La Casa dei Mostri – Palazzo Zuccari

La Casa dei Mostri – Palazzo Zuccari Il Palazzo che scende da Piazza Trinità dei Monti, lungo la via Sistina e Gregoriana è chiamato popolarmente la casa dei Mostri perché il portone sulla via Gregoriana si apre in una gigantesca bocca spalancata, con un naso a far da chiave di volta, le guance da cornice e gli occhi con le sopracciglia da timpano; una decorazione bizzarra che si accompagna ai due finestroni fiancheggianti l’apertura. Il tutto è l’unico elemento rimasto del muro, costruito da Federico Zuccari nel 1592 per questo suo palazzo. Un capriccio artistico tra l’orrido e lo stravagante. La costruzione allora non andava oltre un piano nobile, ma all’interno aveva già la splendida serie di sale, tutte decorate dagli Zuccari tra le quali ancora oggi è eccezionale quella detta “della gloria dell’artista”, con le effigi di Federico Zuccari e dei suoi familiari. Alla sua morte nel 1609 lo Zuccari avrebbe voluto che la casa diventasse una residenza per artisti, e invece i suoi eredi vendettero l’edificio ad un certo Toscanella, che lo fece ingrandire da Girolamo Rainaldi; la costruzione fu sopraelevata di due piani. Nel 1702 il palazzo venne affittato alla regina di Polonia, Maria Casimira, che proseguì il lavoro di trasformazione con l’unificazione dei due corpi di fabbrica ad opera di Filippo Juvara in un rinnovamento del prospetto d ‘angolo sulla Piazza Trinità dei Monti. Così nel 1711 arrivò il portichetto con le 6 colonne, grazie a Maria Casimira, il palazzo divenne anche un centro culturale nella Roma setttecentesca e , tra l’altro, vi furono allestite due opere di Alessandro Scarlatti, inneggianti le gesta contro i turchi del marito, Giovanni Sobieski, re di Polonia. Con il nuovo proprietario Alessandro Nazzari, l’impronta culturale non venne meno, dato che il palazzo, in parte, diventò una locanda per artisti, esaudendo in sostanza la volontà espressa dallo Zuccari. Vi abitarono tra gli altri il Winckelmann, Louis David, che qui dipinse il giuramento degli orazi, e il generale prussiano Salomon Bartholdy che sponsorizzò l’esecuzione della prima opera collettiva dei nazzareni a Roma. Questi pittori tedeschi affrescarono una sala con le storie di Giuseppe in Egitto, che furono poi staccati e trasportati, nel 1887, alla Galleria Nazionale di Berlino. Nel 1756 una parte del complesso fu ceduta dal nuovo proprietario, il Marchese Grifoni, ai fratelli delle scuole Cristiane, già insediati nella vicina “casa dei preti”; i quali misero su una scuola, rimanendo qui fino alla costruzione dell’istituto De Merode, alla salita di san Sebastiano, nel 1903. Il palazzo nel 1904 fu acquistato da Enrichetta Hertz che fece costruire sull’aria del giardino, un’edificio a tre piani, con l’ingresso tra le vie Sistina e...

Leggi

Piazza in Piscinula e la Chiesa di San Benedetto

Piazza in Piscinula e la Chiesa di San Benedetto Piazza in Piscinula si trova nel Rione Trastevere, nei pressi di Via della Lungaretta. Il nome deriva dall’antica presenza di terme o di un mercato del pesce.  Il lato sinistro della Piazza in Piscinula è dominato dal famoso Palazzo Mattei costruzione del 1400 – 1500, dove risiedeva il ramo Trasteverino della famiglia Mattei. Sul lato opposto della Piazza si trova l’antichissima chiesa di San Benedetto in Piscinula costruita, si dice, sul luogo dove un tempo vi era la casa degli Anicii, famiglia di San Benedetto. Tuttavia non vi è certezza della storia, dato che nessun resto sia mai stato ritrovato. Ricostruita nell’ 800, la chiesa di San Benedetto in Piscinula ha strutture ben più antiche, circa del XI secolo. Il campanile romanico fu costruito tra il 1100 – 1200 ed all’interno della torre vi sono due campane medievali. Quella di destra, probabilmente del XI, è considerata la più piccola di Roma. Potete visitare la chiesa suonando il Campanello al civico n. 40 ad aprirvi saranno le anziane suore della chiesa. Entrando sarete accolti da un’atmosfera intima e calda. La Chiesa è caratterizzata da affreschi del XIII-XIV secolo presenti nell’atrio e da un pavimento cosmatesco del 1200 circa. Le colonne provengono dai templi romani di varie epoche. L’affresco che vedete del 1400 è di Sant’Anna con la Madonna e il Bambino. Nella chiesa dedicata alla Madonna c’è anche una cappella chiamata della Madonna per via del suo dipinto presente all’interno, risalente al 1300 senza mai essere stato ritoccato. Un’altra storia riguardante San Benedetto, si riferisce all’ antico vano adiacente alla cappella. Si dice che l’angusto spazio era la stanza di preghiera del Santo. Anche questa leggenda non puà essere verificata, ma il vano ha comunque origini antecedenti alla...

