La Fontana dei Libri | Roma

Trait d’union di arte, leggenda e cultura: la Fontana dei Libri Se vi state chiedendo, quale può essere un monumento che unisce arte, leggenda e cultura, noi vi diamo la risposta. E’ la Fontana dei Libri del rione Sant’Eustachio a Roma. Sin dal Medioevo, per indicare le varie zone del centro storico di Roma, si è utilizzata una suddivisione, modificata più volte nel corso dei secoli: i rioni. Dagli anni ’20 del Novecento i rioni, che avevano sempre avuto un valore simbolico nelle vicende del popolo romano, sono diventati in totale ventidue, ognuno identificato con un diverso nome e un numero romano. Proprio in quegli anni, più precisamente nel 1927, l’amministrazione comunale commissionò al giovane architetto Pietro Lombardi, già vincitore del concorso per la fontana di Monte Testaccio, la realizzazione di una serie di fontane moderne, aventi per soggetto alcuni rioni di Roma. Poiché ogni rione ha un simbolo che lo rappresenta, raffigurato anche sulle bandiere rionali, è proprio a questi simboli o stemmi che si ispirò il Lombardi nella progettazione delle fontane. Nel rione VIII di Sant’Eustachio, che ha come simbolo un cervo, l’architetto romano fece costruire la Fontana dei Libri che si trova in via degli Staderari, (già via dell’Università, grazie alla vicinanza con l’università La Sapienza), nome che ricorda gli antichi fabbricanti di stadere e bilance un tempo esistenti in questa zona e che racchiude gli elementi più simbolici del rione. La Fontana dei Libri, costituita interamente in travertino, è situata dentro una nicchia incorniciata da un arco a tutto sesto con l’iscrizione S.P.Q.R. e presenta una testa di cervo fra quattro libri antichi, due per ciascun lato e collocati su due mensole laterali di marmo, mentre l’acqua fuoriesce da due cannelle a forma di segnalibro e cade in parte nella sottostante vasca semicircolare ed in parte direttamente sul selciato. Simbolicamente, tutti gli elementi presenti nella Fontana dei Libri hanno un significato ben preciso nella storia del rione. Il cervo, ad esempio, si trova anche sul timpano della Chiesa di Sant’Eustachio e ricorda l’evento della conversione al Cristianesimo di Eustachio, generale romano, a cui apparve un cervo con una croce luminosa fra le corna. I libri, d’altro canto, rappresentano l’antica Università della Sapienza che si trova nel palazzo a cui è addossata la fontanella. Una piccola curiosità che noterete osservando il centro della fontana: in verticale vi è incisa l’indicazione del nome del rione e, in orizzontale, il relativo riferimento numerico ma con un errore, infatti Sant’Eustachio corrisponde al Rione VIII mentre nel travertino risulta chiaramente indicato come Rione IV. Tips: Se decidete di proseguire il giro di tutte le originalissime fontane progettate da Lombardi negli altri rioni, vi segnaliamo: la Fontana...

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Piazza delle Coppelle e la sua Chiesa

Piazza delle Coppelle Nel Rione Sant’Eustachio a Roma, a pochi passi dal Pantheon, si trova la caratteristica Piazza delle Coppelle. La piazza, al tempo della Roma antica, si caratterizzava per la sua anima commerciale. Prende infatti il nome dalle ciotole in legno, le coppelle appunto, che venivano vendute dai commercianti proprio in questo luogo e che gli antichi romani utilizzavano per trasportare e contenere l’acqua acetosa, l’aceto, il vino se non addirittura l’acqua dello stesso Tevere. Il circondario, anche ai giorni nostri, non ha perso la sua natura e i negozi sono numerosi, ma lo sono ancor più ristoranti tipici dove sarà comunque facile gustare una buona coppa di vino, o un buon piatto della cucina romana. Topograficamente Piazza delle Coppelle ha la forma di una U che circonda la chiesa medievale di San Salvatore alle Coppelle, forse la vera protagonista di questa piazza. Una leggenda narra che la chiesa, datata intorno al XI secolo, fosse stata edificata sui resti della dimora di S. Abbasia, un’antica nobildonna romana. I dettagli artistici e strutturali di San Salvatore alle Coppelle rispecchiano la lunga storia che la chiesa ha attraversato. Gli stili tendono a mescolarsi e a sovrapporsi lasciando intravedere i secoli trascorsi. Testimonianza pittoresca ed emozionante del tempo che passa, viene data anche da due lapidi poste di lato all’edificio: la prima, datata 1750, fungeva da buca delle lettere dove osti ed albergatori erano tenuti a depositare denunce di malattia dei loro ospiti, nel timore che nascondessero qualche malattia epidemica; la seconda è una tabella di proprietà che così recita: “Chi(es)a del S.mo Salvatore della Pietra al(it)er delle cuppelle 1195”. Si tratta della prima iscrizione pubblica a Roma in  lingua volgare, dove è ben visibile la trasformazione dal latino all’italiano. Sul retro di S.Salvatore alle Coppelle si trova la porzione principale di Piazza delle Coppelle sita in un angolo isolato, lontano dalle strade di passaggio assomiglia quasi ad un cortile chiuso all’interno del quale si trova anche un mercato...

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Piazza Navona

Piazza Navona Definita la Piazza Barocca di Roma, Piazza Navona ha, al contrario, origini più antiche. All’interno del Rione Parione, essa prende il nome dal termine “Agone”, che in greco significa gara, battaglia, e veniva utilizzato per indicare manifestazioni pubbliche di giochi. Ai tempi dell’antica Roma, all’incirca nel 86 d.C, la Piazza fu lo Stadio di Domiziano, utilizzato come arena per i giochi di atletica e per le corse dei carri. Fino ad allora avevano avuto luogo nel Campo Marzio, luogo più adatto ai giochi perché fuori dalla città. Fino alla metà del XV secolo era possibile vedere i resti dell’antico Stadio ricoperti di erbacce, ma già alla metà del XVII secolo, con i lavori di ristrutturazione ordinati da Papa Innocenzo X, la Piazza mantenne solo il suo vecchio perimetro e cambiò completamente aspetto. Oggi tra i palazzi edificati per mano del Papa, sono compresi Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile, e la Chiesa di Sant’Agnese in Agone, la cui costruzione si deve a Borromini. La Chiesa sorge nel luogo dove avvenne il miracolo di Santa Agnese. Agnese, ancora tredicenne, rifiutò di sposarsi e così venne denudata davanti alla folla dello Stadio, ma miracolosamente le crebbe una folta chioma di capelli grazie alla quale poté coprire il suo corpo nudo. In seguito, Agnese venne sgozzata con una spada e oggi è diventata la patrona di tutte le giovani donne. Ai lati e al centro della Piazza è possibile ammirare le tre fontane che caratterizzano Piazza Navona. La più importante è posta di fronte alla facciata di Santa Agnese in Agone. E’ la Fontana dei Quattro Fiumi, in cui sono scolpite quattro statue in rappresentanza dei quattro fiumi più importanti per l’epoca: il Nilo, il Danubio, il Gange e il Rio de la Plata. I lavori della Fontana furono eseguiti dal Bernini, acerrimo rivale del Borromini. Infatti, una delle statue, quella del Danubio, scolpita proprio di fronte alla Chiesa, ha la mano alzata per proteggersi dal pericolo del “crollo” della chiesa opera del Borromini. Non si sa se sia leggenda o se sia realtà, ma sicuramente descrive bene l’ostilità che vi era fra i due artisti. Al centro della fontana dei Quattro Fiumi vi è l’obelisco egiziano precedentemente ubicato nel Circo di Massenzio. La seconda fontana è la Fontana del Moro, scolpita con delfini e animali marini, anche questa realizzata dal Bernini. All’estremità opposta è possibile ammirare la Fontana del Nettuno, raffigurante il dio che combatte un mostro marino circondati da altre creature marine. La pittoresca Piazza Navona è circondata da Caffè e ristoranti e spesso gremita di turisti e artisti di strada che la popolano ormai da tantissimi anni. Con i...

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Sedia del Diavolo, la tomba di Elio Callistio

Sedia del Diavolo, la tomba di Elio Callistio La Sedia del Diavolo è un’architettura funebre della Roma Antica. In principio era collocata in cima ad una collinetta della lunga Via Nomentana, oggi il monumento si trova in una piazzetta al quartiere africano di Roma. La Piazza prende il nome di Elio Callistio, colui per il quale fu realizzato il sepolcro. La Sedia del Diavolo è infatti la tomba di Elio Callistio liberto di Adriano. La sua tomba è stata costruita a naiskos (cioè a tempietto) una costruzione greca tipica nella prima metà del II secolo d.C. E’ possibile trovare un’altra tomba simile alla Sedia del Diavolo sull’Appia Antica. Sedia del Diavolo, una leggenda tramandata nel presente: Per sapere perché la tomba di Elio Callistio prende il nome di Sedia del Diavolo, bisogna abbandonarsi all’immaginazione. Nella Roma Antica l’architettura funebre, sorgeva in un quartiere disabitato, in cima ad una piccola collina. Trasformata in rudere dal tempo, la tomba, era rifugio di pastori e vagabondi che vivevano nelle campagne. Il rudere, con i bagliori rossastri dei fuochi notturni che venivano accesi all’interno dai pastori, richiamavano da lontano la figura del diavolo. Da qui il nome Sedia del Diavolo. Il tipo di architettura con cui è costruita la Sedia del Diavolo è tipicamente greco. Questo tipo di costruzione, in greco naiskos (come già menzionato), nella Roma Antica era conosciuto con il nome di edicola ed all’inizio era un tempio in miniatura che ospitava la statua della divinità. Con l’influenza dell’architettura greca, invece, l’edicola si è sviluppata fino a diventare un tempietto vero e proprio alzato su due piani. Questo sepolcro è datato al II secolo d.C. Nella camera superiore si svolgevano i riti funebri, mentre nella parte sottostante, in un seminterrato accessibile da una scala, trovavano riparo le spoglie dei defunti. Il pavimento è interamente in mosaico bianco e sulle pareti è possibile notare opere di restauro non...

