Moschea di Roma | Centro Islamico culturale

La Moschea di Roma, Centro Islamico Culturale d’Italia La Moschea di Roma è la sede del Centro islamico culturale d’Italia, situata a Roma Nord, ai piedi del Monte Antenne. E’ il centro di preghiera più grande d’Italia, al suo interno possono guardare a La Mecca più di 12000 fedeli. L’ha fortemente voluta il Re Faysal D’Arabia Saudita, il Custode delle due Sante Moschee, proprio quella di Mecca e Mediana ed è stata realizzata da Paolo Portoghesi. Storia della Moschea di Roma La storia della Moschea di Roma è legata solo marginalmente al Re Faysal, che ne ha iniziato il finanziamento. Galeotta fu una visita a Roma, con i suoi dignitari, nel 1966. Fu accompagnato in una casa privata, gli fu detto che a Roma no, di moschee proprio non c’era neppure l’ombra. Ed allora, perché non costruirla? Il governo italiano, attratto dall’idea di migliorare i rapporti con i paesi arabi, diede il via al progetto, vari principi e dignitari in esilio vita al Centro Islamico Culturale d’Italia. Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, Guinea, Indonesia, Malesia, Marocco, Oman, Pakistan, Senegal e Turchia finanziarono profumatamente la costruzione. Vinsero il bando due progetti: quello di Portoghesi e dell’iraniano Sami Musawi, a cui si propose di lavorare insieme. Due sole condizioni per la costruzione: niente altoparlanti che chiamassero alla preghiera, unica moschea al mondo a non averli, e cupola più bassa di San Pietro. Due progetti, due anime diverse: Paolo Portoghesi doveva garantire l’armonia col mondo architettonico occidentale, Musawi avrebbe dovuto testimoniare le istanze culturali della tradizione musulmana. Rapproto subito complicato, quello tra i due, con la caduta, nel 1980, dello Scià di Persia, Musawi fu allontanato, e Portoghesi terminò da solo i lavori. E Re Faysal? Non ha neppure fatto in tempo a vederne la prima pietra, posta dieci anni dopo la donazione del terreno su delibera del comune di Roma, nel 1984, di fronte a Sandro Pertini, ed alla sua inconfondibile pipa. Nel 1975 il re saudita fu assassinato da un altro membro della famiglia reale. Rimane il suo sogno, in marmo ed in armonia, fatto Moschea. Moschea di Roma, Arte ed orari Inaugurata nel 1995, segue e rispetta l’ambiente circostante, nelle sue curve armoniose, e la luce, indirizzata con sapienza e moderazione per invitare alla preghiera. Ceramiche invetriate ne rendono delicata la decorazione, non ci sono dipinti, od immagini, chi la visita deve sapere che l’Islam vieta la presenza di immagini sacre. Si può dire che la decorazione sia armonia e parole: è il Corano ad essere elegantemente vergato in arabo, in alto. Le sale di preghiera sono due: una è più piccola, è aperta tutti i giorni, la sala grande...

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Montefiascone – Gita fuori porta

