Tempio di Romolo – Foro Romano

Il tempio di Romolo al Foro Romano Restaurato nel 2000 e riaperto al pubblico, il tempio di Romolo al Foro Romano si trova nell’area archeologica del Foro Romano, tra il tempio di Antonino e Faustina e la basilica di Massenzio. In origine il tempio pare fosse il vestibolo di accesso al complesso imperiale del Tempio della Pace sulla via Sacra, tra l’Arco di Tito e il Foro Romano. Poi sembra che, dopo l’abbandono del complesso imperiale, Massenzio (306-312) lo riutilizzò come tempio dedicato al figlio Valerio Romolo, prematuramente scomparso nel 309 e, in seguito, divinizzato. Successivamente, quando un’aula del Tempio della Pace venne trasformata nella basilica dei Santi Cosma e Damiano, nel VI secolo, fu utilizzato come vestibolo della chiesa. Il tempio di Romolo al Foro Romano è circolare ed interamente costruito in mattoni. E’ formato da un corpo centrale a cupola e da una facciata a forma di emiciclo, fiancheggiato da due ambienti uguali e simmetrici terminanti ciascuno con un’abside, di pianta rettangolare allungata, preceduti da una coppia di colonne di marmo. Modifiche avvenute nel corso dei secoli E’ completamente scomparso il rivestimento marmoreo che doveva coprire i muri in laterizio. Si è però conservata la porta in bronzo contornata da una cornice di marmo con ai fianchi due colonne di porfido che sorreggono un ricco architrave marmoreo con decorazione floreale. A sinistra e a destra del portale d’ingresso vi erano quattro nicchie, poi murate, destinate ad ospitare delle statue mentre il lanternino in cima è stato costruito in epoca moderna. Da notare che la porta bronzea, una delle poche romane sopravvissute, presenta un meccanismo di apertura e chiusura ancora funzionante. Il tempio di Romolo al Foro Romano sorgeva a un livello più alto della strada; attualmente è possibile vederne le fondazioni in seguito ad un errore durante gli scavi dell’800 che, scambiando il pavimento di epoca post-neroniana per un’aggiunta medievale, lo eliminarono, riportando alla luce il livello più antico, quello augusteo. Nel VI secolo, quando l’ambiente rettangolare che aderisce al lato posteriore fu trasformato nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, fu aperto un passaggio tra i due edifici, originariamente indipendenti. Dall’interno della chiesa dei Santi Cosma e Damiano sono visibili alcune tracce di affreschi, risalenti alla trasformazione del tempio in vestibolo. Attribuzione del tempio L’attribuzione del tempio di Romolo al figlio di Massenzio, in realtà, è piuttosto controversa e non risulta tuttora del tutto chiara; infatti sono state formulate varie ipotesi a riguardo. Alcuni sostengono che il tempio di Romolo non sia mai esistito e che si tratterebbe di un tempio dedicato a Costantino, essendo stati rinvenuti dei resti di un’iscrizione a lui dedicata. Secondo un’altra ipotesi...

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Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale

  La chiesa di Sant’Andrea al Quirinale. Tra le numerose e bellissime chiese presenti a Roma, oggi vi segnaliamo la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, una “perla” barocca che vale la pena visitare se vi trovate nei pressi del Quirinale. Situata in via del Quirinale di fronte al lato lungo del Palazzo, la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale fu costruita tra il 1658 e il 1670 e fu la prima ad essere progettata e realizzata interamente da Gian Lorenzo Bernini su commissione di Papa Alessandro VII e del cardinale Camillo Pamphilj. Non si trattò di una costruzione ex-novo ma della trasformazione di un antico edificio precedente, una chiesa cinquecentesca intitolata a S. Andrea a Montecavallo e già chiesa del noviziato dei Gesuiti.   L’esterno della chiesa di Sant’andrea al Quirinale   La chiesa di Sant’Andrea al Quirinale venne costruita con una pianta ovale piuttosto anomala, con l’asse orizzontale più lungo di quello verticale e l’alternarsi di un corpo convesso che racchiude la chiesa e di un avancorpo concavo con le ali laterali della facciata che, sporgendo all’esterno, ricordano concettualmente “l’abbraccio” del colonnato ideato dallo stesso Bernini per Piazza San Pietro. Il portale è formato da architrave e timpano e un’elegante scalinata semicircolare conduce al protiro, ornato dal grande stemma papale dei Pamphilj e sorretto da due colonne impostate su base triangolare e ornate di capitelli ionici con motivo a festoni.   L’interno della Chiesa Sant’andrea al Quirinale L’interno della chiesa di Sant’Andrea al Quirinale è formato da due cappelle per lato e, in perfetto stile barocco, è adorno di rari marmi policromi, stucchi e dorature e una splendida cappella maggiore, contenente un altare in bronzo dorato e lapislazzuli, che venne disegnata dallo stesso Bernini ed ornata da una bellissima raggiera dorata con angeli e cherubini di Antonio Raggi. Verso l’alta cupola si slancia un gruppo scultoreo con “S. Andrea Crocifisso” che sovrasta l’altare; gli altri stucchi presenti sono di Stefano Sassi, del Rimelli e del Castelli, tutti allievi del Bernini. Vi segnaliamo la presenza di alcune tele del Baciccio e la pala d’altare illuminata da una fonte di luce nascosta, secondo un espediente preso in prestito dalla scenografia teatrale che Gian Lorenzo Bernini aveva già utilizzato altre volte. La piccola cupola è a cassettoni dorati e riprende la forma ellittica, come anche la lanterna. Piccole curiosità: all’interno della chiesa è sepolto il Re di Sardegna Carlo Emanuele IV. Inoltre, sempre su via del Quirinale, è possibile ammirare la piccola chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane di Francesco Borromini, rivale del Bernini, avendo la possibilità di mettere così a confronto le diverse soluzioni di un analogo tema utilizzato dai...

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La Chiesa di Sant’Omobono

La Chiesa di Sant’Omobono Nel Vico Jugario sorge la chiesa e l’area sacra di Sant’Omono Ai piedi del Campidoglio, a Roma, si trova la cosiddetta area sacra di Sant’Omobono, un’area archeologica a pianta rettangolare con aree sacrificali su cui sorsero i templi della Mater Matuta e della Fortuna (attribuiti al re Servio Tullio) in cui sono stati rinvenuti materiali databili tra il IX e VIII secolo a.C. che fanno supporre l’esistenza di un abitato di capanne arcaiche. Accanto, rimasta sopraelevata rispetto alla trasformazione urbanistica del 1933, sorge la chiesa di Sant’Omobono. Eretta sulla preesistente chiesa di San Salvatore in Portico del VI secolo, si hanno le prime notizie intorno al 1470, ma fu in seguito ricostruita nel 1482 per un lascito di Stefano Satri de Baronilis, il cui monumento sepolcrale è conservato al suo interno. Nel 1575 venne concessa all’Università dei Sarti che disposero immediati restauri intitolandola a Sant’Omobono, il loro patrono, arricchendola con decorazioni e altari. Verso il 1920 la nuova sistemazione della via del Mare (le attuali via del Teatro di Marcello e via L. Petroselli), destinava alla demolizione l’intero isolato comprendente la chiesa ma, in seguito agli importanti rinvenimenti archeologici dell’epoca, il progetto subì una modifica e la chiesa di Sant’Omobono venne consolidata e restaurata. La facciata tardo-cinquecentesca è rivestita in laterizi e si presenta divisa in lesene, con occhio centrale e timpano, sotto il quale l’iscrizione “IN HON B. MARIAE V. AC SS. HOMOBONI ET ANTONII PAD” consente di riconoscere la dedica alla Beata Vergine Maria, a Sant’Omobono ed a Sant’Antonio da Padova. Ai lati del portale si possono notare due nicchie vuote, in origine destinate ad accogliere le statue di Santo Stefano e Sant’Alessio. Sulla cupola absidale è collocata una banderuola ornata da un paio di forbici aperte, emblema dell’Università dei Sarti. La costruzione è ad unica navata irregolare con abside poligonale coperta a cupola, è presente un pavimento cosmatesco e, al centro del soffitto a cassettoni, vi è un dipinto a tempera di C. Mariani, che raffigura l’incoronazione della Vergine tra i Ss. Omobono e Antonio. Nell’abside compare un interessante affresco dei primi anni del XVI secolo dipinto da Pietro Turini, pittore della cerchia di Antoniazzo Romano, che rappresenta il Salvatore in gloria e la Madonna in trono col Bambino tra i Ss. Stefano e Alessio. Dopo le demolizioni del Novecento e la costruzione dei muraglioni del Tevere, l’area circostante alla chiesa di Sant’Omobono è oggi quasi disabitata mentre fino all’inizio del ‘900 era una zona popolata e uno dei punti d’accesso al mercato romano dei produttori provenienti dalla via Appia e dalla via Ostiense, quindi piuttosto rilevante dal punto di vista commerciale. La chiesa di Sant’Omobono è attualmente chiusa...

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La chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori

Santa Maria dei Sette Dolori Un’opera incompiuta di Borromini La chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori si trova a Roma, nel quartiere di Trastevere, per l’esattezza in via Garibaldi 27. Proprio alle pendici del colle Gianicolo e non particolarmente nota nemmeno ai più esperti “conoscitori” della Capitale, questa chiesa fa parte di un complesso monastico. Essa era annessa al monastero delle suore oblate agostiniane, fondato intorno al 1642 da  Camilla Virginia Savelli Farnese, duchessa di Latera, e serviva ad accogliere le giovani di nobile famiglia ma di salute cagionevole, affinché potessero condurre una vita religiosa e diventare suore. Di notevole importanza è il fatto che, sia la chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori, che il monastero, furono progettati da Francesco Borromini, che vi lavorò fino al 1655. Una delle particolarità della chiesa è il fatto che si tratti di un’opera lasciata incompiuta dall’architetto barocco che, proprio in quel periodo, era impegnato in altri cantieri e che quindi si trovò costretto ad abbandonare i lavori. Un’altra causa dell’incompiutezza della chiesa fu, probabilmente, la crescente difficoltà economica della fondatrice. Pur non essendo terminata, la chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori mantiene nell’impronta alcuni dei caratteri salienti dell’architettura borrominiana, articolata su linee concave e convesse. Entrando nel cortile si vede la facciata non intonacata del monastero in mattoni grezzi che ingloba la chiesa, delimitata da due corpi elissoidali che racchiudono una parete concava. Tutta la superficie dà l’idea di un ambiente chiuso e costretto che suggerisce un’analogia con la rigorosa clausura del monastero. Il corpo della chiesa, disposto lungo un asse parallelo alla facciata, occupa la metà sinistra del complesso ed è a pianta rettangolare a una navata. La facciata della chiesa presenta al centro un corpo concavo molto sporgente, con due contrafforti fortemente obliqui. Per accedere alla chiesa si passa in un vestibolo la cui architettura viene ripresa dal Borromini direttamente da un ambiente della piazza d’Oro di villa Adriana a Tivoli, a pianta ottagonale e sorretta da quattro arcate. All’interno è da notare l’inconsueta e particolare forma dell’altare maggiore sormontato da due volute ed il colonnato che percorre tutte le pareti; inoltre sono presenti una pala con Sant’Agostino e il mistero della Trinità di Carlo Maratta e, nel convento, una tela di Marco Benefial ed un bel chiostro con decorazioni secentesche di ispirazione borrominiana. E’ interessante sapere che, durante il periodo dell’occupazione nazista, le suore accolsero e salvarono nel monastero ben 103 ebrei di Roma. Info: La Chiesa rimane aperta tutti i giorni ed è possibile visitarla gratuitamente. L’orario delle Sante Messe è il seguente: Lunedì/Venerdì 19.15 Domenica e Festivi 20.00 Per maggiori informazioni chiamare al seguente numero  06 – 58332969...

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Basilica di San Marco Evangelista

Basilica di San Marco Evangelista Sul fianco di Palazzo Venezia che guarda il Vittoriano, si trova la piazzetta di S. Marco dove, incorporata nel palazzo stesso, sorge la Basilica di San Marco Evangelista. La chiesa, conosciuta anche solo come San Marco, fu fondata nel 336 da papa Marco I in onore di S. Marco Evangelista, fu restaurata da Adriano I nel 792 e poi ricostruita da Gregorio IV nell’883. Tra il 1465 e il 1470 Paolo II la rinnovò completamente sia all’interno che all’esterno ed, infine, dal 1654 in poi, iniziò la trasformazione barocca ad opera del cardinale Angelo Maria Querini. La facciata di San Marco Evangelista a Roma venne eretta con il travertino prelevato dal Colosseo e dal teatro Marcello ed è costituita da un portico a tre arcate su semi-colonne con capitelli compositi e da una loggia con capitelli corinzi. La struttura, dal rigore classico, richiamava da vicino la perduta loggia delle Benedizioni della primitiva basilica vaticana, in costruzione in quegli stessi anni. Entrati nell’atrio, noterete dei frammenti architettonici e delle lapidi sepolcrali paleocristiani, delle colonnine dell’antico tabernacolo della chiesa, un’iscrizione dei lavori di Paolo II e la lapide funeraria di Vannozza Cattanei, morta nel 1518. Il portale è formato da un architrave a ghirlande con lo stemma di Paolo II e, nella lunetta, è presente un bassorilievo che raffigura S. Marco Evangelista. All’interno della basilica di San Marco Evangelista noterete le bifore di stampo gotico, le volte a crociera delle navate laterali ed il soffitto a cassettoni intagliati e dorati su fondo azzurro che, con quello di Santa Maria Maggiore, è l’unico ancora esistente a Roma d’età quattrocentesca. All’intervento del 1654-57 risalgono le decorazioni tra le finestre e gli affreschi della navata centrale. Le parti fatte restaurare dal cardinale Querini, invece, sono il presbiterio, l’altare maggiore e gli scranni del coro e, successivamente, le colonne in granito sostituite con quelle attuali in diaspro di Sicilia, la foderatura dei pilastri e i bassorilievi in stucco tra le arcate. Il pavimento seicentesco include riquadri di tipo cosmatesco; alle pareti della navata centrale, a sinistra, sono raffigurate storie di S. Marco papa alternate a rilievi in stucco. All’interno di San Marco Evangelista ci sono alcune opere d’arte davvero notevoli assolutamente da vedere. La prima è senz’altro la Tomba di Leonardo Pesaro realizzata da Antonio Canova nel 1796, monumento funebre dedicato al figlio, morto a soli sedici anni, dell’ultimo ambasciatore di Venezia che visse nel palazzo adiacente. Altra opera rilevante è lo splendido mosaico absidale raffigurante Cristo con i santi Felicissimo, Marco Evangelista, Marco papa, Agapito e Agnese. Il santo titolare della chiesa è raffigurato mentre presenta a Gesù il committente, il...

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La Chiesa di San Salvatore in Lauro

Dall’anno 1000 ad oggi, la Chiesa di san Salvatore in Lauro Intorno all’anno mille, per volere di un piccolo ordine di frati, sorse vicino alle rive del Tevere, una modesta costruzione: la chiesa di San Salvatore in Lauro. Avvolta tutt’intorno da una folta vegetazione e da un boschetto di allori, le prime notizie certe di questa costruzione ci giungono intorno al 1177. Fu solo in questo periodo infatti che i Celestini, frati devoti di San Giorgio in Alga, poterono, dopo alcune razzie dei barbari, ricostruire ed ampliare la chiesa, per mantenerla in loro possesso per più di duecento anni. Quando nel 1668 il loro ordine venne sospeso, la chiesa di San Salvatore in Lauro passò in mano all’ordine monastico devoto al Pio Sodalizio dei Piceni, che vi istituì il culto della Madonna di Loreto. Dal 1899, pertanto, la chiesa di San Salvatore in Lauro, modificò il proprio nome in Pio Sodalizio dei Piceni, tuttavia, nonostante questo nuovo nome, il popolo di Roma proseguì, allora come oggi, a chiamare il Santuario con la sua antica denominazione: San Salvatore in Lauro. Al numero 15 dell’omonima piazza troviamo un prezioso portale ligneo intagliato e recante teste di cherubini scolpite da Camillo Rusconi nel 1734. Quello è l’ingresso della chiesa. Qui, vacando il bellissimo portone, si presenta a noi un primo chiostro rinascimentale, con due ordini di arcate. Mentre sul lato sinistro della struttura è ancora possibile accedere ad un secondo chiostro di origine quattrocentesca, rimasti entrambi visibili dopo l’incendio del 1591. Tramite questo secondo cortile è possibile raggiungere le stanze del refettorio e della sala capitolare dove si svolgevano le principali attività del convento. Al centro del piccolo cortile della chiesa di San Salvatore in Lauro troviamo una fontana dalle modeste dimensioni, di forma rotonda, circondata da piante, presenza opere d’arte cinquecentesche fra le quali il rilievo rappresentante la liberazione di San Pietro di Vincenzo De Rossi. Addentrandosi nel silenzio del convento, poi, nel refettorio, ci viene mostrato l’affresco di Francesco Salviati che raffigura le Nozze di Cana del 1550. Quest’opera, così come quella presente nel chiostro, sopravvissero all’incendio del 1591 e si mostrano ancora a noi in tutta la loro bellezza. Uscendo, infine, val la pena soffermarsi sul monumento funebre dedicato a papa Eugenio IV Condulmer, attribuito allo scultore toscano Isaia da Pisa e proveniente dall’antica basilica di San Pietro. La chiesa è aperta tutti i giorni con il seguente orario 9.00 / 12.00 – 15.00 / 19.00. Se visitate il sito grazie al Virtual Tour potete scoprire in anteprima l’architettura e le opere d’arte della...

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La Chiesa di Santa Passera

La Chiesa di Santa Passera a Via della Magliana Le Chiese di Roma sono sicuramente una delle mete preferite dai turisti di tutto il mondo perché, anche la più piccola di esse, che si trovi al centro o in periferia, può contenere un piccolo tesoro artistico, un’opera d’arte famosa, una statua o un affresco di inestimabile valore. Tra le tantissime chiese presenti a Roma oggi vi segnaliamo la chiesa di Santa Passera, nel quartiere Portuense. Tra via della Magliana e la riva destra del fiume Tevere, proprio di fronte alla Basilica di San Paolo fuori le mura, sorge la chiesa di Santa Passera, già esistente intorno al sec. VIII d. C. e ampliata nel XIII. La chiesa era originariamente intitolata ai santi egiziani Ciro e Giovanni, decapitati nel 303 durante le persecuzioni di Diocleziano. Nel Medioevo, a partire dall’XI secolo, il suo nome si è via via trasformato in Abbas Cirus, Appaciro, Pacero, Pacera e infine Passera: di fatto questa santa non è mai esistita realmente. La chiesa di Santa Passera, innestata su un sepolcro romano, è un edificio a pianta rettangolare ad un’unica navata absidata e con soffitto ligneo, costituita da tre parti sovrapposte: l’attuale chiesa visibile dall’esterno, una cripta-oratorio ed, infine, una tomba ipogea probabilmente romana. Si accede alla facciata della chiesa tramite una doppia rampa di scale, il portale è semplice con sopra una finestra con grata in pietra e motivi geometrici. All’interno della chiesa sono conservati i resti di affreschi ormai quasi totalmente scomparsi raffiguranti santi, Cristo tra i Ss. Giovanni Evangelista, Pietro, Paolo e Giovanni Battista, Cristo tra i Ss. Ciro e Giovanni e una Madonna col Bambino; l’abside della chiesetta si affaccia su via della Magliana ed ha mensoline in marmo a motivi vegetali ed una bifora murata. Dalla sagrestia si scende nella cripta, forse la chiesa originaria dell’VIII secolo, dove furono collocati i corpi dei due martiri ed in cui è presente un architrave con questi versi: Corpora Sancti Cyri renitent hic atque Joannis / Quae quondam Romae dedit Alexandria Magna (“Qui risplendono i santi corpi di Ciro e Giovanni che un giorno la grande Alessandria dette a Roma”). Nell’ipogeo, interrato dopo il 1706 e riscoperto solo nel 1904, l’antica decorazione pittorica risulta quasi completamente perduta a causa delle innumerevoli piene del Tevere ma anche per le incursioni di quanti, nel tempo, hanno cercato di trafugare le reliquie dei martiri. Esempio di stratificazione e riutilizzo di monumenti più antichi, la chiesa di Santa Passera rimane una delle più importanti testimonianze architettoniche del passato nella periferia...

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San Lorenzo in Piscibus | Roma

 San Lorenzo in Piscibus All’ombra di palazzi moderni, su via della Conciliazione, sorge la chiesa di San Lorenzo in Piscibus. Con il suo campanile e le sue ampie porzioni della muratura originale, San Lorenzo in Piscibus rappresenta il punto nevralgico di questo Borgo attorno a cui il resto è stato edificato nel corso del tempo. La sua posizione infatti, studiando le piantine dei secoli scorsi, risulta inalterata, malgrado gli stravolgimenti subiti. Alcune parti della chiesa, l’atrio e la facciata, vennero tuttavia distrutte, sicchè la sua presenza è resa avvertibile solamente a chi passi lungo Borgo S. Spirito. In questo punto spicca la sua abside medioevale, mentre per accedere alla chiesa di San Lorenzo in Piscibus si deve traversare un cortile interno situato al civico 24 di via Pfeiffer. Sorta, secondo la tradizione, su una già precedente chiesa dedicata a Santo Stefano; San Lorenzo in Piscibus è conosciuta anticamente come Sanctus Laurentius in Portico Maiore. Nel 1143, infatti, si hanno i primi documenti che ne testimoniano l’esistenza sotto questo nome. Distrutta nel corso delle incursioni barbariche, San Lorenzo in Piscibus, fu ricostruita appunto in onore di S.Lorenzo e dalla sua prossimità al mercato del pesce. Nel Cinquecento , sotto il pontificato di Leone X (1513-1521), la chiesa ospitò una comunità laica e grazie all’ausilio del cardinale Francesco Armellini, San Lorenzo in Piscibus venne inglobata in un maestoso palazzo patrizio. Nel 1659 fu completamente ricostruita, in forme barocche, dalla potente famiglia dei Cesi, duchi di Acquasparta, che ne fecero la loro cappella privata. Nel 1733 un nuovo intervento, ad opera dell’architetto Domenico Navone, portò all’ampliamento di San Lorenzo in Piscibus con un lungo atrio ed una nuova facciata inglobata in un edificio affacciato su Borgo Vecchio. Fu nella prima metà del XX secolo, quando fu decisa la demolizione della Spina di Borgo, che la chiesa, come sopra menzionato, fu privata della facciata e nascosta dietro la mole degli edifici di via della Conciliazione. Gli architetti Galeazzi e Prandi, responsabili della prosecuzione dei lavori di restauro, decisero tuttavia di intervenire anche all’interno, per ripristinare le linee romaniche originali, spogliandola degli arredi barocchi. L’interno, largamente rifatto, è diviso in tre navate da 11 colonne. Pareti e abside sono in mattoni di cotto a vista senza alcun tipo di decorazione. Un piccolo ma slanciato campanile romanico del XII secolo , posto alla sinistra della facciata, si eleva su pianta quadrata con alte bifore, con pilastri al piano inferiore e con piccole colonne nella cella...

