Basilica di Santa Maria Maggiore

 

Basilica di Santa Maria Maggiore

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Basilica di Santa Maria Maggiore

La Basilica di Santa Maria Maggiore è la più importante delle chiese romane dedicate alla Madonna, sorge alla sommità del Cispio (la più alta delle tre propaggini che formano il colle Esquilino) sui resti di un complesso fondato in età augustea e successivamente ampliato e decorato con affreschi. La chiesa originaria – a tre navate, senza transetto e con nartece – fu fondata, tra il 432 ed il 440, da Sisto III dopo il Concilio di Efeso, che nel 431 aveva sancito il dogma della maternità divina di Maria. La tradizione che vuole la chiesa fondata da papa Liberio nel luogo di una miracolosa nevicata avvenuta il 5 agosto 356 – tradizione da cui derivano i nomi di Basilica Liberiana e di S. Maria ad Nives usati in passato – è da ritenersi leggendaria. Tra il 1145 ed il 1153 Eugenio III ricostruì il nartece, riducendolo a portico, e mise in opera il pavimento cosmatesco. Sotto il pontificato di Niccolò IV (1288-1292) venne eretta una nuova abside più arretrata creando così il transetto decorato da pitture. La decorazione a mosaico del nuovo catino venne affidata a Jacopo Torriti.

 

Alla seconda metà del XIV secolo risale la costruzione del campanile, completato poi dal cardinale Eugenio d’Estouteville, arciprete della basilica dal 1445 al 1484, cui si devono pure la copertura a volta delle navate laterali e la costruzione della cappella di San Michele. Alla fine del ‘400 papa Alessandro VI Borgia rivestì con l’attuale, ricchissimo, cassettonato il soffitto della navata centrale. Profonde trasformazioni della basilica, che fino ad allora aveva conservato il suo aspetto sostanzialmente medievale, furono avviate tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo da Sisto V e da Paolo V, che eressero le due grandi cappelle laterali, dette appunto Sistina e Paolina, e il palazzo a destra della facciata. Tra il 1670 ed il 1676 Carlo Rainaldi ridisegnò l’abside nelle forme attuali. Gli ultimi grandi interventi, che conferirono alla basilica l’aspetto con cui la ammiriamo oggi, si devono all’estro di Ferdinando Fuga, l’architetto fiorentino che nella prima metà del XVIII secolo completò il palazzo a sinistra della facciata e ricostruì quest’ultima creando uno dei migliori esempi conosciuti del cosiddetto barocchetto romano. La facciata settecentesca si sovrappone alla più antica, di cui conserva, inserita nella loggia dellebenedizioni accessibile da una scala sotto al porticato, l’originaledecorazione musiva. I mosaici furono eseguiti da Filippo Rosuti alla fine delXIII secolo e raffigurano, nel registro superiore, Cristo benedicente tra i simboli degli Evangelisti, la Vergine, angeli e Santi. Nel registro inferiore sono rappresentati episodi della vita di papa Liberio. L’interno della basilica ha conservato – unica tra le basiliche patriarcali – un aspetto ancora vicino a quello originale: un grandioso impianto a tre navate, divise da antiche colonne di reimpiego, terminante nell’abside preceduta dall’arco trionfale. Sui muri della navata centrale, al di sopra della trabeazione, sono visibili riquadri a mosaico risalenti al V secolo. Il soffitto è del tempo di Alessandro VI Borgia (1492-1503) e secondo la tradizione venne dorato col primo carico di oro americano, dono di Isabella di Spagna.

 

Mosaici all' interno della Basilica di Santa Maria Maggiore
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Mosaici all’ interno della Basilica di Santa Maria Maggiore

Le Storie della Vergine tra i finestroni risalgono alla fine del ‘500. L’arco di trionfo è decorato da mosaici con Storie dell’infanzia di Gesù del periodo di Sisto III. Nel catino absidale, bellissimo mosaico eseguito, e firmato, da Iacopo Torriti alla fine del XIII secolo. L’opera raffigura l’Incoronazione di Maria tra i committenti Niccolò IV e Giacomo Colonna e Santi; al di sotto bassorilievi marmorei di Mino del Reame (1474 ca) già nel ciborio dell’altare papale. Nel transetto sono visibili tondi affrescati con figure di Profeti, riportati in luce nel 1931, variamente attribuiti al Cavallini, a Cimabue o al giovane Giotto. Dalla navata destra si può accedere al battistero – progettato da Flaminio Ponzio nel 1605 e decorato dal Passignano – e da questo alla Sagrestia, a destra, e alla Cappella di San Michele, quest’ultima con lacerti di affreschi per i quali è stato recentemente proposto il nome di Piero della Francesca. Tornati nella navata destra s’incontra prima la Cappella delle Reliquie e quindi la grande Cappella Sistina, voluta da Sisto V Peretti (1585-1590) che ne affidò la realizzazione a Domenico Fontana (1584-1587). Completamente affrescata da artisti del tardo manierismo romano diretti da Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, la cappella incorpora l’antico Oratorio del Presepio, qui sistemato dal Fontana e accessibile da una scala. La decorazione scultorea del sacello si deve, in parte, ad Arnolfo di Cambio. All’esterno della cappella, sul pavimento, c’è la semplice lastra tombale della famiglia Bernini, sotto la quale venne sepolto anche Gian Lorenzo. Simmetrica alla Cappella Sistina, e parimenti sfarzosa, nella navata sinistra si apre la Cappella Paolina, progettata per Paolo V Borghese (1605-1621) da Flaminio Ponzio. Rispetto alla Sistina la cappella Paolina presenta una superiore qualità della decorazione pittorica, a cui presero parte il Cavalier d’Arpino e Guido Reni. A destra dell’altare si accede alla sagrestia della cappella e da questa ad un altro ambiente, in cui si conservano una Madonna col Bambino del Beccafumi e una Salita al Calvario di Antonio Bazzi detto il Sodoma. Nei sotterranei della Cappella Paolina sono sepolti alcuni membri della famiglia Borghese, tra cui Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone I. Proseguendo, nella navata sinistra si segnala la scenografica Cappella Sforza, a pianta ellittica, eretta da Tiberio Calcagni e Giacomo della Porta, tra il 1564 e il 1573, su disegno di Michelangelo.

Author: Turismo Roma

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