Basilica di San Paolo fuori le Mura

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Basilica di San Paolo fuori le Mura  Via Ostiense, 190 00100 Roma (RM) Telefono 06 69880800 info@annopaolino.org www.annopaolino.org Lungo la Via Ostiense, sul luogo dove secondo la tradizione era stato sepolto l’Apostolo delle genti, i primi cristiani eressero una cappella sepolcrale (cellamemoriae) successivamente trasformata in basilica da Costantino; questa venne consacrata, sempre secondo la tradizione, nel 324 da papa Silvestro I. San Paolo fuori le Mura è un vasto complesso extra territoriale (Motu Proprio di Papa Benedetto XVI, 30 maggio 2005), amministrato da un Arciprete, il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo. E’ la seconda basilica per dimensioni dopo San Pietro, quindi con i suoi 132 metri di lunghezza, 65 di larghezza e 30 di altezza è una delle più grandi chiese del mondo Già nel 385 si dette inizio alla ricostruzione in forme più ampie del tempio, terminata nel 395 al tempo dell’imperatore Onorio. Divenuta una delle tappe più importanti del pellegrinaggio a Roma, la grande basilica – a tre navate, con colonne antiche e quarantadue finestre per dar luce all’interno – vide svilupparsi attorno ad essa un borgo che nel IX secolo, in conseguenza d’incursioni saracene, venne fortificato da papa Giovanni VIII e da questi prese il nome di Giovannopoli. Nel corso dei secoli la basilica si arricchì di magnifiche opere d’arte. Nel 1070 vennero donate le splendide porte di bronzo, tuttora in situ ma rivolte verso l’interno, fuse a Costantinopoli da maestranze bizantine; nel XIII secolo furono attivi nella chiesa i Vassalletto, una famiglia di marmorari romani, Arnolfo di Cambio, autore del ciborio, e Pietro Cavallini, le cui decorazioni a fresco, nella navata, e a mosaico, in facciata, sono andate purtroppo irrimediabilmente perdute. Ulteriori interventi vennero eseguiti nei secoli XV (Benozzo Gozzoli e Antoniazzo Romano) e XVII (Onorio Longhi e Carlo Maderno). Tra il 15 e il 16 agosto del 1823 la basilica venne pressoché distrutta da un incendio che risparmiò solo il transetto e parte della facciata. La commissione appositamente istituita da papa Leone XII, vagliate diverse soluzioni, decise per la completa riedificazione del tempio. Fu incaricato dei lavori Pasquale Belli, che in collaborazione con altri architetti demolì le parti superstiti e ricostruì la chiesa nelle forme attuali (1825-1854) seguendo le dimensioni e la pianta dell’antica basilica. La facciata, decorata nella fascia superiore da mosaici ottocenteschi, è opera di Luigi Poletti – autore anche del campanile e del pronao sul lato settentrionale, quest’ultimo realizzato reimpiegando dodici colonne già nella navata della chiesa precedente – ed è preceduta da...

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Palazzo Braschi – Museo di Roma

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: Si Costo: a partire da 9,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Braschi – Museo di Roma Piazza di San Pantaleo, 10 Roma (RM) Telefono 060608 museodiroma@comune.roma.it www.museodiroma.it Palazzo Braschi, progettato dall’architetto Cosimo Morelli (1732-1812), è stato recentemente sottoposto a complessi lavori di ristrutturazione e restauro che hanno restituito l’originale splendore alla maestosa architettura, allo scenografico cortile, ai raffinati stucchi e alle pitture delle sale. Elemento architettonico caratteristico di Palazzo Braschi è lo scalone monumentale, cui pose mano anche l’architetto Giuseppe Valadier (1762-1839). Molte sale conservano decorazioni a tempera realizzate tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento. Il Museo di Roma, all’interno di Palazzo Braschi, per la ricchezza e la vastità delle sue collezioni, è l’istituzione più significativa per la conoscenza della storia sociale e delle attività artistiche a Roma dal medioevo agli inizi del novecento. Vi si conservano più di centomila opere – tra dipinti, disegni, sculture, incisioni, fotografie, mobili, abiti, ceramiche, carrozze e portantine, elementi architettonici e affreschi salvati dalle demolizioni – molte delle quali esposte a rotazione. Nel centro di documentazione multimediale del museo è consultabile la banca dati dell’intera collezione. Rilevante è la serie di dipinti realizzati tra il Cinquecento e l’Ottocento per celebrare cerimonie e feste religiose. Un notevole nucleo di sculture illustra l’attività di alcuni tra i principali artisti romani. La raccolta di disegni, acquerelli, incisioni, libri antichi e fotografie storiche testimonia la storia dell’arte grafica a Roma e descrive la topografia e la vita sociale della città. Fanno parte della collezione del Museo anche il Gabinetto Comunale delle Stampe e l’Archivio Fotografico, in gran parte trasferiti su supporto informatico e consultabili attraverso postazioni multimediali. Il nuovo allestimento della sala fotografica del museo prevede l’esposizione di Fotografie romane di veduta ottocentesche selezionate dalle collezioni dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma. Grazie al periodico riallestimento di questa sala, necessario per evitare una lunga esposizione, dannosa per le opere, i visitatori possono effettuare un viaggio nell’archeologia e nelle vedute più rappresentative di Roma, attraverso le opere dei più noti fotografi del XIX secolo e del primo Novecento. La visita del Museo di Roma offre un nuovo approccio alla storia secolare della città, permette di scoprire aspetti inediti della Capitale, i personaggi delle grandi famiglie nobiliari, i luoghi ormai scomparsi. La splendido Palazzo Braschi inoltre, costituisce uno scenario di particolare bellezza per manifestazioni culturali ed eventi...

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MACRO – Museo d’Arte Contemporanea

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: Si Costo: gratis fino al 31/12/19 Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa MACRO – Museo d’Arte Contemporanea  Via Nizza, 138 Roma (RM) Tel. 060608 – Fax 06 855 4090 macro@comune.roma.it www.museomacro.org Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma – nasce dal riassetto delle strutture capitoline deputate alla promozione dell’arte contemporanea. E’ dotato di due sedi: l’ex stabilimento industriale Peroni, progettato all’inizio del Novecento da Gustavo Giovannoni, una delle poche testimonianze di archeologia industriale nella capitale, che fino al 1971 ha ospitato le attività produttive della Società Birra Peroni. Nel 1999 è terminata la prima fase dei lavori di ristrutturazione e conversione del sito, che ha visto il recupero all’edificio principale composto da due corpi di fabbrica paralleli collegati da una costruzione che corrisponde al prospetto di ingresso. Il completamento dei lavori è stato assegnato al progetto Territori Sensuali di Odile Decq, a seguito del concorso internazionale indetto dal Comune di Roma nel 2000. L’altra sede è dislocata in due padiglioni del complesso edilizio dell’ex Mattatoio di Testaccio realizzato tra il 1888 e il 1891 su progetto dell’architetto Gioacchino Ersoch. Il 3 dicembre 2010 ha aperto alla città la nuova architettura di Odile Decq, vincitrice nel 2001 del concorso internazionale bandito dal Comune di Roma per l’ “Ampliamento del Macro, Museo d’Arte Contemporanea Roma”. Frutto di un progetto che trasgredisce l’approccio tradizionale di integrazione tra vecchio e nuovo in un contesto di carattere storico, la nuova ala si inserisce naturalmente nella struttura preesistente e, al contempo, ridefinisce l’intera morfologia e percezione del Museo. Per la realizzazione dell’opera architettonica, il coordinamento tecnico e procedimentale è stato gestito dall’Ufficio Città Storica dell’Assessorato all’Urbanistica, mentre quello amministrativo è stato curato dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale. La Direzione dei lavori è stata seguita da Zètema Progetto Cultura, società che gestisce anche i servizi museali. Grazie all’inaugurazione dei nuovi spazi, MACRO ridisegna la propria geografia e si conferma come luogo diffuso delle immagini e mappa ideale di una costellazione del contemporaneo. La nuova e unica entrata del Museo, collocata all’angolo tra via Nizza e via Cagliari, segna l’ingresso di un’architettura dell’arte, un intero isolato caratterizzato da una superficie espositiva oggi triplicata (4350 mq), cui si aggiungono le nuove aree dedicate ai servizi e al pubblico: la grande terrazza, la sala conferenze, la libreria, il ristorante, la caffetteria, il parcheggio e l’area didattica, per raggiungere una superficie complessiva di 19.590 mq, incluso il parcheggio multipiano interrato di 161 posti auto, che sarà utilizzabile anche dai residenti del quartiere. Le forme dinamiche e sinuose della nuova struttura,...

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Basilica di San Lorenzo fuori le Mura

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di San Lorenzo fuori le Mura  Piazzale del Verano, 3 00100 Roma (RM) Telefono 06 491511 sanLorenzofuorileMura@VicariatusUrbi     La Basilica di San Lorenzo: è un’importante chiesa di Roma, una delle Sette Chiese e una delle cinque Basiliche patriarcali, situata a ridosso del cimitero del Cimitero del Verano.La basilica ospita la tomba di san Lorenzo, arcidiacono della Chiesa di Roma, martirizzato nel 258. Fra gli altri, nella basilica sono sepolti i papi Ilario e Pio IX e Alcide De Gasperi. In origine la Basilica venne costruita nel IV secolo dall’ Imperatore Costantino vicino alla tomba del martire Lorenzo e sopra di questa fu costruito un oratorio dalle piccole dimensioni. Quest’ultimo, in seguito, venne sostituito, sotto papa Pelagio II, da una nuova chiesa, e quindi per un certo periodo di tempo vi erano sia la chiesa di Costantino maggiore, che quella minore di Pelagio. La Basilica Minore subì una serie di modifiche ad opera di papa Onorio III e in occasione forse dell’incoronazione di Pietro di Courtenay nel 1217 come imperatore latino di Costantinopoli. La chiesa, dunque, venne ampliata e la vecchia basilica divenne il presbiterio rialzato di quella nuova; essa inoltre venne decorata da molti affreschi che rappresentavano la vita di San Lorenzo e di Santo Stefano. Ulteriori trasformazioni della basilica si ebbero nel seicento, ma queste modifiche furono eliminate con il restauro di Virginio Vespignani nella seconda metà dell’ottocento. Dopo la seconda Guerra Mondiale, a causa dei danni subiti dalla chiesa per via di un bombardamento, essa venne restaurata ulteriormente, perdendo però gli affreschi della parte superiore della facciata. I restauri infine terminarono nel 1948 e videro l’eliminazione degli elementi aggiunti...

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Museo Carlo Bilotti – Aranciera

Museo Carlo Bilotti – Un tesoro nascosto  Il museo Carlo Bilotti ha sede nell’Aranciera di Villa Borghese, una sede con una storia secolare, preesistente ai lavori seicenteschi ad opera del Cardinale Scipione Borghese. La collezione presente all’interno del museo è formata da una serie di opere di arte contemporanea che l’imprenditore italoamericano Carlo Bilotti ha donato alla città di Roma.   Bilotti fu amico e committente di diversi artisti tra cui Giorgio de Chirico, Gino Severini, Andy Warhol, Larry Rivers, Giacomo Manzù. Nel museo è possibile ammirare alcune delle loro opere e ben 18 solo di de Chirico, rappresentative dei soggetti più famosi prodotti dall’artista dalla seconda metà degli anni Venti agli anni Settanta:  il tema degli Archeologi, dei Cavalli in Riva al Mare, dei Mobili nella Valle o nella Stanza, dei Cavalieri o Guerrieri Antichi. CURIOSITÀ : L’Aranciera era nota, nel Settecento, come Casino dei Giuochi d’Acqua per la presenza di fontane e ninfei, circondata dal Giardino del Lago con le sue spettacolari sistemazioni. Nelle sale riccamente decorate e arredate i principi Borghese organizzavano feste ed eventi mondani. A seguito dei gravissimi danni causati dai cannoneggiamenti del 1849, durante la difesa francese del papato contro la Repubblica Romana, l’edificio fu ricostruito liberamente ed adattato a ricovero invernale degli agrumi, perdendo così tutte le sue preziose decorazioni. La donazione fu di  ventidue opere. Sono presenti il ritratto di Carlo Bilotti eseguito dall’americano Larry Rivers, il ritratto di Tina e Lisa Bilotti realizzato nel 1981 dal maestro della Pop Art Andy Warhol, L’estate di Gino Severini ed infine il grande Cardinale in bronzo di Giacomo Manzù. Per rendere il museo aperto a sempre nuove tematiche nel campo dell’arte contemporanea, accanto alle sala destinate all’esposizione permanente della donazione sono previsti spazi per eventi temporanei. Viale Fiorello La Guardia Roma (RM) Telefono: 060608 info@museocarlobilotti.it...

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Chiesa Anglicana All Saints

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa Anglicana All Saints  Via del Babuino 153/b Roma (RM) Telefono 06 36001881 office@allsaintsrome.org www.allsaintsrome.org     La Chiesa Anglicana venne costruita a Roma nel 1880. Si decise di costruire una chiesa di culto anglicano per i residenti e visitatori inglesi a Roma. L’incarico fu affidato all’architetto inglese George Edmund Street. La Chiesa Ognissanti (All Saints) è in stile neogotico e l’interno è decorato con marmi policromi italiani e pietra rosata di Arles (cittadina francese). Ha tre navate con copertura lignea sorretta da arconi a sesto acuto ed archi rampanti.L’esterno è in mattoni rossi di Siena, che contrastano con le ornamentazioni in...

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Museo Civico di Zoologia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Museo Civico di Zoologia Via Ulisse Aldrovandi, 18 Roma (RM) Tel. 06 67109270 – Fax 06 32650186 info@museodizoologia.it Il Museo Civico di Zoologia, fondato nel 1932, possiede un patrimonio di circa  5 milioni di esemplari conservati, che vanno dalle conchiglie di molluschi di pochi millimetri alla balenottera di 16 metri. Tali collezioni derivano in parte da una convenzione con l’allora Regia Università di Roma (oggi “La Sapienza”) che raccoglievano anche le prestigiose raccolte dell’Archiginnasio Pontificio, in parte dalle donazioni fatte dopo la sua istituzione. Tuttavia la maggior parte di questo immenso patrimonio viene custodito in particolari magazzini, ed è a disposizione dei ricercatori che facciano richiesta per studiarli oppure viene esposto in particolari occasioni.  Il Museo Civico di Zoologia rappresenta dunque un vero e proprio Archivio della Biodiversità, oltre che un Patrimonio per tutta la comunità. Museo Civico di Zoologia – percorso espositivo – Il tema conduttore alla base del nuovo percorso espositivo è la Biodiversità nel mondo animale. Attraverso le sale di Amori Bestiali,  Vivere al Limite, la Barriera Corallina, le Zone Umide della Campagna Romana, la collezione Arrigoni Degli Oddi di Uccelli, i Mammiferi, gliAnfibi e i Rettili, fino allo  scenografico Salone degli Scheletri, utilizzando anche strumenti multimediali e multisensoriali, i visitatori potranno conoscere le diverse forme animali e capirne l’origine e gli adattamenti a molteplici tipi di...

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Sacro Cuore del Suffraggio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Sacro Cuore del Suffraggio Lungotevere Prati 12 Roma (RM) Telefono 066865261   La Chiesa del Sacro Cuore del Suffraggio è nota per ospitare il Museo delle Anime del Purgatorio. Sorse sul lungotevere Prati a partire dal 1894, per volontà di padre Victor Jouet, missionario marsigliese che aveva fondato l’Associazione del Sacro Cuore di Gesù per il suffragio delle anime del Purgatorio. Opera dell’architetto Giuseppe Gualandi, che scelse lo stile gotico transalpino, inusuale per Roma, anche per la ristrettezza del lotto del terreno a disposizione. La facciata è ricca di guglie, nicchie e statue. L’interno è a tre navate, divise da pilastri a fascio con altissimi archi a sesto acuto. Nelle pareti si aprono le vetrate policrome che creano un’atmosfera piuttosto...

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SS. Andrea e Claudio Borgognoni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   SS. Andrea e Claudio Borgognoni  Via del Pozzetto 160 ang. Piazza San Silvestro Roma (RM) Telefono 06.6790310     La Chiesa dei SS. Andrea e Claudio Borgognoni è costruita sul luogo di un oratorio e di un ospizio. L’architettura del nuovo edificio fu opera di Antoine Derizet, che vi lavorò nel 1728-29. L’interno è un ambiente a croce greca con cupola, gradevole sistemazione settecentesca con belle decorazioni a stucco, tra cui angeli adoranti di derivazione berniniana. Sull’ altare maggiore una scultura in bronzo raffigurante il Globo terrestre fa da trono all’ esposizione eucaristica all’ interno di una raggiera dorata; sopra la raggiera, un affresco di Antonio Bicchierai che raffigura L’Eterno benedicente. Nella cappella laterale sinistra vi è l’urna in marmi policromi, opera di Corrado Mezzana, con le spoglie di Pierre-Julien Eymard, fondatore dei Padri Sacramentini. Sopra l’altare vi è una tela di Placido Costanzi che raffigura una Visione di San Carlo Borromeo cui appare un Santo vestito di bianco (1731). Ai lati della cappella dipinti moderni del 1939. Nella cappella laterale destra, dedicata a san Giuseppe, vi sono opere moderne di Cleto Luzzi (1949), con Sogno di San Giuseppe e Fuga in Egitto, mentre sull’ altare troneggia un San Giuseppe tra due angeli di Guido...

