Riserva Naturale dell’Aniene

Natura e storia della Riserva Naturale dell’Aniene Se prendi un bel respiro nella riserva Naturale dell’Aniene quello che percepisci è storia, è un alone leggendario (Anio, da cui viene il nome del fiume, è un padre che, per salvare la figlia dal rapimento, muore annegato nelle acque) è un salto antico dalla leggenda a Roma, come quello che fa il fiume a Tivoli. Tutto questo, è la Riserva Naturale dell’Aniene, 620 ettari che si snodano tra Prati Fiscali ed il Fosso della Longarina, sfiorando San Basilio, Pietralata, Monte Sacro. Nella Riserva Naturale dell’Aniene, c’era una volta un ponte…e c’è ancora Già, una delle strutture architettoniche più rilevanti della Riserva Naturale dell’Aniene è il Ponte Nomentano. Bisogna immaginarlo come lo vedevano gli incisori tra il XVI ed il XIX secolo, bisogna immaginarlo attraversato da mandrie, solitario. Oggi è stretto nel quartiere di Monte Sacro, chiuso al traffico solo nel 1997, restaurato per il Giubileo del 2000, ora si erge nella riserva naturale dell’Aniene ma è stato fortezza e punto focale di passaggio, assediato e attraversato pacificamente, abbattuto e ricostruito. Questa è la sua storia, che si intreccia con quella della capitale. E se i granchi d’acqua dolce nell’Aniene ne testimoniano la purezza delle acque, il ponte Nomentano è la storia di questi luoghi, la tradizione di passaggio che solo i fiumi hanno sin dalla preistoria. Una riserva d’aria per Roma La riserva Naturale dell’Aniene ospita anche il Pratone delle Valli, area riqualificata nel 2006, un vero e proprio polmone verde della Capitale, di fianco a zone anche densamente popolate. Natura in festa: lecci, sughere, farnie, ma anche salici, frassini, olmi, ne fanno una riserva d’aria aurea per la città di Roma, spalla a spalla con il Casale della Cervelletta, con tanto di torre medievale. Ancora storia, storia ovunque, appartenuta agli Sforza prima, alla famiglia Borghese poi, visitabile il martedi ed il giovedi dalle 9.30 alle 12.30 e la domenica dalle 15.30 alle 18.30. La riserva naturale dell’Aniene è gestita da RomaNatura, Ente Regionale per la Gestione del Sistema delle Aree Naturali Protette nel Comune di...

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Migliori enoteche di Roma

Migliori enoteche di Roma Acqua, alcol etilico, acetaldeide, glicerolo, acido tartarico, lattico e melico: in una sola parola, vino. Siamo andati a fare un giro tra le migliori enoteche di Roma, diversi templi del vino, dove si possono assaggiare, gustare, abbinare con piatti ed accostamenti originali, raffinati, decisi. E’ un viaggio quello del vino, nei suoi luoghi, nelle sue espressioni, è un viaggio nel palato e nella percezione, nell’atmosfera che i luoghi regalano abbinati perfettamente al sapore antico del vino. Ecco la nostra lista delle migliori enoteche di Roma: 1) Litro – Vino e Mezcal Cosa sia il Mezcal, dovete andare a chiederlo al proprietario. Qualcuno ha definito Litro a Via dei Fratelli Bonnet 5, a due passi da Villa Sciarra “Chic but Friendly”, andando a centrare il punto perfetto d’incontro tra menù ad alto tasso di raffinatezza e carta dei vini selezionata accuratamente. Ambiente piccolino, cocktail da provare, anche se non strettamente necessari in enoteche, risultano comunque validissima alternativa. Da provare.  2) La Zanzara Bistrot – Rumore di vino Ideata come sorella di “Baccano“, la Zanzara offre un menù leggermente diverso, ma partiamo dalla location, via Crescenzio 84, un soffio da Piazza Risorgimento. Carta dei vini molto attenta alla provenienza, con qualche salto nel dinamico e biologico, profonde incursioni nello champagne e nei distillati. Costo proporzionato alle aspettative alte, difficile rimanere delusi dal menù o dalla cantina di quest’enoteca, bistrot, bar, e chi più ne ha più ne metta. Unico piccolo neo, qualche decibel di troppo. Ma il vino non si preoccupa dell’acustica, di solito. 3) Pentagrappolo – Tanto vino in pochi metri Colle Oppio, il Colosseo si intuisce, Villa Celimontana profuma l’aria, è il cuore di Roma: il “Pentagrappolo” è una piccola enoteca-ristorante che offre una lista vini di pregio, e una delle migliori location per qualità contro metri quadrati. Piccolissima, ma spesso allietata da musica dal vivo: immaginate, pianoforte, vino, e menù raffinato, sotto al Colosseo. Ecco, siete al “Pentagrappolo”, a Via Celimontana 21b. 4) Enoteca al Parlamento – Selezione E’ tutto un magna-magna, ma non solo. Si beve anche ottimo vino, al Wine Restaurant Achilli, Enoteca al Parlamento. Dal 1977 in Via dei Prefetti 15, la sua storia si intreccia con quella di Giovanni Achilli, precursore della cucina gourmet, che ha sempre puntato tutto su qualità di calice e piatto. La selezione di etichette la rende una delle migliori Enoteche di Roma, da assaggiare le tartine. Per quelle sì, è tutto un magna-magna. 5) Trimani – Old but good Sono vinai dal 1821, una lunga storia alle spalle prima di trasferirsi a Via Cernaia 37/b, sono stati i primi a chiamarsi Wine-Bar, aprendo il corso di...

