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Bozzetto Circello – Benevento – Campania

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La Notte della Taranta

“La Notte della Taranta”. Un evento di Luglio Suona Bene 2014 “La Notte della Taranta”. Evento che il 27 Giugno aprirà la grande stagione di concerti all’aperto di “Luglio suona bene” all’Auditorium Parco della Musica, in cui verranno riproposti i frangenti più importanti dell’edizione 2013 del grande concerto del festival omonimo. Sarà Giovanni Sollima il maestro concertatore che è stato chiamato a effettuare una rilettura dei brani della tradizione salentina, musicista con formazione classica e studioso dei madrigali di Gesualdo da Venosa e il repertorio barocco, è autore e interperete di molta musica moderna, appassionato di Philip Glass e Steve Reich, collaboratore di Bob Wilson, Peter Greenaway, Carolyn Carlson e ha fondato l’orchestra dei cento violoncelli che nel recente Primo Maggio si è esibita in concerto. Con lui ci saranno molti artisti ospiti che si confronteranno con la tradizione salentina attraverso la loro musica e la loro danza. Ma ci saranno altresì alcune intrepretazioni soliste di diversi artisti salentini di vecchia data dell’Orchesta Popolare “La Notte della Taranta” che hanno ottenuto un dimensione artistica elevata e inpendente. Nel Grande concerto conclusivo del Festival vengono rivisitati, insieme al nuovo maestro concertatore, tutti i brani tradizionali con la collaborazione di artisti nazionali e internazionali conosciuti. L’Orchestra Popolare “La Notte della Taranta” ad oggi composta da 30 artisti di pizzica e musica popolare provenienti dal salento. Nata nel 2004 su un nucleo di artisti dei precedenti festival dal 1998 che era “L’Ensemble La Notte della Taranta” e dalle audizioni effettuate dai maestri durante gli anni è rinata quella attaulamente viene chiamata l’Orchestra “La Notte della Taranta”. Rappresenta al giorno d’oggi la memoria “sonora” e l’eblema più importante di un avvenimento tradizionale della pizzica renaissance e un modo per promuovere la tradizione culturale con l’intento di farle varcare i confini locali, portando musica, suoni e voci salentine in ambienti dove ancora non sono conusciuti. Info & Ticket: Auditorium Parco della Musica Venerdi 27 Giugno 2014 Cavea ore 21.00 Orchestra Popolare “La Notte della Taranta” diretta da Giovanni Sollima Biglietti: Parterre/Tribuna Centrale: € 30 Parterre Laterale/Tribuna Mediana: €25 Tribuna Laterale: € 15 Per prenotazioni: Cooperativa Sociale IL SOGNO a.r.l. Viale Regina Margherita, 192 Tel....

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Metaformismo al Chiostro del Bramante

Metaformismo. L’Arte Contemporanea nelle antiche dimore In mostra nei rinomati spazi espositivi del Chiostro del Bramante dal 20 Giugno del 2014 al 20 Luglio 2014. Prodotta da DART Chiostro del Bramante, è curata e ideata da Giulia Sillato, storico dell’arte di scuola longhiana. La Rassegna conta 60 opere d’arte pittori ca e plastica, con un catalogo edito dall’Editoriale Giorgio Mondadori. Il Metaformismo è un principio linguistico unitario, che è presente in tutte le espressioni artistiche del Novecento, e si basa su un sistema di analisi dell’arte contemporanea e sullo studio di numerose rassegne, ideate e curate da parte di Giulia Sillato in siti museali di prestigio culturale a partire dal 1994 ad oggi chiamato Metaforma. Sottointesa dell’arte antica, dal cui ambito viene anche l’autore, da cui hanno origine fenomeni artistici indicati con le parole astratto, minimale, informale, espressionista e tanti altri. Entrano quindi a far parte del Metaformismo tutte quelle forme di arte che si integrano e che affinano la comunicazione con le Avanguardie del Novecento adattandolo ai livelli concettuali e tecniche della nostra contemporaneità. L’intento è quello di presentare un nuovo orientamento critico per esprimere un miglior qualifica alla poliformia delle arte espressive odierne. L’antico e il moderno che sono insite  dell’uomo trovano una naturale evoluzione proprio attrave rso di esso che ne fa da tramite e il Metaformismo focalizza meglio questo procedimenti “trans-forma-tivi” del linguaggio perchè espone le molteplici e incatturabili metamorfosi della forma. Ne troviamo esempio negli artisti presenti alla mostra provenienti da tutta italia con le loro opere di forma classica che vengono trasposte in forme geometriche dell’artista Saverio Magno, in forme assottogliate e appiattire per Massimo Fumati, in forma di icona per Emilio Belotti, in forme composte, organizzate e disorganizzate per Marco Tulipani che poi generano nuove Forme di Colore come per Emanuel Franchin o Forme di Materia per Daniele Bruno e per Pier Domenico Magri o ancora Forme di Fantasia per Enzo Devastato, fino ad arrivare alle Forme di Concettualità di Martino Brivioe  Adriana Collovati. Non manca da questo quadro approfondito la scultura che con la sua tridimensionalità che generano evoluzioni genetiche “metaformali” più deduttivi come per l’artista Gennaro Braci. Sono tutte forme convertite in una specie di metamorfosi genetica e hanno l’esigenza di un esame critico globale, ma anche che si adegui agli orientamenti e alle scelte della sensibilità artistica dei nostri giorni. Info & Ticket: Chiostro del Bramante Presentazione mostra Giovedì 19 giugno 2014 ore 17.30. Interverranno Giulia Sillato e Carlo Motta. Ingresso Libero: Aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 Tel:  06...

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Il Chiostro del Bramante

Chiostro del Bramante Il Chiostro del Bramante, esempio di architettura rinascimentale ad opera di Donato Bramante (1444-1515), è parte integrante del complesso della Chiesa di Santa Maria della Pace. A commissionare l’opera a Bramante, fu il cardinale Oliviero Carafa intorno al 1500, come da iscrizione perimetrale presente all’interno del Chiostro e dai decori di emblemi gentilizi con su il cappello cardinalizio, sui pilastri al piano superiore. Il Chiostro è realizzato a pianta quadrata, e la sua architettura, che prende spunto dalla classicità come era tipico nel Rinascimento, si presenta grazie al Bramante, assente di decori aggiuntivi e rafforzata dagli elementi strutturali. E’ composto da un ampio portico, dove su ogni lato sono presenti quattro archi, realizzati con pilastri ionici e con l’interno a volta. Le pareti del pianterreno sono ornate di affreschi, nella maggior parte delle lunette, sulla vita di Maria e da monumenti sepolcrali del ‘400. La loggia superiore è costituita da pilastri e colonne in stile corinzio che si alternano a sostegno dell’architrave a copertura piana; qui i sedili che si trovano ancora oggi alla base di ogni pilastro, venivano utilizzati dai monaci, durante i loro momenti di riflessione. Gli ambienti al pianterreno erano i luoghi per la vita collettiva, mentre quelli abitativi si trovavano al primo piano. Oggi le sale del primo piano vengono utilizzate per attività culturali, ed i sedili alla base dei pilastri, sono a disposizione del pubblico che viene per leggere, conversare o ristorarsi. Nel Loggiato Superiore è presente la Sala delle Sibille da cui si ha la possibilità di ammirare l’affresco “Le Sibille” di Raffaello. L’affresco, simbolo del passaggio dall’era pagana a quella cristiana, rappresenta degli angeli portatori di un messaggio divino alle Sibille, che a loro volta lo trasmetteranno agli uomini. Il Chiostro, dopo il suo restauro nel 1997, ospita numerose esposizioni internazionali d’arte, conferenze e seminari.  Il Chiostro del Bramante è aperto tutti i giorni con il seguente orario: Lun – Ven 10.00 – 20.00 Sab – Dom 10.00 – 21.00 La biglietteria chiude una ora prima Mostre in Corso La Caffetteria Bistrot, il Bookshop e lo Store del Chiostro hanno ingresso libero indipendentemente dalle mostre Orario Aperture Festività: 1 novembre 10.00 – 21.00 8 dicembre 10.00 – 21.00 24 dicembre 10.00 – 17.00 25 dicembre 16.00 – 21.00 26 dicembre 10.00 – 21.00 31 dicembre 10.00 – 18.00 1 gennaio 12.00 – 21.00 6 gennaio 10.00 –...

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Cloaca Massima

Cloaca Massima: Storia La Cloaca Massima, definita così dal suo nome latino Cloaca Maxima, “la fogna più grande”, fu costruita alla fine del VI secolo a.C. anche se ufficialmente fu Tarquinio Prisco a iniziarne la costruzione. Essa fu realizzata tramite degli archi a volta che rendevano le strutture più solide e in grado di durare nel tempo. Fu costruita per risanare, dalle acque dei fiumiciattoli e dalle paludi che si venivano a formare con le inondazioni del Tevere, le aree del Foro Romano, della Subura e del Circo Massimo, alla quale si aggiunsero poi i canali che venivano dal Velabro. Divenne così il più grande canale di acque bianche e nere della città. Nell’Ottocento fu collegata alla rete fognaria urbana integrandosi nel sistema fognario contemporaneo. Tito Livio scrisse che fu scavata nel sottosuolo della città, mentre altre fonti e il percorso che segue fa supporre che in origine si trattasse di un canale a cielo aperto per la raccolta delle acque dei corsi naturali. Il canale, comunque, già situato nel sottosuolo, in seguito venne ricoperto per far ampliare il centro cittadino. Cloaca Massima: i Resti Una parte è percorribile e inizia appena fuori il Foro di Nerva, con un’altezza di circa 3 metri e con il pavimento a circa 12 metri al di sotto della strada moderna. Un primo tratto in tufo rosso dell’Aniene è forse di età augustea, mentre la sezione al di sotto del Foro di Nerva ha pareti in cementizio e volta in blocchi di peperino, il cui estradosso è in parte ancora visibile nell’area archeologica. La parte successiva che attraversa diagonalmente il Foro di Nerva, non più accessibile, è di travertino e tufo dell’Aniene, di cui resta visibile solo il tratto sotto la Basilica Emilia. Sotto il Foro Romano, il condotto si divide in due gallerie parallele, è costruito in opera incerta e in opera reticolata ed è databile alla tarda età repubblicana. Il settore sotto la Basilica Giulia, contemporaneo alla costruzione di questo edificio, ha una volta in tufo dell’Aniene. Il percorso continua lungo il Vicus Tuscus passando attraverso il Velabro: in questo punto un condotto in cementizio del I secolo d.C. sostituisce con il percorso più antico sbarrato, coperto con lastre di cappellaccio disposte a cappuccina, risalente al IV secolo a.C. Un altro punto in cui si può accedere si trova nell’antico Foro Boario, in corrispondenza del cosiddetto Arco di Giano quadrifronte. È tuttora visibile, presso i resti del Ponte Rotto, vicino al Ponte Palatino, l’antico sbocco della Cloaca Massima, costituita da un arco a triplice ghiera di conci in pietra gabina. Curiosità: Nel Foro Romano è presente un piccolo sacello circolare sorto...

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Valle della Caffarella: visita guidata e aperitivo

Valle della Caffarella: Visita Guidata  e Aperitivo Valle della Caffarella è un luogo in cui storia e natura diventano un tutt’uno. Il fiume Almone costeggia l’area archeologica, nota anche con il nome di “Valle-Marmorea”, che comprende il Casale della Vaccareccia, famoso perché i turisti si fermano per acquistare dell’ ottima ricotta, la Tomba di Annie Regilla risalente al II secolo d.C., il Casale dell’ex Mulino,  la Chiesa di Sant’Urbano, tempio di Faustina e Cerere, vecchie cisterne d’acqua e torri di vedetta, e infine il Ninfeo di Egeria del II secolo d.C. Secondo la leggenda si dice che sia stato il luogo d’incontro del Re Numa Pompilio e della Ninfa Egeria. L’area archeologica della Valle della Caffarella è immersa nel verde lussureggiante della natura che al tramonto la rende un luogo incantevole. La visita guidata alla Valle della Caffarella sarà il 22 Giugno 2014 e durerà un paio di ore, al termine del quale si ritornerà al punto di partenza, dove sarà possibile degustare un ottimo aperitivo con la luce del tramonto. La partenza è prevista alle ore 17.00 da Via Appia Antica, proprio di fronte alla Chiesa Domine Quo Vadis. Il costo del biglietto è così suddiviso: € 10.00 (adulti), € 5.00 bambini (fino a 13 anni) per la visita guidata alla Valle della Caffarella, mentre per l’aperitivo al tramonto, che si terrà presso gli Spazi esterni dell’Ex-Cartiera Latina in Via Appia Antica, il prezzo è di  € 7.00 sia per adulti che per bambini. Per eventuali chiarimenti contattate la Dottoressa Marta De Tommaso, Archeologa e Guida Turistica di Roma e Provincia, 333-4854287 o tramite mail: cleonefer82@hotmail.it L’aperitivo consiste in un primo di penne al salmone, rucola e pachino, dei ricchi secondi tra cui è possibile scegliere fra involtini di guanciale e prugne, spiedini vegetariani, polpettine di tonno e olive nere, mini crocchette di patate e scamorza e, infine, degli appetitosi piedini di frutta. Da bere è possibile scegliere un cocktail analcolico o un drink alcolico tra vino, birra o...

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Hard Rock Live a Roma a Piazza del Popolo

Hard Rock Live Roma – 12 Luglio 2014 – Piazza del Popolo Hard Rock Live Roma è una manifestazione che si svolgerà a Roma il 12 luglio 2014 a Piazza del Popolo. Un festival musicale organizzato per la prima volta a Roma da Hard Rock International con la partnership di Roma Capitale ed il consenso del sindaco. La musica sarà la protagonista indiscussa dell’evento. Hard Rock Live a Roma sarà una giornata intensa, lunga sei ore di musica live durante le quali, su due palchi diversi, suoneranno dieci band per tutti gli appassionati di musica rock. Oltre agli artisti già consolidati nel panorama musicale internazionale, Hard Rock Live a Roma vuole essere un trampolino di lancio anche per gli artisti emergenti che in questa giornata acquisiranno visibilità dal grande pubblico. Tra gli artisti italiani, i protagonisti saranno i Negramaro che apriranno il concerto per ripetere il successo internazionale dell’anno scorso al Hard Rock Calling a Londra. In quell’occasione la band italiana si è fatta conoscere dai patiti di rock che si trovavano a Londra e Roma vuole offrirgli un posto d’onore. Sarà possibile ascoltare le canzoni di The Carnabys, la prima band europea Hard Rock Records, che l’anno scorso ha vinto l’Hard Rock Rising Global Battle of the Bands. Sarà una festa incredibile con un pubblico numerosissimo di romani e turisti che non mancheranno di partecipare a un’occasione del genere.  ...

