ALL ROUTES LEAD TO ROME – DAL 16 NOVEMBRE

 “All Routes lead to Rome Tutti gli Itinerari portano a Roma”. Terzo appuntamento per l’Evento Ufficiale dell’Anno Europeo del Patrimonio Roma 16 – 25 novembre   “All Routes lead to Rome – Tutti gli Itinerari portano a Roma” torna, dopo due precedenti edizioni, con un altro imperdibile appuntamento come Evento Ufficiale dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018. Anche quest’anno All Routes lead to Rome propone 10 giornate di esperienze, a partire dal 16 novembre, dove il tema principale è il viaggio in tutte le sue forme. La mobilità dolce (a piedi, in bicicletta, a cavallo, in barca a vela e con altre modalità lente e naturali) consente di attraversare i luoghi con leggerezza e, al tempo stesso, in profondità: con il desiderio di non produrre impatti negativi sul territorio ma, al contrario, di entrare in contatto con la comunità locale, con i suoi riti, con le sue usanze, con i suoi costumi, per vivere esperienze realmente immersive, in grado di trasformare la vita. “All Routes Lead to Rome” nasce per proporre una prospettiva intimamente connessa alla necessità di un riposizionamento strategico dell’heritage nazionale, nel convincimento che l’approccio debole con cui il nostro Paese affronta la gestione dei patrimoni storici, artistici e archeologici debba essere affrontato come priorità nazionale. E che gli Itinerari culturali, le Rotte, i Cammini e le Ciclovie – spesso tracciati lungo antiche Vie di storia, di cultura e di pellegrinaggio – possano essere strumenti narrativi per aumentare lo storytelling e la narrazione complessiva, per indagare e promuovere modelli innovativi di integrazione dei beni culturali e gestione, aumentando la notorietà, l’accessibilità e la fruizione degli immensi patrimoni diffusi anche fuori dai circuiti turistici consolidati. Il Meeting annuale si presta come piattaforma condivisa per ridisegnare mappe, percorsi, traiettorie e circuiti, con l’auspicio di offrire un contributo concreto a sostegno della “Economia della Bellezza”. Quest’anno si celebra l’importanza della Via Appia Antica – Regina Viarum e della Board nazionale degli Itinerari che riunisce oltre 50 Itinerari di storia, di cultura e di pellegrinaggio, proponendoli come asset imprescindibili della promozione dell’immenso patrimonio culturale italiano, attraverso una nuova narrazione e modelli innovativi di fruizione. Seminari e incontri sono dedicati quindi anche alle Ciclovie, con particolare riguardo alle direttrici europee e nazionali che il Governo ha inteso inserire tra le infrastrutture strategiche per lo sviluppo dei prossimi anni, alle Case Cantoniere dell’ANAS, alle ferrovie dimenticate e alle stazioni impresenziate, intese come strutture funzionali, da restituire a possibili scenari di sviluppo. Su tutto, il Meeting intende celebrare l’Italia “minore“, quella meno nota e dunque più lontana dai flussi turistici internazionali: le aree interne del Paese con particolare riguardo all’Appennino – immensa riserva di valore per gli Italiani di oggi e di domani – e il Mezzogiorno. I prestigiosi patrocini e la partecipazione diretta di Enti, Istituzioni e operatori qualificati rende l’iniziativa di particolare ampiezza e rilevanza. Appuntamento quest’oggi al Campidoglio per presentare...

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NEROMA NOIR FESTIVAL! 11 – 14 OTTOBRE A ROMA

NEROMA Poche ore all’evento più Noir del 2018 La prima edizione del Festival del Noir Giallo Thriller a Roma 11-14 OTTOBRE 2018   La Pro Loco di Roma è lieta di annunciare il programma ufficiale di NEROMA: la Prima Edizione del Festival del Noir Giallo e Thriller, a Roma. Un festival di tre giorni, promosso e organizzato dalla Pro Loco di Roma, da Lucia Rosi e Mauro Abbondanza, rispettivamente Presidente e Direttore della Comunicazione Pro Loco Roma, insieme a Simona Teodori, Responsabile Dipartimento Cultura Pro Loco Roma, Fabio Mundadori, Direttore Artistico Neroma e Giorgio La Porta, Capo Ufficio Stampa. “Aspettando Neroma“: sarà la storica Barbara Frale ad aprire le danze giovedì 11 ottobre preparandoci all’evento che inizierà venerdì 12 ottobre, con il taglio del nastro alle ore 18:00. Un programma ricco di appuntamenti con tantissimi autori che renderanno NERO il vostro weekend.. vi trasporteranno in un vortice di fascino e mistero… saranno giorni intensi di incontri con autori, sceneggiatori e professionisti del settore. All’evento, che si terrà presso la sede della Pro Loco di Roma, interverranno, tra gli altri, gli scrittori: Paola Barbato, Francesca Bertuzzi, Maurizio De Giovanni, Luigi Romolo Carrino, Piera Carlomagno, Andrea Franco, Enrico Luceri, Alessandro Maurizi, Sara Magnoli, Luca Martinelli, Gianluca Morozzi, Marzia Musneci, Mariano Sabatini, Marilù Oliva, Luca Poldelmengo, Matteo Strukul, Mauro Valentini, Mirko Zilahy, nonché la criminologa e scrittrice Flaminia Bolzan. Ci sarà anche uno spazio dedicato al mondo del crime raccontato dalle serie televisive e dal grande schermo grazie agli interventi degli sceneggiatori e scrittori Salvatore Basile, Matteo Bortolotti e Biagio Proietti. Vi aspettiamo!! Presso la nostra sede di Via Giorgio Scalia 10/b (Fermata metro A – Cipro)  Email:  info@neroma.it Telefono: +39 0689928500 (ingresso libero fino ad esaurimento posti). Qui il programma completo:...

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DOMENICA AL MUSEO. INGRESSO GRATUITO LA PRIMA DOMENICA DEL MESE

APPUNTAMENTO CON LA CULTURA INGRESSO GRATUITO IN TUTTI I MUSEI CIVICI DI ROMA E PROVINCIA   La Pro Loco di Roma è lieta di comunicarvi che domenica 7 ottobre torna l’appuntamento con “Domenica al Museo“. Tutta Italia aderisce alla fantastica iniziativa ministeriale, in vigore dal 2014, per cui l’accesso ai luoghi della Cultura rimarranno aperti al pubblico con ingresso gratuito! Residenti e turisti potranno cogliere l’occasione per visitare gratuitamente musei, siti archeologici, monumenti e gallerie, nella giornata dedicata alla scoperta del patrimonio culturale, che si terrà ogni prima domenica del mese. Si consiglia sempre di telefonare alla sede museale per accettarsi che sia aperta. L’ingresso gratuito non sempre comprende la visita alle mostre in corso, per le quali, invece, potrebbe essere applicata una tariffa diversa. Qui sotto troverete l’elenco di tutti siti culturali aderenti all’iniziativa e non ci resta che augurarvi buona domenica! #DomenicalMuseo   Elenco dei luoghi della cultura statali: – Colosseo e Foro Romano/Palatino (ingresso contingentato) – Galleria Borghese (obbligatoria la prenotazione di € 2,00) – GNAM Galleria Nazionale Arte Moderna – Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia – Museo HC Andersen, Museo M. Praz, Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative e il Costume – Museo nazionale Romano (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Crypta Balbi, Terme di Diocleziano) – Galleria nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini – Galleria nazionale d’Arte Antica Palazzo Corsini – Galleria Spada – Museo nazionale di Palazzo Venezia – Museo nazionale di Castel Sant’Angelo (ingresso contingentato) – Museo nazionale d’Arte Orientale “G. Tucci” – Museo nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini” – Museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari – Museo nazionale dell’Alto Medioevo – Museo nazionale degli Strumenti Musicali – Scavi di Ostia Antica – Museo Ostiense – Mausoleo di Cecilia Metella – Terme di Caracalla – Villa dei Quintili – Villa Adriana a Tivoli – Villa d’Este a Tivoli Al MAXXI, ingresso gratuito alla collezione permanente (Galleria 4) per tutti dal martedì al venerdì e ogni prima domenica del mese. Sei hai la tessera socio Pro Loco puoi usufruire delle promozioni inerenti le altre esposizioni al MAXXI. Per diventare Socio Pro Loco clicca qui. Per maggiori informazioni: Sito web: www.beniculturali.it Per i cittadini residenti a Roma Capitale e nell’area della Città Metropolitana (portare un documento di riconoscimento con sè) possono visitare gratuitamente tutti i musei civici del Sistema Musei in Comune: – Musei Capitolini – Centrale Montemartini – Mercati di Traiano – Museo dell’Ara Pacis – Museo di Roma in Palazzo Braschi – Museo di Roma in Trastevere – Musei di Villa Torlonia – Museo Civico di Zoologia – Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale Note Non rientra nelle gratuità l’ingresso al nuovo spazio espositivo dell’Ara Pacis Per maggiori informazioni: www.museiincomuneroma.it  ...

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CAMMINI ITALIANI: 13/09 PRESENTAZIONE STAFFETTA “DA FRANCESCO A FRANCESCO”

Torna l’appuntamento con la staffetta “Da Francesco a Francesco”, giunta quest’anno alla quinta edizione. Il 13 settembre si terrà la presentazione della Staffetta “da Francesco a Francesco“. L’appuntamento è alle ore 10.30 presso Sala Spadolini – Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Via del Collegio Romano, 27 Roma. Saranno presenti all’evento Antonino La Spina, Presidente delle Pro Loco d’Italia, Claudio Nardocci, Presidente della Pro Loco Lazio, Francesco Fiorelli, Presidente Pro Loco Umbria ed Ernesto Fanfoni, Responsabile Dip. UNPLI Cammini. La quinta edizione della staffetta inizierà, a Roma, mercoledì 19 settembre da Piazza San Pietro per concludersi il 04 Ottobre, giorno dedicato a San Francesco, ad Assisi. Sono 16 le tappe e circa 270 i km del cammino che in 16 giorni attraverserà oltre 30 località, in un percorso che promuove la sensibilità del pellegrinaggio verso i numerosi santuari e luoghi di fede presenti sul tragitto, valorizzando, allo stesso tempo, i cammini italiani e sottolineando il valore del turismo lento....

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SERVIZIO CIVILE NAZIONALE 2018 – I BENI CULTURALI MATERIALI NELL’IDENTITÀ’ DEL LAZIO

Bando di selezione per n° 3 volontari – Progetto Servizio Civile 2018 Progetto di servizio civile: “I BENI CULTURALI MATERIALI NELL’IDENTITÀ’ DEL LAZIO – Anno 2018”. Settore: Patrimonio Artistico e Culturale. Il Presidente della Pro Loco di Roma Capitale, in esecuzione del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri – DIPARTIMENTO DELLA GIOVENTÙ E DEL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE Ufficio nazionale per il servizio civile- Bando per la selezione di N° 28.967 volontari da impiegare in progetti di servizio civile in Italia ed all’estero, ai sensi della legge 6 marzo 2001 n° 64, Rende noto E’ indetta la selezione pubblica per n.3 volontari da impiegare nel progetto di servizio civile: “I beni culturali materiali nell’identità del Lazio – Anno 2018”. Area tematica: “Patrimonio artistico e culturale”, nel rispetto delle modalità e condizioni come meglio descritte nel Bando di seguito. Modulistica: – Progetto – Bando – Domanda di partecipazione (Allegato 3) – Dichiarazione titoli (Allegato 4) – Informativa sulla privacy (Allegato 5)   Progetto “Storie e Tradizioni nelle Terre dei Romani“.    ...

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SERVIZIO CIVILE 2018 – STORIE E TRADIZIONI NELLE TERRE DEI ROMANI

Bando di selezione per n° 3 volontari – Progetto Servizio Civile 2018 Progetto di servizio civile: “STORIE E TRADIZIONI NELLE TERRE DEI ROMANI – Anno 2018”. Settore: Patrimonio Artistico e Culturale. Il Presidente della Pro Loco di Roma Capitale, in esecuzione del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri – DIPARTIMENTO DELLA GIOVENTÙ E DEL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE Ufficio nazionale per il servizio civile- Bando per la selezione di N° 28.967 volontari da impiegare in progetti di servizio civile in Italia ed all’estero, ai sensi della legge 6 marzo 2001 n° 64, Rende noto E’ indetta la selezione pubblica per n.3 volontari da impiegare nel progetto di servizio civile: “Storie e tradizioni nelle terre dei romani”. Area tematica: “Patrimonio artistico e culturale”, nel rispetto delle modalità e condizioni come meglio descritte nel Bando di seguito. Modulistica: – Progetto – Bando – Domanda di partecipazione(Allegato 3) – Dichiarazione titoli(Allegato 4) – Informativa sulla privacy (Allegato 5)   Progetto “I Beni Culturali Materiali nell’Identità del Lazio“.      ...

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NEROMA – IL FESTIVAL NAZIONALE DEL NOIR NELLA CITTÀ ETERNA…

ARRIVA IL FESTIVAL NAZIONALE DEL NOIR A ROMA… Nuovi progetti per la Pro Loco di Roma che sta preparando la prima edizione del Festival del Noir Giallo e Thriller che si terrà nella Capitale… I più grandi nomi della letteratura di genere italiana…seguiteci per saperne di più!   NEROMA….Ottobre…Roma… …Stay tuned!…...

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FESTIVAL DEL VERDE E DEL PAESAGGIO: 18-19-20 MAGGIO A ROMA

L’Auditorium Parco della Musica ospiterà il Festival del Verde e del Paesaggio nel week end 18-20 maggio. Una mostra mercato con corsi gratuiti, workshop e laboratori. Roma si colora di verde ed è pronta ad ospitare le migliaia di appassionati di piante e giardinaggio per la Green Expo più importante d’Italia. Una esposizione di oltre un chilometro permetterà ai visitatori di scoprire i segreti ed immergersi nella bellezza delle opere dei maestri vivaisti, tra piante rampicanti, bulbi, fiori, piante acquatiche, cactus e rose antiche. Non una semplice mostra mercato, ma qualcosa di più per permettere agli ospiti di interagire con gli esperti del settore che proporranno dei corsi per rendere i nostri spazi domestici più belli e colorati. Oltre al classico biglietto d’ingresso acquistabile sia on line che alle biglietterie dell’Auditorium Parco della Musica, il Festival del Verde propone un abbonamento di tre giorni per seguire tutte le attività del ricco programma di eventi. Uno spazio importante sarà dedicato all’eco-sostenibilità per rendere i più visitatori piccoli (che non pagano il biglietto) protagonisti di un futuro più verde e meno inquinato. Tutti i dettagli su programma, biglietti e orari potete trovarli sul sito ufficiale del Festival del verde e del...

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Citazioni pratiche: il design di Fornasetti a Palazzo Altemps

L’estro di Fornasetti dialoga con l’antichità Fino al 6 Maggio al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps   In occasione della celebrazione del ventennale dell’apertura al pubblico, il Museo di Palazzo Altemps ospita la mostra Citazioni pratiche. Fornasetti a Palazzo Altemps. In un dialogo tra antichità e contemporaneità, la collezione di sculture e gli spazi del Museo Nazionale Romano (il cortile, le stanze affrescate, il teatro)  si confrontano con ventisette incursioni artistiche di oltre ottocento pezzi firmati da Fornasetti. Di sala in sala i temi del classico, delle rovine e delle antichità, rimandano a uno scambio a tratti spiazzante e irriverente, colto e sapiente, tra la collezione permanente di arte antica del Museo e le creazioni nate dall’immaginazione sfrenata e dall’invenzione surrealista dello storico marchio di arti decorative fondato da Piero Fornasetti e tramandato al figlio Barnaba. La mostra, attraverso i tratti fantastici, giocosi, onirici delle creazioni di Fornasetti, porta in primo piano la duplice anima di Palazzo Altemps. Nato come casa aristocratica dove si sono succeduti componenti delle famiglie Riario, Medici, Orsini, Altemps e Hardouin, nel 1997 diventa la sede del Museo Nazionale Romano dedicata alla storia del collezionismo antiquario. Nel rispetto della vocazione storica della residenza, sono esposte le collezioni di statuaria antica delle grandi famiglie nobili romane. Questo ricco e articolato percorso storico entra in relazione con le decorazioni d’interni e gli oggetti creati da Piero Fornasetti (1913-1988) e da suo figlio Barnaba (1950), eclettici indagatori del quotidiano. Il loro genio fa uso del passato architettonico, archeologico e storico artistico per creare un mondo che non è mai stato. L’itinerario dell’esposizione apre en plein air sul cortile e si snoda nelle sale museali, in cui gli antichi capolavori scultorei e le decorazioni rinascimentali incontrano i lavori senza tempo di Fornasetti. Il gruppo scultoreo del “Galata Suicida” è immerso in un set scenografico, stagliandosi come protagonista di una pièce teatrale, su un fondale alto sei metri e raffigurante l’opera “Follia Pratica” ; una colonia di gatti in ceramica è pigramente accovacciata sui resti di antiche mura, e trompe-l’oeil di rovine si alternano a vestigia reali in un gioco di rimandi. Disegni, mobili, accessori ripercorrono la produzione dell’Atelier Fornasetti, dagli anni Trenta a oggi, rivelandosi come qualcosa di più di semplici oggetti decorati: “un invito alla fantasia, a pensare”, come raccontava lo stesso Piero, fondatore dell’azienda. Un viatico per l’immaginazione, che riconduce all’anima originaria di Palazzo Altemps.   Citazioni pratiche. Fornasetti a Palazzo Altemps,  Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, aperto da Martedì a Domenica, fino al 6 Maggio, Piazza di Sant’Apollinare 46. Info e biglietti: CoopCulture  ...

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“La Memoria Genera Futuro”: tutti gli appuntamenti attorno al Giorno della Memoria, per non dimenticare la Shoah

Il 27 Gennaio si ricordano le vittime dell’Olocausto A Roma una lunga serie di appuntamenti fino a marzo per riflettere sul passato e sul futuro Il 27 Gennaio del 1945 le truppe sovietiche entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz, liberando i sopravvissuti. Quella data è stata scelta dall’ONU come “Giorno della Memoria”, per commemorare le vittime di una pagina nera della storia dell’uomo e chi a quegli orrori si oppose, ma anche e soprattutto per un momento di riflessione perché gli errori del passato non si ripetano in futuro. Come molte città anche Roma, coi rastrellamenti del ghetto ebraico e con le deportazioni degli oppositori, ha vissuto gli anni segnati dalle Leggi Razziali, in vigore in Italia dal 1938. Oggi la città di Roma vuole farsi portavoce di una memoria collettiva che trasmetta ai giovani il ricordo del passato, e lo fa con oltre cento eventi inseriti nel progetto “La Memoria Genera Futuro”, in programma fino al 30 Marzo. 2018: ottant’anni dalle Leggi Razziali, ma anche settanta dall’entrata in vigore della nostra Costituzione, il segno più tangibile di un Paese che ha voluto voltare pagina poggiando su nuovi e solidi valori. Questo è il messaggio che La Memoria Genera Futuro vuole trasmettere nella sua seconda edizione, attraverso spettacoli, letture, proiezioni e dibattiti, organizzati nei teatri e negli spazi culturali, ma anche nei luoghi simbolo della memoria, nelle biblioteche e in tutto il territorio cittadino. Sono molti gli eventi che parlano del 1938 e delle Leggi Razziali.   Dal “Processo” che vede imputato Re Vittorio Emanuele III all’Auditorium Parco della Musica il 18 gennaio, (verrà trasmetto anche su Rai Storia il 27 gennaio alle 21:15), alla mostra “1938 La Storia” della Fondazione Museo della Shoah alla Casina dei Vallati, passando per “La notte scura”, mostra di George de Canino alla Casa della Memoria che attraverso l’arte contemporanea ricorda la propaganda fascista; fino al seminario “Leggi razziali e sport” alla stessa Casa della Memoria e alla proiezione del film “Concorrenza sleale” alla Biblioteca Elsa Morante. Diversi gli spettacoli teatrali e i concerti, come “Ridere rende liberi” al Teatro di Villa Torlonia e “Tante facce nella memoria” al Teatro India, del sistema Teatro di Roma. All’Accademia Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica c’è l’opera multimediale per ragazzi “Anna e Zef” mentre sul palcoscenico del Teatro dell’Opera e del Teatro Palladium andrà in scena l’opera per bambini “Brundibar”. Venerdì 27 la voce di Bente Kahan ripropone canti e poesie scritte nei ghetti dell’est europa durante la persecuzione nazista e brani tradizionali Yiddish all’Istituto San Gallicano. Il Cinema sarà protagonista con “Il viaggio di Fanny” alla Casa del Cinema e il progetto “In memoriam” realizzato dalla...

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Nuova convenzione per i soci! Scopri gli eroi in mattoncini di The Art of the Brick: DC Super Heroes!

Il magico universo dei supereroi dei fumetti DC Comics, ricostruito con i mitici mattoncini LEGO! Fino all’8 Aprile a Palazzo degli Esami Creata dal leggendario artista dei LEGO® Nathan Sawaya, è arrivata a Roma la mostra The Art of The Brick: DC Super Heroes. Un capolavoro di arte contemporanea che utilizza circa 2.000.000 di mattoncini per creare sculture di grandi dimensioni dei Supereroi (e dei Supercattivi) intramontabili dell’universo DC Comics. Da Batman a Superman, da Wonder Woman a al Joker e Harley Quinn: assisterete alla più grande collezione al mondo di supereroi creata interamente con mattoncini LEGO. Attraverso una serie di gallerie immersive, The Art of The Brick: DC Super Heroes presenta la personale interpretazione di Sawaya dei personaggi, dei veicoli, delle ambientazioni e dei temi che ritroviamo nella mitologia della storica casa di fumetti: trasformazione e riscoperta, forza e debolezza, scontro tra bene e male. Il tutto realizzato in forma di costruzioni LEGO, un mondo che esattamente come quello dei fumetti non smette di entusiasmare e di stuzzicare l’immaginario di adulti e bambini. “Da bambino passavo intere domeniche mattina sul pavimento a giocare con i LEGO mentre guardavo i cartoni DC Super Friends, pensavo che i personaggi delle mie città di LEGO avessero dei super poteri tali da sconfiggere i nemici, che solitamente identificavo con le bambole di mia sorella. Per me, quindi, questa nuova mostra è un sogno che diventa realtà: è un onore aver potuto re-immaginare questi personaggi e le loro storie”. Difficile non rivedersi nelle parole dell’autore di una mostra che sta avendo uno straordinario successo di pubblico proprio per la sua capacità di stupire con la perfezione dei dettagli delle ricostruzioni e contemporaneamente solleticare l’immaginario di bambini (anche i bambini cresciuti).  L’artista newyorkese che già aveva conquistato il pubblico portando in giro per 75 città del mondo The Art of The Brick, in questa speciale edizione dedicata al mondo del fumetto ci regala oltre 100 opere tratte dall’universo DC Comics: una coloratissima galleria di personaggi,  accompagnati da una colonna sonora coinvolgente composta di musiche ad essi legate. Diverse le sculture ricche di significato che si incontrano passeggiando attraverso questa Gotham City di 2.000 mq. come Superman che lotta contro il proprio mantello: dietro l’apparente semplicità, il mondo dei Supereroi nasconde temi e riflessioni sul vivere e la persona umana molto più complesse.  Ed ecco che il volto di Batman si confonde con quello del nemico Joker, perché bene e male non sono mai facili da scindere, e che gli eroi ci ricordano di ricordarci di quando eravamo bambini pieni di sogni, perché l’essenza è tutta lì.     The Art of the Brick: DC Super...

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Pro Loco Roma vi porta al MUSEO MAXXI!!! Scopri la nuova convenzione!

Per i Soci Pro Loco biglietto a prezzo ridotto per il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo! È la prima istituzione nazionale dedicata alla creatività contemporanea e pensata come un grande campus per la cultura. Non solo un luogo di conservazione ed esposizione del patrimonio, ma anche e soprattutto un laboratorio di sperimentazione e innovazione culturale, di studio, ricerca e produzione di contenuti estetici del nostro tempo. Gestito dall’omonima Fondazione costituita dal Mibact, ospita due Musei (MAXXI Arte e MAXXI Architettura) e due ulteriori dipartimenti (MAXXI Sviluppo e MAXXI ricerca, Educazione, Formazione) che ne sottolineano la natura poliedrica. Non a caso è un punto di riferimento fondamentale per l’arte contemporanea, a Roma e non solo: tra i più famosi musei nazionali, il MAXXI lascia senza fiato ancor prima di varcare l’ingresso, nelle sue forme architettoniche spettacolari disegnate dall’archistar Zaha Hadid, una delle figure più influenti dell’architettura contemporanea. Al suo interno la magia continua grazie alla collezione permanente e alle esposizioni che di volta in volta arricchiscono una proposta artistica volta a farsi interprete delle differenti forme e voci della contemporaneità. Innovazione culturale e sovrapposizione di linguaggio, laboratorio di sperimentazione, snodo interattivo in cui mescolare le diverse forme di espressività, vetrina dell’arte intesa come potentissimo mezzo di comunicazione, studio dell’architettura tra storicizzazione e riflessione sul contemporaneo: MORE THAN MEETS THE EYE, come recita l’opera al neon appositamente realizzata per la facciata dal maestro Maurizio Nannucci. Tutto questo è il MAXXI, un luogo che qualsiasi appassionato di arte contemporanea, ma non solo, non può non visitare nemmeno una volta. Da oggi i Soci Pro Loco avranno un motivo in più per lasciarsi incuriosire dall’universo innovativo del MAXXI, grazie alla convenzione che Pro Loco Roma ha siglato con la Fondazione e che permetterà a tutti i possessori della Tessera Socio Pro Loco di accedere alle esposizioni con biglietto ridotto! 9 euro anziché 12, per ammirare le meraviglie del contemporaneo che il Museo offre ai propri visitatori. A partire dalle ricchissime collezioni permanenti sino alle mostre di sempre grande impatto. Per rimanere sempre aggiornati sugli eventi in programma: MAXXI Orari e biglietteria: Biglietteria MAXXI MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo – Via Guido Reni 4A – 00196 Roma  Ancora non siete Soci Pro Loco? Scoprite tutte le promozioni per voi: tessera...

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Fai da te: 3 giorni per imparare lo stile Shabby Chic!

Corso Base Tecnica Shabby Chic Fai da Te La Bottega Shabby, in collaborazione con la Pro Loco di Roma, organizza un corso base per imparare la tecnica shabby chic fai da te. Le lezioni si svolgeranno in tre giornate: Sabato 12 novembre, corso base shabby chic e trasferimento immagine Sabato 26 novembre, corso base tecnica di anticatura e patine, con le cere decorative Sabato 03 dicembre, corso di tecnica chippy e urban look Come partecipare La Bottega Shabby ha pensato a tutti coloro che hanno fatto dello shabby chic il loro stile di vita. Questo corso è rivolto sia a coloro che già si sono cimentati con questa tecnica sia a chi è alla sua prima esperienza. Il costo del corso: per ogni singola lezione, della durata di 8 ore, il costo è di 90 € per tutte e tre le giornate il prezzo scontato è di 250 € Per partecipare è necessario portare, per ogni evento, un piccolo mobile o oggetto da restaurare e, preventivamente, inviare una foto dello stesso all’ indirizzo mail info@labottegashabby.com. Al momento dell’iscrizione è richiesto il versamento del 50% dell’importo. Cosa ti offriamo pranzo e pausa caffè sono offerti dall’ organizzazione i materiali utilizzati nelle lezioni sono interamente messi a disposizione da “La Bottega Shabby” ad ogni partecipante saranno distribuite dispense con le diverse tecniche apprese a fine corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione Tecniche affrontate: Trasferimento immagine:  è una tecnica attraverso la quale immagini e decorazioni possono essere trasferite su oggetti di arredamento. Anticatura e patine con cere decorative: è una tecnica che consiste nel dare un aspetto invecchiato ai mobili attraverso l’utilizzo di particolari cere decorative. Indicata soprattutto nel caso di mobili con dettagli in rilievo. Stile chippy: si tratta di una nuova tendenza che punta a conferire al mobile un aspetto rovinato, quasi a suggerire i segni del passaggio degli anni. La vernice è consumata, assottigliata e scrostata a mimare gli effetti dell’umidità e degli sbalzi di temperatura. Lo stile chippy si sposa molto bene sia con interni rustici che con interni Industrial.   Cosa aspettate? Affrettatevi a prenotare, i posti sono limitati!           La Bottega Shabby Via Giorgio Scalia, 16 00136 Roma (Metro Cipro) info@labottegashabby.com 06/39734317 – mob....

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SALVA LA TUA LINGUA LOCALE | PREMIO LETTERARIO NAZIONALE

“Ho trovato un libbretto tutto rotto, antico assai, che drento cianno messe l’effe a li posti indove ce va l’esse, ch’io bello che so legge m’inciappotto.” (Li Libri Antichi – Trilussa) Conosci e ami il tuo dialetto? Vorresti che tutti ne conoscessero la bellezza? “Salva la tua lingua locale” è il Premio Letterario Nazionale che fa per te!       Promosso dalla Pro Loco di Roma per porre una maggiore attenzione verso l’identità territoriale locale, vuole fare in modo che i dialetti entrino di diritto nel patrimonio culturale immateriale che caratterizza il nostro Paese. Il premio, indetto dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, ha ricevuto riconoscimenti da parte delle più alte cariche dello Stato: la Presidenza della Repubblica, il Senato, la Camera dei Deputati e la Commissione Nazionale per l’UNESCO. Il Premio ha ricevuto anche l’adesione del Prof. Tullio De Mauro, linguista di fama internazionale, nominato Presidente onorario. Il termine per l’iscrizione è il 5 Settembre 2016 ed è possibile presentare opere di: – prosa; – poesia; – musica. Anche le scuole sono invitate a partecipare!  Tutti i componimenti inviati potranno essere ascoltati sul canale/inventario YouTube dal titolo “Memoria Immateriale”. Questo canale, con le sue migliaia di videointerviste, è diventato un vero e proprio inventario online consultato da ogni parte del mondo e realizzato grazie alle comunità locali coinvolte. Oltre a raccogliere i contributi video realizzati dallo staff dell’Ufficio Progetti UNPLI, il canale ha iniziato a raccogliere contributi video realizzati dalle Pro Loco o semplici appassionati dei temi promossi dal canale: riti, feste, tradizioni, racconti, leggende, artigianato, dialetti e molto altro ancora. (www.youtube.com/user/ProgettiUNPLI) Fatti ispirare da Checco Durante, Trilussa e Rugantino, partecipa anche tu!   Per consultare il Bando e le modalità di adesione: http://www.unioneproloco.it/unpli/?page_id=611...

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Corso da Sommelier

Avrà inizio mercoledì 6 aprile alle ore 20, il Corso da Sommelier patrocinato dalla ‪Pro Loco di Roma Capitale.  Nove imperdibili appuntamenti di ‪degustazione che vi guideranno nell’affascinante mondo del vino, per scoprirne tutti i segreti e i sapori. Il corso da Sommelier sarà tenuto dal Signor Giancarlo Bertollini, conosciutissimo esperto del settore che, con oltre 40 anni di esperienza nazionale e internazionale nella Direzione Aziendale e nella Consulenza di formazione, vi illusterà le caratteristiche del vino ed i possibili abbinamenti. Tutti gli appuntamenti si terranno a Roma, in via Giorgio Scalia 10/b ed il costo complessivo del corso è di 330,00 euro. Per usufruire di uno sconto del 10% diventa socio della Pro Loco di Roma....

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BUON 2016 DA PRO LOCO ROMA

La Pro Loco Roma augura a tutti buone feste e un buon 2016!   E ai nostri amici ricordiamo come ricevere la Tessera Pro Loco di Roma per usufruire di  SCONTI E...