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Museo Nazionale Etrusco – Villa Giulia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: biglietto intero: 8,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo Nazionale Etrusco – Villa Giulia Piazzale di Villa GiuliaRoma (RM)Tel. 06 3226571 – Fax 06 3202010sba-em@beniculturali.ithttp://www.villagiulia.beniculturali.it/   Il Museo Nazionale Etrusco ha sede nella splendida villa rinascimentale di Papa Giulio III, costruita tra 1550 e 1555, articolata su due cortili separati da un ninfeo. Si tratta di una classica villa suburbana alla cui realizzazione parteciparono architetti di fama come Giorgio Vasari, Jacopo Barozzi da Vignola e Bartolomeo Ammannati. Diventa sede museale nel 1889, ed è oggi uno dei più rappresentativi musei dell’arte etrusca. Ospita reperti provenienti in particolare dall’Etruria meridionale, ossia dal territorio corrispondente all’Alto Lazio, tra il Tevere e il Mare Tirreno, luogo estremamente ricco di testimonianze di varie epoche e di varie civiltà (etrusca, greca, fenicia, falisca), essendo un punto di incontro naturale, crocevia di traffico lungo le principali rotte di comunicazione del Mediterraneo centrale. Sala del museo dove si trova il Sarcofago degli Sposi Collezioni I reperti sono esposti secondo un criterio topografico a cominciare dai contesti di Vulci, Bisenzio, Veio, Cerveteri. Tra le opere più note si segnalano i bronzi da Vulci, la decorazione in terracotta dal Santuario di Portonaccio a Veio, tra cui il famoso Apollo (VI sec. a.C.), il Sarcofago degli Sposi da Cerveteri. Le collezioni private sono invece organizzate secondo un criterio tipologico. Di notevole rilevanza tra queste ultime si segnalano la collezione Barberini, la collezione Pesciotti e la collezione Castellani, che comprende alcuni gioielli estremamente significativi per lo studio dell’oreficeria etrusca, databili prevalentemente tra VII sec. a.C. e l’epoca medievale, oltre a riproduzione fatte eseguire dagli stessi Castellani su modelli antichi. Di grande interesse la sezione falisco-capenate, che ospita materiali provenienti dai centri della media valle del Tevere quali Corchiano, Vignanello, Nepi, Narce e in particolare Falerii Veteres (Civita Castellana) con le sculture in terracotta provenienti dalle decorazioni dei santuari della zona. Il Museo propone numerosi itinerari di visita che rendono possibile ammirare anche gli ambienti sotterranei della Villa come il ninfeo, i resti dell’acquedotto Vergine (età augustea) e la “neviera” di papa Giulio...

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Sant’ Antonio da Padova

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Chiesa di Sant’ Antonio da Padova all’Esquilino Via Merulana 124 Roma (RM) Telefono 06 703739 La Chiesa di Sant’ Antonio da Padova, chiamata anche Basilica di Sant’Antonio al Laterano per la vicinanza alla basilica lateranense, costituisce, con Palazzo Brancaccio, l’opera più impegnativa di Luca Carirmini (1884-1887). Ed è definita anche come la prima realizzazione monumentale dell’architettura sacra romana dopo il 1870. La facciata si leva su una scalinata a doppia rampa. L’eclettismo Neorinascimantale dell’architetto accostò alle forme quattrocentesche quelle tipiche del Sangallo del portico a cinque arcate. Caratteristico il campanile a cella ottagona, con cuspide in maioliche policrome e dorate. Hanno sede, negli edifici annessi la Pontificia Università Antonianum e gli Istituti culturali ad essa collegati, la Pontificia Accademia Mariana Internazionale e il Collegio Internazionale S. Antonio, sede della fraternità Gabriele...

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Chiesa dei Santi Michele e Magno

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa dei Santi Michele e Magno Largo degli Alicorni, 21 Roma (RM)     La Chiesa dei Santi Michele e Magno risale al IX secolo ed apparteneva ai Frisoni e alla loro scuola. Nell’Alto Medioevo infatti sorsero in questa zona diverse scuole a base etnica, ossia associazioni di carattere caritatevole e assistenziale nei confronti dei pellegrini che venivano a Roma per visitare la tomba di san Pietro. La schola dei Frisoni fondò dunque la chiesa dedicandola a san Michele arcangelo. La chiesa primitiva venne distrutta nella lotta, per liberare Gregorio VII, tra Roberto il Guiscardo e l’imperatore Enrico IV, che risedette proprio nella scuola dei Frisoni. La nuova chiesa sorse nel XII secolo ed assunse anche il nome di san Magno accogliendone le reliquie; è in questa occasione che fu aggiunto il campanile romanico, oggi visibile solo da piazza san Pietro. Subì poi restauri nel corso dei secoli successivi, soprattutto nel Settecento ad opera di Carlo Murena, pur mantenendo la sua struttura medievale. Per accedere alla chiesa occorre percorre una scala, in passata ritenuta santa. Internamente essa si presenta a tre navate, divise da colonne antiche racchiuse dentro a pilastri del XVIII secolo. Nella navata centrale si conserva ciò che resta dell’antico pavimento cosmatesco. Nella chiesa sono conservate due lapidi medievali: la prima ci informa che l’altare attuale fu consacrato da Innocenzo II il 30 gennaio 1141; la seconda invece racconta il fatto miracoloso della scoperta delle reliquie di san Magno a Fondi e della loro traslazione a...

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Palazzo Altemps

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Altemps  Museo Nazionale Romano Via di Sant’Apollinare, 46 Roma (RM) Telefono 06 39967700 http://archeoroma.beniculturali.it/musei/museo-nazionale-romano-palazzo-altemps Ospita nuclei di collezioni di reperti classici che sono state riunite in questa sede espositiva secondo un criterio che permette di cogliere sia gli aspetti formali sia il gusto dei collezionisti del tempo. Di particolare valore la nota collezione Boncompagni Ludovisi. Il cardinale Ludovico Ludovisi raccolse una notevole quantità di pregiati marmi antichi che conservava nella sua proprietà sul colle Quirinale. La raccolta comprendeva circa 450 sculture note in tutto il mondo che decoravano i viali e i giardini della Villa. Le sculture vennero poi restaurate e reintegrate nelle parti mancanti da alcuni tra i più importanti scultori dell’epoca come Gian Lorenzo Bernini, Alessandro Algardi, Ippolito Buzzi. Quando la villa venne distrutta alla fine dell’Ottocento per la creazione dell’attuale quartiere Ludovisi, parte della collezione venne dispersa. Tra le 104 sculture che lo Stato riuscì ad acquisire, ora esposte nelle sale del Palazzo, si possono ammirare il gruppo del Galata suicida con la moglie, Oreste ed Elettra, l’Ares e la testa di Giunone e il famoso originale greco del V sec. a.C. cosiddetto “Trono Ludovisi”, proveniente da scavi effettuati in quella zona. La collezione del cardinale Marco Sittico Altemps, esposta con criteri di arredamento prezioso del palazzo, constava in origine di 120 sculture di epoca greca e romana. Attualmente si conservano 15 sculture quattro delle quali sono visibili sotto le arcate del portico settentrionale. Nei portici del cortile e nelle sale del primo piano sono esposte le opere relative alla collezione Mattei, raccolte dalla famiglia per decorare Villa Celimontana, ospitate precedentemente al Museo delle Terme di Diocleziano. Altro nucleo significativo è quello della Collezione Del Drago risalente al XVII secolo, ospitata inizialmente nel palazzo di via Quattro Fontane. A palazzo Altemps si può ammirare anche un consistente nucleo della collezione egizia del Museo Nazionale Romano: in particolare i materiali provenienti dal santuario di Iside e Serapide del Campo Marzio e i reperti dello scavo del santuario siriaco del Gianicolo. Recentemente il museo ha aperto quattro nuove sale: Il percorso ha inizio da due sale già aperte ma che godono di un nuovo allestimento. Si comincia con la Sala dei culti pubblici e privati, dove si trova la statua in diorite del bue sacro Api proveniente dalla collezione Brancaccio, il rilievo isiaco da una tomba sulla via Appia ad Ariccia, e due statue, una acefala raffigurante Iside e l’altra una sacerdotessa. Segue la Sala del santuario delle...

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Santa Maria in Vallicella – Chiesa Nuova

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Maria in Vallicella – Chiesa Nuova  Via del Governo Vecchio, 134 Roma (RM) Tel. 06 6875289 – Fax 06 6873124 vallicella@tiscali.it www.vallicella.org     La figura di San Filippo Neri, “Apostolo di Roma”, canonizzato nel 1622, è storicamente legata alla chiesa di S. Maria in Vallicella. Nel 1548 Filippo Neri, chiamato dal popolo “Pippo buono”, fondò la Confraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti allo scopo di assistere i pellegrini bisognosi che si recavano a Roma. In segno di riconoscimento per l’opera svolta, Gregorio XIII gli fece dono della chiesa di Santa Maria in Vallicella, già documentata dal XII secolo (così detta per la presenza di un avvallamento). La ricostruzione della chiesa (da qui Chiesa Nuova), iniziata nel 1575 da Pietro Bartolini di Città di Castello, proseguì nel 1583 con Martino Longhi il Vecchio. La chiesa fu consacrata nel 1599 mentre la facciata  fu completata ai primi del ‘600 seguendo il modello della chiesa del Gesù. La facciata, compiuta nel 1605, presenta due ordini scanditi da lesene corinzie. Nella parte inferiore si apre il portale centrale affiancato da colonne con ai lati due portali più piccoli. Nell’ordine superiore al centro si trova una finestra balaustrata tra colonne su cui poggia un timpano curvo. Ai lati due nicchie con statue di San Girolamo e San Gregorio Magno. L’interno, a tre navate e copertura a volta presenta una grande aula centrale affiancata da cappelle intercomunicanti. Nella navata principale, nel soffitto, nella cupola e nell’abside si trovano gli affreschi di Pietro da Cortona. L’altare è decorato con il capolavoro di Rubens “Angeli in Venerazione della Madonna” (1608), dipinto che copre un’antica immagine della Vergine con Bambino; sempre di Rubens le due tele laterali raffiguranti i “SS. Gregorio Magno, Mauro e Papia” e i “SS. Domitilla, Nereo e Achilleo” (1608). A sinistra del presbiterio si trova la cappella dedicata a San Filippo Neri ricca di marmi pregiati, pietre dure e madreperla. Nella sagrestia, realizzata nel 1629, ancora opere di Pietro da Cortona, Alessandro Algardi, Guido Reni,...

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Santa Maria Maddalena in Campo Marzio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Maria Maddalena in Campo Marzio  Piazza della Maddalena, 53 Roma (RM) Telefono 06 899281 francidema@tiscali.it   L’origine della chiesa di Santa Maria Maddalena in Campo Marzio è anteriore alla prima metà dell’VIII secolo. Presso questa, si dice che fecero sosta alcune monache brasiliane profughe da Costantinopoli che portavano con loro il corpo di San Gregorio Nazianzeno e molte reliquie di martiri. La chiesa orientale cattolica è, probabilmente per questo motivo, di rito antiocheno e fu annessa ad un monastero di benedettine fondato intorno al 750 da papa Zaccaria. Costruita per opera di Giacomo della Porta, Carlo Maderno e Francesco Paparelli, fu trasformata nel 1668-1685, secondo il gusto del tempo, da Giovanni Antonio de Rossi, autore della decorazione architettonica dell’atrio e del cortile antistante, reso illusionisticamente più ampio. Ha una pianta quadrata a croce greca ed una cupola ellittica senza tamburo. La particolarità della chiesa sono le numerose cappelle tutte riccamente decorate. Sopra l’altare c’è il dipinto di una Madonna del XII secolo da cui prende il nome la...

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Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo Largo di Villa Peretti, 1 Roma (RM) Telefono 06 39967700 Palazzo Massimo, in stile neo-cinquecentesco, venne realizzato tra il 1883 e il 1887 su progetto di Camillo Pistrucci, in un’area che precedentemente era occupata dalla Villa Peretti, costruita da Sisto V e dimora della famiglia Massimo. L’area di pertinenza della Villa è stata gradualmente erosa per la realizzazione degli edifici e dell’assetto urbano circostante, in particolare per la costruzione della stazione Termini. Acquisito dallo stato nel 1981, subì un consistente intervento di restauro e consolidamento, finalizzato ad adeguare il palazzo a spazio espositivo. Al pian terreno e al primo piano sono ospitate opere di scultura-ritratti, rilevi, statue-ritratto, databili prevalentemente dalla tarda età repubblicana alla prima età imperiale, che testimoniano l’influenza dell’arte greco-ellenistica sugli artisti romani.Tra le più significative il cosiddetto Generale di Tivoli, Augusto come Pontefice Massimo da via Labicana, la Fanciulla di Anzio, l’Efebo da Subiaco, l’Afrodite da Villa Adriana. Al secondo piano sono esposti alcuni tra i più noti apparati decorativi rinvenuti in complessi di Roma, caratterizzati da particolare lusso ed eleganza. Pur essendo infatti notevolmente minori rispetto alla quantità di pitture parietali rinvenute in centri quali Pompei ed Ercolano, a Roma si conservano alcuni esempi di eccezionale livello artistico. Sono esposte, dopo un accurato restauro che ha rimesso in luce i dettagli e i colori originari, le pitture di alcuni ambienti della Villa di Livia a Prima Porta e le decorazioni della Villa della Farnesina, probabile possesso imperiale, della quale sono ricostruiti quattro ambienti dei nove conservati. Si tratta di esempi particolarmente raffinati, databili intorno al 20 a.C.; sono visibili anche alcuni esempi di mosaici pavimentali di epoca repubblicana, in bianco e nero con quadretti centrali policromi e pavimenti con raffigurazioni più articolate di epoca imperiale. Di particolare rilevo è la collezione numismatica del Museo, conservata al piano seminterrato in un caveau apposito realizzato in occasione dei più recenti interventi sul palazzo. Sono esposte monete che testimoniano dell’uso di questo elemento in epoca antica, medievale e moderna. Sono molti gli esemplari unici e le rarità. Tra le principali collezioni si ricordano la raccolta dell’ex Museo Kircheriano, la collezione Gnecchi e la collezione medievale e moderna di Vittorio Emanuele III di Savoia. Di straordinaria qualità è la collezione di gioielli che documentano l’arte dell’oreficeria e della glittica di età romana, tra cui la celeberrima gemma di Aspasios e altri materiali relativi a corredi funerari rinvenuti in necropoli del suburbio....

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San Luigi dei Francesi

La Chiesa di San Luigi dei Francesi  La Chiesa San Luigi dei Francesi, sita in pieno centro storico tra Piazza Navona e Piazza di Sant’ Eustachio è una meta imperdibile per gli amanti della pittura. All’interno di una delle sue cappelle sono ospitati tre capolavori, opere del Caravaggio: Martirio di San Matteo, San Matteo e l’Angelo, Vocazione di San Matteo. Nella cappella, precisamente nella navata di destra, si possono invece ammirare alcuni meravigliosi affreschi opera del Domenichino. La Chiesa di San Luigi dei Francesi fu fondata dal cardinale Giulio dei Medici (poi Clemente VII) nel 1518, e completata nel 1589 da Giacomo della Porta e Domenico Fontana. La vasta facciata tardo-rinascimentale attribuita a Giacomo della Porta, è ripartita da lesene in cinque campate, con tre portali e due nicchie con statue del Lestache (1758). L’interno è a tre navate con cinque cappelle per lato ed un ricco coro centrale decorato da marmi; lo stile di tutta la chiesa è indiscutibilmente barocco. San Luigi dei Francesi ospita inoltre diverse tombe, tra cui la tomba di Pauline de Beaumont, fatta costruire dal suo amante, il Chateaubriand; e la tomba del cardinale François Joachin de Bernis, ambasciatore dei re Luigi XV e Luigi XVI. Per maggiori informazioni sull’orario di apertura della Chiesa, potete telefonare allo 06...

