Obelisco Agonale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Obelisco Agonale Piazza Navona Roma (RM)   L’ Obelisco Agonale è collocato oggi al centro della Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona. Portato dai luoghi di scavo di Assuan senza iscrizioni per ordine di Domiziano, questo obelisco fu decorato a Roma con iscrizioni originali scritte in geroglifici e con una rappresentazione dell’imperatore tra due divinità. E’ di granito ed è alto quasi 17 metri. Venne collocato tra il tempio di Serapide e quello di Iside, dove rimase per oltre due secoli, fino a quando Massenzio non lo fece collocare nel Circo, lungo la via Appia, costruito in memoria del figlio Romolo morto nel 310. Non si sa quando cadde. E’ certo però che la sua rierezione si deve a papa Innocenzo X Pamphilj nella metà del ‘600, che scelse piazza Navona per segnalare in qualche modo la sua casa natale. Oltre all’obelisco, comunque, la piazza avrebbe dovuto accogliere una grandiosa fontana che doveva costituire la vera e propria “mostra”, ossia il prospetto finale dell’acquedotto dell’Acqua Vergine. Non era stata ancora costruita, infatti, la fontana di Trevi, per mancanza di fondi. Il papa aveva dato incarico dei lavori ad altri, ma il Bernini riuscì per mezzo di uno stratagemma, donando un modello in argento a Donna Olimpia Maidalchini, cognata del papa, a far conoscere il suo splendido progetto di sistemazione dell’obelisco al centro della Fontana dei quattro fiumi. Il papa, entusiasta del progetto, affidò immediatamente al Bernini l’incarico per la realizzazione del progetto. Cosa che avvenne tra il 1647 ed il 1651. L’iscrizione sul piedistallo ricorda i particolari dell’impresa oltre al significato della fontana sulla quale l’obelisco poggia. La colomba sul culmine è il simbolo della famiglia Pamphilj. Questo grande monumento composito non fu accolto sul momento dai romani con grande favore dato che per l’alto costo della sua realizzazione furono addirittura aumentate le tasse. Oggi è uno dei più ammirati ed amati monumenti della...

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Obelisco Lateranense

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Lateranense Piazza di San Giovanni in Laterano Roma (RM)   L’ Obelisco Lateranense è oggi il più alto obelisco eretto di origine egiziana. E’ di granito rosso e proviene sicuramente dalla zona di Assuan. La sua altezza attuale è di oltre 45 metri, compresa la croce, e pesa 455 tonnellate. I lati sono decorati: tra varie iscrizioni, nella parte superiore, all’interno di un riquadro, è incisa un’immagine del faraone nell’atto di fare offerte alla divinità. L’obelisco fu fatto costruire da Tutmosis III in onore del padre ed era situato dinanzi al tempio del dio Amon a Tebe. Altre iscrizioni su di esso ricordano che per la sua decorazione occorsero ben 35 anni di lavoro di esperti artigiani. Il grandioso obelisco fu trasportato, per ordine dell’imperatore Costantino (274-337 d.C.), lungo il Nilo fino ad Alessandria. La sopraggiunta morte dell’imperatore interruppe il proseguimento del trasporto a Roma. L’impresa fu condotta a termine, dopo varie vicissitudini, dal figlio di Costantino, Costanzo II, utilizzando una grandiosa nave fatta costruire per l’occasione, mossa da 300 rematori. La sua prima collocazione fu nella Villa di Severo, poi fu spostato nel Circo Massimo dove faceva da gemello dell’obelisco ora in Piazza del Popolo. L’ Obelisco Lateranense essendo il primo grande monumento eretto in Roma dopo l’affermazione del cristianesimo, divenne il simbolo per la popolazione romana della vittoria e supremazia della nuova religione sul paganesimo. Circa un secolo dopo cadde, forse a seguito di un attentato, e solo nel XVI secolo, per ordine di papa Sisto V che offrì anche un premio a chi lo avesse ritrovato, fu ricercato ed alla fine rinvenuto sotto 7 metri di terra. Fu inaugurato nel sito attuale il 3 agosto...

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Obelisco Vaticano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Vaticano Piazza San Pietro Roma (RM) L’ Obelisco Vaticano, insieme con quelli di Piazza dell’ Esquilino e Piazza del Quirinale, non ha i lati decorati. E’ ipotizzabile che questi obelischi fossero portati a Roma non finiti direttamente dal luogo di scavo, attribuendo la mancanza di decorazione o di iscrizioni ad una prematura morte del faraone che li aveva commissionati. La rilevanza dell’ Obelisco Vaticano è data soprattutto dall’ importanza dello scenario che lo circonda. E’ di granito rosso ed è alto oltre 25 metri. In origine doveva raggiungere i 45 metri, ma forse si ruppe durante l’erezione, su ordine di Augusto, nel Foro Giulio di Alessandria. Nel 37 d.C. l’imperatore Caligola ne ordinò il trasferimento a Roma, dove fu eretto nel Circo Vaticano o di Caligola e Nerone. Secondo la tradizione, in questo luogo furono martirizzati numerosi cristiani tra cui lo stesso San Pietro. Il fatto che, al contrario degli altri, questo obelisco si sia sempre conservato in piedi, è attribuito appunto all’ importanza che esso rivestiva per il popolo che lo considerava testimone di tali luttuosi eventi. Ed è certo poi che, data la sua vicinanza agli edifici circostanti, se fosse stato abbattuto, avrebbe rischiato di schiantarsi su di essi. Dal luogo della prima collocazione romana fu spostato a seguito dei vicini lavori per l’edificazione della Basilica di San Pietro. Dopo vari progetti non eseguiti, il trasporto al centro della Piazza San Pietro fu attuato grazie alla ferma volontà di papa Sisto V, che affidò direttamente a Domenico Fontana (1543-1607) il grandioso progetto. Nell’ occasione fu esaminato anche il contenuto del globo al culmine (oggi conservato nei Musei Capitolini) che si credeva contenesse le ceneri di Cesare, ma non vi fu trovato null’ altro che polvere. Esiste un gran numero di incisioni coeve che illustrano, come in un moderno reportage, le fasi del macchinoso trasporto. La ricollocazione nella Piazza, che avvenne senza alcun incidente ed in tempi assai brevi, fu seguita con ansia da tutta la popolazione che l’ultimo giorno portò in trionfo Domenico Fontana. L’obelisco fu eretto “nel tramontar del sole” del 10 settembre 1586. Scopri anche: Miti e Leggende – Obelisco Piazza San...

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Obelisco Flaminio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Flaminio Piazza del Popolo Roma (RM) L’Obelisco Flaminio in Piazza del Popolo è uno dei più importanti obelischi di Roma. I lati furono decorati per ordine dei faraoni Seti I e di suo figlio Ramses II. Fu il primo ad essere portato dall’ Egitto a Roma e questa operazione fu di tale grandiosità che addirittura la nave utilizzata per trasportarlo fu per anni esposta a Roma. Nel 10 a.C. fu collocato nel Circo Massimo a commemorazione della conquista dell’Egitto da parte di Augusto. Nel IV secolo era ancora in piedi ma in seguito ne fu persa la memoria per circa un millennio. Solo nel XVI secolo ne furono rinvenuti alcuni frammenti, ma fu solo durante il pontificato di Sisto V che fu intrapresa una seria campagna di ricerca e scavo. Dopo il tentativo, infruttuoso, di cedere l’obelisco all’abate di S. Paolo, perché ne adornasse la basilica, ed il progetto fallito di ornare con esso la chiesa di S. Croce in Gerusalemme, fu infine scelta come destinazione la piazza del Popolo. La riedificazione in quel luogo, nel 1589, serviva a sottolineare la grande importanza della Piazza, monumentale accesso alla città dal Nord, poco dopo che papa Sisto V aveva stabilito, con Bolla, che la chiesa di S. Maria del Popolo venisse considerata una delle “sette chiese” che i pellegrini dovevano visitare in Roma, in sostituzione della basilica di S. Sebastiano, considerata troppo fuori mano. Fino al 1589, unico ornamento della piazza era stata la fontana voluta da papa Gregorio XIII. Nel corso dei secoli lo spazio subì varie modificazioni, assumendo l’assetto attuale solo a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Di conseguenza anche la sistemazione dell’obelisco subì dei cambiamenti: la sua base venne rialzata e furono aggiunte ai suoi piedi le fontane in forma di leone in stile egizio. Oggi è il coronamento delle tre strade che convergono sulla piazza da Sud – il cosiddetto “tridente” – e l’assetto generale costituisce una delle più splendide sistemazioni di un obelisco in tutto il...

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Obelisco Sallustiano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Obelisco Sallustiano  Piazza della Trinità dei Monti Roma (RM)   Al contrario di altri obelischi portati a Roma senza iscrizioni e rimasti tali, l’ Obelisco Sallustiano, insieme con quello di piazza Navona e del Pincio, fu decorato con geroglifici dopo il trasporto. L’ Obelisco Sallustiano, ovvero quello di Trinità dei Monti è alto quasi 14 metri, è di granito rosso e fu decorato con una copia di una antica iscrizione presente sull’ obelisco di piazza del Popolo. Ma l’esecuzione fu abbastanza imprecisa tanto che alcuni segni risulterebbero scolpiti a rovescio. Questa pratica della copia non deve stupire perché anche in Egitto essa era abbastanza nota e diffusa. Non è nota la data del trasporto a Roma, ma è certo che esso fu eretto all’inizio negli Horti Sallustiani, tra il Quirinale ed il Pincio, e che, alla morte dei proprietari, la proprietà di esso e degli Horti passò all’imperatore Tiberio. Rimase fortunosamente indenne ed in piedi nel corso delle devastazioni del 410 per mano di Alarico e dei Goti. Ma infine cadde anche se non fu mai del tutto perso e dimenticato. Sisto V avrebbe voluto erigerlo davanti alla chiesa di S. Maria degli Angeli. Circa un secolo dopo Athanasius Kircker, che aveva scoperto il segreto della sua iscrizione, ne propose le rierezione a papa Alessandro VII, ma fu solo nel 1734 che papa Clemente XII riuscì a farlo trasportare a Piazza S. Giovanni, presso la Scala Santa, dove peraltro non venne eretto. Anzi, in questo periodo ci furono trattative per un suo trasporto a Parigi. Alla fine papa Pio VI ne decise, anche se in un coro di pareri negativi e in una certa preoccupazione da parte dei padri Minimi della Trinità che temevano per la facciata della loro chiesa, l’erezione in cima alla scalinata di Trinità dei Monti, che fu affidata all’architetto Antinori. I lavori furono ultimati nel...

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Obelisco Mussolini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Obelisco Mussolini Viale del Foro Italico Roma (RM) La creazione dell’ Obelisco Mussolini avvenne a seguito dell’offerta, nel 1927, da parte di una commissione di industriali in nome del popolo di Carrara di un gigantesco monolite marmoreo da dedicare a Mussolini. Il progetto è di Costantino Costantini. Date le dimensioni, sia l’estrazione dalla cava sia il trasporto a Roma furono molto impegnativi e, come notavano alcuni, non esistevano più l’esperienza e le capacità che si erano sviluppate a Roma intorno al ‘500 per lo spostamento dei grandi obelischi egizi. Il monolite scese fino al mare su un convoglio trascinato da 60 coppie di buoi e per mare e risalendo il corso del Tevere fu condotto al luogo destinato su una nave speciale. Al contrario dei ponteggi in legno usati da Domenico Fontana, per l’erezione del monolite fu costruita una struttura in cemento armato. L’inaugurazione avvenne il 4 novembre...

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Obelisco Marconi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa  Obelisco Marconi L’Obelisco Marconi edificato nel 1960 in occasioni delle ristrutturazioni per i giochi olimpici fu dedicato al geniale inventore italiano Guglielmo Marconi. Misura 45 metri di altezza e campeggia al centro della piazza che porta lo stesso nome. La stele è di cemento armato, opera di Arturo Dazzi, eseguiti fra il 1937 e il 1959, i pannelli raffigurano le imprese di Marconi ed altre scene allegoriche sono di marmo biancorivestito con 92 pannelli scultorei in marmo lunense. Attualmente sul prato che lo circonda è stata posizionata una statua di colossali dimensioni che raffigura una figura di uomo nell’atto di affondare/emergere dalla terra dell’americano Seward Johnson dal titolo “Awakening”: il...

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Fontana dell’Acqua Felice

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dell’Acqua Felice  Piazza di San Bernardo Roma (RM) La Fontana (o Mostra) dell’Acqua Felice, anche detta del Mosè in virtù della colossale statua collocata nella nicchia centrale, prende il nome dal primo acquedotto romano di epoca moderna. Tra il 1585 e il 1587 Matteo Bortolani e Giovanni Fontana (fratello di Domenico) ne concepirono il riadattamento realizzando l’acquedotto dell’Acqua Felice, così chiamato dal nome del Papa (Sisto V, al secolo Felice Peretti) che ne commissionò la costruzione. L’acquedotto fu destinato alla fornitura idrica delle aree dei colli Quirinale e Viminale. Ma l’intenzione principale fu probabilmente quella di approvvigionare la villa del Papa (villa Montalto), che estendeva la sua superficie sui due colli. La conduttura idrica entrava in città presso porta Tiburtina (a quei tempi chiamata porta San Lorenzo) e terminava nella Fontana del Mosè, situata oggi in piazza San Bernardo, all’incontro tra via XX Settembre e via del Quirinale. I materiali di costruzione della fontana sono marmo, stucco e travertino, la maggior parte del quale fu prelevata dalle Terme di Diocleziano. L’architettura della fontana prevede tre nicchie sorrette da colonne ioniche. Nelle due nicchie laterali sono situati altorilievi che rappresentano episodi della Bibbia che hanno attinenza con l’acqua. A sinistra “Aronne guida il popolo ebreo all’acqua scaturita dal deserto“(statua realizzata, insieme alle sculture, da Gian Battista della Porta) e a destra “Gedeone sceglie i soldati osservando il loro modo di bere“ (opera di Pietro Paolo Olivieri e Flaminio Vacca). In quella centrale è invece situata la enorme statua del Mosè, alta più di quattro metri, la cui realizzazione fu iniziata da Prospero Antichi ed ultimata da Leonardo Sormani. Le fattezze della statua risultano tozze e piuttosto ridicole, tanto da avergli fatto meritare il nome di “Mosè ridicolo”, attribuitogli dai consueti toni sarcastici dei romani dell’epoca, che gli dedicarono anche alcune pasquinate. L’imponente costruzione appare nel suo complesso disarmonica, una miscellanea di stili tra loro differenti che donano alla fontana un aspetto sproporzionato e, relativamente alla statua del Mosè, addirittura grottesco. Un risultato che potrebbe derivare dall’urgenza con cui Sisto V fece realizzare l’opera. La fontana è comunque degna di interesse in quanto è il risultato degli interventi scultorei ed architettonici di parecchi artisti importanti e rappresenta la prima fontana di Roma costruita appositamente con funzione di mostra...

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Colonna Traiana

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Colonna Traiana  Via dei Fori Imperiali Roma (RM) La Colonna Traiana s’innalza di fronte alle chiese della Madonna di Loreto e del SS. Nome di Maria, accanto ai resti della basilica Ulpia: l’insieme costituisce uno degli spazi più caratteristici e celebri di Roma. Arrivata sino a noi quasi intatta, aveva la funzione di sepolcro dell’imperatore Traiano e poggia su di un alto basamento a dado decorato con bassorilievi. La porta d’ingresso conduce ad un ambiente dove era custodita l’urna con le ceneri dell’imperatore. Sopra l’entrata è un pannello, sostenuto da due Vittorie alate, con l’iscrizione di dedica a Traiano. La colonna è alta circa trenta metri ed è percorsa all’interno da una scala a chiocciola che conduce alla sommità. L’esterno si presenta come un libro antico (volumen) su cui è narrata la conquista della Dacia (attuale Romania), la più grande delle imprese militari dell’imperatore. Il racconto inizia con l’attraversamento del Danubio su un ponte di barche e termina con la deportazione dei Daci sconfitti. Tra costruzioni d’accampamento, battaglie, assedi e discorsi dell’imperatore alle truppe, la figura di Traiano compare almeno sessanta volte. L’originaria policromia, oggi scomparsa, e l’inserimento dei perduti elementi metallici rendevano particolarmente suggestiva la visione. La sommità della colonna era coronata da una statua di Traiano, scomparsa nel medioevo e sostituita da papa Sisto V con una statua di S. Pietro alla fine del XVI secolo. Autore del monumento è il cosiddetto Maestro delle Imprese di...

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Area Archeologica del Palatino

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: intero 12,00€/ ridotto 2€ Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Area Archeologica del Palatino  Parco Archeologico Colosseo – Foro – Palatino L’area archeologica del Palatino fa parte dello Istituto autonomo creato dal MiBAC nel 2017 che comprende Anfiteatro Flavio,  l’area del Foro Romano e del Palatino, la Domus Aurea sul colle Oppio, l’arco di Costantino e la Meta Sudans. Il Palatino I dati archeologici in realtà fanno supporre un’occupazione stabile del colle fin dal XIII secolo a.C. Per la sua importanza storica e religiosa il Palatino divenne, già dal VI secolo a.C., luogo di residenza della classe dirigente romana. Tra i resti di case repubblicane vanno ricordate la c.d. Aula Isiaca e la “Casa dei Grifi”, con stucchi e pareti dipinte. L’aspetto del Palatino cambiò notevolmente quando l’imperatore Ottaviano Augusto, che vi era nato, scelse di abitarvi. Dopo di lui tutti i successivi imperatori elessero il colle come loro dimora. Sorsero così i palazzi di Tiberio (Domus Tiberiana), di Nerone (Domus Transitoria e parte della Domus Aurea), dei Flavi (Domus Flavia e Domus Augustana) e di Settimio Severo (Domus Severiana).  Alla fine dell’età imperiale tutto il colle era occupato da un’unica grande “reggia” detta, dal nome del colle, Palatium, termine poi passato a designare prima il palazzo per eccellenza, quello dell’imperatore, quindi ogni residenza di tipo monumentale. Nel XVI secolo, per iniziativa del cardinale Alessandro Farnese, sopra la Domus Tiberiana sorse una grandiosa villa (Orti Farnesiani) in seguito quasi completamente distrutta. Scavi sistematici dell’area iniziarono dal XVIII secolo e sono tuttora in corso. I ritrovamenti effettuati sono in parte visibili nel Museo...

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Acquedotto Marcio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 3,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Acquedotto Marcio Piazza di Porta San Lorenzo, 1 Roma (RM) Telefono 060608 L’ Acquedotto Marcio fu uno tra i più lunghi acquedotti romani, percorreva esattamente 91,208 km. Prende il nome dal pretore Quinto Marcio Re che lo costruì nel 144 a.C. Le sorgenti, si trovano nell’alta valle dell’ Aniene, vicino Arsoli, e fin dall’antichità l’Acqua Marcia godette fama di acqua eccellente. Un bel tratto è visibile nella zona del Casale di Roma Vecchia, dove il suo speco era sormontato da quello della Tepula e della Giulia, con i quali condivide il percorso fino a Porta Tiburtina. Lunghi tratti dell’acquedotto furono utilizzati e distrutti per l’acquedotto Felice. Tratti su arcate sono ancora visibili a Tor Fiscale, al Mandrione e tra Porta Maggiore e Porta Tiburtina. L’Aqua Marcia subì consistenti opere di restauro da parte di Agrippa nel 33 a.C. e di Augusto tra l’11 e il 4 a.C.: quest’ultimo, potenziò la portata del condotto con la captazione di una nuova sorgente detta Augusta. I restauri di Augusto sono ricordati sull’attico di Porta Tiburtina, dove sono menzionati anche le importanti opere di restauro eseguite da Tito nel 79 d.C. e da Caracalla nel 212-13 Altri restauri furono eseguiti da Adriano e dai Severi. Con la costruzione delle grandi terme di Diocleziano, alimentate dall’acqua Marcia, fu necessaria la costruzione di un canale supplementare. Restauri delle stesso Diocleziano sono riscontrabili lungo il condotto mentre fonti epigrafiche documentano anche interventi eseguiti da Arcadio e Onorio. L’acqua Marcia veniva erogata in ben 10 regiones; il Celio e l’Aventino venivano alimentati dal rivus Herculaneus, che si staccava dalla Marcia poco prima di Porta Tiburtina e in condotto sotterraneo raggiungeva Porta...

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Teatro Marcello

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Teatro Marcello  Via del Teatro di Marcello Roma (RM) L’edificio di Teatro Marcello sorse nel luogo dove venivano svolti già in precedenza spettacoli teatrali, con strutture mobili di legno che occupavano una parte del lato curvo del Circo Flaminio. Si conosce un successivo restauro dovuto a Vespasiano, limitato alla scena e da Alessandro Severo. Nel XIII secolo il teatro fu trasformato in fortezza e nel Cinquecento in palazzo signorile dalla famiglia Savelli; il palazzo, opera di Baldassarre Peruzzi, fu acquistato nel Settecento dagli Orsini. Negli anni 1926-1932 la parte inferiore, corrispondente alle strutture romane, fu acquistata dal Comune di Roma, liberata dagli edificiche vi si erano addossati e restaurata. Il teatro è l’unico dei tre stabili di Roma (insieme al Teatro di Pompeo e al Teatro di Balbo) del quale si conserva gran parte della facciata esterna. Questa era tutta in travertino e presentava in origine 41 arcate inquadrate da pilastri con semicolonne, doriche quelle del piano inferiore, ioniche quelle del piano superiore; il terzo piano, ora del tutto perduto, presentava un attico chiuso con lesene corinzie. Sulle chiavi degli archi erano grandi maschere teatrali in marmo; l’altezza complessiva dell’edificio doveva essere di circa 33 metri, mentre la capacità della cavea (di 130 metri di diametro) era di 15.000 spettatori, potendo arrivare a 20.000 in condizioni particolari, come riportano anche i Cataloghi Regionari. Oltre l’orchestra era la scena, di modesta profondità, con prospetto probabilmente rettilineo, decorata da colonne e statue di marmi bianchi e colorati, era fiancheggiata dalle due aule o parasceni a triplice navata. Dietro la scena era una grande esedra, al centro della quale erano i due tempietti (della Pietà e, forse, di Diana) precedenti alla costruzione del teatro e inglobati in esso, rappresentati anche nella Forma Urbis Severiana. Il teatro, probabilmente ancora in funzione nel IV secolo d.C., era coperto da un velario; le fonti riportano inoltre che vi erano 36 vasi bronzei per facilitare...

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Terme di Diocleziano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Terme di Diocleziano  Viale Enrico De Nicola, 78 Roma (RM) Telefono 060608 http://www.museonazionaleromano.beniculturali.it/termediocleziano L’impianto termale si rifà a quello delle Terme di Traiano sul colle Oppio, con una grande esedra semicircolare e il calidarium rettangolare con tre nicchie semicircolari. Seguivano poi il tepidarium, un’aula basilicale e la piscina rettangolare, tutti disposti su un asse centrale; su entrambi i lati di quest’asse si aprivano ambienti disposti simmetricamente: palestre, spogliatoi e ambienti di servizio. Gran parte di queste strutture sono ancora visibili nella chiesa di S. Maria degli Angeli, che occupa l’aula centrale, la basilica, e parte della piscina. Gli ambienti compresi tra la basilica e la palestra sono occupati dal Museo delle Terme.Una sala ottagonale, anch’essa sede del Museo Nazionale Romano, si trova nell’angolo occidentale, all’incrocio con l’odierna Via Parigi. Ai lati della grande esedra erano due aule circolari, una delle quali, sul lato ovest, è stata trasformata nella chiesa di S. Bernardo alle Terme. Tra queste e l’esedra, forse avente funzione di teatro, erano due sale rettangolari, probabilmente biblioteche. Sul lato opposto sono ancora conservate due esedre appartenenti all’angolo orientale del recinto, dove si svolgevano conferenze e letture...

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La Fontana della Barcaccia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa> La Fontana della Barcaccia  Piazza di Spagna Roma (RM) Nel 1627 papa Urbano VIII incaricò Pietro Bernini, che già lavorava all’ampliamento dell’acquedotto stesso, di realizzare una fontana nella piazza sottostante la chiesa della Trinità dei Monti che allora, in mancanza della scalinata, sorgeva sul bordo di una scarpata. L’opera fu completata nel 1629, e il Bernini fu aiutato anche dal figlio Gian Lorenzo, che probabilmente la completò alla morte del padre. La sua realizzazione comportò il superamento di alcune difficoltà tecniche, dovute alla perdurante bassa pressione dell’acquedotto dell’Acqua Vergine in quel particolare luogo, che non permetteva la creazione di zampilli o cascatelle. Il Bernini tuttavia risolse l’inconveniente ideando la fontana a forma di barca semisommersa in una vasca ovale posta leggermente al di sotto del piano stradale, con prua e poppa, molto rialzate rispetto ai bordi laterali più bassi, appena sopra il livello del bacino. Al centro della barca un corto balaustro sorregge una piccola vasca oblunga, più bassa delle estremità di poppa e prua. Da questa fuoriesce uno zampillo d’acqua che, riempita la vasca, cade all’interno della barca per tracimare poi, dai bordi laterali bassi e svasati, nel bacino sottostante. L’acqua sgorga da altri sei punti (tre a poppa e tre a prua): due sculture a forma di sole con volto umano, che gettano acqua verso altrettante conche all’interno dell’imbarcazione. Inoltre quattro fori circolari (due per parte) rivolti verso l’esterno, simili a bocche di cannone. Oltre ai due soli, completano le decorazioni due stemmi pontifici, con la tiara e le api simbolo araldico della famiglia del pontefice Urbano VIII (i Barberini), alle estremità esterne della barca, tra le due bocche di cannone. Il termine “barcaccia” Il termine si riferisce alle imbarcazioni usate sul Tevere nel vicino porto di Ripetta. Altri motivi ispiratori per la fontana sono da ricercare, probabilmente, nella notizia secondo la quale esisteva nella zona una naumachia – edificio all’aperto dove si svolgevano giochi navali e battaglie con navi da guerra in miniatura – e nelle inondazioni del Tevere, che trascinavano le imbarcazioni fino ai piedi della Trinità de’ Monti. Secondo una versione popolare molto accreditata, la sua particolare forma potrebbe essere stata ispirata dalla presenza sulla piazza di una barca in secca, portata fin lì dalla piena del Tevere del...