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Via del Babuino nel Rione Campo Marzio

Via del Babuino nel Rione Campo Marzio Via del Babuino si trova al centro di Roma nel rione Campo Marzio. È una delle tre vie che formano il complesso stradale del Tridente. Partendo da Piazza del Popolo ci porta fino a Piazza di Spagna, costeggiando Via Margutta. Esistente dal XIV, ha cambiato spesso nome, fino a quando nel 1571 fu denominata Via del Babuino, in seguito all’installazione della fontana con la statua del Sileno. La statua del Sileno, divinità classica legata alle sorgenti e alle fontane, fu considerata per molto tempo dagli abitanti del rione simile ad una scimmia, per questo veniva chiamata “er babuino”. Con il tempo, divenne il nome stesso della strada. Sia Via del Babuino che Via Margutta, oggi famosa per avere ospitato la residenza di Federico Fellini, negli anni Sessanta hanno rappresentato il cuore pulsante di una comunità di artisti ed oggi sono sedi di gallerie, studi d’arte, negozi e alberghi di lusso. Passeggiando qui troverete molteplici negozi di antiquariato e boutique di sarti famosi. In Via del Babuino è rinomato lo studio Tadolini, posto proprio di fronte alla fontana del Silone. Lo studio ospita il Museo-Atelier Canova-Tadolini. Anche se il nome fa pensare a uno studio privato, in realtà è un caffè ristornate del tutto originale, pieno di sculture realizzate dalle quattro generazioni della famiglia Tadolini. Adamo Tadolini era l’allievo più promettente dello scultore Canova ai primi dell’800. Quest’ultimo gliene fece dono nel 1818 e così lo studio fu occupato dalla famiglia per i successivi 150 anni. Proseguendo per Via del Babuino, sulla destra, c’è la Chiesa Anglicana di Ognissanti, un esempio di architettura neogotica soprattutto nella facciata, anche se le finestre a tutto sesto richiamano di più lo stile romanico. A dare un impatto molto forte sono la mole ottocentesca in mattoni e il campanile, adiacenti alla...

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Piazza Trilussa

Piazza Trilussa in passato era nota come “Piazza Ponte Sisto”, dal nome del ponte che la collega dalla zona di Campo dei Fiori al Rione Trastevere. Al centro della Piazza è possibile ammirare la seconda fontana dell’Acqua Paola, fatta costruire da Traiano per prolungare la canalizzazione dell’acquedotto romano fino ai rioni di Trastevere e Borgo. Questa fontana, che anticamente si trovava a Via Giulia, è stata spostata al centro di Piazza Trilussa nel 1898 dopo la costruzione dei muraglioni di Trastevere. I basamenti delle due colonne che circondano la fontana sono decorati con draghi, il simbolo araldico della famiglia Borghese, una famiglia nobile originaria di Siena. Affianco alla fontana si trova la statua di bronzo del poeta Trilussa, da cui la piazza prende il nome odierno. Piazza Trilussa, la storia di un poeta: Trilussa è lo pseudonimo, nonché l’anagramma del cognome del poeta Carlo Alberto Salustri, poeta italiano che ha vissuto a cavallo fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, famoso per le poesie in dialetto romanesco per creare un effetto comico. Nonostante scrivesse in dialetto, ad essere considerato “il poeta dei romani” è Giuseppe Gioacchino Belli che documentò la vita della capitale con sonetti in romanesco. La statua di Carlo Alberto Salustri, realizzata dallo scultore Lorenzo Ferri nel 1954, raffigura il poeta chino su un plinto di marmo come se stesse declamando le sue poesie, una delle quali è incisa sotto la scultura. La poesia si intitola “All’ombra” e recita così: “Mentre me leggo er solito giornale spaparacchiato all’ombra d’un pajaro, vedo un porco e je dico: – Addio, majale! vedo un ciuccio e je dico: – Addio, somaro! Forse ‘ste bestie nun me capiranno, ma provo armeno la soddisfazzione de poté dì le cose come stanno senza paura de finì in priggione”. Probabilmente è stata scelta perché è quella che rispecchia il moralismo, l’arguzia aperta e cordiale e un’ombra di disprezzo che il poeta nutriva nei confronti del popolo. Oggi Piazza Trilussa è luogo di incontro dei giovani che si riuniscono per la movida...

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Piazza in Piscinula e la Chiesa di San Benedetto

Piazza in Piscinula e la Chiesa di San Benedetto Piazza in Piscinula si trova nel Rione Trastevere, nei pressi di Via della Lungaretta. Il nome deriva dall’antica presenza di terme o di un mercato del pesce.  Il lato sinistro della Piazza in Piscinula è dominato dal famoso Palazzo Mattei costruzione del 1400 – 1500, dove risiedeva il ramo Trasteverino della famiglia Mattei. Sul lato opposto della Piazza si trova l’antichissima chiesa di San Benedetto in Piscinula costruita, si dice, sul luogo dove un tempo vi era la casa degli Anicii, famiglia di San Benedetto. Tuttavia non vi è certezza della storia, dato che nessun resto sia mai stato ritrovato. Ricostruita nell’ 800, la chiesa di San Benedetto in Piscinula ha strutture ben più antiche, circa del XI secolo. Il campanile romanico fu costruito tra il 1100 – 1200 ed all’interno della torre vi sono due campane medievali. Quella di destra, probabilmente del XI, è considerata la più piccola di Roma. Potete visitare la chiesa suonando il Campanello al civico n. 40 ad aprirvi saranno le anziane suore della chiesa. Entrando sarete accolti da un’atmosfera intima e calda. La Chiesa è caratterizzata da affreschi del XIII-XIV secolo presenti nell’atrio e da un pavimento cosmatesco del 1200 circa. Le colonne provengono dai templi romani di varie epoche. L’affresco che vedete del 1400 è di Sant’Anna con la Madonna e il Bambino. Nella chiesa dedicata alla Madonna c’è anche una cappella chiamata della Madonna per via del suo dipinto presente all’interno, risalente al 1300 senza mai essere stato ritoccato. Un’altra storia riguardante San Benedetto, si riferisce all’ antico vano adiacente alla cappella. Si dice che l’angusto spazio era la stanza di preghiera del Santo. Anche questa leggenda non puà essere verificata, ma il vano ha comunque origini antecedenti alla...

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La Piazza e la Basilica di Sant’Eustachio

La Piazza e la Basilica di Sant’ Eustachio  Piazza Sant’Eustachio e la sua omonima Basilica prendono il nome dalla figura di Eustachio, generale dell’ esercito di Adriano. La Piazza si trova nei pressi di Piazza Navona. La Basilica di Sant’Eustachio, a sinistra della Piazza, era originariamente una cappella, costruita da Costantino; la cappella prese il posto del luogo ritenuto la casa di Eustachio. Il martirologio afferma che egli venne ucciso, in questo luogo, insieme a sua moglie e ai suoi figli, e i corpi sarebbero ancora sepolti sotto l’altare maggiore della Cappella. Ricostruita più volte, la Chiesa di Sant’Eustachio si presenta attualmente nella sua versione tardo barocca. Ma basta notare il bel campanile per capire l’origine medievale. Al sommo della Chiesa, una testa di cervo con un crocifisso tra le corna, rappresenta l’immagine apparsa al generale Eustachio mentre era a caccia e che condusse alla sua conversione. La leggenda racconta infatti che il generale Eustachio, di origini pagane, in un giorno di caccia durante l’inseguimento di un cervo, vide questo fermarsi e illuminarsi di una luce accecante. Era Cristo che gli rivolse le seguenti parole “Placido perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere”. Il generale, dopo la visione, decise di farsi battezzare prendendo il nome di Eustachio o Eustazio e con lui anche la moglie e i due figli con i nomi di Teopista, Teopisto e Agapio. Dalla leggenda Sant’Eustachio fu difatti denominato il patrono dei cacciatori; dal popolo è stato però considerato, per motivi riconducibili all’immagine del cervo, anche un protettore di mariti traditi che, in virtù sua, erano scherzosamente chiamati “Eustacchioni”. Tornando sulla Piazza, in un angolo opposto alla Chiesa, potete notare un grazioso palazzetto del tardo 500’, sull’esterno vedrete i resti danneggiati e ridipinti di affreschi, attribuiti ai fratelli Zuccari. Uno, sul lato destro, illustra la leggenda di Sant’Eustachio. Dalla Chiesa spostatevi a destra per pochi metri, la piazza è limitata, da questa parte, dal complesso del Palazzo della Sapienza, Chiesa di Sant’Ivo, con la sua bella cupola e l’originalissima lanterna a spirale progettata da Borromini. Sempre nella Piazza sorge Palazzo Stati, disegnato da Giulio Romani, in classico stile rinascimentale. Proseguendo, passate nell’ adiacente Piazza dei Caprettari, che prende il nome dai venditori ambulanti di capretti ed abbacchi. Qui c’è una pittoresca collezione di fabbricati che vanno dal rinascimento al Barocco, tra questi Palazzo Lante, elegante opera di Jacopo Sansovino. Curiosità: Piazza Sant’ Eustachio è oggi conosciuta per il famoso Caffè dalla ricetta pregiata e il suo aroma, simbolo di una tradizione. Leggi la storia. Fonte: Mauro Lucentini – La Grande Guida di...