Montefiascone, gita fuori porta nella zona del Belvedere E’ il panorama durante la visita a Montefiascone, a togliere il fiato: la Tuscia, i monti Cimini, il lago di Bolsena, ed il Belvedere. Montefiascone, a soli 125 km da Roma, in provincia di Viterbo, ci regala degli ottimi spunti per una gita fuori porta. Visitare Montefiascone La storia del comune di Montefiascone parte dal nome: deriverebbe da mons faliscorum, dal momento che sarebbe stato abitato dai Falisci in fuga dai Romani. Ma è già storia di Roma, mentre sono visibili perfino rovine etrusche, e tracce di civiltà eneolitica in loco. E, in visita a Montefiascone, ci si accorgerà che la sua storia è vicina a quella di Roma: tutte le strade portano nella capitale, la Cassia in particolare, costruita tra il 170 ed il 150 a.c., ha facilitato il prosperare della cittadina. Ma la storia di Montefiascone è strettamente legata a quella dei Papi, e delle sue Chiese. Il primo documento ufficiale risale all’853, ed è di mano papale, di Leone IV. La storia di Montefiascone si lega a quella del papato, vista l’importanza strategica della fortezza. Tra chi la visitò (anche santi, come San Francesco, tanto da essere segnata sulla Via Francigena) e chi ne fece uno dei primi baluardi del Patrimonio di Pietro, dopo le promesse incompiute di Pipino il Breve e Carlo Magno, come Innocenzo III. Chi ne fece meta di esilio, come Pio VI, e chi la rese bella, come i Borgia, e le frequenti visite del Bramante, di Michelangelo. Nel Rinascimento il declino, contraddizione in termini, fino all’annessione al Regno d’Italia, la definizione di “perla dell’alto Lazio”, le visite sempre più frequenti alla Rocca, alle tante Chiese come il Duomo di Santa Margherita o la Cripta di Santa Lucia dei Filippini. Montefiascone, tra la Rocca ed il Lago di Bolsena Testimone fedele di secoli di assedi, macchinazioni, terrore e sicurezza, la Rocca di Montefiascone, ora anche sede del Museo dell’Architettura, domina il lago di Bolsena e la via Francigena . Imponente, restaurata nelle parti rimanenti, lascia intendere la maestosità che la rese inespugnabile, tanto da essere visitata anche dal Barbarossa, sempre intento a pensar guerre contro il vicino Papato. A soli 3 km il lago di Bolsena: vela, mountain bike, carp fishing, trekking a piedi e a cavallo nella “Valle perlata”, tutte attività a portata di mano, o piedi, o bici, che dir si voglia. Da visitare anche la Basilica minore di San Flaviano, dove è sepolto il vescovo tedesco Defuk, dal 1113: era attratto dal vino Est!Est!Est!, D.O.C. di Montefiascone. Avrebbe dovuto segnare ogni locanda dal buon vino con la scritta EST! Qui scrisse, EST...

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La Matriciana ai Consoli

La Matriciana ai Consoli, vera cucina romana Nel cuore di un quartiere che fu popolare, a Piazza dei Consoli, a due passi dalla metro Lucio Sestio, il ristorante-pizzeria La Matriciana ai Consoli rispetta la storia e la tradizione della cucina romana. E’ cuore pulsante del quartiere Tuscolano, proprio vicino alla torre del Quadraro, che serviva a controllare l’arteria stradale, il cui nome viene da un tale G.G. Guadralis, che ha ricevuto dai monaci un fondo proprio qui, a due passi dal ristorante. E’ Roma che si fa sentire, bussa alla porta della cucina, e chiede: una carbonara, una matriciana, una gricia. E viene accontentata. Il ristorante La Matriciana ai Consoli fa tesoro dell’esperienza culinaria della Roma del popolo, con pochi piccoli ritocchi che rendono alcuni piatti indimenticabili, per qualità e dimensioni. Primo punto a favore: ristorante tutto meno che turistico, è frequentato principalmente da romani, che certificano, occupando quasi tutti i posti a sedere, la bontà del menù in tutte le sue forme. Secondo punto a favore: non bisogna mai chiedere il bis. Niente gricia gourmet: l’abbondanza regna sovrana. Dalla pizza, di cui si parla un gran bene, ai secondi, è un rintocco continuo e forte di sapori tradizionali, con la certezza che la Roma di borgata ha ne “La Matriciana” una fedele testimone di ricette e profumi. Se esistesse nel Menù una sezione dal titolo: “Lo Chef consiglia” dalla cucina accorrerebbero a proporre con una certa veemenza la Carbonara tartufata, che di gran lunga merita l’Oscar come attrice protagonista sulla tavola. In realtà, sulla scelta dei primi piatti ci si potrebbe anche affidare al caso, e non rimanere delusi: il riso agli scampi è una gioia, cucinato a così tanto km dal mare, la matriciana giocoforza, visto il nome del locale, pretende tutto il rispetto quasi sacro che tradizionalmente la religione della pasta pretende in Italia, e a Roma in particolare. Se la pasta è una religione, nel ristorante La Matriciana ai Consoli c’è un luogo di culto importante, rispettato, e frequentato. Se la pasta è un credo, allora la carbonara tartufata de La Matriciana ai Consoli è praticamente un comandamento. Da assaggiare, non solo da rispettare. Per maggiori info riguardo location e menù, potete consultare direttamente il sito del...

