La Montagna Spaccata di Gaeta

La Montagna Spaccata A Gaeta questo luogo racchiude leggende singolari e un panorama suggestivo Fra cielo e mare si trova un luogo formato da 3 fenditure all’interno della medesima roccia. Incorniciata da boschi, laghetti e cascate, non poteva non essere, questo complesso di pietra e suggestività, punto di nascita di molteplici storie. Le leggende della Montagna Spaccata, nei dintorni di Gaeta, sono infatti cresciute nel tempo, tutte con i loro segni lasciati ai posteri, tutte meritevoli di esser conosciute. La prima leggenda della Montagna Spaccata, è legata ad una storia antica e drammatica: quella dell’amore fra Etele e Giordano. Lui, semplice boscaiolo, lei creatura affascinante e figlia della maga del bosco; sulla loro unione gravava una terribile maledizione: il giorno in cui la madre di Etele fosse morta anche sua figlia sarebbe sparita. Per quanto i due giovani avessero deciso di affrontare quella terribile sorte insieme, quando giunse il tragico giorno, non poterono opporsi. Un forte boato scosse la terra, la montagna si spaccò, portando via con se Etele che scomparve fra le rocce per risalire in cielo. Eppure il loro amore, sentimento così grande, riuscì a trasformarsi in acqua affinchè potesse vivere per sempre e per sempre mostrarsi a chiunque avesse visitato quei luoghi. Così ancora oggi, lungo il percorso che ci accompagna a visitare il teatro di questo luogo, la prima fra le leggende della Montagna Spaccata, ci accompagna. Ed in questa cornice così singolare, in questo saliscendi rocciosi, fra gradini e strette vie, che nascono anche le leggende della Mano del Turco e del letto di San Filippo Neri. Attraverso una scalinata di 300 gradini, scendendo a ridosso del mare per godere dei giochi di luce che il sole mostra sullo specchio d’acqua con splendidi riflessi verdi e turchesi, raggiungiamo quindi un altro dei palcoscenici legati a le leggende della Montagna Spaccata: quella della Mano del Turco. La storia narra che, un tempo in questi luoghi si nascondessero pirati saraceni pronti ad attaccare le navi nemiche e che uno di essi, mentre avanzava all’interno della montagna, toccò la roccia. Essa, dinanzi al marinaio miscredente, divenne morbida e si deformò sotto il suo palmo, mostrando ancora oggi la sua impronta a quanti ridiscendano in questo percorso. Una scritta in latino, posta al fianco della mano, cita : “Un incredulo si rifiutò di credere ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita.” La storia di San Filippo Neri è legata, invece, ad un giaciglio composto da pietre, con un incavo scavato nella stessa roccia. Si narra che il Santo abbia vissuto rifugiandosi in questi luoghi, in prossimità del Santuario della Santissima Trinità, (clicca...