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Galleria Spada

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Galleria Spada Indirizzo e recapiti Piazza Capo di Ferro, 13 Roma (RM) Tel. 06 6874896 – Fax 06 6861158 info.polomuseale@libero.it http://galleriaspada.beniculturali.it Galleria Spada fu fondata nel 1927 dopo che lo stato nel novembre dell’anno precedente l’aveva acquistata ed ebbe insieme al Consiglio di Stato sede nel palazzo. Successivamente negli anni quaranta del XX secolo fu chiusa. Fu riaperta nel 1951 su interessamento dell’allora sovrintendende delle Gallerie di Roma Achille Bertini Calosso e all’impegno di Federico Zeri, che già era direttore del museo, inoltre egli si impegnò a ricercare la maggior parte delle opere disperse durante la guerra e curandone il riordino e cercando di ricreare nelle quattro sale del museo il primitivo aspetto sei-settecentesco perciò la galleria rimane un esempio superstite di pinacoteca antica. I quadri disposti sulle pareti sono in file successive si integrano con gli arredi, mobili e sculture del museo. La maggior parte delle opere esposte proviene dalla collezione di Bernardino Spada (1594-1661) successivamente accresciuta di nuove acquisizioni ad opera del suo pronipote il cardinale Fabrizio Spada (1643-1717). Un contributo minore ma di una certa rilevanza si deve alla passione collezionistica di Virginio Spada (1596-1662), mentre in seguito al matrimonio di Orazio Spada con l’ereditiera Maria Veralli nel 1636, entrarono a far parte della collezione numerose opere antiche e moderne di notevole importanza. Il Museo è sito al primo piano del palazzo nell’ ala appartenuta al cardinale Girolamo Capodiferro che lo aveva fatto edificare su edifici preesistenti di proprietà della famiglia dal 1548. Sala I: Viene chiamata stanza dei Papi per via delle cinquanta iscrizioni illustranti la vita di alcui pontefici voluti dal cardinale Bernardino. Viene chiamata anche Stanza del soffitto azzurro per via del soffitto ricoperto da una tela turchina suddivisa in tanti piccoli vani detti camerini da verno. Le decorazioni del soffitto a cassettoni sono del 1777. Sala II: Fu realizzata contemporaneamente alla III sala. Fu decorata nella zona alta delle pareti da dei fregi pitturati a tempera su tela da Perin del Vaga. Il resto delle pareti venne dipinto con delle boiseries oggi scomparse. Sala III: Viene chiamata anche “Galleria del Cardinale”. Fu progettata nel bienno 1636-37 insieme alla precedente da Paolo Maruscelli per porvi la collezione di Bernardino Spada. Il soffitto è a travicelli. Delle porte-finestre immettono in ballatoi di cui uno è munito di ringhiera in ferro che si affaccia sul giardino grande. Sala IV: Fu fatta edificare al posto di una terrazza in legno che prospettava sul giardino...

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Museo Storico della Liberazione

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Indirizzo e recapiti Via Tasso, 145 Roma (RM) Tel. 06 7003866 – Fax 06 77203514 info@viatasso.eu www.viatasso.eu   Il Museo Storico della Liberazione di Roma raccoglie documenti originali, cimeli, giornali e manifesti, volantini, scritti e materiali iconografici relativi all’occupazione nazifascista di Roma e alla lotta che valse alla città di Roma la Medaglia d’oro al Valor Militare per la guerra di Liberazione nell’ambito della Resistenza italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Il Museo ha sede nei medesimi locali dell’edificio in Via Tasso che, durante l’occupazione nazifascista di Roma, divenne tristemente famoso come luogo di reclusione e tortura da parte delle SS per oltre 2000 antifascisti, molti dei quali caddero fucilati a Forte Bravetta e alle Fosse Ardeatine. Le celle restaurate come i tedeschi in fuga le lasciarono, popolate dalle memorie e persino dai graffiti originali tracciati da chi vi patì tortura e privazioni prima di vedersi strappata la vita, sono testimoni del dramma e della scelta civile di italiani di ogni ceto e di ogni famiglia politica che diedero vita alla Resistenza. Non si tratta quindi di un museo nel senso più comune del termine, ma piuttosto di un realistico e reale monumento, un documento storico che ne contiene altri e le cui stesse pareti sono testimoni capaci di suscitare emozione. Qui vennero imprigionati, interrogati e torturati molti civili e combattenti della Resistenza Romana. Da questa prigione furono tradotti anche alcune delle vittime delle Fosse Ardeatine. Un luogo della memoria dunque, testimoniato dai numerosi messaggi graffiati dai prigionieri stessi sulle pareti delle celle, conservate come allora. Una sala è poi dedicata alla persecuzione degli ebrei romani dal periodo fascista alla II guerra mondiale. A testimonianza di quella pagina di storia, sono esposti pannelli fotografici, documenti d’archivio, schede originali relative agli arresti. Al Museo è annessa una Biblioteca che raccoglie testi, collezioni di giornali, opuscoli e materiali relativi soprattutto alla guerra, alla Lotta di Liberazione e ai movimenti politici che l’animarono....

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Santi Quattro Coronati

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Complesso dei Santi Quattro Coronati Via dei S.S. Quattro, 20 Roma (RM) Telefono 0039 06 70475427 monacheosasantiquattro@tin.it http://www.santiquattrocoronati.org/     Al Complesso è attribuito il nome di “Quattro Coronati” in seguito alla leggenda di quattro marmorari cristiani messi a morte sotto Diocleziano per essersi rifiutati di scolpire idoli pagani, ma anche di quattro (o cinque) militari, ugualmente martirizzati e sepolti presso le tombe dei martiri precedenti. Il sito si presenta ancora come un complesso monastico fortificato, di modesta apparenza esterna ma di massiccia consistenza muraria, ed è costituito da una basilica e da una serie di altri spazi sacri e residenziali (cripta, cortili, convento, antico palazzo cardinalizio). Esso occupa, dal IV secolo, i luoghi di una ricca residenza aristocratica di età tardoantica che era collocata lungo l’antica via Tuscolana (nel percorso corrispondente all’attuale via dei Santi Quattro) e nei secoli fu ripetutamentemente e radicalmente modificato. La primitiva aula absidata fu convertita in luogo di culto cristiano prima del 499, data a cui risale la prima attestazione del “titulus Aemilianae”, più volte identificato, dalle fonti altomedioevali, con la chiesa dei Santi Quattro. La posizione della chiesa era rilevante, per essere in alto e per la sua vicinanza al Laterano, sede allora del papato. La fortificazione del complesso (cripta, torre d’ingresso all’epoca decorata all’interno e all’esterno, primo cortile con i primi edifici destinati al clero) è di epoca carolingia, attribuita al papa Leone IV (fine VIII secolo). Dopo l’incendio di Roberto il Guiscardo nel 1084, papa Pasquale II provvide alla ricostruzione, riducendo però la basilica alla sola metà ovest della ex navata centrale e trasformando il precedente spazio nell’attuale secondo cortile, mentre quelle che erano state le navate laterali furono inglobate, la destra nel palazzo del cardinale titolare, la sinistra nel monastero fondato dallo stesso Pasquale II, che dal 1138 divenne un priorato dell’abbazia benedettina di S. Croce di Sassovivo presso Foligno. All’incirca nella prima metà del XIII secolo fu realizzato il bellissimo chiostro cosmatesco, la cui lavorazione fu affidata ai marmorari romani dell’Università sorta presso il Celio in onore dei quattro martiri scalpellini cui era dedicata la chiesa. Probabilmente il lavoro fu opera di Pietro de Maria lo stesso maestro marmorario che lavorò al chiostro dell’abbazia di Sassovivo. Importanti restauri (testimoniati dall’iscrizione con lo stemma del cardinale murata nel primo cortile, sotto la torre) furono fatti eseguire nel XV secolo dal cardinale Carillo dopo la cattività avignonese, quando il complesso fu dichiarato sede pontificia da papa Martino V. Con lo spostamento della...

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Santa Sabina all’Aventino

Basilica di Santa Sabina all’Aventino Piazza Pietro d’Illiria, 1Roma (RM)Tel. 06 57940600 Interno della basilica di Santa Sabina Origini La Basilica di Santa Babina fu fondata da Pietro, prete di Illiria, tra il 422 e il 432, su di un antico “Titulus Sabinae” sorto probabilmente nella casa di una matrona Sabina che finì poi per identificarsi con la omonima santa umbra. Nel 824 fu aggiunta la “Schola Cantorum”, per cura del papa Eugenio II. Il papa Onorio III, nel 1222, la donò a San Domenico per il suo Ordine e fu in quella occasione che il campanile ed il bel chiostro furono realizzati. Seguirono altri restauri, fino alla trasformazione interna del 1587 per opera di Domenico Fontana. Il secolo XX Negli anni delle due guerre mondiali si procedette al totale ripristino della chiesa, tanto che attualmente rappresenta il tipo più perfetto di basilica cristiana del V secolo. La facciata, preceduta dall’atrio, è ad arcate, sostenute da quattro antiche colonne di marmo scanalate a spirale e da quattro di granito, nelle quali sono raccolti frammenti lapidei, sarcofagi di età imperiale e resti di antiche transenne. Il portale mediano della chiesa, che ha un bel contorno marmoreo di età classica. E’ chiuso da preziosi battenti di porta in legno di cipresso, riproducenti in rilievo scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. L’interno basilicale, luminoso, vasto e solenne è diviso in tre navate da ventiquattro colonne scanalate corinzie. Della originaria decorazione del V secolo resta solamente una grande fascia a mosaico con un’iscrizione a belle lettere d’oro su fondo azzurro, che porta i nomi di Pietro di Illiria e del papa del tempo, Celestino I. É l’unica chiesa che ebbe il privilegio di possedere una fonte battesimale. Alcuni lavori di restauro condotti nell’atrio hanno riportato alla luce un dipinto murale raffigurante, secondo l’iconografia greca, la Vergine con Bambino. Al suo fianco si trovano i SS. Pietro e Paolo da un alto, e dall’altro Santa Sabina e Santa Serafia che introducono i committenti. Recentemente è stato inaugurato presso gli edifici monastici il Museo Domenicano di Santa Sabina, visitabile su prenotazione. Vedi anche: Leggenda Pietra del...

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Orto Botanico di Roma

Apertura stagionale: Tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: intero 8,00 €, ridotto 4€ Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Orto Botanico di Roma Nel pieno del centro storico di Roma, arrampicati tra il quartiere di Trastevere e il Gianicolo, si sviluppano i 12 ettari dell’Orto Botanico di Roma. Un polmone verde talvolta sconosciuto agli stessi cittadini romani e gestito dal dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma La Sapienza. Il complesso, in cui è possibile osservare varietà botaniche provenienti da tutto il mondo, si inserisce in una tradizione cittadina di giardini dall’importante valore scientifico-naturalistico. Già nel XIII secolo per volontà del pontefice Nicolò III venne creato un Pomerium, cioè un terreno agricolo destinato a coltivazioni per la corte papale. Nel corso dei secoli, nei Giardini Vaticani. nacque il primo esempio di orto botanico e nel 1514 venne istituita da Leone X, presso l’Università, la prima cattedra per l’insegnamento delle piante medicinali.  Successivamente la residenza abituale dei papi si spostò momentaneamente presso il Quirinale e l’orto botanico vaticano venne lasciato in stato di totale abbandono. Papa Alessandro VII decise pertanto di destinare un’area sul colle del Gianicolo alla creazione del nuovo orto botanico universitario. Dopo numerose dislocazioni, nel 1883 l’orto botanico venne definitivamente collocato presso Villa Corsini alla Lungara, che lo Stato Italiano acquistò da Tommaso Corsini per realizzarvi l’Accademia dei Lincei, nel palazzo, e l’orto botanico, nel giardino sottostante. La Villa al momento dell’acquisto possedeva già un importante valore artistico conferitogli dal restauro affidato, nel XVIII secolo, a Ferdinando Fuga. Risalenti al progetto del Fuga sono alcuni capolavori che è tuttora possibile ammirare all’interno del giardino, come la fontana degli undici zampilli e quella dei tritoni. Primo direttore dell’orto fu Pietro Romualdo Pirotta (1884-1928) a cui si deve la realizzazione da zero dell’intera area naturalistica, al tempo costituita solo dall’antico bosco a ridosso del Gianicolo e da due cedri del Libano. Oggi è possibile osservare le più svariate specie vegetali, tra cui il Cedrus deodara, il gruppo dei Dasylirion e millenari Liquidambar orientalis originari della Cina. All’interno dell’orto botanico sono presenti diverse collezioni: dalle palme, il bambù, le gimnosperme, le piante mediterranee o la serra monumentale. Diversi giardini come il roseto, il giardino dei non vedenti, la valletta delle felci, il giardino giapponese, il bosco mediteranno, il giardino dei semplici, o la serra tropicale. Informazioni  È possibile visitare l’orto botanico nei seguenti orari: Da lunedì alla domenica: 9:00 – 18:30 (da aprile a ottobre) Da lunedì al sabato: 9:00 – 17:30 (da novembre a marzo) Biglietteria: Intero € 8,00 (12 – 65 anni) Ridotto € 4,00 (6 – 11 anni e over 65,...

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Santo Stefano Rotondo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santo Stefano Rotondo  Via di Santo Stefano Rotondo, 7 Roma (RM) Tel. 06 421199 – Fax 06 42119125 santo.stefano.rotondo@cgu.it     Santo Stefano Rotondo è una delle chiese più antiche d’Italia a pianta circolare, fu eretta probabilmente nel V secolo e consacrata al culto da papa Simplicio alla fine del V secolo. E’ preceduta da un portico a cinque arcate su alte colonne antiche di granito, con capitelli corinzi. In origine era costituita da un ambiente circolare, circoscritto da due ambulacri concentrici, formati da due giri di colonne: l’ambulacro esterno era intersecato dai quattro bracci di una croce greca, alle cui estremità si trovavano quattro cappelle. Papa Innocenzo II, nel XII secolo, ordinò di aggiungere il portico di ingresso e le tre grandiose arcate trasversali dell’area interna, utilizzando due altissime colonne di granito, allo scopo di sostenere la copertura pericolante. Papa Nicolò V provvide, nel 1453, a far ristrutturare la chiesa riducendone il diametro. Da non perdere l’interno della piccola chiesa assolutamente insolito e particolarissimo, ricco, lungo le pareti, di affreschi del Pomarancio, del Tempesta e di altri, impressionanti per la rappresentazione delle atrocità inflitte ai martiri cristiani. Una delle cappelle contiene un mosaico bizantino del VII secolo che raffigura due martiri che furono sepolti nella...

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Santa Balbina

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Balbina Piazza di Santa Balbina, 8 Roma (RM) Telefono 06 5780207 La Chiesa di Santa Balbina fu eretta nel IV secolo sulla casa del console romano Fabio Cilone (204). La semplice facciata con tre finestroni centinati e chiusi da transenne moderne, è preceduta da una breve scalinata e da un portico a tre arcate, di epoca posteriore. La struttura è addossata all’ex convento, ora Ospizio di Santa Margherita nel quale vi sono numerosi resti di murature di età adrianea. L’interno è ad aula unica con copertura a capriate in vista. Su ciascun lato si trovano sei nicchie, alternativamente rettangolari e semicircolari, nelle quali si possono ammirare resti di affreschi dal IX secolo al XIV. In fondo alla navata mediana una ricostruzione, su tracce antiche della “Schola Cantorum”, racchiude nel pavimento frammenti di mosaici della necropoli del I secolo, rinvenuti sotto la Via Imperiale entro le mura...

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Museo di Storia della Medicina

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Indirizzo e recapiti Viale dell’Università, 34/a Roma (RM) Telefono 06 49914445 museo.stomed@uniroma1.it www.histmed.it/museo/museo.htm   La collezione, costituita sia da esemplari autentici che da riproduzioni, si è formata con lasciti privati e donazioni, come la Collezione Gorga e la Collezione Pazzini, e con oggettistica proveniente dal Museo Egizio di Torino e dall’Istituto Orientale di Napoli. Tra gli oggetti esposti troviamo una preziosa collezione di vasi medievali da farmacia, vasetti unguentari egizi per la mummificazione, diversi strumenti chirurgici, farmacie portabili, ex-voto e talismani. Ricostruiti anche alcuni ambienti come una farmacia del ‘600 e il laboratorio dell’alchimista. Alle storiche collezioni originarie sono stati aggiunti centinaia di reperti archeologici concessi dalla soprintendenza, come i reperti antropologici provenienti dalla Necropoli Collatina, tra le più vaste di Roma con 2300 tombe datate dal I al III secolo d. C., che ha restituito scheletri di donne col ginocchio fratturato e con protesi odontoiatriche. Si può ammirare l’incredibile varietà di ex voto imperiali di terracotta, tra I e II secolo d. C., a forma di piede, mano, utero e mammelle a simboleggiare la preghiera agli dei per la fecondità o per il risanamento di un arto dolorante. Fino ai pezzi più misteriosi, ancora al centro di studi e dibattiti scientifici, come gli ex voto a mezze teste femminili. Tra i reperti esposti anche il cranio del “Bambino di Fidene” che rappresenta la più antica testimonianza di intervento chirurgico di trapanazione del cranio, un unicum nella storia della civiltà romana d’età imperiale. Il reperto fu ritrovato insieme al resto dello scheletro nel 1995 in una tomba a fossa senza corredo funerario, all’interno di una necropoli di una trentina di sepolture, nella borgata romana di Fidene. Appartirene a un bambino di 5 anni del II secolo d.C. L’intero scheletro, ora ricomposto è adagiato su un letto di sabbia all’interno di una teca che ne stabilizza l’ambiente microclimatico.  ...