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Gelaterie di Roma

Gelaterie di Roma Un tour delle migliori gelaterie di Roma dal centro città fino alle periferie Roma da vivere …e perché no, anche da mordere! Con l’estate che si avvicina, le domeniche soleggiate, le visite ai musei, i luoghi di arte e di cultura che la capitale italiana sa fornire, e che di certo sono meravigliosi e molteplici, non sarebbe bello se si potesse rendere il tutto più dolce? Allora perché non abbinare il gusto antico dei colonnati romani o delle facciate delle chiese classiche, a quello di alcune delle più buone gelaterie della capitale. Iniziamo il nostro tour delle gelaterie di Roma partendo dal centro città. Nel vertice che congiunge una delle strade più calpestate da i turisti e non, quella che porta da Piazza Navona al Phanteon, troviamo immancabilmente: il gelato de l’Antica gelateria Giolitti, dove il gusto è una questione “di famiglia”, le “novità del mese ” di Grom, la crema fiorentina e il mascarpone alle pere del Frigidarium ed infine il gelato più “tradizionale” della Gelateria della Palma. Le statue della fontana di Trevi, con le sue volte ed i suoi spruzzi ci invitano a gustare il gelato di S. Crispino. Un nome che di diritto si trova nella top ten delle classifiche sulle migliori gelaterie di Roma con i suoi sorbetti alla pesca e all’arancia selvatica. Se siete amanti dei gusti “particolari” , vi invitiamo ad assaggiare sedano e lime, ananas e zenzero, finocchietto selvatico e rum Saint James, di Fata Morgana e gustarlo comodamente seduti sulla scalinata di Piazza di Spagna. Nella costa opposta del fiume Tevere, vicino alla bellissima Piazza del Popolo, troviamo la Gelateria dei Gracchi, famosa per il suo pistacchio ed il gelato al gusto mandorla. Alle spalle del Colosseo invece, dove un tempo uomini e fiere s’affrontavano in duelli e giochi pericolosi, troviamo le gelaterie di Don Pepe , anche yogurteria, e De Matteis. Indimenticabili sono anche le gelaterie , forse meno centrali rispetto a quelle nominate sino ad ora, ma che addolciscono ugualmente le passeggiate romane. Parliamo di Neve di Latte, posto vicino al Museo Maxxi e piazza Mancini, dove assaggiare il gusto sorbetto di pesca o vinaigrette di lamponi, more e mirtilli biodinamici. Oppure da Mela e Cannella dove la crema al porto è deliziosa quasi quanto l’amisticanza (gusto composto di miele e frutta secca). Infine va segnalato il gelato di Conforti, a pochi passi della bellissima chiesa di S Giovanni in Laterano, dove i gusti cambiano a seconda del giorno della settimana. Non vi resta quindi che scegliere il punto da cui far partire questo itinerario della Dolce...