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Abbazia delle Tre Fontane | Roma

Abbazia delle Tre Fontane  Nel cuore di Roma si trova l’ Abbazia delle Tre Fontane. Il complesso, posto in una valletta percorsa dall’antica via Laurentina in una località detta Aquae Salviae, è l’unica abbazia riconosciuta gestita da trappisti. La via trappista trae origine dalla tradizione di vita evangelica che ha trovato espressione nella Regola di San Benedetto da Norcia, secondo l’impronta particolare impressa dai fondatori del monastero di Citeaux, e dalla tradizione Cistercense, che vede la vita consacrata alla ricerca e al servizio di Dio, nel silenzio, nella preghiera e nel lavoro manuale. All’interno dell’ Abbazia delle Tre Fontane, quindi, la giornata quotidiana è scandita dai sette momenti di preghiera , di lettura e meditazione della Sacra Scrittura, e dal lavoro manuale. Abbazia delle Tre Fontane, le evoluzioni Le prime tracce di stanziamento dell’ Abbazia delle Tre Fontane risalgono all’epoca greco-armena, nella quale l’imperatore Eraclio avrebbe inviato in dono ai suoi abitanti , la testa del martire persiano Anastasio come preziosa reliquia da custodire in loco . Alla fine dell’VIII secolo il monastero e la chiesa andarono a fuoco, per essere restaurate, attraverso preziose donazioni papali, tra il IX e il XII secolo. Numerosi sono nel tempo gli eventi che vedono l’ Abbazia delle Tre Fontane congiunta alla storia dei papi. In questo stesso periodo abbiamo, per esempio, in favore di questo complesso, l’attribuzione di feudi nella Maremma toscana. Alla fine dell’XI secolo, Gregorio VII affidò ai cluniacensi l’ Abbazia delle Tre Fontane e i suoi possedimenti, poiché ritenuti l’ordine monastico più potente dell’epoca. Tale predominio fu tuttavia breve poiché, nel 1140, il monastero fu tolto da Innocenzo II ai cluniacensi ed assegnato ai cistercensi. Di questo periodo è l’edificazione della chiesa abbaziale e la struttura del monastero come oggi lo conosciamo, rintracciando, in un documento del 1161, per la prima volta, tutte e tre le chiese che ne fanno parte: La chiesa abbaziale dei Santi Anastasio e Vincenzo; La chiesa (della decapitazione) di San Paolo; La chiesa di Santa Maria Scala Coeli. La prima, la chiesa abbaziale, è rimasta praticamente intatta nelle forme in cui fu costruita nel XII secolo. La mano cistercense qui è riconoscibile nello stile solido, severo e spoglio della chiesa e degli altri edifici conventuali, e nel fatto che tutto sia costruito, all’uso lombardo, in laterizio. La seconda, luogo indicato per la decapitazione di san Paolo nel 29 giugno del 67, sorge su una pianta molto semplice ad unica navata trasversale con due cappelle laterali, lungo la quale tre nicchie ospitano tre fonti nei punti dove, secondo la leggenda, la testa di San Paolo cadendo a terra avrebbe fatto tre rimbalzi. In ognuno dei punti...

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Moschea di Roma | Centro Islamico culturale

La Moschea di Roma, Centro Islamico Culturale d’Italia La Moschea di Roma è la sede del Centro islamico culturale d’Italia, situata a Roma Nord, ai piedi del Monte Antenne. E’ il centro di preghiera più grande d’Italia, al suo interno possono guardare a La Mecca più di 12000 fedeli. L’ha fortemente voluta il Re Faysal D’Arabia Saudita, il Custode delle due Sante Moschee, proprio quella di Mecca e Mediana ed è stata realizzata da Paolo Portoghesi. Storia della Moschea di Roma La storia della Moschea di Roma è legata solo marginalmente al Re Faysal, che ne ha iniziato il finanziamento. Galeotta fu una visita a Roma, con i suoi dignitari, nel 1966. Fu accompagnato in una casa privata, gli fu detto che a Roma no, di moschee proprio non c’era neppure l’ombra. Ed allora, perché non costruirla? Il governo italiano, attratto dall’idea di migliorare i rapporti con i paesi arabi, diede il via al progetto, vari principi e dignitari in esilio vita al Centro Islamico Culturale d’Italia. Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, Guinea, Indonesia, Malesia, Marocco, Oman, Pakistan, Senegal e Turchia finanziarono profumatamente la costruzione. Vinsero il bando due progetti: quello di Portoghesi e dell’iraniano Sami Musawi, a cui si propose di lavorare insieme. Due sole condizioni per la costruzione: niente altoparlanti che chiamassero alla preghiera, unica moschea al mondo a non averli, e cupola più bassa di San Pietro. Due progetti, due anime diverse: Paolo Portoghesi doveva garantire l’armonia col mondo architettonico occidentale, Musawi avrebbe dovuto testimoniare le istanze culturali della tradizione musulmana. Rapproto subito complicato, quello tra i due, con la caduta, nel 1980, dello Scià di Persia, Musawi fu allontanato, e Portoghesi terminò da solo i lavori. E Re Faysal? Non ha neppure fatto in tempo a vederne la prima pietra, posta dieci anni dopo la donazione del terreno su delibera del comune di Roma, nel 1984, di fronte a Sandro Pertini, ed alla sua inconfondibile pipa. Nel 1975 il re saudita fu assassinato da un altro membro della famiglia reale. Rimane il suo sogno, in marmo ed in armonia, fatto Moschea. Moschea di Roma, Arte ed orari Inaugurata nel 1995, segue e rispetta l’ambiente circostante, nelle sue curve armoniose, e la luce, indirizzata con sapienza e moderazione per invitare alla preghiera. Ceramiche invetriate ne rendono delicata la decorazione, non ci sono dipinti, od immagini, chi la visita deve sapere che l’Islam vieta la presenza di immagini sacre. Si può dire che la decorazione sia armonia e parole: è il Corano ad essere elegantemente vergato in arabo, in alto. Le sale di preghiera sono due: una è più piccola, è aperta tutti i giorni, la sala grande...

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La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria

La chiesa di Sant’Angelo in Pescheria Incastonata nel Portico d’Ottavia, immersa nel Ghetto, cuore della comunità ebraica romana, ecco Sant’Angelo in Pescheria. Consacrata nell’VIII secolo, Papa Stefano II fece portare qui le reliquie di Santa Sinforosa e San Getulio, martiri insieme ai loro sette figli, detti infatti “i sette martiri della Tiburtina”. C’è bisogno di un salto di immaginazione, per arrivare a comprendere il ricamo storico, artistico e popolare che cammina sotto i piedi di chi sta visitando il Ghetto. Qui dal XVI secolo fu costretta ad abitare la popolazione ebraica, nell’umidità del vicino Tevere, continuamente vessati dalle piene del fiume. A fianco di storici ristoranti di cucina romano-ebraica, a due passi dal Tevere, il Portico d’Ottavia domina la zona, costruito da Cecilio Metello il Macedonico nel 146 a.C.: è Augusto a ridargli forma, e nome, dedicandolo alla sorella Ottavia, luogo di passeggio ed affreschi. Partiamo dal nome appunto, di Sant’Angelo in Pescheria: è strettamente collegato alla storia del Portico, che le fa da atrio. Una lastra di marmo, in basso, con dicitura in latino, recita: “Le teste dei pesci più lunghe di questo marmo, datele ai conservatori fino alle prime pinne”. Il riferimento è ad un antico mercato del pesce, a cui deve il nome la chiesa, ed il vicino oratorio dei Pescivendoli. All’interno si può notare l’ossatura quattrocentesca, in fonda alla navata sinistra c’è la “Madonna degli Angeli”, affresco di Benozzo Gozzoli, o della sua scuola, distaccato dall’esterno della sacrestia. Il Gozzoli è pittore toscano del 1400, forse allievo del Beato Angelico, anche qui c’è una questione di nome da valutare: sarebbe stato Vasari a chiamarlo Gozzoli, da Benozzo di Lese. Nel Medioevo nei dintorni nasce anche il cimitero, che va ad intaccare il piano romano, le tombe e gli ossari sono databili dal IX al XIII secolo. Non solo arte, ma un ricamo da seguire. La Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria deve la sua fama ad un evento storico. Siamo nel 1347, la notte di Pentecoste: da qui mosse Cola di Rienzo, da qui partì per occupare il Campidoglio e ristabilire la Repubblica Romana, sogno di una città comunale, fino ad allora dominata da antiche famiglie di alta nobiltà. Anche qui, a chiudere, è il nome a cambiare, ad avere altre origini: Cola di Rienzo è al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini. Wagner lo chiamerà Rienzi, “l’ultimo dei...

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La Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella

La Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella La Chiesa di Sant’Urbano, che domina la Valle della Caffarella, rappresenta uno dei monumenti meno conosciuti della Roma fuori le Mura, anche se di grande valore. E’ considerato un vero tempio antico, mantenutosi eccezionalmente nella sua integrità grazie agli interventi del IX secolo, che lo trasformarono in luogo di culto cristiano. La chiesa, oggi di proprietà privata, fu dedicata al vescovo Urbano, santo e martire, da non confondersi con l’omonimo papa, anch’esso martire, morto nel 230. All’interno, la Chiesa di Sant’Urbano, conserva un ciclo di affreschi, firmato da Fratel Bonizzo (1011), risalenti all’XI secolo, ma ridipinti in occasione dei restauri nel 1634 per volere del cardinale Francesco Bernini. Essi sono composti da 34 pannelli, i quali raffigurano storie di Gesù, di Sant’Urbano, di Santa Cecilia e di altri santi. Originariamente si trattava di un tempietto di epoca romana, prostilo, fatto erigere sotto l’imperatore Marco Aurelio; le quattro colonne della facciata e l’architrave sono fatte di marmo pentelico. Con il restauro del 1634, venne aggiunto un muro di mattoni tra le colonne del pronao e realizzato un campanile sul tetto. La zona della Caffarella, in cui si trova la Chiesa di Sant’Urbano, e che prende il nome dalla famiglia Caffarelli, faceva parte del Triopio, una vasta villa suburbana di proprietà di Erode Attico. Nato ad Atene intorno al 100 d.C., Erode fu uomo politico, retore, letterato ed amante delle belle arti. Venne a Roma sotto Anonino Pio, ottenne il consolato nel 143 e sposò una nobildonna romana, Annia Regilla. Erode restaurò una villa più antica, arricchendola di architetture, statue, decorazioni pittoriche e rivestimenti...

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Piazza delle Coppelle e la sua Chiesa

Piazza delle Coppelle Nel Rione Sant’Eustachio a Roma, a pochi passi dal Pantheon, si trova la caratteristica Piazza delle Coppelle. La piazza, al tempo della Roma antica, si caratterizzava per la sua anima commerciale. Prende infatti il nome dalle ciotole in legno, le coppelle appunto, che venivano vendute dai commercianti proprio in questo luogo e che gli antichi romani utilizzavano per trasportare e contenere l’acqua acetosa, l’aceto, il vino se non addirittura l’acqua dello stesso Tevere. Il circondario, anche ai giorni nostri, non ha perso la sua natura e i negozi sono numerosi, ma lo sono ancor più ristoranti tipici dove sarà comunque facile gustare una buona coppa di vino, o un buon piatto della cucina romana. Topograficamente Piazza delle Coppelle ha la forma di una U che circonda la chiesa medievale di San Salvatore alle Coppelle, forse la vera protagonista di questa piazza. Una leggenda narra che la chiesa, datata intorno al XI secolo, fosse stata edificata sui resti della dimora di S. Abbasia, un’antica nobildonna romana. I dettagli artistici e strutturali di San Salvatore alle Coppelle rispecchiano la lunga storia che la chiesa ha attraversato. Gli stili tendono a mescolarsi e a sovrapporsi lasciando intravedere i secoli trascorsi. Testimonianza pittoresca ed emozionante del tempo che passa, viene data anche da due lapidi poste di lato all’edificio: la prima, datata 1750, fungeva da buca delle lettere dove osti ed albergatori erano tenuti a depositare denunce di malattia dei loro ospiti, nel timore che nascondessero qualche malattia epidemica; la seconda è una tabella di proprietà che così recita: “Chi(es)a del S.mo Salvatore della Pietra al(it)er delle cuppelle 1195”. Si tratta della prima iscrizione pubblica a Roma in  lingua volgare, dove è ben visibile la trasformazione dal latino all’italiano. Sul retro di S.Salvatore alle Coppelle si trova la porzione principale di Piazza delle Coppelle sita in un angolo isolato, lontano dalle strade di passaggio assomiglia quasi ad un cortile chiuso all’interno del quale si trova anche un mercato...

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La Chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio

La Chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio La Chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio, situata nel quartiere Aventino di Roma, venne realizzata tra il III e il IV secolo. In origine era dedicata al solo San Bonifacio, un uomo che conduceva una vita dissoluta insieme alla madre di Alessio, Egle. Quando la donna si convertì ad una vita cristiana, lo stesso fece Bonifacio, che arrivò a subire il martirio per decapitazione. La chiesa fu intitolata anche a San Alessio, verso la fine del primo millennio. Secondo una leggenda del V secolo, Alessio, giovane patrizio romano che aveva dedicato la sua vita ai bisognosi, fuggì in Oriente per evitare un matrimonio imposto dai familiari. Tornato a Roma dopo vent’anni, passò il resto della sua vita da mendicante, risiedendo sotto le scale dell’atrio della sua casa. Fu solo in punto di morte che rivelò al papa la sua vera identità. Durante il periodo di Benedetto VII, la chiesa dei Santi Bonifacio e Alessio fu affidata al monaco basiliano Sergio, che la trasformò in Abbazia e divenne il punto di partenza dei missionari per cristianizzare gli Slavi. Papa Onorio III, nel 1217, la ricostruì e fece sistemare le reliquie dei due santi sotto l’altare maggiore. Altri lavori di ristrutturazione avvennero nel 1750, diretti da Tommaso De Marchis, in cui la sopraelevazione del pavimento fece perdere le antiche decorazioni a mosaico. La chiesa fu affidata nel 1846 ai padri somaschi, che praticarono ulteriori interventi. L’interno della Chiesa Si entra nella basilica dei Santi Bonifacio e Alessio attraversando un quadri-portico d’impianto medievale, in parte murato, che ha sulla destra una fontanella ornata da un frammento di guglia gotica con le immagini dei due santi. La facciata della chiesa, neo-cinquecentesca, è opera di De Marchis. Sotto il portico è conservata la statua di papa Benedetto XIII, opera in gesso del XVIII secolo. A destra si staglia il campanile duecentesco, a cinque ordini con serie di doppie bifore. L’interno della chiesa, cui si accede attraverso un portale cosmatesco, è a tre navate divise da pilastri, ornati da paraste scanalate e capitelli corinzi. Il soffitto a cassettoni risale all’ottocento, mentre nel pavimento vi sono resti della decorazione cosmatesca. Nella navata di destra è conservata la tomba della principessa Eleonora Boncompagni Borghese (1695), opera di A. Fucigna, su progetto di G.B. Contini, proveniente dalla demolita chiesa di Santa Lucia dei Ginnasi. Nel transetto destro c’è la cappella voluta da Carlo IV di Spagna, in cui è custodita un’icona con la Madonna, databile al XIII secolo, che la tradizione riteneva invece portata dall’Oriente dallo stesso San Alessio. L’altare maggiore è sormontato dal ciborio a cupola, sorretto da colonne di...

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La Chiesa di San Pietro in Montorio

La Chiesa di San Pietro in Montorio L’antico nome del Gianicolo si conserva nella chiesa di San Pietro in Montorio, fondata nel IX secolo dai monaci dell’ordine di Celestino V. Appena un secolo dopo la fondazione, i Benedettini presero possesso della chiesa fino alla fine del Quattrocento, quando passò sotto il controllo di papa Sisto IV che la affidò ai Francescani. Durante il periodo dei Frati Francescani la chiesa subì i primi cambiamenti: la leggenda per cui nella chiesa avvenne il martirio di San Pietro era un fardello troppo grande da portare, così la chiesa fu abbattuta e costruita di nuovo, sul disegno di Baccio Pontelli. Nel 1849, a seguito dei bombardamenti a difesa della Repubblica Romana, il campanile quattrocentesco, l’abside ed il tetto furono seriamente danneggiati. Il campanile fu in seguito interamente ricostruito. All’interno, San Pietro in Montorio, è realizzata in un unica navata che termina in un’abside poligonale. Sono presenti tre campate: le prime due coperte da volte a crociera, corrispondenti a due cappelle semicircolari; la terza con volta a vela, fiancheggiata da due nicchioni che ripropongono l’andamento di un transetto. La Flagellazione di Gesù nella prima cappella a destra è di Sebastiano del Piombo, la Conversione di San Paolo, nella quarta di Giorgio Vasari, ritrattosi nella figura in nero sul margine sinistro; la seconda a sinistra è opera di Gian Lorenzo Bernini. Secondo una tradizione, priva di fondamento storico, la croce di San Pietro sarebbe stata piantata là dove erge il Tempietto del Bramante (1502 – 1507), la più compiuta realizzazione della ricerca rinascimentale sulla pianta centrale. Posto al centro del chiostro a destra della chiesa , il monumento a cella circolare, circondata da un ambulacro con sedici colonne tuscaniche in granito, e chiusa da una lieve ed elegante nuvola nervata (che è retta da un tamburo con nicchie e conchiglie) è considerato tra le massime espressioni della cultura rinascimentale, nella città eterna. Nonché un punto di riferimento imprescindibile per l’architettura del primo ‘500 romano, anche per l’uso degli elementi classici (è in questo edificio che per la prima volta vengono correttamente affiancati gli stili dorico e tuscanico) e per il valore...

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La Chiesa di Santa Maria in Grottapinta

La Chiesa di Santa Maria in Grottapinta Siamo nella zona di Campo de’ Fiori, quando un pomeriggio scopriamo la Chiesa di Santa Maria in Grottapinta. Abbandonata e sconsacrata, oggi, dello spirito di una chiesa rimane bene poco. In origine era la chiesa di “S. Salvatore in Arco”; il nome Grottapinta gli fu attribuito dopo, per via dall’arco limitrofo affrescato con la “Vergine di Grottapinta”, opera risalente al XII secolo, che oggi troviamo ella chiesa di S.Lorenzo in Damaso. Le origini di Santa Maria in Grottapinta risalgono al XII secolo, ma la facciata attuale è il lavoro che Virginio Orsini commissionò durante il XVI secolo. La Chiesa fu sconsacrata nel 1343, ed affidata ad un confraternita con lo scopo di dare aiuto ai poveri e ai bisognosi. A fine 800′ fu integrata con il complesso di Palazzo Orsini Pio Righetti, ed affidata all’istituto “Tata Giovanni”, un orfanotrofio. Quando nel 1926, l’istituto si trasferì, la struttura di Santa Maria in Grottapinta, fu abbandonata e ridotta ad un magazzino. Al suo interno, tre altari sono posti in risalto da dipinti. Sull’altare maggiore è rappresentata la Vergine Maria, il cui autore rimane ignoto. Nell’altare verso sinistra, troviamo un Crocifisso di Giovanni Antonio Valtellina, e l’altare di destra è decorato da un’opera di Francesco Alessandrini che rappresenta S. Giovanni Battista....

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La Chiesa dei Morti in Via Giulia

La Chiesa dei Morti in Via Giulia Quella che noi chiamiamo Chiesa dei Morti ha un nome specifico in realtà, ma non molto differente: Chiesa di Santa Maria Orazione e Morte. Si trova in Via Giulia a Roma, accanto all’Arco Farnese. Il nome che gli abbiamo dato, e con il quale ci è stata presentata, non è un caso. L’arciconfraternita di S. Maria Orazione, quando creò la chiesa durante il XV secolo, aveva un scopo preciso: offrire una degna tumulazione a chi non aveva potuto usufruire di tale riguardo. La Chiesa dei morti nasce quindi per dare sepoltura a tutti quei corpi senza identità che, trovati abbandonati nelle campagne, o addirittura nel Tevere, furono in seguito seppelliti qui. L’aspetto esteriore della Chiesa dei Morti non tradisce le sue origini. Le decorazioni sono macabre e per lo più rappresentano la morte; le colonne della  facciata sono ornate con dei teschi, così come le sculture ed i lampadari presenti nel cimitero. La Chiesa attuale è comunque il risultato di secoli di restauri, della struttura del XV è rimasto poco. I lavori apportati nel XVIII, furono quelli in cui si realizzò un vasto cimitero, che venne poi distrutto nel 1886. Le opere artistiche presenti si devono invece a Ferdinando Fuga, noto architetto toscano, che quando commissionò i lavori della chiesa, fece includere nella navata gli affreschi di Giovanni Lanfranco, appartenenti all’adiacente Romitorio del cardinale Odoardo Farnese. All’interno della Chiesa, oltre alle opere di Lanfranco, si può ammirare anche “Il San Michele Arcangelo” di Guido Reni. Per visitare il famoso cimitero, si può accedere da un varco presente accanto l’altare maggiore. Qui è il luogo dove la morte regna...