Leggi

Basilica di San Clemente a Roma

Basilica di San Clemente: un concentrato di arte, storia e misticismo Ad un  passo dai fasti e dal clamore del Colosseo e dei Fori Imperiali, percorrete Via Labicana e preparatevi al miracolo che state per scoprire: la Basilica di San Clemente. Si accede alla chiesa da un magnifico quadriportico rinascimentale, attraversando il quale potrete rifugiarvi nel silenzio ed immergervi nell’arte della basilica superiore: da non perdere la schola cantorum del XII secolo ed il meraviglioso mosaico nell’abside centrale, Cristo crocifisso tra la Vergine e S. Giovanni Evangelista, i marmi ed i pavimenti cosmateschi. Bellissima anche la Cappella con la storia di S. Caterina, affrescata da Masolino da Panicale e Masaccio. Affascinante la storia di San Clemente, complessa e stratificata nei secoli: nel 1858 l’abate Mullooly diede il via agli scavi che portarono inizialmente alla luce la chiesa più antica, del IV secolo, posta sotto l’edificio attuale,  ed in seguito anche alla scoperta ad un livello ancora più basso di un ‘antichissima San Clemente, del I secolo, quando il livello del terreno era più basso di una ventina di metri rispetto all’attuale. Potrete dunque scendere nella Basilica inferiore ove visitare i magnifici affreschi primitivi, raffiguranti miracoli attribuiti a San Clemente: sotto gli affreschi potrete osservare un’iscrizione del XII sec., antiche frasi murali espresse in una lingua di passaggio tra il latino ed il volgare. Ancora più sotto il Mitreo, la chiesa degli albori ove l’acqua ancora scorre rumorosa. I dintorni di San Clemente Nel tornare alla rumorosa vita esteriore vi suggeriamo una passeggiata verso il Parco del Colle Oppio, con una magnifica vista sul Colosseo e la presenza della Domus Aurea neroniana, o verso il Parco del Celio e la Villa Celimontana. Se avete ancora energie artistiche ad un minuto di distanza da San Clemente non perdete il Monastero dei SS. Quattro Coronati, un’altra perla che ci regala questa magnifica città. Per visitare i sotterranei della Chiesa, clicca...