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Santi Cosma e Damiano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santi Cosma e Damiano  Via dei Fori Imperiali, 1 Roma (RM) Telefono 06 6920441 tor@terzordine.it     La Chiesa dei Santi Cosma e Damiano fu edificata su commissione di papa Felice IV (per cui fu anche detta Basilica”Beati Felicis”) in un’aula del Foro della Pace, nel 527. Fu rinnovata nel 1632 su disegno dell’Arrigucci. Il vestibolo antistante la chiesa, verso il Foro Romano, è costituito dal cosiddetto Tempio del Divo Romolo. All’interno della chiesa si possono ammirare splendidi mosaici risalenti al VI secolo. Nel vestibolo è allestito un grande presepe napoletano del XVIII secolo. Passando per una scala si può accedere in uno degli ambienti dell’antica basilica, nel quale si conserva tuttora l’altare originario. Uscendo si può osservare lo scavo che si estende davanti alla facciata laterizia del convento: questo contiene i resti di una delle aule che fiancheggiavano il Tempio della Pace e precisamente quella nella quale era esposta la pianta marmorea di Roma antica fatta incidere da Settimio Severo.  Il catino dell’abside fu decorato intorno al 530 a mosaico con una scena rappresentante l’accoglienza nei Cieli dei due santi titolari della chiesa. Al centro domina la figura del Cristo con un rotolo nella mano sinistra e con la destra indicante una stella, rialzato rispetto alle altre figure e poggiante su nuvolette rosse e bluastre, che invadono anche il cielo blu alle sue spalle, mentre ai suoi lati su un idilliaco praticello si dispongono Paolo, san Cosma e papa Felice IV che offre il modellino della chiesa a sinistra e, a destra, Pietro, san Damiano e Teodoro. Nel tamburo sottostante sono rappresentati gli apostoli sotto forma di...

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Santa Maria in Cosmedin

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Santa Maria in Cosmedin Piazza della Bocca della Verità, 18 Roma (RM) Telefono 06 6787759 La Chiesa di Santa Maria in Cosmedin sorge nel luogo dove oggi troviamo la famosissima Bocca della verità. Essa fu destinata nell’VIII secolo ai monaci bizantini che, fuggiti alle persecuzioni degli iconoclasti d’Oriente, si erano stabiliti nei pressi del Tevere. Per le decorazioni apportate, l’edificio prese anche il nome di “Cosmedin” che in greco significa ornamento. Restaurata e modificata più volte nel corso dei secoli, la chiesa mostra all’interno alcuni suggestivi elementi decorativi dell’VIII e dell’XI secolo, quali il matroneo e la “Schola Cantorum”. All’esterno è visibile il campanile a sette piani di bifore e trifore, uno tra i più belli della città in stile romanico. L’interno è suggestivo e severo, radicalmente ripristinato nelle sue forme originarie dell’VIII secolo: tre navate, separate da pilastri e da diciotto colonne di varia provenienza. Il soffitto è ligneo, costituito da capriate, mentre il pavimento è arricchito dagli smalti e dagli ori dei mosaici cosmateschi, oltre che da superfici marmoree. Qui si possono ammirare la schola cantorum proprio a metà della navata centrale, la “cattedra” episcopale, il “baldacchino” gotico dell’altare maggiore, opera di Deodato di Cosma, e l’altare di granito rosso posto sul fondo dell’abside risalente al 1123. La facciata a forma di capanna della chiesa presenta un portico con sette arcate, cui si sovrappongono sette finestre; in posizione decentrata, sulla destra dell’osservatore, si erge il bel campanile romanico risalente al XII secolo che si eleva dal tetto per sette piani, con bifore e trifore, e decorato da maioliche colorate. Il portico ospita la famosa Bocca della Verità, cara alla tradizione popolare per la nota credenza che la bocca potesse mordere la mano di chi non avesse affermato il...

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Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Museo Nazionale degli Strumenti Musicali Piazza di Santa Croce in Gerusalemme, 9/A Roma (RM) Tel. 06 7014796 – Fax 06 7029862 Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali fu inaugurato a Roma nel 1974, in quella che un tempo era la caserma “Principe di Piemonte”. Ci troviamo nei pressi della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme; il museo conserva al suo interno una quantità enorme, e forse unica al mondo, di strumenti musicali: circa 3000 pezzi, di cui, purtroppo, solo ottocento esposti. Gli strumenti conservati all’interno del museo appartenevano ad una collezione privata del tenore italiano Evan Gorga. Gorga fu il primo ad interpretare Rodolfo nell’ opera di Puccini “la Bohème”. Nella sua attività di collezionismo, Gorga riunì trenta collezioni di oggetti più disparati, ma certamente la collezione di strumenti musicali era quella che rivestiva la maggiore importanza. Evan Gorga è morto nel 1957 a 92 anni ed è a lui che la cultura italiana deve essere riconoscente per aver contribuito alla conservazione di un enorme patrimonio artistico e culturale che altrimenti sarebbe andato disperso. Vi si e’ aggiunta in seguito una incredibile serie di strumenti rari e preziosi, tanto che adesso vi sono più di 3000 pezzi che vanno dall’antichità alla fine del ‘700. Sezioni di strumenti popolari di tutto il mondo e di strumenti-giocattolo, provenienti dal Museo di Palazzo Venezia e dal Museo di Storia delle Tradizioni Popolari. Dei 3.000 pezzi della collezione sono esposti circa 840 strumenti. Attraverso 18 sale viene ricostruita la storia della musica, dai primi strumenti a fiato e percussione del mondo antico greco e romano sino a quelli del nostro secolo. Sono esposti strumenti di musica popolare e colta, religiosa e militare, strumenti della tradizione musicale extraeuropea provenienti dall’Africa, dall’Oceania, dall’America. Tra i pezzi particolari l’arpa Barberini del XVII secolo, il clavicembalo verticale italiano ed il pianoforte costruito nel 1722 da Bartolomeo Cristofori (1655-1732), universalmente riconosciuto come l’inventore di questa tipologia di strumento.    ...

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Santa Prassede

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Prassede  Via di Santa Prassede, 9/a Roma (RM) Tel. 06 4882456 – Fax 06 4819059   La chiesa di Santa Prassede si trova nei pressi di Via Merulana all’altezza di Piazza Vittorio Emanuele. La chiesa ha origini molto antiche. Attorno alla basilica di Santa Maria Maggiore sorsero molte chiese, tra cui, come attesta una lapide del 491, un titulus Praxedis. Papa Adriano I verso l’anno 780 rinnovò completamente ciò che restava del titulus Praxedis, la chiesa attuale invece si deve al rifacimento operato da papa Pasquale I nell’817, che costruì un nuovo edificio sacro al posto del precedente, ormai fatiscente. La nuova chiesa era destinata ad accogliere le ossa dei martiri sepolti nel cimitero di Priscilla. Fin dal IX secolo la chiesa era inserita nel tessuto edilizio a tal punto che la facciata non era visibile dalla strada, come lo è tuttora; essa si trova all’interno di un cortile quadrangolare delimitato da edifici abitativi, ancora oggi sono visibili le colonne dell’antico nartece e tre finestre centinate in alto. L’interno, a pianta basilicale, era originariamente diviso in tre navate da sedici colonne di granito reggenti direttamente la trabeazione. Quattro di queste furono successivamente incorporate in pilastri di rinforzo, su cui sono impostate tre grandi arcate trasversali. Il catino absidale, l’arco absidale e l’arco trionfale sono intermante decorati a mosaico, con raffigurazioni tratte dall’apocalisse e una rappresentazione del cristo attorniato dai Santi e dal committente, papa Pasquale I. Splendidi gli affreschi alle pareti con “Storie della Passione”, figure di “Apostoli” sui pilastri, puttini e festoni, opere di vari autori dei primi del XVII secolo. Al centro del pavimento un disco di porfido copre un pozzo, ove, secondo la leggenda, Santa Prassede raccoglieva i resti ed il sangue dei martiri. La cappella di San Zeno è il più importante monumento bizantino in Roma e racchiude alcuni dei più importanti mosaici bizantini. Nella chiesa si trova il busto del vescovo Santoni, prima opera scultorea di...

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Santa Pudenziana

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Pudenziana Via Urbana, 160 Roma (RM) Tel. 06 4814622 – Fax 06 4463478     Per secoli si è ritenuto che Santa Pudenziana fosse la più antica chiesa cristiana di Roma: la chiesa sarebbe stata costruita sulla domus del senatore Pudente, che si trova nove metri sotto la basilica. Pudente, con le sue due figlie Pudenziana e Prassede, sarebbe stato convertito dall’apostolo Pietro che avrebbe dimorato sette anni nell’abitazione dell’amico. Origine e datazione della chiesa, pur antichissima, sono ancora in discussione.le strutture della chiesa farebbero parte delle Terme di Novato del II secolo, un secolo dopo l’arrivo di Pietro, e la trasformazione delle terme in una chiesa sarebbe avvenuta alla fine del IV secolo, sotto il pontificato di papa Siricio. Studi recenti, al contrario, sostengono che l’ubicazione in un edificio termale è da ritenersi infondata poiché non sono stati trovati bacini, condotti acquiferi e soprattutto vasche, manufatti tipici di un edificio di quel genere. Il mosaico dell’abside risale a circa il 390, vi è rappresentato Cristo in trono circondato dagli apostoli (ne sono rimasti dieci, gli altri probabilmente sono scomparsi con le ristrutturazioni cinquecentesche) e da due donne che gli porgono una corona ciascuna, la cui identità è oggetto di discussione: secondo alcuni sarebbero le sante Pudenziana e Prassede, figlie di Pudente, secondo altri rappresenterebbero la “Chiesa” e la “Sinagoga”, cioè i templi dei cristiani e degli ebrei. Solo la figura del Cristo ha l’aureola, e tiene in mano un libro aperto sul quale campeggia l’iscrizione DOMINUS CONSERVATOR ECCLESIAE PUDENTIANAE. Le figure si stagliano davanti a un’esedra porticata, dietro la quale si intravede il profilo di una città, che potrebbe essere identificata con Gerusalemme.  Questa interpretazione è resa plausibile dalla presenza, al centro del mosaico, di una croce gemmata che, secondo la tradizione, sarebbe stata fatta erigere dall’Imperatore Costantino sul Calvario,  poco al di fuori della città santa. Accanto alla Croce svettano in un cielo animato da nuvolette rosacee e azzurre i quattro Viventi dell’Apocalisse (l’angelo, il bue, il leone e l’aquila), una delle più antiche rappresentazioni del Tetramorfo giunte sino a noi in sede monumentale. Durante il pontificato di Adriano I la chiesa fu riedificata, quindi restaurata da papa Gregorio VII e da papa Innocenzo III, al quale si deve il magnifico campanile. Nel 1589 fu ampiamente modificata per opera di Francesco da Volterra. La facciata ricostruita per cura del cardinale Luciano Bonaparte committente di Antonio Manno (1870), presenta un bellissimo fregio del secolo XI, adattamento dell’originaria cornice marmorea della porta,...

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San Saba

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di San Saba Piazza Gian Lorenzo Bernini, 20 Roma (RM) Tel. 06 64580140 – Fax 06 64580133 parrocchia@sansaba.it www.sansaba.it     La Basilica di San Saba prende nome dal monastero e relativa chiesa che furono per secoli, dopo la caduta dell’impero romano, l’unica presenza abitata della zona. La tradizione li collega a san Gregorio Magno e a sua madre santa Silvia , che vi avrebbero dimorato nel VI secolo. Accertata è invece la presenza di alcuni eremiti che, nel VII secolo, si sarebbero insediati sulle rovine di quella che probabilmente era stata la caserma (statio) della IV coorte dei vigili, opportunamente collocata in un luogo da cui si poteva dominare con lo sguardo gran parte del territorio a sudest della città, fra l’attuale Porta San Paolo e Porta San Sebastiano. Si trattava di monaci orientali, provenienti dalla comunità fondata a Gerusalemme da san Saba e in fuga dalla Palestina travagliata da guerre, stragi e dall’espansione islamica: preso possesso del sito, vi istituirono un monastero che acquisì rapidamente fama e prestigio. Fra l’VIII e il IX secolo San Saba era considerato il monastero più importante di Roma, soprattutto perché in quei secoli i pontefici ne fecero il centro di irradiazione di una vivace attività diplomatica verso Costantinopoli e il mondo barbarico affidando ai suoi egumeni e abati importanti incarichi di ambasceria e negoziazione. Chiesa e monastero ricevettero così una ricca dotazione di suppellettili, una vasta decorazione di preziosi affreschi (molti oggi staccati a scopo conservativo) e, successivamente, veri e propri possedimenti come, fra gli altri, il castello di Marino (1253) e il castello di Palo (1330). Intorno al X secolo la comunità sabaitica, sempre più ridotta, venne sostituita dai benedettini di Montecassino e, nel 1144, dai cluniacensi che vi introdussero la riforma dei monasteri. Al XII-XIII secolo risale la ricostruzione della chiesa nelle forme odierne, soprelevata rispetto alla precedente (oggi nei sotterranei, chiusi al pubblico) e molto più ampia. Nuovi interventi architettonici si succedettero nel XV, XVI e XVIII secolo, mentre il governo del complesso religioso fu affidato prima ai cistercensi (1503) e, dal 1573, al Collegio Germanico Ungarico retto dai gesuiti, che ne hanno ancor oggi la direzione. Le architetture medievali della chiesa sono state almeno in parte ripristinate durante i restauri del 1900-1901 e del 1943, anche se la facciata originale è tuttora coperta da una disarmonica costruzione con portico settecentesco (i cui sgraziati pilastri hanno sostituito le colonne originarie), piano superiore con finestre rettangolari (al posto delle antiche...

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San Lorenzo in Lucina

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa di San Lorenzo in Lucina Via In Lucina, 16/A Roma (RM) Tel. 06 6871494 – Fax 06 68199122 slorenzoinlucina@tin.it   La Chiesa di San Lorenzo in Lucina é una delle più antiche chiese cristiane di Roma. Fu eretta durante il IV ed il V secolo sul luogo della casa della matrona Lucina, e riedificata da papa Pasquale II intorno al 1100. A lui si devono il portico con colonne di granito con capitelli ionici ed il campanile con gli ultimi tre piani a doppie bifore. Nel 1650 fu ristrutturata dal Fanzago. Sotto il portico si trovano lapidi, frammenti marmorei medioevali ed un bassorilievo di Tenerari (1825) in memoria di Cecilia Severini. L’interno è seicentesco, ad una sola navata con soffitto a cassettoni dorati. In una delle cappelle, sotto la mensa dell’altare, vi è un’urna con la graticola sulla quale San Lorenzo subì il martirio. Un’altra cappella da non perdere è quella “Fonseca”, opera del Bernini, conosciuta anche come “Cupoletta con Angeli suonatori”.  All’interno della cappella è il busto del medico portoghese Gabriele Fonseca, realizzato dal Bernini, mentre gli altri ritratti presenti sono opera dei suoi allievi. Sull’altare maggiore, di Carlo Rainaldi (1675), è posta la “Crocifissione” di Guido Reni. I sotterranei: La chiesa sorge nell’ antica area del Campo Marzio, VII regione augustea dedicata all’ addestramento dei militari in età romana, il suo asse di sviluppo principale è parallelo a quello dell’attuale Via del Corso, antica Via Lata. Nell’area intorno alla Chiesa vennero ritrovati i resti dell’Ara Pacis, sotto palazzo Peretti, e anche dell’Horologium Augusti, la grande meridiana orizzontale di Augusto, che sfruttava come gnomone un grande obelisco fatto arrivare dall’Egitto.La stratigrafia sotto la Chiesa è assai complessa ed evidenzia la forte continuità di vita nella zona attraverso i secoli. Sotto l’attuale Basilica ci sono edifici di età romana: il più antico è una domus di II sec d.c. di cui sono stati ritrovati un muro affrescato posto sotto l’abside e un pavimento musivo bianco e nero sotto la navata centrale. Questo piano pavimentale con mosaico è stato parzialmente coperto dalle fondamenta di un’insula di III sec. d.c. che si insedia nell’area della...

