sul quale compaiono i nomi di quattro membri della gens Aurelia: Aurelius Felicissimus che dedica il sepolcro ai suoi fratelli Aurelius Onesimus, Aureliius Papirius ed Aurelia Prima. Le pitture dell’ Ipogeo degli Aureli Ciò che colpisce entrando nell’ Ipogeo degli Aureli sono le numerose rappresentazioni pittoriche presenti sulle pareti, molte delle quali di difficile interpretazione. Nella camera superiore si vede, sulla parete di fondo, un’immagine di un uomo e di una donna con accanto un serpente, forse Adamo ed Eva; a destra vi è un’altra scena che potrebbe rappresentare la creazione del primo uomo, con due figure virili vicine, dipinte in un ambiente paradisiaco decorato con alberi e rami fioriti. Lungo le pareti laterali sono presenti dei personaggi barbuti, forse filosofi, e degli arcosoli che accoglievano le sepolture. Scendendo al piano inferiore troviamo un ambiente con volta a botte ed altri arcosoli con 12 personaggi togati, forse gli apostoli, ed un uomo su un cavallo davanti ad un arco seguito da un gruppo di persone. Inoltre sono presenti immagini di pastori, insegnanti, richiami alla cultura ellenistica e scene mitologiche classiche. Una delle scene più particolari si rifà probabilmente all’epica omerica: vi è rappresentato l’episodio descritto nell’Odissea in cui i compagni di Ulisse vengono trasformati in maiali dalla Maga Circe. L’uso funerario dell’ipogeo durò pochi anni, fino al 271 circa, quando la costruzione delle Mura Aureliane racchiuse il monumento all’interno della nuova cinta muraria, vietandone così l’utilizzo in virtù dell’antichissimo divieto di seppellire i morti all’interno delle mura. Nel giugno 2011 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (PCAS) ha terminato un complesso lavoro di restauro e recupero dell’ Ipogeo degli Aureli che, naturalmente, è visitabile: per informazioni rivolgersi alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: tel. 06 4465610 – 06 4467601; fax 06 4467625; e-mail: pcomm.arch@arcsacra.va....

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Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano

Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano “Giorgio Morandi 1890-1964” al Complesso del Vittoriano dal 28 febbraio al 21 giugno 2015″ La mostra di Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano ci offre la possibilità di scoprire circa 150 opere del pittore ed incisore bolognese, la maggior parte di grande rilevanza, provenienti da importanti istituzioni pubbliche e da prestigiose collezioni private, inclusi alcuni capolavori meno noti al grande pubblico, tra cui alcuni disegni, acqueforti ed acquerelli. Nella prima parte della sua carriera Morandi, che risentì soprattutto dell’influenza dei suoi contemporanei come Cézanne e Picasso, espose le sue opere insieme ai futuristi, divenendo verso il 1918 uno dei maggiori esponenti della scuola metafisica insieme a Carrà e De Chirico. Pur tenendo in grande considerazione l’arte di Giotto, Caravaggio e del Quattrocento italiano, intorno al 1920, Morandi iniziò a sviluppare un suo linguaggio personale ed a seguire un percorso che diverrà via via più definito nel corso degli anni ’30 e che, nella mostra al Complesso del Vittoriano, viene illustrato in modo completo. Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano: tematiche e caratteristiche Ad eccezione di qualche autoritratto, la produzione artistica di Morandi è legata soprattutto alle numerose nature morte e agli oggetti di natura quotidiana, come i fiori di stagione, i paesaggi, le bottiglie, le ciotole o i vasi che vengono largamente raffigurati nelle sue opere al solo scopo di esprimere la sua visione della forma nella sua essenzialità e purezza. Una delle sue principali caratteristiche pittoriche è quella di dipingere con pochi colori e poco dettagliatamente gli oggetti, rendendoli un po’ più surreali ma comunque realistici. La mostra di Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano permette al visitatore di percepire che le tele, a prima vista statiche e ripetitive, subiscono innumerevoli variazioni nel tempo, con la tavolozza di colori che con gli anni si schiarisce, con colori che diventano sempre più rarefatti, dove tutto è reale e illuminato dalla luce. Per maggiori info su biglietti ed orari della mostra potete cliccare su questo link....