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Le quattro Basiliche Papali

Viaggio attraverso le quattro Basiliche Papali Esistono tradizioni che vivono nei secoli. Il mondo intorno a noi cambia, si evolve, cresce in alcuni contesti ed in altri perde i valori che un tempo aveva. Le città si trasformano, ma a volte accade che restino ancorati a noi eventi di profonda importanza. Spirituale. Storica. Come può esserlo il Giubileo, che dal 1300 e per opera di Bonifacio VIII, vede Roma come fulcro e meta dei pellegrini cristiani di tutto il mondo. Da quell’anno, che viene conosciuto come “Anno Santo”, è possibile per chi lo voglia, attraversare una delle quattro porte sante delle Basiliche Papali, dove poter ottenere l’indulgenza plenaria, vedendo così perdonati i propri peccati. Ma che lo si guardi con occhi da credente, o con lo sguardo curioso del semplice turista, non si può che restare affascinati da una simile tradizione che si perpetua nel tempo. E’ per questo motivo che vogliamo condurvi, attraverso questo piccolo viaggio virtuale, all’interno delle Basiliche Papali di Roma. Luoghi mistici e dalla grande ricchezza artistica. La prima che vi presentiamo è senza alcun dubbio San Giovanni in Laterano. Sorta nella parte meridionale del colle Celio, fra le Basiliche Papali  fu la prima edificata. Fatta costruire tra il 313 ed il 318 dall’imperatore Costantino dopo la sua vittoriosa battaglia del 312 contro il precedente imperatore Massenzio. A partire dal 440 la struttura subì numerosi restauri ed interventi, ma la sua facciata risale solo al 1734. Ciò che tuttavia l’ha resa storicamente importante furono i Patti Lateranensi , firmati in loco, del 1929, con cui si pose fine agli attriti fra Santa Sede e Stato Italiano circa il possesso di beni temporali da parte del Pontefice. La seconda è, fra le Basiliche Papali, la più conosciuta, poiché centro della cristianità mondiale. Stiamo parlando della Basilica di San Pietro. Costruita da Costantino, intorno al 324, sul luogo dove fu sepolto l’Apostolo Pietro, la basilica costituisce  il più grande edificio religioso esistente. E’ fulcro non solo della religione cristiana cattolica, ma di opere meravigliose che vedono il tocco di artisti quali Michelangelo, il Bramante, il Bernini. La terza è quella di San Paolo fuori le Mura, nota per i suoi bellissimi mosaici all’interno e sulla facciata, purtroppo colpita da un incendio nel 1823 e successivamente restaurata. Importante poiché in questo luogo è presente la  tomba del santo da cui prende il nome, posta sotto l’altare maggiore. Dal 1300 meta del giubileo, è la seconda delle Basiliche Papali in termini di ampiezza. La quarta che vi viene presentata è quella di Santa Maria Maggiore. L’unica delle quattro  Basiliche Papali ad essere eretta sulla propria struttura risalente al periodo paleocristiano....

