Borgo Pio | Roma

Borgo Pio, a pochi passi dal Vaticano Sulla sponda destra del Tevere, con la sua pianta trapezoidale, immerso fra la Città del Vaticano, il quartiere di Prati ed il quartiere Aurelio, si trova Borgo Pio. Chiamato anche Città Leonina in nome del suo stemma rappresentante un leone accovacciato, avente di fronte i tre monti e la stella, Borgo Pio veste tuttavia l’insegna di Sisto V, il papa che lo elevò a quattordicesimo rione di Roma. All’interno di questo luogo le strade principali corrono in direzione est-ovest e non vengono chiamate vie, ma borghi, elevando questo al di sopra di altri luoghi della capitale, forse per la sua vicinanza alla Santa Sede, forse per i punti che collega. Borgo Pio, infatti, nella sua via principale, traccia un cordone che lega via di Porta Castello a via di Porta Angelica. Tale tracciato nel 5 dicembre 1565, attraverso una bolla papale di Pio IV, venne denominato “Erectionis civitatis Piae prope arcem Sancti Angeli”, ovvero “Innalzamento della Città Pia presso l’arco di S.Angelo”. La costruzione della via, avviata da papa Pio IV, fu poi proseguita e terminata da papa Gregorio XIII, permettendoci di passeggiare per Borgo Pio riconoscendone il tracciato persino ai giorni nostri. Borgo Pio, La Storia Il territorio di Borgo Pio esisteva già in epoca romana e faceva parte della quattordicesima Regio Transtiberim, con il nome di Ager Vaticanus. Costruita al di fuori dei confini dell’antico Pomerium venne usato inizialmente come luogo di sepoltura. Nel corso dell’era imperiale, tuttavia, Borgo Pio si arricchì di numerose ville e giardini, di luoghi di svago come il Circus Gaianus e di ponti che collegassero la zona, oltre il Tevere, come il Pons Aelius (oggi Ponte Sant’Angelo). Fu infine il martirio di San Pietro ai piedi del colle Vaticano nel 67, durante la prima persecuzione dei Cristiani, a rendere Borgo Pio un luogo di pellegrinaggio nel corso della storia. In epoca medievale, purtroppo, molti dei ponti edificati caddero in rovina e, trovandosi al di fuori delle mura di Aureliano, Borgo Pio fu spesso vittima di saccheggi e distruzioni nei conflitti con i barbari. Fu Leone IV il primo pontefice a decidere nell’852 la costruzione di nuove mura,calcando a piedi nudi il tracciato su cui sarebbero dovute essere erette. E per amplificare l’importanza del gesto fece risiedere in Borgo Pio diverse famiglie di Corsi dando così vita ad una vera e propria città “separata”, definita nella storia come Città Leonina. Fu solo nel 1586, sotto papa Sisto V, che Borgo Pio, come quattordicesimo rione, divenne nuovamente una parte di Roma e crebbe nello splendore e nella ricchezza nel corso dei secoli. Il suo cambiamento più drastico, tuttavia,...

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Il borgo di Bassano in Teverina