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La Luna sul Colosseo – Estate romana 2014

La Luna sul Colosseo. Evento dell’estate romana 2014 La Luna sul Colosseo è un evento estivo che si svolgerà ogni Giovedì e Sabato dal 24 Aprile del 2014 all’ 1 Novembre 2014. Un’occasione imperdibile per vedere il famoso Anfiteatro Flavio in orario notturno, accompagnati da una guida che vi farà inoltrare fino ai sotterranei del Colosseo. La Luna sul Colosseo inizia con una visita dal piano dell’arena, parte centrale del monumento, per addentrarsi fin dentro ai sotterranei, alle cavità delle gallerie e alle arcate interne, il tutto accompagnati dal chiarore della luna. La guida vi racconterà come avvenivano i giochi dei gladiatori, le venationes, da chi era composto il pubblico che vi assisteva, la storia e l’architettura grazie alla quale il Colosseo è ancora oggi uno dei posti più visitati al mondo. La visita prosegue con il tour alla cavea del monumento e finisce al belvedere Valadier, dal quale è possibile ammirare il panorama sottostante dove si erge l’Arco di Costantino e sulle pendici del Palatino. Info: Il primo ingresso per le visite è alle 20.10 e l’ultimo alle 22.40. Il punto di incontro con la guida è al Cancello nord, detto anche il Cancello del Papa, sul lato in direzione del Colle Oppio. Il biglietto intero costa € 20.00 + €5.00 per i diritti di agenzia. Il biglietto ridotto costa €18.00 per i bambini dai 6 ai 12 anni + €3.00 per i diritti di agenzia. È obbligatoria la prenotazione. Per il mese di Giugno ormai sono disponibili solo le visite guidate il sabato sera, mentre per i successivi mesi è ancora possibile prenotarsi anche per il giovedì...

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Fuga dalla città: Venezia o Roma

Fuga dalla città: Venezia o Roma Se volete regalarvi un week-end all’insegna della cultura, durante questo periodo dell’anno troverete tantissime offerte. Noi vi lasciamo la scelta tra due città d’arte, gioielli del nostro paese: Venezia o Roma. Venezia con Piazza San Marco, Il Canal Grande, Il Ponte dei Sospiri o Roma con Piazza di Spagna, il Colosseo, Campo de’ Fiori ? Due città apparentemente molto diverse, ma entrambe con un fascino intramontabile. Venezia è… Venezia. Si dovrebbe dire. E’ romantica, poetica, pittoresca. E’ abbandonare i propri pensieri mentre, condotti da una Gondola, si passa sotto il Ponte di Rialto. E’ un concentrato di Arte, con la collezione Peggy Guggenheim al Palazzo Venier dei Leoni, la Biennale, la Mostra del Cinema; è poter passeggiare e spostarsi per la città a piedi. Una città resa speciale dalla laguna e dalle isole che ne fanno parte. Come Sant’Erasmo e le isole delle Vignole, o l’Isola di Mazzorbo con la Chiesa di Santa Caterina risalente al 1200. A Venezia potete visitare il Ghetto Ebraico, che con le sue cinque sinagoghe rappresenta una piccola città dentro la città e l’antico cimitero ebraico. Venezia vi offre la possibilità di assaggiare dell’ottima cucina tipica Veneziana nel cuore della città, tra Piazza San Marco e il Ponte di Rialto, con una splendida vista. Se non sapete dove fermarvi e siete alla ricerca di un albergo situato in un ottima posizione, Venere è uno dei migliori portali per soddisfare le vostre esigenze, vi propone numerose offerte, per alloggiare a pochi passi dal vostro angolo della città preferito. Roma, è caotica e silenziosa nello stesso momento, mentre siete nella confusione del centro storico troverete un vicoletto in cui rifugiarvi e scattare bellissime foto, come Via Margutta, la via dei Poeti, dove edera e rampicanti decorano in maniera naturale le facciate delle antiche palazzine. E’ una città che vi lascia senza sospiro mentre vi accostate alla terrazza del Gianicolo o vi trovate di fronte al Fontanone. Di giorno vi cattura con la sua cordialità: i commercianti del mercato di Campo de’ Fiori e di Porta Portese, il “pizzicarolo” nelle vie di Trastevere, una romanità che si percepisce nei gesti, nelle parole, nei saluti tra le persone. Mentre camminate lungo Via Appia Antica, vi sentirete parte integrante della storia di questa città, laddove il sole tramonta nel Parco degli Acquedotti, tra i resti e le ville degli antichi romani, potrete davvero ammirare la bellezza di questa città. Venezia è Arte, Roma è Storia. A voi la scelta di perdervi e innamoravi tra i canali o tra i vicoli di queste città.  ...

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Piazza Navona

Piazza Navona Definita la Piazza Barocca di Roma, Piazza Navona ha, al contrario, origini più antiche. All’interno del Rione Parione, essa prende il nome dal termine “Agone”, che in greco significa gara, battaglia, e veniva utilizzato per indicare manifestazioni pubbliche di giochi. Ai tempi dell’antica Roma, all’incirca nel 86 d.C, la Piazza fu lo Stadio di Domiziano, utilizzato come arena per i giochi di atletica e per le corse dei carri. Fino ad allora avevano avuto luogo nel Campo Marzio, luogo più adatto ai giochi perché fuori dalla città. Fino alla metà del XV secolo era possibile vedere i resti dell’antico Stadio ricoperti di erbacce, ma già alla metà del XVII secolo, con i lavori di ristrutturazione ordinati da Papa Innocenzo X, la Piazza mantenne solo il suo vecchio perimetro e cambiò completamente aspetto. Oggi tra i palazzi edificati per mano del Papa, sono compresi Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile, e la Chiesa di Sant’Agnese in Agone, la cui costruzione si deve a Borromini. La Chiesa sorge nel luogo dove avvenne il miracolo di Santa Agnese. Agnese, ancora tredicenne, rifiutò di sposarsi e così venne denudata davanti alla folla dello Stadio, ma miracolosamente le crebbe una folta chioma di capelli grazie alla quale poté coprire il suo corpo nudo. In seguito, Agnese venne sgozzata con una spada e oggi è diventata la patrona di tutte le giovani donne. Ai lati e al centro della Piazza è possibile ammirare le tre fontane che caratterizzano Piazza Navona. La più importante è posta di fronte alla facciata di Santa Agnese in Agone. E’ la Fontana dei Quattro Fiumi, in cui sono scolpite quattro statue in rappresentanza dei quattro fiumi più importanti per l’epoca: il Nilo, il Danubio, il Gange e il Rio de la Plata. I lavori della Fontana furono eseguiti dal Bernini, acerrimo rivale del Borromini. Infatti, una delle statue, quella del Danubio, scolpita proprio di fronte alla Chiesa, ha la mano alzata per proteggersi dal pericolo del “crollo” della chiesa opera del Borromini. Non si sa se sia leggenda o se sia realtà, ma sicuramente descrive bene l’ostilità che vi era fra i due artisti. Al centro della fontana dei Quattro Fiumi vi è l’obelisco egiziano precedentemente ubicato nel Circo di Massenzio. La seconda fontana è la Fontana del Moro, scolpita con delfini e animali marini, anche questa realizzata dal Bernini. All’estremità opposta è possibile ammirare la Fontana del Nettuno, raffigurante il dio che combatte un mostro marino circondati da altre creature marine. La pittoresca Piazza Navona è circondata da Caffè e ristoranti e spesso gremita di turisti e artisti di strada che la popolano ormai da tantissimi anni. Con i...

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Via Appia Antica

Via Appia Antica Via Appia Antica è la strada romana che collegava un tempo la città di Roma alla città di Brindisi, considerata durante l’antichità una città strategica poiché il suo porto collegava l’antica Roma all’Oriente. Veniva chiamata dai romani Regina Viarium, per la precisione con cui gli antichi ingegneri romani l’avevano costruita. Le grandi pietre levigate che formano la pavimentazione della strada, l’hanno resa percorribile anche in caso di pioggia o di condizioni climatiche avverse, assicurando la stabilità dei mezzi di trasporto a ruota dell’epoca. Via Appia Antica è l’unico luogo dove è ancora possibile ammirare i resti del lontano impero. Inizialmente collegava Roma alle colline di Albano. I lavori di ristrutturazione iniziarono nel 312 a.C, per volere del censore Appio Claudio Cieco e furono ultimati nel 190 a.C., quando la strada raggiunse Brindisi. Via Appia Antica era nota nel passato anche perché nel 71 a.C., in seguito alla ribellione dei 6000 schiavi guidati da Spartaco, quando questi vennero catturati, furono crocifissi lungo questa strada fino a Pompei. Sotto gli ordini degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano e Adriano la strada fu nuovamente ampliata e ristrutturata, per poi essere abbandonata dopo la caduta dell’Impero romano. A questo momento di oblio della Via Appia Antica si alternano momenti di rinascita durante il periodo delle Crociate in Terra Santa, per non essere poi più considerata fino al Rinascimento. La strada è percorribile ancora oggi; per il primo tratto è costituita dai normali sampietrini, fino ad arrivare all’altezza della tomba di Cecilia Metella dove la strada è composta dai basoli che da qui in poi costituiscono il manto stradale di via Appia Antica. I massi di origine vulcanica derivano dalla storica “colata di Capo di Bove”, che dai Colli Albani arrivò fino a questo punto della Via Appia. Da Porta San Sebastiano in poi, Via Appia è una scoperta continua per rivivere la storia dell’ antica Roma: il Sepolcro degli Scipioni, le Chiese di San Giovanni, la piccola chiesa del Domine Quo Vadis. Sulla Via Appia Antica apparvero, per la prima volta, le pietre miliari, delle pietre piantate sul ciglio della strada che segnavano le distanze percorse delle vie...

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La Locanda dei Girasoli a Roma

La Locanda dei Girasoli, un ristornante – pizzeria sui generis  La Locanda dei Girasoli è un ristorante pizzeria nel quartiere Quadraro a Roma, in via dei Sulpici. Nasce per promuovere l’inserimento lavorativo di persone affette dalla sindrome di Down dopo un programma individuale di formazione finalizzato all’inserimento lavorativo. Questo progetto inizia nel 2000 grazie alla cooperativa “I Girasoli”, che con l’impegno dei ragazzi che ne fanno parte e con l’aiuto dei sostenitori, sono riusciti a dar vita a questa straordinaria impresa. La Cooperativa I Girasoli sembra aver trovato la formula vincente di imprenditoria sociale che crea opportunità di lavoro anche ai più disagiati, dando loro una dignità tutta nuova. Obiettivi della cooperativa sono la mutualità, il rispetto della persona, la solidarietà e la democraticità proponendo un nuovo modello di imprenditorialità che abbatte i pregiudizi e l’emarginazione per restituire una nuova immagine e una nuova dignità agli appartenenti alle categorie protette. La Locanda dei Girasoli è un ristornate – pizzeria moderno, raffinato e semplice. All’interno si respira un’atmosfera familiare, ottima per rinfreschi, cene di coppia, serate con amici e cene di lavoro. È possibile scegliere sempre un menù di pesce fresco o piatti di terra preparati con cura e attenzione. La cucina è una reinterpretazione della cucina tipica romana, per cui è possibile trovare un primo piatto con il guanciale con aggiunta di cavolo e borlotti, o ancora la tipica trippa o il tipico pecorino romano, con la possibilità di scegliere anche un più raffinato maialino laccato al miele di castagno in salsa di fichi. Per quanto riguarda la pizza è possibile assaporare la pizza classica o specialità tipiche della casa, come la pizza girasole con mozzarella, funghi porcini e fiori di zucca. La Locanda dei Girasoli è attenta anche alle intolleranze alimentari e alle restrizioni di natura sanitaria, etica e religiosa, per cui c’è una innumerevole scelta nei...

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Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città

Via Gregoriana, una via silenziosa nel trambusto della città Via Gregoriana si trova nel rione di Campo Marzio, uno dei quartieri più centrali della città delimitato dal fiume Tevere, dal Campidoglio e dal Quirinale ed unisce via Capo le Case alla famosa piazza della Trinità dei Monti. Via Gregoriana prende il nome da Papa Gregorio XIII Boncompagni che ne ordinò la sua costruzione nel 1575 per il Giubileo. Lo scopo era quello di creare una via che collegasse la chiesa di Trinità dei Monti, che era sorta già da qualche decennio, e la sottostante città rinascimentale, come alternativa alla scalinata costruita da Domenico Fontana, architetto papale svizzero che operava a Roma, per migliorare l’accesso al Pincio. In realtà Papa Gregorio XIII Boncompagni non riuscì benissimo nel suo intento. L’idea fu ripresa e migliorata da Felice Peretti che creò un vero percorso “commerciale” tra la Roma rinascimentale e il Pincio, inaugurando la strada Felice, chiamata così in suo nome. Nel 1585 Felice Peretti divenne Papa Sisto V e la strada Felice, in suo onore, prese il nome di Via Sistina, una delle vie principali che unisce Trinità dei Monti, San Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme e dove è possibile ammirare passeggiando dei grandissimi obelischi egiziani, l’Esquilino e il Sallustiano. Con la creazione di Via Sistina, Via Gregoriana diventò una strada riservata e tranquilla nonostante conservasse la sua centralità. In realtà, la cosa che stupisce è che ancora oggi, nonostante il traffico, i turisti e il movimento che c’è nelle vicinanze, Via Gregoriana continua a mantenere la sua tranquillità. Grazie alla sua posizione centrale divenne sede di artisti e intellettuali sia italiani che stranieri. Fra gli artisti ricordiamo Federico Zuccari, grande esponente del manierismo italiano, che vi costruì il Palazzo Zuccari, conosciuto anche come la Casa dei Mostri. Vi abitarono artisti dalla risonanza internazionale come Pietro Bracci, progettista del monumento funebre della regina Maria Casimira di Polonia, Angelica Kauffman, pittrice e ritrattista svizzera, J.J. Winckelmann, bibliotecario e storico dell’arte tedesco,  Friedrich Overbeck, pittore tedesco. Dal 2000, dopo la ristrutturazione, ospita la Biblioteca Hertziana dedicata alla storia...