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Piazza di San Pietro in Montorio

Piazza di San Pietro in Montorio  Sulle pendici del Colle Gianicolo, nei pressi del “Fontanone”, scendendo verso Via Garibaldi si arriva ad una tranquilla piazza, San Pietro in Montorio, dominata dalla omonima Chiesa. Da qui si può ammirare un’altra bella vista della città. Oggi questo luogo silenzioso circondato da alberi, nasconde in realtà la sua vera identità. In tempi antichi era considerato uno dei luoghi più macabri della città. Nella piazza, gli schiavi e i non romani, che avevano commesso un omicidio venivano crocifissi. La vera crudeltà era nelle leggi. Oltre a promuovere le barbarie, proibivano da parte dei familiari, di venire a recuperare le salme, lasciate sulle croci a marcire e ad essere divorate dalle cornacchie, considerate dai Romani come un animale divino. Questi atti feroci durarono fino a quando Augusto non decise di  introdurre leggi più clementi. Nella brutale San Pietro in Montorio, numerosi scrittori sostengono che sia avvenuta l’esecuzione di San Pietro. In effetti la tradizione secondo cui l’Apostolo sarebbe stato martirizzato qui è molto più plausibile, rispetto alla molto nota, secondo cui egli sarebbe stato crocifisso ai piedi dell’Obelisco Vaticano. La leggenda ha comunque un fine di verità, dato che San Pietro non era romano e che, secondo la tradizione, egli fu condannato non soltanto per la sua predicazione Cristiana ma anche per assassinio. A questa alternativa tradizione è dovuta al presenza di San Pietro in Montorio. Curiosità: Dopo aver fatto visita alla splendida Chiesa, se decidete di concedervi una passeggiata per Trastevere, sappiate che vi trovate a pochi passi. Il Gianicolo è infatti collegato con il Rione tramite numerosi scalini che vi conducono direttamente in Via Goffredo Mameli, a pochi passi da Piazza san Cosimato, o in Via Garibaldi nei pressi di Piazza Trilussa. Le scalette di Via Garibaldi sono quelle subito sotto la Chiesa, le altre al contrario, non si vedono molto bene. Sono nascoste tra gli alberi le noterete una volta che vi siete lasciati la Chiesa alle spalle, andando per la discesa, da cui siete arrivati. Fonte: Mauro Lucentini – La Grande Guida di...

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La Fontana delle Naiadi Roma: Un’Opera molto discussa

La Fontana delle Naiadi Al centro di Piazza della Repubblica, si trova la fontana delle Naiadi, un’opera architettonica che fu molto discussa, soprattutto durante periodo della Roma Papalina del 1800 perché considerata troppo sexy. Il complesso di grandi dimensioni è composto da quattro figure femminili bronzee rappresentanti : la Ninfa dei Laghi, facilmente riconoscibile perché tiene con sé un cigno, la Ninfa dei Fiumi sdraiata su un mostro acquatico, la Ninfa delle acque sotterranee sdraiata sopra un drago e la Ninfa degli Oceani a cavallo di un cavallo, personificazione del mare. Un grande zampillo fuoriesce dalla prima vasca interna e va a ricadere sulle statue. Nel gruppo centrale ritroviamo Glauco, eseguito nel 1912 che stringe tra le mani un delfino per indicare la superiorità umana sulla natura. La Fontana delle Naiadi: Storia  Alla fine dei lavori dell’acquedotto chiamato “Acqua marcia” nel 1870, Papa Pio IX celebrò la fine dei lavori decidendo di affidare il progetto per rinnovare la fontana della Piazza ad Alessandro Guerrieri; il quale però non ebbe il successo sperato. Il suo progetto prevedeva tre tazze circolari concentriche a diversa altezza poste su una base ottagonale con i lati alternativamente retti e concavi, ad ornare il tutto in onore della venuta dell’Imperatore Guglielmo II di Germania, aveva pensato a quattro leoni accucciati. Si decise successivamente di affidare il progetto allo scultore palermitano Mario Rutelli che finì la fontana nel 1901, ed è quella che oggi possiamo vedere oggi, a eccezione del gruppo scultoreo centrale che inizialmente non prevedeva la statua di Glauco, ma una struttura composta da tre tritoni, un delfino e un grosso polipo intrecciati tra loro conosciuto anche come “il fritto misto di Termini”. La fontana però suscitò grande scalpore: la posizione particolarmente sensuale e lasciva delle statue, e la lucentezza dei corpi procaci bagnati dall’acqua, risultò essere uno spettacolo immorale e indecente per l’ala conservatrice di fede papalina. Le polemiche crebbero quando il continuo andirivieni di giovani, che sostavano davanti alla fontana protetta ancora da una cancellata, aumentò. La richiesta dell’ala conservatrice di rimuovere le Naiadi non fu approvata, ma venne addirittura rimosso il cancello che impediva la completa visione . Curiosità: Il Cantastorie Romano “Sor Capanna” dedicò alla fontana delle Naiadi una filastrocca ricca di doppi sensi: C’è a piazza delle Terme un funtanone, che uno scultore celebre ha guarnito co’ quattro donne ignude a pecorone e un omo in mezzo che fa da marito. Quant’è bello quer gigante, lì tra in mezzo a tutte quante: cor pesce in mano annaffia a tutt’e quattro er...

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Piazza di Spagna

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Piazza di Spagna    Piazza di Spagna è tra i luoghi più conosciuti e suggestivi di Roma. Con la grande scalinata di Trinità dei Monti, se potessimo descriverla con un termine specifico, non potremmo che usare la parola eleganza. Il carattere raffinato di Piazza di Spagna sopravvive dal momento della sua creazione, quando il Papa aveva deciso di farne il suo nuovo quartiere, fino ad oggi. A farne l’eleganza è  anche la presenza di boutique e i negozi di alta moda che si disperdono fino a Via Condotti. La grande scalinata di Trinità dei Monti è l’elemento dominante della piazza fu costruita in travertino nel 1726 su progetto di F. De Sanctis. L’intenzione del De Santis era quella di realizzare sia una scalinata che prendeva il posto  degli scoscesi sentieri lungo il pendio erboso del Pincio sia che potesse diventare un luogo di ritrovo per tutti i cittadini. Infatti, ancora oggi, la scalinata è un luogo di incontro e di ritrovo, tanto da essere definita il “salotto di Roma”. In primavera la scalinata di Piazza di Spagna, costituita dal marmo travertino romani color avorio, viene completamente ricoperta da azalee, come vedete nella foto, dando un effetto ancora più spettacolare. Al centro della piazza in fondo alla scalinata si trova l’elegante Fontana della Barcaccia opera di Pietro Bernini. Il motivo ispiratore della fontana deriva dal fatto che in questo luogo, in epoca antica, si tenevano giochi di battaglie navali. In cima alla scalinata è visibile dietro un obelisco egizio la chiesa di Santa Trinità dei Monti del 1495 con facciata del Maderno. Da Piazza di Spagna è possibile raggiungere, salendo la scalinata, la terrazza del Pincio, da dove è possibile godere di uno dei più splendidi panorami sulla città. Da piazza di Spagna si snodano le strade più conosciute e più eleganti di Roma. Via Condotti famosa in tutto il mondo per la presenza di numerose boutique di moda italiana come ad esempio Armani, Versace e Valentino. Via Frattina elegante e frequentatissima. Via del Babuino ricca di palazzi del XVII e XVIII secolo e centro di antiquariato romano. Via Margutta parallela a via del Babuino è la strada dei...