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Santa Barbara dei Librai

La Chiesa di Santa Barbara dei Librai La piccola chiesa di Santa Barbara dei Librai, si trova nella traversa di Via dei Giubbonari, largo dei Librai. Cattura l’attenzione di molti passanti, perché anche se di piccole dimensioni, le sue linee si inseriscono perfettamente all’interno dei due antichi palazzi, come potete vedere dalla foto. Secondo la testimonianza dell’architetto Giuseppe Vasi “Fin dall’anno 1306 si trova essere stata consacrata questa piccola chiesa…”. Anche se le origini risalirebbero probabilmente al X o al XI secolo, come attesta un’ epigrafe all’interno, in cui è scritto che la chiesa apparteneva a Giovanni di Crescenzio de Roizo e sua moglie Rogata, senatrice dei Romani. La chiesa è dedicata alla figura epica di Santa Barbara, considerata la protettrice delle morti improvvise e violente. Il nome originale era Santa Barbara alla Regola, per via della vecchia conformazione dei rioni di Roma che la includeva nel Rione Regola. Oggi è conosciuta come Santa Barbara dei Librai, nome della famosa Confraternita. Era il 1601, quando la chiesa fu ceduta alla Confraternita dei Librai, che vi ha svolto la propria attività devozionale fino al 1878, anno dello scioglimento della confraternita. Architettura e decorazioni Santa Barbara dei Librai, ricca di stucchi bianchi, internamente presenta una pianta a croce greca, con la navata ed il transetto della stessa lunghezza. La chiesa nel tempo ha subito numerose ristrutturazioni, ma l’attuale conformazione è del restauro avvenuto nel 1860, per mano dell’architetto Giuseppe Passeri. Santa Barbara è ricordata in un quadro sopra l’altare, opera di Luigi Garzi, che la raffigura in adorazione del Cristo Risorto e in una statua presente nella nicchia esterna, incavata nella facciata, opera di Ambrogio Parisj.  All’interno della Chiesa sono raffigurate diverse opere come la “Madonna con San Giovanni e l’arcangelo Michele” del XIV secolo, presente nella prima cappella e la “Madonna e San Giovanni ai piedi della Croce”, dipinta da Luigi Garzi.  Presepe storico  Dal 2005 ad oggi, ogni anno il 4 dicembre, in occasione della festa di Santa Barbara, viene aperto al pubblico lo storico presepe conservato all’interno di Santa Barbara dei Librai : “Arti e mestieri nella Roma del...

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La Chiesa di San Teodoro

La Chiesa di San Teodoro Nei pressi del Circo Massimo vi è la Chiesa di San Teodoro, che da il nome alla omonima via. Secondo la tradizione la chiesa sorge vicino al Lupercale, la grotta in cui Faustulo scoprì i gemelli Romolo e Remo con la lupa. Le origini della Chiesa risalgono all’incirca al IV secolo. Fu dedicata a San Teodoro per via dell’influenza Bizantina che l’intera zona subì tra il VI e l’ VIII secolo. San Teodoro fu un famoso soldato dell’Oriente, proveniente da Sicea in Galizia, conosciuto anche come Teodoro Tiro, dal latino tyron che significa soldato. Fu, in principio, un soldato romano del Ponto, storica regione dell’Asia Minore, e luogo in cui era presente un santuario dedicato a lui. Era considerato santo sia dalla chiesa cattolica che dalle chiese orientali. Morì sotto tortura ad Amasea nel Febbraio 306 per via di accuse che lo ritenevano colpevole di aver incendiato un tempio pagano. La Chiesa, costruita sui resti del santuario più antico, è realizzata a pianta circolare, preceduta da un protiro in laterizio con davanti un ampio sagrato raccordato con due scale. L’edificio è coperto da una cupola, realizzata per opera di Bernardo Rossellino, la quale costituisce a Roma il primo esempio di cupola con coste e vele. L’abside è ornata da un mosaico del VI secolo raffigurante Cristo con i SS. Pietro, Paolo, Teodoro e Cleonico. San Teodoro fu più volte ricostruita nel corso della storia: durante il pontificato di papa Nicola V, dove perse il suo status di chiesa titolare, e durante il periodo di Clemente XI, il quale decise di restaurarla per mano di Carlo Fontana. E’ all’architetto svizzero, infatti, che si deve il cortile esterno alla Chiesa. La Chiesa di San Teodoro fu per molto tempo il luogo in cui si riuniva la Confraternita del sacro Cuore del Gesù, detta dei sacconi Bianchi, a cui appartenevano Papi, Cardinali e...

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Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo

La Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo La Chiesa cristiano cattolica di rito romano è dedicata ai Santi Nereo e Achilleo, il cui culto risale al IV secolo. Si trova nei pressi delle Terme di Caracalla, nel luogo del titulus fasciolae, noto da una testimonianza epigrafica del 377. Questo nome deriva da un episodio che sarebbe avvenuto esattamente in questo luogo. San Pietro durante la persecuzione neroniana dei Cristiani di Roma, fuggito dal carcere Mamertino, percorreva la Via Appia per lasciare la città e scampare così alla morte. Giunto nel luogo dove sarebbe poi sorto il titulus, dalla sua gamba, ferita dalle catene durante la prigionia, cadde una benda che la proteggeva: la fasciola. Poco dopo Pietro incontrò Gesù, cui rivolse la famosa frase “Domine Quo Vadis?” Dalla risposta Pietro comprese la propria debolezza e tornò a Roma per subire il martirio. Nel 595 compare la prima denominazione di titulus dei Santi Nereo e Achilleo. Nel 814, per bonificare la zona papa Leone III spostò la chiesa nel sito attuale, ornandola con mosaici, di cui rimane qualcosa solo sull’arco trionfale. Da quel momento la chiesa cadde in rovina per via del suo isolamento. Solo durante il Giubileo del 1475, papa Sisto IV la fece restaurare, riducendone le dimensioni e sostituendo le colonne delle navate con dei pilastri ottagoni. L’aspetto attuale della chiesa è dovuto al Cardinal Baronio che, sempre in occasione di un Giubileo, in questo caso del 1600, fece affrescare l’abside e le navate e aprì sotto l’altare maggiore una confessione. Qui vennero trasportate le reliquie dei Santi Nereo, Achilleo e Domitilla, provenienti dalla chiesa di San Adriano al Foro romano. Le decorazioni pittoriche sulla facciata della chiesa, risalenti agli interventi del 1600, sono oramai quasi del tutto scomparse. Il portale ha una struttura molto semplice, ed è fiancheggiato da due colonne in granito che sostengono un timpano triangolare. L’interno della chiesa è a tre navate, divise da quattrocenteschi pilastri ottagonali voluti da Sisto IV. Le decorazioni pittoriche del 1600 sono visibili anche all’interno, nella parte della navata centrale e di quelle laterali, della contro facciata e dell’abside. Gli affreschi più belli sono quelli che raffigurano le storie dei Santi Nereo e Achilleo e di Santa Domitilla. La contro facciata presenta al centro la Gloria dei Santi Nereo e Achilleo; al di sopra sono gli apostoli Pietro e Paolo e al di sotto Santi Gregorio e Clemente. Di particolare interesse è il mosaico che adorna l’arco dell’abside, pesantemente restaurato nel XIX secolo, raffigura l’Annunciazione, la Trasfigurazione e la Theotokos. Fonte: Comune di Roma – Itinerari...

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Santa Maria in Tempulo

La Chiesa di Santa Maria in Tempulo In Piazza di Porta Capena, sul lato della piazza in direzione delle Terme di Caracalla, si trova la Chiesa di Santa Maria in Tempulo, oggi sconsacrata e di proprietà del comune di Roma. La chiesa sorge nel luogo in cui, anticamente, vi era l’ Area Apollinis, una piazza con un monumento quadrato, probabilmente una fontana. La zona era al tempo un tratto urbano dell’ Appia Antica. Un documento rinvenuto, ci attesta  che l’origine del Monasterium Tempuli sia riconducibile all’ anno 806, anche se le analisi murarie dell’edificio non confermano la stessa teoria. Le fondamenta risalgono alla fine del VI secolo, quando una comunità religiosa greca edificò sui ruderi dell’ Area Apollinis un primo oratorio dedicato a Sant’Agata. Il primo oratorio svolgeva probabilmente funzione di diaconia. Si trovava difatti a ridosso della Via Appia, luogo ideale per l’accoglienza di pellegrini provenienti da sud e dall’oriente. Nell’ anno 846 l’oratorio fu coinvolto nel saccheggio dei saraceni, ma ciò non fermò la fortuna del monastero: nel 905 papa Sergio III, emanò una bolla in cui confermava al Monasterium Tempuli delle proprietà sulla Via Laurentina. La bolla di Sergio III rimane importante per la storia della chiesa, in quanto è l’unico momento in cui è citata la famosa icona acheropita di Santa Maria in Tempulo. La chiesa ha subito numerosi cambiamenti in base alle epoche e agli architetti che l’hanno rinnovata. Dagli inizi del Seicento, il destino di Santa Maria in Tempulo si lega a Villa Mattei, l’attuale Villa Celimontana. Ciriaco Mattei, tra il 1581 ed il 1586, aveva decido di rinnovare la vigna sul Celio, venduta in dote alla moglie, servendosi di prestigiosi architetti tra cui Jacopo Del Duca, allievo di Michelangelo. E’ in questa occasione che la Chiesa fu annessa alle loro proprietà e trasformata in un ninfeo. Intorno alla metà del 1700, un libro di appunti contenente la pianta di Roma, riporta invece, la descrizione dell’edificio come quella di un fienile. Solo nel 1927 lo Hülsen, riconobbe quanto rimaneva dell’antico e gliorioso monastero e la chiesa si salvò, invece di essere demolita come altre strutture medievali della storia. Attualmente  Santa Maria in Tempulo è stata restaurata ed è utilizzata dal Comune di Roma  come luogo di celebrazioni di matrimoni civili....

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Santi Giovanni e Paolo al Celio

La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo al Celio La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo situata sul colle Celio, sorge su un gruppo di vecchie case appartenenti al II secolo d.C. La costruzione avviene nel 398, per opera del senatore Bizante e di suo figlio Pammachio. Una leggenda narra che i Santi Giovanni e Paolo, omonimi degli apostoli, sarebbero stati due ufficiali dell’impero, convertitisi al cristianesimo e decapitati nel 361 d.C. per merito dell’Imperatore Giuliano l’Apostata. Le prime notizie catastali della chiesa risalgono al 440, sotto il pontificato di Leone I, in cui la chiesa era menzionata come “Titulus Pammachii”. E’ dal 500 d.C. che appare la dicitura odierna. Nel 1084 la Basilica viene saccheggiata dai Normanni, subendo da qui in poi svariate trasformazioni interne ed esterne fino al Novecento, data in cui il cardinale Spellman, arcivescovo di New York, finanzia i lavori per  restaurare l’antica facciata, il portico e il campanile paleocristiano. Il portico ionico, costruito con otto colonne antiche, regge un architrave sul quale vi è un’iscrizione dedicatoria. Il portale cosmatesco è affiancato da due leoni del XII secolo ed esistono tracce di affresco dello stesso periodo. L’interno della chiesa è costruito a tre navate, ed è stato restaurato durante il 1700 dagli architetti Canevari e Garagni, riutilizzando sedici colonne originarie del IV secolo. Il soffitto oggi rimane intatto, è infatti possibile ammirare l’originale cinquecentesco. All’interno della Chiesa è presente la cappella di S. Paolo della Croce, fondatore dei passionisti, officiatori della Basilica. I resti dei Santi Giovanni e Paolo sono custoditi all’interno della Basilica in un’antica vasca in porfido, il luogo della sepoltura è indicato da una lastra tombale a metà della navata maggiore. Fonte: Itinerari Romani – Comune di Roma –...

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Immagine Acheropita del Redentore a San Giovanni in Laterano

Immagine Acheropita del Redentore a San Giovanni in Laterano Roma è una città con una storia a dir poco straordinaria e piena di sovrapposizioni, questo mix di eventi ha creato talmente tanta arte e curiosità che è umanamente impossibile conoscerle tutte, uno degli scopi della Pro Loco di Roma è proprio quello di proteggere, conservare la storia della città, per esempio quanti di voi conoscono la storia della reliquia dell’Immagine Acheropita del Redentore che si può ammirare nel Sancta Sanctorum del santuario della Scala Santa? Acheropita? Già il nome tradisce il fascino ed il mistero di questa reliquia, la parola deriva dal greco, anche se le fonti sono contrastanti e significa letteralmente non fatto da mano umana, la storia/leggenda ci racconta che Maria e i discepoli chiesero a Luca un ritratto di Cristo, il loro maestro, naturalmente Luca era molto lusingato dalla richiesta e non vedeva l’ora di iniziare il suo lavoro, visto anche l’affetto sincero che provava per il suo maestro ma la storia continua raccontandoci che il futuro santo non fece in tempo ad iniziare il dipinto poiché lo trovò già finito per mano degli angeli. Questi elementi sarebbero già sufficienti per far nascere una leggenda ma la storia non finisce qui, infatti anche l’arrivo a Roma della reliquia è prodigioso secondo la tradizione, infatti l’Immagine Acheropita del Redentore era conservata a Gerusalemme almeno fino al 700, poi con l’inizio della persecuzione degli Iconoclasti costringe il patriarca della città Germano a fuggire con l’icona ma i persecutori non mollano ed inseguono senza sosta Germano e l’icona, il patriarca sentendosi ormai perso decide che è meglio gettare in mare il dipinto piuttosto che farlo cadere nelle mani dei suoi inseguitori ma una volta in acqua il quadro invece di farsi trasportare dalle correnti marine si dirige verso Roma, riuscendo persino a risalire il Tevere per poter letteralmente volare nelle mani di S. Gregorio II che aveva fatto un sogno premonitore sull’arrivo della reliquia a Roma nel 726 ca. Nei secoli l’icona è stata usata dai pontefici come strumento di persuasione facendo credere ai fedeli che il suo potere poteva essere usato per prevenire o far finire catastrofi e carestie, questo potere poteva essere sprigionato attraverso una processione solenne, oggi invece l’icona viene ammirata “solo” per il suo valore storico/artistico da migliaia di turisti ogni anno. La reliquia può essere ammirata nei sotterranei di San Giovanni in Laterano, l’aspetto attuale dell’icona è la conseguenza di un restauro del XII secolo , la versione originale invece viene datata V-VI secolo dopo Cristo, tra l’altro data non compatibile con la prima parte della...

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Il Chiostro del Bramante

Chiostro del Bramante Il Chiostro del Bramante, esempio di architettura rinascimentale ad opera di Donato Bramante (1444-1515), è parte integrante del complesso della Chiesa di Santa Maria della Pace. A commissionare l’opera a Bramante, fu il cardinale Oliviero Carafa intorno al 1500, come da iscrizione perimetrale presente all’interno del Chiostro e dai decori di emblemi gentilizi con su il cappello cardinalizio, sui pilastri al piano superiore. Il Chiostro è realizzato a pianta quadrata, e la sua architettura, che prende spunto dalla classicità come era tipico nel Rinascimento, si presenta grazie al Bramante, assente di decori aggiuntivi e rafforzata dagli elementi strutturali. E’ composto da un ampio portico, dove su ogni lato sono presenti quattro archi, realizzati con pilastri ionici e con l’interno a volta. Le pareti del pianterreno sono ornate di affreschi, nella maggior parte delle lunette, sulla vita di Maria e da monumenti sepolcrali del ‘400. La loggia superiore è costituita da pilastri e colonne in stile corinzio che si alternano a sostegno dell’architrave a copertura piana; qui i sedili che si trovano ancora oggi alla base di ogni pilastro, venivano utilizzati dai monaci, durante i loro momenti di riflessione. Gli ambienti al pianterreno erano i luoghi per la vita collettiva, mentre quelli abitativi si trovavano al primo piano. Oggi le sale del primo piano vengono utilizzate per attività culturali, ed i sedili alla base dei pilastri, sono a disposizione del pubblico che viene per leggere, conversare o ristorarsi. Nel Loggiato Superiore è presente la Sala delle Sibille da cui si ha la possibilità di ammirare l’affresco “Le Sibille” di Raffaello. L’affresco, simbolo del passaggio dall’era pagana a quella cristiana, rappresenta degli angeli portatori di un messaggio divino alle Sibille, che a loro volta lo trasmetteranno agli uomini. Il Chiostro, dopo il suo restauro nel 1997, ospita numerose esposizioni internazionali d’arte, conferenze e seminari.  Il Chiostro del Bramante è aperto tutti i giorni con il seguente orario: Lun – Ven 10.00 – 20.00 Sab – Dom 10.00 – 21.00 La biglietteria chiude una ora prima Mostre in Corso La Caffetteria Bistrot, il Bookshop e lo Store del Chiostro hanno ingresso libero indipendentemente dalle mostre Orario Aperture Festività: 1 novembre 10.00 – 21.00 8 dicembre 10.00 – 21.00 24 dicembre 10.00 – 17.00 25 dicembre 16.00 – 21.00 26 dicembre 10.00 – 21.00 31 dicembre 10.00 – 18.00 1 gennaio 12.00 – 21.00 6 gennaio 10.00 –...

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Il Museo degli Scheletri

Il Museo degli Scheletri, gusto macabro del barocco a Roma Il Museo degli Scheletri si trova nei sotterranei di una chiesa barocca poco conosciuta in Via Veneto, tra un ristorante elegantissimo e un Hotel extra-lusso. La chiesa è Santa Maria della Concezione, nota anche come la Chiesa dei Cappuccini, poco distante dalla fontana di Gian Lorenzo Bernini. All’ingresso della Chiesa di Santa Maria della Concezione è possibile ammirare uno dei dipinti più famosi di Guido Reni, L’Arcangelo Michele che vince il demonio. Il quadro venne commissionato nella prima metà del 1600 dal Cardinale Antonio Barberini, il quale chiese a Guido Reni di raffigurare il viso del demonio di una bruttezza disarmante e il viso dell’angelo di una bellezza celestiale. Quando Reni terminò il quadro, i suoi contemporanei si stupirono della somiglianza che intercorreva tra il viso del diavolo e il viso del Cardinale Giovanni Battista Pamphilj, nominato Papa Innocenzo X nel 1644. Probabilmente fu un modo dell’artista per vendicarsi poiché il Cardinale Battista Pamphilj non apprezzava la sua arte. Il cimitero sotterraneo conosciuto come il Museo degli Scheletri è così chiamato poiché all’interno ospita le ossa dei cadaveri di 4000 frati che vi furono seppelliti dal 1627 al 1870. E’ diviso in quattro cappelle con le pareti e le volte decorate dalle tibie, dai femori e dalle altre ossa dei frati secondo il gusto tipicamente macabro dell’arte barocca. È possibile trovare anche alcuni corpi ancora integri di alcuni frati in posizione eretta e vestiti con il saio e il cappuccio. Il Museo degli Scheletri ospita anche opere e oggetti relativi alla morte, documenti antropologici sulla visione dell’uomo e sulla morte nel XVII secolo, il materiale appartenente alle confraternite che si occupavano dei trapassi, le immagini devozionali, i libri d’epoca e le maschere di cera. Il Museo degli Scheletri è poco pubblicizzato fra i vari itinerari turistici, malgrado ciò raggiunge sempre un elevato numero di visitatori ogni anno. L’ingresso è gratuito, ma bisogna conoscere gli orari di apertura e di chiusura della Chiesa perché non è sempre accessibile al...

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La Sinagoga: Il Tempio Maggiore di Roma

La Sinagoga: Il Tempio Maggiore di Roma La Sinagoga, conosciuta come il Tempio Maggiore di Roma è una delle più grandi d’Europa. Si erge su Piazza delle Cinque Scole e si affaccia sul fiume Tevere. La decisione della costruzione della Sinagoga fu presa da Vittorio Emanuele II dopo l’unità d’Italia nel 1870, quando lo stesso concesse la cittadinanza agli ebrei italiani e diede l’ordine di ricostruire il Ghetto di Roma. La Sinagoga venne effettivamente costruita fra il 1901 e il 1904 dopo che le due condizioni imposte dagli ebrei italiani vennero accettate: la prima che la Sinagoga doveva essere eretta fra i due simboli della ritrovata libertà romana, cioè fra il Campidoglio, con il suo monumento a Vittorio Emanuele II, e il Gianicolo, luogo di cruente battaglie risorgimentali con la statua di Garibaldi per commemorare quegli anni; la seconda era che dovesse essere visibili a tutti, per cui venne costruita una mole che domina tutta l’aria circostante. L’intero edificio è costruito secondo uno stile assiro-babilonesi e la cupola è decorata con motivi orientali. La Sinagoga è divisa su due piani, uno sottoterra e l’altro a livello del terreno. Sottoterra si trova il Museo ebraico e una Piccola Sinagoga, chiamata Tempio Spagnolo, arredata con parti provenienti dalle cinque scole (la Castigliana, la Catalana, la Siciliana, la Nova e l’Italiana), che anticamente si trovavano nel Ghetto. Al piano terra si trova la Sinagoga grande. La Sinagoga grande è divisa in un’ampia stanza centrale e due navate laterali. La Sinagoga, per gli ebrei italiani non è solo un luogo di preghiera, ma rappresenta anche un punto di riferimento culturale, a cui fanno capo sia gli organismi religiosi che amministrativi. Dopo l’attentato avvenuto il 9 ottobre 1982 di un commando palestinese la Sinagoga è sorvegliata 24 ore su 24 da una pattuglia di carabinieri. L’attentato causò la morte di Stefano Gaj Tachè, un bambino di soli due anni, e il ferimento di 37 persone. Una volta visitato l’edificio, vale sicuramente la pena fare una passeggiata nel Ghetto e assaggiare qualche delizioso piatto tipico in uno dei tanti ristoranti...

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La Chiesa di Santa Maria dell’Anima

La Chiesa di Santa Maria dell’Anima Esiste uno scorcio a Roma, in cui vale la pena soffermarsi se si passa lungo Via dell’Arco della Pace. E’ la vista del campanile della chiesa di Santa Maria dell’Anima che “spunta” dietro la bellissima facciata di Santa Maria della Pace. Il campanile è ornato da ceramiche colorate tipiche dello stile germanico, unico nel suo genere a Roma. Santa Maria dell’Anima nasce, difatti, come oratorio dell’ospizio dei tedeschi. Il complesso, che comprendeva inizialmente solo l’ospizio, fu eretto nel 1378 ad uso dei pellegrini tedeschi ed olandesi. Solo nel 1510 venne costruita in seguito la chiesa di Santa Maria dell’Anima, grazie al contributo finanziario di Johannes Burchard, cerimoniere di Alessandro VI Borgia.  La chiesa prende il nome dal rilievo posto sulla porta d’ingresso ad opera di Andrea Sansovino: “La Vergine tra due anime in preghiera”. La porta è sempre chiusa, si può accedere alla chiesa attraversando l’antico cortile dello ospizio, ricco di atmosfera e di frammenti marmorei. Oggi l’ ospizio è un centro di studi, ed insieme alla chiesa, appartengono al clero tedesco. L’interno della chiesa è insolito, rispetto all’architettura delle chiese di Roma, perché il costruttore di origini tedesche, scelse di progettare la chiesa secondo quello della Hallenkirche. L’ Hallenkirche, “chiesa a sala”, è lo stile tipico delle chiese germaniche del tardogotico, in cui la navate centrale e quelle laterali hanno tutte la stessa altezza. Nella chiesa le maggiori statue e dipinti sono ad opera di artisti tedeschi e fiamminghi, ma l’impronta italiana è presente attraverso le realizzazioni di grandi artisti italiani. Una delle cappelle della chiesa contiene una reinterpretazione della Pietà di Michelangelo, ad opera dei contemporanei Lorenzetto e Nanni di Baccio Bigio. L’altare maggiore, nel presbiterio, è sormontato dall’opera di Giulio Romano “Sacra famiglia e committenti”. L’opera fu richiesta dai fratelli Fugger, Marco e Giacomo, conosciuti come i famosi banchieri che finanziarono l’imperatore Carlo V. Un’altra opera che desta attenzione nella chiesa è il monumento al papa fiammingo Adriano VI, disegnato da Baldassarre...