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100 Presepi – 40° Edizione

100 Presepi – 40° Edizione a Roma La mostra dei 100 Presepi di Roma è giunta alla 40° edizione, l’esposizione avrà luogo all’interno delle sale del Bramante dal 26 Novembre alle ore 9:30 al 10 Gennaio alle ore 20:00, tutti i giorni comprese le domeniche, Natale, Capodanno ed Epifania. Lo scopo principale dell’esposizione sta nella volontà di riaffermare una tradizione tipicamente italiana che rischiava di scomparire e nel promuovere la conoscenza di questa tradizione anche all’estero. In occasione del Giubileo, all’evento è stato conferito il logo del Giubileo Straordinario della Misericordia divenendo evento ufficiale dell’Anno Santo. Come ogni anno la mostra si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana e del Pontificium Consilium de Cultura e con i patrocini del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, della Regione Lazio, di Roma Capitale. 100 Presepi: la particolarità dell’esposizione Il materiale dei 100 presepi: I presepi che si potranno ammirare visitando la mostra, costituiscono una grande attrattiva poiché, venendo da vari paesi esteri e da varie regioni Italiane, sono costruiti con stili molto diversi fra loro e con materiali a volte anche inusuali. Ritroveremo presepi in: pasta alimentare, sughero, argilla, riso, conchiglie, pannolenci, terracotta invetriata, zucchero, parti metalliche di automobili, semi di zucca, palline da ping pong e molti altri. La mostra diventa un percorso nelle Regioni d’Italia e in 33 Paesi del Mondo: ogni artista così ci permette con la propria fantasia e grazie alla propria arte, di passeggiare  attraverso tradizioni e culture diverse. Le Regioni che partecipano, hanno una grande tradizione presepiale e sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli- Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Veneto. Per quanto riguarda le esposizioni internazionali, sono ospitati i presepi di Paesi come come Belgio, Croazia, El Salvador, Estonia, Germania, Polonia, Portogallo, Rep. Ceca, Romania, Russia, San Marino, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria; asiatici come Rep. Cina-Taiwan, Corea del Sud, Filippine, Giappone, Indonesia, Mongolia,Thailandia, Vietnam; dell’America Centrale come Guatemala, Panama; dell’America Meridionale come Cile, Colombia, Cuba, Ecuador, Guyana, Perù. Per i bambini dai 4 agli 11 anni vi è la possibilità di partecipare al Laboratorio “IL PRESEPE COME GIOCO” dove costruire un personaggio con la pasta alimentare sotto la guida di docenti e alunni dell’Accademia Belle Arti di Roma. Per poter partecipare al laboratorio basta solo il biglietto della mostra ma è necessaria la prenotazione (068542355). 100 Presepi: Info Per poter visitare la mostra, il biglietto ha un costo di 8,00 Euro. Sono previste delle riduzioni per gli over 65 a 6,50 Euro. Metrebus...

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Acquario di Roma

L’Acquario di Roma Entro il mese di settembre 2015 anche la città di Roma avrà il suo Acquario. Già nel 1937 gli architetti Marcello Piacentini e Raffaele De Vico, due dei principali artefici della nascita dell’Eur, ipotizzarono la possibilità di una “Sala dell’Acquario”, un’area sommersa nella zona centrale del lago, non più realizzata a causa dello scoppio della II guerra mondiale. Ora, dopo circa due anni e mezzo dall’inizio dei lavori, finalmente appare certa la prossima apertura dell’Acquario di Roma infatti, a detta del Presidente dell’Acquario Domenico Ricciardi che ha rilasciato un’intervista nello scorso mese di aprile, le banche hanno ripreso ad erogare denaro per completare l’opera. L’Acquario di Roma sorgerà nel quartiere dell’Eur, per l’esattezza interamente al di sotto del famoso Laghetto artificiale, sul lato di Viale America, anche per evitare un impatto ambientale troppo forte sulla zona in cui è presente anche un bellissimo parco che gira tutto intorno al lago. La superficie dell’Acquario sarà di circa 14 mila metri quadri di cui una parte verrà adibita ad Acquario tradizionale nel quale nuoteranno cinquemila pesci appartenenti ad oltre cento specie marine provenienti da tutti i mari del mondo, dagli squali ai pesci pagliaccio mentre, nella restante parte, sorgerà l’Expo.  L’Expo del Mediterraneo nell’Acquario di Roma. Unico nel suo genere in Europa, l’Expo dell’Acquario di Roma consisterà in un’area espositiva permanente ed avveniristica in cui verranno divulgati gli aspetti della ricerca scientifica attuata nei mari di tutto il pianeta attraverso le più moderne tecnologie ed in cui verrà diffusa una cultura del mare più responsabile. Grazie a degli speciali tunnel di acrilico trasparente lo spettatore avrà la sensazione di immergersi davvero tra gli abissi. Tra le principali attrazioni ci saranno i pesci robot, realizzati insieme al Laboratorio di Robotica e Biomicrosistemi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. I pesci robot saranno costituiti da strutture meccaniche rivestite da pelli artificiali incredibilmente somiglianti agli esemplari reali e dotate di sensori che consentiranno loro di riprodurre i movimenti tipici della specie e di essere “pilotati” dal pubblico attraverso appositi touch screen. L’acquario e l’Expo saranno affiancati da un’ ampia zona di servizi collegati al mondo marino e mediterraneo e, ovviamente, non mancherà un parcheggio multipiano (già funzionante) posizionato a poche decine di metri dall’ingresso dell’Acquario, composto da quattro piani interrati con una capienza finale di quasi 600 posti macchina che aiuterà anche a non intaccare troppo la viabilità locale. Per maggiori info e per rimanere aggiornati sui lavori e sull’apertura dell’Acquario potete visitare il sito...

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Il castello di Fumone | Frosinone

 Il Castello di Fumone La fortezza-prigione Luci soffuse, rosse pareti, il silenzio che ti accoglie ed i quadri che ti osservano con i loro toni cupi, sono i segni distintivi che caratterizzano il Castello di Fumone. Le sue cinta murarie esterne e l’attrezzatura militare atta alla difesa della fortezza facevano di questo edificio un’importante luogo di prigionia di uomini politici e punto d’osservazione dei traffici lungo la via Latina che collegava Napoli a Roma. Prima sotto la tutela dello stato Pontificio, in seguito acquistato dalla famiglia dei marchesi Longhi de Paolis, il Castello di Fumone, è rimasto integro nel tempo, permettendoci ad oggi di visitarne l’interno a partire dalle sale del Piano Nobile. Da questo punto è possibile proseguire verso il Santuario di Papa Celestino V, costruito nella prigione che ospitò il papa del grande rifiuto prima della sua morte e del suo primo miracolo. All’interno del Castello di Fumone sono inoltre presenti la sala degli Antenati, dei Cesari e degli stemmi, luogo che per secoli ha avuto funzione di sala da pranzo, con grandi volte a botte, stemmi della famiglia nobile e dei suoi parenti ed un grande lavabo per scuoiare e lavare gli animali destinati alla cucina. Attraverso un passaggio di ronda, infine, è possibile visitare i tremilacinquecento metri di perimetro de i Giardini pensili all’italiana. Posto ad 880 metri di altezza, i suoi alberi secolari fanno di questo luogo il giardino pensile più alto d’Europa. Il borgo tutt’intorno al Castello di Fumone si snoda poi attraverso un labirinto di vicoli medioevali pavimentati in pietra e cotto. Qui potrete ammirare costruzioni di torri, case fortezze, antichi magazzini, ed ancora stalle, cantine, frantoi per la sopravvivenza della una guardia armata. Il pozzo del dolore Legato alla pratica dello Jus primae noctis, il pozzo delle vergini è forse il punto del castello che più colpisce il visitatore per le sensazioni che ancora oggi riesce a trasmettere. Diffusa nel periodo medievale, la pratica dello Jus primae noctis consentiva che le donne appena spostate giacessero con il signore del castello durante la loro prima notte di nozze. A tale momento esse dovevano giungere vergini, pena la morte o la tortura. Nel Castello Longhi de Paolis, coloro che venivano trovate impure venivano gettate nel pozzo delle vergini. Alto e stretto, le grida di quante vi venivano lasciate cadere, riecheggiavano nell’orecchio dei presenti, sino a quando esse non si spegnevano, dopo una lunga agonia. Il Castello è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 13.00 e nel pomeriggio dalle 15.00 alle 19.00. Domenica orario continuato  9:30 -19:00. Per informazioni telefonare: 3474381399 – 3336194198 –...

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La Chiesa di Sant’Omobono

La Chiesa di Sant’Omobono Nel Vico Jugario sorge la chiesa e l’area sacra di Sant’Omono Ai piedi del Campidoglio si trova la cosiddetta area sacra di Sant’Omobono. Un’area archeologica a pianta rettangolare con aree sacrificali su cui sorsero i templi della Mater Matuta e della Fortuna (attribuiti al re Servio Tullio) in cui sono stati rinvenuti materiali databili tra il IX e VIII secolo a.C. che fanno supporre l’esistenza di un abitato di capanne arcaiche. Accanto sorge la chiesa di Sant’Omobono. Eretta sulla preesistente chiesa di San Salvatore in Portico del VI secolo, si hanno le prime notizie intorno al 1470, ma fu in seguito ricostruita nel 1482 per un lascito di Stefano Satri de Baronilis, il cui monumento sepolcrale è conservato al suo interno. Nel 1575 venne concessa all’Università dei Sarti che disposero immediati restauri intitolandola a Sant’Omobono, il loro patrono, arricchendola con decorazioni e altari. Verso il 1920 la nuova sistemazione della via del Mare (le attuali via del Teatro di Marcello e via L. Petroselli), destinava alla demolizione l’intero isolato comprendente la chiesa ma, in seguito agli importanti rinvenimenti archeologici dell’epoca, il progetto subì una modifica e la chiesa di Sant’Omobono venne consolidata e restaurata. La facciata tardo-cinquecentesca è rivestita in laterizi e si presenta divisa in lesene, con occhio centrale e timpano, sotto il quale l’iscrizione “IN HON B. MARIAE V. AC SS. HOMOBONI ET ANTONII PAD” consente di riconoscere la dedica alla Beata Vergine Maria, a Sant’Omobono ed a Sant’Antonio da Padova. Ai lati del portale si possono notare due nicchie vuote, in origine destinate ad accogliere le statue di Santo Stefano e Sant’Alessio. Sulla cupola absidale è collocata una banderuola ornata da un paio di forbici aperte, emblema dell’Università dei Sarti. La costruzione è ad unica navata irregolare con abside poligonale coperta a cupola, è presente un pavimento cosmatesco e, al centro del soffitto a cassettoni, vi è un dipinto a tempera di C. Mariani, che raffigura l’incoronazione della Vergine tra i Ss. Omobono e Antonio. Nell’abside compare un interessante affresco dei primi anni del XVI secolo dipinto da Pietro Turini, pittore della cerchia di Antoniazzo Romano, che rappresenta il Salvatore in gloria e la Madonna in trono col Bambino tra i Ss. Stefano e Alessio. Dopo le demolizioni del Novecento e la costruzione dei muraglioni del Tevere, l’area circostante alla chiesa di Sant’Omobono è oggi quasi disabitata mentre fino all’inizio del ‘900 era una zona popolata e uno dei punti d’accesso al mercato romano dei produttori provenienti dalla via Appia e dalla via Ostiense, quindi piuttosto rilevante dal punto di vista commerciale. La chiesa di Sant’Omobono è attualmente chiusa in attesa di restauro, mentre è possibile visitare l’area sacra...

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Clivio di Rocca Savella

Clivio di Rocca Savella Alle pendici dell’Aventino via d’accesso per il Giardino degli Aranci Esistono luoghi meno noti, fra le vie di una Roma che possiede secoli e secoli di storia. Esistono luoghi il cui nome, forse, non richiama subito alla mente ciò che custodisce, ma che non per questo risultano essere meno preziosi. Uno fra questi è senza alcun dubbio il Clivio di Rocca Savella. Posta lungo la strada che da Piazza di Bocca della Verità porta sino al Giardino degli Aranci, Clivio di Rocca Savella è una via risalente all’epoca romana, quando il suo nome era Clivius Capsarius, poiché luogo prossimo alle tabernae, guardaroba della terme di Sura. Qui sorse, in epoca medievale, una rocca con il compito di controllare la strada d’accesso all’ Aventino dal Tevere, mentre la via su cui sorgeva prese il nome di Vicolo Santa Sabina.  La Rocca eretta nel X secolo da Alberico II fu ereditata da Ottone III Savelli dopo il Mille, e Clivio di Rocca Savella fu infine donato ai frati Domenicani. Dell’antica fortezza, attualmente, non restano che le mura di cinta e le torri squadrate. Ma ciò che più è importante è il suo accesso, una torre-porta gestita da un ponte levatoio, che conduceva all’interno di un cortile spesso usato come luogo di panificazioni strategiche ed esercitazioni belliche. Da queste mura, infatti, i romani parteciparono ai combattimenti fra le truppe francesi e Garibaldi. Clivo di Rocca Savella tuttavia, non è importante solo per la sua funzione bellica. Esso è ancor oggi fulcro turistico perché luogo d’accesso al Giardino degli Aranci. Noto anche come Parco Savello, questo giardino è uno dei punti panoramici più belli di Roma, da cui è possibile scorgere anche la Basilica di San Pietro in lontananza. Situato sul Colle Aventino, territorio del Savelli da cui Clivo di Rocca Savella prende il proprio nome, il Giardino degli Aranci venne realizzato nel 1932 da Raffaele de Vico. Piccolo giardino della forma rettangolare, prende il nome dall’albero che San Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine dei Domenicani, aveva portato con se dalla Spagna. Qui il santo fondò il proprio convento: la Basilica di Santa Sabina. Oltre a questo piccolo e prezioso tesoro, tutt’intorno al Clivio di Rocca Savella, sorgono il Complesso dei Cavalieri di Malta e il Giardino di Sant’Alessio, tutti luoghi facenti parte del set cinematografico del film “La grande...

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I muri degli ex voto | Roma

I muri degli ex voto, tra tradizione e religiosità popolare Simbolo di una Roma legata al passato e alle tradizioni popolari, negli angoli più impensabili e seminascosti, ma anche in mezzo al traffico cittadino, troviamo ancora oggi  muri, ed edicole su cui nel corso dei decenni sono stati attaccati i cosiddetti “ex voto”. Delle piccole mattonelle quasi tutte con su scritto l’acronimo“PGR”, per grazia ricevuta, ringraziamenti per lo più rivolti alla Madonna o al Divino in generale a cui si attribuiscono miracoli, salvezze o guarigioni di persone care. Questi luoghi si trovano per lo più nelle vie del centro storico, fatta eccezione per il più celebre e antico sito nel Santuario del Divino Amore sull’Ardeatina, leggermente più esterno, a duecento metri dalla chiesetta che nel Settecento fu teatro di alcuni miracoli. All’incrocio tra Largo Preneste e via di Portonaccio si trova il muro degli ex voto di Largo Preneste, uno dei più noti nella Capitale, arricchito nel corso del tempo, da centinaia di queste piccole “lapidi” votive che partono da una doppia edicola della Madonna del Perpetuo Soccorso, una fatta a mosaico e un’altra su lastra. Questi ex voto hanno tutti forme diverse, molti sono a cuore, su alcuni sono appesi catenine, braccialetti, rosari, croci. E poi tantissimi fiori, rose, orchidee o margherite, alcuni evidentemente freschi e molti lumini accesi, ad evidenziare il fatto che questa tradizione è tuttora vivissima tra i romani. Sopra, incise nella pietra, si possono leggere frasi come “Grazie per…”, “Merci S. te Vierge”, “Ti ringrazio Vergine Immacolata sede della sapienza ti ho pregato con fede e tu mi hai aiutato (1978)” e così via o, semplicemente, “Per grazia ricevuta”. L’origine del muro degli ex voto di Largo Preneste non è chiaro, c’è chi dice che i “per grazia ricevuta” venivano messi qui ai tempi dei bombardamenti della seconda guerra mondiale per ringraziare dello scampato pericolo, altri sostengono che siano antecedenti, forse del 1910. La tesi della seconda guerra mondiale è plausibile perché, quando Pio XII nel 1944 proclamò la Madonna “salvatrice dell’urbe”, la devozione popolare nei confronti della Vergine aumentò notevolmente. Questo spaccato di religiosità popolare è davvero suggestivo e perfino commovente ; il muro degli ex voto a Largo Preneste e gli altri luoghi simili, rappresentano una insolita ed affascinante “bacheca” di scritture anonime su cui lasciare traccia della propria esistenza, della propria fede e delle proprie...

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La Montagna Spaccata di Gaeta

La Montagna Spaccata A Gaeta questo luogo racchiude leggende singolari e un panorama suggestivo Fra cielo e mare si trova un luogo formato da 3 fenditure all’interno della medesima roccia. Incorniciata da boschi, laghetti e cascate, non poteva non essere, questo complesso di pietra e suggestività, punto di nascita di molteplici storie. Le leggende della Montagna Spaccata, nei dintorni di Gaeta, sono infatti cresciute nel tempo, tutte con i loro segni lasciati ai posteri, tutte meritevoli di esser conosciute. La prima leggenda della Montagna Spaccata, è legata ad una storia antica e drammatica: quella dell’amore fra Etele e Giordano. Lui, semplice boscaiolo, lei creatura affascinante e figlia della maga del bosco; sulla loro unione gravava una terribile maledizione: il giorno in cui la madre di Etele fosse morta anche sua figlia sarebbe sparita. Per quanto i due giovani avessero deciso di affrontare quella terribile sorte insieme, quando giunse il tragico giorno, non poterono opporsi. Un forte boato scosse la terra, la montagna si spaccò, portando via con se Etele che scomparve fra le rocce per risalire in cielo. Eppure il loro amore, sentimento così grande, riuscì a trasformarsi in acqua affinchè potesse vivere per sempre e per sempre mostrarsi a chiunque avesse visitato quei luoghi. Così ancora oggi, lungo il percorso che ci accompagna a visitare il teatro di questo luogo, la prima fra le leggende della Montagna Spaccata, ci accompagna. Ed in questa cornice così singolare, in questo saliscendi rocciosi, fra gradini e strette vie, che nascono anche le leggende della Mano del Turco e del letto di San Filippo Neri. Attraverso una scalinata di 300 gradini, scendendo a ridosso del mare per godere dei giochi di luce che il sole mostra sullo specchio d’acqua con splendidi riflessi verdi e turchesi, raggiungiamo quindi un altro dei palcoscenici legati a le leggende della Montagna Spaccata: quella della Mano del Turco. La storia narra che, un tempo in questi luoghi si nascondessero pirati saraceni pronti ad attaccare le navi nemiche e che uno di essi, mentre avanzava all’interno della montagna, toccò la roccia. Essa, dinanzi al marinaio miscredente, divenne morbida e si deformò sotto il suo palmo, mostrando ancora oggi la sua impronta a quanti ridiscendano in questo percorso. Una scritta in latino, posta al fianco della mano, cita : “Un incredulo si rifiutò di credere ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita.” La storia di San Filippo Neri è legata, invece, ad un giaciglio composto da pietre, con un incavo scavato nella stessa roccia. Si narra che il Santo abbia vissuto rifugiandosi in questi luoghi, in prossimità del Santuario della Santissima Trinità, (clicca...

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Ad Arte | Calcata Teatro Cine Festival

Ad Arte | Calcata 8/12 Luglio 2015 Dopo il caloroso coinvolgimento, nella prima edizione, dell’intero paese di Calcata e nonostante le difficoltà prevedibili all’interno di una edizione zero, prodotta con soli fondi privati, eccoci di nuovo qui, per rinnovare il nostro desiderio di proseguire in questa avventura, che andando ben oltre le avversità incontrate, ha ospitato lo scorso anno, tra teatro e cinema, in soli 4 giorni, dai 3 ai 6 eventi al giorno, godendo di un’ottima risonanza sul territorio ospite e su Roma. Il nostro desiderio per l’edizione 2015 è quello di riprendere il buono già fatto durante la prima edizione per migliorare e rafforzare tutti quegli aspetti, tecnici e organizzativi, che nella scorsa edizione, abbiamo dovuto, per forza di cose, necessariamente trascurare o quanto meno ridimensionare. Da un punto di vista artistico il nostro desiderio è quello di tenere fede ai propositi e agli obiettivi dello scorso luglio, tentando di consolidare questa nostra manifestazione come nuovo centro per la diffusione e il sostegno del teatro di regia e sperimentazione e il cinema d’autore, indipendenti; per aggiungere, insomma, qualche mattone in più nella costruzione di questo nuovo punto di forza e di incontro per tutti quegli artisti teatrali e cinematografici che non trovano il meritato spazio nel circuito ufficiale, per motivi che esulano completamente dal loro indubbio valore. Infine ma non da ultimo ci piacerebbe far sposare sempre meglio questo nostro evento con le caratteristiche particolarissime del paese che lo ospita, nel rispetto della sua specificità e delle qualità che lo rendono unico nel suo genere e conosciuto nel mondo. Nessuna location ci sembra, ancora una volta, infatti, più idonea di quella di Calcata, che per come noi la percepiamo è e deve restare l’idea stessa di una possibilità di (r)esistenza della diversità, che sia essa artistica, sociale o antropologica, tentativo permanente di ricerca di un “altrove” realizzabile nel qui ed ora. Calcata con la sua forza misteriosa e prorompente come la natura che la circonda; solitaria, fantasiosa, indomabile, eccentrica e anche malinconica, come certa giovinezza che continua a vivere in tutti noi, sempre, se solamente la si ascolta e la si lascia parlare; libera e insofferente alla norma come tutti gli spettacoli e i film che da qui in poi ci piacerebbe ospitare. Vogliamo ringraziare, in tal senso, tutti gli artisti e i professionisti “eternamente giovani” che con la loro passione, competenza e disponibilità hanno compreso profondamente il nostro progetto, lo hanno abbracciato e supportato lo scorso anno, rendendolo possibile. Vogliamo infine ringraziare tutti coloro che ancora una volta, con la stessa passione ci sono di nuovo al fianco per dare vita a questo nuovo viaggio. Scopri AdArte sul...

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Il Borgo di Isola Farnese

Isola Farnese, il borgo nel Parco di Veio A pochi km da Roma, arroccato in cima ad una rupe vulcanica c’è una borgo, un luogo isolato e signorile che padroneggia sulla campagna romana: il Borgo di Isola Farnese. Qui, in passato, visse la cultura etrusca, grande antagonista di Roma. Qui, un tempo, sorgeva un Castrum Insulae, un accampamento circondato dal Fosso del Piordo, dalle valli della Storta e di S. Sebastiano e da un fossato artificiale, che lo innalzavano, isolandolo, dalla campagna circostante. Fu solo intorno al XVII secolo, quando il Cardinale Alessandro Farnese acquistò il castello, che Borgo di Isola Farnese prese vita per come è conosciuto oggi, lasciando dietro di se solo qualche traccia, non ancora rivenuta, dell’antica città di Veio cui doveva essere aggregata. Lungo la strada che ci conduce verso il Borgo di Isola Farnese, saltano da principio agli occhi grandi camere quadrate tagliate nella roccia. Esse sono le abitazioni e le stalle di quanti nel periodo medievale abitavano sotto la protezione del castello. Spesso in tufo, esterne alla cinta muraria, formavano il villaggio di Borgo di Isola Farnese. Separato da queste abitazioni per mezzo di un fossato artificiale e da un ponte levatoio, al borgo vero e proprio si accedeva attraverso un arco posto all’ingresso dove lo stemma cardinalizio con i gigli dei Farnese ed i caratteri architettonici del XVI secolo, svettava in alto. In differenti punti, tuttavia, la presenza della cultura romana ancora riecheggia in questo luogo storico. Ne è un esempio, nella piazza principale, chiamata Piazza della Colonnetta, la colonna romana collocata che si erge davanti la rampa che costituiva l’antico accesso al paese. Oppure , murato nello spigolo della Chiesa di S. Pancrazio, l’ epigrafe a Munatio Felici Patri con l’urceo ,il vasetto per uso sacrificale a due facce. Ed ancora un frammento di un rilievo romano con due coniugi, probabilmente un sarcofago, che troviamo a sinistra dell’arco. Enogastronomia locale: Il borgo non è solo storia, è anche tradizione e sinonimo di eccellenza. Ne è un esempio l’agricoltura che si è sviluppata tutt’intorno al paese, rendendo questo luogo importante per la produzione di formaggi, miele, ortaggi, fra cui il carciofo di Campagnano, una delle due varietà coltivate nel territorio del Lazio e ritenuta di Indicazione Geogragica Protetta, ed ovviamente la produzione dell’Olio D’Oliva. Curiosità: Il Borgo di Isola Farnese, infatti, fa parte di uno degli itinerari della Via Francigena nel Lazio. Suddiviso in 44 tappe, il percorso pedonale della Via Francigena in Italia, lungo circa 1000 km, rappresenta una delle tradizioni più importanti del nostro paese. Partendo dal Gran San Bernardo, ridiscendendo sino a Roma, all’altezza dell’uscita di Campagnano, è possibile ammirare il panorama sulle campagne...

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La città perduta di Antuni

La città perduta di Antuni Un borgo abbandonato da dove godere di uno dei panorami tra i più belli del Lazio Il Lazio è una regione disseminata di città fantasma, facilmente raggiungibili da Roma. La maggior parte si trova nella provincia di Viterbo. La città perduta di Antuni è un antico borgo, in prossimità di Castel di Tora, nel reatino, situato su un colle completamente circondato dal lago del Turano e collegato alla terra ferma solo da un sottile istmo. Il lago artificiale nasce verso la fine degli anni ’30 mentre la storia del borgo si interrompe improvvisamente durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, quando per errore viene bombardato il borgo invece del ponte del Turano. La fondazione di Antuni sembra risalire ai primi decenni dell’XI secolo, forse per volontà dei Guidoneschi che donarono nel 1092 il Castrum Antoni all’Abbazia di Farfa, all’epoca molto importante. Fino al basso medioevo le vicende legate alle sorti di Antuni non sono note. In seguito la città perduta di Antuni andò prosperando per secoli, passando attraverso vari proprietari: la famiglia Brancaleoni nel 1583, il duca Filippo Lante della Rovere nel 1676 finché, nel 1832, il borgo raggiunse il prestigioso riconoscimento di principato, voluto da Papa Gregorio XVI in favore del principe Urbano Del Drago, signore di Antuni. Successivamente all’erroneo bombardamento, dal 1950 in poi il paese è stato abbandonato ed ha conosciuto decenni di degrado. Negli anni ‘90, grazie ad una sapiente opera di restauro ed ai bellissimi scorci sul lago del Turano, è stato riscoperto il suo antico splendore ed è tornato interamente visitabile. Visita alla Città fantasma Oltre ai numerosi ruderi delle case, tra gli edifici recuperati più importanti da vedere nella parte centrale di Antuni c’è sicuramente il Palazzo del Drago con le sue mura, l’antica mulattiera che conduceva al centro del borgo e la torretta. Il Palazzo del Drago, a cui si accede passando sotto un archetto, era composto da un gran numero di sale, molte delle quali affrescate, da scalinate di pietra e da ben 365 finestre. Tutta la struttura è visitabile solo esternamente e nella facciata è rimasto originale solo il portale d’ingresso. Lì vicino, sul colle, sorge l’antico Eremo di San Salvatore su una parete a picco sul lago.  Il borgo di Antuni è visitabile mediante l’Associazione “Camminando Con”  Se vorrete fare una sosta per pranzo, non avrete difficoltà a scegliere tra i vari ristoranti quali Agriturismo “La Posta”, La città perduta di Antuni, Trattoria U’Chiecchie , Bar Trattoria Dea, L’Angoletto, Ristoro Bar Castellani, Ristorante “Il Tasso” e il Forno Orsini. Dopo che avrete visitato la città perduta di Antuni potrete recarvi nel vicino borgo di Castel di Tora, villaggio dall’aspetto medievale arrampicato su un’altura e dominato da un...

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Tour di Roma in 3 giorni

Scopri Roma in 3 giorni Se avete a disposizione solo un week-end per visitare la città eterna, noi vi segnaliamo quali sono gli itinerari che assolutamente non potete perdere! Per una delle città più belle d’Italia sono molteplici gli itinerari turistici che vengono consigliati al fine di scoprire le meraviglie che vie, piazze e palazzi, hanno da offrire. Ogni giardino, fontana, museo, ha da raccontare secoli di tradizioni, innovazione, desolazione o trionfo. Ed è prezioso questo retaggio storico che portiamo con noi nel tempo, così tanto, che se anche non potete permettervi troppi giorni lontani dalla vita lavorativa, di certo non potete mancare di visitare Roma! Così eccovi pronto un tour di Roma in 3 giorni! Forse troppo pochi per conoscere la città eterna in modo approfondito, ma abbastanza per scoprirne ed assaporarne la magia. Primo giorno Il nostro tour di Roma in 3 giorni prevede, come prima tappa, i luoghi più suggestivi dell’antico impero. Iniziamo dal simbolo di Roma per eccellenza: il Colosseo. Collocato sulla Linea B della metropolitana della capitale, l’Anfiteatro Flavio è l’inizio della più illustre via dei Fori Imperiali. Qui svettano l’Arco di Costantino sulla sinistra e l’area dei Fori Imperiali sulla destra, le bianche pietre dei musei capitolini in piazza Venezia e le strade che condurranno all’indirizzo di Piazza Navona e Piazza di Spagna. Via del Corso funge così da spartiacque dove da un lato è possibile raggiungere la “perfetta sfera” del Pantheon, antico tempio romano dedicato a tutti gli dei. Ed a poca distanza, in direzione del Tevere, incontrare la barocca Piazza Navona. Qui svettano la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, la Chiesa di Sant’Agnese in Agone e Palazzo Pamphilj. Ed a pochi passi da queste opere è possibile mangiare in uno dei luoghi più caratteristici di Roma: Lo Zozzone. Assaggerete pizza farcita in mille modi diversi, per uno street food davvero originale! E non perdete la possibilità di prendere il caffè in una delle torrefazioni e caffetterie più antiche della capitale: Sant’Eustacchio. Riprendiamo quindi la nostra visita dalla parte opposta di via del Corso, dove sarà invece possibile accedere alla Fontana di Trevi ed a Piazza di Spagna. Ed a questo punto, perché non godere dei piatti tipici della cucina romana presso una delle migliori trattorie della capitale? Trattoria Al Moro, proprio dietro la Fontana di Trevi, vi permetterà di chiudere in bellezza questa prima parte del nostro tour di Roma in 3 giorni. Secondo giorno La seconda tappa del nostro tour di Roma in 3 giorni ci vede spostarci sulla Linea A della metropolitana, fermata Ottaviano, per la visita della Città del Vaticano, dove in piazza San Pietro svetta la...