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Fontana dei Quattro Fiumi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dei Quattro Fiumi Piazza Navona Roma (RM) Piazza Navona, ai tempi dell’antica Roma, era lo stadio di Domiziano che fu costruito dall’imperatore Domiziano nell’85 e nel III secolo fu restaurato da Alessandro Severo. Era lungo 276 metri, largo 54 e poteva ospitare 30.000 spettatori. Al centro della Piazza si trova la fontana principale: Fontana dei Quattro Fiumi. Quasi sospeso sulla sottostante cavità, si innalza l’obelisco proveniente dal circo di Massenzio sull’Appia. Ai suoi piedi un alto basamento roccioso ospita quattro gigantesche statue, eseguite dai collaboratori del Bernini, che raffigurano i fiumi dei quattro continenti allora noti: il Nilo, simbolo dell’Africa, opera di Giacomo Antonio Fancelli; il Gange, simbolo dell’Asia, opera di Claudio Poussin; il Danubio, raffigurante l’Europa, di Antonio Raggi e il Rio della Plata, rappresentante l’America, di Antonio Francesco Baratta. Il Nilo ha la particolarità del capo velato, allusivo alle sorgenti ancora sconosciute nel XVII secolo mentre il Rio della Plata presenta, sparse sul suo fianco, delle monete, simbolo delle ricchezze dei territori americani. La scogliera è arricchita da fiori, frutti, animali: un serpente si trova sulla sommità del basamento, la chioma di una stupenda palma sembra battuta dal vento, un leone e un cavallo fuoriescono dalla cavità rocciosa mentre due delfini sono immersi nel bacino circolare. Lo stemma della famiglia Pamphilj, una colomba con il ramoscello di olivo nel becco, decora i lati del basamento e la sommità dell’obelisco. Alcuni atteggiamenti delle raffigurazioni, in particolare del Rio della Plata, con il volto spaventato e la mano sinistra levata come a difendersi dal crollo della vicina chiesa di S. Agnese in Agone, hanno acceso l’immaginazione popolare generando aneddoti sulla rivalità tra il Bernini e il Borromini. Aneddoti di pura fantasia perché quando la Fontana dei Fiumi era già stata ultimata, i lavori di costruzione della chiesa non erano ancora iniziati. Le ingenti spese per la costruzione del monumento provocarono un acuto malcontento contro Innocenzo X e sua cognata, l’ambiziosa Olimpia Maidalchini, da parte del popolo gravato, per l’occasione, da una nuova tassa sul pane. Inoltre il mercato, che fin dal 1477 si teneva in questa piazza, fu costretto a cambiare sede lasciando il posto a passeggiate e meditazioni, come riportato su un lato del basamento dell’obelisco. Piccole attività commerciali tuttavia avrebbero, nel tempo, ripreso a vivere, in questo straordinario scenario destinato dalla famiglia Pamphilj a divenire un capolavoro assoluto dell’arte barocca. Alla metà del Seicento risale anche l’usanza, durata fino al 1867, di allagare la piazza, nelle afose giornate d’agosto,...

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Fontana dell’Acqua Paola – Il Fontanone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana dell’Acqua Paola – Il Fontanone  Via Garibaldi 30 Roma (RM)   Sul colle Gianicolo, più nota a tutti come il Fontanone,  la  fontana  dell’acqua Paola si trova al termine dell’acquedotto attivato da Paolo V Borghese (da cui prende il nome) per fornire approvvigionamento idrico al rione Trastevere che fino ad allora aveva dovuto accontentarsi quasi soltanto dei pozzi e dell’acqua del fiume. In effetti l’acquedotto Paolo era l’originario acquedotto di Traiano ripristinato nel Rinascimento. L’acqua veniva portata dal Lago di Bracciano e nell’antichità era servita a mettere in movimento i mulini di Roma. Un braccio dell’acquedotto venne distaccato per portare acqua al Vaticano e alle fontane dei giardini e a quelle di Piazza San Pietro. La bella fontana fu costruita da Flaminio Ponzio in collaborazione con Giovanni Fontana tra il 1610 e il 1612. La facciata monumentale del Fontanone, animata da angeli, mostri e draghi, è costituita da cinque archi e sei colonne in granito, delle quali quattro provengono dalla facciata dell’antica basilica di San Pietro. Altri marmi furono presi dal tempio di Minerva nel foro di Nerva. Il suo vastissimo bacino è opera di Carlo Fontana. Il piazzale che offre una visuale meravigliosa della fontana e uno splendido scorcio su Roma non esisteva ai tempi di Paolo V, quando la fontana era sull’orlo scosceso del Gianicolo. Fu Alessandro VIII Ottoboni ad aumentare la portata dell’acquedotto creando il piazzale mediante lavori di terrazzamento. Nell’orto retrostante ebbe sede dall’epoca di Alessandro VII il “Giardino dei Semplici” o Orto Botanico che nel 1820 venne trasferito nel giardino di Palazzo Salviati ai piedi del Gianicolo per ordine di Pio...

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La Fontana della Barcaccia

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa> La Fontana della Barcaccia  Piazza di Spagna Roma (RM) Nel 1627 papa Urbano VIII incaricò Pietro Bernini, che già lavorava all’ampliamento dell’acquedotto stesso, di realizzare una fontana nella piazza sottostante la chiesa della Trinità dei Monti che allora, in mancanza della scalinata, sorgeva sul bordo di una scarpata. L’opera fu completata nel 1629, e il Bernini fu aiutato anche dal figlio Gian Lorenzo, che probabilmente la completò alla morte del padre. La sua realizzazione comportò il superamento di alcune difficoltà tecniche, dovute alla perdurante bassa pressione dell’acquedotto dell’Acqua Vergine in quel particolare luogo, che non permetteva la creazione di zampilli o cascatelle. Il Bernini tuttavia risolse l’inconveniente ideando la fontana a forma di barca semisommersa in una vasca ovale posta leggermente al di sotto del piano stradale, con prua e poppa, molto rialzate rispetto ai bordi laterali più bassi, appena sopra il livello del bacino. Al centro della barca un corto balaustro sorregge una piccola vasca oblunga, più bassa delle estremità di poppa e prua. Da questa fuoriesce uno zampillo d’acqua che, riempita la vasca, cade all’interno della barca per tracimare poi, dai bordi laterali bassi e svasati, nel bacino sottostante. L’acqua sgorga da altri sei punti (tre a poppa e tre a prua): due sculture a forma di sole con volto umano, che gettano acqua verso altrettante conche all’interno dell’imbarcazione. Inoltre quattro fori circolari (due per parte) rivolti verso l’esterno, simili a bocche di cannone. Oltre ai due soli, completano le decorazioni due stemmi pontifici, con la tiara e le api simbolo araldico della famiglia del pontefice Urbano VIII (i Barberini), alle estremità esterne della barca, tra le due bocche di cannone. Il termine “barcaccia” Il termine si riferisce alle imbarcazioni usate sul Tevere nel vicino porto di Ripetta. Altri motivi ispiratori per la fontana sono da ricercare, probabilmente, nella notizia secondo la quale esisteva nella zona una naumachia – edificio all’aperto dove si svolgevano giochi navali e battaglie con navi da guerra in miniatura – e nelle inondazioni del Tevere, che trascinavano le imbarcazioni fino ai piedi della Trinità de’ Monti. Secondo una versione popolare molto accreditata, la sua particolare forma potrebbe essere stata ispirata dalla presenza sulla piazza di una barca in secca, portata fin lì dalla piena del Tevere del...

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Fontana di Piazza Trilussa

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana di Piazza Trilussa  Piazza Trilussa Roma (RM) I quartieri del lato sinistro del Tevere erano ormai serviti dalle varie ramificazioni degli acquedotti “Vergine” e “Felice”, ma in alcune zone la pressione dell’acqua era estremamente bassa. Era il caso del rione Regola nel quale sorgeva, edificato circa un ventennio prima da papa Sisto V, un complesso comprendente un ospizio ed un ospedale per poveri, proprio allo sbocco di Ponte Sisto, e quindi praticamente in linea retta con il punto terminale dell’acquedotto appena terminato. Si provvide quindi a prolungare il condotto principale fino a valle, facendogli poi attraversare il fiume appoggiando la conduttura sul ponte. Raggiunto il complesso ospedaliero, allora denominato “Ospizio dei Cento Frati”, fu commissionata anche l’edificazione di una fontana che, tra l’altro, ricordasse con un’epigrafe l’intervento del pontefice. L’opera fu realizzata da Giovanni Vasanzio, con la collaborazione di Giovanni Fontana per la parte idraulica, e fu terminata nel 1613. Si trattava di una grande nicchia, delimitata da due colonne in marmo appoggiate su una parete bugnata in blocchi di travertino, in cima alla quale era l’iscrizione commemorativa, sormontata dallo stemma pontificio. Nella parte alta della nicchia una grande bocca versava abbondante acqua in un piccolo catino, dal quale tracimava in una vasca sottostante, che riceveva altra acqua, con uno zampillo incrociato, dalle fauci di due draghi alati posti ai lati, alla base delle colonne, mentre due teste di leone versavano altra acqua dalle estremità della vasca. Intorno alla fontana un’area di rispetto era delimitata da un’inferriata sorretta da sei colonnine in granito rosso. Intorno al 1880 l’ospizio fu demolito, a causa dei lavori per la costruzione dei muraglioni del Tevere, e la fontana smontata. Ma nel 1898 venne recuperata e ricostruita esattamente all’altra estremità del ponte, nella piazza dove attualmente si trova, disposta in cima ad una scalinata. Se ne occupò l’architetto Angelo Vescovali, che però poté recuperare solo poco più della metà dei materiali originari. Un’altra iscrizione, sotto la nicchia, ricorda l’avvenimento. In tempi recenti la portata d’acqua è stata ridotta in maniera consistente, e la fontana che era stata ideata grazie ad un incremento idrico al di là del fiume, soffre ora dello stesso problema che aveva contribuito a risolvere: il catino superiore è secco, come le fauci dei leoni, e gli zampilli dai due draghi sono ridotti al minimo, con una pressione che, lungi dal consentire il caratteristico incrocio di un tempo, produce solo due deboli rivoli d’acqua. La nuova posizione ha però creato una panoramica di...

