Benvenuti alla rubrica mensile Cucina e Astrologia nell’Antica Roma!
Ispirato al libro “L’arte della tavola nella Roma Imperiale” di P. Drachline e C. Petit-Castelli, rinnoviamo l’appuntamento della rubrica culinaria per il mese di Giugno.
Nell’antica Roma, sebbene non esistessero “ricette zodiacali“, si credeva che la dieta fosse influenzata dagli astri e dalle divinità. Nel Satyricon di Petronio, il celebre episodio di Trimalcione descriveva un vassoio con i dodici segni zodiacali, ciascuno accompagnato da un piatto specifico, intrecciando la cucina con il simbolismo astrale.
Unisciti a noi ogni mese per scoprire la storia, i sapori e i segreti della cucina dell’antica Roma, celebrando le tradizioni della nostra capitale attraverso piatti che raccontano la sua ricca cultura!

Giugno: segno zodiacale dei Gemelli – Testicoli e Rognoni
Petronio nel suo scritto associa il segno zodiacale dei Gemelli alle frattaglie, Testicoli e Rognoni. Scopriamo quindi un’antica ricetta romana con protagonista uno di questi ingredienti!
Rognoni d’agnello
Ingredienti per 4 persone:
- 4 rognoni d’agnello
- 1 pizzico di pepe macinato finemente
- 50 gr di pinoli
- 1 pizzico di coriandolo
- Semi di finocchio
- Una reticella di maiale
- 1 cucchiaio d’olio d’oliva
- 1 cucchiaio di garum
Tempo di cottura: 10 minuti sul grill.
Preparazione:
“Tagliate in due i rognoni senza però dividerli del tutto. Insaporiteli all’interno con il pepe, i pinoli, il coriandolo sminuzzato e i semi di finocchio ridotti quasi in polvere. Rinchiudete i rognoni e avvolgeteli nella reticella di maiale. Fateli rinvenire nell’olio e nel garum prima di farli arrostire allo spiedo.”
Iunius, il mese della dea Giunone.

Testa di Giunone datata tra il I e il II secolo d.C. – marmo
Giugno, mese del sole, così chiamato dagli antichi romani per via del solstizio d’estate: ogni giorno una festività, un mese destinato alle unioni e dedicato a Giunone, dea del matrimonio, della maternità, dei cicli lunari e regina della Triade Capitolina insieme a Giove e Minerva.
A giugno si concentravano ben 27 festività, alcune strettamente femminili, altre legate a diverse dee: la festa di Mater Matuta o Matralia l’11 giugno in onore della fertilità, le celebrazioni della dea Fortuna e i giochi dedicati alle dee Minerva tra il 13 e il 15, il tutto scandito da riti, offerte e cerimonie, spesso recitate dalle donne come augurio di prosperità e protezione per la famiglia.
Il collegamento tra giugno e Giunone, sostenuto da Ovidio e Plutarco, era fondato sul contrasto con maggio, considerato un mese nefasto per i matrimoni, mentre giugno era propizio ai coniugi: Ovidio fa dire a Giunone di aver ricevuto il suo nome, dopo che alle concubine di maggio era stato riservato un mese a loro dedicato. Per questo le coppie preferivano sposarsi in questa stagione: la seconda metà di giugno era particolarmente favorevole, sostenuta anche dal diritto (come la Lex Canuleia) che aveva gradualmente permesso matrimoni tra patrizi e plebei, mentre i riti nuziali – sponsalia, anulus pronubus, dextrarum iunctio e coena nuptialis – scandivano con solennità la celebrazione coniugale. La protezione di Giunone era invocata anche durante il parto, con l’epiteto Lucina, e nelle Matronalia di marzo, momenti in cui le donne rivolgendo preghiere alla dea chiedevano felicità matrimoniale e serenità domestica. I suoi simboli, come il pavone, la corona e lo scettro, riflettevano il suo ruolo di matrona divina e protettrice, onnipresente nei momenti fondamentali della vita femminile, dal fidanzamento al matrimonio, dal parto fino al consolidarsi della famiglia.

Roma, Villa Farnesina, Loggia di Amore e Psiche: uno degli otto pennacchi della volta, raffigurante Psiche con Venere e Giunone. Affresco di Giulio Romano su disegno di Raffaello (1517-18)
In giugno, dunque, Roma respirava un’aria di rinnovamento e speranza: la dea Giunone vegliava sui nuovi inizi, univa sacro e profano, tessendo un filo invisibile tra divinità e uomini in un mese che celebrava la vita, l’amore e la continuità della stirpe.













