Piazza del Popolo, la più parigina delle piazze di Roma

Piazza del Popolo, la più parigina delle piazze di Roma Piazza del Popolo è una delle piazze più famose di Roma. La costruzione di Piazza del Popolo si deve a Papa Pasquale II. Egli chiese la costruzione a ridosso delle mura della città di Roma dell’attuale Chiesa di Santa Maria del Popolo. Poiché la Madonna era del popolo anche la piazza costruita intorno alla chiesa diventò del Popolo. Spesso considerata “la più parigina delle piazze di Roma”, Piazza del Popolo deve la sua sistemazione urbanistico-edilizia all’architetto Giuseppe Valadier. L’architetto Valadier iniziò a studiare la progettazione della piazza nel 1793 e nel secondo decennio dell’Ottocento realizzò Piazza del Popolo come la conosciamo oggi. Una prima parte delle costruzioni che si affacciano su Piazza del Popolo vennero innalzate tra il Quattrocento e il Seicento e sono la chiesa di Santa Maria del Popolo, accanto alla Porta, le chiesa di Santa Maria di Montesanto e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, all’inizio del cosiddetto “Tridente” che unisce Via del Babuino, Via del Corso e Via Ripetta. Piazza del Popolo venne ultimata, quindi, dalle opere architettoniche disegnate dall’architetto Valadier, vale a dire le due esedre ornate da statue e fontane che limitano i due lati della piazza, la disposizione architettonica del pendio del Pincio, le costruzioni simmetriche ai lati della Porta del Popolo e le quattro vasche con i leoni di marmo alla base dell’obelisco egizio. Piazza del Popolo, fra storia e leggenda: Benché l’origine del nome di Piazza del Popolo sia attribuita a una richiesta del Papa Pasquale II, come citato precedentemente, c’è stato un momento in cui mito e storia si sono intrecciati. Secondo un’antica leggenda, infatti, la Piazza è stata chiamata Piazza del Popolo perché nei suoi pressi c’era un boschetto di pioppi pertinente alla Tomba di Nerone. Il termine “pioppi” in latino si dice populos, termine dal quale si presume derivi Popolo. Questa storia è collegata a un’altra leggenda secondo la quale il fantasma di Nerone frequentava la zona delle Mure Aureliane oggi conosciuta come Muro torto, dove si trovava la sua tomba, luogo in cui era solito riunirsi con diavoli e streghe sotto un albero di...

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Vittoriano – Altare della Patria

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Vittoriano – Altare della Patria Piazza Venezia Roma (RM)     L’ Altare della Patria fu costruito a seguito di una decisione del Parlamento Italiano, di dedicare un monumento nazionale, all’ appena scomparso sovrano Vittorio Emanuele II (1878). Dopo aver bandito due concorsi internazionali (1880 e 1882), fu scelto il progetto presentato da Giuseppe Sacconi. Il giovane architetto marchigiano, sul modello dei grandi santuari dell’età classica, aveva concepito lo spazio come una rappresentazione scenica che celebrasse, al centro della Roma imperiale, il Risorgimento italiano. La struttura architettonica del monumento fu elaborata come un percorso ascendente ideale che attraverso le scalinate e i terrazzamenti, arricchiti dai diversi gruppi scultorei e dai bassorilievi del centrale Altare della Patria, si innalzasse ai Templi laterali e da questi al grandioso Portico colonnato sormontato dalle quadrighe in bronzo, allegorie dell’Unità della Patria e della Libertà. Pur se iniziati nel 1885, i lavori procedettero lenti e il progetto fu continuamente modificato. Lo stesso materiale col quale doveva essere costruito, il travertino, fu sostituito col bianchissimo botticino bresciano. Tra il 1885 ed il 1910, tutta l’area alle pendici del Campidoglio fu interessata dal nuovo assetto urbanistico che vide la demolizione dei preesistenti quartieri medievali e rinascimentali. Per una migliore visuale del monumento furono spostati anche il Palazzetto Venezia e la Chiesa di S. Rita. Alla morte del Sacconi, nel 1905, i lavori furono diretti dagli architetti Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini. Il 4 giugno 1911, in occasione dell’Esposizione Internazionale per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, Vittorio Emanuele III inaugurò la grandiosa statua equestre in bronzo dorato. Nel 1921 nella cripta progettata da Armando Brasini, fu tumulata la salma del Milite Ignoto. Fra il 1924 ed il 1927 sui Propilei furono posizionate la Quadriga dell’Unità, di CarloFontana, e la Quadriga della Libertà, di Paolo Bartolini. Solamente nel 1935, però, i lavori poterono considerarsi...