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Il Parco del Circeo

Il Parco del Circeo Il Parco del Circeo lo scopriamo attraverso sul tour naturalistico. Si parte da Latina, una moderna città (fu fondata nel 1932, con il nome di Littoria, nella zona bonificata della regione pontina), il cui principale interesse risiede in alcuni esempi dell’architettura del periodo fascista; l’ufficio postale, il tribunale, il quartiere delle case popolari, l’ospedale vecchio. Attraverso l’Agro Pontino si viaggia verso San Felice Circeo, una cittadina di antiche origini (appartenne persino, nel XIII secolo, ai Cavalieri Templari, che vi hanno lasciato una torre), al centro del promontorio dove, secondo la leggenda, la maga Circe compiva i propri incantesimi d’amore. Il monte Circeo, nonostante tocchi appena i 541 m, domina la pianura. Le sue pendici ospitano numerose caverne particolarmente importanti per gli studi di paleoantropologia: nel 1939 la grotta Guattari, divisa in quattro cavità che prendono il nome degli animali dei quali sono state rinvenute le ossa, ha restituito un cranio umano di circa 50 000 anni fa , trovato in mezzo a un cerchio di pietre. Interessanti sono anche la grotta delle Capre (la più suggestiva, con una grande architettura ad arco), la grotta del Fossellone, la grotta Breuil e la grotta della maga Circe, raggiungibile solo dal mare. I limiti del promontorio sono poi contrassegnati da torri di vedetta, alcune delle quali di proprietà privata: torre Olevola, torre Vittoria, torre del Fico, torre Cervia, torre Paola. Tutto il promontorio, compreso l’abitato di San Felice, rientra nel territorio del Parco Nazionale del Circeo, istituito con una legge del 1934, il più piccolo dei parchi nazionali italiani, ma anche il più eterogeneo, essendo l’unico ad estendersi in ambiente marino ed insulare. I suoi confini sono stati modificati nel 1977, con l’inclusione dei laghi di Fogliano, dei Monaci e di Caprolace (zone di sosta per vari uccelli migratori), e nel 1979, quando entrò a farne parte anche l’isola di Zannone, per una superficie totale di circa 8500 ettari. All’interno del parco sono state costituite quattro riserve naturali integrali (denominate Piscina delle Bagnature, Rovine di Circe, Piscina della Gattuccia e Lestra della Coscia): al fine di mantenere le particolari caratteristiche ambientali, vi si può accedere,dietro autorizzazione, solo per motivi di studio. La flora, all’interno del Parco del Circeo, è varia e dal carattere tipicamente mediterraneo. Le querce, nelle diverse varietà (lecci, sughere, farnie, roverelle, cerri e roveri), costituiscono circa l’80% della foresta. Compaiono anche il frassino, l’ontano nero, l’acero campestre, il pioppo tremolo, il tiglio, il lauro, il corbezzolo, il corniolo. Notevole la presenza del pino domestico, al quale, come all’eucalipto, fu affidato il compito di proteggere il querceto, esposto all’attacco dei venti e della salsedine. Non meno ricco...

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La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria

La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria Incastonata nel Portico d’Ottavia, immersa nel Ghetto, cuore della comunità ebraica romana, ecco Sant’Angelo in Pescheria. Consacrata nell’VIII secolo, Papa Stefano II fece portare qui le reliquie di Santa Sinforosa e San Getulio, martiri insieme ai loro sette figli, detti infatti “i sette martiri della Tiburtina”. C’è bisogno di un salto di immaginazione, per arrivare a comprendere il ricamo storico, artistico e popolare che cammina sotto i piedi di chi sta visitando il Ghetto. Qui dal XVI secolo fu costretta ad abitare la popolazione ebraica, nell’umidità del vicino Tevere, continuamente vessati dalle piene del fiume. A fianco di storici ristoranti di cucina romano-ebraica, a due passi dal Tevere, il Portico d’Ottavia domina la zona, costruito da Cecilio Metello il Macedonico nel 146 a.C.: è Augusto a ridargli forma, e nome, dedicandolo alla sorella Ottavia, luogo di passeggio ed affreschi. Partiamo dal nome appunto, di Sant’Angelo in Pescheria: è strettamente collegato alla storia del Portico, che le fa da atrio. Una lastra di marmo, in basso, con dicitura in latino, recita: “Le teste dei pesci più lunghe di questo marmo, datele ai conservatori fino alle prime pinne”. Il riferimento è ad un antico mercato del pesce, a cui deve il nome la chiesa, ed il vicino oratorio dei Pescivendoli. All’interno si può notare l’ossatura quattrocentesca, in fonda alla navata sinistra c’è la “Madonna degli Angeli”, affresco di Benozzo Gozzoli, o della sua scuola, distaccato dall’esterno della sacrestia. Il Gozzoli è pittore toscano del 1400, forse allievo del Beato Angelico, anche qui c’è una questione di nome da valutare: sarebbe stato Vasari a chiamarlo Gozzoli, da Benozzo di Lese. Nel Medioevo nei dintorni nasce anche il cimitero, che va ad intaccare il piano romano, le tombe e gli ossari sono databili dal IX al XIII secolo. Non solo arte, ma un ricamo da seguire. La Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria deve la sua fama ad un evento storico. Siamo nel 1347, la notte di Pentecoste: da qui mosse Cola di Rienzo, da qui partì per occupare il Campidoglio e ristabilire la Repubblica Romana, sogno di una città comunale, fino ad allora dominata da antiche famiglie di alta nobiltà. Anche qui, a chiudere, è il nome a cambiare, ad avere altre origini: Cola di Rienzo è al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini. Wagner lo chiamerà Rienzi, “l’ultimo dei...