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Fontana di Montecavallo – dei Dioscuri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Montecavallo – dei Dioscuri Piazza del Quirinale Roma (RM)     Prima del 1589 le statue, copie romane di originali greci del V secolo a.C. provenienti dalle Terme di Costantino, erano rivolte verso l’edificio ora occupato dal Palazzo della Consulta, ed erano disposte parallele tra di loro. Non essendo visibili dal quadrivio delle Quattro Fontane, papa Sisto V Peretti (1585-1590) pensò di spostarle più indietro, in modo da chiudere armonicamente lo scenario della Strada Pia (odierna Via XX Settembre) dalla parte del colle Quirinale. L’incarico fu affidato a Domenico Fontana, il quale arretrò i Dioscuri girandoli verso il palazzo del Quirinale e allineandoli a poca distanza l’uno dall’altro; di fronte alle statue fu inoltre eretta una fontana ornata con gli stemmi di Sisto V. Nel 1782, durante il pontificato di Pio VI Braschi (1775-1799), l’architetto Antinori, riprendendo il progetto di Alessandro VII Chigi (1655-1667) che prevedeva di divaricare il gruppo dei Dioscuri per erigervi nel mezzo l’obelisco proveniente dal Mausoleo di Augusto, fece smontare la fontana di Sisto V. Antinori propose inoltre di porre tra i Dioscuri una nuova fontana, costituita da una vasca di granito che si trovava allora in campo vaccino e fungeva da abbeveratoio per gli animali. I lavori per la costruzione di questa nuova fontana furono interrotti dalle vicende napoleoniche e ripresi nel 1816, quando Pio VII Chiaramonti (1800-1823) incaricò Raffaele Stern di portarli a termine. La vasca del campo vaccino, dissepolta e restaurata da Carlo Fea, fu finalmente posta in opera nel 1818, sorretta dal suo antico piedistallo al centro di una larga piscina a fil di terra.Della precedente fontana di Sisto V costruita da Domenico Fontana non si hanno più tracce; probabilmente andò distrutta durante gli interventi...

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La Fontana del Facchino

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa La Fontana del Facchino  Il giovane acquarolo delle statue parlanti La Fontana del Facchino, in Via Lata a Roma, è la più giovane delle statue parlanti; rappresenta una figura maschile, con il viso quasi completamente rovinato mentre versa acqua da una botte. La Fontana del facchino fu realizzata da Jacopo Del Conte, nel 1580, su incarico della Corporazione degli Acquaroli (ma il Vanvitelli, nel 1751, la attribuisce addirittura a Michelangelo). Rappresenta infatti un “acquarolo”, quella figura che, fino a quando, alla fine del ‘500, i pontefici ripristinarono gli acquedotti, prendeva l’acqua dalle fontane pubbliche e la rivendeva porta a porta. La foggia dell’abito ed un’epigrafe scomparsa in occasione dell’ultimo trasferimento a via Lata, riconduce però alla corporazione dei facchini, da cui avrebbe quindi preso il nome. L’attribuzione non sembra però corretta, benché l’epigrafe dedicatoria, in latino, recitasse: ”Ad Abbondio Rizio, coronato [facchino] sul pubblico selciato, valentissimo nel legar fardelli. Portò quanto peso volle, visse quanto poté; ma un giorno, portando un barile di vino in spalla e dentro il corpo, contro la sua volontà morì.” Come altre cinque è stata la “voce” di diverse pasquinate, le violente e spesso irriverenti satire indirizzate a colpire anche pesantemente e sempre in modo anonimo i personaggi pubblici più in vista a Roma.  Tips: La fontana del Facchino si trova all’interno del centro storico di Roma, da qui infatti è possibile raggiungere tantissimi altri luoghi suggestivi della città. Noi vi consigliamo di fare una passeggiata fino a Piazza di Pietra e fare un aperitivo al Salotto...

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Fontana del Mascherone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Mascherone    La fontana, da cui deriva la denominazione della prospiciente via, originariamente isolata, attualmente risulta addossata ad un muro del secolo scorso. Il mascherone, probabilmente romano adattato nel ‘600 ad uso di fontana, è decorato su due lati da volute e risulta inquadrato, superiormente, da un architrave con al centro un giglio in ferro battuto, stemma della famiglia Farnese (o della Francia) che ha sostituito, nel secolo scorso, un giglio in pietra. L’Acqua Paola sgorgante dal mascherone si riversa nel piccolo catino sottostante, per poi ricadere nella grande vasca rettangolare di granito, probabilmente antica, e da ultimo nella piscina posta a livello del terreno, delimitata da due colonnine unite da sbarre di ferro. In occasione di feste della famiglia Farnese, dalla fontana fuoriusciva vino anziché acqua; nel 1720, in onore di Marco Antonio Zondadori, nominato Gran maestro dell’Ordine di Malta, la fontana gettò vino per tre giorni...

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Fontana del Moro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Moro Piazza Navona Roma (RM)     La “Fontana del Moro”, tra le più antiche fontane rinascimentali di Roma, è una delle tre fontane monumentali di piazza Navona. Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’”Aqua Virgo”, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma, e venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane. Tra le prime furono commissionate da papa Gregorio XIII, nel 1574, a Giacomo Della Porta, le due poste alle estremità di Piazza Navona (all’epoca “piazza in Agone”), di cui la Fontana del Moro è quella che si trova sul lato meridionale (quello rettilineo) della piazza. Il progetto del Della Porta prevedeva una vasca marmorea a pianta mistilinea poggiata su due gradini, che poco dopo venne circoscritta da una cancellata[1]. Stesso progetto e stessi interventi anche per l’altra fontana della piazza, quella poi chiamata “del Nettuno”, all’estremità settentrionale. Per la decorazione vennero usati i quattro tritoni che due anni prima erano stati realizzati (e non utilizzati) per la fontana di piazza del Popolo, insieme a gruppi rappresentanti un mascherone tra due delfini. In occasione della realizzazione, al centro della piazza, della “Fontana dei Quattro Fiumi”, nel 1651 papa Innocenzo X affidò a Bernini anche l’ampliamento della fontana meridionale[2], con la rimozione dei gradini e della cancellata e la costruzione di una vasca esterna più ampia, della stessa forma di quella interna. La grossa conchiglia (la “lumaca”) con tre delfini, con cui Bernini ornò la fontana, non piacque al papa, che l’anno successivo trasferì l’intero gruppo in una villa sul Gianicolo. Un successivo tentativo incontrò finalmente il favore di Innocenzo X: una figura maschile che trattiene per la coda un delfino (un po’ troppo piccolo, in proporzione), che getta acqua dalla bocca, scolpito da Giovanni Antonio Mari. I tratti somatici della figura richiamano vagamente le caratteristiche di un uomo di colore, particolare che bastò per dare alla fontana il nome che conserva tuttora. Secondo una versione tradizionale, per il volto del “Moro” Bernini si sarebbe ispirato alla statua di Pasquino (i cui tratti erano però anche allora alquanto rovinati), e questa circostanza potrebbe giustificare una sorta di “dispetto” fatto al papa, dato che le “statue parlanti”, e Pasquino in particolare, al cui collo mani ignote appendevano versetti satirici e feroci critiche alla classe dirigente, erano all’epoca una grossa preoccupazione per i nobili e il...

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Fontana dei Tritoni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dei Tritoni  Piazza della Bocca della Verità Roma (RM) La realizzazione, fin dal 1610, dell’ultimo acquedotto dell’”Acqua Paola” non aveva fatto passare in secondo piano i due costruiti qualche anno prima (l’”Acqua Vergine” nel 1570 e l’“Acqua Felice” nel 1587), e la possibilità di erigere altre fontane sulle loro diramazioni che erano state costruite per una distribuzione idrica più capillare sull’intera città. Un ramo secondario dell’Acqua Felice raggiungeva infatti anche la zona poco più a sud dell’Isola Tiberina, dove, tra monumenti di epoca romana e medievale (l’Arco degli Argentari, l’Arco di Giano, il Tempio di Ercole Vincitore, il Tempio di Portuno e la basilica di Santa Maria in Cosmedin) papa Clemente XI volle che venisse edificato anche un monumento a sua memoria. In effetti non ha chiare motivazioni la ragione per cui il pontefice volle erigere la fontana in un’area poco abitata, abbastanza impervia e soggetta alle inondazioni del Tevere. La sua realizzazione suscitò infatti nei contemporanei diverse critiche per la scelta ritenuta poco felice della sua dislocazione. Fu ultimata nel 1715 dall’architetto Carlo Francesco Bizzaccheri in occasione dei lavori di sistemazione della piazza davanti alla basilica. L’intera struttura, in travertino, è posta su un gradino circolare (delimitato da 16 colonnine unite da un’inferriata), all’interno del quale il disegno della vasca principale rappresenta un ottagono con i lati concavi o, se si preferisce, la stella a otto punte simbolo araldico della famiglia del pontefice (gli Albani). Al centro un gruppo di rocce (un elemento che riscosse un notevole successo dopo la fontana dei Quattro Fiumi) con ciuffi di vegetazione sul quale sono inginocchiati, con le code avvinghiate tra loro, due tritoni (opera di Francesco Moratti) con le braccia alzate che sorreggono sulle spalle una grande valva di ostrica con la funzione di catino sommitale, al cui centro zampilla l’acqua dal trimonzio. Tra i due tritoni lo stemma pontificio. Originariamente quattro mascheroni gettavano acqua nella vasca principale, eliminati nel XIX secolo forse per la scarsità d’acqua che alimentava la fontana e che li avrebbe probabilmente lasciati asciutti. La fontana è infatti rimasta per molto tempo a secco, ma negli ultimi anni è stata ripristinata l’alimentazione idrica, sebbene piuttosto scarsa. Gli ultimi restauri risalgono al 1994-1995 e al...