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Piazza in Piscinula e la Chiesa di San Benedetto

Piazza in Piscinula e la Chiesa di San Benedetto Piazza in Piscinula si trova nel Rione Trastevere, nei pressi di Via della Lungaretta. Il nome deriva dall’antica presenza di terme o di un mercato del pesce.  Il lato sinistro della Piazza in Piscinula è dominato dal famoso Palazzo Mattei costruzione del 1400 – 1500, dove risiedeva il ramo Trasteverino della famiglia Mattei. Sul lato opposto della Piazza si trova l’antichissima chiesa di San Benedetto in Piscinula costruita, si dice, sul luogo dove un tempo vi era la casa degli Anicii, famiglia di San Benedetto. Tuttavia non vi è certezza della storia, dato che nessun resto sia mai stato ritrovato. Ricostruita nell’ 800, la chiesa di San Benedetto in Piscinula ha strutture ben più antiche, circa del XI secolo. Il campanile romanico fu costruito tra il 1100 – 1200 ed all’interno della torre vi sono due campane medievali. Quella di destra, probabilmente del XI, è considerata la più piccola di Roma. Potete visitare la chiesa suonando il Campanello al civico n. 40 ad aprirvi saranno le anziane suore della chiesa. Entrando sarete accolti da un’atmosfera intima e calda. La Chiesa è caratterizzata da affreschi del XIII-XIV secolo presenti nell’atrio e da un pavimento cosmatesco del 1200 circa. Le colonne provengono dai templi romani di varie epoche. L’affresco che vedete del 1400 è di Sant’Anna con la Madonna e il Bambino. Nella chiesa dedicata alla Madonna c’è anche una cappella chiamata della Madonna per via del suo dipinto presente all’interno, risalente al 1300 senza mai essere stato ritoccato. Un’altra storia riguardante San Benedetto, si riferisce all’ antico vano adiacente alla cappella. Si dice che l’angusto spazio era la stanza di preghiera del Santo. Anche questa leggenda non puà essere verificata, ma il vano ha comunque origini antecedenti alla...

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Basilica di San Clemente a Roma

Basilica di San Clemente: un concentrato di arte, storia e misticismo Ad un  passo dai fasti e dal clamore del Colosseo e dei Fori Imperiali, percorrete Via Labicana e preparatevi al miracolo che state per scoprire: la Basilica di San Clemente. Si accede alla chiesa da un magnifico quadriportico rinascimentale, attraversando il quale potrete rifugiarvi nel silenzio ed immergervi nell’arte della basilica superiore: da non perdere la schola cantorum del XII secolo ed il meraviglioso mosaico nell’abside centrale, Cristo crocifisso tra la Vergine e S. Giovanni Evangelista, i marmi ed i pavimenti cosmateschi. Bellissima anche la Cappella con la storia di S. Caterina, affrescata da Masolino da Panicale e Masaccio. Affascinante la storia di San Clemente, complessa e stratificata nei secoli: nel 1858 l’abate Mullooly diede il via agli scavi che portarono inizialmente alla luce la chiesa più antica, del IV secolo, posta sotto l’edificio attuale,  ed in seguito anche alla scoperta ad un livello ancora più basso di un ‘antichissima San Clemente, del I secolo, quando il livello del terreno era più basso di una ventina di metri rispetto all’attuale. Potrete dunque scendere nella Basilica inferiore ove visitare i magnifici affreschi primitivi, raffiguranti miracoli attribuiti a San Clemente: sotto gli affreschi potrete osservare un’iscrizione del XII sec., antiche frasi murali espresse in una lingua di passaggio tra il latino ed il volgare. Ancora più sotto il Mitreo, la chiesa degli albori ove l’acqua ancora scorre rumorosa. I dintorni di San Clemente Nel tornare alla rumorosa vita esteriore vi suggeriamo una passeggiata verso il Parco del Colle Oppio, con una magnifica vista sul Colosseo e la presenza della Domus Aurea neroniana, o verso il Parco del Celio e la Villa Celimontana. Se avete ancora energie artistiche ad un minuto di distanza da San Clemente non perdete il Monastero dei SS. Quattro Coronati, un’altra perla che ci regala questa magnifica città. Per visitare i sotterranei della Chiesa, clicca...

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Santa Maria della Pace

Chiesa di Santa Maria della Pace La Chiesa di Santa Maria della Pace si trova in Via dell’Arco della Pace, a pochi passi da Piazza Navona. Si mescola inconfutabilmente con la vita notturna che si sviluppa a pochi metri. Se siete immersi nella schiera di ragazzi che affollano i bar ed i ristoranti, potete trovare un attimo di quiete girando nella via. In un primo momento potreste pensare che il nome gli sia stato dato per questo motivo. C’è silenzio intorno alla chiesa, anche se a pochi metri sentivate chiacchiere e risate, un senso di “pace” vi conquisterà. La Chiesa si innalza davanti a voi con fermezza e maestosità e guardando in alto sulla destra potrete ammirare il campanile di Santa Maria dell’Anima. Un quadro perfetto. La chiesa, in realtà, fu chiamata Santa Maria della Pace per commemorare la pace di Bagnolo nel 1484. Ma prima di chiamarsi Santa Maria della Pace,  la chiesa aveva ancora un’altro nome: “S.Maria della Virtù”. Papa Sisto IV lo scelse in onore di un’immagine della Vergine che, posta sotto il porticato, fu colpita da un sasso lanciato probabilmente da un soldato ubriaco, e iniziò a sanguinare. La Chiesa sorge nel luogo dove in primis (1400) vi era S.Andrea de Acquarenariis, per via dei numerosi venditori di acqua che erano presenti nella zona, e che attingendo direttamente dal Tevere, dovevano purgare l’acqua dalla “rena” che vi era mescolata. Il progetto della nuova chiesa fu affidato all’architetto Baccio Pontelli e agli inizi del 1500 Bramante si occupò di realizzare il chiostro ed il convento annessi. L’edificio fu restaurato nel 1600 da Alessandro VII per opera di Pietro da Cortona, e acquisì così una facciata originale, adornata da un delizioso portico semicircolare convesso in una sorta di piazzetta concava, tanto da sembrare un allestimento scenografico teatrale. All’interno la decorazione è molto ricca con opere di Baldassarre Peruzzi e Orazio Gentileschi; si ricorda la bellissima cappella Cesi, progettata da Michelangelo e le quattro Sibille, dipinte da Raffaello subito a destra all’interno, su commissione del magnifico Agostino Chigi. Un elemento imprescindibile legato alla chiesa è il Chiostro del Bramante, una delle opere più importanti del Rinascimento, oggi sede distaccata dalla Chiesa ed utilizzata come sede espositiva. Fonte: Sabrina Ramacci “1001 Cose da Vedere a...

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Palazzo della Sapienza e la Chiesa di S. Ivo

Palazzo della Sapienza e la Chiesa di S. Ivo In Piazza Sant’Eustachio si erge il complesso del Palazzo della Sapienza e la Chiesa di S. Ivo, con la sua bella cupola e l’originale campanile a spirale di Borromini. Il Palazzo fu realizzato verso la fine del Quattrocento nel periodo di Pio III e Giulio II per riunire in un’unica sede le scuole universitarie romane, dislocate nei dintorni del Rione Eustachio. Venne chiamato “Sapienza” nel tardo cinquecento da Sisto V, che si occupò di ultimare i lavori finali. Solo nel 1935 l’università di Roma fu trasferita in edifici più moderni, ed ora il Palazzo ospita l’Archivio di Stato di Roma, il quale conserva tutti i documenti riguardanti la città per l’intero arco della vita dello Stato Pontificio, dal IX secolo al 1870. Sulla facciata principale, opera di Giacomo della Porta, è inciso il motto “Il timore di Dio è l’inizio di ogni conoscenza”. L’ ambiente che colpisce maggiormente l’attenzione è il cortile, cuore barocco dell’edificio cinquecentesco, su cui affaccia anche la Chiesa di Sant’Ivo. Della Porta è riuscito a creare un ambiente unico per armonia e magnificenza e Borromini è riuscito a realizzare nel suo particolare Barocco la facciata di S. Ivo che si integra perfettamente con l’ambiente circostante. La Chiesa di S. Ivo: La chiesa nasce come cappella dell’antica università romana. Fu realizzata da Borromini su richiesta di Urbano VIII, che si rivolse all’architetto per far completare il palazzo della Sapienza con una chiesa dedicata a S.Ivo, protettore degli avvocati. Vi vollero anni per il completamento della Chiesa, i lavori della chiesa e della cupola iniziarono intorno al 1640 e finirono intorno al 1660. La cupola è considerata tra le più belle di Roma per fattori di eleganza e originalità; sia internamente che esternamente è rivestita di decori. Negli spicchi si possono vedere i simboli araldici di Alessandro VII, monti, stella e rami di quercia; le dodici stelle, invece, rappresentano i dodici apostoli. Nel centro della lanterna doveva esserci la colomba dello Spirito Santo, posta in alto per simulare l’atto di scendere sulla terra e portare la Sapienza all’umanità. A seguito di un crollo non fu più ripristinata.      ...

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San Cesareo de Appia

San Cesareo de Appia La Chiesa di San Cesareo de Appia, detta anche San Cesareo in Palatio  (come l’omonima Chiesa nel Rione Campitelli) si trova all’ inizio Porta San Sebastiano. Secondo fonti medievali era chiamata inizialmente “San Cesareo in Turrim” probabilmente per la presenza di qualche torre nelle vicinanze. E’ una piccola chiesetta dalla semplice facciata di inizio 600′. Sicuramente fu costruita molto prima. Intorno al VIII secolo circa, dati i numerosi elementi ritrovati nel sottosuolo che fanno pensare ad una chiesa del periodo alto medievale. L’ interno di San Cesareo, come la facciata, è di origine seicentesca; a partire dagli affreschi, che troviamo posizionati in tutta la chiesa. La maggior parte rappresentano la vita del santo titolare. I più notevoli sono quelli sono dell’abside dipinti dal Cavalier d’ Arpino, noto per la sua rivalità con Caravaggio. Gli arredi marmorei sono ricostruiti con elementi cosmateschi, probabilmente del XII secolo. Un rilievo del 400′ sotto l’ altare rappresenta due angeli, che insieme aprono una tenda, dando luce alla cripta sottostante. Una scala nell’ angolo sinistro dopo l’ingresso, permette di scendere in un edificio romano del II secolo. E’ conservato un bellissimo pavimento in mosaico bianco e nero, il quale rappresenta figurazioni marine. Tra il 1997 e il 1999 viene costruito all’interno della Chiesa un organo a canne da Francesco Saverio Colamarino.  ...

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Chiesa Ortodossa – Santa Caterina Martire

Chiesa Ortodossa – Santa Caterina Martire La storia della costruzione della Chiesa Ortodossa di Roma, inizia in tempi molto antichi. Parliamo infatti di un periodo che risale agli inizi del 1800, quando ad occuparsi del progetto di realizzazione della Chiesa era l’ Imperatore Alessandro I. In quasi due secoli di storia la comunità Ortodossa ha sempre partecipato attivamente alla realizzazione dei vari progetti per la Chiesa che si sono sviluppati nel tempo, attraverso la raccolta di fondi. Dalla fine del 1800, fino alla fine del XX secolo, la Chiesa Ortodossa ha avuto diverse sedi, tutte ad ogni modo legate con la Federazione Russa. L’ attuale Chiesa Ortodossa di Roma si trova nei all’interno del Parco Villa Abamelek, ai piedi del Gianicolo, vicino Porta di San Pancrazio. L’interno della villa è sede dell’ Ambasciata Russa. La Chiesa prende il nome di Santa Caterina Martire (o Santa Caterina d’Alessandria). Voluta fortemente dalla comunità ortodossa Russa, nell’ottobre del 1999 l’Ambasciata della Federazione Russa a Roma ha fatto formale richiesta al Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana ed al Comune di Roma per ottenere la possibilità di costruire l’edificio. Il progetto vero e proprio fu presentato al Comune di Roma un anno dopo. Il disegno prevedeva la costruzione della Chiesa Ortodossa nel comprensorio della Federazione Russa, dove è tutt’ora. La Chiesa è stata progettata di un altezza pari a 29 m con una superficie generale di 698,04 m², per un volume generale di 5056,28 m³. La realizzazione del progetto è stata approvata nel 2001, e nel 2002 la licenza edilizia. Qualche anno dopo viene  ufficialmente registrata l’Associazione per la costruzione della chiesa ortodossa di Santa Caterina d’Alessandria, con il fine di raccogliere i mezzi per la costruzione della Chiesa. Solamente nel 2009 ha avuto luogo l’inaugurazione della nuova Chiesa Ortodossa di...

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Porta Latina: Chiese di San Giovanni

Porta Latina: Chiese di San Giovanni Via di Porta Latina, nella zona dell’ Appia Antica fa da sfondo a due splendidi luoghi della cristianità:  il minuscolo Oratorio di San Giovanni in Oleo e la Chiesa Medievale di San Giovanni a Porta Latina. L’oratorio, un tempietto ottagonale, viene costruito agli inizi del 500′ da un prelato francese, per prendere il posto di un’ antichissima cappella. Questa, sorgeva nel posto in cui, secondo la leggenda, Giovanni Evangelista sarebbe rimasto incolume al supplizio dell’ olio bollente. Da qui il nome dell’ Oratorio. Il prelato francese era Benedetto Adam, il quale fece incidere il suo motto sopra una porta che affaccia sul giardino pubblico: ” Au Plasir de Dieu”. L’ architetto della struttura è sconosciuto, si attribuisce a Borromini la parte dal Fregio in su, che venne aggiunta solamente un secolo e mezzo dopo. L’interno dell’oratorio, (aperto di rado), contiene affreschi secenteschi che illustrano il supplizio di San Giovanni. Non molto lontano dal luogo sacro troviamo l’altra struttura in onore di San Giovanni. Anche qui il nome prende origine, come per l’Oratorio, dal martirio del Santo. Nonostante sia stata fondata nel V secolo, l’ attuale chiesetta medievale risale al VIII secolo. La struttura della chiesa riporta elementi di epoca romana, come i frammenti nel portico e le colonne presenti anche nella chiesa. Gli affreschi sono considerati importanti perché rappresentano il passaggio tra l’ influenza Bizantina e quello di Cavallini, maturato a Roma. Rappresentano scene dei due Testamenti e degli Evangelisti. Sulla sinistra della chiesa c’è un pozzo antichissimo con un incisione latina “Chiunque abbia sete venga ad abbeverarsi. Io Stefano…” L’iscrizione potrebbe essere opera di chi durante il periodo medievale, si prese cura della chiesa con pochi mezzi, dato che i padri votati vivevano in assoluta povertà. La Chiesa di San Giovanni fu per molto tempo rifugio di eremiti, visto che l’intera zona era stata completamente...

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Domine Quo Vadis

Chiesa del Domine Quo Vadis Via Appia Antica 51 06 512 0441 La Chiesa del Domine Quo Vadis è una della prime chiese che si incrociano su Via Appia Antica, circa 800 metri dopo Porta San Sebastiano. La Chiesa ha origini medievali ma fu ricostruita nel 1600. Prende il nome da una leggenda secondo cui l’ apostolo Pietro, fuggendo dalla città per evitare il martirio, ha una visione di Gesù al quale rivolge le seguenti parole “Signore, Dove vai?” e il Signore rispose “Eo Romam iterum crucifigi” , che tradotto vorrebbe dire: “Vengo a Roma a farmi crocifiggere di nuovo”. Come testimonianza dell’ accaduto all’interno della Chiesa vi è una pietra con con le impronte “dei suoi santi piedi”, lasciate proprio da Gesù davanti la Chiesa. La pietra sarebbe in realtà una copia, l’originale è difatti conservata nella Basilica di San Sebastiano. Da questo episodio deriva il secondo nome con cui è conosciuta la chiesa “Santa Maria in Palmis”. La Chiesa non è molto grande, ed è ad un’unica Navata. L’altare è contornato da due affreschi con la Crocifissione di Gesù e la Crocifissione di Pietro, e al centro l’immagine della Madonna del Transito. All’interno è collocato il busto di bronzo di uno scrittore polacco, Henryk Sienkiewicz, autore di un famoso romanzo storico che ha proprio il nome di “Quo...

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Basilica di Sant’Agostino

Basilica di Sant’Agostino Piazza di Sant’Agostino, Roma 06 6880 1962 La Basilica di Sant’Agostino, si trova a Roma, poco distante da Piazza Navona. E’ una delle prime chiese romane costruite durante il Rinascimento. La Basilica e il monastero dei monaci Agostiniani furono, durante il Rinascimento, il cuore dell’ attività Intellettuale di quel periodo. Grandi artisti come Raffaello e Michelangelo si recavano qui per pregare. Chiesa favorita anche dalle Cortigiane, che venivano qui per pregare e confessarsi, e donavano somme di denaro in cambio di una sepoltura all’ interno della Basilica. Tra queste, si dice che anche Fiammetta Michaelis, amante di Cesare Borgia, avesse qui la sua tomba. Anche se i tumuli non vennero mai rinvenuti. L’Origine della chiesa si fa risalire nel tardo 400′. La facciata, che fu costruita utilizzando travertino proveniente dal Colosseo, ricorda anche se più ornata, genericamente quella della Chiesa di Santa Maria del Popolo. Entrambe le Basiliche sono considerate come i due migliori esempi di Chiese Rinascimentali a Roma. L’ interno della Chiesa, rimodellato da Luigi Vanvitelli alla metà del 1700, è composto da 3 Navate, 10 cappelle laterali, transetto e abside, affiancata da altre quattro cappelle. Sant’Agostino è famosa anche per essere casa di opere, di alcuni dei più importanti pittori Rinascimentali come Caravaggio e Raffaello. Sul lato sinistro della Chiesa nella prima cappella vi è la meravigliosa “Madonna dei Pellegrini” (1605) . Le figure circondate dall’oscurità risaltano nella loro pienezza e drammaticità: ai piedi di una giovane madre appoggiata allo stipite di una casa povera, sono umilmente in ginocchio due pellegrini vestiti di stracci a mani giunte in segno di adorazione e gioia nel vedere le due dolci figure. Il bambino investito di spalle dalla luce rivolge loro lo sguardo come la mamma e tende la mano in segno di benedizione. Tenendo le spalle all’ opera di Jacopo Sansovino, la statua della “Vergine col Bambino” meglio nota come “La Madonna del Parto”, guardando verso il lato sinistro della Chiesa vi è un affresco di Raffaello “Il profeta Isaia” (1512). Nonostante pesanti restauri l’intensità dell’ espressione e la forza del disegno indicano la personalità del grande Raffaello. L’altare maggiore di Sant’ Agostino fu disegnato da Bernini nel XVII secolo a cui dobbiamo anche la realizzazione dei due angeli in...

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Basilica Santa Maria del Popolo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Basilica Santa Maria del Popolo A Piazza del Popolo, accanto alla omonima porta  è sita una delle basiliche più celebri di Roma: Santa Maria del Popolo.  Sorta sull’ antico luogo del mausoleo dei Domizi Enobarbi , in cui era sepolto l’ imperatore Nerone, nasce nel 1099 inizialmente come piccola cappella, successivamente subì una serie di modifiche fino a quando venne ricostruita sotto Sisto IV, da Andrea Bregno tra il 1472 e il 1477. Attualmente la struttura architettonica della basilica presenta una pianta a tre navate con quattro cappelle per lato; termina con un ampio transetto, sul quale affacciano quattro cappelle, una cupola ed un profondo presbiterio. Nella navata di destra ritroviamo quattro cappelle : Del presepio, Cappella Cybo, Basso della Rovere e Costa . La cappella del presepio presenta una pianta esagonale con una copertura a volta costolonata di sei spicchi nei quali sono rappresentate le fasi salienti della vita di San Girolamo innestate su uno sfondo blu impreziosito da stelle dorate. Sulla parete dell’ altare si trova l’ affresco della Madonna con bambino , racchiuso  da  grottesche policrome su sfondo giallo oro. La cappella Cybo dedicata a San Lorenzo presenta una pianta a croce greca ed è interamente rivestita da marmi verdi e neri . La cappella basso della Rovere è dedicata a sant’ Agostino , la decorazione pittorica si deve al Pinturicchio , agli assistenti di bottega ed altri , ciò si evince dal crogiolo di stili presenti. La cappella costa presenta sull’ altare scolpiti i santi Vincenzo, Caterina d’ Alessandria e Antonio da Padova. Nella navata di sinistra ritroviamo: la cappella Cybo Soderini, la cappella Mellini , la cappella Chigi e la cappella del battistero.  Il transetto presenta due altari principali disegnati dal Bernini, sul quale si affacciano quattro cappelle. Nel presbiterio ritroviamo l’ altare maggiore fatto costruire nel 1627 per volontà del cardinale Antonio Maria Sauli , che si occupò anche della decorazione dell’ arco trionfale, dove venne rappresentata la leggenda sulla nascita della basilica. La leggenda narra che nel punto esatto in cui sorge la basilica si uccise Nerone  a sua memoria  fu piantato un albero di noce. La zona agli occhi del popolo era dannata e mossi da una preoccupazione comune chiesero aiuto a papa Pasquale II , che prescrisse 3 giorni di digiuno, durante uno dei quali  gli apparve  la madonna che gli diede una soluzione per arginare il problema ovvero:  tagliare l’ albero di noce, disseppellire le ceneri di Nerone e poi bruciarli entrambi gettando...