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Fontana di Piazza Trilussa

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana di Piazza Trilussa  Piazza Trilussa Roma (RM) I quartieri del lato sinistro del Tevere erano ormai serviti dalle varie ramificazioni degli acquedotti “Vergine” e “Felice”, ma in alcune zone la pressione dell’acqua era estremamente bassa. Era il caso del rione Regola nel quale sorgeva, edificato circa un ventennio prima da papa Sisto V, un complesso comprendente un ospizio ed un ospedale per poveri, proprio allo sbocco di Ponte Sisto, e quindi praticamente in linea retta con il punto terminale dell’acquedotto appena terminato. Si provvide quindi a prolungare il condotto principale fino a valle, facendogli poi attraversare il fiume appoggiando la conduttura sul ponte. Raggiunto il complesso ospedaliero, allora denominato “Ospizio dei Cento Frati”, fu commissionata anche l’edificazione di una fontana che, tra l’altro, ricordasse con un’epigrafe l’intervento del pontefice. L’opera fu realizzata da Giovanni Vasanzio, con la collaborazione di Giovanni Fontana per la parte idraulica, e fu terminata nel 1613. Si trattava di una grande nicchia, delimitata da due colonne in marmo appoggiate su una parete bugnata in blocchi di travertino, in cima alla quale era l’iscrizione commemorativa, sormontata dallo stemma pontificio. Nella parte alta della nicchia una grande bocca versava abbondante acqua in un piccolo catino, dal quale tracimava in una vasca sottostante, che riceveva altra acqua, con uno zampillo incrociato, dalle fauci di due draghi alati posti ai lati, alla base delle colonne, mentre due teste di leone versavano altra acqua dalle estremità della vasca. Intorno alla fontana un’area di rispetto era delimitata da un’inferriata sorretta da sei colonnine in granito rosso. Intorno al 1880 l’ospizio fu demolito, a causa dei lavori per la costruzione dei muraglioni del Tevere, e la fontana smontata. Ma nel 1898 venne recuperata e ricostruita esattamente all’altra estremità del ponte, nella piazza dove attualmente si trova, disposta in cima ad una scalinata. Se ne occupò l’architetto Angelo Vescovali, che però poté recuperare solo poco più della metà dei materiali originari. Un’altra iscrizione, sotto la nicchia, ricorda l’avvenimento. In tempi recenti la portata d’acqua è stata ridotta in maniera consistente, e la fontana che era stata ideata grazie ad un incremento idrico al di là del fiume, soffre ora dello stesso problema che aveva contribuito a risolvere: il catino superiore è secco, come le fauci dei leoni, e gli zampilli dai due draghi sono ridotti al minimo, con una pressione che, lungi dal consentire il caratteristico incrocio di un tempo, produce solo due deboli rivoli d’acqua. La nuova posizione ha però creato una panoramica di...

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Fontana di Montecavallo – dei Dioscuri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Montecavallo – dei Dioscuri Piazza del Quirinale Roma (RM)     Prima del 1589 le statue, copie romane di originali greci del V secolo a.C. provenienti dalle Terme di Costantino, erano rivolte verso l’edificio ora occupato dal Palazzo della Consulta, ed erano disposte parallele tra di loro. Non essendo visibili dal quadrivio delle Quattro Fontane, papa Sisto V Peretti (1585-1590) pensò di spostarle più indietro, in modo da chiudere armonicamente lo scenario della Strada Pia (odierna Via XX Settembre) dalla parte del colle Quirinale. L’incarico fu affidato a Domenico Fontana, il quale arretrò i Dioscuri girandoli verso il palazzo del Quirinale e allineandoli a poca distanza l’uno dall’altro; di fronte alle statue fu inoltre eretta una fontana ornata con gli stemmi di Sisto V. Nel 1782, durante il pontificato di Pio VI Braschi (1775-1799), l’architetto Antinori, riprendendo il progetto di Alessandro VII Chigi (1655-1667) che prevedeva di divaricare il gruppo dei Dioscuri per erigervi nel mezzo l’obelisco proveniente dal Mausoleo di Augusto, fece smontare la fontana di Sisto V. Antinori propose inoltre di porre tra i Dioscuri una nuova fontana, costituita da una vasca di granito che si trovava allora in campo vaccino e fungeva da abbeveratoio per gli animali. I lavori per la costruzione di questa nuova fontana furono interrotti dalle vicende napoleoniche e ripresi nel 1816, quando Pio VII Chiaramonti (1800-1823) incaricò Raffaele Stern di portarli a termine. La vasca del campo vaccino, dissepolta e restaurata da Carlo Fea, fu finalmente posta in opera nel 1818, sorretta dal suo antico piedistallo al centro di una larga piscina a fil di terra.Della precedente fontana di Sisto V costruita da Domenico Fontana non si hanno più tracce; probabilmente andò distrutta durante gli interventi...

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La Fontana del Facchino

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa La Fontana del Facchino  Il giovane acquarolo delle statue parlanti La Fontana del Facchino, in Via Lata a Roma, è la più giovane delle statue parlanti; rappresenta una figura maschile, con il viso quasi completamente rovinato mentre versa acqua da una botte. La Fontana del facchino fu realizzata da Jacopo Del Conte, nel 1580, su incarico della Corporazione degli Acquaroli (ma il Vanvitelli, nel 1751, la attribuisce addirittura a Michelangelo). Rappresenta infatti un “acquarolo”, quella figura che, fino a quando, alla fine del ‘500, i pontefici ripristinarono gli acquedotti, prendeva l’acqua dalle fontane pubbliche e la rivendeva porta a porta. La foggia dell’abito ed un’epigrafe scomparsa in occasione dell’ultimo trasferimento a via Lata, riconduce però alla corporazione dei facchini, da cui avrebbe quindi preso il nome. L’attribuzione non sembra però corretta, benché l’epigrafe dedicatoria, in latino, recitasse: ”Ad Abbondio Rizio, coronato [facchino] sul pubblico selciato, valentissimo nel legar fardelli. Portò quanto peso volle, visse quanto poté; ma un giorno, portando un barile di vino in spalla e dentro il corpo, contro la sua volontà morì.” Come altre cinque è stata la “voce” di diverse pasquinate, le violente e spesso irriverenti satire indirizzate a colpire anche pesantemente e sempre in modo anonimo i personaggi pubblici più in vista a Roma.  Tips: La fontana del Facchino si trova all’interno del centro storico di Roma, da qui infatti è possibile raggiungere tantissimi altri luoghi suggestivi della città. Noi vi consigliamo di fare una passeggiata fino a Piazza di Pietra e fare un aperitivo al Salotto...

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Fontana del Mascherone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Mascherone    La fontana, da cui deriva la denominazione della prospiciente via, originariamente isolata, attualmente risulta addossata ad un muro del secolo scorso. Il mascherone, probabilmente romano adattato nel ‘600 ad uso di fontana, è decorato su due lati da volute e risulta inquadrato, superiormente, da un architrave con al centro un giglio in ferro battuto, stemma della famiglia Farnese (o della Francia) che ha sostituito, nel secolo scorso, un giglio in pietra. L’Acqua Paola sgorgante dal mascherone si riversa nel piccolo catino sottostante, per poi ricadere nella grande vasca rettangolare di granito, probabilmente antica, e da ultimo nella piscina posta a livello del terreno, delimitata da due colonnine unite da sbarre di ferro. In occasione di feste della famiglia Farnese, dalla fontana fuoriusciva vino anziché acqua; nel 1720, in onore di Marco Antonio Zondadori, nominato Gran maestro dell’Ordine di Malta, la fontana gettò vino per tre giorni...

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Fontana del Moro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Moro Piazza Navona Roma (RM)     La “Fontana del Moro”, tra le più antiche fontane rinascimentali di Roma, è una delle tre fontane monumentali di piazza Navona. Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’”Aqua Virgo”, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma, e venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane. Tra le prime furono commissionate da papa Gregorio XIII, nel 1574, a Giacomo Della Porta, le due poste alle estremità di Piazza Navona (all’epoca “piazza in Agone”), di cui la Fontana del Moro è quella che si trova sul lato meridionale (quello rettilineo) della piazza. Il progetto del Della Porta prevedeva una vasca marmorea a pianta mistilinea poggiata su due gradini, che poco dopo venne circoscritta da una cancellata[1]. Stesso progetto e stessi interventi anche per l’altra fontana della piazza, quella poi chiamata “del Nettuno”, all’estremità settentrionale. Per la decorazione vennero usati i quattro tritoni che due anni prima erano stati realizzati (e non utilizzati) per la fontana di piazza del Popolo, insieme a gruppi rappresentanti un mascherone tra due delfini. In occasione della realizzazione, al centro della piazza, della “Fontana dei Quattro Fiumi”, nel 1651 papa Innocenzo X affidò a Bernini anche l’ampliamento della fontana meridionale[2], con la rimozione dei gradini e della cancellata e la costruzione di una vasca esterna più ampia, della stessa forma di quella interna. La grossa conchiglia (la “lumaca”) con tre delfini, con cui Bernini ornò la fontana, non piacque al papa, che l’anno successivo trasferì l’intero gruppo in una villa sul Gianicolo. Un successivo tentativo incontrò finalmente il favore di Innocenzo X: una figura maschile che trattiene per la coda un delfino (un po’ troppo piccolo, in proporzione), che getta acqua dalla bocca, scolpito da Giovanni Antonio Mari. I tratti somatici della figura richiamano vagamente le caratteristiche di un uomo di colore, particolare che bastò per dare alla fontana il nome che conserva tuttora. Secondo una versione tradizionale, per il volto del “Moro” Bernini si sarebbe ispirato alla statua di Pasquino (i cui tratti erano però anche allora alquanto rovinati), e questa circostanza potrebbe giustificare una sorta di “dispetto” fatto al papa, dato che le “statue parlanti”, e Pasquino in particolare, al cui collo mani ignote appendevano versetti satirici e feroci critiche alla classe dirigente, erano all’epoca una grossa preoccupazione per i nobili e il...

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Catacombe di Priscilla

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Catacombe di Priscilla  Via Salaria, 430 Roma (RM) Tel. 06 86206272 – Fax 06 86398134 info.priscilla@flashnet.it http://web.tiscali.it/catacombe_priscilla/ Le catacombe di Priscilla si trovano lungo la via Salaria, con ingresso di fronte a Villa Ada, a Roma. Il nome deriva probabilmente dal nome della donna che donò il terreno per la realizzazione dell’area sepolcrale, o dalla sua fondatrice. Nel cimitero è conservata un’iscrizione funeraria relativa a una Priscilla, imparentata con la famiglia senatoria degli Acilii. Le catacombe vennero scavate nel tufo a partire dal II secolo e fino al V secolo, quando raggiunsero la struttura definitiva, che si sviluppa complessivamente per 13 chilometri di gallerie sotterranee. Nell’antichità venne soprannominata “La Regina delle catacombe” a causa dei numerosi martiri sepolti. Nell’indice degli antichi cimiteri cristiani di Roma (Index coemeteriorum) le catacombe sono anche indicate come Cimitero di Priscilla a San Silvestro, dal nome della basilica lì costruita nel IV secolo sul luogo di sepoltura dei martiri Felice e Filippo. Durante le persecuzioni del III e del IV secolo le catacombe accolsero le spoglie di numerosi martiri (tra i quali un Papa, Marcellino) e, successivamente, di altri sei papi. Profonde 35 metri e articolate su tre livelli, le catacombe ospitano circa 40 mila sepolture. Abbandonate nel V secolo e successivamente saccheggiate al tempo delle invasioni barbariche, le catacombe sono state quindi a lungo dimenticate e solo negli ultimi secoli riscoperte e valorizzate. Tra i tantissimi loculi è possibile ricordarene alcuni di particolare interesse. Catacombe di Priscilla: Il cubicolo della Velata Il cubicolo risale al III secolo e prende il nome da un affresco, molto ben conservato, di una lunetta che rappresenta una donna velata in atteggiamento orante, con le braccia volte in alto. La donna, verosimilmente lì sepolta, è quindi raffigurata anche in altri momenti significativi della sua vita: il matrimionio e la nascita di un figlio. Nelle altre volte del locale sono affrescati episodi dell’Antico Testamento (il salvataggio dei tre giovani ebrei dal fuoco, quello di Isacco dal suo sacrificio e quello di Giona dal mostro) a simboleggiare la salvezza grazie alla Redenzione. Al centro del soffitto, un affresco del Buon Pastore che reca una pecora sulle spalle. Catacombe di Priscilla: La Cappella Greca La cappella è un ambiente diviso in due parti da un arco e riccamento decorato con pitture in stile pompeiano risalenti al II secolo, finto marmo e stucchi. Le sue raffigurazioni, spesso ben conservate, rappresentano parecchi episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Di particolare interesse l’Adorazione dei magi, la Resurrezione di Lazzaro e...

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Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro Via Casilina, 641 Roma (RM) Tel. 06 2419446 – Cell. 339 6528887 santimarcellinoepietro@gmail.com Le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, si trovano su Via Casilina e vi si accede tramite il cortile della basilica. Il sepolcro dei due Santi (accanto ai quali erano venerati anche Tiburzio, Gorgonio, i SS. Quattro Coronati e due gruppi anonimi di martiri, tutte vittime della grande persecuzione di Diocleziano) era inizialmente costituito da due semplici loculi, in seguito arricchiti da monumentali decorazioni marmoree per volontà di papa Damaso (366-84), il quale si tramanda abbia conosciuto le vicende di Marcellino e Pietro direttamente dal loro carnefice. Damaso fece costruire la scala d’accesso e un percorso obbligatorio per i pellegrini che si snodava tra sopra e sottoterra. I corpi dei due martiri rimasero nella cripta sotterranea fino al pontificato di Gregorio IV (826), quando furono trasportati in Francia e di qui in Germania. La grande devozione dei fedeli per le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro è documentata dai numerosi graffiti nell’absidiola e nelle gallerie che conducono verso le tombe dei martiri; non solo compaiono invocazioni in latino, ma anche in runico, a testimonianza della frequentazione del luogo di culto da parte anche di Celti e Germani. Le catacombe, decorate da scene bibliche, sono tra le più grandi di quelle presenti a Roma. Onorio I (625-38) fece costruire una piccola basilica sotterranea absidata per accogliere i fedeli sempre più numerosi, raddoppiò la scala d’ingresso al vano basilicale e consacrò un altare proprio sopra i due loculi; tra il V e il VII secolo fu creato il nuovo santuario dedicato ai SS.Quattro Coronati, collegato al primo nucleo martiriale tramite percorsi a senso unico contrassegnati da lucernari; inoltre, per agevolare il cammino delle schiere di pellegrini, furono sbarrate le gallerie secondarie e i cubicoli e costruite nuove scale. Adriano I infine (ultimo quarto sec. VIII) provvide all’ultimo allargamento dell’edificio. Tra le pitture presenti, merita una segnalazione quella che rappresenta l’Epifania con due Magi. Per raggiungere le catacombe situate sulla via Casilina con il trenino che parte da Via Giolitti (noto come trenino de i Laziali) bisogna scendere alla fermata Berardi e attraversare la strada entrando nel cortile della Parrocchia. E’ necessario prenotare la visita guidata che costa 8 euro prezzo intero e 5 euro prezzo ridotto. La visita è interessantissima e dura circa un’ora. Per maggiori info, orari e prenotazioni, potete consultare direttamente il sito web. Con la Pro Loco, hai diritto ad uno sconto sul biglietto d’ingresso. Visita...

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Fontana dei Tritoni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dei Tritoni  Piazza della Bocca della Verità Roma (RM) La realizzazione, fin dal 1610, dell’ultimo acquedotto dell’”Acqua Paola” non aveva fatto passare in secondo piano i due costruiti qualche anno prima (l’”Acqua Vergine” nel 1570 e l’“Acqua Felice” nel 1587), e la possibilità di erigere altre fontane sulle loro diramazioni che erano state costruite per una distribuzione idrica più capillare sull’intera città. Un ramo secondario dell’Acqua Felice raggiungeva infatti anche la zona poco più a sud dell’Isola Tiberina, dove, tra monumenti di epoca romana e medievale (l’Arco degli Argentari, l’Arco di Giano, il Tempio di Ercole Vincitore, il Tempio di Portuno e la basilica di Santa Maria in Cosmedin) papa Clemente XI volle che venisse edificato anche un monumento a sua memoria. In effetti non ha chiare motivazioni la ragione per cui il pontefice volle erigere la fontana in un’area poco abitata, abbastanza impervia e soggetta alle inondazioni del Tevere. La sua realizzazione suscitò infatti nei contemporanei diverse critiche per la scelta ritenuta poco felice della sua dislocazione. Fu ultimata nel 1715 dall’architetto Carlo Francesco Bizzaccheri in occasione dei lavori di sistemazione della piazza davanti alla basilica. L’intera struttura, in travertino, è posta su un gradino circolare (delimitato da 16 colonnine unite da un’inferriata), all’interno del quale il disegno della vasca principale rappresenta un ottagono con i lati concavi o, se si preferisce, la stella a otto punte simbolo araldico della famiglia del pontefice (gli Albani). Al centro un gruppo di rocce (un elemento che riscosse un notevole successo dopo la fontana dei Quattro Fiumi) con ciuffi di vegetazione sul quale sono inginocchiati, con le code avvinghiate tra loro, due tritoni (opera di Francesco Moratti) con le braccia alzate che sorreggono sulle spalle una grande valva di ostrica con la funzione di catino sommitale, al cui centro zampilla l’acqua dal trimonzio. Tra i due tritoni lo stemma pontificio. Originariamente quattro mascheroni gettavano acqua nella vasca principale, eliminati nel XIX secolo forse per la scarsità d’acqua che alimentava la fontana e che li avrebbe probabilmente lasciati asciutti. La fontana è infatti rimasta per molto tempo a secco, ma negli ultimi anni è stata ripristinata l’alimentazione idrica, sebbene piuttosto scarsa. Gli ultimi restauri risalgono al 1994-1995 e al...

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Fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle  Piazza di Sant’Andrea della Valle Roma (RM)   La fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle si trova di fronte all’ omonima basilica, dove fu trasferita dalla scomparsa piazza Scossacavalli. All’ inizio del XVII secolo le aree a destra del Tevere erano ancora scarsamente approvvigionate d’acqua, e la dotazione idrica delle zone di Trastevere, del Vaticano e di Borgo fu uno dei primi problemi affrontati dal papa Paolo V appena eletto. In realtà, come già per alcuni dei suoi recenti predecessori, il fine ultimo del pontefice era di poter disporre di una cospicua riserva d’acqua corrente per i giardini della sua residenza vaticana, ma il Comune di Roma accettò di contribuire alle spese per il ripristino dell’antico acquedotto Traiano che, ricevendo acqua dal lago di Bracciano, avrebbe consentito l’autonomia idrica delle zone a destra del fiume. Iniziati i lavori nel 1608, nel 1610 il progetto principale fu portato a termine, al quale vennero aggiunte alcune condotte secondarie che consentissero all’acqua di raggiungere, tra l’altro, il Vaticano e il rione Borgo e di alimentare alcune fontane progettate o rinnovate per l’occasione. Sebbene occupato in opere più impegnative, come la realizzazione della facciata della Basilica di San Pietro, nel 1614 Carlo Maderno fu incaricato da papa Paolo V di realizzare una fontana pubblica (la prima in quella zona) per l’approvvigionamento idrico del quartiere di Borgo. La fontana venne sistemata nell’unica vera piazza del quartiere, dove, tra l’altro, sorgeva l’antica chiesa di San Giacomo; Piazza Scossacavalli si trovava sul percorso dell’odierna via della Conciliazione, tra il “Palazzo Giraud” (oggi “Palazzo Torlonia”) e il “Palazzo dei Penitenzieri” (oggi trasformato in hotel). La forma della fontana ricalcava, semplificandolo, il modello della portiano[1]: una vasca quadrata, in travertino, con i lati bombati, al cui centro era poggiata, su un balaustro riccamente ornato con quattro volute e le insegne pontificie, una vasca rotonda, piuttosto piatta. Tutto il complesso era posto su un basso gradino che riprendeva la forma della vasca inferiore ed era circondato da sedici colonnine che sostenevano la recinzione in ferro. L’acqua zampillava da un elemento sommitale a capitello con decorazioni floreali e da quattro bocche posizionate all’interno della vasca più grande, in corrispondenza della bombatura dei lati del quadrato. Negli anni a cavallo del 1935 la costruzione di via della Conciliazione portò alla demolizione dell’intera “Spina di Borgo”, con l’eliminazione della piazza e della chiesa. La fontana resistette al suo posto per alcuni anni, mentre proseguivano i lavori, poi, tra...

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Piazza del Campidoglio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza del Campidoglio  Piazza del Campidoglio Roma (RM) La prima piazza che la Roma moderna ha visto nascere secondo i criteri di un progetto uniforme, dovuto al genio di Michelangelo, sorge sul colle Capitolino (Capitolium) dove ebbe sede un antichissimo villaggio e luogo prescelto per dedicare numerosi templi alle divinità romane. Nel 1536 in occasione della visita dell’imperatore di Spagna Carlo V a Roma, Piazza del Campidoglio subi una serie di trasformazioni a causa del grave stato di abbandono in cui il colle versava. Papa Paolo III commissionò a Michelangelo la sistemazione complessiva della piazza. L’architetto fiorentino realizzò un elegante podio per la statua equestre di Marco Aurelio, collocata al centro del colle nel 1537, cosicché questa divenne il fulcro del nuovo progetto urbanistico. Inoltre, il Buonarroti disegnò un’imponente scalinata a larghi gradoni, “La Cordonata“, che consentiva una agevole salita anche ai cavalieri, culminante con la solenne balaustra, sormontata da classici gruppi marmorei qui sistemati nei decenni successivi. Intorno al 1546 Michelangelo realizzò la facciata del Palazzo Senatorio (sfondo della visuale principale), con una scala frontale a due rampe, cornici della splendida fontana. Ristrutturò il Palazzo dei Conservatori ed iniziò la costruzione di un secondo palazzo, Palazzo Nuovo (oggi sede del primo museo pubblico al mondo aperto nel 1734, Musei Capitolini), posto di fronte al primo in modo da delimitare la piazza su tre lati. Il Palazzo Senatorio fu ultimato dopo la morte di Michelangelo da Giacomo della Porta, mentre il secondo da Carlo Rainaldi. I lavori terminarono nel 1655. Malgrado il lungo arco di tempo e i diversi architetti, la piazza del Campidoglio presenta oggi una mirabile...

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Piazza Bocca della Verità

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza Bocca della Verità Piazza della Bozza della Verità Roma (RM) Posta nell’antica zona del Foro Boario, proprio davanti all’Isola Tiberina, prende il nome dalla Bocca della Verità e può essere considerata una statua Oracolo, oggi collocata nel portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Oltre alla chiesa risalente al tardo medioevo, nella piazza sorgono l’Arco degli Argentari, l’Arco di Giano, il Tempio di Ercole, erroneamente identificato con il Tempio di Vesta in ragione della sua forma circolare, ed il Tempio di Portuno, divinità legata al porto fluviale che qui sorgeva. La fontana davanti ai due templi, detta Fontana dei Tritoni, realizzata da Carlo Bizzaccheri su commissione di papa Clemente XI, fu posta nella piazza nel 1715; la fontana ha base ottagonale e rappresenta due tritoni che sorreggono una conchiglia sopra le teste da cui sgorga l’acqua. Negli anni questa piazza divenne tristemente famosa in quanto conosciuta come uno dei luoghi romani di giustizia: qui operava il celebre Mastro Titta, che dal 1796 al 1864 divenne dolorosamente noto per aver tagliato 516 teste. Il patibolo fu eretto l’ultima volta nel 1868, per l’esecuzione di Monti e Tognetti, autori del fallito attentato alla caserma degli Zuavi pontifici in Prati. Negli anni Trenta, le stradine che dal Teatro di Marcello portavano all’antica piazza della Bocca della Verità furono rimossi, isolando a questo modo i monumenti. Scomparì anche, con questi lavori, un largo chiamato piazza dei Cerchi, un toponimo derivato dalla corruzione della parola circo, che si riferisce al vicino Circo Massimo. Vedi anche : Miti e Leggende “La Bocca della...

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Porta San Giovanni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Porta San Giovanni  Piazza di Porta San Giovanni Roma (RM)     È strutturata in un unico grande arco realizzato da papa Gregorio XIII ad opera forse di Giacomo della Porta o, più probabilmente, di Giacomo Del Duca, che già aveva collaborato con Michelangelo alla realizzazione di Porta Pia. La confusione è dovuta al fatto che le cronache dell’epoca parlano generalmente di un famoso architetto Giacomo. La tradizione popolare romana insiste però sulla presenza del Della Porta, tant’è vero che lo fa anche morire nei pressi della porta “da lui realizzata”, a causa di una violenta indigestione di meloni e cocomeri, di ritorno da una gita ai Castelli Romani. Venne inaugurata nel 1574 e la sua apertura, resa necessaria nell’ambito della ristrutturazione dell’intera area del Laterano per agevolare il traffico da e per il sud d’Italia, decretò la definitiva chiusura della vicina e ben più imponente Porta Asinaria, di epoca aureliana, divenuta ormai quasi inagibile per il progressivo innalzamento del livello stradale circostante e anche per questo del tutto inadeguata a sostenere il volume di traffico. Più che ad avvenimenti storici e militari di particolare rilievo, Porta S. Giovanni è legata alle tradizioni popolari romane, oggi praticamente scomparse, in particolare quella relativa alla “Notte di San Giovanni”, il 23 giugno, la “notte delle streghe”, con la grande festa all’aperto un tempo tanto cara ai romani. Secondo la leggenda, in quella notte il fantasma di Erodiade, che aveva convinto il marito Erode Antipa a far decapitare San Giovanni Battista, organizzava una sorta di sabba di streghe sui prati del Laterano; per scacciarle i romani predisponevano una grande festa nei dintorni che, tra schiamazzi e fuochi d’artificio, le mettesse in fuga. Sempre caratteristica della notte di S. Giovanni è l’usanza di mangiare le lumache, le cui corna simboleggiavano la discordia (il significato del tradimento è molto più recente): mangiandole si seppellivano nello stomaco i contrasti e i rancori accumulati durante tutto l’anno trascorso, dando all’usanza un significato di...

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Piazza del Quirinale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza del Quirinale Piazza del Quirinale Roma (RM) La piazza si estende sulla sommità del Monte Quirinale il più elevato dei sette colli, cosiddetto perché un tempo vi sorgeva il tempio di Quirino o la città dei Curi, ove secondo la leggenda, mossero i Sabini di Tazio per venire a stabilirsi su questa altura. La piazza è delimitata a nord-est dall’imponente facciata del Palazzo del Quirinale, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica, costruito negli anni 1573-1585 da Martino Longhi il Vecchio e poi (1578) da Ottaviano Mascherino come residenza estiva dei pontefici romani, fu successivamente ampliato dagli architetti Fontana, Ponzio, Maderno e Bernini. Con la presa di Roma (20 settembre 1870), l’edificio divenne sede della monarchia e, dopo il referendum istituzionale (2 giugno 1946), sede della massima magistratura repubblicana. Al centro della piazza si trova il grande gruppo scultoreo della Fontana dei Dioscuri, chiamata anche Fontana di Monte Cavallo, di età imperiale, proveniente dalle Terme di Costantino, raffigurante i gemelli Castore e Polluce, i Dioscuri, che tengono per le redini i loro cavalli. Inserito nel gruppo, un obelisco che si trovava nel Mausoleo di Augusto. Il lato est della piazza, è delimitato dal Palazzo della Consulta, già tribunale dello Stato Pontificio, poi Ministero dell’Africa Italiana, ora sede, dal 1955, della Corte Costituzionale. Sul lato opposto della residenza presidenziale si trovano le Scuderie del Quirinale (secolo XVIII, Alessandro Specchi e Ferdinando Fuga). Restaurato integralmente (1997-1999) è ora utilizzato come sede per mostre d’arte. Sul lato ovest della piazza una balaustra si affaccia sul panorama della...