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Roma Gay Pride 2014

Roma Gay Pride 2014, 7 Giugno 2014 Il Gay Pride diventa sempre più grande ogni anno. Il primo corteo italiano fu organizzato a luglio del 1994 e quest’anno, puntuale come sempre, arriva di nuovo per inondare le vie della capitale. Il testimonial di quest’anno sarà Carlo Gabardini, autore e attore televisivo reso noto dalla lettera “Non sentiamoci in colpa, si può essere gay e felici”, pubblicata dopo aver fatto coming out e indirizzata a un omosessuale. Da quel momento Gabardini ha sfidato i pregiudizi ancora restii a morire degli italiani e ha affrontato con ironia le discriminazioni incontrate pubblicando video dove, con giochi di parole e analogie, affronta il tabù dell’omofobia. Gay Pride. Il rione Parione zona gay-friendly: Come è possibile leggere sul sito del Gay Pride, “il Rione Parione si tinge dei colori dell’arcobaleno”. In particolar modo la Via di Santa Maria dell’Anima e la Via di Tor Millina, saranno un’esplosione di colori dell’arcobaleno contro la discriminazione e l’omofobia che gli omosessuali continuano a subire. In realtà molte attività commerciali si sono prestate alla sponsorizzazione della manifestazione cercando di coinvolgere quanta più gente possibile, romani e turisti, vie del centro storico e quartieri lontani. La manifestazione, iniziata già il 3 Giugno con eventi e spettacoli organizzati al Circolo degli Artisti, prevede un aperitivo del locale Les Affiches il 6 Giugno alle 18:00. Numerosi altri bar hanno parteciperanno all’evento: la Scaletta, Bibamus, Too Much, Emporio della Pace, Tapa Locas, Caffè della Pace, la bottiglieria, osteria da Giulio e la Roboterie. La parata del Gay Pride inizia alle ore 15.00 e finisce alle ore 16.30. La partenza è prevista da Piazza della Repubblica e finirà alla Piazza Madonna di Loreto. Il percorso che seguirà è il seguente: da Piazza della Repubblica si sposta a Piazza dei Cinquecento, Via Cavour, Piazza dell’Esquilino, Via Liberiana, Piazza Santa Maria Maggiore, Via Merulana, Largo Brancaccio, Via Labicana, Piazza del Colosseo, Via dei Fori Imperiali per arrivare alla Piazza Madonna di...

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Pizza e Mortazza, l’aperitivo amato dai romani

Pizza e Mortazza, l’aperitivo amato dai romani Cos’è Piazza e Mortazza: Siete in giro per Roma? Sentite un odorino di mortadella diffondersi nell’aria? Aprite gli occhi e scrutate gli angoli vicino a voi, troverete un’ape rosa a pois bianche… l’odore che sentite viene proprio da la. È un’ape-Piaggio che vende pizza e mortadella, molto amata da romani! Pizza e Mortazza è una proposta alternativa, lontana dalla consuetudine, apprezzata da grandi e piccini. Con Pizza e Mortazza si unisce il concetto di Street Food, ai sapori appartenenti alla tradizione romana, infatti nasce dall’idea di mangiare qualcosa di tipico ma spendendo poco. Pizza e Mortazza, per noi solo mortadella Bologna!: La mortadella usata dalle api di Pizza e Mortazza è la Mortadella Bologna. Perché è l’unica e originale che può essere prodotta solo nelle zone dell’Italia centro-settentrionale. Uno dei prodotti gastronomici più importanti della zona che rappresenta il marchio di riconoscimento di Pizza e Mortazza. La mortadella è nata a Bologna nel 1661, anno in cui, a seguito di un bando varato dal cardinale Farnese, venne codificata la produzione di questo salume, di cui, ancora oggi, si parla nella letteratura italiana.  Pizza e Mortazza. Segni particolari: pizza e mortadella! L’idea dell’ape rosa a pois bianche è venuta all’imprenditore Adriano Antonioli e ai suoi soci. Quest’ape che scorrazza per le vie della città capitolina con a bordo solo pizza bianca e affettatrice per la Mortadella Bologna IGP, percorre le strade del centro storico ed è considerato uno dei primi food truck alternativo romano. Spesso è possibile avvistarla a Trastevere o dovunque ci sia gente affamata. Da bere è possibile scegliere bevande semplici come il chinotto e la cedrata tassoni. Questa scelta è stata fatta dagli imprenditori di Pizza e Mortazza perché l’idea è quella di riproporre un sapore autentico del passato. Il suo successo è dovuto anche alla velocità con cui si è sparsa la voce sui social network. Noi l’abbiamo già assaggiata…voi cosa aspettate? Per seguire e scovare dove si trova Pizza e Mortazza, tenetevi aggiornati sul...

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Casa del Cinema – Villa Borghese

La Casa del Cinema a Villa Borghese. Teatro e Cinema in una delle cornici più belle di Roma. La Csa del Cinema nasce da un’idea del giornalista e manager culturale Felice Laudadio e dal 2001 ha la sua sede nella storica Casina delle Rose, integralmente restaurata dopo più di 25 anni di degrado e abbandono. La Casina, dalla sua costruzione all’inizio dell’Ottocento, ebbe diversi usi, che la videro trasformarsi in ristorante, latteria, stalla, un ristoro di lusso e negli anni della Dolce Vita una dancing dal nome “La Lucciola”, sede di eventi mondani. Oggi invece come Casa del Cinema dispone di sale di proiezione ed espositive, di un bar ristorante, di una libreria specializzata e da maggio/giugno a settembre/ottobre è anche attivo il Teatro all’aperto circondato da una vasta area verde. Le sale presenti all’interno sono le seguenti: Sala Deluxe, dotata dei più moderni sistemi di proiezione e del suono, è il fiore all’occhiello della CdC (124 posti) Sala Kodak, sala convegni con videoproiettori (64 posti) Sala Gian Maria Volontè, sala convegni con videoproiettori, pensata per presentazioni di libri, dibattiti, seminari (35 posti) Teatro all’aperto Ettore Scola, inaugurato nel 2007, ospita grandi rassegne cinematografiche ma anche eventi legati alla musica e al teatro (200 posti) Sala Sergio Amidei e Cesare Zavattini, intitolate a due grandi sceneggiatori della storia del cinema italiano: Sergio Amidei e Cesare Zavattini, che rappresentano “tutto il cinema italiano dalla A alla Z”, ospitano mostre fotografiche e pittoriche dedicate al cinema e ai suoi protagonisti.   Info utili: Indirizzo Largo Marcello Mastroianni, 1 Telefono: 0039 06 423601 / 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00 Fax: 0039 06 42016191 Sito web: www.casadelcinema.it Facebook: http://www.facebook.com/pages/Casa-del-Cinema/167889168045 Twitter: http://twitter.com/CasadelCinema L’orario di apertura della Casa del Cinema segue la programmazione degli eventi. Generalmente l’ingresso in sala è consentito 15 minuti prima dell’inizio della proiezione. La portineria risponde telefonicamente tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.00. La programmazione e l’orario di ingresso in sala possono subire...

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Festa della Repubblica Italiana 2 Giugno 2014

Festa della Repubblica Italiana 2 Giugno 2014 La Festa della Repubblica Italiana si festeggia ogni 2 Giugno e rappresenta il giorno in cui si l’Italia divenne uno Stato Repubblicano. In realtà, fino al 2000 la Festa della Repubblica venne ignorata, poi, grazie all’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi, fu riportata festa nazionale. Le origini sono datate al Giugno del 1946, giorno in cui i cittadini italiani votarono in un referendum a favore di uno stato repubblicano e abrogarono il regime monarchico. Con queste votazioni l’Italia divenne uno Stato Repubblicano e i Savoia furono esiliati dal territorio nazionale fino al 2003. I festeggiamenti della Festa della Repubblica Italiana: Anche quest’anno ci sarà la parata militare in Via dei Fori Imperiali. La parata è una tradizione nata nel 1948 e confermata come celebrazione ufficiale nel 1950, in seguito a tutte le parate militari svolte per festeggiare l’ingresso dell’Italia nella NATO. La parata finisce con la deposizione della corona d’alloro al Milite Ignoto all’Altare della Patria di fronte alle cariche dello stato. Sono protagonisti tutte le Forze Armate, le Forze di Polizia della Repubblica e il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa Italiana. Nel 2005 si unirono per ordine di Carlo Azeglio Ciampi, il Corpo di Polizia Municipale del Comune di Roma e la Protezione Civile. A chiudere la Festa della Repubblica ci sono le Frecce Tricolore che hanno già pronta la nuova formazione “a diamante” disegnato nel cielo. Di solito dopo la parata, i festeggiamenti per la Festa della Repubblica proseguono con l’apertura dei giardini del palazzo del Quirinale, dove si trova la Presidenza della Repubblica Italiana, luogo in cui sarà possibile ascoltare le musiche della banda dell’Esercito Italiano, dell’Aeronautica Militare Italiana, della Marina Militare Italiana, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato, del Corpo Forestale dello Stato e del Corpo di Polizia...

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Sotterranei del Campidoglio, una recente scoperta

Sotterranei del Campidoglio, una recente scoperta I sotterranei del Campidoglio sono stati esplorati e rilevati da un gruppo di speleologi nel 2002. Benché l’Altare della Patria sia uno dei monumenti più importanti e visitati da milioni di turisti ogni anno, sono in pochi a sapere che esso nasconde una parte sotterranea. Si tratta di una cava di tufo usata come rifugio antiaereo e la quale contiene una serie di strutture idrauliche antiche. Risulta strano che nei sotterranei del Campidoglio ci fosse il tufo, poiché la maggior parte del materiale, ai tempi degli antichi romani, veniva importato dalle zone limitrofe e non nel centro città. All’interno delle cave svuotate sono state rinvenute sostruzioni in laterizio che servivano sicuramente a mantenere la pesantezza del Vittoriano che è possibile ammirare in superficie. Quelli che un tempo erano corridoi, gallerie e aule oggi sono diventate sale espositive del complesso museale del Vittoriano. Purtroppo però quello che è possibile visitare oggi è sicuramente opera di rimaneggiamenti del passato, per cui non ci è dato sapere com’era l’assetto originale delle cave. I sotterranei del Campidoglio furono trasformati da cave di tufo in rifugi antiaerei durante la seconda guerra mondiale. Fu possibile grazie al monumento e alla sua pesantezza, che rendevano il rifugio a “prova di bomba”. Inoltre, essendo nel centro della città il rifugio aveva a disposizione un pronto soccorso, una grande fornitura d’acqua potabile, delle uscite di sicurezza e disponeva anche di servizi igienici. A testimonianza di questo periodo ci sono diverse scritte. Tra queste un’epigrafe che riporta il primo giorno dei bombardamenti avvenuto il 19 luglio del 1943 e che causò 1500 vittime. Le strutture idrauliche ancora presenti nei sotterranei del Campidoglio sono due. Una è datata intorno al 126 a.C., anno in cui a Roma fu portata l’acqua Tepula, nome dato dalla temperatura tiepida, che scorreva nell’ultimo acquedotto romano costruito nel 125 a.C. Questa struttura è una cisterna cunicolare che serviva a immagazzinare soprattutto l’acqua piovana. La seconda struttura idraulica, invece, è un condotto che unisce i sotterranei del Campidoglio con Piazza...

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Sora Lella, il ristorante che ha fatto la storia

Sora Lella, il ristorante che ha fatto la storia Sora Lella è tra i ristoranti che hanno fatto la storia della città di Roma; si trova a Via di Ponte Quattro Capi al numero 16, nell’Isola Tiberina. Il fine settimana lo troverete sempre aperto perché fa orario continuato. Sora Lella è su due piani, composto da tre stanze, una piccolina all’ingresso e due un po’ più grandi rispettivamente al piano terra e al primo piano. Qui è possibile degustare piatti tipici della tradizione romana quasi dimenticati e piatti un po’ rivisitati per incontrare il gusto del pubblico più giovane ed esigente. Per chi va la prima volta, è consigliato il menù degustazione di carne con i piatti tipici romani, in cui sarà possibile assaggiare le polpettine di “Nonna Lella” in umido, gli gnocchi di patate all’amatriciana, il rollè di abbacchio disossato con contorno di schiacciata di patate e, per “sciacquare” la bocca, una deliziosa torta di ricotta romana DOP con confettura di visciole. Per chi ama il pesce il menù degustazione non è da meno. Sarà possibile assaporare il carciofo alla giudia, obbligatoriamente preparato con i carciofi romani, i Paccheri alla maniera “der capitano” pescatore, ricetta risalente al 1947 data da un “pesciarolo” de Campo dei Fiori, un secondo piatto fatto di calamari ripieni di melanzane e gamberi, affogato al vino bianco su un letto di cipolle caramellate, e per finire il gelato Sora Lella di ricotta romana DOP e stracciatella di visciole. Ed infine, poiché da Sora Lella si cerca sempre di andare incontro alle esigenze del cliente, c’è anche il menù degustazione vegetariano che consiste in un buon antipasto con caprese di primo sale della campagna romana all’olio sale e pepe, un bel piatto di rigatoni con pomodoro fresco e basilico, seguito da una porzione di melanzane con ricotta romana DOP, miele e noci e, per chiudere in bellezza e senza troppo appesantirsi, sarà possibile assaporare un sorbetto artigianale di frutta fresca. Curiosità: Il ristorante Sora Lella è diventato famoso grazie alla notorietà della proprietaria: Elena Fabrizi, detta appunto Sora Lella, che prima di diventare attrice e seguire le orme del fratello Aldo, lavorava nel campo della ristorazione e gestiva questo ristornate con il marito e il figlio Aldo Trabalza, che ne è rimasto l’unico...

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Villa Medici – Académie de France

Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma Villa Medici si trova vicino Trinità dei Monti, sulla collina del Pincio. Oggi è sede dell’Accademia di Francia. E’ un luogo conosciuto perché qui, nell’antichità, fu assassinata Messalina. Nel 1576 venne acquistata da Ferdinando de’ Medici, da cui prende il nome la Villa. Il principe, ne fece un grande museo all’aperto, con un maestoso giardino pieno di pini, cipressi, querce e piante rare, con sculture che richiamano Palazzo Spada, oggi sede del Consiglio di Stato e della Galleria Spada.Intorno alla metà del 1500 Villa Medici, grazie al suo splendore, ospitava ambasciatori del Granducato di Toscana, ed esponenti della Corte Papale, diventando uno dei luoghi più mondani di Roma. Intorno al 1730 la Villa passò in mano ai Lorena che decisero di portare la collezione medicea a Firenze per distribuirla nelle varie gallerie e nei diversi musei. Nel 1803, Napoleone trasferì qui l’ Académie de France, presente ancora oggi. Da quel momento la villa ospitò i vincitori del Prix de Rome, una borsa di studio donata agli studenti più meritevoli nelle belle arti che potevano entrare a studiare all’Accademia di Francia a Roma. E dal 2000 ad oggi continua ad ospitare importanti mostre e eventi artistici e culturali. All’interno di Villa Medici i giardini hanno conservato la stessa struttura del XVI secolo. E’ possibile ammirare bacini e fontane create in periodo rinascimentale; vi sono anche dei resti di un tempio romano dedicato alla Fortuna. Un  gruppo di statue rappresentanti i Niobidi, con un cavallo messaggero di morte, furono comprate da Ferdinando de’ Medici e collocate proprio di fronte allo studiolo. Alcune piante risalgono al XVIII secolo, tranne i pini marini che sono stati piantati recentemente e che costituiscono la particolarità di questo luogo. Giornata Porte Aperte:  Domenica 29 marzo l’Accademia di Francia a Roma dedica una giornata alla scoperta di Villa Medici e dei suoi progetti culturali attraverso un evento che unisce arte, storia e creatività. Dalle 10.00 alle 18.30verranno organizzate delle visite gratuite ai giardini e agli spazi più suggestivi e interessanti della villa. Dopo il successo dell’anno scorso, la seconda edizione della giornata “porte aperte” rappresenta un’occasione di incontro in cui promuovere il programma di visite guidate e di attività pedagogiche organizzate a Villa Medici nel corso di tutto l’anno. In occasione della giornata “porte aperte”, verranno proposti diversi percorsi della durata di 30 minuti pensati per iniziare a conoscere Villa Medici o per vederla da nuove prospettive. Oltre al piazzale interno e alla facciata, le visite mostreranno uno o più spazi, tra cui la Terrazza del Bosco, con la splendida vista su Roma, la Loggia, il gruppo di statue dei Niobidi, il Padiglione di Ferdinando de’ Medici, riccamente affrescato da Jacopo Zucchi,...