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Cupola di San Pietro e Via Piccolomini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: a partire da 3,00 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Cupola di San Pietro e Via Piccolomini La Cupola della Basilica di San Pietro progettata da Michelangelo è alta 136 mt. ed offre una splendida veduta della Piazza San Pietro, del colonnato del Bernini e una visione a 360 gradi della città e dei territori circostanti, fino ai Castelli Romani e al mare. Da qui Roma si scopre in tutta la sua bellezza, la città eterna è ai nostri piedi, nell’ ampiezza dei suoi quartieri alternati dal verde dei giardini, solcata in mezzo dal Tevere e cinta, attorno, dai Colli Albani azzurri in lontananza. L’accesso alla cupola si ha attraverso la lunga salita a spirale, denominata “lumaca di Sant’Andrea” e 537 scalini che portano fino alla panoramica galleria esterna. La Salita a piedi totale è di 551 gradini. E’ possibile salire in ascensore fino al livello terrazzo e poi proseguire a piedi (320 scalini). Curiosità : Effetto Ottico Via Piccolomini Per avere un ottima visione del “Cuppolone” potete recarvi in Via di Piccolomini, nella zona dell’ Aurelia antica. Zona tranquilla e residenziale, ma che offre una splendida vista della Cupola di San Pietro. Via Piccolomini è famosa a Roma, perché secondo uno strano effetto ottico percorrendo la via in direzione della Cupola, vi accorgerete che andandole incontro le dimensioni della Cupola diminuiscono notevolmente. Al contrario, percorrendo la via per tornare indietro, vedrete la Cupola ingrandirsi sempre di più. Curioso, non trovate?    ...

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Basilica di San Pietro in Vaticano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Basilica di San Pietro in Vaticano Piazza San Pietro Roma (RM) Tel. 06 69883731 – Fax 06 69885518 www.vatican.va Nel II secolo sulla tomba dell’apostolo Pietro (un cimitero a breve distanza dal circo di Nerone in cui era avvenuto il martirio), l’imperatore Costantino fece erigere la primitiva Basilica di San Pietro, un edificio costituito da cinque navate precedute da un grande atrio con quadriportico e cantharos per le abluzioni. Nel 1505 Giulio II Della Rovere (1503-1513) decise la ricostruzione completa del tempio affidandone i lavori a Donato Bramante; questi progettò, ed iniziò, un grandioso edificio a croce greca con cupola rimasto tuttavia incompiuto per la scomparsa tanto del papa committente che del Bramante stesso (1514). Seguì un periodo di incertezze e ripensamenti in cui alla guida del cantiere si succedettero Raffaello, Baldassarre Peruzzi e Antonio da San Gallo. Quest’ultimo in particolare si discostò dal progetto originario proponendo una più tradizionale pianta a croce latina. Nel 1547 Paolo III Farnese dette l’incarico di proseguire i lavori della Basilica di San Pietro a Michelangelo. L’anziano maestro – aveva più di settant’anni – recuperò subito la centralità del progetto bramantesco proiettandola però verso l’alto con la possente eppur slanciata cupola, eseguita dal Buonarroti fino al tamburo e  portata a termine, con qualche variante, da Giacomo della Porta tra il 1588 eil 1590. Sotto il pontificato di Paolo V Borghese (1605-1621), Carlo Maderno, incaricato del completamento dei lavori, aggiunse tre cappelle laterali – reintroducendo in tal modo la pianta a croce latina – ed eseguì la tanto discussa facciata, terminata nel 1614. Nel 1626 la Basilica di San Pietro fu finalmente consacrata da papa Urbano VIII Barberini (1623-1644). A partire dal 1629 la direzione del cantiere fu affidata a Gian Lorenzo Bernini, che realizzò gran parte dell’apparato decorativo e, tra il 1656 e il 1665, sistemò definitivamente la piazza antistante la basilica erigendo il celeberrimo colonnato. L’imponente facciata, lunga 115 metri e preceduta dalla scalinata a tre ripiani progettata dal Bernini, presenta lesene e colonne corinzie ed è sormontata da un attico coronato da tredici colossali statue. Al centro si trova la Loggia delle Benedizioni: da qui il papa benedice i fedeli nelle occasioni più solenni e viene annunciata al mondo l’elezione di ogni nuovo pontefice. Entrando nella Basilica di San Pietro, nel grande atrio progettato da Carlo Maderno si può ammirare sulla destra, dietro una porta a vetri, la statua equestre di Costantino opera del Bernini. Delle cinque porte d’accesso, la Porta Santa, la...

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Mausoleo di Santa Costanza e le Catacombe di Sant’Agnese

Mausoleo di Santa Costanza e le Catacombe di Sant’Agnese  Il Mausoleo di Santa Costanza e le Catacombe di Sant’Agnese si trovano sulla Via Nomentana. Il complesso è rappresentato da catacombe, sviluppatesi tra il III e il IV secolo d.C., le quali si articolano in varie regioni disposte su tre piani; prendono il nome dalla martire Agnese, deposta qui tra la metà del III e l’inizio del IV secolo. Una piccola basilica a navata unica venne costruita nel IV secolo al primo piano del cimitero, dove la santa era stata deposta. Nell’ area si conservano inoltre i resti di una grande basilica a tre navate, fatta costruire da Costantino o da sua figlia Costanza tra il 337 e il 350 d.C. Su uno dei lati della basilica fu costruito intorno alla metà del IV secolo il mausoleo di Costanza, morta nel 354. Si tratta di uno dei monumenti più importanti dell’architettura tardo-antica. E’ infatti il primo esempio di edificio a pianta centrale con ambulacro (corridoio di passaggio). In origine era circondato da un portico, ora scomparso; l’ingresso è preceduto da un nartece con due absidi ai lati; l’interno è costituito da un corridoio anulare coperto da volta a botte e da un vano centrale coperto da una cupola, delimitato da dodici coppie di colonne di granito. Sulle pareti sono delle nicchie rettangolari e semicircolari; nella nicchia di fondo era il sarcofago di Costanza in porfido rosso, ora conservato nei Musei Vaticani e qui sostituito da una copia. Bellissimi mosaici risalenti al IV secolo con frutta, fiori, animali e scene di vendemmia si trovano sulla volta del corridoio. Altri mosaici si trovano nelle nicchie, con la rappresentazione della consegna delle chiavi a S. Pietro e della consegna della legge a S. Pietro e S. Paolo; ai lati dell’ingresso sono raffigurati Costanza e suo marito Annibaliano. Nel VII secolo fu costruita sulla tomba di S. Agnese da papa Onorio un’altra basilica, a tre navate e con abside rivolto verso la via Nomentana. Si tratta di un esempio di basilica cristiana di influenza bizantina, come testimoniato dal mosaico nell’abside, magnifico esempio di mosaico bizantino a Roma databile nella prima metà del VII secolo, con la figura di S. Agnese  frai papi Simmaco (498-514) e Onorio (625-638), che ha in mano il modellino della...

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Sant’Agnese in Agone

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Sant’Agnese in Agone  Piazza Navona Roma (RM) Telefono 06 68192134     La chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma viene costruita a Piazza Navona nel XVII secolo su progetto iniziale di Carlo Rainaldi, ma con il decisivo intervento, fra il 1653 ed il 1657 d.C, di Francesco Borromini. Papa Innocenzo X Pamphili, che ha il suo monumento funebre all’interno di questa stessa basilica, decide di procedere ad un riassetto urbanistico dell’area e far costruire la chiesa di Sant’Agnese in Agone quasi come una cappella privata annessa alla residenza di famiglia che le sorge a lato. Lo stretto rapporto che intercorre fra la chiesa e il palazzo Pamphili è ancora testimoniato da un’apertura nel tamburo della cupola che permetteva al pontefice di assistere alle celebrazioni direttamente dal suo appartamento. L’impianto a croce greca, nato sul luogo del martirio dell’omonima santa, che l’agiografia vuole miracolosamente ricoperta dai propri capelli dopo essere stata esposta nuda alla gogna, nasconde negli attuali sotterranei un oratorio medioevale ed alcune rovine dell’antico Stadio di Domiziano. Nel breve periodo in cui fu chiamato a sostituire Carlo Rainaldi alla direzione dei lavori, Francesco Borromini modifica il prospetto della facciata utilizzando dei volumi concavi per esaltare lo slancio della cupola incorniciata fra due campanili gemelli. La basilica, decorata da marmi pregiati e da un uso esteso di stucchi dorati, annovera anche l’uso di materiali sottratti ad altri edifici religiosi come nel caso delle colonne nelle cappelle della crociera provenienti da San Giovanni in Laterano o le campane sottratte alla Cattedrale di Castro nel Viterbese. Curiosità: Si  dice che la Statua di Sant’Agnese, collocata sulla facciata, voglia rassicurare la Fontana dei Quattro Fiumi circa la stabilità della chiesa....

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Basilica di San Paolo fuori le Mura

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Basilica di San Paolo fuori le Mura  Via Ostiense, 190 00100 Roma (RM) Telefono 06 69880800 info@annopaolino.org www.annopaolino.org Lungo la Via Ostiense, sul luogo dove secondo la tradizione era stato sepolto l’Apostolo delle genti, i primi cristiani eressero una cappella sepolcrale (cellamemoriae) successivamente trasformata in basilica da Costantino; questa venne consacrata, sempre secondo la tradizione, nel 324 da papa Silvestro I. San Paolo fuori le Mura è un vasto complesso extra territoriale (Motu Proprio di Papa Benedetto XVI, 30 maggio 2005), amministrato da un Arciprete, il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo. E’ la seconda basilica per dimensioni dopo San Pietro, quindi con i suoi 132 metri di lunghezza, 65 di larghezza e 30 di altezza è una delle più grandi chiese del mondo Già nel 385 si dette inizio alla ricostruzione in forme più ampie del tempio, terminata nel 395 al tempo dell’imperatore Onorio. Divenuta una delle tappe più importanti del pellegrinaggio a Roma, la grande basilica – a tre navate, con colonne antiche e quarantadue finestre per dar luce all’interno – vide svilupparsi attorno ad essa un borgo che nel IX secolo, in conseguenza d’incursioni saracene, venne fortificato da papa Giovanni VIII e da questi prese il nome di Giovannopoli. Nel corso dei secoli la basilica si arricchì di magnifiche opere d’arte. Nel 1070 vennero donate le splendide porte di bronzo, tuttora in situ ma rivolte verso l’interno, fuse a Costantinopoli da maestranze bizantine; nel XIII secolo furono attivi nella chiesa i Vassalletto, una famiglia di marmorari romani, Arnolfo di Cambio, autore del ciborio, e Pietro Cavallini, le cui decorazioni a fresco, nella navata, e a mosaico, in facciata, sono andate purtroppo irrimediabilmente perdute. Ulteriori interventi vennero eseguiti nei secoli XV (Benozzo Gozzoli e Antoniazzo Romano) e XVII (Onorio Longhi e Carlo Maderno). Tra il 15 e il 16 agosto del 1823 la basilica venne pressoché distrutta da un incendio che risparmiò solo il transetto e parte della facciata. La commissione appositamente istituita da papa Leone XII, vagliate diverse soluzioni, decise per la completa riedificazione del tempio. Fu incaricato dei lavori Pasquale Belli, che in collaborazione con altri architetti demolì le parti superstiti e ricostruì la chiesa nelle forme attuali (1825-1854) seguendo le dimensioni e la pianta dell’antica basilica. La facciata, decorata nella fascia superiore da mosaici ottocenteschi, è opera di Luigi Poletti – autore anche del campanile e del pronao sul lato settentrionale, quest’ultimo realizzato reimpiegando dodici colonne già nella navata della chiesa precedente – ed è preceduta da...

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Basilica di San Lorenzo fuori le Mura

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di San Lorenzo fuori le Mura  Piazzale del Verano, 3 00100 Roma (RM) Telefono 06 491511 sanLorenzofuorileMura@VicariatusUrbi     La Basilica di San Lorenzo: è un’importante chiesa di Roma, una delle Sette Chiese e una delle cinque Basiliche patriarcali, situata a ridosso del cimitero del Cimitero del Verano.La basilica ospita la tomba di san Lorenzo, arcidiacono della Chiesa di Roma, martirizzato nel 258. Fra gli altri, nella basilica sono sepolti i papi Ilario e Pio IX e Alcide De Gasperi. In origine la Basilica venne costruita nel IV secolo dall’ Imperatore Costantino vicino alla tomba del martire Lorenzo e sopra di questa fu costruito un oratorio dalle piccole dimensioni. Quest’ultimo, in seguito, venne sostituito, sotto papa Pelagio II, da una nuova chiesa, e quindi per un certo periodo di tempo vi erano sia la chiesa di Costantino maggiore, che quella minore di Pelagio. La Basilica Minore subì una serie di modifiche ad opera di papa Onorio III e in occasione forse dell’incoronazione di Pietro di Courtenay nel 1217 come imperatore latino di Costantinopoli. La chiesa, dunque, venne ampliata e la vecchia basilica divenne il presbiterio rialzato di quella nuova; essa inoltre venne decorata da molti affreschi che rappresentavano la vita di San Lorenzo e di Santo Stefano. Ulteriori trasformazioni della basilica si ebbero nel seicento, ma queste modifiche furono eliminate con il restauro di Virginio Vespignani nella seconda metà dell’ottocento. Dopo la seconda Guerra Mondiale, a causa dei danni subiti dalla chiesa per via di un bombardamento, essa venne restaurata ulteriormente, perdendo però gli affreschi della parte superiore della facciata. I restauri infine terminarono nel 1948 e videro l’eliminazione degli elementi aggiunti...

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Chiesa Anglicana All Saints

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa Anglicana All Saints  Via del Babuino 153/b Roma (RM) Telefono 06 36001881 office@allsaintsrome.org www.allsaintsrome.org     La Chiesa Anglicana venne costruita a Roma nel 1880. Si decise di costruire una chiesa di culto anglicano per i residenti e visitatori inglesi a Roma. L’incarico fu affidato all’architetto inglese George Edmund Street. La Chiesa Ognissanti (All Saints) è in stile neogotico e l’interno è decorato con marmi policromi italiani e pietra rosata di Arles (cittadina francese). Ha tre navate con copertura lignea sorretta da arconi a sesto acuto ed archi rampanti.L’esterno è in mattoni rossi di Siena, che contrastano con le ornamentazioni in...

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Sacro Cuore del Suffraggio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Sacro Cuore del Suffraggio Lungotevere Prati 12 Roma (RM) Telefono 066865261   La Chiesa del Sacro Cuore del Suffraggio è nota per ospitare il Museo delle Anime del Purgatorio. Sorse sul lungotevere Prati a partire dal 1894, per volontà di padre Victor Jouet, missionario marsigliese che aveva fondato l’Associazione del Sacro Cuore di Gesù per il suffragio delle anime del Purgatorio. Opera dell’architetto Giuseppe Gualandi, che scelse lo stile gotico transalpino, inusuale per Roma, anche per la ristrettezza del lotto del terreno a disposizione. La facciata è ricca di guglie, nicchie e statue. L’interno è a tre navate, divise da pilastri a fascio con altissimi archi a sesto acuto. Nelle pareti si aprono le vetrate policrome che creano un’atmosfera piuttosto...

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SS. Andrea e Claudio Borgognoni

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   SS. Andrea e Claudio Borgognoni  Via del Pozzetto 160 ang. Piazza San Silvestro Roma (RM) Telefono 06.6790310     La Chiesa dei SS. Andrea e Claudio Borgognoni è costruita sul luogo di un oratorio e di un ospizio. L’architettura del nuovo edificio fu opera di Antoine Derizet, che vi lavorò nel 1728-29. L’interno è un ambiente a croce greca con cupola, gradevole sistemazione settecentesca con belle decorazioni a stucco, tra cui angeli adoranti di derivazione berniniana. Sull’ altare maggiore una scultura in bronzo raffigurante il Globo terrestre fa da trono all’ esposizione eucaristica all’ interno di una raggiera dorata; sopra la raggiera, un affresco di Antonio Bicchierai che raffigura L’Eterno benedicente. Nella cappella laterale sinistra vi è l’urna in marmi policromi, opera di Corrado Mezzana, con le spoglie di Pierre-Julien Eymard, fondatore dei Padri Sacramentini. Sopra l’altare vi è una tela di Placido Costanzi che raffigura una Visione di San Carlo Borromeo cui appare un Santo vestito di bianco (1731). Ai lati della cappella dipinti moderni del 1939. Nella cappella laterale destra, dedicata a san Giuseppe, vi sono opere moderne di Cleto Luzzi (1949), con Sogno di San Giuseppe e Fuga in Egitto, mentre sull’ altare troneggia un San Giuseppe tra due angeli di Guido...

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Sant’ Antonio da Padova

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Chiesa di Sant’ Antonio da Padova all’Esquilino Via Merulana 124 Roma (RM) Telefono 06 703739 La Chiesa di Sant’ Antonio da Padova, chiamata anche Basilica di Sant’Antonio al Laterano per la vicinanza alla basilica lateranense, costituisce, con Palazzo Brancaccio, l’opera più impegnativa di Luca Carirmini (1884-1887). Ed è definita anche come la prima realizzazione monumentale dell’architettura sacra romana dopo il 1870. La facciata si leva su una scalinata a doppia rampa. L’eclettismo Neorinascimantale dell’architetto accostò alle forme quattrocentesche quelle tipiche del Sangallo del portico a cinque arcate. Caratteristico il campanile a cella ottagona, con cuspide in maioliche policrome e dorate. Hanno sede, negli edifici annessi la Pontificia Università Antonianum e gli Istituti culturali ad essa collegati, la Pontificia Accademia Mariana Internazionale e il Collegio Internazionale S. Antonio, sede della fraternità Gabriele...

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Chiesa dei Santi Michele e Magno

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa dei Santi Michele e Magno Largo degli Alicorni, 21 Roma (RM)     La Chiesa dei Santi Michele e Magno risale al IX secolo ed apparteneva ai Frisoni e alla loro scuola. Nell’Alto Medioevo infatti sorsero in questa zona diverse scuole a base etnica, ossia associazioni di carattere caritatevole e assistenziale nei confronti dei pellegrini che venivano a Roma per visitare la tomba di san Pietro. La schola dei Frisoni fondò dunque la chiesa dedicandola a san Michele arcangelo. La chiesa primitiva venne distrutta nella lotta, per liberare Gregorio VII, tra Roberto il Guiscardo e l’imperatore Enrico IV, che risedette proprio nella scuola dei Frisoni. La nuova chiesa sorse nel XII secolo ed assunse anche il nome di san Magno accogliendone le reliquie; è in questa occasione che fu aggiunto il campanile romanico, oggi visibile solo da piazza san Pietro. Subì poi restauri nel corso dei secoli successivi, soprattutto nel Settecento ad opera di Carlo Murena, pur mantenendo la sua struttura medievale. Per accedere alla chiesa occorre percorre una scala, in passata ritenuta santa. Internamente essa si presenta a tre navate, divise da colonne antiche racchiuse dentro a pilastri del XVIII secolo. Nella navata centrale si conserva ciò che resta dell’antico pavimento cosmatesco. Nella chiesa sono conservate due lapidi medievali: la prima ci informa che l’altare attuale fu consacrato da Innocenzo II il 30 gennaio 1141; la seconda invece racconta il fatto miracoloso della scoperta delle reliquie di san Magno a Fondi e della loro traslazione a...

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Santa Maria in Vallicella – Chiesa Nuova

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Maria in Vallicella – Chiesa Nuova  Via del Governo Vecchio, 134 Roma (RM) Tel. 06 6875289 – Fax 06 6873124 vallicella@tiscali.it www.vallicella.org     La figura di San Filippo Neri, “Apostolo di Roma”, canonizzato nel 1622, è storicamente legata alla chiesa di S. Maria in Vallicella. Nel 1548 Filippo Neri, chiamato dal popolo “Pippo buono”, fondò la Confraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti allo scopo di assistere i pellegrini bisognosi che si recavano a Roma. In segno di riconoscimento per l’opera svolta, Gregorio XIII gli fece dono della chiesa di Santa Maria in Vallicella, già documentata dal XII secolo (così detta per la presenza di un avvallamento). La ricostruzione della chiesa (da qui Chiesa Nuova), iniziata nel 1575 da Pietro Bartolini di Città di Castello, proseguì nel 1583 con Martino Longhi il Vecchio. La chiesa fu consacrata nel 1599 mentre la facciata  fu completata ai primi del ‘600 seguendo il modello della chiesa del Gesù. La facciata, compiuta nel 1605, presenta due ordini scanditi da lesene corinzie. Nella parte inferiore si apre il portale centrale affiancato da colonne con ai lati due portali più piccoli. Nell’ordine superiore al centro si trova una finestra balaustrata tra colonne su cui poggia un timpano curvo. Ai lati due nicchie con statue di San Girolamo e San Gregorio Magno. L’interno, a tre navate e copertura a volta presenta una grande aula centrale affiancata da cappelle intercomunicanti. Nella navata principale, nel soffitto, nella cupola e nell’abside si trovano gli affreschi di Pietro da Cortona. L’altare è decorato con il capolavoro di Rubens “Angeli in Venerazione della Madonna” (1608), dipinto che copre un’antica immagine della Vergine con Bambino; sempre di Rubens le due tele laterali raffiguranti i “SS. Gregorio Magno, Mauro e Papia” e i “SS. Domitilla, Nereo e Achilleo” (1608). A sinistra del presbiterio si trova la cappella dedicata a San Filippo Neri ricca di marmi pregiati, pietre dure e madreperla. Nella sagrestia, realizzata nel 1629, ancora opere di Pietro da Cortona, Alessandro Algardi, Guido Reni,...

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Santa Maria Maddalena in Campo Marzio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Maria Maddalena in Campo Marzio  Piazza della Maddalena, 53 Roma (RM) Telefono 06 899281 francidema@tiscali.it   L’origine della chiesa di Santa Maria Maddalena in Campo Marzio è anteriore alla prima metà dell’VIII secolo. Presso questa, si dice che fecero sosta alcune monache brasiliane profughe da Costantinopoli che portavano con loro il corpo di San Gregorio Nazianzeno e molte reliquie di martiri. La chiesa orientale cattolica è, probabilmente per questo motivo, di rito antiocheno e fu annessa ad un monastero di benedettine fondato intorno al 750 da papa Zaccaria. Costruita per opera di Giacomo della Porta, Carlo Maderno e Francesco Paparelli, fu trasformata nel 1668-1685, secondo il gusto del tempo, da Giovanni Antonio de Rossi, autore della decorazione architettonica dell’atrio e del cortile antistante, reso illusionisticamente più ampio. Ha una pianta quadrata a croce greca ed una cupola ellittica senza tamburo. La particolarità della chiesa sono le numerose cappelle tutte riccamente decorate. Sopra l’altare c’è il dipinto di una Madonna del XII secolo da cui prende il nome la...