Il Borgo di Bassano in Teverina, con le sue fortificazioni in opera quadrata, sembra esser stato presente sin dall’epoca Etrusca. Posto su uno sperone tufaceo, leggermente arretrato rispetto alla valle del Tevere, la sua posizione, nascosta dai poggi circostanti, spinse gli abitanti alla creazione di un sistema di avvistamento e di comunicazione attraverso i poggi Sasso Quadro e Poggio Zucco, lungo strade viarie ed insediamenti si cui ancora oggi abbiamo resti di edifici. Sulle sponde del Lacus Vladimonis, che sorge nella valle prossima a questo centro storico, gli antichi Etruschi compivano i loro rituali e festeggiavano le loro divinità. Il “Laghetto”, come viene chiamato attualmente, venne descritto da Plinio il Giovane come “una ruota messa a giacere, con una circonferenza in tutto regolare […] di colore più pallido, più verde e più intenso del marino”. Oggi quasi del tutto interrato, vide l’abbandono del Borgo di Bassano in Teverina durante la dominazione romana che iniziò nella battaglia del 309 a.C., sotto la guida del console Quinto Fabio Rulliano e si concluse nel 283 a.C quando i romani sconfissero definitivamente gli Etruschi. E’ solo intorno all’anno mille tuttavia che il Bassano in Teverina prende tale nome, grazie alla Contessa Matilde di Canossa. Proprietaria di vasti possedimenti nel viterbese, la contessa avrebbe donato il castello di Bassano ed altri luoghi della Teverina al pontefice Gregorio VII nel 1070, portando il paese sotto la protezione della Chiesa. Nei successivi secoli, sotto lo sguardo della Santa sede, Bassano in Teverina visse numerosi periodi di espansione e floridezza acquisendo il Banco delle Civitelle, il Monte di pietà e il Monte della Semenza. Ma con le due guerre mondiali, soprattutto la seconda, il borgo subì un calo demografico ed una successiva distruzione di gran parte dei suoi palazzi a causa dell’esplosione di un treno tedesco carico di munizioni. Da qualche decennio nel Borgo di Bassano in Teverina sono stati effettuati una serie di interventi di recupero per ripristinarne l’antica bellezza. Il Borgo di Bassano in Teverina: i siti d’interesse Il Borgo di Bassano in Teverina possiede diversi luoghi che val la pena d’essere visitati, per la loro bellezza architettonica e la storia che li caratterizza. Fra di essi troviamo innanzitutto Il campanile di Santa Maria dei Lumi e la Torre dell’orologio, due veri gioielli del piccolo Borgo di Bassano in Teverina. Abbiamo poi la Madonna della Quercia, costruita tra il 1674 ed il 1678 per dare una degna sistemazione alla tegola con l’immagine della Madonna col Bambino, attorno alla quale venne costruito l’edificio; la Fontana Vecchia, del 1576. Incassata in una nicchia coperta da una volta a botte, il cannello della fonte si riversa in una...

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Roma su due ruote

Roma su due ruote Il fascino di Roma a passo di bicicletta La comodità di avere una vettura che possa condurvi dove volete, permettendovi di programmare visite secondo le vostre esigenze, è di certo un piacevole mezzo attraverso cui vivere una capitale come Roma, adatto a tutte le età. La città eterna, infatti, può essere visitata in molti modi, per poterne apprezzare la bellezza da ogni punto di vista. Ma con la primavera, ormai prossima, la bella stagione, il sole a scaldarci, perché non riscoprire le vie dell’antica capitale in modo del tutto diverso? Come? Magari in sella ad una bicicletta! Roma su due ruote è un modo diverso, ecologico, di ripercorrere le antiche vie; che vi permette di viaggiare attraverso il centro della capitale, ma anche visitare i suoi bellissimi parchi. Un tour di Roma del tutto personalizzato ed adatto alle coppie, tanto quanto alle famiglie. Molte sono le piste ciclabili in uso e le zone a traffico limitato che consentono ai turisti di godere della città di Roma nella sua pienezza. Dal Campidoglio fino al Colosseo, per esempio, è possibile pedalare durante la chiusura al traffico. Potrete quindi immergervi nel pittoresco spettacolo dei Fori Imperiali, ammirando i resti storici della civiltà romana, la grande arena che impera all’orizzonte. Potrete visitare i più bei parchi di Roma: primo fra tutti Villa Borghese, all’interno del quale si possono ammirare la Galleria Borghese e il Museo Carlo Bilotti. Oppure, per passeggiate più lunghe, immersi nella natura, il parco degli Acquedotti che si estende parallelamente la via appia nuova. La città di Roma, inoltre, prevede una serie di piste ciclabili che ridiscendano lungo la riva del fiume Tevere, per poter seguire lo scorrere del fiume e talvolta incrociare in alcuni tratti il fiume Aniene e terminare con il lungomare del litorale di Ostia. E per quanti vogliano visitare Roma su due ruote, ma in compagnia, è anche possibile, soprattutto nei parchi, affittare tandem e i risciò, oltre all’opportunità di partecipare ad uno dei tanti tour privati offerti dalle agenzie. In questo avrete spesso a disposizione una guida turistica che possa illustrarvi e descrivervi le opere e le bellezze storico-artistiche che si incrociano lungo il percorso su due ruote. Nei giorni festivi, oltre al sabato, è possibile condurre con se la propria bicicletta sulle metro, avendo così modo di raggiungere in breve tempo i luoghi che si desidera visitare. Roma su due ruote rappresenta così un modo diverso di vivere la capitale , riscoprendo il fascino della città eterna attraverso la pedalata di una...

