ALL ROUTES LEAD TO ROME – DAL 16 NOVEMBRE

 “All Routes lead to Rome Tutti gli Itinerari portano a Roma”. Terzo appuntamento per l’Evento Ufficiale dell’Anno Europeo del Patrimonio Roma 16 – 25 novembre   “All Routes lead to Rome – Tutti gli Itinerari portano a Roma” torna, dopo due precedenti edizioni, con un altro imperdibile appuntamento come Evento Ufficiale dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018. Anche quest’anno All Routes lead to Rome propone 10 giornate di esperienze, a partire dal 16 novembre, dove il tema principale è il viaggio in tutte le sue forme. La mobilità dolce (a piedi, in bicicletta, a cavallo, in barca a vela e con altre modalità lente e naturali) consente di attraversare i luoghi con leggerezza e, al tempo stesso, in profondità: con il desiderio di non produrre impatti negativi sul territorio ma, al contrario, di entrare in contatto con la comunità locale, con i suoi riti, con le sue usanze, con i suoi costumi, per vivere esperienze realmente immersive, in grado di trasformare la vita. “All Routes Lead to Rome” nasce per proporre una prospettiva intimamente connessa alla necessità di un riposizionamento strategico dell’heritage nazionale, nel convincimento che l’approccio debole con cui il nostro Paese affronta la gestione dei patrimoni storici, artistici e archeologici debba essere affrontato come priorità nazionale. E che gli Itinerari culturali, le Rotte, i Cammini e le Ciclovie – spesso tracciati lungo antiche Vie di storia, di cultura e di pellegrinaggio – possano essere strumenti narrativi per aumentare lo storytelling e la narrazione complessiva, per indagare e promuovere modelli innovativi di integrazione dei beni culturali e gestione, aumentando la notorietà, l’accessibilità e la fruizione degli immensi patrimoni diffusi anche fuori dai circuiti turistici consolidati. Il Meeting annuale si presta come piattaforma condivisa per ridisegnare mappe, percorsi, traiettorie e circuiti, con l’auspicio di offrire un contributo concreto a sostegno della “Economia della Bellezza”. Quest’anno si celebra l’importanza della Via Appia Antica – Regina Viarum e della Board nazionale degli Itinerari che riunisce oltre 50 Itinerari di storia, di cultura e di pellegrinaggio, proponendoli come asset imprescindibili della promozione dell’immenso patrimonio culturale italiano, attraverso una nuova narrazione e modelli innovativi di fruizione. Seminari e incontri sono dedicati quindi anche alle Ciclovie, con particolare riguardo alle direttrici europee e nazionali che il Governo ha inteso inserire tra le infrastrutture strategiche per lo sviluppo dei prossimi anni, alle Case Cantoniere dell’ANAS, alle ferrovie dimenticate e alle stazioni impresenziate, intese come strutture funzionali, da restituire a possibili scenari di sviluppo. Su tutto, il Meeting intende celebrare l’Italia “minore“, quella meno nota e dunque più lontana dai flussi turistici internazionali: le aree interne del Paese con particolare riguardo all’Appennino – immensa riserva di valore per gli Italiani di oggi e di domani – e il Mezzogiorno. I prestigiosi patrocini e la partecipazione diretta di Enti, Istituzioni e operatori qualificati rende l’iniziativa di particolare ampiezza e rilevanza. Appuntamento quest’oggi al Campidoglio per presentare...

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DOMENICA AL MUSEO. INGRESSO GRATUITO LA PRIMA DOMENICA DEL MESE

APPUNTAMENTO CON LA CULTURA INGRESSO GRATUITO IN TUTTI I MUSEI CIVICI DI ROMA E PROVINCIA   La Pro Loco di Roma è lieta di comunicarvi che domenica 7 ottobre torna l’appuntamento con “Domenica al Museo“. Tutta Italia aderisce alla fantastica iniziativa ministeriale, in vigore dal 2014, per cui l’accesso ai luoghi della Cultura rimarranno aperti al pubblico con ingresso gratuito! Residenti e turisti potranno cogliere l’occasione per visitare gratuitamente musei, siti archeologici, monumenti e gallerie, nella giornata dedicata alla scoperta del patrimonio culturale, che si terrà ogni prima domenica del mese. Si consiglia sempre di telefonare alla sede museale per accettarsi che sia aperta. L’ingresso gratuito non sempre comprende la visita alle mostre in corso, per le quali, invece, potrebbe essere applicata una tariffa diversa. Qui sotto troverete l’elenco di tutti siti culturali aderenti all’iniziativa e non ci resta che augurarvi buona domenica! #DomenicalMuseo   Elenco dei luoghi della cultura statali: – Colosseo e Foro Romano/Palatino (ingresso contingentato) – Galleria Borghese (obbligatoria la prenotazione di € 2,00) – GNAM Galleria Nazionale Arte Moderna – Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia – Museo HC Andersen, Museo M. Praz, Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative e il Costume – Museo nazionale Romano (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Crypta Balbi, Terme di Diocleziano) – Galleria nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini – Galleria nazionale d’Arte Antica Palazzo Corsini – Galleria Spada – Museo nazionale di Palazzo Venezia – Museo nazionale di Castel Sant’Angelo (ingresso contingentato) – Museo nazionale d’Arte Orientale “G. Tucci” – Museo nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini” – Museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari – Museo nazionale dell’Alto Medioevo – Museo nazionale degli Strumenti Musicali – Scavi di Ostia Antica – Museo Ostiense – Mausoleo di Cecilia Metella – Terme di Caracalla – Villa dei Quintili – Villa Adriana a Tivoli – Villa d’Este a Tivoli Al MAXXI, ingresso gratuito alla collezione permanente (Galleria 4) per tutti dal martedì al venerdì e ogni prima domenica del mese. Sei hai la tessera socio Pro Loco puoi usufruire delle promozioni inerenti le altre esposizioni al MAXXI. Per diventare Socio Pro Loco clicca qui. Per maggiori informazioni: Sito web: www.beniculturali.it Per i cittadini residenti a Roma Capitale e nell’area della Città Metropolitana (portare un documento di riconoscimento con sè) possono visitare gratuitamente tutti i musei civici del Sistema Musei in Comune: – Musei Capitolini – Centrale Montemartini – Mercati di Traiano – Museo dell’Ara Pacis – Museo di Roma in Palazzo Braschi – Museo di Roma in Trastevere – Musei di Villa Torlonia – Museo Civico di Zoologia – Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale Note Non rientra nelle gratuità l’ingresso al nuovo spazio espositivo dell’Ara Pacis Per maggiori informazioni: www.museiincomuneroma.it  ...

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CAMMINI ITALIANI: 13/09 PRESENTAZIONE STAFFETTA “DA FRANCESCO A FRANCESCO”

Torna l’appuntamento con la staffetta “Da Francesco a Francesco”, giunta quest’anno alla quinta edizione. Il 13 settembre si terrà la presentazione della Staffetta “da Francesco a Francesco“. L’appuntamento è alle ore 10.30 presso Sala Spadolini – Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Via del Collegio Romano, 27 Roma. Saranno presenti all’evento Antonino La Spina, Presidente delle Pro Loco d’Italia, Claudio Nardocci, Presidente della Pro Loco Lazio, Francesco Fiorelli, Presidente Pro Loco Umbria ed Ernesto Fanfoni, Responsabile Dip. UNPLI Cammini. La quinta edizione della staffetta inizierà, a Roma, mercoledì 19 settembre da Piazza San Pietro per concludersi il 04 Ottobre, giorno dedicato a San Francesco, ad Assisi. Sono 16 le tappe e circa 270 i km del cammino che in 16 giorni attraverserà oltre 30 località, in un percorso che promuove la sensibilità del pellegrinaggio verso i numerosi santuari e luoghi di fede presenti sul tragitto, valorizzando, allo stesso tempo, i cammini italiani e sottolineando il valore del turismo lento....

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ARTE E MUSICA LUNGO IL TEVERE – ESTATE ROMANA 2018

“Lungo il Tevere Roma” giunge alla sedicesima edizione. Mostre, musica e cultura saranno le protagoniste dell’estate capitolina. Per tutta l’estate il lungotevere romano tornerà ad essere luogo di appuntamenti interessanti. Da Castel Sant’Angelo all’Isola Tiberina, le rive del fiume Tevere ospiteranno artisti, cantanti e ballerini di flamenco…Incontri, degustazioni, performance teatrali e musicali saranno all’ordine del giorno, e della notte. L’Associazione Culturale La Vela D’Oro, anche quest’anno, si è occupata di riqualificare le banchine del Tevere organizzando la manifestazione con un programma di intrattenimento ben dettagliato, che varia di giorno in giorno: tutti i giorni, a partire dalle ore 19, una sfilata di bancarelle e stand, dedicate all’artigianato e alla lettura, si susseguiranno lungo le sponde del fiume, tra cocktail bar e ristoranti, dove poter degustare le specialità della tradizione culinaria romana, lasciandovi accompagnare dalle note di musica classica e canto (concerti gratuiti) proposti dall’Associazione Bryaxis. Il venerdì si esibiranno i musicisti del Conservatorio di Santa Cecilia: Daniela Orlando, Alessandro Muller, Hu Chunxi, Alessandra Pulvirenti e Daniele D’Andrassi, i pluripremiati Andrea Pennacchi, Ivan Bernardini; il sabato è il giorno, invece, riservato ai cantautori romani: Luca Bussoletti, Agnese Valle, Irene Cavallo e Jimmy Ingrassia. Lungo il percorso troverete diverse mostre fotografiche, molte delle quali ispirate al biondo Tevere, con le sue storie ed i suoi aneddoti; Emilio Gentilini renderà omaggio a Trastevere e le sue donne; gli allievi dell’Accademia di Belle Arti esporranno le loro opere e intratterranno con varie performance. Simbolo della manifestazione sarà l’opera di Paolo Buggiani, padre della street art italiana. Come l’anno precedente, uno spazio sarà dedicato agli appassionati dei nostri amici a quattro zampe. Michele Zarrillo sarà testimonial della campagna contro l’abbandono e le adozioni responsabili, in collaborazione con l’Assessorato ambiente e tutela animale di Roma Capitale. Ci saranno letture condivise seguite da momenti di approfondimento e dibattiti con gli autori stessi che saranno ospiti della manifestazione. Non mancheranno riferimenti alla boxe, alla moda e alla tecnologia. Inoltre, quest’anno, in concomitanza con i 140 anni del Messaggero 14 pannelli saranno dedicati alle prima pagine storiche del quotidiano romano, che racconteranno la storia di questo paese dalla Grande Guerra ai nostri giorni. Questi e tanti altri saranno gli eventi culturali dell’estate romana 2018, a cui prenderanno parte diversi ospiti, anche internazionali. Un programma così vasto è rivolto a tutti, ad adulti e bambini, al turista che vuole scoprire Roma e a chi ne è già innamorato. D’altronde com’è possibile non rimanere incantati dalla bellezza di questa città, quando la Cupola di San Pietro, fa capolino, al tramonto, tra la storia e il fascino della città eterna? Tutte le iniziative culturali saranno realizzate senza alcun contributo pubblico. L’ingresso alla manifestazione e alla maggior parte delle sue iniziative culturali...

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OPERE DEL BORROMINI

Opere del Borromini: da scalpellino a San Pietro ad assistente del Bernini Francesco Borromini, nato Francesco Castelli Brumino, fu uno degli architetti più importanti e conosciuti del Barocco italiano. Nato nel 1599 sul lago di Lugano, probabilmente era figlio di un capomastro da cui imparò le principali tecniche di intaglio; in seguito passò alcuni anni a Milano per poi trasferirsi a Roma, nel 1619, dove rimase per tutto il resto della sua vita. Grazie ad una lontana parentela con Carlo Maderno, trovò impiego come scalpellino in San Pietro in Vaticano, operando principalmente sui cherubini decorativi, sui festoni e sui cancelli. Quando il Maderno morì, nel 1629, le speranze di Borromini di essere nominato architetto della “fabbrica” di S. Pietro vennero deluse con la nomina al ruolo di Gian Lorenzo Bernini il quale, però, lo confermò suo primo assistente. Borromini proseguì quindi agli ordini di Bernini contribuendo, talvolta, alla progettazione di alcune opere importanti sia di San Pietro sia di Palazzo Barberini come, ad esempio, la bellissima scala ellittica interna. Il rapporto tra i due fu tutt’altro che facile e, nel 1634, i due architetti si separarono definitivamente anche perché, in quel periodo, a Borromini si presentò la grande occasione di progettare la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane. La Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane Tra le opere del Borromini a Roma, S. Carlo alle Quattro Fontane (S. Carlino) è senza dubbio una delle più note, grazie al fatto che, malgrado le sue ridottissime dimensioni, la chiesa è una delle più geniali composizioni spaziali che siano state mai immaginate, con la sua pianta ovale, accentuata dalla cupola a nido d’ape, l’effetto flessibile delle pareti ondulate e la facciata concavo-convessa molto particolare. Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza Un’altra delle opere del Borromini a Roma è la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, del 1642 e recentemente restaurata; la chiesa ha la pianta stellare formata dall’unione di due triangoli equilateri con la cupola che, all’esterno, è coperta da un tamburo convesso e si conclude su un’alta lanterna a spirale che suggerisce un ideale percorso ascensionale; tutti elementi ripresi anche nella costruzione del tiburio e del campanile della Basilica di Sant’Andrea delle Fratte. La Chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona Un’altra delle famose opere del Borromini a Roma è la Chiesa di Santa Agnese in Agone, a piazza Navona, del 1653, in cui Borromini riprese il primo progetto dell’architetto Rainaldi apportando piccole modifiche all’interno e ridisegnando la facciata, rendendola concava. La cupola, incorniciata da eleganti torrette, costituisce una delle sue composizioni migliori anche se, prima di essere completata, l’incarico gli venne tolto e riaffidato a Rainaldi e Bernini. Secondo la tradizione, il suo...

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Le opere del Bernini: dalla Barcaccia a Palazzo Barberini

Le opere del Bernini: un nuovo modo di esprimere il barocco Nato a Napoli nel 1598, il Bernini dedicò la sua vita e la sua arte alla città di Roma dove iniziò a lavorare intorno ai sedici anni e dove morì nel 1680. Ad oggi, la Città Eterna, ospita pertanto molte delle opere del Bernini più famose. Palazzi, piazze e giardini hanno mantenuto nel tempo vivida la perfezione delle geometrie e delle forme da lui scolpite, donando a noi un tesoro unico che val la pena di esplorare, consapevoli tuttavia che quello offerto è solo uni dei tanti percorsi volti a scoprire le opere del Bernini a Roma, poiché innumerevoli e suggestive. Fu il cardinale Scipione Borghese a commissionare allo scultore la sua prima opera: la decorazione della villa del Pincio, Villa Borghese, cui seguì il David nel 1619. Grazie a queste opere del Bernini nacque un nuovo modo di esprimere la tecnica barocca sino ad allora utilizzata. La ricerca maggiore del movimento perpetuata dal Bernini, si accentua e perfeziona nell’opera di Apollo e Dafne che ad oggi è possibile ammirare all’interno di Galleria Borghese dove è possibile trovare anche: Il busto del Cardinale Scipione Borghese, il  Ritratto di fanciullo, il dipinto chiamato La Verità ed anche un Autoritratto dell’autore stesso. Bellissime sono anche le fontane che l’artista ha scolpito e che possiamo riconoscere passeggiando fra le strade della capitale. Importante è la Barcaccia, scenografica scultura posta al centro di Piazza di Spagna, oppure  la Fontana dei Quattro Fiumi o quella del Moro presenti in Piazza Navona. Considerato da Urbano VIII l’artista ufficiale della corte papale ed in particolare della famiglia Barberini, le opere del Bernini presenti in Vaticano e nel palazzo appartenente alla famiglia Barberini sono innumerevoli. Ancora una volta possiamo ammirare la maestria dell’artista nello scolpire fontane come  la Fontana delle Api e la Fontana del Tritone, presenti in Piazza Barberini. Esse ci accompagnano, quasi preannunciandoci, la bellezza di Palazzo Barberini poco distante. Il palazzo, nella sua struttura con la scala a pozzo quadrato, il suo salone centrale, la loggia ed il portico sottostante costituiscono, fra le opere del Bernini,uno dei più alti esempi di architettura. Le mura di questo palazzo sono inoltre custodi di altre opere del Bernini come: Il Busto di Antonio Barberini, di Clemente X e di Urbano VIII. Così come il dipinto del David con la Testa di Golia o ancora il Ritratto di Urbano VIII. Fra le opere di Bernini spicca inoltre la Chiesa di Santa Maria del Popolo, presso piazza del Popolo, e la facciata dell’arcata stessa che divide la via Flaminia dalla Piazza. Famoso artista anche presso la corte papale,...

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Terme a Roma

Terme Romane: storia e benessere Nella città eterna, dove l’impero romano ebbe origine e con esso una società legata a guerre e conquiste, ma anche ad una cultura estremamente volta al progresso ed al benessere, non sorprende che molte siano le terme a Roma e che da principio le acque termali che qui scorrono fossero utilizzate. I primi edifici sorsero durante l’età augustea, grazie alla costruzione degli acquedotti per il trasporto delle acque, che riuscirono a rifornire le Terme di Agrippa, le prime Terme a Roma ad essere rese pubbliche. Seguirono poi quelle di Traiano, le Terme di Caracalla, quelle di Nerone e le Terme di Diocleziano, sino alle più recenti Terme di Costantino. Ad oggi la capitale possiede ancora molti di questi luoghi, ristrutturati, comprensivi di solarium e piscine, vasche sensoriali e palestre, ma pur sempre presenti grazie alle antiche costruzioni di un tempo. Le terme a Roma diventano così non solamente magnifici esempi di architettura d’una cultura che molto ci ha tramandato, ma veri e propri centri benessere, dove provare ogni genere di trattamento in gradi di rilassarci e trascorrere una giornata lontano dai ritmi frenetici della nostra vita, magari in compagnia di amici o del proprio partner.   Terme a Roma: quale scegliere? Sono molte le terme a Roma in grado di offrire trattamenti benessere, sauna, bagno turco o ancora massaggi e trattamenti estetici. Esistono alcune che propongono esperienze come l’aromaterapia e la balneoterapia, altre con lettini abbronzanti e vasche idromassaggio. Collocate in esclusivi Hotel, o presso i luoghi storicamente importanti della capitale, ecco alcune delle Terme a Roma più famose. Iniziamo il nostro elenco con le Terme di Caracalla  con il percorso emozionale, centro massaggi e Solarium questo complesso possiede anche un’ala dedicata ai trattamenti corpo, viso e molto altri ancora. Abbiamo poi il parco termale delle Terme di Stigliano, famose per la cura di patologie reumatiche, post traumatiche, infiammatorie, cutanee e della sordità rinogena. Infine vanno menzionate, a pochi chilometri dalla capitale, le Terme di Roma, ovvero un complesso di Terme vicino Tivoli dove oltre il centro benessere con bagno turco, sauna, docce speciali, piscina termale è possibile usufruire dei vantaggi delle Acque Albule, famose già per gli scrittori latini e celebrate per le loro virtù terapeutiche e medicamentose, che sono, allora come oggi, tra i più importanti centri termali in...

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Necropoli Etrusche Lazio

Etruschi e Necropoli Popolo antico che si espanse ed ebbe potere dalla bassa Toscana sino al Lazio prima ancora che la cultura romana prendesse il sopravvento, gli Etruschi rappresentano ancora oggi una delle pagine più affascinanti, misteriose e complesse della storia del nostro paese. I documenti che ci parlano di loro li descrivono come un popolo fiero e combattente che giunse ad altissimi livelli nelle arti e nella struttura sociale. Ma ciò che più li ha resi importanti ai nostri occhi è la cultura minuziosa che possedevano per i loro defunti attraverso la costruzione delle antiche città dei morti: le necropoli. Necropoli etrusche Lazio: quante e quali? Le necropoli etrusche nel Lazio si presentano a chi le osserva come delle vere e proprie riproduzioni di case etrusche, atte a mostrare in modo fedele i frammenti della vita quotidiana di una persona, anche dopo la sua scomparsa. Alcune di queste necropoli etrusche nel Lazio sono di grandissima importanza, e per l‘architettura che possiedono, e per la particolarità degli oggetti preziosi rinvenuti al loro interno, molti dei quali presenti nei musei di tutto il mondo. Le tombe che troviamo all’interno di queste necropoli etrusche Lazio sono divisibili in tre tipologie: tipo Abitazione che può essere trovata a Cerveteri, scavate nel terreno come quelle di Tarquinia, e rupestri scavate nel tufo come a Norchia. Patrimonio nazionale dell’Unesco, Cerveteri è da considerarsi senza alcun dubbio la prima fra le necropoli etrusche Lazio. Con una superficie di circa dieci chilometri, questa necropoli comprende quattrocento punti di sepoltura databili a dall’VIII al II secolo a.C. Abbiamo poi la necropoli di Tarquinia, dove sono presenti circa duecento sepolcri. Ciò che la rende particolare fra le altre necropoli etrusche Lazio è la presenza assidua di decorazioni pittoriche rappresentanti la vita quotidiana del defunto. Del tutto differenti si presentano infine le tombe di Norchia. La particolarità di Norchia fra le altre necropoli etrusche Lazio risiede nella presenza intorno a quanti le visitano voi di un paesaggio selvaggio ed incontaminato che ha ben poco della necropoli classica. E’ questo un prezioso esempio di tombe etrusche rupestri , di cui la necropoli di Norchia si fregia e data in due differenti periodi storici : l’Arcaico , vale a dire databili tra il VI e V secolo a.C. ed ellenizzante, vale a dire databile fra il IV ed il II secolo a.C. Degna di nota è infine le necropoli di Vulci, dove la dominazione di Roma ha potuto fondere le culture degli etruschi e dei romani, portando a noi un parco archeologico che unisce mille anni di...

