Lupanari Romani

La Storia dei Lupanari Romani

Nell’ antica Roma la prostituzione, come lo sfruttamento, erano considerati atti legali. Chi si occupava delle ragazze era direttamente lo Stato, che regolarizzava il “lavoro” attraverso una tassazione, l’obbligo di iscrizione ad un registro (anche con nome fittizio o d’arte) ed il vincolo di praticare la professione nelle ore notturne e non di giorno. I luoghi operativi, i postriboli, erano chiamati “Lupanari”, dal nome “Lupa” famosa levatrice di Romolo e Remo chiamata così per le sue libere manifestazioni amorose.

Diverse zone preposte alla prostituzione rappresentavano veri e propri quartieri a lui rosse, si dice che molti lupanari erano nella zona del Celio accanto alle caserme degli equites singulares, corpo militare dell’impero romano. L’alta frequentazione avveniva anche in seguito ai prezzi bassi che le prostitute chiedevano e nella cultura maschile degli antichi romani, il frequentare un lupanare era comunque una tappa obbligatoria a cui tutti i ragazzi dovevano sottostare attraverso un rito di iniziazione, segno di virilità.

Un banchetto organizzato dall'Imperatore Eliogabalo
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Un banchetto organizzato dall’Imperatore Eliogabalo

Dagli scavi di Pompei gli archeologi hanno trovato rappresentazioni pittoriche e vere stanze che rappresentavano i postriboli. I luoghi adibiti al sesso, stanze di pietra senza finestre, erano ambienti poco confortevoli con scarse condizioni igieniche. Le donne che svolgevano il lavoro nei lupanari, non sempre, erano provenienti da un basso ceto sociale. E’ risaputa la storia di Messalina, moglie dell’Imperatore Claudio. Conosciuta come una donna spavalda e senza scrupoli che a 12 anni era già una delle donne più desiderate di Roma per la sua bellezza. Si racconta tutt’ora che la moglie dell’imperatore fosse una delle ragazze più appetibili del bordello dove lavorava.

In realtà il caso Messalina non era l’unico dato che, negli ambienti aristocratici della Roma imperiale, era molto diffusa la pratica di organizzare dei bordelli in ambienti raffinati gestiti dalle matrone. Qui era “legale” l’omosessualità e il trasgressivo, considerate come pratiche del tutto naturali. Inottemperanti erano gli imperatori stessi, come Caligola ed Eliogabalo, sorpresi ad andare in giro con occhi truccati e gioielli femminili. D’altronde se comportamenti del genere oggi fanno gridare allo scandalo per gli antichi romani l’ostentazione del sesso e la libertà di praticarlo era del tutto normale tanto che era posto sotto la protezione di due divinità: Venere e Priaopo.

Fonte: Adriano Angelini “101 Cose da Fare a Roma”

Author: Turismo Roma

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