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Abbazia delle Tre Fontane | Roma

Abbazia delle Tre Fontane  Nel cuore di Roma si trova l’ Abbazia delle Tre Fontane. Il complesso, posto in una valletta percorsa dall’antica via Laurentina in una località detta Aquae Salviae, è l’unica abbazia riconosciuta gestita da trappisti. La via trappista trae origine dalla tradizione di vita evangelica che ha trovato espressione nella Regola di San Benedetto da Norcia, secondo l’impronta particolare impressa dai fondatori del monastero di Citeaux, e dalla tradizione Cistercense, che vede la vita consacrata alla ricerca e al servizio di Dio, nel silenzio, nella preghiera e nel lavoro manuale. All’interno dell’ Abbazia delle Tre Fontane, quindi, la giornata quotidiana è scandita dai sette momenti di preghiera , di lettura e meditazione della Sacra Scrittura, e dal lavoro manuale. Abbazia delle Tre Fontane, le evoluzioni Le prime tracce di stanziamento dell’ Abbazia delle Tre Fontane risalgono all’epoca greco-armena, nella quale l’imperatore Eraclio avrebbe inviato in dono ai suoi abitanti , la testa del martire persiano Anastasio come preziosa reliquia da custodire in loco . Alla fine dell’VIII secolo il monastero e la chiesa andarono a fuoco, per essere restaurate, attraverso preziose donazioni papali, tra il IX e il XII secolo. Numerosi sono nel tempo gli eventi che vedono l’ Abbazia delle Tre Fontane congiunta alla storia dei papi. In questo stesso periodo abbiamo, per esempio, in favore di questo complesso, l’attribuzione di feudi nella Maremma toscana. Alla fine dell’XI secolo, Gregorio VII affidò ai cluniacensi l’ Abbazia delle Tre Fontane e i suoi possedimenti, poiché ritenuti l’ordine monastico più potente dell’epoca. Tale predominio fu tuttavia breve poiché, nel 1140, il monastero fu tolto da Innocenzo II ai cluniacensi ed assegnato ai cistercensi. Di questo periodo è l’edificazione della chiesa abbaziale e la struttura del monastero come oggi lo conosciamo, rintracciando, in un documento del 1161, per la prima volta, tutte e tre le chiese che ne fanno parte: La chiesa abbaziale dei Santi Anastasio e Vincenzo; La chiesa (della decapitazione) di San Paolo; La chiesa di Santa Maria Scala Coeli. La prima, la chiesa abbaziale, è rimasta praticamente intatta nelle forme in cui fu costruita nel XII secolo. La mano cistercense qui è riconoscibile nello stile solido, severo e spoglio della chiesa e degli altri edifici conventuali, e nel fatto che tutto sia costruito, all’uso lombardo, in laterizio. La seconda, luogo indicato per la decapitazione di san Paolo nel 29 giugno del 67, sorge su una pianta molto semplice ad unica navata trasversale con due cappelle laterali, lungo la quale tre nicchie ospitano tre fonti nei punti dove, secondo la leggenda, la testa di San Paolo cadendo a terra avrebbe fatto tre rimbalzi. In ognuno dei punti...

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Norchia | Importante centro del’Etruria