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Musei Gratis il 5 Luglio | Proloco Roma |

I Musei gratis il 5 luglio a Roma Tornano le domeniche della cultura, a Roma. Saranno infatti tre i prossimi appuntamenti dedicati: 5 luglio, 2 agosto e 6 settembre. Il progetto è stato promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma e si rivolgerà a tutti i cittadini romani, residenti a Roma Città Metropolitana, che avranno libero accesso al circuito dei “Musei in Comune” e che potranno approfittare di un ricco programma di visite didattiche dedicate. Il 5 luglio, come anche le due date successive, coincide con la prima domenica del mese che, come stabilito dal decreto del Ministro Franceschini in vigore dal 1 luglio 2014, consente a tutti i visitatori italiani di entrare gratis nei musei, monumenti, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali aderenti, di solito pubblici. I musei gratis il 5 luglio a Roma saranno soprattutto i musei civici come il Museo dell’Ara Pacis, con un appuntamento dedicato alla scoperta dell’imperatore Augusto, i Musei di Villa Torlonia e i Musei Capitolini per osservare i capolavori del Campidoglio e approfondire la storia di Marco Aurelio e poi i Mercati di Traiano e la loro storia millenaria, il Museo di Roma a Palazzo Braschi e la splendida Centrale Montemartini, primo impianto comunale di produzione di energia elettrica trasformato in museo che, con il suo allestimento particolare, risulta ancora più suggestivo per tutti i visitatori che vi si recano. Inoltre, una scelta obbligata per gli amanti dell’arte contemporanea, è l’apertura gratuita dello GNAM, la Galleria Nazionale di Arte Moderna a due passi dal verde di Villa Borghese, contenente una collezione permanente che racchiude i migliori esempi della pittura e della scultura moderna dal XIX al XXI secolo. Vi segnaliamo che le esposizioni e le mostre private di solito non rientrano nelle gratuità, come per esempio la mostra “Leonardo Da Vinci. L’Autoritratto”, la mostra “Nutrire l’Impero. Storie di alimentazione da Roma a Pompei” e la mostra “Sergio Staino. Satira e sogni”. Qui una lista completa dei musei gratis il 5 luglio a Roma e…buona arte a...

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Il castello di Fumone | Frosinone

 Il Castello di Fumone La fortezza-prigione Luci soffuse, rosse pareti, il silenzio che ti accoglie ed i quadri che ti osservano con i loro toni cupi, sono i segni distintivi che caratterizzano il Castello di Fumone. Le sue cinta murarie esterne e l’attrezzatura militare atta alla difesa della fortezza facevano di questo edificio un’importante luogo di prigionia di uomini politici e punto d’osservazione dei traffici lungo la via Latina che collegava Napoli a Roma. Prima sotto la tutela dello stato Pontificio, in seguito acquistato dalla famiglia dei marchesi Longhi de Paolis, il Castello di Fumone, è rimasto integro nel tempo, permettendoci ad oggi di visitarne l’interno a partire dalle sale del Piano Nobile. Da questo punto è possibile proseguire verso il Santuario di Papa Celestino V, costruito nella prigione che ospitò il papa del grande rifiuto prima della sua morte e del suo primo miracolo. All’interno del Castello di Fumone sono inoltre presenti la sala degli Antenati, dei Cesari e degli stemmi, luogo che per secoli ha avuto funzione di sala da pranzo, con grandi volte a botte, stemmi della famiglia nobile e dei suoi parenti ed un grande lavabo per scuoiare e lavare gli animali destinati alla cucina. Attraverso un passaggio di ronda, infine, è possibile visitare i tremilacinquecento metri di perimetro de i Giardini pensili all’italiana. Posto ad 880 metri di altezza, i suoi alberi secolari fanno di questo luogo il giardino pensile più alto d’Europa. Il borgo tutt’intorno al Castello di Fumone si snoda poi attraverso un labirinto di vicoli medioevali pavimentati in pietra e cotto. Qui potrete ammirare costruzioni di torri, case fortezze, antichi magazzini, ed ancora stalle, cantine, frantoi per la sopravvivenza della una guardia armata. Il pozzo del dolore Legato alla pratica dello Jus primae noctis, il pozzo delle vergini è forse il punto del castello che più colpisce il visitatore per le sensazioni che ancora oggi riesce a trasmettere. Diffusa nel periodo medievale, la pratica dello Jus primae noctis consentiva che le donne appena spostate giacessero con il signore del castello durante la loro prima notte di nozze. A tale momento esse dovevano giungere vergini, pena la morte o la tortura. Nel Castello Longhi de Paolis, coloro che venivano trovate impure venivano gettate nel pozzo delle vergini. Alto e stretto, le grida di quante vi venivano lasciate cadere, riecheggiavano nell’orecchio dei presenti, sino a quando esse non si spegnevano, dopo una lunga agonia. Il Castello è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 13.00 e nel pomeriggio dalle 15.00 alle 19.00. Domenica orario continuato  9:30 -19:00. Per informazioni telefonare: 3474381399 – 3336194198 –...

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La Montagna Spaccata di Gaeta

La Montagna Spaccata A Gaeta questo luogo racchiude leggende singolari e un panorama suggestivo Fra cielo e mare si trova un luogo formato da 3 fenditure all’interno della medesima roccia. Incorniciata da boschi, laghetti e cascate, non poteva non essere, questo complesso di pietra e suggestività, punto di nascita di molteplici storie. Le leggende della Montagna Spaccata, nei dintorni di Gaeta, sono infatti cresciute nel tempo, tutte con i loro segni lasciati ai posteri, tutte meritevoli di esser conosciute. La prima leggenda della Montagna Spaccata, è legata ad una storia antica e drammatica: quella dell’amore fra Etele e Giordano. Lui, semplice boscaiolo, lei creatura affascinante e figlia della maga del bosco; sulla loro unione gravava una terribile maledizione: il giorno in cui la madre di Etele fosse morta anche sua figlia sarebbe sparita. Per quanto i due giovani avessero deciso di affrontare quella terribile sorte insieme, quando giunse il tragico giorno, non poterono opporsi. Un forte boato scosse la terra, la montagna si spaccò, portando via con se Etele che scomparve fra le rocce per risalire in cielo. Eppure il loro amore, sentimento così grande, riuscì a trasformarsi in acqua affinchè potesse vivere per sempre e per sempre mostrarsi a chiunque avesse visitato quei luoghi. Così ancora oggi, lungo il percorso che ci accompagna a visitare il teatro di questo luogo, la prima fra le leggende della Montagna Spaccata, ci accompagna. Ed in questa cornice così singolare, in questo saliscendi rocciosi, fra gradini e strette vie, che nascono anche le leggende della Mano del Turco e del letto di San Filippo Neri. Attraverso una scalinata di 300 gradini, scendendo a ridosso del mare per godere dei giochi di luce che il sole mostra sullo specchio d’acqua con splendidi riflessi verdi e turchesi, raggiungiamo quindi un altro dei palcoscenici legati a le leggende della Montagna Spaccata: quella della Mano del Turco. La storia narra che, un tempo in questi luoghi si nascondessero pirati saraceni pronti ad attaccare le navi nemiche e che uno di essi, mentre avanzava all’interno della montagna, toccò la roccia. Essa, dinanzi al marinaio miscredente, divenne morbida e si deformò sotto il suo palmo, mostrando ancora oggi la sua impronta a quanti ridiscendano in questo percorso. Una scritta in latino, posta al fianco della mano, cita : “Un incredulo si rifiutò di credere ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita.” La storia di San Filippo Neri è legata, invece, ad un giaciglio composto da pietre, con un incavo scavato nella stessa roccia. Si narra che il Santo abbia vissuto rifugiandosi in questi luoghi, in prossimità del Santuario della Santissima Trinità, (clicca...

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La città perduta di Antuni

La città perduta di Antuni Un borgo abbandonato da dove godere di uno dei panorami tra i più belli del Lazio Il Lazio è una regione disseminata di città fantasma, facilmente raggiungibili da Roma. La maggior parte si trova nella provincia di Viterbo. La città perduta di Antuni è un antico borgo, in prossimità di Castel di Tora, nel reatino, situato su un colle completamente circondato dal lago del Turano e collegato alla terra ferma solo da un sottile istmo. Il lago artificiale nasce verso la fine degli anni ’30 mentre la storia del borgo si interrompe improvvisamente durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, quando per errore viene bombardato il borgo invece del ponte del Turano. La fondazione di Antuni sembra risalire ai primi decenni dell’XI secolo, forse per volontà dei Guidoneschi che donarono nel 1092 il Castrum Antoni all’Abbazia di Farfa, all’epoca molto importante. Fino al basso medioevo le vicende legate alle sorti di Antuni non sono note. In seguito la città perduta di Antuni andò prosperando per secoli, passando attraverso vari proprietari: la famiglia Brancaleoni nel 1583, il duca Filippo Lante della Rovere nel 1676 finché, nel 1832, il borgo raggiunse il prestigioso riconoscimento di principato, voluto da Papa Gregorio XVI in favore del principe Urbano Del Drago, signore di Antuni. Successivamente all’erroneo bombardamento, dal 1950 in poi il paese è stato abbandonato ed ha conosciuto decenni di degrado. Negli anni ‘90, grazie ad una sapiente opera di restauro ed ai bellissimi scorci sul lago del Turano, è stato riscoperto il suo antico splendore ed è tornato interamente visitabile. Visita alla Città fantasma Oltre ai numerosi ruderi delle case, tra gli edifici recuperati più importanti da vedere nella parte centrale di Antuni c’è sicuramente il Palazzo del Drago con le sue mura, l’antica mulattiera che conduceva al centro del borgo e la torretta. Il Palazzo del Drago, a cui si accede passando sotto un archetto, era composto da un gran numero di sale, molte delle quali affrescate, da scalinate di pietra e da ben 365 finestre. Tutta la struttura è visitabile solo esternamente e nella facciata è rimasto originale solo il portale d’ingresso. Lì vicino, sul colle, sorge l’antico Eremo di San Salvatore su una parete a picco sul lago.  Il borgo di Antuni è visitabile mediante l’Associazione “Camminando Con”  Se vorrete fare una sosta per pranzo, non avrete difficoltà a scegliere tra i vari ristoranti quali Agriturismo “La Posta”, La città perduta di Antuni, Trattoria U’Chiecchie , Bar Trattoria Dea, L’Angoletto, Ristoro Bar Castellani, Ristorante “Il Tasso” e il Forno Orsini. Dopo che avrete visitato la città perduta di Antuni potrete recarvi nel vicino borgo di Castel di Tora, villaggio dall’aspetto medievale arrampicato su un’altura e dominato da un...

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Tour di Roma in 3 giorni

Scopri Roma in 3 giorni Se avete a disposizione solo un week-end per visitare la città eterna, noi vi segnaliamo quali sono gli itinerari che assolutamente non potete perdere! Per una delle città più belle d’Italia sono molteplici gli itinerari turistici che vengono consigliati al fine di scoprire le meraviglie che vie, piazze e palazzi, hanno da offrire. Ogni giardino, fontana, museo, ha da raccontare secoli di tradizioni, innovazione, desolazione o trionfo. Ed è prezioso questo retaggio storico che portiamo con noi nel tempo, così tanto, che se anche non potete permettervi troppi giorni lontani dalla vita lavorativa, di certo non potete mancare di visitare Roma! Così eccovi pronto un tour di Roma in 3 giorni! Forse troppo pochi per conoscere la città eterna in modo approfondito, ma abbastanza per scoprirne ed assaporarne la magia. Primo giorno Il nostro tour di Roma in 3 giorni prevede, come prima tappa, i luoghi più suggestivi dell’antico impero. Iniziamo dal simbolo di Roma per eccellenza: il Colosseo. Collocato sulla Linea B della metropolitana della capitale, l’Anfiteatro Flavio è l’inizio della più illustre via dei Fori Imperiali. Qui svettano l’Arco di Costantino sulla sinistra e l’area dei Fori Imperiali sulla destra, le bianche pietre dei musei capitolini in piazza Venezia e le strade che condurranno all’indirizzo di Piazza Navona e Piazza di Spagna. Via del Corso funge così da spartiacque dove da un lato è possibile raggiungere la “perfetta sfera” del Pantheon, antico tempio romano dedicato a tutti gli dei. Ed a poca distanza, in direzione del Tevere, incontrare la barocca Piazza Navona. Qui svettano la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, la Chiesa di Sant’Agnese in Agone e Palazzo Pamphilj. Ed a pochi passi da queste opere è possibile mangiare in uno dei luoghi più caratteristici di Roma: Lo Zozzone. Assaggerete pizza farcita in mille modi diversi, per uno street food davvero originale! E non perdete la possibilità di prendere il caffè in una delle torrefazioni e caffetterie più antiche della capitale: Sant’Eustacchio. Riprendiamo quindi la nostra visita dalla parte opposta di via del Corso, dove sarà invece possibile accedere alla Fontana di Trevi ed a Piazza di Spagna. Ed a questo punto, perché non godere dei piatti tipici della cucina romana presso una delle migliori trattorie della capitale? Trattoria Al Moro, proprio dietro la Fontana di Trevi, vi permetterà di chiudere in bellezza questa prima parte del nostro tour di Roma in 3 giorni. Secondo giorno La seconda tappa del nostro tour di Roma in 3 giorni ci vede spostarci sulla Linea A della metropolitana, fermata Ottaviano, per la visita della Città del Vaticano, dove in piazza San Pietro svetta la...

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Il Castello dell’Abbadia | Vulci

Una visita alla città etrusca di Vulci e al Castello dell’Abbadia Vulci è un’antica città etrusca che oggi fa parte del territorio di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Abbastanza lontana dal mare, si trova su di una piattaforma calcarea lungo la riva destra del fiume Fiora, nella Maremma Laziale. Fu una delle più grandi città-stato dell’Etruria, con un forte sviluppo marinaro e commerciale con Grecia e Oriente. Sulla sponda opposta del pianoro di Vulci si erge, isolato, il maestoso Castello dell’Abbadia, oggi sede di un importante Museo Nazionale Archeologico nel quale sono esposti reperti provenienti dagli scavi archeologici di Vulci. Origini del Castello Il Castello dell’Abbadia ha origini molto antiche: alto circa 30 metri fu eretto a riparo di un suggestivo ponte (ponte dell’arcobaleno) nel III sec. a.C., costruito dai romani su fondamenta preesistenti etrusche. In origine era un’abbazia benedettina dedicata a san Mamiliano, santo a cui era dedicata una chiesa fatta costruire nell’ 809 da due nobili longobardi, Faulo e Autari e poi donata all’ abbazia di Farfa. Secondo la leggenda, Vulci e l’abbazia furono distrutte ad opera dei saraceni nel 964 d.C. anche se numerosi documenti medievali continuano a citare l’abbazia tra le proprietà della Chiesa. La posizione strategica tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana  resero l’edificio molto appetibile. Infatti, numerose famiglie e casate potenti se lo contesero aspramente: nel XIII secolo il castello, importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini, fu probabilmente di proprietà dei templari, gli Aldobrandeschi prima e i Farnese poi inserirono il castello tra le loro proprietà. Nel periodo napoleonico il castello fu assegnato a Luciano Bonaparte, fratello dell’imperatore, come principe di Canino. In seguito passò ai Torlonia ma, nel corso dell’Ottocento, vista anche la sua posizione, fu adibito a dogana pontificia. Dopo anni di incuria il complesso fu incamerato dallo Stato italiano e diventò la sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci. Il Castello oggi L’aspetto attuale del Castello risale al XII sec., ha una forma trapezoidale e domina la riva sinistra del Fiora mentre ad est, dove è protetto da un fossato, si affaccia sulla pianura circostante con un muro di cinta munito di quattro torri semiellittiche. Sempre al XII secolo si può far risalire anche l’aspetto architettonico delle mura e la costruzione del maschio, il nucleo più antico del castello. Nel 1513 fu concessa in investitura perpetua al cardinale Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, che pare amasse soggiornarvi ed è a lui che, probabilmente, si deve la costruzione del corpo attualmente destinato a struttura museale. Il famoso scrittore e poeta inglese David Herbert Lawrence (“L’amante di Lady Chatterley”) ci dà una suggestiva descrizione del castello, in occasione di una visita fatta alla fine del 1800: “A ridosso del...

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Il Parco di Omero e il Lago di Fogliano

Il Parco di Omero e il Lago di Fogliano Benvenuti a Fogliano, dove un’area protetta racchiude uno dei più bei parchi letterari presenti in Italia Se desiderate fare una passeggiata in uno dei numerosi parchi naturali del Bel Paese, nella zona del Circeo, in provincia di Latina, vi suggeriamo di visitare il Parco di Omero. Il parco sorge a Fogliano, all’interno del Parco Nazionale del Circeo in una zona di grande rilevanza naturalistica ma anche storica e architettonica. I Romani realizzarono notevoli opere di bonifica ed introdussero importanti opere di drenaggio, trasformando quest’area in un centro di raccolta e di pesca e costruendo piscine, edifici e canali per sfruttare la ricchezza del vicino lago di Fogliano. In tempi più recenti il restauro degli edifici storici del borgo di Fogliano ha offerto nuovi servizi ai visitatori, come il “Centro di Educazione Ambientale”, il Museo Ornitologico e, appunto, il Parco di Omero. Il Parco di Omero viene così definito proprio perché prende il nome dall’autore greco che qui visse parte della sua vita e in questa zona prese spunto per scrivere la sua opera più famosa, l’Odissea, grazie alla vicinanza col promontorio del Circeo che nel nome rimanda alla leggenda della maga Circe che Ulisse incontrò qui durante il suo leggendario viaggio. La bellezza di questo parco deriva dall’autore che lo evoca ma anche dall’ambiente in cui si trova. Dopo un periodo di abbandono, l’area di Fogliano rinasce sotto l’influenza pontificia; Sermoneta, Ninfa ed i laghi costieri di Fogliano e Caprolace vanno a costituire un unico fiorente possedimento che Papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, 1294) affida alla famiglia Caetani, che si occuperà di realizzare anche l’Orto Botanico di Villa Fogliano, nato agli inizi dell’Ottocento come “giardino esotico”. Nel Parco di Omero si possono percorrere vari itinerari tra cui, il più suggestivo, è il viaggio di Ulisse sul Lago di Paola, dove il visitatore naviga sulle acque che hanno fatto da scenario al poema omerico. Il parco letterario di Omero è stato scelto dalla Fondazione Ippolito Nievo come “Centro Internazionale dei Parchi”, poiché la suggestione di questo ambiente non ha ispirato solamente le vicende di Omero ma anche le opere di scrittori come Orazio, Goethe, e D’Annunzio. Nel periodo estivo il Parco offre la possibilità di partecipare a numerose iniziative, dalle semplici passeggiate al chiaro di luna ad interessanti rappresentazioni teatrali. Il lago di Fogliano è il più grande tra i laghi costieri della regione pontina, si estende su una superficie di circa 4 kmq all’interno del Borgo di Villa Fogliano e ha una profondità massima di circa 2/3 metri. Dal 1978 fa parte del territorio del Parco Nazionale del Circeo ed è classificato “zona umida di importanza...