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Abbacchio alla romana con patate arrosto

Abbacchio alla romana con patate arrosto L’abbacchio alla romana è uno dei piatti tipici della tradizione culinaria romana. L’abbacchio è il nome dell’agnello da macello, da cui prende il nome il piatto. Ci sono molti pareri discordanti sul nome dell’abbacchio, c’è chi dice che derivi semplicemente dal latino ovis che significa pecora. C’è chi sostiene che derivi dal termine ad baculum che significa vicino al bastone, un modo di indicare l’agnello non ancora svezzato che si lega a un bastone piantato a terra (per l’appunto ad baculum) per non fare allontanare la madre. E, infine, secondo la versione popolana il termine abbacchio deriva dal termine dialettale abbacchiare che significa abbattere, uccidere con il bastone. Il termine abbacchiare è usato ancora oggi in dialetto romanesco e, in realtà, è diventato un termine tipico della lingua italiana usato anche per le persone, infatti si dice “oggi mi sento abbacchiato”, quando siamo affranti o fortemente dispiaciuti per qualcosa. È risaputo che l’Italia, soprattutto la parte centrale, vivesse grazie agli allevamenti di animali. Venivano allevati come carne da macello i montoni e le pecore adulte. L’agnello poteva essere mangiato solo a Pasqua e fino a fine giugno. Gli agnelli o abbacchi all’inizio erano destinati a giudei e persone meno abbienti perché la carne era considerata di poco pregio, adesso non è più così. È un piatto di carne succulenta, che è possibile trovare in tutti i ristoranti e locali romani e che spesso ritroviamo come piatto del periodo pasquale o ancora per le festività natalizie. L’abbacchio può essere cucinato in diversi modi, alla cacciatora con aglio, salvia e rosmarino e poi innaffiato di pasta d’acciughe fino a fine cottura. Può essere cotto sulla brace e mangiato con le mani appena grigliato, da qui il nome scottadito e, ultimo ma non ultimo, è l’abbacchio alla romana con olio e prosciutto a pezzetti, unito a rosmarino, aceto, sale e pepe. Di solito si serve con patate...

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Festival dell’ Oriente, lasciati travolgere dalla magia

Festival dell’ Oriente, lasciati travolgere dalla magia Il Festival dell’ Oriente ritorna alla Fiera di Roma, dal 30 Maggio al 2 Giugno. In quattro giorni Cina, Giappone, Thailandia, Marocco, Filippine, Indonesia, Vietnam, Malesia, Mongolia, Tibet, Birmania, Nepal, Cambogia, Corea e tanti altri Stati Orientali, ti daranno la possibilità di avvicinarti a Paesi così lontani. Un concentrato di mostre fotografiche, stand e bazar, assaggi di gastronomia tipica, cerimonie tradizionali, spettacoli folkloristici, danze e concerti. Potrete sperimentare su voi stessi le terapie olistiche e le discipline bio-naturali come l’ayurvedica, i fiori di Bach, lo Yoga, la meditazione, il Theta Healing, i massaggi e tanto altro ancora. Chi è incuriosito dalle religioni e dalla spiritualità di questi Paesi, può approfittare del Festival dell’ Oriente per partecipare a workshop e convegni sul Buddismo, Taoismo, Scintoismo, Confucianesimo e in merito allo Zen (un insieme di scuole buddhiste giapponesi). Il confronto diretto è previsto grazie alla presenza di monaci tibetani e monaci Shaolin, i rappresentanti di Osho, maestro spirituale indiano di fama internazionale, il Maestro Ramacandra Das, sacerdote della tradizione Bhakti Vaisnava, una delle correnti devozionali dell’induismo, assieme agli Hare Krishna e rappresentanti di altre culture. Il Festival dell’ Oriente in collaborazione con “Il mondo che vorrei”, offre la possibilità di visitare una sezione dedicata alla natura, alla salute e al benessere. Un’area in cui sarà possibile riscoprire la natura in un’ottica green, un viaggio alla scoperta di sé, attraverso la presentazione di un nuovo stile di vita sostenibile e in conformità con le leggi della natura. È possibile trovare prodotti equo solidali o assistere a conferenze e workshop sulle energie rinnovabili, il turismo consapevole e le terapie alternative mirate al benessere fisico e mentale. Info&Costi: L’ingresso al Festival dell’ Oriente è di €10,00 (intero) e €8,00 (ridotto). I prezzi comprendono l’ingresso alla sezione ” Il Mondo che vorrei” . Orari:...

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Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi

Cimitero protestante, sepolcro di personaggi famosi Il cimitero protestante di Roma si trova in via Caio Cestio, una traversa di Via Marmorata, su un versante dell’Aventino. Apre le porte a cittadini acattolici di tutte le nazionalità: qui riposano famosi atei o cristiano-ortodossi italiani, ebrei o musulmani. La tomba più visitata del cimitero è del poeta Keats-Shelley, sita accanto a quella del suo amico, il pittore Joseph Severn. Entrambi riposano nell’angolo più lontano, nella parte vecchia e meno affollata del cimitero. La lapide è riconoscibile poiché vi sono incisi i versi composti dallo stesso poeta:  “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”. Benchè Severn morì parecchi anni dopo, fu sepolto con tavolozza e pennelli accanto al suo amico, su sua richiesta. Vicino alle loro tombe riposano il figlio di Severn, morto a un solo anno d’età, e lo psichiatra e scrittore svedese Axel Munthe, conosciuto per aver scritto un racconto autobiografico intitolato La Storia di San Michele, sua moglie Hilda e i loro due figli. Fu Mary Shelley a chiedere la sepoltura del marito al cimitero protestante, perché quando era ancora in vita, il marito lo aveva lodato definendolo “il cimitero più bello e solenne che abbia mai visto”. Potrebbe essere sepolto qui il giovane figlio della coppia, William Shelley, ma non sono mai state ritrovate le spoglie. Altri personaggi famosi che riposano qui sono Edward Trelawny, uno scrittore e avventuriero grande amico di Shelley e Gregory Corso. Corso era un poeta americano della Beat Generation, morto nel 2001, che fin dalla stesura delle prime poesie era stato influenzato dalle poesie di Shelley. A destra è possibile vedere un busto senza testa con la scritta “Belinda”. Appartiene a Belinda Lee, una starlet di Hollywood, che morì all’età di venticinque anni in un incidente automobilistico avvenuto a Hollywood nel 1961. L’attrice è sepolta qui a causa della sua discussa storia d’amore con uno dei principi Orsini. Tra gli altri famosi ospiti, lo scrittore e attivista politico Antonio Gramsci, il cui sepolcro si trova a metà del lato destro del cimitero, e lo scrittore Carlo Emilio Gadda, sepolto nelle...

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Leggende: I Fantasmi infestano la città di Roma?

Alcune leggende narrano che Roma sia infestata da fantasmi… Sono in pochi a crederlo, è veramente così? Noi vogliamo raccontarvi ciò che ci è stato tramandato per tantissimo tempo dalle generazioni romane… Si racconta che fantasmi di personaggi illustri vaghino per le strade o si specchino nei vetri di antichi palazzi…. Il più illustre si aggirerebbe sulla Via Nomentana, ed è quello di Nerone; il quale si suicidò con l’aiuto del liberto Epafrodito. La storia narra che qualcuno l’avrebbe visto anche vicino a Porta del Popolo, dove venne sepolto. Il fantasma di Mastro Titta, il penultimo boia di Roma famoso per aver compiuto ben 516 esecuzioni, girerebbe invece per Castel Sant’Angelo. Il suo mantello e la sua tabacchiera (nella foto di copertina) si trovano al Museo Criminologico. Il fantasma di sangue reale, Umberto I apparve al Pantheon, dove è sepolto. I due carbonari, Angelo Targhini e Leonida Montanari, dovrebbero aggirarsi con le loro teste in mano, intorno a Muro Torto, dando i numeri del lotto a chi sostiene il loro sguardo. Berenice, sorella di Erode Agrippe e amante dell’imperatore Tito, si dice appaia al Portico di Ottavia, con la speranza di ritrovare il suo amato Tito. Quest’ultimo, infatti, benché l’amasse, la spedì in Oriente per accontentare il popolo. Sul Ponte Sisto, a bordo di una carrozza nera, dovrebbe passeggiare Donna Olimpia, detta Pimpaccia. Di umili origini, in seguito ad un matrimonio, divenne la consigliera e cognata del Papa Innocenzo X. Lorenza Feliciani, moglie di Cagliostro, se ne andrebbe camminando, nei pressi di Piazza di Spagna. Il fantasma di Lorenza è solita ripercorrere la strada che fece quando andò a denunciare il marito all’Inquisizione. Poco distante da Lorenza Feliciani, nel giardino di Villa dei Medici, si sente la presenza dell’imperatrice Messalina, uccisa dal tribuno Narciso, per ordine del marito che aveva scoperto di essere tradito. Si dice che Messalina appaia anche sul Colle Oppio, cercando ancora probabili amanti. Al palazzo di famiglia di Piazza Navona, nelle notti di luna piena, dovrebbe apparire l’ombra, della mano di Costanza de Cupis,  che le era stata amputata per un’infezione. Lasciamo l’ultimo racconto, ma non meno importante, per Beatrice Cenci, eletta dal popolo di Roma come simbolo della resistenza contro l’arroganza del clero e dell’aristocrazia. Si narra che ogni 11 settembre, anniversario della sua morte, si aggiri nei pressi di Ponte Sant’Angelo con la sua testa in...

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Il Priorato dei Cavalieri di Malta

Il Priorato dei Cavalieri di Malta Il Priorato dei Cavalieri di Malta è una villa di Roma che si affaccia sull’omonima piazza al colle Aventino. È sede dell’Ambasciata del Priorato dei Cavalieri di Malta, oggi noto più semplicemente con il nome di “Ordine di Malta”. La Villa nel X secolo ospitava un monastero benedettino fortificato. Nel Medioevo, grazie alla sua posizione strategica, a picco sull’ Emporio del Tevere e in alto rispetto all’Isola Tiberina, divenne sede dei templari e, con la loro sconfitta, passò ai cavalieri ospitalieri che ne fecero la loro sede. Divenne così sede del Priorato dei Cavalieri di Malta. Dal Buco della Serratura del portone d’ingresso potete ammirare la vista della cupola di San Pietro. La ricostruzione dell’ingresso fu affidata, nel 1765 a Giovanni Battista Piranesi dal cardinale Rezzonico. A lui si deve la costruzione della Piazzetta settecentesca antistante il Priorato, decorata in stile rococò. Nella piazzetta è possibile ammirare le insigne trionfali in marmo progettate e collocate in loco da Piranesi per celebrare l’antica storia dei cavalieri con i loro trofei di guerra e gli stemmi della famiglia Rezzonico. Piazzetta del Priorato dei Cavalieri di Malta La piazzetta del Priorato riprende i temi dell’Armilustrium, una festività romana celebrata in onore di Marte, il dio della Guerra, che, secondo l’Antica Roma, era il padre di Romolo e Remo. Il 19 ottobre, giorno dell’Armilustrium, le armi venivano lustrate e posate per l’inverno. Questa cerimonia si svolgeva all’Aventino, proprio dove ora sorge la Piazza del Priorato. Chiesa di Santa Maria del Priorato Anche la Chiesa di Santa Maria del Priorato fu progettata da Piranesi. Se si organizza la gita con un po di anticipo è possibile visitare, oltre alla Chiesa, l’incantevole giardino privato. In realtà, sono una serie di giardini classici, che vedono l’alternarsi di roseti e alberi potati in forme geometriche, con lussureggianti palme e piante subtropicali. Quando si è all’interno del giardino, si ha la sensazione di trovarsi in un luogo segreto. Esternamente alla destra della Chiesa è esposta la statua di Piranesi, colto in posa meditabonda. Visitabile con permesso dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Inviare una mail di richiesta di prenotazione della visita alla “Villa Magistrale del Sovrano Ordine di Malta” visitorscentre@orderofmalta.int +39 06...

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Il Roseto Comunale al colle Aventino

Il Roseto Comunale al colle Aventino: Il giardino più romantico di Roma  Il Roseto Comunale all’Aventino è uno dei giardini più romantici di Roma, si trova vicino al famoso “Buco della Serratura” della Villa del Priorato di Malta. Due luoghi suggestivi che vi consigliamo di visitare se vi trovate a passeggiare sul colle Aventino. Il Roseto Comunale ospita 1.100 specie di rose provenienti da tutto il mondo, ed è possibile trovare anche rose provenienti dalla Cina e dalla Mongolia. Tra le più note e particolari varietà si elencano la Rosa Chinensis Virdiflora, che ha i petali di color verde, la Rosa Chinensis Mutabilis, che cambia colore con il passare dei giorni e la Rosa Foetida, una rosa maleodorante. Sarà possibile ammirarle nei mesi della fioritura delle rose dal 21 Aprile, giorno in cui inizia il Natale di Roma, al 16 Giugno. Il Roseto Comunale, con il suo sbocciare di rose e profumi, è considerato uno dei luoghi magici della città e si trova in una delle zone più belle della capitale: al colle Aventino. La veduta del giardino si affaccia sul Circo Massimo e il Palatino, due luoghi cari alla Roma Antica. Apertura e visite Dal 21 aprile al 16 giugno, il Roseto Comunale si può visitare tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30, compresi domeniche e festivi. Il giardino è accessibile anche a chi soffre di disabilità. Per altre informazioni contattare la mail rosetoromacapitale@comune.roma.it o chiamare il numero telefonico...