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La chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori

Santa Maria dei Sette Dolori Un’opera incompiuta di Borromini La chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori si trova a Roma, nel quartiere di Trastevere, per l’esattezza in via Garibaldi 27. Proprio alle pendici del colle Gianicolo e non particolarmente nota nemmeno ai più esperti “conoscitori” della Capitale, questa chiesa fa parte di un complesso monastico. Essa era annessa al monastero delle suore oblate agostiniane, fondato intorno al 1642 da  Camilla Virginia Savelli Farnese, duchessa di Latera, e serviva ad accogliere le giovani di nobile famiglia ma di salute cagionevole, affinché potessero condurre una vita religiosa e diventare suore. Di notevole importanza è il fatto che, sia la chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori, che il monastero, furono progettati da Francesco Borromini, che vi lavorò fino al 1655. Una delle particolarità della chiesa è il fatto che si tratti di un’opera lasciata incompiuta dall’architetto barocco che, proprio in quel periodo, era impegnato in altri cantieri e che quindi si trovò costretto ad abbandonare i lavori. Un’altra causa dell’incompiutezza della chiesa fu, probabilmente, la crescente difficoltà economica della fondatrice. Pur non essendo terminata, la chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori mantiene nell’impronta alcuni dei caratteri salienti dell’architettura borrominiana, articolata su linee concave e convesse. Entrando nel cortile si vede la facciata non intonacata del monastero in mattoni grezzi che ingloba la chiesa, delimitata da due corpi elissoidali che racchiudono una parete concava. Tutta la superficie dà l’idea di un ambiente chiuso e costretto che suggerisce un’analogia con la rigorosa clausura del monastero. Il corpo della chiesa, disposto lungo un asse parallelo alla facciata, occupa la metà sinistra del complesso ed è a pianta rettangolare a una navata. La facciata della chiesa presenta al centro un corpo concavo molto sporgente, con due contrafforti fortemente obliqui. Per accedere alla chiesa si passa in un vestibolo la cui architettura viene ripresa dal Borromini direttamente da un ambiente della piazza d’Oro di villa Adriana a Tivoli, a pianta ottagonale e sorretta da quattro arcate. All’interno è da notare l’inconsueta e particolare forma dell’altare maggiore sormontato da due volute ed il colonnato che percorre tutte le pareti; inoltre sono presenti una pala con Sant’Agostino e il mistero della Trinità di Carlo Maratta e, nel convento, una tela di Marco Benefial ed un bel chiostro con decorazioni secentesche di ispirazione borrominiana. E’ interessante sapere che, durante il periodo dell’occupazione nazista, le suore accolsero e salvarono nel monastero ben 103 ebrei di Roma. Info: La Chiesa rimane aperta tutti i giorni ed è possibile visitarla gratuitamente. L’orario delle Sante Messe è il seguente: Lunedì/Venerdì 19.15 Domenica e Festivi 20.00 Per maggiori informazioni chiamare al seguente numero  06 – 58332969...

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Il Castello dell’Abbadia | Vulci

Una visita alla città etrusca di Vulci e al Castello dell’Abbadia Vulci è un’antica città etrusca che oggi fa parte del territorio di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Abbastanza lontana dal mare, si trova su di una piattaforma calcarea lungo la riva destra del fiume Fiora, nella Maremma Laziale. Fu una delle più grandi città-stato dell’Etruria, con un forte sviluppo marinaro e commerciale con Grecia e Oriente. Sulla sponda opposta del pianoro di Vulci si erge, isolato, il maestoso Castello dell’Abbadia, oggi sede di un importante Museo Nazionale Archeologico nel quale sono esposti reperti provenienti dagli scavi archeologici di Vulci. Origini del Castello Il Castello dell’Abbadia ha origini molto antiche: alto circa 30 metri fu eretto a riparo di un suggestivo ponte (ponte dell’arcobaleno) nel III sec. a.C., costruito dai romani su fondamenta preesistenti etrusche. In origine era un’abbazia benedettina dedicata a san Mamiliano, santo a cui era dedicata una chiesa fatta costruire nell’ 809 da due nobili longobardi, Faulo e Autari e poi donata all’ abbazia di Farfa. Secondo la leggenda, Vulci e l’abbazia furono distrutte ad opera dei saraceni nel 964 d.C. anche se numerosi documenti medievali continuano a citare l’abbazia tra le proprietà della Chiesa. La posizione strategica tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana  resero l’edificio molto appetibile. Infatti, numerose famiglie e casate potenti se lo contesero aspramente: nel XIII secolo il castello, importante centro di assistenza ed accoglienza dei pellegrini, fu probabilmente di proprietà dei templari, gli Aldobrandeschi prima e i Farnese poi inserirono il castello tra le loro proprietà. Nel periodo napoleonico il castello fu assegnato a Luciano Bonaparte, fratello dell’imperatore, come principe di Canino. In seguito passò ai Torlonia ma, nel corso dell’Ottocento, vista anche la sua posizione, fu adibito a dogana pontificia. Dopo anni di incuria il complesso fu incamerato dallo Stato italiano e diventò la sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci. Il Castello oggi L’aspetto attuale del Castello risale al XII sec., ha una forma trapezoidale e domina la riva sinistra del Fiora mentre ad est, dove è protetto da un fossato, si affaccia sulla pianura circostante con un muro di cinta munito di quattro torri semiellittiche. Sempre al XII secolo si può far risalire anche l’aspetto architettonico delle mura e la costruzione del maschio, il nucleo più antico del castello. Nel 1513 fu concessa in investitura perpetua al cardinale Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, che pare amasse soggiornarvi ed è a lui che, probabilmente, si deve la costruzione del corpo attualmente destinato a struttura museale. Il famoso scrittore e poeta inglese David Herbert Lawrence (“L’amante di Lady Chatterley”) ci dà una suggestiva descrizione del castello, in occasione di una visita fatta alla fine del 1800: “A ridosso del...

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La Scala Santa di Roma

La Scala Santa di Roma, un luogo di profonda devozione Nel Santuario adiacente alla Basilica di San Giovanni in Laterano, sono custoditi i 28 gradini della scala che Gesù salì, per ben due volte, il giorno della sua morte nel palazzo di Ponzio Pilato a Gerusalemme: la Scala Santa. La Scala Santa fu donata a Papa Silvestro I e venne collocata dove sorgeva l’antica residenza papale, San Giovanni in Laterano; ma fu solo per volere di Sisto V sul finire del ’500 che venne affidata la costruzione di un vero e proprio “antro” che potesse custodire e valorizzare un tesoro tanto prezioso. Fu l’architetto Domenico Fontana, a cui erano stati affidati i lavori dal Papa stesso, che decise di porre i gradini sacri dove era già presente il “Sancta Santorum”. Il luogo più sacro al mondo, a quel tempo cappella personale dei pontefici, sul lato est della piazza di San Giovanni. La storia del trasporto della scala La storia, nata in epoca medievale, intorno al 1450, narra che il trasporto dei 28 gradini avvenne di notte. Si dice che ad accompagnarli vi fossero solo la luce delle torce ed il canto di preghiere e salmi. La posa della Scala Santa, inoltre, venne iniziata operando dall’alto verso il basso perché i gradini non venissero calpestati dagli operai, ma toccati solamente con le ginocchia, motivo per cui, ancora oggi, i pellegrini salgono quella scala, penitenti, con le ginocchia. Per agevolare l’afflusso dei fedeli alla Scala Santa, inoltre, l’architetto costruì altre quattro scale, e ai lati del “Sancta Sanctorum” edificò nuove cappelle come quella di San Lorenzo, ad oggi chiesa vera e propria, e quella di San Silvestro, oggi coro dei Passionisti. Il 24 maggio 1590 Papa Sisto V, attraverso una bolla, annunciò la chiusura dei lavori e la conseguente apertura della Scala Santa. A maggior tutela di una reliquia tanto preziosa, nel 1723, per impedirne l’usura, Innocenzo VIII fece rivestire i gradini con tavole di noce. Il restauro Ancora oggi quei 28 gradini rappresentano un luogo di profonda devozione e penitenza che richiama il periodo della Passione di Cristo e che i fedeli percorrono una volta l’anno al fine di ottenere l’indulgenza per i propri peccati per un tempo di 100 giorni. Dall’11 Aprile fino al 30 Giugno la Scala Santa sarà, dopo 300 anni, nuovamente percorribile sui marmi originali. Dopo il 30 Giugno resterà aperta al pubblico ma i gradini marmorei verranno nuovamente coperti con il legno per preservarla dall’usura. Orari e informazioni La Scala Santa è visitabile tutti i giorni e senza prenotazione dalle ore 6.00 alle 13.30  e dalle 15.00 alle 18.30 (la domenica e i festivi apre alle ore...

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Cosa vuol dire SPQR?

Cosa vuol dire SPQR? Si è protratto nel tempo, come uno dei giochi più antichi probabilmente, quello che riguarda la spiegazione di una delle insegne, delle targhe, delle lettere più importanti della Capitale: SPQR. Ma cosa vuol dire realmente vuol dire SPQR? Quando si studia la storia romana è di certo la domanda che ogni bambino pone. E forse l’unico momento in cui una risposta seria può essere donata. Eppure, anche in questo caso, esistono teorici e storici che hanno messo in dubbio un significato largamente riconosciuto. Secondo i Sabini, antico popolo laziale, voleva significare “Sabinis Populis Quis Resistet?”. Ma alla domanda posta, vale a dire “Chi potrà resistere ai popoli Sabini?”, la risposta non sarebbe piaciuta ai Sabini stessi, poiché essi furono facilmente sconfitti ed assimilati dal più grande popolo dei Romani. La storia tuttavia, per ogni epoca quasi, sembra avere una propria interpretazione di queste quattro lettere. E’ del 1833 il sonetto di Gioacchino Belli, dove un significato del tutto nuovo viene loro donato. SPQR vuole significare “ Soli Preti Qui Regneno”. In onore del pontefice Gregorio XVI e del potere del Vaticano che, come quello dell’impero romano un tempo, era riuscito a surclassare ogni altro potere ed a prendere il controllo di un vasto territorio nell’Italia centrale per tutto il periodo medievale e rinascimentale. Ed è di questo periodo che il significato di SPQR prende sempre più spesso sfumature ironiche riguardanti il potere e la figura del Papa. Si dice che alla morte di un Papa, qualcuno lesse le lettere SPQR come “Sublato Papa Quietum Regnum” cioè “Morto un Papa Quieto il Regno”. Ed il nuovo pontefice, a tale interpretazione sorrise, tanto che uno dei presenti gli chiese: “Sancte Pater Quare Rides?” (Santo Padre Perché Ridi) e lui rispose: “Rideo Quia Papa Sum” cioè “Rido Perché Papa Sono”. Nel corso della storia quindi spiegare che vuol dire SPQR non è sempre stato spunto per discussioni storiche, anzi, talvolta, in periodi politici molto più recenti, è stato motivo d’offesa al popolo romano; tanto che, chiedersi che vuol dire SPQR oggigiorno, porta come prima e più immediata risposta ironizzare su una società, una città storica che molto offre a chi la vive, ma che non sempre viene compresa affondo o apprezzata. Il tempo ha certamente cambiato il popolo romano, così come ha cambiato la politica che gestisce un’eredità tanto meravigliosa dal passato. La Res Publica di un tempo, con i suoi fasti, i suoi valori e di certo la gloria che possedeva, oggi più non esiste. Ma per quanto miti e leggende più o meno veritiere possano cercare di dare altro significato a queste lettere, esse rappresentano la storia e le...

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Il Parco di Omero e il Lago di Fogliano

Il Parco di Omero e il Lago di Fogliano Benvenuti a Fogliano, dove un’area protetta racchiude uno dei più bei parchi letterari presenti in Italia Se desiderate fare una passeggiata in uno dei numerosi parchi naturali del Bel Paese, nella zona del Circeo, in provincia di Latina, vi suggeriamo di visitare il Parco di Omero. Il parco sorge a Fogliano, all’interno del Parco Nazionale del Circeo in una zona di grande rilevanza naturalistica ma anche storica e architettonica. I Romani realizzarono notevoli opere di bonifica ed introdussero importanti opere di drenaggio, trasformando quest’area in un centro di raccolta e di pesca e costruendo piscine, edifici e canali per sfruttare la ricchezza del vicino lago di Fogliano. In tempi più recenti il restauro degli edifici storici del borgo di Fogliano ha offerto nuovi servizi ai visitatori, come il “Centro di Educazione Ambientale”, il Museo Ornitologico e, appunto, il Parco di Omero. Il Parco di Omero viene così definito proprio perché prende il nome dall’autore greco che qui visse parte della sua vita e in questa zona prese spunto per scrivere la sua opera più famosa, l’Odissea, grazie alla vicinanza col promontorio del Circeo che nel nome rimanda alla leggenda della maga Circe che Ulisse incontrò qui durante il suo leggendario viaggio. La bellezza di questo parco deriva dall’autore che lo evoca ma anche dall’ambiente in cui si trova. Dopo un periodo di abbandono, l’area di Fogliano rinasce sotto l’influenza pontificia; Sermoneta, Ninfa ed i laghi costieri di Fogliano e Caprolace vanno a costituire un unico fiorente possedimento che Papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, 1294) affida alla famiglia Caetani, che si occuperà di realizzare anche l’Orto Botanico di Villa Fogliano, nato agli inizi dell’Ottocento come “giardino esotico”. Nel Parco di Omero si possono percorrere vari itinerari tra cui, il più suggestivo, è il viaggio di Ulisse sul Lago di Paola, dove il visitatore naviga sulle acque che hanno fatto da scenario al poema omerico. Il parco letterario di Omero è stato scelto dalla Fondazione Ippolito Nievo come “Centro Internazionale dei Parchi”, poiché la suggestione di questo ambiente non ha ispirato solamente le vicende di Omero ma anche le opere di scrittori come Orazio, Goethe, e D’Annunzio. Nel periodo estivo il Parco offre la possibilità di partecipare a numerose iniziative, dalle semplici passeggiate al chiaro di luna ad interessanti rappresentazioni teatrali. Il lago di Fogliano è il più grande tra i laghi costieri della regione pontina, si estende su una superficie di circa 4 kmq all’interno del Borgo di Villa Fogliano e ha una profondità massima di circa 2/3 metri. Dal 1978 fa parte del territorio del Parco Nazionale del Circeo ed è classificato “zona umida di importanza...

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Lucrezia Borgia

Lucrezia Borgia  Una donna  fatale e dissoluta, appartenente ad una delle famiglie più importanti del Rinascimento romano Affascinante ed enigmatica, nel panorama del Rinascimento, la figura di Lucrezia Borgia spicca per la sua storia che spesso si intreccia alla leggenda, delineando il quadro di una figura traditrice e dedita al potere che, forse, non la rispecchia realmente. Figlia di Rodrigo Borgia, arcivescovo di Valencia, diventato Papa nel 1492 con il nome di Alessandro VI e di Vannozza Cattanei , Lucrezia Borgia fa il suo ingresso nella storia nell’anno 1480 all’interno di un contesto sociale che vedeva il territorio italiano pullulare di figli illegittimi nati da illustri nomi e prostituzione. Figlia del Papa, educata dalle suore del convento di San Sisto, famose per il loro rigore e disciplina, Lucrezia Borgia non giunge tuttavia a noi come il più alto esempio di donna devota, bensì per due caratteristiche che saranno probabilmente la sua condanna nel corso di tutta la vita: la bellezza ed il suo cognome. I capelli d’oro, gli occhi chiari, il volto da bambina, l’intelligenza con cui padroneggiava le lingue e la musica, l’eleganza nel portamento, fecero della figura di Lucrezia Borgia, uno strumento perfetto per le brame di conquista del Padre. Appena dodicenne, infatti, fu condotta nel palazzo di Santa Maria in Popolo, perché fosse vicina a Rodrigo Borgia e perché vi attendesse l’arrivo, per ben tre volte, dei suoi tre mariti. Il primo Giovanni Sforza, la prese in moglie quando ella aveva solo tredici anni. Nel 1497, grazie ad una bolla papale, il matrimonio venne annullato e l’interesse del Papa si spostò verso il regno di Napoli. Il secondo matrimonio, quello con Alfondo D’Aragona, portò Lucrezia a vivere un periodo felice che brutalmente terminò quando, appena ventenne, suo fratello Cesare Borgia pugnalò suo marito per agevolare un’alleanza con la Francia. Le terze nozze la videro sposare Alfonso D’Este, che la pianse sul suo letto di morte, nel 1519. Ma di questi anni che la vedranno sposa per tre volte, ciò che alla storia resta la figura di Lucrezia Borgia è la possibile complicità nell’omicidio del suo secondo marito. La presunta relazione con suo fratello e con suo padre. La sua abilità nella gestione del potere, che le valse l’appellativo di Papessa, quando, nell’estate del 1501, il Papa suo padre, la nominò sua vicaria, durante una sua assenza. A donare questo volto di lei alla storia saranno soprattutto le parole di Victor Hugo e di Doninzetti, che la descriveranno come una donna fatale e dissoluta, dimenticando quanto, nella storia, Lucrezia Borgia fu importante. Sia per la diplomazia e l’abilità politica che dimostrò nella corte del ducato di Ferrara quando suo marito,...

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Basilica di San Marco Evangelista

Basilica di San Marco Evangelista Sul fianco di Palazzo Venezia che guarda il Vittoriano, si trova la piazzetta di S. Marco dove, incorporata nel palazzo stesso, sorge la Basilica di San Marco Evangelista. La chiesa, conosciuta anche solo come San Marco, fu fondata nel 336 da papa Marco I in onore di S. Marco Evangelista, fu restaurata da Adriano I nel 792 e poi ricostruita da Gregorio IV nell’883. Tra il 1465 e il 1470 Paolo II la rinnovò completamente sia all’interno che all’esterno ed, infine, dal 1654 in poi, iniziò la trasformazione barocca ad opera del cardinale Angelo Maria Querini. La facciata di San Marco Evangelista a Roma venne eretta con il travertino prelevato dal Colosseo e dal teatro Marcello ed è costituita da un portico a tre arcate su semi-colonne con capitelli compositi e da una loggia con capitelli corinzi. La struttura, dal rigore classico, richiamava da vicino la perduta loggia delle Benedizioni della primitiva basilica vaticana, in costruzione in quegli stessi anni. Entrati nell’atrio, noterete dei frammenti architettonici e delle lapidi sepolcrali paleocristiani, delle colonnine dell’antico tabernacolo della chiesa, un’iscrizione dei lavori di Paolo II e la lapide funeraria di Vannozza Cattanei, morta nel 1518. Il portale è formato da un architrave a ghirlande con lo stemma di Paolo II e, nella lunetta, è presente un bassorilievo che raffigura S. Marco Evangelista. All’interno della basilica di San Marco Evangelista noterete le bifore di stampo gotico, le volte a crociera delle navate laterali ed il soffitto a cassettoni intagliati e dorati su fondo azzurro che, con quello di Santa Maria Maggiore, è l’unico ancora esistente a Roma d’età quattrocentesca. All’intervento del 1654-57 risalgono le decorazioni tra le finestre e gli affreschi della navata centrale. Le parti fatte restaurare dal cardinale Querini, invece, sono il presbiterio, l’altare maggiore e gli scranni del coro e, successivamente, le colonne in granito sostituite con quelle attuali in diaspro di Sicilia, la foderatura dei pilastri e i bassorilievi in stucco tra le arcate. Il pavimento seicentesco include riquadri di tipo cosmatesco; alle pareti della navata centrale, a sinistra, sono raffigurate storie di S. Marco papa alternate a rilievi in stucco. All’interno di San Marco Evangelista ci sono alcune opere d’arte davvero notevoli assolutamente da vedere. La prima è senz’altro la Tomba di Leonardo Pesaro realizzata da Antonio Canova nel 1796, monumento funebre dedicato al figlio, morto a soli sedici anni, dell’ultimo ambasciatore di Venezia che visse nel palazzo adiacente. Altra opera rilevante è lo splendido mosaico absidale raffigurante Cristo con i santi Felicissimo, Marco Evangelista, Marco papa, Agapito e Agnese. Il santo titolare della chiesa è raffigurato mentre presenta a Gesù il committente, il...

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Villa Strohl Fern

Villa Strohl Fern Nel cuore di Roma, venite a scoprire uno dei luoghi del Novecento artistico Con i suoi 8 ettari di estensione, la vicinanza a Villa Borghese da una parte e Valle Giulia e Villa Poniatowskji dall’altra, Villa Strohl Fern rappresenta di certo un luogo pieno di cultura e storia che non passa inosservato. Acquistata nel 1879 da Alfred Wilhelm Strohl, cittadino francese di origine alsaziana, fu dimora di questo personaggio eclettico per i successivi cinquant’anni. Musicista, pittore, artista, letterato, scultore e poeta. Fra le mura di Villa Strohl Fern, furono molti i nomi illustri che egli ospitò: Rainer Maria Rilke, Carlo Levi, Umberto Moggioli, Francesco Trombadori, Arturo Martini, Amedeo Bocchi, Anton Giulio Bragaglia, Bruno Barilli con le tre sorelle Braun, solo per citarne alcuni. Villa Strohl Fern possedeva un ampio recinto, aperto in tre cancelli di ferro battuto. Un ampio parco accoglieva al suo centro l’edificio principale, un giardino, con rosai disposti lungo il vialetto, e fontane con falsi stalattiti a simulare grotte naturali. Erano infine presenti un frutteto e un orto. Nel suo parco, Wilhelm Strohl, fece costruire un centinaio di atelier a lucernari che affittava ad artisti per un ridottissimo canone. E quando nel 1927 Strohl morì, lasciò in eredità allo Stato francese Villa Strohl Fern a patto che venisse utilizzata “per opere francesi di pubblica utilità, a condizione che siano conservate le mie opere di pittura e scultura, che siano pubblicati i miei manoscritti di prosa e poesia, che sia conservato l’aspetto paesaggistico della villa e siano rispettate le antiche alberature”. Sede del Liceo Chateaubriand dal 1957, Villa Strohl Fern è stata tuttavia abbandonata a se stessa ed al suo lento degrado a causa del tempo e dell’utilizzo da parte degli alunni. I giardini sono profondamente mutati nel corso del tempo. Le strutture un tempo dedicate agli artisti divenute fatiscenti. Malgrado molte siano state numerose le petizioni per la tutela e la conservazione del patrimonio paesaggistico e culturale di Villa Strohl Fern, nel corso del tempo, firmate da illustri nomi quali Alberto Moravia, Federico Fellini, Francesco Rosi, Pietro Davack e Renato Guttuso, solo intorno al 2005 e poi nel 2011, si è discusso ed approvato un primo piano di intervento per gli ambienti scolastici, volto a migliorare la struttura del Liceo al suo interno, abbattendo i lucernai antichi. Tuttavia non è stato ancora possibile attuare un serio e corretto piano di recupero volto a valorizzazione Villa Strohl Fern in quanto patrimonio di due stati e struttura dall’ altissimo valore culturale, storico, artistico, paesaggistico e sociale. Info: E’ possibile visitare la Villa, solamente in occasione di aperture...

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La città perduta di Monterano

Il feudo di Monterano Un’antica città perduta, set di pellicole cinematografiche  Nella zona della Tuscia romana, nel nord del Lazio, si trova la “città perduta” di Monterano, presso il comune di Canale Monterano è senz’altro una delle più famose e più belle da visitare. Monterano è situata all’interno della Riserva Naturale Monterano, istituita nel 1988 a tutela di uno degli angoli più rappresentativi ed intatti della Tuscia Romana, tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini; il borgo è di grande interesse storico-archeologico e sorge su di uno sperone tufaceo a circa 300 m s.l.m., fu sede di un abitato fin dell’età del bronzo e, dal VII secolo a.C., divenne un fiorente centro etrusco citato col nome di Manturanum e testimoniato dalle numerose tombe etrusche che occupano i poggi retrostanti. Dall’ XI secolo rientrò nei possedimenti dell’Abbazia di San Paolo di Roma, nel XIV sec. diventò feudo degli Anguillara per poi passare agli Orsini e, dal 1671 agli Altieri. Il massimo sviluppo di Monterano venne raggiunto tra il XVI e il XVII secolo ma poi, nel corso del 1700, il paese iniziò a spopolarsi prima a causa della malaria e poi, 1799, a causa delle devastazioni operate dalle truppe francesi dovute ad una disputa con gli abitanti di Tolfa. La popolazione residua si trasferì nel vicino borgo di Canale Monterano. Le suggestive rovine di Monterano Oggi, le suggestive rovine offrono al visitatore angoli di incomparabile fascino in cui ci si sente trasportati nel passato come in una macchina del tempo e ciò che colpisce è la presenza di monumenti costruiti in epoche diverse in un eccezionale connubio architettonico e paesaggistico. Si possono così ammirare costruzioni di epoca etrusca, come i numerosi sepolcri, accanto a manufatti di epoca romana come l’acquedotto, il Castello medievale o il convento rinascimentale di San Bonaventura ad opera di Bernini. L’edificio più imponente al centro di Monterano è il Castello o Fortezza Monteranese, risalente all’epoca vescovile ma che subì molte modifiche durante il Barocco. Nel 1679, per volere del Principe Altieri, Gian Lorenzo Bernini riprogettò la Fortezza trasformandola in un palazzo baronale, decorando la parete esterna su Piazza Lunga con una fontana sulla quale domina la statua di un leone, da cui il nome di Fontana del Leone. La città perduta di Monterano è così caratteristica da essere stata il set di quasi un centinaio di film a partire dagli anni cinquanta, tra cui Ben Hur, L’Armata Brancaleone, Il Marchese del Grillo, Guardie e Ladri e la serie TV La Freccia Nera e, ancora oggi, arrivano richieste d’uso che vengono vagliate dall’ente gestore della...

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I busti del Pincio

Scoprire le bellezze della nostra città: i busti del Pincio 228 volti che ci accompagnano nella nostra passeggiata lungo il colle dei giardini Fra tutti i giardini di Roma, quello del Pincio è senza alcun dubbio il più conosciuto e di certo tra i più belli. Situato tra piazza del Popolo, Villa Medici e il Muro Torto, attraverso via delle Magnolie il Pincio ci conduce direttamente a Villa Borghese. I giardini su questo colle vennero concepiti dall’amministrazione napoleonica, intorno al 1810, ma ciò che al suo interno si trova possiede una storia differente, e di certo più difficile. Parliamo dei busti del Pincio. 228 volti che da oltre un secolo si ergono nei viali del giardino, accompagnandoci in una passeggiata di cultura, ricca di storia… malgrado gli atti di vandalismo ed i successivi restauri che cercano di porre rimedio al danno commesso. Origini dei busti Ma le loro vicissitudini travagliate hanno origine ancor più antica. I busti del Pincio, infatti, furono ideati da Giuseppe Mazzini, Triunviro della Repubblica Romana, al fine di ornare i viali del colle di tutte quelle figure che avrebbero mostrato ai visitatori i volti più illustri degli italiani nel corso della storia. Una simile idea patriottica fu subito approvata e vide un fondo di oltre 10.000 lire per la realizzazione di tali opere. Il lavoro sui busti del Pincio, tuttavia, terminò troppo tardi, quando la Repubblica ormai finita, aveva ceduto il posto al potere del Vaticano. E fu proprio la chiesa a rinchiudere in un magazzino tutti gli illustri volti realizzati in marmo, giustificando il proprio gesto con la volontà di non voler mostrare molti di quei nomi che un tempo crearono scompiglio nella nazione. Fu così che solo fra il 1851 ed il 1852 alcuni dei busti del Pincio fecero la loro apparizione. Alfieri, Canova, Tiziano, Palladio, erano fra di essi. Ma occorsero diversi anni prima che i volti di Savonarola, Caio Gracco o Pietro Colletta poterono essere prelevati e disposti sulle vie del Pincio. Eppure, anche in quest’occasione, alcuni di essi subirono cambiamenti a dir poco radicali. Grazie all’intervento dello scultore Sarrocchi, il Gattamelata divenne Orazio; Leopardi divenne Zeusi, così come Macchiavelli divenne Archimede. Affinché i sentimenti di ‘ribellione’ che un tempo quei nomi potevano suscitare, così mutati, sarebbero stati accolti differentemente. E si mostrano ancora a noi, nella loro storia difficile, i busti del Pincio così concepiti. Alcuni illustri e riconoscibili, altri mutati nell’aspetto, altri ancora, come quello di Alfieri, realizzati appositamente in un periodo successivo rispetto agli altri. Eppure, ancora oggi, sembrano essere vittime dei pensieri delle persone. Con i loro nasi rotti, la vernice scura sul loro marmo bianco, i busti del...

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La Chiesa di San Salvatore in Lauro

Dall’anno 1000 ad oggi, la Chiesa di san Salvatore in Lauro Intorno all’anno mille, per volere di un piccolo ordine di frati, sorse vicino alle rive del Tevere, una modesta costruzione: la chiesa di San Salvatore in Lauro. Avvolta tutt’intorno da una folta vegetazione e da un boschetto di allori, le prime notizie certe di questa costruzione ci giungono intorno al 1177. Fu solo in questo periodo infatti che i Celestini, frati devoti di San Giorgio in Alga, poterono, dopo alcune razzie dei barbari, ricostruire ed ampliare la chiesa, per mantenerla in loro possesso per più di duecento anni. Quando nel 1668 il loro ordine venne sospeso, la chiesa di San Salvatore in Lauro passò in mano all’ordine monastico devoto al Pio Sodalizio dei Piceni, che vi istituì il culto della Madonna di Loreto. Dal 1899, pertanto, la chiesa di San Salvatore in Lauro, modificò il proprio nome in Pio Sodalizio dei Piceni, tuttavia, nonostante questo nuovo nome, il popolo di Roma proseguì, allora come oggi, a chiamare il Santuario con la sua antica denominazione: San Salvatore in Lauro. Al numero 15 dell’omonima piazza troviamo un prezioso portale ligneo intagliato e recante teste di cherubini scolpite da Camillo Rusconi nel 1734. Quello è l’ingresso della chiesa. Qui, vacando il bellissimo portone, si presenta a noi un primo chiostro rinascimentale, con due ordini di arcate. Mentre sul lato sinistro della struttura è ancora possibile accedere ad un secondo chiostro di origine quattrocentesca, rimasti entrambi visibili dopo l’incendio del 1591. Tramite questo secondo cortile è possibile raggiungere le stanze del refettorio e della sala capitolare dove si svolgevano le principali attività del convento. Al centro del piccolo cortile della chiesa di San Salvatore in Lauro troviamo una fontana dalle modeste dimensioni, di forma rotonda, circondata da piante, presenza opere d’arte cinquecentesche fra le quali il rilievo rappresentante la liberazione di San Pietro di Vincenzo De Rossi. Addentrandosi nel silenzio del convento, poi, nel refettorio, ci viene mostrato l’affresco di Francesco Salviati che raffigura le Nozze di Cana del 1550. Quest’opera, così come quella presente nel chiostro, sopravvissero all’incendio del 1591 e si mostrano ancora a noi in tutta la loro bellezza. Uscendo, infine, val la pena soffermarsi sul monumento funebre dedicato a papa Eugenio IV Condulmer, attribuito allo scultore toscano Isaia da Pisa e proveniente dall’antica basilica di San Pietro. La chiesa è aperta tutti i giorni con il seguente orario 9.00 / 12.00 – 15.00 / 19.00. Se visitate il sito grazie al Virtual Tour potete scoprire in anteprima l’architettura e le opere d’arte della...

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La Paninoteca Borgo 139

Borgo 139: panini 100% made in Italy Nel quartiere storico di Borgo Pio, a pochi passi dalla solennità del Vaticano, si trova un locale piccolo negli spazi ma ricco di qualità gastronomica e tradizione italiana: Borgo 139. Il profumo del pane caldo s’insinua nelle strade, ci chiama e ci invita ad entrare nel locale. L’insegna è inconfondibile e l’odore che ci accoglie ci invoglia a saperne di più e si fonde con materie prime di qualità che compongono le farciture, molte a marchio DOP e IGP, permettendo a Borgo 139 la creazione di panini eccezionali, in grado di rispondere al gusto dei palati più intransigenti e dai nomi delle città italiane cui gli ingredienti provengono. Nel menù di Borgo 139 troviamo così panini come quello di Tropea con tonno, tartare di cipolla rossa di Tropea, pomodoro fresco e rucola oppure il Capri con mozzarella di bufala, pomodoro, salsa al basilico e rucola . E che dire del Sondrio con bresaola, scaglie di parmigiano, pomodori freschi e rucola? Ogni panino possiede un proprio posto sul muro ed una scheda con gli ingredienti che lo compongono, tutti freschi ed esposti dietro le vetrate del bancone. Ovviamente Borgo 139 non dimentica le esigenze di chi, vegetariano, vuole assaggiare la fragranza di un buon panino. Ecco perché sono presenti nel menù, sia tra la scelta dei panini, sia per insalate, paste fresche, frozen yogurt o dolci artigianali, valide alternative. Nato dalla passione per la cucina di due amiche, Irene e Barbara, Borgo 139 è un esempio di qualità all’interno di uno dei quartieri più turistici di Roma, che rende importante la tradizione italiana e ne consente un assaggio a tutti. Romani e non. Per conoscere gli orari e tutti i panini di Borgo 139 visitate il...