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La città perduta di Antuni

La città perduta di Antuni Un borgo abbandonato da dove godere di uno dei panorami tra i più belli del Lazio Il Lazio è una regione disseminata di città fantasma, facilmente raggiungibili da Roma e la maggior parte si trova nella provincia di Viterbo. La città perduta di Antuni è un antico borgo, in prossimità di Castel di Tora, nel reatino, situato su un colle completamente circondato dal lago del Turano e collegato alla terra ferma solo da un sottile istmo. Il lago artificiale nasce verso la fine degli anni ’30 mentre la storia del borgo si interrompe improvvisamente durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, quando per errore viene bombardato il borgo invece del ponte del Turano. La fondazione di Antuni sembra risalire ai primi decenni dell’XI secolo, forse per volontà dei Guidoneschi che donarono, nel 1092, il Castrum Antoni all’ Abbazia di Farfa, all’epoca molto importante. Fino al basso medioevo le vicende legate alle sorti di Antuni non sono note. In seguito la città perduta di Antuni andò prosperando per secoli, passando attraverso vari proprietari: la famiglia Brancaleoni nel 1583, il duca Filippo Lante della Rovere nel 1676 finché, nel 1832, il borgo raggiunse il prestigioso riconoscimento di principato, voluto da Papa Gregorio XVI in favore del principe Urbano Del Drago, signore di Antuni. Successivamente all’erroneo bombardamento, dal 1950 in poi il paese è stato abbandonato ed ha conosciuto decenni di degrado fino a quando negli anni ‘90, grazie ad una sapiente opera di restauro ed ai bellissimi scorci sul lago del Turano, ha riscoperto il suo antico splendore ed è tornato interamente visitabile. Oltre ai numerosi ruderi delle case, tra gli edifici recuperati più importanti da vedere nella parte centrale di Antuni c’è sicuramente il Palazzo del Drago con le sue mura, l’antica mulattiera che conduceva al centro del borgo e la torretta. Il Palazzo del Drago, a cui si accede passando sotto un archetto, era composto da un gran numero di sale, molte delle quali affrescate, da scalinate di pietra e da ben 365 finestre. Tutta la struttura è visitabile solo esternamente e, nella facciata, è rimasto nell’aspetto originale solo il portale d’ingresso. Lì vicino, sul colle, sorge l’antico Eremo di San Salvatore su una parete a picco sul lago.  Il borgo di Antuni è visitabile mediante l’Associazione “Camminando Con”  Se vorrete fare una sosta per pranzo, non avrete difficoltà a scegliere tra i vari ristoranti quali Agriturismo “La Posta”, La città perduta di Antuni, Trattoria U’Chiecchie , Bar Trattoria Dea, L’Angoletto, Ristoro Bar Castellani, Ristorante “Il Tasso” e il Forno Orsini; Dopo che avrete visitato la città perduta di Antuni potrete recarvi nel vicino borgo di Castel di Tora, villaggio dall’aspetto medievale arrampicato su un’altura e dominato da un antico castello, oppure fare un giro per le rive suggestive del...

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Tour di Roma in 3 giorni

Scopri Roma in 3 giorni Se avete a disposizione solo un week-end per visitare la città eterna, noi vi segnaliamo quali sono gli itinerari che assolutamente non potete perdere! Per una delle città più belle d’Italia sono molteplici gli itinerari turistici che vengono consigliati al fine di scoprire le meraviglie che vie, piazze e palazzi, hanno da offrire. Ogni giardino, fontana, museo, ha da raccontare secoli di tradizioni, innovazione, desolazione o trionfo. Ed è prezioso questo retaggio storico che portiamo con noi nel tempo, così tanto, che se anche non potete permettervi troppi giorni lontani dalla vita lavorativa, di certo non potete mancare di visitare Roma! Così eccovi pronto un tour di Roma in 3 giorni! Forse troppo pochi per conoscere la città eterna in modo approfondito, ma abbastanza per scoprirne ed assaporarne la magia. Il nostro tour di Roma in 3 giorni prevede, come prima tappa, i luoghi più suggestivi dell’antico impero. Iniziamo dal simbolo di Roma per eccellenza: il Colosseo. Collocato sulla Linea B della metropolitana della capitale, l’Anfiteatro Flavio è l’inizio della più illustre via dei Fori Imperiali. Qui svettano l’Arco di Costantino sulla sinistra e l’area dei Fori Imperiali sulla destra, le bianche pietre dei musei capitolini in piazza Venezia e le strade che condurranno all’indirizzo di Piazza Navona e Piazza di Spagna. Via del Corso funge così da spartiacque dove da un lato è possibile raggiungere la “perfetta sfera” del Pantheon, antico tempio romano dedicato a tutti gli dei. Ed a poca distanza, in direzione del Tevere, incontrare la barocca Piazza Navona. Qui svettano la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, la Chiesa di Sant’Agnese in Agone e Palazzo Pamphilj. Ed a pochi passi da queste opere è possibile mangiare in uno dei luoghi più caratteristici di Roma: Lo Zozzone. Assaggerete pizza farcita in mille modi diversi, per uno street food davvero originale! E non perdete la possibilità di prendere il caffè in una delle torrefazioni e caffetterie più antiche della capitale: Sant’Eustacchio. Riprendiamo quindi la nostra visita dalla parte opposta di via del Corso, dove sarà invece possibile accedere alla Fontana di Trevi ed a Piazza di Spagna. Ed a questo punto, perchè non godere dei piatti tipici della cucina romana presso una delle migliori trattorie della capitale? Trattoria Al Moro, proprio dietro la Fontana di Trevi, vi permetterà di chiudere in bellezza questa prima parte del nostro tour di Roma in 3 giorni. La seconda tappa del nostro tour di Roma in 3 giorni ci vede spostarci sulla Linea A della metropolitana, fermata Ottaviano, per la visita della Città del Vaticano, dove in piazza San Pietro svetta la bellissima Basilica circondata da...