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San Luigi dei Francesi

La Chiesa di San Luigi dei Francesi  La Chiesa San Luigi dei Francesi, sita in pieno centro storico tra Piazza Navona e Piazza di Sant’ Eustachio è una meta imperdibile per gli amanti della pittura. All’interno di una delle sue cappelle sono ospitati tre capolavori, opere del Caravaggio: Martirio di San Matteo, San Matteo e l’Angelo, Vocazione di San Matteo. Nella cappella, precisamente nella navata di destra, si possono invece ammirare alcuni meravigliosi affreschi opera del Domenichino. La Chiesa di San Luigi dei Francesi fu fondata dal cardinale Giulio dei Medici (poi Clemente VII) nel 1518, e completata nel 1589 da Giacomo della Porta e Domenico Fontana. La vasta facciata tardo-rinascimentale attribuita a Giacomo della Porta, è ripartita da lesene in cinque campate, con tre portali e due nicchie con statue del Lestache (1758). L’interno è a tre navate con cinque cappelle per lato ed un ricco coro centrale decorato da marmi; lo stile di tutta la chiesa è indiscutibilmente barocco. San Luigi dei Francesi ospita inoltre diverse tombe, tra cui la tomba di Pauline de Beaumont, fatta costruire dal suo amante, il Chateaubriand; e la tomba del cardinale François Joachin de Bernis, ambasciatore dei re Luigi XV e Luigi XVI. Per maggiori informazioni sull’orario di apertura della Chiesa, potete telefonare allo 06...

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Santi Quattro Coronati

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Complesso dei Santi Quattro Coronati Via dei S.S. Quattro, 20 Roma (RM) Telefono 0039 06 70475427 monacheosasantiquattro@tin.it http://www.santiquattrocoronati.org/     Al Complesso è attribuito il nome di “Quattro Coronati” in seguito alla leggenda di quattro marmorari cristiani messi a morte sotto Diocleziano per essersi rifiutati di scolpire idoli pagani, ma anche di quattro (o cinque) militari, ugualmente martirizzati e sepolti presso le tombe dei martiri precedenti. Il sito si presenta ancora come un complesso monastico fortificato, di modesta apparenza esterna ma di massiccia consistenza muraria, ed è costituito da una basilica e da una serie di altri spazi sacri e residenziali (cripta, cortili, convento, antico palazzo cardinalizio). Esso occupa, dal IV secolo, i luoghi di una ricca residenza aristocratica di età tardoantica che era collocata lungo l’antica via Tuscolana (nel percorso corrispondente all’attuale via dei Santi Quattro) e nei secoli fu ripetutamentemente e radicalmente modificato. La primitiva aula absidata fu convertita in luogo di culto cristiano prima del 499, data a cui risale la prima attestazione del “titulus Aemilianae”, più volte identificato, dalle fonti altomedioevali, con la chiesa dei Santi Quattro. La posizione della chiesa era rilevante, per essere in alto e per la sua vicinanza al Laterano, sede allora del papato. La fortificazione del complesso (cripta, torre d’ingresso all’epoca decorata all’interno e all’esterno, primo cortile con i primi edifici destinati al clero) è di epoca carolingia, attribuita al papa Leone IV (fine VIII secolo). Dopo l’incendio di Roberto il Guiscardo nel 1084, papa Pasquale II provvide alla ricostruzione, riducendo però la basilica alla sola metà ovest della ex navata centrale e trasformando il precedente spazio nell’attuale secondo cortile, mentre quelle che erano state le navate laterali furono inglobate, la destra nel palazzo del cardinale titolare, la sinistra nel monastero fondato dallo stesso Pasquale II, che dal 1138 divenne un priorato dell’abbazia benedettina di S. Croce di Sassovivo presso Foligno. All’incirca nella prima metà del XIII secolo fu realizzato il bellissimo chiostro cosmatesco, la cui lavorazione fu affidata ai marmorari romani dell’Università sorta presso il Celio in onore dei quattro martiri scalpellini cui era dedicata la chiesa. Probabilmente il lavoro fu opera di Pietro de Maria lo stesso maestro marmorario che lavorò al chiostro dell’abbazia di Sassovivo. Importanti restauri (testimoniati dall’iscrizione con lo stemma del cardinale murata nel primo cortile, sotto la torre) furono fatti eseguire nel XV secolo dal cardinale Carillo dopo la cattività avignonese, quando il complesso fu dichiarato sede pontificia da papa Martino V. Con lo spostamento della...

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Santa Sabina all’Aventino

Basilica di Santa Sabina all’Aventino Piazza Pietro d’Illiria, 1Roma (RM)Tel. 06 57940600 Interno della basilica di Santa Sabina Origini La Basilica di Santa Babina fu fondata da Pietro, prete di Illiria, tra il 422 e il 432, su di un antico “Titulus Sabinae” sorto probabilmente nella casa di una matrona Sabina che finì poi per identificarsi con la omonima santa umbra. Nel 824 fu aggiunta la “Schola Cantorum”, per cura del papa Eugenio II. Il papa Onorio III, nel 1222, la donò a San Domenico per il suo Ordine e fu in quella occasione che il campanile ed il bel chiostro furono realizzati. Seguirono altri restauri, fino alla trasformazione interna del 1587 per opera di Domenico Fontana. Il secolo XX Negli anni delle due guerre mondiali si procedette al totale ripristino della chiesa, tanto che attualmente rappresenta il tipo più perfetto di basilica cristiana del V secolo. La facciata, preceduta dall’atrio, è ad arcate, sostenute da quattro antiche colonne di marmo scanalate a spirale e da quattro di granito, nelle quali sono raccolti frammenti lapidei, sarcofagi di età imperiale e resti di antiche transenne. Il portale mediano della chiesa, che ha un bel contorno marmoreo di età classica. E’ chiuso da preziosi battenti di porta in legno di cipresso, riproducenti in rilievo scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. L’interno basilicale, luminoso, vasto e solenne è diviso in tre navate da ventiquattro colonne scanalate corinzie. Della originaria decorazione del V secolo resta solamente una grande fascia a mosaico con un’iscrizione a belle lettere d’oro su fondo azzurro, che porta i nomi di Pietro di Illiria e del papa del tempo, Celestino I. É l’unica chiesa che ebbe il privilegio di possedere una fonte battesimale. Alcuni lavori di restauro condotti nell’atrio hanno riportato alla luce un dipinto murale raffigurante, secondo l’iconografia greca, la Vergine con Bambino. Al suo fianco si trovano i SS. Pietro e Paolo da un alto, e dall’altro Santa Sabina e Santa Serafia che introducono i committenti. Recentemente è stato inaugurato presso gli edifici monastici il Museo Domenicano di Santa Sabina, visitabile su prenotazione. Vedi anche: Leggenda Pietra del...

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Santo Stefano Rotondo

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santo Stefano Rotondo  Via di Santo Stefano Rotondo, 7 Roma (RM) Tel. 06 421199 – Fax 06 42119125 santo.stefano.rotondo@cgu.it     Santo Stefano Rotondo è una delle chiese più antiche d’Italia a pianta circolare, fu eretta probabilmente nel V secolo e consacrata al culto da papa Simplicio alla fine del V secolo. E’ preceduta da un portico a cinque arcate su alte colonne antiche di granito, con capitelli corinzi. In origine era costituita da un ambiente circolare, circoscritto da due ambulacri concentrici, formati da due giri di colonne: l’ambulacro esterno era intersecato dai quattro bracci di una croce greca, alle cui estremità si trovavano quattro cappelle. Papa Innocenzo II, nel XII secolo, ordinò di aggiungere il portico di ingresso e le tre grandiose arcate trasversali dell’area interna, utilizzando due altissime colonne di granito, allo scopo di sostenere la copertura pericolante. Papa Nicolò V provvide, nel 1453, a far ristrutturare la chiesa riducendone il diametro. Da non perdere l’interno della piccola chiesa assolutamente insolito e particolarissimo, ricco, lungo le pareti, di affreschi del Pomarancio, del Tempesta e di altri, impressionanti per la rappresentazione delle atrocità inflitte ai martiri cristiani. Una delle cappelle contiene un mosaico bizantino del VII secolo che raffigura due martiri che furono sepolti nella...

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Santa Balbina

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Santi Cosma e Damiano

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Santa Maria in Cosmedin

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Santa Maria in Cosmedin Piazza della Bocca della Verità, 18 Roma (RM) Telefono 06 6787759 La Chiesa di Santa Maria in Cosmedin sorge nel luogo dove oggi troviamo la famosissima Bocca della verità. Essa fu destinata nell’VIII secolo ai monaci bizantini che, fuggiti alle persecuzioni degli iconoclasti d’Oriente, si erano stabiliti nei pressi del Tevere. Per le decorazioni apportate, l’edificio prese anche il nome di “Cosmedin” che in greco significa ornamento. Restaurata e modificata più volte nel corso dei secoli, la chiesa mostra all’interno alcuni suggestivi elementi decorativi dell’VIII e dell’XI secolo, quali il matroneo e la “Schola Cantorum”. All’esterno è visibile il campanile a sette piani di bifore e trifore, uno tra i più belli della città in stile romanico. L’interno è suggestivo e severo, radicalmente ripristinato nelle sue forme originarie dell’VIII secolo: tre navate, separate da pilastri e da diciotto colonne di varia provenienza. Il soffitto è ligneo, costituito da capriate, mentre il pavimento è arricchito dagli smalti e dagli ori dei mosaici cosmateschi, oltre che da superfici marmoree. Qui si possono ammirare la schola cantorum proprio a metà della navata centrale, la “cattedra” episcopale, il “baldacchino” gotico dell’altare maggiore, opera di Deodato di Cosma, e l’altare di granito rosso posto sul fondo dell’abside risalente al 1123. La facciata a forma di capanna della chiesa presenta un portico con sette arcate, cui si sovrappongono sette finestre; in posizione decentrata, sulla destra dell’osservatore, si erge il bel campanile romanico risalente al XII secolo che si eleva dal tetto per sette piani, con bifore e trifore, e decorato da maioliche colorate. Il portico ospita la famosa Bocca della Verità, cara alla tradizione popolare per la nota credenza che la bocca potesse mordere la mano di chi non avesse affermato il...

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Santa Prassede

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Prassede  Via di Santa Prassede, 9/a Roma (RM) Tel. 06 4882456 – Fax 06 4819059   La chiesa di Santa Prassede si trova nei pressi di Via Merulana all’altezza di Piazza Vittorio Emanuele. La chiesa ha origini molto antiche. Attorno alla basilica di Santa Maria Maggiore sorsero molte chiese, tra cui, come attesta una lapide del 491, un titulus Praxedis. Papa Adriano I verso l’anno 780 rinnovò completamente ciò che restava del titulus Praxedis, la chiesa attuale invece si deve al rifacimento operato da papa Pasquale I nell’817, che costruì un nuovo edificio sacro al posto del precedente, ormai fatiscente. La nuova chiesa era destinata ad accogliere le ossa dei martiri sepolti nel cimitero di Priscilla. Fin dal IX secolo la chiesa era inserita nel tessuto edilizio a tal punto che la facciata non era visibile dalla strada, come lo è tuttora; essa si trova all’interno di un cortile quadrangolare delimitato da edifici abitativi, ancora oggi sono visibili le colonne dell’antico nartece e tre finestre centinate in alto. L’interno, a pianta basilicale, era originariamente diviso in tre navate da sedici colonne di granito reggenti direttamente la trabeazione. Quattro di queste furono successivamente incorporate in pilastri di rinforzo, su cui sono impostate tre grandi arcate trasversali. Il catino absidale, l’arco absidale e l’arco trionfale sono intermante decorati a mosaico, con raffigurazioni tratte dall’apocalisse e una rappresentazione del cristo attorniato dai Santi e dal committente, papa Pasquale I. Splendidi gli affreschi alle pareti con “Storie della Passione”, figure di “Apostoli” sui pilastri, puttini e festoni, opere di vari autori dei primi del XVII secolo. Al centro del pavimento un disco di porfido copre un pozzo, ove, secondo la leggenda, Santa Prassede raccoglieva i resti ed il sangue dei martiri. La cappella di San Zeno è il più importante monumento bizantino in Roma e racchiude alcuni dei più importanti mosaici bizantini. Nella chiesa si trova il busto del vescovo Santoni, prima opera scultorea di...

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Santa Pudenziana

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Pudenziana Via Urbana, 160 Roma (RM) Tel. 06 4814622 – Fax 06 4463478     Per secoli si è ritenuto che Santa Pudenziana fosse la più antica chiesa cristiana di Roma: la chiesa sarebbe stata costruita sulla domus del senatore Pudente, che si trova nove metri sotto la basilica. Pudente, con le sue due figlie Pudenziana e Prassede, sarebbe stato convertito dall’apostolo Pietro che avrebbe dimorato sette anni nell’abitazione dell’amico. Origine e datazione della chiesa, pur antichissima, sono ancora in discussione.le strutture della chiesa farebbero parte delle Terme di Novato del II secolo, un secolo dopo l’arrivo di Pietro, e la trasformazione delle terme in una chiesa sarebbe avvenuta alla fine del IV secolo, sotto il pontificato di papa Siricio. Studi recenti, al contrario, sostengono che l’ubicazione in un edificio termale è da ritenersi infondata poiché non sono stati trovati bacini, condotti acquiferi e soprattutto vasche, manufatti tipici di un edificio di quel genere. Il mosaico dell’abside risale a circa il 390, vi è rappresentato Cristo in trono circondato dagli apostoli (ne sono rimasti dieci, gli altri probabilmente sono scomparsi con le ristrutturazioni cinquecentesche) e da due donne che gli porgono una corona ciascuna, la cui identità è oggetto di discussione: secondo alcuni sarebbero le sante Pudenziana e Prassede, figlie di Pudente, secondo altri rappresenterebbero la “Chiesa” e la “Sinagoga”, cioè i templi dei cristiani e degli ebrei. Solo la figura del Cristo ha l’aureola, e tiene in mano un libro aperto sul quale campeggia l’iscrizione DOMINUS CONSERVATOR ECCLESIAE PUDENTIANAE. Le figure si stagliano davanti a un’esedra porticata, dietro la quale si intravede il profilo di una città, che potrebbe essere identificata con Gerusalemme.  Questa interpretazione è resa plausibile dalla presenza, al centro del mosaico, di una croce gemmata che, secondo la tradizione, sarebbe stata fatta erigere dall’Imperatore Costantino sul Calvario,  poco al di fuori della città santa. Accanto alla Croce svettano in un cielo animato da nuvolette rosacee e azzurre i quattro Viventi dell’Apocalisse (l’angelo, il bue, il leone e l’aquila), una delle più antiche rappresentazioni del Tetramorfo giunte sino a noi in sede monumentale. Durante il pontificato di Adriano I la chiesa fu riedificata, quindi restaurata da papa Gregorio VII e da papa Innocenzo III, al quale si deve il magnifico campanile. Nel 1589 fu ampiamente modificata per opera di Francesco da Volterra. La facciata ricostruita per cura del cardinale Luciano Bonaparte committente di Antonio Manno (1870), presenta un bellissimo fregio del secolo XI, adattamento dell’originaria cornice marmorea della porta,...

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San Saba

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: Si Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di San Saba Piazza Gian Lorenzo Bernini, 20 Roma (RM) Tel. 06 64580140 – Fax 06 64580133 parrocchia@sansaba.it www.sansaba.it     La Basilica di San Saba prende nome dal monastero e relativa chiesa che furono per secoli, dopo la caduta dell’impero romano, l’unica presenza abitata della zona. La tradizione li collega a san Gregorio Magno e a sua madre santa Silvia , che vi avrebbero dimorato nel VI secolo. Accertata è invece la presenza di alcuni eremiti che, nel VII secolo, si sarebbero insediati sulle rovine di quella che probabilmente era stata la caserma (statio) della IV coorte dei vigili, opportunamente collocata in un luogo da cui si poteva dominare con lo sguardo gran parte del territorio a sudest della città, fra l’attuale Porta San Paolo e Porta San Sebastiano. Si trattava di monaci orientali, provenienti dalla comunità fondata a Gerusalemme da san Saba e in fuga dalla Palestina travagliata da guerre, stragi e dall’espansione islamica: preso possesso del sito, vi istituirono un monastero che acquisì rapidamente fama e prestigio. Fra l’VIII e il IX secolo San Saba era considerato il monastero più importante di Roma, soprattutto perché in quei secoli i pontefici ne fecero il centro di irradiazione di una vivace attività diplomatica verso Costantinopoli e il mondo barbarico affidando ai suoi egumeni e abati importanti incarichi di ambasceria e negoziazione. Chiesa e monastero ricevettero così una ricca dotazione di suppellettili, una vasta decorazione di preziosi affreschi (molti oggi staccati a scopo conservativo) e, successivamente, veri e propri possedimenti come, fra gli altri, il castello di Marino (1253) e il castello di Palo (1330). Intorno al X secolo la comunità sabaitica, sempre più ridotta, venne sostituita dai benedettini di Montecassino e, nel 1144, dai cluniacensi che vi introdussero la riforma dei monasteri. Al XII-XIII secolo risale la ricostruzione della chiesa nelle forme odierne, soprelevata rispetto alla precedente (oggi nei sotterranei, chiusi al pubblico) e molto più ampia. Nuovi interventi architettonici si succedettero nel XV, XVI e XVIII secolo, mentre il governo del complesso religioso fu affidato prima ai cistercensi (1503) e, dal 1573, al Collegio Germanico Ungarico retto dai gesuiti, che ne hanno ancor oggi la direzione. Le architetture medievali della chiesa sono state almeno in parte ripristinate durante i restauri del 1900-1901 e del 1943, anche se la facciata originale è tuttora coperta da una disarmonica costruzione con portico settecentesco (i cui sgraziati pilastri hanno sostituito le colonne originarie), piano superiore con finestre rettangolari (al posto delle antiche...

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San Lorenzo in Lucina

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa di San Lorenzo in Lucina Via In Lucina, 16/A Roma (RM) Tel. 06 6871494 – Fax 06 68199122 slorenzoinlucina@tin.it   La Chiesa di San Lorenzo in Lucina é una delle più antiche chiese cristiane di Roma. Fu eretta durante il IV ed il V secolo sul luogo della casa della matrona Lucina, e riedificata da papa Pasquale II intorno al 1100. A lui si devono il portico con colonne di granito con capitelli ionici ed il campanile con gli ultimi tre piani a doppie bifore. Nel 1650 fu ristrutturata dal Fanzago. Sotto il portico si trovano lapidi, frammenti marmorei medioevali ed un bassorilievo di Tenerari (1825) in memoria di Cecilia Severini. L’interno è seicentesco, ad una sola navata con soffitto a cassettoni dorati. In una delle cappelle, sotto la mensa dell’altare, vi è un’urna con la graticola sulla quale San Lorenzo subì il martirio. Un’altra cappella da non perdere è quella “Fonseca”, opera del Bernini, conosciuta anche come “Cupoletta con Angeli suonatori”.  All’interno della cappella è il busto del medico portoghese Gabriele Fonseca, realizzato dal Bernini, mentre gli altri ritratti presenti sono opera dei suoi allievi. Sull’altare maggiore, di Carlo Rainaldi (1675), è posta la “Crocifissione” di Guido Reni. I sotterranei: La chiesa sorge nell’ antica area del Campo Marzio, VII regione augustea dedicata all’ addestramento dei militari in età romana, il suo asse di sviluppo principale è parallelo a quello dell’attuale Via del Corso, antica Via Lata. Nell’area intorno alla Chiesa vennero ritrovati i resti dell’Ara Pacis, sotto palazzo Peretti, e anche dell’Horologium Augusti, la grande meridiana orizzontale di Augusto, che sfruttava come gnomone un grande obelisco fatto arrivare dall’Egitto.La stratigrafia sotto la Chiesa è assai complessa ed evidenzia la forte continuità di vita nella zona attraverso i secoli. Sotto l’attuale Basilica ci sono edifici di età romana: il più antico è una domus di II sec d.c. di cui sono stati ritrovati un muro affrescato posto sotto l’abside e un pavimento musivo bianco e nero sotto la navata centrale. Questo piano pavimentale con mosaico è stato parzialmente coperto dalle fondamenta di un’insula di III sec. d.c. che si insedia nell’area della...

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Santa Maria in Aracoeli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santa Maria in Aracoeli Scala dell’Arce Capitolina, 14 Roma (RM) Telefono 06 69763839   La Basilica di Maria in Aracoeli fu costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva su una delle due alture del Colle Capitolino. L’identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l’antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli. La prima costruzione risale al VI secolo, poi divenne intorno all’anno mille abbazia benedettina per passare successivamente ai frati minori, che tuttora la officiano. Questi ne iniziarono la ricostruzione secondo gli stili romanico e gotico. Nel medioevo assunse un ruolo assai rilevante poiché vi si radunavano i consiglieri per discutere della “Res Publica”. Vi era conservato il bambino di legno di olivo di Getsemani. La scalinata di 124 gradini di marmo venne costruita nel XIII secolo secondo la leggenda come ringraziamento per la fine della peste. La sua realizzazione si deve alla volontà del tribuno Cola di Rienzo che, trasformatosi in tiranno, da qui parlava alla folla. Nel XVII secolo i forestieri solevano dormire sulla scalinata, fin quando il principe Caffarelli non li scacciò facendo rotolare sulle scale delle botti piene di pietre. Dalla cima si gode un bel panorama di Roma con le cupole di Sant’Andrea della Valle e di San Pietro. L’interno, costruito su tre navate a tutto sesto, è ricco di tesori d’arte; tra gli altri, oltre al soffitto ligneo a cassettoni e al bel pavimento cosmatesco conservato in gran parte (salvo gli inserti di lastre tombali) e molto ben tenuto, sono presenti nella Cappella Bufalini affreschi del Pinturicchio che illustrano Storie di san Bernardino, affreschi tardomanieristi absidali del Cinquecento, una tavola con una Trasfigurazione di Girolamo Siciolante da Sermoneta, la pietra tombale di Giovanni Crivelli opera del Donatello, due pergami attribuiti a Lorenzo di Cosma e al figlio...