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Una gita a Collalto Sabino

Una gita a Collalto Sabino Un borgo della Sabina che offre al turista diversi luoghi da visitare e tantissime manifestazioni popolari In mezzo ai folti boschi della verde Sabina, arroccato a circa 1000 m di altezza, si trova il paesino di Collalto Sabino in provincia di Rieti. Il suo nome deriva dalla collocazione sul colle omonimo (Collis Altus) e indica anche i suoi primi signori, o domini, che diedero origine alla baronia, i Collalto. Buona parte delle tradizioni popolari di Collalto Sabino è costituita da manifestazioni di religiosità popolare che conservano ancora oggi un fascino particolare, con appuntamenti annuali che rendono particolarmente suggestivo il centro storico. Vi segnaliamo il 13 giugno la Festa di Sant’Antonio da Padova e il 3 settembre la festa patronale di San Gregorio Magno Papa. Molto caratteristiche anche le feste della Vendemmia con le cantine del borgo, allestita nelle antiche cantine del centro storico a ottobre, o la Festa dei Briganti in costumi d’epoca, entrambe manifestazioni enogastronomiche in cui potrete gustare anche i piatti tipici di Collalto Sabino, come gli gnocchetti di farina di grano e granturco, la zuppa di fave e la pizza ‘de ‘nfrasco’, cotta sotto la brace. Un po’ di storia: La storia di Collalto Sabino risale all’antichità, all’epoca dei Longobardi che, nell’Italia centro-meridionale, detenevano i ducati di Spoleto e Benevento, periodo a cui risale anche la distruzione del villaggio di Carseoli che sorgeva dove attualmente si trova Collalto; nel X secolo l’area divenne sede di un gastaldato e nell’XI divenne proprietà dell’Abbazia di Farfa che vi stabilì un proprio monastero benedettino. Successivamente l’Abbazia cedette il borgo alla nobile famiglia dei Marsi. Nel secolo XIII il borgo venne ceduto da Carlo d’Angiò al Vaticano per poi passare, nel secolo XVI, alle casate dei Savelli, dei Soderini e dei Barberini fino a che, nel 1861, fu assalito e saccheggiato da bande di reazionari borbonici. Cosa visitare: In seguito a delle scorrerie saracene, gli abitanti costruirono una primitiva torre di difesa attorno alla quale si costituì il moderno centro abitato di Collalto Sabino. Il monumento principale da visitare è, infatti, il Castello baronale di origine medievale, con torri e cortine merlate, rielaborato nel XV-XVI secolo ad opera del barone Alfonso Soderini che, oltre al palazzo, fece rimaneggiare anche la rocca per trasformarla in fortezza. All’interno del Castello c’è un ampio parco con un antico pozzo e, sulla sommità, il maschio dal quale si gode di un vasto panorama in cui lo sguardo può spaziare dal Gran Sasso al Terminillo e alla Maiella. Sempre al XV secolo risale la cinta muraria che racchiude le antiche case di pietra del centro, caratterizzato da stretti vicoli in selciato in cui si possono ammirare gli splendidi portali in pietra delle abitazioni, capaci di riportare...

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Viaggio nel foro di Augusto 2000 anni dopo

Foro di Augusto 2000 anni dopo Un viaggio in 3D per rivivere l’epoca di Augusto  Nel silenzio del tempo che scorre, nella staticità di pietre e strade antiche. Nell’immobilità di storie narrate duemila anni fa, una nuova luce viene proiettata su un palcoscenico d’eccezione, pronta a raccontare ciò che accadde in quel tempo nella Capitale. E’ la storia di Augusto che scorre nuovamente dinanzi gli occhi degli spettatori ed attraverso la città di Roma. Inaugurato il 22 aprile 2014, il viaggio nel Foro di Augusto 2000 anni dopo, viene riproposto anche quest’anno dal 25 Aprile al 1 Novembre 2015. Il progetto, che rientra nelle celebrazioni per il Bimillenario della morte dell’Imperatore, ha come tema importante la figura di Augusto non solo in quanto conquistatore di nuovi regni, ma anche come apportatore di ricchezze culturali ed artistiche. Il viaggio nel Foro di Augusto 2000 anni dopo ci consente così di assistere ad uno spettacolo unico nel suo genere poiché in grado di illustrare in modo puntuale il sito archeologico situato lungo Via dei Fori Imperiali partendo da pietre, frammenti e colonne presenti. Gli spettatori, accompagnati dalla voce di Piero Angela, hanno la possibilità di vedere con i loro occhi una ricostruzione storica e scientifica di grande valore di quei luoghi così come si presentavano all’epoca di Augusto. Grazie ad appositi sistemi audio con cuffie gli spettatori possono ascoltare la musica, gli effetti speciali e il racconto in 6 lingue differenti. Il viaggio nel Foro di Augusto 2000 anni dopo, utilizzando in modo creativo i resti del Foro stesso, vuole quindi narrare e celebrare la figura di questo imperatore, la cui gigantesca statua dominava l’area accanto al tempio. Con Augusto nasce l’età imperiale, epoca di grande ascesa per Roma che, nel giro di un secolo, ha portato la capitale a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra sino ai confini con l’attuale Iraq. Il Foro di Augusto 2000 anni dopo è quindi un’occasione anche per raccontare la storia non solo relativa all’espansione territoriale dell’impero, ma anche riguardante la civiltà romana e la sua crescita culturale, tecnologica, giuridica ed ovviamente artistica grazie ai resti di anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade che sono giunti sino a noi. Capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento, Roma rappresentò la culla della civiltà in quel periodo e dopo di esso, e di Augusto, molti altri imperatori lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali. L’iniziativa Foro di Augusto 2000 anni dopo ci mostra così il segno della grandezza di questa metropoli in espansione, che ancora oggi ci stupisce con il suo fascino antico e sempre nuovo . Info & Ticket: Per maggiori informazioni su biglietti ed orari consulta il...

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La Fontana dei Libri | Roma

Trait d’union di arte, leggenda e cultura: la Fontana dei Libri Se vi state chiedendo, quale può essere un monumento che unisce arte, leggenda e cultura, noi vi diamo la risposta. E’ la Fontana dei Libri del rione Sant’Eustachio a Roma. Sin dal Medioevo, per indicare le varie zone del centro storico di Roma, si è utilizzata una suddivisione, modificata più volte nel corso dei secoli: i rioni. Dagli anni ’20 del Novecento i rioni, che avevano sempre avuto un valore simbolico nelle vicende del popolo romano, sono diventati in totale ventidue, ognuno identificato con un diverso nome e un numero romano. Proprio in quegli anni, più precisamente nel 1927, l’amministrazione comunale commissionò al giovane architetto Pietro Lombardi, già vincitore del concorso per la fontana di Monte Testaccio, la realizzazione di una serie di fontane moderne, aventi per soggetto alcuni rioni di Roma. Poiché ogni rione ha un simbolo che lo rappresenta, raffigurato anche sulle bandiere rionali, è proprio a questi simboli o stemmi che si ispirò il Lombardi nella progettazione delle fontane. Nel rione VIII di Sant’Eustachio, che ha come simbolo un cervo, l’architetto romano fece costruire la Fontana dei Libri che si trova in via degli Staderari, (già via dell’Università, grazie alla vicinanza con l’università La Sapienza), nome che ricorda gli antichi fabbricanti di stadere e bilance un tempo esistenti in questa zona e che racchiude gli elementi più simbolici del rione. La Fontana dei Libri, costituita interamente in travertino, è situata dentro una nicchia incorniciata da un arco a tutto sesto con l’iscrizione S.P.Q.R. e presenta una testa di cervo fra quattro libri antichi, due per ciascun lato e collocati su due mensole laterali di marmo, mentre l’acqua fuoriesce da due cannelle a forma di segnalibro e cade in parte nella sottostante vasca semicircolare ed in parte direttamente sul selciato. Simbolicamente, tutti gli elementi presenti nella Fontana dei Libri hanno un significato ben preciso nella storia del rione. Il cervo, ad esempio, si trova anche sul timpano della Chiesa di Sant’Eustachio e ricorda l’evento della conversione al Cristianesimo di Eustachio, generale romano, a cui apparve un cervo con una croce luminosa fra le corna. I libri, d’altro canto, rappresentano l’antica Università della Sapienza che si trova nel palazzo a cui è addossata la fontanella. Una piccola curiosità che noterete osservando il centro della fontana: in verticale vi è incisa l’indicazione del nome del rione e, in orizzontale, il relativo riferimento numerico ma con un errore, infatti Sant’Eustachio corrisponde al Rione VIII mentre nel travertino risulta chiaramente indicato come Rione IV. Tips: Se decidete di proseguire il giro di tutte le originalissime fontane progettate da Lombardi negli altri rioni, vi segnaliamo: la Fontana...

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Via Arco dei Banchi a Roma

Via Arco dei Banchi a Roma, nella zona del Santo Spirito Per riscoprire insieme una zona di Roma che ha in gran parte mantenuto la sua struttura, ma che non appartiene ai percorsi turistici più rinomati, parliamo oggi di via Arco dei Banchi in zona Santo Spirito, a Roma. Nel XV secolo la Basilica di S. Pietro divenne il centro politico, morale e religioso di Roma, determinando un cambio di orientamento del sistema viario verso Ponte Sant’Angelo, l’unico che unisse la città di Roma al Vaticano. Via Arco dei Banchi è una traversa di via del Banco di S. Spirito ed il nome di “banchi”, esteso alla zona che comprende anche via dei Banchi Vecchi, si riferisce ai banchi dove negozianti, banchieri, notai, scrivani e mercanti di ogni tipo esercitavano i loro affari, sfruttando la vicinanza a S. Pietro. Via del Banco di S. Spirito era anche detta “Canale di Ponte”: il nome deriva forse dal fatto che la gran massa di pellegrini provenienti dalle vie circostanti si “incanalava” in questo stretto tratto di strada per attraversare ponte Sant’ Angelo e recarsi in San Pietro o, più probabilmente, a causa delle inondazioni del Tevere che appena aumentava di livello invadeva immediatamente questo breve tragitto. All’inizio dell’arco che dà il nome a via Arco dei Banchi, in basso a sinistra, è incassata una pietra sulla quale, a caratteri semigotici, è visibile un’ iscrizione che ricorda la piena del Tevere del 1277. Il livello raggiunto dalle acque è segnato da una linea incisa che divide l’epigrafe in due parti ed è il più antico ricordo delle inondazioni tiberine. Originariamente l’iscrizione era murata sulla facciata della primitiva chiesa dei Ss. Celso e Giuliano, che venne demolita e successivamente ricostruita per ben due volte proprio a causa dei continui allagamenti del “Canale di Ponte”. Nel Cinquecento, sotto l’arco, era presente una scultura molto venerata della Vergine che fu, in seguito, asportata e poi rimpiazzata nell’Ottocento da un grande quadro ad olio, sempre raffigurante la Madonna. La via prese il nome di “Banchi Nuovi” quando, per volere di Papa Giulio II, il trasferimento della Zecca Pontificia da Palazzo Sforza Cesarini al palazzo del Banco di S. Spirito – adattato appositamente dal Bramante – indusse i banchieri ad aprire i loro uffici di cambio in questo tratto di strada. Nel 1541 la zecca fu trasferita altrove e l’edificio rimase inutilizzato ma conservò il nome di “Zecca vecchia”. Via Arco dei Banchi oggi è un breve tratto a ridosso di Corso Vittorio, rimasto pressoché immutato, ma che non evoca più la magnificenza dell’epoca rinascimentale e, soprattutto, la vivacità dell’attività commerciale che qui vi veniva praticata perfino da personalità importanti come quella di Agostino Chigi...

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Boville Ernica

Boville Ernica in provincia di Frosinone La cittadina di Boville Ernica in provincia di Frosinone è adagiata su una collina di circa 450 m s.l.m. e domina la valle del fiume Liri e del fiume Sacco, nella zona della Ciociaria. Il nome Boville Ernica deriva dall’antica cittadina volsca o osco-sannitica, e poi romana, di Bovillae, così chiamata perché vi si praticava il culto del dio Bove (Bovis Villae = città del bove), testimoniato da alcuni ritrovamenti archeologici di statuette votive raffiguranti un bue. L’aggettivo Ernica è stato assunto solo nel 1907 in occasione del cambio di nome del paese, che precedentemente si chiamava Bauco, per distinguere il comune da un altro omonimo presente nel Lazio. Boville Ernica ha origine in epoca pre-romana, come attestato da alcuni rinvenimenti archeologici, dalle mura pelasgiche e dalla cinta muraria medievale difesa da ben 18 torri (alternate tonde e quadrate) ancora oggi totalmente in piedi e attorno alle quali è possibile compiere una passeggiata con vista sul paesaggio delle colline ciociare. Il patrimonio monumentale e artistico di Boville Ernica è costituito inoltre dai palazzi rinascimentali delle famiglie gentilizie che vi hanno abitato e dalle sue chiese; nel 1564 i signori locali cedettero i loro diritti ad uno di loro, Desiderio De Angelis, che governò per 18 anni finché questa specie di stato autonomo non fu soppresso, nel 1582, da Gregorio XIII. Cosa Visitare: Percorrendo la circonvallazione panoramica si entra nell’abitato e si raggiunge la piazza principale, piazza Sant’Angelo, dove sorge la chiesa omonima, della seconda metà del XVIII secolo. Uscendo dalla piazza si arriva al Castello Filonardi, costruzione anch’essa medievale ma trasformata nel ‘500; nella piazza S. Pietro, che costituisce il cortile del castello, si trova un portale rinascimentale e la chiesetta di S. Pietro Ispano di origine romanica, in cui si conservano un sarcofago paleocristiano, due reliquiari del Santo e di Santa Lucia, la cappella gentilizia Simoncelli, un bassorilievo del Sansovino ed un eccezionale mosaico di Giotto. Prodotti tipici: Il prodotto tipico del borgo è l’olio extra vergine d’oliva, non a caso uno degli ingredienti principali utilizzati nei piatti tipici di Boville Ernica come la polenta con verdure o con salsicce e fagioli, o il timballo alla baucana, che in questo borgo viene preparato in modo...

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La Chiesa di Santa Passera

La Chiesa di Santa Passera a Via della Magliana Le Chiese di Roma sono sicuramente una delle mete preferite dai turisti di tutto il mondo perché, anche la più piccola di esse, che si trovi al centro o in periferia, può contenere un piccolo tesoro artistico, un’opera d’arte famosa, una statua o un affresco di inestimabile valore. Tra le tantissime chiese presenti a Roma oggi vi segnaliamo la chiesa di Santa Passera, nel quartiere Portuense. Tra via della Magliana e la riva destra del fiume Tevere, proprio di fronte alla Basilica di San Paolo fuori le mura, sorge la chiesa di Santa Passera, già esistente intorno al sec. VIII d. C. e ampliata nel XIII. La chiesa era originariamente intitolata ai santi egiziani Ciro e Giovanni, decapitati nel 303 durante le persecuzioni di Diocleziano. Nel Medioevo, a partire dall’XI secolo, il suo nome si è via via trasformato in Abbas Cirus, Appaciro, Pacero, Pacera e infine Passera: di fatto questa santa non è mai esistita realmente. La chiesa di Santa Passera, innestata su un sepolcro romano, è un edificio a pianta rettangolare ad un’unica navata absidata e con soffitto ligneo, costituita da tre parti sovrapposte: l’attuale chiesa visibile dall’esterno, una cripta-oratorio ed, infine, una tomba ipogea probabilmente romana. Si accede alla facciata della chiesa tramite una doppia rampa di scale, il portale è semplice con sopra una finestra con grata in pietra e motivi geometrici. All’interno della chiesa sono conservati i resti di affreschi ormai quasi totalmente scomparsi raffiguranti santi, Cristo tra i Ss. Giovanni Evangelista, Pietro, Paolo e Giovanni Battista, Cristo tra i Ss. Ciro e Giovanni e una Madonna col Bambino; l’abside della chiesetta si affaccia su via della Magliana ed ha mensoline in marmo a motivi vegetali ed una bifora murata. Dalla sagrestia si scende nella cripta, forse la chiesa originaria dell’VIII secolo, dove furono collocati i corpi dei due martiri ed in cui è presente un architrave con questi versi: Corpora Sancti Cyri renitent hic atque Joannis / Quae quondam Romae dedit Alexandria Magna (“Qui risplendono i santi corpi di Ciro e Giovanni che un giorno la grande Alessandria dette a Roma”). Nell’ipogeo, interrato dopo il 1706 e riscoperto solo nel 1904, l’antica decorazione pittorica risulta quasi completamente perduta a causa delle innumerevoli piene del Tevere ma anche per le incursioni di quanti, nel tempo, hanno cercato di trafugare le reliquie dei martiri. Esempio di stratificazione e riutilizzo di monumenti più antichi, la chiesa di Santa Passera rimane una delle più importanti testimonianze architettoniche del passato nella periferia...

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Acquedotto dell’Acqua Vergine

Acquedotto dell’Acqua Vergine A Roma lungo un percorso sotterraneo, di quasi 14.105 passi, si estende l’acquedotto dell’Acqua Vergine. Voluto da Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, che lo inaugurò il 9 giugno del 19 a.C. per alimentare la nuova zona di Campo Marzio, esso ancora oggi alimenta quasi tutte le più imponenti fontane del centro di Roma: Piazza Navona, Barcaccia, Terrina e, ovviamente , la Fontana di Trevi. Per tale motivo l’acquedotto dell’Acqua Vergine è conosciuto oggigiorno come l’unico acquedotto romano ad essere funzionante, ancora dopo venti secoli. Secondo Frontino il nome sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (virgo) che avrebbe indicato ai suoi soldati assetati le sorgenti. Largo circa 1,50 metri e supportato da opere in cemento e reticolato di sostegno nei punti ritenuti più critici, il tracciato d’acqua dell’Acquedotto Acqua Vergine è percorribile in barca, soprattutto per le ispezioni ed i controlli relativi al suo funzionamento. Composto da una serie di cunicoli scavati trasversalmente su di un terreno calcareo che ne permetteva una maggior purezza e freschezza senza troppi interventi di manutenzione, i rivoli di acque sorgive, attraverso il terreno poroso ed impermeabile, venivano convogliati verso un canale principale. Confluite in un bacino artificiale in calcestruzzo, oggi interrato, l’ acquedotto dell’Acqua Vergine possiede una portata pari a 1.202 litri al secondo. Tale quantità consentiva per la maggior parte, nell’epoca in cui fu costruito, l’erogazione e l’approvvigionamento idrico della parte settentrionale della città e dei punti più distanti dal centro. Una restante parte veniva riversata per alimentare le opere pubbliche ed un’ultima veniva convogliata all’indirizzo della casa imperiale e di altri utenti privati. Vicino al Pantheon, infatti, l’ acquedotto dell’Acqua Vergine terminava il proprio corso, distribuendo l’acqua ai numerosi monumenti creati da Agrippa, non ultime le Terme che portavano il suo nome. Gli interventi nel tempo Nel corso del tempo l’ acquedotto dell’Acqua Vergine ha subito numerosi interventi di manutenzione, di restauro e di parziale rifacimento. I primi lavori furono svolti fra il 37 ed il 46 d.C. da parte di Tiberio prima e Claudio poi, andando a ripristinare i mattoni componenti gli archi di travertino nell’area urbana, e di Costantino. Malgrado la distruzione subita da parte dei Goti di alcune delle sue parti acquedotto dell’Acqua Vergine non perse mai la sua importanza e venne spesso fatto ripristinare proprio per il valore che possedeva per l’alimentazione idrica della città. Lavori di consolidamento importanti furono infine portati avanti da Papa Adriano I, che intorno al 700, lo restaurò nuovamente e ne arricchì lo splendore, andando ad aggiungere, nell’attuale via del Corso, un’ulteriore...

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Castel di Tora | Rieti

Il borgo di Castel di Tora Il lago del Turano, o lago di Posticciola, si trova in provincia di Rieti ed è un lago artificiale creato sbarrando il fiume Turano con una diga costruita nel 1938 ed alta circa 70 metri. Parte delle acque del lago del Turano sfociano in quelle del lago del Salto, altro bacino artificiale confinante, attraverso una galleria. Le pittoresche rive dei due laghi sono divenute meta delle gite di molti romani nei fine settimana. Oggi vi parliamo di uno dei paesi affacciati sul lago del Turano, Castel di Tora, che sorge sulle sponde nord-orientali di questo specchio d’acqua. Fino al 1864 questo paesino prendeva il nome di Castelvecchio (i suoi abitanti si chiamano ancora “castelvecchiesi”) mentre la denominazione odierna, come quello del vicino Colle di Tora, ricorderebbe l’antica città sabino-romana di Thora o Civitas Torensis, a cui alcuni studiosi ricollegano vari ritrovamenti archeologici verificatisi nella zona. Castel di Tora è un villaggio dall’aspetto medievale arrampicato su un’altura e dominato da un antico castello, costruito intorno all’anno Mille, di cui si conserva solo la torre pentagonale, un tempo maschio della fortificazione. Passeggiando attraverso le viuzze non potrete non notare quanto sia curato e ben tenuto tutto il borgo. Tra i principali monumenti da visitare c’è la Chiesa barocca di S. Giovanni Evangelista, all’interno della quale è custodita una Madonna col Bambino e i Ss. Giovanni Evangelista e Anatolia, pregevole tela cinquecentesca. Anche il Santuario di Santa Anatolia, patrona di Castel di Tora, che nel 250 a. C. venne martirizzata proprio su di una collina nei pressi del borgo. Visita al borgo Vi consigliamo di lasciare la vostra auto all’ingresso del paese dove c’è un ampio parcheggio e di arrivare al centro a piedi. Una volta arrivati al centro noterete la Fontana del Tritone, datata 1898, dalla quale potrete godere di un bellissimo affaccio sul lago e scattare tante suggestive fotografie. Se vi fermate anche per pranzo, sappiate che ci sono vari ristoranti piuttosto buoni, alcuni dei quali affacciati direttamente sul lago; vi consigliamo anche di assaggiare i due piatti tipici di Castel di Tora, polenta e strigliozzi, che vengono celebrati nel corso delle due feste locali principali: la Festa del polentone, nella prima domenica di Quaresima, cotto nel calderone e condito con sugo magro di baccalà, aringhe, tonno e alici, e la Sagra degli strigliozzi, l’ultima domenica di settembre, una sorta di maccheroni fatti a mano. Nei dintorni di Castel di Tora si trova Antuni, uno dei borghi più belli abbandonati nel...

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Antica Spezieria di Santa Maria della Scala

La prima vera farmacia della capitale Situata al primo piano del Convento dei Carmelitani Scalzi, annesso alla Chiesa di Santa Maria della Scala, nella zona di Trastevere, esiste un luogo antico e prezioso. Quella che può essere considerata la prima vera farmacia della capitale: L’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala. Costruita in origine per rispondere alle necessità degli stessi frati carmelitani, dediti alla coltivazione di piante medicinali, l’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala divenne nel corso del tempo così importante da essere considerata punto di riferimento per cardinali, principi e per gli stessi medici dei pontefici, tanto da ottenere l’appellativo di “farmacia dei papi”. Pronta a rispondere alle esigenze dei suoi clienti l’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, si è occupata di fornire a prezzi modici, medicinali genuini poiché prodotti da erbe lavorate in loco attraverso un accurato studio delle stesse. Tali medicinali erano volti a curare le malattie delle prime vie respiratorie, i dolori reumatici o le allergie, sin’anche all’utilizzo del primo disinfettante: l’acqua della Samaritana. L’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala: la struttura I suoi locali, comprensivi di un ambulatorio gratuito, sono rimasti aperti sino al 1978. Dato il lavoro altamente scientifico che avveniva nei laboratori dell’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, ci sembra obbligatorio parlare anzitutto del laboratorio galenico che si trova al suo interno. Frantoi originari, mortai ed alambicchi di distillazione, insieme a vasi, bilance, maioliche pregiate, formano il quadro di questo luogo dove gli armadi riportano immagini dipinte dei padri della medicina come Ippocrate, Galeno, Avicenna, Mitridate e Andromaco. Risalente al settecento l’arredamento, le scaffalature, le vetrine e il bancone, ci si presentano in tutto il loro splendore passato. Nel retrobottega, inoltre, possiamo scoprire , risalente all’ottocento, un laboratorio liquoristico ed un ambiente che fungeva da biblioteca, studio medico e magazzino. L’ Antica Spezieria di Santa Maria della Scala, è anche adorna di vari cimeli di grande importanza: come il Trattato delli semplici, un rarissimo erbario attribuito a fra’ Basilio,farmacista del settecento, contenente l’elenco di tutte le erbe utilizzate nella farmacia, conservandone un esempio essiccato nella pagina corrispondente. Oppure il Vaso della theriaca, un farmaco messo a punto da Andromaco il Vecchio, medico di Nerone, per lo studio di un antidoto contro i veleni. La Speziera, rappresenta quindi una passeggiata nel passato, volta a scoprire la vita reale di Roma. Le attività di ogni giorno. La semplicità di un tesoro così prezioso che è giunto fino al nostro tempo. Info: La Spezieria si trova in Via della Scala 23, nel Rione...

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Migliori Ristoranti Bio a Roma

Migliori Ristoranti Bio a Roma Cosa si intende quando si parla di Bio? Strano a dirsi ma quelli che dovrebbero essere i prodotti provenienti dalla terra, naturali e genuini, che un tempo trovavamo “normalmente” in qualsiasi mercato o supermercato, oggi costituiscono una categoria a parte, quella dei prodotti Bio. Frutta, verdura, carne, pesce o qualunque altro prodotto non OGM (Organismo Geneticamente Modificato) che sia stato coltivato o allevato senza l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi, come fertilizzanti ed insetticidi, oggi, oltre ad essere diventato di difficile reperibilità, costa anche leggermente di più. Per accontentare quindi la sempre più frequente domanda dei prodotti biologici o Kilometro 0, tantissimi locali hanno ampliato l’offerta di loro menù; noi abbiamo scelto per voi alcuni dei migliori Ristoranti Bio a Roma! Tra i migliori ristoranti bio a Roma potete provare Arancia Blu, che offre cibi stagionali vegetariani e vegani di produzione propria, incluse le birre artigianali, oppure Il Geco Biondo, locale bio-vegetariano che presenta un menù composto da piatti semplici con prodotti di provenienza italiana acquistati da aziende agricole locali di fiducia. Fa parte dei migliori ristoranti bio a Roma anche Zenzero, che predilige prodotti locali, soprattutto di mare, con particolare attenzione agli alimenti senza glutine per celiaci, incluse le creative ed originali pizze-bio, oppure Hostaria Luce dove il menù promette piatti mediterranei e regionali basati su materia prima attentamente selezionata. Potete provare il ristorante Gaia Bio che offre una cucina fatta esclusivamente di prodotti naturali e biologici, con piatti vegetariani, vegani, etnici e crudisti ma anche pizza preparata con farina di kamut e di farro. Da Biogusto potete assaggiare piatti a base di pesce fresco a prezzi concorrenziali e menù dedicati anche ai più piccoli, se invece cercate tra i ristoranti bio a Roma un posto che prepari i piatti tipici della tradizione culinaria romana, potete recarvi da Biosteria Saltatempo. Al contrario, per i più raffinati, a pochi passi da Piazza Navona, si trova La Baguetterie de les Affiches, bistrot ispirato alla Parigi degli anni ’30 che propone pane fatto in casa, dolci ed una vasta scelta di bevande biologiche. Ora non vi resta che scegliere dove andare a mangiare...

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Meridiana di Augusto | Roma

Cos’è la Meridiana di Augusto? Sin dall’antichità le persone hanno avuto bisogno di calcolare il tempo ed il suo scorrere. Il metodo più comune risulta quindi essere quello degli orologi solari, più comunemente chiamate meridiane. Strumenti semplici da cui si desume l’ora e non solo, riescono a funzionare grazie ad un’ asta che ha lo scopo di generare un’ombra, la quale si proietta su uno sfondo, chiamato quadrante, possiede delle linee distinte da cui si ricava l’ora. Questi due strumenti una volta tracciate le linee sul quadrante e uniti con calcoli precisi danno vita alla meridiana. La più grande meridiana del mondo antico si trovava in Campo Marzio e prese nome dall’imperatore che la fece edificare: Orologio di Augusto, conosciuto anche come Horologium Augusti, o, appunto Meridiana di Augusto. Meridiana di Augusto, la storia Ciò che rende unica la Meridiana di Augusto, rispetto al altri orologi pur presenti a Roma, oltre alla sua dimensione, era la precisione che possedeva. Tre anni prima della sua realizzazione, Augusto aveva ereditato da Lepido la carica di Pontefice Massimo e tra i compiti di questo magistrato c’era quello di sovrintendere al calendario. Nell’espletamento di questo incarico Ottaviano corresse la riforma del calendario attuata da Giulio Cesare e che era stata applicata in maniera erronea (un anno bisestile ogni tre, invece che ogni quattro anni). In ricordo della riforma gli venne dedicato un mese, Sestilius, che divenne Augustus, e la sua lunghezza fu portata a 31 giorni, determinando la irregolare distribuzione di mesi lunghi e brevi che ancora abbiamo. L’obelisco della Meridiana di Augusto, realizzato originariamente all’epoca del faraone Psammetico II (595-589 a.C.), era collocato nella città di Heliopolis in Egitto e fu condotto a Roma nel 10 d.C. da Augusto e collocato come gnomone in Campo Marzio. La Meridiana di Augusto, costituita da una linea di bronzo incastonata su delle lastre di travertino e lunga circa 75 metri, possedeva ai lati iscrizioni bronzee in greco e segni zodiacali, realizzando così un preciso calendario solare sfruttando la diversa altezza del sole nelle varie stagioni. Rovinata al suolo in un periodo imprecisato nell’alto medioevo, la Meridiana di Augusto venne suddivisa in più tronconi all’inizio del ‘500. Fu solo nel 1792, per volere di Pio VI, che la Meridiana di Augusto venne restaurata ed eretta nel luogo in cui è attualmente. Venne anche realizzata una linea meridiana che però, costruita in maniera inadeguata, forniva un’ora errata. La linea attualmente presente, di grande precisione, è stata realizzata nel 1998, in occasione del rifacimento della pavimentazione della...