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Il Castello dell’Abbadia | Vulci

Una visita alla città etrusca di Vulci e al Castello dell’Abbadia Vulci è un’antica città etrusca che oggi fa parte del territorio di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Abbastanza lontana dal mare, si trova su di una piattaforma calcarea lungo la riva destra del fiume Fiora, nella Maremma Laziale e fu una delle più grandi città-stato dell’Etruria, con un forte sviluppo marinaro e commerciale con Grecia e Oriente. Sulla sponda opposta del pianoro di Vulci si erge, isolato, il maestoso Castello dell’Abbadia, oggi sede di un importante Museo Nazionale Archeologico (per info cliccare qui) nel quale sono esposti reperti provenienti dagli scavi archeologici di Vulci. Il Castello dell’Abbadia ha origini molto antiche: alto circa 30 metri fu eretto a riparo di un suggestivo ponte (ponte dell’arcobaleno) nel III sec. a.C., costruito dai romani su fondamenta preesistenti etrusche. In origine era un’abbazia benedettina dedicata a san Mamiliano, santo a cui era dedicata una chiesa fatta costruire nell’ 809 da due nobili longobardi, Faulo e Autari e poi donata all’ abbazia di Farfa. Secondo la leggenda, Vulci e l’abbazia furono distrutte ad opera dei saraceni nel 964 d.C. anche se numerosi documenti medievali continuano a citare l’abbazia tra le proprietà della Chiesa. La posizione strategica tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana  resero l’edificio molto appetibile, infatti numerose famiglie e casati potenti se lo contesero aspramente: nel XIII secolo il castello, importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini, fu probabilmente di proprietà dei templari, gli Aldobrandeschi prima e i Farnese poi inserirono il castello tra le loro proprietà, nel periodo napoleonico il castello fu assegnato a Luciano Bonaparte, fratello dell’imperatore, come principe di Canino. In seguito passò ai Torlonia ma, nel corso dell’Ottocento, vista anche la sua posizione, fu adibito a dogana pontificia. Dopo anni di incuria il complesso fu incamerato dallo Stato italiano e diventò la sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci. Il Castello di Vulci, il cui aspetto attuale risale al XII sec., ha una forma trapezoidale e domina la riva sinistra del Fiora mentre ad est, dove è protetto da un fossato, si affaccia sulla pianura circostante con un muro di cinta munito di quattro torri semiellittiche. Sempre al XII secolo si può far risalire anche l’aspetto architettonico delle mura e la costruzione del maschio, il nucleo più antico del castello. Nel 1513 fu concessa in investitura perpetua al cardinale Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, che pare amasse soggiornarvi ed è a lui che, probabilmente, si deve la costruzione del corpo attualmente destinato a struttura museale. Il famoso scrittore e poeta inglese David Herbert Lawrence  (“L’amante di Lady Chatterley”) ci dà una suggestiva descrizione del castello, in occasione di una visita fatta alla fine del 1800: “A ridosso del ponte, da questa parte, è la nera costruzione del castello...