Leggi

Il Mercato di Porta Portese

Il Mercato di Porta Portese Porta Portese è il mercato di Roma per eccellenza, ricordato anche dall’intramontabile canzone di Baglioni. Questo luogo vivace, tipicamente romano, è stato fonte d’ispirazione per registri, scrittori e cantanti. Il mercato di Porta Portese è sorto intorno al 1945 come nuova sede della borsa nera che si teneva a Campo de’ Fiori. In questo luogo, nel dopoguerra, “i romani de Roma” potevano vendere, comprare e barattare gli oggetti più strani. Oggi, al susseguirsi delle generazioni di ambulanti, si sono uniti marocchini, indiani e cinesi, rendendo Porta Portese uno dei mercati più famosi  in Italia e in Europa per la sua multi-etnicità e per la possibilità di trovare gli oggetti più impensabili. Infatti, si dice che a Porta Portese  “puoi trovare di tutto dalla pillola al Jumbo Jet”. Questo perché, come tutti i mercatini delle pulci, anche questo mercato offre qualsiasi tipo di cianfrusaglia, libro, antiquariato, giocattolo, disco, mobile, cosmetico e cartoline d’epoca. E’ possibile trovare dall’argento indiano, al capo in pelle venduto dagli africani, alle scarpe e abbigliamento “taroccato”. Di sicuro non è un mercato alimentare, ma nonostante ciò ci sono anche delle bancarelle in cui è possibile comprare noccioline tostate, ciambelline fritte e taralli pugliesi. Insomma, l’elenco delle cose da trovare è così vasto che si potrebbe continuare all’infinito. Come ogni mercato che si rispetti, è possibile contrattare sul prezzo della merce, si possono chiedere sconti, si può toccare tutto senza poi comprare niente. Gli ambulanti tirano i passanti verso le loro bancarelle, cercano di attrarli con le chiacchiere e li conquistano con la simpatia, così, anche chi si reca a Porta Portese solo per curiosità, ritorna a casa con le mani pieni di buste. Il mercato apre i battenti tutte le domeniche alle 6:00 della mattina fino alle 14:00 e i migliori affari si fanno proprio all’orario di apertura o di chiusura del mercato. Nell’ora di punta ci sono tantissimi mendicanti e borseggiatori, per cui bisogna stare sempre in guardia. Nonostante ciò, è uno dei posti più colorati e caratteristici dove ancora oggi è possibile respirare l‘atmosfera tipica dell’antica...

Leggi

Spinario in mostra ai Musei Capitolini

Spinario “Storia e Fortuna” In Mostra ai Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori dal 5 Febbraio al 25 Maggio 2014 Si dice che questa statuetta in bronzo rappresenti Ascanio-Iulio, figlio di Enea, fondatore delle gens iulia, dinastia alla quale apparteneva Giulio Cesare. In realtà le congetture fatte su tale statuetta sono moltissime. C’è chi sostiene che sia Podaleiros, figlio di Asklepios, guaritore dei piedi, chi dice che sia un ex voto atletico, e chi, infine, afferma che sia una semplice scenetta di genere. La leggenda vuole che un pastorello romano, chiamato Gnaeus Martius, nel tragitto percorso per consegnare un messaggio al Senato, ignorò una spina che gli si era conficcata nel piede e che levò solo a compimento della missione. Di sicuro è risaputo che venne creata nel XII secolo e venne donata al Popolo Romano da parte di Papa Sisto IV assieme ad altri bronzi lateranensi nel 1941. Durante il rinascimento, lo Spinario venne ripetutamente copiato, tanto è vero che il Brunelleschi ne ha riproposto una copia per il portone del Battistero di Firenze. Nel 1798 Napoleone si impossessò della statua e la espose al Louvre dove restò fino al 1815. Oltre allo Spinario, saranno presentate 45 opere fra bronzetti, disegni e quadri ispirati a questo capolavoro a tracciare la linea del successo ottenuto nel tempo. Da uno studio più dettagliato sulla statuetta è emerso che lo Spinario è un assemblaggio di due parti, il corpo e il capo, ascrivibile a età diverse: il primo di epoca ellenistica (III-I a. C.), il secondo di stile severo (IV a. C.) All’origine, probabilmente, lo Spinario è stata creato per diventare una statua da esterni per abbellire un giardino di qualche dimora o proprietà ecclesiastica, per cui assunse subito un significato biblico. In quanto simbolo della morale religiosa, la spina del piede dello Spinario rappresenta il nemico nascosto sul cammino dell’anima inquieta e incauta. L’atto di estrarre la spina, invece, si è trasformato già in età antica in una metafora del dolore procurato dall’innamoramento, che ne ha decretato la grande...