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La Quercia del Tasso al Gianicolo

La quercia del Tasso Alberi che fanno la storia, centinaia di anni che si nascondo nei i rami, sotto le fronde cospirazioni antifasciste (come sotto il celebre Alberone, sull’Appia), o pensieri musicali di un poeta che si mischiano al vento e alle foglie della quercia del Tasso. Per arrivarci è consigliata la passeggiata del Gianicolo, magari partendo da Porta San Pancrazio, luogo di una celebre battaglia per l’Unità d’Italia, dove fu ferito, e per quelle ferite morì, Mameli, che compose il celebre inno nazionale. C’è il Belvedere, e lo storico cannone, e la Quercia, certo, più avanti, la celebre quercia del Tasso. La Storia della Quercia del Tasso Non bisogna immaginarla com’è ora, appesantita dagli anni e dalle piogge, ma nell’orto del vicino convento di Sant’Onofrio. Non bisogna immaginarla deturpata da un incendio doloso, di recente purtroppo, o dal fulmine più antico del 1843. Dovete immaginare Giacomo Leopardi a visitarla e a piangere, perché proprio sotto quella quercia Torquato Tasso, vessato da una salute malferma, a 51 anni, durante l’ultimo mese di vita, secondo tradizione leggendaria sedeva a riflettere, o meglio, come dice lui stesso, a “cominciare la sua conversazione in cielo”. La Quercia del Tasso e San Filippo Neri Negli ultimi travagliati anni del poeta, a fine ‘500, quel luogo solitario dove poteva godere della vista dell’intera Roma e respirarne la storia, deve essere stato di sollievo. Il travaglio della pubblicazione, con troppe manomissione, a sua insaputa, della Gerusalemme Liberata lo affliggeva. Ora giace nella cappella della chiesa di Sant’Onofrio, “primo e unico piacere che ho provato a Roma”, per dirla alla Leopardi. Forse in onore del Tasso, Papa Pio XII nel 1945 donò a questa chiesa l’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Proprio sotto la quercia, in onore del poeta, i religiosi dell’ordine di San Filippo Neri hanno costruito un anfiteatro, dove tuttora vengono recitati spettacoli teatrali. Lo stesso San Filippo Neri, raccontano, si recava spesso alla quercia, luogo privilegiato di meditazione, di riposo, di contemplazione. Anche solo della Città, di Roma, ai piedi del Gianicolo, in tutto il suo...

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Riserva Naturale dell’Aniene

Natura e storia della Riserva Naturale dell’Aniene Se prendi un bel respiro nella riserva Naturale dell’Aniene quello che percepisci è storia, è un alone leggendario (Anio, da cui viene il nome del fiume, è un padre che, per salvare la figlia dal rapimento, muore annegato nelle acque) è un salto antico dalla leggenda a Roma, come quello che fa il fiume a Tivoli. Tutto questo, è la Riserva Naturale dell’Aniene, 620 ettari che si snodano tra Prati Fiscali ed il Fosso della Longarina, sfiorando San Basilio, Pietralata, Monte Sacro. Nella Riserva Naturale dell’Aniene, c’era una volta un ponte…e c’è ancora Già, una delle strutture architettoniche più rilevanti della Riserva Naturale dell’Aniene è il Ponte Nomentano. Bisogna immaginarlo come lo vedevano gli incisori tra il XVI ed il XIX secolo, bisogna immaginarlo attraversato da mandrie, solitario. Oggi è stretto nel quartiere di Monte Sacro, chiuso al traffico solo nel 1997, restaurato per il Giubileo del 2000, ora si erge nella riserva naturale dell’Aniene ma è stato fortezza e punto focale di passaggio, assediato e attraversato pacificamente, abbattuto e ricostruito. Questa è la sua storia, che si intreccia con quella della capitale. E se i granchi d’acqua dolce nell’Aniene ne testimoniano la purezza delle acque, il ponte Nomentano è la storia di questi luoghi, la tradizione di passaggio che solo i fiumi hanno sin dalla preistoria. Una riserva d’aria per Roma La riserva Naturale dell’Aniene ospita anche il Pratone delle Valli, area riqualificata nel 2006, un vero e proprio polmone verde della Capitale, di fianco a zone anche densamente popolate. Natura in festa: lecci, sughere, farnie, ma anche salici, frassini, olmi, ne fanno una riserva d’aria aurea per la città di Roma, spalla a spalla con il Casale della Cervelletta, con tanto di torre medievale. Ancora storia, storia ovunque, appartenuta agli Sforza prima, alla famiglia Borghese poi, visitabile il martedi ed il giovedi dalle 9.30 alle 12.30 e la domenica dalle 15.30 alle 18.30. La riserva naturale dell’Aniene è gestita da RomaNatura, Ente Regionale per la Gestione del Sistema delle Aree Naturali Protette nel Comune di...