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Il Parco di Omero e il Lago di Fogliano

Il Parco di Omero e il Lago di Fogliano Benvenuti a Fogliano, dove un’area protetta racchiude uno dei più bei parchi letterari presenti in Italia Se desiderate fare una passeggiata in uno dei numerosi parchi naturali del Bel Paese, nella zona del Circeo, in provincia di Latina, vi suggeriamo di visitare il Parco di Omero. Il parco sorge a Fogliano, all’interno del Parco Nazionale del Circeo in una zona di grande rilevanza naturalistica ma anche storica e architettonica. I Romani realizzarono notevoli opere di bonifica ed introdussero importanti opere di drenaggio, trasformando quest’area in un centro di raccolta e di pesca e costruendo piscine, edifici e canali per sfruttare la ricchezza del vicino lago di Fogliano. In tempi più recenti il restauro degli edifici storici del borgo di Fogliano ha offerto nuovi servizi ai visitatori, come il “Centro di Educazione Ambientale”, il Museo Ornitologico e, appunto, il Parco di Omero. Il Parco di Omero viene così definito proprio perché prende il nome dall’autore greco che qui visse parte della sua vita e in questa zona prese spunto per scrivere la sua opera più famosa, l’Odissea, grazie alla vicinanza col promontorio del Circeo che nel nome rimanda alla leggenda della maga Circe che Ulisse incontrò qui durante il suo leggendario viaggio. La bellezza di questo parco deriva dall’autore che lo evoca ma anche dall’ambiente in cui si trova. Dopo un periodo di abbandono, l’area di Fogliano rinasce sotto l’influenza pontificia; Sermoneta, Ninfa ed i laghi costieri di Fogliano e Caprolace vanno a costituire un unico fiorente possedimento che Papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, 1294) affida alla famiglia Caetani, che si occuperà di realizzare anche l’Orto Botanico di Villa Fogliano, nato agli inizi dell’Ottocento come “giardino esotico”. Nel Parco di Omero si possono percorrere vari itinerari tra cui, il più suggestivo, è il viaggio di Ulisse sul Lago di Paola, dove il visitatore naviga sulle acque che hanno fatto da scenario al poema omerico. Il parco letterario di Omero è stato scelto dalla Fondazione Ippolito Nievo come “Centro Internazionale dei Parchi”, poiché la suggestione di questo ambiente non ha ispirato solamente le vicende di Omero ma anche le opere di scrittori come Orazio, Goethe, e D’Annunzio. Nel periodo estivo il Parco offre la possibilità di partecipare a numerose iniziative, dalle semplici passeggiate al chiaro di luna ad interessanti rappresentazioni teatrali. Il lago di Fogliano è il più grande tra i laghi costieri della regione pontina, si estende su una superficie di circa 4 kmq all’interno del Borgo di Villa Fogliano e ha una profondità massima di circa 2/3 metri. Dal 1978 fa parte del territorio del Parco Nazionale del Circeo ed è classificato “zona umida di importanza...

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La città perduta di Monterano