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L’età dell’Angoscia | Musei Capitolini

L’età dell’angoscia | Da Commodo a Diocleziano (28.1-4.10.15) Dal 28 Gennaio 2015 al 4 Ottobre 2015 L’Età dell’Angoscia è il quarto importante appuntamento appartenente al ciclo “I Giorni di Roma”, un progetto quinquennale di mostre che abbraccia dall’epoca repubblicana fino all’epoca tardo-antica la storia dell’impero romano nelle sue diverse sfumature. La mostra illustra i grandi cambiamenti che segnarono l’età compresa tra i regni di Commodo (180-192 d.C.) e quello di Diocleziano (284-305 d.C.). In quest’arco di tempo l’Impero giunse a mutare totalmente la propria fisionomia, fino ad arrivare all’instaurazione della Tetrarchia, alla perdita del ruolo di capitale di Roma, ed alla divisione del territorio italico in diocesi equiparate al resto dell’Impero. Nei passaggi temporali e negli eventi che lo segnarono, si evince quanto l’impero romano si sia mostrato a noi nei i suoi vari volti. Questo è uno di quelli. L’Età dell’Angoscia è la rappresentazione di un mondo che muta definitivamente la propria struttura sociale, con lo sfaldamento delle istituzioni e il parallelo emergere di nuove forze sociali. La mostra, inoltre, vuole narrare della diffusa crisi spirituale e religiosa che in un clima di ansia generalizzata portò a un abbandono delle religioni tradizionali e all’adesione sempre più massiccia al culto di divinità provenienti dall’Oriente. La crisi di questo periodo storico segna la caduta di quella che era stata sino a poco prima un “periodo d’oro”. L’Età dell’Angoscia, invece, vede il potere trasmesso non più su base esclusivamente dinastica ma manipolato dall’esercito, che imponeva ed eliminava a suo piacimento gli imperatori. Le istituzioni e i valori tradizionali, così come le certezze di un tempo, si sgretolano generando insicurezza, paura, ansia. I barbari fanno sentire una pressione sempre più forte lungo i confini, accrescendo i disordini interni, ed aumentando vertiginosamente le tasse e l’inflazione con la necessità di aggiornare continuamente la moneta. La mostra è aperta dal Martedì alla Domenica, dalle ore 9.00 alle ore 20.00. Il percorso è organizzato in diverse sezioni, ognuna focalizzata su di un tema specifico. La seconda sezione, denominata “ L’esercito” , si concentra sul ruolo da protagonista interpretato dall’esercito nella nuova epoca. La quarta sezione, “La religione” , indaga sull’arrivo e l’espansione in città di culti orientali. La quinta e la sesta sezione indagano sulle costruzioni e gli arredi, così come sullo stile di vita dei cittadini romani. La settima sezione de L’Età dell’Angoscia, “I costumi funerari” , si compone di sarcofagi, rilievi e pitture che trattano temi e soggetti tipici del repertorio dei miti tradizionali. Biglietti Intero € 15,00 Ridotto € 13,00 Ridottissimo € 2,00 Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): Intero € 13,00 Ridotto € 11,00...