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Fontana del Tritone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Tritone   La Fontana del Tritone opera Berniniana si trova in Piazza Barberini. La realizzazione, nel 1610, del nuovo acquedotto dell’”Acqua Paola” non aveva fatto passare in secondo piano i due costruiti qualche anno prima (l’”Acqua Vergine” nel 1570 e l’“Acqua Felice” nel 1587), e la possibilità di erigere altre fontane sulle loro diramazioni che intanto venivano costruite per una distribuzione idrica più capillare sull’ intera città. Approfittando del fatto che un ramo secondario dell’“Acqua Felice” era stato fatto passare nelle immediate vicinanze, nel 1642 il pontefice pensò di sfruttarlo per una fontana che, oltre al decoro della piazza antistante il suo palazzo, servisse anche di pubblica utilità. La fontana fu realizzata tra il 1642 e il 1643, in contemporanea con la conclusione dei lavori di edificazione del palazzo. Costruita interamente in travertino, rappresenta un Tritone – figura mitologica legata all’acqua -, dal tronco possente e le gambe coperte di squame, inginocchiato su una grande conchiglia bivalve aperta, sorretta da quattro delfini, nell’atto di soffiare in una conchiglia, da cui zampilla l’acqua che, sgocciolando dalle scanalature della conchiglia, si raccoglie in un ampio cerchio (soggetto alle mutazioni del vento) in una vasca bassa (che consente dunque un’ampia visione dell’acqua e dell’insieme) dai contorni marcatamente mistilinei. I delfini hanno le bocche aperte a pelo d’acqua ed i corpi sollevati, con le code che si incrociano a formare una sorta di piedistallo su cui poggia la conchiglia. Tra le code sono sistemate le chiavi e lo stemma pontificio, con le api araldiche dei Barberini.   Secondo la mitologia, il Tritone soffia in una conchiglia per agitare le onde e provocare una tempesta, oppure per ottenere un suono dolce in grado di calmare il mare. Al di là della perfezione tecnica, dell’armonia compositiva e del gusto artistico, che fanno della fontana del Tritone una delle più belle e più visitate di Roma, e pur riconoscendo che l’autore si è certamente ispirato a lavori anche di altri noti “fontanieri”, una caratteristica innovativa dell’opera, che il Bernini utilizzò per la prima volta, e poi sfruttò di nuovo in seguito con successo nonostante le molte critiche, fu la base cava del gruppo scultoreo principale. Contrariamente a quanto sempre realizzato fino ad allora, il gruppo centrale non poggiava infatti su un balaustro o un pilastro centrale, ma su una struttura (nello specifico, le code dei delfini) che lasciava un vuoto al centro. Le colonnine e le inferriate che circondano la fontana, creando una stretta zona di rispetto, risalgono...