Norchia, tra i più importanti centri dell’Etruria Abitata sin dal paleolitico superiore, con la sua estensione tra i solchi scavati dal Fosso Biedano, il Fosso di Pile e dell’Acqua Alta, Norchia fu di certo uno dei più importanti centri dell’Etruria già a partire dagli inizi del VI o del V secolo a.C. Durante il periodo della dominazione romana l’importanza di Norchia diminuì, ma non per questo andò perduta, forse proprio grazie alla Via Clodia, che collegava Roma alle province etrusche passando per importanti centri come Blera e Tuscania. Nonostante questa favorevole posizione la città fu quasi dimenticata durante l’età repubblicana per ritornare in auge nel X secolo d. C. in piena epoca medioevale. In questo periodo Norchia tornò ad essere frequentata, poiché nel suo territorio era definito il confine fra Longobardi e Ducato romano, fortificato nel XII secolo da papa Adriano IV. La presenza di un centro abitato nel medioevo è inoltre testimoniata, nei pressi del Fosso di Pile, da alcuni resti del borgo, del castello della famiglia Di Vico e della Chiesa di San Pietro risalente al IX secolo d. C. e costruita su un preesistente tempio etrusco-romano. Norchia, la Necropoli Il più prezioso tesoro di Norchia, tuttavia, può di certo essere considerato la sua necropoli. Sono infatti migliaia le tombe rupestri disseminate non solo sull’altura ma anche lungo i fianchi dei fossati che la delimitano. Alcune di queste, proprio per la loro caratteristica e per il loro stato di conservazione, risultano essere tra le più importanti del mondo etrusco. Le tombe di Norchia, alcune delle quali usate nel medioevo come abitazioni a grotta e ricoveri, risalgono a due differenti periodi : l’arcaico e l’ellenico ; e possiedono diversi tipi architettonici. La tipologia più frequente, tuttavia, è quella delle tombe a dado con la peculiarità del vano di sottofacciata aperto a portico . La parte superiore, il dado vero e proprio, reca infatti scolpita la finta porta e culmina con una terrazza che veniva utilizzata per il rito della libagione in onore agli dèi. Una scala, infine, conduceva al portico colonnato dove avveniva il pasto rituale ed i defunti venivano posti nella camera ipogea sigillata da grossi blocchi. Fra le più importanti tombe della necropoli di Norchia possiamo citare : la Tomba Ciarlanti, la Tomba Smurinas, la Tomba Prostila e la Tomba Caronte nella necropoli del Fosso di Pile, e la Tomba dei Lattanzi in quella del...

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Chagall al Chiostro del Bramante | Roma

Chagall al Chiostro del Bramante “Love and Life” La mostra di Chagall al Chiostro del Bramante di Roma è iniziata da circa due settimane ma, non temete, avete ancora parecchio tempo per poterla visitare, per l’esattezza fino al 26 Luglio 2015. L’esposizione di Chagall al Chiostro del Bramante raccoglie ben 140 opere di uno dei pittori più amati del Novecento, visibili per la prima volta in Italia, è curata da Ronit Sorek e prodotta da DART Chiostro del Bramante e Arthemisia Group, in collaborazione con l’Israel Museum che fu fondato nel 1965 e che ospita molte collezioni di artisti appartenenti alla tradizione ebraica. Marc Chagall nasce, infatti, in una famiglia di cultura e religione ebrea a Vitebsk, in Bielorussia, nel 1887 e si trasferisce a San Pietroburgo nel 1907. Qui frequenta l’Accademia Russa di Belle Arti e, dopo essere diventato un artista piuttosto noto, si trasferisce a Parigi dove entra in contatto con le correnti artistiche più in voga in quell’epoca, come il fauvismo ed il cubismo frequentando, tra gli altri, Guillaume Apollinaire e Robert Delaunay. Uno degli incontri più importanti nella vita di Chagall è, però, quello con Bella Rosenfeld, sua futura moglie nonché grande ispiratrice di molte delle sue opere: non è un caso che la mostra di Chagall al Chiostro del Bramante si chiami proprio “Chagall. Love and life”. Le otto sezioni tematiche e l’approccio interattivo con cui è stata allestita tutta la collezione ripercorrono i temi fondamentali della produzione di Chagall: gli oggetti e i luoghi della sua infanzia in Bielorussia come le case di legno o la cupola verde del tempio ortodosso di Vitebsk, l’incontro con sua moglie Bella, la sua fede religiosa. Oltre alla varietà molto ampia di tematiche affrontate, quello che emerge dalla mostra di Chagall al Chiostro del Bramante è la pluralità di tecniche padroneggiate dall’artista che si esprime, oltre che attraverso i dipinti caratterizzati da linee ben decise, colori vivaci e tinte forti che evidenziano quanta influenza abbiano avuti artisti come Matisse e Picasso sulla sua produzione, anche attraverso mosaici, scrittura, sculture, scenografie ed incisioni, quest’ultime in particolare molto numerose. Tutto è permeato dall’assimilazione delle tre culture a cui appartiene, vale a dire quella ebraica, quella russa e quella occidentale, che fanno di Chagall uno dei più originali ed innovativi artisti del XX secolo, con la sua personalità poliedrica e la sua grande sensibilità nel raffigurare le scene di vita quotidiana, l’amore e la gioia di vivere che a differenza di molti suoi “colleghi” più tormentati non lo abbandonò mai. Maggiori Info & Tickets, clicca...

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