San Bartolomeo e la Sagra dei cocomeri

San Bartolomeo era uno dei dodici apostoli che avevano accompagnato Gesù, fu missionario in India e in Armenia, dove avrebbe convertito anche il re, subendo però un martirio tremendo: scuoiato vivo e decapitato un 24 agosto, il giorno in cui il santo viene commemorato nel calendario liturgico. 

Ed è proprio così che viene rappresentato nel Giudizio Universale della Cappella Sistina da Michelangelo: il Santo tiene in una mano il coltello simbolo del suo supplizio e nell’altra la pelle strappata via dagli aguzzini. Secondo un’ipotesi formulata dal medico Francesco La Cava nel 1925, nei lineamenti del viso di Bartolomeo, deformati dalla sofferenza, Michelangelo ha voluto raffigurare il proprio autoritratto

Le reliquie dell’apostolo sono conservate in una vasca di porfido rosso sotto l’altare maggiore della chiesa di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, fatta costruire da Ottone III, alla fine del X secolo, sui resti del tempio di Esculapio. 

Isola TIberina

La figura di San Bartolomeo appare quindi legata agli artigiani che utilizzano strumenti da taglio come i pellicciai, i sarti o conciatori, proteggendoli durante il loro lavoro. Più particolare però, è una tradizione legata al santo e popolare fino all’Ottocento, la Sagra dei Cocomeri. Il 24 agosto, infatti, giorno del martirio del Santo, l’isola Tiberina era totalmente invasa dai cocomerai e dai cocomeri esposti sulle scalette o ammonticchiati come palle di cannone. Un gioco tipico di questa giornata, effettuato dai ragazzini romani, consisteva nel tuffarsi in acqua per recuperare dei cocomeri gettati nel Tevere. Decisamente pericoloso, il passatempo venne proibito nel 1870 a causa dei frequenti incidenti che si verificavano: ma il cocomero è rimasto uno dei freschissimi vizi estivi della città.

Author: Pro Loco Roma

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