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Matisse, Arabesque in mostra alle Scuderie del Quirinale

Matisse, Arabesque in mostra alle Scuderie del Quirinale Matisse: “Vedere è già di per sé un atto creativo”. E ci sarà atto creativo, e molto da vedere, alle Scuderie del Quirinale: in mostra “Matisse, Arabesque”, a cura di Ester Coen, dal 5 marzo al 21 giugno 2015. Più di 100 opere di Henri Matisse provenienti da tutto il mondo: dal Tate, MET, MoMa, Puškin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington, con alcuni capolavori assoluti del pittore francese per la prima volta in Italia. Uno dei maggiori artisti del ventesimo secolo, Matisse esplora con viva ed attenta visione l’Oriente, e la mostra con lui, ascolta l’arte araba, bizantina: una folgorazione graduale, nutrimento che parte dalla collezione islamica al Louvre fino all’Esposizione Mondiale del 1900, con i padiglioni dedicati a Turchia, Marocco, Tunisia, Algeria. Vedere, e riscoprire nelle geometrie e nell’ordito un sapore d’altro che non sia occidente: Matisse ne interpreta armonia e luce, per arrivare più in alto, lontano, con un “grande amore”, base necessaria per ogni genesi, ed ogni genesi di opera d’arte. L’artista come viaggiatore (lo stesso Matisse riporterà ricordi e curiosità dal suo viaggio in Algeria nel 1906) introduce una nota di fascino misterioso all’interpretazione del mondo Orientale, poi ancora Russia, con un occhio all’Esposizione di Arte maomettana a Monaco di Baviera, e Marocco, nella bianca Tangeri, dove troverà intensa attività artistica, studiando i colori dell’Africa ed i rapporti cromatici, ondeggiando tra realtà e fantasia, freschezza e clima rovente. La bellezza fiabesca di capolavori assoluti come “Ragazza con copricapo persiano” (1915-16; Gerusalemme, Israel Museum); “Zorah sulla terrazza” (1912; Mosca, Museo Pushkin); “Marocchino in verde” (1912; San Pietroburgo, Ermitage); “Pervinche-Giardino marocchino” (1912; New York, MoMA); “Paravento moresco” (1917-1921; Philadelphia Museum of Art), sono fili annodati di un viaggio, di Matisse e di chi avrà la fortuna di accompagnarlo in “Matisse Arabesque”, alle Scuderie del Quirinale.  Per info&ticket si può visitare il sito delle Scuderie del Quirinale.        ...

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Riserva Naturale della Marcigliana