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Santa Maria sopra Minerva

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa di Santa Maria sopra Minerva Piazza della Minerva, 42 Roma (RM) Telefono 06 6793926     La Chiesa fondata nel secolo VII sopra i resti di un tempio dedicato a Minerva Calcidica, fu riedificata in forme gotiche nel XII secolo. Nel Rinascimento fu risistemata la facciata e furono effettuati sostanziali lavori interni. Sulla facciata rimangono di quell’epoca solo i tre portali. Particolare attenzione va prestata all’obelisco egizio, sostenuto da un elefantino, che si trova accanto alla chiesa. Concepito in origine per decorare Palazzo Barberini, è un esempio della grande forza del Bernini. L’antico obelisco venne trovato nel giardino del Monastero di Santa Maria sopra Minerva e i frati vollero che venisse eretto nella loro piazza. La bella facciata della chiesa che la guarda di fianco è singolare per contrasto: è talmente semplice da non lasciare alcuno spazio alla fantasia. L’interno rappresenta l’unico esempio di complesso architettonico gotico in Roma. E’ a tre navate con volte a crociera poggiate su pilastri, il cui rivestimento marmoreo e l’ornamentazione pittorica si devono al restauro effettuato nel 1850, che ha privato il monumento del suo aspetto originario. All’interno della chiesa si trova il Monumento funerario di Suor Maria Raggi, illustre suora morta nel 1600. Il monumento è opera di Bernini: la religiosa è ritratta in un clipeo di bronzo sorretto da due cherubini, sullo sfondo di un drappeggio in marmo, che elabora un motivo barocco già adottato precedentemente dall’artista. Il monumento fu posto nella chiesa dopo il 1647, quando Lorenzo Raggi fu creato cardinale. Nella chiesa sono sepolti Santa Caterina da Siena e il grande pittore domenicano Beato...

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San Vitale

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di San Vitale Via Nazionale, 194 Roma (RM) Telefono 06 482 3338     La Basilica di San Vitale trae la sua origine da un oratorio risalente al IV secolo e dedicato ai santi Gervasio e Protasio, martiri di origini Milanesi, figli di San Vitale. Verso la fine del secolo la pia matrona Vestina lascia tutti i suoi averi all’oratorio, che viene ristrutturato in basilica a tre navate e consacrato da papa Innocenzo I nel 402. Preti del titulus Vestinae sottoscrivono gli atti del sinodo romano del 499, mentre nella sottoscrizione del sinodo del 595 compare l’appellativo titulus Sancti Vitalis. Fu restaurata e dotata di ricchi doni da papa Leone III (795 816), nuovamente restaurata in epoca medievale, e completamente rifatta dai papi Sisto IV (1475) e Clemente VIII (1595): questi ultimi interventi ridussero la chiesa ad una sola navata, al posto delle tre originarie, e portarono alla scomparsa del portico, chiuso e ridotto a vestibolo della chiesa. Nel 1859 Pio IX fece costruire la caratteristica scalinata d’accesso che è in discesa a causa dell’innalzamento del piano stradale in seguito alla costruzione di via Nazionale. Lavori di restauro effettuati nel 1937-38 hanno ripristinato il portico originario. Il titolo cardinalizio, soppresso nel 1595, viene restaurato da Leone XIII nel 1880, e lo stesso pontefice erige la basilica in parrocchia nel 1884.La facciata presenta un portico, d’epoca paleocristiana, a cinque arcate su colonne con capitelli del V secolo, a cui in passato ne corrispondevano altre cinque nella facciata, oggi murate. Il portale d’ingresso presenta una iscrizione e lo stemma di Sisto IV, e preziosi battenti lignei scolpiti agli inizi del XVII secolo. L’interno è ad una sola navata con abside è stato restaurato nel 1859, mentre sono di epoca recente (1934) il pavimento ed il soffitto ligneo. Ai lati vi sono quattro altari, due per lato, provenienti dalla chiesa del V secolo. Nel transetto vi sono affreschi di Agostino Ciampelli raffiguranti la lapidazione ed il martirio di san Vitale. Altri affreschi, raffiguranti storie di martiri e profeti sono di Tarquinio Ligustri ed Andrea Comodo. Sopra l’ingresso vi è una cantoria sorretta da due colonne corinzie che accoglie un organo a canne costruito nel 1931 dai Fratelli...

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San Lorenzo in Damaso

San Lorenzo in Damaso La Chiesa di San Lorenzo in Damaso, in Piazza della Cancelleria, è nota sin dall’antichità, dal sinodo di papa Simmaco, come Titulus Damasi. Secondo la tradizione San Lorenzo in Damaso fu costruita per la prima volta da papa Damaso I nella sua casa verso il 380. Esiste un distico attribuito a papa Damaso che celebra la costruzione della chiesa: “HAEC DAMASVS TIBI CHRISTE DEVS NOVA TECTA DICAVI LAVRENTII SAEPTVS MARTYRIS AVXILIO” Donato Bramante la modificò sostanzialmente alla fine del XV secolo su ordine del cardinale Raffaele Riario, durante i lavori di restauro del contiguo Palazzo della Cancelleria, dandole una nuova forma interna. Nei primi anni del XIX secolo, sotto la dominazione francese, fu sconsacrata. Nel 1820, dietro indicazione di papa Pio VII, fu restaurata da Giuseppe Valadier, ricevendo l’assetto attuale. Un ulteriore restauro fu reso necessario dopo un incendio che danneggiò la basilica nel 1944. La Chiesa è costruita su un mitreo romano; scavi sotto il cortile del Palazzo della Cancelleria nel 1988 – 1991 hanno rivelato fondazioni (IV e V secolo) della grande basilica fondata da Papa Damaso I, una delle più importanti chiese paleocristiane di Roma. Inoltre è stato identificato un cimitero in uso dal VIII secolo fino a poco prima della costruzione dei palazzo. La chiesa paleocristiana aveva come particolarità una navata trasversale posta dietro l’abside, sicché la basilica appariva circondata da portici. All’estremità della navata sinistra della chiesa si trova la Cappella della Concezione dove sull’altare è situata l’icona della S. Vergine, ritenuta opera romana dell’ultimo quarto del XII-XIII...

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Sant’Andrea della Valle

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: No Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Sant’Andrea della Valle Piazza Vidoni, 6 Roma (RM) Telefono 06 6861339   La grande Chiesa di Sant’Andrea della Valle fu iniziata nel 1591 su disegno di Gian Francesco Grimaldi e di Giacomo della Porta; fu ripresa da Carlo Maderno nel 1608, cui si deve anche la bellissima cupola, inferiore per ampiezza ed altezza solo a quella di San Pietro. Dal 1655 al 1665 Carlo Rainaldi, modificando in parte il disegno del Maderno, innalzò l’altissima e sontuosa facciata di travertino, su due ordini di colonne appaiate e lesene corinzie, con portale e finestrone nel mezzo e nicchie con statue e finestre ai lati, che creano nell’insieme forti effetti chiaroscurali per il vigoroso plasticismo. L’interno è a croce latina con vastissima navata ad un ordine di alte lesene a fascio, e fiancheggiata da grandi cappelle laterali. La volta a botte, la cupola luminosa, l’abside larga e splendente per ori ed affreschi, le danno un aspetto fastoso. La cupola, realizzata da Carlo Maderno, è la terza in altezza della città di Roma, è molto luminosa grazie ad un ordine di finestre intervallate da semi-colonne, in numero di otto. La presenza delle finestre, se da un lato permette l’illuminazione sontuosa che caratterizza la chiesa, dall’altro rende difficilmente distinguibile il meraviglioso affresco della cupola, realizzato da Giovanni Lanfranco tra il 1621 ed il 1625. Il lavoro venne condotto in concomitanza, e probabilmente in competizione, con l’affresco dei pennacchi (o peducci) e del transetto absidale, con storie di Sant’Andrea, eseguiti dal Domenichino tra il 1621 ed il 1628. La cupola ritrae la Gloria del Paradiso, mentre i pennacchi rappresentano i Quattro evangelisti. Tra i due artisti, entrambi appartenenti alla Scuola Carracci, c’era forte competizione, tanto che lo Zampieri accusò Lanfranco di averlo spinto da un’impalcatura, dopodiché fuggì a Napoli. Alle estremità della navata, sopra gli ultimi archi, si trovano le due tombe dei papi Piccolomini, trasportate nel 1614 da San Pietro in Vaticano. Da non perdere la serie assai pregevole degli affreschi del...

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Santa Francesca Romana – Santa Maria Nova

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Santa Francesca Romana – Santa Maria Nova Piazza di Santa Francesca Romana, 4 Roma (RM) Tel. 06 6795528 – Fax 06 69940205 La Chiesa di Santa Francesca Romana fu costruita nel IX secolo per volere di papa Paolo I, su di un preesistente oratorio. Leggenda Il luogo dove si trova la chiesa era, secondo la tradizione, quello della morte di Simon Mago. Secondo la leggenda, Simon Mago volendo dimostrare di possedere poteri superiori a quelli di Pietro apostolo e di Paolo di Tarso, avrebbe levitato davanti ai due santi, i quali sarebbero caduti in ginocchio a pregare, causando la caduta e morte di Simone. La lastra di marmo recante le impronte delle ginocchia dei due apostoli è murata nella parete sud della chiesa. Dedica e ristrutturazioni A seguito del restauro del X secolo, ricevette la dedica alla Madonna e il nome di Santa Maria Nova per distinguerla dall’altra chiesa del Foro Romano avente la stessa dedica, Santa Maria Antiqua. Nel XII secolo l’edificio fu sottoposto ad un’importante ristrutturazione, che vide l’erezione del campanile e la decorazione dell’abside. Con la traslazione delle reliquie di Francesca Romana nella cripta, nel XV secolo, la chiesa cambiò dedica per assumere quella attuale. La facciata, di Carlo Lombardo (1615), è tutta di bianco travertino e si alza nella parte mediana. Il timpano è coronato da statue, con un ordine di due coppie di lesene. Comprende in alto un balcone ed è raccordata al portico che si estende in basso. L’alto campanile romanico è ornato da finestre a doppie bifore. L’interno è ad una sola navata con cappelle laterali ed un ricco soffitto a cassettoni. La chiesa è officiata, dal 1352, dai Benedettini di Monteoliveto. Santa Francesca Romana ospita l’icona della Madonna Glycophilousa (“Madonna della dolcezza”): risalente al V secolo, l’opera è stata qui traslata da Santa Maria Antiqua a causa del decadimento di quella chiesa. Tra le altre opere, si segnala, invece, il Miracolo di san Benedetto, dipinto settecentesco di Pierre Subleyras. Nella volta della prima cappella a destra si trova l’affresco Dottori della Chiesa della scuola del celebre Melozzo da Forlì, pictor...

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San Giovanni dei Fiorentini

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa San Giovanni dei Fiorentini Via Acciaioli, 2 Roma (RM) Tel. 06 68892059 – Fax 06 68892059 s.giovdeifiorentini@libero.it La Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini fu edificata per volontà del primo Papa Medici, Leone X, che indisse un concorso per la costruzione dell’edificio. Nonostante tra i concorrenti ci fosse anche Raffaello, fu prescelto il progetto del Sansovino. La realizzazione pratica della chiesa, rivelatasi molto difficile, risale alla fine del 1500. Il completamento dell’interno avvenne solo nel 1620 e fu Carlo Maderno a portarlo a termine erigendo la cupola e dando al Tempio dei Fiorentini un carattere sobrio e al tempo stesso austero. Il nome della chiesa trae origine dal fatto che, anticamente, sorgeva accanto ad essa il grande palazzo cinquecentesco che ospitava il Consolato Fiorentino. Dal 1564 al 1575 S.Filippo Neri fu rettore della Chiesa. Tra le opere d’arte che si possono ammirare nelle dieci cappelle laterali, spiccano alcuni monumenti funebri realizzati dai maggiori scultori dell’età barocca: Bernini, Algardi e Borromini, sepolto lui stesso in questa chiesa insieme al nipote Carlo Maderno. Del Bernini sono conservati i due busti di Antonio Coppola ed Antonio Cepparelli, patrizi fiorentini benefattori dell’Arciconfraternita e dell’Ospedale dei Fiorentini. La facciata in travertino, restaurata nel 1992, fu realizzata solo nel 1734 da Alessandro Galilei. L’abside della basilica rappresenta un vero e proprio museo della scultura barocca: l’altare maggiore si apre sull’imponente gruppo scultoreo raffigurante il Battesimo di Cristo, opera di Antonio Raggi con ai due lati i sepolcri della famiglia Falconieri con le statue de La Fede di Ercole Ferrata e de La Carità di Domenico Guidi, arricchite da geni in stucco sempre di mano di questi, mentre settecenteschi sono i ritratti marmorei di membri della famiglia Falconieri in medaglioni policromi, retti da putti. Di Paolo Benaglia è la memoria di Alessandro Falconieri e Marianna Lante di gusto neoclassico. Il colossale altare maggiore, tutto in marmo rosso di Francia e cottanello (proveniente dall’omonimo paese in provincia di Rieti) è sormontato da La Giustizia di Michel Anguier e da La Fortezza di Leonardo Reti. Il transetto è poi arricchito dai busti commemorativi di Antonio Barberini, del Bernini, di Pietro Francesco De Rossi, di Domenico Guidi, di Ottaviano Acciaioli, di Ercole Ferrata, e di Ottavio Corsini...

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San Pietro in Vincoli

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Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri Piazza della Repubblica Roma (RM) Tel. 06 4880812 – Fax 06 4870749 www.santamariadegliangeliroma.it     Santa Maria degli Angeli e dei Martiri viene costruita nel 1563 da Michelangelo nell’ aula del “Tepidarium” delle Terme di Diocleziano, l’artista intervenne nel complesso termale restaurando l’aula del tepidarium e dimostrando un atteggiamento moderno e non distruttivo nei confronti dei resti archeologici. Si limitò a delimitare, con pochi setti murari, tre campate contigue, coperte a crociera, a cui furono aggiunte due cappelle laterali quadrate, creando così un edificio ecclesiastico singolare per la sua epoca, con una spazialità dilatata lateralmente anziché longitudinalmente, nonostante il parere dei committenti. L’asse principale partiva dal vestibolo, ricavato da un piccolo vano adibito a ninfeo di passaggio verso il calidarium e si concludeva nel coro ricavato nella zona della natatio. Al tempo michelangiolesco esistevano altri due ingressi ai lati del transetto. L’edificio fu alterato nel suo aspetto originale da Luigi Vanvitelli nel XVII secolo, il quale decorò nello stile dell’epoca il sobrio interno voluto da Michelangelo, di cui non rimane alcuna documentazione e intervenne anche per ricreare un’uniformità architettonica che si era persa con vari interventi successivi a Michelangelo. Tramite le otto colonne in muratura si creò una composizione nel passaggio tra il vestibolo e la crociera e tra la crociera stessa e il presbiterio. Sulla piazza dell’esedra creò una facciata con portale a timpano, architettura tipica della struttura romana termale che Vanvitelli raccordò alla chiesa tramite lesene e fasce orizzontali. Inoltre, Vanvitelli sistemò tutti i quadri provenienti dalla Basilica Vaticana, curò anche il trasporto a Santa Maria degli Angeli delle grandi pale d’altare, sostituite da copie a mosaico per ragioni conservative (erano minacciate dall’umidità). Santa Maria degli Angeli risultò così una ricchissima pinacoteca con opere dal XVI al XVIII secolo, dal Martirio di San Sebastiano del Domenichino, alla Caduta di Simon Mago di Pompeo Batoni, al Battesimo di Gesù di Carlo Maratta, alla Messa di San Basilio di Pierre Subleyrais, al “Martirio di San Sebastiano”del Domenichino. Il complesso architettonico si presenta singolarmente suggestivo per l’armonia delle grandiose strutture, rispettate dall’ornamentazione, piuttosto minuta, aggiunta nel Settecento. In sagrestia è esposto il progetto originale di Michelangelo. Santa Maria degli Angeli è la chiesa preferita per le funzioni religiose di carattere...

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Santi Silvestro e Martino ai Monti

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Santi Silvestro e Martino ai Monti Viale Monte Oppio, 28 Roma (RM) Tel. 06 4784701 – Fax 06 47847063     La Basilica Santi Silvestro e Martino ai Monti fu fondata da Silvestro I su un terreno donato da un esponente della famiglia degli Equizi (da cui il nome di Titulus Equitii) nel IV secolo. Agli inizi era un oratorio dedicato a tutti i martiri. Si sa che un incontro preparatorio del Primo concilio di Nicea fu tenuto qui nel 324. L’attuale chiesa di San Martino ai Monti data dall’era Carolingia, ma una struttura colonnata del III secolo è stata individuata sotto ed accanto ad una chiesa posteriore. Questo ha spinto alcuni studiosi ad identificare questa struttura con il Titulus Equitii, ma lo scopo originale di questo pressoché modesta sala fu probabilmente di servire come spazio di immagazzinamento per usi commerciali. Nel 500, la chiesa fu ricostruita e dedicata ai santi Martino di Tours ed a papa Silvestro I da papa Simmaco. In questa occasione, la costruzione fu sopraelevata ed il primo oratorio divenne sotterraneo. Fu ricostruita di nuovo da Adriano I nel 772 e da Sergio II nel 845. La struttura della chiesa attuale segue la chiesa antica e molti parti sono state riusate, anche se ulteriori trasformazioni furono eseguite da Filippo Gagliardi nel XVII secolo. L’interno ha tre navate con colonne antiche, la vasta navata mediana è coperta da un soffitto a lacunari realizzato per volontà del cardinale Carlo Borromeo (1560). Lungo le pareti, una serie di affreschi che illustrano la campagna intorno a Roma nel XVII secolo di Gaspare Dughet. Una lampada votiva d’argento è conservata nella sacrestia: si ritiene che sia stata fatta con la tiara di San Silvestro, mentre sotto l’altare si trovano le reliquie dei santi Artemio, Paolina e Sisinnio, traslate qui dalle Catacombe di Santa Priscilla. Accompagnati dal sacrestano si può scendere sotto la chiesa dove ci sono i resti della casa di Equitius, raro esempio di chiesa domestica ricavata in annessi delle terme di Traiano. Nella cripta della chiesa c’è un mosaico del VI secolo con il ritratto di papa Silvestro. Tra i titolari del Titulus Ss. Silvestri et Martini in Montibus ci sono stati i futuri papi Pio XI e Paolo...

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Basilica Santi XII Apostoli

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica Santi XII Apostoli Piazza dei Santi Apostoli, 51 Roma (RM) Telefono 06 699571 La Basilica Santi XII Apostoli fondata nell’ età bizantina, portata avanti nell’età di Narsete nel VI secolo da Papa Pelagio I, conserva le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo. Santi XII Apostoli è l’unica basilica di Roma che non sia stata edificata su edifici romani preesistenti, anche se vi furono precocemente utilizzati materiali di spoglio (si pensa provenienti dalle Terme di Costantino, e non, come vuole una leggenda, dal vicino Foro di Traiano). Il modello architettonico della chiesa originale era quello, a pianta centrale, del bizantino Apostoleion di Costantinopoli. Nel 1348, fu distrutta da un terremoto, solo nel XV secolo, Martino V, che apparteneva alla famiglia Colonna, da secoli insediata nelle vicinanze, la fece restaurare. Sempre nel XV secolo fu eretto il portico antistante la facciata e l’abside della basilica fu ornata da un grandioso affresco con l’Ascensione, opera di Melozzo da Forlì, i cui frammenti sono oggi divisi tra i Musei Vaticani e il Palazzo del Quirinale dopo il rifacimento settecentesco. Il lavoro di Melozzo, notevole soprattutto per il magistrale uso della prospettiva da sotto in su, ebbe notoriamente influenza su Michelangelo e gli affreschi della Cappella Sistina, in particolare per il Cristo del Giudizio Universale. Nel 1702 Clemente XI commissionò un totale rifacimento dell’edificio che fu portato avanti da un gruppo di architetti tra cui Carlo Fontana, suo figlio Francesco Fontana, Ludovico Rusconi Sassi e Nicola Michetti.All’interno del nartece si notano la stele funeraria dell’incisore Giovanni Volpato, opera di Antonio Canova e altre lapidi. Neoclassico rimane, invece, il piano superiore della facciata con il grande finestrone. All’interno, caratterizzato da un’architettura solenne e severa, si possono ammirare opere di Antoniazzo Romano, Benedetto Luti, Giuseppe Cades (la splendida Estasi di San Giuseppe da Copertino) e alcuni rilievi tombali del XV secolo, di cui uno ad opera di Mino da Fiesole. Pure ammirevole è la Tomba di Lorenzo Colonna, opera rinascimentale di Luigi Capponi, seguace di Andrea Bregno. Ciononstante, le due opere più note sono il fastoso affresco della volta, decorata dal Trionfo dell’Ordine Francescano del Baciccio (1707) e il monumentale sepolcro di papa Clemente XIV di Antonio Canova (1787). La volta della sacrestia è decorata dal veneziano Sebastiano Ricci. Dal 2008 in un’intercapedine fra la chiesa ed un palazzo confinante sono visibili gli affreschi della Cappella Bessarione. Detti affreschi sono attribuiti a Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e loro botteghe. L’interstizio è stato casualmente scoperto nel 1959...

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Sant’ Apollinare

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Sant’ Apollinare Piazza di Sant’ Apollinare, 49 Roma (RM) Tel. 06 6875211 – Fax 06 68164400 La chiesa di Sant’ Apollinare fu fondata da papa Adriano I intorno al 780, su resti di preesistenze di epoca romana, il quale fece costruire accanto alla chiesa anche un monastero per monaci basiliani in fuga da Costantinopoli. La chiesa fu dotata anche di un collegio di canonici, testimoniato per la prima volta nel 1284, e che durò fino al 1576. Nel 1517 papa Leone X la elevò a titolo cardinalizio. L’edificio originario era preceduto da un piccolo portico e, al suo interno, era suddiviso in tre navate con abside. Esso fu poi ricostruito nelle forme attuali da Ferdinando Fuga per volontà di Benedetto XIV tra il 1742 e il 1748: lo stesso pontefice consacrò la nuova chiesa il 21 aprile di quell’anno. Con la riedificazione, Sant’ Apollinare divenne parte di un vasto complesso edilizio che fu sede del Collegio Germanico-Ungarico dei Gesuiti dal 1574 al 1773; esso fu poi sede del Pontificio istituto di Sant’ Apollinare; nel 1992 l’intera struttura, compresa la chiesa – che sono di proprietà dell’APSA – è stata data in affitto alla Prelatura dell’Opus Dei, che vi ha installato la sua Pontificia Università della Santa Croce. Nel 2008 è stato completato il lungo restauro dell’intero immobile e della piazza antistante. Dal portale si accede all’atrio, anticamente un portico, trasformato in cappella. Qui è conservata un’immagine del XV secolo raffigurante una Madonna tra gli apostoli Pietro e Paolo. A questa immagine è legato un particolare episodio della storia di Roma: durante il passaggio dei soldati di Carlo VIII di Francia nel 1494, la venerata immagine fu ricoperta da uno strato d’intonaco per nasconderla e proteggerla dai soldati che avevano posto il loro accampamento davanti alla chiesa. L’immagine fu così dimenticata e riapparve grazie ad un terremoto che ne staccò l’intonaco il 13 febbraio 1647. La chiesa è costituita da una navata unica con cappelle laterali. La volta della navata, a botte, è decorata con un affresco di Stefano Pozzi che raffigura la Gloria di Sant’ Apollinare. Sono sei le cappelle laterali, tre per lato: su quello destro vi sono le cappelle dedicate ai santi Luigi Gonzaga, Giuseppe e Francesco Saverio; sul lato sinistro le cappelle dedicate ai santi Giovanni Nepomuceno, Josemaría Escrivá de Balaguer ed Ignazio di Loyola. L’altare maggiore, nell’abside rettangolare, è opera di Bernardino Ludovisi del 1746; la tela raffigurante il santo titolare è di Ercole Graziani. Tra i molti...