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Il Castello di Santa Severa

Cosa visitare nel Lazio, il Castello di Santa Severa Con l’arrivo del bel tempo si organizzano sempre più spesso brevi gite “fuori porta” nel fine settimana, soprattutto verso le zone marittime, quindi perché non unire l’utile al dilettevole passando una bella giornata di sole in spiaggia dopo aver visitato un grazioso borgo antico o un luogo di interesse storico? A Santa Severa, frazione del comune di Santa Marinella situato sulla costa laziale, potete soddisfare entrambi questi desideri. Il punto di riferimento di questa meta balneare è senz’altro il Castello di Santa Severa, inizialmente solo un torrione. Sorto nell’area dell’antico sito etrusco di Pyrgi, città portuale fondata tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. ed abitato senza interruzioni fino al IV–V sec. d.C. In seguito, tra il X e l’XI secolo, i conti della Tuscia fecero costruire, proprio in questa zona, una fortezza dedicata alla giovane Severa, che era stata martirizzata nel 298 in un luogo poco distante, attorno al quale si formò il borgo circostante attraverso varie fasi di edificazione. Il Castello di Santa Severa vero e proprio nacque nel XIV secolo d.C. e tra il Cinquecento e il Seicento, periodo in cui raggiunse il suo massimo splendore, divenne anche luogo di sosta e di soggiorno di molti papi, tra cui Gregorio XIII, Sisto V e Urbano VIII. Dal 1482 il Castello di Santa Severa appartenne per i successivi cinquecento anni a diverse nobili famiglie romane e visse, poi, una lunga e lenta decadenza fino ad essere addirittura utilizzato dai tedeschi come postazione militare strategica nel 1943. Oggi il complesso monumentale viene gestito dal comune di Santa Marinella ed è finalmente tornato agli antichi fasti grazie ad una serie di interventi di restauro, ancora in corso, che hanno consentito di scoprire i resti di una grande chiesa rimasta sepolta per secoli sotto il cortile della rocca castellana, probabilmente dedicata al culto di Santa Severa Martire. Dal 2017 è stato riaperto definitivamente il Castello, grazie all’impegno della Regione Lazio in collaborazione con il MIBACT e il comune di Santa Marinella. E’ diventato così un polo culturale, con numerose manifestazioni, mostre, concerti e nuove aree adibite a museo. Inoltre, dal 2018 è stato inaugurato un ostello proprio all’interno del Castello. Con delle stanze singole, doppie e anche condivise con più persone, quindi a prezzi contenuti, per dare la possibilità ai più giovani di pernottare in questo gioiello del Lazio. Tutte le informazioni...

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Le migliori paninoteche di Roma

In pausa pranzo il vostro panino vi guarda con aria triste? Lo spizzicate controvoglia sognando un piatto di pasta? No, non è il lavoro che vi priva del gusto di un buon pranzo, è il panino che è sbagliato! Pane fragrante, salume fresco o pomodori rossi e freschi…avete fame? Ed allora perché non gustare in una delle migliori paninoteche di Roma un panino gustoso ed appetitoso? Il primo passo è riuscire a districarsi nella giungla dei venditori e trovare quelli che davvero possono soddisfare il nostro palato. Ecco perché di seguito vengono elencati dieci nomi per riconoscere subito le migliori paninoteche di Roma . Le migliori paninoteche di Roma Tra le migliori paninoteche a Roma la Pro Loco consiglia Borgo 139 in Via Borgo Pio 139, dove il pane viene prodotto appositamente da un forno che ne cura la lavorazione preliminare e la cottura. Borgo 139 offre panini dal gusto italiano e vendita di prodotti locali regionali. Un locale sicuramente da provare per mangiare e gustare i veri sapori Made in Italy. Situato nel centro della Capitale, a pochi passi da San Pietro e Castel Sant’Angelo. Da segnalare:  Tricolore. Rinomata panetteria-laboratorio di via Urbana, dove poter trovare pane al nero di seppia con salsiccia di tonno, pane di patate e polpo ma anche hamburger e hot dog preparati con pane a lievitazione naturale. Pianeta del Panino: una vera istituzione a Roma. Qui, infatti, non è solo possibile personalizzare gli ingredienti di ogni panino, ma deciderne anche le dimensioni attraverso i tre formati disponibili: standard da 20 cm, medio da 40 cm , extra large grande ben 89 cm. Capitan Paninok, aperto fino alle 5 del mattino Aristocampo, dislocato in sei diverse zone di Roma, ideale per chi desidera mangiare un panino gustoso senza spendere troppo. Opulentia con i suoi panini d’asporto che vi raggiungono a casa, in ufficio o anche al parco, basta chiamare e ordinare. Ino il Panino panini ideati dallo chef Alessandro Frassica, preparati espressi con pane del forno a legna di Eataly Roma. Sesto Girone, che con il suo ricco banco di salumi e formaggi, propone rare e ricercate delizie da tutta Italia: mozzarella di bufala campana, formaggi freschi e stagionati, nonché un’ampia selezione di affettati; e ci consentirà di gustare finalmente un panino con il sorriso sulle...

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San Lorenzo in Piscibus | Roma

 San Lorenzo in Piscibus All’ombra di palazzi moderni, su via della Conciliazione, sorge la chiesa di San Lorenzo in Piscibus. Con il suo campanile e le sue ampie porzioni della muratura originale, San Lorenzo in Piscibus rappresenta il punto nevralgico di questo Borgo attorno a cui il resto è stato edificato nel corso del tempo. La sua posizione infatti, studiando le piantine dei secoli scorsi, risulta inalterata, malgrado gli stravolgimenti subiti. Alcune parti della chiesa, l’atrio e la facciata, vennero tuttavia distrutte, sicchè la sua presenza è resa avvertibile solamente a chi passi lungo Borgo S. Spirito. In questo punto spicca la sua abside medioevale, mentre per accedere alla chiesa di San Lorenzo in Piscibus si deve traversare un cortile interno situato al civico 24 di via Pfeiffer. Sorta, secondo la tradizione, su una già precedente chiesa dedicata a Santo Stefano; San Lorenzo in Piscibus è conosciuta anticamente come Sanctus Laurentius in Portico Maiore. Nel 1143, infatti, si hanno i primi documenti che ne testimoniano l’esistenza sotto questo nome. Distrutta nel corso delle incursioni barbariche, San Lorenzo in Piscibus, fu ricostruita appunto in onore di S.Lorenzo e dalla sua prossimità al mercato del pesce. Nel Cinquecento , sotto il pontificato di Leone X (1513-1521), la chiesa ospitò una comunità laica e grazie all’ausilio del cardinale Francesco Armellini, San Lorenzo in Piscibus venne inglobata in un maestoso palazzo patrizio. Nel 1659 fu completamente ricostruita, in forme barocche, dalla potente famiglia dei Cesi, duchi di Acquasparta, che ne fecero la loro cappella privata. Nel 1733 un nuovo intervento, ad opera dell’architetto Domenico Navone, portò all’ampliamento di San Lorenzo in Piscibus con un lungo atrio ed una nuova facciata inglobata in un edificio affacciato su Borgo Vecchio. Fu nella prima metà del XX secolo, quando fu decisa la demolizione della Spina di Borgo, che la chiesa, come sopra menzionato, fu privata della facciata e nascosta dietro la mole degli edifici di via della Conciliazione. Gli architetti Galeazzi e Prandi, responsabili della prosecuzione dei lavori di restauro, decisero tuttavia di intervenire anche all’interno, per ripristinare le linee romaniche originali, spogliandola degli arredi barocchi. L’interno, largamente rifatto, è diviso in tre navate da 11 colonne. Pareti e abside sono in mattoni di cotto a vista senza alcun tipo di decorazione. Un piccolo ma slanciato campanile romanico del XII secolo , posto alla sinistra della facciata, si eleva su pianta quadrata con alte bifore, con pilastri al piano inferiore e con piccole colonne nella cella...

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Lago di Posta Fibreno | Valle del Liri

Il Lago di Posta Fibreno Con un’estensione di circa 400 ettari Lago di Posta Fibreno comprende al suo interno tutta la piana del Fibreno e le colline prospicienti il lago. E’ definita una delle oasi naturalistiche più belle, caratteristiche e incontaminate del centro Italia, questa sorgente di acqua purissima, proveniente dalle falde dei vicini monti del Parco Nazionale D’Abruzzo e da vita al gelido e limpido fiume Fìbreno. L’origine carsica di Lago di Posta Fibreno consente all’acqua di mantenere una temperatura pressoché costante di circa 10/11° C. tutto l’ anno. Ciò è possibile in quanto le acque che alimentano il lago giungono dalle montagne del vicino Parco Nazionale d’Abruzzo su cui sono cadute sotto forma di pioggia, di neve o di grandine effettuando un lungo percorso, perlopiù in falde freatiche sotterranee, per ritrovare la luce nel bacino del lago. Istituita dalla Regione Lazio con una legge del 29 gennaio 1983, la Riserva Naturale lago di Posta Fibreno è stata creata per essere destinata alla conservazione, valorizzazione e utilizzo dell’ambiente naturale da parte delle comunità locali interessate, che garantiscono una corretta fruizione da parte di tutta la popolazione di questo spazio. Nel visitare il lago di Posta Fibreno soffermiamoci ad ammirare la sua Isola Galleggiante. Un lembo di terra che affiora in una delle sue insenature spostandosi ogni giorno al soffiare del vento ed è divenuto rifugio di numerose specie di uccelli palustri, di anfibi, di pesci. Importanti nel lago di Posta Fibreno sono anche le varietà di pesci che è possibile incontrare: anguille, spinarelli, gamberi di Fiume, la piccola trota detta “Carpione del Fibreno” (endemico) e la rara trota macrostigma. Se si ha voglia di osservare folaghe, aironi, anatre di varie specie, il laico di palude ed il martin pescatore; o semplicemente di effettuare un giro del lago, è inoltre possibile noleggiare le tipiche “nane” (barca). Questo caratteristico mezzo, dal fondo piatto, viene utilizzato sul territorio fin dai tempi antichi. Meta di passeggiate domenicali, inoltre, lago di Posta Fibreno è frequentato anche dai subacquei per immersioni con le bombole o in apnea e da appassionati di birdwatching. All’interno della Riserva Naturale infine sono stati realizzati ed attrezzati ,con opportuna segnaletica didattica, alcuni importanti Sentieri Natura che permettono di godere a pieno degli spettacoli che il luogo offre. Il primo si snoda nel Canneto, un secondo intorno al lago, un terzo, panoramico, congiunge il Centro Storico con le rive del lago di Posta Fibreno . Infine un quarto sentiero, il più suggestivo, consente attraverso un’imbarcazione dalla base trasparente, di osservare le acque del lago sottostanti mentre le si...

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Ipogeo degli Aureli

Roma sotterranea: l’ Ipogeo degli Aureli C’è una Roma sotterranea, che pochi di noi conoscono, una Roma misteriosa ed interessante, ricca di storia e reperti archeologici. Nella Roma segreta che andiamo a scoprire oggi, visitiamo le catacombe di cui fa parte l’ Ipogeo degli Aureli (detto anche “di Aurelio Felicissimo”), considerato un vero e proprio cimitero sotterraneo. L’ Ipogeo degli Aureli, risalente al III secolo d.C. (probabilmente al 230) è uno dei più importanti complessi funerari presenti nella capitale, fu scoperto del tutto casualmente nell’autunno del 1919 durante gli scavi per la realizzazione di un garage. Situato all’incrocio tra viale Manzoni e via Luzzatti, è realizzato su due piani: il primo, composto da una sala in muratura e solo in parte interrato, il secondo, del tutto ipogeo, formato a sua volta da due stanze scavate nel tufo. L’ Ipogeo degli Aureli apparteneva ad una ricca famiglia di liberti imperiali e deve il suo nome al mosaico pavimentale rinvenuto in una delle stanze sotterranee, sul quale compaiono i nomi di quattro membri della gens Aurelia: Aurelius Felicissimus che dedica il sepolcro ai suoi fratelli Aurelius Onesimus, Aureliius Papirius ed Aurelia Prima. Le pitture dell’ Ipogeo degli Aureli Ciò che colpisce entrando nell’Ipogeo degli Aureli sono le numerose rappresentazioni pittoriche presenti sulle pareti, molte delle quali di difficile interpretazione. Nella camera superiore si vede, sulla parete di fondo, un’immagine di un uomo e di una donna con accanto un serpente, forse Adamo ed Eva; a destra vi è un’altra scena che potrebbe rappresentare la creazione del primo uomo, con due figure virili vicine, dipinte in un ambiente paradisiaco decorato con alberi e rami fioriti. Lungo le pareti laterali sono presenti dei personaggi barbuti, forse filosofi, e degli arcosoli che accoglievano le sepolture. Scendendo al piano inferiore troviamo un ambiente con volta a botte ed altri arcosoli con 12 personaggi togati, forse gli apostoli, ed un uomo su un cavallo davanti ad un arco seguito da un gruppo di persone. Inoltre sono presenti immagini di pastori, insegnanti, richiami alla cultura ellenistica e scene mitologiche classiche. Una delle scene più particolari si rifà probabilmente all’epica omerica: vi è rappresentato l’episodio descritto nell’Odissea in cui i compagni di Ulisse vengono trasformati in maiali dalla Maga Circe. L’uso funerario dell’ipogeo durò pochi anni, fino al 271 circa, quando la costruzione delle Mura Aureliane racchiuse il monumento all’interno della nuova cinta muraria, vietandone così l’utilizzo in virtù dell’antichissimo divieto di seppellire i morti all’interno delle mura. Nel giugno 2011 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (PCAS) ha terminato un complesso lavoro di restauro e recupero dell’ Ipogeo degli Aureli che, naturalmente, è visitabile: per informazioni rivolgersi alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra: tel. 06 4465610 – 06 4467601; e-mail:...

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Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano

Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano “Giorgio Morandi 1890-1964” al Complesso del Vittoriano dal 28 febbraio al 21 giugno 2015″ La mostra di Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano ci offre la possibilità di scoprire circa 150 opere del pittore ed incisore bolognese, la maggior parte di grande rilevanza, provenienti da importanti istituzioni pubbliche e da prestigiose collezioni private, inclusi alcuni capolavori meno noti al grande pubblico, tra cui alcuni disegni, acqueforti ed acquerelli. Nella prima parte della sua carriera Morandi, che risentì soprattutto dell’influenza dei suoi contemporanei come Cézanne e Picasso, espose le sue opere insieme ai futuristi, divenendo verso il 1918 uno dei maggiori esponenti della scuola metafisica insieme a Carrà e De Chirico. Pur tenendo in grande considerazione l’arte di Giotto, Caravaggio e del Quattrocento italiano, intorno al 1920, Morandi iniziò a sviluppare un suo linguaggio personale ed a seguire un percorso che diverrà via via più definito nel corso degli anni ’30 e che, nella mostra al Complesso del Vittoriano, viene illustrato in modo completo. Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano: tematiche e caratteristiche Ad eccezione di qualche autoritratto, la produzione artistica di Morandi è legata soprattutto alle numerose nature morte e agli oggetti di natura quotidiana, come i fiori di stagione, i paesaggi, le bottiglie, le ciotole o i vasi che vengono largamente raffigurati nelle sue opere al solo scopo di esprimere la sua visione della forma nella sua essenzialità e purezza. Una delle sue principali caratteristiche pittoriche è quella di dipingere con pochi colori e poco dettagliatamente gli oggetti, rendendoli un po’ più surreali ma comunque realistici. La mostra di Giorgio Morandi al Complesso del Vittoriano permette al visitatore di percepire che le tele, a prima vista statiche e ripetitive, subiscono innumerevoli variazioni nel tempo, con la tavolozza di colori che con gli anni si schiarisce, con colori che diventano sempre più rarefatti, dove tutto è reale e illuminato dalla luce. Per maggiori info su biglietti ed orari della mostra potete cliccare su questo link....

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Abbazia delle Tre Fontane | Roma

Abbazia delle Tre Fontane  Nel cuore di Roma si trova l’ Abbazia delle Tre Fontane. Il complesso, posto in una valletta percorsa dall’antica via Laurentina in una località detta Aquae Salviae, è l’unica abbazia riconosciuta gestita da trappisti. La via trappista trae origine dalla tradizione di vita evangelica che ha trovato espressione nella Regola di San Benedetto da Norcia, secondo l’impronta particolare impressa dai fondatori del monastero di Citeaux, e dalla tradizione Cistercense, che vede la vita consacrata alla ricerca e al servizio di Dio, nel silenzio, nella preghiera e nel lavoro manuale. All’interno dell’ Abbazia delle Tre Fontane, quindi, la giornata quotidiana è scandita dai sette momenti di preghiera , di lettura e meditazione della Sacra Scrittura, e dal lavoro manuale. Abbazia delle Tre Fontane, le evoluzioni Le prime tracce di stanziamento dell’ Abbazia delle Tre Fontane risalgono all’epoca greco-armena, nella quale l’imperatore Eraclio avrebbe inviato in dono ai suoi abitanti , la testa del martire persiano Anastasio come preziosa reliquia da custodire in loco . Alla fine dell’VIII secolo il monastero e la chiesa andarono a fuoco, per essere restaurate, attraverso preziose donazioni papali, tra il IX e il XII secolo. Numerosi sono nel tempo gli eventi che vedono l’ Abbazia delle Tre Fontane congiunta alla storia dei papi. In questo stesso periodo abbiamo, per esempio, in favore di questo complesso, l’attribuzione di feudi nella Maremma toscana. Alla fine dell’XI secolo, Gregorio VII affidò ai cluniacensi l’ Abbazia delle Tre Fontane e i suoi possedimenti, poiché ritenuti l’ordine monastico più potente dell’epoca. Tale predominio fu tuttavia breve poiché, nel 1140, il monastero fu tolto da Innocenzo II ai cluniacensi ed assegnato ai cistercensi. Di questo periodo è l’edificazione della chiesa abbaziale e la struttura del monastero come oggi lo conosciamo, rintracciando, in un documento del 1161, per la prima volta, tutte e tre le chiese che ne fanno parte: La chiesa abbaziale dei Santi Anastasio e Vincenzo; La chiesa (della decapitazione) di San Paolo; La chiesa di Santa Maria Scala Coeli. La prima, la chiesa abbaziale, è rimasta praticamente intatta nelle forme in cui fu costruita nel XII secolo. La mano cistercense qui è riconoscibile nello stile solido, severo e spoglio della chiesa e degli altri edifici conventuali, e nel fatto che tutto sia costruito, all’uso lombardo, in laterizio. La seconda, luogo indicato per la decapitazione di san Paolo nel 29 giugno del 67, sorge su una pianta molto semplice ad unica navata trasversale con due cappelle laterali, lungo la quale tre nicchie ospitano tre fonti nei punti dove, secondo la leggenda, la testa di San Paolo cadendo a terra avrebbe fatto tre rimbalzi. In ognuno dei punti...

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Norchia | Importante centro del’Etruria

Norchia, tra i più importanti centri dell’Etruria Abitata sin dal paleolitico superiore, con la sua estensione tra i solchi scavati dal Fosso Biedano, il Fosso di Pile e dell’Acqua Alta, Norchia fu di certo uno dei più importanti centri dell’Etruria già a partire dagli inizi del VI o del V secolo a.C. Durante il periodo della dominazione romana l’importanza di Norchia diminuì, ma non per questo andò perduta, forse proprio grazie alla Via Clodia, che collegava Roma alle province etrusche passando per importanti centri come Blera e Tuscania. Nonostante questa favorevole posizione la città fu quasi dimenticata durante l’età repubblicana per ritornare in auge nel X secolo d. C. in piena epoca medioevale. In questo periodo Norchia tornò ad essere frequentata, poiché nel suo territorio era definito il confine fra Longobardi e Ducato romano, fortificato nel XII secolo da papa Adriano IV. La presenza di un centro abitato nel medioevo è inoltre testimoniata, nei pressi del Fosso di Pile, da alcuni resti del borgo, del castello della famiglia Di Vico e della Chiesa di San Pietro risalente al IX secolo d. C. e costruita su un preesistente tempio etrusco-romano. Norchia, la Necropoli Il più prezioso tesoro di Norchia, tuttavia, può di certo essere considerato la sua necropoli. Sono infatti migliaia le tombe rupestri disseminate non solo sull’altura ma anche lungo i fianchi dei fossati che la delimitano. Alcune di queste, proprio per la loro caratteristica e per il loro stato di conservazione, risultano essere tra le più importanti del mondo etrusco. Le tombe di Norchia, alcune delle quali usate nel medioevo come abitazioni a grotta e ricoveri, risalgono a due differenti periodi : l’arcaico e l’ellenico ; e possiedono diversi tipi architettonici. La tipologia più frequente, tuttavia, è quella delle tombe a dado con la peculiarità del vano di sottofacciata aperto a portico . La parte superiore, il dado vero e proprio, reca infatti scolpita la finta porta e culmina con una terrazza che veniva utilizzata per il rito della libagione in onore agli dèi. Una scala, infine, conduceva al portico colonnato dove avveniva il pasto rituale ed i defunti venivano posti nella camera ipogea sigillata da grossi blocchi. Fra le più importanti tombe della necropoli di Norchia possiamo citare : la Tomba Ciarlanti, la Tomba Smurinas, la Tomba Prostila e la Tomba Caronte nella necropoli del Fosso di Pile, e la Tomba dei Lattanzi in quella del...

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Chagall al Chiostro del Bramante | Roma

Chagall al Chiostro del Bramante “Love and Life” La mostra di Chagall al Chiostro del Bramante di Roma è iniziata da circa due settimane ma, non temete, avete ancora parecchio tempo per poterla visitare, per l’esattezza fino al 26 Luglio 2015. L’esposizione di Chagall al Chiostro del Bramante raccoglie ben 140 opere di uno dei pittori più amati del Novecento, visibili per la prima volta in Italia, è curata da Ronit Sorek e prodotta da DART Chiostro del Bramante e Arthemisia Group, in collaborazione con l’Israel Museum che fu fondato nel 1965 e che ospita molte collezioni di artisti appartenenti alla tradizione ebraica. Marc Chagall nasce, infatti, in una famiglia di cultura e religione ebrea a Vitebsk, in Bielorussia, nel 1887 e si trasferisce a San Pietroburgo nel 1907. Qui frequenta l’Accademia Russa di Belle Arti e, dopo essere diventato un artista piuttosto noto, si trasferisce a Parigi dove entra in contatto con le correnti artistiche più in voga in quell’epoca, come il fauvismo ed il cubismo frequentando, tra gli altri, Guillaume Apollinaire e Robert Delaunay. Uno degli incontri più importanti nella vita di Chagall è, però, quello con Bella Rosenfeld, sua futura moglie nonché grande ispiratrice di molte delle sue opere: non è un caso che la mostra di Chagall al Chiostro del Bramante si chiami proprio “Chagall. Love and life”. Le otto sezioni tematiche e l’approccio interattivo con cui è stata allestita tutta la collezione ripercorrono i temi fondamentali della produzione di Chagall: gli oggetti e i luoghi della sua infanzia in Bielorussia come le case di legno o la cupola verde del tempio ortodosso di Vitebsk, l’incontro con sua moglie Bella, la sua fede religiosa. Oltre alla varietà molto ampia di tematiche affrontate, quello che emerge dalla mostra di Chagall al Chiostro del Bramante è la pluralità di tecniche padroneggiate dall’artista che si esprime, oltre che attraverso i dipinti caratterizzati da linee ben decise, colori vivaci e tinte forti che evidenziano quanta influenza abbiano avuti artisti come Matisse e Picasso sulla sua produzione, anche attraverso mosaici, scrittura, sculture, scenografie ed incisioni, quest’ultime in particolare molto numerose. Tutto è permeato dall’assimilazione delle tre culture a cui appartiene, vale a dire quella ebraica, quella russa e quella occidentale, che fanno di Chagall uno dei più originali ed innovativi artisti del XX secolo, con la sua personalità poliedrica e la sua grande sensibilità nel raffigurare le scene di vita quotidiana, l’amore e la gioia di vivere che a differenza di molti suoi “colleghi” più tormentati non lo abbandonò mai. Maggiori Info & Tickets, clicca...

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Borgo Pio | Roma

Borgo Pio, a pochi passi dal Vaticano Sulla sponda destra del Tevere, con la sua pianta trapezoidale, immerso fra la Città del Vaticano, il quartiere di Prati ed il quartiere Aurelio, si trova Borgo Pio. Chiamato anche Città Leonina in nome del suo stemma rappresentante un leone accovacciato, avente di fronte i tre monti e la stella, Borgo Pio veste tuttavia l’insegna di Sisto V, il papa che lo elevò a quattordicesimo rione di Roma. All’interno di questo luogo le strade principali corrono in direzione est-ovest e non vengono chiamate vie, ma borghi, elevando questo al di sopra di altri luoghi della capitale, forse per la sua vicinanza alla Santa Sede, forse per i punti che collega. Borgo Pio, infatti, nella sua via principale, traccia un cordone che lega via di Porta Castello a via di Porta Angelica. Tale tracciato nel 5 dicembre 1565, attraverso una bolla papale di Pio IV, venne denominato “Erectionis civitatis Piae prope arcem Sancti Angeli”, ovvero “Innalzamento della Città Pia presso l’arco di S.Angelo”. La costruzione della via, avviata da papa Pio IV, fu poi proseguita e terminata da papa Gregorio XIII, permettendoci di passeggiare per Borgo Pio riconoscendone il tracciato persino ai giorni nostri. Borgo Pio, La Storia Il territorio di Borgo Pio esisteva già in epoca romana e faceva parte della quattordicesima Regio Transtiberim, con il nome di Ager Vaticanus. Costruita al di fuori dei confini dell’antico Pomerium venne usato inizialmente come luogo di sepoltura. Nel corso dell’era imperiale, tuttavia, Borgo Pio si arricchì di numerose ville e giardini, di luoghi di svago come il Circus Gaianus e di ponti che collegassero la zona, oltre il Tevere, come il Pons Aelius (oggi Ponte Sant’Angelo). Fu infine il martirio di San Pietro ai piedi del colle Vaticano nel 67, durante la prima persecuzione dei Cristiani, a rendere Borgo Pio un luogo di pellegrinaggio nel corso della storia. In epoca medievale, purtroppo, molti dei ponti edificati caddero in rovina e, trovandosi al di fuori delle mura di Aureliano, Borgo Pio fu spesso vittima di saccheggi e distruzioni nei conflitti con i barbari. Fu Leone IV il primo pontefice a decidere nell’852 la costruzione di nuove mura,calcando a piedi nudi il tracciato su cui sarebbero dovute essere erette. E per amplificare l’importanza del gesto fece risiedere in Borgo Pio diverse famiglie di Corsi dando così vita ad una vera e propria città “separata”, definita nella storia come Città Leonina. Fu solo nel 1586, sotto papa Sisto V, che Borgo Pio, come quattordicesimo rione, divenne nuovamente una parte di Roma e crebbe nello splendore e nella ricchezza nel corso dei secoli. Il suo cambiamento più drastico, tuttavia,...

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Il borgo di Bassano in Teverina

Il Borgo di Bassano in Teverina, con le sue fortificazioni in opera quadrata, sembra esser stato presente sin dall’epoca Etrusca. Posto su uno sperone tufaceo, leggermente arretrato rispetto alla valle del Tevere, la sua posizione, nascosta dai poggi circostanti, spinse gli abitanti alla creazione di un sistema di avvistamento e di comunicazione attraverso i poggi Sasso Quadro e Poggio Zucco, lungo strade viarie ed insediamenti si cui ancora oggi abbiamo resti di edifici. Sulle sponde del Lacus Vladimonis, che sorge nella valle prossima a questo centro storico, gli antichi Etruschi compivano i loro rituali e festeggiavano le loro divinità. Il “Laghetto”, come viene chiamato attualmente, venne descritto da Plinio il Giovane come “una ruota messa a giacere, con una circonferenza in tutto regolare […] di colore più pallido, più verde e più intenso del marino”. Oggi quasi del tutto interrato, vide l’abbandono del Borgo di Bassano in Teverina durante la dominazione romana che iniziò nella battaglia del 309 a.C., sotto la guida del console Quinto Fabio Rulliano e si concluse nel 283 a.C quando i romani sconfissero definitivamente gli Etruschi. E’ solo intorno all’anno mille tuttavia che il Bassano in Teverina prende tale nome, grazie alla Contessa Matilde di Canossa. Proprietaria di vasti possedimenti nel viterbese, la contessa avrebbe donato il castello di Bassano ed altri luoghi della Teverina al pontefice Gregorio VII nel 1070, portando il paese sotto la protezione della Chiesa. Nei successivi secoli, sotto lo sguardo della Santa sede, Bassano in Teverina visse numerosi periodi di espansione e floridezza acquisendo il Banco delle Civitelle, il Monte di pietà e il Monte della Semenza. Ma con le due guerre mondiali, soprattutto la seconda, il borgo subì un calo demografico ed una successiva distruzione di gran parte dei suoi palazzi a causa dell’esplosione di un treno tedesco carico di munizioni. Da qualche decennio nel Borgo di Bassano in Teverina sono stati effettuati una serie di interventi di recupero per ripristinarne l’antica bellezza. Il Borgo di Bassano in Teverina: i siti d’interesse Il Borgo di Bassano in Teverina possiede diversi luoghi che val la pena d’essere visitati, per la loro bellezza architettonica e la storia che li caratterizza. Fra di essi troviamo innanzitutto Il campanile di Santa Maria dei Lumi e la Torre dell’orologio, due veri gioielli del piccolo Borgo di Bassano in Teverina. Abbiamo poi la Madonna della Quercia, costruita tra il 1674 ed il 1678 per dare una degna sistemazione alla tegola con l’immagine della Madonna col Bambino, attorno alla quale venne costruito l’edificio; la Fontana Vecchia, del 1576. Incassata in una nicchia coperta da una volta a botte, il cannello della fonte si riversa in una...

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Roma su due ruote

Roma su due ruote Il fascino di Roma a passo di bicicletta La comodità di avere una vettura che possa condurvi dove volete, permettendovi di programmare visite secondo le vostre esigenze, è di certo un piacevole mezzo attraverso cui vivere una capitale come Roma, adatto a tutte le età. La città eterna, infatti, può essere visitata in molti modi, per poterne apprezzare la bellezza da ogni punto di vista. Ma con la primavera, ormai prossima, la bella stagione, il sole a scaldarci, perché non riscoprire le vie dell’antica capitale in modo del tutto diverso? Come? Magari in sella ad una bicicletta! Roma su due ruote è un modo diverso, ecologico, di ripercorrere le antiche vie; che vi permette di viaggiare attraverso il centro della capitale, ma anche visitare i suoi bellissimi parchi. Un tour di Roma del tutto personalizzato ed adatto alle coppie, tanto quanto alle famiglie. Molte sono le piste ciclabili in uso e le zone a traffico limitato che consentono ai turisti di godere della città di Roma nella sua pienezza. Dal Campidoglio fino al Colosseo, per esempio, è possibile pedalare durante la chiusura al traffico. Potrete quindi immergervi nel pittoresco spettacolo dei Fori Imperiali, ammirando i resti storici della civiltà romana, la grande arena che impera all’orizzonte. Potrete visitare i più bei parchi di Roma: primo fra tutti Villa Borghese, all’interno del quale si possono ammirare la Galleria Borghese e il Museo Carlo Bilotti. Oppure, per passeggiate più lunghe, immersi nella natura, il parco degli Acquedotti che si estende parallelamente la via appia nuova. La città di Roma, inoltre, prevede una serie di piste ciclabili che ridiscendano lungo la riva del fiume Tevere, per poter seguire lo scorrere del fiume e talvolta incrociare in alcuni tratti il fiume Aniene e terminare con il lungomare del litorale di Ostia. E per quanti vogliano visitare Roma su due ruote, ma in compagnia, è anche possibile, soprattutto nei parchi, affittare tandem e i risciò, oltre all’opportunità di partecipare ad uno dei tanti tour privati offerti dalle agenzie. In questo avrete spesso a disposizione una guida turistica che possa illustrarvi e descrivervi le opere e le bellezze storico-artistiche che si incrociano lungo il percorso su due ruote. Nei giorni festivi, oltre al sabato, è possibile condurre con se la propria bicicletta sulle metro, avendo così modo di raggiungere in breve tempo i luoghi che si desidera visitare. Roma su due ruote rappresenta così un modo diverso di vivere la capitale , riscoprendo il fascino della città eterna attraverso la pedalata di una...

