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Ponte Cavour, un Ponte nel Porto di Ripetta

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Ponte Cavour Lungotevere Marzio Roma (RM)   Il Ponte Cavour fu progettato dall’ architetto Angelo Vescovali, costruito negli anni tra il 1898 e il 1901 in sostituzione della passerella in ferro del ponte di Ripetta, istallata in forma provvisoria nel 1878. Il forte sviluppo edilidio della zona, influenzò le decidioni sulla necessità di un nuovo Ponte che collegasse meglio i confini della zona Prati e il Campo Marzio. Il Ponte è progettato a cinque archi in muratura, rivestito in travertino, lungo 112 metri e largo 20 e collega Prati a Campo Marzio. Sotto i piloni di Ponte Cavour sul “piagaro” – la piega del Tevere in cui si depositava la rena formando piccole spiagge – trovavano il fresco i romani, che, in occasione delle feste, vi si recavano per gustare le fave e la pasta con le “ciriole” (il tipico pesce di fiume), servita sugli “sciacquarelli” (palette di legno usate dai barcaroli per buttare fuori l’acqua dalle barche). Oggi come allora il Ponte ci offre una vista suggestiva della...

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Ponte Cestio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Ponte Cestio   Ponte Cestio è il ponte che collega l’Isola Tiberina a Trastevere. Il Ponte venne edificato (circa 46 a.C.) probabilmente da Lucio Cestio, lasciato da Cesare al governo di Roma durante la guerra di Spagna. Subì un primo restauro nel 152, ma fu completamente ricostruito nel 370 con materiali di reimpiego, provenienti anche dal vicino Teatro di Marcello, dagli imperatori Valentiniano I, Valente e Graziano. Numerosi furono i restauri e i rifacimenti nel corso dei secoli e anche il suo nome subì dei cambiament, fu detto “di Graziano”, fu poi denominato anche “ferrato” per la quantità delle catene di ferro necessarie per ancorare alla riva le mole pensili poste, con una macchina per farle girare, sopra dei barconi uniti assieme; una tecnica che fu resa necessaria per garantire una struttura in grado di fornire la farina alla città di Roma quando Vitige, nel 537, tagliò gli acquedotti che alimentavano i mulini sul Tevere. In seguito prese anche l’appellativo di “S.Bartolomeo” dalla vicina chiesa, la maggiore dell’Isola Tiberina. Nel 1892 il ponte fu parzialmente ricostruito aggiungendo all’arco centrale due grandi arcate laterali che però, dopo la piena del 1900, furono imbrigliate per ripristinare l’antico flusso. Le sue misure sono di metri 85 x 8, la parte esterna è costruita in travertino, in parte proveniente dal teatro di Marcello, e l’interna in tufo; sui parapetti in marmo, tuttora esistenti, è visibile l’iscrizione relativa al restauro del...

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Ponte Fabricio – Ponte Quattro Capi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Ponte Fabricio – Ponte Quattro Capi   Ponte Fabricio, noto anche come ponte dei Quattro Capi o Pons Judaeorum, è un ponte che collega il lungotevere De’ Cenci a via di Ponte Quattro Capi, a Roma, nei rioni Sant’Angelo e Ripa. Molto ben conservato e tuttavia il più antico esistente, dopo Ponte Milvio, collega l’Isola Tiberina alla terraferma sul lato orientale, verso Campo Marzio. Misura sessantadue metri in lunghezza, e cinque metri e mezzo in larghezza. Nelle quattro arcate si trovano quattro iscrizioni che attestato la costruzione da parte di Lucio Fabricio, un curatore delle strade, nel 62 a.C., e venne restaurato dai consoli Marco Lollio e Quinto Lepido nel 23, in un’iscrizione più piccola sui due lati di una sola arcata, a causa di una piena del fiume. Sotto Papa Eugenio IV il ponte fu pavimentato in lastre di travertino, mentre un’iscrizione del 1679 di papa Innocenzo XI si riferisce al rifacimento dei parapetti e al rivestimento in mattoni. Nel XVI secolo per la sua vicinanza al Ghetto fu conosciuto anche come ponte dei Giudei; nei pressi infatti si trova la chiesa di San Gregorio dove erano tenute, durante il regno pontificio, le prediche obbligatorie per gli ebrei. Una delle erme è raffigurata nel vicino monumento dedicato a Giuseppe Gioacchino Belli nel quartiere Trastevere, che mostra il poeta romanesco appoggiato al parapetto del ponte. Il ponte è costituito da due arcate a sesto ribassato, con una luce di ventiquattro metri e mezzo, poggiate su un pilone mediano con una base a forma di sperone sul lato a monte, ma con forma arrotondata verso valle; sopra il pilone si apre un arco largo sei metri, con lo scopo di alleggerire la pressione delle acque durante le piene fluviali. Alle due estremità si trovavano due piccoli archi di tre metri e mezzo di larghezza, oggi però interrati. Il suo nucleo interno è composto da pietra sperone in tufo, mentre l’esterno è realizzato in travertino; la parte in mattoni si riferisce a un restauro seicentesco. Sono collocate alcune erme quadrifronti, raffiguranti Giano quadrifronte che servivano per delle balaustre probabilmente in bronzo, e che hanno motivato la denominazione moderna. Una leggenda popolare racconta che il nome “Quattro Capi” sia dovuto ad una profonda discordia fra quattro architetti, che, incaricati da Sisto V del restauro del ponte, finirono per passare alle vie di fatto per futili motivi e, per questo, il Papa, alla fine dei lavori, li condannò alla decapitazione sul posto facendo però erigere, a...

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