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Fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle  Piazza di Sant’Andrea della Valle Roma (RM)   La fontana di Piazza Sant’Andrea della Valle si trova di fronte all’ omonima basilica, dove fu trasferita dalla scomparsa piazza Scossacavalli. All’ inizio del XVII secolo le aree a destra del Tevere erano ancora scarsamente approvvigionate d’acqua, e la dotazione idrica delle zone di Trastevere, del Vaticano e di Borgo fu uno dei primi problemi affrontati dal papa Paolo V appena eletto. In realtà, come già per alcuni dei suoi recenti predecessori, il fine ultimo del pontefice era di poter disporre di una cospicua riserva d’acqua corrente per i giardini della sua residenza vaticana, ma il Comune di Roma accettò di contribuire alle spese per il ripristino dell’antico acquedotto Traiano che, ricevendo acqua dal lago di Bracciano, avrebbe consentito l’autonomia idrica delle zone a destra del fiume. Iniziati i lavori nel 1608, nel 1610 il progetto principale fu portato a termine, al quale vennero aggiunte alcune condotte secondarie che consentissero all’acqua di raggiungere, tra l’altro, il Vaticano e il rione Borgo e di alimentare alcune fontane progettate o rinnovate per l’occasione. Sebbene occupato in opere più impegnative, come la realizzazione della facciata della Basilica di San Pietro, nel 1614 Carlo Maderno fu incaricato da papa Paolo V di realizzare una fontana pubblica (la prima in quella zona) per l’approvvigionamento idrico del quartiere di Borgo. La fontana venne sistemata nell’unica vera piazza del quartiere, dove, tra l’altro, sorgeva l’antica chiesa di San Giacomo; Piazza Scossacavalli si trovava sul percorso dell’odierna via della Conciliazione, tra il “Palazzo Giraud” (oggi “Palazzo Torlonia”) e il “Palazzo dei Penitenzieri” (oggi trasformato in hotel). La forma della fontana ricalcava, semplificandolo, il modello della portiano[1]: una vasca quadrata, in travertino, con i lati bombati, al cui centro era poggiata, su un balaustro riccamente ornato con quattro volute e le insegne pontificie, una vasca rotonda, piuttosto piatta. Tutto il complesso era posto su un basso gradino che riprendeva la forma della vasca inferiore ed era circondato da sedici colonnine che sostenevano la recinzione in ferro. L’acqua zampillava da un elemento sommitale a capitello con decorazioni floreali e da quattro bocche posizionate all’interno della vasca più grande, in corrispondenza della bombatura dei lati del quadrato. Negli anni a cavallo del 1935 la costruzione di via della Conciliazione portò alla demolizione dell’intera “Spina di Borgo”, con l’eliminazione della piazza e della chiesa. La fontana resistette al suo posto per alcuni anni, mentre proseguivano i lavori, poi, tra...

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Piazza del Campidoglio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza del Campidoglio  Piazza del Campidoglio Roma (RM) La prima piazza che la Roma moderna ha visto nascere secondo i criteri di un progetto uniforme, dovuto al genio di Michelangelo, sorge sul colle Capitolino (Capitolium) dove ebbe sede un antichissimo villaggio e luogo prescelto per dedicare numerosi templi alle divinità romane. Nel 1536 in occasione della visita dell’imperatore di Spagna Carlo V a Roma, Piazza del Campidoglio subi una serie di trasformazioni a causa del grave stato di abbandono in cui il colle versava. Papa Paolo III commissionò a Michelangelo la sistemazione complessiva della piazza. L’architetto fiorentino realizzò un elegante podio per la statua equestre di Marco Aurelio, collocata al centro del colle nel 1537, cosicché questa divenne il fulcro del nuovo progetto urbanistico. Inoltre, il Buonarroti disegnò un’imponente scalinata a larghi gradoni, “La Cordonata“, che consentiva una agevole salita anche ai cavalieri, culminante con la solenne balaustra, sormontata da classici gruppi marmorei qui sistemati nei decenni successivi. Intorno al 1546 Michelangelo realizzò la facciata del Palazzo Senatorio (sfondo della visuale principale), con una scala frontale a due rampe, cornici della splendida fontana. Ristrutturò il Palazzo dei Conservatori ed iniziò la costruzione di un secondo palazzo, Palazzo Nuovo (oggi sede del primo museo pubblico al mondo aperto nel 1734, Musei Capitolini), posto di fronte al primo in modo da delimitare la piazza su tre lati. Il Palazzo Senatorio fu ultimato dopo la morte di Michelangelo da Giacomo della Porta, mentre il secondo da Carlo Rainaldi. I lavori terminarono nel 1655. Malgrado il lungo arco di tempo e i diversi architetti, la piazza del Campidoglio presenta oggi una mirabile...

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Piazza Bocca della Verità

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza Bocca della Verità Piazza della Bozza della Verità Roma (RM) Posta nell’antica zona del Foro Boario, proprio davanti all’Isola Tiberina, prende il nome dalla Bocca della Verità e può essere considerata una statua Oracolo, oggi collocata nel portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Oltre alla chiesa risalente al tardo medioevo, nella piazza sorgono l’Arco degli Argentari, l’Arco di Giano, il Tempio di Ercole, erroneamente identificato con il Tempio di Vesta in ragione della sua forma circolare, ed il Tempio di Portuno, divinità legata al porto fluviale che qui sorgeva. La fontana davanti ai due templi, detta Fontana dei Tritoni, realizzata da Carlo Bizzaccheri su commissione di papa Clemente XI, fu posta nella piazza nel 1715; la fontana ha base ottagonale e rappresenta due tritoni che sorreggono una conchiglia sopra le teste da cui sgorga l’acqua. Negli anni questa piazza divenne tristemente famosa in quanto conosciuta come uno dei luoghi romani di giustizia: qui operava il celebre Mastro Titta, che dal 1796 al 1864 divenne dolorosamente noto per aver tagliato 516 teste. Il patibolo fu eretto l’ultima volta nel 1868, per l’esecuzione di Monti e Tognetti, autori del fallito attentato alla caserma degli Zuavi pontifici in Prati. Negli anni Trenta, le stradine che dal Teatro di Marcello portavano all’antica piazza della Bocca della Verità furono rimossi, isolando a questo modo i monumenti. Scomparì anche, con questi lavori, un largo chiamato piazza dei Cerchi, un toponimo derivato dalla corruzione della parola circo, che si riferisce al vicino Circo Massimo. Vedi anche : Miti e Leggende “La Bocca della...

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Piazza del Quirinale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza del Quirinale Piazza del Quirinale Roma (RM) La piazza si estende sulla sommità del Monte Quirinale il più elevato dei sette colli, cosiddetto perché un tempo vi sorgeva il tempio di Quirino o la città dei Curi, ove secondo la leggenda, mossero i Sabini di Tazio per venire a stabilirsi su questa altura. La piazza è delimitata a nord-est dall’imponente facciata del Palazzo del Quirinale, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica, costruito negli anni 1573-1585 da Martino Longhi il Vecchio e poi (1578) da Ottaviano Mascherino come residenza estiva dei pontefici romani, fu successivamente ampliato dagli architetti Fontana, Ponzio, Maderno e Bernini. Con la presa di Roma (20 settembre 1870), l’edificio divenne sede della monarchia e, dopo il referendum istituzionale (2 giugno 1946), sede della massima magistratura repubblicana. Al centro della piazza si trova il grande gruppo scultoreo della Fontana dei Dioscuri, chiamata anche Fontana di Monte Cavallo, di età imperiale, proveniente dalle Terme di Costantino, raffigurante i gemelli Castore e Polluce, i Dioscuri, che tengono per le redini i loro cavalli. Inserito nel gruppo, un obelisco che si trovava nel Mausoleo di Augusto. Il lato est della piazza, è delimitato dal Palazzo della Consulta, già tribunale dello Stato Pontificio, poi Ministero dell’Africa Italiana, ora sede, dal 1955, della Corte Costituzionale. Sul lato opposto della residenza presidenziale si trovano le Scuderie del Quirinale (secolo XVIII, Alessandro Specchi e Ferdinando Fuga). Restaurato integralmente (1997-1999) è ora utilizzato come sede per mostre d’arte. Sul lato ovest della piazza una balaustra si affaccia sul panorama della...