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La città perduta di Monterano

Il feudo di Monterano Un’antica città perduta, set di pellicole cinematografiche  Nella zona della Tuscia romana, nel nord del Lazio, si trova la “città perduta” di Monterano, presso il comune di Canale Monterano è senz’altro una delle più famose e più belle da visitare. Monterano è situata all’interno della Riserva Naturale Monterano, istituita nel 1988 a tutela di uno degli angoli più rappresentativi ed intatti della Tuscia Romana, tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini; il borgo è di grande interesse storico-archeologico e sorge su di uno sperone tufaceo a circa 300 m s.l.m., fu sede di un abitato fin dell’età del bronzo e, dal VII secolo a.C., divenne un fiorente centro etrusco citato col nome di Manturanum e testimoniato dalle numerose tombe etrusche che occupano i poggi retrostanti. Dall’ XI secolo rientrò nei possedimenti dell’Abbazia di San Paolo di Roma, nel XIV sec. diventò feudo degli Anguillara per poi passare agli Orsini e, dal 1671 agli Altieri. Il massimo sviluppo di Monterano venne raggiunto tra il XVI e il XVII secolo ma poi, nel corso del 1700, il paese iniziò a spopolarsi prima a causa della malaria e poi, 1799, a causa delle devastazioni operate dalle truppe francesi dovute ad una disputa con gli abitanti di Tolfa. La popolazione residua si trasferì nel vicino borgo di Canale Monterano. Le suggestive rovine di Monterano Oggi, le suggestive rovine offrono al visitatore angoli di incomparabile fascino in cui ci si sente trasportati nel passato come in una macchina del tempo e ciò che colpisce è la presenza di monumenti costruiti in epoche diverse in un eccezionale connubio architettonico e paesaggistico. Si possono così ammirare costruzioni di epoca etrusca, come i numerosi sepolcri, accanto a manufatti di epoca romana come l’acquedotto, il Castello medievale o il convento rinascimentale di San Bonaventura ad opera di Bernini. L’edificio più imponente al centro di Monterano è il Castello o Fortezza Monteranese, risalente all’epoca vescovile ma che subì molte modifiche durante il Barocco. Nel 1679, per volere del Principe Altieri, Gian Lorenzo Bernini riprogettò la Fortezza trasformandola in un palazzo baronale, decorando la parete esterna su Piazza Lunga con una fontana sulla quale domina la statua di un leone, da cui il nome di Fontana del Leone. La città perduta di Monterano è così caratteristica da essere stata il set di quasi un centinaio di film a partire dagli anni cinquanta, tra cui Ben Hur, L’Armata Brancaleone, Il Marchese del Grillo, Guardie e Ladri e la serie TV La Freccia Nera e, ancora oggi, arrivano richieste d’uso che vengono vagliate dall’ente gestore della...

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La Paninoteca Borgo 139

Borgo 139: panini 100% made in Italy Nel quartiere storico di Borgo Pio, a pochi passi dalla solennità del Vaticano, si trova un locale piccolo negli spazi ma ricco di qualità gastronomica e tradizione italiana: Borgo 139. Il profumo del pane caldo s’insinua nelle strade, ci chiama e ci invita ad entrare nel locale. L’insegna è inconfondibile e l’odore che ci accoglie ci invoglia a saperne di più e si fonde con materie prime di qualità che compongono le farciture, molte a marchio DOP e IGP, permettendo a Borgo 139 la creazione di panini eccezionali, in grado di rispondere al gusto dei palati più intransigenti e dai nomi delle città italiane cui gli ingredienti provengono. Nel menù di Borgo 139 troviamo così panini come quello di Tropea con tonno, tartare di cipolla rossa di Tropea, pomodoro fresco e rucola oppure il Capri con mozzarella di bufala, pomodoro, salsa al basilico e rucola . E che dire del Sondrio con bresaola, scaglie di parmigiano, pomodori freschi e rucola? Ogni panino possiede un proprio posto sul muro ed una scheda con gli ingredienti che lo compongono, tutti freschi ed esposti dietro le vetrate del bancone. Ovviamente Borgo 139 non dimentica le esigenze di chi, vegetariano, vuole assaggiare la fragranza di un buon panino. Ecco perché sono presenti nel menù, sia tra la scelta dei panini, sia per insalate, paste fresche, frozen yogurt o dolci artigianali, valide alternative. Nato dalla passione per la cucina di due amiche, Irene e Barbara, Borgo 139 è un esempio di qualità all’interno di uno dei quartieri più turistici di Roma, che rende importante la tradizione italiana e ne consente un assaggio a tutti. Romani e non. Per conoscere gli orari e tutti i panini di Borgo 139 visitate il...

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Una gita a Collalto Sabino

Una gita a Collalto Sabino Un borgo della Sabina che offre al turista diversi luoghi da visitare e tantissime manifestazioni popolari In mezzo ai folti boschi della verde Sabina, arroccato a circa 1000 m di altezza, si trova il paesino di Collalto Sabino in provincia di Rieti. Il suo nome deriva dalla collocazione sul colle omonimo (Collis Altus) e indica anche i suoi primi signori, o domini, che diedero origine alla baronia, i Collalto. Buona parte delle tradizioni popolari di Collalto Sabino è costituita da manifestazioni di religiosità popolare che conservano ancora oggi un fascino particolare, con appuntamenti annuali che rendono particolarmente suggestivo il centro storico. Vi segnaliamo il 13 giugno la Festa di Sant’Antonio da Padova e il 3 settembre la festa patronale di San Gregorio Magno Papa. Molto caratteristiche anche le feste della Vendemmia con le cantine del borgo, allestita nelle antiche cantine del centro storico a ottobre, o la Festa dei Briganti in costumi d’epoca, entrambe manifestazioni enogastronomiche in cui potrete gustare anche i piatti tipici di Collalto Sabino, come gli gnocchetti di farina di grano e granturco, la zuppa di fave e la pizza ‘de ‘nfrasco’, cotta sotto la brace. Un po’ di storia: La storia di Collalto Sabino risale all’antichità, all’epoca dei Longobardi che, nell’Italia centro-meridionale, detenevano i ducati di Spoleto e Benevento, periodo a cui risale anche la distruzione del villaggio di Carseoli che sorgeva dove attualmente si trova Collalto; nel X secolo l’area divenne sede di un gastaldato e nell’XI divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa che vi stabilì un proprio monastero benedettino. Successivamente l’Abbazia cedette il borgo alla nobile famiglia dei Marsi. Nel secolo XIII il borgo venne ceduto da Carlo d’Angiò al Vaticano per poi passare, nel secolo XVI, alle casate dei Savelli, dei Soderini e dei Barberini fino a che, nel 1861, fu assalito e saccheggiato da bande di reazionari borbonici. Cosa visitare: In seguito a delle scorrerie saracene, gli abitanti costruirono una primitiva torre di difesa attorno alla quale si costituì il moderno centro abitato di Collalto Sabino. Il monumento principale da visitare è, infatti, il Castello baronale di origine medievale, con torri e cortine merlate, rielaborato nel XV-XVI secolo ad opera del barone Alfonso Soderini che, oltre al palazzo, fece rimaneggiare anche la rocca per trasformarla in fortezza. All’interno del Castello c’è un ampio parco con un antico pozzo e, sulla sommità, il maschio dal quale si gode di un vasto panorama in cui lo sguardo può spaziare dal Gran Sasso al Terminillo e alla Maiella. Sempre al XV secolo risale la cinta muraria che racchiude le antiche case di pietra del centro, caratterizzato da stretti vicoli in selciato in cui si possono ammirare gli splendidi portali in pietra delle abitazioni, capaci di riportare...

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Boville Ernica

Boville Ernica in provincia di Frosinone La cittadina di Boville Ernica in provincia di Frosinone è adagiata su una collina di circa 450 m s.l.m. e domina la valle del fiume Liri e del fiume Sacco, nella zona della Ciociaria. Il nome Boville Ernica deriva dall’antica cittadina volsca o osco-sannitica, e poi romana, di Bovillae, così chiamata perché vi si praticava il culto del dio Bove (Bovis Villae = città del bove), testimoniato da alcuni ritrovamenti archeologici di statuette votive raffiguranti un bue. L’aggettivo Ernica è stato assunto solo nel 1907 in occasione del cambio di nome del paese, che precedentemente si chiamava Bauco, per distinguere il comune da un altro omonimo presente nel Lazio. Boville Ernica ha origine in epoca pre-romana, come attestato da alcuni rinvenimenti archeologici, dalle mura pelasgiche e dalla cinta muraria medievale difesa da ben 18 torri (alternate tonde e quadrate) ancora oggi totalmente in piedi e attorno alle quali è possibile compiere una passeggiata con vista sul paesaggio delle colline ciociare. Il patrimonio monumentale e artistico di Boville Ernica è costituito inoltre dai palazzi rinascimentali delle famiglie gentilizie che vi hanno abitato e dalle sue chiese; nel 1564 i signori locali cedettero i loro diritti ad uno di loro, Desiderio De Angelis, che governò per 18 anni finché questa specie di stato autonomo non fu soppresso, nel 1582, da Gregorio XIII. Cosa Visitare: Percorrendo la circonvallazione panoramica si entra nell’abitato e si raggiunge la piazza principale, piazza Sant’Angelo, dove sorge la chiesa omonima, della seconda metà del XVIII secolo. Uscendo dalla piazza si arriva al Castello Filonardi, costruzione anch’essa medievale ma trasformata nel ‘500; nella piazza S. Pietro, che costituisce il cortile del castello, si trova un portale rinascimentale e la chiesetta di S. Pietro Ispano di origine romanica, in cui si conservano un sarcofago paleocristiano, due reliquiari del Santo e di Santa Lucia, la cappella gentilizia Simoncelli, un bassorilievo del Sansovino ed un eccezionale mosaico di Giotto. Prodotti tipici: Il prodotto tipico del borgo è l’olio extra vergine d’oliva, non a caso uno degli ingredienti principali utilizzati nei piatti tipici di Boville Ernica come la polenta con verdure o con salsicce e fagioli, o il timballo alla baucana, che in questo borgo viene preparato in modo...

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Castel di Tora | Rieti

Il borgo di Castel di Tora Il lago del Turano, o lago di Posticciola, si trova in provincia di Rieti ed è un lago artificiale creato sbarrando il fiume Turano con una diga costruita nel 1938 ed alta circa 70 metri. Parte delle acque del lago del Turano sfociano in quelle del lago del Salto, altro bacino artificiale confinante, attraverso una galleria. Le pittoresche rive dei due laghi sono divenute meta delle gite di molti romani nei fine settimana. Oggi vi parliamo di uno dei paesi affacciati sul lago del Turano, Castel di Tora, che sorge sulle sponde nord-orientali di questo specchio d’acqua. Fino al 1864 questo paesino prendeva il nome di Castelvecchio (i suoi abitanti si chiamano ancora “castelvecchiesi”) mentre la denominazione odierna, come quello del vicino Colle di Tora, ricorderebbe l’antica città sabino-romana di Thora o Civitas Torensis, a cui alcuni studiosi ricollegano vari ritrovamenti archeologici verificatisi nella zona. Castel di Tora è un villaggio dall’aspetto medievale arrampicato su un’altura e dominato da un antico castello, costruito intorno all’anno Mille, di cui si conserva solo la torre pentagonale, un tempo maschio della fortificazione. Passeggiando attraverso le viuzze non potrete non notare quanto sia curato e ben tenuto tutto il borgo. Tra i principali monumenti da visitare c’è la Chiesa barocca di S. Giovanni Evangelista, all’interno della quale è custodita una Madonna col Bambino e i Ss. Giovanni Evangelista e Anatolia, pregevole tela cinquecentesca. Anche il Santuario di Santa Anatolia, patrona di Castel di Tora, che nel 250 a. C. venne martirizzata proprio su di una collina nei pressi del borgo. Visita al borgo Vi consigliamo di lasciare la vostra auto all’ingresso del paese dove c’è un ampio parcheggio e di arrivare al centro a piedi. Una volta arrivati al centro noterete la Fontana del Tritone, datata 1898, dalla quale potrete godere di un bellissimo affaccio sul lago e scattare tante suggestive fotografie. Se vi fermate anche per pranzo, sappiate che ci sono vari ristoranti piuttosto buoni, alcuni dei quali affacciati direttamente sul lago; vi consigliamo anche di assaggiare i due piatti tipici di Castel di Tora, polenta e strigliozzi, che vengono celebrati nel corso delle due feste locali principali: la Festa del polentone, nella prima domenica di Quaresima, cotto nel calderone e condito con sugo magro di baccalà, aringhe, tonno e alici, e la Sagra degli strigliozzi, l’ultima domenica di settembre, una sorta di maccheroni fatti a mano. Nei dintorni di Castel di Tora si trova Antuni, uno dei borghi più belli abbandonati nel...

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Il Castello di Santa Severa

Cosa visitare nel Lazio, il Castello di Santa Severa Con l’arrivo del bel tempo si organizzano sempre più spesso brevi gite “fuori porta” nel fine settimana, soprattutto verso le zone marittime, quindi perché non unire l’utile al dilettevole passando una bella giornata di sole in spiaggia dopo aver visitato un grazioso borgo antico o un luogo di interesse storico? A Santa Severa, frazione del comune di Santa Marinella situato sulla costa laziale, potete soddisfare entrambi questi desideri. Il punto di riferimento di questa meta balneare è senz’altro il Castello di Santa Severa, inizialmente solo un torrione. Sorto nell’area dell’antico sito etrusco di Pyrgi, città portuale fondata tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. ed abitato senza interruzioni fino al IV–V sec. d.C. In seguito, tra il X e l’XI secolo, i conti della Tuscia fecero costruire, proprio in questa zona, una fortezza dedicata alla giovane Severa, che era stata martirizzata nel 298 in un luogo poco distante, attorno al quale si formò il borgo circostante attraverso varie fasi di edificazione. Il Castello di Santa Severa vero e proprio nacque nel XIV secolo d.C. e tra il Cinquecento e il Seicento, periodo in cui raggiunse il suo massimo splendore, divenne anche luogo di sosta e di soggiorno di molti papi, tra cui Gregorio XIII, Sisto V e Urbano VIII. Dal 1482 il Castello di Santa Severa appartenne per i successivi cinquecento anni a diverse nobili famiglie romane e visse, poi, una lunga e lenta decadenza fino ad essere addirittura utilizzato dai tedeschi come postazione militare strategica nel 1943. Oggi il complesso monumentale viene gestito dal comune di Santa Marinella ed è finalmente tornato agli antichi fasti grazie ad una serie di interventi di restauro, ancora in corso, che hanno consentito di scoprire i resti di una grande chiesa rimasta sepolta per secoli sotto il cortile della rocca castellana, probabilmente dedicata al culto di Santa Severa Martire. Dal 2017 è stato riaperto definitivamente il Castello, grazie all’impegno della Regione Lazio in collaborazione con il MIBACT e il comune di Santa Marinella. E’ diventato così un polo culturale, con numerose manifestazioni, mostre, concerti e nuove aree adibite a museo. Inoltre, dal 2018 è stato inaugurato un ostello proprio all’interno del Castello. Con delle stanze singole, doppie e anche condivise con più persone, quindi a prezzi contenuti, per dare la possibilità ai più giovani di pernottare in questo gioiello del Lazio. Tutte le informazioni...

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Lago di Posta Fibreno | Valle del Liri

Il Lago di Posta Fibreno Con un’estensione di circa 400 ettari Lago di Posta Fibreno comprende al suo interno tutta la piana del Fibreno e le colline prospicienti il lago. E’ definita una delle oasi naturalistiche più belle, caratteristiche e incontaminate del centro Italia, questa sorgente di acqua purissima, proveniente dalle falde dei vicini monti del Parco Nazionale D’Abruzzo e da vita al gelido e limpido fiume Fìbreno. L’origine carsica di Lago di Posta Fibreno consente all’acqua di mantenere una temperatura pressoché costante di circa 10/11° C. tutto l’ anno. Ciò è possibile in quanto le acque che alimentano il lago giungono dalle montagne del vicino Parco Nazionale d’Abruzzo su cui sono cadute sotto forma di pioggia, di neve o di grandine effettuando un lungo percorso, perlopiù in falde freatiche sotterranee, per ritrovare la luce nel bacino del lago. Istituita dalla Regione Lazio con una legge del 29 gennaio 1983, la Riserva Naturale lago di Posta Fibreno è stata creata per essere destinata alla conservazione, valorizzazione e utilizzo dell’ambiente naturale da parte delle comunità locali interessate, che garantiscono una corretta fruizione da parte di tutta la popolazione di questo spazio. Nel visitare il lago di Posta Fibreno soffermiamoci ad ammirare la sua Isola Galleggiante. Un lembo di terra che affiora in una delle sue insenature spostandosi ogni giorno al soffiare del vento ed è divenuto rifugio di numerose specie di uccelli palustri, di anfibi, di pesci. Importanti nel lago di Posta Fibreno sono anche le varietà di pesci che è possibile incontrare: anguille, spinarelli, gamberi di Fiume, la piccola trota detta “Carpione del Fibreno” (endemico) e la rara trota macrostigma. Se si ha voglia di osservare folaghe, aironi, anatre di varie specie, il laico di palude ed il martin pescatore; o semplicemente di effettuare un giro del lago, è inoltre possibile noleggiare le tipiche “nane” (barca). Questo caratteristico mezzo, dal fondo piatto, viene utilizzato sul territorio fin dai tempi antichi. Meta di passeggiate domenicali, inoltre, lago di Posta Fibreno è frequentato anche dai subacquei per immersioni con le bombole o in apnea e da appassionati di birdwatching. All’interno della Riserva Naturale infine sono stati realizzati ed attrezzati ,con opportuna segnaletica didattica, alcuni importanti Sentieri Natura che permettono di godere a pieno degli spettacoli che il luogo offre. Il primo si snoda nel Canneto, un secondo intorno al lago, un terzo, panoramico, congiunge il Centro Storico con le rive del lago di Posta Fibreno . Infine un quarto sentiero, il più suggestivo, consente attraverso un’imbarcazione dalla base trasparente, di osservare le acque del lago sottostanti mentre le si...

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Norchia | Importante centro del’Etruria

Norchia, tra i più importanti centri dell’Etruria Abitata sin dal paleolitico superiore, con la sua estensione tra i solchi scavati dal Fosso Biedano, il Fosso di Pile e dell’Acqua Alta, Norchia fu di certo uno dei più importanti centri dell’Etruria già a partire dagli inizi del VI o del V secolo a.C. Durante il periodo della dominazione romana l’importanza di Norchia diminuì, ma non per questo andò perduta, forse proprio grazie alla Via Clodia, che collegava Roma alle province etrusche passando per importanti centri come Blera e Tuscania. Nonostante questa favorevole posizione la città fu quasi dimenticata durante l’età repubblicana per ritornare in auge nel X secolo d. C. in piena epoca medioevale. In questo periodo Norchia tornò ad essere frequentata, poiché nel suo territorio era definito il confine fra Longobardi e Ducato romano, fortificato nel XII secolo da papa Adriano IV. La presenza di un centro abitato nel medioevo è inoltre testimoniata, nei pressi del Fosso di Pile, da alcuni resti del borgo, del castello della famiglia Di Vico e della Chiesa di San Pietro risalente al IX secolo d. C. e costruita su un preesistente tempio etrusco-romano. Norchia, la Necropoli Il più prezioso tesoro di Norchia, tuttavia, può di certo essere considerato la sua necropoli. Sono infatti migliaia le tombe rupestri disseminate non solo sull’altura ma anche lungo i fianchi dei fossati che la delimitano. Alcune di queste, proprio per la loro caratteristica e per il loro stato di conservazione, risultano essere tra le più importanti del mondo etrusco. Le tombe di Norchia, alcune delle quali usate nel medioevo come abitazioni a grotta e ricoveri, risalgono a due differenti periodi : l’arcaico e l’ellenico ; e possiedono diversi tipi architettonici. La tipologia più frequente, tuttavia, è quella delle tombe a dado con la peculiarità del vano di sottofacciata aperto a portico . La parte superiore, il dado vero e proprio, reca infatti scolpita la finta porta e culmina con una terrazza che veniva utilizzata per il rito della libagione in onore agli dèi. Una scala, infine, conduceva al portico colonnato dove avveniva il pasto rituale ed i defunti venivano posti nella camera ipogea sigillata da grossi blocchi. Fra le più importanti tombe della necropoli di Norchia possiamo citare : la Tomba Ciarlanti, la Tomba Smurinas, la Tomba Prostila e la Tomba Caronte nella necropoli del Fosso di Pile, e la Tomba dei Lattanzi in quella del...

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Il borgo di Bassano in Teverina

Il Borgo di Bassano in Teverina, con le sue fortificazioni in opera quadrata, sembra esser stato presente sin dall’epoca Etrusca. Posto su uno sperone tufaceo, leggermente arretrato rispetto alla valle del Tevere, la sua posizione, nascosta dai poggi circostanti, spinse gli abitanti alla creazione di un sistema di avvistamento e di comunicazione attraverso i poggi Sasso Quadro e Poggio Zucco, lungo strade viarie ed insediamenti si cui ancora oggi abbiamo resti di edifici. Sulle sponde del Lacus Vladimonis, che sorge nella valle prossima a questo centro storico, gli antichi Etruschi compivano i loro rituali e festeggiavano le loro divinità. Il “Laghetto”, come viene chiamato attualmente, venne descritto da Plinio il Giovane come “una ruota messa a giacere, con una circonferenza in tutto regolare […] di colore più pallido, più verde e più intenso del marino”. Oggi quasi del tutto interrato, vide l’abbandono del Borgo di Bassano in Teverina durante la dominazione romana che iniziò nella battaglia del 309 a.C., sotto la guida del console Quinto Fabio Rulliano e si concluse nel 283 a.C quando i romani sconfissero definitivamente gli Etruschi. E’ solo intorno all’anno mille tuttavia che il Bassano in Teverina prende tale nome, grazie alla Contessa Matilde di Canossa. Proprietaria di vasti possedimenti nel viterbese, la contessa avrebbe donato il castello di Bassano ed altri luoghi della Teverina al pontefice Gregorio VII nel 1070, portando il paese sotto la protezione della Chiesa. Nei successivi secoli, sotto lo sguardo della Santa sede, Bassano in Teverina visse numerosi periodi di espansione e floridezza acquisendo il Banco delle Civitelle, il Monte di pietà e il Monte della Semenza. Ma con le due guerre mondiali, soprattutto la seconda, il borgo subì un calo demografico ed una successiva distruzione di gran parte dei suoi palazzi a causa dell’esplosione di un treno tedesco carico di munizioni. Da qualche decennio nel Borgo di Bassano in Teverina sono stati effettuati una serie di interventi di recupero per ripristinarne l’antica bellezza. Il Borgo di Bassano in Teverina: i siti d’interesse Il Borgo di Bassano in Teverina possiede diversi luoghi che val la pena d’essere visitati, per la loro bellezza architettonica e la storia che li caratterizza. Fra di essi troviamo innanzitutto Il campanile di Santa Maria dei Lumi e la Torre dell’orologio, due veri gioielli del piccolo Borgo di Bassano in Teverina. Abbiamo poi la Madonna della Quercia, costruita tra il 1674 ed il 1678 per dare una degna sistemazione alla tegola con l’immagine della Madonna col Bambino, attorno alla quale venne costruito l’edificio; la Fontana Vecchia, del 1576. Incassata in una nicchia coperta da una volta a botte, il cannello della fonte si riversa in una...