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Migliori enoteche di Roma

Migliori enoteche di Roma Acqua, alcol etilico, acetaldeide, glicerolo, acido tartarico, lattico e melico: in una sola parola, vino. Siamo andati a fare un giro tra le migliori enoteche di Roma, diversi templi del vino, dove si possono assaggiare, gustare, abbinare con piatti ed accostamenti originali, raffinati, decisi. E’ un viaggio quello del vino, nei suoi luoghi, nelle sue espressioni, è un viaggio nel palato e nella percezione, nell’atmosfera che i luoghi regalano abbinati perfettamente al sapore antico del vino. Ecco la nostra lista delle migliori enoteche di Roma: 1) Litro – Vino e Mezcal Cosa sia il Mezcal, dovete andare a chiederlo al proprietario. Qualcuno ha definito Litro a Via dei Fratelli Bonnet 5, a due passi da Villa Sciarra “Chic but Friendly”, andando a centrare il punto perfetto d’incontro tra menù ad alto tasso di raffinatezza e carta dei vini selezionata accuratamente. Ambiente piccolino, cocktail da provare, anche se non strettamente necessari in enoteche, risultano comunque validissima alternativa. Da provare.  2) La Zanzara Bistrot – Rumore di vino Ideata come sorella di “Baccano“, la Zanzara offre un menù leggermente diverso, ma partiamo dalla location, via Crescenzio 84, un soffio da Piazza Risorgimento. Carta dei vini molto attenta alla provenienza, con qualche salto nel dinamico e biologico, profonde incursioni nello champagne e nei distillati. Costo proporzionato alle aspettative alte, difficile rimanere delusi dal menù o dalla cantina di quest’enoteca, bistrot, bar, e chi più ne ha più ne metta. Unico piccolo neo, qualche decibel di troppo. Ma il vino non si preoccupa dell’acustica, di solito. 3) Pentagrappolo – Tanto vino in pochi metri Colle Oppio, il Colosseo si intuisce, Villa Celimontana profuma l’aria, è il cuore di Roma: il “Pentagrappolo” è una piccola enoteca-ristorante che offre una lista vini di pregio, e una delle migliori location per qualità contro metri quadrati. Piccolissima, ma spesso allietata da musica dal vivo: immaginate, pianoforte, vino, e menù raffinato, sotto al Colosseo. Ecco, siete al “Pentagrappolo”, a Via Celimontana 21b. 4) Enoteca al Parlamento – Selezione E’ tutto un magna-magna, ma non solo. Si beve anche ottimo vino, al Wine Restaurant Achilli, Enoteca al Parlamento. Dal 1977 in Via dei Prefetti 15, la sua storia si intreccia con quella di Giovanni Achilli, precursore della cucina gourmet, che ha sempre puntato tutto su qualità di calice e piatto. La selezione di etichette la rende una delle migliori Enoteche di Roma, da assaggiare le tartine. Per quelle sì, è tutto un magna-magna. 5) Trimani – Old but good Sono vinai dal 1821, una lunga storia alle spalle prima di trasferirsi a Via Cernaia 37/b, sono stati i primi a chiamarsi Wine-Bar, aprendo il corso di...