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Palazzo della Civiltà del Lavoro | Eur

Palazzo della Civiltà del Lavoro: il famoso Colosseo quadrato di Roma Nella zona dell’EUR, sorge il Palazzo della Civiltà del Lavoro, che a Roma viene più semplicemente definito come Colosseo Quadrato. La sigla EUR, Esposizione Universale Roma, viene a ricordarci il motivo occasionale che ha dato il nome al grande quartiere. Proprio nel luogo del Palazzo della Civiltà del Lavoro, doveva prendere forma una mostra internazionale, l’Olimpiade della Civiltà, nel 1942, poi annullata a seguito del secondo conflitto mondiale. L’edificio, come d’altronde tutti quelli della zona, imponenti ed aderenti all’idea di città ed ordine del Fascismo, avrebbero dovuto costituire il nucleo dell’espansione verso il mare, verso Ostia. Del carattere espositivo, ha tutto: a partire dalle statue, fino ad arrivare alle stesse aiuole. Insieme al Palazzo dei Congressi è spettacolare fondale prospettico di via della Civiltà del Lavoro: tra statue, fontane ed un tappeto di aiuole, eccolo, il Palazzo della Civiltà del Lavoro, il “Colosseo Quadrato”. Progettato dagli architetti Guerrini, La Padula e Mario Romano, è un edificio a pianta quadrata e si leva, su massiccio basamento, con 6 ordini di 9 arcate per ciascun lato (216 archi) fino a toccare 68 metri di altezza. Cemento armato ricoperto di travertino, modernità impreziosita da materiali classici: troneggia, vicino alla cima, la famosa iscrizione: “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”. Arricchito da 4 gruppi statuari, di Morbiducci e Felci, sotto le arcate di primo ordine vengono raffigurate le arti, ma tutto è fusione di moderno e nuovi, almeno decantati, fasti: ai lati delle due monumentali scalinate contrapposte sono collocate due coppie scultoree in travertino rappresentanti i Dioscuri, icona di sacrificio. Le altre 28 statue in marmo (alte 3,40 metri) sono raffigurazioni allegoriche delle diverse attività umane, che sarebbero dovute andare in mostra. Dal 2006 al 2008 è stato sottoposto a monumentale restauro, soprattutto volto a recuperare la facciata. Curiosità: nel corso di quest’anno diventerà il quartiere generale della Maison Fendi, con uno spazio dedicato al Made in Italy....

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Il Lago di Bolsena | Gita fuori porta

Il Lago di Bolsena è il quinto lago per estensione in Italia, primo nel Lazio, è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa. E’ stato soprannominato “il lago che si beve”, secondo la gente del posto, luogo di divertimento, svago e contatto con storia e verde per turisti ed appassionati. Il Lago di Bolsena, il grande vulcano Siamo nell’Alta Tuscia, in provincia di Viterbo, a pochi metri dalla strada consolare, la Cassia, il Lacus Volsiniensis, questo il nome romano, si è formato oltre 300mila anni fa, ed ha una storia geologica molto complessa. Oggi, è un paradiso verde, ieri era un inferno di fuoco e magma, vecchio di 2 milioni di anni, con colate di lava capaci di arrivare fino all’odierna Orvieto. La zona sarà poi soggetta a sprofondamento, fino a toccare la massima profondità, per il lago di Bolsena, di 151 m. Di tutta quest’inferno di magma e lapilli oggi resta la caratteristica sabbia scura, ed al massimo l’esplosione continua, e molto meno pericolosa, di attività ricreative e fisiche a bordo-lago. Il grande vulcano dorme, ogni tanto qualche piccola scossa di terremoto ne testimonia l’antica vita, ma più nulla del suo intenso e turbolento passato. Il Lago di Bolsena, il lago che si beve Il lago di Bolsena viene denominato il lago che si beve grazie alle ottime condizioni di trasparenza e limpidezza delle sue acque, tanto che i pescatori del luogo le usano per cuocere la “Sbroscia”, caratteristica zuppa di pesce locale. Cucina, attività folkloristiche ed enogastronomiche, ma soprattutto natura: lucci, tinche, granchi d’acqua dolce, cefali testimoniano e godono della purezza delle acque. La celebrità, ad ogni modo, l’animale VIP da queste parti è l’anguilla: Dante gli dedicherà perfino alcuni versi del Purgatorio. O meglio, li dedicherà ad un papa, Martino IV, e non sono certo versi lusinghieri. Per lui no, per l’anguilla in realtà sì: “Ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia / dal Torso fu, e purga per digiuno / le anguille di Bolsena e la vernaccia”. Per maggiori informazioni sulle attività del lago, i ristoranti nei dintorni e località del lago clicca...