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Piazza della Rotonda

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Piazza della Rotonda  Piazza della Rotonda è la Piazza del Pantheon, il grandioso monumento la caratterizza a tal punto che molti romani non ne conoscono neppure il nome: la chiamano semplicemente “la Piazza del Pantheon”. Al centro della piazza si trova una fontana rinascimentale progettata intorno al 1575 da Giacomo della Porta, nel luogo che dai tempi di papa Eugenio IV (prima metà del XV secolo) era occupato da una conca di porfido e due leoni in pietra. Nel XVIII secolo la fontana fu modificata su progetto di Filippo Barigioni e sormontata dal cosiddetto “Obelisco Macuteo“, trovato, come quello della Minerva, nell’Iseo campense; esso fu qui collocato nel 1711 e decorato con delfini e stemmi su commissione di papa Clemente XI. I geroglifici ricordano quelli della dinastia di Ramsete II. Due le curiosità: una targa affissa sull’edificio di fronte al Pantheon ricorda come la piazza sia stata bonificata nel XVIII secolo da osterie e luoghi di malaffare ad opera dell’autorità papale; un’altra targa, affissa sulla facciata del palazzetto che oggi ospita l’albergo Del Sole, tramanda ai posteri che qui abitò il poeta Torquato Tasso. Un’ultima nota, questa volta cinematografica: il famoso regista inglese Peter Greenaway scelse (insieme al Vittoriano) la piazza per ambientare molte sequenze del bellissimo film “Il ventre dell’architetto”. Trovandola bella, piccola, animata e raccolta, non c’è nessuno in città, che non ami attraversarla o sceglierla per un momento di pausa da passare seduti ai tavolini dei bar o sui gradini della fontana posta al centro. La piazza, sino al 1847, venne usata, nonostante i ripetuti divieti delle autorità pontificie, come mercato del pesce e degli...

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Piazza San Pietro

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Piazza San Pietro Inserita a margine del centro storico di Roma, Piazza San Pietro è compresa nella Città del Vaticano, e delimitata dal confine con lo Stato italiano; attraverso il rione Borgo che giace a est, i principali accessi sono da via di Porta Angelica o da via della Conciliazione. La celeberrima piazza, notevole esempio di architettura ed urbanistica barocca, è dedicata all’ omonimo santo ed è quotidiano punto d’incontro per migliaia di fedeli cattolici provenienti da tutto il mondo. Lo spazio della piazza è formata da due parti: la prima a forma di trapezio rovescio il cui lato maggiore corrisponde alla facciata con specifiche motivazioni prospettiche; la seconda, più grande, di forma ovale con l’obelisco Vaticano al centro. I due grandi spazi sono unificati da un imponente colonnato architravato. Nella situazione attuale, davanti alla piazza vera e propria troviamo un altro spazio che funge da vestibolo (Piazza Rusticucci, oggi piazza Pio XII) e su cui sbocca in asse, la novecentesca Via della Conciliazione. Essa è la piazza più vicina, in un certo senso, al cuore del cattolicesimo; il grande colonnato ovale è sempre stato considerato la figura di due grandi braccia che avvolgono maternamente i fedeli. I visitatori della basilica di San Pietro, siano pellegrini con devozione o siano turisti con interesse culturale, da tutto il mondo e di tutte le razze e le lingue, qui cominciano sempre dall’ ammirare e godere l’ampiezza e l’armonia dello spazio e delle forme, lo slancio dell’obelisco fiorito di mille leggende, lo scroscio delle due copiose fontane, avvolti dal cielo di Roma che è bello sempre, e non solo quando è bello come quello di Lombardia (diceva Manzoni). Data la sempre maggiore affluenza, la piazza è diventata (almeno nella bella stagione) la sede abituale di grandi cerimonie liturgiche presiedute dal papa, come le canonizzazioni, il corteo di insediamento dei pontefici neo-eletti, ma anche le esequie del papa, come avvenne nel 2005 per Giovanni Paolo II, di fronte ad una numerosa folla. È diventato abituale l’appuntamento dell’Angelus Domini, la domenica alle 12.00, quando il papa si affaccia dalla finestra del suo studio, saluta la folla radunata, fa un breve discorso, recita la preghiera dell’Angelus ed impartisce la benedizione. Il colonnato a quattro file di colonne, realizzato per Alessandro VII nel 1656-67, è concepito in modo che, visto dai fuochi dell’ellisse – indicati, sul selciato, da una pietra circolare circondata da un anello di marmo, appare composto da una sola fila di...

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Piazza di Pietra

Piazza di Pietra Piazza di Pietra, nei pressi del Pantheon, viene chiamata così a seguito di una caratteristica origine popolare. Il nome faceva riferimento all’aspetto cupo, pietroso, che l’ambiente aveva assunto nel medioevo con il tempio di Adriano ridotto a fortezza, probabilmente dalla nobile famiglia romana dei Colonna. In ogni caso la tradizione popolare, che aveva assegnato alla Piazza quel toponimo, fu testimoniata dal contemporaneo trasferimento del mercato dalla Rotonda a Piazza di Pietra. Nove casini realizzati proprio in pietra e baracche per la vendita del pesce e del pane che per un secolo tennero banco a fronte del tempio. Certo, quello che l’ha fatta sempre da padrone nella piazza, al di là del toponimo, è proprio il tempio che l’imperatore Antonino Pio costruì nel 145 d. c. a memoria del padre Adriano, esaltato come un dio, caratterizzato da 13 colonne scanalate in marmo bianco, undici delle quali sono ancora in piedi. Nel 1695 l’architetto Carlo Fontana e suo figlio Francesco iniziarono la trasformazione del tempo per farlo diventare la sede della Dogana delle Merci di Terra; dopo un’ulteriore trasformazione ad opera di Virginio Vespignani, datata 1879, il tempio divenne la sede della Camera di Commercio e della Borsa Valori. Altra “perla” della piazza è lo splendido Palazzo Ferrini, progettato da Onorio Longhi all’inizio del XVII secolo. Il nome dei suoi primi proprietari, ovverosia la famiglia Ferrini, è scritto sull’elegante loggia, mentre l’iscrizione IOSEPH CINI sul portale si riferisce al conte Giuseppe Cini che possedette il palazzo nel XIX secolo. Oggi Piazza di Pietra è tutt’altro che cupa. I piccoli locali di fronte al Tempio, la numerosa folla di persone sia di giorno che di notte e l’illuminazione della piazza ci danno sicuramente una sensazione di calore e...

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Fontana dell’Acqua Paola

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana dell’Acqua Paola  Via Garibaldi 30 Roma (RM) Forse in pochi la conoscono con il nome di Acqua Paola, dato che sul colle Gianicolo, la fontana è nota a tutti come il “Fontanone”. La Fontana  dell’Acqua Paola fu collocata al termine dell’acquedotto attivato da Paolo V Borghese (da cui prende il nome) per fornire approvvigionamento idrico al rione Trastevere che fino ad allora aveva dovuto accontentarsi quasi soltanto dei pozzi e dell’acqua del fiume. In effetti l’acquedotto Paolo era l’originario acquedotto di Traiano ripristinato nel Rinascimento. L’acqua veniva portata dal Lago di Bracciano e nell’antichità era servita a mettere in movimento i mulini di Roma. Un braccio dell’acquedotto venne distaccato per portare acqua al Vaticano e alle fontane dei giardini e a quelle di Piazza San Pietro. La bella fontana fu costruita da Flaminio Ponzio in collaborazione con Giovanni Fontana tra il 1610 e il 1612. La facciata monumentale, animata da angeli, mostri e draghi, è costituita da cinque archi e sei colonne in granito, delle quali quattro provengono dalla facciata dell’antica basilica di San Pietro. Altri marmi furono presi dal tempio di Minerva nel foro di Nerva. Il suo vastissimo bacino è opera di Carlo Fontana. Il piazzale che offre una visuale meravigliosa della fontana e uno splendido scorcio su Roma non esisteva ai tempi di Paolo V, quando la fontana era sull’orlo scosceso del Gianicolo. Fu Alessandro VIII Ottoboni ad aumentare la portata dell’acquedotto creando il piazzale mediante lavori di terrazzamento. Nell’orto retrostante ebbe sede dall’epoca di Alessandro VII il “Giardino dei Semplici” o Orto Botanico che nel 1820 venne trasferito nel giardino di Palazzo Salviati ai piedi del Gianicolo per ordine di Pio...