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Gelaterie di Roma

Gelaterie di Roma Un tour delle migliori gelaterie di Roma dal centro città fino alle periferie Roma da vivere …e perché no, anche da mordere! Con l’estate che si avvicina, le domeniche soleggiate, le visite ai musei, i luoghi di arte e di cultura che la capitale italiana sa fornire, e che di certo sono meravigliosi e molteplici, non sarebbe bello se si potesse rendere il tutto più dolce? Allora perché non abbinare il gusto antico dei colonnati romani o delle facciate delle chiese classiche, a quello di alcune delle più buone gelaterie della capitale. Iniziamo il nostro tour delle gelaterie di Roma partendo dal centro città. Nel vertice che congiunge una delle strade più calpestate da i turisti e non, quella che porta da Piazza Navona al Phanteon, troviamo immancabilmente: il gelato de l’Antica gelateria Giolitti, dove il gusto è una questione “di famiglia”, le “novità del mese ” di Grom, la crema fiorentina e il mascarpone alle pere del Frigidarium ed infine il gelato più “tradizionale” della Gelateria della Palma. Le statue della fontana di Trevi, con le sue volte ed i suoi spruzzi ci invitano a gustare il gelato di S. Crispino. Un nome che di diritto si trova nella top ten delle classifiche sulle migliori gelaterie di Roma con i suoi sorbetti alla pesca e all’arancia selvatica. Se siete amanti dei gusti “particolari” , vi invitiamo ad assaggiare sedano e lime, ananas e zenzero, finocchietto selvatico e rum Saint James, di Fata Morgana e gustarlo comodamente seduti sulla scalinata di Piazza di Spagna. Nella costa opposta del fiume Tevere, vicino alla bellissima Piazza del Popolo, troviamo la Gelateria dei Gracchi, famosa per il suo pistacchio ed il gelato al gusto mandorla. Alle spalle del Colosseo invece, dove un tempo uomini e fiere s’affrontavano in duelli e giochi pericolosi, troviamo le gelaterie di Don Pepe , anche yogurteria, e De Matteis. Indimenticabili sono anche le gelaterie , forse meno centrali rispetto a quelle nominate sino ad ora, ma che addolciscono ugualmente le passeggiate romane. Parliamo di Neve di Latte, posto vicino al Museo Maxxi e piazza Mancini, dove assaggiare il gusto sorbetto di pesca o vinaigrette di lamponi, more e mirtilli biodinamici. Oppure da Mela e Cannella dove la crema al porto è deliziosa quasi quanto l’amisticanza (gusto composto di miele e frutta secca). Infine va segnalato il gelato di Conforti, a pochi passi della bellissima chiesa di S Giovanni in Laterano, dove i gusti cambiano a seconda del giorno della settimana. Non vi resta quindi che scegliere il punto da cui far partire questo itinerario della Dolce...

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Il Parco del Circeo

Il Parco del Circeo Il Parco del Circeo lo scopriamo attraverso sul tour naturalistico. Si parte da Latina, una moderna città (fu fondata nel 1932, con il nome di Littoria, nella zona bonificata della regione pontina), il cui principale interesse risiede in alcuni esempi dell’architettura del periodo fascista; l’ufficio postale, il tribunale, il quartiere delle case popolari, l’ospedale vecchio. Attraverso l’Agro Pontino si viaggia verso San Felice Circeo, una cittadina di antiche origini (appartenne persino, nel XIII secolo, ai Cavalieri Templari, che vi hanno lasciato una torre), al centro del promontorio dove, secondo la leggenda, la maga Circe compiva i propri incantesimi d’amore. Il monte Circeo, nonostante tocchi appena i 541 m, domina la pianura. Le sue pendici ospitano numerose caverne particolarmente importanti per gli studi di paleoantropologia: nel 1939 la grotta Guattari, divisa in quattro cavità che prendono il nome degli animali dei quali sono state rinvenute le ossa, ha restituito un cranio umano di circa 50 000 anni fa , trovato in mezzo a un cerchio di pietre. Interessanti sono anche la grotta delle Capre (la più suggestiva, con una grande architettura ad arco), la grotta del Fossellone, la grotta Breuil e la grotta della maga Circe, raggiungibile solo dal mare. I limiti del promontorio sono poi contrassegnati da torri di vedetta, alcune delle quali di proprietà privata: torre Olevola, torre Vittoria, torre del Fico, torre Cervia, torre Paola. Tutto il promontorio, compreso l’abitato di San Felice, rientra nel territorio del Parco Nazionale del Circeo, istituito con una legge del 1934, il più piccolo dei parchi nazionali italiani, ma anche il più eterogeneo, essendo l’unico ad estendersi in ambiente marino ed insulare. I suoi confini sono stati modificati nel 1977, con l’inclusione dei laghi di Fogliano, dei Monaci e di Caprolace (zone di sosta per vari uccelli migratori), e nel 1979, quando entrò a farne parte anche l’isola di Zannone, per una superficie totale di circa 8500 ettari. All’interno del parco sono state costituite quattro riserve naturali integrali (denominate Piscina delle Bagnature, Rovine di Circe, Piscina della Gattuccia e Lestra della Coscia): al fine di mantenere le particolari caratteristiche ambientali, vi si può accedere,dietro autorizzazione, solo per motivi di studio. La flora, all’interno del Parco del Circeo, è varia e dal carattere tipicamente mediterraneo. Le querce, nelle diverse varietà (lecci, sughere, farnie, roverelle, cerri e roveri), costituiscono circa l’80% della foresta. Compaiono anche il frassino, l’ontano nero, l’acero campestre, il pioppo tremolo, il tiglio, il lauro, il corbezzolo, il corniolo. Notevole la presenza del pino domestico, al quale, come all’eucalipto, fu affidato il compito di proteggere il querceto, esposto all’attacco dei venti e della salsedine. Non meno ricco...

