I Sampietrini di Roma

I Sampietrini di Roma

I sampietrini (detti anche anche sanpietrini) sono i più piccoli testimoni della monumentalità di Roma. Detti alla romana i “serci” che tradotto all’italiana starebbe per selci. Quasi tutti sanno che i sampietrini sono blocchetti di pietra, tagliati a forma di piramide tronca (come un cubetto) usati per la pavimentazione delle strade di Roma dal XVI secolo. Noti con il nome  ”sampietrini” perché divennero simboli emblematici di Piazza San Pietro, con una caratteristica pavimentazione decorativa, i cubetti sono stati ritagliati dall’ antico basolato che si può ancora vedere a lastre su alcune delle vie consolari. Squadrato di 12 cm con una base molto rastremata, non è più alto di 17 cm e pesa oltre 3 chili. I sampietrini furono messi in opera per ottenere un selciato uniforme e compatto, in grado di essere levigato dall’attrito soprattutto dei carri e venne usato in maniera radicale dal Papa Sisto V nella grande sistemazione da lui compiuta tra il 1585 e il 159, tanto che arrivò a selciare ben 120 strade. E ci fu anche chi scrisse un manuale su questa tecnica di pavimentazione “Il discorso sul mattonato e selciato di Roma”, autore Guido Blado Foglietta. Sulla sua scia nel Seicento i sampietrini vennero utilizzati in tutta la città; la diffusione delle carrozze, con l’attrito logorante delle ruote, ne determinò il trionfo con una messa in opera che generò un vero e proprio artigianato.

I "serciaroli" a lavoro per una pavimentazione di Sampietrini
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I “serciaroli” a lavoro per una pavimentazione di Sampietrini

Nacque così l’arte dei “serciaroli”, artigiani dal grosso fisico, armati di “un martellone di legno, mazzapicchio, detto pilone” e diventato in romanesco il “mazzabecco”. I serciaroli venivano perlopiù dalla provincia dell’ Aquila e lavoravano a Roma da giugno a ottobre. Tra loro si chiamavano con un soprannome romanesco, in riferimento al loro aspetto: Asso de coppe, Tripicchia, er Gallo, Mandrella, er Vaccaretto. Quest’ultimo, il più famoso, è rimasto nella storia per la sua capacità di allineare sul suolo di una strada anche 6000 selci in un giorno, così da coprire 60 metri quadri. I sampietrini sono arrivati ai giorni nostri resistendo per quanto possibile al banale asflato, preferito oggi perché più velocemente lavorato e più facilmente riparabile. A testimonianza della bellezza artigianale della pavimentazione con il sampietrino resta straordinaria quella di Piazza del Campidoglio, realizzata nel 1940 dall’ ingegner Silvio Sensi. E così è stato anche per Piazza Navona e Piazza del Quirinale. Un artigianato che è un’immagine di Roma, tanto che il “sercio” ha finito per entrare nella tradizione di un modo di dire, offrendo un’immagine poetica della città “Allustra li serci” che vale per: camminare oziosamente, andare serenamente a zonzo.

Fonte: “Alla scoperta di Roma” di Claudio Rendina

Author: Turismo Roma

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