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Piazza della Rotonda

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza della Rotonda  Piazza della Rotonda è la Piazza del Pantheon, il grandioso monumento la caratterizza a tal punto che molti romani non ne conoscono neppure il nome: la chiamano semplicemente “la Piazza del Pantheon”. Al centro della piazza si trova una fontana rinascimentale progettata intorno al 1575 da Giacomo della Porta, nel luogo che dai tempi di papa Eugenio IV (prima metà del XV secolo) era occupato da una conca di porfido e due leoni in pietra. Nel XVIII secolo la fontana fu modificata su progetto di Filippo Barigioni e sormontata dal cosiddetto “Obelisco Macuteo“, trovato, come quello della Minerva, nell’Iseo campense; esso fu qui collocato nel 1711 e decorato con delfini e stemmi su commissione di papa Clemente XI. I geroglifici ricordano quelli della dinastia di Ramsete II. Due le curiosità: una targa affissa sull’edificio di fronte al Pantheon ricorda come la piazza sia stata bonificata nel XVIII secolo da osterie e luoghi di malaffare ad opera dell’autorità papale; un’altra targa, affissa sulla facciata del palazzetto che oggi ospita l’albergo Del Sole, tramanda ai posteri che qui abitò il poeta Torquato Tasso. Un’ultima nota, questa volta cinematografica: il famoso regista inglese Peter Greenaway scelse (insieme al Vittoriano) la piazza per ambientare molte sequenze del bellissimo film “Il ventre dell’architetto”. Trovandola bella, piccola, animata e raccolta, non c’è nessuno in città, che non ami attraversarla o sceglierla per un momento di pausa da passare seduti ai tavolini dei bar o sui gradini della fontana posta al centro. La piazza, sino al 1847, venne usata, nonostante i ripetuti divieti delle autorità pontificie, come mercato del pesce e degli...

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Porta del Popolo – Porta Flaminia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Porta del Popolo – Porta Flaminia Piazzale Flaminio Roma (RM)   Il nome originario era Porta Flaminia perché da qui usciva, ed esce tuttora, la via consolare Flaminia che anticamente aveva inizio molto più a sud, dalla Porta Fontinalis, nei pressi dell’Altare della Patria. Nel X secolo ebbe il nome di San Valentino dalla basilica e catacombe omonime, situate all’inizio dell’attuale viale Pilsudski. L’origine del nome della porta e della relativa piazza su cui si apre non è ben chiara: si supponeva che potesse derivare dai numerosi pioppi che ricoprivano l’area, ma è più probabile che il toponimo sia legato alle origini della chiesa di Santa Maria del Popolo, che fu eretta nel 1099 da papa Pasquale II appunto con una sottoscrizione più o meno volontaria del popolo romano. Data l’importanza rivestita dalla via Flaminia, fin dai primi tempi della sua esistenza ebbe il ruolo prevalente di smistamento del traffico cittadino piuttosto che un utilizzo difensivo. Questo portò alla supposizione, peraltro dubbia, che fosse stata inizialmente costruita con due fornici (con le due torri cilindriche laterali) e che solo in epoca medievale, venute meno le esigenze di traffico anche per il crollo demografico, fosse stata riportata ad una singola arcata. All’epoca di papa Sisto IV la porta si presentava seminterrata e vittima di una secolare incuria, danneggiata dal tempo e dalle violenze di assedi medievali; il superficiale restauro si limitò ad un parziale puntellamento e rafforzamento della struttura. La porta si trova ancora oggi un metro e mezzo circa al di sopra del livello antico. I detriti trasportati dal fiume nelle sue saltuarie inondazioni ed il lento e costante sfaldamento della collina del Pincio avevano rialzato il terreno circostante, rendendo non più procrastinabile la sopraelevazione dell’intera porta, necessità che già era stata avvertita (ma ignorata) al tempo della ristrutturazione operata all’inizio del V secolo dall’imperatore Onorio. L’aspetto attuale è pertanto frutto di una ricostruzione cinquecentesca, resa anche necessaria dalla rinnovata importanza che, in quell’epoca, la porta aveva di nuovo assunto, dal punto di vista del traffico urbano proveniente dal nord. La facciata esterna fu commissionata da papa Pio IV a Michelangelo, che però trasferì l’incarico a Nanni di Baccio Bigio, il quale realizzò l’opera tra il 1562 e il 1565 ispirandosi all’Arco di Tito. Le quattro colonne della facciata provengono dall’antica basilica di S.Pietro e inquadravano l’unico grande fornice, sovrastato dalla lapide commemorativa del restauro e dallo stemma papale sorretto da due cornucopie; le originali torri a base circolare vennero sostituite...

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Porta Maggiore

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Porta Maggiore  Piazza di Porta Maggiore Roma (RM)   Porta Maggiore è una delle porte nelle Mura aureliane di Roma. Si trova nel punto in cui convergevano otto degli undici acquedotti che portavano l’acqua alla città, nella zona che, per la vicinanza al vecchio tempio dedicato nel 477 a.C. alla dea Speranza (da non confondere con l’omonimo tempio più recente, inaugurato verso il 260 nell’area del Foro Olitorio), veniva chiamata ad Spem Veterem. Tutta l’area nelle vicinanze è ricca di reperti antichi: piccoli monumenti funebri, colombari, ipogei e, soprattutto, una “basilica sotterranea”. Fu costruita sotto l’imperatore Claudio nel 52 per consentire all’acquedotto Claudio di scavalcare le vie Praenestina e Labicana. È realizzata interamente in opera quadrata di travertino con i blocchi in bugnato rustico secondo lo stile dell’epoca. È una grande unica struttura con due fornici, con finestre sui piloni, inserite in edicole con timpano e semicolonne di stile corinzio. Il suo nome attuale non trova una giustificazione storica o logistica, ma sembra semplicemente derivato dall’uso che ne faceva normalmente il popolo romano, a motivo della sua grandiosità. I due fornici permettevano il passaggio della via Labicana, oggi via Casilina, (il sinistro) e della via Prenestina. L’attico è diviso da marcapiani in tre fasce. Le due superiori corrispondono ai canali degli acquedotti Anio Novus (il più alto) e Aqua Claudia. Successivamente la porta monumentale fu inserita nel tracciato delle Mura aureliane costruite intorno alla città dall’imperatore Aureliano nella seconda metà del III secolo ed assunse il nome di Porta Praenestina o Labicana. Fu fortificata ai tempi dell’imperatore Onorio, il quale, nel 402, avanzò le due aperture verso l’esterno e fece costruire un bastione davanti alla porta vera e propria, suddividendola in due porte distinte, la Praenestina a destra e la Labicana a sinistra, che erano rinforzate, a scopo soprattutto difensivo, da torri quadrate poste ai lati e da un bastione cilindrico al centro, costruito sui resti del “Panarium” (tomba di Eurisiace), ed erano sormontate da finestrelle ad arco, 4 sulla Praenestina e cinque sulla Labicana. Si trattava però di una struttura decisamente asimmetrica e priva di equilibrio architettonico, difetti quasi certamente dovuti ai diversi livelli delle due strade (la Labicana era più in basso), per cui le torri erano disallineate e le finestre, con le relative camere di manovra, fuori piano. Già dal V secolo e almeno fino al XV, è attestato come prassi normale l’istituto della concessione in appalto o della vendita a privati delle porte cittadine e della riscossione del...

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Porta Tiburtina – Porta San Lorenzo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Porta Tiburtina – Porta San Lorenzo Viale di Porta Tiburtina Roma (RM)   Porta Tiburtina o Porta San Lorenzo è una porta d’ingresso nelle Mura Aureliane di Roma, attraverso la quale la via Tiburtina esce dalla città. Originariamente era solo un fornice monumentale, realizzato in età augustea (5 a.C.) per permettere il passaggio , al di sopra della via Tiburtina, di un guppo di acquedotti (aqua Marcia, Tepula, Iulia). Tra il 270 e il 275 l’arco venne inglobato nelle Mura Aureliane. Quando l’imperatore Onorio, restaurò e rinforzò le mura (401-402), fu aggiunto un nuovo ingresso davanti a quello più antico, successivamente distrutto da Pio IX nel 1869. In tal modo l’intera struttura si presenta con un doppio aspetto architettonico: quello romano repubblicano verso l’interno e quello esterno con i merli e le torri. Inoltre, la base della porta esterna risulta essere circa un metro e mezzo sopraelevata rispetto alla base dell’arco augusteo e con un’apertura non simmetrica rispetto a quest’ultimo. L’arco eretto da Augusto, che ora forma il lato interno della porta e si trova ad un livello alquanto più basso dell’odierno livello stradale, è interamente in travertino ed in ottimo stato di conservazione con pilastri tuscanici e le chiavi di volta ornate da bucrani. L’attico è attraversato dai tre acquedotti e reca tre iscrizioni. Quella superiore, in corrispondenza del canale della Aqua Iulia, risale all’anno di costruzione dell’arco. Al centro, sulla conduttura dell’Aqua Tepula, si trova l’iscrizione risalente al restauro di Caracalla nel 212. Sul canale inferiore, quello dell’Aqua Marcia, vi è l’iscrizione celebrante il restauro voluto da Tito nel 79. Dall’altro lato vi è l’iscrizione onoriana che ricorda l’ampliamento delle mura e riporta, come curatore dell’opera, il nome di Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma nel 402. Nel 410 qui si abbatterono inutilmente gli attacchi delle orde di Alarico I, che poi riuscì ad entrare più a nord, dalla Porta Pinciana, dando inizio a quello che passò alla storia come il Sacco di Roma. La porta fece anche da palcoscenico alla Battaglia di Porta San Lorenzo (20 novembre 1347), in cui Cola di Rienzo ottenne una schiacciante vittoria contro i baroni, uccidendone il comandante Stefano Colonna il...

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Porta San Paolo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Porta San Paolo Piazzale Ostiense Roma (RM) Il nome originale della porta superstite era Porta Ostiensis, perché da lì iniziava, e tuttora inizia, la via Ostiense, la strada che collega Roma ad Ostia e quindi al suo antico porto. Con la perdita d’importanza del porto di Ostia anche il ruolo preminente della porta venne meno finché, coinvolta in quel processo di cristianizzazione di tante altre porte romane, fu ribattezzata col nome attuale di Porta San Paolo, perché era l’uscita per la Basilica di San Paolo fuori le mura, che aveva ormai ereditato l’importanza che fino a qualche secolo prima era del porto. Di conseguenza, non era più necessario mantenere i due fornici che, anzi, in caso di pericolo esterno avrebbero comportato una notevole difficoltà difensiva. Quando pertanto, tra il 401 e il 403, l’imperatore Onorio ristrutturò buona parte delle mura e delle porte, provvide anche, come in quasi tutti gli altri interventi, a ridurre ad uno solo i fornici d’ingresso (ma non per la controporta), demolendo la parte centrale e ricostruendola con una sola arcata (ad un livello circa un metro più alto della precedente), ed a fornire la facciata di un attico con una fila di finestre ad arco per dar luce alla camera di manovra. Con l’occasione rinforzò le due torri rialzandole e munendole di merli e finestre. La solita lapide commemorativa dei lavori, che Onorio ha lasciato su ogni intervento effettuato sulle mura o sulle porte, sembra fosse presente almeno fino al 1430, ma alcuni studiosi[1] ritengono che l’intervento possa essere di almeno un secolo posteriore. Nel 549 gli Ostrogoti di Totila riuscirono da qui a penetrare nella città a causa del tradimento della guarnigione, che lasciò la porta aperta. Il 10 settembre 1943 fu teatro di uno degli scontri legati all’occupazione tedesca di Roma. Qui i Granatieri di Sardegna, dopo aver rifiutato di lasciarsi disarmare dai tedeschi il giorno precedente, diedero luogo a furiosi combattimenti, in cui furono anche coadiuvati da numerosi gruppi di civili. L’assenza di ordini coerenti dall’alto, tuttavia, fece sì che i tedeschi potessero comunque occupare Roma. La struttura, in travertino, è fiancheggiata da due torri a base semicircolare (a ferro di cavallo) ed aveva originariamente due fornici. Sul lato interno della struttura Massenzio, all’inizio del IV secolo, ne edificò un’altra con funzione di controporta (l’unica controporta delle mura aureliane interamente conservata), sempre a due fornici in travertino, collegata alla precedente da due muri chiusi a tenaglia a formare una sorta di piccola fortificazione, chiamata “Castelletto”....

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Porta San Sebastiano

Porta San Sebastiano  Porta San Sebastiano, chiamata in origine Porta Appia perché attraversata dalla via omonima, è la più grande delle Mura Aureliane e tutt’ora in ottimo stato di conservazione. In origine presentava due ingressi  gemelli ad arco, ai lati dei quali vi erano due torri semicircolari. Successivamente le torri furono ampliate e rialzate di un piano, mentre all’interno venne creato un cortile fortificato. Il nome originario che conservò a lungo, era Porta Appia perché da lì passava la regina viarum che cominciava poco più indietro, dalla Porta Capena delle mura serviane. Nel medioevo sembra fosse chiamata anche “Accia” (o “Dazza” o “Datia”), la cui etimologia, alquanto incerta, sembra però legata al fatto che lì vicino scorresse il fiumicello Almone, chiamato “acqua Accia”. Un documento del 1434 la menziona come “Porta Domine quo vadis”. Solo dopo la metà del XV secolo è finalmente attestato il nome che conserva ancora oggi, dovuto alla vicinanza alla basilica e alle catacombe di San Sebastiano. La struttura originaria d’epoca aureliana, edificata quindi verso il 275, prevedeva un’apertura con due fornici sormontati da finestre ad arco, compreso tra due torri semicilindriche. La copertura della facciata era in travertino. In seguito ad un successivo restauro le due torri furono ampliate, rialzate e collegate, con due muri paralleli, al preesistente arco di Druso, distante pochi metri verso l’interno, in modo da formare un cortile interno in cui l’arco aveva la funzione di controporta. Probabilmente sotto Onorio (395-423 d.C.)  i due ingressi furono ridotti ad uno solo, che costituisce l’attuale apertura, e le torri inserite in due grandi basamenti quadrati rivestiti di marmo. Nello stipite destro della porta – rispetto a chi esce – sono ancora visibili, incise nel marmo, la figura dell’arcangelo Gabriele e un’iscrizione medievale. Quest’ultima ricorda la battaglia vittoriosa del popolo romano contro Roberto d’Angiò, avvenuta nei pressi della porta nel 1327. Gli ambienti interni subirono numerose trasformazioni soprattutto negli anni 1942-43, quando l’edificio divenne residenza di Ettore Muti, segretario del partito fascista. Oggi all’interno di Porta San Sebastiano vi ha sede il Museo delle...

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Porta Santo Spirito

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Porta Santo Spirito Via di Porta Santo Spirito Roma (RM) Porta Santo Spirito è una delle porte che si aprono nelle Mura leonine di Roma. Si trova alle spalle dell’omonimo ospedale, sull’attuale via dei Penitenzieri, quasi all’incrocio con piazza della Rovere. È tra le più antiche porte del muro che circonda il Vaticano, essendo infatti contemporanea all’edificazione della cerchia muraria di papa Leone IV, intorno all’850. Benché fosse l’unico collegamento diretto tra la Basilica di San Pietro e la zona di Trastevere (attraverso la porta Settimiana), e benché fosse l’accesso alla via Aurelia ‘’nova’’, fu aperta come passaggio secondario. Il suo nome originario era “posterula Saxonum” (posterula dei Sassoni). Già nel 727, infatti, il re Ine del Wessex, dopo aver abdicato si trasferì a Roma, dove fondò una “schola Saxonum” (il cui scopo era di fornire una preparazione e un’istruzione cattolica al clero e ai nobili inglesi), con annessa chiesa e cimitero. La presenza sassone in quella zona è attestata fino alla fine del XII secolo, quando il re Giovanni Senzaterra donò il complesso della schola per l’edificazione della chiesa di Santa Maria in Saxia (divenuta poi Santo Spirito in Sassia) e dell’ospedale tuttora esistente, di cui già nel 794 era stata iniziata la fondazione. Con l’occasione papa Innocenzo III volle aggiornare anche il nome della porta, che da allora divenne di Santo Spirito. La struttura subì ovviamente vari restauri e ampliamenti. Fu probabilmente notevole quello operato all’inizio del XV secolo forse da papa Gregorio XII, visto che in una testimonianza del 1409 è chiamata “Porta Nuova”. All’inizio del secolo successivo papa Alessandro VI ritoccò sensibilmente, tra le altre, anche questa porta e la muraglia circostante, e infine, una quarantina d’anni dopo. Anche papa Paolo III operò i suoi interventi servendosi della consulenza e dell’opera di ingegneri come Michelangelo e Antonio da Sangallo il Giovane. La rinnovata paura di incursioni da parte di pirati saraceni, nonché le nuove tecniche poliorcetiche che prevedevano ormai l’uso massiccio di artiglierie, indussero infatti Paolo III ad interventi di ammodernamento delle mura che avessero anche serie caratteristiche difensive. Il disaccordo tra i due artisti è ben noto; in proposito sembra che i lavori sulla porta furono eseguiti su un bellissimo progetto del Sangallo[1], ed il Buonarroti (che li completò dopo la morte del collega, ma in modo frettoloso e approssimativo) pare abbia fatto qualche intervento di tipo disfattista (non potendola demolire) sia per rovinare l’opera dell’antagonista, sia per rifarsi delle feroci critiche che gli venivano rivolte per il...

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Catacombe di Domitilla

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Catacombe di Domitilla Via delle Sette Chiese, 283 Roma (RM) Telefono 065110342 www.domitilla.info     Dette anche Catacombe dei Santi Nereo e Achilleo, le Catacombe di Domitilla, in via delle Sette Chiese, si sviluppano, da un sepolcro domestico appartenuto a Domitilla (nipote o moglie del console Flavio Clemente, fatto uccidere da Domiziano nel 95). I primi nuclei di queste catacombe, risalenti al III secolo, furono ampliati nel IV e V secolo. Appena scesa la scala si trova la basilica dei Santi Nereo e Achilleo eretta nel 390 sulla tomba dei Santi Nereo e Achilleo. Dopo il crollo dovuto al terremoto del 897 fu restaurata ed ora sono visibili le 3 navate divise da 4 colonne per lato. In fondo alla basilica si accede alle catacombe che si sviluppavano per chilometri attraverso una rete di gallerie sotterranee e in cui erano scavate numerose tombe. Per i primi due secoli, almeno sino al IV, esse servirono unicamente come luoghi di sepoltura, in cui veniva celebrato il culto dei morti con commemorazioni liturgiche. A partire dal VI secolo e sino a tutto il VII, le catacombe passarono invece al ruolo di santuari dedicati al culto dei martiri e alla loro...

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Porta Pia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Porta Pia  La Porta Pia è una delle porte che si aprono nelle Mura Aureliane di Roma. È stata costruita per ordine di papa Pio IV (da cui il nome) su disegno di Michelangelo tra il 1561 e il 1565 in sostituzione della Porta Nomentana, che si trovava a qualche centinaio di metri, verso il Castro Pretorio. I lavori furono eseguiti da Giacomo Del Duca. La facciata verso l’esterno della città fu terminata nel 1869 su progetto in stile neoclassico di Virginio Vespignani. La Porta conduce alla via Nomentana, e deve la sua fama a quanto accadde il 20 settembre 1870. Quella mattina il fuoco dell’artiglieria riuscì ad aprire una breccia nelle mura consentendo ai bersaglieri italiani di entrare in città segnando la fine dello Stato Pontificio. Gli effetti della Breccia di Porta Pia furono: Il ricongiungimento di Roma al Regno d’Italia e il compimento delle aspirazioni di generazioni di patrioti che avevano alimentato il Risorgimento. I caduti della liberazione di Roma del 1870, assieme a quelli della difesa della Repubblica Romana del 1849 e quelli dell’insurrezione del 1867, sono stati tumulati nel mausoleo ossario Gianicolense, costruito in epoca fascista su progetto dell’architetto Giovanni Jacobucci. A Porta Pia fu posto un monumento in marmo e bronzo ornato da quattro lesene che fiancheggiano riquadri celebrativi del ritorno all’Italia di Roma e dei caduti durante il combattimento. A destra della Porta (dall’esterno delle mura), a qualche decina di metri sul Corso d’Italia, si trova un monumento nel punto esatto in cui fu aperta la breccia; di fronte alla Porta, invece, al centro del piazzale di Porta Pia, si trova il Monumento al Bersagliere (eretto durante il fascismo). All’interno dei fabbricati che uniscono i due fornici della porta e che un tempo erano utilizzati per l’ufficio doganale si trova il Museo Storico dei Bersaglieri con la tomba monumentale di Enrico Toti. Il proseguimento della via Nomentana, all’interno della porta, prende il nome di via XX Settembre, un rettilineo che termina sul piazzale antistante il palazzo del Quirinale. La decorazione del lato della porta all’interno della città, realizzata da Michelangelo, ricorda una bacinella con un asciugamano intorno e un sapone al centro. La leggenda vuole che si tratti di uno scherzo dell’artista, che in tal modo voleva ricordare l’origine di papa Pio IV, un Medici che non apparteneva alla nota famiglia fiorentina, ma che pare discendesse da una famiglia di barbieri. Divenuta particolarmente nota il 20 settembre 1870, quando il tratto di mura adiacente la porta fu...

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Arco di Costantino

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Arco di Costantino  Via di S. Gregorio Roma (RM)   L’ Arco di Costantino è il più importante degli archi trionfali romani. Si tratta di un arco a tre fornici con attico, di 21 x 26 metri. L’ Arco si eleva poco distante dal Colosseo ove terminava la via Sacra. Segna il limite fra il Foro Romano e la zona del Colosseo. L’ Arco di Costantino è il più grande dei tre archi trionfali di Roma è alto ben 25 metri: gli altri due sono l’arco di Tito (81-90 circa) e l’arco di Settimio Severo (202-203). L’ Arco di Costantino fu costruito in un momento in cui Roma iniziava la sua decadenza a favore di Costantinopoli, per questo motivo la ricchezza della città si era molto ridimensionata e l’arco fu realizzato con marmi sottratti da antichi edifici e monumenti preesistenti. Nella sua composizione furono utilizzate anche statue e decorazioni originariamente poste altrove. I materiali furono adoperati in modo da creare effetti policromi. L’insieme di elementi diversi sia artisticamente che storicamente lo rendono altamente rappresentativo della architettura romana. Da notare infatti sulla parete che guarda al Colosseo, in alto, è rappresentato Marco Aurelio nelle sue lotte contro i Daci; sul lato opposto, episodi delle battaglie sostenute da Marco Aurelio e altre da Costantino. Curiosità: Nel Medioevo l’ Arco di Costantino veniva chiamato in modo familiare “Arco de Trasi” (dalla parola latina transeo, che voleva dire passo attraverso) perché si trovava sulla via che conduceva alla chiesa di San...

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Foro Romano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 12,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Foro Romano Il Foro Romano, situato nella valle compresa tra il Palatino e il Campidoglio, era in origine paludoso e inospitale. La valle venne utilizzata tra X e VII secolo a.C. come necropoli dai primi villaggi stanziati sulle colline circostanti. La piana, verso il 600 a.C., ad opera del re etrusco Tarquinio Prisco, venne drenata con la costruzione della Cloaca Massima. Inseguito venne realizzata una pavimentazione in tufo. La piazza, di forma rettangolare, nacque come luogo destinato agli scambi commerciali e alle attività politiche e giudiziarie. I più antichi monumenti di carattere sacro, attribuiti dalla tradizione ai primi re di Roma, risalgono alla seconda metà del VI secolo a.C. All’inizio della Repubblica (509 a.C.) vennero edificati il tempio di Saturno e il tempio dei Dioscuri. Al V secolo a.C. risale probabilmente la prima tribuna degli oratori, posta tra il Foro Romano e il Comizio. Nel II a.C. vengono costruite quattro basiliche, destinate all’amministrazione della giustizia e allo svolgimento degli affari. Sotto Cesare e poi Augusto il Foro Romano subisce ulteriori cambiamenti. All’età augustea risale la pavimentazione in travertino ancora oggi visibile. In epoca imperiale sorgono nell’area del Foro numerosi monumenti onorari; l’ultimo di questi è la colonna dedicata, nel 608 d.C., all’imperatore Foca. Il foro si andò lentamente interrando e durante il Medioevo, utilizzato come pascolo per gli animali domestici e come terreno seminativo, prese il nome di “Campo Vaccino“. Durante il Rinascimento l’area del Foro Romano venne utilizzata come cava di marmi e pietre. Il Foro fu riscoperto a partire dal XVI secolo nell’area, ancora conosciuta a quel tempo come Campo Vaccino. Nei secoli successivi furono intraprese varie campagne di scavo, ma l’area fu completamente scavata agli inizi del XX secolo. Arco di Tito Fu fatto innalzare, nell’81 d.C., dall’imperatore Domiziano in memoria del fratello Tito per celebrarne le vittorie contro i Giudei. Rivestito in marmo greco, il monumento è ad una sola apertura fiancheggiata da quattro semi colonne con capitelli. Basilica di Massenzio Costruita tra il 306 e 312 d.C. dall’imperatore Massenzio, fu completata dall’imperatore Costantino. Originariamente cinque grandi passaggi conducevano in un’enorme aula divisa in tre navate da colonne in marmo. Nell’abside della navata centrale Costantino fece alzare una sua gigantesca statua con le braccia, le gambe e la testa in marmo bianco ed il resto in bronzo dorato. La testa una mano ed un piede sono esposti nei Musei Capitolini. Tempio di Venere e Roma Il tempio più grande della città venne dedicato a Roma,...