Il feudo di Monterano Un’antica città perduta, set di pellicole cinematografiche  Nella zona della Tuscia romana, nel nord del Lazio, si trova la“città perduta” di Monterano, presso il comune di Canale Monterano è senz’altro una delle più famose e più belle da visitare. Monterano è situata all’interno della Riserva Naturale Monterano, istituita nel 1988 a tutela di uno degli angoli più rappresentativi ed intatti della Tuscia Romana, tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini; il borgo è di grande interesse storico-archeologico e sorge su di uno sperone tufaceo a circa 300 m s.l.m., fu sede di un abitato fin dell’età del bronzo e, dal VII secolo a.C., divenne un fiorente centro etrusco citato col nome di Manturanum e testimoniato dalle numerose tombe etrusche che occupano i poggi retrostanti. Dall’ XI secolo rientrò nei possedimenti dell’Abbazia di San Paolo di Roma, nel XIV sec. diventò feudo degli Anguillara per poi passare agli Orsini e, dal 1671 agli Altieri. Il massimo sviluppo di Monterano venne raggiunto tra il XVI e il XVII secolo ma poi, nel corso del 1700, il paese iniziò a spopolarsi prima a causa della malaria e poi, 1799, a causa delle devastazioni operate dalle truppe francesi dovute ad una disputa con gli abitanti di Tolfa. La popolazione residua si trasferì nel vicino borgo di Canale Monterano. Le suggestive rovine di Monterano offrono al visitatore angoli di incomparabile fascino in cui ci si sente trasportati nel passato come in una macchina del tempo e ciò che colpisce è la presenza di monumenti costruiti in epoche diverse in un eccezionale connubio architettonico e paesaggistico. Si possono così ammirare costruzioni di epoca etrusca, come i numerosi sepolcri, accanto a manufatti di epoca romana come l’acquedotto, il Castello medievale o il convento rinascimentale di San Bonaventura ad opera di Bernini. L’edificio più imponente al centro di Monterano è il Castello o Fortezza Monteranese, risalente all’epoca vescovile ma che subì molte modifiche durante il Barocco. Nel 1679, per volere del Principe Altieri, Gian Lorenzo Bernini riprogettò la Fortezza trasformandola in un palazzo baronale, decorando la parete esterna su Piazza Lunga con una fontana sulla quale domina la statua di un leone, da cui il nome di Fontana del Leone. La città perduta di Monterano è così caratteristica da essere stata il set di quasi un centinaio di film a partire dagli anni cinquanta, tra cui Ben Hur, L’Armata Brancaleone, Il Marchese del Grillo, Guardie e Ladri e la serie TV La Freccia Nera e, ancora oggi, arrivano richieste d’uso che vengono vagliate dall’ente gestore della...

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La Paninoteca Borgo 139

Borgo 139: panini 100% made in Italy Nel quartiere storico di Borgo Pio, a pochi passi dalla solennità del Vaticano, si trova un locale piccolo negli spazi ma ricco di qualità gastronomica e tradizione italiana: Borgo 139. Il profumo del pane caldo s’insinua nelle strade, ci chiama e ci invita ad entrare nel locale. L’insegna è inconfondibile e l’odore che ci accoglie ci invoglia a saperne di più e si fonde con materie prime di qualità che compongono le farciture, molte a marchio DOP e IGP, permettendo a Borgo 139 la creazione di panini eccezionali, in grado di rispondere al gusto dei palati più intransigenti e dai nomi delle città italiane cui gli ingredienti provengono. Nel menù di Borgo 139 troviamo così panini come quello di Tropea con tonno, tartare di cipolla rossa di Tropea, pomodoro fresco e rucola oppure il Capri con mozzarella di bufala, pomodoro, salsa al basilico e rucola . E che dire del Sondrio con bresaola, scaglie di parmigiano, pomodori freschi e rucola? Ogni panino possiede un proprio posto sul muro ed una scheda con gli ingredienti che lo compongono, tutti freschi ed esposti dietro le vetrate del bancone. Ovviamente Borgo 139 non dimentica le esigenze di chi, vegetariano, vuole assaggiare la fragranza di un buon panino. Ecco perché sono presenti nel menù, sia tra la scelta dei panini, sia per insalate, paste fresche, frozen yogurt o dolci artigianali, valide alternative. Nato dalla passione per la cucina di due amiche, Irene e Barbara, Borgo 139 è un esempio di qualità all’interno di uno dei quartieri più turistici di Roma, che rende importante la tradizione italiana e ne consente un assaggio a tutti. Romani e non. Per conoscere gli orari e tutti i panini di Borgo 139 visitate il...