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La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria

La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria Incastonata nel Portico d’Ottavia, immersa nel Ghetto, cuore della comunità ebraica romana, ecco Sant’Angelo in Pescheria. Consacrata nell’VIII secolo, Papa Stefano II fece portare qui le reliquie di Santa Sinforosa e San Getulio, martiri insieme ai loro sette figli, detti infatti “i sette martiri della Tiburtina”. C’è bisogno di un salto di immaginazione, per arrivare a comprendere il ricamo storico, artistico e popolare che cammina sotto i piedi di chi sta visitando il Ghetto. Qui dal XVI secolo fu costretta ad abitare la popolazione ebraica, nell’umidità del vicino Tevere, continuamente vessati dalle piene del fiume. A fianco di storici ristoranti di cucina romano-ebraica, a due passi dal Tevere, il Portico d’Ottavia domina la zona, costruito da Cecilio Metello il Macedonico nel 146 a.C.: è Augusto a ridargli forma, e nome, dedicandolo alla sorella Ottavia, luogo di passeggio ed affreschi. Partiamo dal nome appunto, di Sant’Angelo in Pescheria: è strettamente collegato alla storia del Portico, che le fa da atrio. Una lastra di marmo, in basso, con dicitura in latino, recita: “Le teste dei pesci più lunghe di questo marmo, datele ai conservatori fino alle prime pinne”. Il riferimento è ad un antico mercato del pesce, a cui deve il nome la chiesa, ed il vicino oratorio dei Pescivendoli. All’interno si può notare l’ossatura quattrocentesca, in fonda alla navata sinistra c’è la “Madonna degli Angeli”, affresco di Benozzo Gozzoli, o della sua scuola, distaccato dall’esterno della sacrestia. Il Gozzoli è pittore toscano del 1400, forse allievo del Beato Angelico, anche qui c’è una questione di nome da valutare: sarebbe stato Vasari a chiamarlo Gozzoli, da Benozzo di Lese. Nel Medioevo nei dintorni nasce anche il cimitero, che va ad intaccare il piano romano, le tombe e gli ossari sono databili dal IX al XIII secolo. Non solo arte, ma un ricamo da seguire. La Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria deve la sua fama ad un evento storico. Siamo nel 1347, la notte di Pentecoste: da qui mosse Cola di Rienzo, da qui partì per occupare il Campidoglio e ristabilire la Repubblica Romana, sogno di una città comunale, fino ad allora dominata da antiche famiglie di alta nobiltà. Anche qui, a chiudere, è il nome a cambiare, ad avere altre origini: Cola di Rienzo è al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini. Wagner lo chiamerà Rienzi, “l’ultimo dei...

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