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Technotown Roma | Villa Torlonia

Technotown a Roma: Passato e futuro Technotown: dove scienza e tecnologia si incontrano, qui nasce un’esperienza unica per bambini, teenager ed adulti. Nel bellissimo sfondo di Villa Torlonia, all’interno di un villino medioevale restaurato negli anni ’90 troviamo lo scenario di questo incontro, dove le operazioni di restauro hanno seguito due obiettivi precisi: la conservazione e la integrazione dell’esistente. Gli interventi di risanamento della Technotown, infatti, sono stati rivolti al miglioramento della distribuzione degli ambienti e dei percorsi. E’ stata privilegiata l’eliminazione delle barriere architettoniche con la costruzione di rampe di accesso ai locali e di un ascensore che garantisce l’accessibilità a tutti i piani del complesso. Al contempo gli apparati decorativi interni e gli elementi di arredo architettonico d’epoca sono stati restaurati, affinchè fosse presente sempre il concetto di coesistenza fra “ ciò che era e ci che è”. All’interno della Technotown, a metà fra il passato ed il futuro, i visitatori possono provare molteplici esperienze diverse, dal 3D, al gioco con la musica o ai viaggi nel tempo attraverso la realtà virtuale e molto altro, grazie agli eventi speciali e laboratori nei quali la didattica si mescola al gioco. Nove sale quindi, con nove esperienze diverse, all’interno delle quali i giovani ospiti impareranno ad interagire con tecnologie sofisticate e ad utilizzare i “media” in modo divertente e creativo a seconda della propria età. Technotown infatti possiede in se tre percorsi: Junior, per bambini dai 4 anni ai 6, Basic rivolto ai bambini dai 6 agli 8 anni, Educational dagli 8 anni in su e infine il percorso Adult dedicato ai grandi over 18. Technotown: Il Planetario Gonfiabile Fra le esperienze più importanti che la Technotown fornisce c’è il Planetario Gonfiabile Si tratta di una cupola di 6 metri di diametro con un sistema di proiezione simile a quello già disponibile nella grande cupola (14 metri) del Planetario di Roma. Una sorta di finestra sul cielo della capitale. In questa stanza della Technotown opera una vera e propria macchina dello spazio e del tempo dotata di un proiettore ottico in grado di riprodurre le 1500 stelle più luminose del cielo boreale e australe, il Sole, la Luna, i pianeti, la Via Lattea e gli astri del cielo profondo. Il pubblico viene condotto in questo viaggio astronomico non solo a livello visivo, ma inglobando anche altri sensi grazie alla riproduzione di suggestioni audio e video. La capienza del planetario è di circa 30 persone e dal 2010 è disponibile un piccolo “parco telescopi”, a disposizione per eventi e osservazioni straordinarie, composto da sei strumenti che vengono utilizzati per svolgere attività di osservazioni guidate del cielo stellato con il pubblico...