Leggi

Faro del Gianicolo

Faro del Gianicolo Il Faro del Gianicolo fu costruito dall’architetto Manfredo Manfredi, autore del sepolcro al Pantheon per Vittorio Emanuele II  e collaboratore nella realizzazione dell’ Altare della Patria.  Inizialmente la lanterna del Faro del Gianicolo era in funzione tutte le notti illuminando col fascio tricolore i tetti della città, adesso viene accesa in alcune occasioni come ricorrenze nazionali. Il Faro del Gianicolo è posto lungo il primo tratto del viale chiamato la passeggiata del Gianicolo, risalendo dal lato del Vaticano.  Il luogo in cui è stato collocato, oltre a essere molto elevato, ha anche un significato simbolico per essere stato teatro degli scontri per la difesa della Repubblica romana del 1849. Realizzato in pietra bianca di Botticino, è alto 20 metri e si ispira alle forme dell’arte classica. Su una base circolare con diametro di dieci metri si innalza una colonna sovrastata da un capitello su cui corre la dedica: “A ROMA CAPITALE GLI ITALIANI D’ARGENTINA. MCMXI”. Sopra al capitello vi è un’ ara circolare ornata da quattro erme con protomi leonine, collegate da festoni. La lanterna è raggiungibile attraverso la scala a chiocciola che conduce al capitello e poi attraverso una scala a pioli di ferro. Nella base del Faro sono stati ricavati tre locali: l’atrio di ingresso alla scala e due ambienti di servizio e deposito, situati nello spazio circolare che corre intorno alla scala. Curiosità: La balconata del Faro, che guarda verso il carcere di Regina Coeli, a cui è molto vicina in linea d’aria, era utilizzata fino a qualche tempo fa dai familiari dei detenuti per comunicare con i loro parenti: una pratica in effetti vietata, ma tollerata dalle forze dell’ordine, purché i messaggi riguardassero esclusivamente notizie importanti e urgenti.    ...

Leggi

La Festa de Noantri a Trastevere

La Festa de Noantri a Trastevere  I Noantri sono i trasteverini, così qualificati per distinguersi dagli altri rioni di Roma, ovvero i Voantri. Come un etichetta, coniata, a quanto si tramanda, da un trasteverino che una volta si rivolse così ad un romano estraneo al Rione che, approfittando del giorno della festa, infastidiva una Trasteverina “Che ne diressivo voantri si noantri quando venissimo alle festa de voantri ce comportassimo come ve comportate voantri alla festa de noantri?! Uno scioglilingua che ha fatto epoca, qualificando l’antica festa legata alla Madonna del Carmine, che cade il 16 Luglio. Il culto della Vergine risale a metà del 1500 quando fu ritrovata alla foce del Tevere una statua di legno della Madonna. La statua fu consegnata dai marinai ai frati carmelitani della basilica di San Crisogono, che riconobbero in essa la vergine del loro ordine. La Madonna “fiumarola” divenne in questo modo protettrice dei trasteverini. Dopo vari spostamenti la Madonna fu collocata nella Chiesa di Sant’ Agata dove ancora si trova. Da qui la vergine esce soltanto una volta l’anno, il sabato successivo al 16 Luglio; rivestita di preziosi abiti e gioielli donati dai fedeli, la statua è portata in processione da San’Agata a San Crisogono, dove rimarrà otto giorni per adorazione, e l’intero Rione Trastevere è in Festa. Fin dall’inizio del secolo i trasteverini venivano avvisati dell’inizio della festa dai mandatari delle confraternite che percorrevano il quartiere accompagnati da tamburini dei granatieri, La statua portata in spalle da robusti “cicoriari” veniva accolta ovunque con rispetto e devozione. Passando in Via San Francesco a Ripa, riceveva gli onori militari dallo stato maggiore del reggimento di bersaglieri di stanza a Trastevere fin dal 1870. Il popolo che aveva seguito la processione si riversava nelle piazze e nei vicoli, dove venivano sistemati tavolini all’aperto per la mescita del vino, mentre i cocomerari, fusajari, grattacheccari e altri venditori esponevano la propria merce. Fonte:  “Alla Scoperta di Roma” Claudio Renina Sito Festa de...