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Domus Aurea

Apertura: fine settimana Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: 14€ /tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa La Domus Aurea  Via della Domus Aurea, 1 Roma (RM) La Domus Aurea era un imponente edificio fatto costruire dall’ imperatore Nerone dopo il grande incendio di Roma del 64 d.C.. Nerone non era stato il primo a porsi il problema di creare una residenza ufficiale per l’imperatore. Si trattava di una necessità politica, prima ancora che di vanità o di passione per il lusso: a Roma giungevano infatti monarchi stranieri, alleati o vassalli, molti dei quali abituati allo stile di vita dei monarchi Orientali ed Ellenistici. A questi modelli principeschi si ispirava ideologicamente il progetto che comprendeva padiglioni immersi nel verde popolati da delizie rurali, per promuovere quella comunione tra uomo e natura. Si diceva, infatti, che Nerone era riuscito a portare la campagna in piena città e che le sue belve, evocavano i paradisi dei Re Persiani. Predecessori e successori avevano, tuttavia, evitato esagerazioni megalomani, finendo per occupare solamente il Palatino, tanto che il termine Palatium andò, poi, ad indicare una residenza di rango: un palazzo. Il primo vero palazzo fu la Domus Tiberiana, sede dei Giulio-Claudi. Il progetto di Nerone della Domus Area prevedeva di trasformare il precedente disegno, con soluzioni maestose, sfruttando il largo spazio al centro di Roma dai quartieri distrutti dal fuoco. L’imponenza e l’ estensione della Domus Aurea è ormai entrata nella leggenda, infatti l’immensa residenza fu realizzata in soli 4 anni senza badare a spese perché, per volere dell’imperatore, doveva essere la più grande e preziosa reggia del mondo. Il progetto Il progetto fu affidato agli architetti Severo e Celere e la dimora si estendeva dal Palatino fino al Colle Oppio e parte del Celio coprendo circa un miglio quadrato. Comprendeva un lago artificiale, dei giardini ed un bosco. Costruita in mattoni, venne arricchita con affreschi, stucchi che incorporavano pietre preziose ed avorio, e con ampi rivestimenti in oro da cui deriva il suo nome di “Casa Dorata”. Gli ambienti finemente decorati erano arricchiti da numerose statue provenienti dalla Grecia e dall’Asia Minore. Nerone poté godere dello sfarzo della sua casa per poco tempo perché morì suicida nel 68 d.C.. La casa continuò ad essere abitata fino al 104 d.C. quando un violento incendio ne provocò la fine. Successivamente sulla Domus Aurea vennero costruite le Terme di Traiano mediante l’interramento dei suoi ambienti e la chiusura degli accessi. Si persero così le tracce della sfarzosa dimora che venne riscoperta per caso solo verso la fine del quattrocento. Gli splendidi motivi decorativi delle volte vennero copiati da...

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Arco di Tito

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito/tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Arco di Tito  Via Sacra, Zona Colosseo Roma (RM) L’ Arco di Tito fa parte della lunga serie di archi trionfali – insieme all’ Arco di Settimio Severo e all’ Arco di Costantino – edificati a Roma per celebrare i suoi Imperatori: nella vostra passeggiata archeologica lungo i Fori Imperiali, non può mancare una visita a questo arco. L’ Arco di Tito fu costruito fra l’anno 81 e l’anno 100 d.C. per volontà del Senato romano (come riporta la dicitura sull’arco “S.P.Q.R.”, Senatus Populus Que Romanus), in onore dell’imperatore Tito che aveva conquistato, nel 70 d.C., la città di Gerusalemme. L’ Arco di Tito è passato nei secoli attraverso varie modifiche: nel Medioevo fu inglobato nella costruzione del convento di S. Francesca Romana, poi nella fortezza dei Frangipane, fino al 1822, anno in cui, su commissione di Pio VII, l’architetto Giuseppe Valadier lo restaurò e lo integrò con del travertino. L’Arco è ad un solo fornice, su base quadrata: l’esterno è costruito in marmo, il nucleo interno in cementizio e lo zoccolo in travertino. L’Arco è finemente decorato, con incisioni che fanno riferimento alla religione, all’imperatore Tito ed alla sua impresa: sopra le colonne che sorreggono l’Arco poggia un architrave con un’incisione che rappresenta un sacrificio, mentre nella volta con decorazione a cassettoni è riportata un’aquila che innalza al cielo Tito. Sulle pareti delle colonne, a sud è rappresentato il corteo mentre attraversa la porta trionfale con gli oggetti sacri del rituale ebraico predati dal Tempio di Gerusalemme (le trombe d’argento che chiamano i fedeli alla preghiera, il candelabro d’oro a sette bracci), a nord l’imperatore trionfante su una quadriga. In epoca moderna sono stati fatti alcuni scavi attorno alle fondazioni dell’arco di Tito, volti a riportare alla luce la pavimentazione di età augustea, eliminando quella contemporanea...

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Il Campidoglio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito/tab] Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Il Campidoglio  Piazza del Campidoglio Roma (RM) www.comune.roma.it Il Campidoglio è il più piccolo fra i famosi sette colli di Roma, ma anche il più importante, perché il primo nucleo della città nacque in questo punto, racchiuso da un primitivo sistema di mura difensive a protezione degli abitanti dalle tribù ostili che abitavano i colli circostanti. In effetti il Campidoglio ha una doppia sommità: una è situata appena a destra dell’attuale piazza, mentre l’altra, quasi adiacente al suo lato sinistro, corrisponde a Santa Maria in Aracoeli. E’ uno degli spazi architettonici più interessanti di Roma. Tutto il complesso della piazza e degli edifici che la circondano fu realizzato su progetto di Michelangelo nel cinquecento. E’ situato sul colle Capitolino e subì nel corso dei secoli vari rifacimenti fino ad assumere l’aspetto attuale. Oggi è sede del Comune di Roma. Si accede dalla scalinata, in cima ad essa si trova la balaustra con le statue dei Dioscuri che ritraggono Castore e Polluce a fianco dei loro cavalli di epoca imperiale. Al centro della piazza di forma trapezoidale si trova la famosa statua di Marco Aurelio, sulla sinistra si trova il palazzo Nuovo sede del museo Capitolino sulla destra il palazzo dei Conservatori e di fronte dietro la statua il palazzo Senatorio. La scala di accesso a quest’ultimo, realizzata dallo stesso Michelangelo, è di particolare bellezza, così come la fontana con l’antica statua di Minerva seduta. In alto svetta la Torre del Campidoglio del XVI secolo. La piazza è circondata da tre palazzi: il Palazzo Nuovo, il Palazzo Senatorio e il Palazzo dei Conservatori. I tre palazzi ospitano i Musei Capitolini. ricchissima collezione di reperti della Roma antica. Vi si trovano: la statua equestre di Marco Aurelio; i resti del Colosso di Costantino; mosaici provenienti dalla Villa Adriana di Tivoli; la statua della Venere Capitolina; la Sala degli Imperatori, con più di settanta busti in marmo; le statue dei Centauri; la statua del Fauno Ebbro; la statua del Galata Morente, la celebre statua dello Spinario del I sec. a.C.; la famosa statua bronzea della Lupa Capitolina, simbolo della Roma repubblicana; la statua della Venere Esquilina. All’interno dei Musei Capitolini si trova anche una pinacoteca con opere di Tiziano, Caravaggio, Guido Reni, Pietro da Cortona. Antica sede del più importante tempio del culto di Stato e simbolo di Roma “caput mundi”, il Campidoglio ha sempre mantenuto la sua rilevanza nella vita della città come centro dell’istituzione comunale dal XII secolo e con gli annessi Musei Capitolini, i...

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Palazzo del Quirinale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Palazzo del Quirinale Piazza del Quirinale Roma (RM) Telefono 06 46991 www.quirinale.it     Il Palazzo del Quirinale, di notevole grandiosità fu sede pontificia, poi dopo il 1870 divenne residenza ufficiale dei reali d’Italia, e infine dal 1947 del Presidente della Repubblica. Fu costruito in piazza del Quirinale verso il 1584 per volere di papa Gregorio XIII. Prima che il palazzo assumesse l’aspetto attuale vi lavorarono molti grandi architetti fra cui Domenico Fontana che disegnò la facciata, Carlo Maderno la grande cappella, Flaminio Ponzio, Gian Lorenzo Bernini e Alessandro Fuga. L’edificio fu definitivamente compiuto nel XVIII secolo, sotto il pontificato di papa Clemente XII Corsini. E’ di notevole grandiosità, ma non presenta una struttura architettonica di eccezionale valore nonostante gli interventi di grandi artisti. La facciata presenta, come elemento decorativo di un certo interesse, il bel portale di Carlo Maderno sovrastato dalla Loggia delle Benedizioni, opera del Bernini. Nell’interno si apre un ampio cortile in fondo al quale si eleva l’alta torre dell’orologio. Gli ampi, numerosissimi ambienti interni sono decorati con notevoli affreschi di vari autori. Interessante, in particolare, è la cappella dell’Annunciata con affreschi di Guido Reni. Magnifico è il giardino dei primi del Settecento con la singolare fontana dell’Organo. Per ragioni di sicurezza i giardini sono chiusi al pubblico. Molto suggestivo il Cambio della guardia, che viene effettuato ai seguenti orari: da ottobre fino al 2 giugno: feriali ore 15.15 – domenica e festivi ore 16.00   dal 3 giugno a fine settembre: tutti i giorni ore 18.00   Le visite al Palazzo del Quirinale sono consentite soltanto la domenica, dalle ore 8.30 alle...

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Fori Imperiali

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fori Imperiali, rivivere l’antica Roma I Fori imperiali rappresentano l’antica bellezza della città di Roma, regalando ai numerosi turisti della capitale uno scenario da favola. I Fori Imperiali, situati sull’omonima via in una suggestiva posizione tra l’Anfiteatro Flavio (conosciuto come il Colosseo) e Piazza Venezia, rappresentano uno dei luoghi turistici più importanti della capitale e del mondo intero. Essi rappresentavano, nell’Antica Roma Imperiale, il luogo principale della vita pubblica e privata e grazie alla loro visita è possibile tornare indietro all’epoca più gloriosa della Caput Mundi. Dall’ingresso, posto proprio su Via dei Fori Imperiali, si accede all’area e subito ci si imbatte nei resti del Tempio di Cesare, da cui si raggiunge facilmente la Piazza del Foro, antico fulcro della vita cittadina, al cui centro si trova la Colonna di Foca. Poco distanti si trovano i resti dell’Arco di Settimio Severo, del Tempio della Concordia, di quello di Vespasiano e di quello di Saturno. La visita prosegue ancora verso il Tempio di Augusto, la Basilica di Massenzio (detta anche di Costantino), i resti della Chiesa di Santa Maria Antiqua, la Casa delle Vestali, la Chiesa di Santa Francesca Romana, l’Arco di Tito, gli Orti Farnesiani, la Casa di Augusto, la Casa Augustana, la Domus Flavia, in cui anticamente risiedevano gli Imperatori, e lo Stadio Palatino. Isola pedonale, la strada che parte da Piazza Venezia e conduce al Colosseo è costeggiata dai Fori e dall’imponente Mercato Traiano, progettato dal grande architetto Apollodoro di Damasco e costituita da più di 150 botteghe disposte su diversi piani addossati al Quirinale. Fungevano anche da magazzini di stoccaggio e approvvigionamento delle merci, diretti da funzionari imperiali. Oggi ospitano i Musei dei Fori imperiali, che conservano i reperti recuperati durante gli scavi. Subito dopo l’Altare della Patria s’incontrano le rovine del Foro di Cesare e del Tempio di Venere Genitrice voluto da Cesare prima della battaglia di Farsalo. Oggi restano poche testimonianze della originaria ricchezza e sfarzo dei Fori Imperiali. Nel Foro Traiano, la Colonna Traiana, che rappresenta il monumento della guerra di Dacia vinta dai Romani nel 105 d. C. Dopo diciannove secoli è stata portata all’antico splendore attraverso impegnativi ed accurati restauri. La colonna è formata da 19 blocchi di marmo ed una scala a chiocciola porta alla cima. La parte più importante di questo storico monumento è l’insieme di figure che la contornano documentando le arti e i costumi dei romani e dei daci, e la storia delle battaglie fra i due popoli. Alta circa 40...

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Biblioteca Angelica

La Biblioteca Angelica La Biblioteca Angelica venne fondata nel 1604 e fu la seconda biblioteca pubblica istituita in Italia, dopo quella Malatestiana di Cesena attiva fin dal 1454. La sua collezione iniziale e l’apertura pubblica si devono al lascito del vescovo marchigiano Angelo Rocca (1546-1620), da cui prese il nome. Alla sua morte il vescovo, affidò la propria raccolta ai frati del suo ordine presenti a Roma, dotandola di proprie rendite e prescrivendone l’apertura a tutti, senza limite di sorta. La sua collezione conta: 200.000 volumi, 2.700 manoscritti, 1.100 incunaboli, 600 periodici, 2.719 microfilm, 29 cd-rom oltre ad una vasta raccolta di volumi contemporanei che è possibile anche prendere in prestito. Dal 1940 l’Angelica è sede dell’Accademia letteraria dell’Arcadia, di cui conserva, tra l’altro, il patrimonio librario (circa 4000 pezzi). Dal 1975 dipende dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si trova in piazza Sant’  Agostino accanto alla Basilica di Sant’Agostino in campo...

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Ponte Milvio

Ponte Milvio  Conosciuto anche come il ponte dell’amore e di Costantino, Ponte Milvio è oggi il passaggio pedonale famoso per i lucchetti dell’amore appesi ai lampioni dagli innamorati, ma anche meta prediletta nonché punto di incontro per i giovani romani che la sera amano divertirsi nei tanti e diversi locali che la zona offre. Il ponte, conosciuto popolarmente anche come “Ponte Mollo” dai residenti, si trova in direzione Foro Italico e collega i quartieri Flaminio, Parioli, Della Vittoria e Tor di Quinto. La sua storia, a dispetto delle mode odierne, è antichissima: le prime notizie risalgono al 207 a.C., quando il ponte aveva ancora l’aspetto di un instabile passaggio in legno, sovrastante le acque del fiume. Solo nel 109 a.C. Marco Emilio Scauro fece costruire la struttura in muratura. La fama di Ponte Milvio è legata soprattutto alla famosa battaglia del 312 a.C. tra Costantino e Massenzio, la cui leggenda narra che l’imperatore trovò il coraggio per vincere il nemico grazie alla visione di una scritta in cielo, recante la frase “In hoc signo vinces” (“Con questo segno vincerai”). Nel 1849, durante l’assedio francese a Roma, il ponte crollò per mano dei garibaldini in difesa della città e solo con il restauro del 1850, voluto da Pio IX, venne salvato dal completo abbandono, finché i lavori non vennero terminati sotto papa Pio VII. Lungo 222 metri e largo 30 metri, Ponte Milvio ha una forma lineare con una sola arcata in cemento armato. Sui quattro piloni marmorei posti alle testate della struttura, l’artista toscano Vico Consorti  scolpì dei solenni altorilievi delle battaglie combattute durante la prima guerra mondiale sui fiumi Isonzo, Tagliamento, Sile e Piave....

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Isola Tiberina

Isola Tiberina L’ Isola Tiberina è l’unica isola urbana del Tevere, al centro di Roma, riconoscibile anche dalla sua forma simile a una nave. È collegata alla terraferma dal Ponte Fabricio e si trova proprio di fronte alla Sinagoga ebraica. Edificato nel 62 a.C., il Ponte Fabricio è l’unico ponte romano rimasto intatto senza interventi di restauro. La leggenda più popolare legata all’origine dell’ Isola Tiberina, narra che nel 510 a.C., al momento della cacciata da Roma del re Tarquinio il Superbo, gli abitanti della città gettarono nelle acque del Tevere tutta la sua preziosa raccolta di grano che si accumulò, mista a fango, tanto da creare appunto un’isola. Nell’antichità l’ Isola Tiberina fu anche il luogo prediletto per il culto delle divinità, tra cui quello del dio della medicina Esculapio. In seguito alla pestilenza che stava decimando la popolazione nel 293 a.C. fu costruito un tempio in suo onore, e la leggenda narra che dopo la costruzione l’epidemia cessò. Sul sito del tempio oggi sorge la Chiesa di San Bartolomeo, risalente al X secolo e voluta da Ottone III di Sassonia, re d’Italia e di Germania. Le colonne della Chiesa di San Bartolomeo, probabilmente, appartenevano all’antico tempio. La chiesa è molto suggestiva; all’interno è possibile ammirare un antico pozzo sui gradini dell’altare, intagliato con figure relative alla fondazione della chiesa, compreso lo stesso San Bartolomeo, raffigurato anche nel crudo dipinto sopra l’altare che ne rappresenta il martirio. La maggior parte del territorio dell’ Isola Tiberina è occupato dal più vecchio ospedale di Roma, il Fatebenefratelli, fondato nel 1548. Nel tratto di fiume subito a est dell’isola si possono vedere i ruderi del Ponte Rotto, vestigia del primo ponte di pietra sul Tevere, costruito tra il 179 e il 142 a.C. e crollato alla fine del XVI secolo. D’estate l’Isola Tiberina si trasforma nell’Isola del Cinema, ospitando turisti che accorrono da tutto il mondo per vedere i film stranieri proiettati su uno schermo all’aperto, sulla piccola piazza dell’isola.  La passeggiata a bordo fiume fa parte oggi delle consuetudini...

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Piazza Venezia e il Vittoriano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Piazza Venezia e il Vittoriano   L’aspetto attuale di Piazza Venezia deriva largamente dagli interventi di demolizione e ricostruzione realizzati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Va ricordato in particolare il Vittoriano, costruito appunto a cavallo dei due secoli, colossale monumento a Vittorio Emanuele II (spesso erroneamente identificato con l’Altare della Patria, che in realtà ne è solo una parte). Per realizzare l’enorme complesso si dovettero abbattere antiche costruzioni, tra cui il monastero dell’Aracoeli e la Torre di Paolo III; nell’immediata vigilia dell’inaugurazione (1911) venne spostato il palazzetto Venezia che, saldato all’angolo sudorientale di palazzo Venezia si frapponeva tra il monumento e la piazza, e uno dei più bei palazzi di Roma, la lussuosa residenza dei Torlonia (già demolita nel 1900). Nel 1929 Benito Mussolini lo scelse come sede del Governo e dal balcone pronunciava i suoi discorsi alle “adunate oceaniche” fasciste. Per questa ragione, la piazza, divenuta centro della città, fu proclamata “Foro d’Italia”. Il Vittoriano conserva i resti del Milite Ignoto, a ricordo dei soldati caduti senza degna sepoltura, vegliati incessantemente da due militari e da una fiamma sempre accesa. Il complesso del Vittoriano ospita periodicamente importanti mostre, oltre al Sacrario delle...

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Museo 3D Rewind Rome TM

Apertura stagionale: Chiuso tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 15,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa  ATTENZIONE!!! QUEST’ATTRAZIONE HA CHIUSO Museo 3D Rewind Rome TM  Indirizzo e recapiti Via Capo d’Africa 5 00184 Roma (RM) Tel. 06 77076627   Il Museo 3D Rewind Rome TM propone un viaggio emozionante nella storia della Roma imperiale in 3 Dimensioni, con tecnologie di punta, rigore scientifico ma anche intrattenimento e tanto divertimento. Il viaggio virtuale inizia con la storia della scoperta del sito archeologico di Rewind Rome. Grazie ad una mappa dettagliata che ritrae l’area archeologica dell’antica Roma, dal Colosseo fino al Campidoglio, uno staff vestito con abiti della Roma imperiale illustrerà quello che oggi rimane di quello che un tempo fu l’impero romano. Accanto ad ogni luogo, pittogrammi ispirati all’impero romano indicano i principali monumenti  ed il loro utilizzo: titoli in latino e traduzioni nelle 8 lingue facilitano la conoscenza di come si svolgeva la vita pubblica e privata degli antichi romani. Il viaggio prosegue in un tunnel con  fedeli ricostruzioni degli stupefacenti affreschi che decoravano il tunnel dell’imperatore Commodo e con meravigliosi stucchi raffiguranti le Menadi, le dee protettrici dei gladiatori. Una sala, che in un primo momento appare come l’epicentro di uno scavo archeologico, si trasforma, con l’aiuto di effetti speciali, in quello che erano i sotterranei del Colosseo, dove  i gladiatori trascorrevano gli ultimi attimi precedenti all’entrata nell’arena, il luogo dove consumavano l’ultimo pasto e quello dove riponevano le loro spade: al buio è possibile persino sentire le preghiere in latino che i gladiatori recitavano in preparazione di quello che per molti di loro sarebbe stato il momento fatale. La voce possente di Giove apre un passaggio segreto che conduce  all’interno del suo tempio: simbolo del potere e della ricchezza di Roma e una guida virtuale fa visitare la Roma del 310 d.C. Giochi, usanze, costumi, palazzi e templi fanno da cornice al viaggio in 3D che permetterà di conoscere da vicino,  la vita quotidiana della Roma...

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Explora – il Museo dei Bambini di Roma

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Explora – il Museo dei Bambini di Roma Via Flaminia, 82 Roma (RM) Tel. 06 3613776 – Fax 06 36086803 info@mdbr.it www.mdbr.it     Explora è il primo museo didattico dedicato ai bambini da 0 a 12 anni ed èsituato a poca distanza da Piazza del Popolo nel recuperato Spazio Flaminio, ex deposito ATAC risalente al 1877. Lo spazio espositivo è strutturato come una piccola città a misura di bambino con i suoi spazi, le sue funzioni e i suoi mestieri; una città che mette in contatto i bambini con fatti e realtà quotidiane, dove tutto può essere osservato, toccato, sperimentato. Il percorso è organizzato in quattro sezioni. La prima sezione “IO”, entrando nella pancia della mamma, nella bocca gigante, nello studio medico o dal dietologo è volta alla conoscenza del corpo umano. Nella seconda sezione”LA SOCIETA’”  e le attività quotidiane sono descritte attraverso l’allestimento di un supermercato, una pompa di benzina, una fontana e un camion dei pompieri. L terza sezione “L’AMBIENTE” è illustrata attraverso l’organizzazione della casa, la raccolta differenziata, l’impianto fotovoltaico che produce energia dal sole e l’ultima sezione “LA COMUNICAZIONE” è dedicato alla scoperta della tecnologia e dei mass...

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Museo delle Cere

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 8,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Museo delle Cere  Indirizzo e recapiti Piazza dei Santi Apostoli, 67 Roma (RM) Tel. 06 6796482 – Fax 06 6796482 info@museodellecereroma.com http://www.museodellecere.com/   Il Museo delle Cere di Roma è il primo in Italia e il terzo in Europa per importanza e numero di personaggi. Fu ideato da Marcello Canini nel 1953, dopo aver visitato il Museo delle Cere di Madame Tussaud a Londra e quello di Grevin a Parigi. Il museo raccoglie statue in cera a grandezza naturale di personaggi e scene storiche. La mostra occupa dieci sale tematiche.  Tra le sue oltre 250 statue di personaggi famosi è possibile ammirare quelle di Machiavelli, Mazzini, Lenin, De Gasperi, Churchill, Stalin, Roosevelt, Mao Tse Tung, Byron, Wagner, Charles Chaplin. Ci sono anche personaggi sportivi e cantanti contemporanei (Totti, Nesta, i Pooh). Per i più piccoli sono esposti anche le ricostruzioni dei personaggi della favola come “Biancaneve” e la “La Bella addormentata” e di alcuni animali preistorici. Dall’ 8 dicembre 2008 il Museo si è inoltre arricchito della statue di San Padre Pio e del presidente degli U.S.A. Barack Obama. Da marzo 2009 si può inoltre ammirare la nuova statua di Alberto Sordi vestita con i costumi del Marchese del...

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Planetario e Museo Astronomico Roma

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 6,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Planetario e Museo Astronomico a Roma Indirizzo e recapiti Piazza Giovanni Agnelli, 10 Roma (RM) planetario@comune.roma.it www.planetarioroma.it     Toccare il cielo con un dito è ora possibile: con simulazioni e proiezioni all-sky, corpi celesti, nebulose e galassie sono davvero a portata di mano. Il nuovo Planetario di Roma, che occupa una sala di circa 300 mq, è stato inaugurato il 26 maggio 2004 presso il Museo della Civiltà Romana all’Eur, a oltre 20 anni dalla chiusura dello storico planetario ospitato nella Sala della Minerva. Questa grande “macchina dello spazio e del tempo” mette finalmente il cielo a disposizione del pubblico, condensando sopra la nostra testa secoli e anni luce. Sotto l’ampia cupola di 14 metri si accende una perfetta riproduzione del cielo stellato: i moti del Sole, della Luna e dei pianeti sullo sfondo dello Zodiaco, della Via Lattea e di 4500 stelle. Tre proiettori digitali consentono inoltre di compiere in tempo reale vere e proprie navigazioni tridimensionali nello spazio profondo. Il planetario di Roma offre una vasta programmazione di spettacoli astronomici dal vivo, conferenze, eventi e osservazioni astronomiche rivolti a ogni tipo di pubblico, per avvicinarsi alle meraviglie del cielo e approfondirne i segreti. Un mix affascinante di emozione, tecnologia e rigore scientifico. Il museo astronomico adiacente conduce il visitatore in un viaggio dalla Terra all’ universo attraverso i grandi temi dello spazio, del tempo, dell’origine degli elementi e propone una coinvolgente esperienza, tra grandi modelli dei pianeti, diorami e postazioni multimediali interattive con videogiochi...

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Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 9,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali Il grande complesso dei Mercati di Traiano, di 150 locali,  fu progettato nel II secolo d.C. da Apollodoro di Damasco per Traiano. I Mercati di Traiano, considerati nell’antichità una delle meraviglie del mondo classico, oggi mostrano solo una piccola parte del loro splendore. Il complesso è posto fra il Foro di Traiano e le pendici del Colle Quirinale, assolve alla duplice funzione di sostenere e nascondere il taglio della colle e di creare una serie di ambienti adibiti a botteghe. Verso via Nazionale si trova la grande sala che costituisce il centro di tutto il complesso. La facciata dei Mercati di Traiano è costituita da un grande emiciclo in mattoni a due piani ed è sovrastata dalla Torre delle Milizie, costruita nel XIII secolo a scopi difensivi. Ai suoi lati sono poste due grandi sale semicircolari ricoperte da una mezza cupola, probabilmente utilizzate come auditori. La parte più importante dei Mercati è la Sala, edificio coperto attraverso sei volte a crociera con dodici botteghe su due piani. I Mercati Traianei possono essere considerati il primo centro commerciale coperto della storia. All’interno dell’area archeologica si visita il Museo dei Fori Imperiali, dove sono allestiti i reperti archeologici accompagnati da didascalie didattiche che aiutano al visitatore a capire meglio i modi di vita nella Roma Antica. Orario: Tutti i giorni 9.30-19.30; 24 e 31 dicembre ore 9.30-14.00 La biglietteria chiude un’ora...