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L’età dell’Angoscia | Musei Capitolini

L’età dell’angoscia | Da Commodo a Diocleziano (28.1-4.10.15) Dal 28 Gennaio 2015 al 4 Ottobre 2015 L’Età dell’Angoscia è il quarto importante appuntamento appartenente al ciclo “I Giorni di Roma”, un progetto quinquennale di mostre che abbraccia dall’epoca repubblicana fino all’epoca tardo-antica la storia dell’impero romano nelle sue diverse sfumature. La mostra illustra i grandi cambiamenti che segnarono l’età compresa tra i regni di Commodo (180-192 d.C.) e quello di Diocleziano (284-305 d.C.). In quest’arco di tempo l’Impero giunse a mutare totalmente la propria fisionomia, fino ad arrivare all’instaurazione della Tetrarchia, alla perdita del ruolo di capitale di Roma, ed alla divisione del territorio italico in diocesi equiparate al resto dell’Impero. Nei passaggi temporali e negli eventi che lo segnarono, si evince quanto l’impero romano si sia mostrato a noi nei i suoi vari volti. Questo è uno di quelli. L’Età dell’Angoscia è la rappresentazione di un mondo che muta definitivamente la propria struttura sociale, con lo sfaldamento delle istituzioni e il parallelo emergere di nuove forze sociali. La mostra, inoltre, vuole narrare della diffusa crisi spirituale e religiosa che in un clima di ansia generalizzata portò a un abbandono delle religioni tradizionali e all’adesione sempre più massiccia al culto di divinità provenienti dall’Oriente. La crisi di questo periodo storico segna la caduta di quella che era stata sino a poco prima un “periodo d’oro”. L’Età dell’Angoscia, invece, vede il potere trasmesso non più su base esclusivamente dinastica ma manipolato dall’esercito, che imponeva ed eliminava a suo piacimento gli imperatori. Le istituzioni e i valori tradizionali, così come le certezze di un tempo, si sgretolano generando insicurezza, paura, ansia. I barbari fanno sentire una pressione sempre più forte lungo i confini, accrescendo i disordini interni, ed aumentando vertiginosamente le tasse e l’inflazione con la necessità di aggiornare continuamente la moneta. La mostra è aperta dal Martedì alla Domenica, dalle ore 9.00 alle ore 20.00. Il percorso è organizzato in diverse sezioni, ognuna focalizzata su di un tema specifico. La seconda sezione, denominata “ L’esercito” , si concentra sul ruolo da protagonista interpretato dall’esercito nella nuova epoca. La quarta sezione, “La religione” , indaga sull’arrivo e l’espansione in città di culti orientali. La quinta e la sesta sezione indagano sulle costruzioni e gli arredi, così come sullo stile di vita dei cittadini romani. La settima sezione de L’Età dell’Angoscia, “I costumi funerari” , si compone di sarcofagi, rilievi e pitture che trattano temi e soggetti tipici del repertorio dei miti tradizionali. Biglietti Intero € 15,00 Ridotto € 13,00 Ridottissimo € 2,00 Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza): Intero € 13,00 Ridotto € 11,00...

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Palazzo della Civiltà del Lavoro | Eur

Palazzo della Civiltà del Lavoro: il famoso Colosseo quadrato di Roma Nella zona dell’EUR, sorge il Palazzo della Civiltà del Lavoro, che a Roma viene più semplicemente definito come Colosseo Quadrato. La sigla EUR, Esposizione Universale Roma, viene a ricordarci il motivo occasionale che ha dato il nome al grande quartiere. Proprio nel luogo del Palazzo della Civiltà del Lavoro, doveva prendere forma una mostra internazionale, l’Olimpiade della Civiltà, nel 1942, poi annullata a seguito del secondo conflitto mondiale. L’edificio, come d’altronde tutti quelli della zona, imponenti ed aderenti all’idea di città ed ordine del Fascismo, avrebbero dovuto costituire il nucleo dell’espansione verso il mare, verso Ostia. Del carattere espositivo, ha tutto: a partire dalle statue, fino ad arrivare alle stesse aiuole. Insieme al Palazzo dei Congressi è spettacolare fondale prospettico di via della Civiltà del Lavoro: tra statue, fontane ed un tappeto di aiuole, eccolo, il Palazzo della Civiltà del Lavoro, il “Colosseo Quadrato”. Progettato dagli architetti Guerrini, La Padula e Mario Romano, è un edificio a pianta quadrata e si leva, su massiccio basamento, con 6 ordini di 9 arcate per ciascun lato (216 archi) fino a toccare 68 metri di altezza. Cemento armato ricoperto di travertino, modernità impreziosita da materiali classici: troneggia, vicino alla cima, la famosa iscrizione: “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”. Arricchito da 4 gruppi statuari, di Morbiducci e Felci, sotto le arcate di primo ordine vengono raffigurate le arti, ma tutto è fusione di moderno e nuovi, almeno decantati, fasti: ai lati delle due monumentali scalinate contrapposte sono collocate due coppie scultoree in travertino rappresentanti i Dioscuri, icona di sacrificio. Le altre 28 statue in marmo (alte 3,40 metri) sono raffigurazioni allegoriche delle diverse attività umane, che sarebbero dovute andare in mostra. Dal 2006 al 2008 è stato sottoposto a monumentale restauro, soprattutto volto a recuperare la facciata. Curiosità: nel corso di quest’anno diventerà il quartiere generale della Maison Fendi, con uno spazio dedicato al Made in Italy....

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Il Lago di Bolsena | Gita fuori porta

Il Lago di Bolsena è il quinto lago per estensione in Italia, primo nel Lazio, è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa. E’ stato soprannominato “il lago che si beve”, secondo la gente del posto, luogo di divertimento, svago e contatto con storia e verde per turisti ed appassionati. Il Lago di Bolsena, il grande vulcano Siamo nell’Alta Tuscia, in provincia di Viterbo, a pochi metri dalla strada consolare, la Cassia, il Lacus Volsiniensis, questo il nome romano, si è formato oltre 300mila anni fa, ed ha una storia geologica molto complessa. Oggi, è un paradiso verde, ieri era un inferno di fuoco e magma, vecchio di 2 milioni di anni, con colate di lava capaci di arrivare fino all’odierna Orvieto. La zona sarà poi soggetta a sprofondamento, fino a toccare la massima profondità, per il lago di Bolsena, di 151 m. Di tutta quest’inferno di magma e lapilli oggi resta la caratteristica sabbia scura, ed al massimo l’esplosione continua, e molto meno pericolosa, di attività ricreative e fisiche a bordo-lago. Il grande vulcano dorme, ogni tanto qualche piccola scossa di terremoto ne testimonia l’antica vita, ma più nulla del suo intenso e turbolento passato. Il Lago di Bolsena, il lago che si beve Il lago di Bolsena viene denominato il lago che si beve grazie alle ottime condizioni di trasparenza e limpidezza delle sue acque, tanto che i pescatori del luogo le usano per cuocere la “Sbroscia”, caratteristica zuppa di pesce locale. Cucina, attività folkloristiche ed enogastronomiche, ma soprattutto natura: lucci, tinche, granchi d’acqua dolce, cefali testimoniano e godono della purezza delle acque. La celebrità, ad ogni modo, l’animale VIP da queste parti è l’anguilla: Dante gli dedicherà perfino alcuni versi del Purgatorio. O meglio, li dedicherà ad un papa, Martino IV, e non sono certo versi lusinghieri. Per lui no, per l’anguilla in realtà sì: “Ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia / dal Torso fu, e purga per digiuno / le anguille di Bolsena e la vernaccia”. Per maggiori informazioni sulle attività del lago, i ristoranti nei dintorni e località del lago clicca...

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Technotown Roma | Villa Torlonia

Technotown a Roma: Passato e futuro Technotown: dove scienza e tecnologia si incontrano, qui nasce un’esperienza unica per bambini, teenager ed adulti. Nel bellissimo sfondo di Villa Torlonia, all’interno di un villino medioevale restaurato negli anni ’90 troviamo lo scenario di questo incontro, dove le operazioni di restauro hanno seguito due obiettivi precisi: la conservazione e la integrazione dell’esistente. Gli interventi di risanamento della Technotown, infatti, sono stati rivolti al miglioramento della distribuzione degli ambienti e dei percorsi. E’ stata privilegiata l’eliminazione delle barriere architettoniche con la costruzione di rampe di accesso ai locali e di un ascensore che garantisce l’accessibilità a tutti i piani del complesso. Al contempo gli apparati decorativi interni e gli elementi di arredo architettonico d’epoca sono stati restaurati, affinchè fosse presente sempre il concetto di coesistenza fra “ ciò che era e ci che è”. All’interno della Technotown, a metà fra il passato ed il futuro, i visitatori possono provare molteplici esperienze diverse, dal 3D, al gioco con la musica o ai viaggi nel tempo attraverso la realtà virtuale e molto altro, grazie agli eventi speciali e laboratori nei quali la didattica si mescola al gioco. Nove sale quindi, con nove esperienze diverse, all’interno delle quali i giovani ospiti impareranno ad interagire con tecnologie sofisticate e ad utilizzare i “media” in modo divertente e creativo a seconda della propria età. Technotown infatti possiede in se tre percorsi: Junior, per bambini dai 4 anni ai 6, Basic rivolto ai bambini dai 6 agli 8 anni, Educational dagli 8 anni in su e infine il percorso Adult dedicato ai grandi over 18. Technotown: Il Planetario Gonfiabile Fra le esperienze più importanti che la Technotown fornisce c’è il Planetario Gonfiabile Si tratta di una cupola di 6 metri di diametro con un sistema di proiezione simile a quello già disponibile nella grande cupola (14 metri) del Planetario di Roma. Una sorta di finestra sul cielo della capitale. In questa stanza della Technotown opera una vera e propria macchina dello spazio e del tempo dotata di un proiettore ottico in grado di riprodurre le 1500 stelle più luminose del cielo boreale e australe, il Sole, la Luna, i pianeti, la Via Lattea e gli astri del cielo profondo. Il pubblico viene condotto in questo viaggio astronomico non solo a livello visivo, ma inglobando anche altri sensi grazie alla riproduzione di suggestioni audio e video. La capienza del planetario è di circa 30 persone e dal 2010 è disponibile un piccolo “parco telescopi”, a disposizione per eventi e osservazioni straordinarie, composto da sei strumenti che vengono utilizzati per svolgere attività di osservazioni guidate del cielo stellato con il pubblico...

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Moschea di Roma | Centro Islamico culturale

La Moschea di Roma, Centro Islamico Culturale d’Italia La Moschea di Roma è la sede del Centro islamico culturale d’Italia, situata a Roma Nord, ai piedi del Monte Antenne. E’ il centro di preghiera più grande d’Italia, al suo interno possono guardare a La Mecca più di 12000 fedeli. L’ha fortemente voluta il Re Faysal D’Arabia Saudita, il Custode delle due Sante Moschee, proprio quella di Mecca e Mediana ed è stata realizzata da Paolo Portoghesi. Storia della Moschea di Roma La storia della Moschea di Roma è legata solo marginalmente al Re Faysal, che ne ha iniziato il finanziamento. Galeotta fu una visita a Roma, con i suoi dignitari, nel 1966. Fu accompagnato in una casa privata, gli fu detto che a Roma no, di moschee proprio non c’era neppure l’ombra. Ed allora, perché non costruirla? Il governo italiano, attratto dall’idea di migliorare i rapporti con i paesi arabi, diede il via al progetto, vari principi e dignitari in esilio vita al Centro Islamico Culturale d’Italia. Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, Guinea, Indonesia, Malesia, Marocco, Oman, Pakistan, Senegal e Turchia finanziarono profumatamente la costruzione. Vinsero il bando due progetti: quello di Portoghesi e dell’iraniano Sami Musawi, a cui si propose di lavorare insieme. Due sole condizioni per la costruzione: niente altoparlanti che chiamassero alla preghiera, unica moschea al mondo a non averli, e cupola più bassa di San Pietro. Due progetti, due anime diverse: Paolo Portoghesi doveva garantire l’armonia col mondo architettonico occidentale, Musawi avrebbe dovuto testimoniare le istanze culturali della tradizione musulmana. Rapproto subito complicato, quello tra i due, con la caduta, nel 1980, dello Scià di Persia, Musawi fu allontanato, e Portoghesi terminò da solo i lavori. E Re Faysal? Non ha neppure fatto in tempo a vederne la prima pietra, posta dieci anni dopo la donazione del terreno su delibera del comune di Roma, nel 1984, di fronte a Sandro Pertini, ed alla sua inconfondibile pipa. Nel 1975 il re saudita fu assassinato da un altro membro della famiglia reale. Rimane il suo sogno, in marmo ed in armonia, fatto Moschea. Moschea di Roma, Arte ed orari Inaugurata nel 1995, segue e rispetta l’ambiente circostante, nelle sue curve armoniose, e la luce, indirizzata con sapienza e moderazione per invitare alla preghiera. Ceramiche invetriate ne rendono delicata la decorazione, non ci sono dipinti, od immagini, chi la visita deve sapere che l’Islam vieta la presenza di immagini sacre. Si può dire che la decorazione sia armonia e parole: è il Corano ad essere elegantemente vergato in arabo, in alto. Le sale di preghiera sono due: una è più piccola, è aperta tutti i giorni, la sala grande...

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Montefiascone – Gita fuori porta

Montefiascone, gita fuori porta nella zona del Belvedere E’ il panorama durante la visita a Montefiascone, a togliere il fiato: la Tuscia, i monti Cimini, il lago di Bolsena, ed il Belvedere. Montefiascone, a soli 125 km da Roma, in provincia di Viterbo, ci regala degli ottimi spunti per una gita fuori porta. Visitare Montefiascone La storia del comune di Montefiascone parte dal nome: deriverebbe da mons faliscorum, dal momento che sarebbe stato abitato dai Falisci in fuga dai Romani. Ma è già storia di Roma, mentre sono visibili perfino rovine etrusche, e tracce di civiltà eneolitica in loco. E, in visita a Montefiascone, ci si accorgerà che la sua storia è vicina a quella di Roma: tutte le strade portano nella capitale, la Cassia in particolare, costruita tra il 170 ed il 150 a.c., ha facilitato il prosperare della cittadina. Ma la storia di Montefiascone è strettamente legata a quella dei Papi, e delle sue Chiese. Il primo documento ufficiale risale all’853, ed è di mano papale, di Leone IV. La storia di Montefiascone si lega a quella del papato, vista l’importanza strategica della fortezza. Tra chi la visitò (anche santi, come San Francesco, tanto da essere segnata sulla Via Francigena) e chi ne fece uno dei primi baluardi del Patrimonio di Pietro, dopo le promesse incompiute di Pipino il Breve e Carlo Magno, come Innocenzo III. Chi ne fece meta di esilio, come Pio VI, e chi la rese bella, come i Borgia, e le frequenti visite del Bramante, di Michelangelo. Nel Rinascimento il declino, contraddizione in termini, fino all’annessione al Regno d’Italia, la definizione di “perla dell’alto Lazio”, le visite sempre più frequenti alla Rocca, alle tante Chiese come il Duomo di Santa Margherita o la Cripta di Santa Lucia dei Filippini. Montefiascone, tra la Rocca ed il Lago di Bolsena Testimone fedele di secoli di assedi, macchinazioni, terrore e sicurezza, la Rocca di Montefiascone, ora anche sede del Museo dell’Architettura, domina il lago di Bolsena e la via Francigena . Imponente, restaurata nelle parti rimanenti, lascia intendere la maestosità che la rese inespugnabile, tanto da essere visitata anche dal Barbarossa, sempre intento a pensar guerre contro il vicino Papato. A soli 3 km il lago di Bolsena: vela, mountain bike, carp fishing, trekking a piedi e a cavallo nella “Valle perlata”, tutte attività a portata di mano, o piedi, o bici, che dir si voglia. Da visitare anche la Basilica minore di San Flaviano, dove è sepolto il vescovo tedesco Defuk, dal 1113: era attratto dal vino Est!Est!Est!, D.O.C. di Montefiascone. Avrebbe dovuto segnare ogni locanda dal buon vino con la scritta EST! Qui scrisse, EST...

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La Matriciana ai Consoli

La Matriciana ai Consoli, vera cucina romana Nel cuore di un quartiere che fu popolare, a Piazza dei Consoli, a due passi dalla metro Lucio Sestio, il ristorante-pizzeria La Matriciana ai Consoli rispetta la storia e la tradizione della cucina romana. E’ cuore pulsante del quartiere Tuscolano, proprio vicino alla torre del Quadraro, che serviva a controllare l’arteria stradale, il cui nome viene da un tale G.G. Guadralis, che ha ricevuto dai monaci un fondo proprio qui, a due passi dal ristorante. E’ Roma che si fa sentire, bussa alla porta della cucina, e chiede: una carbonara, una matriciana, una gricia. E viene accontentata. Il ristorante La Matriciana ai Consoli fa tesoro dell’esperienza culinaria della Roma del popolo, con pochi piccoli ritocchi che rendono alcuni piatti indimenticabili, per qualità e dimensioni. Primo punto a favore: ristorante tutto meno che turistico, è frequentato principalmente da romani, che certificano, occupando quasi tutti i posti a sedere, la bontà del menù in tutte le sue forme. Secondo punto a favore: non bisogna mai chiedere il bis. Niente gricia gourmet: l’abbondanza regna sovrana. Dalla pizza, di cui si parla un gran bene, ai secondi, è un rintocco continuo e forte di sapori tradizionali, con la certezza che la Roma di borgata ha ne “La Matriciana” una fedele testimone di ricette e profumi. Se esistesse nel Menù una sezione dal titolo: “Lo Chef consiglia” dalla cucina accorrerebbero a proporre con una certa veemenza la Carbonara tartufata, che di gran lunga merita l’Oscar come attrice protagonista sulla tavola. In realtà, sulla scelta dei primi piatti ci si potrebbe anche affidare al caso, e non rimanere delusi: il riso agli scampi è una gioia, cucinato a così tanto km dal mare, la matriciana giocoforza, visto il nome del locale, pretende tutto il rispetto quasi sacro che tradizionalmente la religione della pasta pretende in Italia, e a Roma in particolare. Se la pasta è una religione, nel ristorante La Matriciana ai Consoli c’è un luogo di culto importante, rispettato, e frequentato. Se la pasta è un credo, allora la carbonara tartufata de La Matriciana ai Consoli è praticamente un comandamento. Da assaggiare, non solo da rispettare. Per maggiori info riguardo location e menù, potete consultare direttamente il sito del...

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Le quattro Basiliche Papali

Viaggio attraverso le quattro Basiliche Papali Esistono tradizioni che vivono nei secoli. Il mondo intorno a noi cambia, si evolve, cresce in alcuni contesti ed in altri perde i valori che un tempo aveva. Le città si trasformano, ma a volte accade che restino ancorati a noi eventi di profonda importanza. Spirituale. Storica. Come può esserlo il Giubileo, che dal 1300 e per opera di Bonifacio VIII, vede Roma come fulcro e meta dei pellegrini cristiani di tutto il mondo. Da quell’anno, che viene conosciuto come “Anno Santo”, è possibile per chi lo voglia, attraversare una delle quattro porte sante delle Basiliche Papali, dove poter ottenere l’indulgenza plenaria, vedendo così perdonati i propri peccati. Ma che lo si guardi con occhi da credente, o con lo sguardo curioso del semplice turista, non si può che restare affascinati da una simile tradizione che si perpetua nel tempo. E’ per questo motivo che vogliamo condurvi, attraverso questo piccolo viaggio virtuale, all’interno delle Basiliche Papali di Roma. Luoghi mistici e dalla grande ricchezza artistica. La prima che vi presentiamo è senza alcun dubbio San Giovanni in Laterano. Sorta nella parte meridionale del colle Celio, fra le Basiliche Papali  fu la prima edificata. Fatta costruire tra il 313 ed il 318 dall’imperatore Costantino dopo la sua vittoriosa battaglia del 312 contro il precedente imperatore Massenzio. A partire dal 440 la struttura subì numerosi restauri ed interventi, ma la sua facciata risale solo al 1734. Ciò che tuttavia l’ha resa storicamente importante furono i Patti Lateranensi , firmati in loco, del 1929, con cui si pose fine agli attriti fra Santa Sede e Stato Italiano circa il possesso di beni temporali da parte del Pontefice. La seconda è, fra le Basiliche Papali, la più conosciuta, poiché centro della cristianità mondiale. Stiamo parlando della Basilica di San Pietro. Costruita da Costantino, intorno al 324, sul luogo dove fu sepolto l’Apostolo Pietro, la basilica costituisce  il più grande edificio religioso esistente. E’ fulcro non solo della religione cristiana cattolica, ma di opere meravigliose che vedono il tocco di artisti quali Michelangelo, il Bramante, il Bernini. La terza è quella di San Paolo fuori le Mura, nota per i suoi bellissimi mosaici all’interno e sulla facciata, purtroppo colpita da un incendio nel 1823 e successivamente restaurata. Importante poiché in questo luogo è presente la  tomba del santo da cui prende il nome, posta sotto l’altare maggiore. Dal 1300 meta del giubileo, è la seconda delle Basiliche Papali in termini di ampiezza. La quarta che vi viene presentata è quella di Santa Maria Maggiore. L’unica delle quattro  Basiliche Papali ad essere eretta sulla propria struttura risalente al periodo paleocristiano....

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La Quercia del Tasso al Gianicolo

La quercia del Tasso Alberi che fanno la storia, centinaia di anni che si nascondo nei i rami, sotto le fronde cospirazioni antifasciste (come sotto il celebre Alberone, sull’Appia), o pensieri musicali di un poeta che si mischiano al vento e alle foglie della quercia del Tasso. Per arrivarci è consigliata la passeggiata del Gianicolo, magari partendo da Porta San Pancrazio, luogo di una celebre battaglia per l’Unità d’Italia, dove fu ferito, e per quelle ferite morì, Mameli, che compose il celebre inno nazionale. C’è il Belvedere, e lo storico cannone, e la Quercia, certo, più avanti, la celebre quercia del Tasso. La Storia della Quercia del Tasso Non bisogna immaginarla com’è ora, appesantita dagli anni e dalle piogge, ma nell’orto del vicino convento di Sant’Onofrio. Non bisogna immaginarla deturpata da un incendio doloso, di recente purtroppo, o dal fulmine più antico del 1843. Dovete immaginare Giacomo Leopardi a visitarla e a piangere, perché proprio sotto quella quercia Torquato Tasso, vessato da una salute malferma, a 51 anni, durante l’ultimo mese di vita, secondo tradizione leggendaria sedeva a riflettere, o meglio, come dice lui stesso, a “cominciare la sua conversazione in cielo”. La Quercia del Tasso e San Filippo Neri Negli ultimi travagliati anni del poeta, a fine ‘500, quel luogo solitario dove poteva godere della vista dell’intera Roma e respirarne la storia, deve essere stato di sollievo. Il travaglio della pubblicazione, con troppe manomissione, a sua insaputa, della Gerusalemme Liberata lo affliggeva. Ora giace nella cappella della chiesa di Sant’Onofrio, “primo e unico piacere che ho provato a Roma”, per dirla alla Leopardi. Forse in onore del Tasso, Papa Pio XII nel 1945 donò a questa chiesa l’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Proprio sotto la quercia, in onore del poeta, i religiosi dell’ordine di San Filippo Neri hanno costruito un anfiteatro, dove tuttora vengono recitati spettacoli teatrali. Lo stesso San Filippo Neri, raccontano, si recava spesso alla quercia, luogo privilegiato di meditazione, di riposo, di contemplazione. Anche solo della Città, di Roma, ai piedi del Gianicolo, in tutto il suo...

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Riserva Naturale dell’Aniene

Natura e storia della Riserva Naturale dell’Aniene Se prendi un bel respiro nella riserva Naturale dell’Aniene quello che percepisci è storia, è un alone leggendario (Anio, da cui viene il nome del fiume, è un padre che, per salvare la figlia dal rapimento, muore annegato nelle acque) è un salto antico dalla leggenda a Roma, come quello che fa il fiume a Tivoli. Tutto questo, è la Riserva Naturale dell’Aniene, 620 ettari che si snodano tra Prati Fiscali ed il Fosso della Longarina, sfiorando San Basilio, Pietralata, Monte Sacro. Nella Riserva Naturale dell’Aniene, c’era una volta un ponte…e c’è ancora Già, una delle strutture architettoniche più rilevanti della Riserva Naturale dell’Aniene è il Ponte Nomentano. Bisogna immaginarlo come lo vedevano gli incisori tra il XVI ed il XIX secolo, bisogna immaginarlo attraversato da mandrie, solitario. Oggi è stretto nel quartiere di Monte Sacro, chiuso al traffico solo nel 1997, restaurato per il Giubileo del 2000, ora si erge nella riserva naturale dell’Aniene ma è stato fortezza e punto focale di passaggio, assediato e attraversato pacificamente, abbattuto e ricostruito. Questa è la sua storia, che si intreccia con quella della capitale. E se i granchi d’acqua dolce nell’Aniene ne testimoniano la purezza delle acque, il ponte Nomentano è la storia di questi luoghi, la tradizione di passaggio che solo i fiumi hanno sin dalla preistoria. Una riserva d’aria per Roma La riserva Naturale dell’Aniene ospita anche il Pratone delle Valli, area riqualificata nel 2006, un vero e proprio polmone verde della Capitale, di fianco a zone anche densamente popolate. Natura in festa: lecci, sughere, farnie, ma anche salici, frassini, olmi, ne fanno una riserva d’aria aurea per la città di Roma, spalla a spalla con il Casale della Cervelletta, con tanto di torre medievale. Ancora storia, storia ovunque, appartenuta agli Sforza prima, alla famiglia Borghese poi, visitabile il martedi ed il giovedi dalle 9.30 alle 12.30 e la domenica dalle 15.30 alle 18.30. La riserva naturale dell’Aniene è gestita da RomaNatura, Ente Regionale per la Gestione del Sistema delle Aree Naturali Protette nel Comune di...

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Migliori enoteche di Roma

Migliori enoteche di Roma Acqua, alcol etilico, acetaldeide, glicerolo, acido tartarico, lattico e melico: in una sola parola, vino. Siamo andati a fare un giro tra le migliori enoteche di Roma, diversi templi del vino, dove si possono assaggiare, gustare, abbinare con piatti ed accostamenti originali, raffinati, decisi. E’ un viaggio quello del vino, nei suoi luoghi, nelle sue espressioni, è un viaggio nel palato e nella percezione, nell’atmosfera che i luoghi regalano abbinati perfettamente al sapore antico del vino. Ecco la nostra lista delle migliori enoteche di Roma: 1) Litro – Vino e Mezcal Cosa sia il Mezcal, dovete andare a chiederlo al proprietario. Qualcuno ha definito Litro a Via dei Fratelli Bonnet 5, a due passi da Villa Sciarra “Chic but Friendly”, andando a centrare il punto perfetto d’incontro tra menù ad alto tasso di raffinatezza e carta dei vini selezionata accuratamente. Ambiente piccolino, cocktail da provare, anche se non strettamente necessari in enoteche, risultano comunque validissima alternativa. Da provare.  2) La Zanzara Bistrot – Rumore di vino Ideata come sorella di “Baccano“, la Zanzara offre un menù leggermente diverso, ma partiamo dalla location, via Crescenzio 84, un soffio da Piazza Risorgimento. Carta dei vini molto attenta alla provenienza, con qualche salto nel dinamico e biologico, profonde incursioni nello champagne e nei distillati. Costo proporzionato alle aspettative alte, difficile rimanere delusi dal menù o dalla cantina di quest’enoteca, bistrot, bar, e chi più ne ha più ne metta. Unico piccolo neo, qualche decibel di troppo. Ma il vino non si preoccupa dell’acustica, di solito. 3) Pentagrappolo – Tanto vino in pochi metri Colle Oppio, il Colosseo si intuisce, Villa Celimontana profuma l’aria, è il cuore di Roma: il “Pentagrappolo” è una piccola enoteca-ristorante che offre una lista vini di pregio, e una delle migliori location per qualità contro metri quadrati. Piccolissima, ma spesso allietata da musica dal vivo: immaginate, pianoforte, vino, e menù raffinato, sotto al Colosseo. Ecco, siete al “Pentagrappolo”, a Via Celimontana 21b. 4) Enoteca al Parlamento – Selezione E’ tutto un magna-magna, ma non solo. Si beve anche ottimo vino, al Wine Restaurant Achilli, Enoteca al Parlamento. Dal 1977 in Via dei Prefetti 15, la sua storia si intreccia con quella di Giovanni Achilli, precursore della cucina gourmet, che ha sempre puntato tutto su qualità di calice e piatto. La selezione di etichette la rende una delle migliori Enoteche di Roma, da assaggiare le tartine. Per quelle sì, è tutto un magna-magna. 5) Trimani – Old but good Sono vinai dal 1821, una lunga storia alle spalle prima di trasferirsi a Via Cernaia 37/b, sono stati i primi a chiamarsi Wine-Bar, aprendo il corso di...

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Gelaterie di Roma

Gelaterie di Roma Un tour delle migliori gelaterie di Roma dal centro città fino alle periferie Roma da vivere …e perché no, anche da mordere! Con l’estate che si avvicina, le domeniche soleggiate, le visite ai musei, i luoghi di arte e di cultura che la capitale italiana sa fornire, e che di certo sono meravigliosi e molteplici, non sarebbe bello se si potesse rendere il tutto più dolce? Allora perché non abbinare il gusto antico dei colonnati romani o delle facciate delle chiese classiche, a quello di alcune delle più buone gelaterie della capitale. Iniziamo il nostro tour delle gelaterie di Roma partendo dal centro città. Nel vertice che congiunge una delle strade più calpestate da i turisti e non, quella che porta da Piazza Navona al Phanteon, troviamo immancabilmente: il gelato de l’Antica gelateria Giolitti, dove il gusto è una questione “di famiglia”, le “novità del mese ” di Grom, la crema fiorentina e il mascarpone alle pere del Frigidarium ed infine il gelato più “tradizionale” della Gelateria della Palma. Le statue della fontana di Trevi, con le sue volte ed i suoi spruzzi ci invitano a gustare il gelato di S. Crispino. Un nome che di diritto si trova nella top ten delle classifiche sulle migliori gelaterie di Roma con i suoi sorbetti alla pesca e all’arancia selvatica. Se siete amanti dei gusti “particolari” , vi invitiamo ad assaggiare sedano e lime, ananas e zenzero, finocchietto selvatico e rum Saint James, di Fata Morgana e gustarlo comodamente seduti sulla scalinata di Piazza di Spagna. Nella costa opposta del fiume Tevere, vicino alla bellissima Piazza del Popolo, troviamo la Gelateria dei Gracchi, famosa per il suo pistacchio ed il gelato al gusto mandorla. Alle spalle del Colosseo invece, dove un tempo uomini e fiere s’affrontavano in duelli e giochi pericolosi, troviamo le gelaterie di Don Pepe , anche yogurteria, e De Matteis. Indimenticabili sono anche le gelaterie , forse meno centrali rispetto a quelle nominate sino ad ora, ma che addolciscono ugualmente le passeggiate romane. Parliamo di Neve di Latte, posto vicino al Museo Maxxi e piazza Mancini, dove assaggiare il gusto sorbetto di pesca o vinaigrette di lamponi, more e mirtilli biodinamici. Oppure da Mela e Cannella dove la crema al porto è deliziosa quasi quanto l’amisticanza (gusto composto di miele e frutta secca). Infine va segnalato il gelato di Conforti, a pochi passi della bellissima chiesa di S Giovanni in Laterano, dove i gusti cambiano a seconda del giorno della settimana. Non vi resta quindi che scegliere il punto da cui far partire questo itinerario della Dolce...

