Cloaca Massima

Cloaca Massima: Storia

Cloaca Massima
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Antico sbocco della Cloaca Massima presso il ponte rotto

La Cloaca Massima, definita così dal suo nome latino Cloaca Maxima il cui significato è “la fogna più grande”, fu costruita alla fine del VI secolo a.C. al tempo degli ultimi re di Roma anche se ufficialmente fu   Tarquinio Prisco a iniziarne la costruzione.

La Cloaca Massima fu realizzata con le tecniche ingegneristiche apprese dagli etruschi degli archi a volta che rendevano le strutture più solide e in grado di durare nel tempo. Fu costruita soprattutto per risanare dalle acque dei fiumiciattoli e dalle paludi che si venivano a formare con le inondazioni del Tevere le aree del Foro Romano, della Subura e del Circo Massimo alla quale si aggiunsero poi i canali che venivano dal Velabro: divenne così il più grande canale di acque bianche e nere della città. Nell’Ottocento fu collegata alla rete fognaria urbana integrandosi nel sistema fognario contemporaneo.

Tito Livio scrisse tempo dopo la sua costruzione che era scavata nel sottosuolo della città, da altre notizie invece e dal percorso seguito si ritiene che in origine si trattasse per lo più di un canale a cielo aperto di  raccolta delle acque dei corsi d’acqua naturali che le riversava nel fiume Tevere. Il canale, comunque già situato nel sottosuolo, in seguito venne ricoperto per far ampliare il centro cittadino.

Cloaca Massima: i Resti

La parte che si può percorrere ancora oggi inizia appena fuori il Foro di Nerva (Via Cavour), con un’altezza di circa 3 metri e con il pavimento a circa 12 metri al di sotto della strada moderna. Un primo tratto in tufo rosso dell’Aniene è forse  di età augustea, mentre la sezione al di sotto del Foro di Nerva ha pareti in cementizio e volta in blocchi di peperino, il cui estradosso è in parte ancora visibile nell’area archeologica.

La parte successiva che traversa diagonalmente il Foro di Nerva, non più accessibile, in travertino e tufo dell’Aniene, di cui resta visibile solo il tratto sotto la Basilica Emilia.

Sotto il Foro Romano, il condotto si divide in due gallerie parallele, è costruito in opera incerta e in opera reticolata ed è databile alla tarda età repubblicana. Il settore sotto la Basilica Giulia, contemporaneo alla costruzione di questo edificio, ha una volta in tufo dell’Aniene.

Il percorso continua lungo il Vicus Tuscus passando attraverso il Velabro: in questo punto un condotto in cementizio del I secolo d.C. sostituisce con il percorso più antico sbarrato, coperto con lastre di cappellaccio disposte a cappuccina, risalente al IV secolo a.C. Un altro punto in cui si può accedere si trova nell’antico Foro Boario, in corrispondenza del cosiddetto Arco di Giano quadrifronte.

È tuttora visibile, presso i resti del Ponte Rotto, vicino al Ponte Palatino, l’antico sbocco della Cloaca Massima, costituita da un arco a triplice ghiera di conci in pietra gabina.

Curiosità: Nel Foro Romano vi dedicato alla dea Cloacina, “Venere Cloacina“, un piccolo sacello circolare sorto nel punto in cui il condotto entrava nel Foro Romano che veniva adorata dai romani come la dea della Cloaca Massima e dell’intero sistema fognario.

 

 

 

Author: Turismo Roma

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