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Roma su due ruote

Roma su due ruote Il fascino di Roma a passo di bicicletta La comodità di avere una vettura che possa condurvi dove volete, permettendovi di programmare visite secondo le vostre esigenze, è di certo un piacevole mezzo attraverso cui vivere una capitale come Roma, adatto a tutte le età. La città eterna, infatti, può essere visitata in molti modi, per poterne apprezzare la bellezza da ogni punto di vista. Ma con la primavera, ormai prossima, la bella stagione, il sole a scaldarci, perché non riscoprire le vie dell’antica capitale in modo del tutto diverso? Come? Magari in sella ad una bicicletta! Roma su due ruote è un modo diverso, ecologico, di ripercorrere le antiche vie; che vi permette di viaggiare attraverso il centro della capitale, ma anche visitare i suoi bellissimi parchi. Un tour di Roma del tutto personalizzato ed adatto alle coppie, tanto quanto alle famiglie. Molte sono le piste ciclabili in uso e le zone a traffico limitato che consentono ai turisti di godere della città di Roma nella sua pienezza. Dal Campidoglio fino al Colosseo, per esempio, è possibile pedalare durante la chiusura al traffico. Potrete quindi immergervi nel pittoresco spettacolo dei Fori Imperiali, ammirando i resti storici della civiltà romana, la grande arena che impera all’orizzonte. Potrete visitare i più bei parchi di Roma: primo fra tutti Villa Borghese, all’interno del quale si possono ammirare la Galleria Borghese e il Museo Carlo Bilotti. Oppure, per passeggiate più lunghe, immersi nella natura, il parco degli Acquedotti che si estende parallelamente la via appia nuova. La città di Roma, inoltre, prevede una serie di piste ciclabili che ridiscendano lungo la riva del fiume Tevere, per poter seguire lo scorrere del fiume e talvolta incrociare in alcuni tratti il fiume Aniene e terminare con il lungomare del litorale di Ostia. E per quanti vogliano visitare Roma su due ruote, ma in compagnia, è anche possibile, soprattutto nei parchi, affittare tandem e i risciò, oltre all’opportunità di partecipare ad uno dei tanti tour privati offerti dalle agenzie. In questo avrete spesso a disposizione una guida turistica che possa illustrarvi e descrivervi le opere e le bellezze storico-artistiche che si incrociano lungo il percorso su due ruote. Nei giorni festivi, oltre al sabato, è possibile condurre con se la propria bicicletta sulle metro, avendo così modo di raggiungere in breve tempo i luoghi che si desidera visitare. Roma su due ruote rappresenta così un modo diverso di vivere la capitale , riscoprendo il fascino della città eterna attraverso la pedalata di una...

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Il Lago di Bolsena | Gita fuori porta

Il Lago di Bolsena è il quinto lago per estensione in Italia, primo nel Lazio, è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa. E’ stato soprannominato “il lago che si beve”, secondo la gente del posto, luogo di divertimento, svago e contatto con storia e verde per turisti ed appassionati. Il Lago di Bolsena, il grande vulcano Siamo nell’Alta Tuscia, in provincia di Viterbo, a pochi metri dalla strada consolare, la Cassia, il Lacus Volsiniensis, questo il nome romano, si è formato oltre 300mila anni fa, ed ha una storia geologica molto complessa. Oggi, è un paradiso verde, ieri era un inferno di fuoco e magma, vecchio di 2 milioni di anni, con colate di lava capaci di arrivare fino all’odierna Orvieto. La zona sarà poi soggetta a sprofondamento, fino a toccare la massima profondità, per il lago di Bolsena, di 151 m. Di tutta quest’inferno di magma e lapilli oggi resta la caratteristica sabbia scura, ed al massimo l’esplosione continua, e molto meno pericolosa, di attività ricreative e fisiche a bordo-lago. Il grande vulcano dorme, ogni tanto qualche piccola scossa di terremoto ne testimonia l’antica vita, ma più nulla del suo intenso e turbolento passato. Il Lago di Bolsena, il lago che si beve Il lago di Bolsena viene denominato il lago che si beve grazie alle ottime condizioni di trasparenza e limpidezza delle sue acque, tanto che i pescatori del luogo le usano per cuocere la “Sbroscia”, caratteristica zuppa di pesce locale. Cucina, attività folkloristiche ed enogastronomiche, ma soprattutto natura: lucci, tinche, granchi d’acqua dolce, cefali testimoniano e godono della purezza delle acque. La celebrità, ad ogni modo, l’animale VIP da queste parti è l’anguilla: Dante gli dedicherà perfino alcuni versi del Purgatorio. O meglio, li dedicherà ad un papa, Martino IV, e non sono certo versi lusinghieri. Per lui no, per l’anguilla in realtà sì: “Ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia / dal Torso fu, e purga per digiuno / le anguille di Bolsena e la vernaccia”. Per maggiori informazioni sulle attività del lago, i ristoranti nei dintorni e località del lago clicca...

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Montefiascone – Gita fuori porta

Montefiascone, gita fuori porta nella zona del Belvedere E’ il panorama durante la visita a Montefiascone, a togliere il fiato: la Tuscia, i monti Cimini, il lago di Bolsena, ed il Belvedere. Montefiascone, a soli 125 km da Roma, in provincia di Viterbo, ci regala degli ottimi spunti per una gita fuori porta. Visitare Montefiascone La storia del comune di Montefiascone parte dal nome: deriverebbe da mons faliscorum, dal momento che sarebbe stato abitato dai Falisci in fuga dai Romani. Ma è già storia di Roma, mentre sono visibili perfino rovine etrusche, e tracce di civiltà eneolitica in loco. E, in visita a Montefiascone, ci si accorgerà che la sua storia è vicina a quella di Roma: tutte le strade portano nella capitale, la Cassia in particolare, costruita tra il 170 ed il 150 a.c., ha facilitato il prosperare della cittadina. Ma la storia di Montefiascone è strettamente legata a quella dei Papi, e delle sue Chiese. Il primo documento ufficiale risale all’853, ed è di mano papale, di Leone IV. La storia di Montefiascone si lega a quella del papato, vista l’importanza strategica della fortezza. Tra chi la visitò (anche santi, come San Francesco, tanto da essere segnata sulla Via Francigena) e chi ne fece uno dei primi baluardi del Patrimonio di Pietro, dopo le promesse incompiute di Pipino il Breve e Carlo Magno, come Innocenzo III. Chi ne fece meta di esilio, come Pio VI, e chi la rese bella, come i Borgia, e le frequenti visite del Bramante, di Michelangelo. Nel Rinascimento il declino, contraddizione in termini, fino all’annessione al Regno d’Italia, la definizione di “perla dell’alto Lazio”, le visite sempre più frequenti alla Rocca, alle tante Chiese come il Duomo di Santa Margherita o la Cripta di Santa Lucia dei Filippini. Montefiascone, tra la Rocca ed il Lago di Bolsena Testimone fedele di secoli di assedi, macchinazioni, terrore e sicurezza, la Rocca di Montefiascone, ora anche sede del Museo dell’Architettura, domina il lago di Bolsena e la via Francigena . Imponente, restaurata nelle parti rimanenti, lascia intendere la maestosità che la rese inespugnabile, tanto da essere visitata anche dal Barbarossa, sempre intento a pensar guerre contro il vicino Papato. A soli 3 km il lago di Bolsena: vela, mountain bike, carp fishing, trekking a piedi e a cavallo nella “Valle perlata”, tutte attività a portata di mano, o piedi, o bici, che dir si voglia. Da visitare anche la Basilica minore di San Flaviano, dove è sepolto il vescovo tedesco Defuk, dal 1113: era attratto dal vino Est!Est!Est!, D.O.C. di Montefiascone. Avrebbe dovuto segnare ogni locanda dal buon vino con la scritta EST! Qui scrisse, EST...

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La Matriciana ai Consoli

La Matriciana ai Consoli, vera cucina romana Nel cuore di un quartiere che fu popolare, a Piazza dei Consoli, a due passi dalla metro Lucio Sestio, il ristorante-pizzeria La Matriciana ai Consoli rispetta la storia e la tradizione della cucina romana. E’ cuore pulsante del quartiere Tuscolano, proprio vicino alla torre del Quadraro, che serviva a controllare l’arteria stradale, il cui nome viene da un tale G.G. Guadralis, che ha ricevuto dai monaci un fondo proprio qui, a due passi dal ristorante. E’ Roma che si fa sentire, bussa alla porta della cucina, e chiede: una carbonara, una matriciana, una gricia. E viene accontentata. Il ristorante La Matriciana ai Consoli fa tesoro dell’esperienza culinaria della Roma del popolo, con pochi piccoli ritocchi che rendono alcuni piatti indimenticabili, per qualità e dimensioni. Primo punto a favore: ristorante tutto meno che turistico, è frequentato principalmente da romani, che certificano, occupando quasi tutti i posti a sedere, la bontà del menù in tutte le sue forme. Secondo punto a favore: non bisogna mai chiedere il bis. Niente gricia gourmet: l’abbondanza regna sovrana. Dalla pizza, di cui si parla un gran bene, ai secondi, è un rintocco continuo e forte di sapori tradizionali, con la certezza che la Roma di borgata ha ne “La Matriciana” una fedele testimone di ricette e profumi. Se esistesse nel Menù una sezione dal titolo: “Lo Chef consiglia” dalla cucina accorrerebbero a proporre con una certa veemenza la Carbonara tartufata, che di gran lunga merita l’Oscar come attrice protagonista sulla tavola. In realtà, sulla scelta dei primi piatti ci si potrebbe anche affidare al caso, e non rimanere delusi: il riso agli scampi è una gioia, cucinato a così tanto km dal mare, la matriciana giocoforza, visto il nome del locale, pretende tutto il rispetto quasi sacro che tradizionalmente la religione della pasta pretende in Italia, e a Roma in particolare. Se la pasta è una religione, nel ristorante La Matriciana ai Consoli c’è un luogo di culto importante, rispettato, e frequentato. Se la pasta è un credo, allora la carbonara tartufata de La Matriciana ai Consoli è praticamente un comandamento. Da assaggiare, non solo da rispettare. Per maggiori info riguardo location e menù, potete consultare direttamente il sito del...

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Le quattro Basiliche Papali

Viaggio attraverso le quattro Basiliche Papali Esistono tradizioni che vivono nei secoli. Il mondo intorno a noi cambia, si evolve, cresce in alcuni contesti ed in altri perde i valori che un tempo aveva. Le città si trasformano, ma a volte accade che restino ancorati a noi eventi di profonda importanza. Spirituale. Storica. Come può esserlo il Giubileo, che dal 1300 e per opera di Bonifacio VIII, vede Roma come fulcro e meta dei pellegrini cristiani di tutto il mondo. Da quell’anno, che viene conosciuto come “Anno Santo”, è possibile per chi lo voglia, attraversare una delle quattro porte sante delle Basiliche Papali, dove poter ottenere l’indulgenza plenaria, vedendo così perdonati i propri peccati. Ma che lo si guardi con occhi da credente, o con lo sguardo curioso del semplice turista, non si può che restare affascinati da una simile tradizione che si perpetua nel tempo. E’ per questo motivo che vogliamo condurvi, attraverso questo piccolo viaggio virtuale, all’interno delle Basiliche Papali di Roma. Luoghi mistici e dalla grande ricchezza artistica. La prima che vi presentiamo è senza alcun dubbio San Giovanni in Laterano. Sorta nella parte meridionale del colle Celio, fra le Basiliche Papali  fu la prima edificata. Fatta costruire tra il 313 ed il 318 dall’imperatore Costantino dopo la sua vittoriosa battaglia del 312 contro il precedente imperatore Massenzio. A partire dal 440 la struttura subì numerosi restauri ed interventi, ma la sua facciata risale solo al 1734. Ciò che tuttavia l’ha resa storicamente importante furono i Patti Lateranensi , firmati in loco, del 1929, con cui si pose fine agli attriti fra Santa Sede e Stato Italiano circa il possesso di beni temporali da parte del Pontefice. La seconda è, fra le Basiliche Papali, la più conosciuta, poiché centro della cristianità mondiale. Stiamo parlando della Basilica di San Pietro. Costruita da Costantino, intorno al 324, sul luogo dove fu sepolto l’Apostolo Pietro, la basilica costituisce  il più grande edificio religioso esistente. E’ fulcro non solo della religione cristiana cattolica, ma di opere meravigliose che vedono il tocco di artisti quali Michelangelo, il Bramante, il Bernini. La terza è quella di San Paolo fuori le Mura, nota per i suoi bellissimi mosaici all’interno e sulla facciata, purtroppo colpita da un incendio nel 1823 e successivamente restaurata. Importante poiché in questo luogo è presente la  tomba del santo da cui prende il nome, posta sotto l’altare maggiore. Dal 1300 meta del giubileo, è la seconda delle Basiliche Papali in termini di ampiezza. La quarta che vi viene presentata è quella di Santa Maria Maggiore. L’unica delle quattro  Basiliche Papali ad essere eretta sulla propria struttura risalente al periodo paleocristiano....

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Riserva Naturale dell’Aniene

Natura e storia della Riserva Naturale dell’Aniene Se prendi un bel respiro nella riserva Naturale dell’Aniene quello che percepisci è storia, è un alone leggendario (Anio, da cui viene il nome del fiume, è un padre che, per salvare la figlia dal rapimento, muore annegato nelle acque) è un salto antico dalla leggenda a Roma, come quello che fa il fiume a Tivoli. Tutto questo, è la Riserva Naturale dell’Aniene, 620 ettari che si snodano tra Prati Fiscali ed il Fosso della Longarina, sfiorando San Basilio, Pietralata, Monte Sacro. Nella Riserva Naturale dell’Aniene, c’era una volta un ponte…e c’è ancora Già, una delle strutture architettoniche più rilevanti della Riserva Naturale dell’Aniene è il Ponte Nomentano. Bisogna immaginarlo come lo vedevano gli incisori tra il XVI ed il XIX secolo, bisogna immaginarlo attraversato da mandrie, solitario. Oggi è stretto nel quartiere di Monte Sacro, chiuso al traffico solo nel 1997, restaurato per il Giubileo del 2000, ora si erge nella riserva naturale dell’Aniene ma è stato fortezza e punto focale di passaggio, assediato e attraversato pacificamente, abbattuto e ricostruito. Questa è la sua storia, che si intreccia con quella della capitale. E se i granchi d’acqua dolce nell’Aniene ne testimoniano la purezza delle acque, il ponte Nomentano è la storia di questi luoghi, la tradizione di passaggio che solo i fiumi hanno sin dalla preistoria. Una riserva d’aria per Roma La riserva Naturale dell’Aniene ospita anche il Pratone delle Valli, area riqualificata nel 2006, un vero e proprio polmone verde della Capitale, di fianco a zone anche densamente popolate. Natura in festa: lecci, sughere, farnie, ma anche salici, frassini, olmi, ne fanno una riserva d’aria aurea per la città di Roma, spalla a spalla con il Casale della Cervelletta, con tanto di torre medievale. Ancora storia, storia ovunque, appartenuta agli Sforza prima, alla famiglia Borghese poi, visitabile il martedi ed il giovedi dalle 9.30 alle 12.30 e la domenica dalle 15.30 alle 18.30. La riserva naturale dell’Aniene è gestita da RomaNatura, Ente Regionale per la Gestione del Sistema delle Aree Naturali Protette nel Comune di...

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Gelaterie di Roma

Gelaterie di Roma Un tour delle migliori gelaterie di Roma dal centro città fino alle periferie Roma da vivere …e perché no, anche da mordere! Con l’estate che si avvicina, le domeniche soleggiate, le visite ai musei, i luoghi di arte e di cultura che la capitale italiana sa fornire, e che di certo sono meravigliosi e molteplici, non sarebbe bello se si potesse rendere il tutto più dolce? Allora perché non abbinare il gusto antico dei colonnati romani o delle facciate delle chiese classiche, a quello di alcune delle più buone gelaterie della capitale. Iniziamo il nostro tour delle gelaterie di Roma partendo dal centro città. Nel vertice che congiunge una delle strade più calpestate da i turisti e non, quella che porta da Piazza Navona al Phanteon, troviamo immancabilmente: il gelato de l’Antica gelateria Giolitti, dove il gusto è una questione “di famiglia”, le “novità del mese ” di Grom, la crema fiorentina e il mascarpone alle pere del Frigidarium ed infine il gelato più “tradizionale” della Gelateria della Palma. Le statue della fontana di Trevi, con le sue volte ed i suoi spruzzi ci invitano a gustare il gelato di S. Crispino. Un nome che di diritto si trova nella top ten delle classifiche sulle migliori gelaterie di Roma con i suoi sorbetti alla pesca e all’arancia selvatica. Se siete amanti dei gusti “particolari” , vi invitiamo ad assaggiare sedano e lime, ananas e zenzero, finocchietto selvatico e rum Saint James, di Fata Morgana e gustarlo comodamente seduti sulla scalinata di Piazza di Spagna. Nella costa opposta del fiume Tevere, vicino alla bellissima Piazza del Popolo, troviamo la Gelateria dei Gracchi, famosa per il suo pistacchio ed il gelato al gusto mandorla. Alle spalle del Colosseo invece, dove un tempo uomini e fiere s’affrontavano in duelli e giochi pericolosi, troviamo le gelaterie di Don Pepe , anche yogurteria, e De Matteis. Indimenticabili sono anche le gelaterie , forse meno centrali rispetto a quelle nominate sino ad ora, ma che addolciscono ugualmente le passeggiate romane. Parliamo di Neve di Latte, posto vicino al Museo Maxxi e piazza Mancini, dove assaggiare il gusto sorbetto di pesca o vinaigrette di lamponi, more e mirtilli biodinamici. Oppure da Mela e Cannella dove la crema al porto è deliziosa quasi quanto l’amisticanza (gusto composto di miele e frutta secca). Infine va segnalato il gelato di Conforti, a pochi passi della bellissima chiesa di S Giovanni in Laterano, dove i gusti cambiano a seconda del giorno della settimana. Non vi resta quindi che scegliere il punto da cui far partire questo itinerario della Dolce...

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Il Parco del Circeo

Il Parco del Circeo Il Parco del Circeo lo scopriamo attraverso sul tour naturalistico. Si parte da Latina, una moderna città (fu fondata nel 1932, con il nome di Littoria, nella zona bonificata della regione pontina), il cui principale interesse risiede in alcuni esempi dell’architettura del periodo fascista; l’ufficio postale, il tribunale, il quartiere delle case popolari, l’ospedale vecchio. Attraverso l’Agro Pontino si viaggia verso San Felice Circeo, una cittadina di antiche origini (appartenne persino, nel XIII secolo, ai Cavalieri Templari, che vi hanno lasciato una torre), al centro del promontorio dove, secondo la leggenda, la maga Circe compiva i propri incantesimi d’amore. Il monte Circeo, nonostante tocchi appena i 541 m, domina la pianura. Le sue pendici ospitano numerose caverne particolarmente importanti per gli studi di paleoantropologia: nel 1939 la grotta Guattari, divisa in quattro cavità che prendono il nome degli animali dei quali sono state rinvenute le ossa, ha restituito un cranio umano di circa 50 000 anni fa , trovato in mezzo a un cerchio di pietre. Interessanti sono anche la grotta delle Capre (la più suggestiva, con una grande architettura ad arco), la grotta del Fossellone, la grotta Breuil e la grotta della maga Circe, raggiungibile solo dal mare. I limiti del promontorio sono poi contrassegnati da torri di vedetta, alcune delle quali di proprietà privata: torre Olevola, torre Vittoria, torre del Fico, torre Cervia, torre Paola. Tutto il promontorio, compreso l’abitato di San Felice, rientra nel territorio del Parco Nazionale del Circeo, istituito con una legge del 1934, il più piccolo dei parchi nazionali italiani, ma anche il più eterogeneo, essendo l’unico ad estendersi in ambiente marino ed insulare. I suoi confini sono stati modificati nel 1977, con l’inclusione dei laghi di Fogliano, dei Monaci e di Caprolace (zone di sosta per vari uccelli migratori), e nel 1979, quando entrò a farne parte anche l’isola di Zannone, per una superficie totale di circa 8500 ettari. All’interno del parco sono state costituite quattro riserve naturali integrali (denominate Piscina delle Bagnature, Rovine di Circe, Piscina della Gattuccia e Lestra della Coscia): al fine di mantenere le particolari caratteristiche ambientali, vi si può accedere,dietro autorizzazione, solo per motivi di studio. La flora, all’interno del Parco del Circeo, è varia e dal carattere tipicamente mediterraneo. Le querce, nelle diverse varietà (lecci, sughere, farnie, roverelle, cerri e roveri), costituiscono circa l’80% della foresta. Compaiono anche il frassino, l’ontano nero, l’acero campestre, il pioppo tremolo, il tiglio, il lauro, il corbezzolo, il corniolo. Notevole la presenza del pino domestico, al quale, come all’eucalipto, fu affidato il compito di proteggere il querceto, esposto all’attacco dei venti e della salsedine. Non meno ricco...