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Fondazione Roma Museo – Museo del Corso

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 8,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fondazione Roma Museo – Museo del Corso Via del Corso, 320 Roma (RM) Telefono 06 6786209   Nato nel 1999, per volontà e su impulso del Presidente della Fondazione Roma, il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, il Museo Fondazione Roma ha realizzato ad oggi oltre 35 mostre temporanee, in collaborazione con i più prestigiosi poli museali internazionali, tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, il Museo di Stato di San Pietroburgo, il Museo Puškin ed il Museo del Cremlino di Mosca, il Museo del Louvre, il Palace Museum di Pechino, la Gemäldegalerie di Berlino, The Honolulu Academy of Arts, il Whitney Museum of American Art di New York. L’arte e cultura uniscono ciò che è diviso proprio perché sono in grado di creare un codice comune, in cui tutte le barriere vengono abbattute. Il Museo Fondazione Roma intende proporsi come strumento di promozione di questo linguaggio universale: non mero spazio fisico di fruizione dell’arte ma anche luogo di socializzazione, di esperienze condivise e partecipate dalla comunità. Una identità che il Museo ha costruito ed affermato nel tempo attraverso una serie di iniziative collaterali alle mostre, quali incontri tematici, concerti, spettacoli, reading di poesia, iniziative per i bambini ed altre, specifiche per le categorie sociale deboli. Un Museo che mira all’inclusione sociale e allo sviluppo integrale della comunità, attento a valorizzare il passato della città di Roma, il suo patrimonio unico al mondo e, allo stesso tempo, aperto alle correnti artistiche contemporanee, italiane e straniere, come testimoniano le numerose mostre realizzate fino ad oggi, che hanno consacrato il Museo come una delle realtà più autorevoli e dinamiche del panorama culturale nazionale e internazionale. Le esposizioni hanno percorso le epoche e gli stili dell’arte italiana, europea e internazionale, dai Macchiaioli agli Impressionisti, da Rodin a Hopper, da Piranesi al Futurismo. Particolare attenzione è stata rivolta alle culture lontane da quella occidentale, come la Cina della Città Proibita o il Giappone del Maestro Hiroshige. Il Museo si distingue per la peculiarità della sua offerta estetica e per gli originali percorsi di approfondimento culturale, come i seminari, le conferenze, gli spettacoli e gli eventi a tema con l’esposizione in corso. La mostra “Roma e l’Antico. Realtà e Visione nel ’700” ha inaugurato il nuovo spazio espositivo di Palazzo Sciarra. Con l’apertura di questa sede, all’interno dello storico edificio della Fondazione Roma, il Museo ha ampliato la propria programmazione artistica: tale spazio è andato infatti ad affiancare...

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Santa Maria in Aracoeli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Maria in Aracoeli Scala dell’Arce Capitolina, 14 Roma (RM) Telefono 06 69763839   La Basilica di Maria in Aracoeli fu costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva su una delle due alture del Colle Capitolino. L’identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l’antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli. La prima costruzione risale al VI secolo, poi divenne intorno all’anno mille abbazia benedettina per passare successivamente ai frati minori, che tuttora la officiano. Questi ne iniziarono la ricostruzione secondo gli stili romanico e gotico. Nel medioevo assunse un ruolo assai rilevante poiché vi si radunavano i consiglieri per discutere della “Res Publica”. Vi era conservato il bambino di legno di olivo di Getsemani. La scalinata di 124 gradini di marmo venne costruita nel XIII secolo secondo la leggenda come ringraziamento per la fine della peste. La sua realizzazione si deve alla volontà del tribuno Cola di Rienzo che, trasformatosi in tiranno, da qui parlava alla folla. Nel XVII secolo i forestieri solevano dormire sulla scalinata, fin quando il principe Caffarelli non li scacciò facendo rotolare sulle scale delle botti piene di pietre. Dalla cima si gode un bel panorama di Roma con le cupole di Sant’Andrea della Valle e di San Pietro. L’interno, costruito su tre navate a tutto sesto, è ricco di tesori d’arte; tra gli altri, oltre al soffitto ligneo a cassettoni e al bel pavimento cosmatesco conservato in gran parte (salvo gli inserti di lastre tombali) e molto ben tenuto, sono presenti nella Cappella Bufalini affreschi del Pinturicchio che illustrano Storie di san Bernardino, affreschi tardomanieristi absidali del Cinquecento, una tavola con una Trasfigurazione di Girolamo Siciolante da Sermoneta, la pietra tombale di Giovanni Crivelli opera del Donatello, due pergami attribuiti a Lorenzo di Cosma e al figlio...

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Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Extraurbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa     Indirizzo e recapiti Piazza Del Risorgimento, 46 Roma (RM) Tel. 06 6896696 – Fax 06 6896696 cgmuseodir@carabinieri.it www.carabinieri.it   Fu istituito nel 1925, per volere del Generale di Corpo d’Armata Petitti di Roreto. L’edificio, già sede della Scuola Ufficiali dell’Arma, presenta sulle facciate, rivestite in pietra sperone, degli elementi decorativi in marmo e travertino, progettati dall’architetto Scipione Tadolini, e sulla facciata principale un rilievo a fascia dello scultore Enrico Tadolini. Il motto dell’Arma, “Nei secoli fedele”, corona il tutto. Il Museo raccoglie documenti, fotografie, quadri, armi, uniformi e cimeli dell’Arma dalla loro istituzione, 13 luglio 1814, fino ai nostri giorni passando per le guerre e campagne alle quali essa partecipò. Annesso al museo vi è il Salone d’Onore con sei tavole murali in gesso a grandezza naturale, raffiguranti i principali servizi che l’Arma svolge in tempo di pace o in guerra, ed il Sacrario dedicato ai propri caduti. Il salone d’onore ospita la prima bandiera dei carabinieri nonché quella del 1946. Il sacrario ospita dei medaglieri in cui vi sono le medaglie d’oro al valor militare e al valor civile. Inoltre vi sono dei cimeli ricordanti Salvo D’Acquisto, delle sculture, 160 tempere raffiguranti le divise dell’arma, 12 pergamene d’arte, dei quadri con tema le “Cave Ardeatine” e “Fiesole” ed altri 40 quadri di artisti dell’800 e del 900.    ...

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Santa Maria sopra Minerva

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa di Santa Maria sopra Minerva Piazza della Minerva, 42 Roma (RM) Telefono 06 6793926     La Chiesa fondata nel secolo VII sopra i resti di un tempio dedicato a Minerva Calcidica, fu riedificata in forme gotiche nel XII secolo. Nel Rinascimento fu risistemata la facciata e furono effettuati sostanziali lavori interni. Sulla facciata rimangono di quell’epoca solo i tre portali. Particolare attenzione va prestata all’obelisco egizio, sostenuto da un elefantino, che si trova accanto alla chiesa. Concepito in origine per decorare Palazzo Barberini, è un esempio della grande forza del Bernini. L’antico obelisco venne trovato nel giardino del Monastero di Santa Maria sopra Minerva e i frati vollero che venisse eretto nella loro piazza. La bella facciata della chiesa che la guarda di fianco è singolare per contrasto: è talmente semplice da non lasciare alcuno spazio alla fantasia. L’interno rappresenta l’unico esempio di complesso architettonico gotico in Roma. E’ a tre navate con volte a crociera poggiate su pilastri, il cui rivestimento marmoreo e l’ornamentazione pittorica si devono al restauro effettuato nel 1850, che ha privato il monumento del suo aspetto originario. All’interno della chiesa si trova il Monumento funerario di Suor Maria Raggi, illustre suora morta nel 1600. Il monumento è opera di Bernini: la religiosa è ritratta in un clipeo di bronzo sorretto da due cherubini, sullo sfondo di un drappeggio in marmo, che elabora un motivo barocco già adottato precedentemente dall’artista. Il monumento fu posto nella chiesa dopo il 1647, quando Lorenzo Raggi fu creato cardinale. Nella chiesa sono sepolti Santa Caterina da Siena e il grande pittore domenicano Beato...

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San Vitale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di San Vitale Via Nazionale, 194 Roma (RM) Telefono 06 482 3338     La Basilica di San Vitale trae la sua origine da un oratorio risalente al IV secolo e dedicato ai santi Gervasio e Protasio, martiri di origini Milanesi, figli di San Vitale. Verso la fine del secolo la pia matrona Vestina lascia tutti i suoi averi all’oratorio, che viene ristrutturato in basilica a tre navate e consacrato da papa Innocenzo I nel 402. Preti del titulus Vestinae sottoscrivono gli atti del sinodo romano del 499, mentre nella sottoscrizione del sinodo del 595 compare l’appellativo titulus Sancti Vitalis. Fu restaurata e dotata di ricchi doni da papa Leone III (795 816), nuovamente restaurata in epoca medievale, e completamente rifatta dai papi Sisto IV (1475) e Clemente VIII (1595): questi ultimi interventi ridussero la chiesa ad una sola navata, al posto delle tre originarie, e portarono alla scomparsa del portico, chiuso e ridotto a vestibolo della chiesa. Nel 1859 Pio IX fece costruire la caratteristica scalinata d’accesso che è in discesa a causa dell’innalzamento del piano stradale in seguito alla costruzione di via Nazionale. Lavori di restauro effettuati nel 1937-38 hanno ripristinato il portico originario. Il titolo cardinalizio, soppresso nel 1595, viene restaurato da Leone XIII nel 1880, e lo stesso pontefice erige la basilica in parrocchia nel 1884.La facciata presenta un portico, d’epoca paleocristiana, a cinque arcate su colonne con capitelli del V secolo, a cui in passato ne corrispondevano altre cinque nella facciata, oggi murate. Il portale d’ingresso presenta una iscrizione e lo stemma di Sisto IV, e preziosi battenti lignei scolpiti agli inizi del XVII secolo. L’interno è ad una sola navata con abside è stato restaurato nel 1859, mentre sono di epoca recente (1934) il pavimento ed il soffitto ligneo. Ai lati vi sono quattro altari, due per lato, provenienti dalla chiesa del V secolo. Nel transetto vi sono affreschi di Agostino Ciampelli raffiguranti la lapidazione ed il martirio di san Vitale. Altri affreschi, raffiguranti storie di martiri e profeti sono di Tarquinio Ligustri ed Andrea Comodo. Sopra l’ingresso vi è una cantoria sorretta da due colonne corinzie che accoglie un organo a canne costruito nel 1931 dai Fratelli...

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Museo Storico dell’Areonautica Militare

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Extraurbano – Taxi – Treno Visualizzazione ingrandita della mappa     Indirizzo e recapiti Aeroporto Vigna di Valle Roma (RM) Tel. 06 998871 – Fax 06 99887445 aeromuseo@aeronautica.difesa.it www.aeronautica.difesa.it   Il Museo storico dell’Aeronautica Militare è un museo aeronautico situato a Vigna di Valle nel comune di Bracciano (Roma), presso l’omonimo lago, luogo in cui nel 1908 venne costruito e volò il primo dirigibile militare italiano. Gestito direttamente dall’Aeronautica Militare, occupa le strutture che furono prima del Centro Sperimentale Aeronautico e quindi, fino al 1945, del Centro Sperimentale per gli idrovolanti e per l’armamento navale, poi sede di un reparto di Caccia Marittima e quindi di un gruppo di volo del soccorso aereo.[2] Il museo, oltre ai velivoli ed ai motori che rappresentano l’evoluzione dell’aeronautica in Italia, conserva importanti collezioni riguardanti apparecchiature fotografiche, apparati radioelettrici, armi, equipaggiamenti di bordo individuali e collettivi. A completamento è possibile ammirare numerosi oggetti e cimeli legati all’aeronautica gran parte dei quali provenienti da collezioni private. Pur mantenendo un indirizzo tipicamente tecnico e storico, una parte del museo è dedicata all’influenza che ha avuto l’aviazione nell’arte figurativa, esponendo opere dei pittori futuristi Pietro Annigoni, Giacomo Balla, Tato; e pittura contemporanea come l’opera Volo PAPIER froissé di Antonio Papasso. Il museo si sviluppa su una superficie espositiva coperta di circa 13000 m2 suddivisa in quattro hangars, oltre ad un settore esterno all’aperto: Hangar Troster: Ospita il settore che va dagli albori dell’aeronautica sino alla fine della prima guerra mondiale. L’hangar stesso è il più antico presente in Italia ed è stato ottenuto in conto riparazione danni di guerra dall’Austria alla fine del primo conflitto mondiale. All’interno vi sono esposti reperti che risalgono ai primordi del volo come il pallone aerostatico di Garnerin del 1804 o il barchino idroplano di Crocco e Ricaldoni che servì a sviluppare le conoscenze necessarie alla costruzione del primo dirigibile militare italiano, a fianco ai primi velivoli impiegati dalle Forze armate italiane. Hangar Velo: Ospita principalmente i velivoli operanti a cavallo delle due guerre mondiali. Vi si trovano dunque esposti alcuni degli idrocorsa che presero parte alla Coppa Schneider quali il Fiat C.29, i Macchi M.39 e M.67 e il Macchi-Castoldi M.C.72, alcuni oggetti legati alla spedizione polare del dirigibile Italia comandata da Umberto Nobile, tra cui anche una replica a grandezza naturale della navicella del dirigibile, e dei reperti che vogliono ricordare le trasvolate atlantiche organizzate da Balbo. Hangar Badoni: Ospita i velivoli operanti nella seconda guerra mondiale e quelli del primo periodo post-bellico. L’edificio è stato costruito nel 1930 e...

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San Lorenzo in Damaso

San Lorenzo in Damaso La Chiesa di San Lorenzo in Damaso, in Piazza della Cancelleria, è nota sin dall’antichità, dal sinodo di papa Simmaco, come Titulus Damasi. Secondo la tradizione San Lorenzo in Damaso fu costruita per la prima volta da papa Damaso I nella sua casa verso il 380. Esiste un distico attribuito a papa Damaso che celebra la costruzione della chiesa: “HAEC DAMASVS TIBI CHRISTE DEVS NOVA TECTA DICAVI LAVRENTII SAEPTVS MARTYRIS AVXILIO” Donato Bramante la modificò sostanzialmente alla fine del XV secolo su ordine del cardinale Raffaele Riario, durante i lavori di restauro del contiguo Palazzo della Cancelleria, dandole una nuova forma interna. Nei primi anni del XIX secolo, sotto la dominazione francese, fu sconsacrata. Nel 1820, dietro indicazione di papa Pio VII, fu restaurata da Giuseppe Valadier, ricevendo l’assetto attuale. Un ulteriore restauro fu reso necessario dopo un incendio che danneggiò la basilica nel 1944. La Chiesa è costruita su un mitreo romano; scavi sotto il cortile del Palazzo della Cancelleria nel 1988 – 1991 hanno rivelato fondazioni (IV e V secolo) della grande basilica fondata da Papa Damaso I, una delle più importanti chiese paleocristiane di Roma. Inoltre è stato identificato un cimitero in uso dal VIII secolo fino a poco prima della costruzione dei palazzo. La chiesa paleocristiana aveva come particolarità una navata trasversale posta dietro l’abside, sicché la basilica appariva circondata da portici. All’estremità della navata sinistra della chiesa si trova la Cappella della Concezione dove sull’altare è situata l’icona della S. Vergine, ritenuta opera romana dell’ultimo quarto del XII-XIII...

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Sant’Andrea della Valle

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Sant’Andrea della Valle Piazza Vidoni, 6 Roma (RM) Telefono 06 6861339   La grande Chiesa di Sant’Andrea della Valle fu iniziata nel 1591 su disegno di Gian Francesco Grimaldi e di Giacomo della Porta; fu ripresa da Carlo Maderno nel 1608, cui si deve anche la bellissima cupola, inferiore per ampiezza ed altezza solo a quella di San Pietro. Dal 1655 al 1665 Carlo Rainaldi, modificando in parte il disegno del Maderno, innalzò l’altissima e sontuosa facciata di travertino, su due ordini di colonne appaiate e lesene corinzie, con portale e finestrone nel mezzo e nicchie con statue e finestre ai lati, che creano nell’insieme forti effetti chiaroscurali per il vigoroso plasticismo. L’interno è a croce latina con vastissima navata ad un ordine di alte lesene a fascio, e fiancheggiata da grandi cappelle laterali. La volta a botte, la cupola luminosa, l’abside larga e splendente per ori ed affreschi, le danno un aspetto fastoso. La cupola, realizzata da Carlo Maderno, è la terza in altezza della città di Roma, è molto luminosa grazie ad un ordine di finestre intervallate da semi-colonne, in numero di otto. La presenza delle finestre, se da un lato permette l’illuminazione sontuosa che caratterizza la chiesa, dall’altro rende difficilmente distinguibile il meraviglioso affresco della cupola, realizzato da Giovanni Lanfranco tra il 1621 ed il 1625. Il lavoro venne condotto in concomitanza, e probabilmente in competizione, con l’affresco dei pennacchi (o peducci) e del transetto absidale, con storie di Sant’Andrea, eseguiti dal Domenichino tra il 1621 ed il 1628. La cupola ritrae la Gloria del Paradiso, mentre i pennacchi rappresentano i Quattro evangelisti. Tra i due artisti, entrambi appartenenti alla Scuola Carracci, c’era forte competizione, tanto che lo Zampieri accusò Lanfranco di averlo spinto da un’impalcatura, dopodiché fuggì a Napoli. Alle estremità della navata, sopra gli ultimi archi, si trovano le due tombe dei papi Piccolomini, trasportate nel 1614 da San Pietro in Vaticano. Da non perdere la serie assai pregevole degli affreschi del...