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Il Museo degli Scheletri

Il Museo degli Scheletri, gusto macabro del barocco a Roma Il Museo degli Scheletri si trova nei sotterranei di una chiesa barocca poco conosciuta in Via Veneto, tra un ristorante elegantissimo e un Hotel extra-lusso. La chiesa è Santa Maria della Concezione, nota anche come la Chiesa dei Cappuccini, poco distante dalla fontana di Gian Lorenzo Bernini. All’ingresso della Chiesa di Santa Maria della Concezione è possibile ammirare uno dei dipinti più famosi di Guido Reni, L’Arcangelo Michele che vince il demonio. Il quadro venne commissionato nella prima metà del 1600 dal Cardinale Antonio Barberini, il quale chiese a Guido Reni di raffigurare il viso del demonio di una bruttezza disarmante e il viso dell’angelo di una bellezza celestiale. Quando Reni terminò il quadro, i suoi contemporanei si stupirono della somiglianza che intercorreva tra il viso del diavolo e il viso del Cardinale Giovanni Battista Pamphilj, nominato Papa Innocenzo X nel 1644. Probabilmente fu un modo dell’artista per vendicarsi poiché il Cardinale Battista Pamphilj non apprezzava la sua arte. Il cimitero sotterraneo conosciuto come il Museo degli Scheletri è così chiamato poiché all’interno ospita le ossa dei cadaveri di 4000 frati che vi furono seppelliti dal 1627 al 1870. E’ diviso in quattro cappelle con le pareti e le volte decorate dalle tibie, dai femori e dalle altre ossa dei frati secondo il gusto tipicamente macabro dell’arte barocca. È possibile trovare anche alcuni corpi ancora integri di alcuni frati in posizione eretta e vestiti con il saio e il cappuccio. Il Museo degli Scheletri ospita anche opere e oggetti relativi alla morte, documenti antropologici sulla visione dell’uomo e sulla morte nel XVII secolo, il materiale appartenente alle confraternite che si occupavano dei trapassi, le immagini devozionali, i libri d’epoca e le maschere di cera. Il Museo degli Scheletri è poco pubblicizzato fra i vari itinerari turistici, malgrado ciò raggiunge sempre un elevato numero di visitatori ogni anno. L’ingresso è gratuito, ma bisogna conoscere gli orari di apertura e di chiusura della Chiesa perché non è sempre accessibile al...

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Sedia del Diavolo, la tomba di Elio Callistio

Sedia del Diavolo, la tomba di Elio Callistio La Sedia del Diavolo è un’architettura funebre della Roma Antica. In principio era collocata in cima ad una collinetta della lunga Via Nomentana, oggi il monumento si trova in una piazzetta al quartiere africano di Roma. La Piazza prende il nome di Elio Callistio, colui per il quale fu realizzato il sepolcro. La Sedia del Diavolo è infatti la tomba di Elio Callistio liberto di Adriano. La sua tomba è stata costruita a naiskos (cioè a tempietto) una costruzione greca tipica nella prima metà del II secolo d.C. E’ possibile trovare un’altra tomba simile alla Sedia del Diavolo sull’Appia Antica. Sedia del Diavolo, una leggenda tramandata nel presente: Per sapere perché la tomba di Elio Callistio prende il nome di Sedia del Diavolo, bisogna abbandonarsi all’immaginazione. Nella Roma Antica l’architettura funebre, sorgeva in un quartiere disabitato, in cima ad una piccola collina. Trasformata in rudere dal tempo, la tomba, era rifugio di pastori e vagabondi che vivevano nelle campagne. Il rudere, con i bagliori rossastri dei fuochi notturni che venivano accesi all’interno dai pastori, richiamavano da lontano la figura del diavolo. Da qui il nome Sedia del Diavolo. Il tipo di architettura con cui è costruita la Sedia del Diavolo è tipicamente greco. Questo tipo di costruzione, in greco naiskos (come già menzionato), nella Roma Antica era conosciuto con il nome di edicola ed all’inizio era un tempio in miniatura che ospitava la statua della divinità. Con l’influenza dell’architettura greca, invece, l’edicola si è sviluppata fino a diventare un tempietto vero e proprio alzato su due piani. Questo sepolcro è datato al II secolo d.C. Nella camera superiore si svolgevano i riti funebri, mentre nella parte sottostante, in un seminterrato accessibile da una scala, trovavano riparo le spoglie dei defunti. Il pavimento è interamente in mosaico bianco e sulle pareti è possibile notare opere di restauro non...

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Via del Babuino nel Rione Campo Marzio

Via del Babuino nel Rione Campo Marzio Via del Babuino si trova al centro di Roma nel rione Campo Marzio. È una delle tre vie che formano il complesso stradale del Tridente. Partendo da Piazza del Popolo ci porta fino a Piazza di Spagna, costeggiando Via Margutta. Esistente dal XIV, ha cambiato spesso nome, fino a quando nel 1571 fu denominata Via del Babuino, in seguito all’installazione della fontana con la statua del Sileno. La statua del Sileno, divinità classica legata alle sorgenti e alle fontane, fu considerata per molto tempo dagli abitanti del rione simile ad una scimmia, per questo veniva chiamata “er babuino”. Con il tempo, divenne il nome stesso della strada. Sia Via del Babuino che Via Margutta, oggi famosa per avere ospitato la residenza di Federico Fellini, negli anni Sessanta hanno rappresentato il cuore pulsante di una comunità di artisti ed oggi sono sedi di gallerie, studi d’arte, negozi e alberghi di lusso. Passeggiando qui troverete molteplici negozi di antiquariato e boutique di sarti famosi. In Via del Babuino è rinomato lo studio Tadolini, posto proprio di fronte alla fontana del Silone. Lo studio ospita il Museo-Atelier Canova-Tadolini. Anche se il nome fa pensare a uno studio privato, in realtà è un caffè ristornate del tutto originale, pieno di sculture realizzate dalle quattro generazioni della famiglia Tadolini. Adamo Tadolini era l’allievo più promettente dello scultore Canova ai primi dell’800. Quest’ultimo gliene fece dono nel 1818 e così lo studio fu occupato dalla famiglia per i successivi 150 anni. Proseguendo per Via del Babuino, sulla destra, c’è la Chiesa Anglicana di Ognissanti, un esempio di architettura neogotica soprattutto nella facciata, anche se le finestre a tutto sesto richiamano di più lo stile romanico. A dare un impatto molto forte sono la mole ottocentesca in mattoni e il campanile, adiacenti alla...

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Concerto del Primo Maggio a Roma

Concerto del Primo Maggio a Roma Il Concerto del Primo Maggio a Roma è uno degli eventi più attesi ogni anno da milioni di italiani. È considerata una maratona musicale organizzata da CGIL, CISL e UIL puntuale ogni anno a San Giovanni. Il tema del Concerto del Primo Maggio di quest’anno è “Le nostre storie. Accordi e disaccordi delle nostre radici, della nostra memoria e del nostro domani”. Quest’anno il Concerto vuole omaggiare la nostra storia con la musica di grandi artisti come Clementino, Bandabardò, Piero Pelu’, Tiromancino, Modena City Ramblers, Stefano Di Battista e 50 sax del Conservatorio Santa Cecilia, Francesco Di Bella, Taranproject con Daniele Ronda, Perturbazione, Brunori Sas, Enrico Capuano, P-Funking Band, Levante, Alberto Bertoli e sono solo alcuni dei nomi più famosi che si esibiranno quest’anno. Ci sono anche altri importanti ospiti tra cui Max Paiella, Carlo Petrini, Aldo Cazzullo, Federica Sciarelli e sarà possibile vedere Nino Frassica nei panni del protagonista di un set musicale. I presentatori di questo Concerto del Primo Maggio saranno Edoardo Leo, regista e attore, Francesca Barra, giornalista e scrittrice, e Dario Vergassola, comico e conduttore. Fra i realizzatori del concerto sono da ricordare Marco Giordano che ha progettato il tutto, Cristian Biondani il regista con la consulenza di Gino Castaldo, Giovanni Robertini e Alessandro Rossi. Il Concerto del Primo Maggio è anche famoso perché è un Concerto Contest, vale a dire che funge da trampolino di lancio per tutti quegli artisti emergenti che tramite la rete si sono fatti strade nel panorama musicale italiano. La scelta dei tre gruppi finalisti emergenti che si esibiranno al Concerto del Primo Maggio sarà al Contestaccio di Roma il 28 e il 29 aprile. Questo Contest, chiamato 1MFestival, è nato nel 2013, anno che ha visto protagonisti indiscussi i Crifiu che avranno il piacere di riesibirsi al Concerto del Primo Maggio anche quest’anno.    ...

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Festa del Cinema in tutta Italia

8 – 15 Maggio Festa del Cinema. Tutto il cinema che desideri a soli 3,00 € Festa del Cinema: dopo il successo dell’anno scorso ritorna in tutta Italia la “Festa del Cinema”. Il biglietto costerà solo 3,00 euro per i film in 2D e 5,00 euro per i film in 3D. La Festa del Cinema riguarda tutti gli spettacoli di tutti i cinema Italiani, quindi occorre solo controllare online la programmazione del film che si vuole vedere, presentarsi al botteghino un quarto d’ora in anticipo rispetto alla proiezione del film ed acquistare i biglietti. Perché organizzare la Festa del Cinema? Colpita dalla crisi anche l’industria cinematografica, le associazioni italiane come ANCE, ANEM, ANICA, ACEC e FICE hanno deciso di riscattare l’importanza culturale del cinema affidandosi a QMI.  Insieme alla prima società italiana di Entertainment Marketing e Communication, hanno deciso di incrementare, con una riduzione del biglietto, l’aumento del flusso del pubblico nelle sale cinematografiche. La Festa del Cinema ha, quindi, due obiettivi: il primo è quello di rilanciare l’importanza sociale e culturale del cinema italiano e non, ed il secondo è quello di fare apprezzare l’arte e la maestria di registri attraverso la proiezione di film. In occasione della Festa del Cinema, le sale cinematografiche di tutta Italia hanno deciso di organizzare iniziative diverse per coinvolgere il pubblico. Perciò, oltre alla riduzione del prezzo del biglietto, in tutte le sale cinematografiche sarà possibile conoscere il cast al completo o solo alcuni attori, sarà possibile partecipare a cicli di conferenze sul film appena visto o partecipare a un concorso a premi registrandosi sul sito ufficiale. L’iniziativa è sostenuta dall’industria cinematografica italiana. Bisogna assolutamente approfittarne! Il sito ufficiale dell’iniziativa dove trovare informazioni sul funzionamento della festa, i contenuti speciali, i film in programmazione in tutte le sale cinematografiche italiane, i concorsi per i cinofili e tanto altro ancora è...

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Piazza Trilussa

Piazza Trilussa in passato era nota come “Piazza Ponte Sisto”, dal nome del ponte che la collega dalla zona di Campo dei Fiori al Rione Trastevere. Al centro della Piazza è possibile ammirare la seconda fontana dell’Acqua Paola, fatta costruire da Traiano per prolungare la canalizzazione dell’acquedotto romano fino ai rioni di Trastevere e Borgo. Questa fontana, che anticamente si trovava a Via Giulia, è stata spostata al centro di Piazza Trilussa nel 1898 dopo la costruzione dei muraglioni di Trastevere. I basamenti delle due colonne che circondano la fontana sono decorati con draghi, il simbolo araldico della famiglia Borghese, una famiglia nobile originaria di Siena. Affianco alla fontana si trova la statua di bronzo del poeta Trilussa, da cui la piazza prende il nome odierno. Piazza Trilussa, la storia di un poeta: Trilussa è lo pseudonimo, nonché l’anagramma del cognome del poeta Carlo Alberto Salustri, poeta italiano che ha vissuto a cavallo fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, famoso per le poesie in dialetto romanesco per creare un effetto comico. Nonostante scrivesse in dialetto, ad essere considerato “il poeta dei romani” è Giuseppe Gioacchino Belli che documentò la vita della capitale con sonetti in romanesco. La statua di Carlo Alberto Salustri, realizzata dallo scultore Lorenzo Ferri nel 1954, raffigura il poeta chino su un plinto di marmo come se stesse declamando le sue poesie, una delle quali è incisa sotto la scultura. La poesia si intitola “All’ombra” e recita così: “Mentre me leggo er solito giornale spaparacchiato all’ombra d’un pajaro, vedo un porco e je dico: – Addio, majale! vedo un ciuccio e je dico: – Addio, somaro! Forse ‘ste bestie nun me capiranno, ma provo armeno la soddisfazzione de poté dì le cose come stanno senza paura de finì in priggione”. Probabilmente è stata scelta perché è quella che rispecchia il moralismo, l’arguzia aperta e cordiale e un’ombra di disprezzo che il poeta nutriva nei confronti del popolo. Oggi Piazza Trilussa è luogo di incontro dei giovani che si riuniscono per la movida...

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Il Circo Massimo

Circo Massimo della Roma Repubblicana Il Circo Massimo era considerata l’arena più importante dell’antica Roma. All’interno venivano svolte le corse delle quadrighe, carri da corsa tirati da quattro cavalli, usati nella Roma Repubblicana anche per far sfilare i comandanti vittoriosi dalla Via Sacra al Campidoglio. Il Circo Massimo poteva ospitare fino a 300.000 spettatori, era una struttura molto più maestosa e grande del Colosseo. Anticamente, al centro del dell’arena vi era un enorme obelisco che oggi s’innalza di fronte alla Basilica di San Giovanni in Laterano. E’ considerato il più grande del mondo, pesa 385 tonnellate ed è alto 32,50 m. Al suo fianco si ergeva un altro obelisco che fu spostato e che oggi è possibile ammirare a Piazza del Popolo. L’ultima corsa al Circo Massimo si tenne nel 549 d.C.. L’ arena è famosa anche per essere stata il luogo in cui avvenne il Ratto delle Sabine. Si narra che l’imperatore Romolo, dopo aver fondato Roma chiese alle popolazioni vicine di stringere delle alleanze e di avere delle donne con cui poter procreare e popolare la nuova città, e, al loro rifiuto, Romolo, organizzò una trappola per vendicarsi. Invitò tutti gli abitanti per dei festeggiamenti al Circo Massimo e, approfittò della situazione, per rapire le donne. Circo Massimo, oggi Nella Roma attuale, del Circo Massimo è possibile vedere solo un mucchio di pietre su viale Aventino. All’estremità meridionale c’è una torretta medievale costruita dai Frangipane, una famiglia romana di nobili origini, e, alle spalle, è possibile ammirare, all’interno di un recinto, le rovine del Settizonio (in latino Septizodium), una facciata monumentale di un ninfeo, fatta innalzare dall’imperatore Settimio Severo nel 203 posto all’ingresso dell’Appia Antica a emblema della gloria di Roma e dell’impero. Purtroppo ai romani non rimane che il ricordo dell’antico splendore del Circo Massimo, infatti, oggi è solo una lunga spianata circondata da strada trafficate. Nonostante ciò, ospita ancora grande eventi come festival, concerti e appuntamenti di vario...