La Riserva Naturale della Marcigliana: una gita a due passi da Roma La Riserva Naturale della Marcigliana si trova al confine con il Grande Raccordo Anulare, all’altezza dell’uscita Bufalotta. E’ uno dei tesori naturalistici del Lazio, di grande valore storico-archeologico. Raggiungibile anche con i soli mezzi pubblici, la Riserva Naturale della Marcigliana presenta al visitatore un panorama fatto di colline, utilizzate per la coltivazione e il pascolo, alternate a valli con vegetazione e boschi di querce, accompagnate da aceri  e olmi. Se siete particolarmente fortunati, potreste avvistare la fauna locale che, minacciata per anni dall’urbanizzazione e dalla  caccia, viene preservata grazie all’istituzione della riserva. Volpi, faine, donnole, tassi e istrici popolano questi boschi, come la lepre italica, specie endemica italiana. Grande interesse viene focalizzato anche dal sistema paesistico storico delle grandi tenute (Marcigliana, Tor S. Giovanni), che si caratterizzano per gli antichi casali, spesso costruiti su nuclei di ville romane, e dalle torri medievali che creano un continuum storico unico. In quest’area sorgeva l’antica città latina di Crustumerium, con la sua imponente cinta difensiva posta a controllo di un antico percorso viario di collegamento tra l’Etruria e la Campania. Centro protostorico, sembra nascere tra X e IX secolo a.C. e intreccia immediatamente la sua storia con quella di Roma, che lo conquistò più volte e ne determinò il declino e la scomparsa; in età romulea Crustumerium fu coinvolto nel celebre episodio storico-leggendario del Ratto delle Sabine ma anche in questo caso gli autori antichi ne sostengono la pertinenza al popolo latino. La massima fioritura del piccolo stato, dovuta alle risorse del suo fertile territorio e ai proventi derivanti dagli importanti itinerari di collegamento che lo attraversavano, si pone nei secoli VII e VI a.C. Durante una passeggiata presso la Riserva Naturale della Marcigliana, vi consigliamo di visitare le Catacombe di S. Alessandro, con i resti della basilica annessa e la Colonia Agricola della Bufalotta, che con la sua Torre fu centro amministrativo di un grande complesso di fondi dipendente dalla badia di Farfa. Se invece preferite le passeggiate naturalistiche scoprite il Sentiero Natura “Casale Lucernari“. Il sentiero parte dai pennoni delle bandiere della Casa del Parco, su via di Tor S.Giovanni  e permette di addentrarsi nella realtà della riserva, osservando sia la sua identità agricola sia quella più selvaggia. Soddisferà certamente  la vostra voglia di camminare. Per info più dettagliate vi rimandiamo al sito della...

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La Casina delle Civette a Villa Torlonia

La Casina delle Civette a Villa Torlonia La Casina delle Civette è una residenza, oggi adibita a museo, situata nei giardini di Villa Torlonia. Dall’aspetto caratteristico e particolare, fu abitata fino al 1938 dal Principe Giovanni Torlonia Jr. L’idea iniziale era quella di realizzare una capanna svizzera in stile ottocentesco, che con il passare degli anni venne gradualmente ampliata, fino ad assumere le attuali sembianze. Più che una casa vera e propria, la si sarebbe potuta definire come una dependance, dedicata allo svago. Ideata da Giuseppe Jappelli come una struttura rustica, conserva poche delle sue fattezze originarie. La Casina delle Civette oggi è composta da due villini, uno principale e uno di servizio, collegati tra loro da un passaggio sotterraneo e da una piccola galleria in legno; ha conservato l’iniziale struttura ad L e l’impronta volutamente rustica, per l’uso dei diversi materiali costruttivi lasciati a vista. Le ristrutturazioni della residenza cominciarono nel 1908; dall’iniziale capanna svizzera si passa alla realizzazione di un Villaggio Medievale. Il piccolo edificio divenne una raffinata residenza con grandi finestre, loggette, porticati, torrette, decorazioni a maioliche e vetrate colorate. La presenza della vetrata con due civette stilizzate tra tralci d’edera, eseguita da Duilio Cambellotti nel 1914, e la presenza costante del tema della civetta nelle decorazioni e nel mobilio, voluta dal principe Giovanni, particolarmente appassionato di simboli esoterici, furono il motivo per cui, nel 1916, la residenza venne chiamata Casina delle Civette. Le strutture del fronte meridionale della Casina, elaborate con un fantasioso apparato decorativo in stile Liberty, appartengono all’architetto Vincenzo Fasolo, che le realizzò nel 1917. L’interno della Casina delle Civette è disposto su due livelli, particolarmente curati nelle opere di finitura; decorazioni pittoriche, stucchi, mosaici, maioliche policrome, legni intarsiati, ferri battuti, stoffe parietali, sculture in marmo mostrano la particolare attenzione del principe per il comfort abitativo. L’incuria del tempo, atti vandalici e ruberie e infine un incendio nel 1991 hanno messo a dura prova la struttura, ma un paziente lavoro di restauro ha permesso a questo singolare edificio di arrivare intatti fino ai nostri giorni. Di particolare interesse storico sono le vetrate, quasi un centinaio, alcune originali altre ricostruite in base ai progetti originari e rimesse al loro...