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Galleria d’arte moderna di Roma Capitale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: a partire da 6,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Indirizzo e recapiti Via Francesco Crispi, 24 Roma (RM) Telefono 060608 info@galleriaartemodernaroma.it www.galleriaartemodernaroma.it     È così che ci giunge – a distanza di quasi un secolo – un patrimonio assoluto di Arte Moderna, nonché uno tra i maggiori di Roma Capitale, oggi. Capolavori di scultura, pittura e grafica a firma dei grandissimi artisti che li hanno realizzati tra la seconda metà dell’Ottocento e il secondo dopoguerra, sono la testimonianza del meglio di quell’epoca a Roma e ne raccontano la Storia, non solo dell’Arte. Il primo nucleo della Galleria – acquisito nel 1883 presso l’Esposizione Internazionale di Belle Arti e destinato ad arricchirsi rapidamente – venne inaugurato a Palazzo Caffarelli in Campidoglio. È del 1931 la trasformazione del nome in Galleria Mussolini, e vi si trova, allora, un panorama altamente rappresentativo dell’Arte italiana del secolo precedente. Ma è proprio nel corso degli anni Trenta che la collezione si amplia, con acquisizioni di opere dalle rassegne romane dell’epoca. Sono anni di straordinario fervore creativo, ed infatti entrano a far parte della Collezione opere di Giorgio de Chirico, Mario Mafai, Scipione, Gino Severini, Giorgio Morandi, Giuseppe Capogrossi, Afro, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Mario Sironi e, tra gli scultori, Arturo Martini, Marino Marini, Giacomo Manzù.   L’allestimento attuale nell’antico monastero delle Carmelitane Scalze restituisce al pubblico – a distanza di molti anni dalla chiusura nel 2003 – una Galleria adeguata ai moderni standard museali, in cui ammirare un’accurata selezione di opere tra le tremila parte della Collezione. È un percorso privilegiato tra le tendenze dell’arte italiana post risorgimentale e del Novecento: dal realismo partenopeo di Vincenzo Gemito all’estetica simbolista di Nino Costa e Hirémy Hirschl, dalle interpretazioni Liberty di Adolfo De Carolis e Duilio Cambellotti ai ritratti del Divisionismo romano, si arriva alla cultura artistica tra le due guerre. Qui, si spazia dalla riscoperta di una nuova classicità in Felice Carena al Novecento di Mario Sironi; dal Realismo Magico di Antonio Donghi agli esiti futuristi di Enrico Prampolini, per continuare con i capolavori degli anni Trenta: Scipione e la Scuola Romana per la pittura, Arturo Martini e Marino Marini per la scultura....

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Santa Francesca Romana – Santa Maria Nova

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Santa Francesca Romana – Santa Maria Nova Piazza di Santa Francesca Romana, 4 Roma (RM) Tel. 06 6795528 – Fax 06 69940205 La Chiesa di Santa Francesca Romana fu costruita nel IX secolo per volere di papa Paolo I, su di un preesistente oratorio. Leggenda Il luogo dove si trova la chiesa era, secondo la tradizione, quello della morte di Simon Mago. Secondo la leggenda, Simon Mago volendo dimostrare di possedere poteri superiori a quelli di Pietro apostolo e di Paolo di Tarso, avrebbe levitato davanti ai due santi, i quali sarebbero caduti in ginocchio a pregare, causando la caduta e morte di Simone. La lastra di marmo recante le impronte delle ginocchia dei due apostoli è murata nella parete sud della chiesa. Dedica e ristrutturazioni A seguito del restauro del X secolo, ricevette la dedica alla Madonna e il nome di Santa Maria Nova per distinguerla dall’altra chiesa del Foro Romano avente la stessa dedica, Santa Maria Antiqua. Nel XII secolo l’edificio fu sottoposto ad un’importante ristrutturazione, che vide l’erezione del campanile e la decorazione dell’abside. Con la traslazione delle reliquie di Francesca Romana nella cripta, nel XV secolo, la chiesa cambiò dedica per assumere quella attuale. La facciata, di Carlo Lombardo (1615), è tutta di bianco travertino e si alza nella parte mediana. Il timpano è coronato da statue, con un ordine di due coppie di lesene. Comprende in alto un balcone ed è raccordata al portico che si estende in basso. L’alto campanile romanico è ornato da finestre a doppie bifore. L’interno è ad una sola navata con cappelle laterali ed un ricco soffitto a cassettoni. La chiesa è officiata, dal 1352, dai Benedettini di Monteoliveto. Santa Francesca Romana ospita l’icona della Madonna Glycophilousa (“Madonna della dolcezza”): risalente al V secolo, l’opera è stata qui traslata da Santa Maria Antiqua a causa del decadimento di quella chiesa. Tra le altre opere, si segnala, invece, il Miracolo di san Benedetto, dipinto settecentesco di Pierre Subleyras. Nella volta della prima cappella a destra si trova l’affresco Dottori della Chiesa della scuola del celebre Melozzo da Forlì, pictor...

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San Giovanni dei Fiorentini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa San Giovanni dei Fiorentini Via Acciaioli, 2 Roma (RM) Tel. 06 68892059 – Fax 06 68892059 s.giovdeifiorentini@libero.it La Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini fu edificata per volontà del primo Papa Medici, Leone X, che indisse un concorso per la costruzione dell’edificio. Nonostante tra i concorrenti ci fosse anche Raffaello, fu prescelto il progetto del Sansovino. La realizzazione pratica della chiesa, rivelatasi molto difficile, risale alla fine del 1500. Il completamento dell’interno avvenne solo nel 1620 e fu Carlo Maderno a portarlo a termine erigendo la cupola e dando al Tempio dei Fiorentini un carattere sobrio e al tempo stesso austero. Il nome della chiesa trae origine dal fatto che, anticamente, sorgeva accanto ad essa il grande palazzo cinquecentesco che ospitava il Consolato Fiorentino. Dal 1564 al 1575 S. Filippo Neri fu rettore della Chiesa. Tra le opere d’arte che si possono ammirare nelle dieci cappelle laterali, spiccano alcuni monumenti funebri realizzati dai maggiori scultori dell’età barocca: Bernini, Algardi e Borromini, sepolto lui stesso in questa chiesa insieme al nipote Carlo Maderno. Del Bernini sono conservati i due busti di Antonio Coppola ed Antonio Cepparelli, patrizi fiorentini benefattori dell’Arciconfraternita e dell’Ospedale dei Fiorentini. La facciata in travertino, restaurata nel 1992, fu realizzata solo nel 1734 da Alessandro Galilei. L’abside della basilica rappresenta un vero e proprio museo della scultura barocca: l’altare maggiore si apre sull’imponente gruppo scultoreo raffigurante il Battesimo di Cristo, opera di Antonio Raggi con ai due lati i sepolcri della famiglia Falconieri con le statue raffiguranti La Fede di Ercole Ferrata e La Carità di Domenico Guidi, arricchite da geni in stucco, mentre settecenteschi sono i ritratti marmorei dei membri della famiglia Falconieri in medaglioni policromi retti da putti. Il colossale altare maggiore, tutto in marmo rosso di Francia e cottanello (proveniente dall’omonimo paese in provincia di Rieti) è sormontato dalla Giustizia di Michel Anguier e dalla Fortezza di Leonardo Reti. Il transetto è arricchito da busti commemorativi di Antonio Barberini, del Bernini, di Pietro Francesco De Rossi, di Domenico Guidi, di Ottaviano Acciaioli, di Ercole Ferrata, e di Ottavio Corsini...

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San Pietro in Vincoli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   San Pietro in Vincoli Piazza di San Pietro in Vincoli, 4/A Roma (RM) Telefono 06 97844950 La Basilica di San Pietro in Vincoli fu fatta costruire nel 442, presso le Terme di Tito all’Esquilino, da Licinia Eudossia, figlia di Teodosio II e moglie di Valentiniano III sul luogo di un precedente luogo di culto cristiano indicato come titulus apostolorum. L’imperatrice fece costruire la chiesa per custodire le catene (in lingua latina vincula) di san Pietro che la madre, l’imperatrice Elia Eudocia, aveva avuto in dono da Giovenale, patriarca di Gerusalemme durante il suo viaggio in Terra Santa insieme alle catene che avevano legato il santo nel carcere Mamertino. Secondo la leggenda il papa Leone I le aveva avvicinate per confrontarle e le catene si erano congiunte tra loro in maniera inseparabile. L’edificio fu restaurato da papa Adriano I nel 780, nel 1471 da papa Sisto IV e nel 1503 da Giulio II, come Sisto IV appartenente alla famiglia dei della Rovere. Al restauro di Giulio II risale l’architettura attuale della chiesa, con il portico d’ingresso, e la ristrutturazione del convento annesso. Il disegno originario del chiostro, che è stato recentemente restaurato, è attribuito dal Vasari a Giuliano da Sangallo. L’edificio del convento fu adibito, dopo l’unità d’Italia, a sede della Facoltà di Ingegneria della Sapienza. L’interno è a pianta basilicale ed è diviso in tre navate, separate da 20 colonne antiche di marmo greco, doriche, provenienti forse dal vicino complesso del portico di Livia e facenti parte della costruzione originaria paleocristiana del V secolo. La volta a botte ribassata della navata centrale mostra un grande affresco di Giovanni Battista Parodi. Il Mosè di Michelangelo Buonarroti per la tomba di Giulio II si trova nel transetto destro, tuttavia le spoglie del papa, morto il 21 febbraio 1513, vennero sepolte in San Pietro in Vincoli più di un secolo dopo. Al momento della morte di Giulio II infatti il mausoleo non era terminato. Nel mausoleo vi sono anche altre opere di Michelangelo, sebbene di minore intensità espressiva, come anche la Rachele e Lia. Subito a sinistra dell’ingresso c’è la tomba di Antonio e Piero del Pollaiolo, con i busti raffiguranti i due artisti fiorentini, sovrastata da un loro affresco, mentre nel secondo altare della navata destra vediamo un Sant’Agostino del Guercino e il Ritratto del cardinale Margotti del Domenichino, che ne ha disegnato anche il sepolcro. Nell’altare della sacrestia sono conservate le catene di san Pietro che danno il nome alla chiesa. Le...

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Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri Piazza della Repubblica Roma (RM) Tel. 06 4880812 – Fax 06 4870749 www.santamariadegliangeliroma.it     Santa Maria degli Angeli e dei Martiri viene costruita nel 1563 da Michelangelo nell’ aula del “Tepidarium” delle Terme di Diocleziano, l’artista intervenne nel complesso termale restaurando l’aula del tepidarium e dimostrando un atteggiamento moderno e non distruttivo nei confronti dei resti archeologici. Si limitò a delimitare, con pochi setti murari, tre campate contigue, coperte a crociera, a cui furono aggiunte due cappelle laterali quadrate, creando così un edificio ecclesiastico singolare per la sua epoca, con una spazialità dilatata lateralmente anziché longitudinalmente, nonostante il parere dei committenti. L’asse principale partiva dal vestibolo, ricavato da un piccolo vano adibito a ninfeo di passaggio verso il calidarium e si concludeva nel coro ricavato nella zona della natatio. Al tempo michelangiolesco esistevano altri due ingressi ai lati del transetto. L’edificio fu alterato nel suo aspetto originale da Luigi Vanvitelli nel XVII secolo, il quale decorò nello stile dell’epoca il sobrio interno voluto da Michelangelo, di cui non rimane alcuna documentazione e intervenne anche per ricreare un’uniformità architettonica che si era persa con vari interventi successivi a Michelangelo. Tramite le otto colonne in muratura si creò una composizione nel passaggio tra il vestibolo e la crociera e tra la crociera stessa e il presbiterio. Sulla piazza dell’esedra creò una facciata con portale a timpano, architettura tipica della struttura romana termale che Vanvitelli raccordò alla chiesa tramite lesene e fasce orizzontali. Inoltre, Vanvitelli sistemò tutti i quadri provenienti dalla Basilica Vaticana, curò anche il trasporto a Santa Maria degli Angeli delle grandi pale d’altare, sostituite da copie a mosaico per ragioni conservative (erano minacciate dall’umidità). Santa Maria degli Angeli risultò così una ricchissima pinacoteca con opere dal XVI al XVIII secolo, dal Martirio di San Sebastiano del Domenichino, alla Caduta di Simon Mago di Pompeo Batoni, al Battesimo di Gesù di Carlo Maratta, alla Messa di San Basilio di Pierre Subleyrais, al “Martirio di San Sebastiano”del Domenichino. Il complesso architettonico si presenta singolarmente suggestivo per l’armonia delle grandiose strutture, rispettate dall’ornamentazione, piuttosto minuta, aggiunta nel Settecento. In sagrestia è esposto il progetto originale di Michelangelo. Santa Maria degli Angeli è la chiesa preferita per le funzioni religiose di carattere...

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Santi Silvestro e Martino ai Monti

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santi Silvestro e Martino ai Monti Viale Monte Oppio, 28 Roma (RM) Tel. 06 4784701 – Fax 06 47847063     La Basilica Santi Silvestro e Martino ai Monti fu fondata da Silvestro I su un terreno donato da un esponente della famiglia degli Equizi (da cui il nome di Titulus Equitii) nel IV secolo. Agli inizi era un oratorio dedicato a tutti i martiri. Si sa che un incontro preparatorio del Primo concilio di Nicea fu tenuto qui nel 324. L’attuale chiesa di San Martino ai Monti data dall’era Carolingia, ma una struttura colonnata del III secolo è stata individuata sotto ed accanto ad una chiesa posteriore. Questo ha spinto alcuni studiosi ad identificare questa struttura con il Titulus Equitii, ma lo scopo originale di questo pressoché modesta sala fu probabilmente di servire come spazio di immagazzinamento per usi commerciali. Nel 500, la chiesa fu ricostruita e dedicata ai santi Martino di Tours ed a papa Silvestro I da papa Simmaco. In questa occasione, la costruzione fu sopraelevata ed il primo oratorio divenne sotterraneo. Fu ricostruita di nuovo da Adriano I nel 772 e da Sergio II nel 845. La struttura della chiesa attuale segue la chiesa antica e molti parti sono state riusate, anche se ulteriori trasformazioni furono eseguite da Filippo Gagliardi nel XVII secolo. L’interno ha tre navate con colonne antiche, la vasta navata mediana è coperta da un soffitto a lacunari realizzato per volontà del cardinale Carlo Borromeo (1560). Lungo le pareti, una serie di affreschi che illustrano la campagna intorno a Roma nel XVII secolo di Gaspare Dughet. Una lampada votiva d’argento è conservata nella sacrestia: si ritiene che sia stata fatta con la tiara di San Silvestro, mentre sotto l’altare si trovano le reliquie dei santi Artemio, Paolina e Sisinnio, traslate qui dalle Catacombe di Santa Priscilla. Accompagnati dal sacrestano si può scendere sotto la chiesa dove ci sono i resti della casa di Equitius, raro esempio di chiesa domestica ricavata in annessi delle terme di Traiano. Nella cripta della chiesa c’è un mosaico del VI secolo con il ritratto di papa Silvestro. Tra i titolari del Titulus Ss. Silvestri et Martini in Montibus ci sono stati i futuri papi Pio XI e Paolo...

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Basilica Santi XII Apostoli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica Santi XII Apostoli Piazza dei Santi Apostoli, 51 Roma (RM) Telefono 06 699571 La Basilica Santi XII Apostoli fondata nell’ età bizantina, portata avanti nell’età di Narsete nel VI secolo da Papa Pelagio I, conserva le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo. Santi XII Apostoli è l’unica basilica di Roma che non sia stata edificata su edifici romani preesistenti, anche se vi furono precocemente utilizzati materiali di spoglio (si pensa provenienti dalle Terme di Costantino, e non, come vuole una leggenda, dal vicino Foro di Traiano). Il modello architettonico della chiesa originale era quello, a pianta centrale, del bizantino Apostoleion di Costantinopoli. Nel 1348, fu distrutta da un terremoto, solo nel XV secolo, Martino V, che apparteneva alla famiglia Colonna, da secoli insediata nelle vicinanze, la fece restaurare. Sempre nel XV secolo fu eretto il portico antistante la facciata e l’abside della basilica fu ornata da un grandioso affresco con l’Ascensione, opera di Melozzo da Forlì, i cui frammenti sono oggi divisi tra i Musei Vaticani e il Palazzo del Quirinale dopo il rifacimento settecentesco. Il lavoro di Melozzo, notevole soprattutto per il magistrale uso della prospettiva da sotto in su, ebbe notoriamente influenza su Michelangelo e gli affreschi della Cappella Sistina, in particolare per il Cristo del Giudizio Universale. Nel 1702 Clemente XI commissionò un totale rifacimento dell’edificio che fu portato avanti da un gruppo di architetti tra cui Carlo Fontana, suo figlio Francesco Fontana, Ludovico Rusconi Sassi e Nicola Michetti.All’interno del nartece si notano la stele funeraria dell’incisore Giovanni Volpato, opera di Antonio Canova e altre lapidi. Neoclassico rimane, invece, il piano superiore della facciata con il grande finestrone. All’interno, caratterizzato da un’architettura solenne e severa, si possono ammirare opere di Antoniazzo Romano, Benedetto Luti, Giuseppe Cades (la splendida Estasi di San Giuseppe da Copertino) e alcuni rilievi tombali del XV secolo, di cui uno ad opera di Mino da Fiesole. Pure ammirevole è la Tomba di Lorenzo Colonna, opera rinascimentale di Luigi Capponi, seguace di Andrea Bregno. Ciononstante, le due opere più note sono il fastoso affresco della volta, decorata dal Trionfo dell’Ordine Francescano del Baciccio (1707) e il monumentale sepolcro di papa Clemente XIV di Antonio Canova (1787). La volta della sacrestia è decorata dal veneziano Sebastiano Ricci. Dal 2008 in un’intercapedine fra la chiesa ed un palazzo confinante sono visibili gli affreschi della Cappella Bessarione. Detti affreschi sono attribuiti a Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e loro botteghe. L’interstizio è stato casualmente scoperto nel 1959...