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Musei Vaticani

Musei Vaticani I Musei Vaticani si trovano nella Città del Vaticano. E’ uno dei maggiori complessi museali al mondo che  racchiude al suo interno il Museo di Antichità Classiche, il Museo Pio Cristiano, la Pinacoteca Vaticana, il Museo Gregoriano Etrusco, il Museo Gregoriano Egizio,  il Museo Etnologico, il Palazzetto del Belvedere, le stanze di Raffaello, la Collezione d’Arte Contemporanea, il Museo Sacro, l’appartamento Borgia, la sala della nozze Aldobrandine, la cappella di Urbano VIII, la appella Nicolina, la sala dei Chiaroscuri e dell’Immacolata, la sala delle Dame, l’appartamento di San Pio V e la nota Cappella Sistina. L’origine di questo complesso museale, che racchiude opere dal valore inestimabile, si deve ai diversi Papi che decisero di mostrare le ricchezze contenute all’interno dei loro palazzi. In particolare, la fondazione del primo nucleo dei Musei Vaticani, va a Papa Giulio II (1503-1513) con la raccolta di sculture esposte nel “Cortile delle Statue”, oggi meglio conosciuto come “Cortile Ottagono”. Dopo di lui, ogni Papa ingrandì e allestì nuovi musei con nuove statue, affreschi, arazzi, monumenti e reperti storici provenienti dall’arte sacra internazionale. Grazie al carattere plurimo delle opere, di solito il pubblico, proveniente da tutto il mondo, abbraccia culture, lingue e religioni diverse. I Musei Vaticani, infatti, non sono ammirati solo per la loro sacralità, ma per la ricchezza e la diversità culturale che rappresentano. La Cappella Sistina è il settore più famoso dei Musei Vaticani. Il suo nome si deve a Papa Sisto IV della Rovere che ordinò la sua costruzione fra il 1475 e il 1481. Conosciuta al mondo perché è il luogo in cui si riunisce il conclave e in passato perché era il luogo in cui venivano incoronati i Papi, in realtà la sua fama a livello internazionale è dovuta anche agli affreschi del Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti, i quali ricoprono la volta e la parete di fondo. Michelangelo vi lavorò nella prima metà del ‘500, lasciando un segno indelebile nell’arte mondiale. Informazioni Museali: I Musei Vaticani  sono conosciuti per la loro grandezza e per visitarli accuratamente  servono dalle 3 alle 5 ore Per le regole del Vaticano è consigliabile un abbigliamento comodo e poco vistoso (non sono ammesse gonne, pantaloncini, canottiere, maglie troppo scollate). Al fine di evitare l’interminabile coda all’esterno è possibile prenotare il giro con una guida o prenotare online e passare nella corsia preferenziale. Ticket: Il prezzo interno per i Musei Vaticani è di 17,00 € (+ 4 euro con prenotazione online e salta fila). Ridotto 8,00 € (+ 4 euro con prenotazione online e salta fila). Tutte le tariffe sul sito ufficiale. Il biglietto d’ingresso ai Musei Vaticani permette di visitare: Musei Vaticani e Cappella Sistina I Tickets una volta...

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Cappella Sistina

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 8,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Cappella Sistina La Cappella Sistina può essere considerata uno dei monumenti più famosi della città di Roma; situata all’interno dei Musei Vaticani, rappresenta una vera e propria pietra miliare per la città dal punto di vista artistico, suscitando l’ammirazione più viva da parte degli spettatori. La sua costruzione risale a papa Sisto IV della Rovere – da cui, tra l’altro, prende il nome – e precisamente al periodo cha va dal 1475 al 1481 e viene eseguita da Giovannino de’ Dolci, su commissione appunto del suddetto papa. A rendere prestigio a tale edificio, sicuramente i numerosi dipinti a sfondo religioso realizzati da importanti figure come Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli e Cosimo Rosselli. Nel 1508 arrivò Michelangelo Buonarroti, commissionato da papa Giulio II della Rovere, per una nuova pittura del soffitto, quella che ha dato origine ad un capolavoro senza remore: i nove episodi della Genesi suddivisi in tre gruppi tematici; ad esso si aggiunge un ulteriore dipinto spettacolare, che è quello raffigurante le sibille e i profeti nelle parti laterali della volta e gli episodi rappresentanti la salvazione della gente di Israele. A rafforzare – o meglio a coronare – la figura di un talento, quale il Buonarroti, arriva “Il Giudizio Universale”. Dipinto sulla parete dell’altare, al posto di alcuni dipinti del Perugino, è commissionato, al brillante artista, da papa Clemente VII dei Medici intorno al 1533. Un’opera, quella del Giudizio Universale, che ha bisogno di essere ammirata con dovizia come fosse un oracolo, come del resto la medesima Cappella Sistina. “Se davanti al Giudizio Universale rimaniamo abbagliati dallo splendore e dallo spavento, ammirando da un lato i corpi glorificati e dall’altro quelli sottoposti a eterna condanna, comprendiamo anche che l’intera visione è profondamente pervasa da un’unica luce e da un’unica logica artistica: la luce e la logica della fede che la Chiesa proclama confessando: Credo in un solo Dio… creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”.  (dall’Omelia pronunciata dal Santo Padre Giovanni Paolo II l’8 aprile del...

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Musei Capitolini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: intero 15 € /ridotto 13 €(museo+mostra) Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Musei Capitolini Indirizzo e recapiti Piazza del Campidoglio 1 00186 Roma (RM) Telefono 060608 www.museicapitolini.org La nascita dei Musei Capitolini risale al 1471, quando il papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di statue bronzee conservate fino ad allora al Laterano, che costituirono il nucleo iniziale della raccolta. Le collezioni furono successivamente incrementate dai pontefici con opere provenienti dagli scavi di Roma, dal Vaticano o acquistate appositamente per il museo, come la collezione Albani. Intorno alla metà del XVIII secolo Benedetto XIV fondò la Pinacoteca. Le raccolte archeologiche si arricchirono notevolmente alla fine dell’Ottocento con i rinvenimenti degli scavi per la costruzione di interi quartieri della città, divenuta capitale d’Italia. Le raccolte dei Musei Capitolini sono esposte nei due edifici che insieme al Palazzo Senatorio delimitano la piazza del Campidoglio, il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, collegati tra loro da una galleria sotterranea che ospita la Galleria Lapidaria e conduce all’antico Tabularium, le cui arcate monumentali si affacciano sul Foro Romano. Nel Palazzo Nuovo, in un ordinamento museale di grande fascino rimasto sostanzialmente invariato dal Settecento, sono conservate le raccolte di sculture antiche frutto del collezionismo delle grandi famiglie nobiliari dei secoli passati: famosissime le raccolte dei busti di filosofi e di imperatori romani, la statua del Galata morente, la Venere Capitolina e l’imponente statua di Marforio che domina il cortile. Il Palazzo dei Conservatori mostra nelle sale dell’appartamento l’originale nucleo architettonico dell’edificio, decorato da splendidi affreschi con le storie di Roma e nobilitato dalla presenza degli antichi bronzi capitolini: la Lupa, lo Spinario, il Bruto Capitolino. La grande aula vetrata recentemente realizzata al primo piano del palazzo custodisce la statua equestre in bronzo di Marco Aurelio, già sulla piazza capitolina, e gli imponenti resti del tempio di Giove Capitolino, affiancati da una sezione dedicata alla più antica storia del Campidoglio, dalle prime frequentazioni alla costruzione dell’edificio sacro, con i risultati dei recenti scavi. Le sale che si affacciano sull’aula ospitano le opere provenienti dagli Horti dell’Esquilino, quelle di raccordo con l’Appartamento dei Conservatori la Collezione Castellani, testimonianza del collezionismo ottocentesco. Al secondo piano la Pinacoteca Capitolina presenta, in un percorso ordinato cronologicamente dal tardo Medioevo al Settecento, opere di grande rilevanza, come i quadri del Caravaggio (la Buona Ventura e il San Giovanni Battista), la grande tela del Guercino (il seppellimento di Santa Petronilla) e un consistente nucleo di dipinti di Guido Reni e Pietro da Cortona. Nel Palazzo Caffarelli-Clementino sono situati...

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Scuderie del Quirinale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 15,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa     Scuderie del Quirinale Via XXIV Maggio, 16 Roma (RM)     La Pittura di un Impero, Caravaggio, 1861 La nascita delle nazioni nella grande pittura europea: tre grandi mostre per celebrare dieci anni di successi. Da Antonello da Messina a Giovanni Bellini, da I Cento Capolavori dell’Ermitage a Capolavori del Guggenheim. E ancora Cina. Nascita di un Impero, Ottocento, Pop Art, Metafisica,  Futurismo. Queste sono solo alcune delle 32 mostre che in dieci anni le Scuderie del Quirinale ha realizzato. Esposizioni che hanno segnato la memoria di pubblico e storici dell’arte, di appassionati e gente comune. Dieci anni nei quali impegno, passione e serietà hanno fatto in modo che questa sede espositiva venisse riconosciuta a livello internazionale come una delle più prestigiose, nei quali da magnifico contenitore le Scuderie sono divenute sinonimo di mostre di qualità Pur trovandosi in un luogo unico, tra la piazza del Quirinale e Salita di Montecavallo, erano veramente pochi i romani che, fino al dicembre 1999, sapessero che cosa si celava dietro le finestre chiuse di quell’edificio che termina con un angolo arrotondato. Quasi nessuno vi era mai entrato e solo in pochi sapevano che fino agli anni Ottanta era servito come rimessa delle automobili del Quirinale per essere poi trasformato in Museo delle Carrozze, a memoria delle sue funzioni originali, scuderie e rimessa delle carrozze del Papa prima e della casa reale poi. Dal Settecento, infatti, (l’edificio era stato completato dopo quasi dieci anni di lavori, nel 1732, dall’architetto Ferdinando Fuga) e per due secoli, fino all’avvento della Repubblica, le Scuderie ebbero una esistenza tranquilla, legata alle esigenze di servizio del palazzo maggiore, il Quirinale. In coincidenza con l’inaugurarsi del nuovo Millennio, una funzione del tutto diversa regala una nuova vita a questo misterioso edificio: le antiche Scuderie Papali al Quirinale si trasformano in uno spazio espositivo. Il primo segno  esterno di questa “rinascita” è stato il cambiamento del colore. Negli ultimi anni del Novecento quasi tutta la piazza si era schiarita. Avevano cambiato colore, tra mille polemiche e un’ampia, documenta, riflessione,  la torre quadrangolare che domina il complesso del Quirinale (e negli anni a seguire cambiò colore l’intero edificio), il palazzo della Consulta e i muri delle residenze Rospigliosi e Colonna. Era tramontata l’epoca dei rossi mattone di sabauda memoria ed era apparsa una nuova bicromia, color travertino su tutte le parti in rilievo e terra d’ombra naturale, invece, sugli sfondi. Per quanto riguarda le Scuderie, però, non si è...

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Villa Sciarra

Villa Sciarra Il parco di Villa Sciarra, nella zona tra Monteverde ed il Gianicolo, occupa un’estensione di circa 7.500 m².  Villa Sciarra, ecletticamente organizzata nei primi anni del secolo, presenta una ricchissima e particolarissima decorazione scultorea. Si tratta di una serie di statue e fontane provenienti dalla villa Visconti di Brignano d’Adda in Lombardia (il biscione dei Visconti si può ancora riconoscere nella Fontana dei Satiri e in quella dei Putti). Il tema che ricorre nelle statue e fontane è il tema boschereccio legato alle raffigurazioni del dio Pan, e le siepi vengono ancora potate secondo l’arte topiaria, cioè in forma di oggetti e animali. Punti di particolare interesse, all’interno di Villa Sciarra sono la grande Uccelliera in ferro, dove un tempo dimoravano i pavoni; la Fontana dei Satiri, in cui troviamo il biscione (stemma araldico della famiglia Visconti); la Fontana di Diana ed Endimione, fontana e laghetto decorata con un gruppo scultoreo; la Fontana Belvedere, realizzata nel 1912 su progetto dell’ingegnere Enrico Gennari; il Casino Barberini, edificio principale della villa, ora sede dell’istituto Italiano di Studi Germanici; l’Esedra Arborea, un angolo molto scenografico dove in una siepe di piante sono state ricavate nicchie verdi nelle quali sono collocate statue raffiguranti i dodici mesi dell’anno; la Fontana della Tartaruga e la Fontana della Lumaca; la Fontana delle Sfingi, raffigurante i quattro vizi capitali, e la più giocosa e allegra Fontana dei Putti. Alle spalle del Casino Barberini sorge la Montagnola; entro un recinto di allori è situata una fontana di piccole dimensioni completata da un sedile marmoreo semicircolare. Infine a ridosso delle mura di Urbano VIII, vi è un tempietto in stucco e ferro battuto. La vegetazione che ricopre Villa Sciarra, unisce essenze proprie della flora italiana e mediterranea ad una vasta scelta di essenze esotiche: si contano 122 specie arboree rare di cui 58 provenienti dall’America e dall’Asia, fra cui almeno una decina di specie diverse di palme. Villa Sciarra, un pò di storia: In epoca romana questo piccolo parco era un santuario dedicato alle ninfe. La zona in cui sorge la Villa Sciarra era fin dal tempo dei romani tenuta a orti e giardini; le prime testimonianze del terreno risalgono al 1549, quando questo venne acquistato da un tal Massaruzi. Fin dalle sue origini, la villa ha avuto una storia particolrmente travagliata e non è rimasta mai per molto tempo allo stesso proprietario. Nel 1575 venne acquistata da Mons. Innocenzo Malvasia. Nel 1653 venne acquistata dal cardinale Antonio Barberini; suo nipote, il cardinale Carlo, l’ampliò, l’affittò, la vendette e dopo pochi mesi la ricomprò. Nel 1710 la villa venne venduta al cardinale Pietro Ottoboni che la trasformò in...

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Villa Ada

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Villa Ada Via Salaria, 265 Roma (RM) Nella zona tra Via Salaria e il quartiere Parioli si estende la splendida Villa Ada, il secondo parco di Roma, dopo Villa Pamphiji. A poco distanza dalle mura aureliane, nei pressi di Villa Ada, sono situati luoghi di interesse storico come le le catacombe di Trasone e di Priscilla. La storia di Villa Ada comincia nel XVII secolo, come sede del Collegio Irlandese, cioè come tenuta agricola, piuttosto che villa urbana. Pervenuta in proprietà dei principi Pallavicini, fu riorganizzata alla fine del ‘700 come “giardino di paesaggio”, creandovi percorsi geometrici e piccole costruzioni (come il Tempio di Flora, il Belvedere, il Cafehaus), ai quali il terreno dislivellato forniva sfondi e panorami già romantici. Fu acquistata dai Savoia nel 1872: Vittorio Emanuele II ne amava il vasto parco, acquistò altri terreni per ingrandire la tenuta e vi fece realizzare lavori per migliorarne la funzionalità, e costruzioni di utilità, come scuderie. Umberto I invece non amava vivere in campagna, e preferiva il Quirinale. La villa fu così venduta, a prezzo di favore, all’amministratore dei beni della famiglia reale il conte Tellfner, che la intitolò alla moglie Ada. Vittorio Emanuele III la riacquistò nel 1904 e la villa ridiventò residenza reale (Villa Savoia) fino al 1946. A Villa Ada Mussolini venne arrestato il 25 luglio 1943. Alla caduta della monarchia la villa fu oggetto di un lungo contenzioso, a conclusione del quale una parte rimase proprietà privata dei Savoia ed è stata poi variamente alienata (ed è quella che conserva ancora – grazie all’abbandono in cui è rimasta – tracciati del giardino settecentesco), mentre la parte verso via Salaria fu acquisita al pubblico demanio nel 1957. L’area pubblica è stata nel tempo variamente rimaneggiata e attrezzata e arborata (con specie non sempre autoctone). Attualmente ospita la sede dell’Ambasciata e del Consolato della Repubblica Araba d’Egitto. Prende nome da questa villa anche un gruppo musicale reggae, i Villa Ada Posse. Gran parte del romanzo di Niccolò Ammaniti, intitolato Che la festa cominci,  si svolge all’interno del parco di Villa Ada. A cominciare dal 1994 ogni anno in estate si svolge, presso il laghetto della villa, la manifestazione Roma incontra il mondo, una serie di concerti di world music organizzati dall’ARCI, in collaborazione con il Comune di Roma, allo scopo di portare avanti iniziative a sostegno della pace e dell’integrazione multiculturale e contro la guerra, il razzismo, la globalizzazione e la pena di...

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Centrale Montemartini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Ingresso ordinario: Intero € 7,50 / Ridotto € 6,50 Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Centrale Montemartini Via Ostiense, 106 00100 Roma (RM) Telefono 060608 www.centralemontemartini.org La storia del nuovo polo espositivo dei Musei Capitolini nella ex Centrale Termoelettrica Giovanni Montemartini, straordinario esempio di archeologia industriale riconvertito in sede museale, ha avuto inizio nel 1997 con il trasferimento di centinaia di sculture in occasione della ristrutturazione di ampi settori del complesso capitolino. Per liberare gli spazi del Museo del Palazzo dei Conservatori, Museo Nuovo e Braccio Nuovo mantenendo accessibili al pubblico le opere, è stata infatti allestita nel 1997 negli ambienti ristrutturati della prima centrale elettrica pubblica romana una mostra dal titolo “Le macchine e gli dei”, accostando due mondi diametralmente opposti come l’archeologia classica e l’archeologia industriale. In un suggestivo gioco di contrasti accanto ai vecchi macchinari produttivi della centrale sono stati esposti capolavori della scultura antica e preziosi manufatti rinvenuti negli scavi della fine dell’Ottocento e degli anni Trenta del 1900, con la ricostruzione di grandi complessi monumentali e l’illustrazione dello sviluppo della città antica dall’età repubblicana fino alla tarda età imperiale. L’adeguamento della sede a museo, il restauro delle macchine e la sezione didattica del settore archeo industriale sono stati realizzati dall’Acea. Lo splendido spazio museale, inizialmente concepito come temporaneo, in occasione del rientro di una parte delle sculture in Campidoglio nel 2005, alla conclusione dei lavori di ristrutturazione, è stato confermato come sede permanente delle collezioni di più recente acquisizione dei Musei Capitolini. Nei suoi spazi continua il lavoro di sperimentazione di nuove soluzioni espositive collegato alla ricerca scientifica sui reperti; l’accostamento di opere provenienti da uno stesso contesto consente anche di ripristinare il vincolo tra il museo e il tessuto urbano antico. Il museo stesso è inserito all’interno di un più ampio progetto di riqualificazione della zona Ostiense Marconi, che prevede la riconversione in polo culturale dell’area di più antica industrializzazione della città di Roma (comprendente, oltre alla centrale elettrica Montemartini, il Mattatoio, il Gazometro, strutture portuali, l’ex Mira Lanza e gli ex Mercati Generali) con il definitivo assetto delle sedi universitarie di Roma Tre e la realizzazione della Città della...

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Palazzo Valentini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Valentini Via 4 Novembre, 119/a Roma (RM) Telefono 06 67661 www.palazzovalentini.it     Palazzo Valentini fu costruito nel 1583-85 dal cardinale Bonelli sull’area del foro di Traiano, su progetto di Frà Domenico Paganelli da Firenze. Nella metà del Seicento divenne proprietà del cardinale Imperiali, che lo fece ricostruire e ampliare su progetto di Francesco Peparelli. Nel 1796 fu acquistato dal banchiere Vincenzo Valentini, che fece realizzare intorno al 1830 il prospetto neoclassico  verso il foro di Traiano. Nel 1873 il palazzo fu acquistato dallo Stato Italiano come sede della Provincia di Roma. L’edificio, a pianta trapezoidale con androne e cortile centrale, presenta una facciata  con un maestoso portale con due colonne ioniche sormontate da un balcone; ai lati finestre architravate con inferriate. Al primo piano finestre con timpani triangolari, al secondo  finestre con cornice semplice. Un cornicione sorretto da mensole alternate a finestrelle funge da coronamento su tutti i lati dell’edificio, che presenta agli angoli cantonali bugnati. Nel cortile e nello scalone sono conservate alcune sculture di età classica, al secondo piano un grande stemma del cardinale Bonelli in piastrelle di maiolica policroma della fine del XVI...

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Palazzo Madama

Apertura stagionale: Aperto dal 1 Settembre al 31 Luglio Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Madama Piazza Madama (Corso Rinascimento) Roma (RM) Telefono 06 6706 2430   Il terreno sul quale venne edificato Palazzo Madama fu ceduto nel 1478 dai monaci dell’Abbazia imperiale di Farfa alla Francia, che cercava un luogo ove ospitare i pellegrini francesi a Roma. I primi importanti lavori di trasformazione del palazzo furono realizzati quando esso entrò in possesso della famiglia Medici. Il cardinale Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e futuro papa Leone X, nel 1505 decise di acquistarlo; il palazzo venne restaurato su progetto di Giuliano di Sangallo e vi fu trasferito quello che era rimasto della biblioteca di Giovanni de’ Medici dopo la cacciata degli stessi Medici da Firenze. Alla morte di Leone X, nel 1521, palazzo Madama venne assegnato a suo cugino Giulio de’ Medici, che vi aveva lungamente abitato prima di salire al soglio pontificio come Clemente VII. Nel 1534 l’edificio fu ereditato da Alessandro de’ Medici. Quando questi morì, nel 1537, venne assegnato in usufrutto alla moglie Margherita d’Austria, detta la “Madama” (da cui il palazzo prende il nome), figlia naturale di Carlo V e duchessa di Parma e Piacenza, che vi pose la sua residenza. Nel Seicento vennero effettuati notevoli lavori di ristrutturazione che conferirono all’edificio l’aspetto attuale: una facciata barocca, progettata da Paolo Marucelli e ultimata nel 1642, e l’interno, sotto la direzione di Romano Monanni, si arricchì di soffitti decorati e di fregi. Nel 1737, alla morte del Granduca Gian Gastone, il Granducato di Toscana passò dai Medici ai Lorena, e con esso anche palazzo Madama. Altre trasformazioni si ebbero sotto Benedetto XIV, che nel 1755 lo acquistò dai Lorena destinandolo a sede del Governatorato. Il palazzo fu interessato da importanti interventi di ristrutturazione: fu aperto un secondo cortile dove oggi c’è l’Aula e fu sistemata la piazza antistante la facciata, affidata a Luigi Hostini. Nella seconda metà del XIX secolo, durante il pontificato di Pio IX, vi fu trasferito il Ministero delle finanze. Nel febbraio del 1871 l’edificio venne scelto come sede del Senato del Regno e quindi ulteriormente rimaneggiato per adeguarlo alla nuova funzione. Attualmente a palazzo Madama hanno sede l’Aula, alcuni Gruppi parlamentari, gli uffici della Presidenza e del Segretariato generale, nonché alcuni servizi ed uffici più direttamente connessi con l’attività parlamentare. Note per la visita di Palazzo Madama: Per visitare Palazzo Madama è necessario ritirare un biglietto di accesso presentandosi presso l’ingresso di Piazza Madama 11 il giorno stesso dell’apertura al...

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Museo dell’Ara Pacis

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: a partire da 9,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Museo dell’Ara Pacis Lungotevere in Augusta 00100 Roma (RM) Telefono 060608 info.arapacis@comune.roma.it www.arapacis.it Il Museo dell’Ara Pacis rappresenta la prima opera di architettura realizzata nel centro storico di Roma dalla caduta del fascismo ai nostri giorni. Il progetto è stato redatto da Richard Meier & Partners Architects, autore di alcuni dei più notevoli musei della seconda metà del Novecento. L’Altare L’ Ara Pacis rappresenta uno degli esempi più alti dell’arte classica. La sua costruzione fu votata dal Senato romano nel 13 a.C. per onorare il ritorno di Augusto dalle province di Gallia e di Spagna, dove nel corso di tre anni l’imperatore aveva consolidato il potere di Roma e suo personale, aperto nuove strade, fondato colonie. L’altare venne edificato lungo la via Flaminia, al confine del Campo Marzio settentrionale, ma la natura alluvionale dell’area e le inondazioni del Tevere, depositando strati di limo sull’area, determinarono ben presto l’interramento dell’Ara, di cui si perse completamente memoria. La ricostruzione del monumento fu decisa in vista della ricorrenza, nel 1937/8, del bimillenario della nascita di Augusto. Affidata all’archeologo Giuseppe Moretti, essa era materialmente realizzata nell’estate del 1938 all’interno del padiglione di via di Ripetta, edificato in tutta fretta a partire da un progetto dell’architetto Ballio Morpurgo. Sistemata sul Lungotevere, l’Ara Pacis ha rischiato di essere compromessa dall’inadeguatezza del suo contenitore, che non poteva isolarla dal traffico, dai gas di scarico, dal surriscaldamento, dall’umidità in risalita e infine dalle polveri grasse e acide che si depositavano sui suoi marmi e sugli intonaci. Il nuovo complesso museale è stato pertanto progettato in vista della conservazione del monumento, sia dal punto di vista ambientale sia nel sistema antisismico....

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Palazzo Barberini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 12 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Barberini Via delle Quattro Fontane 13 Roma (RM) Telefono 06 4824184 https://www.barberinicorsini.org/ I progetti di costruzione di palazzo Barberini partono dall’uso delle fabbriche Sforza che coincidono, nell’ala verso la piazza e nel corpo centrale, con la costruzione poi realizzata. L’edificio originale, già acquestato da Giacomo Cesi al cardinale Pio da Carpi nel 1549 e quindi venduto a Giulia della Rovere, era stato ceduto dagli eredi di questo al Cardinale Alessandro Sforza di Santa Fiora nel 1581. Un improvviso rovescio finanziario della famiglia interruppe i lavori di ristrutturazione e portò nel 1625 alla vendita dell’immobile ai Barberini, che si assicurarono tutta l’area tra la via Quattro Fontane e la via Pia (l’attuale via XX Settembre), quale spazio necessario per il grandioso progetto di palazzo-villa. Il primo progetto si deve al Maderno, che ideò prima una costruzione quadrangolare che inglobava la villa Sforza secondo lo schema classico del palazzo rinascimentale, poi elaborò un progetto ad ali aperte che rivoluzionava questo concetto in quello di palazzo-villa unendo le due funzioni di abitazione di rappresentanza della famiglia papale con l’uso della villa suburbana, dotata di vasti giardini e di prospettive aperte, mentre la facciata verso la piazza barberini, che si affacciava già allora su una zona abitata della città, assolve la funzione severa e di rappresentanza della costruzione. Alla morte del Maderno subentrò alla direzione dei lavori Gian Lorenzo Bernini che mantenne sostanzialmente il progetto originale, sua è l’ideazione del grande salone centrale che occupa in altezza i due piani del palazzo, così come dell’attigua sala ovale dalle armoniose proporzioni classiche, che riprende il tema, tipicamente berninano, della pianta ellittica, sua è anche la concezione della loggia vetrata che fa da tramite allo spazio esterno sulla facciata ad ali, in rapporto al sottostante porticato, come pure lo scalone quadrangolare che da’ accesso al piano nobile e che si contrappone alla scala elicoidale all’estremità opposta del porticato, progettata invece dal Borromini, che già aveva lavorato nel cantiere del Palazzo con lo zio, il Maderno, il cui intervento è stato individuato anche nel disegno delle finestre del piano nobile nel corpo centrale ed in alcuni particolari decorativi, oltre alla scala elicoidale sul modello classico di Caprarola. Dopo l’Unità d’Italia l’area di Palazzo Barberini fu coinvolta nelle speculazioni edilizie e nelle trasformazioni di Roma capitale. La piazza si trovò al centro di un importante nodo di vie, la via Veneto che collegava il nuovo quartiere nato dalla distruzione della villa Ludovisi, la via del Tritone, allargata...