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Fontana di Trevi

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana di Trevi Piazza di Trevi Roma (RM)   La storia di Fontana di Trevi inizia, in un certo senso, ai tempi dell’imperatore Augusto, quando il genero Agrippa fece arrivare l’acqua corrente fino al Pantheon ed alle sue terme grazie alla costruzione dell’acquedotto Vergine (che si può ammirare anche a Piazza del Popolo). Leggendaria è l’origine del nome Vergine che, secondo Frontino, sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (in latino virgo) che indicò il luogo delle sorgenti ai soldati che ne andavano in cerca. In quella che sarà poi l’odierna piazza di Trevi, Agrippa alzò una mostra consistente in un alto muraglione, cui erano addossate tre vasche di raccolta. La fontana restò così fino al 1453, quando Niccolò V diede incarico a Leon Battista Alberti di restaurare la fonte: in questa occasione furono tolte le tre vasche e sostituite con un unico vascone. Ma la fontana iniziò a prender corpo con Urbano VIII, il quale, volendone fare una grandiosa, incaricò del progetto il Bernini. Urbano VIII e Bernini morirono senza che la fontana fosse stata ultimata: in quel periodo era soltanto un grosso lavatore con un vascone dinanzi. Tocca a Papa Clemente XII Corsini (1730 – 1740), nel 1731, il compito di riprendere in mano le sorti della piazza e della fontana: bandisce un importante concorso per la costruzione di una grande mostra d’acqua che occupi l’intera facciata del palazzo Poli. Il bando viene vinto da Nicolò Salvi, che inizia la costruzione della fontana nel 1732, impostando l’opera secondo un progetto che raccorda influenze barocche e ancor più berniniane al nuovo monumentalismo classicista che caratterizzerà tutto il pontificato di Clemente XII. Egli riprende l’idea di fondo di Urbano VIII e di Bernini, ovvero l’idea di narrare, tramite architettura e scultura insieme, la storia dell’Acqua Vergine. Il prospetto di Fontana di Trevi ha nel mezzo un arco trionfale formato da un ordine di quattro colonne corinzie sormontate da un grandioso attico, a sua volta sovrastato dallo stemma di Clemente XII. Lo stemma, scolpito in marmo, è coronato da una balaustra con quattro statue che simboleggiano le quattro stagioni. Nel fronte dell’architrave è l’iscrizione: “CLEMENS XII PONT. MAX. / AQUAM VIRGINEM / COPIA ET SALUBRITATE COMMENDATAM / CULTU MAGNIFICO ORNAVIT / ANNO DOMINI MDCCXXXV PONT. VI”. Al centro di una base rocciosa ricca di scogli e di figure dello scultore Maini, si erge imponente la statua di “Oceano” sopra un carro a conchiglione trainato da due cavalli marini,...

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Piazza del Popolo, la più parigina delle piazze di Roma

Piazza del Popolo, la più parigina delle piazze di Roma Piazza del Popolo è una delle piazze più famose di Roma. La costruzione di Piazza del Popolo si deve a Papa Pasquale II. Egli chiese la costruzione a ridosso delle mura della città di Roma dell’attuale Chiesa di Santa Maria del Popolo. Poiché la Madonna era del popolo anche la piazza costruita intorno alla chiesa diventò del Popolo. Spesso considerata “la più parigina delle piazze di Roma”, Piazza del Popolo deve la sua sistemazione urbanistico-edilizia all’architetto Giuseppe Valadier. L’architetto Valadier iniziò a studiare la progettazione della piazza nel 1793 e nel secondo decennio dell’Ottocento realizzò Piazza del Popolo come la conosciamo oggi. Una prima parte delle costruzioni che si affacciano su Piazza del Popolo vennero innalzate tra il Quattrocento e il Seicento e sono la chiesa di Santa Maria del Popolo, accanto alla Porta, le chiesa di Santa Maria di Montesanto e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, all’inizio del cosiddetto “Tridente” che unisce Via del Babuino, Via del Corso e Via Ripetta. Piazza del Popolo venne ultimata, quindi, dalle opere architettoniche disegnate dall’architetto Valadier, vale a dire le due esedre ornate da statue e fontane che limitano i due lati della piazza, la disposizione architettonica del pendio del Pincio, le costruzioni simmetriche ai lati della Porta del Popolo e le quattro vasche con i leoni di marmo alla base dell’obelisco egizio. Piazza del Popolo, fra storia e leggenda: Benché l’origine del nome di Piazza del Popolo sia attribuita a una richiesta del Papa Pasquale II, come citato precedentemente, c’è stato un momento in cui mito e storia si sono intrecciati. Secondo un’antica leggenda, infatti, la Piazza è stata chiamata Piazza del Popolo perché nei suoi pressi c’era un boschetto di pioppi pertinente alla Tomba di Nerone. Il termine “pioppi” in latino si dice populos, termine dal quale si presume derivi Popolo. Questa storia è collegata a un’altra leggenda secondo la quale il fantasma di Nerone frequentava la zona delle Mure Aureliane oggi conosciuta come Muro torto, dove si trovava la sua tomba, luogo in cui era solito riunirsi con diavoli e streghe sotto un albero di...

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Fontana del Tritone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Fontana del Tritone   La Fontana del Tritone opera Berniniana si trova in Piazza Barberini. La realizzazione, nel 1610, del nuovo acquedotto dell’”Acqua Paola” non aveva fatto passare in secondo piano i due costruiti qualche anno prima (l’”Acqua Vergine” nel 1570 e l’“Acqua Felice” nel 1587), e la possibilità di erigere altre fontane sulle loro diramazioni che intanto venivano costruite per una distribuzione idrica più capillare sull’ intera città. Approfittando del fatto che un ramo secondario dell’“Acqua Felice” era stato fatto passare nelle immediate vicinanze, nel 1642 il pontefice pensò di sfruttarlo per una fontana che, oltre al decoro della piazza antistante il suo palazzo, servisse anche di pubblica utilità. La fontana fu realizzata tra il 1642 e il 1643, in contemporanea con la conclusione dei lavori di edificazione del palazzo. Costruita interamente in travertino, rappresenta un Tritone – figura mitologica legata all’acqua -, dal tronco possente e le gambe coperte di squame, inginocchiato su una grande conchiglia bivalve aperta, sorretta da quattro delfini, nell’atto di soffiare in una conchiglia, da cui zampilla l’acqua che, sgocciolando dalle scanalature della conchiglia, si raccoglie in un ampio cerchio (soggetto alle mutazioni del vento) in una vasca bassa (che consente dunque un’ampia visione dell’acqua e dell’insieme) dai contorni marcatamente mistilinei. I delfini hanno le bocche aperte a pelo d’acqua ed i corpi sollevati, con le code che si incrociano a formare una sorta di piedistallo su cui poggia la conchiglia. Tra le code sono sistemate le chiavi e lo stemma pontificio, con le api araldiche dei Barberini.   Secondo la mitologia, il Tritone soffia in una conchiglia per agitare le onde e provocare una tempesta, oppure per ottenere un suono dolce in grado di calmare il mare. Al di là della perfezione tecnica, dell’armonia compositiva e del gusto artistico, che fanno della fontana del Tritone una delle più belle e più visitate di Roma, e pur riconoscendo che l’autore si è certamente ispirato a lavori anche di altri noti “fontanieri”, una caratteristica innovativa dell’opera, che il Bernini utilizzò per la prima volta, e poi sfruttò di nuovo in seguito con successo nonostante le molte critiche, fu la base cava del gruppo scultoreo principale. Contrariamente a quanto sempre realizzato fino ad allora, il gruppo centrale non poggiava infatti su un balaustro o un pilastro centrale, ma su una struttura (nello specifico, le code dei delfini) che lasciava un vuoto al centro. Le colonnine e le inferriate che circondano la fontana, creando una stretta zona di rispetto, risalgono...

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Fontana delle Tartarughe

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Fontana delle Tartarughe Piazza Mattei Roma (RM) Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’Aqua Virgo, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell’antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma. Venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane, una delle quali era stata prevista nella piazza Giudia (ora scomparsa), sede di mercato. Ma per le pressioni di Muzio Mattei venne invece costruita nella vicina piazza davanti al suo palazzo: in cambio la famiglia si impegnava a pavimentare la piazza e a tener pulita la fontana. Quella che è oggi Fontana delle Tartarughe fu costruita, su probabile progetto di Giacomo della Porta, nel 1581, e i lavori furono condotti dallo scultore Taddeo Landini, che avrebbe dovuto realizzare quattro efebi e otto delfini, previsti prima in marmo e poi in bronzo. I lavori si conclusero nel 1588, ma quattro degli otto delfini previsti non furono messi in opera perché la pressione dell’acqua non consentiva l’elevazione prevista. Questi delfini furono poi utilizzati per la Fontana della Terrina, allora posta in Campo de’ Fiori e ora spostata in piazza della Chiesa Nuova. La leggenda popolare narra che il duca Mattei, il cui palazzo si affaccia sulla piazza cha alloggia la fontana delle tartarughe, per stupire il futuro suocero (che non voleva concedergli la figlia in moglie), facesse realizzare in una sola notte la fontana. Il giorno successivo fece affacciare la promessa sposa con il padre alla finestra per ammirare l’opera. Quindi, perché nessun altro potesse più godere dello stesso spettacolo il giovane duca fece murare la finestra che così è arrivata a noi. Il punto debole della leggenda (oltre all’improbabile celerità della realizzazione) è che mentre la fontana è del 1581-88, il palazzo fu costruito più tardi, solo nel 1616. La Fontana delle Tartarughe è costituita da una vasca quadrata con spigoli arrotondati, che ospita al centro un basamento con quattro conchiglie in marmo portasanta, che sorregge una specie di anfora la quale, a sua volta, sorregge un bacino rotondo in marmo africano bigio, con testine di putti sotto l’orlo, dalle cui bocche aperte deborda nella vasca l’acqua in eccesso. L’intera struttura poggiava su una base a gradini. Alla struttura architettonica si aggiungono le sculture: i quattro efebi in bronzo disposti in pose uguali e simmetriche, poggiano il piede su dei delfini, di cui tengono in mano la coda e dalla cui bocca sgorga l’acqua che si raccoglie...

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