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Moschea di Roma | Centro Islamico culturale

La Moschea di Roma, Centro Islamico Culturale d’Italia La Moschea di Roma è la sede del Centro islamico culturale d’Italia, situata a Roma Nord, ai piedi del Monte Antenne. E’ il centro di preghiera più grande d’Italia, al suo interno possono guardare a La Mecca più di 12000 fedeli. L’ha fortemente voluta il Re Faysal D’Arabia Saudita, il Custode delle due Sante Moschee, proprio quella di Mecca e Mediana ed è stata realizzata da Paolo Portoghesi. Storia della Moschea di Roma La storia della Moschea di Roma è legata solo marginalmente al Re Faysal, che ne ha iniziato il finanziamento. Galeotta fu una visita a Roma, con i suoi dignitari, nel 1966. Fu accompagnato in una casa privata, gli fu detto che a Roma no, di moschee proprio non c’era neppure l’ombra. Ed allora, perché non costruirla? Il governo italiano, attratto dall’idea di migliorare i rapporti con i paesi arabi, diede il via al progetto, vari principi e dignitari in esilio vita al Centro Islamico Culturale d’Italia. Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, Guinea, Indonesia, Malesia, Marocco, Oman, Pakistan, Senegal e Turchia finanziarono profumatamente la costruzione. Vinsero il bando due progetti: quello di Portoghesi e dell’iraniano Sami Musawi, a cui si propose di lavorare insieme. Due sole condizioni per la costruzione: niente altoparlanti che chiamassero alla preghiera, unica moschea al mondo a non averli, e cupola più bassa di San Pietro. Due progetti, due anime diverse: Paolo Portoghesi doveva garantire l’armonia col mondo architettonico occidentale, Musawi avrebbe dovuto testimoniare le istanze culturali della tradizione musulmana. Rapproto subito complicato, quello tra i due, con la caduta, nel 1980, dello Scià di Persia, Musawi fu allontanato, e Portoghesi terminò da solo i lavori. E Re Faysal? Non ha neppure fatto in tempo a vederne la prima pietra, posta dieci anni dopo la donazione del terreno su delibera del comune di Roma, nel 1984, di fronte a Sandro Pertini, ed alla sua inconfondibile pipa. Nel 1975 il re saudita fu assassinato da un altro membro della famiglia reale. Rimane il suo sogno, in marmo ed in armonia, fatto Moschea. Moschea di Roma, Arte ed orari Inaugurata nel 1995, segue e rispetta l’ambiente circostante, nelle sue curve armoniose, e la luce, indirizzata con sapienza e moderazione per invitare alla preghiera. Ceramiche invetriate ne rendono delicata la decorazione, non ci sono dipinti, od immagini, chi la visita deve sapere che l’Islam vieta la presenza di immagini sacre. Si può dire che la decorazione sia armonia e parole: è il Corano ad essere elegantemente vergato in arabo, in alto. Le sale di preghiera sono due: una è più piccola, è aperta tutti i giorni, la sala grande...

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Montefiascone – Gita fuori porta