Leggi

Santa Maria della Pace

Chiesa di Santa Maria della Pace La Chiesa di Santa Maria della Pace si trova in Via dell’Arco della Pace, a pochi passi da Piazza Navona. Si mescola inconfutabilmente con la vita notturna che si sviluppa a pochi metri. Se siete immersi nella schiera di ragazzi che affollano i bar ed i ristoranti, potete trovare un attimo di quiete girando nella via. In un primo momento potreste pensare che il nome gli sia stato dato per questo motivo. C’è silenzio intorno alla chiesa, anche se a pochi metri sentivate chiacchiere e risate, un senso di “pace” vi conquisterà. La Chiesa si innalza davanti a voi con fermezza e maestosità e guardando in alto sulla destra potrete ammirare il campanile di Santa Maria dell’Anima. Un quadro perfetto. La chiesa, in realtà, fu chiamata Santa Maria della Pace per commemorare la pace di Bagnolo nel 1484. Ma prima di chiamarsi Santa Maria della Pace,  la chiesa aveva ancora un’altro nome: “S.Maria della Virtù”. Papa Sisto IV lo scelse in onore di un’immagine della Vergine che, posta sotto il porticato, fu colpita da un sasso lanciato probabilmente da un soldato ubriaco, e iniziò a sanguinare. La Chiesa sorge nel luogo dove in primis (1400) vi era S.Andrea de Acquarenariis, per via dei numerosi venditori di acqua che erano presenti nella zona, e che attingendo direttamente dal Tevere, dovevano purgare l’acqua dalla “rena” che vi era mescolata. Il progetto della nuova chiesa fu affidato all’architetto Baccio Pontelli e agli inizi del 1500 Bramante si occupò di realizzare il chiostro ed il convento annessi. L’edificio fu restaurato nel 1600 da Alessandro VII per opera di Pietro da Cortona, e acquisì così una facciata originale, adornata da un delizioso portico semicircolare convesso in una sorta di piazzetta concava, tanto da sembrare un allestimento scenografico teatrale. All’interno la decorazione è molto ricca con opere di Baldassarre Peruzzi e Orazio Gentileschi; si ricorda la bellissima cappella Cesi, progettata da Michelangelo e le quattro Sibille, dipinte da Raffaello subito a destra all’interno, su commissione del magnifico Agostino Chigi. Un elemento imprescindibile legato alla chiesa è il Chiostro del Bramante, una delle opere più importanti del Rinascimento, oggi sede distaccata dalla Chiesa ed utilizzata come sede espositiva. Fonte: Sabrina Ramacci “1001 Cose da Vedere a...

Leggi

Universo Vegano: Il nuovo Fast-Food approda a Trastevere

Universo Vegano: il nuovo fast-food approda a Trastevere Che cos’è il Veganesimo:  Il Veganismo è una filosofia di vita che consiste nel rifiuto non categorico dell’uso e del consumo dei prodotti di derivazione animale. Questa parola fu coniata nel 1944 da due vegetariani puri prendendo le prime e ultime lettere del termine inglese Vegetarian, con l’indicazione che il Veganismo era “l’ inizio e la fine del vegetarianismo”. Chi abbraccia questa filosofia riconosce l’impossibilità dell’uomo di non sfruttare o uccidere gli animali. Nonostante ciò, si propone di evitare, per quanto possibile, di prendere parte alla loro uccisione o al loro sfruttamento per la sperimentazione. Questa filosofia ha sia un forte impatto sull’abbigliamento, per cui il Vegano non indossa capi né cuciti né rifiniti in pelle di animale, sia sui prodotti cosmetici, ma, in particolar modo, sull’alimentazione. Impatto del Veganesimo sull’alimentazione: il Vegano non consuma carne, pesci compresi, latte e derivati, uova e miele. Il consumo di cibi animali è un problema etico. Cibarsi di carne o di tutti i prodotti proveniente da un animale significa sostenere e appoggiare l’industria zootecnica e della pesca. Per il Vegano è inconcepibile poiché tali settori sfruttano e uccidono un numero di animali sempre più elevato. Il Fast-food Universo Vegano: nasce in seguito all’esigenza di un numero sempre crescente di persone che decidono di abbracciare il veganesimo come filosofia di vita. Universo Vegano si propone di creare un’alternativa a quei ristoranti o pizzerie che non danno nessuna possibilità di scelta a coloro che preferiscono una cucina vegetale. In realtà, Universo Vegano è anche un’ottima alternativa per chi soffre di intolleranze alimentari come quella al glutine o per chi segue un regime alimentare anti-allergico.  E’ possibile trovare hamburger vegetali, (come quelli al Tofu o alla soia), ma anche piadine, focacce, zuppe, tutti piatti preparati con prodotti biologici e di stagione, al 100% cruelty-free, che incontrano il gusto di vegani, vegetariani e anche “onnivori”, perché no....

Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi
Leggi

Pin It on Pinterest