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Fontana delle Tartarughe

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana delle Tartarughe Piazza Mattei Roma (RM)   Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’Aqua Virgo, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma. Venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane, una delle quali era stata prevista nella piazza Giudia (ora scomparsa), sede di mercato. Ma per le pressioni di Muzio Mattei venne invece costruita nella vicina piazza davanti al suo palazzo: in cambio la famiglia si impegnava a pavimentare la piazza e a tener pulita la fontana. Quella che è oggi Fontana delle Tartarughe fu costruita, su probabile progetto di Giacomo della Porta, nel 1581, e i lavori furono condotti dallo scultore Taddeo Landini, che avrebbe dovuto realizzare quattro efebi e otto delfini, previsti prima in marmo e poi in bronzo. I lavori si conclusero nel 1588, ma quattro degli otto delfini previsti non furono messi in opera perché la pressione dell’acqua non consentiva l’elevazione prevista. Questi delfini furono poi utilizzati per la Fontana della Terrina, allora posta in Campo de’ Fiori e ora spostata in piazza della Chiesa Nuova. La leggenda popolare narra che il duca Mattei, il cui palazzo si affaccia sulla piazza cha alloggia la fontana delle tartarughe, per stupire il futuro suocero (che non voleva concedergli la figlia in moglie), facesse realizzare in una sola notte la fontana. Il giorno successivo fece affacciare la promessa sposa con il padre alla finestra per ammirare l’opera. Quindi, perché nessun altro potesse più godere dello stesso spettacolo il giovane duca fece murare la finestra che così è arrivata a noi. Il punto debole della leggenda (oltre all’improbabile celerità della realizzazione) è che mentre la fontana è del 1581-88, il palazzo fu costruito più tardi, solo nel 1616. La Fontana delle tartarughe è costituita da una vasca quadrata con spigoli arrotondati, che ospita al centro un basamento con quattro conchiglie in marmo portasanta, che sorregge una specie di anfora la quale, a sua volta, sorregge un bacino rotondo in marmo africano bigio, con testine di putti sotto l’orlo, dalle cui bocche aperte deborda nella vasca l’acqua in eccesso. L’intera struttura poggiava su una base a gradini. Alla struttura architettonica si aggiungono le sculture: i quattro efebi in bronzo disposti in pose uguali e simmetriche, poggiano il piede su dei delfini, di cui tengono in mano la coda e dalla cui bocca sgorga l’acqua che...

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Terme di Caracalla

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Terme di Caracalla  Viale delle Terme di Caracalla Roma (RM) Telefono 0639967700   Le Terme di Caracalla, legate alla dinastia della famiglia degli Antonini e per questo denominate anche Terme Antoniniane, sono l’esempio più prestigioso e importante di terme presenti a Roma. L’idea di sontuosi bagni, non è nuova, anche le civiltà egee ne costruirono alcune nei palazzi di Cnosso, di Festo e di Tirinto. Ma toccò ai Romani, con la loro capacità tecnica, il loro amore per il lusso e la loro attenzione verso gli aspetti più popolari della vita sociale, portare al massimo sviluppo i bagni sia come creazione architettonica che come istituzione pubblica. La loro origine è molto antica; esse, infatti, furono fatte edificare presso l’Aventino tra il 212 e 217 per volontà di Caracalla, durante la sua carica di imperatore. La struttura era in grado di ospitare ben 1500 persone e furono utilizzate per tutto il popolino. Avano anche un recinto esterno, di cui sono rimaste pochissime tracce, che presentava ai suoi lati due esedre imponenti, poste in modo simmetrico e aventi entrambe una sala absidata, a sua volta fiancheggiata da due spazi di grandezza minore e di forma diversa; vi era inoltre un’ulteriore esedra, questa, però, di forma schiacciata e provvista di gradinate, sita sul fondo. Numerosi erano gli ambienti ospitati dalle Terme di Caracalla; vi erano innanzitutto quattro porte dalle quali poter accedere e che indirizzavano o verso un ambiente laterale o in uno di quelli che fiancheggiava la piscina; sulla parte d’accesso opposta alla piscina vi era lo spogliatoio e proseguendo si giungeva alle due palestre. Le ampie sale, site nella parte sud-ovest dell’edificio, avevano forme differenti; si andava, infatti, da quella rettangolare a quella quadrata, o ellittica o absidata o circolare. Le Terme di Caracalla sono state da sempre destinate agli scavi archeologici e tutt’ora mostrano ai visitatori la loro struttura imponente; i loro resti, inoltre sono significativi in quanto testimonianza di uno dei principali luoghi di svago per gli antichi...