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Eataly: Enogastronomia italiana tutta da assaporare

Eataly: Enogastronomia italiana tutta da assaporare Eataly cos’è? Eataly nasce a Torino nel 2007. La filosofia su cui si basa è sostenibilità, responsabilità e condivisione. Il nome viene dalla fusione delle parole “eat”, che in inglese vuol dire “mangiare” e Italy. Ad oggi, Eataly si trova in pochissime città ed è un supermercato tutto italiano così particolare che è impossibile non andarlo a sperimentare. Eataly: cosa lo distingue dagli altri supermercati. Vi è mai capitato di fare la spesa e voler assaggiare subito quello che avete appena comprato? Be’, da Eataly si può! Sì, perché è possibile prendere un carrello, scegliere cosa assaggiare, pagare alla cassa e poi portare tutto al cuoco e farsi preparare un saporitissimo pranzo o una prelibata cena. Ma per chi non ha nessuna voglia di aggirarsi con i carrelli pieni di spesa in giro per il supermercato, è possibile semplicemente sedersi e ordinare qualcosa al menù. Eataly, cosa mangiare: a Roma si trova in Piazzale XII Ottobre, vicino alla stazione metropolitana di Piramide. All’ingresso c’è un parcheggio ed è possibile sostare quanto si vuole. Eataly è diviso su tre piani, in ognuno dei quali è possibile trovare dei ristorantini dove è possibile sedersi senza prenotare. Ognuno di questi ristorantini propone delle diverse specialità. In alcuni ristorantini di Eataly è possibile assaggiare una buona pizza napoletana, in altri un primo con un sugo di carne di cervo o daino provenienti dalle regioni a Nord dell’Italia o un secondo a base di pesce o carne sostenibile, con un contorno di verdure biologiche. Per chi vuole concedersi un vino decantato c’è l’angolo dei vini, e ancora l’angolo birra per chi vuole degustare una buona birra artigianale. Infine, il ristorantino/pasticceria con una varietà di dolci per grandi e piccini, ricette di ogni regione tutte da assaggiare. Tra gli scaffali e, è possibile trovare la pasta di grano duro di Gragnano; il vino siciliano, gli spumanti piemontesi, l’olio pugliese, i salumi del veneto e tanto altro ancora. Eataly, curiosità: Per gli amanti della cucina, è possibile anche partecipare ad alcuni corsi organizzati direttamente da Eataly. Tema: cucina tipicamente italiana, cucina greca o araba, corsi di pasticceria e molti altri....

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Sette Pezzi di Carne al Teatro dei Conciatori

Sette Pezzi di Carne in scena al Teatro Dei Conciatori di Roma Dal 22 Aprile al 4 Maggio, Sette Pezzi di Carne di Riccardo Reim. Con Valentina Ardinzone, Letizia Barone Ricciardelli, Emanuela Cacciaguerra, Danilo Celli, Chiara Di Pietro, Federica Lamedica e Maria Santirocco. Musiche originali di Raffaele Nicolì. In Sette pezzi di carne Riccardo Reim torna a scandagliare (quasi totalmente al femminile) il tema del volto segreto della notte metropolitana: sette personaggi “border line” che, raccontandosi, testimoniano in filigrana, un brutale, gratuito omicidio il cui autore resterà probabilmente impunito. In questo bizzarro mosaico la storia emerge a strappi, a brandelli, a lampi dai vari racconti, costituendone il sottile, misterioso “filo rosso”: un filo continuamente spezzato e ripreso, come le vite dei sette protagonisti. Voci e confessioni (vere? false? distorte?) dal sottosuolo, dunque: un bestiario umano segreto e inconfessabile al di fuori di ogni morale, osservato anche con salutare distacco ironico lontanissimo da ogni “cronaca”; incubi e deliri di un’umanità “saturnina” che si agita in un groviglio di fantasie, ossessioni, indecifrabili rituali, paradossi e sdoppiamenti. Spettacolo claustrofobico e segreto, violento e grottesco, dopo il successo ottenuto nel 2012, Sette pezzi di carne, viene ora riproposto in una nuova edizione al Teatro dei Conciatori, sempre mantenendo la particolare disposizione della platea che annulla il più possibile la tradizionale distanza tra spettatore e spettacolo, ponendo il pubblico nel medesimo spazio degli attori, in una sorta di imbarazzante coinvolgimento.         Ingresso: Intero 18,00 € ridotto 13,00 € convenzioni 10,00 €+ tessera 2,00 € Ore 21:00 (Giovedì e Domenica ore 18:00) Info-line 06 45448982  – 06 45470031 Ufficio Stampa Compagnia Guido Gaito guido@gaito.it 329 0704981 Ufficio Stampa Teatro Dei Conciatori Maya Amenduni ufficiostampa@teatrodeiconciatori.it...

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Keats-Shelley Memorial House in Piazza di Spagna

Keats-Shelley Memorial House in Piazza di Spagna Keats-Shelley Memorial House si trova in Piazza di Spagna al numero 26, esattamente di fronte alla fontana della Barcaccia. È la casa in cui visse e morì nel 1821 il poeta inglese John Keats. John Keats si trasferì a Roma sotto consiglio dei medici e degli amici perché ammalato di tubercolosi. Purtroppo però la mattia era già in stato avanzato, per cui, Keats morì dopo parecchi mesi di sofferenze all’età di venticinque anni, in sola compagnia dell’amico Joseph Severn, al quale confidò una volta che sentiva già “i fiori crescere sul suo corpo”. Entrambi sono sepolti uno accanto all’altro al cimitero protestante di Roma. La tomba di John Keats è la più visitata. Negli anni a Roma, John Keats visse un amore tormentato per Fanny Brawne. La sua abitazione, battezzata con il nome di Keats-Shelley Memorial House, oggi racchiude un archivio inglese storico e letterario e un museo nel quale sono custoditi dei cimeli dei primi dell’Ottocento appartenuti al poeta inglese John Keats e ai suoi amici Pearcy Bysshe Shelley, Mary Shelley e Lord Byron. Anche quest’ultimo, per alcuni anni, visse in un’altra casa di piazza di Spagna. Il Keats-Shelley Memorial House è suddiviso in quattro stanze nelle quali sono conservate lettere, manoscritti, effetti personali e documenti di Keats, Shelley, Byron e di altri artisti della cerchia. Tra i cimeli si trova un antico reliquiario d’argento a forma di conchiglia con capelli di Keats, Shelley, John Milton ed Elizabeth Barrett Browning e un’urna d’alabastro contenente la mascella di Shelley. Le stanze più importanti del Keats-Shelley Memorial House sono due, quella ad angolo nella quale è custodita la maschera mortuaria di Keats con un’espressione rassegnata, e la stanza che ospita la biblioteca. La biblioteca di Keats-Shelley Memorial House contiene circa ottomila volumi e il merito della sua creazione si deve al lavoro accurato e puntiglioso di selezione dei libri e delle riviste di Harry Nelson Gay. La biblioteca comprende molte delle prime edizioni dei romantici di seconda generazioni e parecchie traduzioni italiane o studi italiani sui poeti Keats e Severn. Oltre ai libri dei romantici, continene anche una piccola raccolta di libri e di storia. Il Keats-Shelley Memorial House è aperto al pubblico dal Lunedì al sSbato dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00. Rimane chiuso la...

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Il Museo Ebraico di Roma

Il Museo Ebraico di Roma Il Museo Ebraico di Roma è situato all’interno della Sinagoga nel Ghetto ebraico. Fu inaugurato il 5 giugno del 1960. All’inizio era solo un piccolo ufficio allestito dietro all’arca santa della Sinagoga per accogliere i turisti che visitavano la sinagoga. Tra il 2000 e il 2001, grazie ai visitatori che negli anni si sono moltiplicati, la direzione del Museo Ebraico ha deciso di ingrandire l’ufficio e trasformarlo in un vero e proprio museo, rinominandolo Il Museo Ebraico di Roma, per sottolineare lo stretto legame che unisce gli ebrei italiani con Roma. I lavori di restauro sono durati cinque anni e l’inaugurazione è avvenuta il 22 novembre 2005. Le sale espositive sono sette e sono così suddivise: Sala 1 – La Guardaroba dei Tessuti; Sala 2 – Da Giudaei a Giudei: Roma e i suoi ebrei; Sala 3 – Feste dell’anno, Feste della vita; Sala 4 – I tesori delle Cinque Scole; Sala 5 – Vita e Sinagoghe nel ghetto; Sala 6 – Dall’emancipazione a oggi; Sala 7 – Sala dell’ebraismo libico. Come si intuisce già dai nomi delle sale espositive, durante la visita sarà possibile ammirare gli argenti del popolo ebraico del Seicento e del Settecento, i vestiti e i paramenti indossati per i rituali degli ebrei italiani, che si differenziano dagli altri riti ebraici poiché gli ebrei italiani non sono né sefarditi né ashkenaziti, i marmi delle Cinque Scole (cinque sinagoghe del ghetto), i monumenti della propaganda fascista contro gli ebrei e altri oggetti che segnarono gli anni della guerra durante i quali quasi due milioni di ebrei vennero deportati e uccisi. Proprio per le bellezze e la particolarità degli oggetti che espone al suo interno, il Museo Ebraico di Roma è considerato un punto di riferimento per conoscere la storia, la cultura e le feste tradizionali della storia bimillenaria degli ebrei romani. Il Museo Ebraico rispetta le seguenti aperture: dal 16 Settembre al 15 Giugno, dalla Domenica al Giovedì con orario 10.00 – 16.15 e il Venerdì dalle 9.00 alle 13.30. A partire dal 16 Giugno fino al 15 Settembre, dalla Domenica al Giovedì con orario 10.00 – 18.15 e il Venerdì dalle 10.00 alle 15.15. Rimane chiuso il Sabato, 1 Gennaio, 15 Agosto e durante le festività...

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La Sinagoga: Il Tempio Maggiore di Roma

La Sinagoga: Il Tempio Maggiore di Roma La Sinagoga, conosciuta come il Tempio Maggiore di Roma è una delle più grandi d’Europa. Si erge su Piazza delle Cinque Scole e si affaccia sul fiume Tevere. La decisione della costruzione della Sinagoga fu presa da Vittorio Emanuele II dopo l’unità d’Italia nel 1870, quando lo stesso concesse la cittadinanza agli ebrei italiani e diede l’ordine di ricostruire il Ghetto di Roma. La Sinagoga venne effettivamente costruita fra il 1901 e il 1904 dopo che le due condizioni imposte dagli ebrei italiani vennero accettate: la prima che la Sinagoga doveva essere eretta fra i due simboli della ritrovata libertà romana, cioè fra il Campidoglio, con il suo monumento a Vittorio Emanuele II, e il Gianicolo, luogo di cruente battaglie risorgimentali con la statua di Garibaldi per commemorare quegli anni; la seconda era che dovesse essere visibili a tutti, per cui venne costruita una mole che domina tutta l’aria circostante. L’intero edificio è costruito secondo uno stile assiro-babilonesi e la cupola è decorata con motivi orientali. La Sinagoga è divisa su due piani, uno sottoterra e l’altro a livello del terreno. Sottoterra si trova il Museo ebraico e una Piccola Sinagoga, chiamata Tempio Spagnolo, arredata con parti provenienti dalle cinque scole (la Castigliana, la Catalana, la Siciliana, la Nova e l’Italiana), che anticamente si trovavano nel Ghetto. Al piano terra si trova la Sinagoga grande. La Sinagoga grande è divisa in un’ampia stanza centrale e due navate laterali. La Sinagoga, per gli ebrei italiani non è solo un luogo di preghiera, ma rappresenta anche un punto di riferimento culturale, a cui fanno capo sia gli organismi religiosi che amministrativi. Dopo l’attentato avvenuto il 9 ottobre 1982 di un commando palestinese la Sinagoga è sorvegliata 24 ore su 24 da una pattuglia di carabinieri. L’attentato causò la morte di Stefano Gaj Tachè, un bambino di soli due anni, e il ferimento di 37 persone. Una volta visitato l’edificio, vale sicuramente la pena fare una passeggiata nel Ghetto e assaggiare qualche delizioso piatto tipico in uno dei tanti ristoranti...

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Museo Criminologico di Roma

Museo Criminologico in Via Gonfalone Il Museo Criminologico di Roma apre il 1931 con il nome di Museo Criminologo. All’inizio ospitava solo la collezione dei reperti usati dalla scuola di Polizia scientifica e venne chiuso nel 1968. Nel 1975 venne riaperto all’interno delle carceri di palazzo Gonfalone con il nome di MUCRI-Museo Criminologico e restò aperto fino alla fine degli anni ’70 per essere richiuso e nuovamente riaperto nel 1994. Nonostante le disavventure che hanno portato spesso alla sua chiusura, il Museo Criminologico offre una piccola ma interessante panoramica sul crimine in genere e, in particolare, sul sottobosco criminale italiano. Il Museo Criminologico è diviso in tre sezioni: la Giustizia dal Medioevo al XIX secolo, L’Ottocento e l’evoluzione del sistema penitenziario, il Novecento e i protagonisti del crimine. Nella prima sezione si trovano tutti gli strumenti di tortura usati dall’Inquisizione, oltre alle asce, alle forche, ai mordacchi, a una collezione di ghigliottine e una mostra su Beatrice Cenci, una nobildonna romana condannata a morte e decapitata assieme alla matrigna sul Ponte Sant’Angelo nel 1599 con l’accusa di aver ucciso il padre incestuoso. Nella seconda sezione del museo dedicata all’Ottocento è possibile vedere gli strumenti usati dagli studiosi di antropologia criminale, le camicie di forza e il letto di contenzione a dimostrazione della nascita dei manicomi giudiziari, la pistola con cui Gaetano Bresci uccise Umberto I, i sotterfugi che i criminali usavano per tentare l’evasione dal carcere e gli strumenti con cui erano solito provocarsi delle ferite. Ma la sezione più interessante del museo è la terza e riguarda il mondo del crimine dagli anni ’30 agli anni ’90 del Novecento. In questa sezione si trovano alcune delle armi usate per compiere delitti passionali, gli strumenti usati dalla la mafia per ammazzare i nemici, una documentazione della vita nei penitenziari del Paese e, infine, un’area dedicata agli omicidi che destarono maggior scalpore come l’omicidio di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse. Malgrado venga considerato un museo macabro e terrificante da qualcuno, altri pensano che questo museo sia un perfetto antidoto ai languidi splendori rinascimentali di Via Giulia e dintorni. Il Museo Criminologico è aperto dal Martedì al Sabato dalle 9.00 alle 13.00. L’apertura pomeridiana è prevista il Martedì e il Giovedì con orario 14.30 –...

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Luoghi Comuni

  La mostra presenta una selezione di ottanta esemplari realizzati, tra la metà del Settecento e la metà dell’Ottocento, da artisti tedeschi che hanno soggiornato e operato nel nostro paese e intende proseguire il percorso iniziato nel 2012 e nel 2013 con due esposizioni dedicate ai vedutisti francesi e inglesi attivi a Roma. Presentazione alla stampa 8 aprile 2014 Informazioni Luogo Museo di Roma, Sale espositive, piano terra Orario da Martedì a Domenica ore 10.00-20.00. La biglietteria chiude un’ora prima. Giorni di chiusura Lunedì, 1 maggio Biglietto d’ingresso Intero € 10,00 Ridotto € 8,00 Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) Intero € 9,00 Ridotto € 7,00 Biglietto cumulativo Braschi + Barracco + mostra  Intero € 12,50 Ridotto € 10,50 Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza) Intero € 11,50 Ridotto € 9,50 Gratuità e riduzioni  Prenotazioni Convenzioni Acquisto on line:    http://ticket.museiincomuneroma.it Con la prenotazione è possibile evitare la fila presentandosi direttamente alla cassa. Informazioni 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle...

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Forma e vita di una città medievale. Leopoli-Cencelle.