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Villa Aldobrandini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa L’ antica Villa Aldobrandini al Quirinale   L’Antica Villa Aldobrandini era originariamente una residenza aristocratica. Situata sul colle del Quirinale, venne edificata nel Seicento per volere del nipote di papa Clemente VIII, Pietro Aldobrandini, e diretta dai lavori di Giacomo Della Porta, il quale inserì dei decori classicheggianti, realizzò la nuova facciata e ampliò l’edificio centrale. Il giardino che la circonda è abbellito da sculture, busti, scalinate e fontane, ed è diviso in due zone: in quella inferiore è celebre il ninfeo ricostruito nel Novecento. I saloni della villa ospitano una collezione d’arte imponente, con opere di Bellini, Correggio, Tintoretto, Tiziano, Leonardo e molti altri. Durante il XVIII secolo la residenza venne acquistata dalla famiglia Doria Pamphilj e successivamente da quella Borghese, mentre nell’Ottocento il proprietario fu Sesto Miollis, governatore di Francia a Roma che affida il restauro degli edifici e delle opere al Canova. Nello stesso secolo la residenza tornò agli Aldobrandini. I lavori di restauro proseguirono anche nel Novecento con Vici e Piacentini. Oggi, sebbene gran parte del patrimonio artistico della villa sia andato perduto, la residenza rimane un luogo molto frequentato dai cittadini grazie anche al suo giardino ricco di fiori e...

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Parco della Caffarella

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Parco della Caffarella Via della Caffarella Roma (RM) www.caffarella.it Entrando dall’Appia Nuova si possono visitare Porta Latina, una delle porte principali delle mura aureliane, delle quali si conserva sia la torre semicircolare che la facciata rivestita in travertino. All’altezza della Via Arco di Travertino, il Parco della Caffarella confina con l’Area Archeologica della Via Latina, che comprende monumenti quali il Sepolcro dei Pancrazi e il Sepolcro Barberini. Sul profilo opposto della Valle emerge il Mausoleo di Cecilia Metella e il Bosco Sacro. Scendendo nella valle, si raggiunge Via della Caffarella fino al Casale della Vacchereccia. Il complesso, che consta di una torre medievale e di un casale cinquecentesco, fu realizzato dai Caffarelli che, nel secolo XVI, bonificarono la zona. Davanti al casale è stato riportato alla luce un fontanile ottocentesco con le canalizzazioni di adduzione e di deflusso delle acque. La strada dal fontanile conduce ad una sorgente, superando tre ponti antichi che scavalcano tre corsi d’acqua: il fiume Almone, la Marrana della Caffarella ed un canale secondario. Il Ponte sull’Almone, in corrispondenza del Casale della Vaccareccia, ad una sola luce con arco ribassato, presenta una struttura formata da due archi di bordo in mattoni con una volta di unione in pezzame di tufo. Proseguendo il percorso si incontra il Sepolcro di Annia Regilla. Il Sepolcro già detto Tempio del Dio Reticolo è impropriamente attribuito ad Annia Regilla, moglie di Erode Attico. Nei suoi pressi si trovano un casale-mulino ottocentesco e una valca medievale, alimentata da un condotto ad arcate. Si trattava di un mulino per la lavorazione e il lavaggio dei tessuti. Se si prosegue si arriva alla Chiesa Domine Quo Vadis. Poco dopo si incontra il Ninfeo di Egeria. Il termine Nymphaeum, di origine greca, indica un tempio o una grotta dedicata al culto delle Ninfee. Superato il Ninfeo si può percorrere il sentiero in salita sulla collina per raggiungere il Bosco Sacro. In verità il vero sito del Bosco Sacro di Egeria è dopo Porta Capena, e la sua collocazione in questo luogo fu frutto di una ricostruzione basata su presupposti non esatti. Alle spalle appare il Tempio di S. Urbano. Costruito nel II sec. d. C., fu dedicato ad Erode Attico, a Cerere e Faustina. Una chiesetta, già nel corso del secolo IX occupò la cella del tempio e la cripta sottostante. Il luogo di culto era tenuto dai Monaci Basiliani. Al tempio si può accedere direttamente dall’ingresso posto su Vicolo di S. Urbano, cui si giunge da Via Appia...

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Villa dei Gordiani

Villa dei Gordiani La costruzione della villa, che costituirebbe il nucleo primitivo di tutto il complesso, di villa dei Gordiani risalirebbe ad età cesariana, con rifacimenti successivi; ne sono attualmente visibili solo pochissime emergenze, perchè fu ricoperta subito dopo lo scavo per motivi di salvaguardia. Ad una fase successiva, databile ad età imperiale avanzata, risale invece il complesso di ambienti di varia forma e dimensione, quasi tutti in laterizio, che costituisce un insieme indipendente dalla villa, ma ad essa raccordato da un lungo portico. Tuttora visibile quasi per intero la grande abside con volta a conchiglia di forma trapezoidale, al cui interno si aprono nicchie. All’estremità occidentale dell’area della villa si trovano due grandi cisterne ed una serie di murature accessorie; la cisterna più antica, situata a nord, è costituita da un’unica navata con paramento in opera mista, mentre l’altra, più grande, è a pianta quadrata, suddivisa in due navate coperte a botte e tra loro comunicanti; all’esterno, con paramento in opera mista, presenta quattro poderosi contrafforti su ogni lato; la costruzione, che presenta anche restauri successivi, risalirebbe agli inizi del II secolo d.C. A sud di tali cisterne, sempre nella parte settentrionale del Parco, si trova una grande aula ottagonale, coperta a cupola (all’interno della quale si notano ancora le olle fittili inserite per alleggerimento nella muratura) e con paramento in laterizio. La funzione di questo edificio sembra essere di sala di accesso monumentale al complesso della villa, databile, per le sue caratteristiche, agli inizi del IV secolo d.C. Della metà del IV secolo dovrebbe invece essere la grande cisterna quadrangolare addossata alla perete Est. Nel Medioevo sopra il monumento fu innalzata una torre di guardia di cui sono ancora visibili alcuni resti. Lungo i lati della via Prenestina, come di solito avveniva lungo le principali strade romane, si allineavano numerosi sepolcri, tra i quali soprattutto si nota, all’angolo con via Olevano Romano, un bel colombario coperto a volta, databile tra la fine del I sec.a.C. e l’inizio del I sec.d.C. Esso conserva resti di affreschi sulle pareti tra i vari ordini di nicchie per le olle cinerarie. Tra le strutture visibili nel parco, a sud di via Prenestina, si ricordano, infine, una grande cisterna di età antonina su due piani sovrapposti ed una struttura in opera cementizia lungo viale...

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Galleria Borghese

Galleria Borghese. Le opere più belle La Galleria Borghese, in origine Casino Nobile, nasce a inizio Seicento per volontà del Cardinale Scipione Borghese, un grande collezionista di arte classica e rinascimentale, con un occhio volto anche agli artisti a lui contemporanei. La galleria propone una ricchissima collezione, che comprende opere di Gian Lorenzo Bernini, Agnolo Bronzino, Antonio Canova, Caravaggio, Raffaello, Lorenzo Lotto, Antonello da Messina, Annibale Carracci, Pieter Paul Rubens, Tiziano. Il museo fu ufficialmente costituito nel 1902, quando lo Stato italiano acquistò le raccolte facenti parte del Fidecommisso Borghese. Nel dettaglio i capolavori che è possibile ammirare al suo interno sono: –          Amor Sacro e Amor Profano, di Tiziano –          Apollo e Dafne, di Gian Lorenzo Bernini –          Danae, di Correggio –          David con la testa di Golia, di Caravaggio –          Deposizione Baglioni, di Raffaello Sanzio –          Fanciullo con canestro di frutta, di Caravaggio –          Madonna dei Palafrenieri, di Caravaggio –          Paolina Borghese come Venere vincitrice, di Antonio Canova –          Ratto di Proserpina, di Gian Lorenzo Bernini –          Ritratto di dama con liocorno, di Raffaello Sanzio –          Susanna e i vecchioni, Pieter Paul Rubens L’attenzione del cardinale Scipione era rivolta a tutte le espressioni di arte antica, rinascimentale e contemporanea, atte a rievocare una nuova età dell’oro. Non particolarmente interessato all’arte medioevale, ricercò invece, con passione, la scultura antica. Ma l’ambizione del cardinale favorì la creazione di nuove sculture e soprattutto di gruppi marmorei che fossero messi a confronto con le opere antiche. CURISOSITÀ:  Il ritratto di Paolina Bonaparte Borghese, eseguito dal Canova tra il 1805 e il 1808, è presente nella Villa dal 1838. Nel 1807 Camillo Borghese vende a Napoleone 154 statue, 160 busti, 170 bassorilievi, 30 colonne e vari vasi che costituiscono il fondo Borghese del Louvre.  La collezione dei dipinti del cardinal nepote era notevole, e già nel 1613 poeticamente descritta da Scipione Francucci. Nel 1607 il Papa aveva fatto assegnare a Scipione 107 dipinti confiscati al pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino. Dell’anno successivo fu l’asportazione clandestina dalla cappella Baglioni nella chiesa di S.Francesco a Perugia e il trasporto a Roma della Deposizione di Raffaello, assegnata al cardinale Scipione con motu proprio papale. Nel 1682 confluisce parte dell’eredità di Olimpia Aldobrandini, che includeva opere della collezione del cardinale Salviati e di Lucrezia d’Este, nella collezione Borghese. Nel 1827 Camillo Borghese acquistò a Parigi l’importante Danae del Correggio. Info utili: Piazzale del Museo Borghese, 5 Dal Martedì alla Domenica, dalle 9.00 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 17) La prenotazione del biglietto è obbligatoria. Per prenotare: +39 06 32810 / sul sito online Il museo aderisce all’iniziativa #domenicalmuseo ...

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Villa dei Quintili

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 6,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Villa dei Quintili  Via Appia Nuova, 1092 Roma (RM) Telefono 0039 06 39967700 http://archeoroma.beniculturali.it/it/node Villa dei Quintili apparteneva ai due fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, importanti personaggi del tempo di Antonino Pio e Marco Aurelio, consoli nel 151 d.C. L’imperatore Commodo li fece uccidere nel 182 d.C. per impossessarsi dei loro beni, compresa la villa, che rimase di proprietà imperiale almeno fino alla fine del III secolo. L’attuale ingresso della villa sitrova su Via Appia Nuova, dove è allestito un Antiquarium. Nel lato verso l’Appia Antica sono visibili i resti di un ninfeo monumentale, trasformato in castello in epoca medievale, e che costituiva l’ingresso originario della villa. Attraverso un grande giardino-ippodromo si accede al settore residenziale, costituito da un vasto cortile rettangolare su cui affacciavano stanze per banchetti dotate di impianti di riscaldamento, decorate da marmi preziosi. Gli ambienti privati della villa comprendevano le stanze da letto,criptoportici, ambienti di servizio e sale termali. Nel settore verso la Via Appia Nuova si trovano le strutture più imponenti del complesso, rappresentate dagli impianti termali: il frigidario, costituito da una grande sala centrale con due vasche per l’acqua fredda ai lati e con il pavimento in marmi policromi, e il calidario (ambiente con acqua calda). Oltre a questi si trovano una serie di ambienti più piccoli con impianti di riscaldamento e vasche. Un altro settore della villa era occupato da un circo, del quale restano scarse tracce. Durante gli scavi condotti nell’Ottocento sono state rinvenute alcune tubature di piombo per l’acqua su cui erano impressi i nomi dei Quintili, che hanno permesso di individuare i proprietari della sontuosa villa....

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Galleria Doria Pamphilj

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Galleria Doria Pamphilj Via del Corso, 305 00100 Roma (RM) Telefono 06 6797323 arti.rm@doriapamphilj.it www.doriapamphilj.it     Galleria Doria Pamphilj ha sede nell’omonimo Palazzo, costruito tra la metà del ‘400 e gli inizi del‘700, appartenuto prima ai Della Rovere, divenuto dal 1601 di proprietà degli Aldobrandinie dal 1647 dei Pamphilj, per il matrimonio di Olimpia Aldobrandini con CamilloPamphilj. Nel 1651 Giambattista Pamphilj, salito al soglio pontificio col nomedi Innocenzo X (1644-1655), vi istituì la Galleria. Alla diretta discendenzadei Pamphilj subentrò nel 1760 il ramo dei Doria Pamphilj. Nella Galleria la disposizione dei dipinti, distribuiti su quattro bracci, segue le indicazioni contenute in un documento del ‘700, dove di ciascuna opera è riportata la precisa collocazione secondo un criterio di simmetria e, avolte, di affinità tipologiche e stilistiche. Vi sono esposti dipinti di Raffaello (Ritratto di Andrea Navagero), Tiziano (Salomè con la testa di S. Giovanni Battista), Domenichino (Susanna e i vecchi), Parmigianino (Madonna col Bambino, Natività), Caravaggio (Riposo durante la fuga in Egitto, S. Giovanni Battista, Maddalena), Annibale e Ludovico Carracci (Satiro e pastore, Madonna con Bambino, S. Sebastiano), Mattia Preti (Maddalena penitente, S. Giovanni Battista, Cristo condotto sulla Scala Santa), Guercino (Erminia ritrova Tancredi ferito, Allegoria della primavera, Ritorno del figliuol prodigo, S. Giuseppe), Guido Reni (Madonna che adora il Bambino, S. Pietro penitente, Amor sacro e profano), Velazquez (ritratto di Innocenzo X), Brueghel il Vecchio (Paesaggi), Gaspard Dughet (Paesaggi). Sono esposte inoltre sculture antiche e del XVII secolo, fra le quali alcuni sarcofagi e busti, come i due di Innocenzo X realizzati da Gian Lorenzo Bernini e Alessandro Algardi. Notevoli i quattroarazzi della manifattura di Bruxelles del XVI secolo raffiguranti le fasi precedenti e conclusive della Battaglia di Lepanto.  ...

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Fondazione Agnesi – Museo delle Paste Alimentari

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fondazione Agnesi – Museo delle Paste Alimentari Piazza Scanderbeg, 117 00100 Roma (RM) Telefono 06.6991119 pastainmuseum@pastainmuseum.it www.museodellapasta.it     Il museo della Pasta gestito dalla Fondazione Agnesi ha sede nel cinquecentesco Palazzo Scanderbeg, nei pressi della Fontana di Trevi.La raccolta iniziata da Vincenzo Agnesi ebbe come prima sede, nel 1958, l’antica casa di famiglia di Pontedassio, presso Imperia. Attraverso 15 sale è possibile ripercorrere la storia della pasta, dalle prime misture etrusche di grano e acqua alla creazione della pasta secca, dall’utilizzo delle prime macine di pietra alle moderne impastatrici.La raccolta comprende anche macchine, pezzi e documenti. Tra le curiosità spiccano le accattivanti foto di personaggi famosi come Totò, Sofia Loren e Alberto Sordi alle prese coltradizionale piatto di...

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Palazzo Altieri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Altieri  Piazza del Gesù, 49 Roma (RM) Tel. 06 6767467 – Fax 06 6767646 Gli Altieri furono una delle famiglie più importanti di Roma nel XVII secolo, che vantava origini dalla nobiltà dell’antica Roma, anche se improbabile. Il personaggio più illustre fu Clemente X che fu papa dal 1670 al 1676. Il palazzo occupa un grande isolato del centro di Roma. Il suo prospetto principale si affaccia su via del Plebiscito e su Piazza del Gesù. All’interno la struttura racchiude due grandi cortili. Il suo primo nucleo progettato dall’architetto Giovanni Antonio De Rossi (1616-1695) risale al 1650 quando il cardinale Giovanni Battista Altieri commissionò i lavori ed essi interessarono alcuni edifici di tipo medievale. Il secondo nucleo venne attuato con l’ampliamento che si fece tra il 1670 e il 1673, per interessamento del pontefice e sotto il controllo del cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, che da lui adottato, diventò il cardinal-nipote. Nel 1673 fu completato il grande salone. Il cardinale Camillo Massimo raccomandò Carlo Maratta come pittore e Giovanni Bellori lo aiutò nell’iconografia. La Clemenza (dal nome del papa) è circondata dalla Felicità Pubblica e dalle altre virtù cardinali. Le vastissime dimensioni del palazzo ne favorirono, nel tempo, gli usi più svariati: solo per riferirsi al secondo dopoguerra, fu usato fra l’altro come set cinematografico, come sede commerciale (chi scrive vi ricorda la sede di un grande grossista di tessuti, fino agli anni ‘60), come sede delle medie inferiori del Liceo Visconti, dette il Viscontino. Vi abitarono, anche, l’attrice Anna Magnani; e lo scrittore Carlo Levi, che vi fece riferimento nel romanzo L’orologio. Il palazzo è stato anche sede dell’Ambasciata giapponese in Italia. Benché gli arredi siano stati parzialmente dispersi nelle vicissitudini della famiglia, il palazzo contiene ancora rilevanti opere d’arte e decorazioni, tra cui dipinti di Luca Giordano, Bernardo Strozzi, Pieter Mulier, Domenico Maria Canuti, Lionello Spada, Fabrizio Chiari, Felice Giani, Vincenzo Camuccini, Francesco Zuccarelli, Giovanni Andrea Carlone e Giuseppe Bonito. L’edificio è attualmente un condominio occupato in parte dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI), e da altre due banche (la FINNAT e la Banca Popolare di Novara) e in parte da proprietari privati, tra le altre cose, è ancora conservato l’Archivio della Famiglia collocato nella “Librària...

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Museo della Civiltà Romana

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 5,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Museo della Civiltà Romana  Indirizzo e recapiti Piazza Giovanni Agnelli, 10 00100 Roma (RM) Tel. 060608 – Fax 06 5926135 www.museociviltaromana.it   Il Museo della Civiltà Romana ha una fisionomia peculiare nel vasto e articolato panorama dei Musei di Roma. Infatti, il materiale in esso conservato – la cui attuale consistenza è il risultato della combinazione di quanto raccolto in occasione della Mostra Archeologica del 1911, del Museo dell’Impero Romano e della Mostra Augustea della Romanità – si compone in massima parte di riproduzioni: calchi di statue, di busti, di iscrizioni, di rilievi e di parti di edifici a grandezza naturale; plastici che ricostruiscono monumenti e complessi architettonici di Roma e delle provincie dell’impero romano; testimonianze della cosiddetta “cultura materiale” (suppellettili, oggetti di uso domestico, strumenti di lavoro e così via). Il Museo della Civiltà Romana venne aperto al pubblico, nella sede attuale, il 21 aprile 1955. Le collezioni del museo sono suddivise in 59 sezioni, disposte su una superficie di 12.000 metri quadri. Le sale hanno un’altezza media di 10 metri e uno sviluppo parietale complessivo di oltre 3 chilometri. Le prime 14 sale offrono una sintesi storica di Roma dalle origini al VI secolo d.C.; ad esse fa seguito una sezione dedicata al Cristianesimo. Le rimanenti documentano la civiltà romana nei suoi vari aspetti, da quelli inerenti alla vita pubblica a quelli riguardanti più specificamente la vita quotidiana. Le opere contenute nelle sale sono costituite da riproduzioni: calchi di opere scultoree, di iscrizioni, di parti di edifici a grandezza naturale, di oggetti di uso quotidiano; plastici ricostruttivi di monumenti e complessi architettonici di Roma e delle province dell’impero romano; ricostruzioni di situazioni e strumenti di ogni genere in base ai ritrovamenti archeologici, alle rappresentazioni figurate e alle descrizioni degli autori antichi. Il materiale esposto ha un grande valore documentario e didattico, particolarmente evidente nel caso delle copie di originali ormai persi o distrutti e della ricomposizione di opere antiche attualmente smembrate tra diversi musei. Il Museo della Civiltà Romana è stato interessato da un esteso intervento di risanamento strutturale, cui ha fatto seguito l’esecuzione di opere, in parte tuttora in corso, per il riallestimento delle sale. Per tale ragione è attualmente visitabile solo una parte delle sezioni.  ...

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Palazzo Chigi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Chigi Piazza Colonna, 370 Roma (RM) Tel. 06 67791 – Fax 06 6789952 visite@palazzochigi.it La costruzione di Palazzo Chigi venne iniziata da Pietro Aldobrandini, che ne affidò i lavori a Matteo Bartolini da Città di Castello (1580-1586). Secondo alcune fonti nel cantiere furono attivi Giacomo Della Porta e il Maderno, i cui effettivi apporti non sono stati tuttavia mai chiariti. Nel 1659 l’edificio, ancora incompiuto, venne venduto a Mario e Agostino Chigi, rispettivamente fratello e nipote di papa Alessandro VII (1655-1667). Questi affidarono i lavori di completamento a Felice Della Greca, cui seguì, dal 1677, G. B. Contini. Nel 1694-96 fu aggiunto l’attico, mentre al XVIII secolo risalgono il portale su Piazza Colonna, la fontana del cortile e la ricca decorazione degli interni. Nel 1917 il palazzo venne acquistato dal governo italiano che lo utilizzò come sede di vari ministeri. Dagli anni sessanta del secolo scorso, dopo un completo restauro (1959-61), il palazzo è stato destinato a sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Palazzo Chigi è caratterizzato da una pianta regolare di forma rettangolare. L’ingresso principale è quello su via del Corso, anche se la facciata più celebre è quella che dà su Piazza Colonna. Dall’ingresso sulla piazza, aperto solo dal 1740, si accede all’elegante Cortile d’onore, che presenta nel fondo l’imponente Scalone d’onore, costruito per i Chigi dall’architetto Felice della Greca. Da questo si accede al primo piano nobile, che ospita le sale più importanti del palazzo, cioè quelle che si affacciano nell’angolo tra via del Corso e piazza Colonna e che furono costruite su commissione della famiglia Aldobrandini dall’architetto romano Matteo da Castello nel XVI secolo. La sala dei mappamondi: Funge da anticamera alla sala del Consiglio dei ministri, ed è così chiamata per la presenza di due globi del XVII secolo posti ai lati della porta che accede alla sala del Consiglio, rappresentanti la sfera celeste e la sfera terrestre. L’anticamera del Presidente: La sala si affaccia direttamente su Piazza Colonna ed è dotata di una raffinata fascia affrescata con alcuni quadretti, posti in corrispondenza delle finestre, illustranti episodi tratti dalla vita del cardinale Pietro Aldobrandini. Il pregevole camino risale al XVIII secolo. Lo studio del Presidente del Consiglio: Vi si accede direttamente dall’anticamera, si tratta di un ambiente alquanto sobrio, decorato solo con alcuni semplici fregi del XVII secolo. Dietro la scrivania, viene conservata una preziosa Sant’Agnese del Domenichino, copia di un originale del Tiziano conservato nel museo del Prado di Madrid. La sala del Consiglio...

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Palazzo Colonna

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Colonna Piazza dei Santi Apostoli Roma (RM) Tel. 06 6784350 – Fax 06 6794638 galleriacolonna@tin.it www.galleriacolonna.it Fin dal XII secolo si hanno notizie di un palazzo, un castello, dei Colonna nell’area dove si trova quello attuale, insieme ad altri edifici sempre della famiglia in prossimità di esso. Nel XIV secolo questo ospitò personalità illustri, come l’imperatore Ludovico il Bavaro e Castruccio Castracani, (1328) e poi Francesco Petrarca, amico della famiglia, quando nel 1341 venne incoronato poeta in Campidoglio. Con il tribuno del popolo Cola di Rienzo restauratore della repubblica a Roma nel 1347, nemico dei nobili e soprattutto dei Colonna, questi furono scacciati dalla città e si rifugiarono nei palazzi della famiglia a Marino. Dopo la caduta del regime di quest’ultimo, quando Cola nel 1354 fu ucciso da un popolano in Campidoglio mentre tentava la fuga, il cadavere venne trascinato fino al palazzo e lì appeso per due giorni e una notte. Oddone Colonna, nominato papa nel 1417 come Martino V, fu il pontefice che mise fine alla cattività avignonese riportando la sede pontificia a Roma, città che trovò in condizioni disastrose: “lurida ed abbandonata” come scrisse il Platina. Risistemò, oltre alla città, il palazzo Colonna che fu sua dimora fino alla sua morte nel 1431. Nel 1527 ospitò durante il Sacco di Roma Isabella d’Este, marchesana di Mantova, e grazie all’illustre presenza, era ella infatti madre di Ferrante I Gonzaga uno dei comandanti dell’esercito dei lanzichenecchi, il palazzo fu l’unico in tutta la città ad essere risparmiato al saccheggio, anche se le più di duemila persone che vi avevano trovato rifugio furono comunque catturate e sottoposte al pagamento di un riscatto per riottenere la libertà. Le costruzioni, come mostra la rappresentazione di Marten van Heemskerck, ancora nel 1535 insistevano sulle rovine dei templi imperiali (presumibilmente il Serapeo del Quirinale)[1]. Nel secolo successivo i Colonna entrarono in possesso dei palazzi Riario e Della Rovere e agli inizi del ‘600 nella zona si contano sei palazzi dei Colonna. Per volontà del cardinale Girolamo Colonna, figlio del contestabile Filippo e di Lucrezia Tomacelli, attorno al 1650 si incominciò un ambizioso progetto di ristrutturazione e accorpamento dei vari corpi di fabbrica in un unico grande complesso architettonico. I lavori vengono diretti inizialmente da Antonio Del Grande, e alla morte di questi (1671) da Girolamo Fontana. Il progetto continuò anche sotto il Gran Connestabile Lorenzo Onofrio, nipote del cardinale e Filippo II fino al 1730, quando sono portati a compimento da Nicola Michetti, al...

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Palazzo dei Conservatori

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: Si Costo: ingresso dai Musei Capitolini Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo dei Conservatori  Piazza del Campidoglio, 4 Roma (RM) Il Palazzo dei Conservatori è situato in Piazza del Campidoglio a Roma, a destra del Palazzo Senatorio e di fronte al Palazzo Nuovo, insieme al Tabularium e al Palazzo Nuovo, costituisce la sede espositiva dei Musei Capitolini. Nell’alto medioevo il Palazzo era la sede della magistratura elettiva cittadina, i Conservatori, da cui oggi prende il nome. Fu fatto erigere in questa posizione da Niccolò V e constava di dodici arcate al pian terreno e una serie di sei finestre guelfe al piano nobile. Una seppur vaga idea del suo aspetto quattrocentesco si può avere dagli affreschi della Sala delle Aquile all’interno dell’attuale Palazzo dei Conservatori. Michelangelo Buonarroti, a cui era stato commissionato il lavoro della complessiva risistemazione della piazza, ne disegnò la nuova facciata, che però non riuscì a vedere terminata in quanto morì durante i lavori. Il suo progetto ridisegnava la facciata medievale del palazzo, sostituendo il portico con alte paraste poste su grandi piedistalli e le piccole finestre con una serie di ampie finestre tutte delle stesse dimensioni. I lavori furono continuati da Guido Guidetti e terminati nel 1568 da Giacomo della Porta che seguì quasi fedelmente i disegni michelangioleschi, derogandovi solo per costruire una più ampia sala di rappresentanza al primo piano e, conseguentemente, anche una finestra più grande, rispetto a tutte le altre presenti sulla facciata del palazzo. Sul lato destro si trovano i frammenti della statua colossale dell’imperatore Costantino. Si tratta delle diverse parti della grande statua dell’imperatore, rinvenute nel 1486, sotto il pontificato di Innocenzo VIII, nell’abside occidentale della Basilica di Massenzio al Foro Romano, portata a termine da Costantino. La statua, che rappresentava l’imperatore seduto in trono, secondo un modello riferibile alle statue di Giove, era costruita con la tecnica dell’acrolito: solo le parti nude del corpo erano lavorate in marmo, mentre le altre parti erano costituite da una struttura portante, poi mascherata da panneggi in bronzo dorato o addirittura di stucco. La testa, imponente nelle sue misure, mostra i tratti del volto spiccatamente segnati: la datazione dell’opera oscilla tra il 313, anno della dedica della Basilica da parte di Costantino, e il 324, quando nei ritratti dell’imperatore comincia ad apparire il diadema, la cui presenza è suggerita da alcune tracce nel marmo. Sul lato sinistro sono sistemati i rilievi con le Province (l’Egitto, la Libia, la Moesia, la Dacia, La Gallia,l’Hispania e la Mauritania) e i trofei d’armi provenienti dal Tempio...