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Frankie & Johnny Paura d’amare

Frankie & Johnny Paura d’amare al Teatro Ghione Dal 24 Febbraio al 1 Marzo, Pino Insegno e Alessia Navarro in scena al Teatro Ghione di Roma con Frankie & Johnny Paura d’amare. Lo spettacolo, diretto da Alessandro Prete e interpretato da Pino Insegno e Alessia Navarro, prende spunto dal testo di Terence McNally. Johnny, appena uscito di prigione, prova a ricostruirsi una vita riciclandosi come cuoco nella tavola calda in cui Frankie, disillusa e solitaria, lavora come cameriera. Tra i due nasce una tenera simpatia che scivola rapidamente verso un sentimento più profondo. L’uomo, sincero, le manifesta la volontà di costruire una famiglia e di crescere insieme molti figli. Ma il desiderio d’amore di lui si scontrerà con la ritrosia di Frankie, spaventata dalle sue stesse emozioni. Frankie è intimorita dall’idea di lasciarsi trasportare da un amore così grande, forse per paura di ricevere delusioni, e pone tra loro un muro quasi invalicabile. Johnny tenterà in ogni modo possibile di convincerla a farsi trasportare liberamente dalle emozioni. La storia dei due protagonisti non è solo un profondo atto d’amore ma anche il riflesso di due esistenze sperdute nella solitudine alienante della metropoli, dove gli spazi dell’anima si sbriciolano. Frankie e Johnny cercano un compendio emotivo alla propria identità spaesata , frammentaria e decentrata. In una città che illude, tradisce e poi mette ai margini, l’unica via di salvezza, per non perdersi definitivamente, è una scintilla di passione. Biglietti per i soci convenzionati Pro Loco di Roma: 18 € (anziché 28 €) in...

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I Vestiti dei Sogni a Palazzo Braschi

I Vestiti dei Sogni a Palazzo Braschi La scuola italiana dei costumisti per il cinema I Vestiti dei Sogni a Palazzo Braschi fino al 22 Marzo 2015, una mostra che traccia la storia del costume italiano per il cinema, attraverso l’esposizione di abiti di scena ideati dai più grandi professionisti del settore, tutto rigorosamente made in Italy. Tosi, Pescucci, Canonero, Donati sono solo alcuni dei nomi, quelli dei più premiati, degli artisti e artigiani del costume simbolo della Scuola in cui da sempre siamo maestri: dalle dive del cinema muto alla complicata rappresentazione di un’atmosfera, oltre che di un’epoca, in film come La Grande Bellezza. La cornice di Palazzo Braschi, selezionata come location proprio per le sue caratteristiche scenografiche, con la grande scalinata a fare da ideale piedistallo ai vestiti in mostra, una passerella dove a sfilare è la fine maestria e il ricordo. Numeri da capogiro per I Vestiti dei Sogni: 100 abiti originali e decine di bozzetti, il tutto affiancato da oggetti difficilmente messi in mostra per il pubblico che testimoniano i processi di lavorazione di questi grandi artisti e artigiani. La mostra è divisa in due parti: il percorso principale e la collezione permanente. In quest’ultima sono collocati tutti quei vestiti in grado di  dialogare con i dipinti esposti nella collezione di Palazzo Braschi, tra di essi spiccano quelli realizzati da Massimo Cantini Parrini dell’ultimo film di Matteo Garrone – di cui sono terminate da poco le riprese – Il racconto dei racconti. Nel percorso principale viene raccontato un secolo di scuola italiana. Un tuffo della storia del cinema lungo dieci sale, che raggiunge il suo apice nel salone dedicato alla Sartoria Tirelli, chiudendosi infine nella stanza con gli abiti realizzati da Milena Canonero per Marie Antoinette.  Il Direttore della Cineteca di Bologna e curatore della mostra, Gian Luca Farinelli, dice “Nel racconto della mostra abbiamo dato particolare accento alle filiazioni, perché la denominazione di scuola che si è voluta attribuire alla tradizione italiana non è affatto arbitraria, ma affonda in un’autentica trasmissione del sapere. Novarese è allievo di Caramba; De Matteis e Gherardi di Sensani; Tosi della De Matteis, e indirettamente, attraverso Visconti, di Sensani, così Donati; Pescucci è allieva di Tosi, e Millenotti di Pescucci in quella fucina creativa che è stata ed è la Sartoria Tirelli; Canonero, infine, seppur più libera e sganciata dal contesto italiano, proprio quest’anno esordisce alla regia con un documentario su Piero Tosi: e la cosa ci pare piena di significati.” Della mostra I Vestiti dei Sogni va sottolineata la particolare cura avuta per l’illuminazione, realizzata da un altro maestro italiano del cinema, Luca Bigazzi, la cui sfida era quella di riempire il vuoto lasciato da coloro per...

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