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Riserva Naturale della Marcigliana

La Riserva Naturale della Marcigliana: una gita a due passi da Roma La Riserva Naturale della Marcigliana si trova al confine con il Grande Raccordo Anulare, all’altezza dell’uscita Bufalotta. E’ uno dei tesori naturalistici del Lazio, di grande valore storico-archeologico. Raggiungibile anche con mezzi pubblici, la Riserva Naturale della Marcigliana presenta al visitatore un panorama fatto di colline, utilizzate per la coltivazione e il pascolo, alternate a valli con vegetazione e boschi di querce, accompagnate da aceri e olmi. Se siete particolarmente fortunati, potreste avvistare la fauna locale che, minacciata per anni dall’urbanizzazione e dalla  caccia, viene preservata grazie all’istituzione della riserva. Volpi, faine, donnole, tassi e istrici popolano questi boschi, come la lepre italica, specie endemica italiana. Grande interesse viene focalizzato anche dal sistema paesistico storico delle grandi tenute (Marcigliana, Tor S. Giovanni), caratterizzati per gli antichi casali (spesso costruiti su nuclei di ville romane) e dalle torri medievali, che creano un continuum storico unico. Città latina di Crustumerium Questa antica città latina contava con una imponente cinta difensiva posta a controllo di un antico percorso viario di collegamento tra l’Etruria e la Campania. Centro protostorico, sembra nascere tra X e IX secolo a.C.. Intreccia immediatamente la sua storia con quella di Roma, che lo conquistò più volte e ne determinò il declino e la scomparsa. In effetti in età romulea Crustumerium fu coinvolto nel celebre episodio storico-leggendario del Ratto delle Sabine; anche in questo caso gli autori antichi ne sostengono la pertinenza al popolo latino. La massima fioritura del piccolo stato, dovuta alle risorse del suo fertile territorio e ai proventi derivanti dagli importanti itinerari di collegamento che lo attraversavano, si pone nei secoli VII e VI a.C. Visita la Riserva Durante una passeggiata presso la Riserva Naturale della Marcigliana, vi consigliamo di visitare le Catacombe di S. Alessandro con i resti della basilica annessa.  Anche la Colonia Agricola della Bufalotta che con la sua Torre fu centro amministrativo di un grande complesso di fondi dipendente dalla badia di Farfa. Se invece preferite le passeggiate naturalistiche scoprite il Sentiero Natura “Casale Lucernari“. Il sentiero parte dai pennoni delle bandiere della Casa del Parco, su via di Tor S.Giovanni e permette di addentrarsi nella realtà della riserva, osservando sia la sua identità agricola sia quella più selvaggia. Soddisferà certamente  la vostra voglia di camminare. Per info più dettagliate vi rimandiamo al sito della...

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Gita Fuori Porta – I Castelli Romani

I Castelli Romani, la nostra gita fuori porta preferita I Castelli Romani sono considerati da molti come la tradizionale gita fuori porta dei romani, argomento di tante canzoni e stornelli d’osteria. Il paesaggio tranquillo e riposante, spinse in passato la nobiltà romana, ed anche i pontefici, a trasferire qui le proprie residenze, costruendovi ricche dimore e palazzi, i Castelli, attorno ai quali si sono sviluppati vivaci e pittoreschi paesini, noti anche per il tipico vino che si produce sulle loro colline. Le case della periferia di Roma ci accompagnano a lungo, prima di cedere il passo ai celebri vigneti. Frascati,  il cui nome deriva probabilmente dalle frasche che ricoprivano le case del villaggio, è un po’ la capitale dei Castelli Romani, grazie anche al panorama che si gode dalle sue terrazze. Celebri le sue ville, Villa Lancellotti, Villa Mondragone, Villa Falconieri, Villa Torlonia ed in particolare Villa Aldobrandini, iniziata alla fine del XVI secolo, con un magnifico parco, rallegrato dai giochi del Teatro delle Acque. A 5 km si possono visitare le rovine di Tuscolo, patria di Catone il Censore, dall’alto delle quali si ammira uno sconfinato panorama. Grottaferrata deve la sua fama all’abbazia di San Nilo, fondata nel 1004 dai monaci basiliani di rito greco-cattolico sulle rovine di una villa romana, forse quella che appartenne a Cicerone. Il nome stesso della cittadina deriverebbe da un sepolcro romano con una finestra in ferro, trasformata in cappella e tuttora visibile nella navata destra della chiesa. Nel XV secolo il cardinale Giuliano della Rovere , poi papa Giulio II, fece erigere una fortificazione a difesa dell’abbazia, attorno alla quale si è poi sviluppato l’intero paese. Attraverso un elegante portale rinascimentale si accede al primo cortile e quindi al monastero con un bel porticato di Giuliano da Sangallo. Nel secondo cortile sorge la chiesa di Santa Maria, dell’XI secolo ma sostanzialmente modificata nel XVIII. Nell’interno a tre navate s’innalza un arco di trionfo con mosaici e affreschi duecenteschi. In fondo alla navate centrale si trova un gruppo di angeli marmorei del Bernini, in adorazione di un’immagine della Madonna con il Bambino. Dalla navata di destra si passa alla cappella di San Nilo, magnificamente affrescata nel 1610 dal Domenichino. Al centro del secondo cortile sorge una fontana nella quale ogni anno, nel giorno dell’epifania, seguendo un’antica tradizione bizantina si ricorda, con una suggestiva liturgia, il battesimo di Gesù nel Giordano. Altro luogo noto dei castelli romani è Marino, dove, la prima domenica di Ottobre, si svolge la tipica sagra dell’uva. I bombardamenti dell’ultimo conflitto hanno in gran parte distrutto il centro storico: è stato ricostruito il palazzo Colonna, ora sede del Comune. Marino...

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Cattedrale San Lorenzo – Viterbo

Una visita alla Cattedrale San Lorenzo a Viterbo Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce nel viterbese, tra le mura della Cattedrale San Lorenzo. Eravamo stati qui poche settimane fa per visitare il suggestivo quartiere di San Pellegrino, ma Viterbo è una città ricca di storia, che ci offre numerosi spunti per ritornare ogni volta. La Cattedrale San Lorenzo: Il duomo ha dato nome alla omonima piazza San Lorenzo, nobile spazio della Viterbo medievale, ancora oggi circondata da alcuni edifici di una certa importanza storico-architettonica. La cattedrale fu costruita nel XII secolo, periodo a cui risale anche la casa di Valentino della Pagnotta, a pochi passi dal duomo, denominata così dal nome del priore che nel 1458 lo acquistò. L’attuale facciata della Cattedrale San Lorenzo è datata intorno al 1570; la chiesa subì numerosi interventi di restauro, soprattutto dopo i bombardamenti del 1944. Il campanile trecentesco, per le fasce bicrome e l’alternanza delle doppie bifore, rivela influssi dell’arte toscana. L’interno è a tre navate divise da colonne con eleganti capitelli e con pavimento cosmatesco. La Cattedrale San Lorenzo custodisce al suo interno il sarcofago di Giovanni XXI, alla sinistra dell’ingresso. Qui è possibile notare i resti di affreschi trecenteschi, mentre dal lato destro una bella vasca battesimale del 1470. Altri brani di affreschi trecenteschi sono sopra l’accesso al battistero, nel quale vi è uno Sposalizio di Santa Caterina e santi di scuola del Pastura. Nell’abside di sinistra, si vede una copia della Madonna della Carbonara, tavola della fine del XII secolo conservata nell’adiacente museo. Sulla parete della navata sinistra, Cristo benedicente tra santi, opera del 1472, e buone tele, tra cui un San Lorenzo che amministra la Santa Comunione e un San Lorenzo e gli ammalati, opere di Marco Benefial. Recentemente allestito in ambienti adiacenti alla Cattedrale, è il Museo del Colle del Duomo, che custodisce paramenti sacri, opere pittoriche, sculture e reliquiari. Fonte: Touring Club...

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Visitare Roma: Il tour dei cinque sensi

Il Tour dei cinque sensi Come scoprire la città attraverso un tour sensoriale Che siate a Roma solo di passaggio oppure residenti da numerose generazioni, questo piccolo tour dei cinque sensi, dedicato a risvegliare le vostre emozioni sensoriali, potrebbe essere un percorso alternativo per visitare la città, così come un modo di riscoprirla in tutta la sua unicità. Ci sono sicuramente tantissimi monumenti da visitare, cibi da assaporare, profumi e rumori; ma in alcuni luoghi più che in altri i vostri cinque sensi verranno stimolati a pochi istanti l’uno dall’altro. Occhio alla cartina e tenete il passo. Iniziamo il nostro tour dei cinque sensi in uno dei luoghi unici della capitale: l’Isola Tiberina. E’ dalle sue sponde che potrete godere del miglior punto di osservazione sul Ponte Rotto. Sconosciuto a molti, questo ponte di antichissima memoria, ha una storia complessa e decisamente sfortunata. Situato in un punto dove nel Tevere confluiscono forti correnti, ha subito nei secoli diverse inondazioni. Crollato più volte, viene definitivamente distrutto per costruire l’attuale Ponte Palatino, conosciuto anche come Ponte Inglese. Un pezzo di storia incredibile, riuscito ad arrivare fino ai giorni nostri! Mentre state osservando il ponte, un altro dei vostri sensi viene messo in allerta. Siamo a pochi passi dall’acqua, del non più biondo Tevere, eppure, al posto di qualche malsano odore, ecco che giunge alle vostre narici, l’odore salmastro tipico del mare. Saranno le correnti impetuose? La morfologia dell’isola? Chissà, vale comunque la pena di fermarsi a fare un bel respiro, lontani, eppur vicini al caotico traffico della Capitale. In questo momento vi conviene immergervi del tutto in questa pace ritrovata e farvi guidare verso nuovi lidi dal rumore delle cascatelle che avvolgono le rive dell’isola. L’isola Tiberina, abitata dal 510 a.C., viene monumentalizzata nel corso del I secolo e trasformata, attraverso l’aggiunta di blocchi di travertino, in una Barca di Pietra. Alcuni di questi blocchi sono ancora presenti sull’isola ed è proprio usando il tatto che potrete dire di aver toccato centinaia di anni di storia. La gita sull’Isola Tiberina, sulla quale ricordiamo si trovano anche i resti di antichi templi romani e la Basilica di San Bartolomeo, termina con una parentesi gustosissima. Una tipica grattachecca romana nel chiosco storico della Sora Mirella. Lasciata l’isola, il nostro tour dei cinque sensi continua in uno dei quartieri tipici della città. Eccoci in pochi minuti al Portico d’Ottavia. L’olfatto è il primo dei sensi che viene colpito per via delle pasticcerie kosher della zona, le quali sfornano dolci tipici e deliziosi ad ogni ora. Non ci si può trattenere, bisogna per forza assaggiarne qualcuno o fermarsi in uno dei tanti ristoranti del quartiere, per gustare i piatti della tradizione giudaico romanesca. Se l’architettura...

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Subiaco, tra i boschi della Valle dell’Aniene

Subiaco, tra i boschi della Valle dell’Aniene Il borgo medievale di Subiaco si trova in provincia di Roma a 408 m.s.l.m., avvolto tra i boschi dell’alta Valle dell’Aniene. Il suo nome ha origine dal latino “Sublaquem” termine con il quale si indicava la Villa di Nerone, realizzata alle porte dell’attuale cittadina. Della villa neroniana, che si specchiava in un lago artificiale, è possibile ancora oggi riconoscere i resti appartenenti al complesso termale e ad un ninfeo. Un pò di Storia: Per moltissimo tempo Subiaco è stata meta di pellegrinaggi per l’opera di San Benedetto e dei suoi monaci. Qui il santo, alla fine del V secolo, si ritirò in una grotta, oggi nota come Sacro Speco; convinto a lasciare l’eremo dopo tre anni, dalla sorella gemella Scolastica, dettò le regole fondamentali dell’ordine benedettino. I notissimi monasteri di Subiaco, dedicati a Santa Scolastica e a San Benedetto, sono situati nella valle dell’Aniene a sud-est dell’abitato, in un’ottima posizione scenografica paesaggistica. Per il borgo di Subiaco: Domina la cittadina la Rocca Abbaziale, anche conosciuta come “Rocca dei Borgia”. Tra i simboli di Subiaco, la fortezza, fu costruita dall’abate Giovanni V, verso la fine dell’ XI secolo. La sua posizione, in cima ad una collina, aveva in realtà un ruolo strategico: voler instaurare un dominio monastico sulla città di Subiaco. La sua collocazione permetteva quindi il controllo dell’intero castello e di particolari ribelli. La costruzione subì danni a causa del terremoto nel 1349, venne saccheggiata e danneggiata anche dai sublacensi e per molti anni non fu abitabile. Il Cardinale Rodrigo Borgia prese possesso della fortezza intorno al 1476, anno in cui fece costruire una torre quadrangolare in grado di difendere la parte più antica della Rocca. La storia narra che qui nacquero i figli del cardinale Cesare e Lucrezia Borgia, avuti dall’amante Vannozza Cattanei. Il castello medievale fu trasformato nel 1778, dall’architetto Pietro Camporese, per volere di Pio VI. La Rocca venne trasformata in un palazzo moderno, ed oggi è sede di un centro di studi benedettini che conserva affreschi di Liborio Coccetti e degli Zuccari. Poco lontano dalla Rocca, nei pressi della piazzetta della Pietra Sprecata, si trova la neoclassica chiesa di Santa Maria della Valle, sul cui altare maggiore è posta una venerata immagine quattrocentesca. La chiesa risalente al IV secolo, fu completamente rasa al suolo durante un terremoto nel 1298, ma ricostruita in seguito sullo stesso colle. Tra le altre bellezze del borgo vi è la cattedrale di San Andrea, nella piazza omonima, è una costruzione neoclassica eretta tra il 1766 ed il 1789, la quale conserva nell’abside un prezioso crocifisso ligneo del ‘500; sulla parete di fondo del braccio destro del transetto, una tela di Sebastiano Conca, raffigura “La Pesca miracolosa”....

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Parco Regionale Monti Simbruini

Il Parco Regionale Monti Simbruini Il Parco Regionale Monti Simbruini, istituito nel 1983, è considerato come la maggiore area naturale protetta del sistema dei parchi e delle riserve naturali della Regione Lazio. Protegge oltre 38.000 ettari di territorio, tra le provincie di Roma e Frosinone. Il Parco Regionale Monti Simbruini, sottoposto in tutta l’area ad estesi fenomeni di tipo carsico, rivela la ricchezza d’acque e di precipitazioni nel nome, la cui origine è “sub imbris“, sotto la pioggia. La zona tutelata, abitata sin dalla preistoria, comprende sette comuni, tra cui alcune rinomate stazioni sportive invernali, come Monte Livata, Campo dell’Osso, Filettino, ed al confine con l’Abruzzo, Campo Staffi. La vegetazione del Parco Regionale Monti Simbruini, data la posizione geografica dell’area, presenta sia specie vegetali tipiche delle regioni centro-europee, che specie tipiche delle coste del mar mediterraneo, come lecci, terebinti, corbezzoli, noccioleti e castagneti. Sopra i 1000 metri, si trova il faggio, che forma estese zone boschive, ma anche l’acero montano, il tasso, il sorbo e talvolta, l’abete rosso. Nelle vette più alte è anche presente una vegetazione tipica delle regioni subalpine. Il sottobosco è ricco di lamponi, fragole e funghi commestibili; si possono trovare orchidee selvatiche, viole, narcisi, genziane e aquilegie. Le numerose specie animali tipiche dell’Appennino che vivono all’interno del parco sono lupi, orsi marsicani, cinghiali e volpi; sono presenti anche piccoli carnivori, come faine, tassi e donnole. L’avifauna comprende poiane, ghiandaie, falchi, picchi, gheppi e tra le specie di passo, codirossi, upupe, tordi. Sulle vette nidifica la maestosa aquila reale. Beni Culturali: All’interno del Parco, vi sono tantissimi luoghi d’interesse, con un excursus storico che abbraccia millenni. Nel cuore dei Monti Simbruini, nel comune di Vallepietra, una piccola strada ci collega verso l’isolato Santuario della SS. Trinità, posto sotto un’altissima parete rocciosa, è un luogo estremamente suggestivo. Il costone roccioso del Santuario si colloca nell’imponente massiccio del monte Autore, a 1800 metri d’altezza, in una zona rivestita completamente da bellissimi faggi secolari. Ai piedi dell’abside naturale, detta colle della Tagliata, si trova il Santuario, incastonato dentro una grotta. La favorita località di villeggiatura arroccata sul monte Pratiglio, al limite meridionale del parco, è Jenne. Situata a 834 m.s.l.m., dove vi abitano solamente 497 abitanti. Nel paese si trova la chiesa della Madonna della Rocca, ultimo resto del castello dove nacque Papa Alessandro IV. Internamente sono presenti bellissimi affreschi cinquecenteschi. Sempre qui a Jenne, si può osservare l’esempio di archeologia industriale che è il mulino comunale, costruito dai Padri Benedettini nel XI secolo. La “mola vecchia” è situato in un punto strategico, dove per secoli è stato utilizzato per la macinazione dei...

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Villa d’Este a Tivoli

Villa d’Este, patrimonio dell’ UNESCO La nostra Gita fuori porta ci conduce oggi a Tivoli, nella splendida cornice di Villa d’Este. Inserita nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, non si può non rimanere ammaliati alla vista dei suoi giardini, dei ninfei e delle sue fontane contornate da giochi d’acqua. A volere la costruzione della villa nella seconda metà del ‘500, fu Ippolito II d’Este, figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I d’Este. Deluso per la mancata elezione pontificia, decise di recarsi qui a Tivoli e realizzare una residenza che fosse in grado di far rivivere i fasti delle corti di Roma, Ferrara e Fointanebleau. Il progetto fu ideato da Pirro Ligorio, a cui è attribuito anche il disegno del parco e delle fontane, e realizzato poi da Alberto Galvani, architetto di corte. Successe al cardinale Ippolito II, il vescovo Alessandro d’Este, che dal 1605 si occupò di restaurare e riportare agli antichi splendori Villa d’Este. Il suo programma di interventi prevedeva riparazioni alla vegetazione, agli impianti idraulici e innovazioni nella configurazione dei giardini e nella decorazione delle fontane. Si occupò di eseguire alcuni lavori a metà del XVII secolo anche Gian Lorenzo Bernini. La villa cadde in uno stato di abbandono con il passaggio alla casa Asburgo, che ne rimase in possesso fino alla metà del XIX secolo, quando divenne proprietario Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst. Il cardinale tedesco nel 1851 avviò dei lavori per sottrarre il complesso alla rovina. A seguito dei lavori, Villa d’Este diventò un punto di riferimento culturale; il cardinale ospitò più volte nella sua villa il musicista Franz List, che proprio qui compose la sua opera Giochi d’Acqua a Villa d’Este. Durante lo scoppio della prima guerra mondiale, Villa d’Este divenne proprietà dello Stato, che si occupò di restaurarla a partire da 1920. Fino a circa venti anni fa, la struttura ha subito continui restauri a causa di condizioni ambientali sfavorevoli. Un bel portale sormontato dallo stemma degli Este indica l’ingresso alla residenza. L’edificio principale della struttura è caratterizzato da sobrie linee architettoniche, ed al suo interno custodisce sale decorate da affreschi cinquecenteschi dovuti in prevalenza a Livio Agresti, Federico Zuccari e Girolamo Muziano. Dalla loggia si gode di una bella vista sul giardino, ricco di fontane e giochi d’acqua. Scendendo la scala principale dell’edificio si arriva alla Fontana del Bicchierone, detta anche del Giglio, realizzata un secolo dopo la costruzione della villa, nel 1661, per mano di Gian Lorenzo Bernini. Lasciando alle spalle la fontana ci si ritrova presso il suggestivo Viale delle Cento Fontane, fiancheggiato da numerosi getti d’acqua e sculture. All’estremità destra del viale vi è la Fontana di Tivoli, detta anche dell’Ovato. Realizzata nel 1567 per mano di Pirro Ligorio,...