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Palazzo Farnese

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno. Visita su prenotazione Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 9,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Farnese  Piazza Farnese, 67 Roma (RM) Tel. 06 68892818 – Fax 06 68809791 prenotazioni: visite-farnese@inventerrome.com www.ambafrance-it.org Il progetto originario di Palazzo Farnese si deve ad Antonio da Sangallo il Giovane, per incarico del cardinale Alessandro Farnese (futuro papa Paolo III), che tra il 1495 e il 1512 aveva acquistato il palazzo Ferriz e altri edifici che sorgevano nell’area. I lavori, iniziati nel 1514, si interruppero per il Sacco di Roma nel 1527 e furono ripresi nel 1541, dopo l’ascesa al papato del cardinal Farnese, con modifiche al progetto originario e ad opera dello stesso Sangallo. In particolare venne creata la piazza antistante. Dopo la morte del Sangallo nel 1546, i lavori furono proseguiti sotto la direzione di Michelangelo: a lui sembra doversi il cornicione che delimita superiormente la facciata, il balcone sopra il portale centrale con il grande stemma e il completamento di gran parte del cortile interno. La morte del papa interruppe nuovamente i lavori nel 1549. Altri lavori furono effettuati ad opera di Ruggero nipote del papa, tra il 1565 e la sua morte nel 1575, diretti dal Vignola. Infine a Giacomo della Porta, chiamato dal secondo cardinale Alessandro Farnese, altro nipote del papa, si deve la parte posteriore con la facciata verso il Tevere, completata nel 1589 e che avrebbe dovuto essere collegata con un ponte, mai realizzato, alla Villa Chigi (attuale “Villa Farnesina“), acquistata nel 1580 sulla riva opposta. Per la sua mole e forma il palazzo era chiamato il dado dei Farnese ed era considerato una delle “Quattro meraviglie di Roma”, insieme a Il cembalo dei Borghese, a la Scala dei Caetani e a il Portone dei Carboniani. Nel XVIII secolo Giuseppe Vasi lo denominava sulla sua stampa come “Palazzo Regio Farnese”, essendo all’epoca di proprietà del re Carlo VII di Napoli, della famiglia dei Borbone di Spagna, figlio dell’ultima discendente della famiglia, Elisabetta Farnese. Nel 1860 vi risiedette Francesco II di Napoli, dopo la perdita del regno, e in questa occasione furono condotti lavori ad opera dell’architetto Antonio Cipolla ed eseguiti alcuni affreschi. Dal 1874 il palazzo è sede dell’ambasciata francese. Acquisito dalla Francia nel 1911 fu successivamente riacquistato dallo stato italiano nel 1936, ma riaffittato per 99 anni alla Francia per una cifra simbolica. Il palazzo ospita inoltre la biblioteca dell’École Française (la scuola archeologica francese di Roma). Il palazzo prospetta su una piazza ornata di fontane, che riutilizzano bacini in granito provenienti dalle Terme di Caracalla. La facciata,...

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Museo delle Anime del Purgatorio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo delle Anime del Purgatorio Lungotevere Prati 12 Roma (RM) Telefono 06 68806517   Allestito in un locale adiacente alla sacrestia della piccola chiesa neogotica del Sacro Cuore Del Suffragio, il singolare museo ebbe origine alla fine dell’800 per volontà del missionario francese Victor Jouet che, a seguito di un misterioso incendio sviluppatosi all’ interno della chiesa appena ultimata nella cappella del Rosario, decise di girare l’Europa alla ricerca di testimonianze dell’esistenza ultraterrena dei defunti e dei loro contatti con i congiunti viventi: tra le fiamme della cappella il sacerdote e molti fedeli credettero infatti di scorgere le sembianze di un volto sofferente rimasto poi enigmaticamente impresso sulla parete dell’altare ed ora visibile in riproduzione fotografica all’interno del museo. La raccolta di misteriose tracce dell’aldilà messa insieme dal religioso annovera in realtà solo una decina circa di reperti in quanto per molto altro materiale reperito le autorità ecclesiastiche ritennero insufficienti le prove d’autenticità raccolte. Panni, stoffe, tonache, papaline, breviari, camicie da notte e tavolette di legno gelosamente custodite entro bacheche narrano dunque le apparizioni dei defunti al cospetto di congiunti scettici, testimoniate dalle impronte delle loro mani “marchiate a fuoco” a futuro ricordo e memento: tali apparizioni, circostanziate e ciascuna con una storia particolare, risalgono prevalentemente al XVIII e XIX secolo e in almeno un caso (siamo nel 1879) furono motivate dalla preoccupazione di una donna belga per la vita dissoluta condotta dal proprio figlio, riconvertito alla fede proprio dalle continue attestazioni materne di una vita ultraterrena, al punto da fondare un nuovo ordine religioso.  ...

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Palazzo Borghese

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Borghese    Palazzo Borghese fu iniziato sotto la proprietà di monsignor Tommaso del Giglio, che lo fece erigere secondo un progetto del Vignola. A fine secolo il palazzo venne acquistato dal cardinale spagnolo Pedro de Deza Manuel, che nel 1590 ne affidò a Martino Longhi il vecchio l’ampliamento. Questo tuttavia proseguì sotto la direzione di Flaminio Ponzio, che ricevette l’incarico dal cardinale Scipione Caffarelli – Borghese per conto del nuovo acquirente, il cardinale Camillo Borghese (futuro papa Paolo V), e proseguì i lavori fino al 1613. Fu completato da Carlo Maderno e Giovanni Vasanzio. Dopo il 1670 fu allargato da Carlo Rainaldi. Il portale sul lato lungo, con due colonne doriche sorreggenti un balcone, presenta in alto il grande stemma di famiglia. Un secondo portale, uguale nella struttura al primo, ma senza lo stemma, si apre sul lato della piazza. Da qui si accede al grande cortile con il portico a doppio ordine di colonne e sul fondo lo straordinario “Bagno di Venere”, un ninfeo con statue, rampicanti e fontane. Si ricorda inoltre, che al piano terreno per lungo tempo fu ospitata la collezione di dipinti trasferiti nel 1891 nella Villa Borghese. L’inestimabile collezione di pitture del palazzo riempiva 12 grandi sale al piano terra. Tra le altre vi si trovano: la Deposizione (Pala Baglioni) di Raffaello, la Caccia di Diana e la Sibilla cumana di Domenichino, il Ratto d’Europa del Cavalier d’Arpino, Madonne di Francesco Francia, Lorenzo di Credi, Andrea del Sarto, Lorenzo Lotto, Giulio Romano, la Danae di Correggio, di Tiziano L’educazione di Amore e Amor Sacro e Amor Profano, di van Dycks Cristo in Croce ed una...

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Palazzo Doria-Pamphili

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 11,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa    Palazzo Doria-Pamphili   Palazzo Doria-Pamphili originariamente di proprietà della famiglia Della Rovere, divenne della famiglia Aldobrandini e, nel seicento, passò alla famiglia Doria Landi Pamphili che lo ingrandì su progetto di Carlo Maderno fino a farne il più importante palazzo abitato della città, superato in grandezza a Roma solo da palazzi che ospitano istituzioni pubbliche o ambasciate. Più grande di alcuni palazzi reali europei, continua a essere residenza della famiglia di nobili dello stesso nome e ospita una prestigiosa raccolta di dipinti e oggetti d’arte visitabile dal pubblico. La saga del Doria-Pamphili è il risultato di alleanze multiple tra famiglie aristocratiche di ogni parte di Italia. Tra i suoi membri più illustri vi è stato l’ammiraglio Andrea Doria e il papa Innocenzo X, popolare in Spagna per il ritratto fattogli da Velázquez nel 1649 e conservato nel palazzo del quale rappresenta la più nota opera d’arte. Il ritratto, dipinto per commemorare l’anno santo del 1650 fu commissionato dalla cognata, Donna Olimpia Maidalchini, che era sua stretta confidente e consigliera e, secondo alcuni, anche sua amante. Nel 1927, l quadro di Velázquez è stato sistemato in una piccola stanza dedicata interamente al papa; infatti vi è esposta anche una scultura di Bernini che ritrae Papa Innocenzo X. Il figlio di Olimpia Maidalchini, Camillo Pamphilj, sfidando la potente madre, rinunciò alla carica di Cardinale conferitagli da suo zio il papa, per sposare la vedova Olimpia Borghese. Nata Aldobrandini, fu lei che portò il palazzo, allora noto come Palazzo Aldobrandini, alla famiglia Pamphilij. Dopo in periodo di esilio in campagna, per evitare il confronto con il papa e Olimpia Maidalchini, la coppia di sposi novelli prese residenza permanente nel Palazzo Aldobrandini che dal 1654 Camillo cominciò a espandere su vasta scala; furono comprati e demoliti le case vicine e un convento mentre il Palazzo si sviluppava, nonostante l’opposizione locale dei Gesuiti del vicino Collegio Romano. L’architetto incaricato di questo progetto era Antonio Del Grande. La facciata su via del Corso, tuttavia, è di Gabriele Valvassori che la realizzò tra il 1730 e il 1735. A seguito della morte di Camillo Pamphilj nel 1666, la costruzione fu continuata sotto la supervisione dei suoi due figli, Giovanni Battista (il suo erede) e il cardinale Benedetto. A quest’ultimo, in particolare, noto per il suo mecenatismo, si deve la collezione della pittura fiamminga e la costruzione della Cappella, realizzata su progetto di Carlo Fontana. Una delle figlie di Camillo e Olimpia, Anna Pamphlij, sposò l’aristocratico genovese...

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Palazzo Mattei di Giove

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Mattei di Giove  Via Michelangelo Caetani, 32 Roma (RM) Telefono 060608   Palazzo Mattei fu costruito in un’area già edificata, di proprietà di Asdrubale figlio di Alessandro Mattei, che aveva sposato Costanza Gonzaga. La costruzione, su progetto di Carlo Maderno, ebbe inizio nel 1598; nel 1613 venne iniziato il braccio che avrebbe unito il palazzo a quello di Alessandro Mattei, oggi Palazzo Caetani, in quanto entrato in possesso della famiglia Caetani. Nel 1618 la costruzione fu portata a termine. L’edificio è in mattoni e travertino e termina con un cornicione adorno degli stemmi dei Mattei (scacchiera) e dei Gonzaga (aquila). Imponente e di grande effetto il duplice atrio d’ingresso, corrispondente ai due portoni. Lo scalone è adorno di sculture antiche incorniciate di stucchi, opera di Donato Mazzi. Nel primo cortile si apre un loggiato a due ordini, mentre le pareti laterali sono ricoperte di bassorilievi antichi con incorniciature a stucco. Le antichità ancora oggi presenti nel palazzo erano parte di una delle più ricche e pregevoli raccolte private di marmi antichi esistenti a Roma, comprendente anche la parte collocata nella Villa Celimontana di proprietà di Ciriaco, fratello di Asdrubale Mattei, ora nei Musei Vaticani. In cima al palazzo, un’altana con loggiato. Al primo piano dell’edificio, ora sede del Centro di Studi Americani, sale affrescate da vari artisti: Francesco Albani (Storie bibliche), Gaspare Celio, Cristoforo Greppi, Giovanni Lanfranco, Pietro da Cortona. Estinta la linea maschile dei Mattei di Giove all’ inizio del XIX secolo il palazzo fu ereditato da Marianna, figlia di Giuseppe Mattei e moglie di Carlo Teodoro Antici di Recanati, fratello di Adelaide, madre di Giacomo Leopardi, il quale vi soggiornò tra il novembre 1822 e l’aprile 1823. Nel 1938 l’edificio fu acquistato dallo...

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Palazzo Massimo alle Colonne

Apertura stagionale: Solo il 16 Marzo, 7:00 – 13:00 Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Massimo alle Colonne  Corso Vittorio Emanuele II, 141 Roma (RM) L’edificio Palazzo Massimo alle Colonne rappresenta il capolavoro dell’architetto Baldassarre Peruzzi e fa parte di un complesso edilizio più vasto e di più antica storia, sede della famiglia Massimo (o Massimi). Il Palazzo è infatti costituito dall’unione di tre corpi di fabbrica. Il primo Palazzo Massimo fu costruito nel Quattrocento, sui resti dell’Odeon di Domiziano. Il nome stesso del palazzo sembra che derivi dalle colonne che erano presenti in quel luogo fin da prima della costruzione dell’edificio e delle quali, nella retrostante piazza dei Massimi, sopravvisserro alcuni resti: infatti è ancora visibile una colonna dell’antica struttura romana. Questo primo edificio è conosciuto anche come palazzo di Pirro, in quanto negli scavi di fondazione fu rinvenuta una statua del dio Marte erroneamente ritenuta una raffigurazione del condottiero Pirro, capo del regno di Epiro, antagonista di Roma, sconfitto nel 275 a.C. Nel 1532, per celebrare le nozze di Angelo Massimo con Antonietta Planca Incoronati, la facciata di tale primo Palazzo Massimo venne decorata con pitture monocrome. Nel 1532, dopo i danni e l’incendio provocato durante il sacco di Roma, il complesso fu ristrutturato ed ampliato su progetto di Baldassarre Peruzzi che aggiunse il corpo di fabbrica, con il prospetto non più su piazza dei Massimi ma sulla strada opposta, l’odierna corso Vittorio Emanuele II, e che oggi è quello maggiormente conosciuto come “Palazzo Massimo alle Colonne”. La facciata del palazzo cinquecentesco è porticata e curvilinea, adattandosi a quella dell’Odeon di Domiziano, un teatro coperto del I secolo, ed è più larga di quanto non sia in realtà il palazzo, contribuendo a renderlo più maestoso e imponente. Infatti, la struttura si inserisce in un lotto di dimensioni irregolari, così da presentarsi con una pianta ad L, articolata intorno ad un cortile. Inedita è pure la conformazione dei portici del cortile, costituiti da due logge architravate sovrapposte, chiuse alla sommità da un terzo piano aperto da finestre rettangolari larghe quanto il sottostante colonnato. Tutte queste soluzioni fanno del Palazzo Massimo una delle più interessanti fabbriche della cultura manierista. L’interno, non visitabile, è costituito da sontuose stanze e ambienti. Notevole è il soffitto affrescato da Daniele da Volterra e raffigurante la vita di Fabio Massimo, il condottiero romano presunto antenato della famiglia nobile che vi abita. L’adiacente Palazzo di Pirro è al giorno d’oggi annesso al Palazzo Massimo e presenta sulla facciata decorazioni ad encausto di Polidoro da Caravaggio, le meglio conservate a Roma, secondo...

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Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo

Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo Indirizzo e recapiti Viale della Letteratura 24 Roma (RM) Telefono 06 59903814/3816/3819 biblioteca.burcardo@siae.it www.burcardo.org   Il Museo Teatrale del Burcardo costituito da diversi cimeli teatrali, testimonia la storia del Teatro dal’500 ai nostri giorni. Comprende 40 costumi, una raccolta di statuine in terracotta raffiguranti maschere della commedia dell’arte e del teatro popolare, burattini e marionette (fra queste ultime alcune cinesi del XVIII°secolo). Numerosi i disegni e le stampe (oltre tre mila pezzi), i bozzetti scenografici, i ritratti (circa 120) a olio o tempera di attori e autori teatrali dell’Ottocento e del Novecento. La Raccolta, acquisita per vendita e donazione dalla S.I.A.E. (Società Italiana degli Autori ed Editori), dal 1926 ha sede in Viale della Letteratura 24, nel quartiere dell’Eur. Il museo prende il nome dal cerimoniere pontificio Johannes Burckhardt. Il prelato era noto con l’appellativo di “episcopus argentinus” dal nome latino della sua città natale, Argentoratum (l’attuale Strasburgo).   Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo (SIAE) Viale della Letteratura, 24 – – Roma Biblioteca Museo Teatrale del Burcardo Viale della Letteratura, 24 – 00144 Roma Informazioni: tel. 06 59903814/59903802 – fax 06 59903813 biblioteca.burcardo@siae.it www.burcardo.org  ...

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Palazzo Ruspoli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo Ruspoli  Via del Corso, 418 Roma (RM) Tel. 06 68136598 – Fax 06 6872276 info@palazzoruspoli.it www.palazzoruspoli.it Il nucleo originario di Palazzo Ruspoli risale alla metà del XVIsecolo, come residenza della famiglia Jacobbili. Nel 1583  fu venduto, non ancora finito, alla famiglia Rucellai, che incaricò Bartolomeo Ammannati (1511-1592) di completare l’edificio. L’architetto fiorentino allungò la facciata su via del Corso  e costruì un bel loggiato che affacciava sul giardino. La galleria di Palazzo Ruspoli fu affrescata in questi anni da Jacopo Zucchi e arricchita da una collezione di sculture antiche. Nel 1629 fu acquistato dai Caetani, che nell’anno successivo incaricarono Bartolomeo Breccioli di modificare la facciata su largo Goldoni, aggiungendo le finestre sulla destra del portale a bugnato cinquecentesco e abolendo inoltre il mezzanino, che fu trasformato in un secondo piano. Intorno al 1640 Martino Longhi il giovane (1602-1656) realizzò il maestoso scalone  che sale dal portico fino alla loggia che affaccia sul cortile interno, considerato una delle quattro meraviglie di Roma, e la torre belvedere sopra il tetto. Nel 1776 l’edificio passò ai Ruspoli, che ne sono ancora oggi in parte proprietari. Il palazzo presenta ampie facciate a tre piani con finestre architravate al primo, a timpano triangolare al secondo e a cornice semplice al terzo; gli angoli hanno gli spigoli bugnati. Nella prima metà dell’Ottocento ospitò al pianterreno il “Caffè Nuovo”, il più elegante della città. Tra gli ospiti illustri del palazzo è da annoverare Napoleone...

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Museo delle Auto della Polizia di Stato

Apertura stagionale: aperto dal 1 Settembre al 31 Luglio Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 1,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa     Museo delle Auto della Polizia di Stato Via dell’Arcadia 20 Roma (RM) Telefono 06 5141861 museoautopolizia@interno.it Museo Auto Polizia di Stato   Lungo un percorso scenografico sono esposti più di 60 esemplari di autoveicoli e motocicli in uso alla Polizia di Stato negli ultimi 60 anni. Dalle prime “volanti”, la cui istituzione risale al 1° settembre 1945. Dalla fuoristrada Fiat HTL “Campagnola” alla famosa Alfa Romeo 1900 “Pantera”. E poi ancora la Giulia, la moto Guzzi della Stradale e la leggendaria “Ferrari 250 GTE” nera in dotazione alla Questura di Roma dal 1963 al 1973, guidata dal maresciallo Armando Spatafora.  ...

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Palazzo del Monte di Pietà

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Palazzo del Monte di Pietà  Piazza del Monte di Pietà, 32 Roma (RM) Telefono 06 54451 Il Monte dei Pegni fu fondato nel 1527 dal padre minorita Giovanni da Calvi, insieme ad un gruppo finanziario di nobili romani, per combattere gli usurai. Il Monte inizialmente non ebbe una sede stabile ma si stabilì in questo edificio solamente alla metà del XVII secolo, proveniente dalla sede di via dei Coronari. L’edificio originario fu costruito nel 1588 da Ottaviano Mascherino per il cardinale Prospero Santacroce, limitatamente alla parte centrale. Alla morte del cardinale il palazzo passò nel 1591 ai Petrignani di Amelia e poi nel 1603 al Monte di Pietà. L’edificio venne immediatamente ampliato sotto la direzione di Carlo Maderno e Francesco Borromini, per renderlo più adatto alla sua nuova funzione. Fu così prolungata la costruzione sulla destra della facciata verso la via dell’Arco del Monte, dove fu eretta anche una cappella, più tardi rifatta dal De Rossi e splendidamente adornata dal Bizzaccheri, ricca di marmi preziosi e pregevolissime sculture. Sotto il pontificato di Urbano VIII venne ampliata la piazza antistante ma la costruzione dell’edificio proseguì fino al 1730, per opera di vari artisti quali Breccioli, Peparelli e Nicola Salvi, che curò la facciata posteriore antistante la chiesa della Ss.Trinità dei Pellegrini. Una parte dell’imponente edificio serve a conservare il denaro, un’altra a custodire i pegni. La facciata sulla piazza del Monte di Pietà, con la parte centrale scandita da sei finestre architravate a mensole e da due portali, presenta una targa (nella foto 1), disegnata dal Maderno, con una bellissima edicola che riproduce Gesù nel sepolcro a braccia aperte, fra gli stemmi di Paolo III Farnese, fondatore del Monte, e di Clemente VIII Aldobrandini, che comprò il palazzo come sede definitiva del Monte. Ancora oggi resta attiva la sua funzione di Monte dei Pegni.  ...

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Palazzo Spada

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Spada  Piazza Capo di Ferro, 13 Roma (RM) Tel. 06 6832409 – Fax 06 6861158 info.polomuseale@libero.it www.galleriaborghese.it/spada/it/palazzo.htm   Palazzo Spada fu originalmente costruito nel 1540 per il cardinale Girolamo Capodiferro (1501–1559). L’architetto fu Bartolomeo Baronino, da Casale Monferrato, e Giulio Mazzoni, con una squadra creò i sontuosi stucchi sia dell’interno che degli esterni. Il palazzo fu comprato dal cardinale Bernardino Spada nel 1632. Spada incaricò Francesco Borromini di modificarlo secondo i nuovi gusti. Borromini creò tra l’altro il capolavoro di trompe-l’oeil della falsa prospettiva, nell’androne dell’accesso al cortile, in cui la sequenza di colonne di altezza decrescente ed il pavimento che si alza, generano l’illusione ottica di una galleria lunga 37 metri (mentre è di 8) con una scultura, in un giardino in fondo illuminata dal sole, che sembra a grandezza naturale mentre in realtà è alta solo 60 centimetri. Borromini fu aiutato per creare la sua falsa prospettiva da un matematico Padre Giovanni Maria da Bitonto. Le decorazioni scultoree in stucco manieristica della facciata del palazzo, ispirate a quelle di Palazzo Branconio dell’Aquila[1], e del cortile con sculture dentro nicchie circondate con ghirlande di fiori e frutta, grottesche e scene di significato simbolico in bassorilievo fra le piccole finestre del mezzanino, ne fanno la più ricca facciata del Cinquecento romano. Le statue del primo piano rappresentano Traiano, Pompeo, Fabio Massimo, Romolo, Numa Pompilio, Marco Claudio Marcello, Giulio Cesare ed Augusto. Le loro imprese sono narrate in otto grandi riquadri che si alternano alle finestre dell’ultimo piano. Nel cortile sono collocate le statue di Ercole, Marte, Venere, Giunone, Giove, Proserpina, Minerva, Mercurio, Anfitrite, Nettuno e Plutone. Il palazzo ospita anche una colossale scultura di Pompeo Magno, ritenuta essere quella ai cui piedi cadde Giulio Cesare. Fu trovata sotto le mura di confine di due case romane nel 1552: doveva essere decapitata per soddisfare le pretese di entrambe le famiglie, che si appellarono al cardinale Capodiferro che intervenne a favore della scultura con papa Giulio III, che la comprò, donandola poi al cardinale Capodiferro. Palazzo Spada è stato acquistato, con tutti gli arredi e la galleria, dallo Stato Italiano nel 1927 ed ora ospita il Consiglio di Stato. Nei pressi di Palazzo Spada visita anche: Area Sacra di Largo...

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Palazzo Venezia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 5,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Palazzo Venezia   Dall’ aspetto volutamente severo, con tre ordini di finestre, merlatura sul cornicione e imponente torre, Palazzo Venezia è considerato la più grande opera civile del’400 romano. Fu dimora del cardinale veneziano Pietro Barbo, futuro papa PaoloII (1464-1471), che lo fece edificare tra il 1455 e il 1468 utilizzando il travertino del Colosseo e del Teatro di Marcello. Ampliato fino alle forme attuali dal cardinale Lorenzo Cybo, il Palazzo divenne dimora dei cardinali di S. Marco e residenza papale. Nel 1564, papa Pio IV Medici cedette parte del Palazzo alla Repubblica di Venezia (da cui il nome), che vi tenne la sua ambasciata fino al 1797. Dopo la parentesi napoleonica, dal 1814 al 1916 ospitò la rappresentanza diplomatica austro-ungarica. Tra il 1909 e il 1911 la parte denominata Palazzetto S. Marco fu demolita, per consentire la visione del Vittoriano da via del Corso, e ricostruita nell’attuale posizione su piazza S. Marco. Fra il 1929 ed il 1943 Palazzo Venezia fu la sede del Capo del Governo e del Gran Consiglio del Fascismo: dal suo “storico balcone” Mussolini pronunciò i celebri discorsi. Oggi il Palazzo ospita l’omonimo museo. Si ricorda inoltre che una parte dell’edificio ingloba la Basilica di S. Marco e che nell’angolo tra il Palazzo e ilPalazzetto è collocato il busto di “Madama Lucrezia”, una delle famose statueparlanti romane. Il palazzo è l’esempio paradigmatico del gusto sviluppatosi in architettura agli inizi del rinascimento romano. Nel cortile del Palazzetto si trovano elementi ripresi dall’architettura romana, combinati però senza rigore filologico, privilegiando la funzionalità all’aderenza rigida al modello. Esso riprende il modello del viridarium e si ispira al Colosseo negli ordini architettonici sovrapporti e nel cornicione con fregio a mensole. L’ampiezza degli archi però è diminuita e semplificata, per non farli sembrare troppo imponenti rispetto agli spazi che racchiudono. Nel cortile si ebbe inoltre un tentativo di soluzione al problema della conformazione dell’angolo, dove alle esili colonne si sostituiscono robusti pilastri; l’elemento angolare è così formato da un pilastro ad “L”. Nel palazzo vero e proprio (costruito dal 1466) si ebbe una ripresa più fedele dei modelli antichi, che testimonia una graduale comprensione più in profondità. Il vestibolo con volta a lacunari registra il primo esempio di utilizzo nell’architettura moderna del getto di calcestruzzo all’antica, su centine e casseforme, ripreso dal Pantheon o dalla basilica di Massenzio. La loggetta nel cortile principale riprende in maniera fedele lo schema del paramento esterno del Colosseo o del Teatro di Marcello,...