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Palazzo delle Esposizioni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 12,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Via Nazionale, 194 Roma (RM) Telefono 06 39967500 info.pde@palaexpo.it www.palazzoesposizioni.it     Il Palazzo delle Esposizioni è un centro culturale tra i più aggiornati in Europa, in continuo e proficuo scambio con le più importanti istituzioni nazionali e internazionali e propone al pubblico un programma ricco e culturalmente poliglotta: dalle mostre d’arte alle rassegne cinematografiche, dal teatro alle esposizioni fotografiche, passando per la musica, la presentazione di libri, l’offerta didattica e gli appuntamenti di studio e approfondimento. Molto amato dai cittadini romani e sempre più frequentato dai turisti più o meno abituali della Città Eterna, questo maestoso palazzo bianco, disegnato a fine ‘800 dall’architetto Piacentini, rappresenta per la città di Roma uno spazio di cultura e suggestioni, capace di proporre ai visitatori progetti qualitativamente elevati, standard tecnologici di eccellenza e politiche di accoglienza degli ospiti attente e moderne. Dalla sua riapertura al pubblico, avvenuta nell’ottobre del 2007, il Palazzo delle Esposizioni ha offerto al pubblico un ricco e prestigioso programma di mostre temporanee ospitando collezioni e artisti che, all’interno dei suoi maestosi spazi, hanno trovato il modo migliore per “dialogare” con la Città di Roma e il suo...

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MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 11,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Via Guido Reni, 4 Roma (RM) Telefono 06 39967350 info@fondazionemaxxi.it www.fondazionemaxxi.it     Il MAXXI è il primo museo nazionale dedicato alla creatività contemporanea  ed è gestito da una Fondazione costituita nel 2009 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E’ pensato come un polo pluridisciplinare destinato alla sperimentazione e all’innovazione nel campo delle arti, dell’architettura e di ogni manifestazione espressiva del nostro tempo: fotografia, design, formazione, programmi per l’infanzia, conferenze, seminari, rassegne cinematografiche, performance dal vivo. Nel MAXXI, la cui sede progettata da Zaha Hadid ha ridisegnato lo skyline del quartiere Flaminio, risiedono due musei: il MAXXI Arte e il MAXXI Architettura. Il MAXXI possiede un auditorium, spazi destinati a eventi e attività didattica, oltre a due caffetterie, un ristorante, due bookshop e la grande piazza di accesso, con zona wi-fi, che è anche un luogo pubblico per eventi, opere site specific e iniziative correlate.Il MAXXI B.A.S.E. (Biblioteca, Archivi, Studi, Editoria), che ha sede nell’edificio di fronte al museo, costituisce il centro di ricerca del MAXXI. È articolato nelle due sezioni di Arte e Architettura e comprende la Biblioteca e la Mediateca, l’Archivio del Contemporaneo, l’Archivio fotografico del MAXXI Arte, il terminale del Centro Archivi di Architettura. Le collezioni permanenti dei due musei, esposte a rotazione contemporaneamente a mostre temporanee, sono incrementate sia attraverso l’acquisizione diretta di opere che tramite progetti di committenza, concorsi tematici, premi rivolti alle giovani generazioni, donazioni, affidamenti. Fanno parte della collezione del MAXXI Arte oltre 300 opere, tra cui quelle di Alighiero Boetti, Francesco Clemente, Anish Kapoor, William Kentridge, Mario e Marisa Merz, Giuseppe Penone, Cristiano Pintaldi, Gerard Richter. Della collezione del MAXXI Architettura fanno parte gli archivi dei disegni di maestri del Novecento italiano quali Carlo Scarpa, Aldo Rossi, Pier Luigi Nervi, progetti e opere di architetti contemporanei come Toyo Ito, Italo Rota e Giancarlo De Carlo e una collezione di fotografia di autori tra cui Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Mimmo e Francesco Jodice, Guido...