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Una gita a Collalto Sabino

Una gita a Collalto Sabino Un borgo della Sabina che offre al turista diversi luoghi da visitare e tantissime manifestazioni popolari In mezzo ai folti boschi della verde Sabina, arroccato a circa 1000 m di altezza, si trova il paesino di Collalto Sabino in provincia di Rieti. Il suo nome deriva dalla collocazione sul colle omonimo (Collis Altus) e indica anche i suoi primi signori, o domini, che diedero origine alla baronia, i Collalto. Buona parte delle tradizioni popolari di Collalto Sabino è costituita da manifestazioni di religiosità popolare che conservano ancora oggi un fascino particolare, con appuntamenti annuali che rendono particolarmente suggestivo il centro storico. Vi segnaliamo il 13 giugno la Festa di Sant’Antonio da Padova e il 3 settembre la festa patronale di San Gregorio Magno Papa. Molto caratteristiche anche le feste della Vendemmia con le cantine del borgo, allestita nelle antiche cantine del centro storico a ottobre, o la Festa dei Briganti in costumi d’epoca, entrambe manifestazioni enogastronomiche in cui potrete gustare anche i piatti tipici di Collalto Sabino, come gli gnocchetti di farina di grano e granturco, la zuppa di fave e la pizza ‘de ‘nfrasco’, cotta sotto la brace. Un po’ di storia: La storia di Collalto Sabino risale all’antichità, all’epoca dei Longobardi che, nell’Italia centro-meridionale, detenevano i ducati di Spoleto e Benevento, periodo a cui risale anche la distruzione del villaggio di Carseoli che sorgeva dove attualmente si trova Collalto; nel X secolo l’area divenne sede di un gastaldato e nell’XI divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa che vi stabilì un proprio monastero benedettino. Successivamente l’Abbazia cedette il borgo alla nobile famiglia dei Marsi. Nel secolo XIII il borgo venne ceduto da Carlo d’Angiò al Vaticano per poi passare, nel secolo XVI, alle casate dei Savelli, dei Soderini e dei Barberini fino a che, nel 1861, fu assalito e saccheggiato da bande di reazionari borbonici. Cosa visitare: In seguito a delle scorrerie saracene, gli abitanti costruirono una primitiva torre di difesa attorno alla quale si costituì il moderno centro abitato di Collalto Sabino. Il monumento principale da visitare è, infatti, il Castello baronale di origine medievale, con torri e cortine merlate, rielaborato nel XV-XVI secolo ad opera del barone Alfonso Soderini che, oltre al palazzo, fece rimaneggiare anche la rocca per trasformarla in fortezza. All’interno del Castello c’è un ampio parco con un antico pozzo e, sulla sommità, il maschio dal quale si gode di un vasto panorama in cui lo sguardo può spaziare dal Gran Sasso al Terminillo e alla Maiella. Sempre al XV secolo risale la cinta muraria che racchiude le antiche case di pietra del centro, caratterizzato da stretti vicoli in selciato in cui si possono ammirare gli splendidi portali in pietra delle abitazioni, capaci di riportare...

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Boville Ernica

Boville Ernica in provincia di Frosinone La cittadina di Boville Ernica in provincia di Frosinone è adagiata su una collina di circa 450 m s.l.m. e domina la valle del fiume Liri e del fiume Sacco, nella zona della Ciociaria. Il nome Boville Ernica deriva dall’antica cittadina volsca o osco-sannitica, e poi romana, di Bovillae, così chiamata perché vi si praticava il culto del dio Bove (Bovis Villae = città del bove), testimoniato da alcuni ritrovamenti archeologici di statuette votive raffiguranti un bue. L’aggettivo Ernica è stato assunto solo nel 1907 in occasione del cambio di nome del paese, che precedentemente si chiamava Bauco, per distinguere il comune da un altro omonimo presente nel Lazio. Boville Ernica ha origine in epoca pre-romana, come attestato da alcuni rinvenimenti archeologici, dalle mura pelasgiche e dalla cinta muraria medievale difesa da ben 18 torri (alternate tonde e quadrate) ancora oggi totalmente in piedi e attorno alle quali è possibile compiere una passeggiata con vista sul paesaggio delle colline ciociare. Il patrimonio monumentale e artistico di Boville Ernica è costituito inoltre dai palazzi rinascimentali delle famiglie gentilizie che vi hanno abitato e dalle sue chiese; nel 1564 i signori locali cedettero i loro diritti ad uno di loro, Desiderio De Angelis, che governò per 18 anni finché questa specie di stato autonomo non fu soppresso, nel 1582, da Gregorio XIII. Cosa Visitare: Percorrendo la circonvallazione panoramica si entra nell’abitato e si raggiunge la piazza principale, piazza Sant’Angelo, dove sorge la chiesa omonima, della seconda metà del XVIII secolo. Uscendo dalla piazza si arriva al Castello Filonardi, costruzione anch’essa medievale ma trasformata nel ‘500; nella piazza S. Pietro, che costituisce il cortile del castello, si trova un portale rinascimentale e la chiesetta di S. Pietro Ispano di origine romanica, in cui si conservano un sarcofago paleocristiano, due reliquiari del Santo e di Santa Lucia, la cappella gentilizia Simoncelli, un bassorilievo del Sansovino ed un eccezionale mosaico di Giotto. Prodotti tipici: Il prodotto tipico del borgo è l’olio extra vergine d’oliva, non a caso uno degli ingredienti principali utilizzati nei piatti tipici di Boville Ernica come la polenta con verdure o con salsicce e fagioli, o il timballo alla baucana, che in questo borgo viene preparato in modo...