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Sant’ Apollinare

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Sant’ Apollinare Piazza di Sant’ Apollinare, 49 Roma (RM) Tel. 06 6875211 – Fax 06 68164400 La chiesa di Sant’ Apollinare fu fondata da papa Adriano I intorno al 780, su resti di preesistenze di epoca romana, il quale fece costruire accanto alla chiesa anche un monastero per monaci basiliani in fuga da Costantinopoli. La chiesa fu dotata anche di un collegio di canonici, testimoniato per la prima volta nel 1284, e che durò fino al 1576. Nel 1517 papa Leone X la elevò a titolo cardinalizio. L’edificio originario era preceduto da un piccolo portico e, al suo interno, era suddiviso in tre navate con abside. Esso fu poi ricostruito nelle forme attuali da Ferdinando Fuga per volontà di Benedetto XIV tra il 1742 e il 1748: lo stesso pontefice consacrò la nuova chiesa il 21 aprile di quell’anno. Con la riedificazione, Sant’ Apollinare divenne parte di un vasto complesso edilizio che fu sede del Collegio Germanico-Ungarico dei Gesuiti dal 1574 al 1773; esso fu poi sede del Pontificio istituto di Sant’ Apollinare; nel 1992 l’intera struttura, compresa la chiesa – che sono di proprietà dell’APSA – è stata data in affitto alla Prelatura dell’Opus Dei, che vi ha installato la sua Pontificia Università della Santa Croce. Nel 2008 è stato completato il lungo restauro dell’intero immobile e della piazza antistante. Dal portale si accede all’atrio, anticamente un portico, trasformato in cappella. Qui è conservata un’immagine del XV secolo raffigurante una Madonna tra gli apostoli Pietro e Paolo. A questa immagine è legato un particolare episodio della storia di Roma: durante il passaggio dei soldati di Carlo VIII di Francia nel 1494, la venerata immagine fu ricoperta da uno strato d’intonaco per nasconderla e proteggerla dai soldati che avevano posto il loro accampamento davanti alla chiesa. L’immagine fu così dimenticata e riapparve grazie ad un terremoto che ne staccò l’intonaco il 13 febbraio 1647. La chiesa è costituita da una navata unica con cappelle laterali. La volta della navata, a botte, è decorata con un affresco di Stefano Pozzi che raffigura la Gloria di Sant’ Apollinare. Sono sei le cappelle laterali, tre per lato: su quello destro vi sono le cappelle dedicate ai santi Luigi Gonzaga, Giuseppe e Francesco Saverio; sul lato sinistro le cappelle dedicate ai santi Giovanni Nepomuceno, Josemaría Escrivá de Balaguer ed Ignazio di Loyola. L’altare maggiore, nell’abside rettangolare, è opera di Bernardino Ludovisi del 1746; la tela raffigurante il santo titolare è di Ercole Graziani. Tra i molti...

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San Bartolomeo all’Isola

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa San Bartolomeo all’Isola  Piazza di San Bartolomeo all’Isola, 22 Roma (RM) Telefono 06 6877973 info@sanbartolomeo.org www.sanbartolomeo.org La Basilica di San Bartolomeo all’Isola, al centro dell’Isola Tiberina, venne edificata nel 998  per conto dell’imperatore tedesco Ottone III.  Fu costruita per accogliere inizialmente le spoglie di un amico dell’imperatore,  Sant’Adalberto, e a oggi conserva anche le spoglie di un altro martire: San Bartolomeo, le cui reliquie sono custodite  nell’altare maggiore. L’Isola Tiberina era, già nell’antichità, un luogo di pellegrinaggio prediletto per il culto delle divinità; tra cui quello del dio della medicina Esculapio, per il quale fu costruito un tempio e dove vi erano numerosi pellegrini che visitavano il luogo sacro per implorare la propria guarigione. Rovinata e quasi completamente distrutta da una piena del fiume Tevere nel 1557, fu riadattata e rimodernata nel 1624 da Orazio Torriani, con una facciata barocca su due piani ed un portico. Infine, restaurata nel 1852. Spicca all’orizzonte e, visibile dalle rive del Tevere, il campanile romanico a trifore del XII secolo. L’interno della chiesa è diviso in tre navate grazie a due ordini di quattordici antiche colonne. La particolarità della struttura è quella di possedere transetto ed abside rialzati. Il soffitto a cassettoni è ricco di dipinti ed affreschi (1865). La Basilica di San Bartolomeo è oggi luogo memoriale dei “nuovi martiri” del XX secolo. All’interno la basilica ospita le memorie e le reliquie di molti testimoni del nostro tempo, dal vescovo martire Óscar Arnulfo Romero al cardinale Juan Jesús Posadas Ocampo, ucciso dai narcotrafficanti all’aeroporto di Guadalajara, dal pastore evangelico Paul Schneider al contadino Franz Jägerstätter, oppositori del nazismo per obiezione di coscienza e testimonianza di fede, dal monaco e guida spirituale Sofian Boghiu, oppositore del totalitarismo comunista in Romania a don Andrea Santoro, prete romano ucciso a Trebisonda come il prete francese André Jarlan in Cile, testimoni del dialogo e dell’amicizia con i più...

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Santa Cecilia in Trastevere

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 2,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di Santa Cecilia in Trastevere La Basilica di Santa Cecilia si trova nel Rione Trastevere. La leggenda vuole che la chiesa di Santa Cecilia sorga sulla casa familiare di Cecilia, «…vergine illustre, nata da nobile stirpe romana», che subì il supplizio verso il 220. Il Titulus Caeciliae è in effetti attestato già dal V secolo. All’inizio del IX secolo papa Pasquale I, grande recuperatore di reliquie ed edificatore di chiese (Santa Maria in Domnica, Santa Prassede), ebbe in sogno la visione di Cecilia che gli rivelava la propria sepoltura; fece quindi erigere la chiesa in forma basilicale sul luogo della precedente e vi traslò il corpo. La struttura originaria era classicamente basilicale: navata centrale sostenuta da dodici colonne collegate da archi a tutto sesto, soffitto a capriate, abside semicircolare con il catino decorato in mosaico (la decorazione originaria era però più ampia, coprendo anche i lati), piccola cripta sotterranea in corrispondenza dell’altare maggiore e senza dislivello con la navata. L’edificio fu abbellito e crebbe nei secoli successivi; accanto sorse successivamente un monastero, anch’esso dedicato a santa Cecilia e a sant’Agata. Papa Pasquale II fece costruire nel XII secolo il campanile (oggi leggermente pendente) e il portico, e nella seconda metà del XIII Pietro Cavallini vi affrescò il Giudizio universale, mentre Arnolfo di Cambio eresse il ciborio nel 1293. Durante i lavori di ristrutturazione effettuati nel 1599 dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati, (nipote di Papa Gregorio XIV, e il cui monumento funebre è quello che si vede nel portico, a destra) fu aperto il sepolcro di marmo e nella ulteriore cassa di cipresso che esso racchiudeva si ritrovò il corpo quasi integro della santa, vestito di bianco e con il segno delle ferite sul collo. L’evento fu considerato miracoloso tanto che anche papa Clemente VIII andò a constatarlo. Si commissionò allo scultore Stefano Maderno la riproduzione della figura così com’era stata ritrovata. L’eccezionale opera in marmo pario, attualmente esposta sotto l’altare maggiore, testimonia nei secoli l’evento. All’inizio del Settecento il cardinale Francesco Acquaviva d’Aragona affidò a Ferdinando Fuga un intervento di sistemazione esterno assai scenografico, il cui risultato fu l’attuale prospetto monumentale dell’entrata, con il nome del cardinale stesso ben in vista; nuovi ambienti destinati a sacerdoti e personale e la creazione dell’ampio cortile, con a destra il monastero delle suore francescane e a sinistra quello delle benedettine. Degli ambienti sotterranei era nota soltanto la cripta e il cosiddetto “Bagno”, il calidarium in cui la leggenda voleva che...

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Santa Croce in Gerusalemme

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme  La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, detta anche Eleniana o Sessoriana, sorge sull’area precedentemente occupata dal Sessorium, un complesso residenziale di proprietà imperiale, iniziato nella prima metà del III secolo, comprendente oltre al palazzo vero e proprio anche un circo e un anfiteatro (oggi detto castrense) successivamente inglobato nelle mura aureliane. Il palazzo sarebbe poi divenuto residenza di Elena, madre di Costantino. Questi, intorno alla metà del IV sec., fece ricavare nell’atrio del palazzo una basilica per custodirvi le reliquie della Santa Croce, da Elena portate a Roma dopo un viaggio in Palestina. La primitiva basilica, un’aula rettangolare scandita da tre navate trasversali, venne ristrutturata da papa Lucio II, che nel 1144 la fece suddividere in tre navate longitudinali, la dotò di un portico (nartece), eresse il campanile in laterizio tuttora esistente e fece costruire il chiostro nel monastero che fin dal X secolo era sorto accanto alla chiesa. Importanti interventi sui soffitti delle navate e sulle decorazioni parietali vennero promossi alla fine del XV sec. dal cardinale spagnolo Carlvajal, che li affidò ad una cerchia di artisti tra cui spiccano i nomi di Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano. La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme assunse l’aspetto con cui la conosciamo oggi nel XVIII secolo, quando Benedetto XIV Lambertini (1740-1758) incaricò gli architetti Domenico Gregorini e Pietro Passalacqua di edificare una nuova facciata e di ripristinare l’interno. La facciata in travertino, uno dei capolavori del barocchetto romano, mostra evidenti ascendenze borrominiane nel dinamico alternarsi di superfici concave e convesse. Suddivisa in tre settori da un solo ordine di lesene, è sormontata da un timpano curvilineo con balaustra e statue degli evangelisti, Elena e Costantino. Sulla destra svetta il campanile romanico, in laterizio con bifore accoppiate, del tempo di Lucio II (XII sec.). Dal portale centrale si accede all’atrio ellittico, con cupoletta, colonne di granito e corridoio anulare, anch’esso opera di Gregorini e Passalacqua. La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, l’interno L’interno della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme è suddiviso in tre navate da dodici colossali colonne antiche di granito, quattro delle quali furono incorporate in pilastri nella ristrutturazione settecentesca. A questa risalgono anche le paraste, le decorazioni a stucco e il soffitto ligneo, al centro del quale si trova una grande tela di Corrado Gianquinto (1744). Il pavimento cosmatesco è stato restaurato nel 1933. Nel presbiterio, ciborio settecentesco sorretto dalle colonne del precedente (1148); sotto all’altare maggiore, urna di basalto con...

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San Sisto Vecchio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa San Sisto Vecchio Piazzale Numa Pompilio, 8 Roma (RM) Telefono 06 77205174   La Chiesa di San Sisto Vecchio costruita nel IV secolo, è registrata nei documenti come il titulus Crescentianae, che la pone in relazione ad una certa Crescenziana, forse la matrona che ne finanziò la costruzione. La tradizione vuole che la costruzione di San Sisto vecchio sia stata approvata da papa Anastasio I (399-401). La chiesa conserva le reliquie di papa Sisto II, santo cui è dedicata, traslate qui dalle catacombe di San Callisto nel VI secolo. San Sisto fu ricostruita all’inizio del XIII secolo per volere di papa Innocenzo III. È conservato un affresco reallizzato in questa occasione e raffigurante scene dal nuovo testamento e dagli apocrifi. Il resto dell’edificio, ad eccezione dell’abside e della torre campanaria, fu del tutto rimodernato da Filippo Raguzzini su commissione di papa Benedetto XIII, intorno agli anni 1730. Nel chiostro vi sono i resti della più antica chiesa e la relativa cappella annessa, all’interno della quale sono rappresentate le “Storie di San Domenico”. Assolutamente da non perdere il campanile del XII secolo, a tre ordini di trifore, del tempo di Innocenzo III (fine del 1100). Il convento annesso alla chiesa fu la prima sede dei frati predicatori a Roma e, per incarico di papa Onorio III, san Domenico vi raccolse una comunità di monache disposte ad accettare una più stretta osservanza. Nel 1891 la monaca domenicana Antonia Lalia vi fondò la congregazione missionaria detta, dal titolo del monastero, di San...

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Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù  Corso del Rinascimento, 27 Roma (RM) Tel. 06 6875214 – Fax 06 68804138 mscroma@tiscalinet.it     La Chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, il cui interno è visibilmente recente, ha invece una storia antica. Il primo edificio fu eretto nel XIII secolo nell’area dello Stadio di Domiziano, sacro alla tradizione cristiana per la memoria dei martiri che vi avevano trovato la morte, per volontà dell’infante Enrico, figlio del re di Castiglia Ferdinando III, e intitolato al protettore della Reconquista, Santiago, prendendo il nome di San Giacomo degli Spagnuoli. Nel 1440 il canonico della cattedrale di Siviglia don Alfonso de Paradinas fece interamente ricostruire l’edificio a proprie spese affidando i lavori a Bernardo Rossellino – con una bella facciata – e, morendo, legò il proprio patrimonio alla chiesa. Erano quelli, a Roma, i decenni della potenza dei papi spagnoli. Alessandro VI Borgia ordinò nuovi lavori di ampliamento, fece allargare una piazza di fronte all’ingresso su via della Sapienza (sul lato dell’abside) e trasferì negli edifici annessi gli ospizi per i pellegrini spagnoli che l’infante Enrico aveva fondato, uno presso il Campidoglio e l’altro lì vicino, in via di Santa Chiara. La chiesa di San Giacomo divenne così, nel 1506, la chiesa nazionale del regno di Castiglia a Roma, e nel 1518 fu di nuovo rimaneggiata da quell’Antonio da Sangallo il Giovane, che sarebbe poi divenuto l’”architetto di tutte le fabbriche pontificie”. La chiesa e i suoi annessi furono per molto tempo riccamente mantenuti dai lasciti degli spagnoli di Roma, e le loro finestre su piazza Navona costituivano una sorta di palco di proscenio per gli spettacoli “acquatici” che si tenevano nella piazza. Non provvedendosi tuttavia a nessun mantenimento, nel 1818 la chiesa fu abbandonata dagli spagnoli in favore di Santa Maria di Monserrato, dove vennero anche trasferiti gli arredi e le tombe prima in San Giacomo, e fu poi sconsacrata e venduta, nel 1878, ai missionari francesi del Sacro Cuore. Alla fine dell’’800 papa Leone XIII fece una ristrutturazione radicale de la chiesa, dopoché fu abbandonata dalle spagnuoli perché “dicevasi” minacciasse ruina [2], dall’architetto Luca Carimini, che fra l’altro ne modificò la facciata principale della piazza Navona, conservando “tutto” l’edificio originale con l’abside e il transetto, sul lato opposto di piazza Navona. La chiesa fu riconsacrata, affidata alla Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù e intitolata a Nostra Signora del Sacro Cuore. Nel 1931 l’apertura di Corso del...