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Abbazia di Farfa

L’Imperiale Abbazia di Farfa L’Abbazia di Farfa è un monastero benedettino situato a Fara Sabina, nella provincia di Rieti. Il nome deriva dall’omonimo fiume, il Farfarus, che scorre poco distante dall’abbazia, e che ha dato nome anche al borgo adiacente. Per molti anni Farfa è stata una delle più potenti e ricche comunità monastiche dell’Italia centrale, veniva chiamata l’Imperiale grazie ai rapporti di privilegio e protezione con i Franchi di Carlo Magno. Nel momento più alto della sua potenza, l’abbazia contava i possedimenti fino in Abruzzo e nelle Marche: 600 tra chiese e conventi, 132 castelli o piazzeforti e 6 città fortificate, per un totale di più di 300 villaggi. Storia: Il complesso religioso fu fondato nel VI secolo nei pressi dell’attuale Fara in Sabina, per essere ricostruito, nel sito odierno, tra il 680 ed il 705, dalla comunità di S. Tommaso di Moriana. Nell’ 898 Farfa fu pesantemente danneggiata dalle incursioni saracene, tanto che la comunità religiosa fu costretta a fuggire dal monastero. Fu al termine delle scorribande, due secoli dopo la sua costruzione che Farfa raggiunse l’apice del potere politico ed economico. Guidata da personalità insigni, quale l’abate Sicardo, l’abate Ugo e il suo successore Berardo I, al tempo della lotta per le investiture, parteggiò per il potere imperiale. Il declino iniziò nel XV secolo, quando fu trasformata in commenda, appartenne agli Orsini, ai Farnese, ai Barberini, e ai Lante della Rovere, perdendo poco a poco i possedimenti. Nel 1769 la carica di abate fu attribuita al vescovo della Sabina. Avendo perso la sua importanza, la comunità monastica scomparve con l’unità d’Italia e l’Abbazia divenne proprietà privata. Fu ricostituita nel 1919 con il trasferimento di monaci dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma. Visita all’interno dell’ Abbazia di Farfa: Al complesso religioso si accede attraverso un portale quattrocentesco che immette in un cortile, nella lunetta è possibile ammirare i resti di un affresco raffigurante la Madonna con Bambino. Oltrepassato il portale si prospetta la facciata della Chiesa di Santa Maria di Farfa, ricostruita nel 1492. L’interno, a tre navate, è ornato in contro facciata da un Giudizio Universale di mano fiamminga del ‘500; gli affreschi tra gli archi della navata centrale e parte di quelli del presbiterio, aperto da finestre gotiche, appartengono alla scuola degli Zuccari, mentre quelli nella navata sinistra li dipinse Orazio Gentileschi. Per un corridoio alle spalle della chiesa si accede al cosiddetto chiostrino longobardo, che mostra elementi romanici e dal quale si gode una vista di scorcio della torre campanaria della chiesa, e al chiostro grande, seicentesco. Qui è l’ingresso alla cripta, pertinente alla chiesa carolingia che conserva un sarcofago romano del II secolo e resti di pitture murali. La...

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Via di Porta San Sebastiano

Lungo via di Porta San Sebastiano Il nostro itinerario lungo Via di Porta San Sebastiano, inizia da Piazzale Numa Pompilio; una vegetazione rigogliosa spunta dai muretti che fanno da cornice alla strada, che col viale delle Terme di Caracalla ricalca il segmento urbano della romana Via Appia, e permette di immaginarsi come si presentava la città Eterna prima di divenire capitale. Ad accoglierci all’inizio di Via di Porta San Sebastiano vi è  la Chiesa di San Cesareo in Palatio, eretta a fine del ‘500 su edifici più antichi, come attesta il pavimento musivo del II secolo, nel sotterraneo. Secondo fonti medievali era chiamata inizialmente “San Cesareo in Turrim” probabilmente per la presenza di qualche torre nelle vicinanze. Qualche metro più avanti, sempre sul lato destro, è del ‘400 la vicina Casina del Cardinal Bessarione, residenza del cardinale e umanista Bizantino di origine turca. L’edificio quattrocentesco si affaccia su strada con una parete sulla quale si aprono quattro piccole finestre con cornice in travertino, protette da una grata, e con due soprastanti finestre a croce guelfa, anch’esse incorniciate in travertino. A testimoniare la grandezza degli Scipioni rimane il loro Sepolcro, rinvenuto nel 1616 e rimasto in uso dagli inizi del III secolo fino al 139 a.C. Il Cimitero è quasi sempre chiuso al pubblico perché in rovina. L’esistenza del sepolcro si è avuta solamente alla fine del Settecento, suscitando grande scalpore. Nel III° d.C. fu eretta sull’ipogeo una casa, che conserva tracce dell’antico pavimento a mosaico e di pitture. Il vicino colombario di Pomponio Hylas, scoperto nel 1831 da Pietro Campana, conserva mosaici in un’edicola e nella cella. Era possibile accedervi tramite un viottolo della parallela Via Latina. Secondo i ritrovamenti fu costruito intorno al 14-54 d.C. ed utilizzato fino al II secolo d.C., periodo in cui furono conservate le ceneri del liberto Pomponio Hylas. Ultimo sito archeologico della nostra passeggiata è l’Arco di Druso, che ci conduce verso l’Appia Antica. Per secoli si è creduto fosse un arco di trionfo  in onore di Druso maggiore nel 9 a.C., in realtà l’arco faceva parte dell’Acquedotto Acqua Antoniniana. Superato l’Arco di Druso e Porta San Sebastiano, inizia Via Appia Antica, la Regina Viarium, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente....

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Sutri, soglia dell’Etruria

Sutri, soglia dell’Etruria Sutri, oggi la nostra gita fuori porta natalizia ci conduce qui, nell’antica cittadina dell’età del bronzo, che conta oggi circa 6000 abitanti. In provincia di Viterbo, dista dal capoluogo 32 km e quasi 50 km da Roma. Sutri, un pò di storia: “Soglia dell’Etruria” fu definita dai romani che la conquistarono all’inizio del IV secolo a.C. Ma le origini di Sutri risalgono a tempi molto antichi. Alcune leggende sostengono che la cittadina fu fondata per mano di Saturno, apparso nella zona con un cavallo e tre spighe di grano in mano (che tutt’ora rappresentano lo stemma del comune), altre invece raccontano di una Sutri dell’età del bronzo, appartenente al popolo dei Pelasgi, antichi navigatori orientali. Nell’alto medioevo, all’incirca nel 728, per la donazione di Liutprando, giovane sovrano longobardo, costituì il primo nucleo del patrimonio di San Pietro, a cui appartenne definitivamente da fine ‘200. Sutri, cosa visitare: Il Parco Urbano antichissima Città di Sutri accoglie i più importanti monumenti della cittadina. La datazione dell’Anfiteatro, completamente scavato nel tufo, è assai ben conservato, ed è tutt’ora oggetto di discussione. Alcuni studiosi sostengono sia di origine etrusca, mentre altri avvalorano la tesi di un origine del I secolo a.C. La vicina chiesa della Madonna del Parto è un sacello cristiano sorto su un mitreo, che a sua volta era stato probabilmente impostato nel III° su una tomba etrusca; comprende un vano rettangolare diviso in tre navate da pilastri di tufo. All’interno delle ben conservate mura medievali, che incorporano quelle etrusche e mostrano spalti cinquecenteschi, sono frequenti gli inserti di frammenti etruschi e romani negli edifici. Di età romanica è la fondazione del Duomo, di cui però il campanile del 1207. Rimaneggiato nel ‘700 e nell’ 800, presenta un notevole pavimento cosmatesco nella navata centrale e una cripta di età longobarda, con sette navate divise da colonne e capitelli di forme diverse. Necropoli urbana: 64 tombe fanno parte di uno dei più grandi complessi di sepolcri rupestri, appartenenti all’età romana. E’ la necropoli urbana di Sutri, situata lungo il rilievo roccioso che costeggia via Cassia. Dai rilevamenti, è stato possibile affermare che la necropoli fu utilizzata dal I sec a.C. fino al III-IV sec. d. C. E’ possibile ancora oggi riconoscere le diverse tipologie di tomba, anche se numerosi saccheggi nel corso dei secoli, hanno reso più difficile la lettura dei reperti.  Fonte: Touring Club Italiano  ...

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Il Quartiere San Pellegrino a Viterbo

Il Quartiere San Pellegrino a Viterbo Il quartiere San Pellegrino, tra i vicoli medievali della città di Viterbo, ha ispirato la nostra gita fuori porta. Prende il nome dalla omonima Piazza principale e dall’antichissima chiesa di San Pellegrino. La cittadina di Viterbo presenta oggi, malgrado le numerose distruzioni alle quali le guerre l’hanno esposta, una singolare concentrazione di monumenti insigni in un’area relativamente ridotta. I monumenti medievali della città, risalenti al ‘200, epoca in cui la città fu più popolosa di Roma, sono stati salvaguardati anche grazie alla separazione tra la parte storica, prevalentemente racchiusa nella cinta muraria merlata, e la parte moderna. Il cuore antico della città è infatti chiuso al traffico automobilistico. Il quartiere San Pellegrino, si trova all’interno della cinta muraria. Questa piccola zona della città è rimasta integra nel corso dei secoli, tant’è vero che, una passeggiata tra i vicoli di San Pellegrino, ci fa rivivere l’atmosfera medievale. Il quartiere è un’isola di edifici dal tono urbanistico uniforme, l’architettura civile medievale è rimasta integra, non solo nei caratteri esteriori, ma anche grazie alla continuità insediativa. Le torri e le case, spesso unite da cavalcavia e ingentilite da bifore, hanno per asse e cuore la via di San Pellegrino e la Piazzetta omonima sulla quale si affaccia il palazzo degli Alessandri, residenza signorile duecentesca con balcone che continua sotto un arco ripassato, e portico da due campate su colonne massicce dietro alla quale svettano due torri. Come attesta un documento storico, l’antica chiesa di San Pellegrino fu costruita probabilmente già prima del 1045. Dipendente dai monaci dell’Abbazia di Farfa, il suo aspetto attuale è anche frutto di un restauro avvenuto nel XVIII secolo e di un successivo a seguito dei bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Tip: Se decidete di fare una sosta, all’interno del quartiere medievale, e nei dintorni, ci sono degli ottimi ristoranti! Fonte: Touring Club Italiano...

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Una gita nella medievale Vitorchiano

Una gita nella medievale Vitorchiano La nostra gita fuori porta, in questo week-end ci conduce nella medievale Vitorchiano. Situata a 100 km da Roma, in provincia di Viterbo. Ai piedi dei monti Cimini, in un territorio prevalentemente collinare, Vitorchiano adombra l’antica origine etrusca nel nome romano “Vicus Orchianus” da Orcia o Orcla poi Norchia, dalla quale forse l’insediamento derivava o dipendeva. La cittadina racchiude la parte più antica in una cinta di mura merlate unite di torri quadrilatere trecentesche. Sorge su un rilievo alla confluenza di due corsi d’acqua, offrendo viste d’inaspettata suggestione, sia per la posizione, sia per l’ottimo stato di conservazione del tessuto edilizio. Le lupe che ritornano come elementi ornamentali degli edifici, e lo stesso stemma comunale, che si fregia della sigla S.P.Q.R., sono i riconoscimenti che Roma le concesse per la sua fedeltà nelle sue numerose contese medievali, che insanguinarono gran parte del viterbese. Poco fuori dalla cinta difensiva, la Chiesa della Madonna di San Nicola, consacrata nel XVI secolo mostra notevoli affreschi, alcuni di ingenua mano popolare del XVI e XVII secolo. Subito dopo la porta romana, vi è la rinascimentale Chiesa di Sant’Amanzio, il cui campanile è di fine 1600; l’interno custodisce l’urna seicentesca, con angeli in legno dorato ed argentato, contenente il corpo di S. Amanzio e alcuni cicli di affreschi tra i quali un’annunciazione del 1514 sulla parete destra. Il Palazzo comunale è stato edificato su resti di edifici del XII / XVI secolo. Attraverso la porta alla sinistra di questo, si accede al quartiere medievale, che ha per cuore la Chiesa di Santa Maria, dal pregevole campanile e con all’interno un fonte battesimale e un’acquasantiera rinascimentali. Dal belvedere, si gode una splendida vista della gola sul fosso dell’Acqua Fredda. Al di fuori del centro abitato, su un colle, vi è la Chiesa di San Michele Arcangelo, raggiungibile attraverso la Porta Tiberina. Ad edificare il santuario su un terreno di proprietà di Feneguerra, è stato Nicolò Biagio da Vitorchiano. Il parroco decise di intitolare la chiesa a San Michele, a seguito di viaggio avvenuto nel 1319, in Puglia sul Gargano, nei luoghi dedicati al santo. Poco distante da Vitorchiano vi è Grotte Santo Stefano, probabilmente uno degli abitati sorti dopo la distruzione di Ferento, sito in una zona ricca di resti romani e più antichi; in sepolcri etruschi venivano ricavate, sino all’inizio del XX secolo le abitazioni. La vicina valle del fosso Infernaccio, con bella cascata, presenta alcuni dei fenomeni di erosione più interessanti del Lazio. Fonte: Touring Club...

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Il borgo di Sermoneta

Il borgo di Sermoneta Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce presso il borgo di Sermoneta, in provincia di Latina. Una cittadina di insediamento preistorico, che con i suoi 257 metri sopra il livello del mare, guarda dall’alto l’Agro Pontino. Luoghi di interesse: La Chiesa di San Giuseppe, dedicata al patrono di Sermoneta, ci da il benvenuto all’ingresso della città. Sorge nel 1520 ed all’interno è possibile visitare la Cappella Caetani, con affreschi di Girolamo Siciolante. La facciata con la ripida gradinata viene realizzata due secoli dopo, nel 1733. Il Castello Caetani, domina all’interno del borgo. Le origini della rocca risalgono al XIII° secolo, quando la famiglia Annibaldi ne commissiona la costruzione. Fu Papa Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, ad acquistare la proprietà insieme alle terre di Ninfa agli inizi del 1200. La presenza dei Caetani, da quel momento in poi segna radicalmente il cambiamento del territorio, da lì a sette secoli. La struttura attuale è in parte frutto dei restauri di inizio ‘900 e di quelli successivi alle distruzioni dell’ultima guerra mondiale. Della costruzione duecentesca degli Annibaldi rimane solamente il maschio con una controtorre e il maschietto. Il complesso viene riedificato nel primo 1500 da Antonio da Sangallo il Vecchio, per Alessandro VI, periodo nel quale sono stati ospiti del castello il Valentino e Lucrezia Borgia. Si penetra nella fortezza attraverso un ponte e si giunge ai piedi del maschio alto 42 metri nei pressi del quale vi è l’accesso alle prigioni. Lungo il lato sud-orientale del cortile si dispongono ambienti dipinti nel 1470, nei modi del Pinturicchio e nel fondo del cortile vi è la residenza degli ospiti d’onore, detta casa del Cardinale. Nel salone centrale della casa sono visibili una cinquecentesca Madonna in trono e Santi, alcuni affreschi provenienti da Ninfa, del XII° secolo. Il castello custodisce anche una natività che si attribuisce a Pietro Cavallini. Ampio e bellissimo il panorama della pianura pontina, fino al Circeo che si gode dagli spalti. Oltre al Castello Caetani, passeggiando per le strade di Sermoneta, non si può non far visita alla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il duomo sorge nel XII° secolo, sui resti di un’antico tempio dedicato alla dea Cibele. E’ realizzato a cinque piani di bifore ed ornata da scodelle in maiolica. Le forme romanico gotiche, come testimoniano il campanile ed il portale, risalgono invece al XIII° secolo per opera degli architetti monaci cistercensi di Fossanova. L’interno della cattedrale è a tre navate, separate da pilastri, con un abside quadrata. Sulla parete d’ingressso sopra la porta, vi è un affresco quattrocentesco che rappresenta il Giudizio Universale, ma l’aspetto attuale ci fa dedurre che in tutti questi anni sia...

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Bolsena, la città dei miracoli

Bolsena, la città dei miracoli Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce presso Bolsena, un piccolo comune a circa 30 Km da Viterbo. Dalla tradizione popolare, Bolsena, è stata soprannominata la “Città dei Miracoli”, il motivo? Siamo venuti a scoprirlo. Un po’ di storia: L’attuale Bolsena sorge sui resti di “Volsinii“, un’importante cittadina di origine etrusche, che divenne un fiorente “municipium” romano grazie alla posizione sulla consolare Cassia. Sono state le esplorazioni condotte da una missione archeologica francese, poco fuori dell’abitato, lungo la strada per Orvieto, ad aver portato alla scoperta dei resti della città etrusca di Velzna e della romana Volsinii. Nella seconda metà del VI secolo d.C., le incursioni dei Goti e dei Longobardi rasero al suolo la cittadina romana, costringendo i cittadini bolsenesi ad abbandonare la zona e a costruire un nuovo borgo sulla rupe, che ancora oggi ospita il quartiere medievale. Finito il predominio dei Longobardi, Bolsena divenne proprietà della diocesi di Orvieto, almeno fino al 1398, quando papa Bonifacio IX la concesse in vicariato ai Monaldeschi della Cervara, che ne ebbero il possesso fino alla metà del XV secolo. Durante il periodo del Rinascimento, la storia di Bolsena rimase legata alle vicende del Papato. Vennero a visitare la cittadina in quell’epoca, esponenti di nobili famiglie italiane, come Tiberio Crispo, il pontefice Pio II Piccolomini, Giovanni de’ Medici e Paolo III Farnese. A due di loro si devono importanti opere architettoniche bolsenesi: Giovanni de’ Medici commissionò la facciata della Chiesa di Santa Cristina e il cardinale Crispo fece erigere, invece, il palazzo che porta il suo nome. I misteri di Bolsena: Sono due gli eventi sovrannaturali a cui la cittadina di Bolsena deve parte della propria fama. Il primo, che ha per protagonista S. Cristina, patrona con San Giorgio dell’abitato, risale al 292, agli albori del cristianesimo. La fanciulla fu gettata nel lago per ordine del padre, con una pietra al collo. Ma fu la pietra, che miracolosamente galleggiava, a riportarla in salvo a riva. E fu presso questa pietra, segnata indelebilmente dell’impronta dei piedi della fanciulla, e per questo devotamente adibita a mensa d’altare, che si produsse nel 1263 il secondo prodigio. Il miracolo eucaristico, consistente nell’apparizione di gocce di sangue da un’ostia spezzata durante una mensa. Il protagonista fu Pietro di Praga, prete boemo, che nutriva dubbi sul dogma della transustanziazione. Questo secondo miracolo provocò l’istituzione, da parte di Urbano IV, della festa del Corpus Domini, nel 1264. Un giro per Bolsena: Sulla centrale Piazza Matteotti si apre la facciata, con bel portale gotico, della Chiesa di San Francesco. Risalente al  XIII secolo, la chiesa presenta una navata unica e presbiterio quadrato, coperto da un tetto a capriate. Oggi sede di attività culturali, porta estese testimonianze di affreschi del XV e...

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Il Sacro Bosco di Bomarzo

Il Sacro Bosco di Bomarzo “Tu ch’entri qua pon mente, parte a parte, et dimmi poi se tante, maraviglie, sien fatte per inganno, o pur per arte.” La fantasia popolare lo ha ribattezzato Parco dei Mostri, in realtà, il Sacro Bosco di Bomarzo, ha origine per via di un grande amore e per mano di uno dei più grandi architetti del XVI secolo, Pirro Ligorio. Oggi, la nostra Gita fuori Porta, ci conduce in provincia di Viterbo, in questo museo all’aperto che è il Sacro Bosco di Bomarzo. Era il 1552 quando Vicino Orsini decise di realizzare all’interno della “Villa delle Meraviglie” un giardino abbastanza insolito, che raffigurasse l’evoluzione dell’uomo. Non sappiamo con certezza, quali altre idee balenassero nella sua mente, ma il risultato fu qualcosa di surreale e travolgente allo stesso momento. I lavori furono commissionati a Pirro Ligorio, che creò un museo a cielo aperto di figure mitologiche. La particolarità di essere un parco dei mostri, perviene dalle sue statue. Sfingi, animali, draghi, figure mitologiche, tutte rappresentate in uno stile un pò grottesco: Ercole che combatte con Caco, una sirena, una sfinge e poi la figura di Nettuno, per arrivare alla rappresentazione di una miniatura del Castello Orsini, scolpita sopra la testa di un Orco per simboleggiare la potenza del casato. Il complesso monumentale del Sacro Bosco di Bomarzo è stato per anni, e lo è tutt’ora, un luogo d’ispirazione per intellettuali ed artisti desiderosi di ammirare le istallazioni volute da Orsini; le sette meraviglie del mondo, come le chiamò lui nell’incisione su di una sfinge all’entrata del Parco: “Chi con ciglia inarcate, et labbra strette, non va per questo loco, manco ammira, le famose del mondo moli sette”. Non sappiamo con certezza se davvero il Parco sia la trasfigurazione di un grande amore verso la moglie, o verso l’arte, visto il risultato, ma il mistero che riempie i sentieri e le statue del Bosco di Bomarzo, ci basta per travolgerci in questo percorso di arte manierista. Info: Il Parco di Bomarzo si trova in provincia di Viterbo, ed è facilmente raggiungibile, con l’autostrada A1, prendendo l’uscita di Orte ( da sud) o l’uscita Attigliano (da nord). Il prezzo del biglietto intero è di  10,00 €. I bambini tra i 4 e i 13 anni: 8,00 € I disabili non autosufficienti: Gratuito Accompagnatori...