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Museo Nazionale di Palazzo Venezia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo Nazionale di Palazzo Venezia Via del Plebiscito, 118 Roma (RM) Tel. 06 6780131 – Fax 06 69994394 sspsae-rm.mpv@beniculturali.it http://museopalazzovenezia.beniculturali.it/   Istituito nel 1921, il museo di palazzo Venezia polarizza il suo interesse attorno alle cosiddette arti applicate. Le sue raccolte si sono formate a partire da un primo nucleo di sculture e opere provenienti da Castel Sant’Angelo, dalla galleria Nazionale d’Arte Antica e dalle collezioni del vicino Museo del Collegio Romano fondato nel seicento dall’enciclopedico gesuita Athanasius Kircher. Il materiale artistico dell’originaria collezione era composto di opere prevalentemente di epoca medievale e rinascimentale, testimonianza di particolari settori dell’arte decorativa come piccoli bronzi, smalti, marmi, ceramiche di manifattura italiana.     Il suo primo ordinamento si deve a Federico Hermanin (1871-1953), Direttore e al tempo stesso Soprintendente alle Gallerie del Lazio e dell’Abruzzo, il quale realizzò un allestimento mirato a far rivivere al visitatore lo spirito degli antichi fasti di una ricca dimora rinascimentale, esponendo, nella parte più antica del complesso architettonico di San Marco, pitture, mobili e arredi del Quattro e Cinquecento. Tra il 1924 ed il 1926 alle collezioni originarie si aggiunsero vari oggetti (interi corredi ceramici, mobili chiesastici, argenterie, oreficerie e paramenti sacri) confiscati agli ordini religiosi soppressi alla fine del secolo scorso e provenienti da varie comunità monastiche sul territorio regionale e da edifici distrutti e pesantemente danneggiati in Abruzzo dal terremoto della Marsica del 1915.Nel 1929 il palazzo fu scelto da Benito Mussolini come sede del Capo del Governo e il museo, che pure conservò formalmente la sua denominazione ed il suo ordinamento, fu praticamente chiuso e divenne visitabile solo dietro autorizzazione degli organi di Pubblica Sicurezza.Dopo la parentesi della guerra, in seguito a consistenti lasciti e a numerose donazioni pubbliche e private, il Museo di Palazzo Venezia ha poco a poco definito la sua fisionomia di grande Museo delle Arti Applicate. Esso conserva materiali artistici di varia natura ed epoche storiche che occupano praticamente tutto il piano nobile dell’edificio (fatta eccezione per i saloni monumentali e l’Appartamento Barbo): gli ampi locali dell’Appartamento Cybo; il Passetto dei Cardinali e tutte le sale storiche che si snodano lungo il perimetro del Palazzotto San Marco. Vi sono conservati: collezioni di dipinti su tavola e su tela dei secoli XV-XVIII, pastelli settecenteschi nonché miniature e ventagli; una ricca serie di sculture lignee italiane e tedesche; una pregevole collezione di bozzetti e rilievi in terracotta del ‘500 e ‘600; marmi altomedievali e rinascimentali; matrici sigillari, smalti, oreficerie...

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Parco dell’Appia Antica

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Parco dell’Appia Antica Via Appia Antica, 42 Roma (RM) Tel. 06 5130682 – Fax 06 51883879 info@parcoappiaantica.it www.parcoappiaantica.it   Il Parco dell’Appia Antica è stato istituito  per salvaguardare e valorizzare questo immenso patrimonio storico-naturalistico, che ha come punto di riferimento principale proprio la Via Appia, la strada più importante e famosa dell’antica Roma, definita già dagli antichi come la Regina delle strade. L’area del parco copre una superficie di circa 3.500 ettari, comprendente la via Appia e le sue adiacenze per un tratto di 16 chilometri, la valle della Caffarella, l’area archeologica della via Latina e il Parco degli Acquedotti. Tre sono i comuni interessati dal Parco dell’Appia Antica: Roma, Ciampino e Marino. Il primo tratto del Parco comincia dalle mura Aureliane, dove la via Appia esce da porta S. Sebastiano. Da qui fino al Belvedere di Cecilia Metella  la strada è chiusa da entrambi i lati dai muri di cinta delle grandi tenute aristocratiche di epoca post-rinascimentale; è questa la strada tra le vigne descritta nella pianta del Nolli del 1748. Qui si trovano inoltre alcune dellepiù importanti catacombe cristiane, tra cui quelle di San Callisto e di San Sebastiano. Il tratto compreso tra il Circo di Massenzio, il mausoleo di Cecilia Metella ed il Grande Raccordo Anulare è ricco di testimonianze archeologiche costituite principalmente dalle tombe monumentali poste lungo la strada;  di quest’ultima si conserva per lunghi tratti il basolato originale. Tra la via Appia Antica e la via Appia Nuova si trova inoltre l’imponente complesso della Villa dei Quintili.   Dopo il Raccordo Anulare, il paesaggio si apre sulle grandi tenute dell’Agro Romano fino ai Castelli Romani. Superato il confine del territorio di Roma Capitale, il territorio del Parco entra nei comuni di Ciampino e di Marino fino al bivio di Frattocchie, dove l’Appia Antica si unisce alla via Appia Nuova; in quest’area si trovano i resti dell’antica città latina di Boville. Un altro aspetto del paesaggio dell’Agro Romano è offerto dalla cosiddetta area degli acquedotti,  compresa tra la via Appia Nuova e la via Tuscolana e caratterizzata dalla presenza delle grandi arcate superstiti degli acquedotti che portavano l’acqua a Roma dai vicini colli, mirabili opere d’ingegneria degli antichi Romani. Qui, come secoli fa, si possono ancora vedere greggi di pecore pascolare attorno agli imponenti archi, in un paesaggio agreste che non trova confronti. Altro importante elemento è il parco archeologico della via Latina, caratterizzato dalla presenza di numerose tombe monumentali, conservate lungo il tratto dell’antica via Latina. La sede del Parco dell’Appia Antica,...