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SS. Trinità dei Monti

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   SS. Trinità dei Monti Piazza della Trinità dei Monti Roma (RM) Telefono 06 6794179   Trinità dei Monti è una della Chiese più fotografate di Roma. Il suo panorama ci offre una splendida vista sui tetti di Roma e una della Piazze più belle: Piazza di Spagna. La prima parte della chiesa fu costruita tra il 1502 e il 1519 in stile gotico; la parte più antica, coperta da volte a crociera ogivali, è delimitata da una cancellata bronzea. Alla navata gotica, verso la metà del XVI secolo fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica, coperto da volta a botte, chiuso da una facciata ornata da due campanili simmetrici, opera di Giacomo della Porta e Carlo Maderno. La chiesa fu consacrata nel 1585 da papa Sisto V. In una delle prime cappelle Daniele da Volterra lasciò nel 1541 un celebre ciclo di affreschi, tra cui la bellissima Deposizione, unanimemente considerata uno dei vertici del Manierismo. L’ottava cappella a destra (cappella Massimo) conserva invece un bellissimo ciclo di affreschi di Perin del Vaga (Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento; 1537), completato tra il 1563 e il 1589 da Taddeo e Federico Zuccari. Il Battesimo di Cristo e gli affreschi della Cappella di San Giovanni Battista sono di Giovanni Battista Naldini (1580). In origine la chiesa conservava anche una pala di Jean-Auguste-Dominique Ingres. Nel convento vanno ricordate la Galleria Prospettica, affrescata da Andrea Pozzo con un singolare esempio di anamorfosi dipinta nel 1642 da Emanuel Maignan ritraente S. Francesco di Paola e la Stanza delle rovine, del tardo XVIII secolo con affreschi la cui sensibilità è già figlia del Romanticismo, opera del francese Charles-Louis Clérisseau, un artista che terminerà i suoi giorni a San Pietroburgo, alla corte degli zar. Nel convento è presente una seconda pittura anamorfica dipinta da Jean François Niceron nel 1642 rappresentante S. Giovanni che scrive l’apocalisse[2]terminata poi da Emanuel Maignan. In uno dei corridoi del convento è stata realizzata dal Emanuel Maignan una meridiana a riflessione (astrolabio catrottico). La volta del corridoio riporta diversi tracciati (ora italica, ora francese, etc.) differenziati in base al colore. L’area su cui è edificata la chiesa fu acquistata da San Francesco di Paola per realizzarci il convento dell’Ordine dei Padri Minimi. Il terreno fu venduto dai nobili veneziani Barbaro, come risulta dall’atto di acquisto ancora reperibile mentre non risulta documentalmente fondato il mito di un contributo reale francese alla sua edificazione. Infatti le pretese francesi di imporre un’influenza alla zona della Trinità...

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Regalatevi un Corso per Sommelier

Al Via il Nuovo Corso per Sommelier! Il Corso per Sommelier si svolgerà Presso il “Motor Café” via Anastasio II, 404 – 00165 Roma – Tel&Fax: 06.6374.334 Gli incontri (per un totale di 9) sono imperniati sulle Degustazioni e sono tenuti da Giancarlo Bertollini, conosciutissimo esperto del settore, con oltre 40 anni di esperienza Nazionale ed Internazionale nella Direzione Aziendale e nella Consulenza di Formazione. Il corso si svolgerà nelle nove giornate previste, con inizio alle ore 20:00 di ogni Mercoledì sera a partire da Mercoledì 2 ottobre 2013. Costo complessivo è di € 330,00 (IVA esclusa) Sono incluse la cena finale con la fornitura dei Vini e dei Materiali Per informazioni direttamente nel locale dal Sig. Aldo Grilli: motorcafe12@gmail.com Tel.: 06.6374.334 Tel&Fax: 06.3972.1551 Giancarlo Bertollini: info@studiobertollini.it...

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Canzoni Romane

Canzoni Romane   In questa pagina sono contenuti i testi di alcune canzoni romane che hanno fatto la storia della città di Roma   Tanto pe’ cantà di Petrolini-Simeoni (1932)   Roma nun fà la stupida stasera (Garinei-Giovannini-Trovajoli, 1962)   Te c’hanno mai mannnato a quer paese (Mattone-Migliacci, 1981)   La società dei magnaccioni (anonimo) Grazie Roma (Antonello Venditti, 1983) Nannì gita a li Castelli (Lando Fiorini)  Roma Capoccia (Antonello Venditti) Quanto sei bella Roma (Lando Fiorini) C’é un cuore che batte (Antonello Venditti) Arrivederci Roma (Renato Rascel) E’ una canzone senza titolo tanto pe’ canta`, pe’ fa` quarche cosa… non e` gnente de straordinario e` robba der paese nostro che se po` canta` pure senza voce… basta ‘a salute… quanno c’e` ‘a salute c’e` tutto… basta ‘a salute e un par de scarpe nove poi gira` tutto er monno… e m’a accompagno da me…   Pe’ fa` la vita meno amara me so’ comprato ‘sta chitara e quanno er sole scenne e more me sento ‘n core cantatore. La voce e` poca ma ‘ntonata, nun serve a fa’ ‘na serenata ma solamente a fa` ‘n maniera de famme ‘n sogno a prima sera…   Tanto pe’ canta` perche` me sento un friccico ner core tanto pe’ sogna` perche` ner petto me ce naschi ‘n fiore fiore de lilla` che m’ariporti verso er primo amore che sospirava le canzoni mie e m’aritontoniva de bucie.   Canzoni belle e appassionate che Roma mia m’aricordate, cantate solo pe’ dispetto, ma co’ ‘na smania dentro ar petto, io nun ve canto a voce piena, ma tutta l’anima e` serena e quanno er cielo se scolora de me nessuna se ‘nnamora…   Tanto pe’ canta` perche` me sento un friccico ner core tanto pe’ sogna` perche` ner petto me ce naschi un fiore fiore de lilla` che m’ariporti verso er primo amore che sospirava le canzoni mie e m’aritontoniva de bucie. (2 volte) Roma nun fà la stupida stasera damme ‘na mano a faje di de si   Sceji tutte le stelle più brillarelle che poi e un friccico de luna tutta pe’ noi   Faje sentì ch’è quasi primavera manna li mejo grilli pe’ fa cri cri   Prestame er ponentino più malandrino che ciai   Roma nun fa la stupida stasera Roma nun fa la stupida stasera   Damme ‘na mano a faje di de si   Sceji tutte le stelle più brillarelle che poi e un friccico de luna tutta pe’ noi   Faje sentì ch’è quasi primavera manna li mejo grilli pe’ fa cri cri   Prestame er ponentino più malandrino che ciai   Roma reggeme er moccolo stasera....

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Proverbi e Detti Romani

Proverbi e Detti Romani Da sempre nella nostra città si è soliti chiacchierare attraverso proverbi e detti che ci sono stati tramandati da i nostri nonni. Scopriamoli Insieme!! A B C D E F G I L M N O P Q R S T V Accosta er pane ar dente che la fame s’arisente A chi jé rode er culo jé puzza er dito de merda A chi tocca nun se ‘ngrugna Acqua passata nun macina più A fija de vorpe nu’ je s’ensegna la tana A la prima se perdona, la seconda se bbastona, a la terza se minaccia, a la quarta se sculaccia A ggocia a ggoccia s’incava la pietra A l’omo da poco faje accenne er foco Amico de tutti e de gnisuno è tutt’uno Andove c’è stato er foco ciarimane la puzza d’abbruciaticcio Anni e bbicchieri de vino nun se conteno mai! Ar marito prudenza, a la moje pazienza A Roma Iddio nun è trino, ma quatrino A Roma pe’ fa fortuna ce vonno tre d, donne, denari e diavolo A sapé’ fa’ ‘a scena, quarcosa se ruspa A ttutto c’è arimedio fora ch’a la morte A uno a uno se n’annamo tutti Beato quell’arbero che se pô ricoprì cco’ le su’ foje Bevo, pecché ho da magnà l’ovo e bevo pecchè ho magnato l’ovo Basta esse donna pe’ avé’ er segreto de falli beve e cojonalli tutti Bon’incudine nun ha ppaura der martello Bonomo vordì cazzaccio Bruno bbruno, tanto per uno Can che abbaia… incomincia a corre che si tte pija te se magna Ccarta bbuttata è ccarta ggiocata Cent’anni de pianti, nun pagheno un sordo de debiti C’entra perché ce cape Chi alleva un fijo l’alleva matto, chi alleva un porco l’alleva grasso Chi a Roma vvò gode s’ha da ffa frate (o prete) Chi arriccia appiccia, e chi appiccia se spiccia Chi bazzica cor zoppo ‘mpara a zzoppica’ Chi caca su la neve poi se scopre Chi ccarezze te fa o tte l’ha ffatta o tte l’ha dda fa’ Chi ccià er pane nun cià li denti, e cchi ccià li denti nun cià er pane Chi ccià le corna è ll’urtim’a ssapello Chi ccià quatrini nun va mmai carcerato Chi ccià er pane, nun c’ha li denti e chi c’ha li denti nun c’ha er pane Chi ddà e ppoi richiede, San Martino je taja er piede Chi de speranza vive, disperato more Chi disse donna disse danno. Je dimo noi a lloro e lloro a nnoi Chi disse omo disse malannoi Chi è bella se vede, chi è bona se sa Chi è in difetto è in sospetto Chi...

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Cucina Romana – Piatti Tipici

Piatti Tipici Romani Scopriamo insieme le curiosità e i segreti dell’antica cucina romana! Un pò di storia culinaria: Gli antichi romani assumevano cibo in tre momenti della giornata. Al mattino consumavano una colazione frugale a base di pane e formaggio, preceduta da un bicchiere d’acqua. A mezzogiorno consumavano un leggero pranzo con pane, carne fredda, frutta e vino, spesso in piedi. Il pasto principale era la cena, che iniziava fra le 15 e le 16 e poteva potrarsi fino all’alba del giorno dopo. La cena era preparata nei triclini, stanze così chiamate perchè ammobiliate con tre divani, su ciascuno dei quali si accomodavano, sdraiate, tre persone. Le donne saranno ammesse ai pranzi solo in età imperiale. I ragazzi stavano seduti  su degli scranni. Gli schiavi di fiducia sedevano per terra, ai piedi del divano. Si mangiavano semisdraiati sul fianco, appoggiandosi sul braccio sinistro e attingendo col destro i cibi e il vino dalla tavola. Generalmente si mangiava con le mani, e anzi era considerato elegante portare il cibo alla bocca con la punta delle dita. Si usava solo il cucchiaio, la forchetta sarà introdotta abbastanza tardi e il coltello non serviva perchè i servi provvedevano a ridurre il cibo in bocconcini. Un’altra abitudine che potrebbe sembrarci segno di maleducazione era quella di gettare gli avanzi del cibo mangiato per terra, ma per loro si trattava di un segno di apprezzamento e una dimostrazione d’abbondanza. La cucina romana attuale è una cucina che rispecchia la storia di Roma racchiudendo in sé gli elementi più significativi di una cucina genuina ed essenziale, fatta di pochi elementi semplici e spesso poveri.   “Fior de Corona Questa è la nota de’ ogni settimana… Sarà na nota , caro mio, a la bona Ma senza ciafruje’: tutta romana! Er Lunedì facioli co’ le codiche Nostra specialità: ‘na cosa rara, Martedì stufatino insiem’ar sellero La coda er Mercredì a la vaccinara  Er giovedì se Dio vorrà li gnocchi Zuppa de pesce fosse er Venerdì Sabbito trippa ar sugo co’ li fiocchi E la Santa Domenica supplì!” (Anonimo del XVI secolo)   Antipasti Panzanella Fave fresche col pecorino Pizza alla Romana Crostini con Alici e Mozzarella Pizza con gli sfrizzoli Supplì al Telefono (o alla Romana) Ingredienti: 4 fette di pane casereccio 4 pomodori rotondi grossi maturi Mezzo cucchiaio di aceto 1 dl. olio extra vergine di oliva sale Preparazione: Bagnate con acqua le fette di pane, tagliate a metà i pomodori e strofinateli sul pane fino a quando avrà assorbito tutto il sugo. Condite con sale, qualche goccia di aceto, olio abbondante e foglioline di basilico. Ingredienti: 2 Kg fave fresche con baccello Pecorino vecchio...

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Miti & Leggende

Miti & Leggende I Miti e le leggende dell’antica Roma sono racconti antichi tramandati da padre in figlio, un vero e proprio patrimonio culturale che è parte integrante di un popolo. Colosseo La Pietra del Diavolo La Bocca della Verità La Porta Magica di Piazza Vittorio La leggenda della Fornarina La gravidanza di Nerone L’Obelisco di Piazza San Pietro Il Museo degli Scheletri Le Oche del Campidoglio Il Ratto delle Sabine e il tradimento di Tarpea La Papessa I Versi di Pasquino Il Colosseo Il termine “Colosseo” non è da attribuire alla maestosità colossale della struttura, il cui nome originale era “Anfiteatro Flavio”, bensì alla maestosità di una statua che Nerone aveva fatto erigere, in sui onore, vicino all’anfiteatro stesso. Nel Medioevo, il Colosseo era ritenuto una porta per gli inferi dove gli spiriti degli schiavi e dei gladiatori morti sacrificati per il piacere degli imperatori vagavano (e tuttora vagherebbero) al giungere della notte incapaci di trovare il riposo eterno. Gli imperatori, tramite un gesto, decidevano le sorti dei combattenti: pollice in giù la morte, pollice in su la salvezza. La curiosità è che il pollice, in realtà, non veniva rivolto “verso il basso” ma verso la gola: questo gesto imitava il rituale con il quale veniva ucciso il perdente, ovvero trafiggendo il cuore con la spada dalla base della gola. All’interno del Colosseo, oltre ai tradizionali scontri con gladiatori ed animali feroci, venivano organizzate anche le “naumachie”: tutta l’arena veniva riempita d’acqua e vi si svolgevano delle vere e proprie battaglie navali simulate! La Pietra del Diavolo Entrando nella basilica di Santa Sabina a piazza Pietro d’Illiria, al centro del colle Aventino, subito dietro l’osservatore, nell’angolo sinistro della basilica c’è una piccola colonnina tortile. Sopra di essa, di vede una pietra nera tondeggiante, con grosse incisioni, dei buchi, come di un enorme artiglio… ecco a voi la “lapis diaboli”. Si narra che il diavolo, a San Sabina, tentò più volte San Domenico che, in estasi, pregava all’ingresso della chiesa ma, incapace di indurlo al peccato, seccato, gli scagliò contro un pesante blocco di basalto nero senza, peraltro, ferirlo. Sulla pietra sono ancora visibili i segni delle dita incandescenti del demonio. La Bocca della Verità Il celebre mascherone di marmo è conosciuto in tutto il mondo per la leggenda, secondo cui, se si giura il falso tenendo la mano nella bocca del mascherone, questa verrebbe tranciata in un solo colpo. E’ una leggenda che, ormai, tutti conoscono… ma forse non sapete che, nel Medioevo, la mano di chi raccontava troppe bugie, veniva realmente tagliata da un boia strategicamente posizionato dietro il mascherone! In particolare, si racconta, che al giudizio...

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La Maschera – Carnevale di Roma

La Maschera  Le maschere sono sempre state utilizzate con varie funzioni: nei riti religiosi, per creare terrore nel nemico, per arricchire l’espressività del volto di un attore; si pensi alla tragedia greca ed alle maschere tragiche che gli attori usavano indossare. Il carnevale di Roma, è ricco di caratteri e maschere (Cassandrino, Don Pasquale, il generale Mannaggia La Rocca e altri), non sempre conosciuti quanto i più noti Pulcinella, Arlecchino, Pantalone, ecc. Queste maschere sono un’ottima caratterizzazione dello stereotipo del popolano o del nobile e ne interpretano pienamente vizi e virtù. La maschera più famosa di Roma è Rugantino.  Questa maschera impersona un tipico personaggio romanesco, er bullo de Trastevere, svelto co’ le parole e cor cortello, il giovane arrogante e strafottente ma in fondo buono e amabile. La caratteristica principale di Rugantino è sicuramente l’arroganza. Il suo nome, infatti, deriva proprio dal termine “ruganza” ovvero arroganza. Questo giovane vanaglorioso è protagonista di una delle più romantiche e tragiche storie d’amore che si ricordino all’ombra del Colosseo. Il suo amore per la bella Rosetta lo trasformerà da briccone a eroe, capace di addossarsi la colpa dell’omicidio del marito di lei. Rugantino morirà giustiziato sulla forca. Il primo Rugantino doveva essere la caricatura del gendarme, e per converso veniva identificato anche col capo dei briganti. Nel corso degli anni questa prima immagine si trasformò nel giovane bullo di quartiere che assumeva gli atteggiamenti del duro, ma che era in realtà uno spaccone pronto a parole ma pavido nei fatti. La maschera tipica quindi lo vede vestito in due maniere: da sgherro, in modo appariscente vestito di rosso col cappello a due punte, oppure da povero popolano, con calzoncini logori, fascia intorno alla vita, camicia con casacca e fazzoletto al collo. Altra maschera del carnevale romano è Meo Patacca, soprannome derivato dalla patacca, ossia dalla misera paga del soldato, corrispondente a 5 carlini. Meo Patacca veste i panni di un popolano, uno sempre pronto a raccontare bravate e a fare lo “spaccone”, spesso attaccabrighe, uno molto facile allo scontro ma di certo non un vigliacco, anzi rappresenta il coraggio e la spavalderia in persona e quando ci scappa la rissa è il primo a buttarsi nella mischia. Rappresenta inoltre Trastevere, il quartiere più popolare di Roma. Porta calzoni stretti fino al ginocchio fermati da legacci, ha una sciarpa colorata per cintura dove nasconde il suo coltello da “bravo” e sopra una giacca di velluto; i capelli sono raccolti in una retina e fuoriesce solo il ciuffo sulla fronte. La sua donna è Nina…. ecco come uno stornello che la descrive brevemente: “Io so’ trasteverina e lo sapete; nun serve, bbello mio,...

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