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San Bartolomeo all’Isola

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa San Bartolomeo all’Isola  Piazza di San Bartolomeo all’Isola, 22 Roma (RM) Telefono 06 6877973 info@sanbartolomeo.org www.sanbartolomeo.org La Basilica di San Bartolomeo all’Isola, al centro dell’Isola Tiberina, venne edificata nel 998  per conto dell’imperatore tedesco Ottone III.  Fu costruita per accogliere inizialmente le spoglie di un amico dell’imperatore,  Sant’Adalberto, e a oggi conserva anche le spoglie di un altro martire: San Bartolomeo, le cui reliquie sono custodite  nell’altare maggiore. L’Isola Tiberina era, già nell’antichità, un luogo di pellegrinaggio prediletto per il culto delle divinità; tra cui quello del dio della medicina Esculapio, per il quale fu costruito un tempio e dove vi erano numerosi pellegrini che visitavano il luogo sacro per implorare la propria guarigione. Rovinata e quasi completamente distrutta da una piena del fiume Tevere nel 1557, fu riadattata e rimodernata nel 1624 da Orazio Torriani, con una facciata barocca su due piani ed un portico. Infine, restaurata nel 1852. Spicca all’orizzonte e, visibile dalle rive del Tevere, il campanile romanico a trifore del XII secolo. L’interno della chiesa è diviso in tre navate grazie a due ordini di quattordici antiche colonne. La particolarità della struttura è quella di possedere transetto ed abside rialzati. Il soffitto a cassettoni è ricco di dipinti ed affreschi (1865). La Basilica di San Bartolomeo è oggi luogo memoriale dei “nuovi martiri” del XX secolo. All’interno la basilica ospita le memorie e le reliquie di molti testimoni del nostro tempo, dal vescovo martire Óscar Arnulfo Romero al cardinale Juan Jesús Posadas Ocampo, ucciso dai narcotrafficanti all’aeroporto di Guadalajara, dal pastore evangelico Paul Schneider al contadino Franz Jägerstätter, oppositori del nazismo per obiezione di coscienza e testimonianza di fede, dal monaco e guida spirituale Sofian Boghiu, oppositore del totalitarismo comunista in Romania a don Andrea Santoro, prete romano ucciso a Trebisonda come il prete francese André Jarlan in Cile, testimoni del dialogo e dell’amicizia con i più...

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Santa Cecilia in Trastevere

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: A partire da 2,50 € Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di Santa Cecilia in Trastevere La Basilica di Santa Cecilia si trova nel Rione Trastevere. La leggenda vuole che la chiesa di Santa Cecilia sorga sulla casa familiare di Cecilia, «…vergine illustre, nata da nobile stirpe romana», che subì il supplizio verso il 220. Il Titulus Caeciliae è in effetti attestato già dal V secolo. All’inizio del IX secolo papa Pasquale I, grande recuperatore di reliquie ed edificatore di chiese (Santa Maria in Domnica, Santa Prassede), ebbe in sogno la visione di Cecilia che gli rivelava la propria sepoltura; fece quindi erigere la chiesa in forma basilicale sul luogo della precedente e vi traslò il corpo. La struttura originaria era classicamente basilicale: navata centrale sostenuta da dodici colonne collegate da archi a tutto sesto, soffitto a capriate, abside semicircolare con il catino decorato in mosaico (la decorazione originaria era però più ampia, coprendo anche i lati), piccola cripta sotterranea in corrispondenza dell’altare maggiore e senza dislivello con la navata. L’edificio fu abbellito e crebbe nei secoli successivi; accanto sorse successivamente un monastero, anch’esso dedicato a santa Cecilia e a sant’Agata. Papa Pasquale II fece costruire nel XII secolo il campanile (oggi leggermente pendente) e il portico, e nella seconda metà del XIII Pietro Cavallini vi affrescò il Giudizio universale, mentre Arnolfo di Cambio eresse il ciborio nel 1293. Durante i lavori di ristrutturazione effettuati nel 1599 dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati, (nipote di Papa Gregorio XIV, e il cui monumento funebre è quello che si vede nel portico, a destra) fu aperto il sepolcro di marmo e nella ulteriore cassa di cipresso che esso racchiudeva si ritrovò il corpo quasi integro della santa, vestito di bianco e con il segno delle ferite sul collo. L’evento fu considerato miracoloso tanto che anche papa Clemente VIII andò a constatarlo. Si commissionò allo scultore Stefano Maderno la riproduzione della figura così com’era stata ritrovata. L’eccezionale opera in marmo pario, attualmente esposta sotto l’altare maggiore, testimonia nei secoli l’evento. All’inizio del Settecento il cardinale Francesco Acquaviva d’Aragona affidò a Ferdinando Fuga un intervento di sistemazione esterno assai scenografico, il cui risultato fu l’attuale prospetto monumentale dell’entrata, con il nome del cardinale stesso ben in vista; nuovi ambienti destinati a sacerdoti e personale e la creazione dell’ampio cortile, con a destra il monastero delle suore francescane e a sinistra quello delle benedettine. Degli ambienti sotterranei era nota soltanto la cripta e il cosiddetto “Bagno”, il calidarium in cui la leggenda voleva che...

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Santa Croce in Gerusalemme

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme  La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, detta anche Eleniana o Sessoriana, sorge sull’area precedentemente occupata dal Sessorium, un complesso residenziale di proprietà imperiale, iniziato nella prima metà del III secolo, comprendente oltre al palazzo vero e proprio anche un circo e un anfiteatro (oggi detto castrense) successivamente inglobato nelle mura aureliane. Il palazzo sarebbe poi divenuto residenza di Elena, madre di Costantino. Questi, intorno alla metà del IV sec., fece ricavare nell’atrio del palazzo una basilica per custodirvi le reliquie della Santa Croce, da Elena portate a Roma dopo un viaggio in Palestina. La primitiva basilica, un’aula rettangolare scandita da tre navate trasversali, venne ristrutturata da papa Lucio II, che nel 1144 la fece suddividere in tre navate longitudinali, la dotò di un portico (nartece), eresse il campanile in laterizio tuttora esistente e fece costruire il chiostro nel monastero che fin dal X secolo era sorto accanto alla chiesa. Importanti interventi sui soffitti delle navate e sulle decorazioni parietali vennero promossi alla fine del XV sec. dal cardinale spagnolo Carlvajal, che li affidò ad una cerchia di artisti tra cui spiccano i nomi di Melozzo da Forlì e Antoniazzo Romano. La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme assunse l’aspetto con cui la conosciamo oggi nel XVIII secolo, quando Benedetto XIV Lambertini (1740-1758) incaricò gli architetti Domenico Gregorini e Pietro Passalacqua di edificare una nuova facciata e di ripristinare l’interno. La facciata in travertino, uno dei capolavori del barocchetto romano, mostra evidenti ascendenze borrominiane nel dinamico alternarsi di superfici concave e convesse. Suddivisa in tre settori da un solo ordine di lesene, è sormontata da un timpano curvilineo con balaustra e statue degli evangelisti, Elena e Costantino. Sulla destra svetta il campanile romanico, in laterizio con bifore accoppiate, del tempo di Lucio II (XII sec.). Dal portale centrale si accede all’atrio ellittico, con cupoletta, colonne di granito e corridoio anulare, anch’esso opera di Gregorini e Passalacqua. La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, l’interno L’interno della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme è suddiviso in tre navate da dodici colossali colonne antiche di granito, quattro delle quali furono incorporate in pilastri nella ristrutturazione settecentesca. A questa risalgono anche le paraste, le decorazioni a stucco e il soffitto ligneo, al centro del quale si trova una grande tela di Corrado Gianquinto (1744). Il pavimento cosmatesco è stato restaurato nel 1933. Nel presbiterio, ciborio settecentesco sorretto dalle colonne del precedente (1148); sotto all’altare maggiore, urna di basalto con...

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San Sisto Vecchio

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa San Sisto Vecchio Piazzale Numa Pompilio, 8 Roma (RM) Telefono 06 77205174   La Chiesa di San Sisto Vecchio costruita nel IV secolo, è registrata nei documenti come il titulus Crescentianae, che la pone in relazione ad una certa Crescenziana, forse la matrona che ne finanziò la costruzione. La tradizione vuole che la costruzione di San Sisto vecchio sia stata approvata da papa Anastasio I (399-401). La chiesa conserva le reliquie di papa Sisto II, santo cui è dedicata, traslate qui dalle catacombe di San Callisto nel VI secolo. San Sisto fu ricostruita all’inizio del XIII secolo per volere di papa Innocenzo III. È conservato un affresco reallizzato in questa occasione e raffigurante scene dal nuovo testamento e dagli apocrifi. Il resto dell’edificio, ad eccezione dell’abside e della torre campanaria, fu del tutto rimodernato da Filippo Raguzzini su commissione di papa Benedetto XIII, intorno agli anni 1730. Nel chiostro vi sono i resti della più antica chiesa e la relativa cappella annessa, all’interno della quale sono rappresentate le “Storie di San Domenico”. Assolutamente da non perdere il campanile del XII secolo, a tre ordini di trifore, del tempo di Innocenzo III (fine del 1100). Il convento annesso alla chiesa fu la prima sede dei frati predicatori a Roma e, per incarico di papa Onorio III, san Domenico vi raccolse una comunità di monache disposte ad accettare una più stretta osservanza. Nel 1891 la monaca domenicana Antonia Lalia vi fondò la congregazione missionaria detta, dal titolo del monastero, di San...

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Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù  Corso del Rinascimento, 27 Roma (RM) Tel. 06 6875214 – Fax 06 68804138 mscroma@tiscalinet.it     La Chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, il cui interno è visibilmente recente, ha invece una storia antica. Il primo edificio fu eretto nel XIII secolo nell’area dello Stadio di Domiziano, sacro alla tradizione cristiana per la memoria dei martiri che vi avevano trovato la morte, per volontà dell’infante Enrico, figlio del re di Castiglia Ferdinando III, e intitolato al protettore della Reconquista, Santiago, prendendo il nome di San Giacomo degli Spagnuoli. Nel 1440 il canonico della cattedrale di Siviglia don Alfonso de Paradinas fece interamente ricostruire l’edificio a proprie spese affidando i lavori a Bernardo Rossellino – con una bella facciata – e, morendo, legò il proprio patrimonio alla chiesa. Erano quelli, a Roma, i decenni della potenza dei papi spagnoli. Alessandro VI Borgia ordinò nuovi lavori di ampliamento, fece allargare una piazza di fronte all’ingresso su via della Sapienza (sul lato dell’abside) e trasferì negli edifici annessi gli ospizi per i pellegrini spagnoli che l’infante Enrico aveva fondato, uno presso il Campidoglio e l’altro lì vicino, in via di Santa Chiara. La chiesa di San Giacomo divenne così, nel 1506, la chiesa nazionale del regno di Castiglia a Roma, e nel 1518 fu di nuovo rimaneggiata da quell’Antonio da Sangallo il Giovane, che sarebbe poi divenuto l’”architetto di tutte le fabbriche pontificie”. La chiesa e i suoi annessi furono per molto tempo riccamente mantenuti dai lasciti degli spagnoli di Roma, e le loro finestre su piazza Navona costituivano una sorta di palco di proscenio per gli spettacoli “acquatici” che si tenevano nella piazza. Non provvedendosi tuttavia a nessun mantenimento, nel 1818 la chiesa fu abbandonata dagli spagnoli in favore di Santa Maria di Monserrato, dove vennero anche trasferiti gli arredi e le tombe prima in San Giacomo, e fu poi sconsacrata e venduta, nel 1878, ai missionari francesi del Sacro Cuore. Alla fine dell’’800 papa Leone XIII fece una ristrutturazione radicale de la chiesa, dopoché fu abbandonata dalle spagnuoli perché “dicevasi” minacciasse ruina [2], dall’architetto Luca Carimini, che fra l’altro ne modificò la facciata principale della piazza Navona, conservando “tutto” l’edificio originale con l’abside e il transetto, sul lato opposto di piazza Navona. La chiesa fu riconsacrata, affidata alla Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù e intitolata a Nostra Signora del Sacro Cuore. Nel 1931 l’apertura di Corso del...

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SS. Trinità dei Monti

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   SS. Trinità dei Monti Piazza della Trinità dei Monti Roma (RM) Telefono 06 6794179   Trinità dei Monti è una della Chiese più fotografate di Roma. Il suo panorama ci offre una splendida vista sui tetti di Roma e una della Piazze più belle: Piazza di Spagna. La prima parte della chiesa fu costruita tra il 1502 e il 1519 in stile gotico; la parte più antica, coperta da volte a crociera ogivali, è delimitata da una cancellata bronzea. Alla navata gotica, verso la metà del XVI secolo fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica, coperto da volta a botte, chiuso da una facciata ornata da due campanili simmetrici, opera di Giacomo della Porta e Carlo Maderno. La chiesa fu consacrata nel 1585 da papa Sisto V. In una delle prime cappelle Daniele da Volterra lasciò nel 1541 un celebre ciclo di affreschi, tra cui la bellissima Deposizione, unanimemente considerata uno dei vertici del Manierismo. L’ottava cappella a destra (cappella Massimo) conserva invece un bellissimo ciclo di affreschi di Perin del Vaga (Storie dell’Antico e del Nuovo Testamento; 1537), completato tra il 1563 e il 1589 da Taddeo e Federico Zuccari. Il Battesimo di Cristo e gli affreschi della Cappella di San Giovanni Battista sono di Giovanni Battista Naldini (1580). In origine la chiesa conservava anche una pala di Jean-Auguste-Dominique Ingres. Nel convento vanno ricordate la Galleria Prospettica, affrescata da Andrea Pozzo con un singolare esempio di anamorfosi dipinta nel 1642 da Emanuel Maignan ritraente S. Francesco di Paola e la Stanza delle rovine, del tardo XVIII secolo con affreschi la cui sensibilità è già figlia del Romanticismo, opera del francese Charles-Louis Clérisseau, un artista che terminerà i suoi giorni a San Pietroburgo, alla corte degli zar. Nel convento è presente una seconda pittura anamorfica dipinta da Jean François Niceron nel 1642 rappresentante S. Giovanni che scrive l’apocalisse[2]terminata poi da Emanuel Maignan. In uno dei corridoi del convento è stata realizzata dal Emanuel Maignan una meridiana a riflessione (astrolabio catrottico). La volta del corridoio riporta diversi tracciati (ora italica, ora francese, etc.) differenziati in base al colore. L’area su cui è edificata la chiesa fu acquistata da San Francesco di Paola per realizzarci il convento dell’Ordine dei Padri Minimi. Il terreno fu venduto dai nobili veneziani Barbaro, come risulta dall’atto di acquisto ancora reperibile mentre non risulta documentalmente fondato il mito di un contributo reale francese alla sua edificazione. Infatti le pretese francesi di imporre un’influenza alla zona della Trinità...

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Basilica di Santa Maria Maggiore

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa   Basilica di Santa Maria Maggiore La Basilica di Santa Maria Maggiore è la più importante delle chiese romane dedicate alla Madonna, sorge alla sommità del Cispio (la più alta delle tre propaggini che formano il colle Esquilino) sui resti di un complesso fondato in età augustea e successivamente ampliato e decorato con affreschi. La chiesa originaria – a tre navate, senza transetto e con nartece – fu fondata, tra il 432 ed il 440, da Sisto III dopo il Concilio di Efeso, che nel 431 aveva sancito il dogma della maternità divina di Maria. La tradizione che vuole la chiesa fondata da papa Liberio nel luogo di una miracolosa nevicata avvenuta il 5 agosto 356 – tradizione da cui derivano i nomi di Basilica Liberiana e di S. Maria ad Nives usati in passato – è da ritenersi leggendaria. Tra il 1145 ed il 1153 Eugenio III ricostruì il nartece, riducendolo a portico, e mise in opera il pavimento cosmatesco. Sotto il pontificato di Niccolò IV (1288-1292) venne eretta una nuova abside più arretrata creando così il transetto decorato da pitture. La decorazione a mosaico del nuovo catino venne affidata a Jacopo Torriti.   Alla seconda metà del XIV secolo risale la costruzione del campanile, completato poi dal cardinale Eugenio d’Estouteville, arciprete della basilica dal 1445 al 1484, cui si devono pure la copertura a volta delle navate laterali e la costruzione della cappella di San Michele. Alla fine del ‘400 papa Alessandro VI Borgia rivestì con l’attuale, ricchissimo, cassettonato il soffitto della navata centrale. Profonde trasformazioni della basilica, che fino ad allora aveva conservato il suo aspetto sostanzialmente medievale, furono avviate tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo da Sisto V e da Paolo V, che eressero le due grandi cappelle laterali, dette appunto Sistina e Paolina, e il palazzo a destra della facciata. Tra il 1670 ed il 1676 Carlo Rainaldi ridisegnò l’abside nelle forme attuali. Gli ultimi grandi interventi, che conferirono alla basilica l’aspetto con cui la ammiriamo oggi, si devono all’estro di Ferdinando Fuga, l’architetto fiorentino che nella prima metà del XVIII secolo completò il palazzo a sinistra della facciata e ricostruì quest’ultima creando uno dei migliori esempi conosciuti del cosiddetto barocchetto romano. La facciata settecentesca si sovrappone alla più antica, di cui conserva, inserita nella loggia dellebenedizioni accessibile da una scala sotto al porticato, l’originaledecorazione musiva. I mosaici furono eseguiti da Filippo Rosuti alla fine delXIII secolo e raffigurano, nel registro superiore, Cristo...

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Basilica di San Giovanni in Laterano

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi – Metropolitana Visualizzazione ingrandita della mappa Basilica di San Giovanni in Laterano Piazza di San Giovanni in Laterano 00100 Roma (RM) Tel. 06 69886493 – Fax 06 69886493 laterano@basilica.va www.vatican.va/various/basiliche/san La Basilica di San Giovanni in Laterano è la cattedrale della diocesi di Roma e la sede ecclesiastica ufficiale del Papa in cui esercita la funzione di vescovo di Roma. È inoltre la basilica più antica d’Occidente. Attualmente l’arciprete della basilica è il cardinale Angelo De Donatis, cardinale vicario generale per la diocesi di Roma. La Basilica sorge nella parte meridionale del colle Celio, sulle proprietà che appartenevano alla famiglia dei Laterani a cui furono sottratte da Nerone inseguito ad una congiura a cui partecipò il console Plauzio Laterano. La facciata della Basilica può essere vista persino da una grande distanza. Infatti le statue che ne coronano la sommità sembreranno essere possenti e giganti da qualsiasi posizione le si ammirino. L’edificio riprende piuttosto fedelmente l’ancora più celebre Basilica di San Pietro, ma si tratta di una comunione voluta. In effetti, in questo modo si è voluto ricordare che la basilica altro non è che la chiesa cattedrale della città di Roma, oltre che la sede titolare del Papa nel suo ruolo di vescovo della Città Eterna. La chiesa cattedrale di Roma, il cui nome per esteso è Arcibasilica Papale e Cattedrale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, sorge sullo stesso luogo della basilica eretta da Costantino intorno al 314. La basilica primitiva aveva cinque navate e per quasi mille anni, dalla fondazione al periodo avignonese, fu la più importante chiesa della cristianità, centro del potere papale e residenza del pontefice. Ripetutamente danneggiata e restaurata, la basilica fu continuamente arricchita nel corso dei secoli. Niccolò IV commissionò a Jacopo Torriti il mosaico absidale (1289 1291); per il giubileo del 1300 Bonifacio VIII edificò la Loggia delle Benedizioni (rifatta nelle linee attuali alla fine del ‘500); Martino V fece affrescare l’interno da Gentile da Fabriano e Pisanello (1431-1432); Sisto V sostituì la Loggia delle Benedizioni con quella tuttora visibile (danneggiata da  un attentato nel 1993); Clemente VIII fece decorare il transetto (1599-1600). In vista del Giubileo del 1650 Innocenzo X Pamphili affidò a Francesco Borromini il rifacimento dell’interno, di cui volle comunque conservare l’impianto complessivo a cinque navate ed il cinquecentesco soffitto a cassettoni della nave mediana. Il grande architetto ticinese intervenne in due riprese: tra il 1645 ed il 1650 rimodellò l’interno; negli anni 1656-57 sistemò il pavimento e ricompose con gusto...

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Santuario della Madonna del Divino Amore

Apertura stagionale: Aperto tutto l’anno Parcheggio auto: No Accessibilità disabili: Si Convenzionato Unplicard: No Costo: Gratuito Mezzi pubblici: Autobus Urbano – Taxi Visualizzazione ingrandita della mappa   Santuario della Madonna del Divino Amore Via del Santuario Roma (RM) Telefono 066873640   Il Santuario della Madonna del Divino Amore si trova a Roma vicino la Via Ardeatina. Conosciuto soprattutto per il pellegrinaggio notturno che si tiene tutti i Sabati, a partire dalla prima Domenica dopo Pasqua fino all’ ultima di Ottobre. I fedeli si incontrano in Piazza di Porta Capena a 00.00 del Sabato e si arriva al Santuario per le 5:00 della mattina. Il Santuario è composto da due Chiese principali. La prima risalente al 1745 e la seconda costruita invece nel 1999.    ...

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