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Il Parco del Circeo

Il Parco del Circeo Il Parco del Circeo lo scopriamo attraverso sul tour naturalistico. Si parte da Latina, una moderna città (fu fondata nel 1932, con il nome di Littoria, nella zona bonificata della regione pontina), il cui principale interesse risiede in alcuni esempi dell’architettura del periodo fascista; l’ufficio postale, il tribunale, il quartiere delle case popolari, l’ospedale vecchio. Attraverso l’Agro Pontino si viaggia verso San Felice Circeo, una cittadina di antiche origini (appartenne persino, nel XIII secolo, ai Cavalieri Templari, che vi hanno lasciato una torre), al centro del promontorio dove, secondo la leggenda, la maga Circe compiva i propri incantesimi d’amore. Il monte Circeo, nonostante tocchi appena i 541 m, domina la pianura. Le sue pendici ospitano numerose caverne particolarmente importanti per gli studi di paleoantropologia: nel 1939 la grotta Guattari, divisa in quattro cavità che prendono il nome degli animali dei quali sono state rinvenute le ossa, ha restituito un cranio umano di circa 50 000 anni fa , trovato in mezzo a un cerchio di pietre. Interessanti sono anche la grotta delle Capre (la più suggestiva, con una grande architettura ad arco), la grotta del Fossellone, la grotta Breuil e la grotta della maga Circe, raggiungibile solo dal mare. I limiti del promontorio sono poi contrassegnati da torri di vedetta, alcune delle quali di proprietà privata: torre Olevola, torre Vittoria, torre del Fico, torre Cervia, torre Paola. Tutto il promontorio, compreso l’abitato di San Felice, rientra nel territorio del Parco Nazionale del Circeo, istituito con una legge del 1934, il più piccolo dei parchi nazionali italiani, ma anche il più eterogeneo, essendo l’unico ad estendersi in ambiente marino ed insulare. I suoi confini sono stati modificati nel 1977, con l’inclusione dei laghi di Fogliano, dei Monaci e di Caprolace (zone di sosta per vari uccelli migratori), e nel 1979, quando entrò a farne parte anche l’isola di Zannone, per una superficie totale di circa 8500 ettari. All’interno del parco sono state costituite quattro riserve naturali integrali (denominate Piscina delle Bagnature, Rovine di Circe, Piscina della Gattuccia e Lestra della Coscia): al fine di mantenere le particolari caratteristiche ambientali, vi si può accedere,dietro autorizzazione, solo per motivi di studio. La flora, all’interno del Parco del Circeo, è varia e dal carattere tipicamente mediterraneo. Le querce, nelle diverse varietà (lecci, sughere, farnie, roverelle, cerri e roveri), costituiscono circa l’80% della foresta. Compaiono anche il frassino, l’ontano nero, l’acero campestre, il pioppo tremolo, il tiglio, il lauro, il corbezzolo, il corniolo. Notevole la presenza del pino domestico, al quale, come all’eucalipto, fu affidato il compito di proteggere il querceto, esposto all’attacco dei venti e della salsedine. Non meno ricco...

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La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria

La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria Incastonata nel Portico d’Ottavia, immersa nel Ghetto, cuore della comunità ebraica romana, ecco Sant’Angelo in Pescheria. Consacrata nell’VIII secolo, Papa Stefano II fece portare qui le reliquie di Santa Sinforosa e San Getulio, martiri insieme ai loro sette figli, detti infatti “i sette martiri della Tiburtina”. C’è bisogno di un salto di immaginazione, per arrivare a comprendere il ricamo storico, artistico e popolare che cammina sotto i piedi di chi sta visitando il Ghetto. Qui dal XVI secolo fu costretta ad abitare la popolazione ebraica, nell’umidità del vicino Tevere, continuamente vessati dalle piene del fiume. A fianco di storici ristoranti di cucina romano-ebraica, a due passi dal Tevere, il Portico d’Ottavia domina la zona, costruito da Cecilio Metello il Macedonico nel 146 a.C.: è Augusto a ridargli forma, e nome, dedicandolo alla sorella Ottavia, luogo di passeggio ed affreschi. Partiamo dal nome appunto, di Sant’Angelo in Pescheria: è strettamente collegato alla storia del Portico, che le fa da atrio. Una lastra di marmo, in basso, con dicitura in latino, recita: “Le teste dei pesci più lunghe di questo marmo, datele ai conservatori fino alle prime pinne”. Il riferimento è ad un antico mercato del pesce, a cui deve il nome la chiesa, ed il vicino oratorio dei Pescivendoli. All’interno si può notare l’ossatura quattrocentesca, in fonda alla navata sinistra c’è la “Madonna degli Angeli”, affresco di Benozzo Gozzoli, o della sua scuola, distaccato dall’esterno della sacrestia. Il Gozzoli è pittore toscano del 1400, forse allievo del Beato Angelico, anche qui c’è una questione di nome da valutare: sarebbe stato Vasari a chiamarlo Gozzoli, da Benozzo di Lese. Nel Medioevo nei dintorni nasce anche il cimitero, che va ad intaccare il piano romano, le tombe e gli ossari sono databili dal IX al XIII secolo. Non solo arte, ma un ricamo da seguire. La Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria deve la sua fama ad un evento storico. Siamo nel 1347, la notte di Pentecoste: da qui mosse Cola di Rienzo, da qui partì per occupare il Campidoglio e ristabilire la Repubblica Romana, sogno di una città comunale, fino ad allora dominata da antiche famiglie di alta nobiltà. Anche qui, a chiudere, è il nome a cambiare, ad avere altre origini: Cola di Rienzo è al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini. Wagner lo chiamerà Rienzi, “l’ultimo dei...

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Matisse, Arabesque in mostra alle Scuderie del Quirinale

Matisse, Arabesque in mostra alle Scuderie del Quirinale Matisse: “Vedere è già di per sé un atto creativo”. E ci sarà atto creativo, e molto da vedere, alle Scuderie del Quirinale: in mostra “Matisse, Arabesque”, a cura di Ester Coen, dal 5 marzo al 21 giugno 2015. Più di 100 opere di Henri Matisse provenienti da tutto il mondo: dal Tate, MET, MoMa, Puškin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington, con alcuni capolavori assoluti del pittore francese per la prima volta in Italia. Uno dei maggiori artisti del ventesimo secolo, Matisse esplora con viva ed attenta visione l’Oriente, e la mostra con lui, ascolta l’arte araba, bizantina: una folgorazione graduale, nutrimento che parte dalla collezione islamica al Louvre fino all’Esposizione Mondiale del 1900, con i padiglioni dedicati a Turchia, Marocco, Tunisia, Algeria. Vedere, e riscoprire nelle geometrie e nell’ordito un sapore d’altro che non sia occidente: Matisse ne interpreta armonia e luce, per arrivare più in alto, lontano, con un “grande amore”, base necessaria per ogni genesi, ed ogni genesi di opera d’arte. L’artista come viaggiatore (lo stesso Matisse riporterà ricordi e curiosità dal suo viaggio in Algeria nel 1906) introduce una nota di fascino misterioso all’interpretazione del mondo Orientale, poi ancora Russia, con un occhio all’Esposizione di Arte maomettana a Monaco di Baviera, e Marocco, nella bianca Tangeri, dove troverà intensa attività artistica, studiando i colori dell’Africa ed i rapporti cromatici, ondeggiando tra realtà e fantasia, freschezza e clima rovente. La bellezza fiabesca di capolavori assoluti come “Ragazza con copricapo persiano” (1915-16; Gerusalemme, Israel Museum); “Zorah sulla terrazza” (1912; Mosca, Museo Pushkin); “Marocchino in verde” (1912; San Pietroburgo, Ermitage); “Pervinche-Giardino marocchino” (1912; New York, MoMA); “Paravento moresco” (1917-1921; Philadelphia Museum of Art), sono fili annodati di un viaggio, di Matisse e di chi avrà la fortuna di accompagnarlo in “Matisse Arabesque”, alle Scuderie del Quirinale.  Per info&ticket si può visitare il sito delle Scuderie del Quirinale.        ...

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Riserva Naturale della Marcigliana

La Riserva Naturale della Marcigliana: una gita a due passi da Roma La Riserva Naturale della Marcigliana si trova al confine con il Grande Raccordo Anulare, all’altezza dell’uscita Bufalotta. E’ uno dei tesori naturalistici del Lazio, di grande valore storico-archeologico. Raggiungibile anche con mezzi pubblici, la Riserva Naturale della Marcigliana presenta al visitatore un panorama fatto di colline, utilizzate per la coltivazione e il pascolo, alternate a valli con vegetazione e boschi di querce, accompagnate da aceri e olmi. Se siete particolarmente fortunati, potreste avvistare la fauna locale che, minacciata per anni dall’urbanizzazione e dalla  caccia, viene preservata grazie all’istituzione della riserva. Volpi, faine, donnole, tassi e istrici popolano questi boschi, come la lepre italica, specie endemica italiana. Grande interesse viene focalizzato anche dal sistema paesistico storico delle grandi tenute (Marcigliana, Tor S. Giovanni), caratterizzati per gli antichi casali (spesso costruiti su nuclei di ville romane) e dalle torri medievali, che creano un continuum storico unico. Città latina di Crustumerium Questa antica città latina contava con una imponente cinta difensiva posta a controllo di un antico percorso viario di collegamento tra l’Etruria e la Campania. Centro protostorico, sembra nascere tra X e IX secolo a.C.. Intreccia immediatamente la sua storia con quella di Roma, che lo conquistò più volte e ne determinò il declino e la scomparsa. In effetti in età romulea Crustumerium fu coinvolto nel celebre episodio storico-leggendario del Ratto delle Sabine; anche in questo caso gli autori antichi ne sostengono la pertinenza al popolo latino. La massima fioritura del piccolo stato, dovuta alle risorse del suo fertile territorio e ai proventi derivanti dagli importanti itinerari di collegamento che lo attraversavano, si pone nei secoli VII e VI a.C. Visita la Riserva Durante una passeggiata presso la Riserva Naturale della Marcigliana, vi consigliamo di visitare le Catacombe di S. Alessandro con i resti della basilica annessa.  Anche la Colonia Agricola della Bufalotta che con la sua Torre fu centro amministrativo di un grande complesso di fondi dipendente dalla badia di Farfa. Se invece preferite le passeggiate naturalistiche scoprite il Sentiero Natura “Casale Lucernari“. Il sentiero parte dai pennoni delle bandiere della Casa del Parco, su via di Tor S.Giovanni e permette di addentrarsi nella realtà della riserva, osservando sia la sua identità agricola sia quella più selvaggia. Soddisferà certamente  la vostra voglia di camminare. Per info più dettagliate vi rimandiamo al sito della...

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La Casina delle Civette a Villa Torlonia

La Casina delle Civette a Villa Torlonia La Casina delle Civette è una residenza, oggi adibita a museo, situata nei giardini di Villa Torlonia. Dall’aspetto caratteristico e particolare, fu abitata fino al 1938 dal Principe Giovanni Torlonia Jr. L’idea iniziale era quella di realizzare una capanna svizzera in stile ottocentesco, che con il passare degli anni venne gradualmente ampliata, fino ad assumere le attuali sembianze. Più che una casa vera e propria, la si sarebbe potuta definire come una dependance, dedicata allo svago. Ideata da Giuseppe Jappelli come una struttura rustica, conserva poche delle sue fattezze originarie. La Casina delle Civette oggi è composta da due villini, uno principale e uno di servizio, collegati tra loro da un passaggio sotterraneo e da una piccola galleria in legno; ha conservato l’iniziale struttura ad L e l’impronta volutamente rustica, per l’uso dei diversi materiali costruttivi lasciati a vista. Le ristrutturazioni della residenza cominciarono nel 1908; dall’iniziale capanna svizzera si passa alla realizzazione di un Villaggio Medievale. Il piccolo edificio divenne una raffinata residenza con grandi finestre, loggette, porticati, torrette, decorazioni a maioliche e vetrate colorate. La presenza della vetrata con due civette stilizzate tra tralci d’edera, eseguita da Duilio Cambellotti nel 1914, e la presenza costante del tema della civetta nelle decorazioni e nel mobilio, voluta dal principe Giovanni, particolarmente appassionato di simboli esoterici, furono il motivo per cui, nel 1916, la residenza venne chiamata Casina delle Civette. Le strutture del fronte meridionale della Casina, elaborate con un fantasioso apparato decorativo in stile Liberty, appartengono all’architetto Vincenzo Fasolo, che le realizzò nel 1917. L’interno della Casina delle Civette è disposto su due livelli, particolarmente curati nelle opere di finitura; decorazioni pittoriche, stucchi, mosaici, maioliche policrome, legni intarsiati, ferri battuti, stoffe parietali, sculture in marmo mostrano la particolare attenzione del principe per il comfort abitativo. L’incuria del tempo, atti vandalici e ruberie e infine un incendio nel 1991 hanno messo a dura prova la struttura, ma un paziente lavoro di restauro ha permesso a questo singolare edificio di arrivare intatti fino ai nostri giorni. Di particolare interesse storico sono le vetrate, quasi un centinaio, alcune originali altre ricostruite in base ai progetti originari e rimesse al loro...

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Frankie & Johnny Paura d’amare

Frankie & Johnny Paura d’amare al Teatro Ghione Dal 24 Febbraio al 1 Marzo, Pino Insegno e Alessia Navarro in scena al Teatro Ghione di Roma con Frankie & Johnny Paura d’amare. Lo spettacolo, diretto da Alessandro Prete e interpretato da Pino Insegno e Alessia Navarro, prende spunto dal testo di Terence McNally. Johnny, appena uscito di prigione, prova a ricostruirsi una vita riciclandosi come cuoco nella tavola calda in cui Frankie, disillusa e solitaria, lavora come cameriera. Tra i due nasce una tenera simpatia che scivola rapidamente verso un sentimento più profondo. L’uomo, sincero, le manifesta la volontà di costruire una famiglia e di crescere insieme molti figli. Ma il desiderio d’amore di lui si scontrerà con la ritrosia di Frankie, spaventata dalle sue stesse emozioni. Frankie è intimorita dall’idea di lasciarsi trasportare da un amore così grande, forse per paura di ricevere delusioni, e pone tra loro un muro quasi invalicabile. Johnny tenterà in ogni modo possibile di convincerla a farsi trasportare liberamente dalle emozioni. La storia dei due protagonisti non è solo un profondo atto d’amore ma anche il riflesso di due esistenze sperdute nella solitudine alienante della metropoli, dove gli spazi dell’anima si sbriciolano. Frankie e Johnny cercano un compendio emotivo alla propria identità spaesata , frammentaria e decentrata. In una città che illude, tradisce e poi mette ai margini, l’unica via di salvezza, per non perdersi definitivamente, è una scintilla di passione. Biglietti per i soci convenzionati Pro Loco di Roma: 18 € (anziché 28 €) in...

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I Vestiti dei Sogni a Palazzo Braschi

I Vestiti dei Sogni a Palazzo Braschi La scuola italiana dei costumisti per il cinema I Vestiti dei Sogni a Palazzo Braschi fino al 22 Marzo 2015, una mostra che traccia la storia del costume italiano per il cinema, attraverso l’esposizione di abiti di scena ideati dai più grandi professionisti del settore, tutto rigorosamente made in Italy. Tosi, Pescucci, Canonero, Donati sono solo alcuni dei nomi, quelli dei più premiati, degli artisti e artigiani del costume simbolo della Scuola in cui da sempre siamo maestri: dalle dive del cinema muto alla complicata rappresentazione di un’atmosfera, oltre che di un’epoca, in film come La Grande Bellezza. La cornice di Palazzo Braschi, selezionata come location proprio per le sue caratteristiche scenografiche, con la grande scalinata a fare da ideale piedistallo ai vestiti in mostra, una passerella dove a sfilare è la fine maestria e il ricordo. Numeri da capogiro per I Vestiti dei Sogni: 100 abiti originali e decine di bozzetti, il tutto affiancato da oggetti difficilmente messi in mostra per il pubblico che testimoniano i processi di lavorazione di questi grandi artisti e artigiani. La mostra è divisa in due parti: il percorso principale e la collezione permanente. In quest’ultima sono collocati tutti quei vestiti in grado di  dialogare con i dipinti esposti nella collezione di Palazzo Braschi, tra di essi spiccano quelli realizzati da Massimo Cantini Parrini dell’ultimo film di Matteo Garrone – di cui sono terminate da poco le riprese – Il racconto dei racconti. Nel percorso principale viene raccontato un secolo di scuola italiana. Un tuffo della storia del cinema lungo dieci sale, che raggiunge il suo apice nel salone dedicato alla Sartoria Tirelli, chiudendosi infine nella stanza con gli abiti realizzati da Milena Canonero per Marie Antoinette.  Il Direttore della Cineteca di Bologna e curatore della mostra, Gian Luca Farinelli, dice “Nel racconto della mostra abbiamo dato particolare accento alle filiazioni, perché la denominazione di scuola che si è voluta attribuire alla tradizione italiana non è affatto arbitraria, ma affonda in un’autentica trasmissione del sapere. Novarese è allievo di Caramba; De Matteis e Gherardi di Sensani; Tosi della De Matteis, e indirettamente, attraverso Visconti, di Sensani, così Donati; Pescucci è allieva di Tosi, e Millenotti di Pescucci in quella fucina creativa che è stata ed è la Sartoria Tirelli; Canonero, infine, seppur più libera e sganciata dal contesto italiano, proprio quest’anno esordisce alla regia con un documentario su Piero Tosi: e la cosa ci pare piena di significati.” Della mostra I Vestiti dei Sogni va sottolineata la particolare cura avuta per l’illuminazione, realizzata da un altro maestro italiano del cinema, Luca Bigazzi, la cui sfida era quella di riempire il vuoto lasciato da coloro per...

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La Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella

La Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella La Chiesa di Sant’Urbano, che domina la Valle della Caffarella, rappresenta uno dei monumenti meno conosciuti della Roma fuori le Mura, anche se di grande valore. E’ considerato un vero tempio antico, mantenutosi eccezionalmente nella sua integrità grazie agli interventi del IX secolo, che lo trasformarono in luogo di culto cristiano. La chiesa, oggi di proprietà privata, fu dedicata al vescovo Urbano, santo e martire, da non confondersi con l’omonimo papa, anch’esso martire, morto nel 230. All’interno, la Chiesa di Sant’Urbano, conserva un ciclo di affreschi, firmato da Fratel Bonizzo (1011), risalenti all’XI secolo, ma ridipinti in occasione dei restauri nel 1634 per volere del cardinale Francesco Bernini. Essi sono composti da 34 pannelli, i quali raffigurano storie di Gesù, di Sant’Urbano, di Santa Cecilia e di altri santi. Originariamente si trattava di un tempietto di epoca romana, prostilo, fatto erigere sotto l’imperatore Marco Aurelio; le quattro colonne della facciata e l’architrave sono fatte di marmo pentelico. Con il restauro del 1634, venne aggiunto un muro di mattoni tra le colonne del pronao e realizzato un campanile sul tetto. La zona della Caffarella, in cui si trova la Chiesa di Sant’Urbano, e che prende il nome dalla famiglia Caffarelli, faceva parte del Triopio, una vasta villa suburbana di proprietà di Erode Attico. Nato ad Atene intorno al 100 d.C., Erode fu uomo politico, retore, letterato ed amante delle belle arti. Venne a Roma sotto Anonino Pio, ottenne il consolato nel 143 e sposò una nobildonna romana, Annia Regilla. Erode restaurò una villa più antica, arricchendola di architetture, statue, decorazioni pittoriche e rivestimenti...

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Grande sfilata equestre e fuochi barocchi

Grande sfilata equestre e fuochi barocchi Martedì 17 febbraio – Piazza del Popolo e Via del Corso Si concluderà martedì 17 febbraio con la Gran sfilata rinascimentale coordinata da Alessandro Salari per l’Accademia del Teatro Equestre, la VII edizione del Carnevale Romano. Il corteo partirà alle 16,00 da piazza del Popolo per svilupparsinegli stessi luoghi dei grandi eventi carnascialeschi della Roma papalina rinascimentale, il cui evento principale era la corsa dei cavalli berberi su via del Corso, che ispirò per secoli le arti di grandi scrittori, pittori e artisti oltre ad attrarre a Roma la nobiltà di tutta Europa. Alla sfilata, dedicata al passaggio romano di Cristina di Svezia che dal 1655 si protrasse per oltre trentanni, prenderanno parte 150 cavalli di razza maremmana, tolfetana e romana, carrozze, 160 figuranti in costume, artisti equestri, gruppi storici, le rappresentanze buttere della regione (con delegazioni provenienti da Ponzano, Cottanello, Riano, Fiano, Marta, Tuscania e Viterbo), simbolo culturale e storico dell’equitazione da lavorodel nostro Paese, e i corpi militari che hanno dato lustro alla storia della cavalleria italiana, come la fanfara a cavallo del Reggimento Lancieri di Montebello (8°), il 4° Reggimento Carabinieri a cavallo, la Polizia di Stato a cavallo e il Corpo Forestale dello Stato. Parteciperanno, inoltre, 100 attori in costume del Palio del Velluto di Leonessa, gli Sbandieratori e musici di Velletri, il Gruppo Musici di Torre Orsina, oltre alla tradizionale presenza del Gruppo Storico Romano. Ritornano gli artisti equestri che, con i loro spettacoli, sono stati i grandi protagonisti per cinque anni all’arena di piazza del Popolo: Andrea Giovannini, volteggiatore e dressagista di fama internazionale, Roberto Concezzi, noto negli ambienti dell’equitazione per lavorare con animali sottratti alla macellazione. Sfileranno, inoltre, i cavalieri e le amazzoni dell’Accademia del Teatro Equestre, della Compagnia dell’Aquila bianca in armatura quattrocentesca, dell’Associazione italiana Muli montati, i cui membririprodurranno la “cavalcata papale” sulla mula bianca, e i Cavalieri del Passato della Protezione civile a cavallo a significare l’origine medioevale del Carnevale romano. In corteo, a rappresentare la Regina del Carnevale, l’attrice Maria Rosaria Omaggio,che farà il suo ingresso su una delle carrozze di Franco Ariano, antico mezzo di trasporto che restituirà l’atmosfera dell’epoca e gli sfarzi della nobiltà romana, insieme ad Alessandro Benvenuti, già protagonista nelle passate edizioni, e il popolare comico Roberto Ciufoli che si presenterà a cavallo e in vesti barocche. L’appuntamento è alle 15,00 in piazza del Popolo dove sbandieratori, tamburini e gruppi storici intratterranno il pubblico in attesa della sfilata. Presentano Daniele Coscarella e Maria Baleri. Al termine, verranno distribuite gratuitamente le fontane falistranti, a rievocare la Festa dei moccoletti, che tradizionalmente celebrava la chiusura del Carnevale la sera del martedì grasso. Infine, grande...

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Gita Fuori Porta – I Castelli Romani

I Castelli Romani, la nostra gita fuori porta preferita I Castelli Romani sono considerati da molti come la tradizionale gita fuori porta dei romani, argomento di tante canzoni e stornelli d’osteria. Il paesaggio tranquillo e riposante, spinse in passato la nobiltà romana, ed anche i pontefici, a trasferire qui le proprie residenze, costruendovi ricche dimore e palazzi, i Castelli, attorno ai quali si sono sviluppati vivaci e pittoreschi paesini, noti anche per il tipico vino che si produce sulle loro colline. Le case della periferia di Roma ci accompagnano a lungo, prima di cedere il passo ai celebri vigneti. Frascati,  il cui nome deriva probabilmente dalle frasche che ricoprivano le case del villaggio, è un po’ la capitale dei Castelli Romani, grazie anche al panorama che si gode dalle sue terrazze. Celebri le sue ville, Villa Lancellotti, Villa Mondragone, Villa Falconieri, Villa Torlonia ed in particolare Villa Aldobrandini, iniziata alla fine del XVI secolo, con un magnifico parco, rallegrato dai giochi del Teatro delle Acque. A 5 km si possono visitare le rovine di Tuscolo, patria di Catone il Censore, dall’alto delle quali si ammira uno sconfinato panorama. Grottaferrata deve la sua fama all’abbazia di San Nilo, fondata nel 1004 dai monaci basiliani di rito greco-cattolico sulle rovine di una villa romana, forse quella che appartenne a Cicerone. Il nome stesso della cittadina deriverebbe da un sepolcro romano con una finestra in ferro, trasformata in cappella e tuttora visibile nella navata destra della chiesa. Nel XV secolo il cardinale Giuliano della Rovere , poi papa Giulio II, fece erigere una fortificazione a difesa dell’abbazia, attorno alla quale si è poi sviluppato l’intero paese. Attraverso un elegante portale rinascimentale si accede al primo cortile e quindi al monastero con un bel porticato di Giuliano da Sangallo. Nel secondo cortile sorge la chiesa di Santa Maria, dell’XI secolo ma sostanzialmente modificata nel XVIII. Nell’interno a tre navate s’innalza un arco di trionfo con mosaici e affreschi duecenteschi. In fondo alla navate centrale si trova un gruppo di angeli marmorei del Bernini, in adorazione di un’immagine della Madonna con il Bambino. Dalla navata di destra si passa alla cappella di San Nilo, magnificamente affrescata nel 1610 dal Domenichino. Al centro del secondo cortile sorge una fontana nella quale ogni anno, nel giorno dell’epifania, seguendo un’antica tradizione bizantina si ricorda, con una suggestiva liturgia, il battesimo di Gesù nel Giordano. Altro luogo noto dei castelli romani è Marino, dove, la prima domenica di Ottobre, si svolge la tipica sagra dell’uva. I bombardamenti dell’ultimo conflitto hanno in gran parte distrutto il centro storico: è stato ricostruito il palazzo Colonna, ora sede del Comune. Marino...

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Il Museo Napoleonico di Roma

Il Museo Napoleonico di Roma Il Museo Napoleonico di Roma, è entrato da poco a far parte del circuito dei Musei in Comune e di conseguenza nella lista dei musei capitolini ad ingresso gratuito. Rimasto per diversi anni in secondo piano, gode ora finalmente di una maggiore considerazione, tanto che gli eventi programmati nei suoi spazi sono ora variegati e d’interesse. Il Museo Napoleonico nasce a seguito della donazione da parte del Conte Giuseppe Primoli, figlio del Conte Pietro Primoli e della Principessa Carlotta Bonaparte, della collezione di opere d’arte, cimeli napoleonici, memorie familiari, racchiusi per molto tempo nel pianterreno del suo palazzo. I rapporti tra la Capitale e gli eredi dell’impero Napoleonico, sono infatti molto più stretti di quanto si pensi, in quanto dopo la caduta dell’Impero, quasi tutti i componenti della famiglia Bonaparte chiesero asilo a papa Pio VII e si stabilirono a Roma. Numerosissime le opere d’arte esposte nelle sale del museo, assieme a mobili d’epoca e cimeli familiari che attraversano la storia, travagliata e complessa, dei Bonaparte. Inoltre, mostre ed eventi temporanei, arricchiscono il già interessante percorso del museo che mette a disposizione dei percorsi didattici mirati, sia per le scuole, che per i singoli visitatori, che volessero approfondire l’argomento. Info Ticket: Come vi dicevamo, il Museo Napoleonico di Roma è ad ingresso gratuito; dal 27 agosto 2014 sono infatti in vigore le nuove tariffe di accesso al Sistema Musei Civici di Roma Capitale. E’ al costo di 4,00 € l’audio-guida, con la registrazione in italiano, inglese e francese. Per visitare le mostre in corso, non si necessita di un ulteriore biglietto d’ingresso. Per qualsiasi altra informazione, visitate il sito dei Musei In Comune di...

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Il Carnevale Romano 2015

Il Carnevale Romano – Il Carnevale della Regina In un conferenza stampa tenutasi il 3 Febbraio alla Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini, il Comitato del Carnevale Romano ha presentato alla stampa e alle autorità i progetti per questa edizione 2015. Segno dei tempi che necessitano un certo rigore da parte delle istituzioni, ma con l’intenzione di mantenere vive le tradizioni della capitale, questa edizione del Carnevale Romano, dopo un anno di fermo, abbandona le imponenti strutture che lo avevano caratterizzato, puntando più ai contenuti artistici e storici, che alla spettacolarizzazione. Il tema scelto per quest’anno, è la celebrazione del 360° anniversario dell’ingresso della regina Cristina di Svezia a Roma da Porta Flaminia, alla quale furono dedicati, già in passato, molti carnevali e feste barocche. Dal 7 al 17 Febbraio saranno numerose le attività e gli eventi che animeranno il carnevale romano  e che vi proponiamo. Presso la Biblioteca Angelica la mostra: “Carnevale Romano: Rinascita di una Tradizione” vi aspetta con una selezione dei migliori scatti delle ultime edizioni del Carnevale Romano mettendo in primo piano il parallelismo tra i luoghi, gli eventi e i protagonisti del passato, con quelli che sono stati gli allestimenti contemporanei, restituendo l’autenticità del rapporto tra uomo e cavallo. Lo scopo dell’iniziativa è di favorire una maggiore conoscenza di questa antica manifestazione, testimoniando la crescita culturale avvenuta negli anni nella convinzione che la tradizione rimanga viva solo se capace di evolversi e adattarsi ai tempi. Ci teniamo in particolare a segnalare per Giovedì 12 Febbraio, nel Cortile Museo di Palazzo Braschi, la messa in scena dell’opera “Il Generale Mannaggia La Rocca – Borbone m’hai provocato e io te distruggo” scritto e diretto da Leonardo Petrillo e interpretato da Manuel Fiorentini. Quella del Generale Mannaggia è una figura realmente esistita, una maschera creata da uno stracciarolo romano, Luigi Guidi, vissuto a fine ‘800 auto-nominatosi in questa maniera. Per almeno un ventennio a Roma si sentì dire: “pure se piove o se fiocca, a carnevale arriva il generale Mannaggia la Rocca”. Il “generale” infatti sfilava sul via del Corso seguito da un esercito di stracciaroli e, in perfetto stile carnevalesco, permettevano al popolo di lanciargli contro verdure e coriandoli. La maschera fu anche protagonista di un aneddoto storico che ha dell’incredibile. In un momento di forte tensione diplomatica tra Italia e Francia, grazie ad un’espediente messo in atto dal giornalista Eugenio Rubichi, chiamato anche Richel, la maschera del Generale ebbe per un momento fama mondiale, mentre la Francia si vedeva presa in giro. Da segnare assolutamente sul calendario, la sfilata finale in Piazza del Popolo, che dalle ore 15:00 del 17 Febbraio, verrà animata da cortei, sbandieratori, gruppi storici e dalla riproposizione dell’ingresso della regina Cristina di Svezia....

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Il quartiere Coppedè

Il quartiere Coppedè, tra sogno e realtà Se state camminando nel pressi di Via Tagliamento, localizzare il quartiere Coppedè,  sarà indubbiamente molto facile. Le sue caratteristiche architettoniche e l’arco di Via Dora, con il grande lampadario esterno, cattureranno immediatamente la vostra attenzione. Oltrepassando l’arco sarete condotti nel “salotto” di Piazza Mincio, con al centro la Fontana delle Rane e le curiose ville che la delimitano. Tracciando i limiti del quartiere, comprende una buona parte delle costruzioni poste tra Via Tagliamento, Via Arno, Corso Trieste e Via Adige; sette fabbricati, dieci palazzine e diciotto villini sono i protagonisti di in una delle zone più tranquille e verdeggianti della capitale, nonché una delle più costose! Il quartiere Coppedè è stato a tutti gli effetti, una delle opere architettoniche sperimentali più riuscite dei primi del ‘900. Voluto nel 1916 dalla Società Anonima Edilizia Moderna, la realizzazione del progetto viene affidata allo scultore fiorentino Gino Coppedè, da cui prenderà il nome. A causa della guerra, i lavori durarono molti anni, fino al 1927, anche perché l’artista decise di prendere in carica l’intero progetto fin nei minimi dettagli. Passeggiare nel quartiere Coppedè è come attraversare una realtà alternativa e inaspettata: gli edifici e i villini prendono forma e ispirazione da castelli e torri. Ovunque si posi lo sguardo è possibile notare colonnine, arcate, logge, balconi decorati, scolpiti con personaggi e fantasie. I motivi prendono ispirazione dalla mitologia greca, per poi declinare in uno stile medievale/fiabesco con fate e cavalieri, e finire in minacciosi mascheroni di ispirazione assiro-babilonese. In alcuni edifici, le decorazioni prendono spunto dallo stile liberty, mentre altri si tuffano nel manierismo e nel barocco. Un insieme, quello del Quartiere Coppedè, originale che preleva stili da contesti diversi e che si può ricondurre alla corrente del Neoeclettismo. Simbolo di questo quartiere sono indubbiamente gli edifici posti intorno a Piazza Mincio, i Villini delle Fate, la Palazzina del Ragno e i Palazzi degli Ambasciatori. Una passeggiata dentro la propria città che diventa un vero e proprio viaggio in un modo surreale, dove ogni dettaglio ispira un sentimento di meraviglia e curiosità....