Montefiascone, gita fuori porta nella zona del Belvedere E’ il panorama durante la visita a Montefiascone, a togliere il fiato: la Tuscia, i monti Cimini, il lago di Bolsena, ed il Belvedere. Montefiascone, a soli 125 km da Roma, in provincia di Viterbo, ci regala degli ottimi spunti per una gita fuori porta. Visitare Montefiascone La storia del comune di Montefiascone parte dal nome: deriverebbe da mons faliscorum, dal momento che sarebbe stato abitato dai Falisci in fuga dai Romani. Ma è già storia di Roma, mentre sono visibili perfino rovine etrusche, e tracce di civiltà eneolitica in loco. E, in visita a Montefiascone, ci si accorgerà che la sua storia è vicina a quella di Roma: tutte le strade portano nella capitale, la Cassia in particolare, costruita tra il 170 ed il 150 a.c., ha facilitato il prosperare della cittadina. Ma la storia di Montefiascone è strettamente legata a quella dei Papi, e delle sue Chiese. Il primo documento ufficiale risale all’853, ed è di mano papale, di Leone IV. La storia di Montefiascone si lega a quella del papato, vista l’importanza strategica della fortezza. Tra chi la visitò (anche santi, come San Francesco, tanto da essere segnata sulla Via Francigena) e chi ne fece uno dei primi baluardi del Patrimonio di Pietro, dopo le promesse incompiute di Pipino il Breve e Carlo Magno, come Innocenzo III. Chi ne fece meta di esilio, come Pio VI, e chi la rese bella, come i Borgia, e le frequenti visite del Bramante, di Michelangelo. Nel Rinascimento il declino, contraddizione in termini, fino all’annessione al Regno d’Italia, la definizione di “perla dell’alto Lazio”, le visite sempre più frequenti alla Rocca, alle tante Chiese come il Duomo di Santa Margherita o la Cripta di Santa Lucia dei Filippini. Montefiascone, tra la Rocca ed il Lago di Bolsena Testimone fedele di secoli di assedi, macchinazioni, terrore e sicurezza, la Rocca di Montefiascone, ora anche sede del Museo dell’Architettura, domina il lago di Bolsena e la via Francigena . Imponente, restaurata nelle parti rimanenti, lascia intendere la maestosità che la rese inespugnabile, tanto da essere visitata anche dal Barbarossa, sempre intento a pensar guerre contro il vicino Papato. A soli 3 km il lago di Bolsena: vela, mountain bike, carp fishing, trekking a piedi e a cavallo nella “Valle perlata”, tutte attività a portata di mano, o piedi, o bici, che dir si voglia. Da visitare anche la Basilica minore di San Flaviano, dove è sepolto il vescovo tedesco Defuk, dal 1113: era attratto dal vino Est!Est!Est!, D.O.C. di Montefiascone. Avrebbe dovuto segnare ogni locanda dal buon vino con la scritta EST! Qui scrisse, EST...

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La Matriciana ai Consoli

La Matriciana ai Consoli, vera cucina romana Nel cuore di un quartiere che fu popolare, a Piazza dei Consoli, a due passi dalla metro Lucio Sestio, il ristorante-pizzeria La Matriciana ai Consoli rispetta la storia e la tradizione della cucina romana. E’ cuore pulsante del quartiere Tuscolano, proprio vicino alla torre del Quadraro, che serviva a controllare l’arteria stradale, il cui nome viene da un tale G.G. Guadralis, che ha ricevuto dai monaci un fondo proprio qui, a due passi dal ristorante. E’ Roma che si fa sentire, bussa alla porta della cucina, e chiede: una carbonara, una matriciana, una gricia. E viene accontentata. Il ristorante La Matriciana ai Consoli fa tesoro dell’esperienza culinaria della Roma del popolo, con pochi piccoli ritocchi che rendono alcuni piatti indimenticabili, per qualità e dimensioni. Primo punto a favore: ristorante tutto meno che turistico, è frequentato principalmente da romani, che certificano, occupando quasi tutti i posti a sedere, la bontà del menù in tutte le sue forme. Secondo punto a favore: non bisogna mai chiedere il bis. Niente gricia gourmet: l’abbondanza regna sovrana. Dalla pizza, di cui si parla un gran bene, ai secondi, è un rintocco continuo e forte di sapori tradizionali, con la certezza che la Roma di borgata ha ne “La Matriciana” una fedele testimone di ricette e profumi. Se esistesse nel Menù una sezione dal titolo: “Lo Chef consiglia” dalla cucina accorrerebbero a proporre con una certa veemenza la Carbonara tartufata, che di gran lunga merita l’Oscar come attrice protagonista sulla tavola. In realtà, sulla scelta dei primi piatti ci si potrebbe anche affidare al caso, e non rimanere delusi: il riso agli scampi è una gioia, cucinato a così tanto km dal mare, la matriciana giocoforza, visto il nome del locale, pretende tutto il rispetto quasi sacro che tradizionalmente la religione della pasta pretende in Italia, e a Roma in particolare. Se la pasta è una religione, nel ristorante La Matriciana ai Consoli c’è un luogo di culto importante, rispettato, e frequentato. Se la pasta è un credo, allora la carbonara tartufata de La Matriciana ai Consoli è praticamente un comandamento. Da assaggiare, non solo da rispettare. Per maggiori info riguardo location e menù, potete consultare direttamente il sito del...

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