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Gita fuori Porta: Castel Gandolfo

Gita fuori Porta: Castel Gandolfo Castel Gandolfo è una provincia dei Castelli Romani, la zona di Roma Sud che racchiude tutti i paesi dei Colli Albani. Affaccia sul lago di Albano, di origine vulcanica e considerato il più profondo d’Italia. E’ piacevole trascorrere le giornate nella zona del Parco Ragionale dei Castelli Romani, sia per il buon cibo, dati i tantissimi ristoranti diffusi in tutta la zona, sia per la possibilità di rilassarsi lungo il lago di Albano, o il lago di Nemi. Castel Gandolfo, la storia: La storia racconta che in origine, l’attuale Castel Gandolfo, sorgeva con il nome di Albalonga. La città romana, sul monte Albano, fu costruita per mano di Ascanio, figlio di Enea, ma distrutta poco dopo dagli stessi romani. Furono sempre loro che durante l’età imperiale, scelsero il territorio dei Castelli Romani, come luogo adatto per le residenze estive. Come Domiziano che costruì qui la sua villa di cui ancora oggi possiamo ammirare i resti. Passarono gli anni e Castel Gandolfo si ritrovò nel Medioevo sotto il controllo di numerose famiglie nobili romane. Una di queste, la famiglia Savelli, che una volta avuto il controllo su numerosi possedimenti della zona, si indebitò, così da lasciare il Castello di Castel Gandolfo, nelle mani della Santa Sede. Questo passaggio segnò Castel Gandolfo, facendola diventare, almeno dal 1628, la residenza estiva del papa. Fu infatti Papa Urbano VIII, il primo che, in quella data, soggiornò qui. L’influenza della Santa Sede si interruppe con la breccia di Porta Pia, nel 1870, ma durò poco meno di un secolo. Quando nel 1929, Mussolini stipulò i patti Lateranensi, la Santa sede riacquistò i diritti su Castel Gandolfo. Passeggiando per Castel Gandolfo: Nelle vie del Centro storico, si può visitare la Chiesa Collegiata di San Tommaso Apostolo da Villanova. La chiesa fu progettata da Gian Lorenzo Bernini, su comando di papa Alessandro VII. L’inaugurazione avvenne nel 1661; all’interno della chiesa è possibile ammirare il quadro della Crocifissione, opera di Pietro da Cortona. Arte e Natura: La zona dei Castelli Romani, oltre a regalarci numerosi siti archeologici da visitare, ci permettere di trascorrere del tempo a contatto con la natura. All’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani, vi è la possibilità di partecipare a dei percorsi attraverso i sentieri protetti del parco, a dei tour all’interno del lago, così da poter conoscere la varietà di piante e rare specie di animali che popolano la zona del Parco Regionale. Inoltre, per chi desidera conoscere le particolarità architettoniche e storiche rinvenute nella zona, sono organizzati degli itinerari culturali. Per maggiori info, potete consultare direttamente il sito. Mangiare: La zona dei Castelli Romani è conosciuta soprattutto per...

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Lago di Bracciano – Oasi di Pace

Gita fuori Porta al Lago di Bracciano Il lago di Bracciano, a circa 60 km da Roma, è una oasi di pace per chi desidera staccarsi per qualche ora dal caos della città. E’ infatti facile da raggiungere sia se siete in macchina, sia con il treno. Ogni volta che veniamo qui, rimaniamo stupefatti dai panorami e dalla tranquillità che si respira in una bella giornata di sole. Il lago è situato all’interno del Parco Naturale di Bracciano – Martignano. Affacciano sul lago il paese di Bracciano, Anguillara Sabazia e il paese di Trevignano. Sono tre piccole bomboniere, da ognuna delle quali è possibile godere di panorami bellissimi. A Bracciano vi consigliamo di visitare la Chiesa cinquecentesca di Santa Maria del Riposo e di arrivare su in cima fino al Belvedere della Sentinella. Simbolo di Bracciano è il Castello Orsini Odescalchi, di origine medievale, vale la pena visitarlo. Il prezzo del biglietto non è elevato, se non ricordiamo male, dovrebbe essere intorno ai 7 euro. Anguillara Sabazia ci ha colpito perché non ci aspettavamo che i vicoletti in salita, sui quali si sviluppano le case degli abitanti, fossero così caratteristici. Abbiamo fatto un giro partendo dal molo, salendo su fino in cima. Lungo le piccole salite, troverete ristoranti e osterie dove fermarvi a mangiare, ovviamente vista lago. Nel piccolo paese di Trevignano c’è un posto da cui godere di un panorama mozzafiato. E’ una rocca, in cima ad un monte. La foto che vedete in alto, l’abbiamo scattata lì. La vista è bellissima, completa a 360 gradi su tutto il lago di Bracciano. E’ un po’ difficile da raggiungere, si sale a piedi facendosi spazio tra gli arbusti, ma possiamo garantirvi che una volta arrivati in cima ne sarà valsa la pena. Durante il periodo estivo, il lago di Bracciano è frequentato per via delle spiagge e delle attività sportive che si possono svolgere, anche durante tutto il resto dell’anno. Canoa, Vela, Sup, Windsurf, e per qualsiasi altra attività sportiva acquatica ci sono delle strutture apposite a cui rivolgervi, tra cui l’ ASD Sporting Club Sabazia. Lago di Martignano: Il lago di Martignano si trova a poca distanza dal lago di Bracciano. Entrambi di origine vulcanica, il lago di Martignano ha quasi una perfetta forma circolare. E’ sicuramente più tranquillo e meno frequentato, anche perché le spiagge in cui sostare sono poche. Carinissimo qui è l’Agriturismo Casale di Martignano, in cui è possibile acquistare prodotti tipici, fermarsi a mangiare ed anche pernottare. Curiosità: Se siete in moto vi consigliamo di fare il tragitto Anguillara – Trevignano in una giornata di sole al tramonto. Il gioco di colori che si crea tra il lago, il sole e la...

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Il Giardino di Ninfa, gioiello dei Caetani

Gita fuori Porta al Giardino di Ninfa Il Giardino di Ninfa è un vero e proprio monumento naturale, situato a Cisterna di Latina, è una tappa ideale per la nostra gita fuori porta nei dintorni di Roma. Il Giardino di Ninfa, il Castello di Sermoneta, ed il Parco Naturale Pantanello appartengono oggi alla Fondazione Caetani Onlus. Sono aperti al pubblico, con la possibilità di prenotare delle visite guidate; sul sito potete scoprire orari e aperture durante l’anno. La Storia del giardino e l’influenza dalla famiglia Caetani: Il Giardino di Ninfa sorge sui ruderi dell’antica città medievale di Ninfa, circondato dal fiume Ninfa e dal Parco Naturale Pantanello, ricostruito solamente nel 2009. Il nome deriva da un tempio di origine romana dedicato alle Ninfe Naiadi, costruito dove oggi si trova l’attuale giardino. La storia del Giardino di Ninfa e del territorio pontino limitrofo, è legata principalmente al dominio della famiglia Caetani. Prima che Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII, salì al trono verso la fine del 1200, Ninfa, ai piedi dei monti Lepini, aveva un ruolo strategico come unico collegamento a Roma se le paludi avessero coperto l’Appia Antica. La zona non fu densamente abitata fino all’arrivo dei Conti Tuscolo e della famiglia Frangipani, durante il XI secolo. Ma il dominio dei Caetani segnò radicalmente il cambiamento del territorio, da lì a sette secoli. Benedetto Caetani acquistò la città di Ninfa e le zone limitrofe del territorio pontino; ampliò il castello e costruì il palazzo baronale. Il periodo di splendore terminò presto, a causa del saccheggio avvenuto nel 1382. Ninfa diventò una città fantasma, oltre alle perdite subite a seguito dell’incursione, un’epidemia di malaria colpì la zona. Si decise, quindi, che non era il caso di ricostruire la città su un territorio danneggiato. Rimasero frequentate solamente le chiese della zona, come San Giovanni, San Biagio, San Pietro fuori le mura, dagli abitanti delle colline. Questo almeno fin quando nel XVI secolo, Nicolò III Caetani, decise di trasformare Ninfa in un meraviglioso giardino, spinto dal suo amore per la botanica. I lavori furono affidati a Francesco Capriani, detto anche Francesco da Volterra, un grandissimo architetto italiano a cui dobbiamo la realizzazione di molte chiese romane. L’architetto realizzò un hortus conclusus, in cui per molto tempo vennero coltivati anche alcuni agrumi, tra cui il Citrus Cajetani, una varietà di limone. Dopo la morte del cardinale i possedimenti passarano a vari membri della famiglia, che non diedero valore alcuno al Giardino di Ninfa, fino a quando alla fine del 1800 Onoraro Caetani, con la sua famiglia e sua moglie  Ada Bootle Wilbraham, tornarono ad abitare i possedimenti di famiglia. Un tocco di eleganza, il Giardino di Ninfa lo ricevette dalla signora Wilbraham, che trasformò il giardino in perfetto stile anglosassone, regalandogli...

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Civita di Bagnoregio

Il borgo di Civita di Bagnoregio La cittadina di Civita di Bagnoregio si trova in provincia di Viterbo a 100 km da Roma. Di 3860 abitanti, solo pochissimi vivono all’interno del borgo. Il suo nome ha origini goto-lombarde, Balneum regis, “bagno del re”, comparso per la prima volta in una lettera di Papa Gregorio Magno al Vescovo di Chiusi Ecclesio. Legata alla cittadina, vi è una leggenda secondo la quale, un complesso di terme esistente nella zona, avrebbe guarito le ferite del re longobardo Desiderio. Di origini etrusche, Civita di Bagnoregio, fu fondata circa 2500 anni fa. Oltre ai meravigliosi panorami e alla bellezza del paesaggio, il luogo è oggi così frequentato perché avvolto nel mistero, di vestigia non ancora interpretate, di una vasta rete di cunicoli sotterranei…le quali domani non saranno che un miraggio. Civita sorge infatti su un colle tufaceo minato dall’erosione di due torrenti che, scorrendo nella valle sottostante, lentamente ed inesorabilmente, porteranno il borgo a sgretolarsi. Bonaventura Tecchi la definì “la città che muore”, forse per via del destino che da sempre ha segnato il luogo, per il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo e per i colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo. Civita di Bagnoregio rimane comunque un luogo unico, solare e crepuscolare, vivo o spettrale, a seconda dell’umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere. Il Borgo: Civita si visita rigorosamente a piedi, passando lungo il ponte di 300 metri, da dove si gode un bellissimo panorama, che vi condurrà direttamente davanti l’ingresso del borgo, a Porta Santa Maria, sormontata da due leoni simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Una passeggiata per le vie interne, con le tipiche case basse e piccoli balconcini, vi riporterà indietro al tempo del medioevo. Il primo monumento che si incontra è la Chiesa di San Donato, in cui è conservato un crocifisso della scuola di Donatello. Luogo da visitare è il Tempietto di San Bonaventura, dove è conservata una teca a forma di braccio benedicente contiene le reliquie del Santo. Sul bordo del Belvedere, dove un tempo vi era un convento Francescano, oggi è scavata la Grotta di San Bonaventura, tra i luoghi più venerati di Bagnoregio. Nel medioevo veniva utilizzata dagli eremiti come romitorio. Si chiama così a seguito della leggenda che lega Giovanni di Fidanza al miracolo avvenuto qui a Bagnoregio. Durante il soggiorno bagnorese San Bonaventura fu salvato da una malattia mortale per mano di San Francesco. La madre commossa dal miracolo, promise a san Francesco d’Assisi che avrebbe consacrato la vita del proprio figlio al servizio di Dio. E così fu, tant’è che San Bonaventura (nome datogli dallo stesso...

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Scopri Roma in bicicletta

Scopri Roma in bicicletta con Giro in Giro Dal 9 Settembre fino al 23 Dicembre, Giro in Giro organizza percorsi giornalieri in bicicletta nel centro di Roma. Un’idea carina per trascorrere qualche ora a contatto con la natura e per un tour di Roma in bicicletta! Come funziona: Per partecipare ad un mini tour di 3 ore, basta cliccare sul calendario del sito per l’itinerario preferito e prenotare subito a seconda della vostra scelta. I tour base partono secondo il calendario, quindi non per forza tutti i giorni! Una volta scelto l’itinerario basta farsi trovare nel luogo e nell’orario stabiliti nella scheda dettaglio. Per poter partecipare bisogna aver compiuto 14 anni d’età. Giro in Giro offre anche la possibilità di scegliere tour personalizzati, di uno o più giorni, sia alla scoperta di Roma in bicicletta che del resto d’Italia. Sul sito www.giroingiroinbicicletta.com puoi prendere spunto da alcuni esempi di tour già realizzati! Prezzo: Per partecipare ad un mini tour di 3 ore all’interno della città il prezzo è di 15,00 euro a persona, bicicletta e casco compresi! Le biciclette sono tutte prodotte da Lombardo Bikes, che realizza bici all’avanguardia e adatte per ogni esigenza: pieghevole, mtb o da strada. Itinerari: Gli itinerari organizzati da Giro in Giro, sono percorsi che ti permetteranno di immergerti nel verde di alcuni dei meravigliosi giardini di Roma, o tra i vicoli del centro storico. Potrete scegliere voi la data e l’ora di partenza. Appia Antica e Parco degli Acquedotti Quartiere Coppedé e Villa Torlonia Pedalata Concentrata Reliquie e Melting pot Villa Celimontana Ville e Giardini Giro in Giro offre naturalmente sconti fino al 25%, per i tour base, se si effettua una prenotazione per più persone o per un gruppo! Per i tuor di roma in bicicletta non è richiesta una preparazione atletica agonistica, ma la difficoltà e la lunghezza del percorso sono indicate nella scheda dettaglio dell’itinerario. Nel caso in cui la guida ciclo-turistica ritenga che la persona non abbia capacità motorie sufficiente, questa sarà invitata a non...

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Camminitaliani – Una staffetta da Assisi a Roma

Camminitaliani – Una staffetta da Assisi a Roma Cari Amici, Vi piace camminare e nello stesso tempo partecipare a un evento molto affascinante che valorizza l’Italia e Roma? Allora unitevi domattina alla Pro Loco Roma Capitale per fare l’ultimo tratto di “camminitaliani” organizzato con l’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, una staffetta di persone partite da Assisi per il percorso “da Francesco a Francesco”! Arriveremo a Piazza San Pietro e consegneremo simbolicamente una lettera a Papa Francesco. Entreremo a far parte come testimonial attivi di questa bella sfida e potremo dire un giorno “c’ero anch’io!” . L’evento è NATURALMENTE GRATUITO, ogni partecipante riceverà un sopra giacca personalizzato per l’occasione. Ci incamminiamo dalle 7 e 30 partendo da Piazza Sempione, per info sull’evento e su come affiancarci anche durante il percorso se vi perdete la partenza (in tutto sarà poco più di un oretta e mezza) potete telefonare alla Pro Loco di Roma tel 06 899 285 33. UNA STAFFETTA DA ASSISI A ROMA 4/15 OTTOBRE 2014 Nell’ambito del progetto “Camminitaliani.it” e delle “Settimane dei Cammini”, l’UNPLI sta organizzando una staffetta a piedi ed in bicicletta lungo il Cammino di San Francesco, da Assisi a Roma. La staffetta è volta all’inaugurazione e promozione del progetto, e si concluderà a Roma, con la consegna di un messaggio in favore della cultura e del turismo al Santo Padre. I circa 300 km del cammino saranno percorsi nei giorni dal 4 al 15 Ottobre 2014. L’arrivo a Roma è previsto per Mercoledì 15 Ottobre, giorno dell’Udienza...

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La migliore pizza al taglio – Roma

La migliore pizza al taglio – Roma Per capire quali fossero le migliori pizzerie al taglio di Roma ne abbiamo sperimentate tante. Alcune le conosciamo da sempre, altre abbiamo voluto provarle su suggerimento di amici per darvi il nostro consiglio. Le pizzerie al taglio di Roma, sono tantissime, non tutte usano prodotti naturali, molte altre invece si. Di queste di cui vi parliamo oggi, possiamo assicurarvi la freschezza e la qualità degli ingredienti. E mentre scriviamo la nostra piccola recensione, in effetti, ci è venuta voglia di pizza! Roscioli: L’antico Forno Roscioli è un istituzione per i cittadini romani dal 1972. In Via dei Chiavari n.34, zona Campo de’ Fiori, la famiglia Roscioli si tramanda da tre generazioni la passione per gli ingredienti della panificazione. Qui, in realtà, ci veniamo da quando eravamo piccoli, e lo stesso vale per la generazione dei nostri genitori. Negli ultimi anni il locale è stato ristrutturato, ma nulla di quel sapore di pizza romana appena sfornata è andato disperso. Farcita con la mortadella, margherita, o semplicemente rossa, la pizza di Roscioli ti rende parte della tradizione romana per la pizza al taglio. Panificio Mosca: Il Panificio Mosca, in Via Candia n.16, è il panificio in eccellenza per gli abitanti della zona Prati. Anche qui la tradizione per la pizza e per gli ingredienti naturali è portata avanti da almeno un secolo. La pizza al taglio è squisita, bassa e “scrocchiarella”; a noi è piaciuta tantissimo quella ripiena con il prosciutto cotto. La qualità dei prodotti è ottima e i prezzi nella media. Sono da provare anche le pizzette rustiche ed altre piccoline, farcite con vari ingredienti come zucchine, salsiccia, olive e pomodorini. Feliziani: Il Forno Feliziani, si trova sempre in Via Candia al n.61. Il locale è moderno, e ben arredato. Tutti i prodotti dietro al bancone hanno un bellissimo aspetto: pane, pizza, biscotti, dolci, catturano la nostra attenzione. Abbiamo provato, sotto suggerimento, la pizza genovese, che vi consigliamo di assaggiare perché è veramente buona e abbiamo acquistato dei frustini di pane da portare via. Oltre la pizza, infatti, il pane è il punto forte del locale. Frontoni: La storica pizza al taglio Frontoni si trova in zona Monteverde, lungo Circonvallazione Gianicolense (altezza Piazza San Giovanni di Dio). Qui l’ottima pizza alla romana è farcita in base ai vostri gusti e la panzanella è la specialità della casa. Alcuni amici hanno confermato la qualità del reparto rosticceria e dei primi piatti. Pizzarium: Pizzarium, di Bonci Gabriele, si trova in Via della Meloria (Metro A – Cipro). I tanti commenti positivi per questa pizzeria Gourmet che riempiono ogni portale web, ci hanno spinto a farci un salto. Che il posto è...

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La Capra Rampante

La Capra Rampante: Slow Market, Bio e KmØ Prendi un supermercato biologico, scegli la giusta location, realizza un ambiente moderno ed accogliente e il gioco è fatto. Ed è per questo che la nostra recensione per la Capra Rampante, non può che essere positiva, dato che ne siamo rimasti totalmente ammaliati. Scopriamo per caso questo supermarket Bio durante tour in bicicletta nei pressi di Castel Sant’Angelo. Un punto vendita, aperto da poco, si trova tra Via di Porta Castello 36 e un altro in zona Flaminio, precisamente in Via Donatello 65. Da dove iniziare…Forse dalla cordialità del personale, sembra banale dirlo ma è così. Ci hanno fatto entrare con le biciclette dato che non avevamo la catena, come se (giustamente) a loro non creassimo nessun problema. All’interno tutti i prodotti sono così colorati e disposti precisamente, che mentre cammini tra gli scaffali, non realizzi che sei alla fine in un supermercato. La Capra Rampante è infatti un supermercato a tutti gli effetti che, a differenza degli altri, vende prodotti Biologici. Dalla frutta, alla verdura, alla marmellata, alla pasta, qui potete trovare ciò di cui ha bisogno la vostra dispensa, solo che a KMØ. Il nostro piccolo “tour” dentro il negozio, dura anche più del dovuto, sia perché abbiamo esaminato scaffale per scaffale, sia perché c’era una piccola degustazione gratuita. Abbiamo potuto assaggiare una marmellata alla nocciola (buonissima) nel reparto “colazione/dolci” ed una salsa ai carciofi con delle sfogliatine di pane, dei grissini e delle patatine. Alla fine abbiamo comprato della frutta per una merenda veloce, e la vera e propria spesa l’abbiamo fatta qualche giorno dopo. Possiamo ammettere con tutta franchezza, che l’insalata ha veramente il sapore di insalata, e che gli hamburger con le verdure sono deliziosi. Il nostro consiglio per voi, è naturalmente quello di farci un salto, non serve essere a conoscenza dello studio di prodotti Bio o ferrati nell’argomento Slow-Market, basta lasciarsi guidare dall’aspetto invitante dei prodotti! Intanto noi vi lasciamo una piccola guida online: RomaBiologica, dove potrete scoprire tutti i ristoranti e le news in merito ai prodotti biologici della...