I risultati emersi dagli scavi condotti da anni sulla città di Leopoli-Cencelle, interessante esempio di fondazione urbana di età carolingia, vengono presentati al grande pubblico, significativamente, nell’anno in cui si celebra il 1200° anniversario dalla morte di Carlo Magno. La mostra ricostruisce le diverse fasi storiche della città di Cencelle in uno dei luoghi che meglio rappresenta la città di Roma e il suo sviluppo urbanistico: i Mercati di Traiano, complesso romano che conserva importanti segni della sua occupazione e delle sue trasformazioni nel tempo, ivi inclusa l’età medievale, attestata in particolare dalla potente struttura di Torre delle Milizie. L’articolazione del progetto ben si adatta alla disposizione degli spazi dei Mercati di Traiano e allo spirito e alle modalità del suo sistema di comunicazione dei contenuti culturali, rivolti alla ricostruzione reale e virtuale dei manufatti e della storia degli uomini che li hanno prodotti e fruiti. In particolare, risulteranno di grande suggestione l’ambientazione della chiesa del IX secolo nella Grande Aula e la successione a schiera dei caseggiati lungo il percorso interno, ove la ricca messe di dati d’archivio e dei ritrovamenti archeologici permetterà di far rivivere botteghe e attività artigianali. In significativa corrispondenza all’esposizione di Cencelle verrà valorizzato il Medioevo dei Mercati di Traiano. In conclusione la mostra permetterà di mettere a fuoco un periodo storico meno conosciuto, ma di non minore importanza rispetto all’epoca romana Il percorso espositivo offre la possibilità di leggere archeologicamente la nascita e lo sviluppo di un sito urbano, attraversotre diverse fasi: da centro di tradizione classica – sede vescovile al momento del suo impianto – a realtà comunale stabile, fino alla riconversione in azienda agricola, legata all’economia di indotto della produzione di allume, alla metà del XV secolo. Lungo le tre sezioni, il visitatore sarà accompagnato da guide d’eccezione: tra mito e verità riprodotta, saranno illustri protagonisti e ‘ritrovati’ commercianti dell’antica Leopoli/Cencelle a far strada attraverso l’esposizione di materiali, la ricostruzione di ambienti di vita e di attività artigianali, come le officine dei fabbri e dei vasai, la produzione delle campane, la macinazione dei cereali, i manufatti legati al...

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Il Planetario

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Spazio Tempo in Mostra al Venanzo Crocetti

“Spazio Tempo” in Mostra al Museo Venanzo Crocetti In mostra le opere di Vincenzo Vanin al museo Venanzo Crocetti in Via Cassia dal 5 al 28 Aprile. Vanin dice delle sue opere “Inesorabilmente mi affanno ad esprimere un mondo nuovo, un mondo che non conosco ma dentro di me fortissimamente sento”. E infatti, nelle sue opere emerge la sua percezione del mondo interiori. Il vorticare di colori accesi imprime un movimento tra spazio e tempo creando forze dominanti e corpose, dando vita a entità sconosciute che si proiettano verso l’infinito. Vincenzo Vanin è nato a Quinto di Treviso, ma già da adolescente si trasferisce a Venezia, dove si dedica alla pittura e al mosaico con il Prof. Georgini, suo insegnate all’Istituto  Statale d’Arte. Nei periodi estivi affianca il Prof. Gatto, durante questa amicizia e collaborazione Vanin approfondisce la sua immagine della realtà, la tecnica del mosaico e del restauro per ridelineare i termini di una nuova realtà. Finiti gli studi si reca in Canada, dove, grazie alla sua tenacia e alla sua forza di volontà, riesce a fondare lo studio Church Art Studio dando vita ad alcune delle sue opere religiose più famose. Si tratta soprattutto di mosaici da inserire nelle chiese e nelle scuole dell’Ontario. Tornato in Ialia nel 1973, frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Venezia al fianco del maestro Emilio Vedova. Anche questo periodo è contraddistinto da creazioni religiose, come le Pale d’Altare della chiesa di Fagarè della Battaglia a Treviso, il mosaico del Battistero e il lunotto della porta centrale di Roncadelle a Treviso. Ma la sua assidua frequentazione con Emilio Vedova lo porta a una nuova scoperta dell’arte. Non più l’arte per la religione, ma l’arte in quanto ricerca della spazialità dinamica e della gestualità. Con i dipinti e i mosaici di questo rinnovamento artistico, sono state organizzate mostre e d esposizioni in varie parti del mondo: New York, San Francisco, Tokyo, Shanghai, Austria, Germania, Lussemburgo, Museo Zilina (Slovacchia), Praga, Scuderie del Quirinale (Roma), Museo Canova (Treviso), Museo Ca’ da Noal (Treviso), Villa Nazionale Pisani (Venezia), per ritornare quest’anno a Roma. Attualmente ha un rapporto costruttivo con importanti artisti quali Alex Minarcic, Pierre Restany e Milan Mazur. La Mostra sarà inaugurata il 5 Aprile alle ore 18.00. Gli orari di apertura del Museo sono: Lunedì Giovedì e Venerdì 11.00-1300 e 15.00-19.00. Sabato e Domenica 11.00-18.00 (il Museo resterà chiuso i giorni 20, 21 e 25 aprile). La mostra si concluderà il 28 aprile. Ufficio Stampa: Serena Fergola 339.2612994 s.fergola@libero.it – immagini e info:...

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Antica Birreria Peroni dal 1906

Antica Birreria Peroni dal 1906 L’Antica Birreria Peroni è una delle trattorie più rinomate di Roma. Frequentata sia da turisti che da cittadini romani, si trova in via San Marcello, una delle vie più centrali della capitale. San Marcello, interamente costituita da sampietrini, è una via storica. In passato, proprio dove ora si trova la birreria, vi era la stazione delle poste romane dove i corrieri si recavano per rifocillare i loro cavalli. Proprio lì il pontefice San Marcello venne costretto ai lavori più degradanti e, parecchi anni dopo la sua morte, sulle rovine della scuderia, venne costruita una chiesa in suo onore, la Chiesa di San Marcello al Corso. Nei primissimi anni del ‘500, la chiesa fu distrutta da un incendio. E’ agli inizi del ‘900 che divenne un deposito di birra e ghiaccio. All’ingresso vennero posti dei vasconi in cemento adatti a contenere le bottiglie di birra coperte dal ghiaccio tritato e da un telo per non far disperdere il freddo ed ai clienti era assegnato un boccale numerato per gustare la birra. Con il passare degli anni i proprietari dell’Antica Birreria Peroni hanno pensato di abbinare alla birra dei piatti tipici. È possibile trovare una vasta scelta di carne come le lombate di vitella, le bistecche di manzo, le fiorentine, le braciole di maiale. Per gli stranieri più restii ad abbandonare le loro abitudini, si possono gustare i wurstel tedeschi. Ma la specialità della casa, da sempre oggetto di battute e scherzi per la sua forma particolare, è il wurstel Kilometer. Il Kilometer, oltre ad essere un ottimo piatto da gustare, vuole essere anche un rito propiziatorio di benessere e felicità. Quando lo ordinerete scoprirete il perché…. Le birre sono quattro: la classica Peroni Nastro Azzurro, la Crystall Red, rossa decisa, la Fuller’s London Pride e la doppio malto. Per gli amanti del vino è possibile degustare un bianco dei Castelli Romani o un Montepulciano d’Abruzzo di prima scelta. L’antica Birreria Peroni si trova a Via S. Marcello 19 – 00187 Roma ed è aperta dal Lunedì al Sabato dalle ore 12.00 alle 24.00, con orario continuato. Giorno di chiusura:...

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Art-O-Bama in Mostra a Spazio 5

“Art-O-Bama” in Mostra a Spazio 5 Sessanta opere del maestro Carlo Riccardi in mostra per dare il benvenuto al presidente Barack Obama in visita a Roma il 26  il 27 Marzo 2014. Sarà possibile visitare la mostra dal 26 marzo al 23 aprile a Spazio 5, via Crescenzio 99/d. L’ingresso è gratuito. La mostra riprende alcune delle più famose testate giornalistiche nazionali e internazionali, come il Corriere della Sera, il The New York Times, la Repubblica, La Stampa, il Sole 24 Ore,  Le Figaro, e altri importanti giornali, che espongono in prima pagina le foto del presidente in occasione sia della prima che della seconda elezione. Carlo Riccardi, pittore e fotografo, nasce nel 1926 a Olevano Romano. Inizia la sua carriera come ritoccatore in uno studio di foto-pittura, fino al 1940, anno in cui inizia una nuova vita professionale che lo porta a diventare il paparazzo più famoso degli anni ’50 in Italia. E’ il periodo dei primi anni della Repubblica, del boom economico, del neorealismo, delle grandi produzioni hollywoodiane. Carlo Riccardi inizia così con i suoi primi scatti, a immortalare tutti i personaggi famosi che sono passati per la città eterna. Diventa il paparazzo della “Dolce Vita”. Carlo Riccardi è conosciuto anche come “‘l’uomo dei sei Papi”, grazie ad alcuni dei suoi scatti che hanno immortalato Pio XII, Paolo VI, Giovanni XXIII, per poi passare a Papa Luciani, Giovanni Paolo II e, infine, Benedetto XVI. Le sue foto sono esposte in biblioteche e mostre e fanno il giro del mondo. Con la stessa dedizione e passione che lo contraddistingue nella fotografia, Carlo Riccardi si adopera anche nella pittura. Come pittore è diventato famoso per le sue tele a metraggio. La più famosa è la maxi tela di 800 metri dipinta nel 1978, dopo l’elezione di Papa Wojtyla. E’ una mostra composta da 25 quadri dedicati alla Polonia, esposti nell’aula Nervi in Vaticano. Il nome della mostra fu “Cattedrali a Cracovia, omaggio al Papa”, la mostra fu inaugurata dallo stesso pontefice Giovanni Paolo...

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La Statua di Pasquino e le Pasquinate romane

La Statua di Pasquino, “voce anonima” dei Romani  La  satira moderna nasce a Roma agli inizi del cinquecento. In quello che è un ambiente colto e intellettuale, si sviluppano le cosiddette poesie satiriche che vengono popolarmente chiamate Pasquinate; il loro nome deriva dalla statua di Pasquino che si trova su un lato di Palazzo Braschi a Roma, vicino a Piazza Navona. Pasquino, tra le più celebri statue della città, rappresenta probabilmente un eroe dell’antica Grecia. Qualcuno suppone Menelao, Aiace o Ercole. Purtroppo non si può affermare con certezza, perché la statua risale al III secolo d.C. e ad oggi non ci sono né le braccia, né le gambe e in più il volto è danneggiato. Il busto si trova nella Piazza di Pasquino, adiacente a Piazza Navona. Fu ritrovata nel 1500 durante alcuni lavori di ristrutturazione, della pavimentazione stradale del Palazzo Orsini, (oggi Palazzo Braschi). Divenne celebre tra il XVI e il XIX secolo grazie alla sua storia di statua “parlante”. Benché si pensi che la statua rappresenti un eroe greco, si è deciso di chiamarla Pasquino dal nome di un maestro di una scuola, che sorgeva nelle vicinanze, per la sua somiglianza con la statua. Altri raccontano che Pasquino era il nome di un bravo compositore di versi satirici ed altri ancora, dicono che deriva dal nome di uno dei personaggi del Bocaccio. Nella Roma di un tempo il popolo esprimeva il suo malcontento affiggendo dei manifesti con versi satirici contro i politici dell’epoca sulle statue, in modo che al mattino tutti potessero leggerli, soprattutto i politici. Pasquino era la statua che per eccellenza mostrava il malcontento del popolo, così le insoddisfazioni popolane vennero chiamate Pasquinate. In seguito, Pasquino fu utilizzato dagli stessi politici per calunniare gli avversari e, durante le elezioni del Papa, si combatteva a Pasquinate per conquistare il favore del popolo di Roma. I Papi non erano contenti di tale presenza “scomoda” e cercarono di eliminare la statua senza mai riuscirci. Ci provò per primo Adriano VI, ma fu fermato dai suoi cardinali. A seguire,  Sisto V e Clemente VIII ed infine Benedetto XIII, ma anche lui non ottenne risultati. I versi satirici di Pasquino riguardavano soprattutto la “prostituzione di lusso” dei pontefici e le accuse diminuirono solo quando, con la breccia di Porta Pia, il potere temporale dei pontefici finì. Si disse così che Pasquino non parlò più, finché con l’arrivo di Hitler, dovette parlare per denunciare le spese dello sfarzo delle scenografie allestite per l’arrivo del dittatore tedesco. Nell’arco dei secoli, verso dopo verso, questa forma di esprimersi silenziosa, ha simboleggiato per i romani che punteggiavano con i loro commenti, gli eccessi di un sistema col quale si conviveva con sufficienza. Dopo il restauro della statua nel 2009, sebbene non sia...

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La Chiesa di Santa Maria dell’Anima

La Chiesa di Santa Maria dell’Anima Esiste uno scorcio a Roma, in cui vale la pena soffermarsi se si passa lungo Via dell’Arco della Pace. E’ la vista del campanile della chiesa di Santa Maria dell’Anima che “spunta” dietro la bellissima facciata di Santa Maria della Pace. Il campanile è ornato da ceramiche colorate tipiche dello stile germanico, unico nel suo genere a Roma. Santa Maria dell’Anima nasce, difatti, come oratorio dell’ospizio dei tedeschi. Il complesso, che comprendeva inizialmente solo l’ospizio, fu eretto nel 1378 ad uso dei pellegrini tedeschi ed olandesi. Solo nel 1510 venne costruita in seguito la chiesa di Santa Maria dell’Anima, grazie al contributo finanziario di Johannes Burchard, cerimoniere di Alessandro VI Borgia.  La chiesa prende il nome dal rilievo posto sulla porta d’ingresso ad opera di Andrea Sansovino: “La Vergine tra due anime in preghiera”. La porta è sempre chiusa, si può accedere alla chiesa attraversando l’antico cortile dello ospizio, ricco di atmosfera e di frammenti marmorei. Oggi l’ ospizio è un centro di studi, ed insieme alla chiesa, appartengono al clero tedesco. L’interno della chiesa è insolito, rispetto all’architettura delle chiese di Roma, perché il costruttore di origini tedesche, scelse di progettare la chiesa secondo quello della Hallenkirche. L’ Hallenkirche, “chiesa a sala”, è lo stile tipico delle chiese germaniche del tardogotico, in cui la navate centrale e quelle laterali hanno tutte la stessa altezza. Nella chiesa le maggiori statue e dipinti sono ad opera di artisti tedeschi e fiamminghi, ma l’impronta italiana è presente attraverso le realizzazioni di grandi artisti italiani. Una delle cappelle della chiesa contiene una reinterpretazione della Pietà di Michelangelo, ad opera dei contemporanei Lorenzetto e Nanni di Baccio Bigio. L’altare maggiore, nel presbiterio, è sormontato dall’opera di Giulio Romano “Sacra famiglia e committenti”. L’opera fu richiesta dai fratelli Fugger, Marco e Giacomo, conosciuti come i famosi banchieri che finanziarono l’imperatore Carlo V. Un’altra opera che desta attenzione nella chiesa è il monumento al papa fiammingo Adriano VI, disegnato da Baldassarre...