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Castel di Tora | Rieti

Il borgo di Castel di Tora Il lago del Turano, o lago di Posticciola, si trova in provincia di Rieti ed è un lago artificiale creato sbarrando il fiume Turano con una diga costruita nel 1938 ed alta circa 70 metri. Parte delle acque del lago del Turano sfociano in quelle del lago del Salto, altro bacino artificiale confinante, attraverso una galleria. Le pittoresche rive dei due laghi sono divenute meta delle gite di molti romani nei fine settimana. Oggi vi parliamo di uno dei paesi affacciati sul lago del Turano, Castel di Tora, che sorge sulle sponde nord-orientali di questo specchio d’acqua. Fino al 1864 questo paesino prendeva il nome di Castelvecchio (i suoi abitanti si chiamano ancora “castelvecchiesi”) mentre la denominazione odierna, come quello del vicino Colle di Tora, ricorderebbe l’antica città sabino-romana di Thora o Civitas Torensis, a cui alcuni studiosi ricollegano vari ritrovamenti archeologici verificatisi nella zona. Castel di Tora è un villaggio dall’aspetto medievale arrampicato su un’altura e dominato da un antico castello, costruito intorno all’anno Mille, di cui si conserva solo la torre pentagonale, un tempo maschio della fortificazione. Passeggiando attraverso le viuzze non potrete non notare quanto sia curato e ben tenuto tutto il borgo. Tra i principali monumenti e luoghi di interesse da visitare ci sono la Chiesa barocca di S. Giovanni Evangelista, all’interno della quale è custodita una Madonna col Bambino e i Ss. Giovanni Evangelista e Anatolia, pregevole tela cinquecentesca ed il Santuario di Santa Anatolia, patrona di Castel di Tora, che nel 250 a. C. venne martirizzata proprio su di una collina nei pressi del borgo. Vi consigliamo di lasciare la vostra auto all’ingresso del paese dove c’è un ampio parcheggio e di arrivare al centro a piedi, dove noterete la Fontana del Tritone, datata 1898, dalla quale potrete godere di un bellissimo affaccio sul lago e scattare tante suggestive fotografie. Se vi fermate anche per pranzo, sappiate che ci sono vari ristoranti piuttosto buoni, alcuni dei quali affacciati direttamente sul lago; vi consigliamo anche di assaggiare i due piatti tipici di Castel di Tora, polenta e strigliozzi, che vengono celebrati nel corso delle due feste locali principali: la Festa del polentone, nella prima domenica di Quaresima, cotto nel calderone e condito con sugo magro di baccalà, aringhe, tonno e alici, e la Sagra degli strigliozzi, l’ultima domenica di settembre, una sorta di maccheroni fatti a mano. Nei dintorni di Castel di Tora si trova Antuni, uno dei borghi più belli abbandonati nel...

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