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Giardini Vaticani

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 31,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Metropolitana – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Giardini Vaticani Viale Vaticano Roma (RM) Tel. 06 69884676 – Fax 06 69873250 visiteguidategruppi.musei@scv.va info e prezzi I giardini vaticani sono il luogo di riposo e di meditazione del Romano Pontefice sin dal 1279, quando papa Niccolò III (Giovanni Gaetano Orsini, 1277-1280) riportò la residenza papale dal Laterano al Vaticano. All’interno delle nuove mura, che fece erigere a difesa della sua residenza, il Papa fece impiantare un frutteto (pomerium), un prato (pratellum) e un vero e proprio giardino (viridarium); questo primo nucleo sorse nei pressi del colle di Sant’Egidio, dove oggi si trova il Palazzetto del Belvedere ed i Cortili dei Musei Vaticani. Il periodo di maggiore sviluppo architettonico dei Giardini è comunque tra il Cinquecento e il Seicento, quando vi lavorano artisti e architetti come Donato Bramante e Pirro Ligorio (sua è la Casina di Pio IV), oltre a pittori e incisori che ritraggono la bellezza del luogo, tra i quali Antonio Tempesta, Giovanni Magari e Giambattista Falda. La cultura, l’arte e la filosofia rinascimentale influenzano i giardini non solo attraverso l’architettura stessa, ma anche con la costruzione di bellissime fontane, statue e tempietti. Grandi sono le testimonianze storico-artistiche rinvenibili nei giardini: dagli stessi giardini sono ancora visibili, ad esempio, le antiche Mura Leonine in due tratti: quello più antico vicino alla Palazzina della Zecca, in prossimità della Fontana del Sacramento(detta anche delle Torri) e l’altro tratto, restaurato da Niccolò V, visibile sul colle insieme alle due grandiose torri circolari, dette torre della Radio e Torre Gregoriana (la cui seconda è il luogo usato prima da Leone XIII per l’edificazione di una palazzina utilizzabile come residenza estiva e poi, trasformata, diventerà nel 1891, la sede della Specola Vaticana, grazie all’apposito motu proprio di Leone XIII Ut mysticam). Innumerevoli sono anche le fontane, tutte di straordinaria bellezza, delle quali va ricordata in particolare quella della Galera. Essa è il risultato di tre secoli di elaborazioni e cambiamenti che l’hanno resa ancora più scenografica. Un magnifico galeone che spara getti d’acqua dai suoi cannoni, tanto che Papa Urbano VIII la celebrò con un distico latino: “Bellica Pontificem non fundit machina flammas/Sed dulcem belli qua perit ignis aquam” (La macchina da guerra dei papi non spara fiamme, bensì la dolce acqua che della guerra spegne il fuoco). Anche notevole è la fontana dell’Aquila, probabilmente la più cara ai romani: “vera e propria mostra dell’Acqua Paola a Roma, destinata a fare da pendant all’altra grande mostra, cioè al Fontanone del...

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