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Villa Adriana

Villa Adriana L’Impero è al suo apice, Traiano è il nuovo Alessandro, anche i Parti sono caduti sotto i suoi colpi, in precedenza la Germania, la Tracia ed altre nazioni avevano conosciuto la sua spada, chi sarà il successore di questo grande condottiero? Con un po di sorpresa si scoprirà che il suo successore è Adriano, iberico come lui ma molto diverso nei modi e nelle ambizioni, non alzerà mai la spada contro il nemico ma guiderà l’Impero attraverso una rivoluzione economico/culturale che cambierà Roma per sempre, la sua visione del mondo è ancora visibile è si chiama : Villa Adriana. Villa Adriana come sintesi Villa Adriana nelle intenzioni del suo ideatore doveva essere la sintesi di tutto ciò che di più bello vi era nell’impero, questo lo deduciamo da Historia Augusta, Vita Hadriani, XXVI, 5 : « Fece costruire con eccezionale sfarzo una villa a Tivoli ove erano riprodotti con i loro nomi i luoghi più celebri delle province dell’impero, come il Liceo, l’Accademia, il Pritaneo, la città di Canopo, il Pecile e la valle di Tempe; e per non tralasciare proprio nulla, vi aveva fatto raffigurare anche gli inferi. » La struttura venne costruita vicino Roma, a Tibur [l’attuale Tivoli] ed aveva un’estensione di 120 ettari [ altre fonti dicono 300 ettari ] che la rendono una delle ville più grandi dell’epoca, la difficoltà della progettazione/realizzazione è dovuta all’aspetto polivalente della villa che svolgeva compiti residenziali, di rappresentanza, di servizio ed al suolo piuttosto irregolare dell’area, di seguito una ricostruzione della Villa in tutto il suo splendore. Villa Adriana gli scavi Gli scavi nella zona sono iniziati nel 1450 ad opera di Flavio Biondo , di li a poco l’interesse per la Villa si trasformò da storico in predatorio, infatti la struttura fu soggetta a razzie, soprattutto da parte dei Papi, o nel migliore dei casi usata come cava a cielo aperto, solo nel 1870 lo stato acquistò la maggior parte dei terreni, c’è da dire che comunque una parte di Villa Adriana rimane nelle mani dei privati, e inizio i lavori di scavo sistematici per riportare alla luce i segreti di questo enorme complesso che tuttavia non sono affatto conclusi. Villa Adriana oggi Oggi visitando Villa Adriana in primo luogo si viene colpiti dall’uso dell’acqua, come negli edifici del Cànopo e del Teatro Marittimo, del resto l’acqua corrente era uno dei simboli del potere di Roma e della sua evoluzione rispetto ai barbari che circondavano l’Impero di Adriano, naturalmente anche le statue, su tutte quella di Marte, ricordano al visitatore lo splendore passato, comunque tra gli edifici che compongono il complesso non vanno dimenticati il Complesso di Pecile, la Piazza d’Oro e la sala dei Filosofi. Villa...

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Valle della Caffarella: visita guidata e aperitivo

Valle della Caffarella: Visita Guidata  e Aperitivo Valle della Caffarella è un luogo in cui storia e natura diventano un tutt’uno. Il fiume Almone costeggia l’area archeologica, nota anche con il nome di “Valle-Marmorea”, che comprende il Casale della Vaccareccia, famoso perché i turisti si fermano per acquistare dell’ ottima ricotta, la Tomba di Annie Regilla risalente al II secolo d.C., il Casale dell’ex Mulino,  la Chiesa di Sant’Urbano, tempio di Faustina e Cerere, vecchie cisterne d’acqua e torri di vedetta, e infine il Ninfeo di Egeria del II secolo d.C. Secondo la leggenda si dice che sia stato il luogo d’incontro del Re Numa Pompilio e della Ninfa Egeria. L’area archeologica della Valle della Caffarella è immersa nel verde lussureggiante della natura che al tramonto la rende un luogo incantevole. La visita guidata alla Valle della Caffarella sarà il 22 Giugno 2014 e durerà un paio di ore, al termine del quale si ritornerà al punto di partenza, dove sarà possibile degustare un ottimo aperitivo con la luce del tramonto. La partenza è prevista alle ore 17.00 da Via Appia Antica, proprio di fronte alla Chiesa Domine Quo Vadis. Il costo del biglietto è così suddiviso: € 10.00 (adulti), € 5.00 bambini (fino a 13 anni) per la visita guidata alla Valle della Caffarella, mentre per l’aperitivo al tramonto, che si terrà presso gli Spazi esterni dell’Ex-Cartiera Latina in Via Appia Antica, il prezzo è di  € 7.00 sia per adulti che per bambini. Per eventuali chiarimenti contattate la Dottoressa Marta De Tommaso, Archeologa e Guida Turistica di Roma e Provincia, 333-4854287 o tramite mail: cleonefer82@hotmail.it L’aperitivo consiste in un primo di penne al salmone, rucola e pachino, dei ricchi secondi tra cui è possibile scegliere fra involtini di guanciale e prugne, spiedini vegetariani, polpettine di tonno e olive nere, mini crocchette di patate e scamorza e, infine, degli appetitosi piedini di frutta. Da bere è possibile scegliere un cocktail analcolico o un drink alcolico tra vino, birra o...

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Fuga dalla città: Venezia o Roma

Fuga dalla città: Venezia o Roma Se volete regalarvi un week-end all’insegna della cultura, durante questo periodo dell’anno troverete tantissime offerte. Noi vi lasciamo la scelta tra due città d’arte, gioielli del nostro paese: Venezia o Roma. Venezia con Piazza San Marco, Il Canal Grande, Il Ponte dei Sospiri o Roma con Piazza di Spagna, il Colosseo, Campo de’ Fiori ? Due città apparentemente molto diverse, ma entrambe con un fascino intramontabile. Venezia è… Venezia. Si dovrebbe dire. E’ romantica, poetica, pittoresca. E’ abbandonare i propri pensieri mentre, condotti da una Gondola, si passa sotto il Ponte di Rialto. E’ un concentrato di Arte, con la collezione Peggy Guggenheim al Palazzo Venier dei Leoni, la Biennale, la Mostra del Cinema; è poter passeggiare e spostarsi per la città a piedi. Una città resa speciale dalla laguna e dalle isole che ne fanno parte. Come Sant’Erasmo e le isole delle Vignole, o l’Isola di Mazzorbo con la Chiesa di Santa Caterina risalente al 1200. A Venezia potete visitare il Ghetto Ebraico, che con le sue cinque sinagoghe rappresenta una piccola città dentro la città e l’antico cimitero ebraico. Venezia vi offre la possibilità di assaggiare dell’ottima cucina tipica Veneziana nel cuore della città, tra Piazza San Marco e il Ponte di Rialto, con una splendida vista. Se non sapete dove fermarvi e siete alla ricerca di un albergo situato in un ottima posizione, Venere è uno dei migliori portali per soddisfare le vostre esigenze, vi propone numerose offerte, per alloggiare a pochi passi dal vostro angolo della città preferito. Roma, è caotica e silenziosa nello stesso momento, mentre siete nella confusione del centro storico troverete un vicoletto in cui rifugiarvi e scattare bellissime foto, come Via Margutta, la via dei Poeti, dove edera e rampicanti decorano in maniera naturale le facciate delle antiche palazzine. E’ una città che vi lascia senza sospiro mentre vi accostate alla terrazza del Gianicolo o vi trovate di fronte al Fontanone. Di giorno vi cattura con la sua cordialità: i commercianti del mercato di Campo de’ Fiori e di Porta Portese, il “pizzicarolo” nelle vie di Trastevere, una romanità che si percepisce nei gesti, nelle parole, nei saluti tra le persone. Mentre camminate lungo Via Appia Antica, vi sentirete parte integrante della storia di questa città, laddove il sole tramonta nel Parco degli Acquedotti, tra i resti e le ville degli antichi romani, potrete davvero ammirare la bellezza di questa città. Venezia è Arte, Roma è Storia. A voi la scelta di perdervi e innamoravi tra i canali o tra i vicoli di queste città.  ...

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Palazzo Massimo alle Colonne e S. Ivo alla Sapienza

Visita Guidata organizzata dall’ Associazione Amici del Tevere – Domenica 16 Marzo Palazzi e chiese “invisibili”: Palazzo Massimo alle Colonne e chiesa di S. Ivo alla Sapienza Una volta all’anno le porte del Palazzo Massimo alle Colonne si aprono al pubblico in ricordo del miracolo operato da S. Filippo Neri il 16 marzo del 1583, quando resuscitò per il tempo di una estrema unzione il giovane Paolo Massimo. La – ancora attuale – residenza dei principi Massimo è l’ultima realizzazione in architettura di Baldassarre Peruzzi e forse tra tutti i suoi progetti quello più singolare, con la facciata curva che una volta assecondava il tracciato stradale. I Massimo sono stati una delle famiglie più legate alla città di Roma sia per la loro vantata mitica discendenza da Quinto Fabio Massimo che per il ruolo non sempre accondiscendente verso il potere del pontefice. All’interno di questa residenza si viene proiettati indietro nel tempo, entrando nel salone decorato da Daniele da Volterra con il fregio che descrive le gesta leggendarie e l’esaltazione della gens Fabia e nella cappella di palazzo, ove è un tripudio di reliquie di santi. Non lontano dal complesso dei palazzi dei Massimo sorge la chiesa di S. Ivo alla Sapienza, visibile solo due ore a settimana. Quasi nascosta all’interno del cortile di quella che fu la prima università a Roma, sorge inaspettata S. Ivo, capolavoro di Francesco Borromini. La chiesa sembra essere un vero “organismo vivente”, con un “corpo” architettonico che sembra respirare, tanto partecipa con sporgenze e rientranze allo spazio che lo circonda. L’interno, poi, riserva la sorpresa di una pianta complessa, insieme al candore accecante che ricorda l’immagine di una colomba ad ali spiegate. Appuntamento: ore 09.45 a Piazza S.Pantaleo n.10 (davanti al Museo Barracco) Durata della visita: 2 ore circa Costo per la Guida: € 9,00 Soci di AMICI DEL TEVERE – € 12,00 non Soci Nella visita sono compresi i radio – auricolari. Il pagamento della visita si può effettuare sul luogo, salvo che per gli abbonati. Prenotazioni: amicideltevere@unpontesultevere.com oppure telefonicamente ai numeri: 063202087, 0632500420 – cell. 339585277 Prenotazioni da effettuare: entro il 7...

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Castel S. Angelo – Da Mausoleo a fortezza papale

Visita Guidata a Castel S. Angelo – Da Mausoleo a fortezza papale Castel S. Angelo, dedicato all’arcangelo Michele, accompagna da quasi duemila anni le sorti e la storia di Roma. Da tomba monumentale costruita per l’imperatore Adriano ad avamposto fortificato, da terribile carcere a splendida dimora rinascimentale, Castel S. Angelo rappresenta e incarna le vicende di Roma dove passato e presente si trovano indissolubilmente legati. La lunga e variegata storia dell’edificio, attraverso le tante trasformazioni, sembra emergere nel complicato intrico di sotterranei, logge, scale e cortili che costituiscono l’attuale assetto del castello. Il periodo del Rinascimento ha lasciato testimonianze indelebili nelle decorazioni fastose dipinte dagli allievi di Raffaello per l’appartamento di papa Paolo III Farnese, e il giovane Michelangelo è presente nella cappella progettata per il papa Medici Leone X. Nei secoli il castello ha ospitato forzosamente illustri personaggi come Benvenuto Cellini e il Conte Cagliostro, e tra tutti i monumenti romani è certamente quello che raccoglie al meglio le memorie di una città. L’associazione Culturale Amici del Tevere organizza una visita Guidata DOMENICA 2 MARZO 2014 Appuntamento: ore 10.00 all’ingresso di Castel S. Angelo Durata della visita: 2 ore circa Costo per la Guida: € 9,00 Soci di AMICI DEL TEVERE – € 12,00 non Soci Nella visita sono compresi i radioauricolari, ove necessari per ragioni di intelligibilità legati al numero di partecipanti. Da sommare il costo del biglietto: € 10,50 ordinario – € 7,00 cittadini U.E. fra 18 e 25 anni – gratuito cittadini U.E. under 18 e over 65 (altre riduzioni da http://www.castelsantangelo.com/info.asp) Modalità di pagamento: . presso la nostra sede in Roma a Via Marianna Dionigi n°17, contattandoci anticipatamente (normalmente siamo presenti LUN-MER-GIO in orario 9.00-12.00, ma è meglio telefonare prima), . via bonifico (per chi non le avesse già, forniremmo le coordinate bancarie). L’iscrizione all’Associazione non è obbligatoria, ma può essere effettuata col pagamento della visita, al costo di € 10,00 per l’anno solare 2014. Prenotazioni: . 063202087, 0632500420 cell. 3395852777,...

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Le Opere di Giacomo Della Porta

Le Opere Architettoniche di Giacomo Della Porta  Giacomo Della Porta è stato uno degli architetti e scultori a cui Roma deve gran parte delle sue Chiese, Palazzi e Fontane. Artista nel periodo del tardo Rinascimento insieme a Vignola, di cui fu allievo. La sua prima Opera a Roma fu l’ Oratorio del Santissimo Crocifisso (1562-1568). Attraverso questo paragrafo, vogliamo farvi rivivere una parte di storia che Della Porta ha lasciato nella nostra Città. Chiesa di Sant’Atanasio dei Greci: In Via del Babuino, all’altezza della famosa fontana che getta l’ Acqua Vergine, vi è la Chiesa di Sant’Atanasio dei Greci. Fu costruita alla fine del 500′ per opera di Giacomo della Porta, ad uso dei preti cattolici greci, non ortodossi, fuggiti a Roma dopo la caduta dell’impero Bizantino. Precisamente terminata dall’ architetto nel 1593, la Chiesa deve il nome ad Atanasio, vescovo di Alessandria. La facciata si deve a Martino Longhi il Vecchio che la completò insieme alla breve scalinata, i due campanili e le cupolette. Della Porta si occupò del portale e delle due nicchie, in quello superiore, del Longhi, vi sono il grande finestrone e due iscrizioni, una in lingua greca e l’altra in lingua latina in onore di Sant’Atanasio. L’orologio sopra il campanile fu donato da Papa Clemente XIV nel 1771  ed invece di essere rivolto verso via del Babuino fu posizionato in direzione del palazzo del Pontificio Collegio Greco. E’ interessante sapere che nella chiesa ancora oggi la messa è celebrata in lingua greca secondo un raro rito. L’uso di non adoperare strumenti, ma solo la voce umana , ha fatto sì che i canti del rituale abbiano un misticismo e una bellezza da restare incantati e commossi. Chiesa di Trinità dei Monti:  Trinità dei Monti con la sua facciata del tardo 500′ è tra le Chiese più ammirate di Roma. La Chiesa deve la sua realizzazione al disegno di Giacomo Della Porta, e non come molti pensano a Carlo Maderno. Potete notare, se pur vagamente, una piccola somiglianza con la chiesa di Sant’Atanasio, costruite entrambe da Della Porta a pochi anni di distanza una dall’altra. La Chiesa di Trinità dei Monti ha un aspetto vagamente gotico, uno stile che non si accomuna con le chiese di Roma. Questo si deve probabilmente alle autorità francesi di quel periodo che la commissionarono, basta prendere come esempio le cattedrali francesi in cui il doppio campanile ne è la caratteristica. Chiesa del Gesù: In Piazza del Gesù domina la omonima chiesa della Controriforma: la Chiesa del Gesù. Della seconda metà del 500’, rappresenta la “chiesa madre” dell’ordine dei Gesuiti e del fondatore Sant’ Ignazio. Similare a moltissime altre chiese gesuite costruite nello stesso periodo nel resto del mondo. La facciata si deve a due architetti del periodo: Vignola e il suo allievo Giacomo...

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La strada dei Vini

La Strada dei Vini La Strada dei vini dei Castelli Romani è un viaggio entusiasmante, che si snoda fra cultura locale, archeologia, tradizione gastronomica e bellezze paesaggistiche, alla scoperta delle più antiche terre da vino del Lazio e dei tradizionali vini Doc,  tra le suggestioni del paesaggio e i sapori della tradizione locale. La Camera di Commercio di Roma ha finanziato questo progetto affidandone la realizzazione alla propria azienda speciale per lo sviluppo e la promozione del settore agroalimentare, l’Azienda Romana Mercati. Il progetto che ha portato all’istituzione di questa Strada mira a tutelare e a valorizzare le grandi ricchezze che il territorio offre: la storia e l’arte dei centri urbani, le bellezze naturalistiche, i prodotti dell’agricoltura e della gastronomia locali che hanno conservato integralmente le peculiarità della tradizione. Fra queste, grande rilievo assumono i vini famosi dei Colli Albani, tutelati dalle sette Doc del comprensorio: Colli Albani, Colli Lanuvini, Frascati, Marino, Montecompatri, Velletri, Zagarolo. Sono testimonianza della diffusione della vite, e della peculiarità dei terreni di origine vulcanica, che danno l’impronta minerale soprattutto ai bianchi, caratterizzati da acidità sostenuta. Le notevoli differenze fra i numerosi vini derivano, tuttavia, anche dalla presenza di argille e di giacimenti tufacei, e dai differenti microclimi che si determinano sull’area. Qui gli appassionati  possono scegliere fra un vasto assortimento di vitigni bianchi dalla Malvasia di Candia alla Malvasia del Lazio, dal Trebbiano toscano al Trebbiano giallo, denominato anche Greco o Grechetto fino al Trebbiano verde, ai quali si aggiungono altri vitigni come il Bellone e il Bonvino o Bombino bianco. Per gli amanti dei rossi la scelta può cadere invece su vitigni come il Cesanese comune, il Montepulciano, il Merlot, il Nero Buono o Nero di Cori, il Cerasuolo e il Sangiovese. Lungo questa Strada, però, non c’è solo il vino. L’intera area si trova infatti all’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani, tutto il territorio, i centri grandi e piccoli sono straordinariamente ricchi anche di antiche presenze archeologiche, di storia e di leggende, di tradizioni e di cultura. Per finire, non possono mancare i piaceri della tavola. La cucina dei Castelli si distingue soprattutto per la sua genuinità e per l’essere riuscita a trasformare nel tempo alimenti poveri in piatti prelibati. Non è un caso se le tipiche osterie, meglio conosciute come “Fraschette”, sono ancora oggi meta dei romani, che arrivano qui per assaporare i prodotti locali, come la famosa porchetta, accompagnata dal buon vino dei Castelli. Per maggiori informazioni, consulta il sito...

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La Strada dell’Olio

La Strada dell’Olio    La Strada dell’olio è un altro progetto del “grande sistema degli itinerari gastronomici di Roma” lanciato dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua azienda speciale per lo sviluppo e la promozione del settore agroalimentare, l’Azienda Romana Mercati, per collegare territori di eccellenza agroalimentare con il grande bacino turistico della Capitale. La Strada dell’Olio è un percorso gastronomico articolato tra le province di Roma e Rieti, nella zona denominata “Sabina”, che proietta il turista in una dimensione di genuinità promuovendo le risorse più vere del territorio, ma che offre anche una concreta opportunità di sviluppo alle aziende locali che vengono coinvolte in un sistema di valorizzazione a carattere permanente: sono oltre 100 le aziende aderenti all’itinerario che si snoda tra i più antichi oliveti italiani. Le diverse aziende aderenti, tra aziende dell’olio e dell’olivo, agrituristiche, cantine, ristoranti, alberghi, osterie, enoteche e botteghe di artigianato alimentare di una vastissima area, sono presentate e promosse attraverso un’unica immagine realizzata dal famoso disegnatore Ro Marcenaro. E’ previsto un sistema di qualità per gli aderenti. E’ la stessa Camera di Commercio di Roma ad effettuare i controlli sull’olio a Denominazione di Origine Protetta “Sabina” al fine di certificare l’origine della produzione, il processo produttivo e di trasformazione, il prodotto ottenuto. La Strada dell’Olio della Sabina non è un semplice itinerario turistico, ma una vera e propria rete organizzata di imprese, enti ed istituzioni in grado di portare il prodotto per eccellenza del comprensorio, l’olio extravergine di oliva, a competere sui mercati globali; si tratta di un progetto integrato del territorio, teso a valorizzare attraverso i suoi prodotti tipici anche tutti gli aspetti culturali, storici, artistici e gastronomici della zona. Le principali attrazioni della Strada dell’Olio della Sabina sono: l’Abbazia di Farfa e l’ulivo più grande d’Europa di Canneto, il nuovissimo Museo dell’Olio di Castelnuovo di Farfa e le aree archeologiche di Vescovio, Scandriglia e Monteleone, un paesaggio intatto e, soprattutto, l’olio extravergine di oliva della Sabina. La Strada ha un sito dedicato, www.stradadelloliodellasabina.com,  che presenta, tra l’altro, gli Itinerari, i Parchi e le Riserve, gli Eventi e le Proposte turistiche nella...

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