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Modigliani in Mostra al Museo Palazzo Cipolla

“Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La Collezione Netter.” In Mostra a Palazzo Cipolla aperta fino al 6 Aprile 2014 Modigliani, Soutine e gli altri artisti maledetti, come Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling vissero e dipinsero a Montparnasse negli anni venti del XX secolo, durante i cosiddetti Anni Folli. Montparnasse all’epoca era un noto quartiere parigino, centro culturale di avanguardia e luogo di incontro di artisti e intellettuali: è proprio in questo quartiere che si è scritta la storia artistica della Francia e dell’occidente. Uno dei personaggi di spicco di questo periodo era Jonas Netter, un ebreo di origine alsaziana, estimatore di dipinti, che è riuscito ad acquistare moltissimi dei quadri dei cosiddetti “pittori maledetti” quando erano ancora sconosciuti, in modo da acquistarli a basso prezzo. Marc Restellini, il curatore della mostra, nonché fondatore (nel 2004) e presidente della Pinacothèque de Paris, voleva da tempo organizzare una mostra con la sua collezione d’arte, e c’è riuscito dopo moltissimi anni. Purtroppo, infatti, di Jonas Netter si hanno scarse notizie, poiché è stato il più riservato ed anonimo fra i grandi collezionisti europei d’inizio Novecento, così come il resto della sua famiglia, per cui Restellini non riusciva a rintracciare tutte le opere della collezione. Negli anni venti, la maggior parte degli artisti di Montparnasse viveva una vita dissoluta dedita all’alcool e alle droghe, per cui muoiono tutti in giovane età e, nell’ultimo periodo della loro breve vita, cambiano il loro modo di intendere la pittura. Anche Modigliani, così come i pittori a lui contemporanei, ha un “ultimo stile”, caratterizzato dalla pittura dei ragazzi, delle servette, dei bambini, delle teste appena reclinate, a cui appartiene il miracolo della Bambina in azzurro, datato 1918. Quest’opera, che è possibile ammirare alla mostra, racconta già la strada delle fine, la rarefazione, la solitudine, la semplicità assoluta, l’assenza. Oltre a questo dipinto, la mostra ne presenta altri che non si vedono da molti anni. Fra questi, emergono i due ritratti di Jeanne Hébuterne, sua compagna, e quello di Soutine. La mostra «Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter» ha trovato un primo riscontro alla Pinacothèque de Paris, subito dopo è stato possibile ammirarla a Milano al Palazzo Reale e adesso si trova a Roma, a Palazzo Cipolla, su Via del Corso. La mostra resterà aperta fino al 6 aprile 2014. Info&Prezzi   39 06 98373328   www.ticket.it/modigliani Intero € 13,00 (audio-guida inclusa) Ridotto € 11,00 (audio-guida inclusa) 65 anni compiuti (con documento); ragazzi da 11 a 18 anni non compiuti; studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento); militari di leva e appartenenti alle forze dell’ordine; portatori di handicap. Ridotto Gruppi € 10,00 (prenotazione obbligatoria, min 15 max 25 pax, microfonaggio obbligatorio) Ridotto Scuole € 5,00 (prenotazione...

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La Casa dei Mostri – Palazzo Zuccari

La Casa dei Mostri – Palazzo Zuccari Il Palazzo che scende da Piazza Trinità dei Monti, lungo la via Sistina e Gregoriana è chiamato popolarmente la casa dei Mostri perché il portone sulla via Gregoriana si apre in una gigantesca bocca spalancata, con un naso a far da chiave di volta, le guance da cornice e gli occhi con le sopracciglia da timpano; una decorazione bizzarra che si accompagna ai due finestroni fiancheggianti l’apertura. Il tutto è l’unico elemento rimasto del muro, costruito da Federico Zuccari nel 1592 per questo suo palazzo. Un capriccio artistico tra l’orrido e lo stravagante. La costruzione allora non andava oltre un piano nobile, ma all’interno aveva già la splendida serie di sale, tutte decorate dagli Zuccari tra le quali ancora oggi è eccezionale quella detta “della gloria dell’artista”, con le effigi di Federico Zuccari e dei suoi familiari. Alla sua morte nel 1609 lo Zuccari avrebbe voluto che la casa diventasse una residenza per artisti, e invece i suoi eredi vendettero l’edificio ad un certo Toscanella, che lo fece ingrandire da Girolamo Rainaldi; la costruzione fu sopraelevata di due piani. Nel 1702 il palazzo venne affittato alla regina di Polonia, Maria Casimira, che proseguì il lavoro di trasformazione con l’unificazione dei due corpi di fabbrica ad opera di Filippo Juvara in un rinnovamento del prospetto d ‘angolo sulla Piazza Trinità dei Monti. Così nel 1711 arrivò il portichetto con le 6 colonne, grazie a Maria Casimira, il palazzo divenne anche un centro culturale nella Roma setttecentesca e , tra l’altro, vi furono allestite due opere di Alessandro Scarlatti, inneggianti le gesta contro i turchi del marito, Giovanni Sobieski, re di Polonia. Con il nuovo proprietario Alessandro Nazzari, l’impronta culturale non venne meno, dato che il palazzo, in parte, diventò una locanda per artisti, esaudendo in sostanza la volontà espressa dallo Zuccari. Vi abitarono tra gli altri il Winckelmann, Louis David, che qui dipinse il giuramento degli orazi, e il generale prussiano Salomon Bartholdy che sponsorizzò l’esecuzione della prima opera collettiva dei nazzareni a Roma. Questi pittori tedeschi affrescarono una sala con le storie di Giuseppe in Egitto, che furono poi staccati e trasportati, nel 1887, alla Galleria Nazionale di Berlino. Nel 1756 una parte del complesso fu ceduta dal nuovo proprietario, il Marchese Grifoni, ai fratelli delle scuole Cristiane, già insediati nella vicina “casa dei preti”; i quali misero su una scuola, rimanendo qui fino alla costruzione dell’istituto De Merode, alla salita di san Sebastiano, nel 1903. Il palazzo nel 1904 fu acquistato da Enrichetta Hertz che fece costruire sull’aria del giardino, un’edificio a tre piani, con l’ingresso tra le vie Sistina e...

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Piazza in Piscinula e la Chiesa di San Benedetto

Piazza in Piscinula e la Chiesa di San Benedetto Piazza in Piscinula si trova nel Rione Trastevere, nei pressi di Via della Lungaretta. Il nome deriva dall’antica presenza di terme o di un mercato del pesce.  Il lato sinistro della Piazza in Piscinula è dominato dal famoso Palazzo Mattei costruzione del 1400 – 1500, dove risiedeva il ramo Trasteverino della famiglia Mattei. Sul lato opposto della Piazza si trova l’antichissima chiesa di San Benedetto in Piscinula costruita, si dice, sul luogo dove un tempo vi era la casa degli Anicii, famiglia di San Benedetto. Tuttavia non vi è certezza della storia, dato che nessun resto sia mai stato ritrovato. Ricostruita nell’ 800, la chiesa di San Benedetto in Piscinula ha strutture ben più antiche, circa del XI secolo. Il campanile romanico fu costruito tra il 1100 – 1200 ed all’interno della torre vi sono due campane medievali. Quella di destra, probabilmente del XI, è considerata la più piccola di Roma. Potete visitare la chiesa suonando il Campanello al civico n. 40 ad aprirvi saranno le anziane suore della chiesa. Entrando sarete accolti da un’atmosfera intima e calda. La Chiesa è caratterizzata da affreschi del XIII-XIV secolo presenti nell’atrio e da un pavimento cosmatesco del 1200 circa. Le colonne provengono dai templi romani di varie epoche. L’affresco che vedete del 1400 è di Sant’Anna con la Madonna e il Bambino. Nella chiesa dedicata alla Madonna c’è anche una cappella chiamata della Madonna per via del suo dipinto presente all’interno, risalente al 1300 senza mai essere stato ritoccato. Un’altra storia riguardante San Benedetto, si riferisce all’ antico vano adiacente alla cappella. Si dice che l’angusto spazio era la stanza di preghiera del Santo. Anche questa leggenda non puà essere verificata, ma il vano ha comunque origini antecedenti alla...

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Basilica di San Clemente a Roma

Basilica di San Clemente: un concentrato di arte, storia e misticismo Ad un  passo dai fasti e dal clamore del Colosseo e dei Fori Imperiali, percorrete Via Labicana e preparatevi al miracolo che state per scoprire: la Basilica di San Clemente. Si accede alla chiesa da un magnifico quadriportico rinascimentale, attraversando il quale potrete rifugiarvi nel silenzio ed immergervi nell’arte della basilica superiore: da non perdere la schola cantorum del XII secolo ed il meraviglioso mosaico nell’abside centrale, Cristo crocifisso tra la Vergine e S. Giovanni Evangelista, i marmi ed i pavimenti cosmateschi. Bellissima anche la Cappella con la storia di S. Caterina, affrescata da Masolino da Panicale e Masaccio. Affascinante la storia di San Clemente, complessa e stratificata nei secoli: nel 1858 l’abate Mullooly diede il via agli scavi che portarono inizialmente alla luce la chiesa più antica, del IV secolo, posta sotto l’edificio attuale,  ed in seguito anche alla scoperta ad un livello ancora più basso di un ‘antichissima San Clemente, del I secolo, quando il livello del terreno era più basso di una ventina di metri rispetto all’attuale. Potrete dunque scendere nella Basilica inferiore ove visitare i magnifici affreschi primitivi, raffiguranti miracoli attribuiti a San Clemente: sotto gli affreschi potrete osservare un’iscrizione del XII sec., antiche frasi murali espresse in una lingua di passaggio tra il latino ed il volgare. Ancora più sotto il Mitreo, la chiesa degli albori ove l’acqua ancora scorre rumorosa. I dintorni di San Clemente Nel tornare alla rumorosa vita esteriore vi suggeriamo una passeggiata verso il Parco del Colle Oppio, con una magnifica vista sul Colosseo e la presenza della Domus Aurea neroniana, o verso il Parco del Celio e la Villa Celimontana. Se avete ancora energie artistiche ad un minuto di distanza da San Clemente non perdete il Monastero dei SS. Quattro Coronati, un’altra perla che ci regala questa magnifica città. Per visitare i sotterranei della Chiesa, clicca...

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Il Mercato di Porta Portese

Il Mercato di Porta Portese Porta Portese è il mercato di Roma per eccellenza, ricordato anche dall’intramontabile canzone di Baglioni. Questo luogo vivace, tipicamente romano, è stato fonte d’ispirazione per registri, scrittori e cantanti. Il mercato di Porta Portese è sorto intorno al 1945 come nuova sede della borsa nera che si teneva a Campo de’ Fiori. In questo luogo, nel dopoguerra, “i romani de Roma” potevano vendere, comprare e barattare gli oggetti più strani. Oggi, al susseguirsi delle generazioni di ambulanti, si sono uniti marocchini, indiani e cinesi, rendendo Porta Portese uno dei mercati più famosi  in Italia e in Europa per la sua multi-etnicità e per la possibilità di trovare gli oggetti più impensabili. Infatti, si dice che a Porta Portese  “puoi trovare di tutto dalla pillola al Jumbo Jet”. Questo perché, come tutti i mercatini delle pulci, anche questo mercato offre qualsiasi tipo di cianfrusaglia, libro, antiquariato, giocattolo, disco, mobile, cosmetico e cartoline d’epoca. E’ possibile trovare dall’argento indiano, al capo in pelle venduto dagli africani, alle scarpe e abbigliamento “taroccato”. Di sicuro non è un mercato alimentare, ma nonostante ciò ci sono anche delle bancarelle in cui è possibile comprare noccioline tostate, ciambelline fritte e taralli pugliesi. Insomma, l’elenco delle cose da trovare è così vasto che si potrebbe continuare all’infinito. Come ogni mercato che si rispetti, è possibile contrattare sul prezzo della merce, si possono chiedere sconti, si può toccare tutto senza poi comprare niente. Gli ambulanti tirano i passanti verso le loro bancarelle, cercano di attrarli con le chiacchiere e li conquistano con la simpatia, così, anche chi si reca a Porta Portese solo per curiosità, ritorna a casa con le mani pieni di buste. Il mercato apre i battenti tutte le domeniche alle 6:00 della mattina fino alle 14:00 e i migliori affari si fanno proprio all’orario di apertura o di chiusura del mercato. Nell’ora di punta ci sono tantissimi mendicanti e borseggiatori, per cui bisogna stare sempre in guardia. Nonostante ciò, è uno dei posti più colorati e caratteristici dove ancora oggi è possibile respirare l‘atmosfera tipica dell’antica...

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Spinario in mostra ai Musei Capitolini

Spinario “Storia e Fortuna” In Mostra ai Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori dal 5 Febbraio al 25 Maggio 2014 Si dice che questa statuetta in bronzo rappresenti Ascanio-Iulio, figlio di Enea, fondatore delle gens iulia, dinastia alla quale apparteneva Giulio Cesare. In realtà le congetture fatte su tale statuetta sono moltissime. C’è chi sostiene che sia Podaleiros, figlio di Asklepios, guaritore dei piedi, chi dice che sia un ex voto atletico, e chi, infine, afferma che sia una semplice scenetta di genere. La leggenda vuole che un pastorello romano, chiamato Gnaeus Martius, nel tragitto percorso per consegnare un messaggio al Senato, ignorò una spina che gli si era conficcata nel piede e che levò solo a compimento della missione. Di sicuro è risaputo che venne creata nel XII secolo e venne donata al Popolo Romano da parte di Papa Sisto IV assieme ad altri bronzi lateranensi nel 1941. Durante il rinascimento, lo Spinario venne ripetutamente copiato, tanto è vero che il Brunelleschi ne ha riproposto una copia per il portone del Battistero di Firenze. Nel 1798 Napoleone si impossessò della statua e la espose al Louvre dove restò fino al 1815. Oltre allo Spinario, saranno presentate 45 opere fra bronzetti, disegni e quadri ispirati a questo capolavoro a tracciare la linea del successo ottenuto nel tempo. Da uno studio più dettagliato sulla statuetta è emerso che lo Spinario è un assemblaggio di due parti, il corpo e il capo, ascrivibile a età diverse: il primo di epoca ellenistica (III-I a. C.), il secondo di stile severo (IV a. C.) All’origine, probabilmente, lo Spinario è stata creato per diventare una statua da esterni per abbellire un giardino di qualche dimora o proprietà ecclesiastica, per cui assunse subito un significato biblico. In quanto simbolo della morale religiosa, la spina del piede dello Spinario rappresenta il nemico nascosto sul cammino dell’anima inquieta e incauta. L’atto di estrarre la spina, invece, si è trasformato già in età antica in una metafora del dolore procurato dall’innamoramento, che ne ha decretato la grande...

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