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Piazza delle Coppelle e la sua Chiesa

Piazza delle Coppelle Nel Rione Sant’Eustachio a Roma, a pochi passi dal Pantheon, si trova la caratteristica Piazza delle Coppelle. La piazza, al tempo della Roma antica, si caratterizzava per la sua anima commerciale. Prende infatti il nome dalle ciotole in legno, le coppelle appunto, che venivano vendute dai commercianti proprio in questo luogo e che gli antichi romani utilizzavano per trasportare e contenere l’acqua acetosa, l’aceto, il vino se non addirittura l’acqua dello stesso Tevere. Il circondario, anche ai giorni nostri, non ha perso la sua natura e i negozi sono numerosi, ma lo sono ancor più ristoranti tipici dove sarà comunque facile gustare una buona coppa di vino, o un buon piatto della cucina romana. Topograficamente Piazza delle Coppelle ha la forma di una U che circonda la chiesa medievale di San Salvatore alle Coppelle, forse la vera protagonista di questa piazza. Una leggenda narra che la chiesa, datata intorno al XI secolo, fosse stata edificata sui resti della dimora di S. Abbasia, un’antica nobildonna romana. I dettagli artistici e strutturali di San Salvatore alle Coppelle rispecchiano la lunga storia che la chiesa ha attraversato. Gli stili tendono a mescolarsi e a sovrapporsi lasciando intravedere i secoli trascorsi. Testimonianza pittoresca ed emozionante del tempo che passa, viene data anche da due lapidi poste di lato all’edificio: la prima, datata 1750, fungeva da buca delle lettere dove osti ed albergatori erano tenuti a depositare denunce di malattia dei loro ospiti, nel timore che nascondessero qualche malattia epidemica; la seconda è una tabella di proprietà che così recita: “Chi(es)a del S.mo Salvatore della Pietra al(it)er delle cuppelle 1195”. Si tratta della prima iscrizione pubblica a Roma in  lingua volgare, dove è ben visibile la trasformazione dal latino all’italiano. Sul retro di S.Salvatore alle Coppelle si trova la porzione principale di Piazza delle Coppelle sita in un angolo isolato, lontano dalle strade di passaggio assomiglia quasi ad un cortile chiuso all’interno del quale si trova anche un mercato...

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Il Parco di Veio

Il Parco di Veio Il Parco di Veio si estende nella zona di Roma Nord, delimitando Via Flaminia, Via Cassia e la strada provinciale  Campagnanese. Sono molti i luoghi di interesse da visitare che ricoprono sia un’inestimabile valore naturalistico, sia storico culturale. Parco di Veio, un po’ di storia: La storia del Parco di Veio ha origini molto antiche e le testimonianze sono ancora oggi visibili sul territorio; dai villaggi di capanne di epoca preistorica fino ai borghi fortificati medievali, dalle ville romane e rinascimentali, sino ai più recenti casali agricoli  costruiti nel secolo appena trascorso. Era il 1916, quando fu ritrovata la grande statua in terracotta dell’Apollo, nell’area di quello che un tempo era il Santuario di Portonaccio. Siamo all’interno del Parco di Veio, e la statua dal grande sorriso, le trecce ed il pelpro, ha emozionato illustri etruscologi, e molti i visitatori del Museo Etrusco di Villa Giulia, nel quale è custodita. La statua, con altre nove, venticinque secoli fa, era sistemata sul tetto del tempio etrusco di Portonaccio. Tra i più antichi e venerati di tutta l’Etruria, il Tempio sorgeva poco fuori da Roma, nella zona di Veio. L’antica città etrusca, le cui rovine sono oggi situate presso il borgo medievale di Isola Farnese, sorse durante il IX secolo a.C., entrò quasi subito in competizione con Roma, per il controllo  dei septem pagi e delle saline alla foce del fiume. Il nucleo più antico del tempio era dedicato alla dea etrusca  Menerva, edificato nel VI secolo avanti Cristo, su un terrazzo naturale affacciato sul Fosso Piordo. Dopo la conquista romana del 396 a.C. il tempio fu utilizzato per altri cinquecento anni o giù di lì. Dopo essere stato abbandonato nel secolo I dopo Cristo, le statue, intere o a pezzi, furono scaraventate in un fosso, dove sono state ritrovate nel 1916 con la statua dell’Apollo. Oggi, chi viene a visitare il Parco di Veio, può dedicarsi ad uno dei molti itinerari culturali consigliati dall’Ente Regionale o godere di una visita più libera, apprezzando le bellezze distribuite nel suo vasto territorio. Alcune tappe “obbligatorie” consigliate sono: Nella zona di Campagnano/Formello, la visita delle Valli del Sorbo, inserite nella lista dei Siti di Importanza Comunitaria. L’ambiente è caratterizzato da valloni tufacei, pascoli di bovini e cavalli allo stato brado.  All’interno delle Valli sorge il Santuario della Madonna del Sorbo, inizialmente realizzato come fortilizio medievale, per poi diventare luogo di pellegrinaggio dedicato alla Madonna. Tra i resti dell’Antica città di Veio, oltre al Santuario di Portonaccio, l’area archeologica conserva monumenti di rilievo, come le antiche tombe dipinte d’Etruria: la Tomba dei Leoni Ruggenti e la Tomba delle Anatre. I Quarti, ossia immense distese di pascoli dove godere appieno delle...

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Roma d’Inverno – La cultura cambia stagione

Roma d’Inverno – La cultura cambia stagione Roma d’inverno: una nuova stagione culturale per Roma Capitale, iniziata l’ 11 Dicembre ed ancora il corso. E’ il programma di Roma d’inverno, quello di cui si sta parlando tanto negli ultimi giorni, presentato dall’ assessore capitolino alla Cultura, Giovanna Marinelli. “La cultura non va in letargo” è ciò che leggiamo sul sito di Roma Capitale, che ha deciso di introdurre nel calendario di manifestazioni annuali, una cartellone di eventi che coinvolgono il centro città, ma anche la periferia. Una ricca e differenziata offerta culturale, con l’intento di coinvolgere tutti i segmenti del pubblico. “Dopo l’Estate romana ci voleva un ‘Inverno romano’- ha detto Marinelli- e con questo progetto, cambiamo stagione senza però cambiare la grande quantità di offerta culturale”. “Anzi – ha proseguito – possiamo dire che la rinforziamo coinvolgendo tutte le grandi istituzioni culturali della città. Tre mesi che vanno da dicembre a febbraio e che coinvolgono sia Natale che Carnevale, con un palinsesto molto intenso, a partire dalle periferie”. Il calendario natalizio di Roma d’inverno ha, infatti riscosso un notevole successo, anche grazie alla collaborazione con le grandi istituzioni culturali di Roma. Pochi giorni fa l’assessore, presso la Sala Rossa del Macro – Museo d’Arte contemporanea di Roma in Via Nizza, ha presentato i nuovi quaranta eventi per il mese di Febbraio, che coprono tutta la città, da Corviale a Tor Marancia, da Ostiense a S. Maria della Pietà al parco dell’Appia Antica, a Tor Pignattara, San Basilio, Alessandrino, per citarne solo alcuni e nel centro storico. Le singole manifestazioni sono i progetti vincitori dell’avviso pubblico “Roma creativa: l’offerta culturale per i nuovi pubblici” all’interno del programma “Roma d’inverno”. Delle 230 domande arrivate, sono stati 40 i vincitori, con un finanziamento complessivo di 1 milione e 300 mila euro. La nuova programmazione che tocca il mese di febbraio, presenta appuntamenti di musica, teatro, fotografia, danza e cinema. Con ampio spazio dedicato alle arti digitali, la multidisciplinarietà,  la valorizzazione del patrimonio attraverso l’uso delle nuove tecnologie, la riqualificazione di spazi pubblici attraverso progetti di arte pubblica e street art, workshop,seminari e percorsi partecipati....

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Stadio di Domiziano

Lo Stadio di Domiziano Un vero museo per visitare i grandiosi resti localizzati sotto Piazza Navona Dopo anni di semi-abbandono e visite occasionali solo su prenotazione, il sito archeologico dello Stadio di Domiziano cambia volto e si presenta ai turisti in veste ufficiale, completamente rinnovata. Il nuovo ingresso museale riporta alla luce il passato dell’area sottostante a Piazza Navona, dove sorgeva un raro esempio di stadio in muratura. Localizzato in un’area compresa tra Piazza Navona, piazza di Tor Sanguigna e via di Tor Sanguigna, a circa 4,50 metri dal piano stradale, è ora accessibile tutti i giorni e vanta, oltre alla rinnovata e riabilitata area archeologica, anche un centro congressi per mostre temporanee e eventi culturali. Lo Stadio di Domiziano, storia:  Lo stadio venne eretto nell’86 d.C. accanto alle terme Neroniane, sopra le rovine di un precedente stadio edificato da Nerone, per celebrare l’Agone Capitolino, gara quinquennale dedicata a Giove Ottimo Massimo ed istituita a imitazione dei giochi olimpici. Lo stadio di Domiziano rappresenta  l’unico esempio di stadio in muratura eretto su sostruzioni murarie, sinora conosciuto al di fuori della Grecia e del mondo orientale; prima della sua costruzione le gare di atletica si svolgevano solitamente nel Circo Massimo o nel Circo Flaminio, o in strutture in legno appositamente costruite per l’occasione, le quali venivano poi smontate al termine dei giochi. La struttura stessa di Piazza Navona, e la disposizione dei palazzi attorno ad essa, ricalcano la pianta dello stadio. I resti di questa opera unica sono presenti infatti non solo nell’area visitabile, ma riscontrabili anche nelle cantine private dei molti palazzi che circondano la piazza. Per maggiori approfondimenti e cenni storici sullo Stadio di Domiziano e gli eventi ad esso collegati vi rimandiamo al sito ufficiale dove è anche possibile acquistare i biglietti online e reperire le informazioni necessarie su orari, prezzi e sconti speciali.    ...

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Cattedrale San Lorenzo – Viterbo

Una visita alla Cattedrale San Lorenzo a Viterbo Oggi la nostra gita fuori porta ci conduce nel viterbese, tra le mura della Cattedrale San Lorenzo. Eravamo stati qui poche settimane fa per visitare il suggestivo quartiere di San Pellegrino, ma Viterbo è una città ricca di storia, che ci offre numerosi spunti per ritornare ogni volta. La Cattedrale San Lorenzo: Il duomo ha dato nome alla omonima piazza San Lorenzo, nobile spazio della Viterbo medievale, ancora oggi circondata da alcuni edifici di una certa importanza storico-architettonica. La cattedrale fu costruita nel XII secolo, periodo a cui risale anche la casa di Valentino della Pagnotta, a pochi passi dal duomo, denominata così dal nome del priore che nel 1458 lo acquistò. L’attuale facciata della Cattedrale San Lorenzo è datata intorno al 1570; la chiesa subì numerosi interventi di restauro, soprattutto dopo i bombardamenti del 1944. Il campanile trecentesco, per le fasce bicrome e l’alternanza delle doppie bifore, rivela influssi dell’arte toscana. L’interno è a tre navate divise da colonne con eleganti capitelli e con pavimento cosmatesco. La Cattedrale San Lorenzo custodisce al suo interno il sarcofago di Giovanni XXI, alla sinistra dell’ingresso. Qui è possibile notare i resti di affreschi trecenteschi, mentre dal lato destro una bella vasca battesimale del 1470. Altri brani di affreschi trecenteschi sono sopra l’accesso al battistero, nel quale vi è uno Sposalizio di Santa Caterina e santi di scuola del Pastura. Nell’abside di sinistra, si vede una copia della Madonna della Carbonara, tavola della fine del XII secolo conservata nell’adiacente museo. Sulla parete della navata sinistra, Cristo benedicente tra santi, opera del 1472, e buone tele, tra cui un San Lorenzo che amministra la Santa Comunione e un San Lorenzo e gli ammalati, opere di Marco Benefial. Recentemente allestito in ambienti adiacenti alla Cattedrale, è il Museo del Colle del Duomo, che custodisce paramenti sacri, opere pittoriche, sculture e reliquiari. Fonte: Touring Club...

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Cinema al MAXXI – Nuova rassegna di anteprime

Cinema al MAXXI – Nuova rassegna di anteprime Visto il grande riscontro ottenuto con le passate edizioni, la Fondazione Cinema per Roma ed il Museo MAXXI presentano “Cinema al MAXXI”, un’inedita programmazione di documentari e classici del grande schermo a partire dal 7 Febbraio 2015. Aprirà la rassegna cinematografica, l’evento con protagonista Teho Teardo, che eseguirà dal vivo le colonne sonore di tre cortometraggi di Man Ray. Il musicista e compositore è stato vincitore del David di Donatello per la colonna sonora de Il divo, e candidato allo stesso premio per le musiche di L’amico di famiglia, La ragazza del lago e Diaz – Don’t Clean Up This Blood. Cinema al MAXXI, curata dal critico ed esperto di linguaggio cinematografico Mario Sesti, proporrà al pubblico una sorprendente e inusuale sinergia fra cinema e spazi museali. Fino alla metà di Marzo, l’Auditorium del MAXXI ospiterà un’inedita programmazione di anteprime, documentari e classici del grande schermo. Una delle grandi novità in programma per questa edizione del 2015, sarà lo spazio dedicato ai “Silent Movies”. Il programma completo di Cinema al MAXXI verrà annunciato mercoledì 4 Febbraio e sarà possibile visionarlo sul sito ufficiale del museo. Sarà possibile acquistare i biglietti a partire da mercoledì 21 Gennaio presso la biglietteria del MAXXI e online su...

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Visitare Roma: Il tour dei cinque sensi

Il Tour dei cinque sensi Come scoprire la città attraverso un tour sensoriale Che siate a Roma solo di passaggio oppure residenti da numerose generazioni, questo piccolo tour dei cinque sensi, dedicato a risvegliare le vostre emozioni sensoriali, potrebbe essere un percorso alternativo per visitare la città, così come un modo di riscoprirla in tutta la sua unicità. Ci sono sicuramente tantissimi monumenti da visitare, cibi da assaporare, profumi e rumori; ma in alcuni luoghi più che in altri i vostri cinque sensi verranno stimolati a pochi istanti l’uno dall’altro. Occhio alla cartina e tenete il passo. Iniziamo il nostro tour dei cinque sensi in uno dei luoghi unici della capitale: l’Isola Tiberina. E’ dalle sue sponde che potrete godere del miglior punto di osservazione sul Ponte Rotto. Sconosciuto a molti, questo ponte di antichissima memoria, ha una storia complessa e decisamente sfortunata. Situato in un punto dove nel Tevere confluiscono forti correnti, ha subito nei secoli diverse inondazioni. Crollato più volte, viene definitivamente distrutto per costruire l’attuale Ponte Palatino, conosciuto anche come Ponte Inglese. Un pezzo di storia incredibile, riuscito ad arrivare fino ai giorni nostri! Mentre state osservando il ponte, un altro dei vostri sensi viene messo in allerta. Siamo a pochi passi dall’acqua, del non più biondo Tevere, eppure, al posto di qualche malsano odore, ecco che giunge alle vostre narici, l’odore salmastro tipico del mare. Saranno le correnti impetuose? La morfologia dell’isola? Chissà, vale comunque la pena di fermarsi a fare un bel respiro, lontani, eppur vicini al caotico traffico della Capitale. In questo momento vi conviene immergervi del tutto in questa pace ritrovata e farvi guidare verso nuovi lidi dal rumore delle cascatelle che avvolgono le rive dell’isola. L’isola Tiberina, abitata dal 510 a.C., viene monumentalizzata nel corso del I secolo e trasformata, attraverso l’aggiunta di blocchi di travertino, in una Barca di Pietra. Alcuni di questi blocchi sono ancora presenti sull’isola ed è proprio usando il tatto che potrete dire di aver toccato centinaia di anni di storia. La gita sull’Isola Tiberina, sulla quale ricordiamo si trovano anche i resti di antichi templi romani e la Basilica di San Bartolomeo, termina con una parentesi gustosissima. Una tipica grattachecca romana nel chiosco storico della Sora Mirella. Lasciata l’isola, il nostro tour dei cinque sensi continua in uno dei quartieri tipici della città. Eccoci in pochi minuti al Portico d’Ottavia. L’olfatto è il primo dei sensi che viene colpito per via delle pasticcerie kosher della zona, le quali sfornano dolci tipici e deliziosi ad ogni ora. Non ci si può trattenere, bisogna per forza assaggiarne qualcuno o fermarsi in uno dei tanti ristoranti del quartiere, per gustare i piatti della tradizione giudaico romanesca. Se l’architettura...

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Subiaco, tra i boschi della Valle dell’Aniene

Subiaco, tra i boschi della Valle dell’Aniene Il borgo medievale di Subiaco si trova in provincia di Roma a 408 m.s.l.m., avvolto tra i boschi dell’alta Valle dell’Aniene. Il suo nome ha origine dal latino “Sublaquem” termine con il quale si indicava la Villa di Nerone, realizzata alle porte dell’attuale cittadina. Della villa neroniana, che si specchiava in un lago artificiale, è possibile ancora oggi riconoscere i resti appartenenti al complesso termale e ad un ninfeo. Un pò di Storia: Per moltissimo tempo Subiaco è stata meta di pellegrinaggi per l’opera di San Benedetto e dei suoi monaci. Qui il santo, alla fine del V secolo, si ritirò in una grotta, oggi nota come Sacro Speco; convinto a lasciare l’eremo dopo tre anni, dalla sorella gemella Scolastica, dettò le regole fondamentali dell’ordine benedettino. I notissimi monasteri di Subiaco, dedicati a Santa Scolastica e a San Benedetto, sono situati nella valle dell’Aniene a sud-est dell’abitato, in un’ottima posizione scenografica paesaggistica. Per il borgo di Subiaco: Domina la cittadina la Rocca Abbaziale, anche conosciuta come “Rocca dei Borgia”. Tra i simboli di Subiaco, la fortezza, fu costruita dall’abate Giovanni V, verso la fine dell’ XI secolo. La sua posizione, in cima ad una collina, aveva in realtà un ruolo strategico: voler instaurare un dominio monastico sulla città di Subiaco. La sua collocazione permetteva quindi il controllo dell’intero castello e di particolari ribelli. La costruzione subì danni a causa del terremoto nel 1349, venne saccheggiata e danneggiata anche dai sublacensi e per molti anni non fu abitabile. Il Cardinale Rodrigo Borgia prese possesso della fortezza intorno al 1476, anno in cui fece costruire una torre quadrangolare in grado di difendere la parte più antica della Rocca. La storia narra che qui nacquero i figli del cardinale Cesare e Lucrezia Borgia, avuti dall’amante Vannozza Cattanei. Il castello medievale fu trasformato nel 1778, dall’architetto Pietro Camporese, per volere di Pio VI. La Rocca venne trasformata in un palazzo moderno, ed oggi è sede di un centro di studi benedettini che conserva affreschi di Liborio Coccetti e degli Zuccari. Poco lontano dalla Rocca, nei pressi della piazzetta della Pietra Sprecata, si trova la neoclassica chiesa di Santa Maria della Valle, sul cui altare maggiore è posta una venerata immagine quattrocentesca. La chiesa risalente al IV secolo, fu completamente rasa al suolo durante un terremoto nel 1298, ma ricostruita in seguito sullo stesso colle. Tra le altre bellezze del borgo vi è la cattedrale di San Andrea, nella piazza omonima, è una costruzione neoclassica eretta tra il 1766 ed il 1789, la quale conserva nell’abside un prezioso crocifisso ligneo del ‘500; sulla parete di fondo del braccio destro del transetto, una tela di Sebastiano Conca, raffigura “La Pesca miracolosa”....

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Alla scoperta del Tibet – Museo d’Arte Orientale

Alla scoperta del Tibet Le spedizioni di Giuseppe Tucci e i dipinti tibetani Al Museo Nazionale d’Arte Orientale Giuseppe Tucci, dal 5 Dicembre fino all’ 8 Marzo 2015, è protagonista il Tibet con la mostra a cura di Deborah Klimburg-Salter: “Alla scoperta del TIBET – Le spedizioni di Giuseppe Tucci e i dipinti tibetani”. L’intera mostra è organizzata in collaborazione con l’ Università di Vienna, Center for Research and Documentation of Inner and South Asia (CIRDIS), di cui Deborah Klimburg-Salter è direttrice. E’ nella prima metà del 1900 che Giuseppe Tucci, noto esploratore di cui porta il nome il museo, conduce otto importanti spedizioni in una terra virtualmente sconosciuta all’Occidente. I suoi viaggi nelle regioni himalayane, gli hanno permesso, anche grazie alla profonda conoscenza della lingua e della cultura locale, di essere il fondatore della moderna Tibetologia. Tutti i materiali che l’esploratore riuscì a selezionare in Tibet, oggi sono qui in Italia e accessibili al pubblico. Alla scoperta del Tibet, la Mostra: L’esposizione è divisa in due rami, nel primo saranno presentate le fotografie dello stesso Giuseppe Tucci, che raccontano le sue esplorazioni, dall’altro alcuni capolavori di pittori tibetani risalenti al XI e XVII secolo. Le sezioni organizzate sono tre. Le spedizioni di Tucci 1926-1948: Scelte per la mostra quaranta fotografie, selezionate tra il suo vastissimo archivio fotografico in cui ne sono conservate circa ventimila. Le foto sono state scattate da fotografi assistenti dell’esploratore e ritraggono monumenti e monasteri oggi in parte scomparsi. Capolavori della cultura tibetana: Nella sezione è presentata una collezione di 59 thangka tibetani, noti come stendardi buddisti dipinti o ricamati. La collezione di Tucci è considerata come la più importante tra tutte quelle conservate nei Musei Statali. I dipinti sono databili tra il XIV e il XVIII secolo e provengono dal Tibet Centrale ed Occidentale. Conservazione dei dipinti e delle cornici tessili: E’ l’ultima sezione della mostra che si occupa del lungo lavoro di restauro condotto per riportare le cornici ed i dipinti al loro splendore originale. Per Info su Ticket & Prezzi sulla mostra Alla Scoperta del tibet consultare il sito del  Museo Nazionale d’Arte...

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La Chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio

La Chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio La Chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio, situata nel quartiere Aventino di Roma, venne realizzata tra il III e il IV secolo. In origine era dedicata al solo San Bonifacio, un uomo che conduceva una vita dissoluta insieme alla madre di Alessio, Egle. Quando la donna si convertì ad una vita cristiana, lo stesso fece Bonifacio, che arrivò a subire il martirio per decapitazione. La chiesa fu intitolata anche a San Alessio, verso la fine del primo millennio. Secondo una leggenda del V secolo, Alessio, giovane patrizio romano che aveva dedicato la sua vita ai bisognosi, fuggì in Oriente per evitare un matrimonio imposto dai familiari. Tornato a Roma dopo vent’anni, passò il resto della sua vita da mendicante, risiedendo sotto le scale dell’atrio della sua casa. Fu solo in punto di morte che rivelò al papa la sua vera identità. Durante il periodo di Benedetto VII, la chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio fu affidata al monaco basiliano Sergio, che la trasformò in Abbazia e divenne il punto di partenza dei missionari per cristianizzare gli Slavi. Papa Onorio III, nel 1217, la ricostruì e fece sistemare le reliquie dei due santi sotto l’altare maggiore. Altri lavori di ristrutturazione avvennero nel 1750, diretti da Tommaso De Marchis, in cui la sopraelevazione del pavimento fece perdere le antiche decorazioni a mosaico. La chiesa fu affidata nel 1846 ai padri somaschi, che praticarono ulteriori interventi. L’interno della Chiesa Si entra nella basilica dei Santi Bonifacio e Alessio attraversando un quadri-portico d’impianto medievale, in parte murato, che ha sulla destra una fontanella ornata da un frammento di guglia gotica con le immagini dei due santi. La facciata della chiesa, neo-cinquecentesca, è opera di De Marchis. Sotto il portico è conservata la statua di papa Benedetto XIII, opera in gesso del XVIII secolo. A destra si staglia il campanile duecentesco, a cinque ordini con serie di doppie bifore. L’interno della chiesa, cui si accede attraverso un portale cosmatesco, è a tre navate divise da pilastri, ornati da paraste scanalate e capitelli corinzi. Il soffitto a cassettoni risale all’ottocento, mentre nel pavimento vi sono resti della decorazione cosmatesca. Nella navata di destra è conservata la tomba della principessa Eleonora Boncompagni Borghese (1695), opera di A. Fucigna, su progetto di G.B. Contini, proveniente dalla demolita chiesa di Santa Lucia dei Ginnasi. Nel transetto destro c’è la cappella voluta da Carlo IV di Spagna, in cui è custodita un’icona con la Madonna, databile al XIII secolo, che la tradizione riteneva invece portata dall’Oriente dallo stesso San Alessio. L’altare maggiore è sormontato dal ciborio a cupola, sorretto da colonne di...

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Parco Regionale Monti Simbruini

Il Parco Regionale Monti Simbruini Il Parco Regionale Monti Simbruini, istituito nel 1983, è considerato come la maggiore area naturale protetta del sistema dei parchi e delle riserve naturali della Regione Lazio. Protegge oltre 38.000 ettari di territorio, tra le provincie di Roma e Frosinone. Il Parco Regionale Monti Simbruini, sottoposto in tutta l’area ad estesi fenomeni di tipo carsico, rivela la ricchezza d’acque e di precipitazioni nel nome, la cui origine è “sub imbris“, sotto la pioggia. La zona tutelata, abitata sin dalla preistoria, comprende sette comuni, tra cui alcune rinomate stazioni sportive invernali, come Monte Livata, Campo dell’Osso, Filettino, ed al confine con l’Abruzzo, Campo Staffi. La vegetazione del Parco Regionale Monti Simbruini, data la posizione geografica dell’area, presenta sia specie vegetali tipiche delle regioni centro-europee, che specie tipiche delle coste del mar mediterraneo, come lecci, terebinti, corbezzoli, noccioleti e castagneti. Sopra i 1000 metri, si trova il faggio, che forma estese zone boschive, ma anche l’acero montano, il tasso, il sorbo e talvolta, l’abete rosso. Nelle vette più alte è anche presente una vegetazione tipica delle regioni subalpine. Il sottobosco è ricco di lamponi, fragole e funghi commestibili; si possono trovare orchidee selvatiche, viole, narcisi, genziane e aquilegie. Le numerose specie animali tipiche dell’Appennino che vivono all’interno del parco sono lupi, orsi marsicani, cinghiali e volpi; sono presenti anche piccoli carnivori, come faine, tassi e donnole. L’avifauna comprende poiane, ghiandaie, falchi, picchi, gheppi e tra le specie di passo, codirossi, upupe, tordi. Sulle vette nidifica la maestosa aquila reale. Beni Culturali: All’interno del Parco, vi sono tantissimi luoghi d’interesse, con un excursus storico che abbraccia millenni. Nel cuore dei Monti Simbruini, nel comune di Vallepietra, una piccola strada ci collega verso l’isolato Santuario della SS. Trinità, posto sotto un’altissima parete rocciosa, è un luogo estremamente suggestivo. Il costone roccioso del Santuario si colloca nell’imponente massiccio del monte Autore, a 1800 metri d’altezza, in una zona rivestita completamente da bellissimi faggi secolari. Ai piedi dell’abside naturale, detta colle della Tagliata, si trova il Santuario, incastonato dentro una grotta. La favorita località di villeggiatura arroccata sul monte Pratiglio, al limite meridionale del parco, è Jenne. Situata a 834 m.s.l.m., dove vi abitano solamente 497 abitanti. Nel paese si trova la chiesa della Madonna della Rocca, ultimo resto del castello dove nacque Papa Alessandro IV. Internamente sono presenti bellissimi affreschi cinquecenteschi. Sempre qui a Jenne, si può osservare l’esempio di archeologia industriale che è il mulino comunale, costruito dai Padri Benedettini nel XI secolo. La “mola vecchia” è situato in un punto strategico, dove per secoli è stato utilizzato per la macinazione dei...

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Rigoletto al Teatro dell’Opera di Roma

Rigoletto al Teatro dell’Opera di Roma Un opera di Giuseppe Verdi – Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera Sconto del 20% riservato ai Soci della Pro Loco di Roma “Certamente una delle opere più eseguite al mondo, un capolavoro assoluto riconosciuto universalmente per le arie e i cori, che riesce ad essere popolare e nello stesso tempo ad offrire un contenuto artistico di altissimo livello. In scena al Costanzi il primo capolavoro della “trilogia popolare”, un classico fra i più rappresentati in tutto il mondo tra i melodrammi di metà Ottocento.” L’Ufficio Promozione Pubblico del Teatro dell’Opera offre uno sconto del 20% sul biglietto d’ingresso, esclusivamente riservato ai Soci della Pro Loco di Roma. Scopri come diventare Socio Pro Loco chiamando allo 06.89928530 o tramite il nostro sito web. Per informazioni sullo spettacolo, invece, contatta direttamente l’Ufficio Promozione Pubblico al numero telefonico 06.48160312 o invia una mail a promozione.pubblico@operaroma.it. La Promozione sarà valida nei quattro giorni della programmazione di Rigoletto: – Mercoledì 4 Febbraio ore 20.00 – Giovedì 5 Febbraio ore 20.00 – Venerdì 6 Febbraio ore 20.00 – Sabato 7 Febbraio ore 18.00 – Domenica 8 Febbraio ore...

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Il Monte del Grano al Quadraro

Il Monte del Grano al Quadraro Il Monte del Grano, nella zona del Quadraro di Roma, è il nome popolare con cui viene indicato il Mausoleo di Alessandro Severo, imperatore romano, 222 – 225 d.C., morto assassinato in Gallia nel Marzo del 235. Il sepolcro è uno dei più grandi rinvenuti, il terzo per la precisione, dopo la Mole Adriana ed il Mausoleo di Augusto. Oggi il Monte del Grano è una collinetta ricoperta di olivi, sita all’interno del Parco pubblico di piazza dei Tribuni. Il nome Monte del Grano sembra essersi diffuso nel medioevo, quando già nel 1386 nell’Archivio storico Capitolino, era possibile rintracciare la dicitura: “Modius Grani“. Tradotto stava ad indicare l’aspetto della collinetta a forma di moggio di grano rovesciato. Siamo negli ultimi decenni del 1500, quando secondo lo sculture e umanista italiano Flaminio Vacca, dal Monte del Grano viene estratto quello che sembra essere il sarcofago di Alessandro Severo. Sul coperchio sono raffigurati due personaggi, riconosciuti come l’imperatore e sua madre Julia Mammea, che lo sostenne per tutta la durata del suo regno. Attualmente l’imponente sarcofago è conservato nelle sale dei Musei Capitolini. Tuttavia, ci sono studi in disaccordo sull’attribuzione del mausoleo all’imperatore Severo, ma la ricchezza del sepolcro, fortifica l’idea di un componente di famiglia imperiale. Per arrivare al sepolcro è necessario accedere attraverso un portale di marmo e percorrere un corridoio di mattoni lungo 21 metri. La camera sepolcrale, un tempo realizzata su due piani, è a forma circolare con il soffitto a cupola. I due lucernari avevano la funzione di illuminare la cella e far passare l’aria. Prenotazione obbligatoria al numero 060608 Ingresso consentito solo a gruppi accompagnati di massimo 30...

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