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Villa Torlonia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Villa Torlonia   Villa Torlonia, la più recente delle ville nobiliari romane, conserva ancora un particolare fascino dovuto all’ originalità del giardino paesistico all’ inglese e alla ricca quantità di edifici ed arredi artistici disseminati nel parco. L’ingresso monumentale alla villa si trova su Via Nomentana all’ altezza del civico 68 ed è segnalato da due tempietti su colonne ioniche e due lanterne sormontate da aquile sui montanti della cancellata in ferro battuto. La sistemazione attuale della residenza, che non è aperta al pubblico, è quasi interamente dovuta all’architetto Caretti. Per opera sua, l’ingresso principale del palazzo venne ribaltato in direzione di Via Nomentana con l’aggiunta di un maestoso colonnato. Di particolare interesse: l’Obelisco in granito rosa, fatto scolpire a Baveno da Alessandro Torlonia e innalzato nel 1842; la Colonna Onoraria e il Teatro, che richiama la grandiosità del Pantheon; il Villino Medievale costruito dai figli per Giulio Borghese che vi risiedette fino alla morte, avvenuta nel 1915; la Limonaia, un semplice edificio che reca sulla facciata principale gli stemmi dei Colonna e dei Torlonia (a memoria del matrimonio fra Alessandro Torlonia e Teresa Colonna); il Villino dei Principi, in stile neorinascimentale decorato dal Caretti; le Scuderie Vecchie, caratterizzate da una bella scultura in marmo in forma di testa di cavallo; le Scuderie Nuove, un basso edificio giallo che ora ospita un centro anziani; il Villino Rosso, che ospita la sede dell’Accademia delle scienze; la Serra Moresca, ispirata all’architettura della moschea di Cordova e dell’Alhambra di Granada; il Campo dei Tornei, una vasta piazza d’ispirazione medievale su cui si trovano tre padiglioni puntuti, chiusi con assi di legno; la Casina delle Civette, creata dall’architetto Jappelli come capanna svizzera; il tempio di Saturno, ornato di bassorilievi che insieme al Ninfeo sono state le uniche costruzioni a scampare alla distruzione dopo che parte del giardino fu espropriata per allargare la Via Nomentana. Cenni storici: Il capostipite della famiglia Torlonia, il francese Benedetto Tourlonnais, si stabilì a Roma intorno alla metà del XVIII secolo, avviando fortunate attività commerciali. Queste culminarono con l’apertura di una banca che portò Giovanni (1754-1829), il primo dei Torlonia nato a Roma, a diventare arbitro fra lo Stato Pontificio e la Francia. In breve tempo accumulò un patrimonio che oscurava quello delle più antiche famiglie romane. L’ascesa sul piano economico dei Torlonia venne affiancata da un’ascesa sociale che portò Giovanni ad acquisire vari titoli nobiliari tra cui il titolo di Marchese di Romavecchia e Turrita. Nei primi anni dell’ottocento Giovanni Torlonia incaricò l’architetto...

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Museo Storico dei Vigili del Fuoco

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa     Museo Storico dei Vigili del Fuoco  Via Marmorata 15 Roma (RM) Telefono 06 5746808 http://www.vvfroma.it/museo      Trasferita dalla Scuola Antincendi di Capannelle alla storica Caserma dei Vigili del Fuoco al Testaccio, la raccolta abbraccia un vastissimo arco di tempo, dal III secolo d.C. quando già esistevano le militia vigilum, prime organizzazioni per fronteggiare i pericoli del fuoco, fino ai nostri giorni.Antiche autopompe fanno bella mostra di sé insieme alle attrezzature antincendio, alle uniformi storiche e alle attrezzature più moderno come quelle per gli interventi contro pericoli radioattivi o batteriologici. Presenti anche le ricostruzioni scenografiche dell’incendio nel rione Borgo nell’847 d.C.,nella zona del porto di Ripetta nel 1734 e la scena successiva al bombardamento del quartiere S. Lorenzo (1944). Un piccolo laboratorio permette al visitatore di sperimentare diversi fenomeni di combustione. ATTENZIONE! Il museo è aperto solo nei giorni feriali e previa prenotazione. Per informazioni circa il costo del biglietto contattare il numero 065746808  ...

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Museo di Roma in Trastevere

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 5,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa Museo di Roma in Trastevere  Piazza di Sant’Egidio, 1/b Roma (RM) Telefono 060608 museodiroma.trastevere@comune.roma.it www.museodiromaintrastevere.it Il Museo di Roma in Trastevere ha sede nell’ex monastero di Sant’ Egidio, dove fino alla presa di Roma vissero le carmelitane scalze. Una volta restaurato, nel 1976 l’edificio è divenuto sede del Museo del Folklore e dei poeti romaneschi, dove si conservavano materiali relativi alle tradizioni popolari romane provenienti dal Museo di Roma e dal Gabinetto Comunale delle Stampe. Nel 2000 è stato riaperto al pubblico con la denominazione di Museo di Roma in Trastevere. La nuova ristrutturazione consente un uso più rispondente alle attuali esigenze museografiche, prestandosi in particolar modo all’organizzazione di mostre temporanee soprattutto di fotografia, di spettacoli, convegni e concerti. La collezione permanente del museo mostra gli aspetti salienti della vita popolare romana della fine del Settecento e dell’Ottocento, filtrata attraverso i gusti e i convincimenti degli artisti e dei folkloristi che l’hanno rappresentata. I temi maggiormente presenti nella collezione sono i costumi, le danze popolari, le feste laiche e religiose, i mestieri. In particolare la collezione comprende una raccolta di dipinti, stampe, disegni e acquerelli, tra cui una selezione della famosa serie “Roma sparita”, di Ettore Roesler Franz (Roma 1845 – 1907): un presepe di ambientazione ottocentesca romana; sei rappresentazioni veristiche d’ambiente, meglio conosciute come Le Scene Romane, che riproducono a grandezza naturale aspetti della vita popolare romana dell’ottocento. Fanno parte della collezione del museo i materiali appartenuti al grande poeta Trilussa (Roma 1871 – 1950) donati dopo la sua morte al comune di Roma e in parte esposti nella videoinstallazione denominata la “Stanza di Trilussa”. Le sale delle Scene Romane presso il Museo di Roma in Trastevere sono riaperte al pubblico, “insieme alla collezione di acquerelli di Ettore Roesler Franz”. È possibile prevedere aperture straordinarie del museo per: – Visite didattiche in esclusiva (max 100 persone) – Convegni, presentazioni, conferenze, eventi privati nella sala convegno (max 80 persone) – Iniziative private nel cortile (max 100 persone) Per maggiori informazioni:  eventi.aziendali@zetema.it per eventi aziendali...

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MUST Museo Universitario Scienze della Terra

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa MUST – Museo Universitario di Scienze della Terra Piazzale Aldo Moro, 5 Roma (RM) Telefono 06 49914887 must@uniroma1.it Istituito nel 1804 da Papa Pio VII come Museo di Mineralogia e Storia Naturale presso la vecchia Sapienza, è il più antico dei musei della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali: dalle sue collezioni hanno avuto origine il Museo di Geologia (1864) e il Museo di Paleontologia (1928). Il primo nucleo della raccolta fu costituito con l’acquisto, da parte di Pio VII, della collezione del mineralista veronese Camillo Chierici, composta da minerali di tutta Europa e dell’India. Ad essa Pio IX aggiunse in seguito l’importante e numerosa collezione di Monsignor Lavinio de’ Medici Spada. Nel 1935 il museo fu trasferito nella sua attuale sede. Dopo alterne vicende che videro cedute alcune raccolte e successivamente acquisite delle nuove, oggi la collezione mineralogica conta 30 mila pezzi, tra topazi, smeraldi, pietre preziose e meteoriti. Una segnalazione particolare merita la raccolta vulcanica del...

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Museo Nazionale d’Arte Orientale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 6,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo Nazionale d’Arte Orientale  Via Merulana, 248 Roma (RM) Telefono 06 46974832 mn-ao.direzione@beniculturali.it www.museorientale.beniculturali.it/ Aperto al pubblico nel 1958, il Museo raccoglie importanti collezioni formatesi intorno ad un nucleo iniziale di proprietà dell’IsMEO, oggi IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente).Questo nucleo è formato dai reperti provenienti da missioni archeologiche in Iran, Afghanistan e Pakistan, oltre che da oggetti raccolti in Nepal e Tibet tra il 1928 ed il 1954 e si è arricchito nel corso degli anni grazie agli acquisti effettuati dallo Stato, a donazioni da parte di privati ed Enti, a scambi con vari paesi asiatici e al deposito dei materiali portati alla luce dalle missioni archeologiche italiane. L’esposizione trova spazio in quello che fu, tra la fine del 1800 e il primo ventennio del 1900, l’appartamento dei Principi Brancaccio, del quale si possono apprezzare le decorazioni di gusto eclettico. Il Museo è stato istituito nel 1957 con Decreto del Presidente della Repubblica, ed è stato aperto al pubblico nel 1958. Il 31 maggio 2005 è stato intitolato a Giuseppe Tucci (1894-1984), uno fra i massimi orientalisti del Novecento, che ne promosse la fondazione. Nel suo complesso l’esposizione comprende quindici sale dedicate a Vicino e Medio Oriente, Archeologia e Arte del Mondo Islamico, Gandhara, Tibet e Nepal, India, Cina e Giappone, Corea. Il Museo dispone inoltre di una Biblioteca, di un proprio Archivio fotografico, di un Laboratorio di Restauro, di un Servizio di Bioarcheologia. L’Archivio delle Collezioni Orientali in Italia possiede una ricca documentazione fotografica e numerose schede di...

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Museo Nazionale Romano – Crypta Balbi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 7,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Museo Nazionale Romano – Crypta Balbi  Via delle Botteghe Oscure, 31 Roma (RM) Tel. 0039 06 39967700 – Fax +39 06 39967400   L’allestimento studiato e i percorsi di visita previsti consentono di percepire l’articolazione degli antichi edifici e le vie di comunicazioni originarie, in un’area che ha avuto una sostanziale continuità di vita dall’epoca romana ai giorni nostri. Lo scavo archeologico integrale e il progetto di recupero di tale importante complesso,che può ritenersi uno dei più riusciti progetti di archeologia urbana, è stato condotto per venti anni circa a partire dagli anni ‘80, ed ha consentito di comprendere le varie fasi edilizie dell’area. In epoca romana l’area era occupata da un vasto cortile porticato annesso al teatro di Balbo eretto nel 13 a.C., poi trasformato e adattato nelle epoche successive, soprattutto medievale e rinascimentale con l’insediamento del Monastero di Santa Maria Domine Rose sorto nell’VIII secolo, le case dei mercanti costruite dopo il Mille a ridosso del muro della Crypta, il Conservatorio di Santa Caterina dei Funari edificato nel XVI secolo. Al pianoterra sono esposte le trasformazioni di questo settore del centro storico così come documentate dallo scavo; in particolare al piano terra e al primo piano è illustrata la cultura cittadina a Roma tra V e X secolo attraverso l’esposizione di materiali che documentano le attività produttive e artigianali dell’epoca, quali manufatti provenienti dal deposito di VII secolo della Crypta che ha restituito una ingente quantità di vasellame da mensa, da cucina e da trasporto; oltre i reperti dello scavo della Crypta sono visibili altri contesti importanti provenienti da scavi urbani recenti e da collezioni storiche, in particolare i materiali dei Fori, del Colle Oppio, del Celio. Dalle raccolte storiche provengono materiali numismatici (collezione Gnecchi e Vittorio Emanuele...

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Galleria Nazionale d’Arte Antica

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 12 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Galleria Nazionale d’Arte Antica  Palazzo Barberini Via delle Quattro Fontane Roma (RM) Tel. 06 4824184 – Fax 06 4880560 gan-aar@beniculturali.it https://www.barberinicorsini.org/ I Barberini avevano già cominciato ad alienare le loro collezioni nel Settecento con le vendite dell’ultima discendente, Cornelia Costanza, sposata a Giulio Cesare Colonna di Sciarra. Le liti ereditarie dei figli che si dovettero dividere le primogeniture Colonna e Barberini, portarono ad una divisione delle collezioni fra i due rami della famiglia, con un accordo stipulato a Parigi nel 1811. Solo nel 1934 si arrivò alla definitiva dispersione delle collezioni, con l’avallo dello Stato, che, con una specifica legge, permise la vendita delle opere fidecommissarie in cambio di un piccolo nucleo in proprietà, rinunciando alla tutela di una delle più importanti collezioni fidecommissarie romane. Nel 1984 si arrivò ad una migliore definizione dell’ordinamento riportandolo nella sua sede storica originaria la collezione Corsini, e portando tutte le opere di provenienza da acquisti o da collezioni prive della loro sede storica nel palazzo Barberini. L’intento era di creare in questa sede, quando fosse stato possibile, una Galleria Nazionale nel vero senso del termine, ordinata cronologicamente ma con lapossibilità di inserire nel percorso acquisti e integrazioni, differente quindi come concezione dalla struttura definita dalle collezioni storiche del panorama romano, viceversa di impianto molto più vicino ai grandi musei stranieri e dotata come questi di tutti i più moderni servizi. Nel complesso la collezione è ricchissima di capolavori, soprattutto dei secoli XVI e XVII. Non è rappresentato in modo completo il secolo XV, dove però spicca il fondamentale dipinto di Filippo Lippi con la Madonna in trono con Bambino, datato 1437, in deposito da Corneto Tarquinia. Più consistenti le collezioni del XVI secolo, fra le quali spicca per notorietà la Fornarina di Raffaello, oltre a dipinti di Andrea del Sarto, del Beccafumi, del Sodoma, del Bronzino, ad opere del Lotto, del Tintoretto, di Tiziano ed El Greco, fino ad opere bolognesi, per arrivare alla fine del secolo con la splendida Giuditta che taglia la testa ad Oloferne del Caravaggio e al grande Seicento con opere di Reni, Domenichino, Guercino, Lanfranco, Bernini, Poussin, Pietro da Cortona, Gaulli, Maratta. Molto ben rappresentata è anche la pittura del Settecento. Si articola in nuclei per scuole che danno un panorama completo e molto omogeneo per qualità, della pittura italiana del periodo, con in più un raro nucleo di dipinti francesi del...

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Museo delle Civiltà

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: 10 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Museo Delle Civiltà Piazza Guglielmo Marconi, 14, Roma (RM) Tel.+39 06 549521- Fax 06 54952310 http://www.museocivilta.beniculturali.it/ Nel corso del 2016 una sequenza di tre decreti del Ministro Dario Franceschini istituiscono il Museo delle Civiltà, istituto dotato di autonomia speciale del Ministero per i beni e le attività culturali. Questo museo riunisce in se altri quattro grandi musei nazionali che avevano in passato avuto difficoltà a restare aperti per una serie di problemi: la assenza di una logica rete, ma anche i tagli economici, una grave carenza di personale e difficoltà nella loro promozione. I musei che si inseriscono in questa nuova istituzione sono: il museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, il museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”, il museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, e il museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”. Il Museo delle Civiltà si inserisci nella visione in cui il centro è l’uomo e le sue culture. Valorizza così i patrimoni, testimonianze, idee, che ci aiutano a conoscerci meglio come popolo. La sede Il museo si trova nel quartiere dell’EUR a piazza Guglielmo Marconi. L’esedra della piazza ospita le collezioni preistoriche, etnografiche extraeuropee, orientali e medievali nel “Palazzo delle Scienze” e le collezioni di arte e tradizioni popolari nel limitrofo “Palazzo delle Tradizioni”. L’intero complesso fu elaborato dagli architetti Luigi Brusa, Gino Cancellotti, Eugenio Montuori, Alfredo Scalpelli, coordinati da Marcello Piacentini, per il progetto urbanistico-architettonico dell’Esposizione Universale Romana del 1942. #IOVADOALMUSEO All’interno della iniziativa promossa dal Mibac il Museo della Civiltà ha stabilito l’ingresso gratuito tutti i venerdì dalle 16.30 alle 18.30, tranne il periodo che va dal 22 giugno al 20 settembre. Durante l’apertura gratuita si potrà assistere anche a degli eventi che trovate qui. Anche le prime domeniche del mese da ottobre a marzo l’ingresso al museo sarà gratuito. Informazione biglietto e orari Martedì-Domenica 8:00-19:00 Lunedì chiuso La biglietteria chiude mezz’ora prima Biglietto di ingresso: 10 € / ridotto 2...

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Piazza San Pietro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Piazza San Pietro Inserita a margine del centro storico di Roma, Piazza San Pietro è compresa nella Città del Vaticano, e delimitata dal confine con lo Stato italiano; attraverso il rione Borgo che giace a est, i principali accessi sono da via di Porta Angelica o da via della Conciliazione. La celeberrima piazza, notevole esempio di architettura ed urbanistica barocca, è dedicata all’ omonimo santo ed è quotidiano punto d’incontro per migliaia di fedeli cattolici provenienti da tutto il mondo. Lo spazio della piazza è formata da due parti: la prima a forma di trapezio rovescio il cui lato maggiore corrisponde alla facciata con specifiche motivazioni prospettiche; la seconda, più grande, di forma ovale con l’obelisco Vaticano al centro. I due grandi spazi sono unificati da un imponente colonnato architravato. Nella situazione attuale, davanti alla piazza vera e propria troviamo un altro spazio che funge da vestibolo (Piazza Rusticucci, oggi piazza Pio XII) e su cui sbocca in asse, la novecentesca Via della Conciliazione. Essa è la piazza più vicina, in un certo senso, al cuore del cattolicesimo; il grande colonnato ovale è sempre stato considerato la figura di due grandi braccia che avvolgono maternamente i fedeli. I visitatori della basilica di San Pietro, siano pellegrini con devozione o siano turisti con interesse culturale, da tutto il mondo e di tutte le razze e le lingue, qui cominciano sempre dall’ ammirare e godere l’ampiezza e l’armonia dello spazio e delle forme, lo slancio dell’obelisco fiorito di mille leggende, lo scroscio delle due copiose fontane, avvolti dal cielo di Roma che è bello sempre, e non solo quando è bello come quello di Lombardia (diceva Manzoni). Data la sempre maggiore affluenza, la piazza è diventata (almeno nella bella stagione) la sede abituale di grandi cerimonie liturgiche presiedute dal papa, come le canonizzazioni, il corteo di insediamento dei pontefici neo-eletti, ma anche le esequie del papa, come avvenne nel 2005 per Giovanni Paolo II, di fronte ad una numerosa folla. È diventato abituale l’appuntamento dell’Angelus Domini, la domenica alle 12.00, quando il papa si affaccia dalla finestra del suo studio, saluta la folla radunata, fa un breve discorso, recita la preghiera dell’Angelus ed impartisce la benedizione. Il colonnato a quattro file di colonne, realizzato per Alessandro VII nel 1656-67, è concepito in modo che, visto dai fuochi dell’ellisse – indicati, sul selciato, da una pietra circolare circondata da un anello di marmo, appare composto da una sola fila di...

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Piazza di Pietra

Piazza di Pietra Piazza di Pietra, nei pressi del Pantheon, viene chiamata così a seguito di una caratteristica origine popolare. Il nome faceva riferimento all’aspetto cupo, pietroso, che l’ambiente aveva assunto nel medioevo con il tempio di Adriano ridotto a fortezza, probabilmente dalla nobile famiglia romana dei Colonna. In ogni caso la tradizione popolare, che aveva assegnato alla Piazza quel toponimo, fu testimoniata dal contemporaneo trasferimento del mercato dalla Rotonda a Piazza di Pietra. Nove casini realizzati proprio in pietra e baracche per la vendita del pesce e del pane che per un secolo tennero banco a fronte del tempio. Certo, quello che l’ha fatta sempre da padrone nella piazza, al di là del toponimo, è proprio il tempio che l’imperatore Antonino Pio costruì nel 145 d. c. a memoria del padre Adriano, esaltato come un dio, caratterizzato da 13 colonne scanalate in marmo bianco, undici delle quali sono ancora in piedi. Nel 1695 l’architetto Carlo Fontana e suo figlio Francesco iniziarono la trasformazione del tempo per farlo diventare la sede della Dogana delle Merci di Terra; dopo un’ulteriore trasformazione ad opera di Virginio Vespignani, datata 1879, il tempio divenne la sede della Camera di Commercio e della Borsa Valori. Altra “perla” della piazza è lo splendido Palazzo Ferrini, progettato da Onorio Longhi all’inizio del XVII secolo. Il nome dei suoi primi proprietari, ovverosia la famiglia Ferrini, è scritto sull’elegante loggia, mentre l’iscrizione IOSEPH CINI sul portale si riferisce al conte Giuseppe Cini che possedette il palazzo nel XIX secolo. Oggi Piazza di Pietra è tutt’altro che cupa. I piccoli locali di fronte al Tempio, la numerosa folla di persone sia di giorno che di notte e l’illuminazione della piazza ci danno sicuramente una sensazione di calore e...

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Fontana dell’Acqua Paola

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dell’Acqua Paola  Via Garibaldi 30 Roma (RM) Forse in pochi la conoscono con il nome di Acqua Paola, dato che sul colle Gianicolo, la fontana è nota a tutti come il “Fontanone”. La Fontana  dell’Acqua Paola fu collocata al termine dell’acquedotto attivato da Paolo V Borghese (da cui prende il nome) per fornire approvvigionamento idrico al rione Trastevere che fino ad allora aveva dovuto accontentarsi quasi soltanto dei pozzi e dell’acqua del fiume. In effetti l’acquedotto Paolo era l’originario acquedotto di Traiano ripristinato nel Rinascimento. L’acqua veniva portata dal Lago di Bracciano e nell’antichità era servita a mettere in movimento i mulini di Roma. Un braccio dell’acquedotto venne distaccato per portare acqua al Vaticano e alle fontane dei giardini e a quelle di Piazza San Pietro. La bella fontana fu costruita da Flaminio Ponzio in collaborazione con Giovanni Fontana tra il 1610 e il 1612. La facciata monumentale, animata da angeli, mostri e draghi, è costituita da cinque archi e sei colonne in granito, delle quali quattro provengono dalla facciata dell’antica basilica di San Pietro. Altri marmi furono presi dal tempio di Minerva nel foro di Nerva. Il suo vastissimo bacino è opera di Carlo Fontana. Il piazzale che offre una visuale meravigliosa della fontana e uno splendido scorcio su Roma non esisteva ai tempi di Paolo V, quando la fontana era sull’orlo scosceso del Gianicolo. Fu Alessandro VIII Ottoboni ad aumentare la portata dell’acquedotto creando il piazzale mediante lavori di terrazzamento. Nell’orto retrostante ebbe sede dall’epoca di Alessandro VII il “Giardino dei Semplici” o Orto Botanico che nel 1820 venne trasferito nel giardino di Palazzo Salviati ai piedi del Gianicolo per ordine di Pio...

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Fontana di Trevi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Trevi Piazza di Trevi Roma (RM)   La storia di Fontana di Trevi inizia, in un certo senso, ai tempi dell’imperatore Augusto, quando il genero Agrippa fece arrivare l’acqua corrente fino al Pantheon ed alle sue terme grazie alla costruzione dell’acquedotto Vergine (che si può ammirare anche a Piazza del Popolo). Leggendaria è l’origine del nome Vergine che, secondo Frontino, sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (in latino virgo) che indicò il luogo delle sorgenti ai soldati che ne andavano in cerca. In quella che sarà poi l’odierna piazza di Trevi, Agrippa alzò una mostra consistente in un alto muraglione, cui erano addossate tre vasche di raccolta. La fontana restò così fino al 1453, quando Niccolò V diede incarico a Leon Battista Alberti di restaurare la fonte: in questa occasione furono tolte le tre vasche e sostituite con un unico vascone. Ma la fontana iniziò a prender corpo con Urbano VIII, il quale, volendone fare una grandiosa, incaricò del progetto il Bernini. Urbano VIII e Bernini morirono senza che la fontana fosse stata ultimata: in quel periodo era soltanto un grosso lavatore con un vascone dinanzi. Tocca a Papa Clemente XII Corsini (1730 – 1740), nel 1731, il compito di riprendere in mano le sorti della piazza e della fontana: bandisce un importante concorso per la costruzione di una grande mostra d’acqua che occupi l’intera facciata del palazzo Poli. Il bando viene vinto da Nicolò Salvi, che inizia la costruzione della fontana nel 1732, impostando l’opera secondo un progetto che raccorda influenze barocche e ancor più berniniane al nuovo monumentalismo classicista che caratterizzerà tutto il pontificato di Clemente XII. Egli riprende l’idea di fondo di Urbano VIII e di Bernini, ovvero l’idea di narrare, tramite architettura e scultura insieme, la storia dell’Acqua Vergine. Il prospetto di Fontana di Trevi ha nel mezzo un arco trionfale formato da un ordine di quattro colonne corinzie sormontate da un grandioso attico, a sua volta sovrastato dallo stemma di Clemente XII. Lo stemma, scolpito in marmo, è coronato da una balaustra con quattro statue che simboleggiano le quattro stagioni. Nel fronte dell’architrave è l’iscrizione: “CLEMENS XII PONT. MAX. / AQUAM VIRGINEM / COPIA ET SALUBRITATE COMMENDATAM / CULTU MAGNIFICO ORNAVIT / ANNO DOMINI MDCCXXXV PONT. VI”. Al centro di una base rocciosa ricca di scogli e di figure dello scultore Maini, si erge imponente la statua di “Oceano” sopra un carro a conchiglione trainato da due cavalli marini,...

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Sant’Agnese in Agone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Sant’Agnese in Agone  Piazza Navona Roma (RM) Telefono 06 68192134     La chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma viene costruita a Piazza Navona nel XVII secolo su progetto iniziale di Carlo Rainaldi, ma con il decisivo intervento, fra il 1653 ed il 1657 d.C, di Francesco Borromini. Papa Innocenzo X Pamphili, che ha il suo monumento funebre all’interno di questa stessa basilica, decide di procedere ad un riassetto urbanistico dell’area e far costruire la chiesa di Sant’Agnese in Agone quasi come una cappella privata annessa alla residenza di famiglia che le sorge a lato. Lo stretto rapporto che intercorre fra la chiesa e il palazzo Pamphili è ancora testimoniato da un’apertura nel tamburo della cupola che permetteva al pontefice di assistere alle celebrazioni direttamente dal suo appartamento. L’impianto a croce greca, nato sul luogo del martirio dell’omonima santa, che l’agiografia vuole miracolosamente ricoperta dai propri capelli dopo essere stata esposta nuda alla gogna, nasconde negli attuali sotterranei un oratorio medioevale ed alcune rovine dell’antico Stadio di Domiziano. Nel breve periodo in cui fu chiamato a sostituire Carlo Rainaldi alla direzione dei lavori, Francesco Borromini modifica il prospetto della facciata utilizzando dei volumi concavi per esaltare lo slancio della cupola incorniciata fra due campanili gemelli. La basilica, decorata da marmi pregiati e da un uso esteso di stucchi dorati, annovera anche l’uso di materiali sottratti ad altri edifici religiosi come nel caso delle colonne nelle cappelle della crociera provenienti da San Giovanni in Laterano o le campane sottratte alla Cattedrale di Castro nel Viterbese. Curiosità: Si  dice che la Statua di Sant’Agnese, collocata sulla facciata, voglia rassicurare la Fontana dei Quattro Fiumi circa la stabilità della chiesa....

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